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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 17/04/2024 in tutte le aree

  1. Caro Kevin, grazie dei cuoricini. :-) Ti rispondo facendo una cosa alla Okada Toshio, ovvero ti dico i puntini (fattuali, obiettivi) e poi te li unisco, ok? 1) Nel film, Jiji parla con Kiki, ma soprattutto a espressioni antromorfizzate. Gli altri non lo sentono, ma noi lo vediamo sempre espressivamente antromorfizzato. Anche quando dapprima Osono gli offre il latte e gli strizza l'occhio, lui (Jiji) fa un "miagolio tirato" come se un uomo fa "miaaaao", e poi sussulta come una persona. Ok. 2) Kiki perde la capacità di volare perché, depressa, si disamora del suo gioco infantile che la rendeva la starlette della campagna, e che ora deve fare come un'operaia per tirare a campare. Quindi non ci riesce più, tutto qui. 3) Kiki si rende conto che ha anche perso di poter "sentire" Jiji parlare, ma a quel punto Jiji dinanzi a lei ha anche perso l'antropomorfizzazione espressi, questo è importante. 4) Dopo i discorsi con la pittrice nella baita, dopo le riflesisoni sulla necessità dell'ispirazione per poter fare quello che è nella propria natura fare, Kiki ritrova la capacità di volare per salvare Tonbo. O Kiki riesce a volare, o Tonbo muore. solitudine assoluta. Quindi nervi, e "Vola!" - con i rumori della strada andati a muto. Questo è cruciale. Perché è molto più facile lasciarsi morire che veder morire qualcuno a cui vogliamo bene, senza fare nulla. Spesso l'uscita dalla depressione è la necessità dell'altro a cui si vuole bene. 5) Pertanto, Kiki è cresciuta da una bambina a una piccola adulta. Jiji gli salta sulla spalla ed è completamente un gatto. Miagola e ha fattezze e modi felini, non antropomorfi. Sull'ekonte, non disatteso, c'è infatti scritto "E infatti, ormai Jiji è diventato completamente un gatto." Molto chiaro. 6) Questo è cruciale: al miagolare di Jiji prima Kiki si sorprende un po' (lui gli è pur saltato sulla spalla!), ma poi fa un'espressione dolce e matura, di comprensione, e lo accarezza con la guancia. Come a dire "sì, bene così, così è". Ancora: Kiki è cresciuta da bambina a giovane donna. Sarebbe quindi tutto chiaro, lasciando spazio solo per speculazioni inutili tipo "Ma Jiji ha mai parlato in assoluto, o era solo lei a "sentirlo", per via del loro legame?" Ma il punto non è questo. Il punto è che: 7) nella scena di epilogo che scorre durante i titolo di coda, Jiji è tornato antropomorfizzato. addestra i sui cuccioli (solo quelli maschi) a fare "i gatti della strega", e altre cose da scenette così. Tipo King nell'epiogo da Nadia, hai presente? 8 ) Quindi c'è una totale incoerenza e punto di insensatezza, dianzi al quale possiamo solo riportare che 9) nel "docufilm" (bleargh!) intitolato "I regno dei sogni e della follia", vediamo l'assistente di Miyasan, nomignolo "Sankichi", chiedere al regista proprio di questo. Miyasan risponde non rispondendo, ovvero: dunque: 10) Credo sia evidente che il regista ha semplicemente cambiato idea in corso di realizzazione. Ovvero, un film con un'alta dose di realismo emotivo, non a caso dapprima offerto in regia a Takahata, poi passato a Katabuchi Sunao, e in ultimo rivendicato d aMiyazaki stesso, finiva con questo punto di mesto realismo: l'infanzia finisce. Credo che Miyazaki "ci abbia provato" e poi "non ce l'abbia fatta", aggiungendo nell'epilogo dei titoli di coda tutte le cose sceme che ppiacevano a lui, un lieto fine da otaku per otaku, quindi il gatto è tornato da cartoon, tutti amici e amiche, l'otaku vola col trabiccolo, c'è persino la bimba cosplayer con le scarpette rosse. Amen. PS) su tutto, la più bella immagine è per me quella di tu che guardi il film con i tuoi bambini, e poi ne parlate. Che posso dire? Che grazie a te, e a quelli come te, per me è valsa davvero la pena di fare tutto quello che ho sinora fatto, come l'ho fatto. :-)
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  2. Credo da circa metà anni 80, nei film cin Tony Scott cha ha cambiato il paradigma degli action movie di e da allora. A riguardo inviterei ad una piccola riflessione su certe radici dell'antiamericanismo; giustamente siamo stati in un lungo periodo di contrapposizione propagandistica, ma la cosa aveva anche un altra causa singolare. Oggi si parla molto del woke in Disney; tralasciamo tutta la polemica e fate mente locale su qualcosa su cui senz'altro non avete mai pensato. Torniamo al dopoguerra, anni 50-70, oltretutto il periodo base per la ricostruzione; la domenica era il giorno della messa senza se e senza ma. Parlando di Disney. in quegli anni, pensate a Topolino. Che modello di famiglia mostra Topolino? Non ci avevate mai pensato? Ecco, l'ACI si. perché non a caso in parrocchia o in chiesa si sconsigliava appunto Topolino, e in sua vece si cercava di piazzare cose come il Vittorioso (che hanno visto quelli della generazione prima della mia, dato che ha chiuso ha inizio anni 70).(Da lì viene ad esempio Jacovitti,eh, come altri) Quindi, oltre a lasciarvi con la considerazione di come poteva essere visto il discorso Disney allora, che oggi quindi non e' che sia una rivoluzione così epocale, e che una certa componente di quell'ismo, viene proprio dalla Chiesa.
    1 punto
  3. (Non preoccuparti Kevin, mi riferivo impropriamente alla spiegazione di Shito. Cosa accade materialmente nella scena, me lo sono spoilerato involontariamente io anni fa )
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  4. Grazie della spiegazione. Davvero molto interessante. E grazie dei sempre graditi complimenti. Tutt'ora con due figli ormai cresciuti e piuttosto indipendenti, abbiamo mantenuto la tradizione del film della domenica sera che solitamente viene commentato (a volte anche durante la visione)...
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  5. Non è il significato del film, no. E' un elemento quasi capzioso, di cui gli otaku discutono da più di trent'anni, perché sono otaku. :-) E il significato di un tutto non è mai un insieme di significati parziali. Tutto è nel contesto, nel fluire di tutte le cose. Non è A segue B quindi C poi D allora fine E, se non parliamo di minchiate americane, si capisce. Come dici? È la stragrande maggioranza dell'entertainement? Ah, sì. Scusa. My bad. Piuttosto, quando guarderai il film, ti invito e prego a vernirmi a parlare, e discutere, del significato del tutto. Sarò bello e fruttuoso farlo. :-) lI sangue della pittrice, il sangue del panettiere, il sangue della strega, il sangue del...
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  6. Sì, ricevevamo lettere. Quelle indirizzate a Rei Ayanami della rubrica della posta di Eva (il manga) devo averle ancora da qualche parte. Ricevevamo anche molte telefonate. Poi c'erano gli incontri fieristici, allo stand o in conferenza, che divennero molto frequentati. E questa cosa c'era da prima, da Granata Press almeno. Pensa, per parlare di un titolo a te caro, ricordo che quando Granata pubblicò su MANGA COMPACT il fumetto di Saint Seiya, chiamandolo "I Cavalieri dello Zodiaco", e mischiando i nomi televisivi italiani con quelli originali, ci fu una ragazza che affranta ci disse, in faccia, allo stand di Lucca: "Voi avete violentato l'integrità dell'opera!", dico queste precise parole. Restò storico. Specie per me. Perché pur tacendo, concordavo con lei.
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  7. Chokozell e John: in soldoni (soldoni), si sta paragonando un vecchio mercato di una nicchia supermotivata e autosufficiente disposta a pagare 39.900 lire di allora (circa 50 euro di oggi) per vedere e "avere" due episodi di Eva, con un marasma di gente che guarda distrattamente di tutto e di più, tutto mischiato e a volte persino velocizzato, spesso gratuitamente in vari modi e senza avere alcuna necessità o desiderio di pagare la fisicizzazione di quel contenuto immateriale. Il mercato degli OVA è morto in Giappone, figurasi da noi dove persino le serie animate venivano vendute come OVA. Un mercato d nicchia, basato sull'alto interesse e alta spesa pro-capite dei suoi frequentatori, non si evolve in un mercato mainstream, che è basato sulla noia e sulla casualità del consumo. il mercato di nicchia, semplicemente, si estingue. Questo per la nicchia degli anime in Italia credo sia già successo da un pezzo. Semplicemente, queste cose che a noi interessavano, nel modo in cui ci interessavano, interessano in quel modo sempre a meno persone. Oh, a me interessa ancora capire come parla Misato, capire come parla Lumchan, e perché, e il significato di ogni parola, e ora che lo capisco di più sono più appagato. Sono tragicamente sempre me stesso, e quindi sono un uomo del passato. E ci sono sempre poche altre persone a cui interessano cose simili che mi contattano in tanti modi per scriverne, parlarne, discuterne. Succede continuamente, costantemente. Ma se parliamo di mercato, di gruppo, agli uomini di oggi interessa passare il tempo, eventualmente anche con gli anime. Ma che Misato parli obiettivamente di "restauro" e poi di "riparazioni" della sua Alpine Renault A310 modello "wide body"? Figurarsi. Parliamo di una schiera di persone che non hanno reale interesse a capire nulla, e che vogliono solo passare del tempo molle e piacevole senza nulla che possa fargli venere la tremenda paura che ci sia qualcosa da capire in quello che consumano, qualcosa di strano, qualcosa di stonato rispetto alla monotona litania della loro noia. E mentre fanno e sono ciò, soprattutto, vivendo nell'autoinganno di sentirsi esperti - per puro narcisimo in negazione. Così è, team asuka, team rei, viva lazio, viva roma. Anzi no, il contrario: i colori. Ah, di recente – di recente – ho infine trovato la spiegazione dell'autore (viva vox, registrata) del perché del doppio titolo di "Shinseiki" e "Neon Genesis", con implicita ulteriore e definitiva conferma della pronuncia di "jènesis" (non "ghèneis", come sbagliai e feci sbagliare), credo di aver definitivamente capito perché Jiji non parla alla fine di Majo no Takkyuubin, e varie altre cosette. Soprattutto ho trovato la fonte del nome dell'innominato di Eva, che c'entra con Uruseiyatsura e un certo letterato e certe marionette in TV, che tornano con una cantante-attrice-scrittrice giapponese di cui l'originale di cui una cover per una ending di una serie GAiNAX che adoro, e della quale - incredibile! - un libro era stato pubblicato anche in Italia già nei '90, pazzesco. Tutto recuperato. Immagino quanto siano tutte cose importanti per immagino quante altre persone, eh. Bene così. A ognuno il suo.
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