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Shito

Pchan User
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  1. Ahahah, bruciamo tutta la saggezza greca antica, vi prego. Mai più si parlerà di logos e metis. XD E' anche un problema che esistano ancora manga detti "shoujo" e "shounen", del resto. Bisogna dare fuoco a tutte le collezioni di manga, anzi. E' in accettabile!
  2. Mmmh, leggendo il tuo post sembra che tu consideri Omohide PoroPoro come un film "non di Takahata", questo mi ha fatto un po' strano. La critica alla musica di Kaguya è strana, perché in quella OST c'è koto, ci sono strumenti antichi e musica filo-Heian... certo, non solo. Però, beh... ^^; Per il resto, concordo molto con le tue impressioni sul cinema di Takahata. Oggi, sotto la doccia, riflettevo su questo: "Alla fine, per un adulto, la fruizione della finzione in generale può essere solo due cose. 1) Svago, di-vertimento, ovvero escapismo, intrattenimento. Una forma di sedazione dalla percezione puntuale del proprio essere. 2) Indagine, analisi, approfondimento della realtà dei propri simili, e quindi del sé - esternamente e internamente." Ho pensato che alla fine un adulto fruisce finzione o per distaccarti, allontanarsi temporaneamente da sé stesso, dalla sua realtà, oppure al contrario per indagarla, per addentrarcisi ancor più. Il mondo credo che vada nella direzione 1). Takahata credo sia una espressione della direzione 2). Da cui, i risultati di cui tu parlavi.
  3. Su quel rapporto, ti rimando all'ultimo capitolo del libro di Prandoni: "Anime al cinema". Perché è davvero magnifico, chiaro, e pressoché esaustivo - I M H O. :-)
  4. Il thread di Garion dovresti linkarlo quando lo citi, a beneficio di tutti. :-) Il titolo che hai pensato per il tuo articolo mi sembra molto bello (è una cosa importante). Sul tema, ci sarebbe così tanto da dire. Facendo gli occidentalisti si parlerebbe di kore e vestali, vero? Facendo gli orientalisti... eh, bisognerebbe partire dal significato proprio dei kanji di 可愛い e di alcuni suoi 'sinonimi', come soprattuttto 可憐 (karen) o 愛らしい (airashii). http://gogen-allguide.com/ka/kawaii.html L'incipit dice già tutto. L'origine etimologica del senso della parola e la sua evoluzione. かわいいは、元は「不憫だ」「気の毒だ」といった意味を表す語で、その意味を受け継いでいる言葉には「かわいそう」がある。 Al che a me viene subito in mente Schopenhauer: "ogni amore puro e sincero è pietà". E nel racconto dell'erba giovane (aka: piccole donne) c'era una certa Beth. Che non sarà una Sailor Senshi, ma suonava anche il piano. Wow.
  5. Ti ringrazio per aver letto il mio post e per la risposta. Nella tua risposta, vedo molto di vero. Dico, nella nostra distanza. Tuttavia, se da un lato devo dire che certo, l'iconografia esiste, e anche l'iconologia, e tu hai ragione nel dire che quello è un giapponese, ignorante e tutto, ma senza avere mai letto i testi sacri o quasi probabilmente vede un kami, o un buddha, nella "principessina" (nella sua sovrannaturalità), d'altro canto possiamo anche dire che lui se la piglia e non la chiama "kami" manco una volta. A me sembra -nel film- che la prenda come una bambolina, come un animaletto carino. D'altro canto: è giapponese. In tutto, eh. ^^; Detto questo, e credo sia il punto fondamentale, per quanto questo film sia "liberamente tratto" da un racconto popolare, non è la trasposizione di quel racconto. Questo è fondamentale. Non ha neppure lo stesso titolo. E' l'opera di un uomo che è ben noto per fare tutto a modo suo, e di *utilizzare* dei soggetti originali per fare roba sua. Per dire, nell'originale di PoroPoro tutta la parte di Taeko adulta, ovvero la narrazione reale e portante del film, non esiste. Non esiste il protagonista maschile. Tanto quanto mi pare che nel Taketori Monogatari non esista Sutemaru. Quello che voglio dire è che Takahata Isao, nel creare le sue opere, non traspone delle storie. Le USA, a suo comodo, a suo consumo, come materiale. Fece così anche per Heidi, figurarsi. Quindi, secondo me, quando mi dici che io parto dalla lettura dell'opera dell'uomo Takahata, e tu dalla lettura della fonte Taketori Monogatari, io credo di essere nel giusto, e tu nel torto. Perché questo film è l'opera di un uomo che si chiama Takahata Isao. Ispirata e basata su quel racconto popolare. Ma non è quel racconto popolare. Quindi sai già quale parte del discorso verrebbe tagliata fuori dal Rasoio di Occam, alla semplice domanda: di cosa stiamo parlando (cfr titolo del thread). ^^ Concordo che io stia forse sopravvalutando l'inconciliabilità delle nostre posizioni. E' che proprio con anziani narratori come Takahata, sento la loro presenza umana su tutto. Mille volte sì.
  6. Io devo essere l'unico deficiente che ha google maps in tasca e chiede ai passanti, o ai negozianti, indicazioni stradali. Invece di usare google maps. Socialità umana VS autismo, per me. ^^;
  7. In effetti vederla con dei bimbi sarebbe l'ideale. :-) Mi ha sorpreso che, visto il premio internazionale, visto il ritorno di interesse per il franchise (?) di Heidi, nessuno in Italia abbia opzionato Ronja.
  8. Bumpo! Nessun altro h seguito questa splendida serie? Ho saputo che poi ha vinto non mi ricordo quale premio internazionale...
  9. E' un tema serissimo su cui rifletto da un sacco di tempo. E ti ringrazio per proporlo così chiaramente. Steve Jobs, è cosa nota, disse che i computer sono "biciclette per la mente". Interessante analogia. Il tutto era nato perché aveva letto sul Whole Earth Catalogue una lista dei mammiferi terrestri ordinati per velocità di movimento, e l'essere umano si piazzava male, ma se in bicicletta batteva tutti. La riflessione, banale quanto arguta, è che se tu dai all'essere umano degli strumenti che esaltino le sue possibilità potresti fare una cosa buona. Il condizionale, si capisce, è d'obbligo. Ora, io direi che un essere umano su un treno ad alta velocità è ancora più rapido di un umano in bicicletta, no? Ma è una cosa diversa: non è più l'essere umano che esalta le sue capacità umane, è un treno, indipendente dall'umano che trasporta, che trasporta l'umano. Credo che il punto sia: quanto di attivo, quanto di passivo c'è nell'introduzione di un mezzo a disposizione dell'uomo? Se la passività è alta, ovvero se il mezzo è a un altro livello di autonomia, la componente di attività umana non è esaltata, al contrario va scemando. E' per questo che odio i template (in ambito mentale) e le automobili. Io sono uno che cerca sempre di spostarsi a piedi. Vado a fare la spesa a piedi e torno con le buste in mano, a piedi. E la mia etica. I numeri a memoria: cerco di ricordare a memoria quanti più posso. Conosco a memoria il mio CF, la mia PI, i miei numeri bancari, telefonici, e quelli delle poche persone che chiamo sovente. Nell'esempio: Gara non è una persona che io chiami spesso, perché non ci incontriamo spesso. ^^; Essenzialmente io credo che la virtù umana nasca SOLO dalle necessità, quindi eliminando la necessità -per magnificare la comodità, l'agio- la natura umana si imbarbarisce nell'abulia. Potrei dire: come in Wall-E. O come in un certo episodio di Arjuna. O come in The Congress. Ovviamente questa mia riflessione è sempre attiva. Sono pensieri che non trovano mai un punto fermo, finché si vive. Si cambiano sempre, si aggiornano sempre, si ritoccano sempre. Tu cosa ne pensi? Grazie dello spunto.
  10. Non ignoro il fatto che le app siano inoperabili. E' che lo considero un danno. ^^; Perché a me piace l'ordine e la funzionalità. Ti faccio un esempio: i controlli vocali. Ho un address book da 200+ contatti, e ci sarà chi ha 2000+. Quindi dire "Call Gara, mobile." mi viene più comodo che scrollare/ricercare. Ok. Solo che NON VOGLIO che il telefono mi risponda "Ok Gualtiero, I'll call Gara." Perché io ho 40 anni, e quello è un telefono. Quindi, ho attivo e USO il controllo vocale, e Siri sta bene con i ritardati e i minorenni veri, per me. Che gli fanno le domande sui pompini, ahahah. Capisci? Cosa me ne frega che le App siano interoperabili? Dove serviva, lo erano già. Perché se non te ne fossi accorto, posso mandare un attachment da mail alla App di Dropbox (third party app), e questo lo capisco. Ma poi? Simili aperture indefinite creano solo BORDELLO. "Sistema domotico" suona come una cosa per disabili. Ma davvero tu vuoi la casetta con la serranda che si tira su da sola premendo il bottincino sul telefono? Dico davvero, nella vita. Perché io no. Perché se metti le persone sane sulle sedie a rotelle (che wow, sono comode, stai seduto!), diventeranno atrofiche. E lo stesso per i percorsi mentali. MAI, MAI template. Il cervello deve seguire i suoi percorsi e creare le cose DA ZERO o quasi. Queste sono cose che penso profondamente. E no, non ignoro nulla di quello che hai scritto. I tab li ho disabilitati su Finder il giorno che sono passato (forzosamente) a Mavericks - se ben ricordo. Lavoro con i filmati in 'pip' (che figo il nome, eh?) con tutti i programmi che voglio da una decade, perché scrivo su Word, ho 100+ schede aperte di browsing e intanto il video del film che sto dialogando scorre. A volte metto anche due film in phasing su due 'pip' una affianco all'alatra, wow. Eccerto, ma ora che posso chiamarla PIP è tutta un'altra cosa, eh. E' il futuro, ora! Ma dai.
  11. Tetsuo: sottoscrivo ogni singola parola del tuo post. Shuji: hai ragione, e mi pare evidente e pacifico. Period. In più, aggiungerei che quello che giustamente enuclei per il mercato degli smartphone (e delle loro funzionalità/OS) vale ormai anche nell'ambito del computing, secondo me. Ovvero, il mito della corsa alla potenza di calcolo è probabilmente morto e sepolto. La necessità di maggiore capienza è esaurita. Si è molto spinto sul termine della portabilità, ma anche lì abbiamo ormai il settore post-PC (tablets) e dei notebook che sono grandi come dei tablets. Quindi il problema è solo quello: il mercato non chiede refinements, chiede notività. E se l'ambito dell'espolarible in quanto utile è esaurito (salvo eccezioni), le uniche novità che poi proporre sono delle cazzate. Ovvero l'innovazione diviene frivolezza per forza. Parliamo di MacOS, ad esempio. Che oh, si chiama Macintosh OS system.N, per chi lo sa. Credo che divenne 'Mac OS' dal 7 al 9, forse? Poi quando assorbirono NeXT e lo ridisegnarono direnne 10 ovvero X (ten, non ics). a lì per qualche motivo hanno sempre aggiornato solo la seconda cifra di sub-release, un po' il contrario di quello che ha fatto FireFox, lol. A pensarci, da Aqua a Metal potevano passare a MacOS11.0 E da Metal a Traslucent potevano passare a MacOS12.0. Ma tanto è solo branding e marketing, who cares. Era Mac OSX, per chi se lo ricorda, ed è diventato 'solo' OSX da quando? Pochi anni, credo. Forse dopo Mountain Lion? Non vale la pena di googlare. Ora wow, senza maiuscola, si torna a macOS. Big news. E oltra a questo cosa c'è? NIENTE. La confusione di poter fare le stesse cose in mille modi/luoghi/logiche diverse, ed è tutto complicato. Puoi vedere un filmato. Puoi minimizzare il player. Puoi impostarlo 'always on top'. Oh guarda! No, no, ora puoi fare lo stesso con un'apposita 'funzione base', con un nome scemo, che ti complica la vita. E' la stessa cosa di quando hanno messo Launchpad in OSX, che tanto c'erano già la stacks con visualizzazione a icone, no? E le ordinavi come volevi. Come dire che no, ancora non puoi massimizzare una finestra ma abbiamo messo tutto l'ambaradam del full screen. Grazie, eh. Ci voleva. Chiaramente la cazzata di una major realese all'anno non può che indurre a introdurre cazzate di feature che "sembrino novità". Il tempo di vita di questi "os" si è più che dimezzato. Tiger arrivo alla 10.4.11 (puntoundici) in due anni e mezzo, forse. Era davvero un ottimo OS. Anche Snow Leopard arrivò alla 10.6.8 (punto otto). Tra i vecchi mac user c'era il detto "le prime quattro sub-realese skippale e basta". Oh, capiamoci: OSX è diventato usabile davvero con Exposé. Con tutto che Win95 clonava palesemetne MacOS, il dock non mostrava le applicazioni aperte ma nascoste, né le loro istanze attive, quindi era un casino. Non sono un fanboy di quelli stupidi. Sono un fanboy with a brain. An operative one. Quindi per me OSX divenne usabile con Panther. Davvero buono con Tiger. Leopard era una brutta beta. Snow Leopard ottimo. Da Lion in poi, tutto sbagliato. Ci si riprende un po' con Mavericks. Credo di sapere di cosa parlo. Ho usato questi OS (ma anche Macintosh Classic) per lavorare, per anni. O visto un sacco di cazzate fatte da Apple, tante belle idee, tanto entusiasmo a vuoto, ok. Ma c'era sempre della ciccia, per dirla alla Shuji. Ora? Ma qualcuno usa ancora il computer per lavorare, per produrre qualcosa? Sì. Ma siccome sono pochi, non contano. Suppongo. --- Gara: se riguardi il Keynote, vedrai che tutte le cazzate sui messaggi sono proprio presentati come una big thing e occupano grande spazio. E non è che tutto quello che hanno presentato su iOS10 fosse meglio. E non è che AppleWatch (in toto) sia meglio. "Istighiamo la compulsività di chiudere i cerchietti colorati così fare ginnastica, guyz! Ora anche social! Fate a gara di flessioni con i vostri amci! Sentitevi fighi in questo!". Guarda che il keynote l'ho seguito. Tutto sommato il mio inglese mi permette di cogliere il 100% delle parole pronunciate. Ed era patetico. E umiliante. E offensivo. E preoccupante. Tu piuttosto, se vuoi, pensa ancora che il problema sia la mia mentalità retrograda. ^^
  12. Benvenuto agli anni 2000 con i trilli e le emoticon di MSN. Ci hai messo un po' ma ci hai quasi raggiunto, devi coprire solo più altri 16 anni. Mi fa piacere come l'unica cosa che tu abbia notato sia quella più stupida e sterile. GG. Beh, ma vedere quelle cose in mano a degli adulti è agghiacciante. Tu puoi dire quello che vuoi, ma seguo Apple da tanto e no - i WWDC non sono sempre stati così. E' un'idiozia. Snow Leopard, e non era il 2000 - era molto dopo - veniva presentato perché WOW: riduceva l'ingombro su disco, e poneva le basi per il 64bit kernel, e tante cose. Anzi, riguardati il keynote dell'iPhone originale. Era il 2007 (duemilaesette). E si parlava delle App di stocks,del "best iPod ever", e di "internet in your pocket" andando a vedere siti più o meno normali. Ora invece c'è la pseudo rapper che ci spiega come l'iPhone sa meglio di noi che musica dovremmo ascoltare? O un adulto che ci spiega come trasformare la parole dei messaggi in disegnini? MA VERAMENTE? Bah, io sono senz'altro vecchio, ma la demenza è demenza. E non parlo di quella senile, no. La cosa più interessante della beta di iOS10 non l'hanno neppure detta: finalmente si potranno rimuovere alcune App di quelle base. Suppongo che, visto il tono e la platea, la notizia non avrebbe interessato poi a molti. O forse tu hai capito male. iOS riconosce i cavalli e le candeline sulla torna, per proporti template a tema delle due foto. Non è solo luogo (geotagging) e soggetto (riconoscimento facciale). E' proprio una sorta di templating emozionale delle foto dell'utente. Che poi puoi rendere con appositi template 'a tema emozionale'. Preimpostati.
  13. Non so, conducendo questo dialogo sto provando un fastidio, una irritazione per me quasi inedita. E' strano, per me. Deve essere perché, essenzialmente, ho buona stima delle tue capacità di intendimento e ragionamento, ma d'altro canto ho la forte sensazione che tu, per qualche ragione che non posso conoscere, sia su tutt'altro pianeta rispetto alla sensazione di questo film che amo e a cui mi sono dedicato molto. Provo a spiegarmi. La mia sensazione è che il film sia del tutto terreno. Che Takahata utilizzi il racconto popolare "La storia del tagliatore di bambù" e tutto il suo impianto di trascendenza con un senso fortemente allegorico, e direi esclusivamente allegorico, perché l'interesse del regista è totalmente terreno. Quando vedo la prima scena che citi, vedo un anziano contadino ignorante che avrebbe giunto le mani dinanzi a un tuono, a una bestia mai vista, o a qualsiasi cosa. La trascendenza, con tutto che poi si parlerà della Luna, la sento davvero distante da quella che può essere la trascendenza per come la intenderebbero tipicamente gli occidentali. Non mi va di parlare in termini di 'animismo' o 'immanentismo', perché ritengo parimenti che spostare il dialogo su simili binari e canoni sarebbe sbagliato, sarebbe forviante. Se il punto di Hotaru no Haka, per Takahata, era dichiaratamente: "Ma questo ragazzino, che cosa ha combinato?" - a me sembra che il punto di Kaguya-Hime no Monogatari sia proprio: "Ma questa ragazza, che cosa s'è messa a fare?". E' interessante ricordare che, dopo aver recitato sul film, la protagonista ha lasciato il mondo dello spettacolo ed è tornata a studiare. E' anche importante ricordare che quando tu parli di divino, e l'apoteosi sarebbe ovviamente la scena finale, il regista si premura di farci sentire quanto di più terricolo esista il coro dei bambini su quella filastrocca scritta da lui stesso, che mette a paragone il ciclo delle stagioni con la morte delle persone che prelude alla nascita di altre persone. E quello che si staglia sulla Luna, alla fine, non è certo il volto di Amitaba. Ma Kaguya neonata. Mi viene anche in mente il famoso dialogo che ci fu tra Takahata e il compianto interprete di Sanuki no Miyatsuko nel film, ovvero l'anziano Chii Takeo. Quando Chii ebbe letto il copione, chiese a Takahata: "Ma tu, stai facendo un film che disprezza la vita?". E Takahata rispose: "No, no, tutto il contrario! Questo è un film che la vita la celebra!". E allora Chii Takeo disse che sì, avrebbe interpretato il ruolo. Credo che il livello di scrittura e lettura di questo film sia tutto su questo piano. La vita umana. Come viverla, e perché. Non a caso abbiamo il personaggio di Sutemaru, e tutti i dialoghi e gli atti che lui intrattiene con Kaguya sono cruciali. Anche essere picchiati non conta, anzi va bene, se si ha la conferma di essere vivi. Anche andare in sposa a un ruffiano, a un creso idiota, a un guerriero pusillanime, o persino diventare la cortigiana di un imperatore divinizzato (lui sì), sarebbe stato meglio che smettere di vivere. Nell'illusione prima, nella morte poi. Perché sarebbe stato vivere. Perché vivere significa andare incontro a quello che la stagioni della vita portano, e gioirne e soffrirne a seconda, sperimentando tutte le tinte intermedie. E poi magari andando a morire anche stupidamente, piuttosto. In Ponpoko, i tanuki 'irriducibili' si suicidano in un 'attacco speciale'. I tanuki che si erano rivolti all'Amidismo si suicidano come sedati nelle loro litanie dementi (letteralmente). E non so chi faccia più pena. Davvero Takahata sembra sputare sull'idealismo fine a sé stesso, e allo stesso tempo sul fideismo litofanico. Sembra dire: quando ti arriva un pugno sui denti, goditelo - perché sei vivo. Poi verrà il momento di mangiare qualcosa, perché sei vivo. La scena che rappresenta l'unione di Kaguya è Sutemaru è grandiosa, in questo, perché ci mostra come la loro unione non li porta ad altro che a godere dell'essere in vita, della pioggia, della sensazione di sfiorare l'erba. Davvero non riesco a pensare a nulla come la presenza del "divino" in questo film. Non mi viene in mente un film più "umano", un film più apologetico di questo della umanità terricola, mortale, sporca, gioiosa e in lacrime. Tutto insieme. Forse, anzi ne sono quasi certo, il racconto originale era tutto diverso. Ma il racconto originale, di probabilmente derivazione cinese, era una celebrazione di quel formalismo che era la corte Heian, no? Dico, di quel tipo di logica umana. Quindi, Kaguya era ancora un livello sopra in quella scala, piuttosto. Troppo alta persino per l'imperatore, per il Mikado, in questo senso. Davvero un ideale trascendente e divino (da cui, il sui ritorno ad un mondo "migliore"). Ma Takahata è agli esatti antipodi di tutto ciò. L'atarassia lunare gli fa schifo, come sputa sull'amidismo, e la paralisi cortese gli sembra patetica, ridicola. In questo senso, credo che Takahata abbia proprio sovvertito tutto l'impianto, il sistema di riferimento di valori dell'originale. Non so, mi scuso, sono quasi certo di non essermi riuscito affatto a spiegare. Un'ultima cosa: ma perché continui a riferirti a questo film come "movie", "movie", "movie"? Perché nei miei occhi è stridente, irritante, umiliante ed offensivo. Tipo una stretta allo stomaco. Devo essere in un periodo di ipersensibilità estetica. Ovviamente quest'ultimo fatto è una questione tutta mia, però davvero: che senso ha l'uso di quell'anglismo, quando un italiano sta parlando di un lungometraggio giapponese?
  14. Shito

    Pixar, la discussione bidimensionale

    Btw, la mia imouto ha visto Toy Story 3 (sul volo per Okinawa) e mi ha detto di non guardarlo mai, che se lo facessi mi suiciderei nel pianto. Credo che le darò retta. E' la mia imouto. Quando parla di me, sa quel che dice.
  15. Quindi per te "sovrannaturale" significa per forza "divino"? Boh, fatico davvero a seguirti.
  16. macOS era morto quando nacque OS X, eh. Comunque ho seguito il WWDC in diretta, e... ...prima mi sono sentito imbarazzato. Poi umiliato. Poi offeso. Poi spaventato. Ho visto sul palco il mondo del bambini vecchi, o dei vecchi bambini. Adulti che inviano messaggi con i disegnini al posto delle parole (emoji), come sul sussidiario per le vacanze di seconda elementare. Che usano gli effetti idioti per il texting. Che si sollazano con le animazioni stupide con la faccia di colleghi e parenti. Che hanno i template per le risposte agli SMS, per le ricerche da fare, per cosa inviare a chi e quando. Per come organizzare le PROPRIE foto private. Per quale musica ascoltare. Curioso, stamane avevo visto "The Congress". Ed era una prospettiva meno angosciante. Per fortuna sono vecchio. E senza figli. Anche scavare buche per riempirle è sempre in voga.
  17. @Chroniko: 1) ma dove l'hai sentito, nel film, che Kaguya ha una natura "divina"? 2) "Non è possibile, non è destino che il divino coesista con l'umano, se venisse portata a palazzo scomparirebbe dichiara lei." Questo nel film non c'è. Kaguya, nel film, dice solo al padre "se mi fate diventare la puttana dell'imperatore bene, dopo che avrete ricevuto la vostra nomina dignitaria io mi suiciderò". Kaguya nel film non ha niente di "divino", è carne, sangue, risa e rabbia. Semmai ha poi quel momento sovrannaturale, ma chissà quando di surrealismo grafico c'è. Del resto, chissà se dalla sua cerimonia di nominazione era scappata "davvero" o no. 3) "E parlando dell'imperatore questa impossibilità, questo "non è destino", la si ritrova quando brucia la goccia di elisir dell'immortalità che Kaguya gli aveva donato." Anche questo nel film non c'è, e non si parla MAI di immortalità. 4) suicidio (di nuovo, lei stessa si dichiara disposta a compierlo per il padre) No, lei dichiara che farebbe la puttana dell'imperatore per il padre - solo che poi si ammazzerebbe. Infatti quando poi l'imperatore "la abbraccia", lei desidera il 'non esserci'. Ma soprattutto: 5) "Non è possibile, non è destino che il divino coesista con l'umano" Tutta l'infanzia di Kaguya? Il suo venire allattata da sua 'madre'? Il suo unirsi carnalmente e spiritualmente a Sutemaru? E ancora: divino? @AkiraSakura Takahata rappresenta il mondo dell'atarassia lunare come la terra pura del Buddha Amithaba, ma all'interno della narrazione non lo si dice e non lo si intende. Quando si parla dell'imperatore, è il Mikado. Ma quando si parla della Luna, non si dice né di "dei" né di "Buddha".
  18. Kaguya non desidera affatto ricongiungersi al Buddha, nome poi mai citato e manco lasciato intendere nel film. Kaguya non sopporta il formalismo perché per lei è già troppo statico, troppo non-vita. Drammaticamente, rifiutando quello si rifugia in un escapismo ancora peggiore: statico e fasullo (il suo giardino-diorama). Peggio di una vita formale con le sue regole, una vita finta con i modellini. Ma quando vita si presenta al massimo dell'impeto (la violenza dell'imperatore), lei inorridisce e non ce la fa. Non desidera mai tornare alla stasi, solo in un moto di repulsa rifiuta il mondo delle passioni. A me sembra solo una ragazzina di oggi, perduta tra il voler vivere e il non sapere come vivere, spezzata tra desiderio ideale e rifiuto del reale. Finché non si spezza del tutto. Takahata non ha che messo in scena le riflessioni che erano alla base di molti sui film, Hotaru e Yamada soprattutto.
  19. Secondo me, dico personalmente, hai "svarionato" un bel po'. Almeno un bel po'. ^^
  20. Beh, per "versione originale" si intende il gensaku, ovvero il racconto popolare. Che poi esso esista su carta in varie versioni è anche un fatto, ma Takahata ne ha fatto proprio quello che ne ha voluto. Per esempio, una cosa proprio che dichiarò è che era risibile che una ragazza conoscesse i tesori di "eredità culturale cinese" ci cui le quest che Kaguya impone ai pretendenti, e quindi ha usato l'artifizio in cui sono i pretendenti a usarli come prietre di paragone da corteggiamento, e kaguya non fa che 'ritorcerglieli contro'. Ma credo ci siano cose più macroscopiche. Ricordo di avere consultato più di una versione del racconto in lingua giapponese (non totalmente, però), e di aver consultato varie parafrasi monolingua e commenti, e se non erro: - tutta l'idea che "il mondo della Luna" sia l'al di là di Amida [la Terra Pura] nel racconto non c'è. L'idea che gli abitatori della Luna siano "le anime" delle creature terrestri nel racconto non c'è. Sia nel racconto, sia in tutto l'hagoromo densetsu, sia nelle illustrazioni coeve, la Luna è più o meno abitata da splendide tennyou. Takahata ha legato le due cose dano a Kaguya una antesignana (la donna che piange), che diviene la protagonista di un altro racconto di hagoromo densetsu - quello che viene citato nelle immagini mentre Kaguya adulta canta, e nel testo della canzone che riprende una poesia classica giapponese. - tutto il ruolo dell'imperatore è radicalmente cambiato. Nel racconto l'imperatore non violenta Kaguya, e resta un personaggio del tutto cortese e positivo - sarà lui a disporre la difesa contro i seleniti, e poi a onorare la memoria di Kaguya blabla. - nel racconto Kaguya non ha nulla di umano, psicologicamente. E' un personaggio 'sovraumano', come la Gru della cui ricompensa o che. E' l'elemento sovrannaturale, superiore al piano umano, in cui incappano degli umani. - nel racconto il ritorno di Kaguya alla Luna è una cosa naturale, inevitabile, ma non per colpa di Kaguya - più per una naturale scadenza dei termini. Tutta l'antitesi tra 'mondo delle passioni' (vita) e 'mondo della stasi' (morte) come terra-luna nel racconto è tutt'altro che esplicitata, direi. E anche la ragione della venuta di Kaguya in Terra, a mia memoria, non è mai chiarita - dal punto di vista del personaggio soprattutto, la cui personalità e il cui pensiero resta per di più oggettificato che soggetivato. Mi sbaglierò, ma ricordo che così mi era schiettamente parso. Ripeto però che non posso dire di aver svolto uno studio davvero approfondito sul racconto originale.
  21. Non lo ricordavo. :-) Grazie! Tra l'altro era un bellissimo thread e mi consente un bell'auto-quote. :-) Quello che intendevo è che soprattutto, togliendo l'immersitivà, il film diventa pesante. Per esempio, a me Laputa è sempre parso pesante. Poi vedendolo al cinema, ed era la millesima volta, non fu pesante., Perché le vedute, l'ampio respiro delle inquadrature eccetera mi suscitavano un sense of wonder cherendeva il tempo di visione tutto diverso. Ne fui molto sorpreso. Mi chiedo genuinamente che effetto ti farebbe vedere questo film come dio comanda, ecco. Sul rapporto col racconto originale, il regista si è molto spiegato. Essenzialmente, cambiando il fuoco del racconto dal tagliatore di bambù alla principessa, lui è voluto andare ad indagare principalmente due cose che nel racconto originale sono assenti: 1) lo stato d'animo interiore della Principessa: cosa prova, e perché? Nel racconto originale è più un oggetto che un soggetto. 2) Perché la Principessa è venuta sulla Terra dalla Luna, e perché poi torna sulla Luna? Nel fare questo, ha modernizzato la psicologia della Principessa, rendendola un'allegoria di una ragazza moderna, contemporanea. Il tutto per parlare della vita umana, di come sia più giusto o sensato o degno vivere la vita umana, intendere una vita umana. Da un paradiso puro e atarassico, un'anima di fanciulla empatizza con la nostalgia di un -pur dimenticato- 'viaggio sulla terra' di un'altra anima femminile. Nel mondo dell'oblio, l'anima della ragazza desidera le passioni. E per punizione, viene precipitata, fatta nascere viva nel mondo dei vivi. Dove vive, cresce e poi gioisce e poi soffre. Nell'imperfezione dell'uomo prova tutte le emozioni degli essere sincroni. Quando la vita che le viene offerta si avvicina alla formalità ambita dalla corte Heian, ha un accesso di rabbia. Si calma solo scoprendo che la vita è ciclica: dopo l'inverno torna la privamera (il discorso col carbonaio: lì lei non ha ancora vissuto un anno, eh). Da qui inizia a vivere una vita dissociata: recita la figlia che suo padre vorrebbe, e si rinchiude nella finzione escapista. Anche questa non vita arriva al crash con una vittima delle sue finzioni (il Medio Consigliere Isonokami). Da cui la depressione. La vita irrompe di nuovo con la violenza dell'imperatore. La disperazione è tanta che Principessa desidera la morte, il desiderio di suicido: NON VOGLIO PIÙ STARE QUI! Ed è una malattia mortale, irrevocabile: ha rifiutato le passioni, perché non ha retto, e l'oblio se la viene a riprendere. Prima di questo vuota il sacco, si spiega con i suoi genitori, e la madre si permette la sua prima *azione* che porterà Principessa a risolversi col tipo di vita che avrebbe voluto: "Ero venuta al mondo per vivere... come gli uccelli, gli insetti e le bestie." Ritrova il compagno di infanzia che sarebbe stato un compagno di vita potenziale, perché vive la vita per la vita come lei avrebbe voluto fare. Nel canto finale dei bambini che ripetono della ciclicità della vita, Principessa si congeda dai suoi genitori straziandosi di lacrime. La selenita chiama quelle passioni sporcizia, Principessa la sgrida con veemenza (passione), facendo poi l'elogio della vita umana: "su questa terra gli esseri sono pieni di tutte le emozioni in tutte le sfumature". Fine: era solo bambina. ------ E' un tema che mi è molto molto caro, su cui mi interrogo tanto. Io tendo al formalismo, ovvero all'immobilismo. La ricerca dell'ordine è ricerca della stasi, della morte. La vita è la turbativa essa stessa, è il caos. Increspature nel mare di Dirac. L'intelletto maschile è omeostatico, è anti-entropico. Ma la vita sincrona è entropia. La portano avanti le femminie: ninfe per Warburg (e Orfeo ne viene sbranato, lui che non accettava la fine di Euridice), Fanciulle Magiche per Kyubei, ma la storia è sempre la dannata stessa. Temo ormai sia un conflitto irrisolto destinato a rimanere tale. :-/
  22. Shito

    [Ps4\PC] Shenmue III

    47 milioni di DOLLARI? Davvero? Wow, lo giocai su DC ai tempi, finendolo in giapponese (e rimpiangendone ogni secondo), ma non pensavo fosse costato tanto.
  23. Ma Takahata, come sempre, usa il soggetto originale solo come il suo strumento. Takahata ha proprio usato il Taketori Monogatari per fare il dramma di una ragazza della nostra società moderna, prigioniera (per l'autore) di una società ormai "innaturale" che la forza in ruoli che inducono una estraniazione tale che si può anche arrivare al suicidio. Anche per Kaguya, la parola chiave è "mukatsuku". Rifiuto e fuga, fuga e rifiuto. Rifiutando quello che la vita ti propone, alla fine stai rifiutando la vita, "Anche soffrire va bene, finché si è in vita". Non so voi, davvero, ma io questa sensazione l'ho proprio provata. L'ho sentita, e l'ho pensata. Durante una passata ospedalizzazione, con rischio di paralisi, il dolore agli arti era un caro amico. "Finché dolgono, sono sensibili". Oppure dentro una macchina accartocciata, anche. Sono sentimenti che, personalmente, ho molto chiari nella mia memoria. Anche perché poi ho anche provato l'inverso, ovvero l'infermità statica, per sottrazione di sensibilità. Ed è molto, molto peggio del dolore. Il dolore è un vecchio amico. :-) E tornando al suicidio, viene da citare (l'ultimo) Cioran. --- PS per Garion: scusa se ti chiedo un favore triviale, ma non è che potresti spostare ancora questo tronco di discussione nel thread sul cinema di Takahata? In effetti questo è più che altro il thread sulle uscite LR, non solo su Ghibli, figurarsi sui contenuti di un solo film/autore, figurarsi proprio su Kaguya/Takahata... ^^;
  24. Shito

    Yamato Video - News

    Parlando della signora Anna Teresa Eugeni, non molto tempo fa ha doppiato un personaggio chiave in "La storia della Principessa Splendente". :-)
  25. A me sembra che, non so perché, tu stia sovraimponendo una tua lettura a tutto. A partire dall'idea che in 'suicidio' ci sia qualcosa di 'derogatorio' in senso assoluto. Credo che per Takahata forse ci sia, e sicuramente Kaguya nel film s'è pentita alla grande, ma non è che la cosa sia insita nella parola. Inoltre, lo slogan del film, ti ricordo, è "Il perpetrato delitto e la pena di una principessa". Nota: "delitto e pena" come nel romanzo di Dostojevski "Il delitto e la pena", tristemente noto da noi come "Delitto e castigo" perché dapprima tradotto dal francese, laddove l'autore russo intendeva citare Cesare Beccaria. Ancora, Kaguya dice: Aah, adesso sì che lo capisco… il sentimento di quella persona…! E poi anche perché, io che anelavo a questa terra proibita… come punizione sono stata precipitata in nessun altro luogo che questa terra! Che mi pare francamente molto chiaro. Come esprime la selenita, per l'etica "lunare" -ovvero della Terra Pura- ogni passione, turbamento o sentimento... è una scoria. E' lordura da cui mondarsi. La vita terrena essa stessa è scoria. Quindi, la punizione per un anima (sulla Luna) che ha osato desiderare quel tipo di esperienza è proprio concedergliela. Credo che Takahata desti proprio ogni forma di atarassia, figurarsi trascendente. Quindi forse detesta ogni tipo di buddhismo, figurarsi quello amidista. Da un punto di vista lunare, il delitto di Kaguya è avere desiderato la vita. La pena è vivere. Dal punto di vista terrestre, il delitto di Kaguya è avere desiderato la morte (il non-essere). La pena è morire. Di mezzo a questi due paradigmi, non a caso, c'è la vita della corte Heian, che in un modo molto 'giapponese' fa del formalismo, dell'estetica, una forma di 'pseudo-essere'. Come fare dell'ontologico l'ontico. Kaguya rifiuta con veemenza questo, quando alla cerimonia per la sua nominazione "le sembra proprio come se non ci fosse". In quel paradigma, la sua appercezione di esistenza vacilla. Quindi impazzisce e scappa sui monti. Ma lì la vita è "sospesa", nel ciclo delle stagioni che Kaguya ancora non conosce. Al ché, anche Kaguya decide di 'sospendere' la sua vita, e si fa il suo bozzolo di freddezza e finzione. Ma questo la condurrà a una vita ancora più fasulla di quella vita cortese che spregiava, e come risultato il pentimento sarà totale.
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