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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Shito

    Le DIVICHE

    Please select your answer: - This is the way it must be. - Upsetting the spirts is unwise. - Was force the only option? - It's all random. - Replacing the khans was wrong! - You are insane.
  2. Shito

    Yamato Video - News

    Mi sembra che in realtà stiamo dicendo la stessa cosa, ovvero: tutto è passatempo e nulla più. Sia ciò per cui ci si lamenta, sia il lamentarsi esso stesso. Tutto è solo passatempo, in realtà. Anche l'ingannarsi che non lo sia, lo è: passatempo.
  3. Shito

    Fuoco, cammina con me

    @Garion: appunto sembri un otaku in denial. Ostenti una conoscenza che rinneghi, che non vorresti avere, ma non puoi fare a meno di mantenere e -come vedi- 'ostentare'. E' proprio la psiche dell'otaku in denial, no? @Lonelywolf: personalmente non ricordo in dettaglio la serie, e meno che meno i suoi dettagli. Quello che mi ricordo della serie è: -chi ha ucciso Laura Palmer -arriva l'agente dell'FBI che è una specie di compulsivo misticheggiante -scopre che tutti hanno i loro armadi pieni di scheletri (ma va?) -scopre che tutti hanno le loro zone d'ombra -ha un sacco di esperienze e visioni pseudo mistiche -alla fine era il padre che molestava e ha ucciso la ragazza ----- Dalla scena che hai linkato, senza nulla ricordare delle "loggie" di colori vari - nella mia percezione le visioni di Cooper erano più che altro esperienze tra il fisico e il metafisico che servivano a "farlo riflettere", a "innescare in lui una cognizione delle cose" - capisco solo una cosa ovvia quanto vera: ogni cosa è distinta, ma al tempo stesso tutt'uso, col suo contrario. E così, un nano e un gigante sono distinti (sono opposti), ma sono la stessa cosa. Sono un unicum. Sono "la dimensione". Allo stesso modo il solido e il liquido sono opposti distinti, ma sono la stessa cosa. Sono due opposti modi della fluidità. E esiste anche il fluido, infatti. E forse le logge bianche e nere sono distinte, ma la stessa cosa. Anche intendendo le logge come due meri luoghi dell'animo, la sostanza non cambia. Ovvero, il bene e il made dell'animo umano sono distinti, ma la stessa cosa. Quindi un padre amorevole può essere, ed eventualmente è, lo stupratore e assassino della figlia. Sì, a me da piccolo piaceva Protagora, la dottrina dei contrari, e quando arrivai ai primi filosofi mitteluropei che guardavano a oriente (da Schopenhauer a Freud a Jung) mi sembra si stesse ancora parlando di Protagora, tutto sommato. Jung mi ha sempre stuzzicato. Sono stato a casa di Freud, ma Jung anche se mi ha sempre stuzzicato non l'ho mai studiato. Mi sono imbattuto in varie parti del suo pensiero, che spesso mi è sembrato molto affine al mio. Ah, e comunque le 'visioni metafisiche' di Lynch sono sempre dei freakshow. Questo perché, credo, alla fine l'umano non rifugge altro che il mostro che è per natura, sotto alla cultura umana. Ovvero, l'ombra dell'uomo civile è un mostro umano.
  4. Shito

    Fuoco, cammina con me

    Che dialogo interessante è venuto fuori! :-) @Garion: chiaramente la struttura di Twin Peaks, la serie, muove da quella di una soap-opera. Perché credi che nel mio primo post avessi scritto: "ero così catturato dalla trama soap-mistery-opera"? ^^; Una soap opera sono solo personaggi che interagiscono fra loro. Nel caso di questo tipo di "serie televisive", si mette una linea iniziare (chi ha ucciso Laura Palmer?) - e intorno a quella linea i personaggi interagiscono fra loro, svelando ciascuno un proprio materiale narrativo (un passato che spiega la psiche e l'agire del personaggio). Non c'è bisogno di prendere questa cosa come una rivelazione: è evidente, è chiaro. Quando vidi Twin Peaks, ero piuttosto piccolo. Forse, ai tempi, ancora mi interessava sapere come vanno a finire le storie. Ma in effetti, non so, perché anche se ero stato "catturato" da Twin Peak non lo vidi mai sino alla fine. Mi annoiò prima, e me lo dimenticai -semplicemente-. In effetti non mi interessava affatto. E quindi, qui si viene a: @Shuji: è altresì evidente che tutto quello che tu dici è il vero. Lynch crea cose che sono "affascinanti" perché "suggestive". Sicuramente ci sono molti (o almeno: diversi modi) per affascinare il pubblico della finzione. Si può scrivere della finzione che per il publicco sarà così intelligente da essere rivelatrice del sé. Non credo sia realmente il caso di Lynch, Lynch è sicuramente intelligente (lui), ma la sua narrativa più che "intelligente" come un romanzo filosofico direi che è "suggestiva", sì, pregna di sequenze di forte impatto. Se questo è quello che si crea, credo sia normale che anche il processo creativo sarù non dico "tutto a caso", ma "tutto a sentimento, tutto a suggestione". Ma come per la struttura narrativa stessa, di base c'è una linea di pensiero lungo la quale si inanellano le sensazioni, i momenti di impatto. E se la linea della fabula era il mistery di "chi ha ucciso Laura Palmer", mi sembra che la linea di pensiero intorno alla quale l'autore ha intrecciato le sue suggestioni anche di retropensiero (e immaginifico) mistico e animistico sia: il male è come un tarlo residente nella mente delle brave persone, indi è il sottotesto della nostra società bella e buona. @Lonelywolf: certo, non ho svelato nulla. Penso che il bello del film di Twin Peaks sia che, a differenza della serie, non c'è più nulla da svelare, nulla da rivelare. E neppure nulla da aggiungere. Quindi, da questo punto di vista, il film è l'esatto contrario della serie. Nella serie si esaurisce la fabula quando si scopre chi ha ucciso Laura Palmer, e questa rivelazione apre la strada alla lettura della linea di pensiero dell'autore, quando Cooper e gli altri riflettono, dopo il suicidio di Leland, che "Bob è il male che c'è in noi". Questa semplice frase può leggersi in senso mistico o psicanalitico, e l'elemento allegorico è ciò che dissolve un piano di lettura nell'altro. Anche "il maligno tentatore" di cui parlando le religioni lo si può intendere come un essere sul piano ontico metafisico, o come una componente del nostro stesso essere. Tanto, quello che si può fare per allontanarlo è lo stesso: una pratica del sé eventualmente supportata da una pratica sociale. Tutte le religioni sono così: sono un ossatura metafisica allegorica per gli incolti per indurli a una pratica del sé che sia per il loro bene. Infatti le religioni (vere) sono realmente buone, in questo senso. Tutte. Tornando a Twin Peaks, non è mistero che il film abbia deluso gli amanti della serie: è il suo opposto. E il film è anche inquietante, dico inquietante nel senso che è destinato 'a turbare' gli animi, perché mostra davvero come sotto l'apparente "bontà" si nasconda il male, e poi ti dice che quel male non era male. Ovvero: Laura Palmer apparentemente è, per la logica della società americana, "il bene". E' la ragazzina bella, borghese, figlia di avvocato, vive in una bella villetta. A scuola è popolare. Poi si scoprire che Laura Palmer è, effettivamente, "il male": è una ragazzaccia, è una che tradisce, che ha rapporti carnali con più di un ragazzo in contemporanea, ma al tempo stesso è persino una drogata, e si prostituisce pure. Quindi a questo punto l'ideale sociale la bollerebbe come "il male". Ma in realtà Laura Palmer non è neppure questo. E' in primis una vittima. E' una ragazza perduta, in tutti i sensi, e l'innesco della perdizione non ha nulla come una colpa di lei. Eppure ci dice che Bob sa anche come farla godere. Quindi cos'è? E' semplicemente "una donna". Chi ha letto "Traumnovelle" di Schnitzel forse mi capirà meglio di altri, ma davvero in ogni santa c'è una potenziale puttana, in ogni puttana c'era sicuramente una santa e c'è potenzialmente una monaca di clausura. Certo, io sono tra il giansenismo e il manicheismo, ma il punto è sempre lo stesso. Ed è quello che l'uomo non riesce ad accettare. Il fatto che Laura alla fine si ammazzi piuttosto che diventare "così male" da iniziare a fare il male anche sul prossimo oltre che su sé stessa [allegoricamente: "prima di diventare lei stessa il prossimo ospite di Bob"], non la rende Gesù Cristo. Aveva già avuto una crisi quando, al bordello, aveva visto che stava "tirando dentro" anche Donna, rivoltata su un tavolino. E il punto è che Donna non stava gridando "no, non mi stuprate!", Donna era lì consenziente. Il libero arbitrio è davvero un fantasma che l'uomo si è dato per sopportare sé stesso e cercare di indirizzarsi al uno straccio di sopravvivenza. @AkiraSakura: La dicotomia tra "bene" e "male", tra "santi" e "dannati", tra "sante" e "puttane" è uno di quegli inganni della psiche umana che permettono all'autocoscienza umana di non autodistruggersi. Se ognuno di noi, di fronte a un efferato delitto (il male), anziché emanciparsene e elaborarlo pensando "lui era cattivo, lui era pazzo", al contrario empatizzasse con l'assassino rendendosi conto che ha agito seguendo una componente dell'animo che è sicuramente anche dentro di noi, in qualche modo, ebbene molte persone a questo livello di empatia impazzirebbero. Quindi, secondo uno dei tipici meccanismi di autosalvaguardia della psiche umana, quali la rimozione, la negazione, la proiezioni (sono solo nomi, ma capiamoci), la psiche umana "isola ed estroietta "proiettando" il suo male, venendolo così come "altro dal sé" - credo che la verità sulla nascita della tragedia sia piuttosto questa, ormai, piuttosto che la soddisfazione dionisiaca, ma forse in effetti non sto dando torto a Nietzsche, perché è possibile che ai tempi (delle psichi) della antica Grecia la mente si medicasse nel sabba, nell'accettazione parziale ebbra (e indi a-logica) del male che è in sé, mentre oggi questo non si possa più fare (accettare) e quindi la mente abbia trovato un modo più ipocotria e dissociato (si noti: "dissociato") di purgarsi dall'inelaborabile. L'approccio mistico, volendo, non è che un modo per trascendere tutto ciò. Nella mia esperienza la visione mistica è la radice profonda dell'esperienza psicologica, psicanalitica, e poi psichica in senso mistico. Ho sempre pensato che: | religione (allegoria metafisica) -> psicanalisi (teoria metafisica) -> mistica (esperienza metafisica) | siano tre livelli di accesso alla stessa realtà umana. Almeno, nella mia vita ho vissuto questo. Detto il che, vorrei tornare: @Shuji: non trovi che il "successo", dico il fatto che funzioni, un modus narrativo quale quello di Lynch sia la prova provata che il fascino viene esercitato sull'uomo (e indi sul pubblico) non dal comprensibile, ma dall'incomprensibile? Dico, a livello narrativo. Una trama con dei buchi crea maggiore interesse di una trama perfettamente archieìtettata. Credo che il non-detto, il non-esplicato, sia un elemento di fascino molto maggiore del detto, dell'esplicato. E perché? Perché la narrazione piena di buchi, specie se più sapientemente lasciati tra isole di impatto e suggestione, altro non innesca nella mente dello spettatore che un meccanismo di "fill-in the blanks", riempi i buchi, e quindi la narrazione viene surrettiziamente introiettata dallo spettatore. Che ne dici? @Garion: in questo, Lynch è agli antipodi della sopa-opera, perché nella soap-opera tutto è detto, non c'è che il dire dei personaggi la cui messa in scena crea una pseudo-fabula eterna. Comunque a "parlar male" di Twin Peaks sembri davvero un otaku in denial, ti prego di rendertene conto. Perché poi sei lì a mettere i puntini sulle I della lettura fabulistica della finzione, e con ricca cognizione nella meta-finzione (la storia della storia, i cazzi degli autori che hanno fatto cosa e come mai). Un po' come quando parli di roba Marvel, ecco.
  5. Shito

    Yamato Video - News

    Forse stavano pensando alla finale di campionato, dai.
  6. Shito

    Fuoco, cammina con me

    L'esoterismo, certo. Dico solo che la verità esoterica è spesso allegorica. La Scala di Giacobbe non è una scala fatta a pioli in legno. L'infame Garmonbozia mi pareva non venisse nominata sino al film. Ovvero, spesso si parlava del mais. Io vedo la metafora: la crudeltà è cibarsi delle sofferenze delle anime altrui. Poi puoi rappresentare questo materiale come vuoi. Come sangue rappreso, come zuppa di mais, come cocacola verde. E chiamarla come vuoi. Anche molto del non-sense di Twin Peaks mi sembra alludere a una predominanza del significato mistico/allegorico delle cose sulla loro apparenza fabulistia/metafisica.
  7. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Come scrivevo altrove, ho visto Il conformista, di Bertolucci. L'ho trovato tra le sue migliori regie.
  8. Shito

    Fuoco, cammina con me

    Ho rivisto oggi questo film. E' incredibile (e al tempo stesso ovvio) come l'età in cui fruiamo le stesse opere stravolga tutta la nostra percezione. Ai tempi dell'uscita originale del "fenomeno" Twink Peaks, ero così catturato dalla trama soap-mistery-opera. Rivedendo il film cinematografico oggi, che come saprete è un prequel, ma al tempo stesso non deve 'svelare' nulla, indi non gioca sul non detto, né sulle rivelazioni, mi è sembrata tutta un'altra cosa. Mi è sembrato che tutto il sostrato mistico/demonologico/sovrannaturale della storia non sia che una sovrastruttura nata per caso (il carpentiere sul set che divenne BOB, personaggio non previsto nel soggetto) e del tutto insignificante. Un orpello di trama. Il contenuto mi è parso l'onesta denuncia della società piccolo borghese che nasconde così tanti scheletri nell'armadio, certo. Ma soprattutto, io ci ho visto tanta, tanta allegoria di stampo etico-evangelico. Alla fine questa è la storia triste di un uomo che ha avuto la sua vita rovinata da molestie infantili, e che le ha replicate sulla figlioletta, dannando la sua vita. Questa è la storia del dolore che replica dolore, della condanna della vittima a divenire aguzzino, dell'odio che replica odio. Gli 'agenti' (spiriti? bof!) della loggia, più che creature sovrannaturali, mi paiono una personificazione simbolica, una allegoria antropomorfa del "male" che può risiedere tra le pieghe della personalità di ogni abitante di una società contemporanea. Non si tratta di sdoppiamenti di personalità e doppie vite, si tratta di un seme di odio, di sofferenza, che viene piantato nella vita di uno, e poi si riproduce come una spora. Si può parlare, simbolicamente, di "possessione" - ma mi sembra un livello narrativo privo di realtà metafisica. Vite rovinate perché governate dalle cicatrici di passate sofferenze, traumi, che creano traumi e sofferenze nel prossimo, e così avanti all'infinito. Ora, a quasi quarantanni, mi è sembrato semplicemente questo. Ho pensato al recente caso dell'omicidio a Roma, con tortura. E il transessuale prezzolato, un ragazzetto in realtà omofobo, e l'omicida con i conflitti paterni, e la gente fuori di testa per vite lacerate e sostante atte a sedare quei dolori. E' tutto così terribilmente tipico. Una società di benessere materiale nasconde malessere spirituale. Intristendomi, ho rivalutato Twin Peaks (almeno nelle sue prime mosse) e il suo regista.
  9. Dici, eh? Non era quel video divenuto 'virale' (pfff) del tipo vi racconto del PC assemblato ideale, prendete nota, e poi era tutto un bluff? Perché se parliamo di quella roba, non fa ridere. Le cose stupide fanno ridere gli stupidi, o la parte stupida di ciascuno. Le cose stupide sortiscono su di me un effetto depressivo, e altamente irritante, piuttosto. E quelle volte che ne rido (raramente capita), mi sento poi umiliato.
  10. Non vedo perché dovrei saperlo, davvero. Non riesco a immaginare sia in alcun modo rilevante o necessario.
  11. C'era qualcosa da sdrammatizzare? Il video contiene qualcosa di di divertente? No, e no. (btw, in italiano "avresti voluto" - l'imperfetto in luogo del condizionale è un errore, in quel costrutto)
  12. La questione è: dirigerli verso cosa? Questo dipende dall'idea, dal concetto di "doppiaggio" che si ha in un territorio/nazione/ambiente/mercato.
  13. Godot: tu cosa pensi di Ame to Yuki e Tokikake? Io li ho trovati: mediocre Tokikake e pessimo Ame to Yuki. Mi hanno anche molto irritato per le pretese di importanza, di serietà dei contenuti - dietro ai quali si nascondeva una pochezza davvero disneyana (l'autore è dichiaratamente un fan Disney, ho scoperto poi). Non ho visto Bakemono no Ko, ma per paradosso mi pare invece meglio degli altri due - a sensazione. Che auspico non venga smentita, perché è sempre meglio che esista una cosa bella che una brutta. :-)
  14. Se tu sei un attore italiano, e ascolti l'audio originale, non cogli certo i pesi e la parole della lingua giapponese, in genere potrai capire ben poco, specie poi nel breve tempo dell'incisione di un anello di doppiaggio - non potrai certo capire tutti i motivi, i sentimenti dei personaggi dietro alle loro battute. Ovviamente tu parli di cose anche macroscopiche, e lo capisco, ma il punto è proprio il concetto del doppiaggio italiano stesso. Il concetto del doppiaggio italiano NON è: "guarda e senti l'originale, capiscilo, capisci perché i personaggi dicono quelle cose e le dicono in quel modo, e poi fa' lo stesso in italiano". Questo è il MIO concetto. Ed è il CONTRARIO del concetto del doppiaggio italiano. Il concetto del doppiaggio italiano è: chiama degli attori che abbiamo delle voci fascinose, e fa sentire il più possibile quanto siano fascinose quelle voci, riempiendo il più possibile ogni battuta di presenza vocale, volume vocale, intenzione vocale. E di cosa fosse l'originale CHI SE FREGA." Il tutto è cementato dalla boria di "noi siamo i migliori", che è chiaramente l'alibi della pigrizia ovvia: capire qualcosa costa fatica, fare le cose in un modo dato, preciso, anche. Fare tutto a caso in una maniera che più o meno 'suoni piacevole' è automatico. Quindi, il lavoro del direttore di doppiaggio, per me, è fare tutto lo studio dei personaggi che i doppiatori non potranno mai fare, semplicemente perché si trovano dinanzi a personaggi e scene che manco sanno cosa siano - per come il doppiaggio funziona. Per come la vedo io, il direttore di doppiaggio è appunto deputato a sopperire questa mancanza, spiegando all'attore il senso, le ragioni, i motivi di ogni sfumatura di ogni battuta che ogni personaggio pronuncia in ogni scena. Questo è il punto, per me. Ovviamente, per fare questo devi capire l'originale. E la sia lingua. Li dei conoscere nella linguistica e nei suoni. Altrimenti non li puoi neppure interpretare, da nessun punto di vista. Non so se riesco a spiegarmi
  15. Non si tratta di buona la prima. Non si tratta di bell'e meglio. Si tratta *sempre* e *solo* di capire l'originale. E poi sforzarsi di riprodurre QUELLO, non un altra cosa. Per esempio. Quando Ritsuko preme il pulsante dell'autodistruzione, si aspetta che tutto salti in aria. Non accade. Istante di tempo morto, lei si rende conto della cosa e dice, a sé stessa, e *sorpresa*: "Non si attiva?" Lo dice con il tono di chi pensa: perché, perché mai, cos'è successo? Non lo sa ancora. Si è scaricata la pila del telecomando? Non c'è connessione? Boh. Scopre cosa è successo guardando il disaply, ne prende coscienza e lo dice: "Casper mi ha tradito!". E' ancora sorpresa, ma è dinanzi a un dato di fatto. La sua battuta è una constatazione. Poi, si rassegna subito. Dedica un pensiero vocale alla mamma, che è recitato con un insieme di delusione ma tutto sommato comprensione: Ritsuko e la madre SONO uguali. "Mamma... fino alla fine scegli il tuo uomo prima di tua figlia?". Ritsuko è cressciuta lontano dalla madre perché la madre viveva nel geo-front del Gehirn per stare accanto al suo amante: Gendo. Il punto è questo. Anche Ritsuko è una donna disperata d'affetto. Inganna la sua solitudine coi gatti, e non può fare altro che accettare le briciole di amore utilitaristico lasciatele da un uomo che sa non potrò mai conquistare, né avere davvero. "Dottoressa Akagi Ritsuko... in verità..." Da cui, la battuta finale: "Che bugiardo..." Ora torna la scena? Se non si capisce A FONDO cosa ti recita, ogni sfumatura, ogni motivo di ogni sfumatura, ogni sensazione, non si potrà mai fare nulla come l'originale. Solo mestiere, esercizio di stile, macchiettismo. Il punto è precisamente questo.
  16. Se dici questo non credo che tu abbia capito nulla, sai? ^^;
  17. Non è banale il fatto che, tra i tre Magi, sia proprio "quello" con cui Ritsuko "dialoga" in quel momento. L'episodio che citi è il 13: Shito, Shin'nyuu (Aposotolo, invasione) - LILLIPUTIAN HITCHER
  18. Lol, ma il secondo è completamente inventato? Se ben ricordo, la battuta è una cosa che Ritsuko pensa "con mezzo cervello", una sorta di pensiero distratto, e sarebbe "Ma io, sto facendo una stupidaggine? Non c'è [alcuna] logica, [nei rapporti tra] uomini e donne..." "Vero... mamma?" Nota: nel Magus Caper è infusa la psiche di Akagi Naoko *quale donna*. Sarà proprio Casper a "tradire" Ritsuko nel finale, scegliendo il suo uomo (Gendo) invece che sua figlia.
  19. Personalmente lo troverei davvero orribile. Mi piacciono gli spazi definiti. Non mi piace l'indefinito. Per dire, inquadro le cose sempre con la cornice, mai "a giorno". Sono gusti personali, suppongo.
  20. Volevo parlare brevemente di Kanno Youko. Credo sia un'artista molto sopravvalutata. Credo sia una compositrice molto talentuosa, molto capace, ma raramente ho sentito nelle sue composizioni una intenzione espressiva poderosa. Ho più spesso sentito quello che mi pare il divertimento dell'esercizio di stile. Per questo, mi pare che il talento di Kanno Youko ben si presti a 'creare un ambiente musicale' intorno a un opera e a un concetto, ma difficilmente entri nel profondo delle componenti e dei significati delle opere che va a integrare. Mi sembra quindi una musica d'uso (<- nome nobile delle "colonne sonore") molto appariscente e molto meno efficace. C'è almeno un'eccezione, però, ovvero questa: (a 1:30 è wow) E' comunque Kanno Youko. Quindi si sentono le eco di qualcosa, come un "setting mentale" che l'autrice si è posto. In questo caso, cosa? Forse un po' di Adiemus e quelle cose lì, con i vocalizzi (qui dell'alter-ego Gabriela Robin). Però è davvero imparagonabile a quello che fece ai tempi di Macross Plus, credo.
  21. Alla fine questa serie ha essenzialmente il solo merito di diffondere la bellissima opera originale. :-)
  22. Guarda che è solo spettacolo. Si deve dare in pasto qualcosa al pubblico. Per fargli passare il tempo. E per non pensare, ma pensando di essere pensante. Così funziona.
  23. Credo sia "Kumatetsu", non "Kumametsu".
  24. Shito

    Le DIVICHE

    Sisì, è esattamente così. Quello che intendevo è che se uno scrive una cosa come una "prefazione", in teoria ha tutti i mezzi e le maniere per tutelare la sua "integrità personale" del testo. Ricordo che tutte le volte che mi hanno chiesto testi simili, fin dal 2005 quando pubblicai su Ciemme tutto il mio diario di lavorazione di Howl, era: se cambiate una sola virgola vi diffido alla pubblicazione. Mi dissero: ma noi abbiamo le nostre convenzioni editoriali, per le quali indichiamo i titoli italiani dei film. E io dissi: ah, ok, pazienza. allora niente, amici come prima. E hanno infranto le loro convenzioni editoriali. ^^; Diciamo che io mi sono sempre affacciato all'editoria con questo modus totalmente infantile: volete una cosa scritta da me? Ok, grazie, mi fate onore. Se la volete, è come la scrivo io. Se ne cambiate una sola parola: diffida. Anche ai tempi di Dynamic ho sempre fatto così. Chiaramente se uno scrive per mestiere non può farlo. E' per questo che non potrei mai scrivere se non per passione, diletto, hobby, piacere, e quant'altro di buono. Per mestiere, no.
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