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Non ho visto né il trailer italiano, né il film Disney che linki. ^^;
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"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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^^ BTW, tu che dei settanta qualcosa pur ti ricorderai... ma sono stati anni così violenti come sembrano all'osservatore a posteriori? Dalla cronanca all'intrattenimento, sembra che nella società serpeggiasse una frizione, un desiderio di 'scoppio' che la metà sarebbe forse bastata... era davvero così? -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Pane e circensi l'avevo citato qualche post fa, Shu! -
Visto ieri, davvero positivo. Nel suo genere, ovvero nel genere "stupidaggine" ha tutte le cose al punto giusto: il soggetto, la sceneggiatura, gli interpreti e la regia. Riesce a non esagerare in nulla passando dal suo genere (genere: "stupidaggine") a quello che va oggi per la maggiore (genere: "cazzata"). Peccato solo che oggi le donne dei film d'azione debbano per forza combattere, mi chiedo se sia colpa dei fighting game, del cat fight o di Hegel. In ogni caso, una stupida stupidaggine che si riesce a digerire. Mica poco, eh! Scientology for the win!
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"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Ed ecco a cosa si era ridotta la democrazia del dopoguerra. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Personalmente, ho sempre trovato che il primo quinquiennio dei '90 apparisse come una 'coda' del decennio precedente, in qualche modo. Dopo il '95 invece incominciano a comparire cellulari (dico GMS con 'credito a consumo'), nascono TIM e TIN, incomincia a diffonersi Internet. per questo ho sempre visto i '90 un po' spaccati a metà: il primo lustro che segue il decennio precedente, il secondo che introduce il decennio successivo... ...ma potrebbe ben essere tutta una percezione mia a seguito di come ho vissuto quegli anni. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Mi pare non ci sia altro da aggiungere oltre a queste due righe. Ah, sì, potrei dettagliare dicendo che la psiche otaku passa dalla proiezione del proprio ego tramite la lottizzazione dello spazio addobbato di oggetti che funzionino da totem proiettivi, ma tutto sommato è inutile. Che il consumismo dell'otaku è un comunsumismo di accumulo, non di consumo propriamente detto (è il paradosso più atroce, questo), ed è questa la cagione della recrudescena dei feticci ottantini. Ma dovremmo saperlo tutti e non aggiunge niente di significativo a quelle due righe. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Ah, io qui a differenza di altri ti capisco bene. Perché, non credo potresti ricordartelo se anche ne avevamo parlato, io sono di Vasto, provincia di Chieti. E lì sono cresciuto fino a che non ho messo fuori il naso per andare a fare l'universitario fuori sede - a Bologna. Quando ho iniziato a lavorare mi sono introdotto nel meno professionale degli ambienti, ovvero l'editoria di settore, quindi non ho mai avuto alcun contratto, neppure un Co.Co.De. Semplici 'prestazioni occasionali' finché non mi hanno detto: "ci serve che apri una partita IVA, vedrai che ti converrà". Ma il mio punto non era questo. Mi interessavo di storia politica e filosofia ma l'economia contemporeane, bah, non mi appassionava di certo. Il punto è che sin dall'infanzia mi ero reso conto che qualcosa non tornava. E quello che non tornava, ai miei occhi di bambino, è che tutto quello che consumavo come bambino era straniero. Lo erano le console per videogiochi, e poi i computer (e da noi avevamo una 'Olivetti Logosistemi', ma vendeva IBM PC - prima dei cloni). Erano straniere la maggioranza delle automobili che circolavano in paese. Era straniera la maggioranza dell'intrattenimento che consumavo in TV (giapponese animato, americano filmato). Quindi pensavo che era tutto finto, che il benessere italiano doveva per forza essere finto. In più, credo che la mia vita per certi versi fosse relativamente austera: mai avuto un motorino, mai voluto. In genere non si facevano vacanze, non era neppure nella mia mentalità che si facessero. Per comprare le prime due videocassette di Maison Ikkoku risparmiai le cinquecento lire della merenda (pizzetta) a scuola per due mesi circa - avevo fatto il calcolo preciso. Devo essere come al solito strano io, Gara, nato cinico e nichilista fin da piccino. Ovviamente i cinici in genere, di questi tempi, si atteggiano a fighi. Ma tu mi hai conosciuto de visu, quindi puoi immaginarti la faccia da pirla con cui parlo anche mentre dico queste cose. ^^;; -
Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento
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Su Oshii non sono affatto competente. -
Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento
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'Non devo fuggire, non devo fuggire, non devo fuggire' (nigecha dame da!) è la frase simbolo di Ikari Shinji. Ai tempi, sul sito GAINAX, che aveva una versione inglese, la frase "nigecha dame da!" era messa tra le keywords assolute dell'azieda essa tutta. Era spiegata come la risposta a "Iyaa-na kanji!" (Che sensazione disgustosa!). Ovvero, era la spiegazione del moto repulsa -> fuga tipica della psicologia otaku, come argomentavano Takahata e Nosaka (l'autore del libro) nell'analizzare la condotta di Seita - loro però commentando l'introduzione nel lemmario giapponese del termine "mukatsuku" (una cosa volgarotta tipo 'rompicazzo', se vogliamo, attribuita a cose/situazioni e usata sempre come modo di 'rifiuto - rigetto - presa di distanza', specie nei '90 però). -
Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento
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Che sia nato come manga è un dato di fatto. Non si può mica negare. Intendevo sottolineare solo che il manga di cui il film è la trasposizione è qualcosa di molto diverso da quello che sarebbe diventato una decina abbondante di anni dopo. Che mi pare non altrettanto ma pure piuttosto innegabile, anche per dichiarazione dell'autore. Personalmente, e mi sorprende il contrario (da cui quello che dicevo a Roger), mi sorprende che non mi si critichi di essere un ingrato bastardo che non perde occasione per dipingere Miyazaki Hayao come un bambinone. In effetti è una personalità strana e interessante per quella che ormai mi pare come la banale anomalia della generazione che lo avrebbe succeduto. Credo che sia proprio per questo che Miyasan ha incontrato tanto successo: era l'autore perfetto per un'epoca ipocritca come la nostra, così fitta di voglia escapista ma così affannata nel negarlo a sé stessa. Per fare contento Roger, insomma, direi che il celebre "non devo fuggire" ancora non sfiora Miyasan, non è così in anticipo, solo che io sto pensando a Seita, e non a quell'altro personaggio a cui avrà pensato Roger. Però non stupisce che Suzuki abbia dichiarato che Anno è in qualche modo l'unico possibile successore di Miyasan. In fondo, calcolando il fattore T, hanno la stessa mentalità. Infatti non riesco ad essere un estimatore di Anno Hideaki. Mi interessa piuttosto Miyazaki Gorou, che potrebbe essere l'unico erede di Takahata Isao. E lui, sì, mi colpisce fortemente. Anche se non mi convince pienamente. Devo ancora capire qualcosa, o semplicemente devo ancora invecchiare ancora un po'. Direi dei rapporti tra la volontà creativa cinematografica e lo stile proprio dei manga - in Tezuka Osamu cone in Miyazaki Hayao. Dei rapporti tra il 'cinema di animazione' e l'animazione giapponese. Di come i vari autori abbiano interpretato questi rapporti nel tempo. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Sì, lo so. L'ho scritto al contrario perché in qualche modo anche i comuni muovevano da una forma 'signorile', sia essa monarchica o che. Tutta la storia dell'uomo sociale è un andirivieni di forme di governo più individuale e poi più popolare e poi più individuale sotto vari nomi. -
Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento
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Però insisto che l'anime di Nausicaa NON si può dire 'derivato' dal manga di Nausicaa per quello che quel manga sarebbe diventato. Ovvero, quando l'autore aveva scritto i primi due volumi non solo non aveva in testa i successivi sviluppi, ma il finale e la sua complessità non se le sognava neppure. Questo è stato proprio dichiarato. Voglio dire che il finale di Nausicaa, il manga, vive di un'amarezza disillusa e 'adulta' che è in On Your Mark, è in Mononoke Hime, ma no, non è proprio in MIyasan'84. In questo senso paragoni a film quali Akira o Ai Oboeteimasuka sono, pur per differenti ragioni, impropri. Trovo che il film di Nausicaa non odori affatto di incompiutezza. Certo, odora di una semplicità narrativa che sarebbe stata così tanto superata dal proseguo dell'incipit di manga da cui il film era tratto, ma l'autore è stato in gamba abbastanza da cambiare il soggetto molto e bene, così da dare unità al soggetto del film. Chiaramente il valore storico di Nausicaa, il film, va cercato e collocato nella storia degli anime. Chi la conosce, o la studia, capisce perché sia stato una pietra miliare. Non si parla di 'valore narrativo assoluto'. Quello è un altro discorso. E non si parla neppure della storia dei manga, altro discorso ancora. Nella storia dei manga Miyazaki resta un outsider. Ma è interessante l'idea del commentatore giapponese che sostiene che con Nausicaa, il film, Miyazaki avesse realizzato il sogno che Tezuka non era mai riuscito a raggiungere appieno. L'ho trovato molto interessante. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Ehilà, Gara! Addesso mi sforzo e rispondo puntuale puntuale in multi quoting. Perché non so da voi, ma da me fare multiquoting qui è tipo una tortura cinese, eh. ^^: Come dicevo, sono stato *bimbo* negli '80. Ci ho fatto elementari e medie. Ho memoria nitidissima della fobia da Guerra Fredda (solo un riflesso, per noi), di Chernobyl, della "strage di Bruxelles", sino alla caduta del Muro di Berlino. Ascoltavo musica già vecchia, perché ho cugini e un fratello grande, quindi tutta la musica degli '80 per noi era disco-merda e sul piatto c'erano i Police, i Pink Floyd, David Bowie, tutti "ma solo fino a un certo anno", avrai presente la logica (bacata). Ricordo bene le sigle girelliche (ma le merendine NON me le compravano, mai e poi mai), i cartoni animati, i contenitori e le pubblciità. E' un sogno italiano. L'italiano, mediamente, è un cristiano, ovvero un accattone già mansueto da imbonire con pane, circensi e BUONI IDEALI. Deve avere la pancia piena e SENTIRSI BUONO. Quindi non punterà mai all'eccellenza, a svettare sulla massa: questo implicita che la massa stia PEGGIO di lui. Questo è un ideale francese, napoleonico, fascista. Americano, persino. Ma gli '80 in Italia sono l'epoca della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano, dalla Cattolica (IIRC) si raccomandava di votare con un fiore. Quindi devono stare tutti mediamente bene. Una forma di ideologia comunista piccolo borghese (cogli l'ossimoro?). Quindi pasta Barilla e gattini recuperati sotto la pioggia, famigliola e focolare, bimbi allegri. Chiaramente era una finta richezza distribuita sulla base dell'accumulo del debito pubblico, come è evidente. Ogni sistema econimico altro non è che un organizzazione di accesso COMPETITIVO alle risorse del pianeta, e della vita umana. Si incluno quindi sicurezza, cure mediche, TEMPO per sé stessi. Oltre al cibo e al ricovero dalle fiere, dico. Si impicita che per ogni crapulone uno (o più) disgraziati, oggi lontani, un tempo più vicini, stiano morendo di fame. Ma la rivoluzione francese l'ho intesa solo io? E il regime di terrore? E la NEP? E il fallimento dell'ideale umanista in senso assoluto? Ricordo. A me non parlavano ancora di 'flessibilità', sono nato prima, ma mi sembravano tutte cazzate da allora. Alle medie leggevo Giovanni Gentile e pensavo che non avesse senso che sindacato e parlamento/governo esistessero contemporaneamente. Pensavo alla Camera Corporativa delle Arti e dei Mestieri. Al Liceo andai al Fronte della Gioventù e mi parvero tutti filibustueri, mi feci eleggere a scuola con un discorso e NESSUN conoscente tra i compagni, dopodiché decisi definitivamente che il popolo era minidotato. Ah, la giovinezza! Al secondo liceo invece si farm eleggere misi 'un mio uomo' come rappresentate. Era più comodo e si otteneva lo stesso. Mai stato egotico. XD Ma erano tutte cazzate, dai. Quegli ideali erano cazzate. O almeno, io lo capivo. Era un idillio fasullo. Nei '90 scoppiò Mani Pulite e la gente incominciava ad vere ego da nobiltà d'animo, ed era CHIARO che si sarebbe andati a peggiorare. Che il dopo sarebbe stato peggio del prima. E' come il passaggio dalla signoria ai comuni. Avevo studiato Giambattista Vico e mi sembrava tutto molto chiaro. Infatti. Come dicevo, ai diciottanni mi astenni dal mio primo voto "percgé votano anche tutti loro, e sono ventisette". Quando tutti sputavano su Craxi io dicevo ai miei compagni che loro erano della stessa pasta, solo che non avevano la POSSIBILITA' di rubare in quelle proporzioni. Gli spiegavo che era solo una questione di opportunità accidentale. Eh mi insultavano, eh! Poi facevo esempi concreti e si zittivano. No, no, no. Bisognava essere davvero stupidi per credere a quegli ideali, ma pure a cinque anni, dai. La storia la si studiava, la storia dell'uomo! Era chiaro come il sole che la macchina assistenziale italiana fosse una locomotiva lanciata a folle velocità contro un muro. Pago tasse da quando ho 19 (diciannove) anni nella placida consapevolezza che morirò senza avere una pensione. Me la sono mangiata prima, nel benesse della mia infanzia. Non ho scelto io il fatto, ma è andata così. Oh beh. Sarei potuto nascere in Africa. Credo di avere ancora da baciarmi i gomiti. SI'! La nostra generazione avràun futuro mediamenre meno sereno della nostea infanzia. Se avremo figli, gli potremo dare meno serenità. Sì, è così. Era chiaro sin da subito e non dipende da noi. Del resto il sole nasce a est e l'acqua bagna. Quando si smetterà di sorprendersene, di lagnarsene? SI' Perché gli ideali sono quello che si da ai poveri per farli morire in pace (ma il cristianesimo non vi dice nulla? Erano PROVINCIALI ROMANI!) e 'la cultura' è il sistema di gestione del pensiero comune che serve a occultare ciò. Sì. Capisco e mi rattristo, Gara. Come al primo liceo. Perché per me è solo l'ennesima prova che i miei simili sono microdotati. Perché non c'era niente da capire, eh. Bastava guardare in faccia la realtà, alle nostre spalle e dinanzi a noi. -
Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento
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Non sono solito parlare d Tezuka, e questo thread ne parla. Roger, ti prego,renditi conto che sei stato tu, col tuo post che ho letto per intero e prima di rispondere, a parlare molto di Anno Hideaki -che io citavo appena-. Credo sinceramente (<-non è retorica) che tu continui a svraimprimere un immagine preconcetta sui miei post, a dire il vero. Credo sia un peccato. -
Lo sviluppo del secondo tomo è in stallo per cause di forza maggiore. ^^;
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Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento
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Mi contenterei di capire perché tavolta tu debba ridurre la discussione a one-liner buttati gratutitamente sul personale con vague da flame-starter, ma mi sa che non mi è dato di capirlo. :-( -
Trovo che sia una cosa molto comune per la nostra generazione. La generazione a cui appartengo, sono stato bimbo negli '80, ha vissuto l'infanzia in un momento di vacche grassissime e idilliaca ingenuità sociale. Il benessere del miracolo economico ha incominciato a diffondersi dai '60, e da lì si fa cominciare infatti la postmodernità, ma credo che da noi gli '80 siano stati proprio il decennio dell'illusione dei buoni sentimenti della media borghesia per tutti. Ma vedere che la mia generazione è rimasta così attaccata, così drogata, così assuefatta a quel benessere mi fa sentire umiliato. Cosa riusciamo a esprimere? Ancora recrudescenze del Piccolo Mugnaio Bianco e Clementina? Quindi vedere un film come Pixel davvero mi ha fatto pensare: "Mamma mia, la nostra generazione è un fallimento. Tutto quel benessere, anziché allevare fini intelletti e buona cultura, ha piantato un seme di demenza mai più estirpato." Ecco, la riflessione credo sia stata questa (sto sempre elaborando).
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Toma: credo che Roger abbia colto piuttosto bene quello che ho cercato -malamente e me ne scuso- di esprimere. Il senso di vergogna generazionale era nato in me dopo il sorriso leggere, nel valutare una generazione che, di riffa o di raffa, continua sempre più a citare e mitizzare la sua stessa infanzia negli idoli più infantili. Per capirci: non mi stranisce la persona che sorride sentendo le sigle dell'infanzia, mi stranisce il girellaro che ne fa una crociata. Mi stanisce la serietà di un aduto che si incolla alla stupidineria della fanciullezza. Direte: ipocrita! Sei un otaku marcio tu stesso! Vero. Ma di mio sono di quella razza di otaku vecchi che cerca, al contrario, la "serietà infantile" - cfr. thread su Tezuka e Miyasan. Quindi woah il recupero della psiche ferita di Nadia, woah la perdita del 'tempo' di Noriko, e chiaramente chissene dei pupazzetti. Questo è il mio modo di restare non 'attaccato' ma 'in contatto' con quella parte di fanciullezza, ecco. E poi, beh, l'averne fatto un lavoro e un punto di rierca/indagine/approfondimento culturale, anche. Ma vedere un intero film, al cinema, prodotto e realizzato e proposto intorno ai videogiochi ottantini, boh. Oh, chiaramente ho sorriso per il fatto che i 'fantasmini' fossero giustamente solo quattro e non cique (ah, la storia di Clyde e Sue), e riconoscere questo e quello, e fare mentalmente le pulci e... ...alla fine non poteva non rovesciarmisi tutto addosso.
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Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento
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Non ho ben capito il senso di questo contributo. Ovvero: che Anno Hideaki sia un fan di Nausicaa, il manga, è una cosa molto nota peché molto dichiarata. Anno adora il personaggio di Kshana, adora il Soldato Titano del manga (nel commentario scopriamo che una prima versione delle-konte del film prevedeva anche la scena in cui Kshana traeva il Soldato Titano dal suo sacco amniotico, venendo tutta bagnata dal liquido contenutovi e assumendo un aspetto tutto scomposto da madre post-partum). Anno ha parlato qualche volta, qualche volta ha scritto, di come il cinema di Miyazaki Hayao sia diventato sempre più 'cinema giapponese' e sempre meno 'anime' - ricordo di aver postato io stesso una traduzione sul merito. La cosa favorita da Anno, se si parla di Miyasan, è sicuramente Nausicaa, e in specie l'opera completa in manga. Anno ha anche un fetish per Teto. ^^ L'articolo che posti, Roger, mi pare onesto/chiaro. Nel senso: lì Anno sta semplicemente rimarcando la sua personale preferenza ed sternado l'idea di come un regista animatore come Miyasan mette tutta la sua 'idea originale' nell'e-konte. Ed è ovvio, no? Miyasan non scrive neppure le sue sceneggiautra, che vengono redatte a posteriori per la pubblicazione (lo dice lui stesso). Disegna tutto l'e-konte come un manga, senza sapere come e e dove finirà, come certi mangaka. L'e-konte di Miyasan viene seguito in maniera molto ligia nella composizione dei layout, che a loro volta vengono seguiti in maniera molto ligia nel disegno dei genga. E' il modo produttivo di un animatore fattosi regista che, se potesse, si disegnerebbe tutto un film animato da solo. Anche questo è molto molto chiaro nel docufilm "Il regno dei sogni e della follia", se mai ci fosse stato bisogno di una conferma all'ovvio. Alcuni passaggi di Suzuki (sul disegnare gli Zero) e di Anno stesso ("per Miyasan i suoi collaboratori sono come degli zoccoli" - sic) sono a dir poco lampanti. Però non ho ben capito il senso del tuo "buonanotte". -
Sono andato a vedere questo film ieri notte, per motivi futili quanto il film. Non mi aspettavo niente e niente ho avuto, tante scemenze da vergognarsi con un sorriso, era davvero tutto così leggero. Quindi ai titoli di coda stavo sorridendo. Ma nel tempo in cui sono uscito dalla sala, sono stato aggredito -dico aggredito- da un misto di agnoscia e vegogna profodna per la mia intera generazione. Mi sono vergognato della mia generazione. Mi sono vergognato come non mai della sua miseria, in senso proprio, che chiaramente è la mia miseria. E' una sensazione che mi viene un po' difficile da esprimere, perché messa in parole diviene subito schifosamente retorica. Ma che pena, quanta pena, tanta pena. Ho dormito male.
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Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento
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In svariati simposi sul manga ho sentito dire che il fumetto giapponese ha una "regia molto cinematica". Sembra una boutade per fare fico, ma ci ho sempre riflettuto. Di base anche in Giappone si fa risalire il termine 'manga' a natali di ukiyo-e (i manga di Hokusai), ma personalmente ritengo che si tratti di un caso di 'ridefiniziione' di un termine. Takahata ha scritto uno o forse due libri in cui argomenta come lo stile dei manga come noi li conosciamo provenga diritto diritto dagli e-maki, e in effett lì il tempo scorre. Ne ho visto uno vero la settimana scorsa al British Museum (c'era anche un guerriero Haniwa vero, quelli di terracotta) e ho pensanto che in effetti forse sì, forse un'eredità c'è, però sta di fatto che i manga 'narrativi' li ha inventati Tezuka Osamu. E Tezuka Osamu era impazzito per Bambi, sopra a ogni cosa. Quindi se ci ripenso in effetti mi par vero che lo stile di Tezuka sembra più quello di una riduzione di un anime in un fumetto che altro. E sei poi penso ai gekiga, e qui mi torna quelche che citi di Nagai, ci vedo molto un senso di 'dramatic angle' da cinema americano, in effetti. Nel commentario di Nausicaa, tra le altre cose, Anno e Takayama ripetono a non finire che con quel film Miyazaki "stava cercando di distaccarsi dallo stile manga e abbracciare lo stile gekiga". E' una cosa che in Italia si discute molto poco, ma con l'anime boom era diffuso il senso di distacco dell'animazione dal genere, dal canone, dagli archetipi del "manga eiga" - che poremmo tradurre come "film a cartoni animati", che poi era lo stesso del "terebi manga" -> "cartoni in TV". Intrinsecamente la parola "manga", a dispetto del rispetto e della rilevanga che l'opera di Tezuka aveva dato al medium (cfr. Tomino: "con Atom capii che anche i manga potevano ambire a un posto nella cultura"), porta sempre con sé, intrinsecamente, l'idea di qualcosa di 'poco serio', l'idea di una cosuccia. Credo sia proprio nel contenuto intrinseco del primo kanji con cui si crive 'manga'. Il punto è che il cinema animato aveva avuto natali diversi: era nato dall'idea di cinema. Soprattutto per certe persone, una su tutte per Takahata (cfr Miyazaki: "Con Hols, Pakusan non stava più facendo i cartoni animati, lui stava facendo Prevert, lui stava facendo Edith Piaf!"). Il distinguo davvero netto è tra la mentalità di un animatore come Ootsuka Yasuo e un regista come Takahata Isao. MIyazaki Hayao è sempre stato nel mezzo. Come sappiamo Ootsuka Yasuo ritiene che sia stata proprio una contaminazione datagli da Takahata. Cito: "Se non fosse stato per l'incontro con Takahata, Miyazaki avrebbe speso tutta la sua vita in cose insignificanti come i cartoni animati". E' una cosa che lì per lì sembta insensata, perché Miyazaki HA speso tutta la sua vita con i cartoni animati. Ma il punto è che Miyazaki, come l'otaku che è, ha speso la sua vita "per cartoni animati che ambivano ad avere una loro rilevanza, una loro significanza". In realtà, questo è un po' tutto il marchio dell'anime boom. Se andiamo a rileggere Ejisonta, vediamo che il punto fondamentale dell'otaku è dapprima il restare attaccato a quella drammaticità, a quella 'epifania di significato' che si può trovare in certe opere per l'infanzia, per l'adolescenza. In certe opere di fantasia che sembrano, al fanciullo non più bambino, "così tanto importanti". Credo che il punto sia esattamente questo. Mi viene in mente tutta la letteratura di fantascienza degli 'anni d'oro'. Mi viene in mente Osaka'70. Soprattutto mi viene in mente una cosa che ho sempre pensato, ovvero che la psicologia otaku nasce in un'infanzia di benessere consumistico, nella quale può incubarsi un certo tipo di vivo intelletto maschile giovanile. Ora cito dalla pagina/articolo che linkavo: "Hayao Miyazaki was born in 1941 (Showa 16) in Tokyo. His father was an executive in the aerospace industry, and he was born into an affluent family where he could be exposed to manga and other stories from a young age. Similar to Osamu Tezuka, born in 1928 (Showa 3), he was blessed with an upbringing that would allow him to immerse himself in his interests and hobbies." Davvero il cerchio mi sembra perfettamente quadrato.Tezuka prima, Miyazaki poi, Anno e molti della loro generazione poi, e quindi la mia propria generazione ancora dopo sono stati tutti bambini graziati da una fanciullezzafatta di diletto e idoli consumistici. Miyazaki lo dice chiaramente nel documentario "Il regno dei sogni e della follia", che la sua famiglia faceva palate di soldi con i pezzi per gli aerei, mentre si rallegra del ricordo (recuperato) di suo padre che regalò del cioccolato a un bambino più sventurato, e poi soggiunge: "Che ironia, la vita. Invece Pakusan vagò da solo per tre giorni tra le rovine incenerite e a lui non diedero niente, neanche uno stelo di patate. Pwer questo è diventato com'è." A figurarsi la scena fa quasi gelare il sangue, non trovate? No dico, fa gelare il sangue pensare al bambinone Miyazaki che racconta come Totoro venga dalla sua fantasizzazione di un gatto selvatico gigante (nota: tratta dalla favla Yamaneko to donguri, di Miyazawa Kanji. Divenne prima la storia illustata 'Mononoke Hime', è quella che citano nell'articolo linkato, e poi Totoro), mentre Takahata facendo La tomba delle lucciole dice: "Alla fine penso che questa storia si potesse tradurre in immagini solo con questo pseudo-surrealismo che è l'animazione, e credo che per questo il pubblico l'accetterà". Miyazaki ha dichiarato di avene infine compreso il senso del cinema di Ozu. Mi chiedo se abbia infine 'fatto pace' anche con Hotaru no Haka, un film che notoriamente non riusciva ad accettare. Credo che non l'accettasse semplciemente perché, come mentalità, forse Miyazaki Hayao era molto affine a Seita. In ogni caso, nel commentario di Nausicaa Anno e Katayama se lo chiedono a chiare lettere: "Miyazaki fa film animati perché è un bambino. Ma Takahata perché fa film animati? Lui è una persona adulta!" La risposta che si danno, credo corretta, è proprio nelle potenzialità espressive del surrealismo intrinseco all'animazione. E' interessante che sia proprio Anno a dirlo a Katayama, e in questo per me è tutto, ovvero che mentre Miyazaki usa l'animazione per 'creare i suoi mondi', Takahata per esprimere la sua visione della realtà non può che usare l'animazione stessa. Dal vero potrebbe fare solo documentari. Dice proprio così, Anno, e credo sia verissimo. Anche perché ho ben presente il documentario di Takahata, ovvero "La storia dei canali di Yanagawa". Credo quindi che Nausicaa, il film, sia significativissimo nella storia dell'animazione giapponese percé in effetti è il primo compimento, la prima realizzazione di un certo tipo di mentalità creativa che potremmo dire otaku (otaku di generazione Zero, dico io). Ovvero Takahata con Hols stava facendo surerealismo a là Paul Grimauld e "La pastorella e lo spazzacamino". Ma persone come Tezuka e Miyazaki comunque non erano a quei livelli di intellettualità. Più affini alla ment<lità dell'animatore Ootsuka, loro volevano disegnare storie emozionanti per bambini, Miyazaki lo dice proprio. Del resto le epifanie dei due furno rispettivamrnte Bambi e Hakujaden. E l'epifania di Hakujaden arriva a Miyazaki quando già è grandicello, eh! Miyazaki racconta proprio di come venne profondamente commosso da Hakujaden, e di come decise di voler fare film che potessero emozionare e commuoverel'animo dei bambini a quello stesso modo. Quindi i conti tornano ancora una volta. Si dice che le prime cose di GAINAX diano le prima cose fatte da otaku per otaku. Poi si retrodata a Macross, perché Mikimoto e Kawamori guardavano Gundam. Ma no, in effetti a bem vedere il primo film perfettamente otaku è proprio Nausicaa. Non c'è da stupirsi che il suo poster campeggi nella stanza di Takaya Noriko.I conti tornano eccome, il ciclo si era già compiuto. Credo che quello che non avevo definitivamente messo a fuoco fosse questo. Ma ora mi è molto chiaro. -
Miyazaki Hayao, Tezuka Osamu, gli anime e i manga, la Valle del Vento
un topic ha aggiunto Shito in La tesi dell'angelo crudele
Apro questo thread perché penso che forse i tempi siano maturi per tentare una discussione ad ampio spettro su questi vasti argomenti intrecciati così singolarmente intorno a un loro crocevia. Inizio da dove ero arrivato in altro topic, dove scrivevo: Credo che il paragone tra manga e anime di Nausicaa sia davvero ingiusto. E' chiaro e palese che il manga originale ha una complessità, una significanza, una mole che l'anime non può avere. Ma il film animato non si può neppure considerare 'una riduzione' del manga, dato che tutti gli sviluppi del manga erano di là a venire, e non dico solo nel tempo e nelle pagine, dico proprio nella maturazione dell'autore. Il film incarna perfettamente il suo tempo: una storia di fantasia avventurosa con un'ambientazione post-apocalittica. Davvero il meglio che Miyasan avrebbe potuto produrre nell'anime boom. Infatti Nausicaa è stato il più grosso successo di Miyasan e Ghibli sino a Majo no Takkyuubin. Inoltre, come Anno rimarca nel commentario, Nausicaa è stato il primo film animato che Miyasan ha sviluppato su un suo soggetto originale. Anzi, è stata la sua prima regia su un soggetto proprio, con personaggi propri. Per questo Anno lo considera la prima vera opera animata autoriale di Miyasan. E tante altre cose tuttì'altro che irrilevanti. Al che, introduco un altro contributo/lettura che mi sembra fondamentale, perché mette in ordine svariate cose ben note ai più attenti osservatori dell'ambito, e poi si addentra sensatamente nel merito particolare: http://2chan.us/wordpress/2009/04/13/japanese-lectureblog-post-translation-the-space-between-anime-and-manga-4-why-is-the-manga-version-of-%E2%80%9Cnausicaa%E2%80%9D-so-hard-to-read-by-takekuma-kentaro/ Quidi, come si diceva una volta: discuss! -
Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
topic ha risposto a Shito in una Taro nella sezione Anime & Manga
Credo che il paragone tra manga e anime di Nausicaa sia davvero ingiusto. E' chiaro e palese che il manga originale ha una complessità, una significanza, una mole che l'anime non può avere. Ma il film animato non si può neppure considerare 'una riduzione' del manga, dato che tutti gli sviluppi del manga erano di là a venire, e non dico solo nel tempo e nelle pagine, dico proprio nella maturazione dell'autore. Il film incarna perfettamente il suo tempo: una storia di fantasia avventurosa con un'ambientazione post-apocalittica. Davvero il meglio che Miyasan avrebbe potuto produrre nell'anime boom. Infatti Nausicaa è stato il più grosso successo di Miyasan e Ghibli sino a Majo no Takkyuubin. Inoltre, come Anno rimarca nel commentario, Nausicaa è stato il primo film animato che Miyasan ha sviluppato su un suo soggetto originale. Anzi, è stata la sua prima regia su un soggetto proprio, con personaggi propri. Per questo Anno lo considera la prima vera opera animata autoriale di Miyasan. E tante altre cose tuttì'altro che irrilevanti. Alla fine, se ci pensiamo, i più grossi successi di Miyasan sonno 2x2, ovvero: Nausicaa e Mononoke: la stessa storia 'rivisitata' in due età diverse dell'autore, una riflesione sull'impatto dell'uomo/umanità sull'equilibrio dell'ambiente in cui vive, e che l'ha partorito, e Kiki e Chihiro: storia di fanciullina viziata che sbatte il muso col mondo degli adulti, rinarrata in due età diverse dell'autore e della società giapponese. Personalmente, trovo che Nausicaa, Mononoke e Kiki siano davvero i tre film migliori dell'autore. Personalmente. -
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Ti sei spiegato bene, ma quello che esprimi non è per niente vicino alla mia mentalità di operatore. Io spero di aver reso un buon servizio a questo film come agli altri tu cui ho lavorato. Non posso dire che questo sia stato il film più difficile, o più complesso, su cui io abbia lavorato. Ma in ogni caso, il prodotto del mio lavoro non è un 'opera'. Io non produco 'opera' alcuna. Io svolgo un servizio, produco del materiale di servizio, nulla più. Se lavoro bene, rendo un buon servizio - la mia mentalità professionale è questa.