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Credo sinceramente che chiunque ami davvero Evangelion non potrebbe che ricercare la prima edizione di DVD giapponesi o, meglio ancora, i LaserDisc. Tutto quello che è stato fatto a partire dal Second Impact box è stato tutto sbagliato, proprio concettualmente. E poi, dal 'Renewal', è stata tutta merda. Ora, per la Rebuilt, basta rendersi conto dell'ovvio: era tutto sbagliato sin da principio. Anno se n'è reso conto dopo il secondo film, ovvero non ha retto più dopo il secondo film. Ha buttato tutto del terzo che era in produzione (fonte: Tsurumaki Kazuya) e ha fatto il terzo film come poi è stato, cercando di dare un senso a quello che senso non aveva. Ma quando si fa così, si sa, è solo peggio. Infatti è stato peggio. Difficile credere che un quarto film vedrà mai la luce.
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Tutto su Lupin III / Lupint the 3rd / Rupan Sansei
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Dopo il crossover con Meitantei Conan, perché non uno con Gunslinger Girl? XD- 842 risposte
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pluschef - buone forchette & buone ricette, trolloniche
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Nella mia esperienza molto del pesto dipende dalla qualità dei pinoli. Se ne trovano in commercio che sembrano riccioli di cera calati da un moccolotto. :-( In Sicilia ho visto cambiare i pinoli con mandorle, o pistacchi, o tutt'e due - il sapore vira vigorosamente sul dolciastro (specie con le mandorle). Anche io amo molto un po' di noci come variant, invece. Alla carlona, persino con i sughi pronti si può mettere un cucchiaino si 'sugo alle noci' in due o tre cucchiaini di 'sugo al pesto'. XD -
Tutto su Lupin III / Lupint the 3rd / Rupan Sansei
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E' solo una voce adatta al personaggio. ^^- 842 risposte
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Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
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Credo anche io che Omohide Poroporo uscirà direttamente in home-video, e sì, ci sarà il BD - certo. Invero stiamo già lavorando sui sottotitoli, dove saranno sottotitolate correttamente anche tutte le canzoni (ottto!) presenti nel film. Il merito dell'arrivo di questo film in Italia va esclusivamente a Lucky Red. Il mio contributo è quello di averlo adattato e doppiato in modo preciso e fedele, anche questo grazie alla disposizione di Lucky Red. Quando abbiamo fatto il controllo dialoghi, i referenti dell'azienda erano quasi commossi alla fine del film. Commossi dal film. Abbiamo parlato solo del film. E' stato bellissimo. Non si è neppure parlato del doppiaggio, praticamente (a parte lo stupore nell'apprendere che la bimba protagonista era di età reale sul personaggio). Questo è proprio il compito del doppiaggio: far vedere e capire un film straniero a chi la lingua straniera non la conosce. Ed è stato fantastico. Mai migliore commento a un mio lavoro: l'amore e la comprensione per il film su cui ho lavorato. -
Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
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http://www.studioghibli.org/forum/viewtopic.php?f=21&t=3842 -
Legislazione forse. Non so quanto la giurisprudenza possa metterci mano, nella stesura dei CCNL. Forse niente. A me fa comunque molto più ridere il fatto che in quel contratto sia disciplinato un compenso per doppiare sul muto, considerato che in teoria si parla del campo della localizzazione. Penso quindi che le porcate stiano un po' da una parte e un po' dall'altra (more lines, more molah). Molto più da quella del doppiaggio in teoria, dato che si legalizza l'abuso dell'opera originale. Il contratto non disciplina "il compenso per doppiare sul muto". Questa è una cosa che ti sei un po' montato tutto tu. Il contratto disciplina il compenso delle figure professionali coinvolte, tra cui gli attori doppiatori, una parte del compenso dei quali è quantizzata sulle "righe" del "copione" da loro recitate. In tutt'altro capite, il contratto enumera, in modo piuttosto generico, varie indicazioni tecniche che possono essere incluse nel testo detto "copione", quali (FC) fuori campo, (VP) voce pensiero e molte altre, tra cui anche (SM), sul muto. In ogni caso, che il 'doppiaggio' parli del campo della localizzazione lo dici tu, non lo dice il contratto né la prassi italiana. Il 'doppiaggio' è "mettere le voci degli attori su delle immagini, a synch con le immagini". Fine. Che poi queste voci dicano cose inventate, riscritte o fedelissime a un mai nominato originale è cosa che al contratto, e alla tradizione italiana, non importa nulla. Non so quante volte debba dirtelo, ma la realtà è questa. Capisco bene che non è la tua visione di correttezza delle cose. Ma l'una cosa non ha nulla a che fare con l'altra.
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Zerocalcare - primo e ultimo libro
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Così poca gloria per Frittella e MicMac. Anche se SuperD.U.T. era ancora più wow, eh. -
Il 'settore del doppiaggio' è regolamentato da un 'contratto collettivo nazionale di lavoro'. Non ho ben capito come possa esistere un contratto che vincola chi non l'ha personalmente sottoscritto, in effetti. Specie quando i soggetti vincolati sono, e anzi sono prescritti dal contratto essere, dei 'liberi professionisti'. Davvero l'Italia è un paese la cui giurisprudenza è strana.
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Zerocalcare - primo e ultimo libro
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Sam: tra l'altro non avendo mai visto Robin Hood della Disney di mio non coglievo l'uso del personaggio materno. Quanto alla bellezza delle opere in quanto espressione del loro tempo: può essere anche vero, ma non c'è bisogno di farlo apposta, infarcendo tutto di feticci del proprio tempo. Tanto ogni opera, nella sua anima, sarà sempre intimamente legata al tempo del suo autore e della sua genesi. -
Zerocalcare - primo e ultimo libro
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E' un post molto bello quello che hai scritto, Sam. E sì, il problema è proprio questo. Siccome sono un otaku marcio, quando trovo qualcosa che mi colpisce, che credo abbia un valore, lo vorrei sempre preservare, rendere più assoluto. E' chiaro che per eliminare certi riferimenti bisognerebbe proprio ridisegnare le tavole. A volte ricongegnare certe vignette. E questo lo potrà semmai fare un giorno solo l'autore (in fondo, è una persona che ha ridisegnato tutta la prima parte di "La profezia dell'armadillo", eh! L'originale è ancora sul suo vecchio blog). Per il discorso di turpiloquio e regionalismi è più facile. Salvo che a me piace tanto anche il lettering olografo di ZeroCalcare, quindi mi metterei piuttosto lì con lui a convincerlo di fare una versione più 'nazionale e multigenerazionale' dei sui fumetti, riletterandolui lui stesso. ^^; E' una forma di affetto e stima, credo. Per quella che è la mia mentalità e il mio animo sincero e genuino (<- magokoro). Ma qui di Roma si parla, e, sopratutto, lui ha voluto dare questa dimensione spazio-temporale alla sua opera. Per questo credo che una "traduzione italiana" non sia un atto di rispetto verso l'opera. Per questo partivo dall'idea che esiste già una traduzione francese. Dato che lui è bilingue italiano e francese che l'abbia fatta lui stesso? E se uno traducesse in italiano la sua traduzione francese? Il 'bello' di una traduzione è che è un'opera derivata: non cancella né deturpa l'esistenza dell'originale, di base. -
Zerocalcare - primo e ultimo libro
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Non credo che dialetto, regionalismi e turpiloquio siano 'sfumature' che si possano non capire perché 'stupidi'. La vedo all'esatto opposto: come ho spiegato, sono quelli referenti ristretti, legati a un ristretto luogo e tempo, che credono vizinino, impoveriscano il valore reale di un'opera. Quindi no, è tutto il contrario di quello che dici, e credo invero che questa volta l'avessi reso molto chiaro per chi l'avesse voluto capire: è che secondo me è un peccato limitare l'opera a solo un tempo, solo uno spazio. Se facessi leggere quei due libri a mia madre, e lo fare, non ci capirebbe nulla. E credo sia un peccato. Sa qui a succienti anni lo stesso, una nuova generazione (auspicabilmente) ci capirebbe ben poco. E' questo quello che Eliot chiamava 'wasteland' - il problema del solipsismo narrativo nella modernità (e figurati nella postmodernità). Non sto dicendo che lui sbagli a fare come fa. Del resto è figlio del suo tempo, della sua generazione e quella fotografa - se vogliamo. Infatti non ho mai detto: NOOOOOO, dovrebbe fare come dico io. Ho detto che dato che c'è una traduzione in francese, perché non potrebbe esserci una 'traduzione' per italiani non ottantini non romani? Mettendo sullo stesso piano questo genere di palude di cose misere (i feticci ottantini) all'ermeneutica storica necessaria per capire appieno Cesare Pavese credo dimostri di non aver centrato il punto. Voglio dire, anche per leggere Dubliners devi sforzarti tanto di andare incontro a Joyce. E non sto dicendo di Finnegan's Wake. Ma non sono la stessa cosa. Non dico che non mi interroghi su questa cosa. L'appunto di Sam non era peregrino. Alla fine, uno dice il neorealismo. Il romanesco (forse meno turpe di quello del pur buon ZeroCalcare) che sta in bocca ad Anna Magnani in Bellissima non mi disturba. Ma lì, mi dico, c'è il realismo delle persone vere oltre al neorealismo della camera da presa. Però poi penso a Takahata, a PoroPoro, a tutto il suo pseudo-surrealismo animato e mi dico che allora non ha senso rimirare gli anni sessanta giapponesi in animazione. Ma almeno lì c'è una riconsiderazione a posteriori, che passa per un filtro temporale - mi dico. In effetti l'unica cosa che mi da fastidio in PoroPoro è la citazione grafica della locandina di E.T. The Extra-Terrestrial, quindi forse una linea di demarcazione ce l'ho. Ma devo ancora indagarmi bene. E comunque, se non si fosse capito, ZeroCalcare lo apprezzo, in definitiva. Come apprezzo i Baustelle. Però non senza delle 'remore', diciamo. A me un fumetto di Zerocalcare senza il dialetto parrebbe qualcosa di artificioso, di innaturale. Insomma, se sei stato a Roma è assolutamente irreale aspettarsi di sentire parlare frequentemente un italiano corretto, e se Zero ha voluto mantenere questa caratteristica credo sia una modificazione dannosa del suo intento creativo andare a ripulire, anche con le tue buone intenzioni, il parlato dalle sue inflessioni dialettali. Ti sei risposto da solo, però. ^^; E se non ci sei stato? Roma non è il mondo, Francia inclusa, e non è neppure tutta l'Italia. -
Zerocalcare - primo e ultimo libro
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione Libri&Fumetti
Gara, è davvero buffo tacciare qualcuno di 'deliri di onnipotenza' quando poi nel farlo ti atteggi così a fare il superiore, sai? Sulla domanda più onesta di Sam: Touji parla con un po' di kansai-ben, è vero. Ma lasciatelo dire da chi ha analizzato la sua parlata, è poca cosa. Non ci sono parole ad uso esclusivo dei giovani del kansai. C'è una variazione morfosintattica molto leggera e parlatro nota in Giappone a livello nazionale. Non è generazionale o che. E' come dire, in italiano, di un certo tipo di napoletano ormai noto alla nazione sinanco tramite la commedia dell'arte (per il giappone: il Manzai e altre forme di commedia popolare di Osaka note in tutto il Giappone). Non è proprio la stessa cosa. Nono sono le stesse wastelands. Se proprio, si potrebbe dire di Abenobashi, allora. Lì di generazionalità ce n'è tanta. Infatti devo regalare a Michele Rech i due box di Abenobashi. Tra Sasshi che proprio non vuole crescere fuggendo prima inconsciamente e poi consciamente nei mondi dei suoi diletti di otaku-bimbo (tra cui i dinosauri!), e il tempo che gli corre dietro insieme alla cruda realtà nei panni di sua nonna morta, della morte del nonno di Arumi, di suo padre... beh, direi che la sincronia è quasi perfetta. E c'è anche il provincialismo. Io ad Abenobashi ci sono andato, eh. Ci sono volute ORE per trovare il tempietto di Abe no Seimei che sta ad Abenosuji, e quando ci andai il vecchio 'quartiere commerciale' era giò stato tutto distrutto, restava solo una via con la vecchia insegna 'Abe no Ginza' (sì, l'ho fotografata). C'erano i cartelli di ristrutturazione urbana proprio come nell'anime, e purtroppo il Festival Gate era già chiuso (mi sa che qui mi segue solo Garion). Ora devo andare a Rebibbia, insomma. Non ci sono mai stato. Infine: Sam, smettila di essere sempre in cattiva fede su tutto. Non serve a niente. Men che meno a te. I M H O. -
Zerocalcare - primo e ultimo libro
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione Libri&Fumetti
Sì, tipo Mount Rushmore (una cosa che è un po' una sua fissazione grafica). Ma poi dice che il suo 'scolpito' è franoso, ancora non ci si può costruire in appoggio nulla, come dire: ci stiamo lavorando. Diciamo che esprimere il desiderio e la possibilità di divenire un sostegno per gli altri, invece che restare nella passività di chi cerca un sostegno per sé e nulla più. Mi pare onesto e buono. Perdonami Shito, ma in questo caso non credi di diventare "più realista del Re"? Posso anche capire l'antipatia per il dialetto, ma credo che se Zerocalcare abbia scelto di usare il tipo di registro linguistico proprio dell'ambiente in cui narra le sue storie, debba essere una scelta che vada rispettata, magari non condivisa, ma arrivare a dire di volere "ritradurlo" in italiano mi pare esagerato. Non ho niente da perdonarti, il tuo appunto è onesto e sincero. Il mio punto è che questo desiderio non nasce da un mio fastidio 'estetico'. Sarei davvero troppo un frignone, così. Come scrivevo, è un desiderio che nasce da una volontà buona di divulgazione di ciò che credo abbia un contenuto valido, degno. Esempio: c'è una canzone dei Baustelle che si intitola 'La guerra è finita'. Ha degli spunti belli davvero. Racconta di una ragazzina ribelle che poi si è suicidata. Ma lo racconta bene, eh. Con un senso e una sensazione pregevoli, I M H O. Solo che... ci sono queste orrende cadute di stile generazionale. Tipo: Emotivamente instabile, viziata ed insensibile, il professore la bollò, ed un caramba la incastrò durante un furto all'Esselunga, pianse e non le piacque affatto. Analisi shitesca: mentre gioisco per la finezza delle prime due righe che sono proprio un cliché da psicologo e prendono senso con la terza righa, che ti fa capire che sono citazione da giudizio come su una cartella clinica, su un fascicolo. Gioisco all'allitterazione 'pianse -piacque', l'uso del passato remoto già storico in un'ultima riga che arriva lì, secca e dura, come un epitaffio che puzza già di pentimento. Ma che cosa combinavi, ragazzina? Lo vedi che era tutto sbagliato? Oh, questa per me è roba bella davvero. Ma poi piango per 'caramba' ed 'Esselunga'. Non è turpiloquio e non è romanesco. Ma sono due termini così viziati da una ristrettezza di confine ermeneutico. Un "caramba la incastrò" puzza di un gergo che è già vetusto per me, chissà per un quattordicenne - e lui trarrebbe maggiore beneficio dalla comprensione profonda di questa canzone, I M H O. E poi, L'Esselunga. E' un marchio che in molte regioni di Italia non esiste pure. Credo esista solo al centro-nord, soprattutto al Nord. Quindi, perché vincolare la comprensione di qualcosa di importante a canoni così ristretti, con refenti dal valore così tipizzato sul piano temporale e regionale? E' un peccato. E' uno spreco. T. S. Eliot parlava di "wasteland", le paludi dell'espressione moderna - credo. La versione cover del Putzstelle infatti è: Emotivamente instabile, viziata ed insensibile, il professore la bollò, e un poliziotto la arrestò durante un furto al supermaket, pianse e non le piacque affatto. Oh, ho mantenuto tutto. Gli enjambement. Anche un senso vagamente 'street' (dico: poliziotto, non 'agente di polizia', eh). Quindi boh, se penso che Zerocalcare viene tradotto in francese, perché non in 'italiano nazionale'? No, perché davvero, GRAZIE A DIO ci sono persone che NON sanno che 'le guardie' sono 'agenti di qualsiasi tipo di forza dell'ordine'. C'era una generazione che parlava di 'piedipiatti', e ci hanno tradotto anche 'cop' nel titolo di un trittico di stupidi film di Hollywood, ma queste cose passano. Sono paludi insignificanti. Ci ironizza Zerocalcare stesso, quando nella striscia da me medesimo postata ironizza sul lemmario del Peter Pan invecchiato, no? Si dice ancora sghicio? Togo? NO! Non si sarebbero MAI DOVUTE USARE simili parole, dico in qualcosa con un contenuto valido. Sono palude, è melma. Tutta roba da buttare nel gabinetto e tirare l'acqua, due volte. Se proprio 'sbirro' - per il romanesco 'guardia'. E' comunque sub-standard, popolare, ma ha un natale certificato (i 'birri' che 'menano in prigione' Lorenzo Tramaglino, IIRC). Io credo che se una cosa è bella, e se è bella vulìol dire che significa qualcosa, debba parlare chiaro e netto. Alla fine anche il 'parlare come uno de noantri' è solo indulgenza, è un modo per compiacersi, è un modo per consolarsi. E' come mettere gli idoli della propria generazione, solo che è sul piano linguistico. E' una cosa che per me chiama 'spreco' e 'peccato'. Quindi sì, il mio desiderio di 'traduzione in italiano nazionale' è un po' un'esagerazione, certo, ma credo esprima il senso del mio pensiero. Non è per dire: "ah romanaccio, parla in italiano!" Non è per sentirmi migliore di qualcun'altro. E' un sincero modo di apprezzamento, è un modo per dire: dacci dentro, perché quello che fai potrebbe valere di più del valore che gli dai. -
Zerocalcare - primo e ultimo libro
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Ma le madeleines longues? :-) -
Mi chica invisible?
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Zerocalcare - primo e ultimo libro
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione Libri&Fumetti
Ahaha, anche io ho sempre pensato alle madeleine in luogo dei plumcake. XD Non so se in qualche altro libro (Un polpo alla gola - ?) le nomini proprio. In ogni caso, io ho trovato proprio un evoluzione tra La profezia dell'armadillo e Dimentica il mio nome. Hai ragione a dire che di base c'è sempre la riconsiderazione del passato. Solo che questa riconsiderazione era del tutto 'propria' e 'inerte' nel primo libro, ovvero: ecco la mia adolescenza, è successo questo e quello, ci ripenso. Ho perso il tempo del mio tempo, fuggendo dal fare e rintanandomi nel pensare ho perduto il tempo reale - sembra il testo della canzone finale di PoroPoro, urgh. Nel caso dell'ultimo libro, l'autore recupera un passato antecedente al suo, quello della sua famiglia, dei suoi ascendenti - e mette seriamente in discussione il sé stesso adolescente, si rammarica di quello che è stato in certi momenti e talune occasioni. Ovvero, c'è l'inizio della destrutturazione del sé, che è una cosa importante. Se tanto mi da tanto, è probabile che dopo un'opera del genere ci sia un momento di riflessione del tutto non-espressiva, di 'silenzio artistico'. Sarebbe normale. -
Quindi sotto le rocce Ben Grimm è cinese? O forse quello se lo tenogno per il prossimo sequel, che magari recuperano il robottino anti-incendio (I fantastici 4+1, sarebbe, se non muore Willis) e quello, chiaramente, deve averlo costruito un cinese. Io dico che funziona. OMG! La Pixar ha copiato EVE di Wall·E! (Reed Richards brizzolato ha sempre il suo perché). Invece Ben Grimm lo identifico da anni con lui: http://media.idownloadblog.com/wp-content/uploads/2013/01/iPhone-5-promo-Bob-Mansfield-002.jpg Parlando invece di NOTE DI MERITO: https://www.youtube.com/watch?v=E5cB8UbG3Qk Susan Richards. Cognome da sposata e pronunciata giustamente syusan. Così si fa, che diamine! :-)
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Zerocalcare - primo e ultimo libro
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione Libri&Fumetti
Il problema è che se leggi uno , puoi fare a meno dell' altro, tanto sono la stessa cosa. Ormai, ZC si ripete di continuo : letto uno ZC li hai letti tutti.... Direi di no. Ovvero, se parliamo delle storielle pubblicate sul blog, potrei anche concordare. Però quelle sono cose senza pretese, direi. Il primo libro, "La profezia dell'armadillo", è una storia che l'autore ha inanellato a seguito della morte assai prematura di una sua ex-compagna di scuola/liceo. Questo ha chiaramente innescato nell'autore una certa ricerca del tempo perduto, in tutti i sensi. A parte l'intenzionale riferimento a Proust, il tema del tempo, della cognizione dello scorrere del tempo, della moratoria dallo scorrere del tempo sono tutte cose molto presenti nell'autore. A tale proposito vi propongo anche quetsa sua 'storiella', che però in mezzo al faceto come si vede incomincia a far serpeggiare una buona quantità di serio, toccando tasti che non possono essere insensibili a qualsiasi otaku: http://www.zerocalcare.it/2015/04/07/la-paura-piu-grande/ A partire dal titolo, dico, c'è molta verità - secondo me. Nulla di sconcertantemente rivoluzionario, sia chiaro. Diciamo 'banale' in senso francese (ovvero: normale, basico). Ma come dico sempre, beh, la verità è sempre banale - c'è poco da fare. E a pensarci, in effetti è possibile che, suo malgrado, l'autore stia man mano passando frivolezza a serietà di contenuto anche nelle cose più estemporanee. In ogni caso, poi l'ultimo libro, ovvero "Dimentica il mio nome", è una storia di riconsiderazione che l'autore innesca a seguito della scomparsa di sua nonna. Ma qui la narrazione è molto più matura. Dico "cresciuta" proprio a livello umano, perché il narratore protagonista, anziché semplicemente ripensare al suo passato, critica esplicitamente il suo io passato. Ci sono un paio di passaggi molto belli davvero. In più, dal PDV narrativo, qui i ricordi e i pensieri autobiografici sono intrecciati con una narrazione fittizia che fa da collante e trama sull'ordito delle memorie di famiglia recuperate. La cosa è riuscita davvero parecchio bene, secondo me. --- Se ho ben capito, l'autore stesso ha dichiarato che dal primo libro, "La profezia dell'armadillo", tutte le sue altre cose [inclusi altri libri, credo tipo tre] sono stati preparazione, allenamento per "Dimentica il mio nome". E credo sia vedo, credo si veda. In effetti credo che il primo e l'ultimo libro dell'autore siano stati i due, gli unici due, in cui l'autore abbia davvero sentito una spinta, un'impellenza espressiva a raccontare -ovvero estroiettare- qualcosa di sé. A conti fatti, io ve li consiglio- -
L'angolino dei Toei RobotZ by rcs/yamato
topic ha risposto a Shito in una -Ataru- nella sezione Anime & Manga
Parlavo dei modelli economici e politici del mondo 'occidentale industrializzato consumistico', non del 'mondo dell'editoria'. Si lascia decidere alla base, al pubblico: in politica è la democrazia, in economia è il libero mercato. Ovviamente sappiamo che anche nell'applicazione di queste pessime teorie ci sono degli inganni, ma anche solo le teorie sono fail da principio, ecco. Neanche una persona intelligente come Dewey è riuscito a convincermi del contrario. E sì che a me il Contratto Sociale piaceva così tanto! Ah, gli anni dell'ingenuità! -
L'angolino dei Toei RobotZ by rcs/yamato
topic ha risposto a Shito in una -Ataru- nella sezione Anime & Manga
E' per questo che il sistema del liberismo [in economia] o della democrazia [in politica] sono intrinsecamente deculturalizzanti, lo so. -
Ma la donna invisibile e la torcia umana non erano fratelli? Sul viso dell'uomo elastico non ho parole da esprimere.
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Dunque, ci ho pensato davvero tanto per aprire questo topic. Per scrivere questo post. Quando ho deciso infine di farlo, non sapevo dove farlo. Fumetto internazionale? No, non lo è - è italico. E allora 'libri e cultura', visto che l'ultimo libro di Zerocalcare è stato candidato al Premio Strega. Fa' ridere, questa cosa, eh? No, non perché ora debba dire male del libro in questione. Ma perché è un fumetto. Io ho sempre pensato che "graphic novel" sia un termine ipocrita inventato da fumettari vecchi e ipocriti che cercavano di darsi un tono. O che forse proprio non riuscivano a tollerare loro stessi. E' un problema, eh. Comunque, Zerocalcare. In prima battuta me ne ha parlato Garion. L'ha citato mentre parlavamo di otakuzoku e cose - dico "parlavamo" ma era una corrispondenza epistolare. Una cosa antica, insomma. Non avevo mai sentito il nome ma a quanto mi diceva Garion questo fumettista, Michele Rech, era già sulla cresta dell'onda, molto acclamato. Quindi, siccome me ne parlava Garion (ma non in modo entusiastico, me ne parlava come 'caso di studio', tipo, si parlava di postmodernità - capitemi) sono andato a vedere sul blog. E non ho retto per più di, mh, trenta secondi. Le ragioni per cui non ho retto: - turpiloquio gratuito - lemmario romanesco - idoli di frivolezza - vague da militante anarchico o giù di lì Quindi quit. In più, avevo la sensazione di trovarmi nei panni della madre o dell'analista dell'autore, che buttava sulle tavole le sue psicosi da piccoloborghese ottantino in denial. Quindi, quit quit quit quit. Non so cosa mi ha riportato a riscontrarmi con Zerocalcare. Anzi no, forse lo so. A Civita di Bagnoregio, in un evento-incontro un po' strano, ho sentito parlare e poi parlato con un altro fumettista, tale Gipi, di cui pure non avevo mai sentito parlare. Dapprima mi era sembrata una persona sgradevolissima, questo Gipi. Poi man mano ho cominciato a sentire un intelletto, una sensibilità, una intelligenza umana e viva, e quindi ho assolutamente voluto parlare con lui - cosa che è accaduta e lo ricordo con piacere. Vorrei che mi si creditasse per la mia genuinità in questo repentino e radicale cambio di opinione, ma in fondo anche questa sarebbe solo vanità, vero? Quindi non importa. Comunque, si parlava di questo signor Gipi e di Zerocalcalre come due rivelazioni nel panorama del fumetto italiano - cosa di cui sono ignorantissimo - e quindi boh, mi sono detto: se sei stato così genuinamente onesto (clap, clap) nel cambiare opinione in pochi minuti su Gipi, come minimo devi riprovarci con Zerocalcare. Cosa che ho fatto. C'erano proprio questi grossi argini: - turpiloquio gratuito - lemmario romanesco - idoli di frivolezza - vague da militante anarchico o giù di lì Sì, sono gli stessi di prima. Non mi ero ingannato. Un po' mi sono compiaciuto che la prima impressione non fosse errata. Però ho trovato fosse anche parziaria. Sono andato un po' avanti nella lettura. E certo quei quattro grossi scogli non venivano meno. Ma ho trovato anche altro. Una sensibilità. Una delicatezza, anche. Una gentilezza di fondo. Ecco, proprio gentilezza (ho pensato tipo "yasashii hito desu na...") Forse mi stavo un po' trasformando nell'analista di Zerocalcare, mio malgrado? Quindi ho letto un po' dei fumetti online di questo ragazzo dall'animo credo genuinamente gentile, forse un po' sociopatico e con le sue psicosi di isolatria strutturata. Facile che fosse diventato un 'riferimento generazionale', con simili premesse, vero? Un'altra cosa che era vera fin dal primo scontro, quello finito con "quit quit quit", è che Michele Rech secondo me disegna molto bene. Dico che disegna molto bene perché disegna in una maniera davvero molto espressiva, il suo disegno è comunicativo per davvero - secondo me. E anche nel suo disegno traspare una forte gentilezza. A un certo punto ho pensato: mmmh, secondo me questa persona è un figlio di genitori divorziati. Ed era così. Poi ho pensato: mmmh, credo che questa persona abbia avuto una preparazione scolastica/culturale superiore a quella dell'ambiente in cui è cresciuto. Ed era probabilmente così. Perché ho anche visto qualche sua intervista (che ne sono tantissime) e mi sono un minimo documentato sull'autore - non per una perversa voglia voyeuristica, ma perché il tentativo conoscitivo dell'opera di un autore difficilmente può prescindere da un minimo di indagine ermeneutica. Dico: se vuoi capire quello che qualcuno cerca di esprimere, fallo davvero, disponiti davvero a farlo. Sennò, non fingere di farlo. Odio la superficialità nella comunicazione. O la comunicazione è reale e convinta, o semplicemente non è comunicazione. Dunque, dicevo, nei fumetti [nelle storie] di Zerocalcare si intrecciano frivolezze consumistiche e super-superificali e tocchi citazionistici diciamo piuttosto colti e alquanto intelligenti. E' una di quelle combinazioni che fa molto successo di questi tempi. Sono anni frivoli. Il pubblico vuole la frivolezza, ma poi annegando in quella si sentirebbe cretino, e allora ci deve essere un po' di cultura pure. Tipo Miyazaki, no? Che fa i mondi favolistici in cui tornare bambini ma intanto ci mette qualcosa di pseudocolto così anche il critico occhialuto può dire: oooh, che poesia! E' un tipo di narrativa perfetta per anni ipocriti come i nostri, no? Ci sono questi autori che sembrano, in realtà, in fuga dalla loro infanzia. Come se la loro infanzia fosse un buco nero che li vuole risucchiare, e loro tentando di sfuggirli, ma intanto vogliono indagarla, capire cosa c'è dentro al buco nero, e quindi gravitano sempre lì intorno. Un continuo tentativo di fuga dal proprio io bambino, tipo. una continua elaborazione di autoanalisi. Non è che la cosa non mi sia familiare, credo. E difatti, oltre a quella succitata componente colta e intelligente (che al netto dell'autocompiacimento del lettore è sempre cosa buona, comunque), nei fumetti di Zerocalcare c'è anche un onesta, genuina autoindagine. Sempre come analista della domenica (letteralmente!), la sensazione è che Michele Rech sia una persona sensibile e intelligente, e lo sia stato. Lo sia stato anche in un'adolescenza ai margini della bipolarità (non sua, eh, dico sociale! Educazionale!) fatta di piccoli lussi e grandi aridità tutte mischiate. Nei fumetti di Michele Rech c'è molta, molta riconsiderazione della propria infanzia, adolescenza, giovinezza. Credo che Zerocalcare in qualche modo stia cercando, faticosamente, di emanciparsi da quella adolescenza, o dall'eredità di quella adolescenza. Che poi si chiama crescita, no? Una cosa che devono fare tutti, ma ognuno per una strada un pochino sua. Quindi, quando racconta davvero qualcosa, credo che Zerocalcare racconti questo. E quando racconta questo, poiché lo racconta con genuinità e onestà, credo che valga la pena leggerlo, anche se: - turpiloquio gratuito - lemmario romanesco - idoli di frivolezza - vague da militante anarchico o giù di lì che è tipo un peccato. Un avvilente peccato. Uno svilente peccato. I M H O (ma si capisce che potrei educatamente quanto dettagliatamente argomentare - non è un 'imho' come dire "la penso così e amen", è un imho per sottolinare che è comunque un'opinione personale, passibile di critiche, revisioni e discussionI). Come chi mi conosce un pochino sa, a me la frivolezza dà l'orticaria. Quando poi incrosta qualcosa di bello, di valore, provo un senso di spreco terribile. Comunque, i due libri di Zerocalcare che secondo me val la pena leggere sono il primo e l'ultimo, ovvero: >>> La profezia dell'armadillo >>> Dimentica il mio nome In particolare, in ciascuno di essi ci sono due tavole che da sole valgono il prezzo (e la lettura) di ciascuno. Sono proprio due tavole che ti fanno pensare bene dell'autore, che ti fanno pensare anche che questa persona sta crescendo e sta portando la sua autoanalisi verso dei lidi di una maturazione intellettuale - che è cosa meritoria e splendida. Nell'ultimo libro ci sono scene da riconsiderazione del sé davvero molto belle. E poi, credo sempre che ci sia un buon disegno che è davvero funzionale alla comunicazione intentata dall'autore. So che il primo libro è stato pubblicato anche in francese. Mi piacerebbe tradurlo quindi in italiano. Dico, l'originale romanesco tradotto in italiano. Per me tradurre le cose nella mia lingua, divulgandole, è tipo un atto di perverso amore - davvero. E' un sentimento che mi viene solo per le cose che credo intimamente avere un valore. Alla fine Zerocalcare mi fa lo stesso effetto dei Baustelle, ovvero del Bianconiglio, che mi ricorda per vari e svariati versi - al netto di differenze pure nettissime. Per i Baustelle infatti volevo fare una coverban chiamata Putzstelle - un nome che è tutto un programma. ^^;
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L'angolino dei Toei RobotZ by rcs/yamato
topic ha risposto a Shito in una -Ataru- nella sezione Anime & Manga
Accontentando tutti non si educa nessuno. (segnatevela, eh, che non mi vengono mica tutti i giorni. al massimo uno alla settimana. di recente anche meno) -
Non ho visto né il trailer italiano, né il film Disney che linki. ^^;