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Potevi metterti con la Canalis. Vuoi mettere il pacere di condividere un Nespresso con quel "magnifico" esponente di femmina? Come si dice: E' la morte sua (la tua più che altro). Con Georgie-boy posso al massimo ambire a condividere la faccia da cu*o. Non cambierei la mia sorellina (moeeeee) per 213754127541872354817654178 Canalis, con tutto il rispetto per la suddetta -che non conosco-. Gara: quando nelle boutique Nespresso?
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Sì, Bob: sono sempre gabbie di Apollo a Dioniso. Si cerca affannosamente un'equilibrio per non essere schiacciati dalla coscienza di vivere.
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E' tutto molto ovvio, Bob. Se studi filosofia del diritto (Hans Kelsen e altri) lo trovi espresso con meno psicofronzoli di Bataille. L'uomo vieta al suo prossimo di uccidere per paura di poter essere ucciso. Ci si accorda, e si perde una parte della propria libertà d'azione, per averne in cambio delle garanzie. Tutto qui, E' già in Rousseau, in Hobbes, non scomodare sinanco Bataille. :) Ma anche "l'Uomo", vivificato come Ente (pseudosenziente) è un magheggio per eleggere un sovra-uomo (semidio) sottobanco. L'Io Penso di Kant è la stessa cosa. E un passaggio sottobanco di responsabilità, delegata a un essere ontologico fantoccio. Una cosa molto misera, molto debole, molto umana.
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Io non riferisco mai appellativi alle persone, quando ragiono. Il 'misero' era riferito al ragionamento, all'argomento. Un argomento misero, a mio modo di vedere, sia nel senso di 'povero' che nell'originale senso di 'triste'. Allo stesso modo: qualunquista. Se la cosa era poco chiara, mi spiace e mi scuso. Ovviamente io leggo un ragionamento e giudico quello. Se poi la persona che vede giudicato un suo ragionameno (che è espressione del sé, non è la totalità del sé) assume il giudizio sulla sua persona essa tutta, io non sono autore di tale assunzione. In genere dico: coda di paglia. C'è differenza, insomma, tra dire "che stronzata!" e "che stronzo!", ecco. Ciò detto: io sono un relativista anche in ambito scientifico. Ci pensai proprio al tempo dei modelli atomici: il fatto che tutti i modelli passati si siano dimostrati superati, ovvero "errati" è la prova provata che anche quello attuale è "errato". E' solo il modello attualmente più funzionale, più utile, e va benone così. La scienza non deve interessarsi di ontologia, sennò diviene scientismo ed è per me il male del secolo.
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Io trovo rilassante dialogare. Lo faccio anche per questo, oltre che per l'interessante del farlo. :) Cmq ragionare sempre in termini di 'falsificabilità' è una logica scientista sottobanco.
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E' la quadratura del cerchio (sustanzializzazione della forma) che una discussione dai contenuti adulti vada fuori dalla sezioni anime/manga...
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Mi aspettavo due cose: 1) la sciocca svalutazione del mio discorso del tutto focalizzato sull'umano (l'educazione del fanciullo) tramite un'insensato paragone sulla scienza della fisica. Puntuale, è arrivata da Darion. Misero. Non è che siccome i modelli sono utili (e nulla più) in fisica, se ne debbano fare in ogni disciplina. Proprio no. Io non l'ho inteso, tu non controbattere con un controargomento su un'argomentazione che io NON ho inteso. Giovanni Gentile rigettava la psicologia e la bandive dagli studi di base, ma non per questo non vedeva che l'approccio scientifico era opportuno nelle discilpine dette 'scientifiche'. L'enciclopedia italiana la volle lui forse più di chiunque altro, eh! Ma estendere l'approccio scientifico a tutto lo scibile umano, anche quello umanista, è tipicamente scientismo inconscio. Tipicamente una piaga dei nostri tempi. Avanti così. 2) La sciocca opposizione da oneliner antifascista/antinazista ignorante, ovvero qualunquista. Mi pare arrivata da Gara. Sì, l'educazione è coercizione. Non c'è alcuna ragione universale per mangiare col coltello e la forchetta. Per fare pranzi e cene. Per non stuprare la prima tipa che incontri che che ferormonicamente ti attira. TUTTA LA SOCIETA' UMANA è basata sull'inculcarsi COERCITIVO di un'insieme di CONVENZIONI SOCIALI, spiacente. Ora, c'è chi ha la forza per guardare in faccia questa realtà, e farsene autore. Sono i migliori. E chi invece segue semplicemente una morale comunque inculcata, scioccamente convinto di essersi autoderminato (ahahahahahahah!) mentre invece deroga scioccamente l'autorità che sarebbe sua a finti-enti creati ad arte, manichi vuoti come dio, la tradizione e cose, le cui fila sono tirate da chissà chi, in genere tendenze generali e indi peggiori dei forti di cui sopra, in quanto meno conscie di quelli. Perché non si ruba? Perché tra i Masai è invece un legittimo modo di appropriazione dei beni? Perché la monogamia. Cosa è 'giusto' e cosa 'sbalgiato' e perché? Suvvia, queste sono speculazioni basiche, ancora una volta liceali. Attendo Darion alla guida dei Bonobo, che gli sono cari.
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Il tempo dei miti globali in realtà è già finito. Vichianamente, siamo al ricorso della riscoperta dell'identità nazionale. Anche Miyazaki Goro lo sa. :)
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No Darion. Vedi, quello che la mentalità psuedogiacobina (essenzialmente 'illuminista' nel senso deteriore) non riesce a cogliere è che 'fare scienza' di qualcosa, modellizzarlo e schematizzalo alla maniera della onto-logica francese, è esattamente il modo per emancipare quel qualcosa dalla percezione sensibile, reale, vivida della realtà. Che non è schema perfetto, ma empatia reale. Credo onestamente di capirti perché io per primo ho avuto un'adolescenza e una giovinezza molto illuminista. Mio padre si chiama Emilio, davvero, manco a farlo apposta. Con la maturità non ho potuto che avvicinarmi a un pietismo luterano, alla sensucht più germanica nel cogliere i momenti della vita e nell'indirizzare le linee della stessa. Dal sano nichilismo di Stendhal all'armonia di Goethe, in un sol balzo. Tutto sommato sono felice di avere, infine, incominciato a invecchiare. E vedere, e auspicabilmente superare, i limiti dello schematismo del mio pensiero giovanile, "perfetto" forse, ma altrettanto arido e distaccato dalla vita e dal sentimento reale, che è la vita di un essere 'medio' quale l'umano. (se sono riuscito a farmi da te capire anche solo per il 10%, sarò felice - chiedo scusa)
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Credo che il fail di un simile modello educazionale ( = il vuoto esistenziale e la mancaza di educazione civile delle nuove generazioni) falsifichi tale psicologia da barborni proprio alla grande, eh! Ah, ma se vuoi continua pure a parlare di futile accademia, invece della vita che abbiamo tutti intorno a noi. E' più facile, e confortante, nevvero? Ti fa sentire nel giusto e col pancino caldo, anestetizza i dolori dell'animo e vela gli occhi alle miserie dei più giovani.
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Questa è la psicologia dei barboni montessoriani. Puah. Se al bimbo fa cagare Cuore, che lo studi in bagno. Non sarà comunque interessato al senso (se non 1 su 100), ma qualcosa si sedimenterà in lui. Crescerà. Ci ripenserà. Il guaio è negli adulti che credono di formare soggetti infantili come se fossero adulti. C'è differenza tra ACQUISIZIONE e APPRENDIMENTO.
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Nel senso che la formazione di una società civile, che segue un discegno preciso ed EFFICACE (come tu mi insegni), è male? Ma volete veramente l'italia degli italiani che pensano ciascuno solo a sé stesso, per poi lagnarvene nel topic della politica? Boh. Appunto dico che Core è *l'unico* libro per l'infanzia italiano. Scrivere per l'infanzia vuol dire formarla, una cosa che non si fa a caso o a gusto: è una cosa che si fa con piena responsabilità, con un disegno, con un fine. Il fine è quello di unificare un popolo nell'idea nazionale. No? (vengono in mente le riflessioni di Rousseau sulla totale contrarietà di 'civiltà' e 'cosmopolistismo'.) Darion: tu hai questa visione romantichetta sinistroide da studente del liceo che si sente progressista perché "ama la letteratura". Quanti anni hai? Non è il punto di OMG far innamorare gli studentelli di Nietzsche (se fai il classico) o Popper (se fai lo scientifico). Oh mio dio che conquista, la libertà! La mente libera! Tanto poi sono solo piccoli consumatori che compreranno la maglietta con Che Guevara o Calvin Klein scritto sopra, cambia il colore e nulla più. Si tratta di fondare una BASE CULTURALE COMUNE e dare una EDUCAZIONE CIVICA E CIVILE il cui valore si rivelerà IN SEGUITO, quando -magari- si smette di essere 'consumatori e basta' ( = bambini) e si inizia a entrare a far parte della SOCIETA' PRODUTTIVA ( = si lavora, per davvero). In tv ci sono gli spot che spiegano che pagare le tasse fa bene a tutti. Forse non è la TV che dovrebbe sperare di educare degli alduti. It's fucking too late. Gli italiani pensano che la loro individualità sia avulsa dal totale della società civile. Gli italiani, ogni italiano nel suo animo, vuole che le tasse le pagino TUTTI GLI ALTRI, così LUI può non pagarle ed essere più furbo/bravo/in gamba. E' una lingua in cui 'spuntarla', 'avere la meglio', 'avere un rapporto sessuale', 'rubare' si dicono nello stesso modo, eh! Il più bravo, un Italia, è quello CHE FREGA. La lingua vi rivela l'es nel teschio di un popolo. Tutto è semantica.
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Ottimo sistema per farlo odiare di nuovo, in realtà. Che risposta da crapula anarcoide. La scuola non deve farsi amare, non deve divertire. La scuola non è intrattenimento, è ISTITUZIONE. Deve FORMARE anche contro la volontà del singolo. Deve formare dei cittadini di uno stato civile con un ordinamento interno. Per capirne il valore, tempo ci sarà nell'età adulta. Il tempo della riconsiderazione arriva per tutti (auspicabilmente). Altrimenti non esisterebbe scuola dell'obbligo, e ogni scimmia farebbe a modo suo.
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Mi permetto la digressione perché ti leggo interessato e competente, probabilmente più di me, sul merito. Ho riletto il testo di Collodi da poco. L'ho trovato onesto quanto sopravvalutato dalla critica. L'originale (che per me è sempre l'unico refente) resta un libro tutto storto, scritto a pezzettini per una testata giornalistica, con un continuo ret-con e gestione dei personaggi 'tutto a caso'. Il grillo, comparsata che viene uccisa sul posto della sua comparsa, torna nella storia del tutto a caso. La fata turchina non era forse che il cadavere di una bambina. Nel tirare avanti la fabula, balza all'occhio la mancanza di un qualsivoglia disegno narrativo di base. Il che sarebbe per me una cosa anche irrilevante, eh! Sono io che predico sempre il priorato del contenuto sulla forma. E il contenuto in Pinocchio c'è, ma non è di alto livello educativo. E un modus educativo *individuale*, una sorta di romanzo di formazione per bambini. Alla maniera toscana (Pinocchio è un diminutivo toscano per 'Pino', anche se molti non ci pensano neppure, tanto quanto Masaccio è diminitivo dispregiativo di Tommaso), si esalta il singolo. Non è questa per me l'educazione nazionale che si vuole. Cuore è un libro che narra il formarsi di una gioventù nella società civile. Con un protagonista con cui un alunno delle elementari può empatizzare (e nessuno può empatizzare realmente con un burattino senziente, salvo casi di dissociazione o bipolarità), Cuore ci narra di famiglie, di una classe fatta di elementi diversi, di spirito di gruppo sopra alle differenze. E' una formazione nazionale, sociale, CIVILE, non individuale. L'individualismo è la morte della civiltà (società CIVILE). Non esiste una civiltà fatta di individui autarchici: i cives sono cittadini, vanno educati come tali. Inoltre, Cuore ha un grande contenuto educativo storico. Già da sempre, con i geniali 'racconti nel racconto', oggi raddoppiata per il valore storico del momento storico della narrazione principale essa stessa: la scuola del maestro Perboni dovrebbe far riflettere ogni nostro alunno su cosa la scuola era, su come era, su come potrebbe e dovrebbe essere. Non c'è una goccia di fantasia escapista in Cuore. Il significato è tutto lì, senza bisogno di allegorie pinocchiesche. Diciamo che nella mia italia ideale Cuore è lettura scolastica obbligatora per tutte le quarte elementari.
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Intendevo inglesi nel senso di lingua inglese, sì. Infatti ho scritto 'altri' classici inglesi, a seguito dei titoli statunitensi. :) Credo che la percezione dei classici americani sia sempre quella di titoli comunque più popolari, che sì, di un Dickens, che sembra essere più abbarbicato nella sua torre d'avorio culturale (anche se poi così non sarebbe, eh). Del resto, il Giappone come l'Italia ha subito fortemente l'influenza statunitense postbellica, solo che per loro l'Europa era lontana, per noi no. Di mio, ho sempre trovato straordinario che dal Giappone si fossero scomodati persino a leggere De Amicis, forse l'unico vero narratore per l'infanzia italiano (sì, sto dimenticando Collodi intenzionalmente).
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non sapevo neppure che Pollyanna fosse stato tradotto in film dalla Disney, ma credo sia pacifico che titoli come Pollyanna appunto, o i maggiori di Mark Twain, siano dei classici come The Incredibile Tide non è, affiancati ad altri classici inglesi come Piccole Donne (e Crescono, e I Ragazzi di Jo), o ancora classicissimi com Il Giardino Segreto (molto noto in Giappone, dove si intitola Himitsu no Hanazono, ed è persino uno dei referenti dichiarati di Arrietty) o Piccola Principessa.
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Gara: eri ironico, vero? :) Halman: grazie per un buon contributo di rapporto fattuale. Aggiungo solo che l'ordine corretto è Re Demone Dante (ma perché ci si ostina a chiamarlo col nome giapponese non tradotto? E non parlo degli utenti di un forum...) -> DevilMan serie TV -> DevilMan manga come 'ripensamento' di Dante. E sì, Nagari era rimasto fascinato dalla componente macabra, grottesca persino, che dal cristianesimo trasuda nell'illustrazione classica della Commedia. Erano del resto quegli anni (i settanta), con una voglia di pornografia e horror (che è sempre pornografia) spacciata per nouvelle vague. :) Il motivo per cui tanta animazione arrivò in Italia è in Europa, oltre alla buona dose di caso citata giustamente da più voci, fu anche la terribile economicità dei prodotti. Proprio perché nessuna produzione giapponese aveva mai pensato, o sperato, di fare soldini da vendite internazionali, anche gli spiccioli bastavano. E così, dalla RAI sino alle più misere emittenti locali, si potevano riempire palinsesti per i giovani del 'baby boom' (quello giovanile diveniva proprio allora un pubblico significativo per le TV). Bisogna anche capire che il giappone postbellico è stato un coacervo di culture davvero incredibile. Takahata e Miyazaki leggevano Edith Piaf, conoscevano le avanguardie, amavano Visconti. Leggevano letteratura per l'infanzia europea per farne opere animate. Anche per questo considero Miyazaki un otaku zero-gen: faceva anzitempo quel che la generazione successiva avrebbe fatto con l'SF -letteraria in primis-. Ma anche così, una cosa è The Incredible Tide, una cosa è Pollyanna. E lo sapevano tutti, dagli autori ai produttori. Intenti e posizioni produttive cambiano a seconda della materia trattata, è inevitabile. Anche Versailles no Bara e La Seine no Hoshi c'entrano poco e niente, in realtà. Versailles no Bara è uno shoujo, ma uno shoujo atipico e davvero d'avanguardia. Negli anni in cui su Margaret andavano di moda le versioni per bambini dell'epopea americana a là Via col Vento (cfr Igarashi Yumiko, e inflenza sulla narrativa popolare del Takarazuka Kagekidan di quegli anni, assai filo statunitense... sino al Grande Gatsby!), la Ikeda era una studentessa di FILOSOFIA che aveva un'interesse europeista storico. Ha PREGATO il suo editor di Shueisha per farle fare 'la versione shoujo manga' della biografia di Marie Antoinette, la Rosa di Versailles. E poi avrebbe fatto Orpheus no Mado, così intriso di narrativa russa, che per l'intensità dei contenuti passò da Margaret a Seventeen. Al contrario, la Seine no Hoshi era un anime d'avventura romanzata ad ampio pubblico, essenzialmente un anime super-eroistico storico con influenze shoujo. Tutt'altra cosa. Again: è necessario sapere di cosa si parla per dire cose sensate. Come diceva Woody (non della Pixar): provaci ancora, Sam.
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Zio Sam, perché non smetti di *pretendere* che una *una realtà* sia *spiegata a te* sino a *convincerti* per accettare la realtà? Nel tuo mondo percettivo prendi per buona ogni cosa di cui ti autoconvinci speculativamente, e non credi ogni realtà che non ti convinca? Quanti anni hai? No perché sai: "quando riuscirai a darmi una spiegazione..." (su una semplice realtà), ovvero la *pretesa di confutazione di una speculazione personale* è un atteggiamento da egocentrismo infantile 101. Come ti ho già detto: non è che il mondo debba venire a spiegarti la realtà tramite la confutazione delle TUE speculazioni. Le tue speculazioni sono zero. Perché sono solo speculazioni fatte sul nulla. Nessuno ha il dovere di prendersi la briga di "confutarle per convincerti". Se tu vuoi accettare la realtà che ti viene indicata, fallo. Altrimenti non farlo, resta nelle tue convinzioni autoindotte (ovvero nella provinciale ignoranza) e sii felice. Eventualmente a volte qualcuno te lo dirà, che sono tutte cavolate inventate da te, ma che vuoi farci? Così è la realtà, ancora una volta. Non Shito. La realtà. ----- Kobayashi: è pacifico che dietro ogni produzione (= investimento) ci sia un intento commerciale, certo. Anche questa è una realtà. Tutti gli anime, che sono produzioni, hanno intenti commerciali. Ma gli intenti della produzione non sono sempre quelli degli autori su cui quella produzione investe/scommette. Suzuki pensa una cosa, e Miyazaki un'altra -per capirci-. Suzuki rende Miyazaki commerciale, anche se Miyazaki vuole solo fare la sua roba per i motivi suoi, come ogni autore. E quindi ti dico che sì, tra uno shoujo manga e un romanzo per l'infanzia c'è un mondo di differenza. Questo è fortissimo ab inizio, poiché sia un manga che un libro sono opere individuali a investimento preventivo zero (o quasi). Questa impronta permane nella logica produttiva che fa di quelle opere primigenie delle opere derivate. E così, magia magia, uno shoujo resta uno shoujo, un kodomo tratto da un classico della letteratura europea resta tutt'altro. Che sorpresa, eh?
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No, Sam, è che proprio non sai di cosa stai parlando. E' solo questo. Ancora ai tempi di Alessandra Valeri Manera, molti soggetti giapponesi "non ci credevano" che in europa comprassero le loro produzioni. Le co-produzioni c'entrano poco e nulla, sono altro discorso come quando i giapponesi facevano il 'lavoro da muscoli da forza lavoro del secondo mondo" per le serie US. E' tutta storia, sono cose note. Non per te, come hai dimostrato, ma sono cose note. Ma ancor più, continui a ignorare/negare/contraddire l'evidenza dei fatti. Non "mie teorie", dico l'evidenza dei fatti. Semplice. Bruta. Tipo che sale e pepe sono cose diverse. A questo livello. Ti lamenti che si faccia un calderone, ma sei solo tu che lo fai, nell'intile ridicolo tentativo di giustificare tue visioni del tutto presuntive, e false, e distanti dalla realtà. E infondate. E insensate. Tu hai 'sempre pensato' che siccome in Great Mazinger c'era il cristianesimo allora wowowow era per noi cristiani? E' solo una stupida presunzione provinciale, tranquillo. Tra l'altro, Nagai era lo stesso di DevilMan, di fascinazione da Dante Alighieri, Gustave Doré e cose. Dici un'idiozia del genere, e ti sorprendi di quelli che hanno pensato che Kaworu fosse Cristo e Yui la Madonna e questo fosse IL SENSO di Evangelion? Che misera provincialità! La tua presunzione non vale nulla, non conta nulla. E' la tua presunzione fatta sul nulla, niente più. Nessuno deve spiegarti nulla per confutarla. Non si deve confutare una ipotesi costruita sul nulla della fantasia di un singolo, non ha senso. Valuta le fonti, i fatti, non le tue beate visioni individuali. Poi saprai di cosa parli. Al momento, non lo sai.
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Se pensi che a quei tempi si producessero anime con in mente mercati diversi da quello giapponese interno, non sai davvero di cosa stai parlando. Credo infatti a questo punto che tu non lo sappia e non ti renda conto di quello che dici.
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Infatti Mimi wo Sumaseba è un dolce shoujo trasposto in un film per famiglie. Non ha l'intento di certi classici della letteratura trasposti in animazione. Versailles no Bara è uno shoujo e infatti ne mantiene tutte le caratteristiche, da Margaret in su. Non è tratto da un'opera letteraria. Semmai influenzato da una certa biografia della Rosa di Versailles, aka la Delfina MA. D'artagnan è 'tratto da', non si propone come una trasposizione animata del classico di Dumas per quello che fosse/era/e'. Il ciclo dei "classici della letteratura/teatro mondiale", invece, sì. Avevano un intento divulgativo di un contenuto schiettamente culturale e educativo, cosa che per le altre opere citate NON e'. Non lo è neppure per Howl, o per Mirai Shounen Conan, per dire. Possibile che questa cosa tanto palese sfugga alle menti annebbiate dal giustificazionismo dissimulato?
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Tu sorvoli su un altro punto fondamentale: che entrambi hanno avuto una trasposizione animata, cioè quest' ultima non è originale ma basata su un soggetto preesistente. Si parlava se per caso erano già stati realizzati anime per "adulti" in passato. Io ho citato Anna come esempio di anime fintamente per bambini , e ho fatto un paragone con Candy, anime rivolto anche' esso alle ragazze, con la sua dose di momenti tristi , ambientato in Occidente e più precisamente in un passato recente che gli spettatori giapponesi avrebbero trovato "alieno". Inutile dire che uno è tratto da un romanzo e l'altro da un manga, qui si parla di come dare dignità artistica e attenzione verso un pubblico adulto inel trasporre in animazione un prodotto considerato "commerciale" e per "bambini ". Se Takahata ti dirigeva Candy te lo avrebbe trasformato in qualcosa di diversissimo dal manga originale, magari migliore, magari peggiore, ma diverso. Io non penso affatto che ci sia qualcosa di sbgliato se un adulto guarda un cosidetto programma per "bambini" o "ragazzi", quanto il suo modo di rapportarsi con esso. No, no, no. Sono ormai convinto che tu "ci fai", quindi lo ripeto un'ultima volta a beneficio di tutti, ma quello che sto *disperatamente* cercando di sottolineare è la *ovvia realtà* per cui: l'intento produttivo, realizzativo, di un anime tratto da un classico della letteratura è una cosa. l'intento produttivo, realizzativo, di un anime tratto da un shoujo manga è un'altra cosa. Tra un po' dirò che cielo e terra sono due cose diverse e qualcuno lo negherà, mi sento persino buffo a esplicare l'ovvio, il palese, l'evidente, ma ècosì. non contra l'ambientazione. Star Wars e Asimov hanno ambientazioni simili e sono diversi nella matrice di base. Non si può pensare all'effimero apparente superficiale sostrato, e ignorare la matrice, la colonna sostanziale portante di ciò di cui si parla. Per favore.
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Il fatto che un classico per la letteratura europeo sia una cosa e uno shojo manga sia un'altra cosa non è una mia opinione, è un fatto. Come puoi sorvolare sul punto fondamentale di ciò di cui parliamo?
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Io stavo solo dicendo che, come base, non credo esista la categoria di 'necessità' (esistenziale) di qualsivoglia opera umana. Nel senso che non credo si possa parlare di opere come se esse "avessero ad esistere", non so se riesco a farmi intendere.
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Credo che l'intento metaforico sull'umano di Earthsea lo renda assai più affine a una letteratura di 'oggettivazione del sé', che di fascinazione fine a sé stessa. -credo- (non sono un esperto, no).