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Una statua dipinta non è arte figurativa disegnata, data che comunica per volumetria, e non tramite il disegno, che è orpello. Cmq persino il David aveva qualche gadget, all'inizio.
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Kamigami no Triforce > ogni altro Zelda no Densetsu.
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Già, che poi non so come facciano a dire che il Lacoonte sia Michelangiolesco, semmai Berniniano. In ogni caso, l'anello mancante del caso è l'arte bizantina, si capisce. Ma anche lì di pittura se ne faceva poca. Si dice bene che la pittura rinascimentale fiorentina parte dal disegno, e questa è un'innovazione quasi incredibile, perché apparentemente originale. Se si vedono i disegni di Michelangelo adolescente, e dico dal vivo, a 20cm di distanza, l'impatto di modernità è vertiginoso. E lo stesso si potrebbe dire per il da me alquanto vituperato Leonardo. Il rapporto di campitura plastica chiaroscurale (nel caso di M. più livelli di chiaroscuro sovrapposti... °_°) va a incasellarsi comunque in un 'disegnato'. E' veramente incredibile. Ma è soprattutto l'uso spaziale e figurativo del tutto simbolista che fa di M. un unicum. Anche i manieristi, che pure rifacevano la sua Maniera, e pure i barocchi doppo proprio non riuscirono a realizzare che M. non disegnava una 'messa in scena' in uno spazio reale/realistico, ma le sue pure idee. C'è un dipinto di Michelangelo (la scena della cacciata dal paradiso nella Volta), in cui il tempo scorre all'interno di un'unica vignetta, le cui due metà dipingono due scene in effetti successive, con un elemento spartiacque condiviso. M. fa un'iconologia tutta sua (il Giudizio che non è ordine ma caos!), e la dipinge con una simbologia che attenderà il 'simbolismo' per essere non ancora compresa, ma anche solo riapprocciata. E del resto, M. è già impressionista e espressionista al tempo stesso. E' quasi imbarazzante il senso di piccolezza che provo dinanzi a uno solo dei suoi sguardi, da quello di inquetudine, a quello di disperazione, a quello di amore materno. Capisco davvero Goethe, e con Platone mi sentirei di dire che le idee dipinte da M., come il mito, sono più vere del vero contingente.
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Capisco quello che dici. Anche a me stava simpatico Sesto Empirico. O Protagora, prima di lui. Il fatto è che più che una *utile illusione* non si ottiene. Sono terribili i tentativi di giustificare l'ontico con l'ontologico, da Cartesio a Kant e poi ancora. La scienza serve, e Galileo ebbe bene a dire che ai suoi tempi Aristotele sarebbe stato Galileiano. Loro erano onestri. I moderni tecnocrati no. :( Ovviamente la mia visione dell'arte come tesa all'assoluto umano, sovra-umano, umano matriciale e extra-umano (persino!) è molto platonica. Ma parlo di arte, del genere. E per me in fondo neppure l'architettura è arte (ci ho pensato mesi, anni... per decidermi). I palazzi, per belli che siano, hanno una funzione strutturale. Lasciamoli al sinolo aristotelico e al buon Sesto E. Ma dell'animo i tubamenti (Michelagniolo) o la quite (Canova), quelli sono altra cosa. E durano di più dei palazzi, già che son nati dalla prima Mela, e sono più universali, perché afferiscono a quanto di comune l'umano ha, alla faccia di quella bufala (ma era un buon tentativ) dell'Io Penso di Kant. Alla fine, è solo l'archetipo del sentimento e della sensualità - apollo e dioniso, se vi va - a essere 'umanamente universale'. La ninfe pasteggiano sulla mia asincronia, lo so, e la mia testa non diventerà una costellazione. :( (il classico di M. è un finto-classico, comunque. L'ha digerito troppo, e l'ha ritirato fuori in un modo che l'umanità deve ancora finire di ripetere. In effetti, M. ha detto molto di più in pittura -dove ha in effetti detto tutto- che in scultura, dove ha fatto sublime dinamico piuttosto che statico, ma prima c'era la Grecia, poi Ginabologna, Bernini e puranco Canova a chiudere il cerchio, e anche M. non si distacca dallo scorrere di questa corrente, per quanto ne sia stato grande interprete e rinascimentale -in senso proprio- artefice)
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Io per uno non credo che la fotografia sia mai stata o possa essere arte. :) Proprio oggi disquisivamo sull'idea di arte figurativa, analizzando le posizioni Aby Waburg (che imho aveva capito il Segreto di Ulisse e analizzato l'Orfismo in chiave psicanalistica come me), e in effetti quello che personalmente chiamerei 'arte' è davvero poco, e soprattutto non è mai un'immagine diretta della realtà (neanche pittorica, no). Come Michelangelo spiegava in un carteggio con Vittoria Colonna (che abità vicino a casa mia, tra l'altro) l'arte che cerca di riproporre il vero (si riferiva alla fiamminga) è solo volgarità. Concordo e la chiamo pornografia: lo spettacolo del vero. Credo fermamente che persino Platone, condividendo la sensucht di Goethe, avrebbe al contrario trovato le figure di M. più vicine all'idea di quanto la realtà sensibile non fosse. Archetipi umani resi visibili. Pitture migliori delle ombre sul fondo della caverna. Quanto di più vicino all'assoluto uomo sia mai riuscito a produrre, forse. Questo mi riporta alla mente un dialogo che ebbi con il prof. De Maio, un professore vero, alla fine di una sua conferenza proprio su M. e Vittoria Colonna. Parlammo delle mie visioni della vita, e alla fine lui si congratulò con la mia consorte per essere tale. Fu tutto molto poco analitico, e tremendamente sensuale. Ma credo che mai comunicazione mi sia parsa tanto funzionale.
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Sembra un sensato equilibrio, sì. Vorrei dire che tuttavia l'eccesso di mezzo rende pallida la necessità, e spesso anziché favorire sfavorisce la resa. Per paradosso, emergere nell'abulia dell'opulenza è ancora più difficile: in effetti non se ne sente quasi il bisogno.
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Ammetto che intendevo 'arte' nel senso più vasterrimo del termine, e che quindi la tua estensione di campo coglie nel senso. Arte come frutto dell'ingegno umano, sì. Del resto 'artificiale' non vuol dire 'fatto dall'opera umana'? Se poi l'ingegno è volto a un fine creativo espressivo, arte come la intendiamo comunemente, sì. Ti torna? :) (devo rispondere al tuo post precedente...)
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Credo che tu non abbia proprio centrato il fuoco del mio discorso. Io dicevo che l'arte umana nasce dal dover 'girare intorno' a un problema perché non hai i mezzi tecnici per risolvero. Tipo, siccome non hai effetti speciali, usi la regia per creare degli effetti. Siccome non hai il colore, usi luci e ombre per creare chiaroscuri plastici. Sono necessità che ingenerano virtù. E credo che questa sia una componente genetica dell'arte umana. Il 50%. L'altro 50% è un imperativo categorico interiore dell'artista ad esprimersi tramite la sua arte. Tale impeto deve purificarsi, a mio modo di vedere, tramite la difficoltà del raggiungimento della possibilità espressiva essa stessa. Perché se l'impeto è molle, ovvero non riuscirebbe a superare la selezione dell'impervio cammino, anche l'arte che produrrebbe sarebbe insulsa. Sulla Sistina Michelangelo c'ha lasciato gli occhi, nel verso senso della parola. E' diventato gobbo e mezzo cieco. E non voleva neppure fare il pittore, come EYMERICH giustamente ricordava. Lui voleva scolpire. E' questa un'altra caratteristica dell'arte: ha sempre bisogno di una coercizione mecenatistica per prodursi in realtà. Perché costa così tanta fatica che difficilmente un uomo ce la farebbe per sé. E i migliori manga non sarebbero stati scritti, pur con tutto il sacrificio degli autori, senza il pungolo degli editor/redattori. E' uno strano equilibrio tra necessità e virtù (intesi come due plurali).
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Il che non ha nulla a che fare con quello che hai scritto tu. Immagino quindi tu abbia inteso da quella mia frase qualcosa di completamente diverso da ciò che significava.
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A giudicare dall'appunto che hai fatto, non avevi minimamente inteso il mio discorso.
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Brave Gokin e gli altri
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione Modellini e gadgets
il petto non si divide in due... :( -
Consigliatemi voi gli anime putrefatti
topic ha risposto a Shito in una Gogol nella sezione Anime & Manga
BTW, in topic: http://page3.auctions.yahoo.co.jp/jp/auction/c290458921 -
Brave Gokin e gli altri
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Se puoi postarla, sarebbe grandioso. :) -
Brave Gokin e gli altri
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ma si smonta tutto tutto come i Micronauti mai fecero? -
Consigliatemi voi gli anime putrefatti
topic ha risposto a Shito in una Gogol nella sezione Anime & Manga
perchè se cerco 'geesenzoku' con google trovo quasi solo tuoi post? possibile che solo tu, al mondo... Prova ゲーセン族 Tu probabilmente non sai cosa siano stati gli SNK Tour, le NeoGeoLand, i NeoGeoWorld. Tu probabilmente non sai neppure che ai tempi del NeoGeo tutto il mercato arcade si rivoluzionò perché i cabinati multicartuccia (e a soft.swap, soprattutto!) entrarono ni konbini, invece che nelle sole geesen, raggiungendo una capillarità mai pensata prima. Tu probabilmente stai ancora parlando di un intero mondo che non conosci neppure per sentito dire, dato che nessuno te ne avrà mai neppure parlato, e speculi per la deforme visione del tuo campetto esteso a mondo. -
e tutto il resto?
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Tu sei mai stato alla Sistina per capacitarti della monumentalità dell'opera? Centinaia di pittori quando, davvero coevi a M. o posteriori, ai tempi di manierismo e barocco? Ma soprattutto, centinaia di pittori capaci di produrre dipinti di quel livello stilistico e contenutistico? No, davvero, perché allora cosa aspetti a riscrivere tutta la storia dell'arte e a rivoluzionare il mondo?
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E' un altro film, vero?
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Se è per questo era da almeno cinquant'anni che i colori si trovavano "bell'e pronti" e che per ciò fiorivano i "pittori della domenica" (probabile comunque che l'Impressionismo siano nato anche come naturale evoluzione di questi ultimi..). In ogni caso i maggiori stimoli all'evoluzione dell'Impressionismo provennero (guarda un pò..) dalla diffusione in Europa, nella seconda metà dell'Ottocento, dell'arte giapponese (in particolare Hokusai e gli Ukiyo-e..). Cosa c'entra il japonisme? Lo so anch'io che HTL era un povero minorato che disegnava mignotte, ma queste sono questioni stilistiche. E non parlarmi di pioggia fatta a china, dai. Io stavo parlando di un rapporto mezzo/intenzione. Ovvero, la difficoltà intrinseca di un mezzo funge da filtro per l'intensità dell'intezione nell'usarlo. E cioè? Che amava disegnare e c'era naturalmente portato? Comunque i colori a Michelangelo di solito glieli preparavano degli assistenti con tale preciso compito, ed in quanto alla voglia di dipingere la Sistina questa era notevolmente incentivata da tutti i soldi che gli dava Giulio II (che addirittura spesso lo "sorvegliava" personalmente mentre dipingeva, minacciando di prenderlo a bastonate se non si metteva d'impegmno..). Hai una strana visione romanzata di M. Ovviamente quando per dipingere ci devi mettere tutta la vita che hai, devi anche tirarne fuori un sostentamento. Che poi Giulio sbroccasse perché M mise affianco le sibille pagane con i profeti dei vecchio testamento, beh, è cosa nota. Comunque il rapporto di Michelangelo con i suoi 'assistenti', che neppure pare davvero che fossero assistenti, è tutto che chiaro. E il punto è che a prescindere da chi pestasse i lapis lazuli per ottenere il blu che M voleva e che Giulio diceva di ridurre, erano i colori di Michelangelo (no, non quelli che poi Colalucci si è vantato di aver scoperto col suo stupro della Sistina, ma quelli che fecero dire a Goethe, e dico Goethe, che si stava stancando della natura stessa dinanzi alla 'natura di Michelangelo). Com'è che si diceva? Melius abundare quam deficere. Meglio che il mezzo comunicativo sia alla portata di più gente possibile, affinchè tutti possano esprimersi, e che così il pubblico possa usufruire delle "idee" di tutti.. Successivanete si provvederà a separare il grano dal loglio, anche se effettivamente la moltitudine di opere prodotte potrebbe rendere il compito arduo (ma del resto in campo artistico è sempre valsa la "Legge di Sturgeon", anche se questa era relativa alla sola carta stampata: "Il 90% di tutto ciò che viene pubblicato, in qualsiasi campo, è merda.."). La penso all'inverso. E' dando facile accesso ai mezzi -di ogni genere- che è nella logica delle cose che essi vengano abusati. Al contrario, se il mezzo è di difficile uso e raggiungimento allora solo chi purifica la propria intenzione in quella difficoltà ne fara uso. Sono sempre stato per un'elite autodeterminatasi, in tutto.
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Trovo questo tuo post molto onesto. Attenderò la seconda parte, ma mi è venuta in mente una cosa al volo, ovvero che ho sempre creduto che in tutte le attività umane la difficoltà di applicazione sia ciò che al tempo stesso stimola e purifica l'ingegno. Ovvero, da un lato "di necessità virtù": il virtuosismo artistico nasce quasi sempre come 'workaround' per una latenza tecnica. Dall'altro, "only the brave": la difficoltà intrinseca purfica l'intenzione meschina. Voglio dire che se penso all'impressionismo, per me è tutta merda di gente che incominciava ad avere i colori bell'e pronti, e imbrattava tele per noia o quasi. Quando Michelangelo faceva la Sistina, si faceva i colori. Come tutti i pittori del tempo, eh! Voglio dire: doveva averne proprio tanta di voglia. C'era un impeto inderogabile a fare quelle pitture, evidentemente. Poi vedi i suoi disegni di quattordicenne e capisci tutto. Allo stesso modo, mi hai fatto pensare, che deve valere per la comunicazione. Ora che il mezzo comunicativo è palesemente sovradimensionato, non se ne può che abusae per il nulla contenutistico. E su questo, direi che torniamo al cinema, anche.
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Grazie a te per il bel post da cui ho preso le mosse e scusa per l'OT. Se poi con la tua risposta vorrai spostare tutto dove tu lo ritenessi più opportuno, concorderei. Visto che lo spunto veniva da qui, ho inteso rispondere qui, ma non intendevo ammorbare il thread. :)
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EVE no Jikan - Gekijouban
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Vorrei anche usare questo thread per parlare dell'opera in sé. Inerentemente alla versione originale, quella ad episodi, intanto link la bella recensione scritta da Roger, che trovate proprio qui dietro l'angolo. Premo sull'acceleratore riportando anche il mio commento, editato: Il punto di Time of Eve è che gli androidi sanno amare più degli umani. Il punto di Time of Eve è che amare significa conoscere, empatizzare con i problemi dell'altro. E gli umani contemporanei sembrano aver dimenticato tutto questo. Nella loro incomunicativa sovracomunicazione. Nella loro egoistica isolatria emotiva. Gli androidi di Time of Eve sono stati creati per servire gli umani. E sono assolutamente in pace con questo. Sammy vuole servire Rikuo, e va al café per trovare modi per renderlo più felice. Koji & Rina, allo stesso modo, vogliono servire i loro padroni, e cercano di imparare modi per essere maggiormente utili a loro. Shimei vuole soltanto ed esclusivamente il bene di Chie. E via dicendo. In time of Eve è insomma un'apologia della morale (ovvero della psiche) del servo come unica morale d'amore, in un mondo dove il benessere e l'individualismo dei 'padroni' portano alla libertà, ovvero alla solitudine. Perché libertà *è* solitudine. -
Sono incappato in questo post molto interessante di Shuji, a cui volevo rispondere, ovvero dal quale volevo anche apportare delle rfilessioni, da molto tempo. Vediamo cosa riesco a scrivere. Credo che quello che qui rilevi sia un fatto. Ovviamente si stava parlando di immagine, di narrativa in immagini. Ma il fenomeno è ben noto anche nella letteratura, ed è esattamente lo stesso. Ab inizio, l'arte imitativa è un modo per mettere 'in scena' (in senso lato, anche un libro) un falso che possa veicolare un contenuto educativo. Ovvero, piuttosto che scrivere un saggio, si scrive una stora da cui 'emana' lo stesso significato ultimo del saggio. E' una cosa che ho sempre ritenuto nobile. In barba a Federico, ho sempre ritenuto e ancora ritengo che i tragici greci siano nati così (e Plato deprecava pure quelli, o forse quello che avevano finito a diventare nell'uso?). Ovviamente, non è facile. Ci vuole una fabula, dei personaggi, e l'intreccio fra loro. Tutto deve essere credibile per riuscire a entrare nel pubblico. Deve funzionare. Altrimenti non serve. Altrimenti il messaggio, il 'contenuto vero', non viene fuori dal suo mezzo. Che è tutto il resto. Se partiamo da quest'ottica, tutto si spiega con la volgarizzazione (in senso proprio: volgo = popolo) dell'arte imitativa della realtà, o imitativa. Nel momento in cui entra una logica 'democratica', ovvero 'di mercato' nella mente creativa dell'arte, colui che è al vertice di una piramide -l'autore- invece di pensare autolegittimandosi di dare un'educazione alla base della piramente -il pubblico, il popolo- semplicemente si adegua a quello che il pubblico chiede. Ma il pubblico, il popolo, il volgo era ciò che l'arte di uno intendeva educare, non ciò che si intendeva determinare l'arte. Indi, a rapporto invertito, si va a slavina. Il pubblico non vuole capire nulla. Non vuole nulla da capire. Non vuole imparare, non vuole migliorare sé stesso, non vuole neppure riflettere. Nessuno vuole prendere le medicine, e già per Lucrezio la poesia era inganno per passare i contenuti a un pubblico volgare. Quindi l'arte imitativa, la narrativa, si depreca. Prima si perde l'idea che il fine sia un contenuto educativo, ovvero la trama per sé stessa. E' il periodo in cui ci sono trame avvincenti e ben congegnate in opere senza un messaggio, una comunicazione etica intrinseca. Poi ci si rende conto che il pubblico, come donnette, vuole solo impicciarsi della 'vita' dei personaggi. E allora la narrativa gira tutto intorno ai personaggi, ai loro fatti. Nella letteratura questo punto si raggiunse in primis nell'Inghilterra post prima rivoluzione industriale. Perché? Perché c'erano soldi abbastanza da far leggere i libri alle massaie annoiate. C'era la stampa industriale. E' sempre così: più si allarga la base determinante, più tutto va in vacca. Avete visto costa succede con l'animazione, quando l'otakuzoku diviene mainstream? Che si può fare un anime SOLO per far vedere quattro cretine che fanno il nulla. Occhio, GunBuster era uno 'bishoujo to robotto anime', sì, ma quello era il MEZZO, non il fine. Parlava di altro. Eccome. In TV, beh, siamo arrivati prima alle soap opera (trama schiava dei personaggi), e poi al 'reality show', ovvero un ossimoro che mettere in scena delle maschere vive (scusami, Luigi!) che fanno da personaggi di cui impiaccarsi. Ora, si noti che ci sono anche delle minoritarie inversioni di tendenza. Per esempio, nell'Inghilterra che citavo c'era chi facendo dei libri tutti sui personaggi cercava di tornare alle origini, ovvero metterci un significato diffuso. Tipo, Charles Dickens. L'ho sempre stimato a dispetto delle critiche ipocrite dei suoi contemporanei. Il vero problema è la spaccatura che si viene a creare tra la 'cultura', che diviene autoreferenziale, autocompiaciuta e sterile, e il 'popolo', che si involgarisce nel senso peggiore del termine. Quindi ho si ha un autore 'impegnato', oppure lammerda. E sono due cose distinte. Questo non fa bene a nessuno. Come ho scritto, credo che quel film sia molto sopravvalutato. L'effettistica mi ha infastidito. Anche la spettacolarità gratuita. Però però, mi dico, alla fine così l'ha visto più gente. Un significato c'era. Non epocale, certo, ma c'era. Alla fine il trottolino amoroso non era così da deprecare. Lo sto rivalutando. Va tutto bene, ma parliamo dello strumento. Ovviamente io parto dal presupposto che tutta, e dico tutta, la letteratura la narrativa l'arte di evasione sia merda, merda diseducativa che non andrebbe fatta e non ha dignità di esistenza. Ovvero, o c'è il fine (la comunicazione di un messaggio reale), o il mezzo non deve esistere. Perché la non educazione è cattiva educazione, educa infatti al peggio: alla presunzione di non-necessità di un fine negli atti umani. So che il Signore degli Anelli è divenuto un mostro sacro (in tutti i sensi di entrambi i termini), ma alla fine credo che la sua onestà sia quella di una buona favola: una storia di fantasia che in mezzo a una narrazione ben fatta (con ambientazione, con trama, con personaggi - il tutto ben congegnato), parla di quello che voleva parlare. E ci riesce. Alla fine, infatti, credo che le favole -in tutte le loro forme- siano rimaste in età moderna le storie migliori. PERCHE' MANTENGONO UN FINE EDUCATIVO. Ovvero, quasi tutti i film della Pixar hanno un senso. Dico quasi. In questo senso, The Incredibles e Wall-E sono straordinari. Valeva la pena di realizzarli, perché vale la pena di vederli. E anche altri. Anche alcuni film dello Studio Ghibli sono così. Quelli di Takahata sicuramente. Ovviamente, sono film per bambini. Vederli da adulti è un mezzo furto, un uso improprio. Ma il punto è che la narrativa per adulti, ormai, è da buttare. Non ci sono più adulti che parlino agli adulti. Nessuno si prende questa responsabilità. Gli adulti o parlano a loro stessi, oppure non parlano a nessuno. Esattamente il contrarion di quello che io, ad esempio, sto cercando di fare qui. Ovvero, vi chiedo: ma voi davvero sopportare l'idea di andare a vedere una cosa come Iron Man 2? O di vedere anime idioti come K-On! o Working!! o tanti altri? Io non ce la faccio più da tanti anni.
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E' un grande film. Del resto, era anche una grande serie. Dopo averlo apprezzato, non sono riuscito a non inviare una semplice mail ai miei contatti allo Studio RIKKA, dopo essermi accertato che nessuno avesse avuto guai col sisma. Ve ne posto il testo a seguire, mai che qualcuno ne volesse discutere. In effetti, qui su pluschan su EVE no Jikan ho letto solo una bella recensione su un blog, che consiglio a tutti. ******* It's a hard time for the anime industry, we have a market filled with more and more meaningless products. Products that cannot give the audience anything more than some cheap entertainment. It's like running away from reality. Animation has become just a tool of escapism. At this rate, one would say there's no need nor reason anymore for animation. Thank you for creating a product that shows us once again the great potential, the great power of animation. Eve no Jikan is rich with style, yes, but most noticeably is rich with emotions and meaning. While it's a bit of ashaming (chotto hazukashii kedo), I have to admit when I watch and re-watch the climax of Masaki's "resolution", I just cannot avoid to tremble and shed some tears. Is it childish? If so, than emotions and empathy are childish. But I think that understanding others' emotions, coming closer to them, thus being able to 'care' about others... maybe this is what our society is losing along the way. I think Eve no Jikan is about this topic. Thank you for creating such a great work. This is a story that our world really need to listen to. Sincerely, -Gualtiero Cannarsi
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Credo che Casshern di Kiriya Kazuaki sia stato un grande film perché non tentava di sembrare un cartone animato. Cosa che è una buona garanzia di fare una cagata di film (breaking news: un cartone animato e un film sono media diversi!) Inoltre, aveva un significato. Intelligente. E molti momenti altamente emotivi. Sembra che tutto il necessario ci fosse.