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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Shito

    Che film avete visto oggi?

    Anche io ho pensato alla serie di Bourne, solo che non era un film di quella serie. Ero tipo: WTF? Ennesimo superagente palestrato e freddo come il ghiaccio. Ok, Bond.
  2. Shito

    Che film avete visto oggi?

    In volo ho visto: Never Let Me Go (aka 'Non Lasciarmi') - commento: interessante, da rivedere. Inception - commento: pretenzioso, non male ma sopravvalutato. Casino Royale - commento: ridicolo, patetico
  3. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Bob, ti sottoscrivo. Quel 'fanno tanto i rivoltosi ma alla fine sbavano per un hamburger' era mio, non di Takahata. Sebbene Takahata sia un occhio discreto che cerca di non parteggiare, credo che in lui vi sia una velata critica non tanto all'urbanizzazione in sé (quella di Tama), ma alla 'strada' intrapresa dal Giappone postbellico. Sembra dire "Cosa stiamo dinventanto?". Mette in scena i tanuki come i giapponesi di ieri, e gli umani come giapponesi di oggi. Tratteggia un Giappone moderno che ha perso il contatto con la propria tradizione. Questo è un punto molto forte in tutta la produzione di Takahata cineasta, diciamo almeno a partire dal suo documentario "La storia dei canali di Yanagawa". Di mio, non so se Takahata sia in questo completamente onesto: alla fine anche lui ha 'fissato' un termpo dell'Arcadia, e ha 'deciso' che l'impatto umano -fino a lì- 'andava bene'. Ma anche quello era impatto, e un otaku come Miyazaki, che si stava facendo anziano, risulta allora più radicalmente onesto con Mononoke Hime: umanità contro natura è sempre un'affermazione competitiva (anche se gli Emishi sembrano fare la parabola del buon selvaggio, in effetti...)
  4. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Non trovo la tua lettura contraria e quella che proponevo, se non per il passaggio sulle intrattenitrici. Sicuramente la volpe Ryuutarou è astuta, melliflua e senza scrupoli. Dalla piaggeria estrema del primo incontro (la deferenza affettata), sino alla spregiudicatezza del dire di lasciar morire i propri simili con buona pace dei geni peggiori, c'è tutta la gamma del caso. Al contrario Kinchou, che è il top della sua genie, resta un soggetto semplice e di 'sani principi'. E' il mio personaggio preferito.
  5. Shito

    Rebuild of Evangelion

    Allora doveva essere una pubblicità vecchia. ^^
  6. Shito

    Rebuild of Evangelion

    Sembra stia per uscire anche un nuovo volume di Glass no Kamen, ne ho visto la pubblicità in una stadiozne della Tokyo Metro. :)
  7. I'iPad2 sembra davvero una figata. I video ufficiali li trovate ovunque, a partire dal sito Apple, ma hon trovato interessante questo: http://www.youtube.com/watch?v=E6efxgy1TME&feature=related Non vedo l'ora di provarlo da qualche reseller! :9
  8. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    La migliore pagina del topic da quando abbiamo iniziato a parlare di Ponpoko! Il narratore, in effetti, in originale è un famosissimo interprete di rakugo. E il rakugo è una forma teatrale di narrazione a monologo. Ovvero, nel rakugo, l'attore si siede sul palco con un ventaglio e una pipa, e narra tutta una storia, eventualmente interpretando parti di discorso diretto 'facendo le voci'. Il ritmo del rakugo è molto serrato, e intende 'trascinare' il pubblico di uditori dentro alla narrazione stessa. La parte più rakugo del narratore di Ponpoko è quando si parla del disboscamento del monte Hikage, dove potete sentire il narratore entrare e uscire dalla voce del 'propietario assenteista' (che casino per cercare il termine specifico - in giapponese è parimenti un termine legale specifico). Sicuramente c'è quel tipo di linguaggio da rivoltosi della domenica nei tanuki. Ci sono anche delle variazioni. Se ci fai caso, Gonta in una occasione fa prima il samurai e poi ancora l'attore kabuki (nella sua esaltazione), e il registro si flette fortemente (anche in giapponese). In un'altra occasione usa termini da colpo di stato romano (poi ripresi in epoca nazista), e così precisamente così, era in giapponese. :) Mi sento di sottoscrivere enfatizzando soprattutto la seconda parte della frase. Ti riferisci all'italiano vero? no, perché ho appena scritto che in jap non ho afferrato granché. Guarda, così su due piedi: - il Narratore su tutti ha un modo di esprimersi decisamente "sopra le righe" rispetto agli altri personaggi. Indubbiamente è quello che mi ha richiesto maggiore attenzione durante la visione. - segue Okiyo ed, in generale, gli Anziani della collettività, Patriarchi inclusi. - i partecipanti alle assemblee mi hanno ricordato, nel modo di parlare, certi personaggi che imperversavano a scienze politiche ai tempi della Pantera. - sul dibattito televisivo fra il giornalista ed il politico credo si sia già detto abbastanza nelle pagine che precedono. - oddio, magari è una mia impressione, ma anche le volpi hanno un non so che di mellifluo che le discosta dagli altri personaggi. Certo, mi riferivo all'italiano. Dunque, sui tuoi commenti: -così è anche in giapponese, come ho spiegato sopra. Bene! :) -dici proprio Okiyo o intendevi Oroku? Credo pensassi alla seconda, che ha delle parti didascaliche, da saggia anziana. Forse Kinchou VI in particolare è anche più in alto di lei, laddove invece Seizaemon -un patriarca- parla proprio da campagnolo. Magari rifacci caso e dimmi che ne pensi. Su tutto, adoro il fatto che siano sempre tanuki, ovvero di base dei sempliciotti. Quando la 'prima riunione del consiglio patriarcale' si risolve per 'gli hamburger del McDondald' che 'ebbero risolutiva efficacia' così che 'la riunione si aggiornò pacificamente', rido sempre come un matto. Come quando leggo Voltaire. Fanno tanto i rivoluzionari ma alla fine sbavano per un hamburger. E' così umano! E' come pensare a quattro troie fatte entrare in un consiglio di partito e tutti d'accordo. Adoro che il narratore usi questa termminologia precisissima di fronte a immagini tali: la 'segreteria presidenziale' è la sola Oroku, chiaramente, e l'aggiornarsi della riunione è una bella mangiata. Una cosa simile si avrà poi anche nello Shikoku dove le 'serie riunioni' di cui dice il narratore sono visiviamente quattro tanuki che giocano a carte, oppure (Inugami Gyoubu) impugnano pistole giocattolo e ancora (Kinchou VI) riparano un distributure di omikuji automatico simile a un cucù (il cui 'uccellino' è Koharu). -bene, obiettivo centrato in pieno! -senza dubbio -non è una tua impressione. L'unica volpe a parlare è in effetti Ryuutarou, ma il suo modo di essere mellifluo -sia nei termini che nei modi- è del tutto unico nel film. Il suo confronto con Kinchou VI è in qualche modo un piccolo capolavoro in sé stesso. E? così tipico di un modo di fare affari senza scrupoli del giappone anni 80-90: porti il vecchio al Kyabakura di lusso, lo stordisci con troie, vino e cibi occidentali costosi, lo fai firmare. Il modo in cui Ryuutarou usa retorica per saltare da mellifua piaggeria a stoccate di una spregiudicatezza terrifcante è incredibile. Tipo quando 'stoppa' le rimostranze genuine di Kincho con frasi come "anche il suo sgomento è comprensibile, ma intanto mi affretto a concludere", e cose simili. Credo che il setting ideale di quel dialogo sia in effetti un palazzo commerciale di Hamamatsuchou dove sono stato, c'è la migliore vista della Torre di Tokyo, o un posto del genere. Anche il comportamento delle 'donnine' è terribile: sono delle poverette. Fanno sorrisini e sono oggetti puri, si trasformerebbero in quanto richisesto all'istante, ma mentre fanno le entreneuse di lusso pensano a rubare bocconi di cibo, a tirare a campare. Ci sono dettagli come Ryuutarou che si mette la cravatta dietro la schiena prima di sporzionare l'arrosto, per non macchiarsela chinandosi sul piatto, che mi fanno pensare che Takahata sia un genio. In effetti, lo penso. Grazie per i tuoi commenti! Su tutti, Kinchou VI è il mio personaggio preferito, una sorta di 'filosofo di campagna', ovvero di buon intelletto ma legato a certi valori radicati nella terra. Il suo "simili questioni non fan differenza", con cui liquida un certo tipo di lusinghe, o il discorso da pater familias al promesso della figlia e suo ipotetico successore mi commuovono sempre: "sentire che tu sia dispostyo a succedermi nello Shikoku prendendo in moglie mia figlia mi rasserena, ma non sarai mica diventato un egoista tale da abbandonare i tuoi compagni, vero?" . epico. Hai visto alla fine che fine fa Kinchou? Il narratore non lo narra e molti pensano che in video sia Okiyo, ma p Loharu col padre e il marito - tutti trasferitisi a Tokyo. E Otama che porta sulla tomba di Gonta una lattina di birra, mentre Okiyo - l'amica di sempre - le regge l'ombrello sulla testa? Okiyo è un'altro di quei personaggi da manuale. Sì, sottoscrivo. Anche se alla fine c'è il rischio di fraintendimento, specie per la non coincidenza tra i periodi di storia dell'arte e storia in quanto tale. Sottoscrivo tutto. Con te, Shuuji, mi piacerebbe intavolare una piccola parentesi sulla questione 'Takahata e neorealismo', perché da un lato HA SENSO per Takahatata (e non per molti altri), dall'altro tu ne sai di cinema come io non so, quindi sarebbe per me edificante. Le mie impressioni -e ribadisco impressioni- sono che sebbene Takahata abbia subito una forte contaminazione da parte di un certo cinema diciamo europeo e italiano, dall'altro la matrice giapponese abbia portato a un sincretismo unico. Ovvero, la prima cosa che mi viene in mente, è che quando vedo Visconti (la cui appartenenza al neorealismo pèure parmi sfumare da Rocco e i Suoi Fratelli in poi), è che ci sia un compiacimento intellettuale del regista che rende tutto un po' tanto pornografico. Nel senso lato del termine. Una cosa di difficile giustificazione anche dinanzi ai più nobili ideali di documentazione, come era per il realismo e il verismo soprattutto (dico in letteratura). Visconti non è Verga, insomma. E non ha neppure quella genuinità intellettuale del siciliano, imho. C'è comunque qualcosa di decadente. Al contrario, Takahata ha una delicatezza che secondo me gli viene proprio dall'eredità sinanco 'genetica' nipponica. Takahata mi fa commuovere mentre sorrido. Non c'è un distacco sprezzante, e non c'è uno squadernamento lacrimevole. La camera mi pare sospesa in un perfetto equilibrio instabile tra i due. Che ne pensi? L'abbastanza era retorico, vero? ^^; Tipo quando ci sono i tanuki cuccioli 'reali' che giocano, al termine della sequenza deglia mori primaverili, io mi chiedo sempre: MA COME HANNO FATTO? °_° Le colorazioni, su tutto, sono pazzesche. Mi pare abbiano usato dei colori inediti, non tossici e del tutto naturali, per fare questo film. I fondali mi fanno paura. Hanno una luminisotià da paesaggio realistico ma vista prima, o mai più rivista dopo, in animazione.
  9. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Mi interesserebbe sapere se, nella tua percezione, siano riscontrabili variazioni di registro linguistico tra diversi personaggi, nonché tra narratore e personaggi in genere. :)
  10. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Maxmilian, davvero, smettila di renderti ridicolo. Sono millemila post che continui a citare slati, sei bravissimo, ma la realtà resta. La lingua dei dialoghi del film è quella che puoi sentire nel prodotto finito. Cosa che non ha nulla a che vedere con questa board, i copioni stampati, i miei temi delle elementari, o che. Tu parlavi dei dialoghi italiani del film. Continua a parlare di quelli, e non attaccarti ad altro.
  11. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    E' solo la fonte della discomunicazione e del fraintedimento. Ovvero la sussunzione di oggettività significativa di una parola, ovvero di una categoria. Non funziona, Darion. Sono cose che si fanno e si credono, e non funzionano. :( Infatti se misuriamo in metri e costruiamo un palazzo, non crolla. Se proviamo a giudicare la morale e le morali, tutti sono morali e tutti sono immorali, a seconda.
  12. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Una riga storta in un bel post. Max ha scritto e ribadito che l'italiano usato in Ponpoko è 'scorretto' e 'non italiano'. Questo, nell'unico paradigma oggettivo [la correttezza della lingua] è un falso, ovvero una menzogna, ovvero un'idiozia sino a prova contraria. [correzione degli slati courtesy of Maxmilian] Che Max non ha saputo dare in non so quante pagine di topic. Questi sono i fatti OGGETTIVI. Quanto a quelli soggettivi, ovvero di opportunità o meno di infinite (ma neppure poi tante) variazioni linguistiche tra vari costrutti sintattici parimenti corretti e varie parole altresì parimenti corrette, è altro paio di maniche. Credo che il povero Peanuts abbia speso N post solo per tentare di ribadire questo, e ribadire che l'oggettività esiste solo dove esiste un criterio di confronto, ovvero giudizio, unico e verificabile. Come faceva notare Kant, appunto. -- OT sulla storia dell'arte e l'univocità semantica di termini non definiti oggettivamente, reprise di Darion. I miei studi in storia dell'arte danno gran torto alla tua visione 'oggettiva' e 'universale' su come come 'il barocco'. La critica, in effetti, non ha ancora deciso se Raffaello possa intendersi già un manierista o meno. Il giuidizio è cambiato molte volte nella storia della critica dell'arte, e voglio solo ricordare una confraternità che si nomò 'dei preraffaeliti' proprio in spregio alla maniera. Ci sono termini che fanno un overlap assurdo, o termini che si risolvono in un solo artista. E vorrei anche ricordare che la storia fraziona i periodi storici, anche quelli più importanti, in modi diversi a seconda di dove la si studia. Per esempio, lo spartiacque tra storia 'moderna' e 'contempoerane' è diverso in vari paesi d'europa, e le varie epoche non coincidono tra la storia e la storia dell'arte. Per non dire dell'uso comune della parola 'moderno'. In questo stesso thread trovi persone che non si sono 'sconcertate' di fronte alla lingua del dialogo televisivo, ma l'hanno trovata opportuna. Addirittura un lettore che non aveva visto la scena ne ha perfettamente intuito l'atmosfera proprio dal dialogo in italiano. Questo per dire in primis che tu, come nessun altro, non sei lo zero dell'italiano. Né la tua percezione è lo zero della percezione linguistica italiana. Sul resto della questione che sollevi, che parmi del tutto legittima, incollo da altri lidi: Il punto è che diversi popoli parlano in modo diverso, come uso dei registri. Ovvero, in un'azienda giapponese si una un registro linguistico che per il giappone è 'cortese', laddove in un'azienda italiana si usa un registro da compagnoni. Traducendo un dialogo tra colleghi giapponesi -che è naturale ma cortese in giapponese- ne verebbe fuori in italiano un dialogo in italiano non complicato ma cortese. Senza dubbio una cosa che suonerebbe strana alle orecchie di italini abituati all'uso del turpiloquio in tv, sui giornali, figurarsi tra colleghi. Ma questo non ha nulla a che fare con la 'naturalezza' dell'italiano tradotto. Semplicemente, è ua folle, ingiusta, insensata pretesa pensare che 'a analoghe situazioni anologhe lingue tra due culture differenti'. Questa cosa è la MORTE del valore stesso di una traduzione. Nel dialogo televisivo di Ponpoko, per esempio, non credo di aver alzato il registro linguistico. Infatti il muratore parla in un modo, il politico in un altro, e il presentatore in un altro ancora. Non parlano come parlerebbero degli italiani in quella situazione, ma questo non è un punto sensato di ragionamento. Se gli italiani in TV sono per lo più sboccati, non vuol dire che traducendo dei giapponeti in TV li si debba rendere tali. Non ha senso. Un traduttore non deve 'reinterpretar'e le intenzioni dell'autore. I processi alle intezioni NON si fanno. Si deve rendere quel che STA SCRITTO. Precisamente. Così poi ognuno valuterà le intenzioni dell'autore. Altro esempio: quando in Lolita 'mist' viene tradotto sempre e comunque come 'bruma', trovo la traduzione appesantita indebitamente, perché 'mist' è un modo semplice per dire 'nebbia', e non c'era bisogno di usare un sinimo più ricercato. Allo stesso modo, quando Nabokov usa un'espressione colloquiale come 'it doesn't matter a jot' e questa viene resa con un'espressione al contrario di registro medio-alto, penso 'epic fail'. Il semplice assunto è che la libertà della traduzione si esplica NEI LIMITI della correttezza contenutistica. Ovvero avrei potuto tradurre 'a jot' come 'un fico', 'un cavolo', 'un bel niente', ma NON come "un'inezia". In Ponpoko, Takahata per primo usa una grande ricchezza lessicale e sintattica, accordata con i registri linguistici dei parlanti. Del tono letterario del narratore si passa a quello giornalistico, a quello politico, a quello aziendale, a quello militante sessantottino, sinanco ai dialetti. E' un testo impegnativo anche per i giapponesi, c'è poco da fare. D'altro canto, ogni giudizio di 'naturalezza' della lingua si base sempre su quell'odiosa presunzione inconscia di capire come parli l'italiano medio. Che non ha senso. Di sapere che 'nessun bambino direbbe così'. Che non ha senso. E tante altre insensatezze simili.
  13. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    E' molto bello l'approccio olistico alle discipline: parlare di linguistica in termini di modelli fisici è molto intelligente. Dico sul serio. Molto spesso parlo di comunicazione in termini di procedimento stocastico anche di per me, ad esempio. La discussione, concordo con Taro, si mantiene su livelli molto interessanti. Grazie anche a Peanuts, direi. Già il nick era una garanzia, in effetti... :) (ci si riscrive tra una decina di giorni, salutoni! ^^ ) (e per allora il DVD per la vendita sarà puranco uscito, per tutti gli interessati)
  14. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    LoL @ Ryoga Max: isi, la discussione stilistica potrà procedere, se ci saranno interessati, anche senza di te. Immaginavo ti saresti tirato indietro con un altro post di trolling di bassa lega, tipo forum novantino. Conosciamo tutti, credo. Peraltro la cosa si è spostata anche sul Ghibliforum, se ci fossero interessati (so che ci sono user che leggono entrambi i forum, oltre a Pippov). Se poi chi discutesse dello stile avesse anche visto per davvero il film, e con attenzione, dato che è un film ricchissimo dal punto di vista di contenuti (di tutti i tipi, oltre che linguistici), sarà ancora più interessante e sensato.
  15. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    E' che pensare che l'assioma kantiano sia falsificabile è inevitabilmente il modo per 'passare sottobanco' false oggettività, e falsi giudizi oggettivi, ovvero presunzioni di oggettività di giudizio. Il che ho sempre creduto, e ancora credo, che sia pericoloso.
  16. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Il che non vuol dire che siano condivisibili. Ovvero, personalmente cerco di scevrare il mio lavoro in primis dal mio 'gusto', ovvero da giudizi 'di valore'. ESEMPIO: Una volta feci rifare una battuta a una bravissima attrice. Lei la rifà. Io dico: ora è OK, grazie. Lei dice: però a me piaceva più prima. Io dico: pure a me. A questo punto lei si volta (il direttore di doppiaggio in genere sta alle spalle degli attori che recitano) e mi guarda con una espressione: WTF. Io le spiego: ora è più simile all'originale. A chi importa cosa piace a me? A me non importa. A me importa cosa sta nell'originale. L'incomprensione fu appianata e andammo avanti sino a quello che considero un ottimo risultato, e anche lei convenne infine essere il meglio, tanto che abbiamo spesso lavorato insieme a seguire e mi riparla sempre di quella lavorazione. :) Prego, se dare un pessimo spettacolo di te ti diverte, sei padronissimo di farlo. Non dispiacerti per me. A me non dispiace. Appianato il fatto che i dialoghi di Ponpoko sono in italiano e in italiano corretto, e che avevi detto una cosa errata e falsa sostenendo il contrario, possiamo passare alla questione stilistica.
  17. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Nulla, ma come ho SCRITTO (ti prego: LEGGI!) è solo un'altra cosa molto fraintesa a scuola, insieme al citato assioma Kantiano che è tanto 'logico' (nel senso stretto del termine) che non so come tu faccia a dirlo falso. O una categoria di giudizio che vuole 'esistere' è definibile in modo univoco, o non si può 'giudicare' secondo quella: non c'è un metro.
  18. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Credo che ciò che Peanuts esprimeva con "se non è definibile non è riconoscibile" è che "o un metro esiste ed è unico [univocamente definito], o il metro non può essere ricosciuto [usato come misura]". Ovvero, l'assioma di Kant sulla ragion pratica, che sfugge ai più come il terzo principio della dinamica. Maxmilian: Non puoi pensare che ripetere un discorso vuoto o darmi la ragione dei fessi ti faccia fare una figura migliore. Non puoi pensare di suffragare un giudizio obiettivo (la correttezza linguistica) con argomentazioni di valore (come quelle che hai addotto). Se puoi dimostrare qui e ora che l'italiano dei dialoghi italiani di Ponpoko è linguisticamente scorretto, fallo. Altrimenti stai sostenendo una cosa falsa, che non sai dimostrare vera, ma che tuttavia continui orgogliosamente a non rinnegare. Cosa che è, per la precisione, ottusità. Nel vero senso della parola.
  19. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    No, io continuo solo a dire che così come un ingrediente scaduto o meno è oggettivo, mentre una pietanza insipida o meno è soggettivo, un lingua scorretta è oggettivo, mentre una lingua impropria è soggettivo. Tu hai imputato i miei dialoghi di una cosa oggettiva: la scorrettezza linguistica. Tu sei stato da me invitato a testimoniare tale oggettiva fattualità: la *scorrettezza linguistica* di *quei dialoghi*. Non potendolo fare, dato che i dialoghi in questione non sono linguisticamente scorretti (fino a prova contraria), hai messo su un enorme baraccone fatto di trollaggi vari, attegiamenti risibili e, ora in ultimo, un post serio che pure NON tocca affatto l'unica questione che continuo a imputarti. NO, non puoi dire che 'i dialoghi di Ponpoko non sono in italiano', e che 'l'italiano usatovi è scorretto' se non ritrovi scorrettezze LINGUISTICHE in essi. Tutto il resto è retorica, metonimie, chiamare una cosa per un altra, e soprattutto drama. Se puoi dimostrare quei dialoghi scorretti, fallo. Sennò, è solo che per orgoglio non puoi ammettere di aver scritto un'idiozia, poi divenuta una pervicace falsità nel tuo insistere, come credo tutti abbiano ormai notato e registrato. Perché è semplice, chiaro e inoppugnabile.
  20. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Non linguisticamente. Ovvero, la lingua in cui è scritta non è scorretta. Cosa che tu hai sostenuto in merito all'ITALIANO (la lingua in cui sono espressi) i dialoghi di Ponpoko. No, per le ragioni che citi, e che come vedo si stanno discutendo, potrai legittimamente dire che l'italiano usato in quei dialoghi è inopportuno, fallace, fallimentare, ridicolo, quel che vuoi. Ma NON scorretto. Altrimenti sei tu che non lo sai, l'italiano <- (ti piace questa costruzione segementata/dislocata? E' sintatticamente corretta e pone enfasi sul complemento oggetto). TI prego quindi ancora una volta di provare *scorrettezze linguistiche* nell'italiano dei dialoghi in questione, o ritirare il giudizio di 'scorrettezza'. Tutti i giudizi terminologicamente obietivvi che esponi nel tuo scritto insistono su giudizi di mero valore mascherati da altro in appoggio a questa o quella letteratura. Ma, di obiettivio, c'è solo la scotterrezza o la correttezza della LINGUA, cosa che tu continui a nascondere dietro ad altre ragioni. Una volta che avremo sgombrato il campo da questo primo, terribile magheggio allora sì, si potrà discurere di TUTTO il resto. Che sì, è altamente discutibile con varie e opposte ragioni. Coda di cui sono conscissimo.
  21. Shito

    Le DIVICHE

    Il synch è una cosa del tutto relativa. Dipende dalla velocità di recitazione, e dell'attore e della singola battuta. Indi, se un adattatore scrive testi per essere recitati a una velocità corretta sull'originale, e quella non viene seguita in sala, tutto salta. Alla fine o l'adattatore è anche il direttore, o è tutto a caso.
  22. Shito

    Bandai Armor Plus

    Per curiosità, sono l'unico a pensare che l'Armatura Bianca assomigli un casino all'Haja Taisei Dangaioh?
  23. Shito

    Che cosa state leggendo

    E' la stessa menata della Nascita della Tragedia di N, se ci pensi. Credo fosse e sia una menata, che fallisce miseramente. Nichilismo non buono, ma marcio.
  24. Shito

    Che cosa state leggendo

    E' davvero molto bello leggere un dialogo così su un libro. Verrebbe voglia di leggerlo solo per capire appieno il dialogo. Solo un interludio: su ateismo e agnosticismo ha ragione Ryoga. Cosciamente o meno, l'ateo 'crede' che 'non esista dio'. E' un atto di fede, conscio o inconscio. E' fanatismo, indi. L'agnostico non riesce a credere a nessun dio, "non-dio" incluso. Scettico di tutto e indi possibilista di tutto. E' la situazione di massima onestà e massima angoscia, credo. Del resto, o si pensa (agnosticismo) o si crede (fede / fanatismo). Un assioma dicotomico molto semplice che come sapete non è mio. Detto questo, a Bob: dal tuo raccontare il racconto, mi sembra un romanzo sul fail della 'filosofia dionisiaca', che anche quando realizzata è comunque fail. Il pensiero è fail, anche quando pensa che il pensiero sia fail, anche quando lo realizza, perché nel realizzarlo STA PENSANDO, indi fail. La vita è femmina, flusso, per sé stessa. Anche se te l'ho scritto, anche se lo sto realizzando, sto fallendo perché lo esprimo [lo posso esprime solo] in forma 'logica'. Infatti Federico si ammazza, eh! Mi sa che il santo dell'Acquario non è che abbia poi aggiunto molto di che a questa semplice realtà (nota: non 'verità', ma 'realtà'). Quindi se ho come ho nasato, capisco il senso di 'ma a che serve sto libro' di Ryoga. Ma prendete queste parole con un grano di sale: sono le intuizioni intellettuale di un ignorante del caso. Mi verrebbe da concludere con: Dinanzi all'insensatezza (vita, donna) per logica (uomo) è: o amore, o morte. La "comprensione" non è un'opzione. E credo che la donna sia il salvangete che è stato dato all'uomo nel mare della sua vita insensata: amando una donna puoi riconciliarti con la vita, perché sono la stessa cosa. E scusate l'intrusione: con il vostro discorso avete dato un senso a tutto il thread, forse per la prima volta.
  25. Shito

    Porco Rosso e Ponpoko

    Max, ma non avevi detto ci vediamo a Lunedì? Ah sì, lo ribadici. Sei proprio una persona che dice una cosa e ne fa un'altra. Non so cosa per te sia 'trolleggiare', ma io non stavo facendo il troll. Neppure con te. Comunque, hai scritto un altro post senza dimostrare quello che non neghi, indi non per me, ma *nei fatti* sei falso. E ti comporti da buffone. Non è una trollata, vedi, è un pensiero serio che esprimo in onestà. Attenderò quanto tu vorrai continuandoti a chiedere di mostrare gli errori obiettivi di lingua italiana nel testo di Ponpoko che lo rendono 'scorretto' e 'non in italiano'. Lunedì, il prossimo anno, ogni momento andrà bene.
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