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Cinema e attori, forme espressive e prostitute


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Per voi una forma espressiva che ha poco più di un secolo è già abbastanza santa da non poter essere discussa realmente, ovvero messa in discussione in toto?

 

Strano.

 

 

premesso che di Avatar non me ne frega una minchia né ho la minima intenzione di vederlo, saresti in grado smontarmi il cinema come forma espressiva? Sulla prostituzione dell'attore lascio perdere, anzi te ne parlo poi qui sotto.

Se consideriamo i risultati artistici degli ultimi 100 anni di cinema e degli ultimi 100 anni di letteratura, imho il primo non ha molto da invidiare alla seconda. Le porcherie si producono da ambo le parti, le belle cose pure.

 

 

Sull'attore

 

o meglio sull'attrice. Ho il sospetto che tutto derivi dalla tua filosofia maschio femmina.

Mi pare tu dica che un’attrice che sorride è un’attrice che si prostituisce, tipo vende un pezzo di se. A maggior ragione, secondo questo schema, una prostituta che ti sorride mentre la scopi ti vende un pezzo di se/della sua anima ( mmh ne dubito ... ) .

Quindi corpo femminile = anima femminile

Mi pare anche tu non attribuisca valore al corpo maschile.

Ma non sarà perché attribuisci al maschio un’interiorità maggiore che alla femmina?

O, dicendo meglio, un'interiorità più intellettiva che riesce a separare corpo e anima ( mi pare di aver letto, ma non sono sicuro, che per te una donna che concede il suo corpo concede anche la sua anima ).

 

C'ho preso?

 

p.s.

mica ti offendi se ti chiedo con ironia ma anche curiosità perché hai comprato la prima edizione di Alice senza avere intenzione di leggarla.

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Ciao Bob!

 

Non c'hai preso. Non del tutto almeno. Ti ringrazio tuttavia per il (credo) genuino interesse che dimostri spesso per i miei spunti.

 

Partendo dalla fine, inizio con un cut&paste.

 

***

Vendere al pubblico ciò che dovrebbe attenere all'ambito privato, lo chiamo prostituzione.

 

Può essere il sesso, può essere un singolo sorriso.

 

Se si dà al prossimo qualcosa di sé in cambio di un tornaconto, è una forma di prostituzione.

 

Una bambina che sorride al padre perché ha capito che così otterrà il gelato sta esercitando ad esempio una forma di prostituzione naturale.

Il bambino piuttosto ruberebbe naturalmente ciò che vuole.

 

L'occasione fa infatti l'uomo ladro e la donna prostituta.

 

Questo perché credo che etologicamente l'uomo collutti per ottenere ciò che vuole (furto, stupro), mentre la donna seduca ovvero attiri a sé per ottenere ciò che vuole (prostituzione, eccetera).

 

Quindi mettersi su un palco da attore, mettere in mostra le proprie emozioni, le proprie espressioni, esporle al pubblico ludibrio e venirne retribuiti, è prostituzione.

 

La cosa più triste è il consumo di ciò. Alla fine si vede chi si espone nell'inconscia consapevolezza che 'i nostri cari' non fanno altrettanto. All'inizio era così. Attrici, donne di spettacolo, donne pubbliche. E' uno sfogo della crudeltà della 'sospensione di empatia'. Consumi un pezzo dell'altrui dramma di vita (una prostituta sulla strada, una donna spogliata in tv, un'attrice che bacia un attore) perché vi è questa componente di desiderio di 'consumo' dell'umano altrui nell'uomo, e si esercita con autoinganni vari quando gli affetti forti sono al sicuro.

 

Non è un caso che in mezzo mondo, in luoghi lontati nello spazio e nel tempo, recitazione e prostituzione fossero lo stesso. Grecia Antica. Inghilterra vittoriana. Giappone antico. Lo stesso.

Un dato che fa riflettere.

 

Ovviamente, era una cosa preclusa alle solo donne.

 

Si vede bene che la donna è un essere che si intende avere un valore 'in sé' (oggettivo, di oggetto), mentre l'uomo è un essere che ha il valore di quello che fa. Anche questo credo sia etologico, ovvero poi psicologico, ovvero poi etologico. Perché il corpo femminile è il tempio e il santuario della vita umana, letteralmente.

 

Questo implicita che la prostituzione maschile a rigore non esiste, perché nessun valore reale viene deprecato per un attore messo in scena. E' solo un maschio. Non ha valore in sé.

***

 

Detto questo, mi permetto di autocitarmi da un PM inviato a un altro utente, perché c'è una parte di questo mio discorso che -per quanto a me paia chiara- pare invece sfuggire ai più (anche su ghibli.org).

 

Ovvero, che io non ho nulla contro il raccontare. Contro la letteratura. Conto il fumetto. Contro l'animazione.

 

Io ce l'ho con l'uso del corpo umano in quanto tale. Finché non si fa esposizione effettiva del corpo umano reale, non ho alcun problema.

 

Per intenderci: non credo che l'esecuzione musicale fatta in studio sia prostituzione. Il canto su un palco, sì.

 

Per me non si tratta del fine, ma del mezzo. Non amo i mezzi espressivi che debbono usare l'uomo, o meglio il corpo umano (specie femminile) come mezzo.

 

A questa ragione si associa la verità storica del triste destino delle 'donne pubbliche', non perché prostitute sessuali, ma semplicemente perché 'pubblicamente esposte' nel loro 'intimo', anche recitativo.

 

E' da questo che viene il mio 'conflitto' con il cinema.

 

p.s.

 

Non mi offendo. Non l'ho letto perché non ne ho trovato la forza. Carroll voleva che quella stesura fosse solo della sua vera Alice. Quando l'hanno spinto alla pubblicazione, ha riscritto il testo. Quindi non posso leggerlo.

Modificato da Shito
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Non entrando nel flusso del delirio (perché non vedo affatto ragionamenti, mi spiace, solo deliri qui) faccio solo notare che fattualmente quel che si afferma sul Giappone antico è sbagliato. La kagura shintoista è praticata da tempi immemori da donne e lo è sempre stata, e anzi trattandosi originariamente di possessione rituale il legame è anche più stretto (e non si parla di espressioni minoritarie, ma di corte imperiale, per giunta). Le miko erano, nel Giappone antico, espressione di classe elevate, come e più degli oracoli ellenistici: il collegamento con la prostituzione, che non ha mai inglobato tutto il fenomeno, è derivato dalle aruki miko del periodo Kamakura in poi, che erano fuori da templi, e in parte anche dalla centralizzazione dello shinto come culto statale in epoca Meiji (che portava a censurare le forme più "libere" e propriamente sciamanistiche, diciamo "originarie", di un fenomeno notevolmente multiforme e multicentrico).

E se mi sbaglio, correggetemi documentatamente, grazie! :thumbsup:

Modificato da Dairon
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Se si dà al prossimo qualcosa di sé in cambio di un tornaconto, è una forma di prostituzione.

 

Una bambina che sorride al padre perché ha capito che così otterrà il gelato sta esercitando ad esempio una forma di prostituzione naturale.

Il bambino piuttosto ruberebbe naturalmente ciò che vuole.

 

 

 

Molto acuto però di bambini maschi che sorridono o fanno captatio benevolentiae varie per ingraziarsi il padre o il potente di turno ( tipo il prof ma non solo ) mi pare ce ne siano.

 

Come ci sono bambine/ragazze che non sorridono per il gelato.

il dubbio te lo lascio però la tua rigida distinzione psiche maschile femminile, pur se per molti versi giusta ( ma lo sai che il numero dei suicidi maschi è x volte superiore a quello delle femmine: logos che schiaccia istinto di sopravvivenza ), in altri punti scricchiola pesantemente.

 

@Dairon: boh io non so che risponderti. Di antropologia so poco e niente.

 

 

EDIT: aggiungo un fatto che mi è venuto in mente ora pensandoci su:

 

settimana scorsa esame di filosofia morale.

 

io look qualunquista/casual, un mio amico d'università orecchini strani capelli lunghi e look alternativo, un tizio look casual cui ho passato qualche appunto ( o meglio mie note a margine del tutto indipendenti da quanto detto dal prof ) e scambiato qualche chiacchiera.

 

noi novellini del primo anno ( e al primo esame ), lui esperto all'ultimo anno e con parecchi esami da 29-30 alle spalle ( da noi gli esami di filo te li gestisci come ti pare nel triennio ).

 

Lui al mio amico: mmh secondo me se vuoi prendere un bel voto dovresti prendere l'abitudine di toglierti orecchini e piercing prima dell'esame. io lo faccio sempre, non ci crederai ma è una cosa che influisce.

 

Io, oltre a spregiare il voto alto: beh mo ti invidio l'abbigliamento alternativo. Però io che sto contro lo faccio capire cmq, quella d'inglese ad esempio ha chiesto una rece di un libro a scelta tra tot titoli io priao l'ho mandata copincollata poi l'ha richiesta autentica e allora ho scritto una rece piena di insulti. E certo non mi farò sfuggire l'occasione di contestare i prof. [ e cosi ho fatto 2 esami su 2, il contrario di quello che fa vedere Godard in Lotte In Italia dove i comunisti ( = rivoltosi ) ancora da perfezionare contestano a lezione ma stanno zitti all'interrogazione ]

 

Esempio di qualche giorno fa di come anche i maschi sorridano, te ne potrei fare anche di femmine che non sorridono ...

Modificato da silent bob
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Dairon: recitazione per intrattenimento, non per ritualità religiosa. Nou, Kabuki e Geisha erano originariamente ruoli solo maschili. Con la decadenza, il terzo è divenuto femminile.

 

Bob: se parlo di psichi maschile e femminile lo faccio ben conscio che non esistono esseri reali con una psiche al 100% in uno solo di quei due estremi. E' una questione di percentuale. Ovviamente la metis sopravvive e il il logos si suicida, come nel mito dello Specchio di Dioniso. Le donne sono condannate a vivere, e gli uomini non possono riuscire a *capirlo*. E' l'inizio del segreto di Ulisse. Ti stai avvicinando. :)

Modificato da Shito
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La kagura (spero di non far cazzate mettendola al femminile) è una danza recitativa shintoista, credo la più diffusa.

 

Dairon: recitazione per intrattenimento, non per ritualità religiosa.

 

Sinceramente, di tali distinzioni non condivisibili (una Medea non è intrattenimento, e non lo è mai stata) e a posteriori, me ne faccio nulla, non mi servono nemmeno come prove del fatto che il "ragionamento"espresso sia insostenibile. Mi premeva solo far notare la deformazione dei fatti.

 

Tra parentesi, è interessante come non sia vero dappertutto che si suicidano più uomini che donne.

Modificato da Dairon
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