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Otakugenesi 1970


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Dalla postfazione di Gorot Yamada di Pluto n° 6:

 

"Per me e i ragazzi della mia generazione l'incontro con quel capolavoro del fumetto avvenne nell'età in cui cominciavamo a prendere coscienza delle cose. Siamo cresciuti nell'emozione per Atom e Tetsujin 28, per Ultraman e Godzilla, per il treno Shinkansen e l'Apollo 11, per i giocatori di baseball Oh e Nagashima e i wrestler Baba e Inoki, per la contestazione studentesca e Woodstock. La nostra è la generazione che ha creduto con più forza e ingenuità d'ogni altra nel potere della scienza, negli eroi, nella rivoluzione, nel rock. I nostri sogni ottimistici erano però destinati a finire, a chiudere i battenti negli anni settanta insieme all'Esposizione Universale di Osaka: proprio quell'Esposizione Universale che avrebbe dovuto rappresentare l'inizio del nostro "argenteo futuro" (un'espressione coniata da Toshio Okada, classe 1958). La realtà che ci aspettava negli anni dell'adolescenza, invece, era quella in cui la scienza aveva inquinato il mondo, gli eroi si erano ridotti a vuote celebrità, la musica rock era diventata un businness e gli ideali rivoluzionari erano degenerati nel terrorismo. Allora la maggior parte dei miei coetanei si svegliarono bruscamente dal sogno e divennero adulti, mentre gli altri fuggivano completamente dalla realtà e diventavano otaku".

 

Twilight, i'll give you time to steal my mind away from me.

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Dalla postfazione di Gorot Yamada di Pluto n° 6:

 

"Per me e i ragazzi della mia generazione l'incontro con quel capolavoro del fumetto avvenne nell'età in cui cominciavamo a prendere coscienza delle cose. Siamo cresciuti nell'emozione per Atom e Tetsujin 28, per Ultraman e Godzilla, per il treno Shinkansen e l'Apollo 11, per i giocatori di baseball Oh e Nagashima e i wrestler Baba e Inoki, per la contestazione studentesca e Woodstock. La nostra è la generazione che ha creduto con più forza e ingenuità d'ogni altra nel potere della scienza, negli eroi, nella rivoluzione, nel rock. I nostri sogni ottimistici erano però destinati a finire, a chiudere i battenti negli anni settanta insieme all'Esposizione Universale di Osaka: proprio quell'Esposizione Universale che avrebbe dovuto rappresentare l'inizio del nostro "argenteo futuro" (un'espressione coniata da Toshio Okada, classe 1958). La realtà che ci aspettava negli anni dell'adolescenza, invece, era quella in cui la scienza aveva inquinato il mondo, gli eroi si erano ridotti a vuote celebrità, la musica rock era diventata un businness e gli ideali rivoluzionari erano degenerati nel terrorismo. Allora la maggior parte dei miei coetanei si svegliarono bruscamente dal sogno e divennero adulti, mentre gli altri fuggivano completamente dalla realtà e diventavano otaku".

 

Twilight, i'll give you time to steal my mind away from me.

 

ringrazio Garion per la bella citazione, tuttavia otaku come eremita che fugge dalla realtà per inseguire l'ideale mi sembra un pò troppo lusinghiero per quello che realmente sono . D'altronde sul mio disprezzo per la categoria ho già scritto.

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bob, tu devi capire a che 'generazione' di otaku si riferisce il pezzo.

 

In ogni caso, è tutto vero.

Forse la cosa è durata un po' di più, forse anche fino agli anni 80. L'ingenuità c'era tutta. Anche l'otakuzoku era ingenuo.

Ormai, come si vede, è un businness scoppiato per lì: altro che rock!

 

Garion: capirai ora il senso prodonfo del mio motto "The Future Was Yesterday". Oltre a essere una citazione funzionale da "The Future is Now", slonga della SNK nei '90, è anche la constatazione che il mondo di oggi, l'immaginario di oggi, è 'senza futuro'. Non c'è più fiducia, e neppure curiosità, verso il futuro, dato che nessuno ha la forza per aspettarsi niente di buono. Quindi, il futuro fu soltanto ieri, quando si pensava ancora al domani.

Modificato da Shito
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Siamo cresciuti nell'emozione per Atom e Tetsujin 28, per Ultraman e Godzilla, per il treno Shinkansen e l'Apollo 11, per i giocatori di baseball Oh e Nagashima e i wrestler Baba e Inoki, per la contestazione studentesca e Woodstock. La nostra è la generazione che ha creduto con più forza e ingenuità d'ogni altra nel potere della scienza, negli eroi, nella rivoluzione, nel rock...

 

Dunque la serie televisiva più otaku di sempre è stata questa?

 

From_the_Earth_to_the_Moon_Title.jpg

 

 

In effetti, lo pensavo da un po'....

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ringrazio Garion per la bella citazione, tuttavia otaku come eremita che fugge dalla realtà per inseguire l'ideale mi sembra un pò troppo lusinghiero per quello che realmente sono .

 

Perche' pensi agli otaku odierni, che sono consumatori senza cervello.

Ma tu pensa all'idea di vedere da bambino l'Expo di Osaka del 1970, di vedere il futuro. A come doveva essere bello. E poi arrivarci e scoprire che ti hanno fregato.

Alla fine Hideaki Anno non ha mai smesso di raccontare questa cosa, fra le altre.

 

Quindi, il futuro fu soltanto ieri, quando si pensava ancora al domani.

 

Forse lo si pensa visitando Shinsekai, il mondo futuro degli anni '70 che oggi appare come una deviazione temporale...

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ringrazio Garion per la bella citazione, tuttavia otaku come eremita che fugge dalla realtà per inseguire l'ideale mi sembra un pò troppo lusinghiero per quello che realmente sono .

 

Perche' pensi agli otaku odierni, che sono consumatori senza cervello.

Ma tu pensa all'idea di vedere da bambino l'Expo di Osaka del 1970, di vedere il futuro. A come doveva essere bello. E poi arrivarci e scoprire che ti hanno fregato.

Alla fine Hideaki Anno non ha mai smesso di raccontare questa cosa, fra le altre.

 

 

 

mmh, non conosco bene la cultura dell'epoca. ma senti ora: da bambino cresci con i cartoni e tutte le belle illusioni poi scopri che ti hanno fregato ( lo scopri non perché il FUTURO non è come te lo dipingevano ma perchè il PRESENTE non è tale ).

è la stessa cosa alla fine.

 

tra l'altro tutti i gadget e roba varia che sul forum comprate quasi tutti non lo chiami consumo senza cervello?

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Personalmente non compro gadgets, e non amo le figure in generale. Ma credo che molto stia nel modo, e nel livello di coscienza e onestà intellettuale, con cui si fa ogni cosa.

 

Bob, Garion ti sta parlando di quella generazione di otaku che Okada Toshio definisce 'otaku forti'. Non sono ancora indeboliti da prodotti loro dedicati, dato che non ce ne sono. Coltivano i loro sogni negli anfratti maniacali di una società consumistica che non li considera neppure. Questi otaku non hanno DVD, e neppure VHS per la vendita. Hanno libri di fantascienza, ne leggono a quintali, e pi registrano dalla TV cassette con etichette scritte a penna.

 

E ricorda: il dolore di un futuro negato è più forte di quello di un presente deludente.

 

Perché più in alto voli, più male ti fai quando cadi.

E' curioso, c'è una sincronia Junghiana pazzesca.

 

Quando Garion ha parlato di 'fregatura', ho pensato a una canzone.

Ovvio che -tra centinaia e centinaia- lo shuffle ora mi ha dato PROPRIO QUELLA.

 

Quindi, vi posto il testo:

 

Hey modern days, here we come!

But our feet are swollen and we got no place to stay

But we hope it would still be ok

’Cause we brought champagne

and we thought that there must be sleeping bags

(in this very modern days)

 

But we’re all very proud to be here today

The first of a thousand million modern days

 

’Cause it’s a scam, it’s a royal kind of wham-bam figure

It’s abrieved in the sense of being up-john and senseless

It’s a see-saw sickness, it’s a snake-bite,

low-chant jive on the century’s crime

 

LoL, subito dopo lo shuffle tira fuori 'Moonlight Shadow'.

 

Che dici, Garion, il Moonlight Shadow è un po' come Twilight...? ;)

 

Ovviamente Anno non ha mai smesso di raccontare questo 'tradimento', e l'impossibilità, o meglio l'inabilità alla crescita che ne discende. Anno era un grande lettore di SF (Cordweiner Smith, persino, oltre che i classici -Verne- o Chrichton), era un fan di tokusatsu, daikaijuu, SF-eiga (conoscete Okamoto Kihachi?).

 

Ma alla fine, anche se in modo più raffinato, anche Miyazaki non era diverso.

E a suo modo, s'è fatto otaku anche lui.

 

Ed è tremendo che per tanto tempo non si sia reso conto che stava disegnano le loli che tutti gli otaku sapevano di volere, e solo lui pensava di non desiderare. Freud avrebbe avuto a che parlare di SuperEgo e Es in conflitto, direi.

 

Ma Clarice l'ha disegnata lui. E Lana. E Nausicaa. E Sheeta. E tutte le altre.

Col compiacimento di mettere il crisi tipo 'situazione da stupro' che manco in un doujin.

 

E poi si lamentava che diventassero soggetti da doujin.

 

Mi viene in mente una famosa scena del film de "La morte a Venezia".

 

Nella reinterpretazione, Hayao crolla sui suoi settei mente io gli grido "sono i TUOI disegni!" :D

Modificato da Shito
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tra l'altro tutti i gadget e roba varia che sul forum comprate quasi tutti non lo chiami consumo senza cervello?

 

Non e' che comprare sia automaticamente sintomo di mancanza di cervello.

Mi sembra molto piu' grave il tuo vantarti di non avere mai comprato vhs o dvd di Evangelion pur apprezzandolo cosi' tanto. Anzi, pure un po' ipocrita.

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tra l'altro tutti i gadget e roba varia che sul forum comprate quasi tutti non lo chiami consumo senza cervello?

 

Non e' che comprare sia automaticamente sintomo di mancanza di cervello.

Mi sembra molto piu' grave il tuo vantarti di non avere mai comprato vhs o dvd di Evangelion pur apprezzandolo cosi' tanto. Anzi, pure un po' ipocrita.

 

boh comprare gadget è senza cervello, ciò non vuol dire che chi lo faccia sia senza cervello. Alla fine non è un'azione determinante.

Modificato da silent bob
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Insisto che molto sta nella mente con cui si fanno le cose, oltre alle cose che si fanno.

Ma sarebbe un discorso lungo e noioso.

 

Prima ho detto che personalmente non amo figure etc, e quindi tendo a non comprarle.

 

Ma, per esempio, ho una dannata collezione di NEOGEO.

 

Domanda: è importante il NEOGEO?

 

Risposta: no, è semplicemente la cosa più importante delle cose non importanti (<-se vi sembra una cosa intelligente non preoccupatevi, non è mia)

 

Tutto, o molto, sta al ruolo che le cose rivestono nella nostra mente.

 

Non credo che troverò il senso della vita nel NEOGEO. E amare feticisticamente il NEOGEO non mi impedisce di cercare la verità della vita nei tragici greci, per dirne una.

 

Ancora, personalmente ho trovato nel NEOGEO un valore simbolico assai peculiare, e quindi ho sentito di doverne rintracciare una esistenza fisica, una 'presenza' (forse questa la capisce Garion).

 

Come sapete, la Blue Water (quella vera) ancora non l'hanno scoperta. :crying:

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Breve intervento dei miei (cioè banale o inesatto, con una certa probabilità: nel caso di errori presenti correggete pure) a questo thread che trovo interessante.

 

La guerra finisce nel 1945. Il Giappone è sconfitto e, personalmente, nemmeno riesco ad immaginare quanto vi sia da ricostruire.

 

Nel 1964 si tengono le olimpiadi a Tokyo e viene inaugurato lo Shinkansen. Sono passati diciannove anni.

 

Nel 1969 l'uomo va sulla Luna1 e l'anno dopo, nel 1970, si tiene l'Expo a Osaka. Ne sono passati venticinque.

 

Per citare cose che mi sono note (salvo correzioni). Immagino che in mezzo a questo si sia costruito davvero tanto altro che non conosco.

 

Credo che in buona parte ci sia una generazione (che ha vissuto la guerra) che si mette a (ri)costruire il paese (o le sue fondamenta per il futuro, se vogliamo) e una generazione di figli per i quali quegli anni di crescita e costruzione sono l'unica cosa che si sia mai vissuta2.

 

Inoltre, se consideriamo la velocità a cui tutto ciò è avvenuto e che questi avvenimenti alla fine coinvolgevano non solo i figli3, forse un po' di questo percepito tradimento si riesce un po' a sentire, no?

 

E non ha uno strano sapore di beffa che per quella generazione il culmine(?) si raggiunga con una fiera mondiale il cui tema è "Armonia e progresso dell'umanità"4?

 

[1] Sì, lo so che gli astronauti non erano giapponesi. :)

 

[2] Certo, può pure essere che ASCOLTASSERO o LEGGESSERO che c'era stato altro, prima. Ma non è la stessa cosa, no?

 

[3] Sarò stupido io, ma vedere un treno figo in un anime è una cosa che credo possa coinvolgere il bambino/ragazzo che guarda l'anime (in genere non l'adulto). Andare a vedere in una stazione o magari salire sul treno più veloce del mondo insieme alla propria famiglia mi pare avere un peso diverso e forse nutrire una diversa illusione.

 

[4] 「人類の進歩と調和」. Se la traduzione è sbaglaita, chiedo scusa.

Modificato da Arcuumocra
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Breve intervento dei miei (cioè banale o inesatto, con una certa probabilità: nel caso di errori presenti correggete pure) a questo thread che trovo interessante (....) Inoltre, se consideriamo la velocità a cui tutto ciò è avvenuto e che questi avvenimenti alla fine coinvolgevano non solo i figli, forse un po' di questo percepito tradimento si riesce un po' a sentire,no?

 

Pienamente d'accordo. Metto qui sotto un po' di citazioni dalla serie a cui accennavo prima per far capire meglio cosa intendevo, dato che suppongo quasi nessuno l'abbia vista (male, malissimo, imperdonabile, rimediate subito).

 

We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard. Because that challenge is one that we're willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one we intend to win.

 

Falling through the sky after a trip to the Moon is no more surreal an experience than getting there in the first place; or walking on its surface.

It's just one more step; one more planned event that comes about because of science, and imagination, and effort.1

You can go through all the manuals, all the procedures and checklists, all the graphs and blueprints that show you how it is possible to do what we did, to go where we had gone.

And you might be impressed that such a complicated thing was... ever even attempted.

So impressed even that you wouldn't realize that the three people who made the journey, and undertook all the challenges contained within it, were in essence... not that much different from yourself.

 

(1) Posso adattare con... hard work and guts? ;)

 

 

 

Apollo 8 witnesses to the first Earthrise in the consciousness of man.

Apollo 17. Gene Cernan takes that remarkable photo of Jack Schmitt standing on the Moon, with the Earth over his shoulder.

 

See, that's why we went to the Moon.

To take those pictures.

We didn't go there to conquer it or claim it, or... simply beat the Russians to it.

Sure, we wanted to find out what the moon was made of, to satisfy questions of science that have plagued us since the dawn of man.

But more than anything else, we went to the Moon to see if we could make the journey.

Because if we can do that, if we can voyage from the Earth to the Moon... then there is hope for all of us.

Because we.... we can do anything.

 

 

Dunque sì, se la genesi degli otaku stava in questo allora Tom Hanks lo è quanto lo era l'Anno di Honneamise. Devo però dire che non riesco a vedere il nesso tra questo spirito e l'ipersessualizzazione delle quindicenni, francamente.

Modificato da werner
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l'Anno di Honneamise.

 

???

 

 

Devo però dire che non riesco a vedere il nesso tra questo spirito e l'ipersessualizzazione delle quindicenni, francamente.

 

Vi è assolutamente.

 

Il Segreto di Ulisse, insieme con il Segreto di Orfeo, lo mostra chiaramente.

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"Dalla postfazione di Gorot Yamada di Pluto n° 6:

 

[...]La nostra è la generazione che ha creduto con più forza e ingenuità d'ogni altra nel potere della scienza, negli eroi, nella rivoluzione, nel rock. I nostri sogni ottimistici erano però destinati a finire, a chiudere i battenti negli anni settanta insieme all'Esposizione Universale di Osaka: proprio quell'Esposizione Universale che avrebbe dovuto rappresentare l'inizio del nostro "argenteo futuro" (un'espressione coniata da Toshio Okada, classe 1958). La realtà che ci aspettava negli anni dell'adolescenza, invece, era quella in cui la scienza aveva inquinato il mondo, gli eroi si erano ridotti a vuote celebrità, la musica rock era diventata un businness e gli ideali rivoluzionari erano degenerati nel terrorismo.[...]"

 

 

e poi

 

 

[...]il mondo di oggi, l'immaginario di oggi, è 'senza futuro'. Non c'è più fiducia, e neppure curiosità, verso il futuro, dato che nessuno ha la forza per aspettarsi niente di buono. Quindi, il futuro fu soltanto ieri, quando si pensava ancora al domani.

 

 

La mia sensazione è che la mancata comparsa dell' "argenteo futuro" sia legata all'insufficiente comprensione della necessità di un "perlaceo presente" (se mi passate l'espressione). Cioè del fatto che per avere un possibile "argenteo futuro", persino nell'immaginario, ci sia bisogno di progettare e mettere in pratica oggi, di costruire col sudore. Insomma, per avere un futuro, domani, bisogna fare oggi. Altrimenti non ci si potrà mai credere fino in fondo.

 

Poi ho una domanda (sono ignorante in materia): l'arrivo di Ashita no Joe, che uscì proprio tra la fine degli anni '60 e i primi dei '70, ebbe un qualche impatto nella visione del futuro dell'epoca? Quale fu la reazione dei giovani che lo lessero al tempo?

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O più brutalmente ma meno metaforicamente, un popolo crede al futuro quando è in crescita forte. (non necessariamente economica, forse, ma in un regime capitalistico è normale)

Anche se non ci sono tanti scrittori di sci-fi in Cina oggi...

 

Comunque, en passant, ricordiamoci sempre che la distruzione del Giappone era inferiore a quella del cuore dell'Europa, nel '45 ;)

E che non c'è ragione per considerare i gadget più stupidi di qualunque produzione di massa di decorazione.

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E che non c'è ragione per considerare i gadget più stupidi di qualunque produzione di massa di decorazione.

 

 

si ma la stupidità dei secondi non diminuisce quella dei primi. sto ragionamento è una scusa per deboli.

 

Come Boyd che pensa di dare spessore al cinema-merda-d'intrattenimento facendo notare che molte delle produzioni che vengono fatte passare per intellettuali sono colme di sciocco autocompiacimento e una stanca ripetizione buona per la (auto)celebrazione più che per la contestazione.

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Ma è ovvio che la produzione di massa di decorazioni non è di per sé stupida più di qualunque altra forma di decorazione.

 

 

si ma i gadget giappi sono più pietosi. Esempio: vado a casa del tizio x e per la casa ha fiori e decorazioni del genere senza senso = se di buon gusto penso al massimo sto tizio bada parecchio all'estetica della casa, se di cattivo gusto penso blah guà che cafonata dovrebbero imparare il gusto della sobrietà.

 

Se vedo modellini in casa di qualcuno, dato che solitamente i tizi che hanno roba del genere sono piuttosto mediocri, penso: tsk fa na vita di merda e per consolarsi spende soldi a ste cazzate. Potrebbe pensare a cambiare in meglio XD, è propria na pippa

Modificato da silent bob
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Gli anticonformisti sono i veri conformisti.

 

 

mmh, vi faccio notare che tutte le argomentazioni che state usando le potrebbe usare anche un patito di tv spazzatura per difendersi.

 

è stupida non meno di altra roba.

 

gli anticonformisti sono i veri conformisti.

 

aspetto la prossima, dai!

 

 

p.s. osservazione:

 

gli oggetti di decoro vari ( fiori, quadri ) in una casa sono quasi sempre opera di una donna, al massimo di uno un pò mezzacchecca.

 

oggetti di modellismo ( non solo giappo, dico in generale ) sono quasi sempre opera nonché tentativo di evasione di uno insoddisfatto della propria vita - può essere anche un padre di famiglia eh!

 

Dico raga in generale: evasione=insoddisfazione per la propria vita. Più ci si rifugia nell'evasione più si è insoddisfatti. Anche atti "reali" possono essere viziati da una forma di evasione, però in questi c'è una agitazione che denota la consapevolezza della propria situazione.

Dico un conto è assemblare modellini, un altro conto è tirare colpi al vento tipo questo non va proviamo quest'altro.

 

Sottolineo il grassettato per chiaire bene: è una cosa graduale: tanto più ... quanto più ...

Modificato da silent bob
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Io non farei un discorso su livelli così assoluti, sono dell'idea che a volte teorizzando eccessivamente si rischia di perdere di vista la realtà.

Associare direttamente il collezionismo ad una forma di evasione dalla propria vita mi sembra eccessivo, se non si fanno considerazioni sulla dimensione del fenomeno. Su questo stesso forum ci sono tanti collezionisti, ma credo che più o meno tutti conducano una vita abbastanza soddisfacente, collocando il collezionismo alla mera dimensione di hobby o passatempo, di certo non elevandolo a ragione o alternativa di vita. È tutta una questione di misura.

 

Poi mi sembra si sottovaluti la capacità del cervello umano di "fissarsi" su qualsiasi cosa, come è possibile dire che chi colleziona sia automaticamente un reietto insoddisfatto che cerca di fuggire dalla realtà? Qualsiasi attività umana si può trasformare in una fissazione patologica. C'è chi vive per il lavoro, magari fuggendo da una realtà familiare insoddisfacente. C'è chi fa la bella vita con gli amici ed esce tutte le notti, fuggendo da genitori troppo severi. Chi va dai santoni e dai maghi e si fa rovinare, chi si da all'alcol e al gioco. Anche riempirsi la testa di filosofia può essere interpretato come un tentativo (inutile direi io, ma questo è OT) di fuga da una vita infelice in cerca di chissà quale risposta alle proprie delusioni.

 

Tutto può essere nerditudine, la discriminante è la misura. Infatti gli otaku, dato che di quelli si parla, mi sembra esistano in vari ambiti, non solo quello degli anime&manga. Ci stanno i fissati di roba militare, i fissati di informatica, i fissati di videogiochi, e così via.

 

Il discorso evasione poi io non lo declinerei in maniera forzatamente negativa, non ci vedo necessariamente una insoddisfazione in chi nel proprio tempo libero si dedica, anche con impegno, a cose diverse da quelle che fa di solito. Potrei avere un lavoro che mi soddisfa e una famiglia e degli amici meravigliosi, ma questo non significa che non possa dedicare un'ora al giorno alla visione di anime o ai modellini. Non sto fuggendo da niente, sto solo soddisfacendo un mio interesse, qualcosa che mi rende felice. Paradossalmente proprio la negazione di questo mio hobby (che secondo bob mi renderebbe una persona disprezzabile) genererebbe quel senso di insoddisfazione che, sempre secondo la teorizzazione di bob, sarebbe il motivo per cui lo coltiverei. Qualcosa evidentemente non torna... :rolleyes:

 

Ricordo la frase di un anime: bevi sakè ma non farti bere da esso, credo che in fondo la chiave sia tutta lì. :happy:

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Potrei avere un lavoro che mi soddisfa e una famiglia e degli amici meravigliosi, ma questo non significa che non possa dedicare un'ora al giorno alla visione di anime o ai modellini. Non sto fuggendo da niente, sto solo soddisfacendo un mio interesse, qualcosa che mi rende felice. Paradossalmente proprio la negazione di questo mio hobby (che secondo bob mi renderebbe una persona disprezzabile) genererebbe quel senso di insoddisfazione che, sempre secondo la teorizzazione di bob, sarebbe il motivo per cui lo coltiverei. Qualcosa evidentemente non torna... :rolleyes:

 

 

 

ribadisco tanto più ... quanto più. Un'ora al giorno di anime è poco, chi guarda cosi poco però in genere guarda prodotti mainstream chessò alla Cowboy Bebop = un'ora al giorno si diverte a pensarsi Cowboy nello spazio ...

 

mmh cercare risposta alle proprie delusioni nella filosofia è imho un atteggiamento fail, mi viene in mente un prof molto acido che spiegava come l'amore fosse impossibile perché....

 

Cito un pezzo di Vecchioni che mi è molto a cuore, tra l'altro è parecchio vicino all'attacco che N fa all'ideale ascetico nella terza dissertazione della Genealogia, libro a me molto caro:

 

La verità nel bosco è dare un senso a tutti gli alberi, e per sentieri assurdi cercar posti delle fragole.

Modificato da silent bob
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Qui in quanti avete letto 'La Roba' di Verga? :)

 

Detto questo, Bob:

 

E' difficile discutere di collezionismo. Il collezionismo è una forma di compulsione legata a vari fattori, in primis le innate tendenze maschili a 'oridare/regolare (una)realtà' e compiacersi con oggetti asicroni, ovvero che non mutano. Non si scappa.

 

Quanto di questi tendenze prenda spazio nella vita di un uomo, e quanto vi sia di puramente passivo o anche parzialmente attivo, dipende rispettivamente da quante latenze ci sono nella vita di quell'uomo (quanti spazi vuoti da riempire) e quanto sia 'forte' la sua mente formativa.

 

Anche con la filosofia è così.

 

Si possono collezionare libri di filosofia altrui, oppure si può scrivere il proprio libro di filosofia. In entrambi i cosi si sta ordinando una fetta dalla propria realtà e compiacendosi dell'immobilità così costituita.

 

Cìè poi la simbologia, che vorrebbe essere la terza strada. Chi mi conosce lo sa, che amor le terze vie (almeno dai tempi delle medie, quando leggevo di Giovanni Gentile). La simbologia esprime e/o racchiude significati personali o universali (personalizzati) negli oggetti.

 

Per questo vorrei una Blue Water (di cui un piccolo Mac mini è un blando surrogato), colleziono NEOGEO e ne scrivo un libro (per me è il simbolo di un generazione che ho amato e vissuto, fisicizzato in oggetti), e se potessi vorrei comprarmi Amore e Psiche di Canova e il Ratto delle Sabine di Giambologna (più incombrante), che rappresentano i due modi dell'amore che credo veritieri, nonché -rispettivamente - il SuperEgo e l'Es e ancora il sogno ideale e la realtà contingente trasfigurati.

 

Ma alla fine, come direbbe Arumi, sono ancora 'gioie da Otaku'. Come le figurine degli animali rari del Giappone che Sasshi perdette nel trasferimento. Sono oggetti immobili da ordinare per compiacimento.

 

L'unica foto che c'è in tutta la mia casa è della mia sorellina.

E il bravissimo K, che sempre avrà la mia stima e la mia gratitudine, era tornato al via senza passare dalla prigione.

Certo, una cosa molto più degna dell'elaborazione intellettuale a sostegno dell'estetica edonista, che è disperazione, ma anche il suo ascetismo era sempre una forma di vita estetica. Secondo me lo sapeva anche lui.

 

(edit: imparo ora che Vecchioni amava Bergman.)

Modificato da Shito
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