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Storytelling e comunicazione, al cinema come nei media.


Shito

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Sulla necessita' che crea virtu', io sarei d'accordo fino ad un certo punto.

 

Tutto vero quanto detto, ma una mancanza o una difficolta' sono piu' inerenti ad una cifra di adattabilita' dell'uomo in se', che non rappresentare qualcosa di 'arte'.

 

Un regista che deve ingegnarsi per creare un certo tipo di effetto, non e' poi cosi' differente da qualcuno perso nella foresta che accende un fuoco.

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Ammetto che intendevo 'arte' nel senso più vasterrimo del termine, e che quindi la tua estensione di campo coglie nel senso.

 

Arte come frutto dell'ingegno umano, sì. Del resto 'artificiale' non vuol dire 'fatto dall'opera umana'?

 

Se poi l'ingegno è volto a un fine creativo espressivo, arte come la intendiamo comunemente, sì.

 

Ti torna? :)

 

(devo rispondere al tuo post precedente...)

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Ammetto che intendevo 'arte' nel senso più vasterrimo del termine, e che quindi la tua estensione di campo coglie nel senso.

 

Arte come frutto dell'ingegno umano, sì. Del resto 'artificiale' non vuol dire 'fatto dall'opera umana'?

 

Se poi l'ingegno è volto a un fine creativo espressivo, arte come la intendiamo comunemente, sì.

 

Ti torna? :)

 

(devo rispondere al tuo post precedente...)

 

Ci sta anche se non sono personalmente convinto dell'associazione :baffi:

 

Il fatto e' che ben mi ricordo come si parlava dell'avvento del sonoro nel cinema, ricordo il parere di un chaplin (e mica uno da poco) abbastanza catastrofista per il suo avvento.

 

Salvo poi darci l'immortale "Il grande dittatore".

 

Io trovo assai vero il fatto che dinanzi a difficolta' oggettive, la maggior parte della gente tira fuori il meglio di quello che puo' fare.

Ma lo fa sempre seguendo una propria sensibilita', degli schemi, degli equilibri che riproduce all'occorrenza con i media disponibili.

E non assume certi equilibri personali esclusivamente in funzione di un adattamento di risorse:

 

Un michelangelo poteva tirar fuori letteralmente un ragno dal buco, ma non e' che perche' c'era il buco lui affermava sulla materia dsponibile e nell'ambiente i propri equilibri.

 

Un altro chichessia non riuscirebbe a cavare neanche qualcosa di mediocre da un lingotto d'oro.

 

Trovo quindi sacrosanto che vi siano molti autori e registi che dinanzi a poco rendano molto, e che magari si perdono in produzioni miliardarie, ma non credo molto agli automatismi.

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Sembra un sensato equilibrio, sì.

 

Vorrei dire che tuttavia l'eccesso di mezzo rende pallida la necessità, e spesso anziché favorire sfavorisce la resa.

 

Per paradosso, emergere nell'abulia dell'opulenza è ancora più difficile: in effetti non se ne sente quasi il bisogno.

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Il fatto e' che ben mi ricordo come si parlava dell'avvento del sonoro nel cinema, ricordo il parere di un chaplin (e mica uno da poco) abbastanza catastrofista per il suo avvento.

 

Beh, c'erano anche quelli che all'avvento della fotografia (la quale, secondo loro, "ovviamente" non poteva assurgere a forma d'arte..) predicavano la morte della pittura e delle arti figurative in generale.

Modificato da EYMERICH
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Io per uno non credo che la fotografia sia mai stata o possa essere arte. :)

 

Proprio oggi disquisivamo sull'idea di arte figurativa, analizzando le posizioni Aby Waburg (che imho aveva capito il Segreto di Ulisse e analizzato l'Orfismo in chiave psicanalistica come me), e in effetti quello che personalmente chiamerei 'arte' è davvero poco, e soprattutto non è mai un'immagine diretta della realtà (neanche pittorica, no). Come Michelangelo spiegava in un carteggio con Vittoria Colonna (che abità vicino a casa mia, tra l'altro) l'arte che cerca di riproporre il vero (si riferiva alla fiamminga) è solo volgarità. Concordo e la chiamo pornografia: lo spettacolo del vero. Credo fermamente che persino Platone, condividendo la sensucht di Goethe, avrebbe al contrario trovato le figure di M. più vicine all'idea di quanto la realtà sensibile non fosse. Archetipi umani resi visibili. Pitture migliori delle ombre sul fondo della caverna. Quanto di più vicino all'assoluto uomo sia mai riuscito a produrre, forse.

 

Questo mi riporta alla mente un dialogo che ebbi con il prof. De Maio, un professore vero, alla fine di una sua conferenza proprio su M. e Vittoria Colonna. Parlammo delle mie visioni della vita, e alla fine lui si congratulò con la mia consorte per essere tale. Fu tutto molto poco analitico, e tremendamente sensuale. Ma credo che mai comunicazione mi sia parsa tanto funzionale.

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Io per uno non credo che la fotografia sia mai stata o possa essere arte. :)

 

Sapevo che avresti detto così (e comunque riflettevo piuttosto sul fatto che un nuovo mezzo espressivo fosse ritenuto "a priori" incapace di assurgere a forma d'arte ed anzi rischiasse di cancellarne altre preesistenti..).

 

Proprio oggi disquisivamo sull'idea di arte figurativa, analizzando le posizioni Aby Waburg (che imho aveva capito il Segreto di Ulisse e analizzato l'Orfismo in chiave psicanalistica come me), e in effetti quello che personalmente chiamerei 'arte' è davvero poco, e soprattutto non è mai un'immagine diretta della realtà (neanche pittorica, no). Come Michelangelo spiegava in un carteggio con Vittoria Colonna (che abità vicino a casa mia, tra l'altro) l'arte che cerca di riproporre il vero (si riferiva alla fiamminga) è solo volgarità. Concordo e la chiamo pornografia: lo spettacolo del vero. Credo fermamente che persino Platone, condividendo la sensucht di Goethe, avrebbe al contrario trovato le figure di M. più vicine all'idea di quanto la realtà sensibile non fosse. Archetipi umani resi visibili. Pitture migliori delle ombre sul fondo della caverna. Quanto di più vicino all'assoluto uomo sia mai riuscito a produrre, forse.

 

Beh, personalmente trovo più consona la visione di Aristotele e la sua "necessità di salvare la realtà fenomenica", visto che essa è l'unica della quale abbiamo esperienza diretta e sulla quale possiamo veramente contare..

In realtà le "ombre" sono tutto ciò che abbiamo, e considerando che non possiamo neppure essere sicuri che esista altro oltre a quelle, è inutile "tentar le essenze", come diceva Galileo.

Certo, tutti nobili tentativi quelli che cercano di pervenire alle "idee", ma sostanzialmente sterili tranne quando, come nel caso di Michelangelo, producono opere d'arte di tale levatura..

Più fruttuoso quindi concentrarsi sul hic et nunc e sulla "sensata esperienza" di Leonardo, e perciò personalmente ritengo che l'arte possa essere anche "testimonianza" del vero (per quanto tale testimonianza possa effettivamente scadere nella volgarità: pensiamo ad esempio al "realismo socialista"..).

Si può dire che i Fiamminghi furono i primi a percorrere tale via in campo artistico e Michelangelo, intriso com'era anch'esso di cultura classica, non poteva che disprezzare i tentativi in tal senso (ma del resto, per il fatto stesso di essere Michelangelo, poteva permettersi di pensare quel che voleva praticamente di qualsiasi altro artista contemporaneo..).

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Capisco quello che dici. Anche a me stava simpatico Sesto Empirico. O Protagora, prima di lui. Il fatto è che più che una *utile illusione* non si ottiene. Sono terribili i tentativi di giustificare l'ontico con l'ontologico, da Cartesio a Kant e poi ancora.

 

La scienza serve, e Galileo ebbe bene a dire che ai suoi tempi Aristotele sarebbe stato Galileiano. Loro erano onestri. I moderni tecnocrati no. :(

 

Ovviamente la mia visione dell'arte come tesa all'assoluto umano, sovra-umano, umano matriciale e extra-umano (persino!) è molto platonica. Ma parlo di arte, del genere. E per me in fondo neppure l'architettura è arte (ci ho pensato mesi, anni... per decidermi).

 

I palazzi, per belli che siano, hanno una funzione strutturale. Lasciamoli al sinolo aristotelico e al buon Sesto E.

 

Ma dell'animo i tubamenti (Michelagniolo) o la quite (Canova), quelli sono altra cosa.

 

E durano di più dei palazzi, già che son nati dalla prima Mela, e sono più universali, perché afferiscono a quanto di comune l'umano ha, alla faccia di quella bufala (ma era un buon tentativ) dell'Io Penso di Kant.

 

Alla fine, è solo l'archetipo del sentimento e della sensualità - apollo e dioniso, se vi va - a essere 'umanamente universale'.

 

La ninfe pasteggiano sulla mia asincronia, lo so, e la mia testa non diventerà una costellazione. :(

 

(il classico di M. è un finto-classico, comunque. L'ha digerito troppo, e l'ha ritirato fuori in un modo che l'umanità deve ancora finire di ripetere. In effetti, M. ha detto molto di più in pittura -dove ha in effetti detto tutto- che in scultura, dove ha fatto sublime dinamico piuttosto che statico, ma prima c'era la Grecia, poi Ginabologna, Bernini e puranco Canova a chiudere il cerchio, e anche M. non si distacca dallo scorrere di questa corrente, per quanto ne sia stato grande interprete e rinascimentale -in senso proprio- artefice)

Modificato da Shito
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(il classico di M. è un finto-classico, comunque. L'ha digerito troppo, e l'ha ritirato fuori in un modo che l'umanità deve ancora finire di ripetere. In effetti, M. ha detto molto di più in pittura -dove ha in effetti detto tutto- che in scultura, dove ha fatto sublime dinamico piuttosto che statico, ma prima c'era la Grecia, poi Ginabologna, Bernini e puranco Canova a chiudere il cerchio, e anche M. non si distacca dallo scorrere di questa corrente, per quanto ne sia stato grande interprete e rinascimentale -in senso proprio- artefice)

 

Solo un appunto: in realtà ci è giunto troppo poco (praticamente quasi niente..) della pittura dell'epoca classica per poter giudicare a quali vertici fosse giunta; si dice che essi fossero assai elevati, e pare che fossero diffusamente praticati sia la pittura su tela che l'affresco, ma anche Michelangelo, per farsene un'idea, come per la scultura dovette basarsi principalmente sulle statue antiche a sua disposizione (che di solito erano copie romane di originali greci..).

Difficile quindi stabilire se qualcuno prima di lui avesse già "detto tutto" anche in pittura..

Modificato da EYMERICH
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Già, che poi non so come facciano a dire che il Lacoonte sia Michelangiolesco, semmai Berniniano.

 

In ogni caso, l'anello mancante del caso è l'arte bizantina, si capisce. Ma anche lì di pittura se ne faceva poca. Si dice bene che la pittura rinascimentale fiorentina parte dal disegno, e questa è un'innovazione quasi incredibile, perché apparentemente originale. Se si vedono i disegni di Michelangelo adolescente, e dico dal vivo, a 20cm di distanza, l'impatto di modernità è vertiginoso. E lo stesso si potrebbe dire per il da me alquanto vituperato Leonardo. Il rapporto di campitura plastica chiaroscurale (nel caso di M. più livelli di chiaroscuro sovrapposti... °_°) va a incasellarsi comunque in un 'disegnato'. E' veramente incredibile. Ma è soprattutto l'uso spaziale e figurativo del tutto simbolista che fa di M. un unicum. Anche i manieristi, che pure rifacevano la sua Maniera, e pure i barocchi doppo proprio non riuscirono a realizzare che M. non disegnava una 'messa in scena' in uno spazio reale/realistico, ma le sue pure idee. C'è un dipinto di Michelangelo (la scena della cacciata dal paradiso nella Volta), in cui il tempo scorre all'interno di un'unica vignetta, le cui due metà dipingono due scene in effetti successive, con un elemento spartiacque condiviso. M. fa un'iconologia tutta sua (il Giudizio che non è ordine ma caos!), e la dipinge con una simbologia che attenderà il 'simbolismo' per essere non ancora compresa, ma anche solo riapprocciata. E del resto, M. è già impressionista e espressionista al tempo stesso. E' quasi imbarazzante il senso di piccolezza che provo dinanzi a uno solo dei suoi sguardi, da quello di inquetudine, a quello di disperazione, a quello di amore materno. Capisco davvero Goethe, e con Platone mi sentirei di dire che le idee dipinte da M., come il mito, sono più vere del vero contingente.

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Credo che tu non abbia proprio centrato il fuoco del mio discorso.

 

Io dicevo che l'arte umana nasce dal dover 'girare intorno' a un problema perché non hai i mezzi tecnici per risolvero.

 

Tipo, siccome non hai effetti speciali, usi la regia per creare degli effetti.

 

Siccome non hai il colore, usi luci e ombre per creare chiaroscuri plastici.

 

Sono necessità che ingenerano virtù.

 

E credo che questa sia una componente genetica dell'arte umana. Il 50%.

 

L'altro 50% è un imperativo categorico interiore dell'artista ad esprimersi tramite la sua arte.

 

Tale impeto deve purificarsi, a mio modo di vedere, tramite la difficoltà del raggiungimento della possibilità espressiva essa stessa.

 

Perché se l'impeto è molle, ovvero non riuscirebbe a superare la selezione dell'impervio cammino, anche l'arte che produrrebbe sarebbe insulsa.

 

Sulla Sistina Michelangelo c'ha lasciato gli occhi, nel verso senso della parola. E' diventato gobbo e mezzo cieco. E non voleva neppure fare il pittore, come EYMERICH giustamente ricordava. Lui voleva scolpire.

 

E' questa un'altra caratteristica dell'arte: ha sempre bisogno di una coercizione mecenatistica per prodursi in realtà.

 

Perché costa così tanta fatica che difficilmente un uomo ce la farebbe per sé.

 

E i migliori manga non sarebbero stati scritti, pur con tutto il sacrificio degli autori, senza il pungolo degli editor/redattori.

 

E' uno strano equilibrio tra necessità e virtù (intesi come due plurali).

 

Dato che parlavi di virtuosismo e in senso ampio (non in quello originale, come è dimostrato dal parlare ora di tutta l'arte), ovvero dissertavi di ciò che supera un certo paletto qualitativo (il virtuoso non è chi si impegna, ma chi riesce), non si può che controbattere che la migliore arte non è certamente quella che supera più difficoltà (con poche eccezioni, che generalmente nemmeno s'associano all'arte): è quella che risulta in sè e per sé migliore.

Se avessi parlato di "perché un artista crea" sarebbe stato tutt'altro discorso (probabilmente di condivisione impossibile), ma lì non lo facevi.

 

Comunque di pittura in senso proprio in Grecia se ne faceva eccome: tutta la statuaria dovrebbe essere stata dipinta.

Modificato da Dairon
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Sì, la figurazione è quella che poi la pittura chiaroscurale/plastica cerca di richerare.

 

Infatti la pittura di M. nasce dal basso/altorilievo (madonna della scala = sibilla, centauromachia = giudizio).

Modificato da Shito
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O di vedere anime idioti come K-On! o Working!! o tanti altri?

 

Io non ce la faccio più da tanti anni.

 

Stavo pensando da un paio di giorni a questa cosa, e sono arrivato ad una conclusione che contraddice in realta' quanto alla fine penso dell'argomento, basandomi su varie esperienze.

 

Il fatto e' che... spesso quelle serie sono quelle che riesco a vedere, per questioni di stress.

Non che serie con storyline migliori (o che ci siano, non come nei casi citati) siano di per se' stressanti, e' solo che il quotidiano, lo stress ripetuto, relegano l'interesse per cio' che circonda ad espressioni di natura sporadica, che non solo che non richieda grande attenzione, ma che si possa anche vedere o sentire 'a salti', anche mentre magari si fa altro, o, specialmente, si pensa ad altro.

 

In questo la sala cinematografica e' sempre qualcosa di molto potente; al cinema, la vita scorre sullo schermo, e non altrove.

 

Il problema di tutto questo e' che le serie televisive, le serie animate come il resto delle produzioni similari, e anche qualunque cosa non sia cinema, o limitatamente libro, risente di un problema tutto particolare inerente il periodo, l'epoca.

 

Non c'e' piu' spazio per le storie.

 

Purtroppo chi racconta storie sa bene una cosa, che la storia che racconta per se stesso e' la quintessenza di tutto, per tutti gli altri no.

Per raccontare una storia che sia un minimo elaborata quindi ci vuole tempo, tanto tempo, inserire con calma nel tempo elementi, farli fiorire nelle vite dei personaggi tramite i dialoghi, prendere pause parlando e facendo accadere tutt'altro mentre gli elementi hanno tempo di far frutto, e col tempo, tanto tempo, creare interesse per una vicenda e non solo per dei personaggi.

 

Quel tempo prima le produzioni lo avevano; le serie tv e l'animazione non metteva in cantiere serie della durata brevissima o troppo rarefatte col tempo; e col tempo c'era la possibilita' di interessare e intrigare abbastanza da raccontare storie.

 

Ad oggi un po' tutte le produzioni televisive dall'oriente all'occidente se durano piu' di una stagione e' un successo, se arrivano a fine stagione si parla di buone serie.

 

Come diavolo si puo' fare con i tempi, lo stress, la vita quotidiana, a raccontare storie, avere lo spazio necessario per farlo (che non e' mutato negli anni, il bello e' questo), per raccontare?

 

K-On e le altre serie o le guardo per staccare, o mentre faccio altro, si ferma con il tasto di pause e si riparte, in modo tra l'altro che non esistendo nei fatti neanche una qualche costruzione di tensione psicologica nei personaggi, si puo' fare senza perdersi proprio nulla.

 

E' anche un discorso un po' triste, da 'resa' condizionata, ma alla fine...

 

La difficolta' di raccontare storie non e' poi granche' cambiata negli anni e nei secoli, e' cambiato, un po' mutato cio' che sta dietro questa difficolta'; ad oggi e' un curioso mix tra dover allargare i tempi di fruizione e rappresentazione per poter meglio aver spazio per i ritmi della vita quotidiana, e l'esigenza contraria di dover realizzare serie dalla durata e spesso dai tempi inferiori per questioni economiche e di gigantismo produttivo.

 

Chissa' se un giorno si trovera' il giusto compromesso tra le due cose, senza che ci sia quasi l'obbligo di dover tagliare uno dei due elementi.

 

Fino ad allora, se prima con le serie dalla durata maggiore c'era spazio per raccontare storie, ad oggi ho la sensazione che le storie si possano raccontare solo al cinema, o sui libri.

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Grande post di grande onestà. Se posso, forse la cosa migliore che ho letto a tua firma.

 

Impossibile oppugnarne alcunché. Solo elalborare.

 

Credo che tu abbia ragione, e credo soprattutto che -come al solito, in democrazia/liberomercato- sia la domanda a determinare l'offerta.

 

Il pubblico non vuole che evasione. Mezzi di escapismo. Da cosa poi? Dalla propria coscienza, credo.

 

Dalla coscienza della propria vita, che alla fine, ubriaca di liberta, rischia di rivelare il vero volto di quella: la solitudine.

 

Mazzarò o Schopenauher, molte cose o molti amici, sempre molta solitudine è. "Soli in compagnia".

 

E a far finta di non essere cresciuti non funziona mica. Ci vuole sedazione. Di vuole evasione.

 

E' anche un discorso un po' triste, da 'resa' condizionata, ma alla fine...

 

E' sicuramente così. La ricerca di evazione, l'ho sempre pensato, è la sconfitta umana definitiva.

 

Certo, è pacifico che l'infanzia sia 'il momento delle storie da capire' perché in infanzia *c'è tutto il tempo per capirle*, e la voglia, e l'energia.

 

Va da sé che la cosa non può essere eternizzata.

 

Ma la fuga, proprio non vorrei.

 

Ho sempre creduto che un libro o vale la pena di leggerlo due volte, o neppure una.

 

Un film o vale la pena di vederlo due volte, o neppure una.

 

Un luogo o vale la pena di visitarlo due volte, o neppure una.

 

E tutto così.

 

Bisogna sforzarsi continuamente. I passatempi? Il tempo che passa mi avvicina alla fine del mio tempo. NON LO VOGLIO SPRECARE! E' la più limitata delle mie risorse.

 

Ovviamente capiamoci, io parlo da viziato. Da privilegiato. Da fortunatissimo.

 

Anche se altri nelle mie situazioni si lagnerebbero e si direbbero sfortunati.

 

Ma davvero io ci provo giorno per giorno, mi ci sforzo proprio, a combattere la naturale indolenza umana. La spinta all'abulia. L'astenia rampante.

 

Il post-modernismo non l'ho inventato io, e alla fine la chiave di lettura è anche semplice.

 

Così nelle storie, quelle da fruire come quelle da raccontare, così nella vita ci vuole forza di volontà, autocontrollo, disciplina.

 

"Solo cose intelligenti"

"Solo cose con un senso"

"Solo cose che mi diano qualcosa"

"Solo cose che mi lascino qualcosa"

 

Se esco dal cinema e non ho in me qualcosa in più di quando sono entrato mi sento arrabbiato.

Non mi importa se le poltroncine erano comode, il popcorn buono, la fascinazione tanta e la straniazione mentalmente riposante.

 

"Se una cosa non fa educazione, fa diseducazione"

"Il vuoto è il brutto"

"L'insensato è nemico dell'umanità"

"Lo stordimento, in ogni sua forma, è venefico"

"O sto imparando, o sto disimparando"

 

Ma su tutte, la frase di oggi vuole essere senz'altro:

 

Solo nella disciplina, l'unica vera libertà.

 

Eloisa diceva al suo amore che i filosofi d'un tempo altro non erano che monaci laici, prima di Cristo.

E credo fosse molto intelligente, lei.

E' un po' una mia idol, eh.

 

Su tutto, grazie a Shuuji per lo splendido post, e per le riflessioni che mi ha fatto rifare, e soprattutto vergare.

 

Questo è stato, nell'ottica che ho espresso qui, del tempo ben speso.

Modificato da Shito
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Ma non è vero, di roba con "una storia" ce n'è che passa in tv. Se uno si guarda Infinite Stratos, non è che questo elimini l'esistenza di Madoka Magica o Horou Musuko.

 

Bisognerebbe forse:

a) determinare bene cosa sia "una storia" in questo contesto. Suppongo sia l'esistenza di conflitti tra personaggi, che si evolvono, ma forse intendete altro.

b) chiedersi perché il pubblico non sembrerebbe (?) apprezzarla (e non ne sono granché convinto. Vedi esempio precedente, chi dei tre ha avuto più seguito?).

2b) ... forse sono le case che buttano fuori roba più che altro "senza storie", ma non è necessariamente ciò che viene seguito dal pubblico.

 

... ed eventualmente, se uno ne sentisse il bisogno, giustificare perché si seguono certe cose e non altre. Ma ho il sospetto sia meglio non sentirne il bisogno, e basta.

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Così nelle storie, quelle da fruire come quelle da raccontare, così nella vita ci vuole forza di volontà, autocontrollo, disciplina.

 

"Solo cose intelligenti"

"Solo cose con un senso"

"Solo cose che mi diano qualcosa"

"Solo cose che mi lascino qualcosa"

 

Se esco dal cinema e non ho in me qualcosa in più di quando sono entrato mi sento arrabbiato.

Non mi importa se le poltroncine erano comode, il popcorn buono, la fascinazione tanta e la straniazione mentalmente riposante.

 

"Se una cosa non fa educazione, fa diseducazione"

"Il vuoto è il brutto"

"L'insensato è nemico dell'umanità"

"Lo stordimento, in ogni sua forma, è venefico"

"Ho sto imparando o sto disimparando"

 

Su questi "principi" sarei anche d'accordo MA mi sorge un dubbio..

Non sarà che la valutazione del "contenuto" di una storia sia di solito meramente soggettiva?

Ovvero che tutti in fondo siano capaci di trovare intelligenza, senso ed insegnamento in ciò che piace loro?

E che tale operazione spesso non sia altro che sovrainterpretazione solo per giustificare i propri gusti?

Troppo spesso mi è capitato di trovare insignificanti sul piano contenutistico "storie" che altri esaltavano e così pure il contrario..

Del resto, come diceva scherzando (ma forse non troppo..) non mi ricordo chi su questo forum: ""Il vero otaku è capace di sovrainterpretare BIBLE BLACK".

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Così nelle storie, quelle da fruire come quelle da raccontare, così nella vita ci vuole forza di volontà, autocontrollo, disciplina.

 

"Solo cose intelligenti"

"Solo cose con un senso"

"Solo cose che mi diano qualcosa"

"Solo cose che mi lascino qualcosa"

 

Se esco dal cinema e non ho in me qualcosa in più di quando sono entrato mi sento arrabbiato.

Non mi importa se le poltroncine erano comode, il popcorn buono, la fascinazione tanta e la straniazione mentalmente riposante.

 

"Se una cosa non fa educazione, fa diseducazione"

"Il vuoto è il brutto"

"L'insensato è nemico dell'umanità"

"Lo stordimento, in ogni sua forma, è venefico"

"Ho sto imparando o sto disimparando"

 

Su questi "principi" sarei anche d'accordo MA mi sorge un dubbio..

Non sarà che la valutazione del "contenuto" di una storia sia di solito meramente soggettiva?

Ovvero che tutti in fondo siano capaci di trovare intelligenza, senso ed insegnamento in ciò che piace loro?

E che tale operazione spesso non sia altro che sovrainterpretazione solo per giustificare i propri gusti?

Troppo spesso mi è capitato di trovare insignificanti sul piano contenutistico "storie" che altri esaltavano e così pure il contrario..

Del resto, come diceva scherzando (ma forse non troppo..) non mi ricordo chi su questo forum: ""Il vero otaku è capace di sovrainterpretare BIBLE BLACK".

 

:nono:

 

Una storia di per se' e' un'espressione artistica di tipo strutturale e strutturato; storia e sceneggiatura dividono il loro essere 'organizzazione' di pensiero, scansione di tempi, realizzazione di equilibri. Quindi tutto quanto non sia irrazionale.

 

Tale struttura e' palese, riscontrabile, con l'esperienza chiaramente identificabile e delineabile; le sovrainterpretazioni sono date unicamente da coloro che, innamorati dei propri pensieri spesso e volentieri basati su intendimenti irrazionali, materializzano invenzioni, questo e' vero.

 

Ma una struttura esiste; anche solo per esigenze produttive, per via del fatto che una rappresentazione scenica o televisiva non e' espressione diretta dell'autore, ma mediata attraverso vari livelli e passaggi fino alla forma rappresentata.

 

E' questo il punto principale di una storia orientata a questo tipo di rappresentazioni, il fatto di riuscire a mostrarsi, di essere latrice di un tema o di un messaggio, e non si stemperi unicamente e solo in 'scusa' per dar motivazione d'essere ad un personaggio.

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Non sarà che la valutazione del "contenuto" di una storia sia di solito meramente soggettiva?

Ovvero che tutti in fondo siano capaci di trovare intelligenza, senso ed insegnamento in ciò che piace loro?

E che tale operazione spesso non sia altro che sovrainterpretazione solo per giustificare i propri gusti?

 

Vox clamantis in deserto... ;)

(Anche se, parlando seriamente, non è che neghi la possibilità di una analisi seria e a volte perfino scientifica della letteratura. E' molto rara, però.)

Modificato da werner
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Ma soprattutto, contenuto=/=storia. E anzi: contenuto=/=significato.

Ovviamente ognuna di queste cose non corrisponde con l'avere una struttura "leggibile", se anche la necessita, ma non mi pare ci si sia spinti a dirlo (forse).

Modificato da Dairon
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Non sarà che la valutazione del "contenuto" di una storia sia di solito meramente soggettiva?

Ovvero che tutti in fondo siano capaci di trovare intelligenza, senso ed insegnamento in ciò che piace loro?

E che tale operazione spesso non sia altro che sovrainterpretazione solo per giustificare i propri gusti?

 

Vox clamantis in deserto... ;)

(Anche se, parlando seriamente, non è che neghi la possibilità di una analisi seria e a volte perfino scientifica della letteratura. E' molto rara, però.)

 

Esistono degli str*nzi che la fanno (il prossimo anno mi danno il mongolino d'oro per 12 anni che scrivo articoli a riguardo e devo cambiare tesserino perche' non ho piu' spazio per i timbri del piffero), oltre che conoscere i meccanismi produttivi non per sentito dire, ed a realizzare sceneggiature e varie da anni. :sisi:

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