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Urania era molto meglio del camioncino


Shuji

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http://www.ilpost.it/mariofillioley/2013/08/01/urania-era-molto-meglio-del-camioncino/

 

 

Urania era molto meglio del camioncino

1 agosto 2013
Non è per dire, però c’è uno (un siciliano) che in agosto girerà la Sicilia con un furgoncino (la book car) per portarci i libri. 

Lui si chiama Filippo Nicosia e dice che:

«Da Roma in giù, si sa, i promotori neanche ci vanno. I dati di vendita dei libri al Sud sono sconfortanti».

Ecco, al di là del sostegno che sento di dover dare all’iniziativa, mi sono cominciato a chiedere delle cose e alla fine sono arrivato alla conclusione che io, per fare leggere la gente, forse assumerei l’atteggiamento opposto a quello del camioncino. Nel senso:

 

ma se uno non vuole leggere, ma perché gli devono scassare la minchia?

 

Lo so che sembra una scemenza, però oggi ne parla Elena Stancanelli su Repubblica e l’altro ieri ne hanno parlato a Fahreneit (un sacco di gente che voleva mandare libri a Lampedusa perché “le isole hanno bisogno di libri”), e a me pare che quando se ne parla ti parlano come al bambino che non vuole mangiare gli spinaci, ti dicono che leggere fa bene, ti conviene, ti serve a questo e quello, quindi ora per favore apri bene la mente e inghiotti senza sputare.

 

E va bene, ho capito, ma pure fare sport fa bene, conviene, migliora la vita, la salute, però io un quacchero che gira col camioncino attrezzato per convincerti a fare un’ora di corsa o di nuoto ancora non l’ho visto.

Quindi forse ci dobbiamo solo mettere d’accordo su questa cosa: leggere cos’è? È un piacere o un dovere? Perché i piaceri è inutile predicarli, io non l’ho mai visto un imbonitore o un predicatore di piaceri, quelli che predicano di solito si flagellano con il cilicio, per i piaceri non c’è bisogno di prediche, i piaceri si predicano da soli, non è che ai piaceri uno ci si deve convertire. Sono i doveri che vanno predicati.

 

In Italia pare che leggere sia un dovere: bisogna leggere, è importante. E infatti nell’articolo di Stancanelli ci sono frasi che un po’ fanno venire in mente una medicina e un po’ fanno pure  paura:

 

«Se la gente non va dai libri, saranno i libri ad andare dalla gente». [io però se un libro si presenta a casa mia manco gli apro. Metti che poi mi vuole vendere un'enciclopedia].

 

«Da Therese [una libreria di Torino, racconta Ferraris, il proprietario] le persone entrano e parlano, chiedono e ricevono consigli. Li aspettiamo, ma ogni tanto li andiamo anche a cercare con la nostra book car». [Cioè questi qua si sono organizzati con una specie di ronda per il rastrellamento: se non ti consegni spontaneamente, ti vengono a prendere fino a casa].

 

Che poi secondo me è sempre in base a questo atteggiamento del “mangia che ti fa bene” – che quanto più lo si nega (prospettando le iniziative sulla lettura come “divertenti”, “curiose”, “originali” ) tanto più lo si rafforza (solo le cose noiose hanno bisogno di camuffarsi da cose accattivanti) – che gli scrittori poi si convincono di essere in missione per conto del bene e si arroccano su posizioni di una supponenza antipaticissima, tipo quella che hanno preso in coro sul talent show sullo scrivere previsto dalla Rai per il prossimo novembre.

 

Lo scrittore – che è il corrispettivo speculare del lettore, perché è noto che chi legge molto prima o poi a scrivere ci prova- pensa sempre che oltre a scrivere deve “fare pensare”, “dire qualcosa”, impegnare ed essere impegnato: pensa insomma che scrivere sia sempre e comunque più “arte” di qualsiasi altra arte, perché, per dire, pure il canto è un arte, ma nessun cantante si indigna se fanno un talent show sui cantanti (o sì?).

 

E infatti che succede? Che non legge nessuno. Perché è una tristezza.

 

Lo scrittore italiano o fa le “belle lettere”, oppure cerca il risvolto sociale, la critica al vivere contemporaneo, insomma fa “l’anima bella” che si contrappone al vivere orrendo dei suoi tempi: lui su una rupe, a difendere se stesso e i suoi lettori dalla barbarie, e gli altri, in preda ai roghi e ai saccheggi dell’ignoranza.

 

E così scompare l’intrattenimento puro, la letteratura di genere e quella d’evasione, che è l’unica che potrebbe portare la gente (forse addirittura perfino i siciliani) a leggere senza  bisogno del camioncino.

Invece se parli con un  qualsiasi “lettore forte” (che di solito è sempre lì lì per diventare uno scrittore), quello si dice disgustato da chiunque venda libri e abbia un minimo di successo. Camilleri? Puah, scrive gialli, orrore. Lucarelli? Oh schifo, vende copie a migliaia. Fabio Volo? Piace alle casalinghe, sei pazzo. Faletti? Ma è un comico, che dici.

E allora, scusate, ma la gente non solo deve leggere, deve pure leggere quello che dite voi? Stando a Filippo Nicosia, il libraio itinerante, parrebbe di sì:

 

«Ho chiesto alle piccole case editrici, minimum fax, marcos y marcos [che ormai, poi, chiamale piccole...] la Nuova Frontiera, Nutrimenti, Due Punti, l’Orecchio Acerbo, Voland e tutte le altre che sto dimenticando… di poter scegliere. Così quando mi fermerò nelle piazze, venderò solo libri che mi piacciono [cioè io mi devo comprare non un libro che piace a me, ma un libro che piace a te?] e saprò raccontarli meglio».

 

Non è che possegga dati particolareggiati in merito, ma pare che in parecchi paesi europei (Germania e Inghilterra su tutti) si legga molto più che in Italia.

 

E infatti basta farsi un giro sulla metropolitana di Londra per accorgersi che quasi tutti hanno un libro in mano.

 

Ora, a parte il fatto che abitando in un punto molto a sud ho potuto constatare come, man mano che si sale, la lettura diventa sempre più uno schermo (a Roma, per dire, nella metro la gente parla, pure abbastanza ad alta voce, a Milano già si parla molto meno e fanno la comparsa i giornali, mentre da Parigi in su si “legge”, nel senso di certi tomi enormi: come a dire, cerco di non guardare nessuno, di farmi più che posso i fatti miei, mi metto le cuffie e apro l’e-reader. Infatti chi altro legge un sacco? Le coppie che hanno appena litigato. E non può essere un caso. Gli ziti, i mariti con le mogli, dopo che se ne sono dette un sacco, allo scopo di non cacarsi per un poco di tempo, leggono: si aprono un giornale o un libro a testa perché così riescono a restare nello stesso posto senza parlarsi. Quello dell’isolarsi è uno dei tanti aspetti della lettura, che può essere buono come cattivo, eh, perché d’altra parte anche chi sta in rete tutto il giorno praticamente legge tutto il tempo, e non mi pare un campione di umanità da prendere a modello).

 

Comunque se uno sbircia anche solo le copertine si capisce benissimo cosa leggono a Londra e a Berlino: libri fatti per essere venduti e letti, come quelli di Fabio Volo o di Moccia da noi. Solo che là nessuno si indigna se Bridget Jones fa sei milioni di copie e Julian Barnes no: sono due campionati diversi, ognuno gioca il suo, come è normale che sia.

Così a me viene il dubbio che in Italia si legga meno che altrove perché altrove sono più bravi di noi a farsi leggere anche da chi non è un “lettore forte”.

 

Qua appena sconfini (Saviano, per dirne uno, è ormai bersaglio di continui sarcasmi e di una diminutio a oltranza: ha superato abbondantemente e da subito la cerchia dei lettori forti e si è fatto leggere e comprare da molte più persone, e questo immediatamente lo ha squalificato presso quella comunità “impegnata” dalla quale in origine proveniva) sei bollato: perché sotto sotto l’intrattenimento è sempre un po’ malvisto, è sinonimo di scimunitaggine.

E così arriviamo allo sdegno per il talent.

 

Cos’è un  talent? Un talent è uno spettacolo. Non c’entrano Dostoevkj o Proust: c’entra che chi scrive può anche non essere diverso da chi canta o da chi suona, e magari lo fa per puro diletto. Non è che  scrivendo per forza uno vuole fare l’arte o la letteratura. Non è che può scrivere solo chi pensa di stare dando al mondo qualcosa che lo migliorerà. Magari c’è pure qualcuno che vuole solo intrattenere se stesso  e magari riuscire anche a intrattenere qualcuno. Come chi canta una canzone o balla dalla De Filippi. Cos’è quest’aura di sacralità dello scrittore, questa presunta superiorità rispetto a tutto il resto, che fa indignare sul talent come se fosse vilipendio alla più nobile delle arti? Vilipendio a che? Al cliché dello scrittore che si chiude in una soffitta e la notte ispirato dalle muse compone con la penna d’oca? Ma non è una minchiata? E non c’è una presunzione enorme nel vedersi così, scrittori e lettori, membri del club dei colti e degli artisti?

Scrivere o leggere non significa essere tutti parenti di Shakespeare. Scrivere è anche come cantare una canzone. Le canzoni sono tante, per tanti gusti: puoi cantare Gershwin all’opera e puoi cantare pure Gianni Celeste sotto la doccia, dipende dai contesti e da cosa ti va o ti riesce di fare.

 

Se magari ci si scrolla di dosso quest’idea orribilmente paludata dello scrittore artista, magari arriveremo prima o poi ad accettare l’idea dello scrittore intrattenitore. E secondo me a quel punto la gente sì che comincia a leggere, altro che camioncino.

 

 

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ma se uno non vuole leggere, ma perché gli devono scassare la minchia?

 

Lo so che sembra una scemenza, però oggi ne parla Elena Stancanelli su Repubblica e l’altro ieri ne hanno parlato a Fahreneit (un sacco di gente che voleva mandare libri a Lampedusa perché “le isole hanno bisogno di libri”), e a me pare che quando se ne parla ti parlano come al bambino che non vuole mangiare gli spinaci, ti dicono che leggere fa bene, ti conviene, ti serve a questo e quello, quindi ora per favore apri bene la mente e inghiotti senza sputare.

 

E va bene, ho capito, ma pure fare sport fa bene, conviene, migliora la vita, la salute, però io un quacchero che gira col camioncino attrezzato per convincerti a fare un’ora di corsa o di nuoto ancora non l’ho visto.

Quindi forse ci dobbiamo solo mettere d’accordo su questa cosa: leggere cos’è? È un piacere o un dovere? Perché i piaceri è inutile predicarli, io non l’ho mai visto un imbonitore o un predicatore di piaceri, quelli che predicano di solito si flagellano con il cilicio, per i piaceri non c’è bisogno di prediche, i piaceri si predicano da soli, non è che ai piaceri uno ci si deve convertire. Sono i doveri che vanno predicati.

 

In Italia pare che leggere sia un dovere: bisogna leggere, è importante.

 

 

 

Sono l'unico a pensare che sia una questione di età, semplicemente?

 

Ci sono attività intellettuali umane che si scoprono 'piacevoli' quando si viene educati ad esse.

 

E l'educazione indotta, frontale, ha una sua età. E' un treno che non passa più, una volta che lo si è perso. Sono quelle verità scomode quanto palesi che al giorno d'oggi si vuole negare, nascondere sotto il tappeto, tacere.

 

C'è chi grida allo stadio per un gol e chi piange per un classico della letteratura.

Entrambe le cose sono lecite.

NON significa che abbiano pari dignità intellettuale.

Chi dice il contrario, chiaramente, ha una coda di paglia lunga così.

 

E tutto questo è incolpevole. Dipende da dove nasci, da quando nasci. In barba alla meritocrazia tanto idolatrata dai socialisti incalliti, spiacenti: va a culo.

 

Se ti insegnano, inculcano certe cose, le avrai. Sennò, no.

 

Ci sono uomini felici nella danza tribale e nella animale fornicazione.

Altri che si suicidano per un pensiero, un'idea che li schiaccia.

 

Così va, è sempre andata, e sempre andrà.

 

Lo scrittore italiano o fa le “belle lettere”, oppure cerca il risvolto sociale, la critica al vivere contemporaneo, insomma fa “l’anima bella” che si contrappone al vivere orrendo dei suoi tempi: lui su una rupe, a difendere se stesso e i suoi lettori dalla barbarie, e gli altri, in preda ai roghi e ai saccheggi dell’ignoranza.

 

E così scompare l’intrattenimento puro, la letteratura di genere e quella d’evasione, che è l’unica che potrebbe portare la gente (forse addirittura perfino i siciliani) a leggere senza  bisogno del camioncino.

Invece se parli con un  qualsiasi “lettore forte” (che di solito è sempre lì lì per diventare uno scrittore), quello si dice disgustato da chiunque venda libri e abbia un minimo di successo. Camilleri? Puah, scrive gialli, orrore. Lucarelli? Oh schifo, vende copie a migliaia. Fabio Volo? Piace alle casalinghe, sei pazzo. Faletti? Ma è un comico, che dici.

E allora, scusate, ma la gente non solo deve leggere, deve pure leggere quello che dite voi?

 

 

Non scompare niente.

 

Di merda scritta sono piene le librerie, e di classici pure.

 

Chi legge l'una, chi legge l'altra.

 

Chi legge la Littizzetto, chi legge Goethe.

 

Chi legge una fanfict di Twilight per tardone (pfff), chi le Undicimila Verghe di Apollinaire.

 

Non sono la stessa cosa, come non lo sono calcio e letteratura.

 

E di nuovo, chi vuole equipararli ha una coda di paglia lunga così, si capisce.

 

A me tutta 'sta frignata pare un piagnisteo di un finto intellettuale della peggior risma, ovvero quello che non è neppure un intellettuale vero, ma nella sua mediocrità amerebbe sentircisi. Quindi, nobilitatemi la mia narrativa del cavolo, grazie. Diciamo è che roba nobile.

 

Certo.

Modificato da Shito
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Se parliamo di libri come fonte di 'mero intrattenimento', credo ci sia anche un discorso di epoca. Un po' come il momento in cui i manga in Giappone sono stati davvero 'cultura popolare', c'è stato sicuramente un momento in cui i libri, la letteratura leggera stampata, è stata 'cultura popolare'. Credo sia anche durato un bel po'. Credo sia altresì evidente che viviamo in un epoca in cui altre forme di intrattenimento hanno sempre più soppiantato quella.

 

Io di mio, per dire, ho sempre letto molto poco per mio intrattenimento. Ho letto per studio, da piccolo, e questo mi ha fatto conoscere il piacere della lettura (adoravo le scene con Becky Teacher in Tomw Sawyer, da bimbo). Ho adorato Momo di Micheal Ende (libro di 'narrativa' in seconda media). Mi piaceva il racconto epico classico e la mitologia. Ma leggevo poco poco, eh. Anche se leggere in qualche modo mi aggradava, ma per me è sempre stata una cosa da concentrazione molto spinta, è sempre stata l'unica forma di studio che io conosca (ho sempre studiato semplicemente leggendo i libri di testo, e amen).

 

Poi, crescendo, ho avuto dei momenti di lettura. Ma anche lì, anche se lo facevo per mia scelta, era cmq una cosa per me gravosa e impegnativa. Ho sempre un o' invidiato quelli che riesconono a trovare la lettura, anche di cose serie e importanti, comunque leggiadra. Deve essere un mio limite, una mia deficienza, una mia mancanza. Più semplicemente, da piccolo avrebbero forse dovuto forzarmi alla lettura molto molto di più di quanto non abbiano fatto... ^^;

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Ma io *sono* stato forzato alla lettura. ^^

 

Anche forzato, pur non diventando un avito lettore, ho 'capito' che la lettura era una cosa ok, importante, seria, e spesso intellettualmente piacevole.

 

Credo infatti che avrebbero semmai dovuto forzarmi *di più*.

 

Per dire che secondo me la Montessori avrebbe proprio dovuto tacere, ecco. ^^;

Modificato da Shito
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la letteratura non scientifica è evasione quindi la stessa identica cosa di una partita di calcio, con la differenza che tutta la narrativa scritta dall'uomo non potrà neanche mai solo avvicinarsi al gol di grosso come emozioni indotte  :snob:

 

l'articolo è carino, parte bene e chiude male, arricciandosi sulla stessa arroganza di cui accusa altri inizialmente (ah ho visto ora l'autore, si è uno che avrebbe dovuto sentirsi dire "gavte la nata" molte molte volte)

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la letteratura non scientifica è evasione quindi la stessa identica cosa di una partita di calcio, con la differenza che tutta la narrativa scritta dall'uomo non potrà neanche mai solo avvicinarsi al gol di grosso come emozioni indotte   :snob:

 

l'articolo è carino, parte bene e chiude male, arricciandosi sulla stessa arroganza di cui accusa altri inizialmente (ah ho visto ora l'autore, si è uno che avrebbe dovuto sentirsi dire "gavte la nata" molte molte volte)

 

Permettimi di dire che non sai di cosa parli. E una stronzata bella e buona.  :snob:

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"Arrivano le aquile!": lacrimoni che scendono....

 

il gol di grosso: uscita in mutande urlando per 30 secondi abbarbicato alla ringhiera, mentre un corale urlo belluino sovrasta le città dall'alpe alla sicilia,  per poi sciogliermi in pianto liberatorio al gol di del piero...

 

 

nessuna trollata

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Eterno problema italiano, se uno legge gli scritti dell'inizio del secolo ad esempio Carlo  Lorenzini(collodi) o edmondo de Amicis capisce come le cose in Italia siano sempre state cosi'.

C'è una fascia culturalmente elevata che legge tanto , una fascia ridotta 1 milione di persone  che legge dai 20 ai 60 libri all'anno che pretendono, una fascia che è costretta a leggere ( scolari) che è stata la fascia da spremere dell'editoria , il problema è che il mondo è andato avanti ed i programmi sono quelli del fascio : Divina commedia , promessi sposi , narrativa orrenda italiana del 800 e 900. Quello che in italiana è bistrattato è il bestseller (stracercato) che in mondo dove puoi stare lontano da qualsiasi libro , quasi sempre è qualcosa di particolare mai impegnato ma con tematiche strane .

L'editoria italiana si è seppellita volontariamente , personalmente sto sperando ancora nel rapido sterminio delle case editrici, ma sono come quelle che pubblicano i fumetti, meno si vende  è piu' nuove case appiano.

Modificato da bacciojeppo
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Intendi il null?  :°_°:

Comunque Bancio dice una cosa sacrosanta: perchè i cccciovani trovano tediosa, old, decisamente poco trandi la lettura? Semplice, perchè a scuola leggiamo tanta di quella Merda spacciata per finissimo cioccolato svizzero che alla fine uno se non ci si mette di suo finisce per odiarla la carta stampata.

Io ho avuto la fortuna di avere avuto una maestra alle elementari che mi ha sempre permesso (più o meno) di leggere quello che volevo (era rimasta un po' strana quando in quarta elementare mi presentai con La Grande Fuga dell'Ottobre Rosso) e idem i professori di italiano alle medie.

 

Poi al liceo entri in quella spirale di snobismo culturale di cui si parla sopra dove vieni letteralmente costretto a leggere Merda.

 

- I Promessi Sposi? Al di la dell'importanza storica dell'essere il primo romanzo in lingua italiana "moderna" è una storia dimmerda, soprattutto quando scopri che Walter Scott aveva avuto l'idea di un impianto simile e molto più figo chiamato Ivanhoe tipo SETTECENTO ANNI PRIMA.

- Verga? Merda

- Foscolo? Merdissima

- Goethe? Devi odiare davvero la vita per fartelo piacere

- Dostojevski? Boh c'è a chi è piaciuto, a me ha ammorbato

 

E potrei continuare.

E guai, GUAI, ad azzardarsi ad argomentare una critica, sei solo un poveretto che non si deve permettere di infangare questi Mostri Sacri, questi Paragoni di magnificenza letteraria.

Questo inoltre tende a generare i comportamenti di cui all'articolo sopra dove l'autore-artista si arrocca sui suoi eremi di grandissimo spessore intellettuale che di cui noi poveracci non siam degni (parliamone); in alternativa c'è la Fabio Volo e la sua scontatezza scontata in saldo oppure Moccia con i suoi allucinanti stereotipi che poi ti viene da pensare "ma la mia generazione verrà ricordata così? E' questo il nostro Sulla Strada? Voglio morire".

L'ultimo libro italiano veramente bello che ho letto è stato Romanzo Criminale.

 

Di mio sono sempre stato un bastian contrario e di ritorno dalle vacanze la mia risposta era "si, li ho iniziati, non mi sono piaciuti, ho una libreria piena di romanzi, ho letto quelli" alla fine si sono rassegnati, tanto i voti li arrotondavo impaginando le pubblicazioni del liceo visto che ero l'unico che sapeva usare Publisher...

E comunque l'emozione di Berlino 2006 non è comparabile, eccheccazzo, POOOOOOOOOPOPPOOOOPOOOOOOOOPOOOOOOOO  :winner:

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Foscolo Manzoni e Leopardi rullavano abbestia :fash1:

 

Non per dire ma Manzoni aveva pronosticato il 5 maggio 2002 con quasi 200 anni di anticipo.

 

Verga e Svevo invece fanno caghè.

 

Ma è comunque un discorso del cazzo. Quelle opere venivano fatte leggere per il loro ruolo storico, non per invogliare i cinni alla lettura. Per quello c'erano eventualmente i libri per le vacanze (io nell'antologia di prima media ci avevo Tolkien, tiè)

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Non dico che non vadano studiati, dico che non ci si può far la muffa SOLO ED ESCLUSIVAMENTE su Manzoni.

Aggiungo che poi la merda di cui sopra te la ritrovi anche nelle antologie estive con magari conseguente compito in classe al ritorno dalle vacanze... Proprio un bel sistema

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Quello dipende dal livello scadente nei nostri professori, anch'io in seconda liceo ho fatto praticamente solo i 3 tenori. Ma non cambia che quella che si fa nelle scuole è storia della letteratura italiana, non un corso per amare la lettura. E spesso i libri delle vacanze vengono usati per coprire quello che il professore non ha fatto durante l'anno, questo si è sbagliato. Più che altro il ginnasio dovrebbe essere integrato con i 3 anni successivi, invece che dedicarsi alle antologie

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...Non so se state trollando, ma io odio visceralmente Verga  :°_°:

 

(anche e non solo per la dannatamente stupida domanda a riguardo fatta all'esame di maturita', di parlare dell'introduzione del libro. E chi se l'era inc***a quell'introduzione diobono, senza considerare poi che non era stato dato un libro di testo preciso e quindi era veramente una domanda cretina cui c'erano tante risposte quanti tipi di testi in classe...)

 

Per tornare in discussione, dipende effettivamente molto piu' di quanto si pensi dal singolo docente; nostro (della classe) momento di gloria quando in giornata di autogestione  :kommu: siamo riusciti a far leggere in classe un racconto di Asimov.
 

(Poi, il concetto di 'me la sono legata al dito' non rende l'idea, quando e se mi capita di inquadrare la tipa in macchina per strada non attraverso mica, ma sono altre cose).

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- I Promessi Sposi? Al di la dell'importanza storica dell'essere il primo romanzo in lingua italiana "moderna" è una storia dimmerda, soprattutto quando scopri che Walter Scott aveva avuto l'idea di un impianto simile e molto più figo chiamato Ivanhoe tipo SETTECENTO ANNI PRIMA.

 

Ehm, in che senso "Walter Scott aveva avuto l'idea di un impianto simile e molto più figo chiamato Ivanhoe tipo SETTECENTO ANNI PRIMA"?

Scott è contemporaneo di Manzoni..

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Questo succede quando si fanno le ricerche frettolosamente in preda alla collera.

Si I Promessi Sposi sono forse il peggior escremento letterario che abbia mai letto... E ho letto Gli Eredi di Shannara.

Modificato da Lord Gara
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