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Urania era molto meglio del camioncino


Shuji

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Poi al liceo entri in quella spirale di snobismo culturale di cui si parla sopra dove vieni letteralmente costretto a leggere Merda.

 

- I Promessi Sposi? Al di la dell'importanza storica dell'essere il primo romanzo in lingua italiana "moderna" è una storia dimmerda, soprattutto quando scopri che Walter Scott aveva avuto l'idea di un impianto simile e molto più figo chiamato Ivanhoe tipo SETTECENTO ANNI PRIMA.

- Verga? Merda

- Foscolo? Merdissima

- Goethe? Devi odiare davvero la vita per fartelo piacere

- Dostojevski? Boh c'è a chi è piaciuto, a me ha ammorbato

 

Devi essere pazzo del tutto.

 

Perché non c'è alcun senno in quello che dici qui. Io lessi alcune novelle di Verga in secondo media e le adorai, soprattutto 'Cavalleria Rusticana'. Ho sempre pensato, crescendo, che Verga fosse davvero un genio, e un grandioso rappresentante di quella integentsia siciliana che ancora oggi pressoché venero. Dai filosofi della magna grecia a Verga, a Pirandello, a Giovanni Gentile, a Franco Battiato - giusto per spaziare un po'. Su Vittorini sono combattato.

 

Foscolo lo adoro. RIleggo periodicamente 'Che stai?' e altri suoi sonetti perché li trovo molto motivanti.

 

"Che se la vita e l'error, l'ira e l'ambascia, già troppe hai del viver tuo l'ore prodotte (aveva vent'anni). Or meglio vivi, e con fatiche dotte, a chi diratti antico esempi lascia'. Lo adoro. Ovviamente adoro La sera, ma è banale dirlo. Perdonatemi. Certo, è una vague molto giovanile, ma lo amo così, anche se sono vecchio ormai.

 

Goethe: forse il letterato assoluto. L'unico che sia riuscito a fondere, a risolvere in uno l'antinomia della poesia sensuale e della letteratura intellettuale.

 

Quando mi seri conto che la mia educazione illuminista mi aveva davvero squadrato troppo, mi rivolsi a Goethe alla ricerca di una cura luterana vecchio stile. Imbattibile. Sono stato alla Casa di Goethe a Roma ed ero emozionato, ogni tanto mi fermo sotto il movimento a Goethe che c'è a Villa Borgherse e guardo il viso del suo Faust, o l'addolorato Werter, il giovane e il vecchio, e mi interrogo sull'intrinseca manchevolezza della specie e della psiche di cui sono parte.

 

Dostojevski: Delitto e Castigo (più correttamente: Delitto e pena, era una citazione intesa dal suocero di Manzoni, pare) è forse l'anello di congiunzione tra occidente e oriente. Intriso di un forte senso 'karmico', è non a caso uno dei pilastri della letteratura moderna giapponese. Praticamente vivo seguendo la logica di Delitto e Castigo, ogni giorno. Ma questo libro lo devo ancora approfondire.

 

Non ho mai amato i Promessi Sposi. Originariamente, li detestavo - fatti salvi alcuni momenti particolarmente riusciti dal punto di vista visivo. Facevo le medie. Anche al liceo lo odiavo. Era nel mio periodo Volteriano e giacobinissimo, capitemi. Poi pian piano vi ragguagliai parte di virtù. Sicuramente è un'opera molto sopravvalutata.

 

Ma Gara, il tuo post tratta di cose elevata con una superficialità e una indiscriminazione tale che non può non attirarsi disprezzo. Non perché io sia 'fan' di quelle cose. Ma perché sembra scritto da un quindicenne svogliato, cosa che so che tu non sei.

Per tornare in discussione, dipende effettivamente molto piu' di quanto si pensi dal singolo docente;

 

Verissimo. Così tanta responsabilità e così poca genuina cognizione di quella.

E guai, GUAI, ad azzardarsi ad argomentare una critica, sei solo un poveretto che non si deve permettere di infangare questi Mostri Sacri, questi Paragoni di magnificenza letteraria.

 

No, quelli sono coloro che criticano negativamente senza argomentazioni. ^^;

 

Io per esempio ho sempre spregiato Leopardi, che pure è molto più di moda di Foscolo, per un sacco di ragioni che a richiesta potrei qui produrre. :-)

Modificato da Shito
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Il problema è che le letture scolastiche pretendono da una parte di far dissezionare l'opera allo studente secondo schemi prestabiliti, dall'altra c'è la pretesa che si debba imparare a memoria la critica altrui e poi ripeterla a pappagallo durante le interrogazioni; è ovvio che si finisca col disprezzare le opere così trattate dagli insegnanti.

Nell'estate tra primo e secondo liceo mi toccò leggere "I Malavoglia": lo lessi tutto, detestandolo dalla prima all'ultima pagina. A 14 anni non me ne poteva fregar di meno di quella famiglia disgraziata e di quel cazzo di carico di lupini, l'autore non mi aveva coinvolto nella storia e l'idea di dover effettuare la summenzionata dissezione mi dava il voltastomaco. 

Qualche anno dopo adorai "Rosso malpelo", pescato dall'insegnante dall'antologia adottata. Probabilmente la mia mente era matura per capire quella novella, ma quell'altro romanzo fu una scelta sbagliata su tutta la linea, ovvio che poi in tanti si disaffezionino alla lettura, se i risultati ottenuti da certe proposte di lettura sono sistematicamente analoghi.

 

Prima delle superiori mi son divorato la letteratura classica per ragazzi (Verne, London, Conrad e così via) e pescato da una collezione dove c'era roba che spaziava da Il signore delle mosche a Il nostro agente all'Avana a Tre uomini in barca.

Poi arrivo al liceo e mi appioppano Una vita di Maupassant, ma dopo la prima pagina di minuziosa descrizione "allo specchio" della protagonista che fai? Non lo chiudi quel libro? E si che di Maupassant potevano scegliere tra i racconti di genere fantastico/orrorifico, se proprio c'era interesse per l'autore.

Un velo pietoso sulla scelta di Metello di Pratolini, per citarne un altro. O quell'Amico ritrovato, col pouero ebreo e l'amico nazi, al solito: lettura tediosa e empatia nulla con i personaggi. Almeno mi son scampato il Diario di Anna Frank.

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Rosso Malpelo è devastante. In senso positivo.

 

Certo, concordo al 1000% che molto sta nel come viene presentata la letteratura ai giovani, dico a scuola. Sicuramente il metodo che tu descrivi è tra i peggiori, per come la vedo io. E non dico di fare teatrate a la Società dei Poeti Estinti, ma mi piacerebbe che il professore puntasse subito a 'far capire' cosa l'autore volesse comunicare, ovvero ci si concentrasse sul tentativo comunicativo insito nell'arte, nella letteratura, e da lì -per *necessità*- pian piano si risalisse alla conoscenza dell'autore come chiave ermeneutica per la lettura della sua opera.

 

Il retrocasa, già che la povera Anne Frank voleva pubblicarlo con questo titolo, ma neppure l'onore del rispetto delle sue espresse volontà le diedero gli editori, mentre spargevano lacrime preziose sul successo di vendite della sua storia, è un libro che tutte le donne dovrebbero leggere prima di diventare madri. Perché non parla dell'olocausto, alla piccola Anne non poteva importargliene di meno. Parla della psiche di una fanciulla, e con una lucidità che attraversa le epoche. Quando Anne spiega come mai non se la senta di chiamare sua madre 'mutti' (mammina) sono stilettate al pedagogo di ieri come di oggi, a qualsiasi futuro genitore o puericultore, a qualsiasi persona dotata di senno e sensibilità (<- mio tentativo di migliore traduzione della Austen).

Modificato da Shito
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il problema grosso è che alle superiori ci sono troppi professori che non ti presentano i libracci come quel romanzetto per donnicciole che avrebbe fallito come Harmony quale i Promessi Sposi come cose da analizzare a livello tecnico a prescindere dalla qualità, ma come BEI LIBRI.

 

c'è gente che davvero pensa che siano chissà quali capolavori.

 

 

(ah, io il Gattopardo non sono mai riuscito ad andare dopo poche pagine. Illeggibile.)

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Per la cronaca, IIRC I Promessi Sposi era originariamente pubblicato come un feuilleton. Un po' come il Centovetrine dell'epoca? Credo che per studiare i classici bisognerebbe anche studiarli nella loro onestà. Tipo che il teatro shakespeariano è volgare e sciatto, e lo era. Ma non per questo non fornisce spunti meravigliosi (mio fav, Desdemona, obv, ma anche Miranda è super-moe). Oppure l'onestà violenta dei tragici greci, che ogni volta che penso a Ifigenia in Aulide rabbrividisco, per non dire di Medea che invoca Ecate. Voglio dire, lì c'è tutta l'umanità e l'umano.

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Oh ecco, Il Gattopardo a me piacque molto, sarà perchè i personaggi erano, boh, onesti? credibili? Quasi umani, a parte il Principe di Salina che fa un po' da giudice e giuria del Risorgimento, insomma ho un bel ricordo del libro, sarà anche per il fatto che non ci ho dovuto fare compiti in classe sopra e soprattutto non mi sia stato strombazzato come il mostruoso classico imprescindibile della letteratura italiana.

Il film invece, ahimè peccato gravissimo, non ho mai visto nella sua interezza.

 

Shito, sfortunatamente io sono stato vittima di un trattamento a la Taro per cui ti riporto il sentiment del Gara liceale e, sinceramente non ho la bencheminima voglia di ritornare su quei passi unicamente per il fatto che ho un pattello di letture sicuramente molto più inclini con il mio essere attuale.

Ah, di Voltaire visto che lo citi mi piacque tantissimo Candido.

 

Di Verga oltre ai Malavoglia (però solo in antologia non integralmente) lessi anche La Roba, sinceramente trovo siano due pezzi davvero marginali, se poi dobbiamo trovare grande il raccontare la miseria dell'Italia di quei tempi, boh, ok, ci sta, ma non eleviamolo a paragone letterario con cui il prossimo si deve confrontare.

Foscolo e Goethe sono troppo emo per me, mi spiace, non mi piaceranno mai, di nuovo, come con i Promessi Sposi si può riconoscere indubbiamente la loro importanza storica, ma il mio giudizio chiamiamolo impropriamente estetico resta negativo, insomma, DU COJONS.

 

Circa Dostojevski, ma qua è una questione che troviamo anche un po' in Kafka e credo anche in Checkov e a questo punto immagino in un po' tutta la cricca dell'est… Appunto tutti i personaggi appaiono così… Vuoti, così in balia di un destino già scritto, imprigionati in dei binari che l'autore non tenta nemmeno di nascondere, se a te piace così… A me no e ripeto, parlo di feeling con l'opera, non parlo di nient'altro.

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Voltaire è sempre frizzante e mi fa ridere come nessun altro. Adoro l'Ingenuo, anche se il finale è troppo triste. Zadig e La Principessa di Babilonia sono impagabili. ^^

 

Ah, La Roba mi fece riflettere molto sul fallimento della psiche dell'otaku collezionista fin da quando, in seconda liceo, la lessi anch'io. Credo che poi Mastro Don Gesualdo sia un ampliamento di quella stessa novella, che trovai perfettamente compiuta in sé. Non credo che Foscolo e Goethe siano emo. Emo è Leopardi, con il suo blog (Lo Zibaldone) e i suoi piagnistei vittimistici. Foscolo è titanico, Foscolo odiava Manzoni perché lo riteneva un pavido e un vile, Foscolo è il ribelle giovane, molto eia eia alalà, se vogliamo (titanismo napoleonico). Goethe è diverso. Non credere che Ghoete sia solo Werther, perché ci sono cose come Le affinità elettive, o Faust, che beh... non sono proprio emo, anzi. ^^

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Emo è Leopardi, con il suo blog (Lo Zibaldone) e i suoi piagnistei vittimistici.

 

No, un attimo: Lo Zibaldone non può essere definito il "blog" di Leopardi in quanto non destinato alla pubblicazione (si trattava in pratica del suo taccuino di appunti privato, dove quindi poteva scrivere tutti i "piagnistei vittimistici" che voleva..).

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Il problema è che le letture scolastiche pretendono da una parte di far dissezionare l'opera allo studente secondo schemi prestabiliti, dall'altra c'è la pretesa che si debba imparare a memoria la critica altrui e poi ripeterla a pappagallo durante le interrogazioni; è ovvio che si finisca col disprezzare le opere così trattate dagli insegnanti.

 

 

 

è cosi anche all'università cmq, non solo alle superiori ... si dice che a medicina devi avere una memoria di ferro e a lettere ragionare, ma quando mai! il contrario semmai :P

 

 

personalmente sono giunto alla conclusione che dovrebbero proprio togliere l'insegnamento della letteratura da tutte le scuole e si dovrebbe leggere solo per imparare la lingua, ma su libri a caso dal manuale della macchina alle opere letterarie per vedere i vari tipi di scrivere. Abolire dunque le facoltà di lettere e filosoifa e affini.

 

 

Poi chi vuole leggere legge, probabilmente senza sentirsi fico dato che non hanno ripetuto fin da bambino che tizio o caio sono dei grandi saggi/padri fondatori, chi vuole guardare i cartoni guarda i cartoni.

 

Credo che il consumo di libri scenderebbe allora verticalmente - il che al contrario di quanto statuisce il post iniziale ancora non é come dimostra l'elevato numero di librerie nelle città - dato che non ci sarebbe più la fascinazione del colto, cui molto soggiacciono.

 

Eh si, il mondo dei sogni :)

Modificato da Kin
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