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"Miss Hokusai" di Hara Keiichi


Garion-Oh

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Anche se Colorful sta nella sezione cinema, mi sembra meglio parlarne di qua.

Allora, Hara ha fatto 4 film d'animazione, ognuno diverso dall'altro come stile e tipologia di racconto.

Questo è il quarto e si è preso una bella pausa prima di lavorarci (era passato a prodotti live action, ma Production IG deve averlo convinto in qualche modo).

 

Premetto che ci sarà qualche spoiler. Il film non parla della vita di Hokusai (che anzi appare abbastanza defilato, ma ben caratterizzato anche con pochi momenti e parole), bensì di sua figlia. Anche lei disegnatrice di grande talento, ma non quanto il padre. La storia è tutta sua.

E la storia racconta... di come va la vita. Oei (questo il suo nome) segue le orme del padre, ma è 

anche una donna moderna, indipendente, che vive nell'ultimo periodo Edo (il soggetto è tratto da un manga anni '80 ma Hara stesso ha scelto quali episodi trasporre e ne ha aggiunti di ideati da lui).

L'aderenza al periodo storico è quasi maniacale per cui tutto quello che comunica Oei sa molto di vita vera.

Ma la sua vita è una dicotomia fra quello che vorrebbe fare e quello che potrebbe fare. Per esempio, viene giudicata molto brava nei disegni erotici, che però non trasmettono erotismo ma solo eleganza.

E' perché lei non ha mai avuto rapporti sessuali. Buttarsi o non buttarsi. Cercare un uomo da amare? Aspettare troppo a cercarlo perdendo l'occasione? La sua è una vita dove il non si è fatto pesa molto di più di quello che si è fatto. Molto spazio è dato al suo accudimento alla sorellina cieca, che per contrasto non appesantisce il film, ma anzi lo rallegra. 

Ma la vita continua a scorrere, nonostante tutto. Oei va a osservare gli incendi, per imprimersi nella mente l'immagine del fuoco. Non mancano anche suggestioni paranormali, anche se sono sempre in bilico sull'autosuggestione. Forse è solo la mente di un pittore che vede cose non comuni per la gente normale. Ma alla fine il tempo continua a scorrere, portando con sè la vita e la morte. 

Alla fine ci vengono descritte le esperienze che Oei ha vissuto, quindi segue una sequenza di data di morte di tutti i personaggi veramente esistiti che appaiono nel film.

Edo cambia nome in Tokyo e la baia si trasforma in quella moderna.

Il tempo continua a passare, incurante delle vite che ha lasciato indietro.

 

Sinceramente mi è sembrato un avvicinamento ad Hara a Takahata. Ma con una visione ancor più fredda. La sensazione del vivere e di perdere il tempo della tua vita, se non sei in grado di imprimergli una svolta.

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In fondo però lo stesso Colorful non aveva quello stesso messaggio, sin nel titolo?

 

Ovvero, quando Kaguya dice: "Eppure io ero nata per vivere, come gli uccelli, gli insetti, le bestie!" (qualcuno aggiungere: "e i tanuki!"), non sta dicendo: "Eppure erano nata per vivere in maniera colorful!".

 

E invece finisce per suicidarsi.

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In effetti, Forse è che qui gli si è avvicinato da un'altra direzione. Takahata fa anche film caciaroni, ma fa anche film piuttosto silenziosi (Poroporo per esempio). Miss Hokusai ha delle parti cmq di allegria, ma il silenzio domina (in senso registico, perché la colonna sonora ospita anche dei brani di musica moderna che però non ci stonano), soprattutto da un certo punto in poi. Forse dipende dall'umore di Oei, il cui grande difetto è non saper affrontare tutte le sfaccettature della vita. Per cui alla fine ti rimane una certa malinconia di fondo di fronte al tempo che passa, sia che tu faccia o non faccia qualcosa.

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Faccio un'aggiunta breve perché mi sa che Shito non ha mai visto Colorful e citandolo ci siamo impaperati.

Colorful inizia con un suicidio, mentre Kaguya finisce con un suicidio. Per cui non credo che Hara ai tempi fosse già sulla strada di Takahata. Anche se la suggestione è evidente (in Miss Hokusai non c'è nessun suicidio, basta la morte).

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Scusami, Garion. Però la lettura che dai mi sembra terribilmente superficiale.

 

Voglio dire: Kaguya finisce con un suicidio, embè? Non è questo il punto.

 

Hotaru no Haka, PoroPoro, Kaguya... sono tutti film di persone che non riesco a 'vivere la propria vita', il loro tempo, perché non lo reggono.

 

PoroPoro finisce bene e Taeko viene recuperata. Seita finisce malissimo. Kaguya pure finisce malino. Dico come 'malpartito' dei personaggi.

 

Per contro, Ponpoko e Yamada sono apologie della vita-per-la-vita. Della mediocrità e della semplicità e dell'adattabilità e dell'essere accomododanti.

 

Alla fine, questo tema ricorrente del: vivi la tua vita per viverla, non fuggire mai, non rifiutarla mai - per quali che siano le durezze che la vita ti presenterà, goditele piuttosto" mi sembra il tema portante tantyo di Colorful quanto di Miss Hokusai, anche se il 'rifiuto' alla vita espresso dai protagonisti  delle due pellicole segue modi e tempi differenti.

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A me dispiace quando tu ti metti subito a cincischiare di superficialità. Perché così il superficiale mi sembri tu.

Facevo notare solo una sincronia, forse mi sono spiegato male.

No, Miss Hokusai è peggio. Perché a fine film c'è una narrazione del resto della sua vita e in conclusione di cose ne ha fatte. Ha vissuto quello che doveva davvero vivere. Solo, era una donna fuori dal suo tempo. Lei era già a Tokyo, non più a Edo. Non si può dire che non ci abbia provato, ma alla fine la vita di matrimonio l'ha mandata a rotoli per cui non ha nemmeno il rimpianto che avrebbe potuto fare le cose diversamente. Con chi dovrebbe prendersela? Col suo carattere? D'altronde è una cosa che si specchia nel rapporto dei suoi genitori. Sposati, ma (quasi) mai insieme. Per questo scrivevo che il fare o il non fare al tempo non importa. 

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Mmh, non sono convinto che l'uso che fai di "cincischiare" sia sensato - con una sorta di complemento d'argomento, dico (ho anche controllato su Treccani, per scrupolo, e mi pare di aver trovato conferma).

 

Ti faccio anche notare che è buffo leggerti piccato per il mio giudizio di superficialità espresso sulla tua visione delle cose (oggetto), quando poi tu la rivolti su di me come persona (soggetto). Magari pensaci.

 

Il tuo post mi pare del tutto ossimorico. E mi sembra sempre abbarbicarsi sulle differenze davvero meno significative della questione di base. Sfumature.

 

Di cose la signorina Hokusai ne ha fatte? Beh, anche Seita, o Taeko.

 

Essere in conflitto con il proprio "tempo esterno" (l'epoca in cui di vive), finendo così per perdere l'occasione di vivere appieno il tempo della propria vita è forse proprio l'idiosincrasia di cui parla Takahata: pensa alla fine che fa Gonta.

 

Prendersela con il proprio carattere? Certamente.

 

Una cosa che mi capita spesso, per dire. :-/

Modificato da Shito
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@ choco: uh, in effetti rileggendo...

 

@ topic:

 

siccome il post di apertura di garion mi ha incuriosito non solo per l' "anima" del film, ho trovato alcune note su di esso:

 


Objects:
Sarusuberi - (It's the name of the movie!) Called lagerstroemia, or crape myrtle, in English. It literally means "smooth monkey", what does that mean? I have no idea.
Bodhidharma - Important Buddhist guy.
Biwa - Japanese short-necked fretted lute.
Printer - I just used "printer" for this to make it easier to understand, follow the link if you want to know more about it. Refers to Japanese woodblock printing.
Bijin-ga - Term for pictures of beautiful women in Japanese art.
Nishiki-e - Japanese multi-colored woodblock printing.
Pagoda - Those castle thingies, yeah.
Torii - I translated this one was "gate" because that's what I think people usually translate it as, and I guess it's a gate, but I'll mention it here anyway.
Amazake - Sweet, with low or no alcohol, Japanese drink made from fermented rice.
Tokoroten - Noodles, I guess.
Ikebana - It's a flower... I don't think its meaning is relevant but I guess it's not obvious as to what it is so I'll mention it (figure the meaning of other flowers yourself, by the way, I forget if there are any that matter...)
Furisode - Style of kimono distinguishable by its long sleeves (kimono is also mentioned earlier but I'm gonna assume people know what that is right away).

Locations:
Yoshiwara - Famous red-light (pleasure) district in the Edo era (1603 to 1868).
Honjo, Asakusa and Fukagawa - Districts of Edo.
Kikyo-ya and Suhara-ya - The 'ya' here can mean both 'house' or 'store', imagine it being something like Moe's.

People: (This only goes for people who are mentioned but don't appear in the movie)
[Kikukawa] Eizan - A designer of the ukiyo-e genre of woodblock printing. He's believed to have worked with Totoya Hokkei (a character in the movie).
Utamaro - One of the most highly regarded practitioners of the ukiyo-e genre of woodblock printing, especially for his bijin-ga.
Kyokutei Bakin - Famous writer of the gesaku genre. Hokusai illustrated some of his stuff.
Kano Tanyu - Famous painter who ended up being appointed one of the shogunate's official painters in 1617.
[ichikawa] Danjuro - Stage name taken on by a series of kabuki actors of the Ichikawa family.

Other:
Tokugawa shogunate - Last feudal Japanese military government, which existed between 1603 and 1867 (Edo era).
Bunka era - Period between January 1804 and April 1818. The 11th Summer is in 1814.
Ansei - Period between November 1854 and March 1860.
Sukeroku - Famous kabuki play.
Kannon-sama - Buddhist goddess, originally called Guanyin (Kannon is the Japanese name).
Festival of the 46,000 days - Festival in Asakusa on the 10th of July.
Ojizou-sama - Buddhist god (I don't think Buddhism has gods, actually, but yeah...), originally called Kshitigarbha (Ojizou is the Japanese name). This guy is seen as the patron and guardian of deceased children and aborted fetuses.

@51:20 and 59:56
The incription on the wooden screen says something like "prints and calligraphy, we do various errands, book seller", there's also a circled 卍, the 卍 means 'Manji', which is the name of the owner (Manjidou).

 

 

cose che danno la sensazione si tratti di un film serissimo, e quindi un po' di paura di non apprezzarlo abbastanza  XD

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Cara Sandra, non c'è nessun "conflitto rancoroso" perché io e Shito siamo amici e possiamo mandarci a cagare a vicenda senza nessun problema. Per il resto, questo è il thread di Miss Hokusai. Se avete qualcosa da dire, fatelo sul film non su io e Shito che ci prendiamo per il culo.

 

@Roger: sì, è un film serissimo e difficile da approcciare. Però per me è bello. Se vedendolo non lo apprezzerai non avrei cmq nulla da dirti. Le opere che si spingono all'estremo sono così.

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  • 3 weeks later...

ok visto ed è un film veramente molto bello, delicato e ragionato, non privo di emozioni che anzi sono tutto per questo film.

forse, per la storia che si voleva raccontare, una trasposizione seriale televisiva sarebbe stata più adatta di un film, ma il taglio cinematografico (inteso come produzione per essere un film da cinema) lo ha impreziosito non poco permettendo di realizzare momenti importanti e costosi, e IG ha fatto un lavoro decisamente lodevole nel comparto tecnico.

da più soddisfazione un film di questo tipo che un gits new movie o uno psycho pass, per dire; per quel che mi riguarda la sensazione di bellezza nel guardare un anime fatto veramente bene come lo è questo è perfino superiore alla stessa percepibile da un patlabor di oshii.

il catalogo IG è sterminato ed uno dei più belli, ma i film di questo studio non sono tanti e per questo volendo fare delle proporzioni sono andato a ripescare titoli noti e famosi. c'è sicuramente dell'altro alal voce film ma non sono omniscente, quindi mi tengo un certo margine di torto. ma per quello che ho visto tra i film IG, beh la penso così.

detto questo è un gran film, una storia di vita in realtà tutto sommato semplice ma vissuta con passione; dove c'è passione non possono mancare i sentimenti. il bello sta nel capire di quali sentimenti si parla ed arrivare alla fine.

tirando le somme direi il tema principale è la sensibilità; quella di un artista è particolare, perchè il suo occhio ed il suo cuore non sono comuni.

entrambi concorrono al potere dell'immaginazione, che un artista concretizza a modo proprio.

tutto ciò si lega alla vita e quella di oei ne è un esempio; i casi raccontati sono tutti particolari e le situazioni che vive le permettono, anche inconsciamente, di perfezionare la propria arte (andando a perdere quel perfezionismo che trasmette freddezza... ironia della sorte, molti anime soffrono proprio di questo difetto).

come diceva garion, oei è un'artista come il padre e fino ad un certo punto, per quanto si intuisca sia brava, le è inferiore (sarà hokusai, con le sue solite maniere un po' defilate ed un po' ironiche, a rivelarle quando è pronta per intraprende la strada di artista con il proprio nome); tra i due non c'è rivalità e la collaborazione della figlia con il padre non è vissuta con un complesso di inferorità. inoltre lei, da un punto di vista umano, non ha tantissima stima per il padre ma ciò non toglie che i due riescano a convivere senza particolari conflitti; probabilmente perchè i due sono caratterialmente simili per alcuni fattori.

hokusai è una figura potente, non molto presente in questo film ma quando appare lascia il segno.

nel film, durante vita di oei è rilevante la presenza di omao, l'altra figlia di hokusai. si tratta di una bambina non vedente un po' ossessionata dalla paura di morire e che teme di andare all'inferno. omao è un personaggio particolarmente sensibile, concreto, vivo e delinato anche nei gesti con una naturalezza impressionante.

alla fine, a ben guardare, ogni storia sia essa triste, incerta o non positiva giunge ad una certa positività. è un concetto particolare ma la conclusione degli eventi che si susseguono nel film, realizzandosi, portano alla serenità.

in genere i personaggi si lasciano e si reincontrano, però sono gli stessi dall'inizio alla fine nel senso che non cambiano ma li si conosce di volta in volta per come sono, e volendo li si può apprezzare per questo.

il sense of wonder è genuino, non prefabbricato.

anche la musica ha un suo senso; i primi due minuti del film mi hanno spiazzato perchè sentire della musica rockeggiante in un'opera "d'epoca" è strano. ma alla fine si capisce perchè c'è proprio quel tipo di musica, e non a caso è uno stile che ritorna in chiusura quando la vecchia tokyo diventa quella moderna.

è la storia di una persona un po' fuori dagli schemi e che, nonostante quella smorfia maschile che si porta sul viso, possiede grande umanità e sensibilità.

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  • 4 weeks later...
  • 6 months later...

Ho finalmente visto il dvd extra. Per ora solo il making of, che è bello lunghetto.

Non intendo dilungarmi su come è nata l'idea della pellicola e le varie fasi di lavorazione perché il punto principale è un altro.

Lo storyboard era diviso in 5 parti (a, b, c, d, e). Finita la parte D i lavori sull'animazione di A e B erano cmq già iniziati.

Il fatto è che... a quel punto Hara se ne andò. Inizialmente non si sapeva quando sarebbe tornato, ma in Production IG decisero di credere in lui e affidarono al direttore dell'animazione Yoshimi Itazu di proseguire con la regia basandosi sugli storyboard già pronti. E così furono animate le parti C e D. Alla fine Hara non si fece vedere per *sei* mesi, ma si presentò quando venne organizzata la proiezione in un cinema delle prime 4 parti. Chiese giusto di cambiare dei colori e dei riflessi qua e là. Poi affrontò il suo demone.

In sostanza la parte E degli storyboard partiva dalla scena in cui Onao toccava il padre nella sua oscurità, poi c'era la sua morte e infine il finale. Hara aveva sempre in mente come erano disegnate quelle parti del manga e la sua fuga nacque dalla depressione di non essere all'altezza di rendere quelle scene nel film. Ma dopo la sua lunga pausa si sentì finalmente pronto e concluse la parte E.

Quando si passò all'animazione, chiese che la scena di Oei che intuisce la morte di Onao e corre a casa fosse fatta tutta a mano. Cioè, i personaggi del film sono stati realizzati tutti a mano, ma lui chiese di fare anche i fondali di quei 37 secondi a mano! L'animatore chiave della scena disse che per quella richiesta avrebbe dovuto fare circa 100 disegni, e li fece. 

Poi quando il film era praticamente concluso Hara chiese di aggiungere una scena nella parte D, e si era già sul limitare della consegna. Infine nella fase di editing si accorse che in tre scene staccate ambientate in una sequenza, Oei indossava le calze invece di essere scalza. Siccome ridisegnarle era ormai impossibile, chiesero al dipartimento di colorazione in CG di ricolorare le calze facendola sembrare a piedi nudi. Il risultato fu soddisfacente e quindi la lavorazione conclusa.

La produzione iniziò nel 2003, la lavorazione occupò tutto il 2004 e si concluse nei primi mesi del 2005.

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  • 2 years later...

Torno nel topic che pure avevo già frequentato, ma avevo dimenticato, per grazia ricevuta da Garion.

Ho visto tutto il film, non ancora attentamente.

Secondo me questa è semplicemente la storia di una figlia, una bambina, tanto innamorata del padre che dovendo scegliere se diventare come lui e entrare nella sua vita deteriorata di artista o essere una paersona normale, ha scelto la prima. E non è mai uscita dal conflitto che ne segui.

E' la storia di una bambina che per restare vicino all'uomo che ama (il padre) resterà profondamente sola con sé stessa tutta la vita.

Tutto è nella scena di lei che inizia a disegnare, da piccola, perché capisce che NON C'E' MODO di attirare l'attenzione del padre. Non giocherà mai con lei, no. E? lei che deve giocare al gioco di lui.

E questo si riverbera fin nella prima scena, che poi è il trailer.

E ovviamente tutto il rapporto con la sorellina minore. Oei sembra quasi invidiosa della capacità di Onao di vivere le sensazioni, perché Onao non è stata stregata dal senso della vista. La vista come una maledizione. La vista del padre. La vista delle opere del padre.

Tutta l'autodeterminazione, l'essere volitivo di Oei è perché lei non ha che se stessa "a guardarla". Nessuno la guarda. In senso esistenziale, dico. Quindi diviene, com'è tipico, narcisista. Vive per l'affermazione del sé. Ma è una forma di solitudine, e si radicalizza, e poi non potrai accettare nessuno davvero, perché non saprai più farlo. Anche nell'epilogo narrato e così: mi sono sposata una volta, ma poi sono tornata da mio padre, e gli sono stato accanto fino alla morte. E poi sono rimasta sola.

Arte e amore sono due facce della stessa medaglia.

Se vissute troppo intensamente ti possiedono, e ti consumano.

Modificato da Shito
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Difficile dirlo, perché quella sociologia storica mi chiedo quanto sia davvero indagabile.

Nel film, nel momento in cui lei va nel postribolo, nessuno fa una piega.

A volte penso che tutte le volte che no pensiamo a una società passata, pensiamo al passato della nostra civiltà. Ma anche il concetto storico di "arretratezza" cambia con la cultura locale. Si dice sempre che l'epoca Edo era un epoca godereccia. A dire "società arretrata" noi pensiamo forse (inconsciamente) alla "nostra" vita nei campi negli anni cinquanta, Pirandello, L'esclusa e cose ma... quella era la società agriocola di un paese a tradizione cristiana. E la società nelle varie epoche del Giappone? Boh.

Alzo le mani e mi fido del regista. Che po non è un film storico, perché l'uso delle musiche ci fa capire come la narrazione voglia essere "un ponte" (oggetto dall'uso insistito nella sceneggiatura) tra quell'epoca e la nostra.

Che poi la storia conosce sconvolgimenti sociali anche repentini. La Firenze medicea, primo rinascimento, era un trionfo di umanesimo sfarzoso e godereccio, tanto che Savonarola predica la povertà in modo tanto violento da provare a fondare una teocrazia pietista. Strappavano i gioielli dal collo delle donne, per strada. E poi verrà Lutero. E poi la Controriforma. E Michelangelo che sotto sotto era un filo-neoplatonico amante di Marsilio Ficino, che faceva un Bacco ebbro e le madonne sempre giovani, arriva ad affrescare un maelstorm (letteralmente) di disperazione come il suo Giudizio Universale, ma dopo la sua morte lo volevano distruggere: che erano tutti col pisello in vista e c'era pure Caronte, roba pagana. Vallo a spiegare a un fiorentino (che chiamava santa Maria Novella "my waifu", poi) , che la Commedia no è un libro sacro! Impossibile.

E poi la storia conosce eccezioni. Oh, Raffaello muore giovane, di sifilide, che frequentava i postriboli di Roma. Nel Cinquecento. Eppure dipingeva per il papa. Vittora Colonna aveva, in quel tempo, un "giardino intellettuale", era nobile, vedova, e non si risposava. Aveva il culto della Maddalena che manco Eboshi, era amica di Michelangelo e la volevano bruciare. La storia conosce eccezioni, figurarsi una tormentata come l'ultimo tratto dell'Epoca Edo.

A me questo film ha fatto un po' l'effetto Kaguya-Hime, c'è dell'universale – secondo me – e questo universale è nelle scelte, spesso inconsce, che dalla nostra condotta affettiva segnano la nostra vita.

Credo che proprio per questo sia un film così superiore a uno stucchevole Giovanni no Shima, ma pure al bello e genuino Kono Sekai no Katasumi ni.

A tratti si vede anche la fonte di shoujo manga, e pensavo a Haikarasan ga Tooru. Le opere storiche migliori mettono i panni della storia per parlarci di noi, qui e oggi.

Credo che questa sia tra le migliori.

 

Modificato da Shito
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  • 3 weeks later...

Continuo a pensare a questo film, quando non dovrei.

Anche il personaggio di Tetsuzo/Hokusai è molto ben tratteggiato.

Il vecchio pazzo per la pittura, un ipocondriaco ossessionato dall'idea della malattia come araldo di morte.

MI viene sempre in mente Michelangelo, il burbero e infantile Michelangelo, che scolpisce Marie pietose come giovani madri, e poi scolpisce il vecchio Mosé per imprecargli: PERCHE' NON MI PARLI?

Freud c'era quasi impazzito, appresso a quest'uomo Mosé fatto di marmo. Sono anche stato a casa sua, a Vienna. Ne era piena.

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Visto finalmente questo film. Davvero bello e significativo, direi.  Pur non dimenticando di considerare  produzione, ambientazione e collocamento temporale dello stesso, di cui avete già detto per benino^^,

mi ha suscitato diverse riflessioni personali. Forse perché ho studiato arte (anche se mai in materia ortodossa;  a volte preferivo andare in una galleria piuttosto che a lezione^^),

e ho avuto a che fare (anche amici intimi) con artisti più o meno bravi, le tematiche del film mi intrigano/spingono parecchio alla riflessione, appunto.

Chiaramente, Oei è un personaggio monumentale e, anche se per lei le cose non vanno esattamente così, mi riporta in qualche modo alla mente certe figure di compagne/i che annullano se stesse,

e le proprie aspirazioni di felicità, di fronte alla figura carismatica (a torto o a ragione) dell'artista (anche queste, cose che ho vissuto da vicino).

A onore del lungometraggio, va anche detto che l'ho trovato molto più lucido e obiettivo di certe biografie d'artista hollywoodiane.

È il primo film di Hara che vedo, e mi ha fatto pensare molto a Takahata, il che è il miglior complimento che potrei fargli.^^

 

Modificato da Den-chan
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26 minuti fa, Den-chan ha scritto:

È il primo film di Hara che vedo

Di suo in italiano finora è uscito solo Un'estate con Coo (Kappa no Coo to natsuyasumi) per Kazè. Doppiato in italiano da italiani, precisiamo.

Poi sub ita si trovano Crayon Shin-chan - Arashi o yobu - Mōretsu! Otona teikoku no gyakushū (Il contrattacco dell'impero degli adulti) e Colorful.

Sono tutti di genere diverso, ma ognuno ha qualcosa di importante da dire. 

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