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Yack, deculture!


Kobayashi

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Non sono d'accordo su quanto dici. La ricchezza dell'animazione giapponese deriva dalla loro cultura totalmente diversa dalla nostra e dagli anni in cui questo popolo ha vissuto isolato dal resto del mondo. Nel momento in cui sono stati costretti a "mischiarsi con gli altri", si sono generati messaggi e narrazioni nuove. La società (post) moderna giapponese ha creato fenomeni sociali inediti e chiavi di lettura sconosciute ai pensatori classici dell'occidente. Però le opere che sfruttano appieno queste potenzialità non sono poi molte. Insomma, per fare un esempio, anche se il termine chuunibyou è stato inventato nell'ultimo decennio, in realtà nel suo significato lo si intravede già in Akira e CCA, per dire. Poi dipende da come se ne vuole parlare, se apertamente o fra le righe. Dato che parlarne apertamente è ancora un tabù (l'accettazione di sè finirebbe in conflitto) si preferisce farlo fra le righe. Chi non se ne accorge magari si diverte lo stesso con il contesto, chi se ne accorge magari ha un contenuto su cui riflettere.

 

Può essere che mi sbagli, ma credo che roger facesse un discorso generale, non espressamente legato all'animazione nipponica. Rimane il fatto che quanto scrivi è estremamente interessante e ti sarei grato se lo sviluppassi (magari non in questo topic).

 

Poi, secondo me una serie che ha parlato spudoratamente di questi temi esiste, ma sono sicuro che per te sia merda.

 

Per pudore e vigliaccheria ti darò solo alcuni indizi:

 

1) E' Shaft e diretta da Shinbo.

 

2) E' tratta da un manga inedito da noi e credo praticamente in ogni parte del mondo, salvo un pugno di volumi editi negli states.

 

Di Giant Robot si doveva fare una serie tv da prime time, così l'avrebbero visto anche i bambini veri. Relegandolo al mercato degli ova è fail fin dall'inizio.

 

 

Ma questo è un problema dei produttori, mica del regista!

 

E pensandoci bene dicesti che quando lo vedesti la prima volta ti parve un capolavoro e solo ora l'hai rivalutato in negativo.

Immaginando tu abbia più o meno la mia età, suppongo vedesti GR all'incirca tra i 15 e 25 anni (e lo considerasti un capolavoro).

 

Ora, all'incirca a qurantanni, dici che non ti trasmette più nulla. Alla luce di questo sei sicuro che relegarlo al mercato  degli ova sia stato fail? No, perché secondo me la prima volta che l'hai visto avrai avuto almeno vent'anni. Il target del mercato degli ova appunto.

 

uhm. non lo so se il GR di yokoyama è da escludere a priori. il riassuntino di wikipedia mi farebbe pensare l'opposto: https://en.wikipedia.org/wiki/Giant_Robo

sembrerebbe non che imagawa lo abbia copiato, ma che ci abbia lavorato sopra ampliandolo. per averne certezze bisognerebbe appunto leggerlo...

cmq anche solo da questo si notano delle similitudini con T28 (e in parte con mars, che però è forse da considerare il bad ending del genere), del quale sempre imagawa ha diretto una (bella e non sofisticata) trasposizione.

 

inoltre:

 

The series ends with a dedication to all fathers and their children "giving a glimmer of hope in the midst of all the sorrow."

questa è la chiave di lettura della serie dalla quale dovrebbero discendere i giudizi, indifferentemente che siano positivi o negativi.

 

Se è come dici, io mi basavo sul making of presenti nei dvd usa, mi viene ancora più voglia di leggerlo. Speriamo che qualcuno prima o poi si decida a portarlo in Italia (sono solo un paio di volumi in fin dei conti).

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Poi, secondo me una serie che ha parlato spudoratamente di questi temi esiste, ma sono sicuro che per te sia merda.

Visti gli indizi, è più probabile che non l'abbia mai visto.

 

 

Immaginando tu abbia più o meno la mia età, suppongo vedesti GR all'incirca tra i 15 e 25 anni (e lo considerasti un capolavoro).

 

All'epoca di Granata Press. Ma in quel periodo tutto ciò che usciva in home video era un capolavoro (I titoli Yamato lo erano per davvero! Partirono col botto: cagliostro no shiro, beautiful dreamer, ai oboete imasuka). Dato che in effetti non c'era altro di alternativo rispetto a ciò che passava in tv.

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Visti gli indizi, è più probabile che non l'abbia mai visto.

 

絶望したっ!

 

All'epoca di Granata Press. Ma in quel periodo tutto ciò che usciva in home video era un capolavoro

 

All'epoca di Granata Press uscirono i primi 3 OVA, ma i successivi 4 li fece Dynamic Italia. Io il primo episodio lo vidi nel 94 a quasi 16 anni, l'ultimo nel 99 a 21. E all'epoca il mercato era estremamente florido e ricco di serie interessanti.

 

(I titoli Yamato lo erano per davvero! Partirono col botto: cagliostro no shiro, beautiful dreamer, ai oboete imasuka). Dato che in effetti non c'era altro di alternativo rispetto a ciò che passava in tv.

 

Oddio, mica tutti, facevano anche cazzate come Yoma la stirpe delle tenebre, Ladius e Vampire Hunter D (ma almeno questo era una trashata divertente), oltre a roba inutile come God bless Dancouga (che caxxo lo fai a fare senza prima la serie TV?).

 

Cmq è vero che la roba più interessante la proponeva YV. Beautiful Dreamer fu sicuramente uno dei film che mi trasformarono definitivamente ed inesorabilmente in un Otaku (in realtà vistose avvisaglie gia c'erano, sul finire degli anni ottanta la mia cameretta era già piena di Anime da me registrati dalla TV).

Cmq lo vidi la vigilia di Natale del 93 ben tre volte di fila, in pratica fino al mattino del 25. E quante volte l'ho rivisto in seguito!

 

Cagliostro no shiro lo vidi invece il giorno di pasqua del 94 (come avrai capito mi piace essere preciso:P) e ovviamente mi parve anch'esso un capolavoro. L'ho rivisto nella pasqua di quest'anno e mi è parso 'solo' un gran bel film 'avventura. La scena dell'addio tra Clarice e Lupin la trovo però ancora la più bella scena d'amore esistente. Lei gli si concede, ma lui a fatica le resiste e dopo averla salvata dal perfido conte la protegge anche da se stesso e le dice addio con un tenero bacio sulla fronte (e sì che lei chiedeva ben altro!). Sublime!

 

Poi, birichino di un Garion, io avevo espresso interesse per questo da te scritto: "La ricchezza dell'animazione giapponese deriva dalla loro cultura totalmente diversa dalla nostra e dagli anni in cui questo popolo ha vissuto isolato dal resto del mondo. Nel momento in cui sono stati costretti a "mischiarsi con gli altri", si sono generati messaggi e narrazioni nuove. La società (post) moderna giapponese ha creato fenomeni sociali inediti e chiavi di lettura sconosciute ai pensatori classici dell'occidente. Però le opere che sfruttano appieno queste potenzialità non sono poi molte. Insomma, per fare un esempio, anche se il termine chuunibyou è stato inventato nell'ultimo decennio, in realtà nel suo significato lo si intravede già in Akira e CCA, per dire.".

 

Se io apro un topic volto ad elaborare questa affermazione, tu intervieni?

 

Il problema è che io sono un cane ad inventare titoli di topic interessanti. Ando' stanno Fencer o Shito quando servono? No, perché loro sono particolarmente portati a creare titoli che attirino l'attenzione.

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絶望したっ!

Ti confermo che non l'ho mai visto.

 

All'epoca di Granata Press uscirono i primi 3 OVA, ma i successivi 4 li fece Dynamic Italia.

Sì, ma infatti provai già distacco fra l'ova 3 e l'ova 4. Erano passati anni e la visione del 4 mi lasciò piuttosto indifferente.

 

Oddio, mica tutti, facevano anche cazzate come Yoma la stirpe delle tenebre, Ladius e Vampire Hunter D

Il che è strano. Come primi titoli scelsero film che hanno fatto la storia dell'anime boom e poi sono passati anche per titoli di scarsa qualità (per contro fecero anche il film di Baldios).

Dynamic Italia sceglieva forse titoli più modaioli. Per cui a parte qualcosa, a pensarci adesso trovo poco veramente di valore nel suo catalogo.

 

Se io apro un topic volto ad elaborare questa affermazione, tu intervieni?

Se trovi qualcosa di interessante da dire, potrei intervenire.

 

Il problema è che io sono un cane ad inventare titoli di topic interessanti.

Yak, deculture!

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Il che è strano. Come primi titoli scelsero film che hanno fatto la storia dell'anime boom e poi sono passati anche per titoli di scarsa qualità (per contro fecero anche il film di Baldios).

 

Fecero anche il primo film di Patlabor e Hotaru no haka se è per questo. Che semplicemente andassero a casaccio?

 

 

Dynamic Italia sceglieva forse titoli più modaioli. Per cui a parte qualcosa, a pensarci adesso trovo poco veramente di valore nel suo catalogo.

 

 

Già, peccato che l'attuale Dynit non sia iteressata a riproporre in BR cose come Gunbuster o Lain. Karekano invece non è mai uscito in tale formato, giusto?

 

 

Se trovi qualcosa di interessante da dire, potrei intervenire.

 

Minchia, che magnanimità :lolla:

 

 

Yak, deculture!

 

Non sapevo fossi uno Zentradi :o

 

Cmq io non ho baciato nessuna ( e neppure mi ricordo il tempo).

 

 

va bene un topic qualsiasi su evangelion mentre su chuunibyou c'è sicuramente qualcosa di specifico.

 

 

Se trovo qualcosa di acconcio uso quello, altrimenti ne creo uno io (sempre che mi venga l'ispirazione).

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Fecero anche il primo film di Patlabor e Hotaru no haka se è per questo. Che semplicemente andassero a casaccio?

Credo che i titoli belli li scegliesse Prandoni. E quelli non belli qualcun altro  :°_°: 

 

Già, peccato che l'attuale Dynit non sia iteressata a riproporre in BR cose come Gunbuster o Lain.

Rigiri il coltello nella piaga.

 

Karekano invece non è mai uscito in tale formato, giusto?

Solo DVD. E cmq essendo una serie "monca" non credo sia appetibile...

 

 

Yak, deculture!

 

Non sapevo fossi uno Zentradi :o

 

Era la proposta del titolo da dare al thread!

 

Cmq io non ho baciato nessuna ( e neppure mi ricordo il tempo).

E che c'entra?

Non sai che significa yak deculture in Zentradi?

Mi sembrava un titolo perfetto per parlare dell'argomento di cui sopra.

Però è una roba da stanza otaku.

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E che c'entra?

Non sai che significa yak deculture in Zentradi?

 

Non è un'espressione che usano quando sono scioccati da qualcosa?

 

Mi pare di ricordare che in DYRL usano suddetta espressione quando vedono due umani baciarsi.

 

Cmq il titolo mi piace, credo proprio che lo userò. Sempre che apra il topic si intende.

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Varamente Eva non c'entra una sega.

 

era un suggerimento visto che inizialmente era stato nominato come metro di paragone e di solito nei topic dove c'entra eva si parla... letteralmente di tutto. lo dico senza polemica perchè effettivamente eva si presta per discutere di molti argomenti. un po' come macross, che però mi sa è meno considerato. o come gundam.

questo se si vogliono usare gli anime come specchio di una certa società ed andando a ritroso nel tempo fino ad un certo punto.

poi boh, seguo comunque con interesse cosa state tirando fuori.

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Non è un'espressione che usano quando sono scioccati da qualcosa?

Tra parentesi le trascrizioni giuste dei nomi.

Devi guardare Ai oboete imasuka in giapponese. Al minuto 19 circa usando la loro propria lingua, Exedore (Exsedol) spiega che gli Zentradi potrebbero perdere contro i microniani e Breetai (Vrlitwhai) commenta a voce "deculture". Nei sottotitoli in giapponese scrivono "baka na...", cioè "che sciocchezza".

Deculture = sciocchezza.

Poi col passare degli anni l'affermazione "yack deculture" prende senso opposto rispetto alla parola originale, perché lo shock culturale viene ora considerato come una cosa positiva (viene usato così in Frontier e poi in Delta).

 

Mi pare di ricordare che in DYRL usano suddetta espressione quando vedono due umani baciarsi.

Anche in quella scena lì, sì (e c'è lo yack). Sensazione di disgusto.

 

Cmq il titolo mi piace, credo proprio che lo userò. Sempre che apra il topic si intende.

Cmq qui siamo off-topic. Se vuoi discutere dello shock subito dai giapponesi di fronte alla cultura occidentale (deculture) e del successivo ribaltamento quando questa si è mischiata alla loro (yack deculture) venendo a creare la cultura attuale, apri un altro thread e spostiamo gli ultimi messaggi.

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Si ringrazia Garion per il titolo del topic!

 

Ed è sempre da un suo intervento che nasce il mio desiderio di dare vita a questo topic.

 

E cioè:

 

 

"La ricchezza dell'animazione giapponese deriva dalla loro cultura totalmente diversa dalla nostra e dagli anni in cui questo popolo ha vissuto isolato dal resto del mondo. Nel momento in cui sono stati costretti a "mischiarsi con gli altri", si sono generati messaggi e narrazioni nuove. La società (post) moderna giapponese ha creato fenomeni sociali inediti e chiavi di lettura sconosciute ai pensatori classici dell'occidente. Però le opere che sfruttano appieno queste potenzialità non sono poi molte. Insomma, per fare un esempio, anche se il termine chuunibyou è stato inventato nell'ultimo decennio, in realtà nel suo significato lo si intravede già in Akira e CCA, per dire.".

 

Intanto, vorrei chiederti: quando scrivi che sono stati costretti a mischiarsi con gli altri, ti riferisci al periodo post bellico, come il resto del tuo post lascia supporre (parli infatti di società post moderna) o anche all'apertura forzata all'occidente avvenuta a metà del diciannovesimo secolo (in effetti la prima volta che sono stati costretti a "mischiarsi con gli altri", come scrivi tu)?

Quali messaggi e narrazioni nuove sono venute alla luce, rispetto al periodo pre "apertura" e alle forme narrative occidentali?

 

I fenomeni sociali inediti sarebbero gli otaku, i chuunibyou e gli hikikomori? Altri? E le conseguenti chiavi di lettura sconosciute ai pensatori classici dell'occidente sarebbero? Parli solo di anime e manga o, come penso, anche di letteratura e cinematografia? Per quanto riguarda il cinema giapponese penso ad esempio a certi film ferocemente critici nei confronti dell'invasione Statunitense come le opere Adachi Masao e Wakamatsu koji (curiosamente molti di essi sono Pink Eiga, lontani anni luce dai nostrani chiappa e spada!).

 

Per quanto riguarda la letteratura penso da un lato a scrittori come Murakami Haruki e Ryu, in qualche modo imbevuti e a loro agio con la cultura occidentale ed in particolarmente quella statunitense (ovviamente). Dal lato opposto Mishima Yukio, ed il suo dicorso alla folla giapponese dal balcone dell'ufficio del generale Mashita dell'esercito di autodifesa prima di commettere seppuku.

 

Questa una parte del suo proclama che trovo particolarmente indicativo:

 

« Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! È bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l'esistenza di un valore superiore all'attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! È il Giappone! È il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo. »

 

Per quanto riguarda gli anime, i già citati da Garion , Gyakusho no Char, Akira, ma anche il primo Gundam, Daitarn 3, Macross, Eva, parte del cinema di Oshii, il cinema di Takahata e, tra gli ultimi in ordine di tempo Mawaru Penguindrum.

 

In brevis questo topic servirebbe a far luce sul Giappone, le sue contraddizioni, il suo controverso rapporto con l'occidente e le opere più rappresentative in tal senso.

 

Ovviamente ogni contributo è ben accetto^^

Modificato da Kobayashi
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Intanto, vorrei chiederti: quando scrivi che sono stati costretti a mischiarsi con gli altri, ti riferisci al periodo post bellico, come il resto del tuo post lascia supporre (parli infatti di società post moderna) o anche all'apertura forzata all'occidente avvenuta a metà del diciannovesimo secolo (in effetti la prima volta che sono stati costretti a "mischiarsi con gli altri", come scrivi tu)?

Sono due cose diverse. La forzata apertura delle navi nere ha semplicemente mostrato al Giappone come fossero indietro rispetto al resto del mondo. Per cui durante il periodo noto come "rinnovamento Meiji" i giapponesi si sono affrettati a mandare studiosi in giro per il mondo per informarsi e non essere da meno degli stranieri. Sicuramente dal punto di vista bellico, ma in generale in tutte le forme di creatività umana. Quindi immaginati questo popolo chiuso in se stesso, che al massimo ha avuto influenze cinesi a livello di cultura (che siano narrazione, religione o altro) a trovarsi di fronte alla massa di cultura europea. Ovviamente parliamo delle persone erudite. A livello della popolazione comune gli effetti immediati furono quelli più pratici derivanti dall'industria. Prima civile e poi bellica.

Di sicuro già questo provocò uno shock culturale a un certo livello. Ma di sicuro per gli scrittori (per fare un esempio semplice) fu un grande stimolo scoprire la letteratura europea. Ma cmq il Giappone aveva una sua identità.

E' stato dopo la sconfitta nella WWII che gli americani forzarono l'apertura "imponendo" il loro modo di vivere ai giapponesi. Tra virgolette perché è stata un passaggio all'apparenza sottile. Non si voleva dare l'idea al giapponese comune di essere dominato, anche se però così era. Gli USA divennero una sorta di padre misericordioso che dava caramelle ai poveri perdenti (ci sarebbe da fare tutto un discorso sul senso della sconfitta, ma è troppo lungo. Fai prima a leggerti Hadashi no Gen, soprattutto i volumi 2 e 3). Per cui, tanto per fare un esempio banale, i bambini venivano radunati per guardare i film d'animazione di Walt Disney.

Di fatto, come scrive Takashi Murakami in Little Boy: "Il Giappone del dopoguerra ha ricevuto la vita ed è stato nutrito dall'America. Ci hanno mostrato che il vero senso della vita è privo di significato, e ci hanno insegnato a vivere senza pensare. La nostra società e le nostre gerarchie sono state smantellate. Siamo stati forzati all'interno di un sistema che non produce adulti. Il collasso della bolla speculativa è stato l'esito predeterminato di una partita a poker che soltanto l'America poteva vincere. Padre America ora sta iniziando a ritirarsi, e il suo bambino, il Giappone, sta iniziando a svilupparsi per conto proprio. Il Giappone in crescita è gravato da una società infantile e irresponsabile; il sistema garantisce il contrasto della formazione di una super ricchezza, nonché un persuasivo anti-professionalismo."

 

Quali messaggi e narrazioni nuove sono venute alla luce, rispetto al periodo pre "apertura" e alle forme narrative occidentali?

La casistica è varia. Prendiamo ad esempio Osamu Dazai, che si era formato su letture occidentali. Infatti il suo stile unisce elementi di letteratura giapponese e di letteratura europea. La sua vita però fu più votata alla dissoluzione. Se conosci Ningen Shikkaku (in Italia pubblicato come Lo squalificato) noterai forti riferimenti autobiografici. Se prima della guerra era un dissoluto, dopo divenne un decadente. In un certo senso la sua vita è come una fotografia della crisi d'identità giapponese

 

I fenomeni sociali inediti sarebbero gli otaku, i chuunibyou e gli hikikomori? Altri? E le conseguenti chiavi di lettura sconosciute ai pensatori classici dell'occidente sarebbero? Parli solo di anime e manga o, come penso, anche di letteratura e cinematografia?

Di tutto. D'altronde, se ci pensi, Murakami ha pubblicato Little Boy nel 2005. Dalla dissoluzione di Dazai non è cambiato nulla, se non il mezzo di distrazione. Per ironia della sorte (o forse follia) non è che gli americani se la siano cavata poi tanto meglio, divinizzando gli anni '50 (penso a Happy Days, ma ce ne sono a bizzeffe di prodotti simili) anni in cui non era necessario pensare ma solo divertirsi. A me pare che il Padre USA sia diventato demente quanto il figlio adottivo Giappone. Ma anche questo andrebbe trattato altrove. Anche perché poi con la globalizzazione non è che l'Europa l'abbia scampata.

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Intanto ti ringrazio per il bel intervento!

 

Ora mi sa però che mi tocca risponderti vero?

 

Quindi cominciamo!

 

 

Sono due cose diverse. La forzata apertura delle navi nere ha semplicemente mostrato al Giappone come fossero indietro rispetto al resto del mondo. Per cui durante il periodo noto come "rinnovamento Meiji" i giapponesi si sono affrettati a mandare studiosi in giro per il mondo per informarsi e non essere da meno degli stranieri. Sicuramente dal punto di vista bellico, ma in generale in tutte le forme di creatività umana. Quindi immaginati questo popolo chiuso in se stesso, che al massimo ha avuto influenze cinesi a livello di cultura (che siano narrazione, religione o altro) a trovarsi di fronte alla massa di cultura europea. Ovviamente parliamo delle persone erudite. A livello della popolazione comune gli effetti immediati furono quelli più pratici derivanti dall'industria. Prima civile e poi bellica.
Di sicuro già questo provocò uno shock culturale a un certo livello. Ma di sicuro per gli scrittori (per fare un esempio semplice) fu un grande stimolo scoprire la letteratura europea. Ma cmq il Giappone aveva una sua identità.

 

 

Un poco almeno credo di immaginarmi cosa sia stato per il Giappone ed i giapponesi confrontarsi con il mondo esterno . Tieni conto che nel mio piccolo mi interesso di cultura e storia giapponese dai primi anni novanta (e cioè dal nostrano mini anime boom, che è il termine che ho appena deciso di usare per definire l'avvento del mercato delle videocassette in Italia e ciò che per circa un decennio ne è seguito:P).

Però non è dai progressi compiuti dal Giappone in quel periodo, e la conseguente convinzione di essere oramai una potenza mondiale (vedi anche i risultati del conflitto russo-giapponese) a portare alla sua partecipazione al secondo conflitto mondiale e alla conseguente devastante debacle. Da qui immagino la repentina e dolorosa perdita della sua identità.

 

 

E' stato dopo la sconfitta nella WWII che gli americani forzarono l'apertura "imponendo" il loro modo di vivere ai giapponesi. Tra virgolette perché è stata un passaggio all'apparenza sottile. Non si voleva dare l'idea al giapponese comune di essere dominato, anche se però così era. Gli USA divennero una sorta di padre misericordioso che dava caramelle ai poveri perdenti (ci sarebbe da fare tutto un discorso sul senso della sconfitta, ma è troppo lungo. Fai prima a leggerti Hadashi no Gen, soprattutto i volumi 2 e 3).

 

Di Hadashi no Gen ho letto i primi due numeri (del terzo sono in attesa causa casini della casa editrice che ovviamente non c'entrano niente con il topic). Direi cmq di avere un idea abbastanza precisa, sì.

 

 

Per cui, tanto per fare un esempio banale, i bambini venivano radunati per guardare i film d'animazione di Walt Disney.

 

Molto statunitense direi. E anche molto inquietante conoscendo i film Disney e immaginando lo stato del Giappone post bellico.

 

 

Di fatto, come scrive Takashi Murakami in Little Boy: "Il Giappone del dopoguerra ha ricevuto la vita ed è stato nutrito dall'America. Ci hanno mostrato che il vero senso della vita è privo di significato, e ci hanno insegnato a vivere senza pensare. La nostra società e le nostre gerarchie sono state smantellate. Siamo stati forzati all'interno di un sistema che non produce adulti. Il collasso della bolla speculativa è stato l'esito predeterminato di una partita a poker che soltanto l'America poteva vincere. Padre America ora sta iniziando a ritirarsi, e il suo bambino, il Giappone, sta iniziando a svilupparsi per conto proprio. Il Giappone in crescita è gravato da una società infantile e irresponsabile; il sistema garantisce il contrasto della formazione di una super ricchezza, nonché un persuasivo anti-professionalismo."

 

 

Se dicessi di conoscere Takashi Murakami se non di nome sarei un gran bugiardo, ma mi pare che quello che scrive sia di una lucidità disarmante. Solo direi che l'America più che un padre mi pare una sorta di fratello maggiore tra il premuroso e l'incosciente. Ma forse dico questo in quanto italiano (noi mica abbiamo vissuto l'umiliazine della sconfitta e neppure l'orrore della bomba atomica) .

Insegnare a vivere senza pensare! Anche questo molto statunitense (continuo volutamente a distinguere gli stati uniti dall'america nel suo complesso) e assai terrificante.

Ora però direi che "Padre" America si sta ritirando perché anche il suo tempo è finito. Ora che siamo nell'era della post globalizzazione non esistono più punti fermi e ideali che non durino un battito di ciglia. E sono caxxi per tutti.

 

Di Little Boy mi pare esista solo una versione in lingua inglese, ma non appena possibile la leggerò molto volentieri.

 

 

La casistica è varia. Prendiamo ad esempio Osamu Dazai, che si era formato su letture occidentali. Infatti il suo stile unisce elementi di letteratura giapponese e di letteratura europea. La sua vita però fu più votata alla dissoluzione. Se conosci Ningen Shikkaku (in Italia pubblicato come Lo squalificato) noterai forti riferimenti autobiografici. Se prima della guerra era un dissoluto, dopo divenne un decadente. In un certo senso la sua vita è come una fotografia della crisi d'identità giapponese

 

Ho letto nel corso degli anni parecchi scrittori giapponesi ma Dezai mi manca. Me ne stavo però interessando ultimamente, tant'è che ho da tempo sul carrello di Amazon alcuni suoi libri, tra cui il da te citato Lo squalificato. Non appena lo leggerò sarà mio piacere parlarne. Abbi solo un po' di pazienza^^

 

 

Di tutto. D'altronde, se ci pensi, Murakami ha pubblicato Little Boy nel 2005. Dalla dissoluzione di Dazai non è cambiato nulla, se non il mezzo di distrazione. Per ironia della sorte (o forse follia) non è che gli americani se la siano cavata poi tanto meglio, divinizzando gli anni '50 (penso a Happy Days, ma ce ne sono a bizzeffe di prodotti simili) anni in cui non era necessario pensare ma solo divertirsi. A me pare che il Padre USA sia diventato demente quanto il figlio adottivo Giappone. Ma anche questo andrebbe trattato altrove. Anche perché poi con la globalizzazione non è che l'Europa l'abbia scampata.

 

Gran bella merda Happy Days e i suoi epigoni, specie i più recenti, sono molto peggio. Non che molto cinema Hollywodiano degli anni quaranta e cinquanta sia molto meglio, anzi. Salvo alcuni casi i veri capolavori statunitensi dell'epoca sono dovuti a registi europei lì emigrati.

Poi gli USA secondo me dementi lo sono sempre stati, altrimenti non avrebbero goduto di tanto potere in un'epoca di vacuo ed effimero benessere come quello che lentamente solo ora ci stiamo lasciando alle spalle. L'Europa poi secondo me ne è stata danneggiata maggiormente, ma per ora è meglio evitare un altro off topic quindi la chiudo qui.

 

 

Tra parentesi le trascrizioni giuste dei nomi.
Devi guardare Ai oboete imasuka in giapponese. Al minuto 19 circa usando la loro propria lingua, Exedore (Exsedol) spiega che gli Zentradi potrebbero perdere contro i microniani e Breetai (Vrlitwhai) commenta a voce "deculture". Nei sottotitoli in giapponese scrivono "baka na...", cioè "che sciocchezza".
Deculture = sciocchezza.
Poi col passare degli anni l'affermazione "yack deculture" prende senso opposto rispetto alla parola originale, perché lo shock culturale viene ora considerato come una cosa positiva (viene usato così in Frontier e poi in Delta).

 

Ti ringrazio per le preziose informazioni. Io purtroppo di Macross ho visto solo quanto editato in Italia con l'eccezione del film di Macross Plus (ho il bd box giapponese che lo contiene) e flashback. Sono anni che mi riprometto di vedere il resto e spero presto di farlo. Ora che ne so di più sono ancora più convinto che yack deculture sia il titolo più azzeccato per questo topic.

 

Infine, dato che in precedenza avevo parlato di Takahata, mi permetto di citare quanto scritto da Shito a proposito di Pompoko in un altro ottimo topic in questa stessa sezione dato che mi pare possa essere di estremo interesse per il prosieguo della discussione.

Se non lo avete letto fatelo che è davvero meritevole, lo trovate qui: http://www.pluschan.com/index.php?/topic/5735-il-cinema-e-il-pensiero-di-takahata-isao-ovvero-non-si-deve-fuggire-pi%C3%B9-ricosiderazioni-su-kaguya/

 

 

Passando a Ponpoko si passa a un film il cui soggetto è totalmente di Takahata. Ricchissimo di influenze folkloristiche ma anche letterarie soprattutto da Miyazawa Kenji, ancora possiamo seguire l'evoluzione non solo stilistica, ma anche comunicativa, dell'autore: abbiamo un'analisi, o meglio una neorealistica esposizione, del Giappone moderno, coi baby-boomers diventati famiglie e necessitanti alloggi, e la forte virata da una società ancora molto rurale a quella urbanizzata. Takahata incarna nei tanuki l'idea dei "giapponesi di una volta" che inesorabilmente soccombe sotto i colpi di una modernizzazione occidentalizzante per molti versi percepita come imposta, subita. Anche nella storia dei tanuki, chi fugge muore: muoiono i poveri rinunciatari, che di fronte all'estremo fallimento si abbandonano allo stordimento del buddhismo amidista e vanno letteralmente a suicidarsi canticchiando felici, e muoiono i reazionari ad oltranza, che nella radicalizzazione della loro lotta si danno a un disperato "attacco speciale" per andare a morire "come perle infrante". A sopravvivere sono solo quelli che si adattano, ciascuno secondo le proprie possibilità: i trasformisti come Shoukichi, che assumono faticosamente e dolorosamente gli stili di vita moderni e occidentali, e i semplicioni come Ponkichi, che vivono ai margini della società moderna. Ma proprio per questi ultimi c'è il più grande apprezzamento di Takahata:

"L’espressione “andare incontro alla vita”… ma non esisterà apposta per i tanuki? Non frenati né da sviluppo urbano né da incidenti stradali… spensierati e calorosamente allegri… vanno incontro alla vita facendo anche cuccioli… e poi, capitando pure a morire anzitempo.".

 

"A sopravvivere sono solo quelli che si adattano, ciascuno secondo le proprie possibilità" dice. Ma questo varrà ancora oggi? E soprattutto, esiste ancora qualcuno in grado di adattarsi?

 

 

 

 

Modificato da Kobayashi
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Però non è dai progressi compiuti dal Giappone in quel periodo, e la conseguente convinzione di essere oramai una potenza mondiale (vedi anche i risultati del conflitto russo-giapponese) a portare alla sua partecipazione al secondo conflitto mondiale e alla conseguente devastante debacle. Da qui immagino la repentina e dolorosa perdita della sua identità.

Hai messo un "non" di troppo? Cmq a parte quello che corettamente dici, tieni conto che il Giappone non è mai stato invaso. E quando i mongoli ci provarono per ben due volte la loro flotta venne bloccata dal vento (il famigerato vento divino, kamikaze). A posteriori possiamo dire che i giapponesi si siano sopravvalutati. E alla fine hanno dovuto rimettere i piedi per terra. La percezione di perdita di identità ha poi molte letture. Stare a parlare degli alti ranghi politici però lo trovo piuttosto noioso. Ciò che conta è che anche la popolazione era convinta di questa loro supposta superiorità.

 

Di Hadashi no Gen ho letto i primi due numeri (del terzo sono in attesa causa casini della casa editrice che ovviamente non c'entrano niente con il topic). Direi cmq di avere un idea abbastanza precisa, sì.

L'autore andava decisamente controcorrente rispetto al pensiero dominante. Per questo il manga da Shonen Jump ha poi dovuto continuare a cambiare rivista arrivando a quelle più di nicchia. D'altronde il protagonista insulta l'imperatore (una bestemmia) e attraverso la poca controinformazione che c'era viene a sapere cosa hanno combinato i soldati giapponesi in Manciuria entrando nei dettagli (avvenimenti per cui c'è uno sfacciato negazionismo ancora oggi).

 

 

Per cui, tanto per fare un esempio banale, i bambini venivano radunati per guardare i film d'animazione di Walt Disney.

Molto statunitense direi. E anche molto inquietante conoscendo i film Disney e immaginando lo stato del Giappone post bellico.

 

E però... Osamu Tezuka così vide Bambi. E' molto difficile commentare questo fatto. Non voglio tirare in campo i se e i ma, la storia è questa. E Tezuka ha poi fatto quello che ha fatto partendo da lì.

 

Se dicessi di conoscere Takashi Murakami se non di nome sarei un gran bugiardo, ma mi pare che quello che scrive sia di una lucidità disarmante.

E dal contenuto agghiacciante.

 

Insegnare a vivere senza pensare! Anche questo molto statunitense (continuo volutamente a distinguere gli stati uniti dall'america nel suo complesso) e assai terrificante.

D'altronde, la società si è evoluta proprio in quel senso. Sia quella strettamente giapponese (di cui otaku, akiba-kei e chuunibyou sono sottoprodotti sempre più sclerotizzati), ma anche a livello mondiale.

Difatti pensare richiede impegno. Meglio avere qualcuno che pensa per te (seguirebbe tutta una discussione sulla geopolitica attuale, ma la ometto dato che stiamo parlando di anime).

 

Ho letto nel corso degli anni parecchi scrittori giapponesi ma Dezai mi manca.

Nel caso, puoi guardare anche i primi quattro episodi dell'anime Aoi Bungaku. Almeno ti fai un'idea chiara sul libro e sul suo autore.

 

Gran bella merda Happy Days e i suoi epigoni, specie i più recenti, sono molto peggio.

Vivere senza pensare!

 

Poi gli USA secondo me dementi lo sono sempre stati, altrimenti non avrebbero goduto di tanto potere in un'epoca di vacuo ed effimero benessere come quello che lentamente solo ora ci stiamo lasciando alle spalle.

Non era quello l'American Dream? Ma anche qui mi costringeresti a una digressione politica che voglio evitare.

Il risultato però è sempre quello. Trasformare un popolo in consumatori. Di sicuro il Giappone ne è un esempio (sì, ci furono i moti studenteschi anche lì... ma non hanno inciso sul risultato).

 

L'Europa poi secondo me ne è stata danneggiata maggiormente, ma per ora è meglio evitare un altro off topic quindi la chiudo qui.

Il Piano Marshall (per chi non lo conosce e si vuole informare). Dicono che sia terminato, ma... qui parliamo di anime e non di politica.

 

Io purtroppo di Macross ho visto solo quanto editato in Italia con l'eccezione del film di Macross Plus

Mah, non è che Frontier aggiunga niente di straordinario (cioè, qualcosa c'è ma andremo off topic).

E Delta appare spesso come una storia malriuscita. Eppure qualcosa di veramente importante la dice. La musica (ma ampliando il discorso all'intrattenimento in generale diventa più chiaro) come controllo delle menti.

"Ti ricordi l'amore?" non è più una semplice canzone d'amore di 500000 anni fa, ma manipolazione di massa. Sedazione, induzione. Sottomissione.

 

Infine, dato che in precedenza avevo parlato di Takahata, mi permetto di citare quanto scritto da Shito a proposito di Pompoko

Ho presente. Il punto è questo.

 

Takahata incarna nei tanuki l'idea dei "giapponesi di una volta" che inesorabilmente soccombe sotto i colpi di una modernizzazione occidentalizzante per molti versi percepita come imposta, subita.

Questa è una perfetta interpretazione del topic.

Però a mio avviso, era già stato mostrato anche prima.

Ideon non è forse una battaglia fra giapponesi moderni (i terrestri) e giapponesi imperialisti (il buff clan)? Il tutto ancora legato alla logica del samurai, abbracciata e negata. Un'identità traballante.

E dunque Macross. A mio avviso una battaglia fra i giapponesi postmoderni (i terrestri) e i giapponesi imperialisti (gli Zentradi). Il tutto risolto con una canzone che fa il lavaggio del cervello.

A quel punto, vissero tutti felici e consumatori.

 

E si crearono persone incapaci di uscire dalla propria infanzia. Adesso siamo al chuunibyou, cioè colui che da adulto porta ancora con sè un ideale infantile (e quindi impossibile da realizzare). Il risultato può essere solo l'escapismo o la follia.

 

"L’espressione “andare incontro alla vita”… ma non esisterà apposta per i tanuki? Non frenati né da sviluppo urbano né da incidenti stradali… spensierati e calorosamente allegri… vanno incontro alla vita facendo anche cuccioli… e poi, capitando pure a morire anzitempo.".

Ahh, Uchoten Kazoku alla fine non è che questo. Sempre di Tanuki si tratta.

 

"A sopravvivere sono solo quelli che si adattano, ciascuno secondo le proprie possibilità" dice. Ma questo varrà ancora oggi? E soprattutto, esiste ancora qualcuno in grado di adattarsi?

Ci si adatta senza nemmeno rendersene conto. Perchè così ti viene insegnato da bambino.

Nel mondo c'è chi si ribella utilizzando le armi (comprate indovina da chi), ma che alla fine non portano a nulla.

Mentre una ribellione soft che parta dal mondo culturale è forse un'utopia.

Perché se non sei abituato a pensare, farlo poi è troppo faticoso.

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Sto seguendo con grande interesse questo bel dialogo, nel quale provo a entrare in punta di piedi, propone do qualche spunto accessorio.

 

1) Murakami Takashi. Seguivo lui e la sua corrente "Superflat" dai tempi del vecchio sito inglese del teorico drl movimento, lo stesso Azuma Hiroki di cui il libro "postmoderno animizzante". Murakami l'ho seguito in una bella mostra a Milano, e poi la mia imouto scrisse anche un articolo su di lui pubblicato sulla rivista ArteDossier. "Little Boy" è stata forse la mostra più interessante dell'autore, e il catalogo omonimo contiene interventi preziosissimi di gente come Anno Hideaki, e altri. Alla fine si parla sempre della lettura della sociologia contemporanea giapponese tramite la storia di un prodotto narrativo consumistico e infantilizzante: l'animazione.

 

La parcellizzazione della storia umana.

 

E come la postmodernità sia stata impiantata in Giappone dall'America.

 

Se "Little Boy" è davvero un titolo dalla polisemia straordinaria, quel Little Boy è praticamente Tetsuwan Atom, sempre in tragica polisemia. Terribilmente, la seconda atomica era soprannominata "Fat Guy". Dopo il ragazzino, il ciccione. Ancora una volta sembra delinearsi un'incredibile parallelismo con l'evoluzione dell'otakuzoku ovvero degli otaku: il ragazzino che non riesce a crescere nella psiche, nella sua improduttività adulta diventa un laido ciccione. Un consumatore sedato.

 

2) Venendo al titolo e al rimando del topic, anche io trovo semplice vedere negli zentran i "vecchi giapponesi", marziali, e nei microniani i "nuovi giapponesi", ibridizzati dal consumismo. Relativamente alla scena del bacio, subito mi torna in mente come, oltre ai film Disney imposti ai bimbi giapponesi del dopoguerra, l'occupante statunitense imponeva anche film con baci sulla bocca in pubblico, col dichiarato intento di impattare sui costumi giapponesi. Tuttavia, non credo che in Macross vi sia apologia della marzialità zentran. Al contrario, vi leggo una visione positivistica del sentimento nella promiscuità eterosessuale. Gli zentran sono "guerrieri derivati", sono un deragliamento dell'umanità che ha perduto la "cultura" che è "l'amore" (eterosessuale, di coppia). Il titolo del film, e il testo della canzone con lo stesso titolo, e l'effetto sortito da quella, la dicono lunga. Nella serie, invece, beh... Max e Millia? Macross è la storia positiva di Urashima Taro: lontani dalla visione già ossessiva di Beautiful Dreamer, l'SDF-1 sembra piuttosto l'utopia di una postmodernità che funziona, dove l'amore di Hikaru recupera Misa risolvendone il trauma giovanile (Misa è quasi una Amuro femmina), e a restare sola è solo la "donna pubblica", Minmay, che canta l'amore risolvendo un conflitto galattico ma lei l'amore non ce l'ha, resta a battere il ritmo col piede sul palco come un'autistica. Credo che questa visione sia quella dei giovani di Osaka'70, quando "un radioso futuro di pace e prosperità" per l'umanità dopo la guerra era ancora immaginabile.

 

Magari andrò avanti a seguire. :-)

Modificato da Shito
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Di sicuro l'interpretazione che dai alla canzone di Minmay nel film del *1984* è corretta. Macross Delta propone una interpretazione completamente diversa, ma sono passati 30 anni e tenendo conto di tutto quello che è successo nel frattempo, non mi stupisce che si sia arrivati a una tale rivelazione.

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Hai messo un "non" di troppo?

 

E' che all'inizio volevo scrivere la frase usando la forma interrogativa, ma poi ho cambiato idea ma il "non" mi è sfuggito.

 

 

Cmq a parte quello che corettamente dici, tieni conto che il Giappone non è mai stato invaso. E quando i mongoli ci provarono per ben due volte la loro flotta venne bloccata dal vento (il famigerato vento divino, kamikaze). A posteriori possiamo dire che i giapponesi si siano sopravvalutati. E alla fine hanno dovuto rimettere i piedi per terra. La percezione di perdita di identità ha poi molte letture. Stare a parlare degli alti ranghi politici però lo trovo piuttosto noioso. Ciò che conta è che anche la popolazione era convinta di questa loro supposta superiorità.

 

Credo fosse inevitabile che si sopravvalutassero, Il rinnovamento Meiji e la vittoria contro la russia trasformarono il Giappone in una potenza tanto economica quanto militare. Si sono convinti di essere tanto potenti da potere sfidare il mondo. E l'hanno pagata cara.

 

 

L'autore andava decisamente controcorrente rispetto al pensiero dominante. Per questo il manga da Shonen Jump ha poi dovuto continuare a cambiare rivista arrivando a quelle più di nicchia. D'altronde il protagonista insulta l'imperatore (una bestemmia) e attraverso la poca controinformazione che c'era viene a sapere cosa hanno combinato i soldati giapponesi in Manciuria entrando nei dettagli (avvenimenti per cui c'è uno sfacciato negazionismo ancora oggi).

 

L'ho ritenuta finora una lettura estremamente interessante ed hai assolutamente ragione a ritenerlo un autore decisamente controcorrente rispetto al pensiero dominante. Non vedo l'ora di potere finalmente leggere il terzo numero.

 

 

E però... Osamu Tezuka così vide Bambi. E' molto difficile commentare questo fatto. Non voglio tirare in campo i se e i ma, la storia è questa. E Tezuka ha poi fatto quello che ha fatto partendo da lì.

 

Io su questo ho pensato, e tutt'ora penso, molto a lungo. Senz'altro senza questi avvenimenti il Giappone che stimo e cui nutro profondo interesse non esisterebbe. Tuttavia non posso non trovare ributtante il fatto in se. E, stando a quanto scrive Shito, ache pellicole che mostravano baci sulla bocca. Ripugnante!

Sono però arrivato alla convinzione che le cose accadano e basta. Sta poi ad ognuno giudicarli, in modo positivo o negativo che sia.

 

Poi non credere che io sia un feroce antistatunitense, eh! Certi aspetti della loro cultura mi sono assai congeniali, mentre altri li trovo semplicemente agghiaccianti. Senza contare che i manga e anime moderni e i videogiochi di stampo nipponico, e cioè tre forme espressive che misono alquanto congeniali, non esisterebbero senza di loro.

 

 

D'altronde, la società si è evoluta proprio in quel senso. Sia quella strettamente giapponese (di cui otaku, akiba-kei e chuunibyou sono sottoprodotti sempre più sclerotizzati), ma anche a livello mondiale.

Difatti pensare richiede impegno. Meglio avere qualcuno che pensa per te (seguirebbe tutta una discussione sulla geopolitica attuale, ma la ometto dato che stiamo parlando di anime).

 

A tal proposito mi permetto di mostrare una scena tratta da un videogame chiamato Metal Gear Solid 2: Sons of liberty pubblicato dalla Giapponese Konami nel 2001. Sì. lo so che i videogame li schifi, ma spero non ti incazzerai e avrei anche piacere se lo guardassi (sono una decina di minuti in tutto):

 

 

Nel caso, puoi guardare anche i primi quattro episodi dell'anime Aoi Bungaku. Almeno ti fai un'idea chiara sul libro e sul suo autore

 

 

 

Non appena posso lo faccio molto volentieri.

 

 

Questa è una perfetta interpretazione del topic.

Però a mio avviso, era già stato mostrato anche prima.

Ideon non è forse una battaglia fra giapponesi moderni (i terrestri) e giapponesi imperialisti (il buff clan)? Il tutto ancora legato alla logica del samurai, abbracciata e negata. Un'identità traballante.

E dunque Macross. A mio avviso una battaglia fra i giapponesi postmoderni (i terrestri) e i giapponesi imperialisti (gli Zentradi). Il tutto risolto con una canzone che fa il lavaggio del cervello.

A quel punto, vissero tutti felici e consumatori.

 

E si crearono persone incapaci di uscire dalla propria infanzia. Adesso siamo al chuunibyou, cioè colui che da adulto porta ancora con sè un ideale infantile (e quindi impossibile da realizzare). Il risultato può essere solo l'escapismo o la follia.

 

Sottoscrivo tutto quanto da te scritto. Ho usato Ponpoko perché è lunico di cui esiste una versione ufficiale italiana al momento. Inoltre Ideon e Macross sono enrambi anime per otaku (il primo forse involontariamente e il secondo dichiaratamente). Se quindi qualcuno magari a digiuno da anime passasse da qui e si interessasse a questa discussione , si troverebbe qualcosa di un po' più accessibile (praticamente impossibile, lo so ma non si sa mai).

 

 

Ci si adatta senza nemmeno rendersene conto. Perchè così ti viene insegnato da bambino.

 

Oddio, non so se quello possa più chiamarsi adattarsi. Inoltre mi sa che più insegnato gli venga inculcato

 

 

Nel mondo c'è chi si ribella utilizzando le armi (comprate indovina da chi), ma che alla fine non portano a nulla.

Mentre una ribellione soft che parta dal mondo culturale è forse un'utopia.

Perché se non sei abituato a pensare, farlo poi è troppo faticoso.

.

Purtroppo qui posso solo dire che hai tristemente ragione.

 

 

1) Murakami Takashi. Seguivo lui e la sua corrente "Superflat" dai tempi del vecchio sito inglese del teorico drl movimento, lo stesso Azuma Hiroki di cui il libro "postmoderno animizzante". Murakami l'ho seguito in una bella mostra a Milano, e poi la mia imouto scrisse anche un articolo su di lui pubblicato sulla rivista ArteDossier. "Little Boy" è stata forse la mostra più interessante dell'autore, e il catalogo omonimo contiene interventi preziosissimi di gente come Anno Hideaki, e altri. Alla fine si parla sempre della lettura della sociologia contemporanea giapponese tramite la storia di un prodotto narrativo consumistico e infantilizzante: l'animazione.

 

La parcellizzazione della storia umana.

 

E come la postmodernità sia stata impiantata in Giappone dall'America.

 

Intanto ti ringrazio per aver deciso di intervenire in questa umile discussione!

 

Quanto scrivi su Murakami è estremamente interessante e mi fa venire ancor più voglia di leggerlo.

Non sapevo che la tua compagna (spero non ti dispiaccia se la chiamo così, ma imouto mi mette un po' a disagio e non la chiamo per nome perché magari ci tiene a rimanere anonima su quesro forum) scrivesse per una rivista chiamata ArteDossier (che ovviamente non conoscevo). E' per caso possibile acqistarne una copia? Sarei davvero interessato a leggere quanto da lei scritto.

 

 

Relativamente alla scena del bacio, subito mi torna in mente come, oltre ai film Disney imposti ai bimbi giapponesi del dopoguerra, l'occupante statunitense imponeva anche film con baci sulla bocca in pubblico, col dichiarato intento di impattare sui costumi giapponesi.

 

A costo di ripetermi la trovo una cosa disgustosa e perversa.

 

La tua chiave di lettura di Macross invece mi colpisce molto, specie quando scrivi "Tuttavia, non credo che in Macross vi sia apologia della marzialità zentran. Al contrario, vi leggo una  visione positivistica del sentimento nella promiscuità eterosessuale" . Così come dovrebbe essere, almeno secondo me.

Purtroppo di Macross serie ho ricordi parecchio sbiaditi. La vidi dieci anni e passa fa ed allora ero quasi esclusivamente e colpevolmente concentrato su serie più moderne. E così finii col non darle l'attenzione che meritava. Tuttavia quello che scrivi mi pare davvero ricco di significato.

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Sicuramente Macross – serie originale e film originale – propone una "visione delle cose" che trovo al tempo stesso profonda e infantile. Provo a spiegarmi: realizzato da due autori giovani, Macross mostra un "esperimento sociale" molto positivistico e logico. L'amore della famiglia nucleare è il fondamento culturale della nostra specie, una specie sessuata, ed è anche l'unica strada per la felicità in Terra, che è raggiungibile. Questo ottimismo logico ragiona un po' come il naturalismo francese, un po' come la mentalità socialistica minimalista: "Se facciamo tutti insieme la cosa più logica e sensata, mettendo i migliori di noi alla guida del gruppo, tutto andrà per il meglio".

 

Disgraziatamente, non funziona. La rivoluzione francese, ovvero la sua mentalità, deraglia nel regime di terrore. Al tribunale rivoluzionario che mette a morte Lavoisier gli si dirà anzi: "La repubblica non ha bisogno di sapienti" - sic. Un certo autore che ritengo intelligente scrisse un libro intitolato "Il rosso e il nero", ben mostrando come è in animo umano che dalla rivolta e dalla scalata dell'uomo sull'uomo non nasca che il peggio del peggio (Carogne! Carogne! Carogne!). Essenzialmente, la mentalità infantile/giovanile di pensare che con la logica e le buone intenzioni ( = "bravo bimbo intelligente") si possa arrivare a un ordine è falsa e fallace, perché ignora e prescinde dalla componente sensuale dell'essere chiamato "uomo". Prendere in considerazione questa componente, cosa che la storia dimostra imprescindibile, è attitudine che appartiene a pensatori più anziani - o più germanici, forse. Nel mio caso, dico spesso che nel corso della mia crescita educativa mi sono trovato a "dover correggere una mentalità proclive al giacobinismo francese con una cura germanica luterana vecchio stile", per capirci (?).

 

Il filmato del videogioco che mostri sembra portare a un livello contemporaneo una certa speculazione Asimoviana (la Fondazione?) che poi passa anche in Tsurumaki Kazuya (la Fraternity, con nome preso a prestito da Cordwainer Smith e il suo Ciclo della Strumentalità dell'Uomo). Ma alla fine stiamo sempre girando intorno a quello che l'intelligentsia francofona imparò dalle ceneri della Rivoluzione.

 

Per esempio, Henri-Frédéric Amiel, nel 1871:

 

Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sulla uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga.

 

Sono cose che suonano sinanco profetiche, se non fossero banali al limite del lapalissiano (per restare in Francia). La sola condanna di Lavoisier dice altrettanto in così poche parole. Ogni forma di democraticizzazione di ogni forma di aggregazione umana è nefasta, e conduce alla distruzione dell'umanità intesa come natura. Se tre persone governano tremila persone, tre persone sono troppe. Ogni forma di "gruppo umano" è distruttivo. L'uomo non è un animale sociale che per forza e per convenienza, talvolta anche intima, e al vertice di una piramide non può che esserci uno soltanto. Altrimenti si metterà comunque in moto il meccanismo di decadimento. Perché nel gruppo, l'uomo mostra sempre il più nefasto dei suoi difetti: il narcisismo. Il credersi migliore, o anche solo "buono", come gruppo. Come razza. Come specie. E si innesca la logica democratica. E tutto si guasta.

 

Il filosofo Morioka Masahiro, che ho conosciuto personalmente e privatamente a Tokyo, ha scritto vari libri interessanti, tra cui forse il più brillante è "La società senza dolore". Senza conoscere il dolore, la sopraffazione vicendevole, il conflitto, l'uomo non troverà mai un senso della sua esistenza - a tutti i livelli di scala di grandezza. Perché uno sia felice, dieci devono soffrire. Non si può essere felici tutti insieme, perché l'uomo è un essere che desidera più del suo necessario. E tende così all'antropofagia. Per ogni uomo libero ci sono dieci schiavi, anche oggi, anche per le frivolezze. Ecco la verità dietro al sogno americano, che nasce da una logica imperialista e sionista. Solo, come gli antichi romani insegnano, è sempre opportuno mettere gli schiavi lontano dagli occhi e lontano dal cuore, perché per alimentare il narcisismo umano, che è in primis morale, bisogna usare religioni che facciano apologia del gran cuore. Bisogna creare dei padroncini che si compiacciono credendo di avere la morale degli schiavi. Così funziona bene.

 

E' l'estremo narcisismo umano, o meglio delirio di onnipotenza, l'illusione di poter sovvertire quell'ordine naturale che vive di disuguaglianza e crudeltà. E' tramite il conflitto che si genera nella disuguaglianza, a tutti i livelli, che la vita va avanti. Perché la disuguaglianza è dinamica, transistatica, metabolica. L'uguaglianza è stagnante, omeostatica, mortifera. Ed è per questo che talune filosofie vedono nell'esercizio della guerra un'attività igienica per la psiche umana stessa.

Modificato da Shito
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Questo ottimismo logico ragiona un po' come il naturalismo francese, un po' come la mentalità socialistica minimalista: "Se facciamo tutti insieme la cosa più logica e sensata, mettendo i migliori di noi alla guida del gruppo, tutto andrà per il meglio".

In realtà non credo che nessuno abbia mai provato a farlo. Al governo ci va chi vuole governare, non chi è bravo a governare. Nessuno fa test di intelligenza per scegliere il leader.

 

Disgraziatamente, non funziona. La rivoluzione francese, ovvero la sua mentalità, deraglia nel regime di terrore. Al tribunale rivoluzionario che mette a morte Lavoisier gli si dirà anzi: "La repubblica non ha bisogno di sapienti" - sic.

Come tante citazioni storiche molto note, queste parole non sono mai state pronunciate. Similmente Maria Antonietta non ha mai detto "Se non hanno più pane, mangino brioches", Voltaire non ha mai detto "Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo", Galileo non ha mai detto "Eppur si muove". Falsi storici che girano.

 

Per la cronaca, Lavoisier oltre che scienziato era stato anche un esattore fiscale in appalto al regno di Francia. Era per questo che era malvisto. Era un po' come se fosse un ex gerarca nazista. Ma Lavoisier non cercò mai di sottrarsi alla giustizia sostenendo di essere troppo prezioso per venir giustiziato, il che sarebbe stato una mossa arrogante da parte sua.

 

Un certo autore che ritengo intelligente scrisse un libro intitolato "Il rosso e il nero", ben mostrando come è in animo umano che dalla rivolta e dalla scalata dell'uomo sull'uomo non nasca che il peggio del peggio (Carogne! Carogne! Carogne!).

Miyazaki disse che la fase peggiore di una dittatura è quando cade il dittatore. Non sono sicuro a quale dittatore si riferisse, ma in molte rivoluzioni gli stessi capi rivoluzionari originali vengono uccisi da altri rivoluzionari. Una volta che si mostra alla gente che con la violenza si può conquistare il potere, più di qualcuno è disposto a provare a continuare a usare la violenza per mirare al jackpot. In questo senso, nonostante i capi rivoluzionari possano essere buoni e dotati di buone intenzioni, alla lunga tendono a venire soppiantati da altri individui più spregiudicati. Ma ciò non toglie che molte rivoluzioni alla lunga abbiano giovato più di quello che hanno nociuto.

 

Essenzialmente, la mentalità infantile/giovanile di pensare che con la logica e le buone intenzioni ( = "bravo bimbo intelligente") si possa arrivare a un ordine è falsa e fallace,

Ci sono diversi modi possibili per arrivare a un ordine. Non è che un sistema che non funziona ogni volta sia automaticamente fallace. Logica e buone intenzioni non sono certo nemiche dell'ordine, anzi. Piuttosto è l'ideologia il problema. La realtà è in continuo cambiamento, ma una ideologia tende a rimanere sempre inflessibile, diventando via via inadeguata ad affrontare la realtà.

 

Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sulla uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga.

Ho una citazione migliore.

 

Non dire: «Come mai i giorni passati erano migliori di questi?», perché non è saggio fare una tale domanda. (Ecclesiaste, 7:10)

 

Scritto nel quarto o terzo secolo avanti Cristo, l'autore dimostra di comprendere come la memoria umana filtri selettivamente le sue esperienze, tenendo a dare una connotazione positiva al passato.

 

A dirla tutta, il catastrofismo di questo Amiel non sembra affatto profetico. Similmente molti altri individui hanno sostenuto che non si dovesse dare il voto alle donne perché intellettualmente inferiori all'uomo, o che il matrimonio gay avrebbe distrutto la famiglia. Con il senno di poi, uno dovrebbe sentire vergogna per aver creduto a tali stronzate. I catastrofismi sono belle narrative ma non si avverano mai.

 

E le masse non sono al di sotto della media, le masse sono la media. Le masse sono i normali.

 

Ogni forma di democraticizzazione di ogni forma di aggregazione umana è nefasta, e conduce alla distruzione dell'umanità intesa come natura. Se tre persone governano tremila persone, tre persone sono troppe. Ogni forma di "gruppo umano" è distruttivo. L'uomo non è un animale sociale che per forza e per convenienza, talvolta anche intima, e al vertice di una piramide non può che esserci uno soltanto. Altrimenti si metterà comunque in moto il meccanismo di decadimento. Perché nel gruppo, l'uomo mostra sempre il più nefasto dei suoi difetti: il narcisismo. Il credersi migliore, o anche solo "buono", come gruppo. Come razza. Come specie. E si innesca la logica democratica. E tutto si guasta.

E' una visione negativa che non corrisponde alla realtà. Mi sembri prendere casi ecclatanti ed elevarli a norma di natura. Questo è il limite della logica, l'induzione. La logica non può dire che se A e B sono uguali allora C sarà con certezza uguale ad A e B solo perché prossimo in sequenza. In realtà ci si è accorti fin dall'antichità che lasciare un uomo solo al comando può essere dannoso, per cui esistono "checks & balances" nelle democrazie. Il problema è se degli sciocchi li rimuovono (il che non succede così spesso, perlomeno).

 

Senza conoscere il dolore, la sopraffazione vicendevole, il conflitto, l'uomo non troverà mai un senso della sua esistenza

Affermazione che lascia il tempo che trova. Ci sono vari modi per dare un senso alla propria eistenza, come credere ad una religione. Alla fine non è il dolore che dà senso all'esistenza, è il piacere. Il dolore crea traumi deformando le personalità in maniera innaturale. D'altro canto, ci sono persone che riescono a vivere di schadenfreude, i paranoidi. I paranoidi cercano un padre sadico perché chi sa essere terribile con loro sa essere terribile anche con i loro nemici. Per una persona normale però la mancanza di una vera fiducia con i paranoidi alla lunga pesa.

 

Mi sembra di notare comunque che stiamo esplorando filosofie proprie al pensiero di destra (come ad esempio il mito della passata età dell'oro menzionato prima). Lo faccio notare solo per far notare un possibile pregiudizio cognitivo.

 

Non si può essere felici tutti insieme, perché l'uomo è un essere che desidera più del suo necessario. E tende così all'antropofagia.

Le risorse sono in numero finito, e può capitare di dover competere per essere. La vita civile fa dimenticare questa verità di fondo, che nessuno è ancora esentato dalla selezione naturale. Desiderare di più del necessario però è legittimo, perché le scorte consentono di affrontare il futuro con meno preoccupazioni.

 

E' l'estremo narcisismo umano, o meglio delirio di onnipotenza, l'illusione di poter sovvertire quell'ordine naturale che vive di disuguaglianza e crudeltà.

Solo perché non si può risolvere un problema definitivamente non si può sostenere che gli sforzi per risolverlo siano illusioni. Per dirla tutta, nessuno può evitare di morire, ma alcuni tirano avanti anche cent'anni.

 

E' tramite il conflitto che si genera nella disuguaglianza, a tutti i livelli, che la vita va avanti. Perché la disuguaglianza è dinamica, transistatica, metabolica. L'uguaglianza è stagnante, omeostatica, mortifera.

Anche la diseguaglianza può essere stagnante, omeostatica, mortifera. La diseguaglianza economica ne è un esempio. Trovare sempre le stesse persone al potere vuol dire trovare leggi contorte che hanno consentito loro di mantenere il potere nonostante i cambiamenti.

 

Ma per dirla alla Psycho Pass, non è l'uguaglianza a proteggere le persone, sono le persone a proteggere l'uguaglianza. In altre parole l'uguaglianza è una finzione comunemente accettata che ci consente di trovare un terreno comune tra le persone.

 

Ed è per questo che talune filosofie vedono nell'esercizio della guerra un'attività igienica per la psiche umana stessa.

Sospetto si tratti di persone che non hanno mai combattuto una guerra. Nella realtà il PTSD ha sempre accompagnato tutte le guerre, anche se storicamente lo si è chiamato in nome diverso. Ad esempio nella prima guerra mondiale era noto come "shell shock". Nella guerra civile invece credo fosse "sindrome del cuore irritabile", o qualcosa del genere. E' una delle realtà che si tendono a non trovare nelle opere di finzione (come il fatto che rischi di perdere l'udito ogni volta che spari una pistola).

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Intervengo solo per dare il benvenuto a Final Vegeta a questa interessantissima discussione! Il suo stile razionale e con i piedi ben piantati a terra, perfetto contraltare dei miei vacui castelli in aria, mi piace assai. Non vedo l'ora di leggere la controrisposta di Shito, se ci sarà. Ps. L e' il mio secondo personaggio preferito di Deathnote (il primo e' Near) e Vegeta e' il mio personaggio preferito di Dragonball, quindi dacci dentro e contribuisci a rendere questa discussione il più interessante possibile! Io appena posso tornerò a contribuire! Jaa nee

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Vegeta, veniamo a noi.

 

Ho letto la tua risposta, e i tuoi contro-argomenti. C'è una sfasatura di età (mentale) e di modo di affrontare gli argomenti tra me e te, e questo mi rende difficile risponderti direttamente. senza nulla denigrare, sminuire, spregiare del tuo. Solo, l'età delle diatribe punto-su-punto è da tempo sfiorita in me, credo opportunamente e felicemente, ed è stata sostituita da una visione molto più fluida di argomenti di studio, discipline di indagine, eccetera. Anche il mio modo di argomentare ogni cosa ne è non solo influenzato, ma costituito. Non posso esprimere altro che quanto ho dentro di me.

 

Più specificatamente, il mio modo di approcciarmi e vivere ogni istanza intellettuale ha vissuto progressivamente un sempre più spiccato "ritorno all'antico", così lo chiamo io, in cui una certa analitica oggettivamente tipica dell'ultima fase del pensiero moderno è andata sgretolandosi dinanzi a istante umanistiche molto più vecchio stile. Se del resto ho sempre rigettato lo studio accademico e curricolare, oggettivante e specificizzante, tipizzante e strutturalista, dall'altro il mio animo si è sempre più, sempre più accostato ad appercezione intellettuali fondate su istanze più spirituali (ma umanissime!) quali l'intuito, il sentimento, le idee trascendentali, la sensazione sull'osservazione storica e contestuale, la correlazione di ragionamento puro e libero, cose così.

 

Ormai ribattere punto-su-punto, specie su argomenti di ampio respiro, mi sembra il futile, sterile e gretto bisticcio dei ragazzini su internet. Non sto cercando di sminuire il valore delle tue idee, credimi, quanto piuttosto di esprimerti sinceramente e genuinamente il mio stato mentale. Non posso citare "ad hoc" le opere, serie o facete, che ho letto e digerito. Perché la digestione le ha disciolte e mi ha fatto assimilare quei contenuti, che sono diventati parte di me [del mio pensiero individuale, del mio sentire] e non vivono più in un elenco di titoli e nomi da bibliografia universitaria. Questo tipo di intellettualità mi pare ormai quella di un calcolatore, quella di una Wikipedia semi-senziente che avesse almeno imparato a "unire i puntini" nell'elaborazione dei suoi dati. Ma se da quell'elaborazione eliminiamo cose come appunti l'intuizione, la sensazione, il sentimento... il pensiero diviene meccanicista, sterile e direi "disumano", letteralmente.

 

A tale proposito, consiglio a tutti (so per certo che Garion l'ha già letto) la lettura diciamo "introduttiva" di questo bel articolo scritto dal "nostro" utente AkiraSakura:

 

http://lanostrarivoluzione.blogspot.it/2016/11/la-postmodernita-considerazioni-e.html

 

AkiraSakura è un utente con cui ho avuto a disquisire su queste pagine, mi pare a volte anche insieme a te, Vegeta, e io per primo l'ho talvolta "tacciato" di un eccesso di strutturalismo accademico. La gioia di leggere quell'articolo, invece, è quella di trovare una disanima veramente fluidificata, ovvero personale, su un argomento complesso, sfaccettato, di ampio respiro come "la postmodernità". E' una articolo vario e brillante, dall'argomentazione ben organizzata, e stimo molto AkiraSakura per averlo redatto così bene - perché anche se è fluido e personale i puntini fissi sono marcati con degli spilli, e i riferimenti in coda ci sono tutti. Che meraviglia! Fosse stata tutta così la materia accademica non l'avrei mai abbandonata, suppongo. Per contro, io non credi di essere capace di produrre tanto bell'ordine, anche se ogni tanto mi ci provo e fallisco. Quindi sono ben lieto (non dico orgoglioso, dico solo "lieto") di ritrovare nella disamina di AkiraSakura) anche delle schegge di me, degli sprazzi di farina dal mio sacco. Mi conferma che a seminare val sempre la pena. :-)

 

Ad ogni modo, l'articolo tratta di "postmodernità" in senso lato, non squisitamente nipponista. Il che è una volta di più prezioso. Di mio ho rivolto il mio sguardo di indagine verso il Giappone per un sacco di motivi, con tutti i miei limiti. Vedo il "caso giapponese" come una sorta di "prisma" dell'evoluzione sociologica della fine della modernità (un po' come Kojeve?). MI specchio in uno specchio distante perché ci sono delle assonanze spaventose con il caso del mio contesto, e delle diversità insuperabili che esaltano la sincronia delle affinità, nel classico contesto da "così lontano, così vicino". Un po' suppongo sia anche semplicemente il caso della mia vita, della mia propria recalcitranza alla postmodernizzazione totale - che poi è esattamente la storia dell'otakuzoku, ovvero della sua mentalità, nelle sue varie declinazioni. Guardo una società che ormai consuma neppure più gli oggetti, ma direttamente le esperienze, e penso che un uomo come me, dalla mentalità rivolta alla conquista di simulacri di grandi narrazioni parcellizzate e formalisticamente "elevate", ovvero "elette" a mo' di totem sia già antico. Tipica generazione di mezzo: arrivati tardi alla festa, ci si attacca ai coriandoli e alle stelle filanti da raccattare in terra, ma non per buttarle nella spazzatura: per farne un museo nella sala da ballo già vuota, fredda, dove riecheggiano solo i ricordi delle risate. Anche il mio rivolgermi sempre più a cose come la storia dell'arte, neppure più lettratura e filosofia, mi sembra una conferma - perché la storia dell'arte è scritta in oggetti fisici e unici, indi totemica. E' incarnazione materica dello Spirito del Tempo, no?

 

Personalmente consiglio a tutti di fare buon uso della coppia di forse ctrl-c / ctrl-v e incollare tutto il testo dell'articolo di AkiraSakura su un qualsiasi file che abbia un font e un'impaginazione meno aassassine di quelle del blog linkato.

 

Per uno sprazzo più nipponista, consiglio anche questo meno ambizioso articolo/recensione:

 

http://lanostrarivoluzione.blogspot.it/2016/05/akira-recensione.html

 

che vale comunque da bella integrazione.

 

Nota per i lettori e per l'autore: ぼうそうぞく (bousouzoku) sarebbe 暴走族, che vuol dire sì "gang di motociclisti", ma letteralmente sarebbe "la tribù bousou", dove "bousou" (暴走) -pensate un po'- che è scritto con i kanji di "violenza" e "corsa" indica semplicemente la marcia sfrenata, cieca, furiosa. Chiaramente (?), è lo stesso "bousou" di Evangelion, ovvero quel famoso termine che io ai tempi resi come "berserk", ma essenzialmente vuol dire "fuori controllo", "furioso". e' anche lo stesso termine ripreso in King of Fighters per esprimere quando i personaggi "mezzosangue di Orochi" vanno "fuori di testa" e vengono presi da una furia sanguinaria, in quel caso di parla di 血の暴走 (chi no bousou - la furia del sangue). Quindi, sul filo dell'etimologia stretta e della metonimica intrinseca, non dire che "bousouzoku" significhi "letteralmente: gruppi delle corse violente" - come dice AkiraSakura. Io personalmente lo rendo in genere come "gli sfrenati", o qualcosa di simile. :-)

 

Ah, e qui c'è un omake matto per voi tutti:

 

https://www.youtube.com/watch?v=uNEiwo0wBv8

 

(chi capirà, capirà)

 

E dopo di ciò, non posso non citare direttamente un pezzetto dello scritto di AkiraSakura che mi pare scintillante per quanto lucido:

 

Le società completamente postmoderne sono società completamente otaku, e in esse la definizione stessa di otaku perde completamente di significato, dacché non è più possibile distinguere ciò che è otaku da ciò che non lo è. Ma l'otaku sostanzialmente è un bambino troppo cresciuto, un eterno adolescente radicalmente legato alle sue pulsioni infantili: in un mondo in cui non esistono più la sofferenza ed una realtà legittima e solida con la quale confrontarsi, è impossibile diventare adulti. Sono le difficoltà e i pericoli intrinsechi presenti nell'ambiente naturale a far crescere ed evolvere l'uomo; nel momento in cui l'abuso di tecno-scienza lo rende apatico e una finanza fantasma – illusoriamente – benestante, egli non ha più motivo di andare avanti, di crescere, di progredire come persona. In fondo, metanarrazioni che legittimino uno sviluppo spirituale e personale dell'individuo in un contesto del genere sono diventate o della fuffa new age per pochi disadattati, o delle parole al vento sussurrate da pochi pseudo-superuomini isolati, frustrati e succubi del loro nichilismo attivo –magari alimentato da qualche ideale romantico preconfezionato – del tutto privo di attrattiva per i più.

 

Questo mi colpisce come una raffica di sberle ben mirate, grazie, AkiraSakura!

 

Ma come disse Miyazaki Hayao (lol):

 

"Qual è lo scopo della vita? "Lo scopo della vita è la felicità... lo scopo della vita è essere felici"... Bah. io proprio non riesco a crederci".

 

Se traduciamo "felicità" con l'illuministicamente francese "bonheur", davvero trovo la cagione della mia grande frattura con il pensiero illuminista, tanti anni fa.

 

Credo ormai che l'umano sia nello sforzo per superare la "malheur", sia nei confronti della natura/contesto, sia nei confronti del proprio simile. La colluttazione di conquista, nient'altro. Una vita gratuita è l'araldo della morte dello spirito, indi dell'uomo. Credo.

 

Infine, dunque:

 

 

 

Questo ottimismo logico ragiona un po' come il naturalismo francese, un po' come la mentalità socialistica minimalista: "Se facciamo tutti insieme la cosa più logica e sensata, mettendo i migliori di noi alla guida del gruppo, tutto andrà per il meglio".

 

In realtà non credo che nessuno abbia mai provato a farlo. Al governo ci va chi vuole governare, non chi è bravo a governare. Nessuno fa test di intelligenza per scegliere il leader.

 

(Mamma mia che patema usare il multi-quote su questo forum...)

 

Credo che la tua visione non sia errata, ma non colga quello che intendevo. "Chi vuole governare", dici, il che mi sta bene. Ma il punto è che "chi vuole governare", nella storia, è assurto allo scranno con varie mentalità. La mentalità che riferivo io è quella giacobina, della rivoluzione francese. Il socialismo minimalista, hai presente? "I migliori della base", un tentativo pressoché timocratico. Anche molto logico, perché parliamo di timocrazia francese, e la cultura francese è basata su logica e matematica, che sono la stessa cosa. Fin dal medioevo, dalle dissertations pubbliche su temi biblici (ah, Abelard! Ah, ma cherie Eloise!). Quelli per me erano i "bimbi bravi e buoni", che sapevano fare i compitini e tracciare per bene le lineette dritte. Capiamoci, adoro certi giochi di bambini come il "calendario rivoluzionario" (io per esempio sono nato il secondo settidì di Nevoso, "terra vegetale"), oppure la logica dietro alla divisione delle province francesi... eppure non funzionò proprio, l'intelletto subito deragliò, e sappiamo cosa ebbe a scrivere Stendhal di un certo Julien.  Sappiamo anche come un certo Lenin cercò di superare i limiti del (socialismo) minimalista con quello massimalista, ma tanto non funzionò lo stesso.

 

(ok, ci rinuncio - il multi-quote è proprio impossibile, almeno con FF du OSX. Ci ho provato. Anche troppo. Peraltro non vedo comando per passare a posting in HTML diretto, forse sono scemo e cieco io)

 

Solo una cosa: le masse non sono al di sotto della media? Dipende da come calcoli la media. Certo, se la base di calcolo è statistica le masse incarano la media, ma con una onesta semidispersione?

 

Disegna un triangolo equilatero.

 

Traccia una riga orizzontale alla metà dell'altezza.

 

Sotto alla riga ci sono i tre quarti dell'area del triangolo.

 

E più sali, più la proporzione si sbilancia *esponenzialmente*, perché vai verso una vetta, che si stringe.

 

Leggi la statistica della distribuzione dei vari Q.I. sul pianeta. Non è una retta, eh. Anzi.

Modificato da Shito
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Shito, ti ringrazio per le belle parole. Non posso non rispondere  con piacere a questo invito.

Innanzitutto, ho provveduto a correggere il termine incriminato nella recensione di Akira, e mi scuso se l'aspetto grafico del blog ti sia sembrato datato, dacché la cosa è voluta: non mi mancano le competenze per crearne uno tirato a lucido come tanti altri, ma mi sentirei in qualche modo "omologato" e privato di quell'atmosfera anni '90/inizio 2000 che mi trasmette quel verde sfumato, quel font insolito e quell'immagine "embrionale" di Shiori. E' un mood particolare dei due fondatori del blog - il sottoscritto e il padovano che tanti anni fa mi fece conoscere Utena, sia sempre lodato -, che vorrei comunicare anche visivamente a chi legge, senza badare alla sua reazione - nel blog, non avendo fini di lucro e non aspettandomi nulla dagli altri, ho trasfigurato molto di me stesso, da qui forse la "fluidità" che hai percepito nello scritto. In fondo, da adolescente, mediante i suoi libri, Gurdjeff mi aveva insegnato che un prodotto dell'uomo è veramente completo soltanto quando i suoi vari "centri" - intellettuale, emozionale, istintivo - lavorano all'unisono, senza farsi la guerra tra loro nel tipico stato alterato di chi è - senza alcuna coscienza in merito alla sua condizione - squisitamente postmoderno nella sostanza.  

L'esperienza qui sul Pluschan, sia da lurker che da utente, sicuramente ha aiutato ad ampliare la mia visione sull'argomento, almeno dal punto di vista "giapponese" - ma in fondo sono cresciuto con Nadia ed Evangelion, quindi da lì parte tutto, per poi estendersi al di là dei soliti confini, complice altresì un notevole calo d'interesse nei confronti dell'animazione contemporanea - adesso come adesso, sento molto l'esigenza di rivedere la mia top 10, anni 80 e 90, ma anche 70 (LOGH forse no, voglio surrealismi che parlino della realtà in modo quanto mai lucido, tipo un Utena o un GE999, cose che ho già visto molte volte, ma che non stancano mai). Ma nulla più, a parte qualche serie sporadica più recente che mi annoia (se tutto va bene). Sento di essere sazio sotto questo aspetto: le opere che sono riuscite a conquistarmi e a rimanere in me per tanti anni, sono tutt'uno con me, e ciò mi basta.

C'è da dire che le sberle, la raffica di schiaffoni, l'abbia tirata anche a me stesso. Inoltre, nello scritto traspare una totale disillusione nei confronti della scienza, nonostante sia uno scienziato di professione. Sono tutto l'opposto di quelli di Osaka '70. Per l'umanità e i suoi giocattoli non vedo un futuro, e non l'ho mai visto fin da adolescente. La superficie sembra tanto promettente, incoraggiante, brillante, ma una volta arrivati alla sostanza ci si deve tappare il naso, confidando almeno nell'amore per i propri cari o nel proprio vissuto personale, che in fondo di cose belle ne dona - se sei fortunato. E sì, guardando ciò che c'è in giro, nel mondo reale, mi reputo fortunato, ma non riesco ad essere così "sbronzo" da montarmi la testa sulla mia fortuna. Anzi, so che un giorno essa se ne andrà e che le cose potrebbero volgere al peggio. E' tutto un ciclo. Di certo, mi sento impotente, così come è impotente anche chi si crede un superuomo. Ma ormai neanche i veri potenti lo sono più veramente. La confusione è troppa, è difficile polarizzarsi o polarizzare i propri ciechi desideri inutili. 

 
Come dicevamo in privato, neanche un cattivo può più essere un grande cattivo. Rimarrà pur sempre un meschino, insignificante essere umano, che defeca e urina come tutti gli altri, provando paura di fronte alla morte, alla vecchiaia e alla malattia. Si capisce ora cosa pensava Plotino quando definiva gli esseri umani come latrine ambulanti. Restando sulla stessa linea di pensiero, ben venga altresì lo gnosticismo, con il suo Dio Malvagio padrone delle cose del mondo, quel Satana che tentava Cristo nel deserto, mentre quall'altro Dio, quello lontano e impotente, se ne stava lì nel suo Pleroma come noi, lontani gli uni dagli altri e sempre più soli - e qui mi viene in mente Rei/Sophia nel mare di LCL, con, appunto, il suo piccolo Dio impotente, passivo e lontano dagli altri.
E il sacro tempio di Gerusalemme, sede di elevate illusioni religiose, in questa totale indifferenza del divino e del fato, non poteva che essere distrutto dagli apatici e ingordi romani per la seconda volta.

 

In merito ai post precedenti, lascio alcune (spero non ripetitive) riflessioni.

Penso che Macross rispecchi l'aspetto più giovanile dell'otakuzoku, per forza di cose positivistico in quanto figlio di un certo tipo di cultura SF improntata sul modello americano. L'impostazione secondo la quale l'uomo è un essere positivo, che sicuramente risolverà le cose per il meglio grazie al consumismo familistico patriarcale/giudaico, preferibilmente con il sigaro, la giacca e la cravatta - cit. -, non la troviamo affatto nella truce letteratura degli autori che avevano visto in prima persona la seconda guerra mondiale, per fare un esempio. L'uccisione totale della razza umana, e/o la sua sottomissione ad un essere superiore in grado di educarla -o meglio, forzarla - ad elevarsi ad un grado superiore di consapevolezza, in queste letture era una possibilità non rara.  Ci penserà Evangelion a chiudere il cerchio riportando i bambini di Macross nel mondo reale, sebbene senza alcun vero miglioramento, in quanto ciò che c'è la fuori, dopo gli applausi ipocriti, è una maschera da indossare per sopravvivere in una società carica di contraddizioni, nella quale i sogni per la maggiorparte delle volte non si avverano; oppure, dopo tanti sforzi e sacrifici, volendo crimini, si rivelano di un sapore fiacco e agrodolce. "What can you do when your dreams come true. And it's not quite like you planned?" cantavano gli Eagles.

Tanto vale allora prendere parte al gioco rinunciando alla propria lucidità, rinunciando a pensare, diventando egoisti e prevaricatori, spesso inconsapelvemonte; oppure cercare di fuggire in una nuova dimensione al riparo dallo stesso uomo, che in fondo è un sottoprodotto poco importante di una Natura che lo programma per ammalarsi, invecchiare e morire, ponendolo in un angolo remoto e insignificante di un universo violento e senza scopo, che poco si cura delle sue "conquiste" intellettuali e sociali.  À rebours di Huysmans parla chiaro, anche al di fuori del contesto del decadentismo. Non si può neanche tentare di fuggire - come fece altresì Nemo nelle profondità dell'Isola Misteriosa - nella propria dimensione domestica, al riparo dalla società e dalle sue insidie, dalla sensualità, dal desiderio mondano. Gli oggetti non bastano mai, la collezione sembra interminabile; i piaceri della solitudine portano al vuoto e l'immaginazione ad un certo punto partorisce mostruosità diventando nevrosi. La Natura si vendica con chi cerca di fuggire, frantumandolo questa volta dall'interno. Non per nulla  Jean Floressas Des Esseintes è costretto, nonostante le sue illimitate disponibilità economiche, a far ritorno all'umana latrina, scombussolato dalla sua stessa vuotezza.  

Sulla democrazia: non esiste. Sopratutto nei paesi che hanno perso la guerra, che in qualche modo sono succubi dell'imperialismo a stelle e strisce. Giappone e Italia sono servi - non per nulla il giovane Oshii andava in giro a distribuire volantini di protesta contro l'ennesima base americana nella sua terra, in un periodo di agitazioni terroristiche analogo ai nostri anni '70. Ma in fondo, generalizzando e ricollegandomi a Huysmans, la "democrazia" USA globalizzata - aka l'impero romano decadente dell'oggidì - non è nient'altro che una forma di legge del più forte, legge che ci ha imposto sempre Madre Natura, ipocrisie umane a parte. Una volta a pranzo, un mio collega sbottò dicendo: "ma perché dobbiamo adattarci al modello americano?". Uno gli rispose: "sono più grossi". Che altro puoi dire, a parte il fatto che l'accumulare, l'accumulare e l'accumulare piace tanto a tutti (in fondo neanche il modello sovietico è riuscito a resistere al fascino della tecnologia e della proprietà privata, no?). Idem la potenza coloniale francese, che guardacaso oggigiorno ha messo al vertice il solito establishment delle giacche, delle cravatte e della finanza turbocapitalistica. Di fronte al banchiere Macron, guardacaso sposato con sua "madre", Napoleone si rivolta nella tomba.

La "disuguaglianza", in ultima istanza, ci viene imposta dalla stessa natura. Così come il sonno ad occhi aperti, la difficoltà nell'apprendere, nell'eseguire ragionamenti logici senza abbandonarsi ad irrazionalità ed aggressività - anche se tutti sono convinti di essere geni, ma ciò fa parte del solito narcisismo senza il quale l'uomo non riuscirebbe neanche minimamente a tollerarsi (parlando per archetipi, meglio non voltarsi mai verso lo specchio, si rischierebbe di rimanere polverizzati). Ci vuole tanto lavoro su di sé per dislocarsi (in parte) dalla propria natura animale, almeno nell'apparenza. La Natura indifferente andrebbe aggirata mediante consapevolezza e stasi (non intendo una stasi completamente "apollinea", ma la ricerca di un compromesso soggettivo accettabile al fine di condurre una vita serena e dignitosa, nonostante la condizione spiacevole nella quale siamo invischiati in quanto uomini). Ma la morte dell'ego e la ricerca di una vita modesta e dignitosa sono delle cose poco attrattive per miliardi di persone che vogliono sempre di più, sempre di più, sempre di più. Il mito della crescita economica illimitata mi fa  paura, così come quei nerd alienati di Silicon Valley che progettano, dall'alto della loro ricchezza ed alienazione, di fornire all'uomo-scimmia i migliori strumenti necessari per diventare un robot senz'anima, senza lavoro stabile, senza dignità e senza cervello. Odio la parola "flessibilità". Sopratutto se applicata a persone che magari hanno famiglia e figli. Chiudendo la parentesi, l'illimitatezza è soltanto un'illusione della mente. Così come l'eternità a cui ambiscono i tristi duellanti della saga della Rosa Nera, del tutto incosapevoli della loro intrinseca limitatezza.

Sul dolore: penso che GE999 abbia spiegato tutto per filo e per segno. Il treno è il treno della vita (anche negli aspetti più crudeli), e a ogni stazione Tetsuro prova il dolore e vede il dolore, la perdita, la disperazione e la tristezza. Ma anche la meccanizzazione dell'uomo, la sua postmodernizzazione (gli uomini meccanici che si credono immortali, che vivono senza scopo e ideali,  nella loro stupidità e apatia, dotati di una cattiveria tanto banale quanto macabra e spaventosa). Eppure Tetsuro cresce: dapprima vuole diventare meccanico, ma lungo il viaggio capisce che si tratta soltanto di una chimera. Da qui, dalla consapevolezza dell'illusione e della precarietà dell'esistenza, il cambiamento. Ma forse questa cosa la diceva già il Buddha.

 

Modificato da AkiraSakura
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  • 2 weeks later...

Farneticazioni sparse part 1
 
Dato che di carne al fuoco c'è n'è parecchia credo che comincierò a rispondere senza seguire un vero e proprio filo logico. Spero di non risultare nè troppo inconprensibile, nè troppo scontato o noioso.
 

 

Sicuramente Macross – serie originale e film originale – propone una "visione delle cose" che trovo al tempo stesso profonda e infantile. Provo a spiegarmi: realizzato da due autori giovani, Macross mostra un "esperimento sociale" molto positivistico e logico. L'amore della famiglia nucleare è il fondamento culturale della nostra specie, una specie sessuata, ed è anche l'unica strada per la felicità in Terra, che è raggiungibile. Questo ottimismo logico ragiona un po' come il naturalismo francese, un po' come la mentalità socialistica minimalista: "Se facciamo tutti insieme la cosa più logica e sensata, mettendo i migliori di noi alla guida del gruppo, tutto andrà per il meglio".


 
Come dicevo non vedo Macross da anni, ma avrei dei dubbi, che gradirei mi chiarissi.
Dici che "Macross mostra un "esperimento sociale" molto positivistico e logico. L'amore della famiglia nucleare è il fondamento culturale della nostra specie, una specie sessuata, ed è anche l'unica strada per la felicità in Terra, che è raggiungibile.", ma Macross non è stato creato da dei giovani Otaku, o perlomeno proto Otaku. Una società basata sull'amore della famiglia nucleare non è quanto più distante dall'ideologia otakuesca, decisamente più propensa a rinchiudersi nel loro mondo e nelle loro passioni. O questo varrà solo per le generazioni immediatamente successive?
 
Poi c'è quello che scrive Garion, e cioè "E dunque Macross. A mio avviso una battaglia fra i giapponesi postmoderni (i terrestri) e i giapponesi imperialisti (gli Zentradi). Il tutto risolto con una canzone che fa il lavaggio del cervello.
A quel punto, vissero tutti felici e consumatori." che mi pare vada nella direzione opposta dal "esperimento sociale" positivistico e logico che mi pare essere a tuo modo di vedere il fulcro dell'opera.
Non sarà, ipotizzo io, che di questo positivismo fosse imbevuto all'epoca il Giappone e semplicemente Macross ne ha subito l'influenza? Ma magari sto scrivendo un cumulo di sciocchezze LoL.
 
 

Disgraziatamente, non funziona. La rivoluzione francese, ovvero la sua mentalità, deraglia nel regime di terrore. Al tribunale rivoluzionario che mette a morte Lavoisier gli si dirà anzi: "La repubblica non ha bisogno di sapienti"


Ma citiamola in francese e per intero la frase che Jean-Baptiste Coffinhal avrebbe rivolto (come ha scritto il buon Final Vegeta non c'è alcuna conferma ufficiale che tale frase sia stata effettivamente detta) a Lavoisier:« La République n’a pas besoin de savants, ni de chimistes ; le cours de la justice ne peut être suspendu » Probabilmente oggi aggiungerebbe anche pédophile, sappiate infatti che il buon Lavoisier tra le tante conquiste fatte ebbe l'ardire a venticinque anni di sposarsi con una tredicenne (cosa tra l'altro, che ci crediate o meno, all'epoca piuttosto comune). Ma ammetto di stare divagando.
Tuttavia è da quando l'essere umano ha conseguito la ragione distaccandosi dalle bestie che chi cerca di far uso dell'intelletto nel migliore dei casi viene ostracizzato o, nel peggiore dei casi torturato e ucciso. Sembrerebbe quasi che l'essere umano detesti ciò che lo rende tale, la ragione e il pensiero appunto, e faccia del suo meglio per cancellarli.
 

Un certo autore che ritengo intelligente scrisse un libro intitolato "Il rosso e il nero", ben mostrando come è in animo umano che dalla rivolta e dalla scalata dell'uomo sull'uomo non nasca che il peggio del peggio (Carogne! Carogne! Carogne!). Essenzialmente, la mentalità infantile/giovanile di pensare che con la logica e le buone intenzioni ( = "bravo bimbo intelligente") si possa arrivare a un ordine è falsa e fallace, perché ignora e prescinde dalla componente sensuale dell'essere chiamato "uomo". Prendere in considerazione questa componente, cosa che la storia dimostra imprescindibile, è attitudine che appartiene a pensatori più anziani - o più germanici, forse.

 
Purtroppo a lungo andare anch'io ho assunto una visione delle cose non dissimile dalla tua. Solo non credo che sia solo, o predominantemente, la componente sensuale a render vane logica e buone intenzioni. Direi che meschinità, invidia, desiderio di sopraffazione e stupidità ci mettano il loro bel carico da novanta.
 

Nel mio caso, dico spesso che nel corso della mia crescita educativa mi sono trovato a "dover correggere una mentalità proclive al giacobinismo francese con una cura germanica luterana vecchio stile", per capirci (?).

 
Direi che le mie magre conoscenze storiche mi permettono di conoscere, almeno superficialmente, il giacobinismo francese e il luteranesimo.
Conosco anche un po' te, ma mentirei se dicessi di avere poco più di una vaga idea di quale possano essere il tuo pensiero e la tua mentalità.
 

Il filmato del videogioco che mostri sembra portare a un livello contemporaneo una certa speculazione Asimoviana (la Fondazione?) che poi passa anche in Tsurumaki Kazuya (la Fraternity, con nome preso a prestito da Cordwainer Smith e il suo Ciclo della Strumentalità dell'Uomo). Ma alla fine stiamo sempre girando intorno a quello che l'intelligentsia francofona imparò dalle ceneri della Rivoluzione.

 
Ovviamente non c'è nulla di nuovo sotto il sole. Non mi stupirebbe però se Kojima Hideo avesse letto Cordwainer Smith. Ho postato il video perché mi sembrava attinente con quanto scritto da Garion sul pensiero dei più di desiderare che siano gli altri a pensare al posto loro (vedi discorso dei Patriots). Potrei andare avanti a parlare di MGS, ma contribuirei a far deragliare ulteriormente il topic rispetto alle premesse iniziali, quindi per ora lascio perdere.
 

Sono cose che suonano sinanco profetiche, se non fossero banali al limite del lapalissiano (per restare in Francia). La sola condanna di Lavoisier dice altrettanto in così poche parole. Ogni forma di democraticizzazione di ogni forma di aggregazione umana è nefasta, e conduce alla distruzione dell'umanità intesa come natura. Se tre persone governano tremila persone, tre persone sono troppe. Ogni forma di "gruppo umano" è distruttivo. L'uomo non è un animale sociale che per forza e per convenienza, talvolta anche intima, e al vertice di una piramide non può che esserci uno soltanto. Altrimenti si metterà comunque in moto il meccanismo di decadimento. Perché nel gruppo, l'uomo mostra sempre il più nefasto dei suoi difetti: il narcisismo. Il credersi migliore, o anche solo "buono", come gruppo. Come razza. Come specie. E si innesca la logica democratica. E tutto si guasta.


Sono d'accordo con te, così come con Henri-Frédéric Amiel. Solo due appunti:
 
Dici il vero quando affermi che al vertice di una piramide può esserci uno soltanto. Il problema è chi può arrogarsi il diritto di sedere al vertice della piramide? L'unica risposta che mi viene in mente è che solo un dio può, peccato che io non creda in dio. E siamo punto e da capo.
 
Poi scrivi:"L'uomo non è un animale sociale che per forza e per convenienza, talvolta anche intima". Anche questo è assolutamente vero, ma in una società disumanizzante come la nostra, dove si ha la fallace impressione di non avere più bisogno di nessuno, e dove basta un click per fare arrivare qualsiasi cosa si desideri comodamente a casa propria, fino a quando quanto scrivi potrà avere un valore? E cosa succederà poi?
 

Il filosofo Morioka Masahiro, che ho conosciuto personalmente e privatamente a Tokyo, ha scritto vari libri interessanti, tra cui forse il più brillante è "La società senza dolore". Senza conoscere il dolore, la sopraffazione vicendevole, il conflitto, l'uomo non troverà mai un senso della sua esistenza - a tutti i livelli di scala di grandezza. Perché uno sia felice, dieci devono soffrire. Non si può essere felici tutti insieme, perché l'uomo è un essere che desidera più del suo necessario. E tende così all'antropofagia. Per ogni uomo libero ci sono dieci schiavi, anche oggi, anche per le frivolezze

 

E' inevitabilmente e brutalmente così, peccato i più non vogliano né sappiano accettarlo.

 

 

Ecco la verità dietro al sogno americano, che nasce da una logica imperialista e sionista.

 

 

Scusa, ma qui faccio decisamente fatica a seguirti, specie leggendo quello che segue (ma sarà l'ora). A me pare che come dice Garion, il fulcro della politica egemonizzante statunitense sia di condividere (diceva Nixon in un duello televisivo con Kennedy) o importare (Bush in un duello televisivo con Kerry) la democrazia con quanti più paesi possibile. Direi che il loro fine ultimo sia creare sette miliardi di consumatori incapaci di pensare. Che poi la loro politica cozzi con la dura realtà è un altro paio di maniche. Non capisco poi il tuo accenno al sionismo, a meno che non sia da intendersi in senso lato.

 

 

Solo, come gli antichi romani insegnano, è sempre opportuno mettere gli schiavi lontano dagli occhi e lontano dal cuore, perché per alimentare il narcisismo umano, che è in primis morale, bisogna usare religioni che facciano apologia del gran cuore. Bisogna creare dei padroncini che si compiacciono credendo di avere la morale degli schiavi. Così funziona bene

 

 

Tipo l'attuale Papa, che mi pare faccia in effetti apologia del gran cuore. O persone come Berlusconi che si definivano presidenti operaio? Chiedo per meglio comprendere il tuo pensiero.

Volendo, se parliamo al passato possiamo aggiungere anche pane et circenses.

Solo non mi pare che oggi funzioni così bene.

Magari un tempo, ma probabilmente funzionava per un pò e solo per alcuni.

Una soluzione che funziona bene sempre e comunque temo proprio non possa esistere.

 

 

E' l'estremo narcisismo umano, o meglio delirio di onnipotenza, l'illusione di poter sovvertire quell'ordine naturale che vive di disuguaglianza e crudeltà. E' tramite il conflitto che si genera nella disuguaglianza, a tutti i livelli, che la vita va avanti. Perché la disuguaglianza è dinamica, transistatica, metabolica. L'uguaglianza è stagnante, omeostatica, mortifera. Ed è per questo che talune filosofie vedono nell'esercizio della guerra un'attività igienica per la psiche umana stessa.

 

Ma d'altronde non è quello che tu chiami narcisismo umano o delirio di onnipotenza, io credo piuttosto che sia paura della morte e dell'indefinito ad avere spinto persone come Lavoisier e tanti altri a compiere quanto hanno compiuto. Non che ne sia sicuro,eh! Mica che l'ho conosciuto.

 

Devo dire poi di subire il fascino delle filosofie che vedono nella guerra un'attività igienica per la psiche ( e per il corpo aggiungerei io).

No, ammetto vilmente di non essere mai stato in guerra. Non ho mai fatto il servizio militare se è per quello. Il sospetto di Final Vegeta che a promulgare simili idee siano persone mai andate in guerra nel mio caso è alquanto assai vero^^''

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