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Alla corte di Garion-Oh

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Garion-Oh

Saraba, Chikyu yo...

A questo giro parlerò di “Uchu senkan Yamato”, una serie che ho voluto fortemente recuperare. Nella sua versione originale intendo. Difatti finora non avevo visto altro che Starblazers, e pergiunta da bambino. La mia curiosità nasce ovviamente dal fatto che questa serie è annoverata fra quelle che hanno cambiato per sempre l’animazione in Giappone, e quindi mi sono chiesto se a 35 anni di distanza aveva ancora qualcosa da dire. Dato che per me si trattava in sostanza di una “prima visione” penso di non essere stato influenzato da alcun ricordo. Premessa: seguendo la Yamato non ho potuto fare a meno di non notare alcuni dettagli, situazioni, azioni, che in futuro verranno pluricitate e parodiate in molti altri anime. Per esempio in Nadia ci sono molti echi di questa serie, anche se per la maggior parte si tratta di scelte estetiche o grafiche (i satelliti che deviano i raggi mortali, ad esempio). La storia la sapete tutti e non sto qui a ripeterla. Ci sono due modi per giudicare questo anime. Il primo è quello prettamente tecnico-logico. Non si può nascondere come ci siano molti limiti nelle animazioni, di come il character design cambi da episodio a episodio (o da scena a scena dello stesso episodio). Certo, nulla di diverso rispetto ad altri anime dell’epoca o anche successivi. Per quanto riguarda la costruzione degli eventi poi, è evidente che ci sono delle falle grosse come una casa. Anche senza starci a pensare, ci sono dei buchi enormi che guardano in faccia lo spettatore. Fra tutte, la cosa più ridicola è che l’immenso impero di Gamilus perda contro un’unica nave. Ok, la Yamato è potente, però il nemico dovrebbe contare su un gran numero di mezzi bellici. E invece no. Una basetta qua, una corazzata là… A parte il dispiegamento di forze mostrato durante la battaglia del sistema Arcobaleno (ben 5 navi!), Gamilus non ha nulla. Difatti, la Yamato ci mette 20 episodi ad arrivare fino a metà strada. Poi eliminata la roccaforte nemica e superato il sistema Arcobaleno, arriva tranquillamente a Iskandar. Infine c’è anche un altro discorso che sfida la logica. L’eterea Starsha manda sulla Terra i piani di costruzione del motore a onde moventi, per permettere ai terrestri a costruire la Yamato e a raggiungere Iskandar, dove avrebbe consegnato loro il Cosmo Cleaner D. Ma mandare subito i piani di costruzione del cleaner no? :-D Ok che tanto c’era Gamilus che bombardava la terra coi meteoriti. Dunque prima c’era per forza da eliminare la base nemica su Plutone. Cmq Starsha è ben chiara in merito, quando la corazzata approda a Iskandar. “Volevo mettervi alla prova”. Alla faccia!Diciamo che se si stanno a pensare a queste cose (solo a queste, intendo) la serie pare un colabrodo fatto apposta per trollarci su. Tra l’altro nella sua creazione sono cambiate talmente tante cose (colorazioni, doppiatori, musiche, dettagli) che si potrebbe farne un’otaku trivia che farebbe impallidire Gundam! Esempio: ad inizio della sigla secondo episodio ci viene mostrata la Yamato che risorge dalla terra. Ed è pieno giorno. Quando poi quella scena viene realizzata per davvero, la Yamato parte di notte! Di conseguenza vengono corretti i colori per le intro degli episodi successivi.Yamato-01.jpgPerò… Yamato non è solo questo. Anzi, direi che la vera Yamato è tutt’altro. È dal punto di vista ideologico che la serie non ha perso nulla del suo smalto. Tale punto di vista emerge non dalla ossatura della trama, ma dagli episodi cosiddetti “riempitivi”, quelli che si soffermano sui singoli personaggi. Ce ne sarebbero tante da dire. Davvero, ognuno dei personaggi principali si ritaglia il suo spazio. Anche se il loro background può essere etichettato come banale, il modo in cui viene raccontato non lo è. Fra gli episodi più belli cito sicuramente quello in cui viene fatto prigioniero per la prima volta un gamilusiano. Tutti si chiedono chissà che aspetto hanno questi mostri disumani che hanno bombardato la Terra, uccidendo miliardi di persone. Ma il loro aspetto è quello di esseri umani. Anche gli esami clinici dicono che a parte la pelle blu, sono del tutto identici agli uomini. Mentre l’incredulità serpeggia nell’equipaggio, Kodai perde la testa e cerca di uccidere il prigioniero. Ma quando si riprende e vede il gamilusiano che tenta il suicidio, è lui stesso a fermarlo. Alla fine gli riparano la navicella, e lo lasciano andare. La sua immagine nel momento in cui parte, col sorriso sulle labbra, è uno dei più bei momenti della serie. E che dire allora di Analyzer? Il buffo robot rosso compagno dei guerrieri delle stelle? Possiede una intelligenza artificiale tanto complessa da spingerlo a dire di provare i sentimenti come un essere umano. Difatti nella serie mostra di essersi innamorato di Yuki, la protegge. La salva perfino. Yuki gli è riconoscente e sicuramente gli vuole anche bene. Ma quando dopo essere scampata al pericolo assieme ad Analyzer vede Kodai arrivarle incontro, si butta fra le sue braccia. E in quel momento… beh. Analyzer è un robot e non ha nemmeno una faccia. Però in quell’istanterimane immobile. In quella immobilità c’è tutta la sua disperazione, la sua tristezza. Perché alla fine anche se pensa come un uomo non è un uomo, e Yuki non può innamorarsi di lui. Ma la scelta ideologica più forte di tutte arriva negli episodi finali. Per sconfiggere definitivamente i gamilusiani la Yamato manda in tilt il sistema magmatico di Gamilus, che in breve tempo impazzisce e lo rende un pianeta morto. Kodai stremato esce sul ponte della Yamato, scavalcando i compagni morti, e guarda la desolazione davanti a sé. Hanno vinto sì, ma per vincere hanno annientato un’altra razza. E in quel momento il suo discorso si fa più ampio spiegando come sempre, fin da bambini, è stata inculcata in tutto loro quest’idea della vittoria, dello schiacciare gli avversari. Però è solo adesso che pensa che anche chi perde ha dei diritti, che anche chi perde è una persona con sentimenti. E quindi Kodai non critica la guerra in sé (d’altronde gli autori sono sempre stati bene attenti a mostrare i gamilusiani come aggressori e i terrestri come vittime), ma critica tutto un modo di pensare. La ricerca del successo a scapito degli altri, l’ingordigia. In una certa misura, critica la società giapponese. Passata, presente e futura. Lo so che detto così non sembra nulla di particolare, ma arrivandoci dopo 23 episodi di battaglie stremanti, dopo avere visto i personaggi maturare, ha un sapore ben diverso.Yamato-02.jpgPoi vorrei soffermarmi su un altro personaggio particolare. Parlo di Starsha. Fin dall’inizio per tutti i terrestri e per l’equipaggio della Yamato è stata come una Madonna, un’entità superiore che donava loro la speranza. I suoi messaggi erano calmi e impostati, la sua voce distesa. Quando si mostra su Iskandar la vediamo bellissima e distante. Anche di fronte alla notizia della morte della sorella Sarsha non si scompone eccessivamente. Il suo modo di fare ha un che di ineluttabile. Inoltre questi episodi ci mostrano anche come gli uomini possano cedere facilmente ai loro nati negativi, abbagliati dalle risorse del pianeta Iskandar (e dopo avere mostrato per 24 episodi i terrestri come povere piccole vittime, è un bel colpo). Ma Starsha rimane superiore a tutto ciò. Spiega semplicemente che le cose stanno così, non ci si può fare nulla. Ebbene, il momento più bello che la riguarda è quando Mamoru Kodai, fratello maggiore di Susumu (una “resurrezione” a sorpresa, dato che veniva dato per morto nel primo episodio) decide di non tornare sulla Terra ma di rimanere al fianco di Starsha. E lei cede alle emozioni. Cede all’amore, alla felicità. Il loro abbraccio è un inno alla gioia, alla felicità di amare. Yamato-03.jpgPoi, la Yamato ottiene il Cosmo Cleaner e torna sulla Terra. Sulla strada, a causa di un colpo di coda di Desler (Deathler? Lui si che viene dipinto come un pazzo nazista senza speranza), Yuki muore. Ma la Yamato arriva comunque a casa. Mentre il capitano Okita guarda il pianeta dalle sue stanze private, spira. Il dottor Sado tristemente scende sul ponte di comando dove tutti ridono e ballano per la gioia. Vorrebbe comunicare loro la triste notizia, ma vede che Yuki non è per niente morta. Il suo stato era solo apparente, e ora ride di gioia abbracciata a Kodai. Sado tace, ma d’altronde è giusto così. E per quanto forzata sia la resurrezione di Yuki, funziona. È la vittoria della vita sulla morte. Ora faccio un passo indietro. L’ultimo episodio inizia senza sigla. I titoli di testa ci sono, ma scorrono sull’inizio dell’episodio. Questa scelta mi ha stupito, perché è una cosa che si è iniziata a vedere massicciamente a partire dalla fine degli anni ’90, e non pensavo ci fosse un predecessore così illustre. A fine episodio quando la Yamato si dirige sulla Terra, mi aspettavo quindi il risuonare trionfale della sigla di testa, mentre invece… si sente solo il rombo del motore della corazzata. E più si allontana più si affievolisce. Finchè la Yamato scompare alla vista e sullo schermo regna il silenzio. In questo silenzio totale, la Terra torna azzurra. Capolavoro. Postilla: Per concludere la faccenda, ho guardato anche il film di montaggio della serie (questo disponibile in italiano con doppiaggio fedele, ma con voci non propriamente ben distribuite). Se non avete ben presente cosa sia Uchu Senkan Yamato e volete farvene un’idea tramite questo film, fermatevi. Il film è davvero pessimo. Rimonta solo gli avvenimenti principali della trama, tralasciando qualsiasi approfondimento dei personaggi, qualsiasi discorso ideologico. Tranne l’ultimo di Kodai di fronte a Gamilus distrutto. Peccato però che azzerando tutto il suo background personale e gli eventi che l’hanno portato a crescere durante la storia, sembrano solo quattro frasi senza senso buttate lì non si sa bene perché. L’unica cosa carina del film è il finale alternativo, che è stato poi cassato preferendogli l’aderenza alla serie tv (è disponibile nei contenuti extra). Qui su Iskandar l’equipaggio scopre che anche Starsha è già morta da tempo, e che i messaggi arrivavano da una sua riproduzione olografica. In effetti, carina per modo di dire. Con questa versione il personaggio di Starsha finirebbe per non avere alcun significato. Ma comunque è il film stesso che non ha senso alcuno.

Garion-Oh

Otaku The Origin

Visto che se n’è tanto parlato, ho pensato di fare un po’ di retrospettiva sull’origine degli otaku. Ma parlare di quando e come si sono creati è piuttosto complicato (e lungo), quindi mi concentrerò sul parlare di quando hanno iniziato a manifestarsi e quali erano i gusti della prima generazione.Per questo bisogna parlare della prima metà degli anni ’80.Ok, tutti sapete che ci sono stati Uchu Senkan Yamato e Gundam. L’animazione sembra uscire dai confini degli spettacoli per bambini. Però gli anni ’80 sono anche quelli dove si è coniato il termine “lolicon” e all’inizio non aveva certo la connotazione di pedofilia che ha oggi. Il termine era visto positivamente, e molto giovani affermavano con candore “sono un lolicon”. La connotazione negativa è arrivata solo nel 1989, con la faccenda di Tsutomu Miyazaki. Detto questo, si può dire che la cultura di nicchia per i futuri otaku nel finire degli anni ’70 si concentrava attorno alla figura di Hideo Azuma (le cui opere continueranno ad avere una forte influenza nei primi anni ’80), ma soprattutto spuntò fuori Lamù. Un’orgia di situazioni in cui gli appassionati sguazzavamo. Rimandi SF, ragazze seminude, situazioni assurde. La sensazione di caotico data dalla presenza in massa di tutti i personaggi di Uruseiyatsura rimarrà indelebile nei fan. Quanto agli animefan (o mangafan) è chiaro che esistevano da almeno un decennio, vista anche la nascita del Comiket nel 1975. È stato al Comiket che si sono visti i primi cosplay (ma all’epoca non si chiamavano ancora così).Ma torniamo al principio. Nei primi anni ’80 è stato creato e utilizzato dagli animefan il termine lolicon. Perchè? Cos’era successo? Era successo che il 15 dicembre 1979 l’estetica lolicon aveva trovato il suo bersaglio, catalizzando l’attenzione generale. Per un personaggio che forse ai giorni d’oggi non ci appare poi tanto lolicon, ma questo ci aiuta anche a capire la differenza d’interpretazione dell’epoca. Comunque, esce questo film, con questo personaggio, ed è come dare fuoco a una miccia. Sto parlando ovviamente di Lupin III Il castello di Cagliostro, e il personaggio è Clarisse.Strali di dojinshi inondano il mercato, catalizzano l’attenzione. Per gli animefan esiste solo Clarisse. E crescono di numero dopo avere visto Clarisse.

 

Un esempio di dojinshi. Esistevano anche quelle intitolate proprio a Clarisse

(Un esempio di dojinshi. Esistevano anche quelle intitolate proprio a Clarisse)

 

Nel dicembre 1980 il termine lolicon inizia ad apparire ufficialmente sulle riviste di settore, coinvolgendo retrospettivamente anche i personaggi di Hideo Azuma.

 

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(Un servizio su Azuma e il Lolicon, notare Angie Girl)

 

In breve lolicon diventa sinonimo di “ragazza degli anime”. La rivista che catalizza l’interesse degli animefan è Fanroad.

 

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(Fanroad)

 

L’interesse cresce, gli appassionati aumentano. Poi succede l’impensabile.Il 22 febbraio 1981 Sunrise organizza all’uscita est della stazione di Shinjuku, di fronte allo Studio Alta, una manifestazione per promuovere la riduzione cinematografica di Gundam. La manifestazione si chiama “Proclamazione della nuova era dell’animazione” (anime shinseiki sengen アニメ新世紀宣言). Il numero dei partecipanti fu impensabile, lasciando di sasso anche Sunrise stessa. La gente aveva iniziato a radunarsi alle 8 di mattina del giorno prima, passando poi la notte guardando gli spettacoli notturni al cinema. Il giorno stesso la coda ripartiva alle 4 di mattina. Alle 8 di mattina sembrava che tutto il pubblico fosse arrivato, ma all’una di pomeriggio ci fu un nuovo exploit di partecipanti, in concomitanza con l’inizio della manifestazione. Furono contate più di 15000 persone fra ragazzi e ragazze (l’età dei partecipanti andava dai 16 anni in su).

 

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Lo stesso Yoshiyuki Tomino ebbe a dire queste parole su quanto avvenuto. “Agli adulti che dicono anime = manga = volgarità vorrei chiedere se capiscono perchè tutti questi giovani si sono radunati qui”. Poi sul palco principale un ragazzo vestito da Char Aznable con a fianco una Lalah Sune legge la famosa proclamazione. L’evento era talmente incredibile che accorsero anche le tv. Quel Char Aznable irruppe nelle case di tutti i giapponesi. Le televisioni stavano solo raccontando di un evento bizzarro successo a Shinjuku, ma tutti gli animefan dispersi per il paese che credevano magari di essere i soli ad amare ancora gli anime pur non essendo più bambini, scoprirono un nuovo mondo. Di non essere soli. Per inciso, quel cosplayer di Char era un giovane Mamoru Nagano, e Lalah era impersonata dalla sua futura moglie.Nel maggio del 1981 Fanroad pubblica un servizio sull’evento. Inoltre si riflette sul fatto che così come esistono gli uomini attratti dalle ragazzine, devono esserci donne attratte dai ragazzini. E dato che lolicon deriva da Lolita, le donne saranno attratte da un personaggio tipo Shotaro. Da cui shotacon.Ma non era ancora finita. Il 20 agosto 1981 ad Osaka parte il 20° congresso sulla fantascienza, chiamato “Daicon III”. Si tratta di una manifestazione organizzata da Toshio Okada e Yasuhiro Takeda. Come si sa, la sigla della manifestazione viene curata da alcuni studenti dell’università d’arte di Osaka: Hideaki Anno, Hiroyuki Yamaga, Takami Akai. Nel febbraio 1982 Toshio Okada apre a Osaka un negozio chiamato “General Product”. Rimarrà attivo fino al 1992 (Il suo posto verrà poi preso da Jungle. Nell’aprile 2009 Jungle si è fusa con Robot Factory e ha cambiato sede). General Product nasce proprio per vendere i gadget legati ai personaggi di Daicon III. Tazze, magliette, francobolli, poster, resin kit... Ma anche materiale legato alla sf, a Ultraman a Hideo Azuma. In realtà la GP esisteva anche prima. Okada che aveva mollato gli studi, aveva ricevuto da suo padre dei soldi per aprire un’attività. Quindi egli si dedicò ai garage kit, e in un primo tempo la sede di GP era proprio casa sua. Il salto di qualità lo si fece con Daicon III e l’incontro con Anno e soci.

 

Una pagina del catalogo della General Product

(una pagina del catalogo della General Product)

 

Nell’aprile 1982 la rivista Animage dedica la copertina al terzo film di Gundam, ma soprattutto omaggia i suoi acquirenti con le carte lolicon!

 

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A compendio, ecco la classifica dei personaggi preferiti secondo la classifica di Animage nel giugno 1982.

 

Classifica per il pubblico maschile:

 

1) Clarisse De Cagliostro

2) Char Aznable

3) Captain Harlock

4) Lupin III

5) Sayla Mass

6) Maetel

7) Conan

8) Amuro Ray 

9) Lana

10) Haran Banjo

11) Susumu Kodai

12) Lamù

13) Joe Yabuki

14) Sasha

15) Joe Shimamura

16) Tetsuro Hoshino

17) Lonard M Bundle

18) Marin Raigan

19) Akira Hibiki

20) Toriton

 

Classifica per il pubblico femminile:

 

1) Char Aznable

2) Joe Shimamura

3) Captain Harlock

4) Susumu Kodai

5) Amuro Ray

6) Lupin III

7) Joe Yabuki

8) Akira Hibiki

9) Conan

10) Tetsuro Hoshino

11) Leonard M Bundle

12) Clarisse De Cagliostro

13) Sayla Mass

14) Maetel

15) Toriton

16) Marin Raigan

17) Kai Shiden

18) Haran Banjo

19) Lamù

20) Lana

 

Nel maggio 1982 le copertine delle riviste sono dedicate ai film di Ideon. Per promuovere Ideon la Sunrise organizza un nuovo evento. Come saprete nelle feste giapponesi dedicate agli dei, si è soliti trasportare un palanchino che rappresenta il dio stesso. Ovviamente, per Ideon è stato fatto qualcosa di simile.

 

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Nell’ottobre 1982 inizia la serie tv di Macross. La prima volta che Hikaru incontra Minmay le da del tu usando il pronome “otaku”. Sarebbe normale, dato che lui non sa nulla di lei. Ma la raffica di “otaku” che Hikaru ripete viene trovata divertente dagli animefan. Quindi iniziano a darsi del tu usando otaku, termine che trova la sua esplosione nel successivo Comiket, dove si può sentire da tutte le parti otaku, otaku, otaku. E quindi, gli animefan da quel momento diventano gli otaku.Le tre spie aliene Walera Rori e Conda (warera lolicon da, noi siamo dei lolicon) a bordo dell’SDF-1 ruberanno una bambolina di Minmay da un negozio di giocattoli chiamato “General Product”. Macross rappresenta l’atto creativo degli animefan stessi. Da semplici fan di Gundam, Shoji Kawamori e Haruhiko Mikimoto diventano creatori, imprimendo per la prima volta il concetto di anime creato dai fan per i fan. Con Macross il dado è tratto definitivamente. Nel giugno 1983 sulla rivista Hobby Animec (costola di Fanroad) compare un manga disegnato da Takami Akai, intitolato “Piece o tsukae” chiara parodia di “Ace o nerae” in salsa otaku, con il terribile allenamento per montare bene i model kit. Vi ricorda qualcosa?

 

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È un periodo di convention, dojinshi, cosplay. Un fiorire di manifestazioni.Nell’agosto 1983 inizia il 22° congresso della fantascienza di Osaka. Il Daicon IV.Anche questa volta la manifestazione è organizzata da Toshio Okada e Yasuhiro Takeda. Il filmato di apertura è realizzato dai soliti noti, e diventa la summa degli ultimi 4 anni di animazione e fantascienza. Le due portaerei del Macross vengono sostituite dall’Arcadia e dalla Yamato. Daicon IV irrompe anche su tutte le riviste del settore, diventando un corto di culto.

 

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L’11 febbraio 1984 esce al cinema “Uruseiyatsura 2: Beautiful Dreamer”, di Mamoru Oshii. Il film non è un successo come il primo della serie, e capita anche in un periodo dove le classifiche sono dominate da Nausicaa. Però raggiunge comunque il 7° posto in classifica e pur non essendo campione d’incassi è molto ben recensito dalle riviste del settore e amato dai fan. Con questo film Oshii mostra per la prima volta gli otaku dall’interno, in un processo di autoanalisi che poi verrà ripreso dalla ventura Gainax negli anni successivi. Il bellissimo sogno di Lamù è che il tempo non passi mai, che si rimanga sempre ragazzi, immersi in quelle gioie.Il 21 luglio 1984 esce il film di Macross ai cinema. È un buon successo. Il film incassa 700 milioni di yen, “ai oboete imasuka” imperversa sulle radio ed è 7° nelle classifiche di vendita. È l’ennesima riprova del grande seguito degli anime presso il pubblico generalista oltre che presso gli otaku, ma ironicamente a suo modo segna anche una fine e un periodo di immobilismo. Gli anime iniziano a trasferirsi nel solo mercato home video, realizzando sempre più storie da otaku per otaku (Macross insegna) e per dare una scossa all’ambiente bisognerà aspettare “Top o Nerae! Gunbuster” nel 1988. Però ormai si tratterà solo di un successo circoscritto e limitato al circuito degli appassionati. Sara' l'ultima scintilla della prima generazione.

Garion-Oh

La grande avventura di Hols il principe del Sole, era un "anime"

 

Articolo di Oguro Yoichiro (30-03-2011)

 

Finora ho scritto parecchio di "terebi manga" e "anime" e ne ho fatto recensioni. Alla fine degli anni '70 iniziò l'anime boom. Prima di ciò l'animazione veniva chiamata "terebi manga", "manga eiga" e pensata appositamente per i bambini. Con l'occasione dell'anime boom si riconosse anche l'occasione di intrattenere i giovani ragazzi e quindi vennero chiamati "anime".
Si tratta di un discorso di quell'epoca, il discorso di una generazione e probabilmente è un mio discorso estremamente personale, ma nel periodo iniziale dell'anime boom e fino a metà io facevo distinzione fra "terebi manga" e "manga eiga". Le opere che puzzavano di vecchio erano indirizzate ai bambini ed erano "terebi manga" e "manga eiga". Le opere moderne, create per noi, erano chiamate "anime". Le opere del passato erano opere per bambini, però se ci trovavamo un punto che ci interessava lo accettavamo dicendo "questo è un anime".
Per esempio il riassunto di "chodenshi machine Voltes V" era da "terebi manga", ma la storia della bellezza e della tragedia del principe Hainel era indirizzata agli adolescenti. E facendo attenzione a quel punto era un "anime". Ricordo che con gli amici discutevamo su "questo è un anime", "quello è un anime". A pensarci adesso ho come l'impressione che cercassimo l'elemento "anime" in diverse opere.
Naturalmente la coscienza di fare una strana divisione del genere all'interno del boom e soprattutto nel periodo iniziale ci portò in breve tempo a definire come "terebi manga" quelli indirizzati ai bambini e che puzzavano di vecchio e il resto venne chiamato “anime”.
Quello che voglio dire è che per un breve periodo “essere un anime” aveva un certo significato. Anche se per poco, quel periodo venne anche per me.
L’introduzione mi è venuta parecchio lunga, ma a quei tempi avvenne il mio incontro con “La grande avventura di Hols, il principe del Sole”. E poi in conclusione sentii di dire “questo è un anime!” anche per lui. Confrontandolo da tutte le parti con i film lunghi della Toei, il me stesso dell’anime boom divenne familiare con quel gruppo di opere che in distanza avevano un contenuto vicino. Inoltre fra quelli vicini con cui avevo familiarizzato, questo film aveva molte parti che superavano tutto il resto. Sapevo che c’erano molti senpai anime fan che supportavano “la grande avventura di Hols” e io facevo segno di sì con la testa.
Se volessi parlare nello specifico, il contenuto di “la grande avventura di Hols” aveva un’estetica per adulti, un film che richiedeva un’attenzione maggiore rispetto perfino a quelli per ragazzi più grandi. Ma il tema non era la parte estetica per adulti, ma la drammatica caratterizzazione dei personaggi che ce lo faceva dire. Poi le espressioni avevano un tocco di realtà. C’erano momenti dinamici dappertutto. A dirlo francamente, come animazione era proprio ganzo. In cambio ti dava uno stimolo incredibile. La “motivazione” per l’intrattenimento dei giovani divenne essenziale. Il palcoscenico di quest’opera dov’era? Era tutto molto vago, ma pensavamo fosse il nordeuropa. In un mondo del genere, il ragazzo Hols in cerca di compagni, gioca un ruolo attivo con l’uomo di pietra Mogu e il Mammuth di ghiaccio. La spada del sole e la foresta delle esitazioni erano un tema profondo, e tutta l’opera era permeata da un profumo romantico. Anche “romantico” per gli anime fan nel momento del boom era un punto importante.
E poi, soprattutto, c’era la povera Hilda. Aveva due aspetti, anche il punto che fosse in conflitto era una cosa drammatica (inoltre a ben vedere, se si pensa a quando è stato realizzato il film, la descrizione della sua personalità è estremamente sviluppata) e anche l’atmosfera dura aveva il suo fascino.
Se devo ponderare il mio proprio pensiero, più che le sue due sfaccettature e il suo conflitto, il fatto che non si sia ambientata alla vita nel villaggio, oppure che sia stata un’esistenza solitaria mi hanno fatto provare simpatia per lei. Anche se il protagonista Hols era in cerca di compagni, gli abitanti del villaggio erano tutti estranei. Nella seconda metà del film c’è perfino lo sviluppo in cui viene inseguito dagli abitanti del villaggio. La combinazione importante del film disegnato “La grande avventura di Hols” è che per dare forma a quel tema è che d’altra parte era disegnare un ragazzo e una ragazza che non condividevano collaborazione. Questo è per me lo strike della pubertà. Anche io ero un ragazzo che provava insoddisfazione nei confronti della società e degli adulti.
Quando vidi questo film la prima volta, lo considerai tutto positivamente. Mi commosse e pensai “degno di un capolavoro”, ma per quante volte lo rivedessi, mi uscì una piccola preoccupazione. Ma questo argomento lo toccherò un’altra volta.

 

“Il principe del sole” e “fammi da fratello minore”.
Ci sono delle cose che non ho scritto la volta scorsa. Non vidi “la grande avventura di Hols, il principe del sole” nel suo giorno di apertura, ma se lo confrontavo ad anime dello stesso periodo capivo che era un’opera molto più avanzata rispetto alle altre. Facciamo una nuova animazione che fino a questo momento non esiste. Probabilmente è un’opera fatta con un entusiasmo del genere, perché il film è pervaso da una forza che salta di molte volte il livello degli anime arrivati fino a quel momento. Quello che mi ha impressionato di più fu la cosiddetta energia del creatore. O forse il vigore di spingere ad affrontare di petto le cose. Dal film ho provato una cosa come sentire le tensione dello staff.
E quindi per un modo o per l’altro sono tornato un sacco di volte a vederlo, mentre mi ruminava in testa mi è uscita una preoccupazione per questo film. Si tratta di un problema personale. Probabilmente non c’è quasi nessun altro al mondo che se n’è accorto. Guardandolo la prima volta, a proposito delle parti che seguivano, pensai “che espressioni difficili, degno di un’opera che può essere definita un capolavoro. Questi punti difficili sono proprio belli”. Per uno di circa 15 anni usare una frase come “espressioni difficili” non era poi questa grande considerazione, ma per mettere in parole le impressioni di quel momento usai quelle. Però in seguito pensai “andrà bene prenderla in questo modo?”.
Per prima cosa, in riguardo alla “spada del sole” e del “principe del sole”. Sono entrambe parole chiave di questo film, ma fino alla fine il loro significato è ambiguo. Quando all’inizio del film la spada di Hols conficcata nella spalla di Mogu viene estratta, la eredita da Mogu. Mogu dice che quella è la famosa “spada del sole” e informa Hols che quando saprà usarla con abilità diventerà “il principe del sole”. Di fatto, nel climax del film Hols diventa bravo a usare la spada grazie alla forza di tutti e abbatte il demone Grunwald. Questa attività da grande eroe direi che si addice al “principe del sole”. Nella scena in cui Hols sconfigge Grunwald, si ha proprio l’impressione che la luce del Sole aiuti Hols. La composizione del discorso posso comprenderla. All’inizio del film “la spada del sole” era presentata con parole un po’ enigmatiche. Agli spettatori venne fatto pensare a che tipo di esistenza fosse. E poi guardando fino alla fine gli spettatori hanno capito senza bisogno di spiegazioni.
Anche se l’obbiettivo del creatore si poteva comprendere, pensando all’impostazione infatti cosa fosse “il principe del sole” mica si capiva bene. Probabilmente è stato detto che Il modo di pensare “impostazione” in primo luogo nell’opera chiamata “la grande avventura di Hols” fosse sbagliato come riconoscimento, ma dato che senza iniziare parlando di una cosa del genere il discorso non sarebbe proseguito, proseguimmo senza pensarci. Per esempio chi vuole avere il controllo de “la spada del sole” deve ottenere una forza incredibile e c’è questa leggenda per cui verrà chiamato “Il principe del sole”. Ma Mogu lo sapeva? In questo caso, ci sarà stato un “principe del sole” anche in passato? All’inizio del film la “spada del sole” è conficcata nella spalla di Mogu. Ma poi ho pensato che per la via del karma è Mogu stesso ad essere “la spada del sole”, oppure “il principe del sole”. Dato che in primo luogo non capivo che cosa fosse Mogu, le informazioni per pensarci erano limitate.
Inoltre nel caso che Mogu avesse elargito la spada era impossibile dire che fosse stata forgiata da una sola persona. In questa fase Hols ha già incrementato i suoi compagni ed è ovvio che abbia reso i loro animi una cosa sola. A dire oltre l’unione, l’unico valore che può condurre questo mondo, vedendolo mi ha messo a disagio.
Un’altra cosa che mi preoccupa, sono le battuta fra il demone Grunwald e Hilda. Quando Grunwald incontra Hols per la prima volta gli dice “fammi da fratello minore”. Diventa mio compagno, è questo il significato, ma lui non dice né “seguace” né “allievo”, ma “fratello minore”. Hilda è la sorella minore di Grunwald e c’era la possibilità che fino a quel momento volesse usare il ragazzo e la ragazza come fratello e sorella, ma le informazioni sono insufficienti. Inoltre nella scena dell’incontro fra Hols e Hilda, quest’ultima sa che Hols non ha i genitori, lei che è nelle stesse circostanze dice “allora noi siamo fratelli. gemelli. dev’essere di sicuro così”. Penso che nel mondo ci sono anche ragazze che parlano in questo modo. Ma dopo un po’ diventa presto un modo di dire strano.
Questo punto di cui parlo mi ha preoccupato, anche se sono passati 30 anni. Il me stesso che scrive ora pensa “30 anni sono straordinari, eh?”. A rimanerci preoccupato così tanto. Dovrebbe, ma passati 30 anni sono riuscito a mettere a posto i problemi che mi portavo dentro. La sequenza nella foresta delle esitazioni nella seconda parte del film non è stata creata per essere così devota al realismo, ci sono dei punti in cui ti mette di fronte a dei simboli e in questo senso si può parlare di espressionismo. L’ambiguità della “spada del sole” e del “principe del sole” e le battuta “fammi da fratello minore” e “gemelli. dev’essere di sicuro così” sono una parte che è stata creata come simboli. Il modo di pensare alle “impostazioni” è probabilmente un problema ed è questo il motivo. Come film “Il principe del sole” è orientato realisticamente e la storia organizzata in modo logico. Un gusto definito tale può anche essere definito un errore, ma la loro combinazione è interessante e riesce a catturarti.
Provando a guardarmi indietro, la parte che mi è piaciuta di questo film è che le espressioni non erano facilmente digeribili, credo. A proposito dei miei giovani giorni da romanziere e pittore, ci sono casi in cui mi valuto come un principiante. Anche “La grande avventura di Hols” sarà stato per i suoi creatori una cosa da principianti. Ci sono punti in cui il creatore ha corso troppo.
Tuttavia, la giovinezza di un creatore non sempre è un difetto per l’opera. L’opera è piena di energia ed essere dei principianti collega tutto. Poi, questa è una cosa un po’ malevola e imbarazzante da dire, ma una cosa difficile da digerire ha un buon sapore. Difatti la prima volta che lo vidi, io che avevo 15 anni pensai “le espressioni difficili sono ganze”. Recentemente quando “la grande avventura di Hols” è stato restaurato, ho goduto della giovinezza di quel creatore.

 

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Garion-Oh

In questo blog non ho mai parlato dei manga che traduco. Lo faccio ora perchè il titolo in questione è strettamente legato a post passati e mi permette di fare un'ulteriore riflessione.

 

Premetto che non ho mai trovato un manga che parlasse dell'otakuzoku in modo convincente. Magari ci sono dei titoli divertenti se presi a se stante (come Genshiken), ma li ho sempre trovati superficiali nell'esposizione. In un certo senso mi suonano come un'autogiustificazione, un voler lanciare un sasso... mettendoci poi un fiocco sopra.

 

Da questo punto di vista funzionano certamente meglio certe opere Gainax, che posizionano questo tipo di discorsi a un livello di lettura più interno, lasciando altri argomenti in bella vista.

 

La figlia dell'otaku invece parla proprio di quello che promette. Lo fa in modo comico, almeno nel 90% delle situazioni. E' una scelta condivisibile, perchè parlare in modo totalmente serio dei problemi di queste persone renderebbe la lettura molto soffocante, a mio avviso.

 

Vi siete mai chiesti cosa rende un otaku tale? Cioè, quale molla lo spinge a riversare tutti i suoi interessi nel mondo del non reale? Io credo che il motivo sia sempre uno solo, anche se magari varia da persona a persona l'intensità e la consapevolezza dello stesso.

 

Si potrebbe chiamarla fuga dalla realtà, ma probabilmente è limitativo. Cioè, la componente di fuga è rilevantissima. Se qualcosa non ti piace, puoi sempre fuggire. Che senso ha rimanere in luoghi o situazioni che ti fanno soffrire? Ma a mio avviso il punto è proprio la sofferenza. La maggior parte degli individui capisce il mondo per quello che è, con i suoi lati belli e i suoi molteplici lati brutti. L'individuo otaku non riesce a fare fronte alle brutture della vita. Questo principio di base vale anche per chi diventa un hikikomori. Vivere in società è difficile = mi rinchiudo in camera mia.

 

Dunque mi chiedo se anime e manga siano solo una valvola di sfogo scelta quasi a caso. Un mondo dorato in cui vivere relazioni fittizie, magari anche dure... ma pur sempre finte.

In La figlia dell'otaku, papà Kota riceve la sua iniziazione in modo assurdo, e di sicuro leggendolo molti si metteranno a ridere. I suoi sentimenti sono stati traditi e un suo senpai lo chiude in una stanza per una settimana a giocare con un erogame.

E' una cosa assurda e fa ridere, ma a ben pensarci è proprio quello che penso succeda agli otaku veri (maschi). Affogano il loro disagio in un mondo che non può ferirli. In cui le donne sono stereotipi ben precisi e comprensibili.

 

Tuttavia questa non è la storia di come si diventa otaku, ma di come un otaku fatto e finito si trovi improvvisamente a fare i conti col mondo reale, da cui aveva preso bruscamente le distanze 10 anni prima. Si trova una figlia che gli bussa alla porta.

 

L'elemento in se' è molto divertente e scatena tutta una serie di reazioni comiche. L'autore gioca un po' a mostrare i difetti degli otaku e scherzandoci sopra li fa apparire simpatici. A questo punto, se fosse tutto qui, per me sarebbe una grande delusione. Mostrare il lato umano degli otaku in modo scherzoso è forse proprio il più bieco tentativo di autogiustificazione, per chi ci è dentro fino al collo.

 

Tuttavia Kanau, la figlia dell'otaku, è caratterizzata come una bambina vera. Ci pensate? Per un otaku che si preoccupa solo di figure in pvc, trovarsi all'improvviso ad essere responsabile di una bambina vera è un peso enorme. Perchè sei costretto a pensare a cose reali. La devi vestire, la devi mandare a scuola, ma soprattutto la devi amare.

 

La strada più breve per un otaku è autoingannarsi di nuovo e credere che comportandosi in una certa maniera, proprio come se si fosse in un videogioco, le cose andranno tutte a posto permettendogli di continuare la sua solita vita. Ed è quello che tenta Kota. Ma Kanau si ribella a questa visione delle cose. Kanau è a tutti gli effetti una scheggia impazzita nella vita di Kota, un elemento che non gli permette più di vivere separato dal mondo.

 

Cosa farà un otaku il cui mondo di cristallo cade pezzo per pezzo? Sono curioso di saperlo anche io, sperando che l'autore non bari proprio sul finale.

 

Per il resto, grandi risate e citazioni a raffica. Molte di queste non verranno capite dai fan italiani (sostanzialmente saranno chiare quelle degli anime più famosi, tipo Maison Ikkoku ed Evangelion), ma d'altronde credo che nemmeno un comune lettore giapponese riesca a districarsi nel vortice di riferimenti orchestrato da StaHiro.

Garion-Oh

Junikai-Hen

Ed eccomi al mio ormai annuale report del viaggio in Giappone.

Il viaggio in aereo è andato abbastanza liscio... a parte il menù. Forse Alitalia cercava di uccidere qualche passeggero con i ravioli crudi ripieni di pongo verde?

 

Ad ogni modo questo è stato un anno particolare, visto il disastro dell'11 marzo e i seguenti problemi alla centrale nucleare di Fukushima. Tuttavia a Tokyo, prima tappa del mio viaggio, non ho rilevato nessuna differenza rispetto agli altri anni. Giusto diversi avvisi per il risparmio energetico e qualche luce in meno accesa di notte.

 

Ah, una differenza c'era ad Akihabara: la chiusura del Radio Kaikan (che a breve diventerà demolizione), causa instabilità dovuta al terremoto. Nel mio piccolo ero affezionato a questo luogo, perchè è stato il primo complesso di negozi in cui misi piede nel 2002, durante il mio primo viaggio. Nel corso degli anni l'ho visto cambiare, riempirsi sempre di più. E ora non ci sarà più.

In attesa della costruzione dello Shin Radio Kaikan, i negozi che si trovavano al suo interno si sono sparpagliati per Akihabara. I nomi più famosi, come Kotobukiya, Volks e K-Books, ora hanno interi palazzi per loro e quindi non credo che torneranno indietro.

Gli altri negozi più o meno grandi si sono spostati due palazzi dopo, per una sistemazione temporanea. Quest'anno cercavo dei pezzi particolari per la mia collezione, e a parte un paio di cose che si trovavano dappertutto, a Tokyo non ho scovato granchè (oltre ad Akihabara, nemmeno a Nakano e Shibuya).

Beh, si potrebbe dire che a Nakano sono anni che non si trova granchè e che lì il Mandarake stia prendendo una piega sempre più vintage, mentre le cose migliori si trovano al Mandarake Complex di Akihabara. Ad ogni modo ci sono state due cose che mi hanno colpito quest'anno:

1) L'esplosione definitiva del collezionismo dei POP di One Piece. Tutti i negozi ne avevano le vetrine piene, e i pezzi più vecchi e rari avevano quotazioni astronomiche.

2) I bambini. Akihabara era infestata da bambini che giravano per i negozi di modellismo otaku. Mi sono chiesto se dunque i giocattoli stessero tornando ad essere giocattoli per bambini, dopotutto. Ma non mi tornava la questione dei soggetti. Passi One Piece (anche se non ce li vedo dei bambini a convincere papà a frasi comprare una figure da 20000 yen), ma che se ne fanno di modellini di serie andate in onda 10 anni fa come minimo? Per non dire di più!

Poi quando sono incappato più e più volte in bambini portati in giro in passeggino mi è venuto un brivido. Questa è forse la seconda generazione? I figli degli otaku degli anni '70-'80? E allora fai caso che è il papà a indicare le cose ai figli. E fai caso alla mamma che mentre spinge il passeggino si sfoglia dojinshi yaoi.

Forse la società giapponese ha vinto la sua battaglia ed è riuscita a fare sposare anche gli otaku. Ci troveremo in futuro la generazione dei Figli degli Otaku?

 

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Ma torniamo al turismo.

Inizialmente questa vacanza era stata pensata per visitare alcune zone del Tohoku avendo Tokyo come base, ma decidendo che è meglio non dirigerci a nord, ci siamo rechiamo a Shizuoka. La meta però si rivela deludente. Del castello di Sunpu sono rimaste solo le mura esterne e il Monte Fuji non si è può vedere a causa della cappa di calore.

L'altra tappa fatta da Tokyo è stata Yokohama. Prima visitiamo la Chuka-machi (=chinatown) in verità più piccola di quel che credevo, ma comunque caratteristica. Quindi cerchiamo il ristorante noto perchè cucina "i migliori nikuman del mondo". Non lo troviamo. Mangiamo nikuman da un'altra parte. E subito dopo lo troviamo. Meh.

Quindi scendiamo sulla baia e percorriamo a piedi il tratto fra la Marine Tower (la vedrete in Coquelicot-zaka kara) e il Royal Park Hotel. C'è una bella brezza e non ci rendiamo conto di quanto picchi il sole. Il collo però alla sera ce lo ritroveremo viola...

 

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Da Tokyo ci siamo poi spostati a Osaka. Quest'anno cambio di albergo, ma sempre nella stessa zona. Di solito a Osaka pernottavo sempre nel quartiere a nord di Nanba, Shinsaibashi. Quest'anno invece direttamente a Nanba, poco sotto la stazione omonima (e a 500 metri dalla DenDen Town, ehm...). Osaka fa sempre un effetto particolare, perchè è una metropoli con stradoni ampissimi, con larghi spazi sotterranei... che però non sono mai pieni fino all'orlo come a Tokyo. Percui ci si gira bene. La zona in cui mi trovavo quest'anno era più tranquilla rispetto a quelle a cui ero abituato. L'impressione era quasi quella di stare in periferia pur essendo nel bel mezzo della città. Contagiati da questa calma abbiamo iniziato a fare regola di alzarci per le 9 e di seguire un ritmo meno concitato. In effetti ci si gode di più gli spazi attorno a sè.

Io sono abbastanza critico sulla possibilità di vivere in Giappone, perchè anche se da turista è una pacchia, come cittadino penso ci siano alcune cose alienanti. Tuttavia quest'anno ho pensato che lì a Nanba non sarebbe stato davvero niente male (e abbiamo conosciuto anche un italiano che ci abita e ci lavora, ma questa è un'altra storia). Ah, l'hotel di questa volta oltre ad essere a 500 metri dal quartiere otaku era anche a 200 metri dall'amato Kura-Sushi, una catena di kaiten sushi con prezzi davvero stracciati e che non mette il wasabi fra pesce e riso! Una pacchia! (Per la cronaca, ormai sono abituato a mangiare sushi con wasabi, ma trovo comunque che questo rafano piccante non faccia altro che coprire il sapore del pesce, che andrebbe invece valorizzato).

Osaka è come sempre la base di partenza per alcuni interessanti escursioni, soprattutto verso Kyoto che è molto ricca di luoghi turistici. Nel corso degli anni ho visitato e rivisitato un sacco di posti, ma qualcosa mi manca ancora per dire di avere visto tutto. Questa volta è toccato al Padiglione d'Argento (Ginkakuji). Rispetto al padiglione d'oro ha maggior fama perchè si tratta della costruzione originale e inoltre è circondato da un giardino zen. Tuttavia, dato che questi luoghi non sono da visitare ma da osservare, trovo che il Padiglione d'Oro sia molto più scenico, che offra un miglior appagamento alla vista.

Un'altra visita a Kyoto l'abbiamo fatta il 16 agosto. Essì, alle 8 di sera eravavo anche noi al fiume Kamo per osservare l'accensione del Daimonji, il primo della cerimonia nota come "Gozan no Okuribi". Era davvero *pienissimo* di gente. Tant'è che scesi dalla metropolitana, per raggiungere il luogo non abbiamo dovuto fare altro che seguire la folla. Dato che si tratta di una cerimonia che sancisce la fine dell'O-Bon - la festa dei morti - quest'anno era molto sentita per via del disastro dell'11 marzo. Però in sè è una cosa piuttosto semplice. Vengono accesi i fuochi sul monte. Poi dopo 20 minuti vengono spenti.

Una terza tappa turistica è stato il tempio di Horyuji. Sembrerà strano, ma in tutti i miei viaggi non ci ero mai stato. E ho sempre fatto male. E' un tempio molto famoso, ma dato che si trova un po' fuori mano non è visitato da masse di turisti. E' noto anche perchè conserva ancora delle strutture lignee originali del 600 (600 eh, non 1600). Sostanzialmente, una volta varcato il suo cancello sembra di fare un salto indietro nel tempo, tanto è stato preservato così com'era (ok, qua e là qualche tombino per lo scolo dell'acqua). Poi ha anche un'ampio museo dove sono raccolti reperti storici di vario tipo. E' stata una di quelle visite che ti lasciano il sorriso in faccia.

Una quarta tappa è stata Amanoashidate, località che si trova sulla costa del Mar del Giappone. Normalmente per raggiungerla si sarebbe dovuto passare per Kyoto, ma da quest'anno c'è un treno che parte direttamente da Osaka impiegandoci circa 2 ore e mezza. L'ultimo tratto della ferrovia però è in mano a una compagnia privata, percui pur arrivando con un treno diretto una volta scesi a terra c'è da pagare dazio. Il posto è molto carino, ma anche molto piccolo. Dopo avere pranzato ci dirigiamo alla seggiovia, che ci porterà in alto al belvedere, dove si può ammirare "il ponte del cielo" (=Amanohashidate). Certo, se non ci fossero tutti quei motoscafi in mare, magari il mare sembrerebbe il cielo! Dopo le foto di rito scendiamo in spiaggia. Ma prima di raggiungerla scopriamo una Melon Soda di una marca mai vista prima! Cheerio! Però è molto carica e dolcissima. Ce ne scoliamo comunque un bottiglione! Dopo un giro per vedere la spiaggia, sono già quasi le 17, ora di tornare a casa.

 

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Infine a Osaka c'è stato il tempo di visitare anche il "banpaku kinen koen", cioè il parco dell'Expo del 1970. Era davvero enorme, e non me l'aspettavo. Cioè, dovevo aspettarmelo. Ma non si riesce a realizzare la cosa finchè non ci si è dentro. Qui si trovava anche un museo con le foto dell'epoca, che mostravano come era allestito nel 1970. Dal punto di vista turistico è un luogo che probabilmente non vuole dire nulla, ma culturalmente secondo me significa moltissimo. L'unico peccato è di esserci andato con 40 anni di ritardo!

 

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E gli acquisti? Ah, ci sono stati! Diciamo che Osaka si è rivelata preziosa, sotto questo punto di vista. Al Mandarake di Umeda ho trovato (dopo avere cercato un bel po', perchè quel posto è un vero deposito dove le scatole si ammassano l'una sull'altra) il Mospeada Rey Type della Beagle. Da Super Position ho trovato il Durandal Valkyrie (in una vetrinetta, nascosto dietro le figure di Sheryl e Ranka) e da Joshin ho trovato Hades (era l'unico negozio in tutto il Giappone ad averlo ancora, e lo vendeva pure scontato).

 

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Spedito quello che dovevo spedire - ovviamente l'ufficio postale era vicino all'hotel - la vacanza a Osaka era ormai conclusa.

 

Finalmente il Kyushu! Per raggiungerlo i treni cambiano nome. L'Hikari infatti non mette piede fuori dall'Honshu e per arrivare alla stazione di Hakata serve il Sakura! Il viaggio ovviamente fila liscissimo, tanto che le 2 ore e mezza volano in un attimo. Dopo avere depositato i bagagli ci dirigiamo a Tenjin, il cuore della città (e anche città otaku). Subito ci troviamo ad avere a che fare con la pioggia, che rovinerà un po' l'ultima parte della vacanza. Ad ogni modo, i negozi ci sono ma sono molti ma molti meno rispetto a quanto siamo abituati. In sostanza i soliti Mandarake, Melon Books, Tora no Ana, Animate, Cospa e Volks. Il Mandarake è tutto nuovo. Ha cambiato sede ad aprile di quest'anno. Quello vecchio era molto più caratteristico perchè era un palazzo intero che torreggiava in fondo a Tenjin, mentre adesso si trova a circa 400 metri dalla stazione ed occupa due piano di uno stabile. Si respira al suo interno la stessa aria di ordine presente al Complex di Akihabara e al Grand Kaos di Osaka. Qui compro il Fire Valkyrie della Yamato, completando i miei acquisti.

 

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La sera ci dirigiamo a Canal City, il centro commerciale costruito vicino al fiume Naka e attraversato da un canale artificiale. Decidiamo di cenare qui, dato che c'è una bella zona ristoranti. Tuttavia un mio amico che chiameremo "Pochi" decide di provare uno strano tempura udon. Io leggo bene che si tratta di tempura di gobou, che il mio dizionario traduce come scorzonera. Ne sappiamo come prima. Lui comunque la assaggia e interpellato da me sul gusto mi risponde "sa di corteccia".

Il secondo giorno prendiamo lo Shinkansen per andare a Kokura. Sono solo 20 minuti di treno, ma intanto perchè no? Col railpass abbiamo l'ingresso libero percui prendiamo un Kodama con scioltezza, dirigendoci verso i vagoni senza prenotazione. A Kokura visitiamo il castello, in realtà completamente ricostruito, che però ha un bel museo al suo interno. Quindi pranziamo e ci dirigiamo al Mandarake locale, in verità un po' piccolino e deludente. Ma subito al suo fianco si trova il mitico ristorante italiano "Scassacazzi". Ehm.

Tornati a Fukuoka ci rechiamo in periferia, dove si trova un'altra zona famosa per i negozi di manga e modellini usati. Dire che è stata una delusione è dire poco. Se ci si lamenta che ormai il Mandarake di Nakano sembra un magazzino di 20 anni fa, bisognerebbe vedere questi negozi, che sono moolto più vecchi e polverosi! Alla sera per cena decidiamo che è il momento di mangiare la specialità di Fukuoka, il Tonkotsu Ramen (=ramen in brodo di ossa di maiale). Inizialmente si voleva provare uno yatai - i cosiddetti baracchini con le ruote - ma il senso di sporcizia che li pervade non ci invoglia moltissimo. Quindi ripieghiamo suun locale chiamato Porco Nero. Beh, diciamo che il ramen era buono ed economico. Giusto un po' pesantino... ma d'altronde il brodo era totalmente beige e non offriva alcuna trasparenza. Il locale era pulito ma dalla cucina (cioè da dietro il bancone, giacchè c'era solo quello) arrivava un odorino di rancido che non era proprio il massimo.

Per il terzo giorno la scaletta prevede Kumamoto. Saliti ancora sullo Shinkansen, dopo un'oretta eccoci arrivati nella città in cui è ambientato Gunparade March. Ma il nostro obiettivo è il castello! In effetti il castello di Kukamoto ha la fama di essere uno dei tre più bei castelli giapponesi insieme a Himeji e Matsumoto. Ciò che mi ha subito colpito è stata l'imponenza delle sue mura fortificate. Girando per la strada labirintica che porta al mastio centrale si respira tutto il senso storico del sito. Peccato però che il castello sia una ricostruzione (venne bruciato durante la ribellione di Satsuma). Tuttavia una torre è rimasta originale ed è molto interessante visitarla. Ovviamente se si è già stati ad Himeji la visita interna può deludere. Però l'ambiente è bello.

 

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E' ora di pranzo quando la pioggia torna a tormentarci. E ne viene giù talmente tanta che decidiamo di non andare a visitare i giardini Suizenji, ma di recarci subito a mangiare in un locale vicino al castello, che avevo scovato su google maps. Abbiamo preso dei ramen con dentro delle fette di maiale che erano la fine del mondo. Credetemi. Il ramen e il brodo erano già di per sè molto buoni, ma quel maiale era di una squisitezza mai provata prima.

 

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La pioggia proseguiva imperterrita e quindi mogi mogi ce ne siamo tornati ad Hakata, dove ci siamo infilati nuovamente a Tenjin. Dall'Italia era arrivata la richiesta di cercare una dojinshi di Nisemidi presentata al Comiket appena conclusosi. Il posto ideale per trovarlo era Tora no Ana, e infatti ce n'era una pigna. Non avevo mai visitato questo genere di negozi perchè non colleziono materiale di questo tipo, ma ne sono rimasto parecchio colpito. Perchè vedere pareti e pareti pieni di fumetti porno amatoriali dedicati alle novità del momento ha davvero qualcosa di fuori dal comune.

Per la sera continua a piovere e non potendoci muovere moltissimo alla ricerca di un ristorante, prima ci infiliamo nel palazzo dell'autostazione (che sta a 200 metri dal nostro hotel), scoprendo che al settimo piano c'è un Namco Center, un Gamers e un angolo del Tamashii Nations. E all'ottavo i ristoranti. Ma è ormai tardi e molti hanno già chiuso. Ci infiliamo quindi nella città sotterranea sotto la stazione di Hakata e notiamo un ristorante specializzato in riso alla cantonese. Andata! E subito di fianco: un Mister Donuts! Dolce assicurato!

E alla fine è arrivato l'ultimo giorno. Ancora pioggia. Per la mattina visita alla Fukuoka Tower. Il pomeriggio era ipotizzato con un giro in barca, ma le condizioni metereologiche ci fanno desistere. Si torna a cazzeggiare a Tenjin. Meh.

 

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E alla sera, dato che piove ancora, si torna al ristorante della sera prima, così si provano altre varietà di riso.

 

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Per il ritorno facciamo un volo da Fukuoka a Tokyo (e l'aeroporto di Fukuoka stava a... 2 km dal nostro hotel!) e quindi Tokyo-Milano con Alitalia. Ovviamente i nostri televisori non funzionavano e il viaggio è stato un tormento. Pace, la vacanza comunque è stata bella.

 

Anno prossimo: Chubu!

Garion-Oh

Grandi Radici

Toshio Okada. Passato alla storia col soprannome di Otaking, il re degli otaku, oggi si ritrova a fare tutt'altro che non animazione (ma forse, non è così tanto distante dal suo passato come si potrebbe pensare). Molti conosceranno già i contenuti di ciò che sto per illustrare, ma mi pareva doveroso mettere nero su bianco questi appunti di storia dell'animazione giapponese. La storia della Daicon.Okada da bambino era un prodigio in grado di leggere i kanji già all’asilo. Come università scelse la Osaka Electro-communication. Nel 1978 partecipò alla 17° congresso giapponese di fantascienza (AshinoCon) dove introdusse un incontro sull’arte della narrazione assieme a Yasuhiro Takeda. I due si conobbero proprio in quella occasione. Takeda infatti frequentava il dipartimento di ingegneria atomica dell’università di Scienze e Tecnologia del Kinki (Kinki è un altro nome per Kansai, la zona di Kyoto e Osaka insomma). Era un fervente fan di fantascienza e partecipava a molte convention. Il punto è che i due non erano soddisfatti del livello contemporaneo di questi incontri e dell’attenzione che (non) veniva data ad anime e tokusatsu. Quindi arrivò il 1981, quando venne organizzato il 20° congresso giapponese di fantascienza (chiamato Daicon III: Dai da una diversa lettura del primo kanji di Osaka, Con di Convention, III perché si trattava della terza volta che la città ospitava l’evento). Era pratica comune per questi congressi lasciare l’amministrazione agli studenti universitari del luogo in cui si tenevano. Percui ecco che Okada e Takeda trovarono pane per i loro denti. Okada come filmato d’apertura volle un’opera d’animazione e si rivolse ad alcuni studenti dell’Università d’arte di Osaka: Hideaki Anno, Takami Akai e Hiroyuki Yamaga. Per abbattere i costi di realizzazione (dato che di soldi praticamente non ne avevano) invece che dei normali cell usarono della celluloide a basso prezzo presa da una fabbrica. La opening animation del Daicon III fu comunque un grande successo e tutte le nascenti riviste del settore ne parlarono. In teoria il gruppo avrebbe dovuto sciogliersi con la conclusione dell’evento… però tutti si erano così divertiti che sarebbe stato un peccato non sfruttare l’esperienza acquisita. Per prima cosa quindi fondarono l’etichetta DAICON FILM, sotto il cui nome verranno realizzate diverse pellicole.gallery_18_41_2966.jpgA quel punto Okada lasciò l’università e grazie a un prestito del padre nel 1982 aprì la General Product. Il nome deriva dalla società omonima gestita dai Burattinai di Pierson, specie aliena che compare nel Ciclo dello Spazio Conosciuto di Larry Niven. In un primo momento il negozio non era nient’altro che casa sua. Ma perché questa scelta? Perché come detto prima Okada era anche l’amministratore economico del Daicon III e non potè fare a meno di notare come il merchandise che riproduceva i personaggi sf avesse fatto il tutto esaurito. Quindi con l’aiuto di Takeda, amici universitari e conoscenze varie creò un negozio specializzato in garage kit e materiale di merchandise vario legato ai tokusatsu (i telefilm di fantascienza come Ultraman, facenti uso di effetti speciali = tokusatsu) e ai personaggi di Daicon III. Con le sue conoscenze Okada riuscì a scrivere per varie riviste di animazione, promuovendo il nome della General Product a costo zero. I soldi guadagnati con questo negozio/ditta vennero poi in parte dirottati per la produzione di film tokusatsu amatoriali per la Daicon Film. Di questi video immessi sul mercato al prezzo di 10000 yen, ne venivano venduti all’incirca 3000 pezzi. I guadagni erano poi reinvestiti nelle produzioni successive. È così che Daicon Film realizzò alcuni cortometraggi tokusatsu in pellicole da 8 mm come “Kaettekita Ultraman”. Si trattava di video che parodizzavano tokusatsu preesistenti, ma il loro livello di cura per essere produzioni indipendenti era talmente alto che stupì l’ambiente. http://www.youtube.com/watch?v=zQJU19MBjg0&feature=relatedIntanto Daicon III fece notare i suoi autori agli studi di produzione (alcuni membri dello Studio Nue erano presenti alla convention), tanto che Anno e Yamaga parteciparono ad alcuni episodi di “Chojiku Yosai Macross”, serie del 1982. Fra le miriadi di citazioni contenute nell’anime, compare anche un negozio di giocattoli chiamato General Product.Nel 1983 Toshio Okada, nell’ambito dell’organizzazione del 22° congresso della fantascienza giapponese invitò nuovamente il gruppo di Anno a realizzare la sigla di apertura del Daicon IV. Questa volta il filmato si avvalse della collaborazione della Artland, nelle persone di Ichiro Itano, Toshihiro Hirano e Narumi Kakinouchi (conosciuti da Anno durante i lavori su Macross). Collaborarono anche Mahiro Maeda, amico di Akai, e Yoshiyuki Sadamoto, senpai di Maeda. Quello che ne uscì fu un filmato che segnò indelebilmente gli spettatori otaku, sopraffacendoli e venendo ricordato ancora oggi come un caposaldo del genere. Nonché l’iniziatore del filone mecha+bishojo. Tuttavia nel mondo della sf ci furono anche molte critiche a queste convention, bollate come commerciali. Nello specifico ci fu proprio uno scontro ideologico, con Okada accusato di pensare alla fantascienza come a un qualcosa di personale. Difatti lo scrittore Yasutaka Tsutsui (noto autore di Toki wo kakeru shojo) ironizzò dicendo che sulle convention organizzate da Okada andava lanciata una bomba atomica. Non se la cavarono meglio le pellicole tokusatsu della Daicon Film, considerate idiote.gallery_18_41_15562.jpgNell’autunno del 1984 Okada progettò “Oritsu uchugun”. Per realizzarlo fondò la Gainax, chiamando i membri che avevano collaborato al Daicon IV. Il nome deriva dal dialetto della prefettura di Shimane, dove Gaina significa “grandioso”. Grandioso X, Gainax. Nell’aprile del 1985 fu pronto un episodio pilota di 4 minuti. Una premessa: come opera conclusiva della Daicon Film venne realizzato “Yamata-no-orochi no gyakushu”, un tokusatsu a basso costo su pellicola da 16 mm. Forte del successo delle vendite di questa autoproduzione, Okada incontrò il consiglio di amministrazione di Bandai a cui presentò il pilota, chiedendo di finanziare il suo nuovo progetto. La ditta, all’epoca totalmente inesperta in questo campo, gli accordò il denaro da investire per la creazione di un film da lanciare nel 1987. L’idea di farne un film deriva proprio da Bandai, mentre Okada pensava più al mercato home-video. Un aneddoto sul titolo dell’opera. Lo staff si incontrava per discutere dei dettagli della trama in una caffetteria e fu quando un cliente vicino a loro ordinò un “royal milk tea” che l’allora 24enne Hiroyuki Yamaga, regista designato della pellicola, escogitò come titolo “royal space force”, traducendolo poi in giapponese. Ma dato che poi venne considerata un’espressione troppo rigida venne aggiunto il sottotitolo: “Lequinni no Tsubasa”. In seguito, si pensò che il nome di Lequinni nel titolo avrebbe spostato troppo l’attenzione del pubblico verso il personaggio e venne ideato “Honneamise no Tsubasa”. Infine, su indicazione della Toho che si occupava della distribuzione della pellicola, titolo e sottotitolo furono invertiti, ottenendo quindi “Honneamise no Tsubasa – Oritsu uchugun”.gallery_18_41_40561.jpggallery_18_41_16075.jpgLa Gainax prese sede a Tokyo, mentre la General Product rimase a Osaka, vicino alla stazione di Momoidani (molto vicina all’attuale Denden Town). La ditta fu molto rinomata per la produzione dei garage kit, tanto da rivaleggiare con la Kaiyodo ai Wonder Festival. Il locale che ospitava il negozio divenne famoso anche per via del fatto che aprì una caffetteria per i clienti.Nel 1987 Honneamise uscì finalmente al cinema e fu un fiasco totale. Dato che Bandai spese un ingente capitale nella produzione, quel misero ritorno la mise quasi in ginocchio. Il film inoltre era giudicato scarsamente comprensibile, trovando critiche positive solo nella stretta cerchia degli appassionati.La Gainax era stata creata apposta per questa pellicola e dopo la sua realizzazione ne era previsto lo scioglimento, ma dato che i soldi spesi avevano superato largamente il budget stabilito da Bandai, per pagare il debito lo studio rimase unito per la creazione di un nuovo anime: “Top o nerae! Gunbuster”. Ironicamente anche Gunbuster sforò il budget previsto e la Gainax per ripagare i debiti cominciò a lavorare come sussidiaria di altre ditte nella realizzazione di oav, film e quant’altro alla ricerca di fondi.gallery_18_41_24595.jpegContemporaneamente, a causa dei numerosi impegni in quel di Tokyo, l’intero negozio della General Product finì per trasferirsi nella capitale, più precisamente a Kichijoji. A partire dal 1989 però le vendite dei garage kit iniziarono a declinare tanto che nel 1992 il negozio chiuse dopo un’ultima partecipazione al Wonder Festival. Takeda, che era rimasto alla sua gestione, confluì in Gainax. Si ricorda fra i commessi del negozio quando ancora si trovava a Osaka, un giovane Kenichi Sonoda.Il resto è storia, ma questo periodo e questi autori vengono oggi ricordati come “Old Gaina”. Come atto finale della sua carriera di otaku, nel 1991 Toshio Okada partecipò come creatore a “Otaku no video”, che fra le molte cose è anche un’autoparodia della sua storia personale fra il 1981 e il 1985.Elenco delle opere della Daicon Film:- Daicon III opening animation (1981)- Kaiketsu noutenki (1982, 15’)- Aikoku sentai Dainippon (1982, 19’)- Kaettekita Ultraman (1983)- Daicon IV opening animation (1984)- Kaiketsu noutenki 2: jun’ai minatomachi-hen (1984, 23’)- Kaiketsu noutenki in USA (1984, 9’)- Hayauchi ken no boken (1984)- Yamata-no-orochi no gyakushu (1984)Un servizio d'epoca della Yomiuri Television Osaka chevisita la General Product e intervista Toshio Okada.http://www.youtube.com/watch?v=mTwZIvEHcU8Daikon in lingua giapponese indica il rafano bianco.Si scrive con i kanji di grande e radice.

Garion-Oh

Grande Caricamento

Terzo e ultimo post sul mio recente viaggio in Giappone.A volte capita che la visione di un anime o la lettura di un manga finiscano per darti qualcosa di più di semplice intrattenimento. Non sto parlando strettamente di messaggi o cose del genere. Semplicemente, non si sa perché, una certa storia ti pare di viverla sulla tua pelle, di essere anche tu lì in mezzo ai personaggi. Quando questo succede, è difficile distaccarsene quando si arriva alla fine (o al termine del materiale disponibile). Percui che fare? Personalmente, cerco di saperne di più. Saperne di più sull’autore, saperne di più sull’ambientazione della storia. E saperne di più… sul baseball. Perché sì, ho sempre saputo cosa fosse il baseball e quali fossero le sue regole, più o meno. D’altronde gli anime sono stati sempre pieni di gesta eroiche di personaggi che giocano a baseball, da capisaldi come Kyojin no Hoshi fino a commedie d’atmosfera come Touch. Però un conto è assistere al baseball da spettatore, dove le azioni sono spettacolarizzate o dove il gioco è solo un’ambientazione. Un altro è sentirti in mezzo al campo e capire gli schemi di gioco. Si osserva tutto in modo diverso.Ma una storia raccontata in un manga può essere reale? Dove i personaggi sono pura finzione, parto dell’immaginazione del suo autore, l’ambientazione può essere vera? Beh, l’ambientazione tout-court certo che può esserlo. Basta un po’ di buon location hunting.

Se l’hanno fatto gli autori dell’anime…

 

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…posso farlo anche io:

 

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Se poi si ha fortuna si può anche beccare la squadra che si allena nel secondo campo scolastico, quello in mezzo alla campagna:

 

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Cmq, non è questo che cercavo. Beh sì, andarci è stata una bella gita e in certo senso emozionante. Ma quello che mi chiedevo è perché questi ragazzi ogni estate, da 91 anni, partecipassero a un torneo impengnativo come quello del Koshien estivo. Certo è un torneo a eliminazione diretta suggestivo. Prima vinci il torneo della tua prefettura e poi ti scontri con le altre 46 (ma le squadre partecipanti al Koshien sono 49, perché le prefetture di Tokyo e Hokkaido ne mandano 2). Alla fine, ne rimane solo uno. :happy: Beh, fra i media giapponesi c’è chi critica questa pratica perché ritenuta troppo massacrante. Ma dunque, dato che ero lì nel periodo giusto, ho potuto inizialmente seguire in po’ di partite alla tv. C’è da notare che nello stesso periodo si tenevano anche regolari partite di squadre di professionisti, e la prima cosa che mi è venuto in mente è che non c’è paragone. Non c’è perché per i professionisti è un lavoro, mentre per i ragazzi è un’occasione unica nella vita. È come pilotare un robot gigante! Sul serio. Pensateci. Anime e manga giapponesi sono pieni di questi eroi adolescenti che pilotano robot e salvano il mondo. Una semplice esaltazione della giovinezza, l’età in cui tutto ci sembra possibile? Sì. Ma per quanto riguarda il baseball non è tutto lì. Perché in Giappone non solo “sembra” possibile, ma è possibile. È possibile che nel giro di un mese e mezzo batti tutte le squadre di fronte a te, sia nella tua prefettura che nazionali, e arrivi fino alla vetta.A questo punto la mia unica scelta è stata di vederla questa vetta. Lunedì 24 agosto 2009, finale del Koshien.

 

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Inizialmente doveva tenersi sabato 22 agosto, ma per via del tifone che ha colpito il Giappone proprio il giorno dell’inizio del torneo, tutte le gare sono slittate di due giorni. Per un pelo quindi (partivo il 25) riesco a partecipare all’evento. Al Koshien dai quarti di finale in poi non c’è prevendita dei biglietti, percui per avere dei buoni posti non c’è che da recarsi allo stadio per tempo. Biglietterie e cancelli aprono alle 10, mentre la partita inizia alle 13. Coi miei amici decidiamo di recarci lì per le 10:30 circa. Lo stadio si sta già riempiendo, ma a quanto pare c’è ancora molta scelta di posti. Decidiamo per quelli dietro la terza base. I posti non sono nominali, quindi ci si siede dove si vuole, una volta scelto il settore. Ci eravamo attrezzati per la paura di dover vedere tutta la partita sotto il sole cocente, ma per fortuna troviamo dei posti in alto che rimarranno coperti dall’ombra per tutta la durata della partita (siamo di fianco a una delle telecamere che riprende la partita). Non poteva mancare l’acquisto del Kachiwari come abbeveraggio! La mitica bevanda de Koshien! (= blocchi di ghiaccio in un sacchetto di plastica. Bisognerà aspettare almeno un’ora prima che si sciolga tutto).

 

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Le squadre arrivate in finale quest’anno sono il Chukyodai Chukyo dalla prefettura di Aichi e il Nihon Bunri dalla prefettura di Niigata. Essendo nei posti della terza base, noi siamo seduti fra i supporter del Chukyodai. Quando le squadre iniziano a entrare in campo per il preriscaldamento, suona l’inconfondibile sirena. Lì mi attraversa un brivido e mi rendo conto che quello che sto per vedere è una partita reale. Un paio di giorni prima, durante la telecronaca di una partita del torneo, mi era rimasto molto impresso il boato di sorpresa dello stadio quando un pitcher ha lanciato a 154 Km/h. Quindi speravo che fosse una bella partita, che riservasse sorprese e quant’altro. L’anno scorso il torneo era stato vinto dallo Osaka Toin per 17 a 0, e vedere una partita del genere non credo che mi avrebbe gratificato molto.Ore 13. La partita ha inizio. Lo stadio è pieno, con 47000 spettatori.

 

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Come favorita viene data la Chukyodai, e si vede. Nello ura del primo inning piazzano subito due punti agli avversari. Quello che mi stupisce è stata la velocità della loro azione. Tim-tum-tam, via. Dobayashi, Il pitcher del Chukyodai, è anche il quarto battitore ed è proprio lui a smuovere subito la situazione. Palla fra l’esterno centro e l’esterno destro, e due corridori arrivano in casa base.Ma il Nihon Bunri non sta a guardare e in ciascuno degli inning 2 e 3 segna un punto, arrivando a pareggiare con il Chukyodai. Nel terzo inning tra l’altro è pure un home-run (a basi vuote).Negli inning 4 e 5 nessun punto segnato, ma per due volte di seguito la difesa del Nihon Bunri arriva al punto critico. In sostanza il lanciatore Ito prima commette errori su errori e si fa riempire le basi, poi quando non c’è più nulla da perdere diventa bravissimo e pim-pam, elimina tutti a destra e a manca. Battitori, corridori, tutti quanti.

 

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Ma il giochino gli riesce solo per due inning di fila. Quando si caccia di nuovo nella stessa situazione nel sesto inning, il Chukyodai finalmente affonda le sue zanne sulla preda. Sono 6 punti segnati di fila, dopo avere mandato 11 battitori in campo e avere riempito le basi. Ma se ne sono viste di tutti i colori, eh. Dai wild pitch alle dead ball. Per il Chukyodai segnare quei 6 punti sarà stato come rubare le caramelle a un bambino, ma Ito si è difeso con le unghie e coi denti. Ma poi, tutti lì ci siamo detti che la partita era finita.Dal sesto inning Dobayashi del Chukyodai veniva comunque sostituito da Morimoto come pitcher. Negli inning 7 e 8 assistiamo però a degli altri punti. La cosa bella è che i ragazzi del Nihon Bunri non danno segni di scoraggiamento. Semmai comincia a serpeggiare la stanchezza, ma fra tutti e due gli schieramenti. Così nel settimo inning abbiamo un punto segnato dal Nihon Bunri e 2 dal Chukyodai. Ancora una volta la partita sembra più che finita. Nell’ottavo inning il Nihon Bunri riesce a segnare ancora una volta, e si riporta allo stesso distacco di 6 punti del sesto inning. Con questo 4 a 10 la partita sembra sempre più finita. Nono inning. Il Chukyodai rimette Dobayashi sul monte di lancio, che subito elimina due battitori avversari. Quando entra in campo il terzo ormai tutti si aspettano l’ultima eliminazione e la fine della partita. Ma Dobayashi crolla. Prima ne fa avanzare uno per four ball, poi ne avanza un altro per via di un suo wild pitch. Il Nihon Bunri segna due punti e siamo 6 a 10. Poi Dobayashi ne fa avanzare ancora un altro per dead ball e viene risostituito da Morimoto. Manca sempre un solo out per chiudere la partita. Ma anche Morimoto si fa prendere dal panico. L’oendan del Nihon Bunri è gasato al massimo (a proposito, suonano davvero le sigle di Yamato e Lupin come incoraggiamento!). Morimoto fa riempire le basi per four ball, e poi è il disastro. Nel giro di un attimo Il punteggio passa a 9 a 10. Se il Nihon Bunri segna ancora un punto, si pareggia e ce la si gioca con l’attacco del Chukyodai e con eventuali tempi supplementari. Ma a quel punto, il terza base prende al volo la palla colpita dal battitore e il sogno di rimonta finisce. Lo stadio esplode in urla di festa per tutte e due le squadre. La partita è durata ben due ore e mezza.

 

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Per chi vuole vederla, questo è l’ultimo scampolo dell’omote del nono inning, da quando Dobayashi compie l’errore per cui viene sostituito da Morimoto, fino alla fine:

 

http://www.youtube.com/watch?v=5xxiW8TNXwQ

 

Il Chukyodai Chukyo è il vincitore del 91° Koshien, l’unica squadra fra le 4041 che hanno partecipato fin dai tornei prefetturali. Segue cerimonia di premiazione e immancabili lacrime del capitano. Perché qui piange anche chi vince. La tensione si scioglie, e in diretta tv di fronte ai cronisti, Dobayashi scoppia a piangere quando gli chiedono le sue impressioni sulla partita.

 

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Devo dire che mi sono davvero emozionato. Due ore e mezza volate, senza neanche accorgermene. Nel nono inning poi l’atmosfera era elettrizzante, unica. Quindi devo ringraziare queste due squadre per essersi impegnate fino all’ultimo, per avermi mostrato cos’è il baseball delle superiori. Ora ho un po’ di più presente come sia la realtà e posso apprezzare ancora di più gli sforzi che fa una certa autrice per rendere la sua storia più vera possibile. Di certo leggere del tentativo di rimonta del Musashino sull’ARC nel numero di agosto di Afternoon mi ha fatto uno strano effetto. Quelle non erano più semplici pagine disegnate, dato che quello che vi succedeva era vero come la realtà.La vittoria… aveva un sapore incredibile.Per chi è interessato, la gallery completa del mio ultimo viaggio in Giappone è qui

Garion-Oh

Eleven (Tokyo Side)

Quello di quest'anno è stato il mio 11° viaggio in Giappone, e per l'occasione ho avuto come guest stars tre trolli!

 

Ma andiamo con ordine. Ultimamente le mie vacanze sono sempre state basate sul binomio Tokyo-Osaka, ma dopo diversi viaggi le mete ancora inedite da visitare iniziavano a scarseggiare. Così da tempo avevo deciso che in questa occasione avrei incluso una terza tappa. Il luogo prescelto è stato Hakodate, ispirato da Noein. Questo post verrà dedicato alla prima tappa: Tokyo.

 

Arrivo in perfetto orario domenica 8 agosto alle ore 15:30. Dopo i passaggi all'immigrazione, alla dogana e dopo avere ritirato il railpass, prendiamo il Narita Express per Shinjuku. Qui ci rechiamo all'uscita ovest della stazione dove ci aspetta il bus navetta che ci porterà in hotel. Il bus navetta sarà proprio teatro di gag esilaranti nei giorni a seguire...

La prima cena prevede una visita a Katsuya per mangiare katsudon. Puntavo a un negozio nuovo che aveva appena aperto ma dato che non riuscivo a trovarlo (poi era semplicemente nell'isolato a fianco) ho accompagnato il gruppo al Katsuya dell'Omoide no Machi, in cui i piatti si ordinano dalla biglietteria in strada.

 

Il secondo giorno (ma primo effettivo di visita), l'obiettivo è Akihabara. Due membri del gruppo vogliono pero' vedere il Gundam a Shizuoka, quindi alla mattina dopo avere prenotato il bus per il Fuji e il treno per Hakodate, ci si sposta alla stazione centrale di Tokyo dove li si imbarca sul primo shinkansen per Shizuoka.

A questo punto i trolli sono pronti per raggiungere la mecca. Dato che avevamo appuntamento con DK e Onizuka davanti alla stazione, nel mentre che li aspettiamo iniziamo a girare intorno al Radio Kaikan. Dopo avere visitato il Liberty 13 (non c'era un cazzo) ecco arrivare DK coi Phoenix v3 OCE! Ha sia il mio che quello per il Muflone, ma dato che quando li estrae i tre trolli non sono molto convinti di prendere in consegna il Phoenix, ritiro io anche quello per Mu. Quindi si prosegue con la visita al resto del Radio Kaikan per poi separarsi in due gruppi. Io coi miei okyakusan ci dirigiamo verso Trader 3 e Liberty 8, mentre i trolli andranno al Mandarake Complex e al Book Off. Poi partiranno per la gay way (-> Ikebukuro) assieme a Onizuka e DK. Nel pomeriggio, dopo che uno dei miei okyakusan ha speso 80000 yen da Softmap (e ne aveva già spesi 20000 circa da K-Books) ci raggiungono i due ritornati da Shizuoka per un tappa al Gundam Cafè. Dopodichè mentre loro si recano da soli ad Asakusa, noi proseguiamo con gli acquisti. Alla fine cedo anche io comprando un paio di chogokin in orario quasi da chiusura (mancava poco alle 20). Anche la cena sarà separata. Noi andiamo da Uotami (da non confondere con Watami), mentre a quanto ne so i trolli visitano un sushi bar.

 

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Il giorno dopo ci si sposta a Kamakura. Durante il viaggio in treno Ryudo decanta la statua della Kannon di Ofuna (in senso negativo), parlando anche del mostro simile che si trova a Sendai. Arrivati in loco si prende la linea Enoden (quella che si vede in Aoi Hana). Scesi a Hase, dopo una visita alla spiaggia (caratterizzata come sempre dalla curiosa presenza di tende canadesi), ci spostiamo al Daibutsu dove Ryudo assaggia per la prima volta la Lamune. Quindi si torna in zona stazione per un pranzo a base di sushi. Nel pomeriggio una visita veloce all'Hachimangu e di seguito al Kenchoji, il più importante tempio Zen di Kamakura. E' un tempio poco battuto dal turismo, perche' bisogna fare un tragitto apposta per raggiungerlo. Lo sanno bene i trolli, che rischiavano di morire disidratati durante il tragitto. Eppure nonostante la sua locazione, alla biglietteria ci troviamo davanti una comitiva di romani. Spettacolare una delle donne del gruppo che si rivolge al monaco bigliettaio chiedendogli "un adulto". Il clou del sito era sicuramente il giardino con laghetto, davanti al quale il gruppo di trolli si è seduto in meditazione. Forse fin troppa, dato che una volta diretti verso l'uscita del tempio la troviamo chiusa! Segue ennesimo percorso a piedi per raggiungere la stazione di Kitakamakura, ma essendo ormai pomeriggio inoltrato non si rischiava più la vita sotto il Sole. Al nostro ritorno a Shinjuku io mi dirigo verso lo yami no shotengai, il turpe luogo per otaku malefici: il Mandarake di Nakano. Qui compro un paio di libri e desisto dall'acquistare qualcosa di cui so che mi pentirò a vita. >_<

Per cena volevo provare il nuovo localo della catena di Watami, il Wataminchi. Tuttavia durante il tragitto per il ristorante perdiamo l'Elfo (cosa che diventerà un leitmotiv della vacanza), quindi spiego a Ryudo come raggiungere il ristorante e intanto precedo i trolli. Ma, come si suol dire, ride bene chi ride ultimo! L'Elfo ritardatario una volta al ristorante ha una sgradita sorpresa: il piatto che ha ordinato è terminato. Percui la prodiga cameriera che si ostina a parlare inglese anche se io le parlo in giapponese (e' sempre cosi'. Se sanno l'inglese vogliono sfoggiarlo, echeccazzo!) subito gli consiglia un'insalata che secondo il suo giudizio è "very oishii". Dato che l'Elfo poi affermerà che si trattava di una vera schifezza (probabilmente un piatto preparato erroneamente che dovevano sbolognare), da quel momento il termine "very" diventerà un meme della vacanza, ma con un significato un po' diverso dall'originale inglese... :giggle:

 

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Il terzo giorno è quello che ci vede in trasferta al Fuji. Per raggiungere uno dei laghi del monte il metodo più comodo è l'autobus. In treno c'è da fare un cambio e le coincidenze hanno degli orari troppo distanti. Tuttavia anche viaggiare col bus ha i suoi inconvenienti: al lunedì quando abbiamo prenotato non avevamo trovato posto nell'autobus che volevamo prendere e quindi si era scalto il successivo, con orario di arrivo previsto per mezzogiorno. L'altro imprevisto è che... era l'11 agosto e tutti i giapponesi erano in viaggio. Strade congestionate e 40' di ritardo. Tuttavia il bus era molto comodo e la cosa non ha pesato più di tanto (lo sa bene Ryudo che ha dormito per tutto il tempo!). All'arrivo ci dirigiamo verso il lago Kawaguchiko, da dove si ammirerebbe una bellissima veduta del Fuji... se non fosse nuvoloso. :crying:

Pranziamo a un caratteristico ristorante udon/soba che avevo scovato nell'immensità della rete, con il tetto a capanna. Vista l'ora la cuoca/cameriera tuttofare ci dice di avere finito gli udon, quindi ci dobbiamo accontentare della soba. Particolare l'elenco del menù: invece di essere un classico foglio stampato è una tavola di legno con incisi i vari piatti. Ovviamente, solo in giapponese (ma per fortuna riesco a leggere tutto senza problemi). Dopodiche' si torna verso il molo sul lago. Ryudo vorrebbe fare un giro sulle barche a pedali a forma di cigno, ma poi il desiderio non si concretizza. L'Elfo invece si chiude in un bagno pubblico per 20 minuti a fumare. Arrivati al molo si fa il giro panoramico del lago su battello (dal sinistro nome francese: Ensoleille), dopodichè si passa al gelato pomeridiano (specialità locale: gusto lavanda) e quindi ecco che finalmente un po' di nuvole si spostano e il monte si degna di mostrarsi. Tra la soddisfazione dei trolli si torna a casa. Anche se il tanto millantato Mandarake sotto il lago non lo si è visto :goccia:

Tornando in stazione col bus, si passa davanti al Katsuya che non avevamo trovato la prima sera. Quindi per mozione generale si decide di andare lì.

 

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Il quarto giorno ci vede andare alla mattina al tempio Meiji ad Harajuku. Dopo la visita al tempio, caratterizzata dagli ema (le tavolette di legno votive) riportanti i messaggi più disparati (a cui i trolli contribuiscono egregiamente) ci si reca a piedi fino a Shibuya. Ma ecco che... mentre si scende verso la piazza di Hachiko, sulla sinistra appare un Apple Store! All'interno, utilizzo libero degli iPad! I trolli si scatenano! Dopo avere verificato l'inutilità del prodotto, si attraversa la stazione di Shibuya per giungere Sakuragaoka, sulla cui sommità si trova un famires della catena Jonathan's. Qui i trolli rivivono le atmosfere di Working, scoprendo anche misteriose botole sul soffitto! Ma la tragedia è dietro l'angolo: l'Elfo porta da bere a Ryudo quella che sembrava aranciata! In realtà era succo di carota con qualche altra verdura. Ryudo respinge la bevanda, ma quando Burumaru si assenta per andare al bagno viene corretta con del tabasco per poi venire offerta al pover cane al suo ritorno. "Ormai è qui, bevila almeno tu". Povero, povero Buru... :crying:

Il tempo si guasta un po' e inizia a piovere leggermente. Mentre i trolli si dirigono a Odaiba il mio gruppo visita il Mandarake e poi gli Animate. Quindi ci aspetta la cena con un dei giapponesi miei conoscenti. Cena per modo di dire, dato che l'appuntamento era alle 17! Ad ogni modo, mentre eravamo nei negozi la pioggia cessa, quindi per il resto della giornata non ci sono imprevisti.

Dopo cena decidiamo di visitare la Tokyo Tower by night. Era piena di gente. Per arrivare al secondo piano panoramico ci è toccata fare una coda di 40 minuti. Alla fine ce ne torniamo soddisfatti in hotel, quando ormai è quasi mezzanotte.

 

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Il quinto giorno è quello che ci vede dare l'addio a Tokyo. Dato che il treno per Hakodate parte all'una (*), la mattina abbiamo tempo per girare ancora per Shinjuku. Lasciati i bagagli nella hall dell'hotel dopo il check-out, spedisco i pacchi con gli acquisti e poi accompagno il gruppo in visita al Tokyu Hands e alla Kikokuniya di Shinjuku. Il Tokyu Hands è un grande magazzino rinomato per contenere cose utili ma anche articoli che l'Elfo definirebbe "nippostranezze"(lungi da me elencarle qui). La Kinokuniya invece è una catena di librerie che vede a Shinjuku un punto vendita immenso con un piano dedicato solo ai manga. Ad ogni modo a metà mattina si torna in hotel a recuperare i bagagli, e poi si parte.

 

(*) il piano originale prevedeva di partire alla mattina presto, ma dato che nel periodo dell'obon i giapponesi viaggiano molto, troviamo 8 posti (tutti separati e su due carrozze diverse) solo per il treno che parte all'una.

 

Tsuzuku!

Garion-Oh

Eleven (Osaka Side)

L'aereo atterra in perfetto orario all'aeroporto del Kansai. Recuperati i bagagli ci dirigiamo verso la stazione ferroviaria. Tuttavia, appena usciti dall'aereoporto ci aspetta la dura realtà!

Ryudo dopo 3 passi si volta indietro e cerca di ritornare ad Hakodate. Troppo tardi. :frown:

Ormai siamo a Osaka, dove il tasso di umidità si sente anche a notte fonda e dove il fresco dell'Hokkaido appare come un miraggio. Ad ogni modo, ci facciamo la nostra oretta di treno e per le 22:30 siamo in hotel.

Sorpresa: dato che abbiamo prenotato direttamente via internet, abbiamo diritto ai coupon per la colazione e all'acqua gratis. Dopo avere depositato i bagagli si riparte per la cena. Orbene, nonostante Osaka sia una metropoli dalla vivace vita notturna (al contrario di Hakodate :whistle: ), non è che nemmeno qui i comuni ristoranti rimangano aperti oltre le 11 di sera (ad ogni modo è lo stesso anche a Tokyo). Quindi l'unica è cercare degli izakaya che rimangano aperti fino a notte fonda. Si da il caso che sappia dove si trovano a Dotonbori.

Dotonbori è *il* quartiere dei ristoranti di Osaka, città già famosa proprio per la sua cucina. Sorge lungo il canale omonimo, ed è uno sfavillio di luci e insegne mobili. In questa occasione ci rechiamo al Bikkuri Donkey, una catena a metà fra il famires e l'izakaya che ha aperto da circa due anni anche un locale in piena Dotonbori. Il Bikkuri Donkey ha una struttura interna molto caratteristica, perchè sembra di visitare delle vecchie cantine. La base del suo menù è l'hamburger (fatto non si sa con che carne, ma meglio non indagare). La prima serata a Osaka finisce così, senza brividi particolari.

 

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Il secondo giorno ci alziamo a un orario moderato alla mattina e ci dirigiamo per colazione da Starbucks. Data la sua assenza ad Hakodate, cominciavo a sognarmi le ciambelle! Ovviamente chi preferisce, può fare colazione in hotel col coupon. O fare colazione sia in hotel che da Starbucks! Il nostro hotel si trova vicino alla stazione di Shinsaibashi. Da qui prendiamo la metropolitana fino alla stazione di Osaka, dove tramite il Super Express raggiungiamo Kobe. Quindi prendiamo un locale e scendiamo alla stazione di Shin Nagata. Perchè mai vi chiedete? Beh, è qui che si trova la statua in scala 1:1 del Tetsujin 28! Certo, statua è un po' riduttivo come termine, dato che è stata realizzata tutta in metallo! Scattata qualche foto, riprendiamo il treno e torniamo a Kobe. Qui andiamo a piedi fino al porto - al centro commerciale Mosaic - dove è possibile mangiare il manzo di Kobe spendendo pochissimo (se si prende il menù turistico, ovviamente). Il pranzo soddisfa tutti e come ciliegina finale ci rechiamo lì vicino a un negozio della catena Crazy Crepe, famosa per offrire una grande varietà di scelta. La parentesi a Kobe si chiude con la visita al negozio Ghibli che si trova sempre all'interno del complesso Mosaic.

Per il pomeriggio si torna a Osaka. In stazione ci separiamo in due gruppi: c'è chi preferisce visitare qualcosa di turistico e si reca al castello di Osaka. Per gli altri invece è il momento della visita al quartiere otaku della città: la DenDen Town, chiamata dai giovani giapponesi però Ponbashi (diminutivo di Nipponbashi, il quartiere che ospita questo complesso di negozi).

Prima di raggiungere la Ponbashi vera e propria però ci dirigiamo al Mandarake Grand Kaos, che è comunque molto vicino. Dopodichè i trolli hanno finalmente modo di vedere il lato Osaka del modellismo, con il suo famigerato caos espositivo. Tuttavia personalmente rimango molto male nel vedere che il caratteristico cavalcavia che si trovava proprio al centro del quartiere è stato smantellato. La DenDen Town non sembra quasi più lei. In effetti, anche qui molte cose stanno cambiando negli ultimi anni.

La sera il gruppo si ricostituisce ed è il momento di andare a cena. Il ristorante scelto è uno di quelli più tipici e famosi: Creo-Ru, maestro nell'okonomiyaki. Noi però lo chiamiamo simpaticamente "il Lurido", per via della sporcizia accumulatasi negli angoli delle piastre roventi. Ryudo però avrebbe anche qualcosa da ridire sul sistema di riscaldamento delle piastre stesse (dei tubi ciondolanti sotto il tavolo), ma facendosi il segno della croce mangia e apprezza.

 

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Il terzo giorno ci vede in visita a Kyoto. Dopo avere preso il Super Express dalla stazione di Osaka e dopo mezz'ora abbondante di corsa in autobus, approdiamo al Ryoan-ji, il famoso tempio zen noto soprattutto per il suo giardino asciutto. Tuttavia l'ambiente è diventato un po' troppo turistico e non c'è quella pace necessaria a godersi lo spirito zen. Terminata questa visita ci dirigiamo a piedi verso il padiglione d'oro, ma prima di raggiungerlo ci fermiamo a un ristorante della catena Kura-sushi che serve sushi *senza* wasabi, a *105 yen* a piattino.

Scorpacciata.

Ed eccoci quindi proseguire verso il padiglione d'oro. Grande successo la riscuote la campana di bronzo che si trova prima dell'ingresso vero e proprio, che grazie a una piccola cifra può essere suonata anche dai turisti. Burumaru infatti si cimenta subito.

Il padiglione in sè invece è una semplice cornice da fotografare, dato che non si può visitare all'interno. E comunque si tratta di una ricostruzione dell'edificio originale, percui la sua funzione è puramente estetica. Dopo avere espletato il percorso di visita, riprendiamo un autobus e ci rechiamo in stazione. Una volta tornati a Osaka ci aspetta la visita allo Yodobashi Camera, dove riesco finalmente a trovare la Dotabattan (unico negozio in tutte le città visitate che lo aveva). Quindi è il turno del Mandarake di Umeda. Giù nelle vie sotterranee, attreaverso un dedalo di stradine e negozi, arriviamo fino alla destinazione. Qui trovo una chicca: il libro dei settei di Turn A Gundam, completo di intervista a Tomino. Le visite giornaliere si chiudono qui. Per la cena ci dirigiamo a un ristorante self-service della catena Hanamaru, famoso per i suoi prezzi bassissimi e per le crocchette di patate (chiamate da noi "crocchette di Kirino", in riferimento a quelle di Bamboo Blade).

 

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Il quarto giorno partiamo alla volta di Miyajima. Partendo dalla stazione di Shin Osaka prendiamo lo Shinkansen per Hiroshima. Qui un trenino locale ci porta a Miyajimaguchi, dove saliamo a bordo del ferry boat che ci conduce a Miyajima.

Il caldo è massacrante. Inoltre la marea è molto bassa, percui sulla spiaggia è pieno di alghe in stato di decomposizione. A completare il quadretto, ecco anche l'olezzo tipico dei daini, simpatiche bestiole che a Miyajima girano indisturbate per le vie del paesello. Mentre i trolli visitano il tempio di Itsukushima (quello famoso con il torii rosso in mezzo al mare), io e i miei okyakusan (che abbiamo già plurivisitato il loco) li aspettiamo all'uscita girovagando per i negozietti di ricordini. Per pranzo accompagno il gruppo a mangiare l'hiroshimayaki, una variante locale dell'okonomiyaki che prevede della soba inserita fra due sottili strati di okonomiyaki. Dopo pranzo ritorniamo a Hiroshima, dove i trolli si recano a visitare il Genbaku Dome e il parco della pace, mentre io rimango con gli okyakusan in zona stazione (il parco era già stato visitato negli anni passati). Quando ci ritroviamo verso le 16, accompagno il gruppo nei piani interrati sotto la stazione, dove fra i vari negozi ce n'è uno che prepara taiyaki sul momento. Ma oltre al classico ripieno di marmellata di fagioli, qui ci sono anche le varianti alla crema e al cioccolato!

Tornati a Osaka sempre con lo Shinkansen, si rientra in hotel. Qui i trolli vengono a trovarmi nella mia stanza per vedere l'artbook di Turn A comprato il giorno prima. Tuttavia mentre parliamo mi ricordo che quel giorno c'era la finale del Koshien e quindi accendo la televisione proprio in tempo per vederne la sintesi. Non ne ho mai parlato nei precedenti diari, ma l'appuntamento serale per seguire i risultati delle partite era per me praticamente irrinunciabile. Nel lungo viaggio verso la finale ho visto la squadra vincitrice dell'anno scorso ripresentarsi al torneo (un evento rarissimo) e perdere poco dopo. Ho visto l'avanzata del Tokaidai, la squadra di Kanagawa che sembrava proprio imbattibile... ma in finale si è schiantata contro il Konan di Okinawa, già vincitore del Senbatsu (quello che viene chiamato scorrettamente come "Koshien di primavera"). Per 13 a 1 il Konan entra quindi nella leggenda, dato che la doppietta è riuscita solo 6 volte in 82 anni.

Per la cena il gruppo decide di tornara dal Lurido, visto l'alto gradimento dell'altra serata.

 

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Il quarto giorno prevede alla mattina una visita a Nara. Partendo dalla stazione di Tennoji attraversiamo la cosiddetta regione di Yamato e arriviamo alla più antica capitale giapponese. Qui ci dirigiamo verso il Todaiji, dove è conservato il Daibutsu (più grande di quello di Kamakura, anche se solo di un paio di metri). Per farlo passiamo in mezzo al parco infestato dai daini (forse più puzzolenti di quelli di Miyajima). Dopo la visita, il pranzo prevede una specialità del posto: il kamameshi (riso in scodelle di alluminio, famoso per la crosticina che forma). A me piace molto, ma gli altri commensali non sembrano gradire molto. :goccia:

Risaliti sul treno ci dirigiamo direttamente alla stazione di Osaka, dove partiamo alla volta dell'Umeda Sky Building. Dalla sua cima si può osservare tutta Osaka dall'alto. Quindi il gruppo si smembra ancora. Io e i miei okyakusan ci dirigiamo direttamente alla DenDenTown, mentre i trolli si fermano al Gran Kaos. Sono gli ultimi scampoli degli acquisti, prima della partenza. Alla sera si cena ancora al Bikkuri Donkey e dopocena si fa un'ultima immersione allo Tsutaya di Dotonbori.

A questo punto la vacanza è davvero finita.

 

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La mattina dopo ci aspetta la partenza per l'aeroporto, l'attesa dell'aereo e il traumatico rientro in Italia. Questa volta ai trolli (che si fermano a Roma) va tutto bene, mentre invece il mio aereo in coincidenza per Milano è in ritardo di un'ora.

 

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Con questo è tutto. Spero di essere riuscito a trasmettervi quanto ci siamo divertiti questa estate. In quest'occasione mi preme comunque ringraziare Ryudo, senza il cui aiuto ci sarebbero stati intoppi vari lungo il percorso. :sisi:

 

Owari!

 

Raitoshi: Kyushu. :thumbsup:

Garion-Oh

Eleven (Hakodate Side)

Il treno per Hakodate partiva all'una dalla stazione centrale di Tokyo. Avendo la mattina totalmente libera volevo che arrivassimo con un certo anticipo per andarci a cercare un bento adeguato. Difatti nel mercato sotterraneo c'è un'ampia scelta, comprensiva di bento caldi. E invece... non è che siamo arrivati all'ultimo minuto, ma con 20 minuti circa di anticipo. Troppo pochi per andare al mercato, quindi ci si accontenta dei bento freddi venduti nei Kyosk sul binario.

Diciamo che erano commestibili.

Il viaggio comunque scorre tranquillo. Tempo tre ore e arriviamo ad Hachinohe, il capolinea dello Shinkansen Tohoku (ma ancora per poco... a fine anno verrà inaugurato il nuovo capolinea, la stazione di Shin Aomori). Ad Hachinohe abbiamo ben 12 minuti per scendere dal treno, salire le scale, scendere su un altro binario e prendere il Super Hakucho per Hakodate.

Anche qui, nessun problema.

Mentre viaggiamo, il paesaggio visibile dai finestrini si fa sempre più verde e disabitato. Infine ad Aomori il grosso dei passeggeri scende, e rimaniamo in pochi temerari ad affrontare lui! Il seikan tunnel! 50 km a 250 m sotto il livello del mare! Ma dopotutto nemmeno ce ne accorgiamo.

Usciti dall'altro lato è ormai notte (erano le 19:30 e il sole era già tramontato). Arriviamo quindi ad Hakodate per le 20:00.

La prima cosa che ci colpisce scendendo dal treno è che... c'è fresco! Sembra incredibile dopo 5 giorni a Tokyo, ma la mancanza di afa sembra un dono del Cielo!

Usciti dalla stazione ci avviciniamo al Toyoko Inn, scelto oculatamente perchè distante solo 200 m. Una volta registrato il nostro arrivo e ottenuto il possesso delle camere, ci dirigiamo alla volta del luogo dove ceneremo: il Daimon Yokocho.

Si tratta di un agglomerato di ristorantini da 8-10 posti ognuno, situato in una vietta nascosta. L'atmosfera fa molto festa paesana e ha la buona caratteristica di rimanere aperto fino alle 24. Mentre si gira alla ricerca di dove cenare, il gruppo si lascia attrarre dal ristorante chiamato "Crab House". Poi di granchio se n'e' visto poco, ma contava più l'esperienza in sè.

Ad ogni modo, finita la cena erano circa le 23. Ci dirigiamo verso l'hotel e notiamo... che ci siamo solo noi! Le strade sono tutte illuminate, ma non ci sono assolutamente pedoni in giro. E nemmeno automobili! Sembra una città fantasma!

In effetti documentandomi su Hakodate avevo letto una cosa tipo "Vita notturna ad Hakodate: non esiste", ma non pensavo si arrivasse a questi livelli! Sembrava quasi che ci fosse il coprifuoco. I conbini però erano regolarmente aperti, almeno quelli. :thumbsup:

 

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Il giorno dopo ci alziamo per le 9. Il primo problema è decidere cosa fare per colazione. Dato che ad Hakodate non esistono Starbucks, ci dirigiamo verso il bar della stazione. Risultato: bocciato.

Quindi alla stazione stessa prenoto un po' di biglietti dei treni per i prossimi viaggi e mi consulto allo sportello turistico per i mezzi da usare.

Essendo il primo giorno ad Hakodate il programma richiede di visitare Hakodate :whistle: . Dopo essere usciti dalla stazione però ci dirigiamo a un palazzo lì vicino per un sopralluogo particolare. Fuori non c'è nessuna insegna, ma secondo le mie indagini al settimo piano avrebbe dovuto trovarsi un Animate. Infatti cos' è. E' di dimensioni medie, ma i trolli ci sguazzano comunque. Finita la gita prendiamo il tram che ci porterà al Goryokaku.

Si tratta dei resti di una fortezza di fine '800 caratterizzata dall'avere una forma pentagonale. Tuttavia della fortezza vera e propria non rimane piu' nulla, perchè fu rasa al suolo in seguito alla battaglia della repubblica di Ezo, quella dove perse la vita il famoso Hijikata dello Shinsengumi.

Comunque, per vedere bene la forma a stella pentacolare del forte, i giapponesi hanno ben pensato di costruire una torre nelle vicinanze dello stesso: la Goryokaku Tower.

Essendo la città di Hakodate priva di grattacieli alti, si gode una bellissima vista oltre che del forte, di tutta la baia fino al monte Hakodate.

Segnalo che in questa occasione l'Elfo si era messo a cercare dove poteva essere il Book Off, orientandosi con una cartina che aveva fotografato col suo Wildfire.

Scesi dalla torre entriamo nel forte vero e proprio. Sorpresa! Proprio a fine luglio era stata inagurata l'apertura della ricostruzione dell'edificio del magistrato, basandosi sui piani e sulle foto dell'epoca. Ovviamente essendo l'edificio nuovo di pacca, non ricrea esattamente l'idea di visitare qualcosa di storico. Molti lo ribattezzano "l'Ikea", per via del legnamo utilizzato. Ryudo poi non perde occasione di fare notare come lo abbiano riempito di sistemi tecnologici in contrasto con la "perfetta ricostruzione storica".

Usciti dal Goryokaku andiamo a pranzo in un kaiten sushi. Si tratta di Sushi Kantaro. Ne avevo letto un gran bene nelle mie ricerche e di fatti il locale è strapieno e dobbiamo aspettare un po' per poterci sedere. Ma poi a conti fatti a nessuno di noi è parso essere un sushi così eccezionale...

Dopodichè ci dirigiamo a piedi verso la stazione JR Goryokaku (distante circa 1 km). Lungo la strada proviamo anche a cercare il Book Off, senza fortuna. Comunque, una volta raggiunta la stazione abbiamo una ennesima dimostrazione pratica che l'Hokkaido non è Tokyo: il primo treno era dopo quasi un'ora. Vabbè, si aspetta.

Tornati in hotel ci si da una rinfrescata e verso le 18 si parte per il monte Hakodate. L'idea è di salire quando fa ancora chiaro e rimanere lì fino a dopo il tramonto.

Difatti è proprio quello che facciamo. Comunque si vede che si tratta della principale attrazione di Hakodate, dato che è pienissimo di gente. La coda per la funivia non era tanto lunga, ma poi sul monte i luoghi panoramici sono presi d'assalto.

Terminata questa visita scendiamo verso il porto e ceniamo all'Hakodate Beer Hall. Si tratta di uno dei vecchi magazzini in mattoni rossi convertito in ristorante. Qui le specialità sono la birra dei pionieri, la birra viola (ma direi più nera che viola) e la salsiccia da 45 cm!

Terminata la cena si decide di fare una puntata a un conbini dove si comprerà la colazione per la mattina dopo, vista l'inaffidabilità (=fa schifo) del bar della stazione. Gettonatissimi sono i minibrick con il latte dell'Hokkaido.

 

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Ed eccoci a domenica 15 agosto. Il programma del giorno ci vede in trasferta a Matsumae, luogo disperso lungo la costa dell'Hokkaido e famoso (?) per ospitare l'unico castello dell'isola. Per raggiungerlo dobbiamo prima fare 40 minuti con il Super Hakucho fino a Kikonai e quindi prendere un bus che con un'altra ora e mezza ci porterà alla cittadina. Questa volta il mezzo non è particolarmente comodo, ma ci si accontenta. Dopo avere passato innumerevoli paeselli tutti uguali, finalmente arriviamo a destinazione.

Beh, mmh. Matsumae era stato scelto come meta anche perchè in questi giorni ospitava un matsuri. In effetti vediamo le strade interne del paesello disseminate di bandiere che sottolineano l'evento.

Comunque, tanto per iniziare ci dirigiamo al castello. Si tratta di un semplice mastio a 4 piani, ristrutturato con una bella scala in cemento che ne agevola la visione (potete già sentire Ryudo porconare in sottofondo). All'interno però ci sono delle cose carine. Al primo piano sono conservate delle suppellettili ainu, mentre negli altri piani spade e armature relative alla storia del castello. Usciti ci troviamo di fronte alla leggere pioggerellina nebulizzata tipica del Giappone. Qui però va a banchi e quindi è un continuo aprire e chiudere l'ombrello.

Ordunque, di fianco al castello trovo l'ufficio informazioni che mi indica dove si tiene il matsuri. Peccato che in quel giorno cominciava alle 17 (mentre il giorno prima cominciava alle 13). Ad ogni modo scendiamo alla piazzola dove dovrebbe trovarsi e osserviamo sconsolati la pochezza degli stand presenti. Ma visto che è ora di pranzo cominciamo a vagare per il paese alla ricerca di un posto dove mangiare: la scelta cade su un ristorante di soba/udon. Al nostro ingresso credo che i villici ci abbiano visto come degli alieni appena scesi da Marte! Comunque il pasto non era male. A parte la vecchia che non trovando più la confezione dei cleenex era venuta a cercarlo da noi. D'altronde chi poteva essersene appropriato se non degli sporchi gaijin? Invece no, era stata una bambina locale, tiè!

A questo punto si decide di prendere il prossimo bus e tornare ad Hakodate. Questa volta ci tocca un bus più comodo e che passa all'interno della regione invece di fare il giro della costa. Arriviamo ad Hakodate per le 16 e decidiamo di riposarci un po', in attesa della cena. Il giorno prima andando al Goryokaku avevamo notato come la zona fosse ricca di ristoranti e karaoke, quindi con la speranza che il centro della vita notturna sia lì, decidiamo di fare una sortita.

Questa volta però andiamo in treno, e scendendo alla stazione di Goryokaku troviamo... il Book Off che il giorno prima avevamo mancato! I trolli ci sguazzano.

Dopodichè tenendo la Goryokaku Tower come riferimento ci avviciniamo alla zona ristorantifera. Erano più o meno le 20, ma ad Hakodate era come notte fonda.

Scegliamo il ristorante basandoci dai menù appesi all'esterno e per una volta andando alla cieca ci va bene. Dopodichè entriamo in un karaoke lì a fianco dove Ryudo vorrebbe ripetere le gesta della serata in karaoke che ha passato a Tokyo con DK. Il problema è che solo io so leggere i testi, percui fanno cantare quasi tutto da me. L'unica canzone che riscuote un successo generale (dato che tutti se la ricordavano a memoria) è stata "yakusoku wa iranai", la opening di Escaflowne.

Terminata l'ora in karaoke usciamo all'aperto e scopriamo che... non c'è in giro nemmeno un'anima! Rassegnati torniamo in albergo. A piedi. Dico ai trolli che in fondo sono solo 2 km (in realtà erano 4, ma forse se ne sono accorti da soli!). Durante il tragitto troviamo un combini sconosciuto, in cui un mio okyakusan trova degli snack al formaggio gusto Lamune. Ovviamente li compra e li fa assaggiare a tutti: una schifezza immane. E così si conclude la giornata...

 

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Il programma del terzo giorno è semplice: visita dei luoghi di Noein. Dopo avere fatto colazione nella hall dell'hotel (con il latte comprato al combini) andiamo a Motomachi, il quartiere che si trova sulla salita per il monte Hakodate. I primi edifici che incontriamo sono le famose chiese straniere. Innanzitutto quella cattolica, spingendoci fino al suo interno (e bisogna togliersi le scarpe). Poi ci sarebbe la chiesa ortodossa, ma è in restauro e quindi poco attraente per una visita. Quindi è il turno dell'ex consolato inglese, che si trova appena sopra al parco Motomachi. Qui visitiamo il parco stesso, che in Noein era ben rappresentato. Appena prima di questa zona, sulla destra c'è la famosa Dogenzaka, la strada che scende fino al mare. Sarebbe bella da fare con gli skateboard, a patto di fermarsi prima!

Il viaggio prosegue ancora, e superiamo una scuola media e una elementare. Alla media vediamo degli studenti che hanno appena finito di allenarsi a baseball. Dopo avere passato due templi, ecco che arriviamo all'ultima tappa noeiniana: il cimitero degli stranieri. Nell'anime, complice l'atmosfera notturna, sembrava un posto ampio, mentre invece è un piccolo fazzoletto di terra con una decina di tombe.

Terminata la nostra visita scendiamo dal monte e ci riavviciniamo al porto, arrivando alla meta decisa per il nostro pranzo: il Lucky Pierrot. Si tratta di una catena di fast food presente solo ad Hakodate, con ben 15 punti vendita. Ogni negozio è agghindato in maniera particolare. Quello da noi scelto (per comodità) è sullo stile delle giostre. Percui cavalli di legno e altalene ciondolano per il locale. Tuttavia noi troviamo posto in tavoli comuni. Un'altra caratteristica di questa catena è il suo menù: hamburger particolari che è possibile trovare solo qui, come quello alla capasanta o al calamaro. Ma soprattutto il mitico Futoccho, alto 30 cm e contenente svariate cose (hamburger, cotoletta, uova...). Nel nostro gruppo sono in tre a ordinarlo, e al momento della consegna la cameriera arriva... suonando un campanaccio per sottolineare l'evento! Tuttavia sarà la performance dell'Elfo a rimanere scritta negli annali: infatti nel tentativo di smontare l'hamburger causa la caduta di parte di esso sul suo Wildfire nuovo di pacca. :pazzia:

Dopo pranzo il gruppo si divide. Alcuni rimangono a riposare il albergo, mentre io, i trolli e un okyakusan decidiamo di visitare lo Tsutaya locale che si trova in zona Goryokaku. Mi ero sincerato di controllare online che avesse una zona recicle. In effetti c'è, ma è così striminzita da poter essere considerata inesistente. Visto il viaggio inutile decidiamo di pacificarci tornando da Animate.

La sera per cena visitiamo l'Hakodate Beer, un locale snob con tanto di pianobar, famoso per la produzione di birre locali (fra cui la famigerata viola, quella autentica). Diciamo che alla fine è una cena senza infamia e senza lode. Ad ogni modo si va a dormire presto, dato che l'indomani ci aspetta una levataccia.

 

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Il quarto giorno in Hokkaido ci vede partire per Sapporo. Saliti sul Super Hokuto alle 7 di mattina, ci aspettano 3 ore di viaggio per giungere a destinazione. Il viaggio scorre tranquillamente. Guardando fuori dal finestrino non posso fare a meno di non notare alcune case con colori improbabili, tipo blu elettrico o arancione fluorescente. :ph34r:

Notando che il treno prevede una fermata a Shin Sapporo, decido di scendere lì, dato che è la stazione più vicina alla nostra destinazione: il villaggio dei pionieri.

Si tratta di una zona alla periferia di Sapporo dove sono stati spostati vari edifici storici di inizio '900, provenienti da tutto il Giappone. Come ingresso è adibita la vecchia stazione ferroviaria di Sapporo. A sorpresa, la biglietteria ci consegna oltre al depliant a colori del parco, dei fogli A4 con la traduzione in italiano!

La google car è passata anche per le strade del villaggio. Chi vuole farci un giro virtuale può cercare queste coordinate(43.048083,141.497201) su google maps e attivare la street view.

Il parco è diviso in varie zone: il centro cittadino, il villaggio dei pescatori, il villaggio degli agricoltori, il villaggio dei falegnami. E' possibile visitare tutte le varie case e entrarvi all'interno. In alcune si può visitare solo l'ingresso, in altre si può anche salire ai piani superiori. Dopo un iniziale smarrimento (le prime case erano di stile inglese, e Ryudo stava già sbuffando in sottofondo per l'improbabilità della ricostruzione storica visto che all'interno c'erano anche moderni sistemi antincendio), ci troviamo catapultati in un vero Giappone di fine '800. Per fare un paragone, in alcuni punti sembra di essere entrati nella realtà storica di Haikarasan ga tooru (Mademoiselle Anne). Usciti dal villaggio verso l'una e mezza prendiamo l'autobus che, dopo un'ora circa di viaggio, ci porterà direttamente nel centro cittadino. Qui, dopo avere superato Odori Koen, arriviamo alla meta per il nostro pranzo (e sono ormai quasi le 15): Ramen Yokocho, il vicolo dei miniristorantini di ramen. Il posto è molto rinomato e forse essere arrivati così tardi è una fortuna, perchè non abbiamo problemi a scegliere dove pranzare. Una delle specialità più rinomate è il ramen al granchio, e in molti vi si cimentano.

Dopo pranzo ci aspetta una visita al "Mandarake più a nord del Giappone", che si rivelerà una vera delusione (io non compro nulla, ma altri escono cmq con qualcosa in mano... per esempio Burumaru con l'enciclopedia di Xabungle). Dopodichè ci rechiamo alla stazione di Sapporo dove ci aspetta il treno e altre tre ore di viaggio. Alcuni decidono di comprarsi qualcosa da mangiare durante il viaggio, disertando poi la cena che si terrà al Daimon Yokocho di Hakodate (questa volta a base di tempura).

 

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Il quinto giorno è quello della partenza, ma essendo il volo programmato per le 18:40, abbiamo la giornata discretamente libera prima di recarci in aeroporto. La mattina quindi visitiamo il mercato del pesce, col mitico monumento al calamaro. Lì vicino fra l'altro nuotano pacifici dei calamari in una vasca. Fa un po' impressione vedere i giapponesi che se li pescano e poi si fanno preparae un sashimi all'istante per colazione. Dopodichè ci dirigiamo verso il mare in cerca di qualcosa da fare. In lontananza si vede l'Isola Verde, il parco in mezzo al porto di Hakodate e decidiamo di recarci lì. Per raggiungerlo costeggiamo tutta la zona portuale, cercando di non intralciare chi sta lavorando, arrivando fino alla zona dei magazzini in mattoni rossi. Uno di essi era quello che conteneva l'Hakodate Beer Hall. Ma gli altri? Negozi! Di chincaglierie varie, dolci, ricordini e quant'altro (perfino un negozio di carillon). Ci perdiamo più tempo del previsto, e una volta usciti è già ora di pranzo. Ma in quella zona che ristorante si può scegliere? Il più vicino era... il Lucky Pierrot. E così si fa il bis. Mitica l'osservazione di Burumaru al riguardo "sembra identico a quello che abbiamo già visitato". Eh già. E' perchè era proprio lo stesso!

Stavolta però niente Futoccho! In compenso la voce squillante di una delle cameriere risuona per tutto il locale, divertendo molto noi gaijin!

Dopopranzo raggiungiamo l'isola verde dove ci diamo al relax spudorato (con Ryudo che imita la cameriera del Pierrot e il suo "okyakusan, omatase shimashita!). Verso le 15 ripartiamo per l'hotel, dove recuperiamo le valigie. Quindi ci aspetta il bus per l'aeroporto. Arrivati, dopo avere sbrigato il check-in ci dirigiamo all'area ristoro in cerca di qualcosa da mangiare. Infatti il volo partiva alle 18:40, ma con l'arrivo previsto alle 21:00 e l'ora di treno per raggiungere l'hotel a Osaka si prospettava una cena a notte fonda.

Passato il controllo dei bagagli a mano ci accomodiamo nella saletta d'attesa per il volo. Anche qui si trova qualcosa da sgranocchiare e io compro lo "shiroi koibito", il cioccolato bianco specialità dell'Hokkaido. A questo punto avviene un fatto increscioso, dato che l'Elfo viene colto in flagrante mentre esce dal bagno delle donne! Ce ne si chiede il perchè!

L'aereo parte in orario e si dirige verso Osaka. Dal mio lato finestrino ho una cartolina ricordo di Hakodate (poi sull'aereo si continuerà a trollare l'ANA gUndam, ma questa è un'altra storia :doh: ).

 

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Tsuzuku!

Garion-Oh

Dieci

Questo è il primo di tre post in cui parlerò della mia ultima vacanza in Giappone. Si intitola “Dieci” perché si trattava del mio decimo viaggio nella terra del Sol Levante.

 

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Dunque, che dire? L’avventura inizia già all’aeroporto quando in attesa dell’apertura del gate per imbarcarmi mi raggiunge la notizia di Tokyo colpita dal terremoto. Magnitudo 6,9. Urca. Il terremoto che distrusse Kobe era di magnitudo 7,1 e quindi un po’ mi preoccupo, ma visto che il volo non viene cancellato direi che non è successo nulla di grave. Difatti a Tokyo non era successo nulla di nulla. In seguito a una seconda scossa nel giorno successivo (che mi ha svegliato nella notte) è invece crollato un tratto dell’autostrada nella prefettura di Shizuoka. Le prime immagini televisive mostrano il tratto franato con già le ruspe all’opera per mettere in sicurezza la strada.Ma l’arrivo a Tokyo viene viziato da un altro evento naturale: il tifone. Questa per me sì che è stata una prima esperienza (mentre i terremoti li avevo già sentiti). Dire che c’era il diluvio universale è poco. Giunto alla stazione di Shinjuku mi dirigo coi miei compagni di viaggio all’uscita ovest e raggiungiamo l’hotel con i taxi (normalmente la si farebbe a piedi, ma con quella pioggia…). Dato che l’arrivo è stato in mattinata (con un’ora di ritardo, ma grazie ad Alitalia) il pomeriggio prevedeva una escursione al Mandarake di Nakano. Anche con la pioggia rimane una meta fattibile, visto che è all’interno di un centro commerciale. Comunque una volta usciti dall’hotel la pioggia era cessata… solo che c’era un’afa incredibile. A Tokyo quando d’estate piove non si rinfresca per nulla l’aria, anzi diventa tutto più umido e afoso! Il secondo giorno prevedeva due mete, ma quella della mattina salta perché uno dei miei compagni di viaggio non si sente bene. Dato che è piuttosto preoccupato (fitte in zona appendice…) si decide di portarlo all’ospedale per una visita. A Nishi Shinjuku c’è giustappunto la Tokyo Medical University Hospital (sì, un ospedale universitario! Visto che traduco Team Medical Dragon sarà un caso? Il mio amico che il manga lo legge, non si sente tanto sicuro). Vabbè, in sostanza siamo arrivati lì alle 9 di mattina, abbiamo fatto la ID Card, poi la visita medica, le lastre, l’ulteriore visita e per le 12 eravamo già fuori. Il dottor Asada ce l’avrà perché i dottori giapponesi pensano solo alla carriera, ma in quanto a efficienza c’è comunque molto da imparare da loro. Ah, il mio amico aveva solo un po’ di stress (ma trattandosi del suo primo volo intercontinentale, capisco che certi effetti collaterali possano manifestarsi). Ad ogni modo, ho dovuto ovviamente fare da interprete per spiegare al dottore giapponese i sintomi e tutto quanto, del fatto che eravamo appena arrivati da un volo intercontinentale, ecc… Quando gli ho detto che vivevo anche io in Italia è rimasto stupito, perché da come parlavo pensava che abitassi in Giappone. Beh, in realtà non è che parli il giapponese così bene, ma suppongo che il mio conoscere tutti i termini medici lo abbia ingannato. Sapesse dottore, sapesse! Dopo questa avventura non preventivata (col senno di poi visitare un ospedale giapponese è stato carino, anche se lì per lì non è stato per nulla divertente) riprende il nostro viaggio turistico. Dato che ogni volta accompagno gente che in Giappone non ci è mai stata, mi tocca tornare più o meno nei soliti posti. Beh, come guida è un vantaggio perché so già come muovermi, che ristorante scegliere, e cose del genere. C’è da dire però che anche se ormai conosco certi luoghi di Kamakura a menadito (tipo il tempio di Hase e il Grande Budda) tornarci per andare al Kaiten Sushi coi sushi extra (la fetta di pesce è lunga tre volte il blocchetto di riso!) e mangiare il gelato alla patata (Murasaki imo, è viola. Ed è buonissimo quello che vendono a Kamakura) è sempre un buon incentivo! Io non sono un mangione, ma a certe specialità giapponesi non so proprio dire di no. D’altronde nell’assolata estate giapponese cosa c’è di meglio del sushi e del gelato? La melon soda! Ne bevo talmente tanta che a un certo punto inizio a pensare che mi scorra nel sangue :-D Due parole sull’estate in sé. So che molti evitano di andare in Giappone d’estate per il caldo afoso (ma mi pare che quest’anno in Italia sia stato anche peggio), ma io mi ci sono sempre trovato benissimo. Certo, in primavera è tutto fiorito e in autunno le foglie rosse colorano in modo incredibile in giardini, ma l’estate ha le cicale, un’atmosfera di tempo immobile molto palpabile (l’estate infinita! A volte credo che esista davvero), specie in certe località fuorimano. Ovvio, se si è sensibili alla luce solare può essere un guaio, ma per quanto riguarda l’idratazione non c’è problema, vista la densità con cui le macchinette che vendono bibite sono distribuite sul suolo giapponese. A dispetto del caldo però, ci sono sempre in giro un sacco di turisti. E quest’anno ce n’erano un sacco di italiani. Sono proprio passati i tempi in cui quando incontravi un italiano ti ci fermavi a parlargli visto il raro evento. Quest’anno mi pareva che tutti gli occidentali che si potevano incontrare fossero italiani. Di fatto, di solito quando ne vedevo qualcuno in difficoltà intervenivo per aiutare, ma quando ti trovi davanti una comitiva composta da una decina di persone che si muove a cazzo, che non si sa bene perché sia lì e che si esprime irridendo i locali usando il proprio dialetto d’origine beh… fatti vostri. Statevene nel vostro brodo ;-)La parte di vacanza dedicata a Tokyo la concludo con la visita di Odaiba e del Comiket. Il primo obiettivo è decisamente il Gundam che però sinceramente… mi ha deluso. Perché? Beh, perché si tratta di un model kit in scala 1:1. Tomino sarà stato anche contento della cosa (temeva che sembrasse una vera arma da guerra), ma a me ha lasciato un po’ freddino. Forse anche perché quello era il Gundam ver. Ka! Non ha senso che per celebrare il trentennale della serie del 1979 facciamo come statua una rielaborazione successiva all’originale! Sulla strada visito anche il centro commerciale vicino alla fermata di Daiba (teatro del primo episodio di Tokyo Magnitude 8.0) e quindi è ora di quella gabbia di matti che è il Comiket. Al piano di sotto ci sono le dojinshi, che quest’anno ho bellamente evitato. Sul tetto invece ci sono i cosplayer e gli stand delle case editrici. Quest’anno è stato stimato che nei 3 giorni della manifestazione ci siano stati 560000 visitatori, quindi diciamo che io la domenica ne avrò visti 180000. A me continua a sembrare incredibile che una tale massa di gente si muova per delle dojinshi. Per avere i gadget limited che vendono agli stand delle case editrici invece già un po’ lo comprendo, ma quest’anno in esposizione c’erano solo serie discutibili, e quando lo stand più visitato è quello della Rondo Robe si capiscono molte cose. Poi quando c’è qualche intervento di una doppiatrice è il finimondo, la paralisi totale!

 

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La vacanza prosegue poi nel Kansai, con base a Osaka. Qui l’atmosfera è più rilassata rispetto a Tokyo. C’è da dire che Tokyo nella sua freneticità è comunque molto ordinata. A Osaka pure c’è molto ordine, ma la popolazione è più rilassata (così come l’esposizione delle merci, ma ne parlerò in apposito post). Poi qui ci sono anche molte più mete turistiche di tipo storico, ed aiutano a dare un’aria più spirituale alla visita. Per quanto possano essere pieni di turisti, luoghi come il castello di Himeji, il castello Nijo e il tempio Kyomizu fanno sempre la loro figura. Poi Kyoto ha talmente tanti templi che ogni volta insieme a quelli più famosi da mostrare agli amici, ci inserisco sempre qualcuno di secondo piano. Questa volta è toccato al Tenryuji, tempio zen in quel di Arashiyama. Beh, i turisti non mancavano ma molti meno che in altri luoghi. Poi la zona periferica e l’atmosfera zen fanno il resto. A Kyoto poi c’è una catena di Kaiten Sushi che vende tutti i piattini a 100 yen e che non mette il wasabi nel riso. Risultato: scorpacciata! I miei piani prevedevano una sola visita al ristorante, ma visto il successo presso i compagni di viaggio si è fatto il bis! Sempre sul fronte delizie del palato, un altro appuntamento imprescindibile è Kobe col suo famoso manzo. La carne in Giappone costa cara, carissima, ma se si conoscono i posti puoi anche spendere 3600 yen in 4 persone ed uscire con la pancia piena! Potere dell’esperienza ;-) Il resto delle visite è nei classici luoghi per turisti come Nara e Miyajima. Quest’anno ne fa un po’ le spese Osaka città che non viene visitata per nulla, se si esclude la Den Den Town, ma sinceramente come città ha poco da offrire. Il castello con il museo dello shogun Mitsukini Mito è molto carino, ma l’ascensore interno lo squalifica un bel po’. Il ritorno a casa quest’anno parte dal fantascientifico aeroporto internazionale di Kansai, quello costruito sull’isola artificiale nella baia di Osaka. Come struttura è imponente, ma una volta arrivati al gate d’imbarco i negozi per i turisti non offronto moltissimo (mentre quelli di Narita sono pieni zeppi delle cose più disparate). L’arrivo in Italia prevede uno scalo all’aeroporto di Roma Fiumicino. Dopo due settimane in Giappone lo shock del ritorno in Italia è sempre fortissimo. Essendosi abituati ad altri ritmi, la disorganizzazione e l’inciviltà ti colpiscono come delle frustate. Un brusco ritorno alla realtà, direi. Arrivederci Giappone! Mata ne!

Garion-Oh

Un discorso fra amici

 

Estratto 2: sul sesso

 

Tomino: (a proposito delle impressioni lasciate da Il contrattacco di Char)
Furono blande, me l’aspettavo. E quelle che ci furono esprimevano tutte un
senso di incompletezza. È rimasto un forte ricordo di come il finale
sembrasse incompleto.

 

Anno: Quanta fretta. Il tempo passa spedito.

 

Tomino: Vero? Mi rendo conto che l’impressione sia stata che il film fosse
troppo corto. Però, era inevitabile. Ai tempi della prima proiezione al
termine della visione ci fu comunque l’accettazione che “è una cosa così”.
Per inciso, dato che non ci fu il tempo di fare proiezioni private perché
come al solito il piano di lavoro era forsennato, il presidente di Bandai e
il vicepresidente di Kadokawa Shoten andarono assieme a vederlo nel primo
giorno di proiezione al pubblico. Finita la visione, il presidente di Bandai
disse “Be’, sarebbe stato un problema se non fosse finito così. È una cosa
così”. E anche Kadokawa “Già, è come dici. Una cosa così”. E lo fecero
proprio di fronte a me (ride). Dunque pensai “allora va bene così”. Il fatto
è che comunque sul loro apprezzamento dell’opera io non so altro che questo.
Dato che non era stato né completamente negato né completamente accettato,
dal punto di vista del mio lavoro non avrebbe dovuto essere un problema...
ma mi chiedevo “sarà così?”. L’impressione che ebbi non poteva essere altro
che “Tomino-san non è riuscito a diventare un regista di film” e quindi mi
sentii imbarazzato. Mi ero fatto un discorso del genere.

 

Anno: Ci sono molte persone che non l’hanno capito, il contrattacco di Char.
Che lo giudicano dopo averlo visto una volta sola.

 

Tomino: Questo lo capisco bene. Capisco bene perché la pensino così. In
questo senso, il fatto che un film sia stato creato per essere facile da
vedere, facile da capire oppure difficile da vedere, difficile da capire,
dipende da un giudizio soggettivo. Dal mio punto di vista non potrei che
dire “è irritante, ma è fatto così”. In effetti è irritante.

 

Anno: Un’altra cosa che ho percepito ne Il contrattacco di Char è che volevi
concludere un discorso.

 

Tomino: Be’, se hai seguito il mio discorso alla fine era davvero solo un
problema di lavoro. Di Gundam stesso, anche solo della serie, non potevo
lasciare che ne rimanesse solo il nome. Per quanto riguarda il problema fra
Char e Amuro, ho solo mostrato la conclusione del loro discorso. Supponendo
che debba dire una sola cosa a proposito di “mostrato”, non è che per
diventare un narratore dovessi affrontare per forza un discorso conclusivo
su di una storia di guerra... ecco, sì. Se avessi messo in piedi una cosa
tipo “Forse Char e Amuro sono omosessuali”, se ci fosse stata attrazione
sessuale, se avessi potuto rivelarlo... Più di ogni altra cosa, se nelle
opere di mero intrattenimento, come dicevo, non viene ripreso un elemento di
attrazione sessuale da comunicare, non c’è dramma. Per cui non riuscii a
escogitare altro che quel finale. In verità avrei potuto fare una cosa più
fantascientifica... vero? Sarebbe stato bello se fossi riuscito a realizzare
una cosa più appariscente, ma non mi è venuta in mente. Non riuscire ad
andare oltre è un mio limite e penso che sarebbe bello riuscire a trovare un
appiglio del genere, che mi possa rendere un vero narratore. Ad ogni modo,
non mi ritrovai a poter scegliere fra più opzioni.

 

Anno: Comunque c’è una cosa a cui tutti si devono essere abituati, tanto che
non la notano. Le persone che appaiono negli anime riesco a vederle solo
come dei cell, perché piattissime.

 

Tomino: Lo capisco.

 

Anno: Sono simboliche, vero? Vedo il cell come un mezzo di rappresentazione
molto rozzo e infantile. In queste rappresentazioni piatte, la prima volta
in cui mi sono accorto di un’allusione sessuale era nei tuoi anime. Si
tratta di Ramba Ral e Hamon. Quei due non sono sposati. Avere una concubina
è una relazione immorale. Quei cell rappresentano alla perfezione la
sensazione “ah, questi due la notte dormono assieme”. Ciò che mi ha fatto
provare questa sensazione merita per me un elogio. Si tratta di una cosa che
non ho mai provato né con gli anime di Takahata né con quelli di Miyazaki. L’associazione
delle immagini al sesso viene solo dagli anime di Tomino-san. Ne Il
contrattacco di Char lo si percepisce chiaramente. Fra Char e Nanai (lo dice
con insistenza).

 

Tomino: Sì... sì. In questo caso, ne sono felice.

 

Anno: Un’altra cosa che mi piace è quando in “Gundam III” ci sono Lalah e
Char che bevono del caffè e basta. Quell’immagine è straordinaria! (agita
ancora il pugno).

 

Tomino: Sì, non c’era altro modo di pensarla. È una parte su cui avevo
scommesso.

 

Anno: In quell’immagine così distaccata traspare tutta la loro relazione.
Credo sia fantastico!

 

Tomino: Visto che hai tirato fuori il discorso di Nanai, mi sono ricordato
di una cosa. Il check dei disegni sui personaggi di Kitazume-kun. Se
arrivai a dire una cosa tanto spiacevole come “e pensare che siete arrivati
fino a qui, dementi! e non capite per niente una cosa simile!?”, è solo
perché ero estremamente disgustato. A dire la verità, suggerire un’immagine
sessuale è la parola chiave più preziosa nell’ambito del suggerire qualcosa
agli altri. Solo che quei tizi probabilmente il sesso non sarebbero riusciti
a capirlo nemmeno se gli avessi mostrato una figa! Quindi visto come
lavorava lo staff decisi di non fare apparire troppo Nanai e mi sentii
profondamente depresso. Specialmente nei momenti in cui un uomo e una donna
si trovavano nello stesso posto. Quella gente disegnava senza sentimento,
ignorando certe cose. Li odiai davvero.

 

Anno: Già. Mi chiedo come mai non capissero con che intenzioni avessi messo
insieme due persone nella stessa scena.

 

Tomino: Proprio così. Anche se la cosa traspariva in una scena con tazzine
da caffè, è finita per non trasparire in un abbraccio. Parlando di
drammaturgia, mentre realizzavo quel lavoro non ne ero pienamente cosciente.
Prima pensai “gli sviluppi di questa pellicola saranno questi”, ma quando lo
vidi andai nella direzione “non è che come mero intrattenitore ho sbagliato
la composizione?”. Ai tempi de Il contrattacco di Char sentivo fortemente
questa coscienza. Mi chiedo se non fosse un problema di costruzione.

 

Anno: Io pensai semplicemente che forse i disegni non si accompagnavano bene
con la storia.

 

Tomino: Adesso capisco che era chiaramente un problema di disegni. Nel mio
caso quel senso di disgusto mi lasciò dei postumi. Per cui, come ho detto
poco fa, nei film di Miyazaki vedo i suoi gusti lolicon. “Sei un lolicon
fatto e finito, no? Allora dillo!”. Comportarsi così senza dirlo è
sbagliato. Per essere specifici, quando si vedono delle mutandine bianche,
in quell’istante la mano che le ha disegnate, il regista, non può che
mostrarle come una cosa di fascino, non può che mostrarle come una cosa che
conosce. Vorrei che si smettesse di mostrare senza consapevolezza anche la
pelle nuda. E poi oltre alle mutandine non c’è anche il desiderio di
spogliarle pure di quelle? Infatti è così che le conosce. Se si mette in
scena un manga lolicon allora vorrei che si smettesse perché fa male all’educazione.
Anche se si tratta di anime, vorrei che non si potessero mostrare certe
cose. Dato che le si mostra, pare che le ragazze svolgano il loro ruolo solo
per le mutandine bianche. Brillano o non brillano? E si passa dal “mi è
scappato di farle vedere” al “si vedono, e quindi?”. Vorrei che ci fosse più
scrupolo. Per esempio, anche nei disegni su cell. Per cui ecco “ho visto le
mutandine di questa ragazza”, “si vedono”, “non ho potuto non vederle”.
Cioè, non agiscono con scrupolo. Più che dire che mostrare un certo
personaggio non ha senso, io penso che non ci siano scusanti. Non ci sono
scuse nel mostrare mutandine con tanta leggerezza.

 

Anno: Già. Mi fischiano le orecchie...

 

Tutti insieme: (ridono)

 

Anno: Non riesco per niente a trattenermi.

 

Tomino: Se non riesci a trattenerti significa che ti scappa di mostrarle,
no? Si finisce per vederle.

 

Anno: No, intendo che non riesco a controllare l’imprudenza degli animatori.

 

Tomino: Se non ci riesci... è un bel guaio. Già, un guaio. Per cui, dato che
si tratta di materiale che scotta, fallo almeno in modo che sia underground.
Se ti capita di vomitare tutto fuori, fai in modo che non sia di fronte a
tutti. È per questo che esiste la masturbazione. Io lo faccio in privato e
in cambio lavoro in questo modo.

 

Oguro: Questi personaggi danno una sensazione vivida, a partire dalla
questione del sesso. Credo che Il contrattacco di Char ne sia pieno.

 

Tomino: Sì. Credo di doverti ringraziare per quello che mi hai detto. Perché
a me la rappresentazione non è parsa piena. Dico solo cose spiacevoli, eh?

 

Anno: Anche io ho provato una certa irritazione. Perché non capiscono? Però
di fronte al caso del rapporto fra Char e Nanai ho provato “aah, gli
animatori non lo capiscono”.

 

Tomino: Ma potrebbe anche essere stata colpa mia perché non sono riuscito a
spiegarmi.

 

Anno: Il gesto di Char quando avvolge le braccia attorno alle anche di lei
doveva richiedere molta cura.

 

Tomino: Mi basavo sulla teoria della recitazione.

 

Anno: Non è difficile fare richieste tanto precise?

 

Tomino: Sì, e non ho potuto farle. Non potevo chiedere la Luna. Però mi sono
ricordato di Yasuhiko-kun. L’erotismo proprio dei suoi disegni usciva fuori
istintivamente. La cosa imbarazzante è che Yasuhiko-kun non pensa a se
stesso come un maniaco, per lui sarebbe stata come una ferita mortale...

 

 

 

Anno: Sul serio? Gli uscivano così? (i disegni sexy).

 

 

 

Tutti assieme: (risate)

 

 

 

Tomino: Non ha quel tipo di autocoscienza. Ed è proprio per questo che (il
rapporto fra Tomino-san e Yasuhiko-san) è andata in questo modo. 15 anni fa
non mi capitò mai di arrivare a dirgli “ehi tu, ma guarda come lavori di
merda! Dimmi un po’, ma ti piace la figa?”. Ma 15 anni fa nemmeno sarei
riuscito a parlare così. Non è che non usassi parole volgari, ma non serviva
che ci spingessimo a tanto. I nostri discorsi erano estremamente
concettuali, del tipo “vivi come pensi”.

 

 

 

Anno: Non siete arrivati a parlare di sesso, eh?

 

 

 

Inoue: Vi atteggiavate da giovani (ride).

 

 

 

Tomino: Sì, si potrebbe dire che usavamo le parole che si usano nella
società degli adulti. Se dovessi definire oggi la mia esperienza con
Yasuhiko-kun, sarebbe proprio così.

Garion-Oh

Per chiunque è chiaro che il problema non è “è colpa
degli adulti”. Se devo essere franco, è una tragedia occorsa a causa dell’infantilità
di Hathaway. Ma nonostante questo incolpa gli adulti e fa venire alla mente
i discorsi sull’imporre la disciplina all’umanità. In quanto a discorsi
illogici non è certo secondo a Quess, ma in questa sua illogicità si
percepisce un senso di paura che al contrario è molto realistico.
Gli spettatori magari si aspettavano che nel momento del pericolo sarebbe
arrivato qualcuno a salvare la situazione, che dei proiettili scagliati
contro un alleato non avrebbero fatto centro, ma non ci sono sviluppi
positivi e l’attacco di Hathaway abbatte il Re-GZ di Chan. Anche lei muore
all’istante. Diversamente dalla morte di Gyunei, nell’istante in cui il
Re-GZ esplode si vede l’anima di Chan uscire dal mobile suit. A voler
seguire le regole del film è un fenomeno causato dalla presenza dello
psycho-frame, ma può anche essere vista come una preferenza dell’autore.
Da quando Hathaway rimane coinvolto con l’α Azieru fino alla morte di Chan
ho continuato a pensare ripetutamente “uah, è successo!”. Sono cose che
accadono in guerra, ma il fatto che le due ragazze abbiano perso la vita non
è stato per devozione alla causa, anche se avevano le proprie convinzioni. È
stato a causa di malintesi personali, perché è salito loro il sangue alla
testa. È stata una tragedia assurda, ma cose del genere possono succedere
anche nella realtà. Proprio perché possono succedere ho pensato “è
successo!”. E poi mi sono accorto di divertirmi nel vedere certe tragedie.
Anche se si trattava di disgrazie mi sentivo confortato. Si può dire che la
sfortuna degli altri è dolce come il miele, una sensazione di questo tipo.
Passato un po’ di tempo dalla proiezione al cinema “Il contrattacco di Char”
venne trasmesso anche in televisione. Una mia amica scrittrice nel vederlo
mi disse “è stato interessante come un melodramma”. Lei non conosceva i
dettagli delle serie di Gundam e mi pare che nemmeno le piacessero le opere
così rigide. Abbiamo parlato dei personaggi che amavamo e di quelli che
odiavamo, abbiamo analizzato i momenti più brutti e alla fine abbiamo
entrambi pensato che quando si uccidevano a vicenda era interessante. Magari
sarei da biasimare per questo, però non credo che sia un modo sbagliato di
guardare la cosa. Per dirla in termini spicci, se il divertimento in stile
Tomino è mostrare “quello che fanno gli altri”, questa sequenza di scene è
divertente. E questo è uno dei punti focali de “Il contrattacco di Char”.

 

Il contrattacco di Char come animazione

 

Prima di entrare nel climax del discorso, vorrei toccare l’argomento della
direzione dell’animazione de Il contrattacco di Char. Si sentivano brutte
voci a proposito della sua lavorazione prima che venisse proiettato al
cinema. “Sono in ritardo coi disegni. Inoltre pare che per questo singolo
film abbiano lavorato una decina di direttori dell’animazione”. Normalmente
in una serie televisiva i direttori dell’animazione che lavorano
singolarmente ai vari episodi sono anche più di cinque, ma a quei tempi l’idea
che dieci direttori lavorassero a un unico film era impensabile. Dato che
prima della proiezione circolava questa voce, ci si era fatta l’idea che
sarebbe stato un film scadente. Il motivo per cui non avevo alcuna
aspettativa prima del lancio al cinema era proprio questo.
Però una volta visto, il risultato finale risultò magnifico. Il character
design segue l’impronta di Z Gundam, ma al suo confronto c’è un miglior
controllo di disegni e colori e i personaggi ne sono risultati stoici.
Questa stoicità si accompagna bene con il tipo di storia dal tocco di
realtà. Il design dei Mobile Suit è realizzato in modo relativamente
semplice, lasciando una buona impressione ai fan della prima serie. La
recitazione dei personaggi è minuziosa, mentre la rappresentazione dei mecha
netta ed elaborata. Le colonie spaziali sono stranamente presentate in
computer grafica, ma il suo uso è ben fatto. Anche i fondali hanno un ottimo
impatto, risultando in totale ricchi di sostanza.
Certo, a guardarlo dettagliatamente si trovano anche dei difetti, ma l’immagine
globale è quella di un dramma opressivo. Pur trattandosi di un anime
robotico non avrei mai pensato di vedere un film di questo genere, allo
stesso tempo duro e ricco. Lo trovo impressionante anche rivedendolo adesso.
A guardarlo dettagliatamente ci sono infatti delle cose da dire. A proposito
dell’interpretazione dei personaggi, saltano agli occhi i cut dove parlano
mentre muovono ampiamente le mani come in una pantomima (ad essere sinceri i
cut con la pantomima non sono poi tanti, ma dato che lo fanno sempre in
punti di passaggio lasciano l’impressione di essere di più di quelli che
sono). Dato che si trattava del primo film cinematografico originale di
Tomino è possibile che ci abbia messo troppa forza, ma al giorno d’oggi una
tale rappresentazione per un anime è forse ancora un modello. A proposito di
quella rappresentazione, ho sentito opinioni che dicevano che fosse
innaturale, ma credo che la cosa si accordasse bene con i tanti personaggi
eccentrici che appaiono in questo film.
Il character designer di questo film è Hiroyuki Kitazume. A essere
accreditati come direttori dell’animazione sono Yoshinobu Inano, Hiroyuki
Kitazume, Shinichiro Minami, Kisaraka Yamada, Hidetoshi Oomori, Mikio
Odagawa e Takatsuna Senba. I direttori dell’animazione supplementari erano
Naoyuki Onda, Kazunori Nakazawa, Atsushi Shigeta e Toshimitsu Kobayashi.
Togliendo i supplementari, i direttori dell’animazione erano sette. Non
erano tanti come avevo sentito, ma comunque numerosi. Secondo un’intervista
pubblicata in un mook dell’epoca, Hiroyuki Kitazume aveva comunque
controllato i layout di tutti i cut. Nonostante l’alto numero di direttori
dell’animazione coinvolti le differenze di stile sono pochissime,
probabilmente proprio per via di quel lavoro sui layout.
Personalmente mi è rimasta molto impressa la parte animata da Yoshinobu
Inano. Dalle pose e dalle forme esce fuori la sua personalità e sono felice
che abbiano un loro sapore distinto. Mi ricordo che ai tempi discussi con un
un amico a tal proposito: “Inano ci ha davvero dato dentro”. Parlando dei
gengaman, il lavoro svolto da Yasuomi Umetsu è stato magnifico. Le
animazioni di cui si è occupato sono quelle di quando Char riceve un mazzo
di fiori sul treno e della scena con Char e Nanai immediatamente successiva
al ricordo della morte di Lalah durante la Guerra di un Anno. I personaggi
minori realistici durante la scena sul treno (anche se alcuni sono infilati
a forza perché disegnati con un senso estetico lontano dal design tipico
delle serie di Gundam) donano profondità al mondo di quest’opera. La scena
del flashback ha un gusto di rinnovamento della prima serie, tanto da
lasciare incantati. Anche la scena con Char e Nanai è splendida. Perfino il
modo in cui è disegnato l’accappatoio colpisce.
Per quanto riguarda le scene di combattimento, è meraviglioso come il modo
con cui sono rappresentati gli scontri non sia una semplice programma ma che
la battaglia prosegua mentre i mobil suit di amici e nemici tirano fuori uno
dopo l’altro i vari gimmick. Credo che sia ben rappresentato come i mobil
suit siano delle macchine “ben fatte e comode”. È per questo che sono
diventate il sale point dell’opera. Dal punto di vista di un bambino la
storia sarà difficile da comprendere, ma credo che riescano a divertirsi
solo guardando le scene di combattimento. Dal punto di vista registico c’è
un tocco di realtà, però ad esempio quando all’inizio il Re-GZ pilotato da
Amuro spara sfiorando lo Jagd Doga di Gyunei la scena sembra in stop motion
e i colori diventano anormali. Si tratta di una tipica regia da serie tv.
Dal punto di vista di un autore forse non si sarebbe desiderata una scena
come quella, ma io sono stato felice di vedere una rappresentazione così
tipica da anime robotico in un film dall’alta qualità e dal tocco reale come
questo.
Tomino per quest’opera è accreditato come autore originale, sceneggiatore e
regista. Il punto è che anche la sceneggiatura sia opera sua. Autore
originale, sceneggiatura e storyboard fatti tutti da solo. In sostanza,
Tomino 100%. La sostanza degli sviluppi drammatici raggiungono una
concentrazione mai vista nelle sue sceneggiature precedenti. La tensione
magari non raggiungerà quella di “The Ideon: Be Invoked”, ma dal punto di
vista della sua forza autoriale “Il contrattacco di Char” è di sicuro una
vittoria. Prendendo la descrizione dei personaggi in modo vivido e lo
svolgimento della storia, parlando dell’essenza delle opere di Tomino “Il
contrattacco di Char” ne è di sicuro l’esempio estremo.

 

Sazabi vs Nu Gundam

 

In un articolo di una rivista d’animazione del tempo (Newtype dell’aprile
1988) il regista Yoshiyuki Tomino parlò de Il contrattacco di Char facendo
un digest della storia del mondo di Gundam fino a Z Gundam. Hathaway ha il
ruolo che in origine doveva essere di Katsu, mentre Quess è un duplicato di
Camille. In effetti sono molti i punti che fanno pensare che dopo la morte
di Quess gli sviluppi che portano allo scontro finale fra Amuro e Char siano
un po’ come il finale della prima serie. Ma la morte di Quess fa pensare
anche alla fine di Lalah. A pensarci Amuro e Char nel bel mezzo della
battaglia scendono dai loro mobile suit e si usa un bazooka, proprio come
allora.
Come costruzione della storia sembra quasi che si sia riusciti finalmente a
realizzare quello che si voleva fare con Z Gundam. L’avevo scritto anche in
passato, ma dopo essere rimasto così affascinato da Il contrattacco di Char
mi sono rivisto tutto d’un fiato Z Gundam. In quel momento mi è parso di
capire il senso di Z Gundam che invece non avevo colto durante la prima
trasmissione televisiva, così come ciò che non mi aveva soddisfatto.
Parliamo del climax. Axis si muove all’improvviso verso la Terra. L’asteroide
è visibile anche da chi è rimasto sul pianeta, come Mirai. Gli uomini della
Londo Bell al comando di Bright salgono a bordo di Axis per distruggerlo
dall’interno. In quel momento inizia la battaglia fra Char e Amuro. Amuro è
a bordo del Nu Gundam. È il combattimento fra Char e Amuro, che finalmente
si trova a pilotare il nuovo Gundam. Dopo scambi di colpi fra funnel e beam
saber, i due si ritrovano a combattere corpo a corpo sul suolo di Axis. Però
dopo avere mantenuto una certa distanza, i due risalgono sui mobile suit e
riprendono a scontrarsi. Durante la loro battaglia, gli uomini di Bright
avviano l’esplosione di Axis grazie al lavoro fatto manualmente. La
battaglia fra il Sazabi e il Nu Gundam alla fine diventa una scazzottata. A
farla sono ovviamente i mobile suit, ma visto il risultato sembra che siano
invece Char e Amuro. La cosa diventa sorprendentemente una battaglia da
uomini. Infine, come risultato della scazzottata, il Nu Gundam abbatte il
Sazabi. Dopodichè c’è ancora la faccenda di Axis spaccato in due, ma il
combattimento fra mobile suit finisce qui.
Char ha cercato di compiere del male e Amuro lo ha punito. La giustizia
ideale. Amuro in questo scontro finale è proprio un uomo dal sangue ardente.
Vista l’impostazione pare proprio che l’abilità di Amuro come pilota e la
potenza del Nu Gundam sorpassino nettamente Char e il Sazabi. Nonostante
Axis esploda e Nanai lo chiami, nel momento in cui riceve il colpo di grazia
Char (che era sia pilota che comandante) riesce a pensare di essere stato
sconfitto da Amuro solo nella sua veste di pilota. Char nei confronti di
Amuro dice “Io non sono come te. Non mi accontento di fare solo il pilota!”,
ma alla fine anche per un grande come lui che fa allo stesso tempo sia il
politico che il pilota forse era impossibile vincere contro Amuro.
Durante lo scontro con Amuro, dice due frasi in cui dimostra preoccupazione.
Una è prima di atterrare su Axis “Energia esaurita?”, l’altra è dopo
essersene andato da Axis “La mia spada è in inferiorità?”. La prima si
riferisce a quando spara col cannone a megaparticelle a diffusione dall’addome
del Sazabi e c’è un calo di energia. Probabilmente ha usato troppo quel
cannone durante la battaglia. La seconda è quando nello scontro diretto fra
beam tomahawk e beam saber, il tomahawk del Sazabi si dimostra meno potente
del saber del Gundam.
In sostanza, il Sazabi ha un calo di potenza costante e di conseguenza perde
contro il Gundam. A proposito di ciò, durante la raccolta di materiali per
“Il contrattacco di Char: un discorso fra amici” ho avuto una discussione
accesa relativa a quel calo di potenza con Kunihiko Ikuhara. In sostanza, in
conclusione della disputa disse che era una cosa interessante che il mobile
suit perdesse potenza proprio in quel momento. Si tratta di un ragionamento
profondo e riguardando il film ho potuto dargli ragione. Di seguito provo a
proseguire il discorso basandomi su questo punto di vista.
Mentre Char e Amuro continuano a combattersi, si scambiano delle battute.
Char dice “Ti farò tornare in mente il dolore che hai provato quando è morta
Lalah”. A cui Amuro risponde “Sei un miserabile!”. Significa che si sta
trascinando ancora dietro quella storia e per di più lo dice anche a parole.
Quindi si scambiano altre battute e dopo che il cannone a megaparticelle ha
il calo di potenza Char dice “Energia esaurita?”. Su Axis, Amuro parla della
rivoluzione di Char. “Non sai nemmeno cosa sia una riforma sociale. Le
rivoluzioni nascono dalle menti degli intellettuali, solo perché inseguono
un sogno! E finiscono col compiere gesti estremi!”, “Ma dopo, anche i valori
più alti di una rivoluzione finiscono inghiottiti dalla burocrazia e dalla
massa! E di conseguenza quegli stessi intellettuali spariscono dalla società
e dalla politica rinnegando la comunità! Ecco perché...”. Probabilmente
Amuro voleva fare questo discorso a Char fin dall’inizio. Dopodichè i due
riprendono a combattersi e nello scontro fra beam tomahawk e beam saber ed
ecco che Char dice “La mia spada è in inferiorità?”.
In questa disputa Char controbatte ma si trova in svantaggio. Amuro colpisce
Char dove più gli fa male. La connessione è che mentre Char confuta il
discorso di Amuro, il cannone a megaparticelle e il beam tomahawk calano di
potenza. Ovviamente, questo non è un discorso sulle impostazioni ma una
questione di abilità di scrittura di una sceneggiatura. Perdendo la disputa
si riceve anche un danno mentale e come risultato si perde anche in
battaglia. Per esprimerlo, viene mostrato il mobile suit che ha un calo ti
potenza.
Prima che il Nu Gundam dia il colpo di grazia al Sazabi, Char urla “Nanai!
Non intrometterti in faccende da uomini!”. Nanai è entrata in contatto con
lui per chiedergli di tornare a prendere il comando ma lui le risponde di
non intralciarlo. Nell’istante successivo il Sazabi riceve un attacco alle
spalle dal Gundam e crolla a terra. Il cockpit del mobile suit con a bordo
Char schizza fuori. Credo che in questo momento il regista lo abbia voluto
punire per come usa le donne e per uscirsene fuori con frasi ingenue come
“non intrometterti in faccende da uomini”. Andando oltre, magari sarò il
solo a dirlo in tutto il Giappone ma nel momento successivo al “non
intrometterti in faccende da uomini”, visto il modo con cui Amuro acchiappa
il cockpit al volo sembra quasi di vedergli dire “ma sei scemo?”. Il cut
dove il cockpit schizza via dal Sazabi ha un’inquadratura splendidamente
miserabile. In questa situazione Char viene chiaramente descritto come un
essere infame.

 

Il Nu Gundam non è una montatura

 

La Londo Bell ha avuto successo nel distruggere Axis ma dato che l’esplosione
è stata troppo forte, viene confermato che una delle due parti in cui l’asteroide
si è spezzato cadrà sulla Terra. A questo punto è chiaro che il pianeta sarà
avvolto da un inverno nucleare. Quando lo scopre Char esplode in una sonora
risata. Dichiara quindi la sua vittoria nei confronti di Amuro e lo dileggia
dicendogli “Ti sei dato troppo da fare!”. Amuro decide quindi di spingere
via Axis solo col Nu Gundam. Quando Char gli chiede “Stai dicendo sul
serio?” lui gli risponde “Se non avessi sempre tutta questa fretta,
coltiveresti almeno un po’ di speranza nell’umanità”. Amuro si appoggia ad
Axis con il Nu Gundam e inizia a spingerlo dal basso. Poi, afferma la sua
determinzione: “il Nu Gundam non è una montatura”.
Amuro è molto eroico nell’affermare “il Nu Gundam non è una montatura” e nel
momento in cui pronuncia quella frase “Il contrattacco di Char” supera il
culmine massimo come anime robotico. Però per quanto ci si pensi, è
impossibile che un solo mobile suit riesca a spingere indietro Axis. La
sensazione di avere fatto tutto per niente affligge la Londo Bell. Nel cut
successivo viene mostrato il Nu Gundam che inizia a spingere con potenza
massima, in quello successivo ancora la camera continua a seguire la scena
allargando. Il campo continua ad allontanarsi e il Nu Gundam sembra ormai
davvero un piccolo insetto. Questo cut sembra crudelmente dire che Amuro sta
facendo un’azione sconsiderata. È magnifico il contrasto organizzato fra la
battuta “il Nu Gundam non è una montatura” che esprime i sentimenti del
personaggio e la situazione che indica che è tutto inutile.
Non ne ho parlato prima, ma durante tutta la sequenza il cockpit core di
Char è nella mano del Nu Gundam, Amuro sta spingendo Axis, premendo il
cockpit di Char contro la parete dell’asteroide (tanto che ormai vi si è
conficcato dentro). Nel momento dell’impatto Char, che si trova all’interno
del core, per colpa dello shock viene scosso violentemente a destra e a
sinistra. Char urla “uah!”. In questo momento l’autore gli sta facendo
davvero fare la figura del ridicolo. Alla prima visione, guardando Char
risi. Provai un certo shock nel vedere un personaggio che si era sempre
comportato in modo intelligente e affascinante, mostrarsi in modo tanto
miserabile. In questo film Tomino descrive Char Aznable come un uomo
semplicemente mediocre. Nel processo che porta alla scena finale, la sua
maschera di vanità inizia a smontarsi un pezzo per volta. Anche se la sua
miseria non viene comunicata attraverso dialoghi, la si capisce anche solo
guardando la scena! È chiaro a causa di quel suo “uah!”.
Mentre Amuro sta cercando di spingere Axis, succede qualcosa che nessuno si
sarebbe mai aspettato: i mobile suit della federazione terrestre e di Neo
Zeon si raggruppano insieme e iniziano a spingere Axis assieme ad Amuro.
Amuro dice loro di smetterla, ma quelli non lo stanno a sentire. I soldati
della federazione dicono “non ci va che la Londo Bell si prenda tutta la
gloria”, mentre i soldati di Neo Zeon rispondo ad Amuro “Qui è in gioco il
destino del pianeta Terra! Vale la pena fare un tentativo!”. Tuttavia i loro
mezzi esplodono per via del surriscaldamento dovuto all’attrito.
Mentre spinge Axis, il Nu Gundam viene avvolto dalla luce. Probabilmente si
tratta della luce emessa dallo psycho-frame che circonda la cabina di
pilotaggio del Gundam. La volontà di Amuro è stata amplificata dallo
psycho-frame e inoltre inizia a risuonare nelle menti degli altri piloti. Lo
sviluppo successivo è che la luce dello psycho-frame avvolge Axis. Come
risultato l’asteroide cambia rotta e si allontana dalla Terra. La forza
mentale degli uomini e lo psycho-frame hanno salvato la Terra.
Il sistema che permette il controllo dei funnel e di altre armi tramite l’uso
delle onde cerebrali si chiama psy-commu. Lo psycho-frame è un’intelaiatura
composta da una massa di computer chip dello psy-commu grandi quanto polvere
metallica. Anche se sembra un evento straordinario, ne era stata data un’anticipazione.
Prima dello scontro finale con Neo Zeon, Chan disse ad Amuro “A quanto pare
con questo il tuo psy-commu e i funnel dovrebbero entrare in sintonia e
innescare moltissime funzioni nuove. Tu credi che andrà così?”.
Il “questo” a cui si riferisce Chan è lo psyco-frame portatile a forma di T
in fase di test.
Quando Chan parte per una sortita con il Re-GZ ancora in fase di
riparazione, porta con sé quello psycho-frame a forma di T. Nel momento in
cui lei muore, una luce non identificata si sparge nello spazio. Le persone
rimaste sulla superficie terrestre reagiscono nel vederla. Ci sono anche dei
bambini che pensano che quella luce sia il Sole. Forse anche quella era una
capacità dello psycho-frame a forma di T. Anche Nanai, che si trova a bordo
di una corazzata, dopo che l’effetto si manifesta si porta le mani alla
testa sentendo dolore. Dopodichè mostra una reazione di tipo newtype, ma
probabilmente si tratta dell’influenza dello psyco-frame.
Inoltre, quando Chan era ancora in vita Quess ebbe una visione dello
psyco-frame a forma di T che portava con sé. Da quel momento lo psycho-frame
comincia a dimostrare una certa energia. Lo psycho-frame a forma di T
compare anche durante la battaglia fra Char e Amuro. Vola danzando nel vuoto
spaziale avvicinandosi a loro. A giudicare dalle battute di Amuro, lo
psycho-frame si muoverebbe grazie ai sentimenti di Chan. Nella scena finale,
quando la Terra è stata salvata, lo psycho frame a forma di T prende il volo
da Axis e attraversa lo spazio. È un’immagine che fa pensare che ad avere
salvato la Terra per davvero sia stata Chan. A ripensarci, la volontà di
Amuro di respingere Axis, i sentimenti di Chan, tutti quelli che hanno
reagito allo psycho-frame e i le menti dei piloti coinvolti hanno
contribuito a realizzare un miracolo.
O almeno così pare, ma c’è di sicuro un’insufficienza di spiegazioni. Molti
spettatori non avranno compreso cosa sia successo. Anche se si capisce che
le menti sono entrate in risonanza grazie all’energia dello psycho-frame,
rimane sempre il problema dei piloti della fazione di Char che come lui
volevano che Axis cadesse sulla Terra, ma che all’improvviso tornano
indietro cercando di respingere l’asteroide. Dopotutto non stavano
combattendo per i propri ideali?
No, piuttosto il problema è cosa mette in moto quel misterioso fenomeno che
opera il cambiamento di rotta di Axis. Siccome la tensione drammatica è
alta, l’attenzione dello spettatore è talmente rapita che non riesce a
comprendere, non riesce a trovarci una logica. Tornerò a parlare dello
psycho-frame nel prossimo articolo.

 

Il miracolo dello psycho-frame

 

Devono esserci un sacco di persone che non hanno saputo come prendere il
miracolo operato dallo psycho-frame nella scena climax de Il contrattacco di
Char. Il “miracolo dello psycho-frame” è il fenomeno che ho già descritto
nell’articolo precedente. C’è il fatto che anche i mobile suit nemici
aiutano a spingere via Axis e un altro fatto è che grazie al potere dello
psycho-frame Axis cambia la sua direzione e la Terra si salva. Non si sa
come prendere la scena, è difficile capire cosa sia successo. Però verso
questo sviluppo si prova un senso di indisposizione.
C’è un certo gap fra il miracolo dello psycho-frame e questo sviluppo. Fino
a un momento prima del climax questo film aveva un tocco asciutto, delle
relazioni umane distaccate e vi erano ritratte solo tragedie. Nonostante la
narrazione proseguisse nel dire allo spettatore che gli uomini sono degli
sciocchi, degli esseri che non possono essere salvati, nel climax perfino i
piloti nemici sacrificano la propria vita per salvare la Terra. In sostanza,
all’improvviso lo sviluppo si fa clemente ed emotivo. Quando lo vidi per la
prima volta pensai “eeh? ma perché?”. Anche se ne avevo compreso l’impostazione,
mi rimase un senso di indisposizione.
A proposito della scena in cui il potere dello psycho-frame permette ad Axis
di non cadere sulla Terra, bisogna dire che ha un livello di realismo
totalmente diverso da quello che ci era stato mostrato fino a quel momento.
Fino al momento del climax sia i personaggi che i meccanismi avevano delle
basi realistiche ma, nonostante fosse tutto presentato con un certo potere
persuasivo, nel climax questo potere scompare all’improvviso. Mancano
informazioni e anche se ne si capisce l’impostazione è difficile da
accettare. Ammesso che grazie allo psycho-frame sia stata emessa una grande
quantità di energia, anche se si lega alle volontà di Amuro e Chan, è fin
troppo conveniente che riesca a cambiare la rotta di Axis. L’impressione è
che si sia passati da un hard mecha action a un fantasy. È inevitabile che
negli spettatori si formi l’idea “alla fine è stato risolto tutto da un’energia
misteriosa!”.
A riguardo dello psycho-frame c’è un’anticipazione nella prima scena del
film ed è indubbio che l’autore intendeva fermare la caduta di Axis tramite
quello fin dall’inizio. Ciò che lascia perplessi è che visto come era stata
trattata la storia fino a questo momento, solo la parte riguardante lo
psycho-frame presenta delle debolezze. Anche se la soluzione era quella,
doveva essere spiegata meglio. Perché non è stato fatto? Possibile che sia
stata realizzata apposta per fare provare un senso di indisposizione agli
spettatori?
Qui di seguito esprimo un mio ragionamento. Scrivo delle intenzioni dell’autore,
ma è un po’ una mia elucubrazione. Ne Il contrattacco di Char accade il
miracolo dello psycho-frame. È la salvezza. Gli esseri umani sono degli
stupidi e per questo il mondo in cui vivono è pieno di tragedie. Come viene
detto dalle battute del film, non si tratta di un problema sul vivere sulla
Terra o sull’essere spazionoidi. Questo film descrive come anche gli uomini
che vivono nello spazio siano stupidi. Vi si affastellano immagini negative
nei confronti degli uomini e della società. Però in una storia è necessaria
la salvezza. È necessaria in un film d’intrattenimento, anche solo un
pochino. Non solo per gli spettatori, ma probabilmente anche per l’autore.
Mi scuso se mi ripeto, ma prima di arrivare al climax ne Il contrattacco di
Char si descrive la tragedia della rottura delle relazioni fra genitori e
figli, della gelosia, del malinteso. Anzi, non è proprio così. Gli uomini
hanno anche dei lati positivi. Forse adesso non fanno altro che
contrastarsi, ma un giorno forse riusciranno a rendere i loro cuori una cosa
sola. Questa speranza è indicata dal miracolo dello psycho-frame.
A proposito dello psycho-frame, Char dice: “Questa vibrazone proviene dallo
psycho-frame? I pensieri delle persone sono così concentrati da causare un
sovraccarico! Ma che succede? Non provo alcuna paura. Al contrario, sento
calore e una specie di tranquillità. Ma certo. Gli uomini che possiedono
questo calore possono arrivare a distruggere la Terra. Devi fartene una
ragione, Amuro!”. Char pare avere capito l’essenza del potere dello
psycho-frame, però non riesce ad esprimerlo chiaramente a parole. A quanto
pare l’energia emessa dallo psycho-frame sta intensificando la parte
positiva della mente umana. A queste parole Amuro replica: “Lo capisco
benissimo! Ma proprio per questa ragione dobbiamo mostrare al mondo intero
la luce dei nostri cuori”. Il contenuto della conversazione fa un balzo in
avanti, ma non si capisce se la frase di Amuro “mostrare al mondo intero la
luce dei nostri cuori” si riferisca al piano di Char o al fenomeno che si
sta manifestando. Char sembra essere d’accordo, come se avesse previsto
quello che accadrà in seguito.
L’ultima immagine mostra Axis avvolto dalla luce dello psycho-frame che si
allontana dalla Terra, mentre gli esseri umani osservano la scena alzando lo
sguardo. A quanto pare gli uomini della Terra stanno vedendo la luce del
cuore, come ha detto Amuro. È possibile che forse sia avvenuto un
cambiamento nel cuore degli uomini. Forse le persone si sono avvicinate un
pochino a diventare uomini migliori. Per dirlo tramite il pensiero della
prima serie, forse sono diventati tutti un pochino di più newtype. In questo
caso l’obiettivo di Char, “fare risvegliare gli uomini la cui anima è
incatenata dalla gravità”, è stato in un certo senso raggiunto. Tuttavia,
nel film le persone che si voltano a guardare la luce dello psycho-frame
sono davvero poche. Anche questa è una cosa dolorosa.
Nella prima serie di Gundam, nei confronti degli uomini che continuano a
farsi la guerra nonostante vivano nello spazio, viene presentata l’idea dei
newtype, un rinnovamento dell’uomo. In corrispondenza ne Il contrattacco di
Char viene descritto il miracolo dello psycho-frame, relativo alla luce del
cuore degli uomini. Tuttavia il miracolo dello psycho-frame mancava di forza
persuasiva. Provo a descrivere il motivo per cui la penso così. Sia per gli
spettatori che per l’autore era necessaria la salvezza, ma l’autore non
credeva davvero che esistesse una salvezza per gli stupidi esseri umani. Ha
cercato comunque di descrivere una salvezza con una certa forza persuasiva,
ma così facendo è sembrata solo una bugia. Per cui di forza persuasiva in
realtà non ce n’era e il miracolo descritto era proprio come un castello in
aria. Non vi viene da pensare così?
Questa è la spiegazione che sono riuscito a darmi. Se è una cosa che si può
fare, gli uomini vorrebbero comprendersi fra di loro. Gli esseri umani sono
stupidi, ma se possono farlo vorrebbero diventare delle persone migliori.
Però è sicuramente impossibile. Dal miracolo dello psycho-frame si
percepiscono il sentimento di volere avere speranza negli uomini e allo
stesso tempo il sentimento di rassegnazione. Il contrattacco di Char è un
film che parla di come si vorrebbe avere speranza, ma allo stesso tempo sia
troppo ottimistico crederci.

 

La vittoria completa a cui mira Char

 

Finalmente stiamo arrivando alla conclusione dei miei articoli su Il
contrattacco di Char. Mentre si sta svolgendo il miracolo dello
psycho-frame, Amuro che si trova a bordo del Nu Gundam e Char che si trova
nel cockpit core continuano a discutere. Come avevo scritto, il cockpit core
di Char si trova incastrato sulla superficie di Axis. Questa loro
discussione è la parte più importante di tutto il film.
Proseguo il discorso. Dopo che Amuro ha urlato “il Nu Gundam non è una
montatura!”, Char risponde come segue: “Se mi premesse la vita, pensi che ti
avrei davvero fatto avere le informazioni sullo psycho-frame?”-“Che cosa me
ne farei di una banale vittoria contro dei ridicoli mobile suit, me lo
spieghi? Comunque sia, tutto questo è un controsenso”. Amuro risponde
sorpreso: “Ci stai prendendo in giro! L’unica cosa che sei in grado di fare
è guardare il tuo prossimo dall’alto in basso!”. Il “controsenso” è avere
perso contro Amuro ed essere stato incastrato sulla superficie di Axis,
direi.
A questo punto della storia è chiaro che lo psycho-frame con cui è
equipaggiato il Nu Gundam è stato fornito da Neo Zeon. Una cosa che Char ha
fatto avere ad Amuro intenzionalmente. In sostanza, stava pianificando una
vittoria completa. Come leader di Neo Zeon vuole imporre la disciplina sugli
uomini, ma allo stesso tempo come pilota vuole sconfiggere Amuro. Inoltre
detesterebbe battere Amuro solo grazie alle capacità del suo mobile suit,
per cui vuole che anche il suo nemico abbia un mobile suit con uguali
capacità. Per questo lascia trapelare le informazioni sullo psycho-frame. A
questo modo la vittoria sarebbe una vittoria completa. Visto l’uomo che è
Char, se non avesse fatto così non si sarebbe mai sentito soddisfatto.
Probabilmente in caso di vittoria contro Amuro gli avrebbe riso contro
“Nonostante abbia lasciato trapelare le informazioni sullo psycho-frame, non
sei in grado di combattere al mio livello!”. Ha un carattere davvero
ossessivo. In questo film vengono messe in mostra anche le ossessioni del
regista, ma la sua ossessività pare che si rifletta pienamente sul progetto
di Char.
E dopo avere preparato tutto questo, Char perde. È proprio un controsenso.
Probabilmente fin dall’inizio Char non considerava granchè le prestazioni
del Nu Gundam, ma avendo permesso che si dotasse dello psycho-frame ha fatto
in modo che superasse le capacità del Sazabi. Dopo avere pianificato tutto
ciò è davvero una vergogna che abbia perso. Quindi dice ad Amuro che ha
vinto solo perché è stato lui a passargli lo psycho-frame. Quando Char
finisce per dire una cosa del genere, fa così pena da far perfino piangere.
Sarebbe stato centomila volte meglio se se ne fosse stato zitto.
Dopodichè i mobile suit di alleati e nemici si radunano e spingono Axis. A
quel punto si svolge la conversazione “Ma certo. Gli uomini che possiedono
questo calore possono arrivare a distruggere la Terra. Devi fartene una
ragione, Amuro!” che avevo già riportato. Quando Amuro risponde “Lo capisco
benissimo! Ma proprio per questa ragione dobbiamo mostrare al mondo intero
la luce dei nostri cuori”, Char replica ”Fai dei discorsi molto
appassionati, ma sei stato piuttosto freddo con Quess!”. All’improvviso si
mettono a parlare di Quess. Quando Amuro dice “Io non sono una macchina! E
non posso essere il sostituto di suo padre. E tu invece? Non hai forse usato
Quess come se fosse una macchina?”, Char risponde “Ora capisco... Quess era
alla ricerca di una figura paterna. Mentre io, poiché la ritenevo solo una
gran seccatrice, l’ho sfruttata solo come una macchina”. In questa scena, ma
non solo in questa, le interpretazioni di Shuichi Ikeda e Toru Furuya sono
state eccezionali.
Per farla breve, né Char né Amuro si sono mai sposati né hanno avuto figli.
Amuro si è accorto che Quess cercava un padre o una figura similare (ed ecco
perché Quess diceva “I ragazzini non mi piacciono!”), ma Char nemmeno se n’era
accorto. Quindi l’ha manovrata come una bambina. Anche se Amuro si era
accorto cosa cercava Quess, non era in grado di svolgere il ruolo di un
padre. In questo film non c’è nessuna scena in cui Amuro cerchi di essere un
padre per Quess, ma anche nel caso fosse successo penso che non avrebbe
trovato nessun punto di contatto con la ragazza. Da questa conversazione si
capisce che è lui stesso a ritenersi incapace di farlo.
Sono due eccellenti piloti di mobile suit. Parlando di Char, è un politico
che usa le persone attorno a sé come pedine. Ma per quanto riguarda i
bambini non ha abbastanza maturità per svolgere il ruolo di genitore. Ma pur
non avendo mai avuto bambini, se fosse cresciuto normalmente sarebbe
riuscito ad avere un atteggiamento tipo quello di un padre. Amuro all’idea
di diventare un sostituto del padre di Quess ha l’impressione di diventare
una macchina. In sostanza, senza cancellare i suoi veri sentimenti non
riuscirebbe a diventare un genitore sostitutivo. Anche questo modo di
pensare di Amuro è molto triste.
Poi, dal discorso di non essere riusciti a diventare il padre di Quess si
passa al discorso su Lalah. E Char in proposito dice una cosa sconvolgente.

 

Il discorso di Char su “Lalah come madre”

 

La conversazione fra Char e Amuro continua. Alla frase di Char “Mentre io,
poiché la ritenevo solo una gran seccatrice, l’ho sfruttata solo come una
macchina”, Amuro ribatte “Per essere un uomo del tuo livello, hai un
cervello davvero minuscolo”. A quel punto Char replica “Lalah Sune era l’unica
donna al mondo che avrebbe potuto farmi da madre! E tu l’hai uccisa, per cui
non parlarmi in questo modo!”. A queste parole Amuro rimane stupefatto. “Da
madre? Lalah Sune? Uah!”. Il suo “uah” di sorpresa dipende dal fatto che il
cockpit del Nu Gundam viene avvolto dalla luce. Guardando il cut successivo
si capisce che il Nu Gundam non è esploso. Si vedono le menti di Amuro e
Char volare via disperdendosi nello spazio, assieme alla luce dello
psycho-frame. Qui finisce la loro conversazione. Giudicando dalla reazione
di Nanai, pare che Char sia morto qui. Per cui anche Amuro dovrebbe avere
perso la vita. Dopodichè Axis si allontana dalla Terra e gli abitanti del
pianeta guardano la luce proveniente dall’asteroide. Probabilmente si tratta
della luce dei cuori delle persone. Sulla Terra si sente il pianto di un
bimbo appena nato. Si potrebbe pensare che sia Char che Amuro si siano in
qualche modo reincarnati, o che semplicemente il senso sia che laddove
qualcuno muore c’è sempre qualcuno che nasce. Lo psycho-frame sperimentale a
forma di T fa un giro attorno alla Terra, avvolgendola nella luce. Quindi
partono i titoli di coda. Il contrattacco di Char è finito.
Il problema sono le battute “Lalah Sune era l’unica donna al mondo che
avrebbe potuto farmi da madre! E tu l’hai uccisa, per cui non parlarmi in
questo modo!”- “Da madre? Lalah Sune? Uah!”. La loro disputa verbale è
durata a lungo, ma si è conclusa con questo scambio. Queste due battute
indicano la conclusione de Il contrattacco di Char.
Quando lo vidi per la prima volta, non capii per nulla il significato di
questo scambio. Non capii nemmeno i sentimenti di Char che desiderava che
Lalah fosse sua madre, né il senso di avergli fatto dire così alla fine del
film. La mia reazione fu “eh? che cosa sta dicendo?”. Per quante volte l’abbia
riguardato, sebbene sia poi riuscito a immaginare quali fossero le
intenzioni dell’autore, non riuscii mai a comprendere i sentimenti di Char.
A quei tempi avevo 24 anni. A ripensarci adesso, a 24 anni io ero ancora un
bambino ed era inevitabile che non capissi quello scambio.
Nel film non era spiegato per quale motivo Char cercasse una madre in Lalah.
Ad ogni modo, Char è morto subito dopo avere detto quella cosa e Amuro ha
potuto solo essere sconcertato. Né Bright né Nanai hanno sentito le parole
di Char, quindi non hanno potuto commentarle. Nessun altro ha sentito quella
frase. Subito dopo è avvenuto il miracolo dello psycho-frame, ma non credo
che c’entri qualcosa. Sembrava più che altro che l’autore stesse dicendo
agli spettatori “Dopo avere detto ciò, Char è morto. Cosa ne pensate?”.
Allora proviamo a pensare a questo scambio di battute.
Char, che nelle serie di Gundam è il personaggio più fico, orgoglioso ed un
eccellente soldato, in realtà desiderava che una ragazza morta in passato
diventasse sua madre. Questo è incontestabile. Ha continuato a vivere
abbracciando quel sentimento. La cosa più importante che si trovava nel
cuore di Char era l’esistenza di una ragazza morta 10 anni prima. Per questo
non ha mai concesso il suo cuore a Nanai e ovviamente anche a Quess. Dato
che nel profondo del suo cuore cercava una ragazza che potesse fargli da
madre, non avrebbe mai potuto nemmeno lontanamente immaginare se stesso come
padre sostitutivo per Quess. Con Nanai è stato dolce, ma è chiaro che la sua
condotta verso di lei era puro calcolo. Non è che volesse semplicemente
delle coccole, la sua richiesta era assolutista. Ed è ovvio che lui volesse
una cosa del genere da una donna viva, ma proprio per questo Char avrà
pensato che Nanai non poteva esserlo.
Probabilmente per uno come Char, che ha trascorso la vita da solo, non c’erano
compagni che potevano trasmettergli tranquillità e probabilmente Lalah era l’unica
che poteva riuscirci. Sicuramente anche imporre la disciplina sull’umanità
era una cosa che Char sentiva di dover fare, ma ciò che lo tormentava erano
i sentimenti indirizzati a Lalah che ora non trovavano più nessuno sbocco.
Per cancellare questi sentimenti combatteva contro Amuro, il responsabile
della sua morte, ricercando una vittoria completa. Prima di tutto veniva il
suo desiderio di sconfiggere totalmente Amuro, arrivando perfino a
progettare la caduta di Axis.
C’è anche la possibilità che quando Lalah era ancora viva non avesse mai
pensato a lei come una madre. Ma dopo la sua morte quei sentimenti si sono
rafforzati ed è riuscito a capire che ne desiderva il ruolo materno. Ma
anche il fatto che Lalah fosse una donna in grado di diventare per lui come
una madre sarà stato frutto della sua immaginazione. Char ha passato poco
tempo con Lalah. Probabilmente di lei non vedeva che i lati positivi. Se per
caso fosse sopravvissuta e fosse rimasta sempre al suo fianco, sarebbe
riuscito a vederne anche i lati negativi.
Alla fine del film vengono esposte una dopo l’altra tutte le cose che Char
ha dentro. Perde tutto ciò di cui si era ricoperto, rimanendo nudo. È per
questo che ciò di cui parla all’ultimo momento possibile è che desiderava
che Lalah fosse per lui come una madre. Si può dire che Char fosse un uomo
fatto così.
Anche Char aveva delle debolezze come tutti gli uomini. Anche se si tratta
di grand’uomini, anche se si tratta di eroi, tutti gli uomini hanno delle
debolezze. E in proposito non voglio dire “che sciocchezza”. Ho scritto la
parola “debolezza”, ma forse si tratta di qualcosa di diverso. È una cosa
che posso dire grazie all’età a cui sono arrivato, ma penso che gli uomini
come provano un sentimento come quello di Char per Lalah non sono pochi.
Forse l’oggetto del loro desiderio non è una “ragazza morta” e nemmeno
cercano una “madre”, ma questo tipo di sentimento di cui non ci si riesce a
liberare esiste nella nostra società. Forse è solo che in pochi riescono a
parlarne.
Un’altra cosa su cui vorrei portare l’attenzione è che Amuro si stupisce del
discorso di Char. Fino a quel momento si era mostrato come Amuro capisse
tutto quello che pensava Char. Così come Char faceva attenzione ad Amuro,
anche Amuro viveva ben sapendo dell’esistenza di Char. Tuttavia non aveva
immaginato nemmeno per sogno che Char cercasse in Lalah una madre. Per cui
si sorprende e dice “Da madre? Lalah Sune?”. Anche se è un newtype non
comprende in profondità il cuore delle altre persone. Alla fine del film
diventa chiaro che i due non si sono compresi. E così mentre si compie il
miracolo dello psycho-frame, cinicamente ci viene mostrata una
discomunicazione fra persone. E poi l’idea che la fine della sua vita Amuro
l’abbia passata cercando di capire cosa pensava il suo rivale, che ne sia
rimasto così sorpreso, è davvero svuotante.
Che Char cercasse in Lalah una madre non è una cosa sciocca, ma venire
intrappolati da quel sentimento e passare la vita in depressione, quello sì
che è sciocco. E se ha cercato di imporre la disciplina sugli uomini
partendo da questo spunto, è assurdamente sciocco. Non dovrebbe parlare male
degli esseri umani la cui anima è incatenata dalla gravità della Terra,
perché quello che doveva vedere il cuore degli uomini era proprio lui.
Proprio come Char, gli uomini sono degli esseri davvero piccoli. Se hanno
dei lati miserabili, hanno anche dei lati sciocchi. Le sciocchezze degli
esseri umani descritte in questo film sono tutte raccolte in Char. Poi da
queste sciocchezze nascono le tragedie. Eppure esiste anche la salvezza. Si
desidera che ci sia. Tuttavia, nonostante che in questo film si mostri che
esistano sciocchezza e tragedia, non viene mostrata quale sia la salvezza
corrispondente. Probabilmente non ci si è riusciti. Questa amarezza è Il
contrattacco di Char.

 

Il newtype che non diventò adulto

 

Finisco con questo articolo la mia discussione su “Il contrattacco di Char”.
Se provo a ripensarci, mi trovo di nuovo a concludere che si tratti di un’opera
immensa. Ha una quantità di informazioni strabiliante. È tutto pensato con
molta attenzione. Avevo già toccato l’argomento, ma il modo con cui entrano
in scena i personaggi è assurdamente profondo. Forse i loro drammi sono
irritanti e a senso unico, ma hanno la forza persuasiva per sostenersi.
Solo, non si tratta di un film per tutti. Dato che ha il fascino dell’azione
robotica, fino a un certo punto potrebbero gradirlo tutti, ma non sono certo
molti quelli che riuscirebbero ad apprezzarne il dramma e l’atmosfera.
Inoltre credo che ciò che l’autore ha cercato di comunicare non viene
necessariamente trasmesso agli spettatori. Quando creai la dojinshi “Il
contrattacco di Char: un discorso fra amici” parlai di questo film con un
sacco di persone diverse. Quella volta mi accorsi che anche se si trattava
di gente a cui gli anime piacevano, c’era chi non riusciva a comprendere
dove stesse la bellezza di quest’opera. Quando scrivo “non riuscire a
comprendere” sembra che stia dicendo che non avevano le capacità per
capirlo, ma non è così. È un problema di senso dei valori e di gusti. Vorrei
affermare che Il contrattacco di Char è un “capolavoro”, ma per quel motivo
mi trovo a esitare. Non è un film che possa piacere a tutti, ma per chi ci
rimane invischiato è un’opera irresistibile.
Non so come si sentano le altre persone, però personalmente la stupidità
delle persone, le tragedie, le sensazioni asciutte descritte in questo film
le ho percepite come cose mie e le ho trovate interessanti. Durante una
scena Quess dice che chi riesce a capire che l’anima delle persone è
affascinata dalla gravità della Terra è un infelice. Allo stesso modo forse
chi riesce a capire il contenuto de Il contrattacco di Char non deve essere
gente molto felice. Ma dicendo così mi sa che gli altri Gundam fan si
arrabbieranno.
Nei confronti de Il contrattacco di Char a volte mi fermo a pensare “ma
perché quella volta Char ha...”. Finisco a interrogarmi sulle ragioni e i
sentimenti dei personaggi come se fossero persone vere. Solo questo film mi
spinge a tanto. Posso continuare a ragionare su questi argomenti perché i
personaggi hanno profondità, perché l’opera è stata costruita così.
Qualche anno fa mi sono reso conto del perché ne “Il contrattacco di Char”
Amuro sembra così depresso. Lui era depresso anche in Z Gundam. Tuttavia,
all’inizio di Z Gundam si trovava agli arresti domiciliari e la motivazione
poteva essere che sentisse la mancanza di libertà. Però ne Il contrattacco
di Char lui è uno dei due protagonisti ed ha il ruolo di combattere contro
Char fino al limite delle sue forze. Mi chiesi se non sarebbe stato meglio
se fosse stato più sicuro e solare. Non è devastato come Char, ma la ragione
per la sua depressione può che essere una sola: la morte di Lalah.
E poi mi sono accorto di un’altra cosa. Cioè che l’Amuro de Il contrattacco
di Char era uguale a noi che guardavamo il film. Così come Camille di “Z
Gundam” e Quess de “Il contrattacco di Char” rappresentavano il modello dei
giovani al momento della realizzazione delle rispettive opere, anche Amuro
nella prima serie era descritto prendendo a modello i giovani di quei tempi.
Ad Amuro piace stare chiuso in casa, un ragazzo amante dei computer a cui
piace smanettare con le macchine. Per dirla in modo buono, un sensibile. Per
dirla in modo cattivo, un nervoso. Quando c’è qualcosa che non gradisce,
diventa subito scontroso. Un ragazzo tipico di quell’epoca sale sul Gundam e
comincia a prendere a calci in culo i piloti adulti. Per lui manovrare un
mobile suit deve sembrare un’estensione del suo hobby per i computer. È solo
la storia di un tipo che se ne sta in casa, in altre parole un otaku, che
usa il proprio campo di esperienza per svolgere un ruolo importante. In
questo senso la prima serie di Gundam era per gli animefan dell’epoca “la
nostra storia”. Anche io devo averla guardata un po’ in questo modo.
Pensavo che Amuro mentre acquisiva esperienza come pilota di mobile suit
cresceva anche in maturità. In altre parole, diventava adulto. Tuttavia non
diventò un adulto. Diventò un newtype. Come ho scritto in un articolo sulla
prima serie di Gundam, provai un senso di insoddisfazione quando vidi l’ultimo
episodio della prima serie. Questo perché eravamo nel climax, ma a lui non
era rimasto granchè dall’essere stato un soldato.
Alla proiezione de Il contrattacco di Char nei cinema erano passati quasi 10
anni dalla prima serie di Gundam. Nella narrazione interna erano passati più
di 10 anni, per cui ora Amuro aveva 29 anni (anche se a onor del vero nel
film non viene mai affermato con chiarezza). Lasciando da parte i motivi di
impostazione, il fatto che Amuro abbia accumulato anni in depressione
riflette il fatto che che i ragazzi tipici dell’epoca della prima serie,
cioè noi, sono cresciuti di 10 anni senza diventare davvero adulti. Anche il
fatto che Amuro e Char non siano abbastanza maturi per fare da padri
sostitutivi a Quess dipende dal fatto che non riescono a diventare adulti.
Il fatto che loro continuino a insistere su di una ragazza conosciuta più di
10 anni prima, è forse una metafora per noi che a dispetto della nostra età
continuiamo a insistere sugli anime. Data la sua età, non sarebbe strano se
Tomino ci vedesse così. A pensarla in questo modo anche la frase “Il Nu
Gundam non è una montatura” ha delle implicazioni diverse. Forse è una frase
che indica la sciocchezza dell’ossessione continua verso un titolo come
Gundam.
“La luce del cuore degli uomini” e “la stupidità degli esseri umani” sono
ancora un altro discorso. In questo caso l’autore attraverso questo film ci
sta dicendo “diventate adulti!”.
Come ho scritto poco fa, alla visione della prima serie di Gundam ci siamo
sentiti insoddisfatti perché Amuro, che sentivamo a noi vicino, non era
diventato adulto... ma non avremmo mai immaginato che questo discorso si
sarebbe rivoltato anche verso di noi. In questo senso “Il contrattacco di
Char” è un film amaro.

 

Proseguo. Mettere tutta l'intervista per intero è troppo difficoltoso.
Tradurre le parole di Tomino è piuttosto complicato perché non si preoccupa
di spiegare bene quello che pensa, ma lascia tutto per scontato. Mi scuso se
ho maleinterpretato qualche suo riferimento. Anche la forma con cui ho
scritto questi dialoghi è parecchio involuta (ma è proprio Tomino che parla
così). Per cui mi rendo conto che io che l'ho tradotto capisco cosa sta
dicendo, ma forse per chi legge alcuni passaggi sembreranno un po' campati
in aria. Nel caso chiedete che specifico.

 

 

 

Di cosa sto parlando? Be', Oguro si lamentava di non avere più nemmeno una
copia di "Un discorso fra amici". Ma grazie alla rete qualcosa si può
mettere insieme. Lo divido a pezzi perché è troppo impegnativo per me
tradurre tutto di seguito.

 

 

 

Pubblicato il 26-11-1993

 

 

 

Il contrattacco di Char: Un discorso fra amici

 

 

 

Estratto 1: sui film

 

 

 

(dopo avere parlato a lungo su Z Gundam e V Gundam)

 

 

 

Anno: Ecco, a me piace moltissimo Il contrattacco di Char.

 

 

 

Tomino: (perplesso) Ah, grazie mille.

 

 

 

Anno: Ho fatto parte dello staff, ma nonostante fossi abbastanza coinvolto
da consultare in anticipo gli storyboard, la prima volta che lo vidi non lo
capii per niente. Poi, quando ho iniziato ad avere esperienze di regista
come Tomino-san, ebbi finalmente l’impressione di capirlo. Eh, ero proprio
uno stupido.

 

 

 

Oguro: Se si guarda verso l’industria dell’animazione, ce ne sono parecchi.
Intendo di persone a cui piace “Il contrattacco di Char”. Questo libro nasce
proprio dal desiderio di raccogliere le loro impressioni.

 

 

 

Tomino: (ride) Ti piace e ne sei grato. Ma non per adulazione, vero? Per
contro, rimanevi a lambiccarti sul perchè ti sia piaciuto così tanto mentre
nessuno ne parlava.

 

 

 

Anno: Il fatto che nessuno ne parlasse è anche quello un mistero. Ai tempi
della proiezione io, Yamaga-kun e Izubichi-san eravano così esaltati che ci
dicemmo “facciamo un fanclub”, ma a parte noi non sentivo nessuno parlarne.
Nemmeno nelle riviste di animazione o nei mook. Il fatto che non si sentisse
nessun parere in proposito dalla cosiddetta società era anch’esso un
mistero. Ma io mi impegnai perché volevo che ne rimanesse almeno una sinossi
per comunicare la sua grandezza e il suo valore come lascito culturale
(espressione seria).

 

 

 

Tomino: Eeh?

 

 

 

Tutti insieme: (risate)

 

 

 

Tomino: Non penso per niente che si meriti tanto. E te lo dico come la
persona che l’ha creato. Tre mesi fa al massimo ne ho parlato anche con
Oshii-san per un’intervista su Animage, ma non ho dato peso ai suoi
complimenti.

 

 

 

Anno: Ma no, penso che anche a Oshii-san piaccia sul serio. Perché lui non è
il tipo che loda gli altri.

 

 

 

Tomino: Questo lo so. Ma ho pensato che fosse nella posizione per cui
“quando si è di fronte a qualcuno di più anziano sarebbe maleducazione non
dirgli qualcosa del genere”.

 

 

 

Anno: Oshii-san non è capace di essere così scaltro (ride).

 

 

 

Inoue: Non ne è capace come uomo.

 

 

 

Oguro: Quando si parla con lui di opere di altri è sempre aspro.
Specialmente su “Porco Rosso”, ad esempio.

 

 

 

Anno: Ah, per quanto riguarda “Porco Rosso” vale anche per me.

 

 

 

Tomino: Che cos’ha di male?

 

 

 

Anno: Penso che come film sia ben fatto, ma dato che conosco Miyazaki-san
personalmente non riesco a vederlo in quel modo. Ci vedo troppo Miyazaki-san
che si mette in mostra dietro alla pellicola, e ciò non è bello. Cioè,
sprizza troppa fichezza.

 

 

 

Tomino: Cosa?

 

 

 

Anno: Mentre umilia se stesso mostrandosi come un maiale allo stesso tempo
vola su un di un idrovolante rosso, fuma sigarette e ha vicino due donne,
una giovane e una della sua stessa età!

 

 

 

Tomino: Ah ah ah ah! L’ho capito cosa intendi dire. Come età io sono della
sua stessa generazione. Lo capisco benissimo (il suo sentimento),
incondizionatamente. Anche se ti trovi in una sitazione da pensare “che
disagio” non ti viene per nulla da arrabbiarti (ride).

 

 

 

Anno: Quello che intendo dire, è che è parecchio ridicolo! Dalle tue opere
viene fuori l’impressione che tu stesso stia ballando nudo, e mi piace
(agita un pugno) . Nelle opere recenti di Miya-san la sensazione è che sia
tipo “pretendi di ballare nudo, ma in realtà stai indossando le mutande!”,
ed è una cosa che odio. E mi viene da dire “Almeno spogliati alla fine!” (si
è scaldato all’improvviso).

 

 

 

Tomino: Ah ah ah!

 

 

 

Anno: (ancora più galvanizzato) E per di più sta indossando delle mutande
magnifiche!

 

 

 

Tomino: Se dici così, non mi lasci più possibilità di dire la mia. Ciò che
dici lo capiscono bene tutti quanti.

 

 

 

Anno: (arrossisce) Scusami.

 

 

 

Tomino: Anche se dico che lo capisco bene, non voglio certo difendere
Miyazaki. In generale, l’invecchiare è una cosa del genere... ah ah ah! no,
scusatemi (ride). Parlando di me, è di sicuro così. Fino ad ora non ho mai
espresso le mie parole, per cui voglio farle sentire per la prima volta.
Penso che ormai si capisca quello che dico. “I film non devono essere così”.
In effetti a sventolare fuori il pistolino ci si sente meglio.

 

 

 

Anno: Eeh, sul serio? A me non piace quando ci si mette orgoglio. Un
pistolino che sventola è un pistolino che sventola. Forse, se avesse una
forma impressionante...

 

 

 

Tomino: Sì, assolutamente.

 

 

 

Anno: Ah. Sarebbe bello se mi mostrassi una rappresentazione del genere. Io
non ci riuscirei. Intendo “dannato, guardami nudo mentre lo sventolo!”.

 

 

 

Tomino: E poi viste da quelli della mia generazione le opere di Miyazaki
appaiono come delle cose comuni. Ho l’impressione che si vedano troppo i
punti deboli dell’intrattenimento della nostra generazione. Soprattutto per
quanto riguarda le immagini. Come se da qualche parte si pensasse “i film
sono raffinatezza”. Il termine che io uso sempre è open entertainment. Cioè,
guardare tutti insieme facendo “uah!”. Un divertimento del genere è dato
dalle grandi immagini in movimento. In questo senso... Miya-san e
Takahata-san sono proprio intelligenti. C’è tecnica. E anche sensibilità, in
una misura non malvagia. Be’, tranne per i gusti da lolicon.

 

 

 

Tutti insieme: (risata)

 

 

 

Tomino: Mi è parecchio difficoltoso guardare certe cose. Parlando di film, è
probabile che a voi non piaccia ma una pellicola che ho apprezzato davvero
molto è “Nuovo cinema Paradiso”. In questo film c’è una scena dove dei
giovani ragazzi si masturbano guardando un’immagine di Brigitte Bardot.
Dunque i film sono così? (ride). Cioè, mi pare che ci sia una differenza
sostanziale. Ho un po’ questa sensazione quando Miyazaki-san dice di
“puntare a dei film”. Ma dato che ho l’impressione che spiegando queste cose
a dei giovani la faccenda si ritorca contro di me, lasciamo perdere
Miyazaki-san.

 

 

 

Tutti insieme: (risata)

 

 

 

Tomino: Davvero, è una cosa a cui devo fare attenzione.

 

 

 

Anno: Il senso di nudità che si esprime dai tuoi film mi piace moltissimo.
Ma forse dal suo punto di vista uno spettatore potrebbe provare disgusto. Ma
ormai ti sei diretto verso quel punto, magari senza nemmeno accorgertene,
vero? Intendo il tuo modo di creare.

 

 

 

Tomino: Direi di no, almeno non volontariamente.

 

 

 

Anno: Oshii-san direbbe “si tratta di un crimine di coscienza”.

 

 

 

Tomino: Per parlare di crimine di coscienza dovrei comportarmi in un certo
modo. Tuttavia per comportarmi così dovrei averne la convinzione (se
mostrarmi nudo o meno) e se devo dire se vedo o meno la linea di confine,
devo dire che non la vedo. Non ho un talento tale che mi permetta di
arrivare a quel punto. In quel momento, che vada bene o che vada male, non
riuscirei a lanciare la palla con tutte le mie forze. Per dirlo con parole
mie, “giovinezza e poi spirito”. Per quanto riguarda “Il contrattacco di
Char” la mia intenzione era di dare la priorita al “vi mostro come lo si fa
per lavoro”, per cui non avevo piena coscienza di cosa stavo costruendo.
Dato che la situazione era questa, il crimine di coscienza non c’entra. Se
fossi stato davvero preoccupato dal dire quale sia il significato de “Il
contrattacco di Char” parlerei di un problema di lavoro. Cioè, niente altro
che volontà di mettere tutto insieme. Davvero, se devo pensare al fatto che
ci siano delle disattenzioni in quello che mi hai detto, direi che non ce n’è
nemmeno-nemmeno una. E poi un’altra cosa. Non è solo un discorso di mettere
insieme un lavoro. Un altro problema era che a quei tempi il metodo di
disegnare degli animatori aveva talmente poco senso che molte cose ho dovuto
rifiutarle e non ho potuto utilizzare tutto il materiale realizzato. Per cui
parlando di questo mi sento ancora molto imbarazzato.

 

 

 

Anno: Però, ecco... c’è un’altra cosa. Ciò che mi è piaciuto de “Il
contrattacco di Char” è anche la negazione dei disegni. Nel senso che il
ritratto del regista non è affidato solo ai fotogrammi.

 

 

 

Tomino: Sì, sì, sì. È possibile che li negassi.

 

 

 

Anno: Aah, che invidia!

Garion-Oh

Per non perdere il discorso (lungo) fra le pagine del forum, ho deciso di riproporre qui tutta la mia traduzione degli articoli, in modo che sia più facilmente consultabile per gli interessati.

 

Yuichiro Oguro è stato redattore di Animage negli anni '80 e ha deciso di
rendere pubblici diversi suoi pensieri e considerazioni su come si è mosso
il mondo dell'animazione giapponese fra gli anni '70 e '80, dedicando il suo
tempo a scrivere più di 400 articoli sull'argomento, analizzando diverse
serie e film.
"Analizzando" è però una parola grossa. Non si tratta di recensioni, ma di
considerazioni miste ai suoi ricordi dell'epoca. Siccome mi sono parse
interessanti perché raccontavano il fenomeno dal "di dentro" ho pensato di
condividere col forum quello che avevo letto. Inizialmente volevo fare una
specie di riassunto, come ho effettivamente fatto per Orange Road. Ma poi mi
sono accorto che dato che in KOR ero io a parlare, un riassunto di certi
fatti ci stava bene come contesto. Qui invece alla fine ho preferito
tradurre tutto e lasciar parlare lui, anche se si perde in mille parentesi.
Il fatto è che su Il contrattacco di Char per arrivare al punto ci mette ben
17 articoli. Ho tradotto i primi 4, che sono una specie di introduzione. Il
resto non ho tempo di farlo subito, causa impegni di lavoro. Poi dipende
anche da quanto siete interessati alla cosa. Posso tagliare corto e tradurre
direttamente il 17esimo. Ma il senso non è capire il film. Tanto poi ognuno
ha una sua propria idea in merito. Il senso è vederlo da un altro punto di
vista. Ovviamente essendo Oguro un redattore e non un semplice fan, ha avuto
accesso a materiali esclusivi... e proprio qui sta l'interesse nei suoi
ricordi. Un fan ti racconta quello che ha provato in prima persona. Un
redattore ti inquadra la cosa nel momento storico. Qui posto il primo
articolo. Poi poco alla volta arriveranno anche gli altri tre. Per il resto
si vedrà.

 

Un discorso fra amici, prologo.

 

Per me Kidou Senshi Gundam è un'opera speciale. Credo sia un capolavoro, che
rappresenta il punto massimo della carriera di regista di Tomino Yoshiyuki e
che si è guadagnato l'attenzione della società. Ora scrivo in relazione a
questo film.
In seguito ho imparato anche io ad amarlo e a parlare della sua
magnificenza, ma prima della sua proiezione non mi aspettavo nulla di buono.
Non andai nemmeno a vederlo al cinema. Il film fu proiettato il 12 marzo
1988. Era il primo film a non essere un montaggio di una qualche serie di
Gundam. Il suo contenuto era quello di essere il seguito della prima serie e
di Z Gundam, descrivendo l'ultima battaglia fra Amuro e Char. Veniva
proiettato in accoppiata con "Kidou Senshi SD Gundam".
A quei tempi, le aspettative dell’industria dell’animazione verso un titolo
di Gundam e verso un'opera di Tomino erano incredibilmente basse. Ovviamente
i fan di Gundam esistevano, ma rispetto ai primi tempi l'impressione è che
si fossero disaffezionati. L'atmosfera che girava era del tipo "Ancora
Gundam?". Quando fu il turno dell'opera successiva di Tomino, "Gundam F91",
la serie parodistica "SD Gundam" era di certo più popolare delle atmosfere
serie del Gundam originale. La situazione era questa.
Prima della proiezione ricevetti dei biglietti da una persona dell'ambiente.
Me li regalò per andarci coi miei amici. Mi pare che fossero venti. Non so
come fece a procurarseli. Comunque avevo questi biglietti che non
desideravo. In passato mi era capitato di comprare dei biglietti in
prevendita. Però anche se li avevo ricevuti in omaggio, al cinema non ci
andai. Non ci andai perché avevo impegni di lavoro, ma anche perché l'idea
non mi entusiasmava. Distribuii tutti i biglietti a dei miei amici.
Il motivo per cui non riuscii ad esaltarmi all'idea del lancio de "Il
contrattacco di Char" è perché c'era stato Z Gundam. Quando venne annunciato
"Il contrattacco di Char" ripensai al finale inconcludente di Z Gundam.
Quindi all'epoca non fui io a occuparmi dell'articolo dedicato al film su
Animage. Lo lessi come un normale lettore. A vedere le illustrazioni
pubblicate non si poteva fare altro che pensare a un'estensione di Z Gundam,
e così il mio entusiasmo scemò. Non credevo che potesse nascere qualcosa di
nuovo dall'universo di Gundam. Odiai anche il fatto che la pubblicità
pompasse il film come lo scontro finale fra Amuro e Char. Pensai che fosse
una cosa subdola, perché non c'era già più nulla da dire su quell'argomento.
Pensai che anche se si parlava di scontro finale, poi si sarebbe concluso
tutto con un finale vago lasciando spazio a possibili seguiti.
Poi c'erano un sacco di altre cose che non mi soddisfacevano. Appena prima
della proiezione Animage pubblicò un articolo di presentazione. Il suo
titolo era "L'inconsistenza dei tempi e Il contrattacco di Char". Sia il
titolo che i contenuti dell'intervista erano incredibili. L'intervista
cominciò subito chiedendo cosa se ne pensava del ritiro di Kouichi Hamada,
il presidente del comitato del bilancio della camera bassa. L'intervista fu
molto lunga, ma non toccava minimamente l'argomento de Il contrattacco di
Char. Come redattore della rivista non è che non capissi quale fosse
l'obiettivo di tutto ciò, però l'impressione generale che ne ricevetti è che
Animage non aveva interesse verso quel film e la cosa fu triste.
Vidi per la prima volta "Il contrattacco di Char" a fine 1988. Dovevo per
forza vederlo per scrivere un certo articolo, per cui mi procurai una
videocassetta. La mia prima impressione è che si trattava di un film
totalmente diverso da quello che mi aspettavo. Mi conquistò fin dal
principio e lo guardai con concentrazione fino alla fine. Mi colpì
moltissimo. Pensai che quell'opera avesse qualcosa, ma non riuscivo a
focalizzare su cosa fosse quel qualcosa.
Non capii bene cosa mi affascinasse di questa pellicola. Le informazioni che
forniva erano troppe e ci misi tutto me stesso per coglierle. Inoltre la sua
peculiarità era la descrizione dei personaggi e i drammi che li
coinvolgevano. Non riuscii a bloccare il fascino che aveva su di me. Amuro
Ray nella serie tv aveva 15 anni, mentre nel film 29. Char che invece ne
aveva venti ora era 34enne. Il tocco di realtà è che quei due, newtype ed
eroi, emanavano un senso di depressione una volta diventati adulti. Non ne
ero contento. Perchè loro due non erano diventati dei magnifici adulti. Il
senso di quella scelta noi spettatori lo capimmo solo in seguito.
Capire che tipo di opera fosse Il contrattacco di Char fu per me l'occasione
di mettere ordine dentro me stesso, attraverso le parole di Hideaki Anno.

 

Un discorso fra amici, intermezzo.

 

 

 

Secondo me in questo ambiente di lavoro, ci sono tre personaggi di cui penso
"come animefan per me sono imprescindibili". Junichi Sato, Toshiyuki Inoue e
Hideaki Anno. Sato ha catturato la vera essenza degli anime, mentre Inoue è
un maniaco dell'animazione di livello superiore. Anno è intenso sotto ogni
aspetto. Non è nè uno scherzo nè un'esagerazione, ma sono davvero tre
persone da prendere a modello. Per quante volte abbia parlato con Anno de Il
contrattacco di Char, ne rimango sempre impressionato.

 

La prima volta è stato per raccogliere informazione per l'articolo che avrei
pubblicato su Animage di aprile 1990. Era un numero dedicato al lancio in tv
di "Fushigi no umi no Nadia", con 5 pagine per una lunga intervista. Verso
la fine mi disse "Nelle sue opere esce direttamente il suo punto di vista
sulle cose. Tutto il lavoro incredibile che Tomino ha fatto per realizzarle.
Si rimane sorpresi a notare a quante cose abbia pensato. E' incredibile come
si sia dedicato allo studio degli esseri umani attraverso un anime". E
ancora "Attraverso le sue opere si mostra nudo agli spettatori. E'
incredibile che si spogli fino a quel punto". Poi, ebbi altre occasioni di
parlare con Anno in relazione al modo con cui dirige un'opera, se bisognava
togliersi le mutande o meno, ma l'inizio di tutto fu quell'incontro.
Nell'articolo non nominai mai Il contrattacco di Char, perché doveva essere
un'introduzione alla sua nuova opera.

 

A rileggere il suo discorso, capii che si trattava del nucleo delle sue
opere. Diventò sicuramente l'occasione per mettere in ordine le mie idee su
Il contrattacco di Char. In sostanza da quel momento iniziai a pensare ai
gusti personali di Tomino, ai suoi valori e alla relazione di tutto ciò con
le sue opere. Però fu solo molto più tardi che riuscii a mettere tutto in
ordine. A quei tempi non c'era nessuno intorno a me a cui piacesse Il
contrattacco di Char, nè nessuno che volesse parlare delle opere di Tomino.
Per cui quando Anno parlò in modo entusiasta del regista Tomino, suonò come
originale. Sono felice che esista una persona come lui.

 

Nel numero di settembre dello stesso anno, durante la lavorazione della
nuova opera "Gundam F91" feci una lunga intervista a Tomino. Dopo
l'intervista lasciai una pagina ad Anno, in modo che parlasse delle opere di
Tomino. Anche di quell'articolo ero responsabile io. Dato che nel pezzo di
aprile trovai che le parole di Anno avevessero un significato profondo,
pensai di fare in questo modo per permettergli di proseguire. A rileggere
quell'articolo capisco come sia cresciuto il mio rispetto verso Tomino.

 

Per un certo periodo ho continuato a riguardarmi Il contrattacco di Char. In
quel settembre ne ero già conquistato. Me ne innamorai a forza di guardarlo.
Più lo guardavo più scoprivo cose. "Questo personaggio anche se dice così,
in realtà pensa quest'altra cosa", accorgendomi delle azioni di personaggi
che alle visioni precedenti avevo sottovalutato. La mole di informazioni che
forniva erano straordinarie, ma al contempo presentate in modo complicato.
Mi sono divertito molto a comprenderle.

 

Il contrattacco di Char è un'opera immersa nel pessimismo. Inoltre i
personaggi che vi compaiono sono descritti in modo estremamente vivido. La
vividezza dei personaggi e il pessimismo diventano tutt'uno e descrivono
quella cosa con molta forza persuasiva. Si tratta del fatto che gli uomini
sono degli sciocchi. E che gettano questo mondo nella tristezza. Eppure
tutta questa negatività, ti fa sentire bene. E' lì che si percepisce il
fascino del film.

 

Nel numero di aprile dell'anno successivo, l'articolo speciale di apertura
fu dedicato a F91 in occasione della proiezione al cinema. Era organizzato
in quattro parti. La prima era dedicata a presentare il film tramite delle
immagini. Il secondo era "Il tominismo: apprezzare Gundam". Un'intervista
che indagava a fondo la personalità di Tomino come autore. Vi presento qui
il cappello introduttivo.

 

Yoshiyuki Tomino è creatore della serie di Gundam e regista dell'attuale
F91.

 

E' il regista con più forza creativa ed espressiva nell'attuale mondo
dell'animazione. Per gli animefan è una continua fonte di stimolo. Inoltre è
creatore di personaggi vividi senza precedenti e ritrattista di storie di
vita e di morte. Ci mostra il tema di come dovrebbero essere le persone,
accompagnandolo con l'intrattenimento degli anime robotici. Infine si può
dire che abbia avuto una certa influenza su molti altri registi che si
possono certamente definire toministi.

 

Per farvi godere appieno F91 proveremo a riaffermare il tominismo attraverso
diverse angolazioni. Innanzitutto inzieremo con un'intervista in cui
ripercorreremo le opere passate del regista Tomino.

 

Un testo pieno di buona volontà! Per spiegare ai lettori quanto fossero
fantastiche le opere di Tomino. Bruciavo di questo senso di dovere. E'
incredibile che abbia scritto perfino "con più forza creativa ed espressiva
nell'attuale mondo dell'animazione".

 

 

 

Un discorso fra amici, conclusione.

 

A mio parere l'articolo su Gundam F91 pubblicato sul numero di aprile 1991
di Animage era molto ben fatto. Volevo rivelare al mondo la magnificenza
delle opere di Tomino e dentro di me raccolsi la sfida. Come detto
precedentemente l'articolo era suddiviso in quattro parti. La prima
presentava F91 attraverso una raccolta di immagini. Il secondo era
un'intervista a Tomino intitolata "Il tominismo: apprezzare Gundam". Qui si
commentarono le scene più famose realizzate dal regista fino a quel momento.
Sono orgolioso di avere potuto scegliere di quali immagini parlare. La terza
era "otto opinioni sul tominismo". Gli otto erano: Mamoru Oshii, Yoshiki
Tanaka, Sho Aikawa,Hiroyuki Hoshiyama, Yasuhiro Imagawa, Ryosuke Takahashi,
Akinori Endo e Masami Yuki. La quarta parte era "E poi il tominismo in F91",
dove venivamo mostrati degli estratti significativi dagli storyboard di
Tomino e quindi li si commentava. In definitiva non era un articolo su F91
ma sul tominismo. Della parte 1 si occupò un altro articolista, ma le parti
2, 3 e 4 le organizzai io. Per la parte 3, raccolsi personalmente i pareri
di 6 degli 8 intervistati.
Gli storyboard di F91 riguardavano il climax, quando il protagonista Seabook
vedendo i raggi di luce uscire dal Rafflesia pilotato da Maschera di ferro
bisbiglia “quello è un ammasso di coscienza umana di scarsa qualità?”. A
proposito di questa battuta negli storyboard è scritto un commento che dice
“la frase a destra è stata tagliata”. La battuta in sé è straordinaria, ma
leggere negli storyboard una battuta che poi viene volutamente tagliata è
piuttosto interessante (in più, per tutto lo storyboard ci sono annotazioni
del genere per un sacco di passaggi). Lo so che si trattava di una battuta
tagliata, ma nello storyboard pubblicato nella quarta parte era presente.
Rispetto a Il contrattacco di Char, F91 è un’opera più trattenuta. Ma io lo
accolsi come un film alla Il contrattacco di Char. Chi riesce a distinguerne
le parti più nervose, riuscirà a seguire il filo delle opere di Tomino.
Il punto forte del reportage fu l’intervista a Tomino nella seconda parte. I
temi affrontati furono “ritratti vividi dei personaggi”, “pessimismo”, “il
pensiero dell’autore, il suo modo di intendere la vita e come questo si
rifletta nelle sue opere”. E che cosa significava tutto ciò in un anime
robotico pensato per intrattenere. Mi piacerebbe farvi leggere tutto l’articolo
per intero, ma sarebbe troppo lungo. Quindi ne faccio un riassunto. A
proposito di “ritratti vividi dei personaggi”, la ragione principale è che
senza di quelli non si possono creare delle situazioni drammatiche, è il
requisito minimo. Ma anche se sembra ovvio, non è quello l’unico motivo. In
Gundam ci sono dei robot che lasciano una grossa impressione sugli
spettatori. Bisogna quindi per forza una storia e dei personaggi che ne
siano all’altezza. La struttura di intrattenimento di Gundam è proprio
basata sul far convivere due cose che vanno a pugni come i robot e i
personaggi drammatici. Perché i personaggi non perdano nel confronto con i
robot è necessario che siano vividi.
Per il “pessimismo”, probabilmente dipende dal fatto che una disposizione
del genere si trova in ognuno di noi. Solo che si è sforzato di non
mettercelo a tutti i costi. Per quanto riguarda Il contrattacco di Char di
certo il pessimismo salta fuori in modo disturbante, ma è proprio quello l’aspetto
del film. Dall’intervista ho capito bene che il piacere che provavo per le
parti pessimistiche deriva dal fatto che io sono fatto in un certo modo. In
più, noi negli ultimi venti anni non abbiamo forse perso l’occasione di
toccare con mano la morte reale di un nostro parente? Non abbiamo forse
perso il senso reale del dolore? Per quanto poco valga, se all’interno di
una storia drammatica si può descrivere in modo concreto cosa significa la
morte, allora deve essere fatto. Ma non si tratta di una cosa da fare per
intrattenimento, ma solo perché va fatta.
Per “il pensiero dell’autore, il suo modo di intendere la vita e come questo
si rifletta nelle sue opere”, per prima cosa ho chiesto se non trovava che
nell’opera venisse fuori spesso il tema su come dovrebbero essere gli
uomini. A mio avviso questo tema è rappresentato dal film stesso. Però se si
eccede col pensiero dell’autore, non risulta un male per l’intrattenimento?
Quando chiesi a Tomino se aveva pensato a tutti i minimi dettagli dell’opera,
lui mi rispose che il pensiero del creatore si riflette nella sua opera ma
che questa però non raccoglie la sua intera personalità. Per cui dice che
cerca sempre coscientemente di mettere una certa distanza fra sè e le sue
opere, ma che alla fine il suo essere trapela comunque. Però se un’opera non
riflettesse il pensiero del suo autore, la gente non la guarderebbe. In
sostanza, la gente vuole vedere quello che fanno gli altri. L’anno scorso
quando ha rivisto Il contrattacco di Char in tv, guardandolo ha pensato “ci
sa proprio fare questo regista!”. Se non l’avesse realizzato in questo modo,
nessuno lo avrebbe guardato. E’ arrivato a non inserire frasi buttate a caso
o frasi di eccessiva spiegazione. Il risultato suppone sia che ora è
collegato a quello che le sue opere esprimono. Così mi ha detto. Fine del
riassunto.
La frase “la gente vuole vedere quello che fanno gli altri” è diventata un
po’ il soggetto dell’articolo, quasi una chiusura del discorso. Ultimamente
nei varietà ha molto successo l’angolo dove si presenta la tavola imbandita
di una famiglia comune. “Che cosa mangeranno i vicini?”. L’intrattenimento è
soddisfare l’interesse di quel tipo di spettatori. E poi anche per quanto
riguarda gli eventi drammatici, anche il mostrare “cosa fanno gli altri?” è
intrattenimento. Si potrebbe dire che un blando interesse verso gli altri
può portare all’intrattenimento. Ne Il contrattacco di Char può capitare che
mentre si trovano in un posto affollato, Quess chieda a Char “colonnello, io
sono una sostituta di Lalah?”. Non credo che sia facile da spiegare, ma per
metterla semplice possiamo dire che Lalah era la ex di Char, mentre Quess la
ragazzina che ha fra le mani al momento. In quella occasione l’atmosfera era
talmente imbarazzata che mi sono messo a ridere. Dopo avere ripensato ai
discorsi di Tomino, mi è venuta in mente quella scena con Quess. Eh già,
quello era il tipico intrattenimento alla Tomino e mi sono messo a ridere.
Per quanto riguarda gli anime robotici, è necessario che il dramma dei
personaggi abbia un potere tale da rivaleggiare con l’esistenza dei robot.
La struttura di intrattenimento di Gundam (o degli anime robotici di Tomino
in generale) è costruita sulla competizione di questi due elementi. E per
mostrare il dramma dei personaggi, servono personaggi vividi. Il pessimismo
è un’inclinazione naturale di Tomino e la sua personalità si riflette nell’opera.
Quanto della sua personalità vi compaia è collegato all’intrattenimento. Ho
dato a questo articolo il titolo “Il tominismo: l’intrattenimento in Gundam”
perché il fascino delle opere di Tomino, la caratteristica con cui nascono,
è quella di riflettere la personalità dell’autore.
Non pensai mai che questa intervista potesse essere l’occasione per parlare
di tutte le opere di Tomino, ma quello che raccolsi superò le mie
aspettative. Ebbi un sacco di cose a cui pensare sul lavoro di Tomino come
regista. Per quanto riguarda me stesso ero estremamente soddisfatto del
materiale che raccolsi, però era un articolo scortese verso i lettori. Fra
me e i lettori c’era di certo una grossa differenza di entusiasmo. Dato che
fu un articolo che sentivo di dover fare non ho rimpianti, ma a vederlo
obiettivamente mi sa che corsi troppo. Dopo che fu pubblicato, il redattore
capo mi disse che era un articolo in cui Tomino non parlava con piacere. In
effetti gli avevo chiesto solo quello che io volevo sapere e non c’era un
bello scambio di battute. Per cui era piuttosto complicato da leggere.
Con quell’articolo speciale per il numero di aprile 1991, avevo intenzione
di intraprendere uno scontro finale con Il contrattacco di Char che si
trovava dentro di me. Tuttavia le mie attività verso questo film non erano
ancora finite. A questo pezzo ho messo il titolo “conclusione”, ma il
discorso è diventato più lungo di quello che mi aspettassi. Continuerò a
parlarne ancora un po’.

 

 

 

Un discorso fra amici, capitolo finale.

 

 

 

Dopo avere scritto quell’articolo per Animage continuavo a pensare a Il
contrattacco di Char, parlandone anche con altri. Tanto che mi veniva spesso
detto “cominci ancora con Il contrattacco di Char”? Il picco che raggiunsi
nella mia serie di azioni verso questo film fu realizzare una dojinshi
chiamata “Kidou senshi Gundam Il contrattacco di Char: un discorso fra
amici”. Un volumetto che pubblicati alla fine del 1993 e che creai assieme
a Hideaki Anno. Purtroppo non lo possiedo più. Mi ero tenuto da parte 2 o 3
copie, ma le prestai a degli amici che volevano leggerla e non mi sono mai
state restituite. Sarebbe bello riaverle, ma non mi ricordo più a chi le
avevo prestate. Non ci feci attenzione perché ero sicuro che me le avrebbero
restituite e invece non è mai successo. Se qualcuno di quegli amici sta
leggendo questo pezzo, li prego di restituirmi una copia!

 

Chi lo possiede potrà confermarlo, ma nel colophon i dati erano questi:
editore e redattore capo Hideaki Anno, redattori Yuichiro Oguro e B Obawa. B
Ogawa è il B-kun che fa parte dello staff di questo sito. Il contenuto si
focalizzava su delle interviste. Vi avevano partecipato Sho Aikawa, Yoshito
Asari, Kunihiko Ikuhara, Yutaka Izubuchi, Shinichiro Inoue, Kenji Uchida,
Toshimichi Otsuki, Mamoru Oshii, Kiyoshi Kishigawa, Hiroyuki Kitazume,
Tsukasa Kotobuki, Ayumi Konomichi, Yoshimatsu Something, Toshio Suzuki,
Kenji Tsuruta, Osamu Nagashima, Yuji Hayami, Keiko Fukuyama, Yukihisa
Fujita, Haruhiko Mikimoto, Muttri Moony, Hiroyuki Yamaga, Nobuteru Yuki e
Masami Yuki. Radunai diverse persone che lavorarono su “Il contrattacco di
Char” e altre dell’ambiente per discutere del film. Ovviamente, partecipò
anche Tomino. In sostanza era una versione potenziata dell’articolo "otto
opinioni sul tominismo" che avevo realizzato per Animage.
Anno e B-kun andarono insieme a raccogliere interviste. In quel momento Anno
aveva già lavorato a “Top wo nerae” e “Fushigi no umi no Nadia”. Sono andato
con lui perfino in Kadokawa Shoten a sentire Shinichiro Inoue. A ripensarci
adesso è stata proprio una bella esperienza. Quel volume era pieno di cose
impressionanti. Raccogliere opinioni anche da Oshii e Yamaga fu incredibile.
Inoltre non mi dimenticherò mai per tutta la vita le cose che mi disse
Tomino. Noi avevamo un atteggiamento da fan e Tomino parlò in modo piacevole
delle sue opere. Fu un racconto davvero vivido.

 

Mi ricordo che per lavorare all’impaginazione ci fermammo a dormire alla
Gainax, ma non come si finì a fare tutto questo per creare “Il contrattacco
di Char: un discorso fra amici”. L’anno in cui lo realizzai era il 1993, lo
stesso in cui debuttava “V Gundam”. Le connotazioni di V Gundam erano
diverse da quelle de Il contrattacco di Char, ma era una serie in cui si
sentiva bene l’eccentricità di Tomino. Più la serie proseguiva più i
contenuti si facevano estremi. L’abbiamo vista con molto piacere, ma le
riviste di anime non si accorsero né dell’eccentricità né della crudezza. In
quel momento io non lavoravo per Animage, ma per Newtype... ma nonostante
questo non ebbi occasione di parlarne direttamente. Dato che le riviste di
animazione non lo facevano, allora decidemmo di essere noi a mostrare il
rispetto verso Tomino. Dev’essere questo il motivo per cui facemmo la
dojinshi.

 

Durante la trasmissione di V Gundam sia l’industria dell’animazione che gli
anime fan si dimostrarono freddi. Ma non solo nei confronti di Tomino. Forse
era un’epoca dove il mondo dell’animazione non reputava importanti gli
autori. Era un periodo in cui io parlavo appassionatamente di V Gundam e de
Il contrattacco di Char e venivo trattato come un “tipo strano”. Perché
Tomino venisse rivalutato dall’industria e dai fan ci volle ancora qualche
anno. Mi sentivo irritato e mi chiedevo perché la gente non capisse il
fascino che avevano opere come V Gundam e Il contrattacco di Char.

 

Inoltre, il 1993 era l’anno in cui fu trasmesso “Sailormoon R”. Un sacco di
animefan erano infervorati per Sailormoon. Anche a me piaceva molto e la
seguivo con molto divertimento però mi chiedevo anche se fosse giusto così.
Era giusto divertirsi in modo così semplice e aperto? Nonostante questo
dilemma (a dire il vero non è che ci divertissimo senza pensare a niente
seguendo Sailormoon, ma questo è un altro discorso) volevamo scoprire cosa
fosse importante per noi, continuando a indagare su Il contrattacco di Char.

 

Mi sono divertito molto a sentire commenti da un sacco di persone diverse su
questo film e su Tomino. Era anche interessante sentire cose tipo “quella
battuta non è una metafora per dire quest’altro?”.

 

Mentre redigevo il volumetto, la mia comprensione per l’opera aumentava
sempre di più. Ma il punto non era se le parti drammatiche fossero belle o
se i personaggi fossero vividi, ma che era bello che nel film emergesse
direttamente l’immagine di Tomino. Era un film per apprezzare lo stato d’animo
di Tomino impresso nell’opera stessa. In questo caso lo stato d’animo
indicava la visione dei valori e della vita dell’autore. Finalmente capii
come arrivare a comprenderne il senso. Ma la mia comprensione non era
profonda... ero solo diventato un fan accanito. A quei tempi mi divertivo a
guardare Sailormoon, ma allo stesso tempo ero ubriaco de Il contrattacco di
Char.

 

Il contrattacco di Char

 

 

 

Fino all’articolo precedente ho scritto della mia esperienza personale con
Il contrattacco di Char. Volevo fornire un po’ di contesto, ma da questa
volta scriverò in dettaglio del film. Il suo lancio nei cinema è avvenuto il
12 marzo 1988. Il suo contenuto è in sostanza il seguito della prima serie
di Gundam e di Z Gundam e vi è descritta l’ultima battaglia fra Amuro e
Char. E’ stato proiettato in accoppiata con “SD Gundam”.
E’ la conclusione della guerra fra Amuro Ray (Toru Furuya), protagonista
della prima serie, e la sua nemesi Char Aznable (Shuichi Ikeda). Nella
pellicola la loro età non viene mai dichiarata, ma seguendo le impostazioni
Amuro Ray che nella prima serie aveva 15 anni ora ne ha 29. Char che invece
ne aveva 20 ora è 34enne. Char come leader di Neo Zeon, per punire sugli
uomini rimasti a vivere sulla Terra cerca di fare cadere sul pianeta l’asteroide
Axis. Se ci riuscisse, la Terra verrebbe avvolta da un evento simile a un
inverno nucleare e gli uomini non potrebbero più abitarla. Amuro, come
pilota della squadra Londo Bell della Federazione Terrestre, cerca di
impedire che Char riesca nel suo piano. Il capitano della Ra Cailum, l’ammiraglia
della Londo Bell, è Bright Noah.
Il contrattacco di Char è un racconto di uomini e donne. Char ha una
sottoposta chiamata Nanai Miguel (Yoshiko Sakakibara), che è al contempo sua
amante. Nanai è una donna adulta dall’aspetto tranquillo e segue Char sia in
pubblico che in privato. L’eroina Quess Paraya (Maria Kawamura) è invece una
ragazza ancora un po’ infantile. All’inizio prova interesse per Amuro e ne
segue i movimenti... ma dopo avere incontrato Char si mette al suo servizio.
Si tratta di una newtype e come pilota di Neo Zeon combatte contro la Londo
Bell. Fra i suoi subordinati Char ha anche un giovane chiamato Gyunei Guss
(Koichi Yamadera). Anche lui è un pilota di Neo Zeon. Si tratta di un umano
potenziato con facoltà molto vicine a quelle dei newtype. Quess non cerca
per nulla di nascondere i suoi sentimenti verso Char. Gyunei invece si sente
attratto da Quess ed è geloso di Char. Infine, Nanai è irritata dalla
presenza di Quess.
Char ha fiducia in Nanai e arriva perfino a nascondere il proprio volto nel
suo petto, ma ancora oggi non riesce a dimenticare Lalah Sune (Keiko Han),
morta durante la guerra di un anno. Lalah ha perso la vita durante una
battaglia contro Amuro, ma prima di morire è entrata in sintonia newtype
reciproca con Amuro. A proposito di questo fatto, Char dice “Lalah Sune, la
pilota su cui avevo posato i miei occhi, ha trovato dentro Amuro, il mio
acerrimo rivale, la gentilezza che cercava”. Ancora oggi Char è ostile nei
confronti di Amuro, ma ciò non dipende solo dal fatto che Amuro ha ucciso
Lalah. E’ geloso del fatto che in punto di morte la mente di Lalah si sia
connessa a quella di Amuro. Durante il film Nanai e Gyunei, a proposito del
fatto che Char stia cercando di fare cadere Axis sulla Terra, si chiedono se
non sia una mossa per vendicarsi di Amuro. E’ senza dubbio vero che il suo
obiettivo sia punire l’umanità, però allo stesso tempo è mosso dalla sua
rivalità contro Amuro per via dei ricordi su Lalah. Le ultime parole di Char
saranno oggetto di un articolo a parte, però il fatto che un uomo arrivi a
fare una cosa tanto terribile come punire l’umanità perché in realtà
ossessionato dalla morte di una ragazza avvenuta anni prima, il fatto che
sia mosso dal suo bisogno di lei, lo si capisce solo alla fine. Il
contrattacco di Char è un film su questo.
L’interpretazione di Shuichi Ikeda restituisce il senso di un personaggio
che sta covando qualcosa, facendo intuire diverse implicazioni. Il
contrattacco di Char è la rappresentazione del suo picco massimo
interpretativo. In questo film Char non cova solo una cosa dentro si sé, ma
anche due, anche tre. Per raggiungere il suo obiettivo mente sia ai suoi
alleati che ai suoi nemici. E’ ovvio che quando si vede uno mentire si provi
disgusto, però è proprio questo il modo di fare degli adulti e pensai che la
sua rappresentazione fosse splendida.
Tornando al racconto di uomini e donne, Char mente a Nanai e agli altri. A
Quess dice che per lei si dimenticherà di Nanai e Lalah. A Nanai prima dello
scontro finale dice che una volta finita questa battaglia ascolterà tutto
quello che avrà da dirgli. Ma una persona ambiziosa come lui è impossibile
che stia ad ascoltare docilmente qualcun altro, anche in caso di vittoria
contro Amuro. A Gyunei sussurra “Come fai a pensare che io metta le mani
addosso a Quess? Non ho altri interessi che la ricostruzione di Neo Zeon e
la sconfitta di Amuro. E poi mi è cara Nanai”. E’ vero che non toccherebbe
mai Quess, ma è una menzogna il fatto che sia soddisfatto dalla presenza di
Nanai. E poi la battuta secondo cui gli è cara Nanai sta a indicare che fra
lui e lei c’è un rapporto fra uomo e donna. Dire una cosa del genere al suo
giovane sottoposto puzza proprio di raggiramento. Vedendo la scena ho
proprio pensato “riesce a prendere in giro la gente fino a questo punto?”.
Rispetto al mondo di Char, le relazioni di Amuro con le donne sono semplici.
Amuro sembra stare insieme con una meccanica chiamata Chen Agi (Mitsuki
Yayoi). Non se ne conosce l’età, ma probabilmente è più giovane, forse sui
25. Chen si impegna tantissimo per Amuro e davanti a lui si comporta in modo
perfettamente femminile. E’ patetico, ma Amuro non le ha mai aperto una sola
volta il cuore. Alla fine anche lui non è mai riuscito a dimenticare Lalah.
Anche la loro relazione è sterile. Inoltre sulla Ra Cailum è imbarcato anche
un civile: Hathaway Noah (Nozomu Sasaki), figlio di Bright. Anche lui è
infatuato di Quess e questo porterà a una tragedia.
La battaglia di Char e Amuro è lo scontro con il karma dovuto a Lalah. Come
relazioni umane, in alto abbiamo il triangolo formato da Char, Amuro e
Lalah, mentre in basso si inseriscono in modo disordinato Nanai, Quess,
Gyunei, Chen e Hathaway. Un film di amore e odio che ha come palcoscenico lo
spazio. E’ questo il dramma che il regista Tomino imbastisce per dare ai
suoi personaggi la forza per rivaleggiare con le battaglie fra robot.

 

 

 

La sensazione de Il contrattacco di Char

 

Mobile Suit Gundam Il Contrattacco di Char è pieno di un certa “sensazione”.
Si tratta di un qualcosa di sterile, di nervoso. E’ irritante, perché
riconosce che gli uomini sono degli sciocchi. Si rimane inquieti quando si
capisce che il mondo è caduto nell’infelicità. E poi allo stesso tempo si
prova rassegnazione e si dice “dopotutto, è proprio così”. Questo tipo di
sensazione.
E straripa da tutto il film. Ogni scena, ogni battuta, è stata creata per
rappresentare al massimo questa “sensazione”. E non c’è dubbio che sia nato
tutto da una visione personale del regista Yoshiyuki Tomino. Anche tra i fan
non credo che ci siano persone che arriverebbero a dire una cosa tanto
estrema, ma secondo me questo è un film fatto per gustarsi quel tipo di
sensazione.
Provo a commentarlo dall’inizio. Il primo cut è la superficie lunare. La
scena seguente mostra la fabbrica della Anaheim, dove Chen e October stanno
discutendo. Chen chiede come abbia fatto a diminuire di 3kg il peso del
mobile suit attualmente in costruzione e October risponde “Abbiamo cambiato
il materiale del frame intorno alla cabina. Ma è stato rinforzato, non c’è
nessun pericolo”. A quel punto Chen risponde “lo credo bene! ci mancava che
l’aveste indebolito!”. Quindi prosegue chiedendo perché non le è stato
comunicato prima e October replica che la causa sono i dieci giorni di
anticipo richiesti per la consegna. Pare che il gruppo per anticipare la
data della consegna non abbia nemmeno contattato Chen. October vuole dire
che non è colpa loro. Però Chen reagisce senza nemmeno cercare di scusarsi:
“Di questo dia la colpa a Char di Neo Zeon. Se non avesse fatto precipitare
quel meteorite così presto, tutto questo non sarebbe successo”.Il film è
appena iniziato e le relazioni fra le persone sono rappresentate come
fredde. Chen solleva il telo che copre il Mobile Suit e appare la testa del
nuovo modello, il ν Gundam. Nello stesso momento la bgm entra nel suo climax
e in sovrimpressione alla testa del Gundam compare il titolo “Il
contrattacco di Char”. Un preludio piuttosto brusco. Fino a questo momento,
dall’inizio della pellicola è passato poco più di un minuto. Il discorso sul
materiale del frame di cui parla October è un’anticipazione a riguardo dello
psycho-frame. Dalla discussione emerge anche che Char ha iniziato a fare
cadere meteoriti sulla Terra.
Dopo il titolo, ci troviamo in India. Quess, che sta studiando i suoi sensi
newtype, viene fermata dalla polizia. In quella occasione, la sua amica
Christina viene trattata con violenza. Nella scena successiva il padre di
Quess, Adenauer Paraya, accompagnato dalla sua amante viene a prendere la
figlia per andare in aeroporto. Quess oppone resistenza e morde la mano dell’amante,
che reagisce urlando. Un poliziotto che assiste attonito chiede “Ma chi è
quella gente?” e il suo superiore risponde “Una famiglia di gente altolocata
nel governo della Federazione Terrestre. Dicono che portandola nello spazio
guarirà dal suo carattere ribelle”. A quel punto il poliziotto replica “Ma
quella non è la moglie, vero?”. Era necessario per ritrarre Quess come una
ragazza che non ha ricevuto amore da suo padre. Però il fatto che fosse
accompagnato dall’amante, che avesse rapporti tesi con lei e che un
poliziotto qualsiasi rimanesse scandalizzato contribuiscono a creare la
“sensazione” di questo film. Altrimenti una battuta come “Ma quella non è la
moglie, vero?” non sarebbe servita. Fino a questo momento, sono passati due
minuti e mezzo dall’inizio della pellicola.
Nella scena successiva ci troviamo su di un aereo diretto a Hong Kong. Quess
chiede al padre perché non hanno fermato il piano di Char di fare avvolgere
la Terra da un inverno nucleare e lui risponde che la Federazione non crede
all’esistenza di Char. In contrapposizione Quess dice “Nello spazio vivono
dieci miliardi di persone. Tu e gli altri non fate che osservarli dalla
Terra, papà, convinti di sapere tutto. E questo è fuori da ogni logica”. Sta
facendo una critica sul fatto che quelli della Federazione non vogliono
capirne nulla dello spazio. Un discorso simile a quello di uno spazionoide.
Come spettatore, per quanto ci pensi, questa battuta di Quess non l’ho
trovata naturale. E’ didascalica, troppo diretta e figlia di idee difficili.
Questa battuta è il picco massimo raggiunto ne “il contrattacco di Char”,
anzi in tutte le opere di Tomino. E’ una “battuta costruita”, eppure non è
un punto negativo per il film. Una battuta artificiale è anche inorganica...
e si accorda con la “sensazione” di sterilità di questo film. Fino a questo
momento, sono passati tre minuti e 10 secondi dall’inizio della pellicola.
A ripensarci, la prima volta che lo vidi non lo capii. La mole di
informazioni è enorme e non riuscii a decifrare gli eventi che si
susseguivano. Non capii perché Quess morda la mano e perché il poliziotto
dica “Ma quella non è la moglie, vero?”. Forse percepii queste cose come un
rumore di fondo inutile. In altre parole, alla prima visione non fui
coinvolto dalla “sensazione” del film. Ma quando mi ritrovai sempre più
invischiato capii l’importanza di certi dettagli e presto riuscii a
godermeli.
Inoltre la bontà del ritmo con cui si sviluppano gli eventi di questo
prologo, il modo di raccontare che rifiuta l’empatia con lo spettatore, è
una cosa davvero calcolata. In aggiunta, ho provato una sensazione
confortevole fin dalla mia prima visione. Anche la bontà del ritmo e il modo
di raccontare contribuiscono alla “sensazione” del film.
Vediamo la prossima scena coi passeggeri. Una battaglia fra mobile suit che
si tiene nello spazio. Amuro sta combattendo contro Char, che sta facendo
cadere l’asteroide 5th Luna sulla Terra. Qui Amuro non si trova a bordo del
Gundam, ma del Re-GZ. Sta per abbattere definitivamente Gyunei, quando
appare il Sazabi pilotato da Char. “Perché vuoi far cadere questo corpo
sulla Terra?! Se ciò avverrà, il pianeta si raffredderà e diventerà
inabitabile. Ci sarà un inverno nucleare!”-“Gli abitanti della Terra sono
degli egoisti che pensano solo a loro stessi, e io ho giurato di sterminarli
tutti”-“E’ inaccettabile che un uomo punisca i suoi simili!”-“Il qui
presente Char Aznable darà loro una severa lezione, Amuro!”-“Sei vittima del
tuo ego!”. Uno scambio di battute decisamente alla “Gundam”. Anche queste
frasi sono decisamente artificiali e donano al film quel tipo di
“sensazione”. Questa scena sembra proprio una continuazione della prima
serie di Gundam. Inoltre la battaglia è ben rappresentata e animata. La
tensione si è alzata in un colpo solo.
Come inizio del film, la scena all’interno dello shuttle diretto verso lo
spazio è impressionante. 5th Luna ne sfiora un lato. In quel momento il
padre di Quess è preso dal terrore e nascondendosi la testa fra le mani
mormora “Signore, ti prego!”. Non si preoccupa nemmeno di Quess che è seduta
a fianco a lui. A proteggere Quess che si trova in una brutta posizione non
è suo padre, ma Hathaway che era per caso seduto lì vicino. Contro un padre
del genere, Quess gli sputa contro. Anche questa è un’immagine forte. In
questo momento potrebbero anche morire, non è che non capisca il desiderio
di essere risparmiati. Però riesco anche a capire il disprezzo che prova una
figlia verso un padre che non si accorge di lei. Alla prima visione non me n’ero
accorto. La “sensazione” de Il contrattacco di Char è costruita attraverso l’accumulo
di immagini di questo tipo.

 

 

 

Le grandi battute de Il contrattacco di Char

 

Il Contrattacco di Char è una sfilata di grandi battute. Come scritto nell’articolo
precedente, sono queste battute a dare al film quel tipo di “sensazione”,
che ti fanno capire cosa si agita dentro i personaggi. Di queste grandi
battute, parecchie sono di Char. Questo perché sostanzialmente lui è il
protagonista, ha un grande orgoglio e allo stesso tempo è un uomo che ride
di se stesso.
Per esempio, quando parla con le alte sfere del governo federale, dopo
averli ingannati dice “Amuro, sto facendo qualcosa di davvero spudorato. Se
sei nelle vicinanze, prova a captarmi”, quando litiga con Amuro “Allora...
fammi vedere come doni la saggezza alla massa ignorante”, dopo avere
terminato il suo discorso come leader “E’ solamente una gran pagliacciata”,
quando accende i motori a impulso nucleare di Axis “Forza Axis, va’! Porta
via con te i ricordi amari”. Ad essere franchi, non si capisce bene a quale
esperienza personale faccia rifierimento nominando questi ricordi amari,
però è una battuta che fa comprendere bene la profondità dei suoi pensieri.
Vale anche per la battuta che Gyunei fa di fronte a Nanai “Direttrice del
centro ricerche, cioè... comandante delle operazioni”. A pensarci subito non
si capisce perché Gyunei la chiami apposta direttrice del centro ricerche,
ma in questa scena dimostra che non la vede di buon occhio ed è l’unico
momento del film in cui traspare una tale critica.
Tornando ai discorsi di Char, come scrissi una volta la sua battuta che
preferisco è “Io non sono come te. Non mi accontento di fare solo il
pilota!”. E’ questo che dice ad Amuro quando lo incontra di persona. Lui è
allo stesso tempo un leader e un pilota, ma è la strada che si è scelto da
solo. Ma di fronte ad Amuro che è un pilota e basta dire “Io non sono come
te”, per quanto ci si pensi è solo un attaccare briga. Però capisco bene
perché l’abbia detto. Mentre dirige un governo Char manovra a suo piacimento
anche le persone intorno a sé e al contempo cerca di vincere contro Amuro
che fa il pilota. Tutte queste cose lo stancano, creandogli un accumulo di
stress. Per fare un paragone, sarebbe come se Tomino che in questo film è
autore dell’opera, creatore del mondo e realizzatore gli storyboard, dicesse
agli altri registi suoi contemporanei “Io non sono come voi. Io non faccio
solo gli storyboard”, non lo pensate? Oltre lavorare come autore, si mette
in competizione per non essere da meno dei suoi rivali. Per cui si può
immaginare che sia questo il concetto che riflette Char, contribuendo alla
“sensazione” del film.
Il punto spettacolare de Il contrattacco di Char è che i suoi personaggi
sono vividi e danno l’impressione di esistere. Prendendo a prestito le
parole di Tomino, quelli che appaiono in questo film sono “personaggi fatti
di carne e ossa”. Prima dello scontro finale contro la Londo Bell, Char
affonda il proprio viso nel seno di Nanai proprio come se fosse un bambino,
Per i fan che seguono Gundam fin dalla prima serie è stato un po’ uno shock.
Ne Il contrattacco di Char sono descritte senza pietà anche le sue
debolezze. Lo Char della prima serie era scaltro, ma c’erano anche dei
momenti in cui rideva di se stesso. Come personaggio di un anime era molto
vicino a una persona vera, ma basilarmente si trattava di un personaggio di
bell’aspetto distaccato dal mondo reale. Farlo diventare di carne e ossa era
uno degli obiettivi de Il contrattacco di Char.
E non riguarda solo le sue battute. Prima dello stesso scontro finale contro
la Londo Bell, Gyunei dice a Quess “Sono parecchie le donne che hanno
sentito il colonnello nominare Lalah Sune nel sonno”. Per farla rassegnare
su Char, le racconta le voci che circolano all’interno di Neo Zeon a
proposito del suo complesso. Quello che è doloroso di questa battuta è che
fa immaginare molte cose allo spettatore. Dopo essere stato a letto con
varie donne, nel sonno fa il nome di una ragazza del suo passato. Quindi
queste donne fanno circolare la voce, tanto che arriva perfino alle orecchie
di un novizio come Gyunei. Così si scopre che Char giace con donne di poco
valore e che abbassa la guardia verso il genere femminile. Di sicuro le
donne gli avranno chieso spiegazioni a proposito di quello che mormorava nel
sonno e di sicuro avrà di nuovo trovato qualche strana scusa. Con una sola
battuta, Char è diventato di carne e ossa.
Non ha nulla a che fare con la “sensazione” ed è un discorso un po’ diverso
dalla questione dei personaggi vividi, ma vi introduco a un’altra battuta
che mi piace. La battuta di Bright nei confronti di Cameron Bloom. Cameron è
un ex fidanzato di Mirai Yashima, che viene scaricato da lei nella prima
serie. A esseri sinceri è un uomo debole e buono a nulla. Ne Il contrattacco
di Char continua a pensare a Mirai. Ad avere sposato Mirai è proprio Bright,
e Hathaway è un figlio della coppia. Cameron è presente alle negoziazioni di
pace fra il governo federale e Neo Zeon in qualità di revisore dei conti.
Quell’incontro si è tenuto a porte chiuse. Pensando che non si dovesse
smettere di combattere contro Char, informa Bright della negoziazione di
pace. Inoltre prima dello scontro finale fra Neo Zeon e Londo Bell, Cameron
di propria iniziativa passa a Bright 15 testate nucleari custodite dal suo
ufficio. Se il governo esisterà ancora dopo la fine della guerra, lui verrà
di sicuro condannato al carcere a vita. A proposito dei missili che cede,
Cameron dice “Io desidero che Mirai continui a vivere, lo sto facendo solo
ed esclusivamente per questo”. Se Char farà cadere Axis, la vita di Mirai
che si trova sulla Terra si troverà in pericolo. Per cui supporta la Londo
Bell. Bright risponde a Cameron “Il fidanzato di un tempo, moralmente ha
tutto il diritto di farlo”. E’ una bella battuta.
Nella pratica il fidanzato di un tempo non avrebbe nessun diritto di dire
“per lei posso passare anche il resto della vita in carcere”. Anzi, prima di
tutto il problema non è se ne abbia diritto o meno. Piuttosto, per Bright e
Mirai sarà una scocciatura impensabile. Tuttavia, la sua decisione di
arrivare a tanto per il bene di Mirai e della Terra è valorosa e Bright
userà quelle testate nucleari contro Neo Zeon. Dato che comprende i suoi
pensieri disperati, Bright gli risponde “Il fidanzato di un tempo,
moralmente ha tutto il diritto di farlo”. Se è disposto a tanto, non importa
che sia innamorato di mia moglie. Le parole di Bright hanno questo
significato. E lo dice senza essere né agitato né autoritario. La vividezza
è una cosa un filo diversa, ma è comunque descritto in modo realistico e
profondo. Una scena del genere dona profondità all’opera.

 

 

 

Quess Paraya

 

La differenza fra la prima serie di Gundam e Il contrattacco di Char è che
innanzitutto la prima era una storia di giovani, mentre la seconda una
storia di adulti. La prima aveva una tenerezza e una semplicità tipica della
pubertà. Anche se nella prima serie di Gundam viene descritta una stupida
guerra, c’è la speranza che un giorno l’umanità rinnoverà se stessa
diventando newtype. Ne Il contrattacco di Char quella speranza è flebile.
Inoltre pur diventando newtype le persone continuano a compiere azioni
sciocche. Per cui, nonostante il palcoscenico sia lo stesso, nonostante i
personaggi siano gli stessi, è proprio un’opera diversa. Anche in Z Gundam
era descritta l’infelicità dei newtype, ma Il contrattacco di Char è stato
realizzato in modo che il concetto fosse più facile da comprendere.
Fin dalla prima proiezione de Il contrattacco di Char, Quess Paraya non è
mai stata popolare fra i fan. Capitava spesso di sentire cose tipo “se
almeno quel personaggio non ci fosse stato!”. In effetti sarebbe stato
possibile descrivere lo scontro finale fra Amuro e Char anche senza la sua
presenza e anzi magari in quel modo Char e Amuro avrebbero forse trovato un
punto d’incontro. Però dato che Quess aveva un carattere di quel tipo, se il
suo screen time fosse stato minore non si sarebbe percepito così tanto quel
senso di fastidio.
Quess è il personaggio più eccentrico di una pellicola eccentrica come Il
contrattacco di Char. La sua condotta è è spesso egoista, superficiale e
fuori di testa. Quando sviluppa un interesse per Amuro e scopre che vicino a
lui c’è Chen, si lagna della sua presenza. E poi ci sono le battute che dice
in quella scena: “Tu piuttosto, cosa ci fai qui”, “Certo, risposta degna di
un adulto. Purtroppo però non era questo che volevo dire. Mi riferivo al tuo
rapporto con Amuro Ray”, “Ecco perché sono interessata a entrare in contatto
con Amuro, le cui doti di newtype sono note a tutti. Per quale ragione mi
ostacoli?”, “Sì, è esattamente quello che stai facendo. Scendi
immediatamente da questa nave!”. Un modo di parlare inconcepibile.
Noncurante del fatto che fino a quel momento aveva agito assieme ad Amuro,
quando incontra Char lo tradisce all’istante. Facendo cadere la pistola che
Amuro punta a Char, Quess dice “Amuro, non sei un po’ limitato?”. Questa
sensazione di frivolezza è irresistibile. Per inciso, è notevole anche l’aria
da rubacuori che ha Char mentre si porta via Quess. Nella scena successiva
la ragazza spiega il motivo per cui ha seguito Char. “Sai, quando ho visto
comparire il cigno… Amuro ha gridato e io ho fatto lo stesso. Dopodiché sei
comparso tu”. Una battuta tanto insensata da essere quasi bella. Questa
battuta, assieme a una certa instabilità emotiva tipica dei newtype, sembra
indicare anche la descrizione delle ragazze del giorno d’oggi. Si tratta del
“giorno d’oggi” del 1988, ma anche adesso che siamo nel 2010 non sembra
tanto sorpassata.
Nonostante ci siano persone intorno a lei, dimostra un senso di insicurezza
rivolgendosi a Char chiedendogli “Dunque io sarei una sostituta di Lalah?”,
e facendo una cosa assurda come lanciarsi nel vuoto spaziale verso il
cockpit dove si trova lui, tanto che sembra una bimbetta che lo supplica di
punire Nanai. A vedere questa scena ci si sente turbati e irritati.
Fino a un certo periodo un argomento importante delle opere di Yoshiyuki
Tomino era il confronto fra padre e figlio, ma nel caso di Quess lei non ha
la minima intenzione di confrontarsi col padre, quanto di ucciderlo usando
un mobile suit. Anche questo è un segno di come fra i molti personaggi di
Tomino, lei sia uno dei più eccentrici. Nella seconda parte del film Quess
sale a bordo e pilota l’Alpha Azieru, mentre Hathaway cerca di fermarla. Di
fronte alle prediche del ragazzo lei replica “I ragazzini non mi piacciono!
Sono tutti degli spudorati”. Una battuta assurda a cui ti verrebbe voglio di
rispondere “Ma guarda che quella sei tu!”. Si potrebbe dire che l’autore con
questa frase intenda dire “questa ragazza non capisce se stessa perfino a
questo punto”.
Però Quess ha pure degli aspetti carini e non è che non mostri anche
gentilezza nei confronti degli altri. Alla fine perde la vita difendendo
Hathaway. Fraintende facilmente e ha delle convinzioni egoistiche, ma
riflette attentamente sulla relazione fra gli uomini e lo spazio,
indipendentemente dalla sua età. Tuttavia, dato che i suoi lati eccentrici
sono preponderanti, per una gran parte degli spettatori è in toto una
ragazza odiosa.
Così come fu per Amuro e Kamille, anche Quess è un personaggio creato
rifacendosi ai giovani del tempo. Ricordo che all’uscita del film un
redattore di Animage scrisse “voglio che Tomino mi mostri anche quali sono i
lati positivi dei giovani di adesso”. In questo senso, era un personaggio
realistico. Solo che era stata descritta in modo che per un adulto apparisse
in modo deformato come una “giovane turbolenta”. Se seguite il suo sviluppo
fino alla fine vi renderete conto che per Char lei non era un essere
superiore e che non poteva sopravvivere al dramma di Amuro e Char. È l’esempio
di come gli uomini non trovano la felicità solo perché diventano newtype.
Non c’entra il fatto se piace o meno come personaggio femminile. Siccome lei
c’è stata, abbiamo avuto delle scene importanti e delle battute importanti,
e anche se vale poco per me non potrebbe esistere Il contrattacco di Char
senza di lei.
Mi pare che fosse successo ai tempi di V Gundam. Durante la raccolta dei
materiali chiesi a Tomino come mai nelle sue opere non compaiono mai ragazze
dolci e spensierate. La sua risposta fu semplice: “perché non mi piacciono”.
Probabilmente le ragazze spensierate non si accordano con il suo stile,
mentre gli piacciono quelle dotate di una forte determinazione. Più che le
ragazze dolci, preferisce quelle votate all’azione come Quess. Però non
saprei dire se è questo che gli piace nell’altro sesso, se è questo che gli
piace nelle ragazze, se è questo che gli piace nella realtà oppure se è solo
quello che gli piace descrivere.

 

 

 

Gyunei Guss

 

“Il contrattacco di Char” è costruito attorno a diversi rapporti
triangolari. Quello al centro è il triangolo “Char – Lalah – Amuro”. Intorno
a Char gravitano quelli “Char – Nanai – Lalah”, “Char – Nanai – Quess”,
“Char – Quess – Gyunei”, mentre intorno ad Amuro “Amuro – Lalah – Chan” e
“Amuro – Chan – Quess”. Fra i personaggi più giovani c’è quello “Quess –
Gyunei – Hathaway”. Sia Gyunei che Hathaway non sanno reciprocamente della
propria esistenza, però tutti e due si battono per conquistare Quess. E così
accumulando tutti questi rapporti triangolari, la storia si fa ricca di
sapori. Per inciso, allo stesso modo Hideaki Anno aveva accumulato diversi
triangoli in “Shinseiki Evangelion”. Al centro vi era quello “Gendo – Yui –
Fuyutsuki”. Sia Lalah che Yui fanno la parte della donna già perduta.
Gyunei prova un certo sentimento per Quess, ma lei è talmente attratta da
Char che nemmeno si volta a guardarlo. Nel tentativo di diffamare Char, fa
del gossip su di lui, ma gli viene risposto “voi ragazzi dite solo
sciocchezze, ecco perché non mi piacete!”. Anche il modo con cui dice
“ragazzi” è molto vivido. A mio parere fra i personaggi de “Il contrattacco
di Char”, Gyunei è quello con cui si empatizza di più. Per lui Quess è come
un fiore. Non riesco a capire bene il fascino di Quess, ma capisco invece
bene il sentimento di voler rischiare la propria vita per una ragazza che è
come un fiore.
Si tratta di un umano potenziato che con le sue capacità scova le testate
nucleare fra i missili lanciati dalla Londo Bell e le abbatte coi funnel. È
straordinariamente attivo. Anche Quess ammira questo suo lato, ma di fronte
a questa scena Char commenta “Gyunei ha neutralizzato i missili nucleari del
nemico. È questo il lavoro dei potenziati”. Lo loda negandogli la lode.
Gyunei ha speso risorse e tempo per farsi potenziare, ma è come se si
dicesse che un risultato del genere è il minimo. Oltretutto, dato che è
stato Char stesso a richiederne il potenziamento, è come se dicesse “se
Gyunei è riuscito in tutto questo, è merito mio”.
Dal punto in cui si trova Char, il fatto che Quess sia attratta da lui è una
buona condizione per usarla. Per cui con quella frase abbassa il valore
delle azioni di Gyunei. Il fatto è che vuole tagliarlo fuori da qualsiasi
discorso. Il suo istinto maschile gli dice di essere geloso degli uomini che
possono attrarre una ragazza giovane e probabilmente questo gli fa tirare il
freno. Ad ogni modo, per quanto si impegni e ottenga risultati è terribile
che Gyunei venga segato a metà dalla frase “è questo il lavoro dei
potenziati”. La sensazione che si prova è che quello sia il posto in cui un
giovane deve stare quando si trova di fronte a un adulto. Inoltre, dato che
lo dice Char la cosa viene presa per buona, ma se fosse stato un qualsiasi
uomo di mezza età a dirlo sarebbe suonato come ridicolo. E nel caso una
ragazza come Quess penserebbe “sei proprio meschino”.
Anche il modo in cui Gyunei muore è triste. Nella seconda metà del film
mentre si trova in una mischia fra amici e nemici, lo Jagt Doga su cui si
trova esplode abbattuto da un colpo del ν Gundam. Così, anche se si trattava
di uno dei personaggi principali, senza che ne venga mostrata l’agonia della
morte e senza esclamare un’ultima battuta. E parlando anche del cut, l’esplosione
dello Jagt Doga non viene nemmeno mostrata completamente. In quel momento
stai lì e ti chiedi “eh? ma è morto in questo cut?”. Forse ci saranno stati
problemi di tempo, o forse semplicemente per Tomino l’esistenza di Gyunei
non era che come quella di un pesce piccolo nei confronti di Amuro. Sembra
quasi di sentire la sua voce mentre dice “non è il caso di perdere tempo per
raccontare la fine di un tizio del genere”. In una scena precedente Gyunei
dice a Quess “fino a quando vuoi stare a giocare coi pesci piccoli?”, ma era
un pesce piccolo lui stesso. È triste, ma questo modo asciutto di raccontare
la storia è irresistibile.
Mentre Gyunei scompare nello spazio, Chan e Hathaway si lanciano fuori dalla
Ra Cailum. Lo spazio è avvolto dalla tristezza. Viene da chiederti se gli
esseri umani non siano delle creature impossibili da salvare.

 

Hathaway Noah

 

Rispetto all’eccentricità di Quess e Gyunei, Hathaway è un ragazzo comune.
Da metà film il suo obiettivo diventa quello di salvare Quess, che si è
gettata in battaglia. Si tratta di un civile, eppure nel bel mezzo della
battaglia decisiva che si tiene nella parte conclusiva del film sale a bordo
di un Jegan e si dirige verso Quess. Riesce a raggiungere l’α Azieru su cui
si trova la ragazza, ma lei non sta ad ascoltarlo. Quando Hathaway le dice
“Smettila Quess! In questo modo non farai altro che crearti un sacco di
nemici”, lei gli urla contro “Dunque anche tu la pensi così? La Terra va
distrutta, perché ha dato la vita a gente come te! Altrimenti non ci
salveremo”. Piuttosto che ascoltare le parole preoccupate di Hathaway,
cambia subito discorso sul distruggere la Terra. Le assurdità della pubertà.
Quess continua a parlare in modo simile a quanto già detto in altre
occasioni.
Di fronte alla sua rabbia, Hathaway dice “Quess, sei lì, non è vero? Lo so
che ci sei, apri il portello. Se mi guardi negli occhi, sono certo che la
tua rabbia si placherà”. Inserire questa frase nello sviluppo del discorso è
davvero doloroso. Hathaway sta guidando da solo un mobile suit ed è arrivato
dove si trova la sua adorata Quess. Sta facendo qualcosa di eroico. Però se
guardi il suo volto, quelle cose le sta dicendo con espressione irata. Non
sta interpretando la parte dell’uomo affidabile, vuole solo dire una bella
frase! Capisco bene quello che vorrebbe esprimere, ma non sono cose che si
possono dire! In risposta Quess esclama quella frase severa che avevo
menzionato anche due articoli fa. “I ragazzini non mi piacciono! Sono tutti
degli spudorati”.
Nello stesso momento anche Chan si getta nel campo di battaglia, a bordo di
un Re-GZ non completamente riparato. Questo perché si è preferito installare
più psycho frame sul modello di Amuro. Dello psycho frame parlerò in un’altra
occasione. Comunque, come immaginato da lei, lo psycho frame è in grado di
salvare le persone... ma partire con l’idea di installare più psycho frame
sul modello di Amuro è stata un’azione sciocca. Trovarsi nel bel mezzo del
campo di battaglia ha fatto sragionare anche lei. Astonage cerca di fermarla
ma viene coinvolto nella battaglia e perde la vita.
Chan vedendo Hathaway in difficoltà con l’α Azieru e percependo il pericolo
gli spara contro dei missili, ma Quess fa da scudo al ragazzo e riceve i
colpi. Sarà stato solo per sfortuna, ma un sigolo missile fa esplodere l’α
Azieru. Nemmeno per Quess viene riservata un’ultima scena di agonia o un’ultima
battuta, ma nonostante Hathaway sia triste può ancora salvarsi. Però a causa
della morte di Quess perde la testa e attacca Chan che aveva cercato di
salvarlo. Perde la ragione. Mentre la attacca urla “Non avresti dovuto
farlo! Voi adulti non capite! Ecco perché arrivate a distruggere la Terra
come se niente fosse!”.

Garion-Oh

All you can eat

Ecco il secondo dei tre post a proposito del mio recente viaggio in Giappone.

 

Ogni viaggio è anche occasione per fare acquisti. Io sono piuttosto onnivoro, dato che compro cd, dvd, libri, manga e modellini. Generalmente cerco gli articoli nei negozi dell’usato, per risparmiare qualcosa vista la mole di oggetti che compongono la mia wishlist. Ma come si acquista in Giappone? Nel senso, come si deve muovere l’acquirente gaijin fra quelle miriadi di negozi? In realtà le varianti sono tantissime, quindi io decido quasi sempre per la visita a tappeto di tutti i negozi esistenti :rolleyes: . Però ci sono alcuni articoli più facili da trovare in un negozio piuttosto che in un altro. Innanzitutto una descrizione degli ambienti.

 

A Tokyo i negozi sono mediamente piccoli, pieni di oggetti ma tutti ben ordinati. Akihabara è il regno per questo genere di cose, ma anche Nakano si comporta bene. Akihabara però ha anche il difetto di essere in continua trasformazione. Un negozio che visiti un anno, non è detto che ci sia ancora al tuo viaggio successivo. Ovviamente, parlo di negozietti piccoli. Grandi realtà come Asobit, Softmap e Mandarake li trovi sempre. Già Liberty però può riservare sorprese, dato che a parte il Liberty 8 (quello dedicato ai giocattoli) tutto il resto si è sempre spostato parecchio nel corso degli anni. Cmq se cercate materiale cartaceo o audiovideo, l’importante è conoscere l’alfabeto giapponese e il suo ordine. Per cercare Evangelion dovete cercare Shinseiki Evangelion, mentre i manga solitamente sono divisi per casa editrice e poi per nome dell’autore (i negozi più grandi hanno anche il sottogruppo della rivista di origine).

 

A Osaka i negozi sono mediamente grandi, pieni di oggetti ma tutti in disordine. Non è raro entrare in un negozio che vende giocattoli, e trovarveli ammassati alla rinfusa direttamente sul pavimento, impilati uno sull’altro a casaccio. La Den Den Town fino a qualche anno fa era un’oasi immobile, con sempre i soliti negozi al loro classico posto. Ora però sta affrontando anche lei una fase di mutamento, con nuove aperture, chiusure e spostamenti. Qui i negozi di riferimento sono sempre Softmap e Mandarake, a cui si aggiunge Joshin. Se cercate materiale cartaceo e/o audiovideo vale sempre la regola dell’alfabeto, solo che qui per cercare Evangelion alcuni ve lo metteranno sotto la S di Shinseiki e altri sotto la E di Evangelion, a random. Ah, mentre a Tokyo quasi tutti i negozi accettano la carta di credito (fa eccezione quel maledetto a Nakano che è sempre pieno di materiale limitato, tepossino… >_<), a Osaka solo i negozi grandi l’accettano. Una particolarità di Osaka è che i Mandarake non si trovano in qualche otaku-gai, ma in due punti diversi della città (Umeda e Shinsaibashi) senza altri negozi intorno di supporto. Ma sono talmente grandi che bastano da soli per una visita di ore.

 

Ma veniamo a me. Cosa ho comprato, come e dove? Per quanto riguarda i cd, i miei acquisti sono stati questi:

 

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Quasi tutti usati, tranne un paio nuovi perché nell’usato non si trovavano. I posti migliori per cercare i cd sono i Liberty di Akihabara o A-Too dell Den Den Town. Il pezzo pregiato di questo viaggio è stato il box della prima serie di Gundam. Era uscito qualche anno fa quasi in contemporanea ai DVD, e in una grande confezione stile laserdisc presenta al suo interno i 14 cd della serie. La cosa particolare è che i cd riproducono come stile di confezione e serigrafie, i vinili originali degli anni ’70-’80. Percui all’interno il packaging riproduce proprio quello dei vecchi 33 giri, con tanto di cd inserito in una busta di simil-cartavelina all’interno del case di cartone illustrato (spesso apribile a due ante, se lo prevedeva il disco originale). A corredo c’è anche un grosso booklet con i poster pubblicitati dell’epoca. Il suo prezzo di listino è di 20000 yen e sebbene l’avessi già trovato nel corso dei viaggi precedenti, mi ero deciso che non l’avrei comprato se non a meno di 15000 yen. Trovato a 14800, l’ho fatto mio. Poi alla cassa ho scoperto con sorpresa che c’era in corso una promozione e mi hanno fatto il 50% di sconto. Eh, grazie! Altra chicca è il Macross Complete, che in tre cd presenta le bgm e le canzoni della serie tv e del film di Macross. I cd più difficili da trovare nell’usato sono quelli più recenti, comele sigle di Casshern SINS. Inoltre anche quando si cercano i cd anime nel nuovo, i singoli si trovano molto più facilmente nella sezione generalista, cercando il nome del cantante. Altri cd sono quelli dei Beat Crusaders e un paio di Kokia.

 

Per quanto riguarda i DVD ecco il mio acquisto (con assieme il cd-box di Gundam che non ci stava sopra):

 

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Per i DVD il negozio più fornito a Tokyo attualmente è il Mandarake Complex di Akihabara, assieme a Trader 3 (sempre ad Akihabara). A Osaka invece la fanno da padrone i due A-Too (Den Den Town e Otaroad). Mediamente i DVD usati costano qualcosina di più a Osaka, in cui però è più facile trovare anche serie particolari e vecchie. Zettai Shonen l’ho trovato proprio a A-Too Otaroad, ma a un prezzo d’occasione: 15000 yen per tutta la serie first press (quindi comprensiva di box, strap e cartoline). I DVD nuovi costavano 6000 yen l’uno (ed erano 9). Una particolarità di molti negozi che vendono DVD usati è che non tengono i dischi nelle confezioni in vendita, ma li conservano a parte, consegnandoli al momento dell’acquisto. A-Too è uno di questi, ma il negozio dell’Otaroad ha anche la politica di mostrare al cliente il retro dei DVD perché constati che siano a posto. Quindi se vi comprate Lucky Star (che compresi i cd alla fine sono 36 dischi) sappiate che ci vorrà un po’ di tempo prima di uscire dal negozio :-D

 

Sul fronte libri d’illustrazione, poche cose (ma di gusto):

 

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Per quanto riguarda i libri, i Mandarake non li batte nessuno. In special modo quello di Nakano e il Grand Kaos di Osaka. Il La Madonna non è first press (poco male, era solo una cartolina) ma era piuttosto difficile da trovare in giro (d’altronde è uscito solo da 3 mesi). Il The Origin invece si vedeva abbastanza spesso, anche nel nuovo. La chicca però è il Macross Perfect Memory. Non è un libro difficile da trovare, ma non mi ero mai deciso prima a comprarlo. Quest’anno eccolo qui. E’ molto interessante perché contiene anche i settei di pre-produzione della serie, quando Hikaru Ichijo era identico ad Amuro e l’SDF-1 sembrava l’Iron Gear di Xabungle. Il Macross Graffiti non è nulla di speciale, se non che raccoglie le illustrazioni che mostrano il matrimonio di Hikaru e Misa e la loro primogenita.

 

Ecco ora i manga (non molti):

 

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Per i manga usati, il punto di riferimento è sempre Mandarake, mentre per i nuovi Animate (non può essere diversamente). Quest’anno ho trovato la Taizen di Saint Seiya, senza nemmeno cercarla. Gli altri anni mi incaponivo per scovarla senza mai riuscirci, e quest’anno che non avevo nemmeno intenzione di perdere tempo, me la sono trovata sotto il naso. Ci sono poi Sangatsu no Lion 3 e Frozz Canvas 15 che ho comprato nuovi, perché uscivano proprio nel periodo in cui ero in Giappone. Ring ni Kakero II 26 l’ho comprato per vedere tutti i personaggi che Kurumada riciclerà per il Tenkai (nonché il finale). Però non l’ho ancora letto.

 

E ora croce e delizia, i chogokin!

 

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Per i chogokin purtroppo non ci sono regole, né posti dove è più facile trovarli. Un anno è il Liberty 8, un anno Uchuusen all’interno del Radio Kaikan, un anno Asobit. Quest’anno è stata fruttuoso il Mandarake Complex di Akihabara. Il problema coi chogokin però è che da un negozio all’altro i prezzi possono variare di molto a seconda delle condizioni in cui si trovano e delle politiche di chi vende. Percui sarebbe sempre meglio prima visitarsi tutti i negozi e poi comprare. Anche se… quando si trova qualcosa di davvero limitato il mio consiglio è di comprarlo subito al volo, perché ogni lasciata è persa :thumbsup: . Poi quest’anno tutti i chogokin che ho comprato a Tokyo li ho trovati anche a Osaka a un prezzo inferiore, mannaggia. Però si era sull’ordine di 1000-1500 yen, quindi poco male. Il Tekkaman with Pegas l’ho comprato nuovo da Asobit (che lo vendeva con un bello sconto), anche perché essendo appena uscito non era ancora comparso nei negozi dell’usato. La Kaneda’s bike, l’Arbalest e il Dragonar-1 tv da Mandarake. Il Kuwagattan invece l’ho preso da Herogangu a Osaka. Fra tutti i negozi delle due città che ho visitato (sia del nuovo che dell’usato) era l’unico ad averne ancora due copie. In tutti gli altri era esaurito (si trovava solo la variante black). Per i chogokin la mia wishlist in realta’ era molto più lunga, ma essendo tutte scatole voluminose c’è sempre il problema del come portarle a casa o come spedirle. Quest’anno ho fatto un po’ e un po’. Pacco spedito il 16 agosto alle 23:40 di domenica all’ufficio postale di Shinjuku e arrivato il 31 agosto a casa mia.

Per quanto riguarda i chogokin ho già una mezza idea di cosa vorrò cercare al prossimo viaggio. Ma il problema è… dove li metto? °_°. Aiuto!

Garion-Oh

Akiba アキバ

E' passato ormai un mese dall'inizio della mia nuova avventura lavorativa. Come molti sapranno o avranno intuito dalla mia signature, ho iniziato a lavorare in una fumetteria nuovissima nata sotto il mio sguardo vigile. Ci sono stati ovviamente dei compromessi su arredamento e altri dettagli, ma alla fine mi reputo soddisfatto del risultato.

 

Le foto sono vecchie, attualmente e' molto piu' piena di materiale, ma cmq rendono l'idea.

Ecco la vetrina:

 

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I poster appesi sono a rotazione a seconda di quello che ci inviano (tranne Naked Star), cosi' come i fumetti che cambiano a seconda dell'arrivo delle novita'. Cmq e' stata composta per avere in mostra un po' tutti i generi e gli editori.

 

L'interno del negozio è sviluppato in diverse aree. L'area shojo, l'area Panini/Star, l'area altri editori, l'area DVD/cartonati, la sezione speciale e le isole.

Inizialmente volevo dividere shonen e seinen, ma per questioni logistiche e' venuto meglio isolare Star e Panini assieme senza dividere i due target.

 

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Questa è l'area shojo. Come principio (per tutto il negozio) i manga sono ordinati per casa editrice e poi per ordine alfabetico. Negli scaffali sono esposti gli arretrati, sul pianale e sull'isola di fronte le novità relative alla sezione. Negli armadietti sotto gli scaffali ci sono le scorte degli arretrati.

 

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Questa e' l'area shonen-seinen di Panini e Star. In realta' ora e' molto piu' piena e i myth sono stati spostati in altra zone, dedicando quello scaffale alle edizioni gold/perfect o cmq con dimensioni maggiorate. Poi in realta' in questa foto mancava uno scaffale, che non ci era stato ancora montato. Ora e' identica alla sezione shojo come aspetto e disposizione. In basso si vede un'isola con le novita'.

 

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Vista parziale dal bancone. Sulla sinistra la sezione shojo. Dritto davanti la sezione speciale. Qui è esposta in alto d/visual e poi sotto ci sono vari manga raccolti per autore o argomento. Percui ecco lo scaffale tutto Clamp, lo scaffale tutto Adachi e tutto Gundam. Nell'ultimo scaffale in basso c'erano ancora alcune jumpate che poi sono state spostate nell'area corretta. In fondo si vede l'area "altri editori" dove trovano posto shonen e seinen non Star/Panini. Lo scaffale piu' alto al momento e' occupato dai myth. Li' a fianco è stati aggiunto anche lo scaffale per gli albi americani, che in foto era ancora assente.

 

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L'isola delle novita' relativa alla sezione shojo e speciale. Anche lei dotata di spazio di archiviazione sottostante.

 

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Per ultimo ecco il bancone con il casellario dietro di lui. A sinistra si nota la sezione DVD/cartonati.

 

Per il resto, dopo un mese dall'apertura e' difficile trarre un bilancio. Siamo ancora nella campagna pubblicitaria per farci conoscere da tutti, ma per il momento sto notando che si vendono le cose piu' disparate, con una predilezione per i titoli da sola libreria (e pure i DVD!). Segnalo solo il primo albo in assoluto venduto alla prima cliente del negozio, "Dillo alla Luna" di Flashbook.

Garion-Oh

1:3 Lost and Found

Come tutti gli anni, anche questa estate mi sono recato in Giappone (questa volta con Pochi e Tama).

Tuttavia la tabella di marcia è stata un po' modificata rispetto al solito. Infatti dopo l'atterraggio avvenuto a Narita (con i sempre splendidi aerei Alitalia con i televisorini che non funzionano) prenotiamo i biglietti per andare direttamente a Osaka!

Quest'anno il railpass ha cambiato faccia e aspetto interno. Forse l'onda in copertina non era più una bella idea, per cui ecco svettare un solitario monte Fuji.

Ad ogni modo, la scelta di itinerario è stata ottima. A Tokyo diluviava, mentre per le 15:30 eravamo già nella placida zona sud di Osaka sotto un cielo sereno e senza umidità (quest'ultima invece è una rarità). Ovviamente confermato l'hotel dell'anno scorso, con i conseguenti ritmi rilassanti. Con calma si è pranzato (be' sì, un po' tardi, ma era l'amato kaiten sushi davanti all'hotel), poi fatto un giro nella vicina Denden Town per un primo assaggio di negozi (ma cmq già fruttuoso). Infine cena classica a Dotonbori, con yakisoba e okonomiyaki.

Il giorno successivo, martedì, al giusto orario (relax) ci dirigiamo per mete turistiche... e la scelta programmata è sempre Kyoto. Anche dopo tutti questi anni di visite, ha sempre templi e luoghi per noi ancora inediti. La mattina si visita con scioltezza il Sanjusangendo, il tempio che raccoglie al suo interno più di mille statue uguali della Kannon. Purtroppo non era possibile fotografarle, a memoria del fatto che giapponesi facevano i modellini in serie già nel XII secolo! :giggle:

Con calma poi ci dirigiamo alla meta pomeridiana, con ristorante scelto lì vicino per avere un maggiore comfort. Io mi mangio un chahan (una scelta che ripeterò spesso quest'anno), mentre Pochi si fa tentare da un'esotica Pepsi Cola gusto anguria! Era meglio che non la assaggiava!

Ma eccoci finalmente al palazzo imperiale. E' una visita che deve essere prenotata in anticipo di almeno due mesi ed è guidata. Ma si fa tutto tranquillamente via internet. Ho scelto la guida in inglese visto che del mio gruppo solo io so il giapponese. Ovviamente il rovescio della medaglia è che ci troviamo con gruppone di stranieri variopinto e disordinato. Il bello della visita è stata proprio la spiegazione della guida, che ci fornisce la chiave di lettura per tutto quello che vediamo e ci fa notare dettagli altrimenti sfuggenti. Il palazzo in sé è comunque molto bello, ma poterlo vedere solo da fuori ne diminuisce un po' l'appeal.

Dopo una merenda da Dipper Dan (catena di crepes molto amata da Tama) torniamo quindi a Osaka dove, approfittando di essere a Umeda, facciamo un salto al Mandarake relativo. Per raggiungerlo ci vuole sempre un po', perché nonostante sia una meta fissa i dedali sotterranei della stazione di Osaka ci confondono sempre. La visita è cmq poco più di un proforma, dato che non trovo niente che mi interessi (Tama invece trova sempre qualcosa da comprare).

Cambio di giorno. Nella mattinata del mercoledì ci dirigiamo al tempio di Sumiyoshi Taisha, il principale dei templi shintoisti della città di Osaka. E' completamente deserto, per cui possiamo girarlo con calma e soffermarci sui suoi vari dettagli come i tipici tetti a capanna.

 

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Per pranzo si torna al sushi davanti all'hotel, quindi inizia il giro esaustivo alla DenDen Town, seguito dalla visita al Mandarake Grand Chaos. Gli acquisti sono fruttuosi, tanto che trovo quasi tutti i pezzi che più desideravo. Fra cui la New God Phoenix della Fewture, fresca fresca di produzione. La scatola pesa un sacco, per cui decido che sarà questo il modello che porterò a casa a mano, mentre il resto verrà spedito via posta o riposto nello zaino.

Il giovedì si consuma la tragedia. L'idea era di mostrare a Tama com'era Fukuoka, dato che l'anno scorso ci aveva dato buca. Da Shin Osaka ad Hakata ci sono 2 ore e mezza di treno, per cui partendo per le 10 si arriva comodi per fare pranzo in loco, visitare e rimanerci 5 orette per poi tornare indietro. In effetti gli orari sono stati questi, ma dopo il pranzo a Tenjin le 5 ore vengono bruciate tutte all'interno del Mandarake. Sigh. (e non ho nemmeno trovato nulla di interessante per me).

Il venerdì mattina ci rechiamo a Kobe. L'idea è visitare la Kobe Port Tower (non ci eravamo mai saliti) e quindi pranzare con la fantastica yakiniku di manzo locale. In realtà ok, la meta vera era il manzo e la torre una scusa. Ad ogni modo la vista del porto di Kobe dall'alto è stata molto suggestiva, e all'interno della torre si trova un simpatico bar "rotante". Tu rimani seduto a mangiare e il pavimento gira facendoti vedere tutto il panorama a 360 gradi! Sarebbe stato carino fermarsi lì, ma la yakinuku ci aspettava!

 

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Il pomeriggio ci vede a un ultimo ritorno alla Denden Town, che però si rivela meno superfluo del previsto dato che completo l'acquisto dei modellini in wish list. Un po' per il cambio pessimo e un po' per il poco spazio a disposizione, i miei acquisti di toys si fermano qui. Verso sera c'è giusto il tempo per inscatolare quello che non posso portarmi dietro a mano o nello zaino e spedirlo in Italia.

 

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Dopo essere tornati in diversi ristoranti consolidati per le altre cene, questa volta proviamo a vagare un po' per la città sotterranea di Nanba e troviamo un ottimo ramen che offre un piatto a metà fra il tonkotsu di Fukuoka e quello di Kumamoto. Non è nessuno dei due, ma è molto buono.

I giorni a Osaka sono ormai finiti, e l'itinerario prevede di spostarci alla prossima tappa.

Il sabato in tarda mattinata si parte per Nagoya, ma all'arrivo mi capita una spiacevole disavventura. Proprio mentre il treno si ferma in stazione arriva nel vagone la signorina col carrello delle vivande e una passeggera la ferma proprio fra di noi e il posto in cui avevamo sistemato le valigie. Quindi zaino in spalla, salta il carrello, arraffa la valigia e corri giù dal treno. Quando arriviamo al tornello d'uscita Pochi si accorge che manca qualcosa: la mia borsa di carta con dentro la New God Phoenix. D'oh!

Chiedo a un controllore, che mi manda all'ufficio Lost and Found. Qui fornisco tutti i dati per riconoscere ciò che ho perso e lascio il mio contatto telefonico, cellulare ed hotel.

A questo punto ci dirigiamo proprio all'hotel per depositare le valigie (non era ancora mezzogiorno e il check-in si effettua solo dal pomeriggio). Inizia la nostra esplorazione della zona stazione di Nagoya. Visitiamo la città sotterranea e troviamo subito lo Starbucks che ci servirà la colazione nei prossimi giorni. Poi nella stazione stessa controlliamo i vari ristoranti presenti. Quindi usciamo dall'altro lato, dove si trova l'ufficio Lost and Found, e mi viene in mente che non ho detto che nella borsa c'era anche l'ombrello. Recatomi all'ufficio, mi rassicurano che hanno già trovato tutto e che mi verrà spedito all'hotel, con arrivo previsto per martedì essendo quel giorno un sabato. Finalmente rincuorato, mi dirigo al locale scelto per il pranzo.

Si tratta di un family restaurant della catena Denny's, selezionato perché... nel menù ha lo steak-don! bisteccadon! Buono. :D

Dopo pranzo si prosegue con la visita a uno dei negozi in zona. A Nagoya non c'è un'area otaku ben precisa, ma i negozi sono divisi fra la zona stazione e Osu. Visitiamo quindi Toy's Kings, che nonostante il nome e le mega pubblicità che si fa su Hobby Japan è un buco con dentro niente, e il Lashinbang locale, che invece qualcosa di interessante per Pochi e Tama ce l'ha. Dato che fra una cosa e l'altra è quasi ora del check-in, lasciamo il Melon Books e l'Animate per gli altri giorni.

Tornati in hotel, alla reception mi dicono che ha chiamato il personale della stazione e che confermano l'invio del pacco con i miei oggetti persi, Lascio quindi 2000 yen per pagare le spese postali. A questo punto siamo pronti per andare a Osu, dove si trova il Mandarake. Solo che... piove! E dov'era il mio ombrello? Fortunatamente, l'hotel ne mette a disposizione per i suoi ospiti. Ad ogni modo utilizzando vie sotterranee e vie coperte, alla fine i tratti a cielo aperto erano davvero pochi e si sarebbe potuto fare tutto anche senza.

Il Mandarake di Nagoya ha tre piani. Al primo libri e fumetti, al secondo dvd, figure e toys e al terzo cose sordide. Io trovo delle figure da acquistare per conto terzi, Tama fa il pieno di libri mentre Pochi si perde fra i bluray e le cose sordide. Terminata la visita ci rechiamo a un Mister Donut che si trova lì vicino per fare merenda. Il fatto che nelle zone otaku ci sia sempre un Mister Donut sarà una coincidenza? Infatti ce ne siamo serviti anche alla Denden Town e ce ne serviremo pure ad Akihabara.

Tornati in hotel ci si prepara per la cena: l'idea è assaggiare una sera per volta le specialità di Nagoya, con il kishimen per prima tappa. Il ristorante era già stato selezionato e individuato, ma purtroppo è il piatto che alla fine non ci soddisfa. Peccato.

La domenica ci vede in viaggio per la zona di Ise, non per il tempio omonimo (i comuni mortali non lo possono vedere), ma per le rocce sposate e l'isola delle perle.

Le rocce sposate (meoto iwa) sono i due famosi scogli legati da una corda. Si trovano un sacco di bellissime foto di questo soggetto, solo che... dal vivo i due scogli sono un po' deludenti per quanto sono piccoli. Be', fatte le foto di rito per pranzo cerchiamo la specialità locale, l'ise-udon. Anche qui però, non sentiamo nulla di speciale.

Nel pomeriggio ci dirigiamo all'isola delle perle Mikimoto. Si tratta di un centro che comprende diverse cose. Si può assistere al lavoro delle pescatrici di perle che si immergono nel mare. Si può visitare il museo didattico che mostra e spiega le varie fasi della coltivazione e della lavorazione delle perle. Si può visitare il museo che ospita oggetti storici importanti realizzati con le perle, fra cui dei soggetti incredibili voluti dal fondatore Mikimoto Kokichi. Infine si possono anche acquistare oggetti realizzati con le perle. Solo che alcune cose hanno un prezzo davvero disumano.

Terminata la visita torniamo a Nagoya, e visto l'orario recuperiamo il Melon Books giusto per passare il tempo. Per cena invece passiamo al secondo piatto famoso della città, il misokatsu. Si tratta del classico tonkatsu condito però con salsa di miso. Il ristorante selezionato, nonostante si trovi dentro il palazzo della stazione meitetsu, è un locale storico e dalla lunga tradizione. Sulle pareti sono esposte foto in bianco e nero che mostrano le origini della sua storia. L'ambiente è molto carino e il personale simpatico (in genere i giapponesi sono "professional", ti servono e basta, ma qui ci hanno chiesto da dove veniamo, cosa facciamo, ecc...). Il problema è il misokatsu in sé, che non ci soddisfa. Era comunque buono, ma il nostro palato barbaro preferisce il classico katsudon. Il terzo piatto famoso di Nagoya, l'hitsumabushi, invece lo saltiamo perchè è a base di anguilla e a 2/3 del gruppo non piace.

Lunedì la meta è Inuyama, ma... ehi! La mattina in hotel alla reception c'è il mio pacco con le cose dimenticate sul treno! Mi chiedo come siano riusciti a essere così veloci! Mi danno anche il resto di 900 yen per la spedizione!

Dopo avere depositato tutto in camera, ci dirigiamo alla stazione meitetsu dove prendiamo la linea privata che ci porta alla città di Inuyama. Qui raggiungiamo il castello omonimo, che si trova in cima a una collinetta. Si tratta di una fortezza composta dal solo mastio, ma è un reperto storico molto importante perché è tutto originale ed è il più antico fra quelli ancora in piedi. Inoltre apparteneva originariamente alla famiglia Nobunaga. Arrivati in cima, c'è una balaustra da cui ammirare il paesaggio esterno, ma visto quanto è bassa ci giro il meno possibile. Scesi dal castello ci fermiamo a bere una lamune e poi ci dirigiamo verso la stazione. Prima però ci fermiamo a mangiare un ramen, Mentre siamo seduti al tavolo fuori inizia a diluviare, ma la pioggia dura solo 20 minuti. Quando usciamo all'aperto il sole sta già asciugando per terra. Così prendiamo il nostro treno e torniamo a Nagoya, dove visitiamo l'ultimo negozio mancante, cioè Animate.

La meta del martedì è Takayama, che però si trova molto distante dalla nostra base di partenza. Non per questo ci si alza presto la mattina, ma si prosegue con lo stile relax. Preso il treno intorno alle 10, arriviamo in loco alle 12:30 giusto in tempo per pranzare. Purtroppo però il ristorante che avevo selezionato si rivela essere fin troppo famoso, dato che c'è la fila di clienti in attesa anche per strada. Optiamo quindi per il "primo che capita" per non stare a perdere tempo. Messo a tacere lo stomaco, saliamo sul bus che ci porta al villaggio folkloristico Hida-Takayama. Si tratta in sostanza di vecchie case di fine 1700/ inizio 1800 che sono state smontate dalle loro posizioni originarie e rimontate qui. Ogni casa è introdotta da un pannello che descrive chi erano i proprietari, che lavoro facevano, da quale zona proveniva la costruzione e quali caratteristiche aveva. Inoltre alcune di esse all'interno hanno delle teche con esposti gli utensili che si usavano all'epoca, se non addirittura le foto di famiglia per quelle utilizzate fino a tardo 1800.

Entrare al loro interno è un po' come fare un viaggio nel passato. Inoltre in alcuni edifici è possibile salire anche al secondo piano per poter ammirare tutte le travi (rigorosamente legate e non inchiodate) che reggono il tetto di paglia.

 

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Il mercoledì mattina ci rechiamo a Gifu, dove si trova il terzo Daibutsu del Giappone, dopo quelli di Nara e Kamakura. Solo che questo non lo viene a visitare nessuno, ma in realtà merita. Quindi facciamo un giro per la città vecchia di Gifu, dove gli edifici sono sì storici, ma le strade moderne rovinano un po' l'effetto scenico. Valutiamo poi se visitare anche il castello, ma trattandosi di una ricostruzione completa decidiamo di ignorarlo e tornare in stazione.

Nel primo pomeriggio facciamo un salto al Tora no Ana, che si trova in zona Sakae. Ma è più che altro per impiegare il tempo in attesa dell'evento del giorno: il matsuri al castello di Nagoya! Arrivati sul posto ci aspetta una coda incredibile per fare il biglietto, e poi una seconda coda incredibile per aspettare l'apertura alle 17. Ma poi una volta entrati ci troviamo tutto quello che deve esserci! L'attrazione principale è un palco su cui si esibiscono dei suonatori di tamburi. Ma l'elenco degli eventi prevedono anche la presenza di una compagnia di attori con spettacoli in costume (quando sono arrivati e scesi dall'autobus, si è sentita una folla di ragazzine urlanti). Poi ci sono i vari banchetti proprio come si vedono negli anime, compreso quello con le vasche dei pesci rossi! Peccato che Pochi non voglia provare l'ebbrezza di pescarli con la paletta di carta >_<

 

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Il prezzo del biglietto include anche la visita al castello di Nagoya. Si tratta di una ricostruzione, quindi normalmente l'avremmo scartato. Ad ogni modo come edificio ha sempre un suo fascino e lo visitiamo con piacere. Per chiudere la serata si fa un'ultima visita al Lashinbang, dove trovo il cd di Denno Coil. E con questo concludo gli acquisti personali.

 

 

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Si conclude anche la parte di vacanza dedicata a Nagoya, dato che il giovedì partiamo per Tokyo. Dopo avere fatto check-in al solito hotel di Shinjuku, ci rechiamo a Nakano dove mangiamo l'ormai classico ebiburger del Lotteria. Quindi breve visita al Mandarake. Breve perché tutto sommato continua a non esserci niente di che, confermando il trend dello scorso anno. Addirittura il negozio delle figure è stato chiuso, in favore di una semplice vetrina all'ingresso del centro commerciale. Tama però riesce comunque a trovare dei cd da comprare. A fine vacanza avrà raggiunto quota 40...

Dopo Nakano passiamo a Shibuya, dove raggiunti da amici giapponesi ceniamo dalle 17:30 alle 19 circa (una bella mangiata!). Quindi visita al Mandarake, dove completo gli acquisti per conto terzi. A sorpresa scopriamo che al quarto piano dello stesso palazzo si è da poco trasferito Animate, che prima si trovava dall'altro lato della stazione.

Tornati a Shinjuku facciamo un giro per la Golden-Gai fino al mitico localino dove Izubuchi e Anno vanno a sbronzarsi. Ma questa sera non ci sono, ahimè.

Il venerdì è tempo di Akihabara. In realtà avendo già concluso tutti i miei acquisti, per me è solo una gitarella di osservazione. Quello che ho notato è che ormai questo quartiere è in mano al fenomeno delle AKB48. Non che l'ambaradam otaku sia sparito (tutt'altro), ma mi è parso che il focus fosse altrove. Comunque facciamo un giro classico dei negozi (K-Books, Mandarake, Liberty, Sofmap) cercando di non strafare. E poi Pochi e Tama trovano sempre modo di non uscire a mani vuote dai negozi. Verso la metà del pomeriggio si fa la classica merenda da Mister Donut (ciambella + melon soda) e poi si torna all'hotel. Per cena avevo selezionato un ristorante specializzato in Tonkotsu Ramen 100% originali, così da farli almeno provare a Tama. Il locale è piccolino e imbucatissimo (devi proprio sapere che è lì per trovarlo), ma contrariamente all'aspetto dimesso i ramen sono spettacolari. Intanto mi segno di non lasciare mai a Pochi la guida del gruppo. Nonostante sia la settima volta che viene in Giappone, ancora non riesce a orientarsi per le strade di Shinjuku. E pensare che ogni anno facciamo sempre le stesse!

Sabato mattina diluvia per un'oretta, e la cosa sconvolge un po' i nostri piani per la giornata. Troviamo comunque modo di scattare almeno qualche foto alla Sky Tree Tower. Avremmo voluto salirci, ma tutti ce l'hanno sconsigliato perché avremmo fatto mezza giornata di coda. Sarà per un'altra volta.

Al pomeriggio ci rechiamo a Ikebukuro e dopo un pranzo da Jonathan vi dirigiamo alla otome road... dove anche se non sembra, ci sono un sacco di cose anche non per otome. A sorpresa scopriamo che il palazzo di Animate a novembre si sposterà in un'altra zona di Ikebukuro, più vicina alla stazione. Terminate le ultime spese, torniamo a Shinjuku dove preparo un secondo pacco con gli acquisti per conto terzi da spedire in Italia. Quindi per cena katsudon!

La meta di domenica è il castello di Matsumoto, nella prefettura di Nagano. Saliti a bordo del nostro Super Azusa, raggiungiamo la destinazione verso l'ora di pranzo. Dopo esserci rifocillati nel ristorante selezionato (specializzato in soba), visitiamo il castello. Urca, c'è mezz'ora di coda per entrare! Ma i giapponesi che pensano a tutto, hanno predisposto delle coperture e dei posti a sedere per l'attesa. Mi chiedevo come mai regolassero il flusso d'accesso al castello in modo così restrittivo, ma una volta dentro la risposta è evidente: tutte le scale sono strettissime e ripidissime. Specialmente quella dal quinto al sesto piano crea un bell'ingorgo di visitatori. E' valsa decisamente la pena di vedere questo castello (anche se ovviamente, dopo Himeji tutti gli altri sono un gradino sotto), ma è stata anche una bella faticata!

 

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Tornati la sera a Shinjuku, è tempo per l'ultima cena in Giappone. La scelta ricade su un locale classico, l'Hidakaya, dove si mangia dell'ottimo ramen pagando pochissimo (anche se io preferisco prendere il chahan). Usciamo sazi e soddisfatti, ma svoltando l'angolo troviamo... "gli originali ramen di kumamoto". Argh! Ma come? Da quando c'è quel locale? Mesti mesti ci dirigiamo verso l'hotel, appuntandoci di tornarci un altro anno.

E così la domenica è il momento di tornare a casa. Ci alziamo presto per prendere il Narita Express, riusciamo a fare check-in senza fare coda (al contrario della caotica esperienza a Milano), quindi facciamo colazione da Starbucks (evviva il Terminal 1 di Narita!) e ci dedichiamo all'acquisto di souvenir pacchiani da portare in Italia. Senza dimenticare tutti i kit-kat dai gusti strani che mi erano stati chiesti. In aereo poi Alitalia cerca di avvelenarmi con una lasagna vegetale, ma io non ci casco e la lascio lì.

Si conclude così il mio 13esimo viaggio che, tra cose perse e ritrovate, mi ha confermato che è molto meglio vedere poche cose con calma che tante di fretta. Alla prossima!

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