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Su cosa basi la tua opinione? Io baso la mia sulle numerose dichiarazioni di numerosi autori, e prima ancora sulla realtà di fatto che per quanto incidentale la scelta della voce possa essere, prima della sua interpretazione originale quel personaggio non ha voce, e la voce (con tutta l'emotività che si tira dietro) è una parte integrante e caratterizzante del personaggio finito-completo. Tu stai speculativamente discriminando in modo presuntivo sui valori di questo o quel tratto e mezzo di caratterizzazione di un personaggio. Trova l'errore. mmmh non trovo proprio l'errore. Anche se rimane l'impressione che l'impercettibile tradimento insito in una ( buona ) traduzione di qualcosa ( cambio di lingua ) sia di natura diversa rispetto al tradimento insito nel cambio di doppiatore.
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Imho la cosa non ha molto senso per il semplice fatto che già l'autore scegliendo il doppiatore fa una specie di adattamento. Tu dici che Jean ente narrativo esiste dopo l'interpretazione del doppiatore, io dico che Jean ente narrativo in un certo senso esiste già prima nelle battute da doppiare, nei disegni fatta, la voce non è la pennellata finale. Per la voce si sceglie quel che capita. Per dire è come comprare una camicia su misura o una camicia da negozio. La scelta della voce è come prendere la taglia giusta al negozio ( ma c'è la possibilità di un miglioramento ), tutto il resto è fatto del tutto su misura.
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I madrelingua non hanno bisogno di nessuno strumento per la comprensione, Lo strumento è l'opera stessa... un libro, un fumetto, un film, un quadro, una poesia se fini a sè stesse non hanno motivo di definirsi arte o quantomento buoni prodotti d'intrattenimento, devono far passare un concetto, delle emozioni, sensazioni. L'opera tutta è lo strumento. Non c'è polemica, è che mi ammoscia pensare che anche un addetto ai lavori pensi che l'originale sia sempre migliore di una distribuzione su territorio locale.. che poi è la cosa che tutti sappiamo... :( oddio l'idiozia. L'opera è l'espressione dell'artista per comunicare, chiamarla strumento è comunque riduttivo perché se la sua funzione fosse meramente strumentale non avrebbe senso di esistere dato che per comunicare non è necessario fare un'opera. è comunicazione raffinata. La "comunicazione raffinata", come la chiami tu, è veicolata da qualcosa. L'opera è sempre un veicolo, lo strumento, altrimenti che senso avrebbe? Ho inteso come comunicazione anche il passaggio di sensazioni e emozioni. Il concetto che ho espresso va oltre l'adattamento, dove, appunto, si viola lo strumento originario modificandone il fine (poco o troppo). Mi dispiace sia passato per idiota nella tua testa, pazienza. Aspetta, la comunicazione raffinata è appunto il veicolo o meglio la veicolazione. L'opera è un modo di comunicare raffinato, criptico volendo, cmq non direttissimo, tramite cui un individuo si esprime. L'espressione direttissima non ha sicuramente niente a che fare con l'arte. Se io, che sono muto, uso un foglio per scrivere, chessò, che "Shuji mi sta sul cazzo" non compio sicuramente un'opera d'arte. Se invece mi impegno tramite raffinatezza, ingegno, tanto o poca cripticità, ad esprimere lo stesso messaggio già forse si potrebbe cominciare a discutere su cosa abbia generato il mio sforzo. Principalmente perché io non ho concentrato io mio sforzi sulla mera espressione dei miei sentimenti ma ho concentrato sforzi sulla qualità di questa espressione, ho fatto qualcosa di più che semplice comunicazione diretta. -Ho dedicato il mio tempo all'opera non solo in quanto strumento UTILE a comunicare, tutt'al più come strumento RAFFINATO! SONO USCITO DAL CAMPO DELL'UTILE. - L'adattatore invece, come dice Shito, è un artigiano il cui campo finisce dove finisce l'utile, egli è pura manovalanza, svolge una funzione puramente strumentale=utile. Per l'arte è diverso: se realizzo un'opera per esprimere i miei sentimenti e basta spreco tempo, l'espressione diretta è più veloce. Evidentemente faccio qualcosa di pià XD!
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I madrelingua non hanno bisogno di nessuno strumento per la comprensione, Lo strumento è l'opera stessa... un libro, un fumetto, un film, un quadro, una poesia se fini a sè stesse non hanno motivo di definirsi arte o quantomento buoni prodotti d'intrattenimento, devono far passare un concetto, delle emozioni, sensazioni. L'opera tutta è lo strumento. Non c'è polemica, è che mi ammoscia pensare che anche un addetto ai lavori pensi che l'originale sia sempre migliore di una distribuzione su territorio locale.. che poi è la cosa che tutti sappiamo... :( oddio l'idiozia. L'opera è l'espressione dell'artista per comunicare, chiamarla strumento è comunque riduttivo perché se la sua funzione fosse meramente strumentale non avrebbe senso di esistere dato che per comunicare non è necessario fare un'opera. è comunicazione raffinata. Il doppiaggio è lo strumento per comprendere l'opera scritta in un altra lingua, è un traduttore. Se tu viaggi o impari la lingua o ti porti una guida appresso o te la prendi in culo. XD è ovvio. Come è ovvio che l'originale è sempre migliore, è ovvio che lo pensi un addetto, è ovvio che si faccia ogni sforzi per essere più fedeli pssoibili, sebbene l'originale sia sempre migliori e un minimo di tradimento sia insito in ogni adattamento. Alla luce di ciò non comprendo il post di Roger "mica il tradattamento l'ho inventato io". mmh, probabilmente un lampo di idiozia.
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Chiaramente no. Dato che l'originale è ovviamente la correttezza, più la trasposizione in altra lingua è simile all'originale più è corretta. Se poi nell'originale abbiamo un personaggio famoso per la sua eloquenza fatto doppiare da un balbuziente perxchè è il figlio del produttore, mentre nella localizzazione è doppiato da una persona spigliata e logorroica, ecco che la traduzione risulta scorretta, perchè divergente dall'originale ma migliore nel suo risultato. Ora tu stai dicendo che il doppiaggio originale è una menata perché il personaggio è eloquente, spigliato e gran parlatore ed è stato fatto doppiare da un balbuziente ( una coglionata del genere cmq mai vista finora eh! perché insomma l'essere balbuzienti è una parte della caratterizzazione, non è solo una caratteristica della voce ) e poi dice che, pur essendo una menata, è corretto. C'è il principio di non-contraddizione: una cosa non può essere due opposti nello stesso tempo e sotto il medesimo aspetto ? Oppure no spetà: L'originale è sempre corretto perché lo dice Shito, però è più bello il non originale. Non ha senso XD. L'originale è più bello perché è corretto. Nel caso del doppiaggio c'è solo un limite dato dal fatto di una non-sussistenza della vera voce originale. In pratica il vero originale non c'è. [ Resta cmq che un eventuale miglioramento va inteso essere possibile sempre nel solco tracciato dall'originale, che deve essere la guida ]. Praticamente quello che dici tu non ha senso, la logica di Shito è giusto ma in questo caso ha quel minimo di flessibilità - per i motivi di cui sopra - che consentono l'inverosimile che un doppiaggioestero possa piacere ( anche all'autore ) più di quello madrepatria. Semplicemente perché s'è trovato un doppiatore più conforme. Cmq nel tuo esempio hai usato un caso talmente limite che esula dal discorso.
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Quello che dici non ha senso. Se ammetti che è sbagliato ( parliamo di doppiaggio come doppiatori non come traduzione per quanto ho capito ) devi ammettere anche che è peggiore. Tutt'al più puoi dire che non è sbagliato. Shito infatti nel suo ragionamento ha fatto uno sbaglio, seppur piccolo che lo inficia leggermente. Ha confuso carattere con voce. Imho hai fatto un errore di giudizio, inteso come confusione. Ti spiego: il carattere di Jean ( o chicchessia ) non è la voce del doppiatore, ma ciò che Jean fa, ciò che Jean dice, come Jean si veste, e infine il suo aspetto fisico. La voce del doppiatore, no, o almeno non proprio. Leggendoti ho visto spesso che dici a Roma pel personaggio X prenderei il doppiatore A, a Milano il doppiatore B. Chiaramente mentre in tutti gli altri campi l'autore/gli autori hanno piena libertà, nel campo del doppiaggio stanno facendo a loro volta un adattamento. Il limite di giusto o sbagliato - e indi bello o brutto, secondo la tua logica ( non bello=giusto, ma giusto=bello ) - è molto più aleatorio e si dà il caso inverosimile che un doppiaggioestero sia meglio di un doppiaggiomadrepatria. Perché casomai al direttore di doppiaggio estero è capitato sottomano un doppiatore più conforme al personaggio. p.s.@Roger: adattare senza tradire l'originale impossibile = master of obvious. @Meimato: Nonostante ciò è possibile comprendere/apprezzare l'opera anche con un doppiaggio/edizione un pò farlocca. Per me è sempre stato così, tranne che l'edizione è farlocchissima il senso dell'opera si afferra comunque. p.s.: ovviamente il direttore di doppiaggio deve sempre cercare di seguire l'originale però, come t'ho detto, c'è il caso che un doppiaggioestero appaia più calzante che quello madrepatria.
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chiedo scusa a tutti, ora scancellero' cio' che ho imparato da poco-poco e poi scrivero' 20 volte cio' che penso di me stesso. Allora....
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Trovo la risposta di Kubrick intelligente, probabilmente il giornalista non mancava di acume. Voglio comunque far chiaro che stimolare riflessioni che vadano oltre l'opera è una cosa, altra è che, all'interno dell'opera, vadano oltre le intenzioni dell'autore. La seconda è schifo, la prima è quasi garantita da ogni opera con contenuto. Vai da un amico per discutere di A.a.2 e poi tu divaghi su A.b.3. .
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Mi scuseranno i mod se continuo a mandare le discussioni in OT, per quel che mi riguarda potete cancellare tutto a fine OT/giornata. Mi devo sfogare, sti giorni via studio mi capita di leggere cazzate come Eco che dice che non va bene ne l’intentio auctoris né l’ intentio lectoris ma l’intentio operis. E che però non tutti i significati sono legittimi, ma solo alcuni ( per evitare appunto l’intentio lectoris ) . Il brutto è che sto "intellettuale" viene trattato con rispetto, ergo mi sa tanto che all’esame verrò bocciato. Cmq: Data l’opera X, in cui si possono leggere, a sproposito o meno, i significati A B C D E F e G. Ci sono due possibilità o sono tutti egualmente giusti o è giusto quello che segue l’intentio auctoris. L’intentio operis è solo un autoinganno bello e buono con cui i critici vogliono salvare dalla deriva di ignorante interpretazione delle masse l’opera per riservarla alla loro personale e più raffinata interpretazione. Ma è sempre la stessa cosa, io che decido cosa dice un altro. È un non voler sentire, è voler leggere quello che si vuole. Shito direbbe che è stupro. Io dico che è stupro autoingannato. L’intentio lectoris va con l’opera come si va con una puttana e via, l’intentio operis fa lo stesso ma trattando la puttana con riguardo vuole autoingannarsi del fatto che per lei non sia spiacevole. Tipo io ti tratto con i guanti, mica con te faccio i miei comodi e basta eh!
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ihihihi ahahahh ahhahaah. Vabbè dai dopo una mattinata nulla, un pomeriggio incredibilmente denso di cose - che però finisce in neutro -, posso dirmi soddisfatta di oggi per la lollata serale. Continuo a ridere ahahahahahah
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Infanzia: paradiso perduto o età della minorità
un topic ha aggiunto silent bob in La tesi dell'angelo crudele
Comincio con questa citazione di Shito che mi ha colpito molto e chiedo anche di tenere un'occhio alle discussioni su evasione, opere priva di contenuto o con un minimo di contenuto, presenti nel topic su Tolkien e in quello Screen Epiphanies: Ecco quindi altri spunti, sempre in riferimento ai discorsi degli altri topic: La puerilità è la condizione in cui tutti i poteri vogliono costringerci. Indi Infantilizzazione=bestializzazione in cui dominano lo stordimento e l'instupidimento o anche per cominciare a venire al dunque la grande ignoranza. Perché è innegabile che lì'infanzia è molto ignorante, priva di acume ed autocritica, dominato da "passione per il gioco, invasione della pubblicità, infatuazione della frivolezza ( acquisto compulsivo ... )" ( aggiungete trionfo dello sport e culto del corpo per avere l'idiota moderno ). ---- Veniamo al dunque: se si vede l'infanzia come un paradiso perduto si dovrebbe vedere chi si trattiene in quello stato come un individuo estremamente fortunato e non chiamarlo idiota. Tuttavia nei confronti di chi si nutre avidamente della cultura dell'intrattenimento - anche quello con un minimo di contenuto - fruendo di film, libri e serie tv buone anche per un bambino, senza mai evolversi mentalmente, restando nella vita pratica in uno stato estetico nel senso di FELICE non-scelta, nutro un sentimento di forte disprezzo che me lo fa considerare idiota o comunque individuo minorato. Il problema è che - prescindendo per un attimo dall'età biologica - o si considerano minorati sia il bambino che l'adulto idiota, e quasi sempre idiotaignorante, ( indi odiosi comportamenti come tu queste cose non le puoi capire, sei piccolo, gli adulti sono migliori --- e comportamenti non odiosi come il disprezzo per l'idiota ) o si considerano felici abitanti d'un Paradiso Perduto, casomai dotati anche d'una maggiore sensibilità e apertura verso il mondo proveniente dal non essere contaminati dalla strutturazione culturale. --- Tanto più poi che il bambino/idiota è grossomodo bambino/idiota tanto nell'infanzia quanto nella maturità, mentre l'individuo maturo/perspicace è tale nell'infanzia come nella maturità. L'età alla fine conta poco. La cosa mi si presenta come un Aut Aut: O sei con i bambini, i gdr, le opere alla One Piece o al massimo anni '80 style O sei con gli individui, colti, seri, dal pensiero acuto, filosofi-guerrieri e via dicendo che considerano l'infanzia come uno stato di minorità ( quindi no paradiso ) che prolungata prende il nome di idiozia. Inoltre volere tenere il piede in tutte e due le staffe è un pò fail, irrimediabilmente, se si è cresciuti, il gioco infantile sarà sempre perverso da una simulazione necessaria per dargli il via. -
"Screen Epiphanies" aka i Primi o i piu' Importanti Film per voi.
topic ha risposto a silent bob in una Shuji nella sezione Cinema
Mmmh, a mio parere un minimo di contenuto è rintracciabile quasi ovunque. Andando avanti su questo discorso si salva tutto. In Back To The Future e Star Wars si riflette davvero poco, un minimo si e forse per questo non sono del tutto da buttar via, ma imo sono la via per la sedazione. Di più non so dire. Sulla sclerotizzazione del mio pensiero sono d’accordo - non che solo l’esserne coscienti migliori la cosa eh! - ma ho la sensazione di aver acquisito abbastanza categorie per un’interpretazione universale del reale indi un disinteresse verso lo studio e il miglioramento intellettivo/culturale. Penso che ad una certa età sia normale oltre che quasi giusta una certa stabilizzazione - di sicuro a 20 anni è molto stupido, per quanto si possa aver imparato si è sempre giovani e l’apertura per qualche revisionata sostanziale sarebbe buono mantenerla. Sulla formattazione su canovacci abusati boh, forse se ne ha più l’impressione leggendomi, mentalmente non mi baso mai sull‘altrui pensiero. Anche se a leggermi sembra il contrario, dato che cito e ricordo molto ( do l’impressione di cultura più che di intelletto, credo ). La cultura come memoria è la cosa che più disprezzo. Apprezzo invece l’arte come via tramite cui l’intelletto comunica ad altri ( estranei, non i prossimi prossimi del giardino di cui tu dicevi ), dando a questi la possibilità di apprendere qualcosa. L’apprensione tuttavia deve essere per me effettuata criticamente, cosicché si risolva - per dirla con te - in saggezza piuttosto che in cultura. L’immagine nella sign è un po’ dissacratoria ed evita quel senso di fico che fa male a GTO. Sinceramente mi spiace che ti dia fastidio - giuro non sono ironico - se la vedevi solo tu la toglievo subito ( tanto più che non c‘era gusto a tenerla ). C’è una puntata in cui Onizuka mangia un pesce sul quale il preside dava spiegazioni agli studenti ammirati, la cultura senza intelletto va eliminata ( = beffeggiata e derisa ) al più presto. La cultura come memoria è priva di riflessione autocritica e per quanto sia fatta per l’utilità diventa futile, sakucho! ( cmq non pensare che, pel fatto che lo tenga in sin, ritenga GTO una delle migliori espressioni artistiche dei 90’ eh ) --- bah, cmq la suddetta sclerotizzazione si vede anche dal fatto che ti leggo molto ( non solo te, anche con libri e film ) e imparo/mi-modifico poco, molto meno rispetto a quanto imparavo leggendoti saltuariamente un anno fa. Penso si veda e che ti risulti triste e deludente, però grazie comunque per il commento bello e con quote puntuale. -
"Screen Epiphanies" aka i Primi o i piu' Importanti Film per voi.
topic ha risposto a silent bob in una Shuji nella sezione Cinema
Politicamente parlando è sedante anche quello anni '80 ( citiamo qualche titolo per non confonderci: Ritorno Al Futuro,Lo Squalo, Star Wars ). Inoltre il fattore ispirante di cui parlate - non l'avete/abbiamo ancora definito, anche se penso di poter intuire grossomodo cosa sia - penso sia una certa propensione al fantastico ( nel senso di avventura extra-ordinaria più che magicoscientificaavanzata, chessò in Stand By Me c'è profumo di avventura straordinaria ) del tutto presente nel cinema anni '90 ed odierno. Cosa è cambiato? La ripetitività eccessiva lo ha guastato. Negli anni '80 la cosa funzionava perché era una risposta ai '70: tipo rivincita della tradizione contro i traumi dell'innovazione e della rivoluzione ( e tra l'altro è una fascinazione molto otaku; gli otaku son quasi sempre avversi alla modernità e di destra ). Parimenti, in contemporanea ad un regresso ed intimidimento del pensiero, c'è un forte sviluppo delle tecnologie ( e anche questo è molto otaku: pochi otaku studiano Seriamente filosofia, anche se non la disprezzano, mentre di cose tecnologiche, dalla roba militare ai computer, sono grandi esperti. ) Bada che la sedazione è tutta lì, è tutta nel bellissimo Stand By Me. Difficilmente un film anni '70 avrebbe fatto la glorificazione dell'infanzia, se non come epoca fuori dalla melma sociale; negli anni '80 c'è il recupero di tutti quei valori che i '70 distrussero. Nella reazione però s'è persa la gran cosa dei '70, la capacità autocritica: ecco dunque ripetitività sempre crescente e vacuità incipiente. Dici sempre che gli otaku di oggi sono pigri, uno sprone al miglioramento è la vera autocritica, quello che al disprezzo di sé unisce immediatamente la volontà di cambiare il sé. C'è un film anni '80 che, essenzialmente, non ponga o ribadisca valori ma critici e metta in dubbio? Con i cartoni Disney, Ritorno Al Futuro e E.T. si dormono sogni tranquilli e d'oro, come la camomilla. N.B.: basta guardare la filmografia di Zemeckis per credere: http://www.mymovies.it/filmografia/?r=634 . E poi Spielberg è il regista più SEDANTE che ci sia, davvero. è tipo il diavolo, è astuto! Fa a metà film per ragazzi ( jurassic park, minority report, lo squalo ) e a metà film per adulti ( film davvero poco pericolosi pel sistema. Schindler, Ryan, Amistad ). Già Kierkegaard, ma anche Perniola - dato che lo conosci - hanno molto insistito sul fattore INATTIVO e SEDANTE della cultura come MEMORIA invece che come RIFLESSIONE/Autocritica. Il primo accomunandola all'estetismo ( ammirazione vs. imitazione ) il secondo alla comunicazione ( rievocazione misitificata di antiche azioni come surrogato di azione reale, e Spielberg qui c'è tutto XD ). EDIT: su Schindler, memoria, ammirazione/imitazione e commemorazione c'è anche il seguente fattarello: http://archiviostorico.corriere.it/1997/ottobre/16/vedova_Oskar_Schindler_lista_Non_co_0_971016920.shtml . Godard nei suoi film successivi non manco di dare del porco e altre cose a S.S. , peccato che JLG non lo ascolta nessuno. -
"Screen Epiphanies" aka i Primi o i piu' Importanti Film per voi.
topic ha risposto a silent bob in una Shuji nella sezione Cinema
ecco questo fa parte del problema della comunicazione di cui dicevo in qualche topic fa ( anche se qui Boyd è eccessivamente, diciamo ingenuo, perché il fugace eccesso di reale che si dovrebbe scambiare per reale neppure c'è ). Niente paura, è l'estremizzazione dello spirito del tempo. Perniola ci deve ancora arrivare. Nel '68 si lanciava una bomba e si pensava di fare la rivoluzione, oggi l'idioza ha superato quel livello: i Negrita cantano di libri e bombe nella mani, i fan hanno il cd in una mano e il biglietto del concerto nell'altra. Un tizio fa un film estremo e si ha l'impressione che si sia lordato le mano con l'estremo. E qualcuno ha detto che la canzone faceva pena perché era una versione scrausa di De André, si fa pena anche per questo. Ma fa pena di più il suo essere simbolo del REALE spirito del tempo ( ovvero una parziale confusione tra REALE e IMMAGINARIO che ha a fronte la totale confusione, di cui diceva Perniola, tra REALE e COMUNICAZIONE ). -
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topic ha risposto a silent bob in una Shuji nella sezione Cinema
Un misto di ignoranza ( in Prima Della Rivoluzione c'è lo stesso messaggio in maniera forse più esplicita ) e disonestà intellettuale ( alla fine i critici cinematografici so tutti - per dirla con parole tue - bòbò e la verità fa male ). Tipo le Belle Immagini di SdB - critica già vista al consumismo e di grande finezza alla cultura come eremo dei deboli - fraintendimento totale tutti a dire "esaltazione della cultura", lei smentisce esplicitamente ma non la sentono e continuano per quella via. Davvero disgustoso. edit: by the way, il "si arrende" e "finalmente" non hanno senso. B.B. quell'ottica l'ha sempre avuta, l'unico film in cui ha tentato davvero di passare la staccionata e fare le barricate è Partner, ma c'è Dostoevskij come fonte, una comunque forte critica al borghese-rivoluzionario e poi tutto si spiega con l'infatuazione subita da parte dello spirito del tempo ( lo girò in pieno '68 e influenza godardiana ). -
"Screen Epiphanies" aka i Primi o i piu' Importanti Film per voi.
topic ha risposto a silent bob in una Shuji nella sezione Cinema
bel topic shuji! c'ho pensato e penso sia L'Age D'Or di Bunuel. Lo vidi a 15-16 anni, stavo iniziando allora ad interessarmi - completamente senza guide tra l'altro, quindi molto alla cieca - al cinema che viene chiamato d'essai o d'autore o quel che vi pare. Insomma avevo iniziato da poco a guardare quel tipo di film - l'altro mio primo autore fu Bergman [ che col tizio di sopra compone la mia triade sacra insieme a Bresson, che però conobbi molto/3 anni dopo ] - e il fatto che L'Age D'Or fu tra i primi film del genere ma non proprio il primissimo penso conti molto. Per i primi era ancora disabituato, mi barcamenavo tra pellicole americane ( quelle diciamo migliori si, ma sempre americane ) e questi film al confronto criptici, L'Age D'Or venne così, quando avevo già qualche mezzo di comprensione ma ancora del tutto pronto a meravigliarsi! E poi, oltre al momento mio personale, il film in sé è davvero di grande valore, con scene dall'elevato mordente. è innanzittutto una celebrazione dell'amour fou in tutta la sua violenza, in secondo luogo un'aggressione alla società contro cui ringhia rabbiosa la suddetta violenza. Davvero un capolavoro in un momento speciale. By the way, di gran lunga migliore di tutti i film della lista da te linkata. Quel coglione di Schrader dice Bresson e dice Pickpocket: bah il maestro a fatto molto di meglio. Imho, anche se forse non è il migliore di Bresson, per comprenderlo davvero si deve apprezzare il contenuto di Lancelot Du Lac. -
Tolkien: non più "di destra"
topic ha risposto a silent bob in una Dairon nella sezione Libri&Fumetti
Questo è ovvio, ma non c'entra NIENTE con quanto detto sopra. è vero che quelle che si lagnano e fanno casino al riguardo stanno nella categoria degli autoingannati, ma questo non c'entra NIENTE lo stesso. Si può benissimo sapere ciò e comunque dire che non prendersi cura del proprio cane è da animali. Io ogni volta che qualcuno mi dice di aver preso un cane gli dico: coglione, quello richiede affetto e cura ma il contraccambio non è in moneta buona ( = comprensione ). Tuttavia anche questo non c'entra niente. Poi, se capita, ti racconto un aneddoto educativo via skype. -
Tolkien: non più "di destra"
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alla terza sei coglione e hai fatto il Dairon della situazione con disumane lì si intende inanimali ( distinta anima vegetativa, sensitiva e umana ). Li ci si riferisce alla seconda, letteralmente è un ossimoro se poi non vuoi capire sei pirla tu Se si prende un cane, ci si deve anche prenderne cura ( acqua, cibo, spazio minimo ). Poi ovviamente stanno problemi più importanti. Per il resto sottoscriverei tutto. -
Tolkien: non più "di destra"
topic ha risposto a silent bob in una Dairon nella sezione Libri&Fumetti
Ahò, Sciuggi, te sei dimenticato il Maestro e Margherita! il mio post numero 24 esaurisce in parte la questione, cmq ti risponderò apposta. Non conosco Star Trek ma vidi un pò la prima serie di Smallville al tempo, dico Smallville perché è il primo telefilm che m'è capitato sottocchio nella sezione telefilm. O parlando di film potremo dire Iron Man. Io non conosco un tizio, dico uno, che veda tale roba per trarne un insegnamento, se ci fosse lo giudicherei un pò coglione. ( e da qui si vede la differenza tra escapismo e opera impegnata, per un romanzo di Bulgakov ovviamente non vale tale frase ma il mio post 24 ). -
Tolkien: non più "di destra"
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Ora ti dico un segreto, pronto? Come mai i film di Miyazaki o anche Eva, che veicolano grandi contenuti, sono in cima alle classifiche di vendita ( = gradimento )? mi pare addirittura che qualche film di Miyazaki stia nelle Top Hundred di imdb, insieme a vicini molto imbarazzanti. Lo sono perché raccolgono anche l'utenza scrausa e sciocca: c'è l'utente interessato al contenuto, a cui casomai fa piacere lo svago fantastico, e c'è l'utente interessato allo svago fantastico, a cui casomai fa piacere il contenuto anche per nobilitare la visione agli occhi di se stesso. Di più un utente interessato allo svago fantastico accosterà nella sua libreria o videoteca Miyazaki e Orwell ad Harry Potter, casomai non disdegnando qualche volume più serio circonfuso dalla mistica aura del sapere. Un utente interessato al contenuto sarà del tutto indifferente al puro svago fantastico -
Tolkien: non più "di destra"
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ma te che invochi Crom è fail, Crom ascolta solo le parole degli spiriti audaci. Prendiamo ad esempio Cappuccetto Rosso, per il quale mi basta dare un'occhiata a wiki per averne una ragguagliata: http://it.wikipedia....ppuccetto_Rosso . La morale di Cappuccetto Rosso, tradotta nel quotidiano, è chiaramente estremamente conservatrice oltre che fastidiosa. Di fastidioso: 1) sicurezza del villaggio ( decisioni paterne o prestabilite/conformistiche ) contro oscurità e insidie della foresta ( l'ignoto, il pericoloso, il fare da sé ). 2) non dare retta agli sconosciuti, che son dei lupi cattivi. Mi viene in mente cose tipo: il fidanzato ( o anche gli amici ) per essere ok ha bisogno del seal of approval di papa. Insomma la morale è dai sempre retta ai tuoi e non allontanarti dalla strada maestra, più borghese e reazionario di così XD (non so perche' lo chiedo ma) che c'entra col discorso? Il fantastico, da sempre, alla fine realizza una sovrapposizione, una 'interpretazione' di eventi in chiave personale. A volte poi, come nel caso delle favole (cosa differente dalle fiabe, ricordo) queste sono nate essenzialmente per poter continuare a veicolare anche messaggi politici, di critica politica contro il regime presente. Che c'e' di reazionario nella libera espressione individuale che e' anche critica del presente, lo sa solo Crom. Forse. il grassettato per cui ho usato raramente cmq, è in relazione al fatto che una storia frustrante difficilmente diviene veicolo di evasione. Non a caso gli otaku hanno frignato molto con Eva perché il senso di frustrazione che se ne ricava non li ha compiaciuti gran che. Cmq è solo una delle cose, e sotto l'aspetto politico, quasi ininfluente. Ah il fantasy è una cosa, l'allegoria un'altra. Non che il genere allegorico - nella sua didascalicità - mi piaccia eh! -
Tolkien: non più "di destra"
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ma te che invochi Crom è fail, Crom ascolta solo le parole degli spiriti audaci. Prendiamo ad esempio Cappuccetto Rosso, per il quale mi basta dare un'occhiata a wiki per averne una ragguagliata: http://it.wikipedia.org/wiki/Cappuccetto_Rosso . La morale di Cappuccetto Rosso, tradotta nel quotidiano, è chiaramente estremamente conservatrice oltre che fastidiosa. Di fastidioso: 1) sicurezza del villaggio ( decisioni paterne o prestabilite/conformistiche ) contro oscurità e insidie della foresta ( l'ignoto, il pericoloso, il fare da sé ). 2) non dare retta agli sconosciuti, che son dei lupi cattivi. Mi viene in mente cose tipo: il fidanzato ( o anche gli amici ) per essere ok ha bisogno del seal of approval di papa. Insomma la morale è dai sempre retta ai tuoi e non allontanarti dalla strada maestra, più borghese e reazionario di così XD -
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la preghiera a Crom rulla ihihihihihi. Parlando seriamente ora non è neppure periodo di rivoluzione e cose varie, ma resta il fatto che le rivoluzioni vere sono sempre cruente. E no, Darion, non rispondermi dicendomi di Gandhi: la sua azione se non fosse stata per il momento storico estremamente favorevole son quasi sicuro che sarebbe stata brutalmente repressa. - e poi, ci penso ora, il fantasy raramente si conclude con la sconfitta e l'estrema frustrazione del protagonista di fronte all'incapacità di cambiare la propria sorte. Di solito abbiamo sempre un tizio prescelto dal destino o sopra la media che con le sue ottime capacità - o per via di predestinazione o per forte volontà- compie un'impresa e ottiene la ricompensa. Non che il fantasy l'evasione abbiano qualcosa di male eh, basta riconoscerli come tali! -
Tolkien: non più "di destra"
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bon, controbatti allora! vediamo se la cosa si sviluppa e se il topic prosegue addirittura in due sensi ( quello it e quello ot ) a splittare si fa sempre in tempo. Ti faccio una domanda da non conoscitore del fantasy: ci sono storie in cui il personaggio si trova in una situazione di merda o è ( un prodotto ) di merda per colpa della società ( società colpevole in quanto economicamente gerarchizzata e determinata ) ? Tipo io sono un rifiuto sociale ma è colpa della società che produce rifiuti come me. Giusto giorni fa vedevo Badlands, che ha presupposti del genere. Si, ci si può sempre salvare/elevare individualmente ma si deve essere superiori alla media: l'ingiustizia ( = l'ineguaglianza ) economica resta. Ci sono racconti fantasy in cui un protagonista e tutta la sua vita sono FORTEMENTE determinati dalle sue condizioni socioeconomiche? Penso di no per la natura stessa del fantasy, che deve essere pieno di meraviglioso. Ci sono racconti fantasy in cui i popolani/le masse/quel-che-ti-pare si ribellano contro i nobili non perchè questi sono cattivi, anzi sono anche buoni, ma semplicemente perché di classi opposte, gli uni sfruttatori degli altri? Una principessina - anche perfetta, generosa e altruista come Nausicaa della Valle Del Vento, figlia anche d'un re perfetto, etc. etc. etc. - sarà sempre una sfruttatrice del popolo, anche se a questo è concesso una vita ok. Nelle fiabe questo messaggio non passa! Nelle fiabe non passa che se il principe buono e perfetto può allenarsi con la spada o passare il tempo nella biblioteca è perché qualcuno sta pagando e questo qualcuno è il popolo nei confronti del quale lui ha un rapporto sfruttatore-sfruttato, per quanto possa essere anche un principe poco principe tipo Van Fanel di Fanelia. Le fiabe sono pieni di individui otaku-style, tipo maghi o altri tizi che vivono ritirati nella rocca, si fa mica notare che vivono alle spalle dei contadini? Oppure, ma questo anche nella lettura romantica e misticheggiante, quant'è bello la vita pura e contadina e il lavoro nei campi ( l'ultima volta che ho letto un'idiozia simile è stato in Frankestein a dicembre ). Sarà bello per chi lo vede o al massimo lo fa per hobby, non per chi lo fa per davvero! Oppure i miti della felicità nella povertà, sarà anche ma la pressione materiale resta sempre! ( e se nelle fiabe c'è pressione materiale è per causa naturale o di un cattivo governante, non di un buoni nobili che per quanto buoni pagano il loro tenore di vita col sudore altrui ). -
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no era giusto per lanciare la frecciatina, tanto poi so sempre le solite chiacchiere