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Shito

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  1. Takahata, io credo, è stato un vero intellettuale e un vero artista. Nelle parole di Anno Hideaki, che commenta Nausicaä insieme all'aiuto-regista Katayama, Takahata può usare solo l'animazione per esprimere la sua visione del mondo, perché la esprime in modo assoluto - altrimenti potrebbe fare solo documentari. Questo "controllo totale" della finzione allegorica a me fa pensare a Wagner. Ma il tanto declamato "realismo" di Takahata è antropologico, ovvero documentaristico, sempre. Nelle parole di Suzuki: "Miyazaki è un intrattenitore, Takahata un artista." Nelle parole di Miyazaki, "Alla fine Pakusan non è che nichilismo." Nelle parole di Ujie Seichirou "in Takahata è rimasto qualcosa del vero bolscevichismo originale". Unendo i pezzi, credo che Takahata fosse un artista intellettuale socialista assolutista e totalitario, per cui la realizzazione di una visione valesse più di ogni sopravvivenza, da quella delle aziende coinvolte a quella dei lavoratori impiegati - nelle parole di Kondou Yoshifuni "Takahata ha cercato di uccidermi". Poi morì di karoshi (dopo il lavoro su Mononoke, però), e al funerale Miyazaki soggiunse "l'unico ad essere sopravvissuto a Pakusan sono io" - secondi me il compiaciuto orgoglio della narcisistica vittima volontaria del cannibale.
  2. Da: MangaEiga no Kokorozashi ("L'ambizione dei film animati"), di Takahata Isao Ciò che ho inteso fare con i miei film, inclusi La Tomba delle Lucciole e Ricordi a Goccioloni, non era – come avevo inteso sino ad allora – rendere gli spettatori del tutto assorti nella narrazione, quanto piuttosto di fargliela osservare da una certa distanza. Ho cercato di non fargli dimenticare interamente di loro stessi, lasciandogli uno spazio per il pensiero razionale. Non volevo che stessero a mangiarsi freneticamente le unghie, ma piuttosto tenerli in attesa sull'orlo delle loro poltroncine presentandogli una situazione oggettiva. Talvolta ho persino voluto che maturassero una visione critica verso il protagonista. È stato subito dopo aver incontrato Paul Grimault, proprio quando stavo cominciando i lavori su Battaglie tanuki dell'Heisei Ponpoko, che ho iniziato a lavorare con queste nozioni nitide bella mia mente. Il film sarebbe poi uscito nel 1994, l'anno della morte di Grimault.
  3. L'incipit del film che hai perso serve a stabilire in modo chiaro il tono documentaristico della pellicola. Il film si apre con scene totalmente realistiche di tanuki in campagna, commentate da tipiche interviste interviste umane giapponesi ottantine, che in realtà danno voce a dei tanuki. Tipo si vedono dei tanuki infestare una vecchia casa di campagna abbandonata, e una voce da casalinga dice "aaah, poter vivere in una villetta unifamiliare con giardino, per noi era proprio un sogno!" Poi attacca il narratore che introduce il conflitto tra Bosco Takaga e Bosco Suzuga. Le espressioni "furbo come un tanuki", "vecchio tanuki" o "sonno da tanuki" (fingere di dormire) sono espressioni di giapponese corrente. Si legano a folklore e leggende in cui dei tanuki gabbano, o si fanno beffe, di umani. Lo stesso Shoukichi, però, si domanda nel film il senso di tali espressioni. Perché i tanuki sono dei bonaccioni sempliciotti, come spesso detto e mostrato nel film. L'idea che ne traggo è quella di una naturale furberia contadinotta, per intenderci.
  4. Il primo film che Takahata girò per lo Studio Ghibli non ancora fondato fu il documentario "Yanagawa Horikawa Monogatari", La storia dei canali di Yanagawa. Dura più di tre ore. Costantemente parlato. Fonti ufficiali ci dicono che dapprima fisse solo un location hunting per un animato. Che Takahata spese tutti i proventi di Nausicaä, e che Miyazaki - che aveva convintamente annunciato il suo ritiro dalla regia - fu spinto a realizzare Lapura, e lo studio per produrlo, per non dover ipotecare la casetta che aveva comprato accendendo un mutuo. Takahata è sempre stato così. La totale libertà che nasce dal vero nichilismo. Anche la sconfitta è cosa a cui adattarsi. Il signor Yamada dirà a due sposi novelli che l'ingrediente primo della felicità umana è la rinuncia/rassegnazione. I tanuki sconfitti, in quanto tanuki, si danno a una grande illusione - di cui cadono lori stessi vittime - per poi continuare a vivere, proliferare e morire - talvolta "anche anzitempo" (sic.)
  5. Risposte varie. Nel caso particolare di Ponpoko, Takahata volle che tutto il film fosse interpretato da una compagnia teatrale di rakugo. In particolare, il narratore è un celebre narratore rakugo. La prima e più rappresentativa caratteristica di questo specifico tipo di teatro giapponese, che ebbi il piacevole dovere di studiare per l'occasione professionale specifica, è proprio quella della narrazione a monologo rapida, ritmata e caratterizzata. Si potrebbe dire un kamishibai (come quello della lezione di Tsurukame) senza neppure i fogli disegnati. Da cui, lo stile recitativo. Come e perché Takahata sia giunto a ciò partendo da cose come Hols, Heidi, Anne è oggetto di opinione speculativa. La mia personale opinione, basata su studi e fonti, ma sempre personale, è che Takahata avesse sempre una visione della finzione narrativa come un'allegoria documentaristica. E che questa cosa sia andata stilisticamente enfatizzandosi sempre più. Credo che Heisei Tanukigassen Ponpoko sia uno straziante documentario sull'umanità, e su una particolare piega presa dalla storia etnografica umana in un particolare luogo e tempo. Non ci sono morali, non ci sono lezioni. C'è una messa in scena appunto allegorico-documentaristica della realtà, che ognuno può contemplare e valutare. Trovo come sempre umiliante la riduzione di Takahata a un presunto messaggio ecologista. Non che l'abbia letta qui, dico in generale. Piuttosto, gli unici veri messaggi che Takahata mi pare sempre vergare nei suoi prodotti sono: 1) non bisogna mai fuggire dalla vita, si viene al mondo per vivere e bisogna vivere sempre ogni gioia e dolore che la vita contingente propone a ciascuno. Non bisogna mai rifiutare la vita, ma accoglierla per quello che è con moderazione, accettazione e accomodamento sociale; 2) rinunciare alla vita reale nella speranza atarassica di una ideale vita-dopo-la-vita è patetico. A voi!
  6. La cosa che adoro in quella scena è che a continuare a mangiare l'ananas acerbo, aspro e duro sono Tabimba e la NONNA, che non fa una piega: "vivendo a lungo si fanno varie esperienze". Al contrario, la piccola - che rivendicava l'acquisto del costoso frutto di importazione - semplicemente non può elaborare la delusione e quindi la "nega" (psicologicamente). Tipica reazione da bambina viziata. Cosa che infatti Tabimba è.
  7. Io Heisei Tanukigassen Ponpoko conto di vederlo a Trieste. :-) Gli azuki sul matcha ice di questa rassegna è l'ordine cronologico delle pellicole!
  8. Oh, sì. In realtà la parte "Takahata" del film (tutta quella con gli adulti, il manga originale sono solo episodi infantili sessantini) è molto una reminiscenza freudiana, oggi si direbbe forse "cognitivo-comportamentale" a là scuola di Palo Alto.
  9. No, no, non in questo senso. Ci mancherebbe. Da quel PDV, le ispirazioni sono molteplici, da anime a manga a firm a telefilm. Potrei farne una lista, di certo non esaustiva, ma non è questo il thread. PoroPoro è l'innesco di Eva nel suo realismo, dalle canzoni reali ambientali alla citazione della ginnastica mattutina alla radio (che è puntuale), ma soprattutto nel tema portante del "non si deve fuggire" (dalla vita).
  10. Guarda che neppure Takahata lo era, e questo film non ha in alcun modo quel significato apologetico agreste. Credo che il punto più alto di tutta la pellicola sia quando Toshio, di ritorno da Zahou, spiega a Taeko che anche la "campagna" è un ambiente tutto antropizzato, infatti. La natura incontaminata è tutt'altra cosa. Sì, è un film strepitoso. Anno Hideaki sostiene che il livello di Takahata sia "il più alto in assoluto", parole sue. Chi ha orecchie per cogliere dettagli sa che PoroPoro è l'innesco di Eva, ma il livello di dettaglio FUNZIONALE (espressivo) in questo film è incredibile. Il cambio di espressione di Yaeko sulla trappola della pensione Oono, tipo. E tutto il resto. Tutto tutto.
  11. Shito

    Yamato Video - News

    Mima no Ko?
  12. Credo pochini. Del resto, DVD e BD sono comunque digitali, e il vinile del video è già il LD...
  13. Shito

    Yamato Video - News

    ルパンVSクローンーーーーー世界史をぬりかえるのはどっちらだ!? Lupin VS Clone.... a ridipingere la storia del mondo quale dei due sarà!? Palesemente una catchcopy, tutta intera. Dunque sì, è come dici tu e come diceva Roger: dapprima il titolo del film era solo Rupan SanSei, Lupin the 3rd, senza neppure il canonico "gekijouban" (the movie, il film). Su YT si trova anche il trailer originale, che lo conferma. (nota: imho hanno giocato con l'assonanza dei katakana RUPAN e KURO-N, da cui l'uso inverso dei kanji e rubi).
  14. Shito

    Yamato Video - News

    In teoria, il titolo di un film è quello che appare su pellicola. :-) Nel caso di RoboSbirro (Veroheven spiegò l'importanza del titolo "intrinsecamente comico"), ahimè in Italia si chiamò RoboCop. Sono il fanboy del RoboSbirro, La Criterion Collection fu il mio primo DVD, zona1, per leggerlo feci cose turche. E ho ancora Il CINEFEX sulla produzione. Btw, "il futuro della legge" è l'infausta traduzione della catchcopy originale: THE FUTURE OF LAW ENFORCEMENT.
  15. Shito

    Yamato Video - News

    Forse ti stai confondendo, il titolo completo è sempre stato: Ossia: ルパン三世 – ルパンVS複製人間(クローン) ovvero: Lupin Sansei – Lupin VS FukuseiNIngen (Clone) cioè: Lupin 3a generazione – Lupin contro l'umano replicato (clone)
  16. Shito

    Yamato Video - News

    Benvenuto a Shito 1996~ :-) Ma parliamo di "Lupin e il clone"? BTW Planet O piace a Pauline Reage e anche e Jean Paulhan, mi sa.
  17. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    È esattamente come dite voi entrambi, e trovo il finale coerente in contenuto e stile con tutta la serie.
  18. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    A Roma direbbero un finale "buttato in caciara".
  19. Shito

    Uno sguardo verso il futuro

    This. Squadra Celere Antisommossa, grazie. :-)
  20. Shito

    Yamato Video - News

    Cosa che pare condivisa dall'esegesi coranica, che vi identifica anche il profeta Idris.
  21. Shito

    Yamato Video - News

    @Roger: sul nome dell'artista, sì, è lui. Lo dimentico sempre e mi sono scocciato di cercarlo sempre con chiavi di ricerca tipo "sexy robot woman". Grazie del reminder, ora provo con un'associazione "Inizio Montecielo", vediamo se ce la faccio. Su Prometeo credo tu abbia ragione. A parte l'esplicito sottotitolo del raccontone gotico della Woolstonecraft, c'è che dice che secondo alcune teogonie più misteriche proprio Prometeo era il creatore dell'uomo (forse dopo la titanomachia), che poi affettuoso con la sua creatura gli volle donare anche l'intelletto, ossia il logos, il fuoco dell'anima, che avrebbe dovuto restargli proibito. Insomma un serpente chiamato Prometeo? Sappiamo che con i ritrovamenti Qumran impazzirono tutti (specie gli scritti di Enoch col secondo libro diverso), ma oh, sincronie ce ne sono. Atom ha avuto, come dici, una lunga vita e tante incarnazioni. Ma come per Cyborg009, almeno di mio cerco sempre di focalizzarmi sul punto di partenza, l'idea, l'invenzione, il piccolo sentimento umano dietro ad opere anche poi divenute poderose.
  22. Shito

    Yamato Video - News

    Non conoscevo Kikaider, nessuna delle sue varie incarnazioni, e me lo sono studiato un po' (ti ringrazio per l'implicito suggerimento). Ishinomori e Yokoyama sono figure per me davvero difficili da cogliere appieno, mi paiono sempre così legate e un particolare storico-sociale così distante, ma così pervasivo. Il fatto che anche in Kikaider (il nome è suggestivi: "kikai" = macchina) l'automa Jirou nasca come sostituto di un figlio morto dello scienziato del caso fa pensare ovviamente a Tetsuwan Atom, e d'altro canto entrambi non possono non far pensare a Maria di Metropolis. Per la quale pare che in Giappone ci fosse un grosso seguito (cfr. modellini presso la General Products). Mi pare che i vari autori abbiano sviluppato una idea SF di base ciascuno a proprio modo, il che è interessante. La Maria dorata, con aureola e russa a me fa pensare a certe madonne ortodosse mosaicate, e poi RoboCop mi rimanda a Mary Woolstonecraft (dirla Shelley è un anacronismo), ma ognuno ha le sue suggestioni. Che RoboCop sia ispirato (nel design) a Maria è invece dichiarato dagli autori. C'era anche un famoso illustratore giapponese che faceva tutte robo-pin-up sul genere. Tornando a Ishinomori, Kikaider è per me una piccola scoperta tardiva, in po' come Mars di Yokoyama.
  23. Shito

    Yamato Video - News

    Non mi sento di darti torto, nel senso che il manga era molto "manga", poco adatto a una trasposizione animata, figurarsi poi in quell'epoca di abuso di una CG molto cheap, sì.
  24. Shito

    Yamato Video - News

    Scenari in cui il personaggio androidizzato è più umano degli umani ormai ormai psicologicamente meccanici.
  25. Shito

    Yamato Video - News

    A me che sono il fanboy di RoboCop, Metropolis e Tetsuwan Atom? Mi fa scattare paradossi asimoviani, che puntano a "are you enjoying the time of EVE?"
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