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City Hunter - A mokkori story - Topic generale
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
Mi lancio, ma con un ragionamento vero e logico, fondato e comprovabile. Ovvero: sì, è indubbio che "mokkori" sia un termine giapponese che, nello specifico dell'opera CITY HUNTER, diviene idiomatico del protagonista. Questo non si smentisce, non va smentito, e non avrebbe senso provarsi a smentirlo. Perché è comprovata ed evidente realtà. Il punto è un altro, ovvero: quanto questa specificità può e deve considerarsi necessaria e sufficiente al mantenimento di un nome sostantivo comune non tradotto in una traduzione? Per valutare ciò bisogna indagare due elementi obiettivi, ovvero: 1) quanto quel termine, ovvero quel nome sostantivo comune, sia presente nella lingua d'origine al di là e a prescindere dallo specifico dell'opera in questione, ovvero il rapporto tra l'uso di quel termine in quell'opera e il suo uso al di fuori di quell'opera, e 2) quali altri significati abbia quel termine e con quanta incidenza essi compaiano nella lingua d'uso comune. Indagare questi elementi, ancorché quanto più obiettivi, non è facile. Un dizionario monolingua ci dice che "mokkori" è un termine esistente, comune e nazionale, ci dice del suo uso e dei suoi usi e del suo contesto di utilizzo, ma non ci dice di statistica linguistica. Una cosa un po' sempliciotta ma comunque significativa, specie sui termini "popolari" e"subculturali", è questa: https://www.google.com/search?q=もっこり&tbm=isch Il dato che ne ritorna è eloquente nei seguenti modi: 1) alla ricerca "もっこり" compaiono immagini di CITY HUNTER, in maniera minoritaria, molto molto minoritaria, sul tutto. Ne consegue che da un lato il termine si riconosce specificicato sull'opera, ma che dall'altro questa specificità è minoritaria sull'uso del termine in quanto tale; 2) la grande, vasta maggioranza dei risultati è relativa all'effetto di rigonfiamento sotto agli indumenti pelvici a seguito di erezione maschile, e i risultati "reali" sono maggiori, molto maggiori, di quelli "fittizi" (disegnarti; 3) ci sono anche altri significati, che rimandano sempre al concetto di abbondante rigonfiamento, si notano soprattutto porzioni di riso abbondanti nelle ciotole, che fanno sporgere il rigonfiamento oltre il limite della stessa, o rigonfiamenti muscolari anomali, specie se legati alla postura delle spalle, ma persino delle unghie finte specialmente "bombate", a rilievo. Ne consegue che: 1) il termine mokkori si prova caratteristico del parlato del personaggio di Saeba Ryo nell'opera CITY HUNTER, ma questa specificità non è che un suo caratteristico ed estensivo uso di un termine comunemente presente e utilizzato nella lingua e nella società di provenienza; 2) il termine mokkori, non essendo circoscritto e neppure specifico in assoluto al personaggio di Saeba Ryo nell'opera CITY HUNTER non ha alcuna ragione di non essere tradotto. Ciò che è specifico del personaggio è l'insistito uso di questo termine ol suo significato più comune, non il termine in quanto tale. 3) Benché il termine abbia come primo significato inteso quello legato all'erezione, non è specifico in ciò - indi va tradotto in una maniera non letteralmente esplicita sull'ambito dell'erezione, ma eufemisticamente chiara. Questa è un'analisi linguistica obiettiva espressa con un'analitica di stampo giurisprudenziale. Per capirci: "chocchi" è una slangata usata pressoché solo da Katsuragi Misato, forse di derivazione dialettale (la cosa è discutibile), in ogni caso non standard. Va tradotta, ma con un neologismo non standard. "mokkori" è lingua nazionale, va tradotto con lingua nazionale in modi e usi opportuni secondo le logiche su esposte. "gitai" è pressoché un neologismo di invenzione recente (Shirow Masamune), ma basato su lingua nazionale, va tradotto come lingua nazionale. "Ginyu" è un nome proprio che, seppure basato su un gioco di parole/fonemi in lingua nazionale, non vca tradotto in quanto canonizzato dagli autori su quella scrittura. gli esempi dei vari casi sarebbero infiniti, e ci sono anche altri casi di altre tipologie. Non infiniti a loro volta, ma numerosi. Credo l'importante sia sempre non farsi guidare dal gusto, dalla simpatia, dalle preferenze, ma dalla logica obiettivamente fondata e stringente. Fine. -
MANGA&ANIME Sul Serio
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
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City Hunter - A mokkori story - Topic generale
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
Voltaire disse (all'incirca, a memoria) "nulla si attacca di più alla volontà umana di un errore abbastanza antico", ed aveva ragione. Le persone restano prigioniere degli errori a cui hanno pure ingenuamente creduto, di cui sono state vittime, perché per ego non riesco a svincolarsi dalla loro implicita ingenuità della loro credenza fallace. Una sorta di Sindrome di Stoccolma mentale. Come dire, Pegasus si chiama Pegasus all'anagrafe, perché non posso credere, ovvero accettare ed ammettere, di essere stato COSÌ STUPIDO da crederci. E invece sì. Ma Seiya, guard Athena. Le memorie sciacquate sul bagnasciuga (sono in vena di allitterazioni). -
City Hunter - A mokkori story - Topic generale
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
La retrotraduzione che fai in giapponese fonetico (ma lo spazio non ci vorrebbe) del termine da te precedentemente usato è corretta, ma non in questo thread, direi. È autoreferenziale a un discorso tangenziale, direi, indi frivola. -
City Hunter - A mokkori story - Topic generale
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
Nessun ghiribizzo, solo esempi calzanti. -
City Hunter - A mokkori story - Topic generale
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
Esistono persone che ragionano in una maniera tanto ottusa? Per dire, la tecnica "battou" di cui Himura Kenshin secondo me non andrebbe mai tradotta, perché è un nome sì comune [non proprio], ma specifico di una cosa esclusivamente esistente nel suo proprio contesto. Daltro canto, la "kizuato" dello stesso Kenshin è la sua cicatrice - "kizuato" è a tradursi, perché il concetto espresso esiste estensivamente nel linguaggio comune di provenienza. Per dire. -
City Hunter - A mokkori story - Topic generale
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
No, un "colpo" non è una persona. Quindi, come hai ragione a dire che Ginyu tale resta, con prova ufficiale, per un colpo espresso nella lingua in cui è espresso tutto l'originale, la cosa non si applica. :-) Ichiguchi Keiko la conobbi personalmente da quando ero a Bologna con la Dynamic, sì. Ma non ci siamo mai tenuti in contatto. In ogni caso, ne ho un'alta considerazione. Ho lavorato, negli anni, con tanti traduttori madrelingua e bi-madrelingua, sì. Ma non mi attacco a null,a figurati, non è mica una questione personale - per me -
City Hunter - A mokkori story - Topic generale
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
1) infatti Pegasus Ryuusei-ken andrebbe certamente tradotto in ogni dove. 2) Ahahahah, sì, concordo. Non so bene a chi tu ti riferisca, ma credo di capire. Ci pensavo da molti anni ormai. Voglio dire, ti ricordi quando la nostra generazione di fan dileggiava la signora Cristina D'Avena chiamandola Crostina D'Avena? Io lo ricordo. Ovviamente, eravamo stupidi. Perché mentre facevamo ciò, al tempo stesso osannavamo le "vecchie sigle italiane" che ovviamente fanno schifo e sono indegne e insensate tanto quanto quelle cantate da Cristina D'Avena, è ovvio. A volte sono anche peggio. A volte meglio. Ma sempre cose insensate, indebite e indegne sono. Eppure, l'una e gli altri interpreti oggi riempiono le fiere degli "appassionati italiani" di questo "settore". Sai perché? Perché questo settore è solo la nostalgia dell'infanzia della gente. Il fatto che essa venga talvolta associata all'animazione giapponese è solo un caso. Un caso. Alla maggioranza delle persone non importa null'altro che di sé stesso, proiettato su un anime, un manga, una canzone, un film... o una merendina. Sono solo mezzi, oggetti riflettenti. -
City Hunter - A mokkori story - Topic generale
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
Non capisco. Se un termine comune come "mokkori" è da "non tradursi", allora Ikari Gendou dovrebbe dire in italiano "tutto secondo il keikaku..." dacché si riferiesce al Progetto di Completamento dell'Umanità, ovvero "Jinrui Houkan Keikaku". Anzi, proprio tutto quel progetto dovrebbe chiamarsi, anche nella versione tradotta in italiano, inrui Houkan Keikaku? E Asuka dovrebbe dire in italiano "anta baka?", che sì, è una sua chachphrase tanto quanto "mokkori" per Saeba Ryo in CITY HUNTER. Asuka dovrebbe chiamare Shinji, in italiano, come Bakashinji? Ognuno ha le sue, dico "parole tipiche". In Giappone, Maya Ibuki viene chiamata dai fan anche la "Damedesu-chan". perché il 50% delle sue battute sono un "Damedesu!" (ovvero: "niente da fare!", per dire che non riesce a eseguire l'ordine datole, non funziona), ma non è che "damedesu" non vada tradotto, no? Allo stesso modo, non tradurre -che so- "haki" in ONE PIECE è assurdo. Sono parole comuni, nel senso che non sono nomi propri di nulla. Allora cos'è, dovremmo far dire a personaggi tradotti in italiano "sei proprio kawaii"? Pazzia. Questo discorso non è filologia, non è voglia di sostituirsi a nessuno, no. È solo la traduzione in se, proprio. -
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topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
C'è da dire che se come dice Max il termine viene usato in modo variegato (mokkorichan), e come dice Arlec l'evidenza grafica è scomparsa dal manga all'anime, la logica di adattamento diventa un minimo più complessa e discutibile (nel senso proprio: "che se ne può discutere"). Ovvero da ragionarci su, quando eventualmente incaricati a farne un adattamento. Secondo me. -
City Hunter - A mokkori story - Topic generale
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Anime & Manga
Quello che pensavo anche io, dato che riprende il significato della naja militare. Ma poi scusate, come al solito io sono uno che non ne sa niente, ho sempre letto di questo termine "mokkori" associato a CITY HUNTER, ma a me pare una parola giapponese normalissima, usuale, ovvero: もっこり (tendenzialmente in kana), che esprime l'emergere di un rigonfiamento, un rigonfiarsi. Potrebbe essere un animaletto sotto un tappeto o, chiaramente, il rigonfiarsi nei pantaloni a seguito di un'erezione maschile sotto a quelli. Il termine, che è una forma verbale sostantivale, non si riferisce al pene, ma all'effetto della sua erezione sul tessuto, per capirci. Mi ricorda un po' il termine "hyokkori", che invece indica una cosa che "sbuca fuori all'improvviso", come che so, una pesce che salta fuori dall'acqua, o un insetto che salta fuori da un cassetto, aprendolo (cfr: Hyokkori HyoutanJima), oppure il termine gikkuri, che indica lo scricchiolare doloroso, come nel gikkurigoshi, il mal di schiena lombare (o "colpo della strega", c'è un vecchietto di Nausicaä che si chiama proprio "Gikkuri"). Queste forme verbali sostantivali sono spresso usate in forma onomatopeica, oppure avverbiale con l'aggiunta di "suru" (cfr. "chichikuri", palpeggiare il seno femminile, da cui mille giochi di parole in FuriKuri). La percezione del vocabolario giapponese, lingua agglutinante, è inevitabilmente orientata verso l'idea di "famiglie di parole". Nel caso di mokkori, quindi, non parliamo neppure di un uso metaforico, come invece – che so – per もえる (moeru), che indica sia l'infuocarsi 燃える che il germogliare 萌える (omofoni), e quindi dapprima nello slang dei bishoujo game si associò all'erezione e in genere al germogliare, sbocciare di una passione erotico-sentimentale, diciamo. Quindi, per dire: ma perché tutta questa enfasi su "mokkori"? Tipo keikaku means plan oppure avere un proprio quirk? Ditto. :-D Ogni traduttore incapace traduce molto con tanti errori, ogni traduttore inesperto lascia cose in originale in abbondanza, ogni traduttore esperto davvero traduce tutto uel che si deve, e lo traduce bene - come diceva anche il buon Yupa in un post sul suo blog. :-) -
Saint Seiya - Ma se Atena entra in scena
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Voltaire una volta scrisse (credo in "Zadig, o storia orientale"): "Nulla è più caro all'uomo di un errore abbastanza antico". Credo avesse ragione. Non che elaborasse questo semplice aforisma, ma credo che sia una questione di ego. Riconoscere anche solo di avere creduto, o peggio amato, un falso significa implicitamente di non essere stati capaci di riconoscerlo, quindi disconoscerlo a posteriori sarebbe umiliante (in senso di egotismo, dico). È per questo che gli esseri umani restano attaccati, o meglio prigionieri, degli inganni subìti, anche quando conclamati. Secondo me. -
3) Il rapporto idiosincratico nelle distanze generazionali, per una volta non narrato in maniera nostalgico-piagnona. Questa è stata una cosa bella davvero, che a dirla è banale, ma oh. Personalmente, ho trovato il momento di congedo dal protagonista della ragazza del collega giovane come uno dei momenti recitativi, anzi espressivi, più alti del film.
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Ah, mi ero perso questo messaggio, chiedo scusa. Perché è interessante. Mi scontrai con l'originale russo di quella canzone quando lavorai su L'isola di Giovanni. Insieme con due baldi e validi consulenti, l'una russa el'altro italiano conoscitore del russo, provammo a tradurre e adattare il testo originale. Расцветали яблони и груши, Поплыли туманы над рекой. Rastsvetali iabloni i grushi, Poplyli tumany nad rekoj. Fiorivano i meli e i peri, s’alzavano le nebbie sopra al fiume. Выходила на берег Катюша, На высокий берег на крутой. Vykhodila na bereg Katyusha, Na vysokij bereg na krutoj. S'incamminava sulla sponda Katjuša, sull'alta e ripida sponda. Выходила на берег Катюша, На высокий берег на крутой. Vykhodila na bereg Katyusha, Na vysokij bereg na krutoj. S'incamminava sulla sponda Katjuša, sull'alta e ripida sponda. Выходила, песню заводила, Про степного, сизого орла, Vykhodila, pesniu zavodila, Pro stepnogo, sizogo orla. S’incamminava, incominciando una canzone, su di un’aquila grigia delle steppe. Про того, которого любила, Про того, чьи письма берегла. Pro togo, kotorogo liubila, Pro togo, chi pisma beregla. Su colui che lei amava, su colui le cui lettere serbava. Про того, которого любила, Про того, чьи письма берегла. Pro togo, kotorogo liubila, Pro togo, chi pisma beregla. Su colui che lei amava, su colui le cui lettere serbava. Non sapevo ne esistesse un "adattamento" italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Fischia_il_vento Sicuramente nel testo è presente l'idioma "il sol dell'avvenire", hai ragione! Anche se secondo alcuni è un concetto più vasto e preesistente... https://it.wikipedia.org/wiki/Simbologia_comunista#Altri_simboli Cito: Questi simboli non sono necessariamente comunisti tuttavia sono stati utilizzati da Stati e da partiti comunisti sole nascente: presente sullo emblema dell'Unione Sovietica, della Repubblica Socialista di Romania e della Repubblica Democratica dell'Afghanistan. Rappresenta il "sol dell'avvenire" che irradia il futuro mondo socialista.
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"gomi-suteba no kessen" - La battaglia decisiva dell'immondezzaio [lett: posto dove si buttano i rifiuti] wow, questo è un titolo!
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Saint Seiya - Ma se Atena entra in scena
topic ha risposto a Shito in una Fencer nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Chiedo scusa, ma le vestigia, più raro il maschile singolare "vestigio", in italiano non sarebbero tipo dei resti archeologici, tipo i lasciti di architetture storiche, etc? -
Grazie a te per avermi spedito a vedere il film che ne è la fonte, grazie per la lettura, grazie per il dialogo. Molto vero. Credo l'amore di Wenders per il cinema di Ozu sia noto, ma questo film lo si guarda come un film. Punto. Ambientato in Giappone, certo, e molto "giapponese" nei contenuti, se proprio vogliamo, ma io non ho avvertito alcuno scimmiottamento, nessun vacuo manierismo, niente. Cosa rilevantissima. Secondo me. Tutto quello che hai scritto è secondo me veritiero. Per questo dicevo che pensavo a Kaguya, che alla selenita che le viene a rimettere il manto di piuma, la dimenticanza della morte, chiamando brutture e sporcizie le emozioni umane, grida: NO! È proprio nell'esperienza di gioia e dolore in tutte le loro gradazioni la bellezza della vita umana! Altri spunti miei che aggiungo al tuo: 1) il rapporto tra naturale e artificiale, ovvero tra il komorebi degli alberi e i palazzi che svettano al cielo, tra tutti la Sky Tree. 2) La scelta della solitudine che non è anaffettività, tutto il contrario. Il convivere con le nevrosi della società postmoderna, direi su 10 un livello 9, le orecchie, i suoni, l'acqua nebulizzata sulle piantine in casa, la ripetitività, anche alzandosi preso al mattino qualcuno si è alzato prima e ha riempito il distributore automatico di lattine. Il Giappone, un mondo senza una fede rivelata, che è quindi anche spietato, in cui trovare un Fine è così difficile, io la chiamo la prospettiva misterica a là Eleusi, e quindi ancora Kaguya, i bambini che cantano il ciclo delle stagioni, che anche gli esseri umani sono come piante, il melograno e Persephone, il ciclo delle vite e della Vita, la mortalità dell'animo, l'assenza dell'anima, nevrosi e psicosi, meccanismi di difesa e strategie di sopravvivenza, la mela di Campanella, insomma Lacan per la sopravvivenza. Tipo.
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Dunque sono andato a vedere questo film. Sempre per tua indicazione, Shuji-senpai. Se tieni presente che di questi tempi vado in media al cinema una volta ogni due, tre anni, e che la mia precedente visione è stato Il sol dell'avvenire, capisci l'influenza che ormai sortisci su di me. Abbine responsabilità, per favore! In questo caso, poi, dato che ormai credo si sia agli sgocciolissimi della programmazione del titolo, ho pure trascinato la consorte a qualche decina di km di distanza. Quindi tutto bene, dacché il movimento è vita, la vita è movimento. Quindi ho visto il film. Non sono proprio un virtuoso di Wenders, di lui conosco appena Il cielo sopra Berlino, il seguito di quello, e Fino alla fine del mondo. Ma bene così, dico io, forse meglio così – tanto non sono un appassionato di cinema in assoluto, quindi non ho alcuna velleità critica. Ho trovato il film molto interessante, infatti ci sto ancora pensando. Che "far pensare" è il miglior risultato si possa ottenere dalla finzione, no? Ok. Ovviamente a tutta prima mi ha ricordato quando, vent'anni fa, portai la sarebbe-stata-consorte a vedere Lost in Tanslation al cinema a Roma. Ora come allora, io "baravo", perché capivo i dialoghi giapponesi. Quindi già al tempo molto poco per me andava perso nella traduzione. In questo caso, ormai, leggevo anche le scritte, le pubblicità in strada, e molti dei luoghi ritratti li avevamo visitati realmente. A tale proposito, sul mio amato komorebi, invero ho trovato ancora più insistita la visione della Sky Tree torreggiante su Asakusa. Sulla Sky Tree ci siamo aliti, nelle viuzze di Asakusa ci siamo stati. Ma il punto non è questo. Il punto è che ormai la mia percezione del giapponese, della lingua giapponese, va dentro le parole ovvero gli ideogrammi ovvero i concetti. Quindi quando scrivo "Takahata", per dire, nella mia mente c'è un campo coltivato su un altopiano. E se dico "Asakusa", io vedo dell'erbetta, perché il "kusa" di Asakusa è "erba", mentre "asa" è frivolo, superficiale. Vedo un praticello, dove poi avranno costruito nei secolo quel quartiere vecchio e nuovo, dal tempio famoso alla nuova torre di Tokyo. Quindi ho pensato, non ho potuto evitare di pensare, che per il regista ci fosse il punto di "ciò che la natura ha costruito, ciò che l'uomo a costruito". Come i bagni tecnologici nei parchi pubblici col komorebi, no? Ora tutte queste cosette, a scriverle, sono lunghe. Ma a percepirle, manco pensarle, sono un istante. Per tutto il tempo ho continuato a chiedermi cosa potessero cogliere, in quel film, le signore che avevo alle spalle, il cui continuo commento alla visione era un divertito stupore a ogni scena, ma stupore delle cose sbagliate. Un continuo fraintendere. Per esempio, quando compare la nipote di lui, lo capisci a primo orecchio e alla seconda occhiata dal nome e dalla pettinatura che deve essere una ojousama di una zaibatsu o quasi. Infatti. Ovviamente ho pensato tanto alla solitudine cittadina. Alla nevrosi che ne discende. Se non ci fosse stato tutto questo, mi avrebbe davvero ricordato Takahata, tra Omohide Poroporo e Tonari no Yamada-kun, ma in effetti poi Takahata ha fatto Kaguya (ovvero "perché una ragazzina di oggi può suicidarsi"), quindi chissà, se fosse vissuto più a lungo forse sarebbe arrivato anche lui fino a qui. Parlando di Yamada-kun, ovviamente si vede l'amore di Wenders per Ozu, su tutto. A me i flm di Ozu non vanno giù, nonostante i contenuti poderosi ("Che schifo, stare al mondo!" - "Eh già, nient'altro che schifezze.", con un sorriso – a volte capire il giapponese è bello davvero), ma per me questo è stato un gran bel film. Note sparse: i bagni elettrici. Quando lui va la prima volta ai bagni pubblici, il sottotitolo italiano dice "bagni pubblici". Ma sull'insegna non c'è scritto così. C'è scritto 電気湯, per intenderci: Significa "bagni elettrici". E cosa significa "bagni elettrici"? Mi ci spaccai la testa sempre nel 2003, quando nell'episodio flashback degli Anni Cinquanta di Abesho la giovane Mune affiggeva il cartello "Grande novità! Bagni elettrici!" all'ingresso del locale di famiglia, il Kame-no-Yu (Bagni della Tartaruga). Ai tempi, fino alle quattro bestie divine cardinali del cancello degli inferi di arrivavo, quindi cogliere Byakko e Suzaku era semplice. Ma i "bagni elettrici"? Non capivo cosa significasse, neppure la traduttrice bimadrelingua ne aveva idea, e quindi feci quello che faccio sempre quando "non ci arrivo", lasciai le cose come erano, senza cambiare nulla: "Grande novità! Bagni elettrici!". Anni dopo, capii. Non in Giappone, a Roma: Che cos'è una "gelateria elettrica"? Ah, qui ci arrivo subito: è una gelateria in cui – grande novità! – il freddo lo si fa non col ghiaccio, ma con una macchina di Carnot ad alimentazione elettrica. Quindi ecco cosa sono i "bagni elettrici", sono semplicemente dei bagni pubblici in cui, grande novità negli anni cinquanta ad Abenobashi, l'acqua calda la si scalda con l'elettricità e non con la legna. Wow. Back to Perfect Days, the movie, not my life. Nei dialoghi italiani, nel doppiaggio, ho sentito tante cose "alla mia maniera". Una libraia pronuncia il nome di un'autrice nell'ordine cognome-nome. La stessa, di un'altra autrice, dice: "Che disperazione e ansia siamo cose diverse, l'ho capito da lei!" Sì, nei dialoghi c'erano "costruzioni inverse", ma tu pensa. E annuite singole. O la sorella di lui che lo chiama "fratello", mica per nome. Ma tu pensa, ma pensa tu! (dislocazione, magia!). Fa ridere, perché questo tipo di adattamento è semplicemente l'onestà della traduzione dal giapponese, perché l'originale giapponese è così, il giapponese ragiona così e si esprime così. Breaking news: "there's no such a thing as my own style". Ovviamente, se oltre a me qualcun altro fa doppiaggio anche solo un po' fedele su un originale giapponese, viene fuori quelli che gli incolti desiderosi di anime che parlano come robaccia americana pensano che sia "il mio stile", ma no, non c'è nulla di mio: questo è il grande inganno, di tutti quelli così avvezzi al "doppiaggese", che solo ora ho capito che cosa sia. Lo stereotipo, una metalingua che è un italiano semplificato, impoverito, e usato per tipizzare la finzione straniera. Né carne, né pesce. Manierismo. Uno schifo, insomma. Per chi ha letto le due traduzioni de "Il fazzoletto" di Akutagawa la cosa sarà buffa. Fortunatamente Perfect Days, in italiano, non era così. C'erano ancora dei brutti errori, ma benché il mio livello di ventenne (prima edizione italiana di Eva) fosse comunque superiore a questo, a quei tempi di erroracci ne facevo anche io, quindi non ho nulla da declamare. Però almeno uno lo voglio spiegare, perché è critico. Ovvero, c'è uno scambio apicale tra il protagonista e la nipote, che verrebbe fare una scappata al mare. E in italiano, lui dice "al mare ci andiamo la prossima volta". Segue un dialogo in cui si ripete alla nausea che "Adesso è adesso, la prossima volta è la prossima volta". Per me era ovvio all'istante che fosse "今度は今度、今は今” – "kondo ha kondo, ima ha ima": me per come l'hanno tradotto in italiano davvero non ha senso. Perché è ovvio che "un'altra volta" sia diverso da "adesso", quindi perché lo ripetono? Sono deficienti? Il fatto è che "kondo" vuol dire "una volta", anche come "stavolta" (anzi, soprattutto come "stavolta"). Quindi lui dice "al mare ci andiamo una volta", e lei "una volta quando?" (come dire: "una volta questa, ora?"), e lui enfatizza che l'adesso è solo quello attuale, "una volta" è indefinito, da cui la lezione morale di vivere il presente immanente. :-) Questo mi ha fatto riflettere sulle tre righe che aprono ogni episodio di Chikyuu Shoujo Arjuna, e che credo tutto il mondo occidentale non abbia capito, e che io riuscii a capire solo grazie a due amici, Cristian [Garion] ed Edoardo [Wismerhill], ovvero L'adesso Essere nati su questo pianeta Il miracolo A seguire, fotine mie, dalle mie parti, tutte a caso, tutte al naturale - l'ultima è un po' dedicata a Van Gogh. L'adesso Essere nati su questo pianeta Il miracolo
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Dragon Ball - Super (new series) and all
topic ha risposto a Shito in una Kobayashi nella sezione Anime & Manga
Ah, Francesco di Sanzo? Certo, lo considero un mio caro amico. Lo conosco da quando avevo 16 anni. Abbiamo fatto e passato insieme tantissime cose. Anche se da tempo ci sentiamo solo sporadicamente (eufemismo), cosa di cui mi dispiaccio molto. :-( Sì, i discorsi lunghi sono pesanti, spesso. Però, credo che se approcciati con serietà senza ego, come a non sentirsi personalmente chiamati in causa, siano anche molto interessanti. La leggerezza della distaccata serietà. E sì, non ho mai percepito una tua personale acredine nei miei riguardi. :-) -
Dragon Ball - Super (new series) and all
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Dragon Ball - Super (new series) and all
topic ha risposto a Shito in una Kobayashi nella sezione Anime & Manga
Non so di quale "amico mio" tu parli. Nessuno mi ha mai parlato di te. Di mio, mi offro di parlare con te come la persona che posso immaginare, perché non ti conosco personalmente, e come l'utente che leggo qui. In me non vi è alcuna intenzione di litigio. Ti leggo scrivere cose anche sensate, ma spesso mi pari molto rabbioso. Ovviamente non ho motivo, elementi, né diritto di giudicare nulla. Posso, se vuoi, solo offrirti le mie conoscenze e un mio punto di vista su quello che mi pare interessarti. Il che non vuol dire discutere per volontà di "avere ragione", ripeto. In più, potemmo anche essere d'accordo su molti punti. Per ese,pio: Concordo, anche se poter parlare con "gli autori" a volte è un utile privilegio per sciogliere dubbi altrimenti non risolvibili. Capita di rado, eh. R comunque non si può né deve contraddire la realtà dell'opera per come pubblicata in originale. Concordo, anche se la toponomastica in particolare pone spesso problemi spinosi di logica. Un collega molto più esperto, anziano e affermato di me una volta a cena mi disse "io sto sempre a pensare se, in un testo italiano, si debba dire la Sixth Street, la Sesta Strada o la Strada Sixth". La stessa cosa, all'inverso, possiamo immaginarla per nomi come Monta Bianco o Monte Rosa. Certamente la Seine è la Seine, il Thames è il Thames, Paris e London sono Paris e London come Kyouyou è Kyouto, eccetera, ma molti toponimi sollevano dubbi terribili. :-( Concordo, tuttavia la differenza esiste e talvolta non è così facile distinguere. Concordo, che poi molti secondo me non hanno ben capito cosa significhi "filologia", sai? Ma sopra a ogni cosa, molto più importante, se "non stai bene" ti mando un sincero augurio di piena ripresa e serenità. A prescindere da tutto e da tutti. Siamo solo umani. Tutti. -
Wow, questo è notevole. Ah, nel 2022, estate, per mie questioni mi sottoposi a camminate da 25+ km/die. Da solo. Per mie questioni, la durata di dette camminate era di 10-12hrs/die. Molti i mantra che riempivano il vuoto della mente. Tra questi, uno dei più ricorrenti era (in giapponese, però): Quando ero piccola ,c'era il buon Dio arcanamente, veniva a realizzarmi i sogni. Le mattine in cui mi sveglio con sensazioni gentili anche se sono diventata adula i miracoli accadono ancora: schiudendo le tende se sono avviluppata nella gentilezza del quieto filtrare della luce tra gli alberi [komorebi] di certo tutto quel che si riflette negli occhi è un messaggio. Original by Yuming: Cover by Sakamoto Maaya (gotta luv Kanazaki Hitomi): Cover by Shimamoto Sumi (Carisse de Cagliosto, Nausicaä and Otonashi Kyouko never get old):
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Io sono un grande fan del komorebi, nelle mie lunghe passeggiate in pineta, o sotto qualsiasi frasca, non penso ad altro...
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Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Ricordo un corto animato educativo/ministeriale dopo il brutto tsunami del Tohoku dove si immaginavano degli sumafo trasparenti che usati come camera fornivano un overlay di realtà aumentata in real time sulla realtà vista in trasparenza, con indicazioni utili (specie nelle emergenze). Poi una decade dopo: Forse una cosa simile, su dei goggles, potrebbe funzionare. -
Eutanasia della narrazione; ieri. oggi, domani chissà
topic ha risposto a Shito in una Shuji nella sezione Libri&Fumetti
Ah, ho capito allora. Le riproposizioni di storie e finzioni più o meno classiche, magari canonizzate, ma "aggiornate" a tendenze culturali contemporanee. In genere, mi pare una cosa insensata e quindi deprecabile. Voglio dire, ogni cosa è quella che è, ed è figlia della SUA epoca, snaturarla per renderla "aggiornata" a un'altra secondo me non ha senso. Non so se tu sia un estimatore di Mark Twain, neanche io sono Hemingway che riteneva Twain il fondamento di tutta la letteratura americana, ma Jim è lo schiavo di Zia Polly, e l'Indiano è un marrano nonché assassino. Non l'ho scritto io, non è un mio pensiero, è scritto e pensato da Mark Twain, nel suo tempo e nel suo contesto. Amen. Ci sono ovviamente eccezioni, perché anche un integralismo ortodosso come il mio non è un dogma. Per Esempio, Dahl. L'hai citato tu, e io non ne sono un virtuoso, ma avevo visto Charlie and the Chocolate Factory, regia di Tim Burton, sia in italiano che in inglese, al cinema. Lo trovai un valido film. Poi in aereo vidi la versione filmica "classica" con Gene Wilder, e lo trovai un valido film. E ne vidi le differenze col nuovo. Ma mi parvero, nelle loro differenze, entrambi validi e coerenti con lo stessissimo messaggio. In merito a questo specifico caso, tu che ne pensi?