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Shito

Pchan User
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  1. No, non c'è nessun giapponese madrelingua che intenda 'shishi' come 'cervo'. Cervo 'shika', e quello stesso kanji, letto come 'shishi', è bestia - siamo tutti d'accordo. Solo che la lettura odierna è 'shika', ovvero cervo. Essenzialmente, possiamo dire che invece che mettere sopra al kanji il ribi della sua più antica lettura, Miyasan ha usato direttamente il rubi per tagliare la testa... al cervo. Perché ho letto molti suoi copioni originali, dico proprio i cartacei, e i più vecchi sono persino tutti scritti a mano, neppure trascritti a macchina. ^^ Idem gli ekonte, ovviamente. Una curiosità: nell'artbook ufficiale di Kiki, lo 'script' è una collatio di ekonte e kyakuhon. A un certo punto si legge 'il cane salta' (犬跳ねる). Ma nel film il cane non saltella di gioia, dorme. Quindi mi sono detto "oh, avrà cambiato idea da ekonte a kyakuhon, e sarà un refuso derivato dall'ekonte!" - ma no, controllando anche nellèekonte il cane dorme. Solo ch'è c'è scritto appunto いぬはねる, tutto in kana, e l'editor ha confuso gli omofoni. Miyazaki, ma nella mia esperienza tutti i registi e gli animatori, usa kanji o hiragana o katakana come vuole lui. ^^; A seconda di dove, quando e come schizza, ci scrive qualcosa come gli passa per la testa. In Momonoke Hime ha scritto in kana un sacco di cose, a sua libera scelta è senza particolare criterio. Stare appresso a queste cose è sempre difficile e lungo. Per esempio, in Sen to Chihiro ha dato a "yubaaba" una lettura con allungamenti custom, allora dipo un po' ha iniziato a scriverla non più in tre kanji, ma con un kanji e due katakana. La nostra *supposizione* è che abbia voluto metterci dentro la pronuncia della strega russa "Yaga Baba" (che in giapponese è baaba), infatti poi quella strega figura nel suo ultimo corto (La principessa uovo e lievito di pane). ^^ C'è anche da dire che newlla mia esperienza con il giapponese, e i giapponesi, "katakana" e "norma" sono del tutto ossimori, ma se lo dici tu... ^^;
  2. Sì, ma hai aggiunto un secondo kanji, ovvero quello di 'dispositivo', che rimanda a un oggetto più piccolo. Se prendi un composto da due kanji, il primo è il caratterizzante, il secondo è il caratterizzato (ovviamente), in quel modo valuti il contenuto lessemico che il kanji porta come attribuente (aggettivale), non come attribuito (sostantivale). Infatti messo 'per ultimo' quel kanji è il 'contatore per i velivoli' o macchine simili. Non dico che voglia dire 'velivolo', eh. Apparecchio è un termine infatti genericissimo, in italiano. Solo, adoro che contenga *anche* quella sfumatura. Per esempio come in 機体 (aerostruttura o 'cellula', ovvero la 'scocca' di un aereo ali incluse, a torto spesso tradotto chje 'fusoliera, che sarebbe 本機体), che poi mi pare usato molto anche per i vari 'modelli' di Mobile Suit...
  3. Umanità si dice 'jinrui'. "L'uomo" come incontabile (il genere umano) è altra cosa, sì, ma lo trovi tranquillamente scritto in kanji anche in quel senso. Anno docet. E comunque no, in questo copione, come sempre in Miyasan, il katakana è usato anche per cose singole, tipo: "ano shishi" (in kana), ed è UN SINGOLO animale. Non presumere. Ogni testo è un testo che fa testo sul suo testo.
  4. E' dura! La cosa più interessante è 機, che si usa per i meccanismi in particolar modo volanti, e che in genere rendo con 'apparecchio' (che a rigore indica anche un 'velivolo'). Quindi una cosa tipo: Super Dio Meccanico Bestiale Dancouga ? Cozze o vongole non c'entrano. ;-) Quella frase ti dimostra una variazione: per la genitiva *su quello stesso preciso* 'kami' usano la genitiva pura, quando intendono una geiitiva. La tua traduzione tradurrebbe come "shishitachi no kami ha mori no kami ja nai no ka?" Non appiattire una variazione. Riproducila.
  5. Kiavik: no, indica proprio una 'bestia' nel senso di 'un grosso animale' - per dire che un gatto o un cagnolino non sarebbero 'shishi' neppure al tempo in cui il termine era in uso (è un po' arcaico). I concetti che esprimi, benché nella logica di un popolo antic "una bestia, ovvero un animasle bello grosso, è quello che ti da tanta buona carne) sono più complessi. :-) Roger: dio bestia dio bestiale bestia divina divinità bestiale ho valutato queste e molte altre opzioni, girando intorno ai concetti. Le ho trovate tutte forvianti: questo dio è proprio una "bestia" nel senso di grosso animale. Nel film hai anche un "dio cinghiale" (inoshishi-gami), hai gli "dei cane" (inu-gami, meno male che non figurava al singolare!), e poi hai questo più "generico" Dio Bestia, a cui tutte le bestie fanno capo. L'essere una bestia è la sua natura, non è un suo attributo (bestiale). Inoltre, non è una "bestia divina" (seinarushishi, shin-no-shishi, o mille altre versioni), è proprio un Dio, il Dio Bestia. ^^ Non è mai scritto tutto in kanji. Leggi bene. Lo era negli schizzi preparatori. Poi l'autore ha cambiato per far capire che era 'shishi' (bestia) e NON 'shika (cervo), tutto qui. Anche ''akashishi' è finito scritto in kana: tutte le volte che c'è scritto 'shishi' per indicare 'bestia' (ovvero il kanji di 'shika' con la lettura antica di 'shishi') ha usato la scrittura in kana. E no, non è una genitiva reale. Perché nel film ce ne sono di reali e riferite alle stesse cose, tipo: "shishigami ha mori NO kami ja nai noka???" (lo dice un cinghiale). E' come 'Mononoke Hime' che è 'Principessa Spettro' e NON 'principessa deghgli spettri', perché la sentiamo anche chiamare "yamainu NO hime". E' semplicemente, puramente Dio Bestia, a tutte le ragioni vedute. Ne ho viste molte e le ho tutte a mente in punta di dita. XD
  6. Non volevo segnalare alcuno slato (lol, io?), è una cosa che non faccio mai - come potrei? Il ban sarebbe stato ben meritato! Non c'era slato, ho slatato IO, originalmente! Buffo però che lo slato abbia sustanzializzato il mio messaggio: Azzone parla di "tutti i generi di anime contemporanei", che sono in realtà un ambito molto ristretto, anche se paragonato solo a "tutti i generi di animazione nella storia dell'animazione", di cui cpome dicevo credo di avere una conoscenza anche professionale discreta, o "tutti i generi di narrativa giapponese" (leggo narrativa giapponese moderna e contemporanea), o "tutti i generi di narrativa" (non mi fossilizzo al solo nipponismo). Intendevo esprimere questo paradosso. -- Non mi pare che Shuji abbia mai espresso dubbi di correttezza di resa su "Dio Bestia", quanto piuttosto dei giusti e sensati quesiti di ricezione, impatto sul pubblico nostrano. Un discorso intelligente e professionalmente doveroso che mi ero posto anch'io. :-) Un po' di giusta informazione a beneficio di tutti: In giapponese Dio bestia è "shishigami", ovvero "シシ神" - scritto proprio così, con la prima parte in katakana (fonetico), e la seconda in kanji (ideogramma). Negli schizzi preparatori, Miyazaki scriveva: 鹿神 che sembrerebbe "dio cervo"... MA! Se così fosse, si leggerebbe 'shikagami' (shika, prima lettura di quel kanji, significa *cervo*). Invece scopriamo che 鹿 si può leggere anche 'shishi' (appunto), e se così letto -lettura più antica- significa: "bestia di grossa taglia in genere, in particolare quelle che danno buona carne, quali cinghiali e cervi". Quindi, direi che proprio per rendere chiaro che NON è "shikagami", ma "shishigami", ovvero NON "dio cervo" ma "dio bestia", la scrittura ufficiale della creatura passò da 鹿神 a シシ神. Per la cronaca e a ulteriore conferma, la parola "shika" (cervo) compare anche lei nel testo del film: quando Ashitaka dice che nel suo sogno "c'era un cervo dorato...", tanto per farci capire che Miyazaki ha proprio voluto differenziare "shishi" da "shika". ^^ Inolte, la parola "shishi" compre alre volte, senza "gami", per il generico "bestia": "ano shishi" (quella bestia), "akashishi" (le "bestie rosse", di cui Yakkiul), etc. "Shishi", reso come "bestia" è inoltre differenziato da "kemono", reso come "belva". :-)
  7. C'è da dire che, come aveva detto Sam, il testo di Mononoke americano è perlopiù fedele/corretto, lì avevamo proprio sbancato noi italici. ^^ Quanto a Pixar, non so da quale film annia iniziato a mettere le mani nelle localizzazioni Ghibli, ma... Ponyo. Lolwut? Il colmo dell'ingiuria è che l'edizione italiana era davvero molto fedele... a quella americana. -.- Ma era fedele. Sul testo s'era fatto un ottimo lavoro. Solo, partendo da basi sbagliate. Che peccato.
  8. Tu davvero non sai di cosa parli, eh? ^^; (vedi com'è importante esprimere il soggetto, in italiano? Si chiama esplicitazione enfatica del tema) "Tutti i genere", eh? Mmhhh... ma oltre a scrivere, leggi? ^^; O parli dei vari generi di colorato pulito?
  9. quelli che ho postato SONO i sottotitoli americani ^^; A Berlino hanno visto il film quantopiù genuino. Deuschland uber alles.
  10. Riscrivendo il copione... è incredbile quanto sia stato disneyanizzato (stavolta davvero in America) questo film. Ho il copione giapponese, quello tedesco di Berlino, quello Americano per l'Academy... Il copione tedesco è parecchio fedele al giapponese. Non aggiunge nulla, non toglie nulla, e in genere traduce quel che si dice nell'originale. Il copione americano è tutto riscritto. Ci sono intere battute inventate, tipo: Haku: "Vieni" Chihiro: "..." Haku: Follow me. We don't have much time. If you're found here, you'll be turned into a pig yourself. You must never come here without me. Understand? Chihiro: I understand. Il tenore è questo. Quando i personaggi sono di schiena o fuoricampo, hanno aggiunto battute per 'spiegare', spesso anche erroneamente, le cose. Inoltre, è tutto cambiato. Tipo se Zeniba dice: "Tu sei un Senzavolto, no? Dai, siediti anche tu." L'inglese dirà tipo "Questo è il potere dell'ammorre! Solo l'ammorre può spezzare le maledizioni." Del tutto a caso. C'è un punto bellissimo, in cui Zeniba chieede a Chihiro: "Ma tu lo sai cosa sia questo? (il sigillo che aveva rubato Haku) E Chihiro risponde: "No, ma mi hanno detto che è una cosa tanto importante." In inglese risponde: "Yes, it's the golden seal you were looking for." Essenzialmente è tutto così. Vedere queste cose per me è sempre allucinante, anche se so che è la norma... --- La domanda è: a CHE FILM hanno dato un Oscar, davvero?
  11. Quindi di percezione giapponese ne sai più tu dei giapponesi, perché loro hanno una visione distorta delle loro cose, mentre tu sei giapponese nell'animo. Ok. Inoltre: In che senso, ampliare "IN ambito" di animazione? E' un refuso o un ossimoro? Nel senso, l'ambito dell'animazione giapponese è esso stesso ristretto, chiuso. Capirei se mi dicessi, ampliare le sue coscienze FUORI dall'ambito dell'animazione giapponese... ma lo faccio. ^^; Nel senso che mi interesso di sociologia, psicologia, filosofia, linguistica, storia dell'arte, cucina... e di tutto quel che mi capita. :-) Quindi cosa intendi? TIMORE: non sarai dicendo "non occuparti solo di Stodio Ghibli", vero? Perché l'ultima cosa a cui mi sono davvero dedicato prima di Mononoke HIme, per più di sei mesi, è stato il sottotitolaggio di EVE no jikan e di tutti si sui materiali extra (tra commentario, corti e interviste e cose, più di tre ore), e anche perché -davvero non so perché- ho come l'impressione che di 'animazione giapponese', fuori Ghibli, ne ho vista e studiata e ho lavorato su giusto un pelino di prodotti in più di te, magari avendo nel frammento conosciuto qualche autore. Quindi, davvero, cosa significa la tua frase? Ha a che fare con la sapienza del "colorato pulito"?
  12. Azzone, ma sei giapponese? Perché altrimenti in che modo quando tu dici "il modo in cui viene percepito da un giapponese" vale più di quello che, al medesimo merito, ritengo io - e soprattutto quello che ritiene il traduttore madrelingua con cui lavoro? Voglio dire, regolarmente gli chiedo "com'è il tono linguistico di qiesto film?" e poi "com'è il tono linguistico di questo singolo personaggio?" e poi "com'è il tono linguistico di questa singola battuta?" Ricordo bene quando mi disse, parlando di Totoro: "no, ma nessuno parla così veramente, in Giappone. Forse nessuno ci ha mai parlato. Sono solo i cartoni di Miyazaki, o i cartoni animati in generale..." Per dire, eh.
  13. Ah, intendevo 'articolato' a livello concettuale, scusa. Cmq, il pronome 'tu' è espresso chiaro e forte nell'originale: "SONATA ha..." perché toglierlo? E' importante! Quella chiarezza, quella maniera esplicita da "te lo dico come un dato di fatto", colpisce San come un dardo.
  14. Due parole, con un quantitativo/qualitativo, "così bella" sarebbe quindi "meno articolato" di una parola singola, un unico concetto: "splendida". Ok. Hai una strana idea del concetto di "articolato". Ah, la frase che avevo scritto per Ashitaka, controlla, NON è quella effettivamente usata nel mio adattamento (qui pure citato), era per "darti l'idea". San parla più infantilmente quando l'ha deciso Miyazaki. A volte sì, a volte meno. Nessuno può sovraimprimere una caratterizzazione a prescindere, e estenderla (o presumerla) a gusto. Bisogna solo rintracciare quello che c'è e dove c'è, e seguirlo. Per tutti: 'nume certamente nomato' NON è poi presente nel testo del film. A tirarlo fuori sono persone che mi leggono sui forum, dove avevo postato giocosamente una prima versione di quel dialogo, e poi criticano dimostrando di non avere neppure visto e sentito quello di cui parlano. Tutte cose belle e sensate, insomma. ^^
  15. In questo caso, l'adattatore. Vai così, Pegasus! lediiiisabeeeeeel! ^^;;;;
  16. Trovo la versione di Messer:Azzone molto simile alla mia, solo con qualche aggiunta o cambiamento o gusto, spesso più retorico, ma vado nel dettaglio: No, hai torto, In primis, "aspettare" non è "fermarsi". Miyazaki ha scelto qui "aspettare", e in altri luoghi "fermarsi" (Ashitaka ha gridato "yamete!" proprio a San, altri gridano "Tomare!" ad Ashitaka). Chi se TU per decidere SOPRA a Miyazaki della SUA opera? Spiegamelo. Inoltre "La preda è mia" introduce il concetto determinato di "la preda". In giapponese si sarebbe detto come "sono emono ha, watashi no qui varie possibilità". Il costrutto "watashi no emono da yo!" è invece un'indeterminazione dell'oggetto: è una preda mia, non vostra. Giusto. 'Omae' è un soggetto 'a richiamo' di forma verbale passiva, ma "sei stato sparato" non sarebbe italiano. Ho reso la piccola pausa dopo quel 'soggetto a richiamo" con una pausa di intenzione dopo il complemento di termine: "ma a te... hanno sparato?" - la pausa è necessaria perché San, che era svenuta, se ne rende conto in quel momento, ma tutto sommato non gliene importa molto (Miyazaki dixit ^^), è una battuta che lei dice con (finta?) casualità. Trovo che la tua versione introduca un elememto *non presente* nell'originale (Dì, un imperativo!), che forvia il 'distacco/disinteresse' di San E' sbagliato sia come obiettiva aggiunta indebita, sia come resa di senso. Ti sfugge un *piccolo dettaglio*, San dice WATASHI NO, ovvero perché ti sei messi a intralciare ME, non "ti sei messo d'intralcio". Ovvero, perché mi hai ostacolato? E' San, lei ragiona in questo modo infantile (Miyazaki dixit). Come sai, si può anche dire 'jama desu', oltre che 'jama wo suru', giusto? Kamaji diche a Chihiro "jama da!": sei d'intralcio. Ma San enfatizza con "jama wo suru" l'azione attiva che Ashitaka ha *fatto*: si è proprio messo a intralciarla. Se ci fosse stato "nazw watashi ni jama dattaka?" (o analoghi) avrei reso con: Perché mi hai intralciato? Ma con l'altra costruzione, ho sentito il bisogno di calcare di più l'attività svolta da Ashitaka. In ogni caso, nel doppiaggio c'è anche la questione della lunghezza del parlatot: preferisco sempre riempire con fraseologia che aggiungere contenuti lessemici, come si capirà. :-) Ma come puoi pensare che aggiungere concetti precisi, e successivamente provatisi coome precise chiavi del discorso, dove intesi dall'autore, a tuo gusto? Cioé TU puoi aggoungere un 'invano' qui o lì come se niente fosse? Inoltre, la scena: San stava andando alla morte impotente, dinanzi agli occhi di Ashitaka (che le dice: "misumisu shinu na!") -per questo lui usa il causativo, che in giapponese ha anche il senso di 'lasciare che', tipo nigeru -> nigasu (fuggire, far/lasciar fuggire) etc. Quindi no, no, è propro: "Non volevo lasciare che tu morissi" - c'è anche il volitivo, dopo il causativo. E un volitivo-negativo del causativo del verbo. "temere" è molto più retorico e adulto di "aver paura di". San parla da bambina, infatto dice "kowai mon ka!", non dice "osorezu", per esempio (lo dice Moro, invece). Quindi no. Non riscrivere a tuo gusto la personalità del personaggio. CAPISCI come l'AUTORE ha caratterizzato il personaggio TRAMITE le precise scelte del suo parlato. 'iranu' non è 'non mi preme', e ancora: quanta retorica! Ben più di me! 'Iranai' è 'non mi serve', nel senso di 'non ce n'è bisogno'. Ancora una frase semplice, da bimba. Come nella mia versione: se è per scacciare gli umani, della vita non mi importa! - E come se dicesse: "se è per buttare fuori gli umani, chissene della vita!" . figurati se c'è da metterci un 'mi preme'. Che bisogno hai di aggiungere "questo"? In originale non c'è (e avrebbe potuto facilmente esserci). Ashitaka sta morendo, non ha voce: dici che spreca parole per didascalizzare un concetto? Infatti non ci starebbero neppure sul labiale: i conti tornano! Perché 'sin'? Non c'è e non ce n'è bisogno. Inoltre, nell'originale c'è proprio la forma verbale, poi sostantivata con il 'toki' (dalla volta che ci incontrammo per la prima volta). Perdi tutte le sfumature! ^^ Solo, non è 'muda shi', è 'mudaji': è proprio un composto: 'morte vana'. Fighissimo. Qui siamo molto simili. La dislocazione è stata da me inserita per permettere all'attrice italiana di seguire con l'andamento recitativo l'emissione di un solo fiato. Il disegno, la rapidità con cui San, arrabbiata, si muove chiama molto ciò - lo puoi sentire. Per dei sottotitoli io stesso non avrei usato la dislocazione. :-) eh beh! ^^ Non puoi considerare 'ukenu' come un vero imperativo, anche se l'aspetto giapponese è quello, perché l'imperativo non esiste in ptrima persona. E' uno stato di fatto: non accetto! Ordini sarebbe "merei", quindi no. Dettami è molto molto retorico, direi. Trovo che più spesso che no, appresso ai tuoi gusti, invece che semplificare come credi piuttosto fsi i ghirigori delle paroline fantasy fighe... ^^; Che questo complimento si leghi al 'per morire' ce lo stai mettendo tu. ^^ Sicuramente 'così bella' è meno 'liscio' di 'utsukushii'. Inoltre non vedo 'sonna kirei' ^^ Ho già argomentato perché ho usato 'splendida' invece di 'bellissima' (valida alternativa), incollo:
  17. Shito

    Retrogaming

    Il fatto è che gran parte del materiale di KOF97 venne in realtà concepito nel 96. Nella ROM di KOF96 ci sono già tutte le mosse che poi vennero usate l'anno dopo, ad esempio. Anche tutto il settei dei personaggi principali, la trama e l'evoluzione dei chara, era stata fissata nel 96. Infatti 96 e 97 vennero creati insieme. ^^ Sono due giochi veramente belli. :-)
  18. Fencer: sì, ti avevo colto. Non volevo controbattere o correggerti. Era solo un prendere lo spunto, ottimo, che mi fornivi. ;-)
  19. Ma non vinco mica io, non vinco mica nulla ^^; Vince semplicemente l'originale e la correttezza di una traduzione, due elementi obiettivi. Una volta, quattro anni fa, un commentatore di nick Tano-kun, a me sconosciuto, su Animeclick scrisse questa cosa: Rimasi basito perché non ci avevo mai pensato, ma mi pareva si cogliesse perfettamente il mio modo/logica di lavoro/traduzione/adattamento/doppiaggio. Ogni volta, su ogni cosa in cui hai un'alternativa: cerchi. Tipo: una parola giapponese si può tradurre con due sinonimi, che conosci. Li ricerchi entrambi su più dizionari. Indaghi le gamme semantiche. I piani sintagmatici d'uso. Poi fai lo stesso col termine giapponese, su dizionari monolingua giapponese. Valuti le frasi a esempio nei thesaurus. Valuti piani sintagmatico e paradigmatico. Quindi adotti il termine migliore a fronte di tutte le valutazioni condotte, evitando gli incontri semantici e sintattici fraintendibili, ambigui, etc. Anche le costruzioni le valuti così: valuti quanto in originale si dia peso al tema, al rema, per posizionalità e uso di particelle, e cerchi di rendere al meglio quello. Ovviamente questo NON significa che io pergiunga sempre alla versione migliore possibile, ma significa che la versione a cui sono pergiunto è sempre la migliore a cui sono riuscito a pergiungere su basi obiettive. Poi qualcunbo, o io stesso, a posteriori potrebbe trovarne una migliore. una resa migliore di un termine a cui non avevo pensato, che non avevo trovato. Una costruzione più efficace su quello che è l'originale. Allora posso solo dispiacermi di non averci pensato prima, chiaramente - perché c'è una versione migliore da quella che ho adottato.
  20. Non ti *pareva*, a quanto mi dicevi a posteriori delle mia spiegazione. ^^
  21. O_O Ma la deontologia non è una cosa intima e personale come l'etica? Nel senso, non dico di solipsimo, e capisco giuramenti ippocritei, ma...
  22. Epperò qui la domanda sorge spontanea: allora perchè doppiare in lingue diverse da quella originale? [...] P.S. La Torre di Pisa, in un certo senso, è storta "di proposito", perchè cominciò ad inclinarsi già nelle prime fasi di costruzione e quindi cercarono di "correggere" la cosa dandole di fatto una forma leggermente "curva" (poi l'inclinazione si accentuò ulteriormente, ma non poterono farci niente..). Credo che la risposta fosse nel messaggio che hai citato, poco dopo lo stralcio di citazione. ^^; L'idea è che tu devi/puoi tradurre la componente linguistica, non contenutistica/culturale/stilistica dell'originale. (Su Pisa: io adoro il romanico pisano, ma suvvia: hanno spostato i templi di Abu Simbel! Non diciamo che smontare quella torre e rimontarla dritta sarebbe impossibile! ^^ )
  23. Capisco. Dettaglio chiuso e archiviato, scusa l'insistenza. Mi spiace che qualche tuo conoscente si sia un po' appropriato della tua "persona digitale", nonostante tutto. E' fastidioso. :-( Sicuramente io mi sento un "servo della traduzione", un "servo dell'opera da tradurrre" (shimobe). Il fondamentale punto di nichilismo nell'intendere il lavoro è che ci sono due modi di lavorare: vedere il lavoro come il mezzo, lo strumento del sé (il sé è il fine del lavoro), oppure vedere il sé come il mezzo, lo strumento del lavoro (il sé è il mezzo del lavoro, che è il fine). Io applico questa seconda deontologia. Quindi, in primis di scevro di ogni personalismo: cosa piace a me? Chisseneimporta. Cosa suona bene a me? Chisseneiimporta. La mia idea è che: "Non chiamerò mai giusto cosa trovo bello, ma chiamerà bello ciò che trovo corretto", ovvero piuttosto cerco di *formare* la mia idea di bellezza (soggettiva) su quella della correttezza - oggettiva. Io sono di quelli che raddrizzerebbero la Torre di Pisa, che è splendida, ma è buggata. Amare la devianza è una forma di parafilia, non va bene. Bisogna correggersi. Amare la Torre di Pisa *anche se* storta non va bene, amarla *proprio perché* storta è girellismo puro: si ama l'errore obiettivo. Pazzia, secondo me. Detto ciò: Certo che lo è, lo è da principio alla fine. Tutta la traduzione è tradimento e violenza. Per questo, proprio per questo parlo di "come si può legittimare questa violenza?" - e la risposta è solo: "esclusivamente con la "volontà buona" di proporrre l'opera, quanto più integralmente, in altra lingua, ovvero a pubblico di altra lingua madre". Questo semplice passaggio IMPLICITA l'idea che si debba quanto più MINIMIZZARE la perdita di contenuto e forma nel passaggio di traduzione. No. Al pubblico nativo non sarà neppure "evidente", sarà anzi insensibile, perché è il suo zero. Ma guardando "Mimi wo Sumaseba" un giapponese guarda una famiglia giapponese: cosa dovrebbe notare nella sua normalità? Tu, invece, italiano, SE l'adattamento è stato fatto bene (= fedelmente) stai ANCORA guardano una famiglia GIAPPONESE, ed è proprio questo il punto, e la TUA occasione di arricchimento. Tu stai guardando un'opera STRANIERA, un giapponese no. Lascia che i giapponesi si stupiscano degli italiani che si mettono le mani addosso per salutarsi, e lascia che gli italiani s stupiscono che il padre di Shizuku le dica "ah, perdono!"alla figlia che le passa il sale a tavola. Lascia che ogni cultura sia quel che è, che ognuno abbia la sua occasione di capire questa semplice verità, e lascia che chi non ha la voglia di capire *SI FOTTA* nel suo brodo di stordita ignoranza. :-) Soprattutto, non condannare quelli che vorrebbero capire a non poter capire, perché tu pensando agli storditi che vogliono solo divertirsi per due ore hai tolto per tutti quel che c'era da capire. Che ne dici? La questione è sempre questa. Vuoi livellare forzosamente tutto verso il basso, come quel diavolo di Benedettro Croce ha condannato il nostro paese a fare, o vuoi puntare sui migliori, e permettere davvero a tutti, se vorranno, di migliorarsi? Lascia che ognuno abbia almeno la possibilità di salvarsi da sé. Non devi neppure metterci nulla di tuo. Basta non TOGLIERE niente, o il meno possibile. Ostici? Può darsi. Dipende da ciascuno del pubblico. Ma davvero, è questo un problema? Ancora ci si dimentica del punto fondamentale: FRUIRE UN PRODOTTO STRANIERO E' UNA LIBERA SCELTA DELL'INDIVIDUO CHE NON CANCELLA L'ESTRANEITA' DELLA CULTURA STRANIERA DEL PRODOTTO. Cosa c'è di difficile in questo semplice dato di fatto? A me il tuo ragionamento mi sembra ottimo per fare del pubblico dei bambinoni grossi di corpo e minimi di cervello come il Piccino di Yubaaba in "La sparizione di Chihiro e Sen". Così tutti preoccupati ad omogeneizzare qualsiasi cosa per i bambocci, mai che la digestione di un cibo pesante fosse difficile, ci si ritrova tutti ritardati. Davvero una strada virtuosa! Ed efficace? Ti sei mai reso conto che siamo passati da "film per adulti venduti ai bambini" (che so, Robocop) a "film per bambini venduti agli adulti" (che so, The Avangers). Ma a te davvero sta bene, ti piace una società dove gli adulti hanno ancora l'immaginifico dei bambini, e anzi ci si ritanano con convinzione, con pervicacia? E' esattamente il frutto (a molti livelli) di 'semplificazione' ovvero di 'compiacenza' che tu sei tanto timoroso di evitare. Ti sto leggendo con serietà. Ma quello che posso dirti è che il livello di in-coscienza della portata, dell'impraticabilità, della contraddizione di scopo di quello che esprimi sicuramente mi sa facendo credere con maggiore e rinnovato vigore nella assoluta ed esclusiva bontà delle fondamenta del mio pensioero. Enrico, NON ESISTE che per "far capire qualcosa" tu ne debba ELIMINARE delle parti. E' una contraddizone in termini, è un ossimoro. E non esiste che tu possa pensare di far capire le cose a chi non vuole capire. Un'opera NON DEVE AVERE le sue "glosse intenre", messe poi da terzi, figurati! Ragiona come Eboshi, con quella stessa fiera bontà reale verso i suoi! Quando Eboshi si RIFIUTA di tornare a difendere le donne, dice "Alle donne è stata data tutta la preparazione possibile. A ognuno sta salvarsi da sé." Ed è proprio così, anche con una traduzione. Tu devi dare al pubblico "tutto il contenuto possibile". A ognuno starà capirlo da sé. Compiendo sforzi commisurati alla propria possibilità, intenzione, motivazione. Piuttosto, sarebbe opportuno, venendo incontro alle giuste richieste di Roger, postare anche qui l'adattamento A), B) e C) della scena di San e Ashitaka, tanto per mostrare che e il modo per "essere fedeli all'originale, conservando i suoi precisi contenuti" e "essere semplici in italiano" NON ESISTE, salvo nelle menti degli italiani che credono ancora che una partita di calcio, o delle elezioni, possano essere vinte in contemporanea da due diverse squadre. **************************************************************************************************************** Come vedi, perché o una, o l'altra, o tutt'e due erano traduzioni schifose, neppure degne di chiamarsi 'traduzioni'. A causa della cattiva cultura dei traduttori, tu non hai potuto conoscere l'opera, ovvero quel che realmente veniva detto nell'opera. E' un problema, specie quando ci si inganna di stare facendo proprio quello, eh? Io ho persino letto racconti di Akutagawa in diverse traduzioni italiane, e ormai ho fatto così tanto il naso a certi modi di esprimersi giapponesi che capivo, prima di legfere la versione 2) che la versione 1) stava traducendo X per Y invece che per X. Famoso un "Nomu ka?" nel bellissimo racconto "Il fazzoletto" (stupendo, tra i più rappresentativi di Akutagawa), che erroneamente ho visto tradotto come "Berrà?" invece di "Bevo?" (nel senso dici: "Che faccio, bevo?) Non esiste qualcosa che si 'chiarifichi' mistificandola. La cosa glossata, mistificata, NON E' "chiarificata". Sono concetti diversi. Non ti ingannare. Se credi di aver capito tramite un aggiunta che è altro dall'originale, hai capito altro che l'originale. "Ciò che è reale è possibile", indi sì, è possibile. A questo e altro porta la follia della cattiva cultura della traduzione, che io strenuamente combatto. ^^
  24. @Shuji No, ti prego di non decontestualizzare le mie frasi a tuo comodo. Un buon giornalista dovrebbe sapere che non si fa, senza neppure scomodare Richelieu. ;-) Naturalmente io parlavo di un postulato degno della filosofia vulcaniana (credo sia un corollario): ciò che è reale, esiste in sé per come esiste. E questo nell'ambito del "doverci mettere le mani dentro". Quando poi si parla di comprendere, intendere, cogliere i significati dell'opera - e questo vale per l'operatore che ci mette le mani dentro (me come traduttore) così come per il fruitore che semplicemente la guarda (me come pubblico) - bisogna certamente sforzarsi di cogliere la comunicazione (che è anche la volontà di comunicazione) che l'autore/i vi pose/ro. §Io per primo non sto a pensare "cosa vuol dire questa scena qui, questa battuta qui, questo singolo tono recitativo qui" tutto di mio - cerco in primis elementi di dichiarazione autentica, su cui *fondare* il mio ragionamento. Collaborando con Alessandro Bencivenni, per la riedizione del suo libro su Miyazaki, abbiamo parlato molto di questo. Lui ha lavorato sia dentro al cinema (sceneggiatore) che intorno al cinema (critico), ha conosciuto e condiviso documenti e tempo con molte personalità che ritengo rilevanti, dalla Suso D'Amico a Peter Greenway, scrivendo documentate monografie su Visconti, e altri. In effetti, sono convenuto che esistono "tipi di autore e tipi di autore", e "tipi di opera e tipi di opera". Tuttavia, sebbene possa cambiare il livello di autocoscienza con cui qualcuno fa qualcosa, se ha fatto qualcosa l'ha fatto. Esiste anche il caso, ed esistono le sincronie (Jung ride), ma io credo che esita anche il subconscio, o l'appena conscio (Freud ride): potrei andare da un artista e *proporgli* una mia intuizione di una sua opera. A questo punto ci sarebbero tre risposte: -Sì, è intesamente come tu dici. -Mah, non era inteso, ma ora che me lo dici in effetti sì, c'è, ce l'ho messo. -No, è una tua errata invenzione / percezione. Alla fine, l'arte è sempre la carità di Narciso. Spargi sul prato (via pene scrollato, DAF ride) quello che hai nel cervello (che è l'organo sessuale principale). Credo fortemente che l'arte sia pseudo-sostanzializzazione della libido di un impotente (Yutas ride). E ne viene fuori una quasi-realtà escapistica e più o meno ideale. Il puno è solo quanta coscienza avesse l'artista dell'eiaculato, prima e dopo averlo eiaculato. C'è persino chi si purga con del veleno che ha in circolo tramite l'estroiezione di quello proprio per fuggirne. @tutti: scusate l'OT. questo mi sembra che lo stiate dicendo entrambi (ed è quello che molti qui dentro vogliono per un'opera). nessuno sta parlando di togliere, eliminare, omettere, censurare, spostare a piacimento o che altro, con il risultato che il pubblico destinatario della localizzazione di una determinata opera perda elementi della stessa o che essi siano fuorvianti. non si parla nemmeno di adattamenti/traduzioni/doppiaggi elaborati ad hoc per aiutare gente che non è in grado di capire l'italiano corrente. si parli e confronti, semmai, cosa porterebbe a due rese finali efficaci ed efficienti, altrimenti si ricomincia con l'infinita spirale di 'io sono così, tu sei colà, intanto non dico ma dico' che ci ha stracciato le palle. Roggero: se segui il link che postavo a Kenrico, stiamo appunto discutendo su un caso puntuale con triplice versione, poi discussa nel dettaglio.
  25. In effetti è un'incredibile coincidenza, dato che anche il "Kenrico" di là era un traduttore da giapponese. ^^; Ad ogni buon grado, tornando alla questione focale, il punto è semplicemente uno. Ogni opera altrui, a prescindere dalla considerazione che possiamo nutrire per i suoi autori, esiste. Esiste come è nella sua realtà effettuale. Esiste. Quando se si va a operare una traduzione, un adattamento, un doppiaggio, qualsiasi tipo di localizzazione, si mettono le mani dentro qualcosa di esistente e concluso, fatto e finito da altri. Non si sta creando una nuova opera, si sta localizzando quell'opera. Ora tu mi dici, in soldoni, ovvero nella pratica, che no: anche capendo tutto, io (o tu, o un localizzatore) dovrebbe scegliere cosa conservare e cosa tutto sommato eliminare dai contenuti, dalle accezioni di quell'opera. Ovvero io, o tu, o qualsiasi traduttore dovrebbe in modo del tutto personale porre una soglia, una soglia sopra la quale c'è il "contenuto da conservare", sotto la quale c'è il "dettaglio trascurabile". La chiameremo "soglia di rilevanza", ok? Ora la semplice domanda è: ma chi diavolo sono io, tu o chiunque altro per decidere cosa sia rilevante e cosa no? Perché quello che nell'opera c'è, c'è. C'è perché ce l'hanno messo gli autori suoi. Ma se io, tu, qualsiasi traduttore pongono qualcosa sotto la *loro personale* soglia di rilevanza, e lo 'tagliano via' dalla traduzione, quel qualcosa è perso PER TUTTI quelli che fruiranno la traduzione. L'autore ce l'aveva messo, un ALTRO l'ha giudicato 'sacrificabile', e TUTTI se lo perdono. Ma vedi, io, te, i traduttori... siamo solo INTERMEDIARI tra gli autori e il pubblico. Siamo mediatori linguistici. Nulla dobbiamo togliere, nulla dobbiamo aggiungere. Se così non fosse, non potrebbe legittimarsi l'opera stessa della traduzione, dico in quanto tale. Come ti legittimi a mettere le mani dentro l'opera altrui, se non per il 'fine buono' di diffonderla *per quello che è* in un'altra lingua? E se per diffonderla la deprechi, come ti giustifichi? Perché così le scimmie ballano meglio e si divertono? Ma dai! E' una traduzione. Se risulta difficile, sia. Se era difficile il contenuto ancor più difficile sarà la sua traduzione. Se non era difficile, vedrai che difficile non sarà neppure la traduzione. Ma la quarta scimmietta si mette le mani sulla testa: non c'è peggior tonto di chi non vuol capire. Quelli non li puoi salvare comunque. Non puoi pensare a loro. "Lavorando" per una simile idea di pubblico, si starebbe in realtà disprezzando tutto il pubblico. E deprecando l'opera in sé, del tutto innocente, che è divenuta "mezzo" di un fine deforme e pazzo da principio. Che ogni cosa sia semplicemente quello che è: così le opere, così il pubblico che le riesce a capire, e quindi ad apprezzare.
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