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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Shito

    Sailor Moon

    Arriverà il giorno in cui convincerò te del contrario, invece. Di Saint Seiya l'ho subito pensato quando ho letto il manga la prima volta. A+B = attendo parimenti il giorno in cui mi convincerai del contrario (no sarcasmo). :-) Nessuna traduzione ho risposto pari pari a quel che hai scritto per te se viene prima il manga il manga sarà SEMPRE migliore appunto perché venuto prima, questo vuol dire rinunciare a qualsiasi diritto ad avere un'opinione propria, punto. No, vedi: Praticamente dici di rinunciare ad avere un opinione tua, bella roba, dove minchia sta scritto che se un'opera nasce in un certo media questa sarà sempre la versione migliore? al massimo puoi dire che è quella canonica/originale ma le trasposizioni possono essere fatte bene o male ma si giudicano ognuna per i fatti suoi Non rinuncio ad avere un'opinione mia. La mia opinione è -appunto- che l'originale sia sempre migliore, in quanto originale. Dipenda da cosa per te è più importante. Per me, la cosa più importante è appunto l'originalità di unìopera umana, la sua genuinità creativa (non nel senso stupido di 'originalità' = fare una cosa mai vista, eh). Nessuna traduzione ho risposto pari pari a quel che hai scritto per te se viene prima il manga il manga sarà SEMPRE migliore appunto perché venuto prima, questo vuol dire rinunciare a qualsiasi diritto ad avere un'opinione propria, punto. Questo l'hai scritto TU Poi SPESSO davvero capita che l'opera originale sia meglio delle sue trasposizioni ma appunto è solo quel che capita DI SOLITO non che debba PER FORZA essere SEMPRE così Spesso per te. Per me, mai.
  2. Benché ritenga che 5cm al secondo e Il giardino delle parole trattino in buona sostanza dello stesso argomento, credo che il secondo lo faccia meglio, in maniera più efficace, meno fraintendibile, meno travisabile (ovvero in maniera più efficace). Bisogna anche dire che pur non indicando chiaramente una strada 'di risoluzione' come fa Yoshiura con il tempo di EVE, anche Shinkai ne Il giardino della parole una risoluzione la mostra. Nel precedente 5cm al secondo invece non ce n'era neppure l'ombra. Ovvero 5cm al secondo fa molto l'effetto da "questo è il problema, punto". Il giardino della parole mostra il problema, non ti dice 'questa è la soluzione che vale per tutti', ma pure ti mostra un caso di risoluzione. In questo senso, credo che Il giardino della parole sia proprio un'opera molto compiuta nella sua parabola narrativa E comunicativa, il che non è proprio poco, anzi è proprio tanto. Ti consiglio spassionatamente di guardarlo. Non so se stilisticamente sia il tuo genere, non è il mio, ma per me ne è valsa sicuramente la pena. Questo posso dirtelo con sincerità. Perché io non sono mai sistematico ovvero strutturale nell'approcciarmi alle opere degli autori. Non seguo una partitura ordinata, ma le assonanze pressoché casuali che si formano spontaneamente nel mondo dei fenomeni sincroni. ^^ Come immagino tu sappia, io Arrietty l'ho studiato parecchio, avendoci lavorato anche su. Maro (il nickname di Yonebayashi) è senza dubbio un regista che viene dall'animazione, nel senso che è un animatore. La sua regia punta molto sulla bellezza delle animazioni, come quella di Miyazaki. Ovviamente, il suo unico film partiva da un soggetto proprio di Miyasan, quindi non possiamo ancora giudicarlo a tuttotondo. Ma da un punto di vista registico, io sono molto più interessato a Miyazaki Goro, che invece che a suo padre guarda sempre alle regie di Takahata Isao. Anche quando Goro ha realizzato, come Maro, un soggetto del padre )(e anche una scenneggiatura del padre!), la marca registica è stata molto forte. Il che è anche strano, per uno che non pensava di fare regia in assoluto. Però, mi è parso proprio evidente in Coquelicot che era un film di Miyazaki Goro, non di MIyazaki Hayao. Questo l'ho sentito molto anch'io. Infatti quando lo stesso spazio si vede d'estate, con i turisti random o che, non è più lo stesso. Il gazebo sembra molto uno 'spazio privato di sospensione di mondana sincronia', nevvero? Del resto, anche il modo in cui lo vivono, 'marinando' rispettivamente scuola e lavoro, enfatizza questo senso di 'intervallo svincolato dalla continuità della vita'. Credo che Shinkai ami molto questo senso di 'momento isolato all'interno dello scorrere del tempo'. In 5cm era un po' il tempo del treno nella neve, forse. Come sai io non sono bravo a ricercare e ritrovare tendenze generazionali negli autori, ma lo spirito del tempo esiste - per me. Quindi mi viene da dire che sì, trovo sensato quello che proponi qui. Ovviamente ci sono casi e casi. Io trovo interessantissimo Tsurumaki, ed era Anno che sottolineava la differenza tra la sua generazione (quella di Anno) e quella che già vedeva come la successiva, quella di Tsurumaki. O forse era il contrario (Garion mi correggerà). In ogni caso, il punto che si sottolineava era che ANno aveva vissuto l'entusiamo genuino totale di Osaka70, ovvero di un'umanità che credeva in un radioso futuro, mentre Tsurumaki no. Osaka70 viene, a giusto titolo io credo, considerata come lo spartiaque tra la modernità e la postmodernità in Giappone. E sicuramente l'unità narrativa è cosa classica e poi fino moderna, laddove la postmodernità è ben più grammentaria nel suo modo di raccontare, ma io credo anche di percepire, la realtà. Perché nella posmodernità si è immersi in una 'infinita quotidianità priva di alcun significato e senso'.
  3. Personalmente penso che la legge sia sempre stato lo strumento con cui il potere finge di giustificare sé stesso, per ingannare il popolo di essere sovrano e blahblah, e quindi penso che ogni volta in cui si rende necessario, la legge viene 'istituzionalmente disattesa. Una cosa simile appare 'brutta' e 'pericolosa come precedente' solo a seconda di quanto chi la legge è ingannato su cosa siano legge e dirritto. Ai miei occhi è infatti 'tipico' e 'normale', quello che è sempre stato e sempre sarà, in molte forme diverse, ma di uguale sostanza.
  4. Shito

    Sailor Moon

    Sam: certo, come Versailles no Bara, del resto. :-) Alex: non fare la 'traduzione' nel mio pensiero el tuo linguaggio. La mia opinione è appunto quella che ho espresso, non è che non sia un'opinione mia.
  5. Shito

    Sailor Moon

    Garion: credo che sarà una nuova 'trasposizione animata' del fumetto. Quindi, non puoi chiamarlo 'remake'. Un remake sarebbe un remake della serie animatache fu. Se fosse un remake del fumetto, sarebbe un fumetto. ^^; (è una logica apparentemente ingarbugliata, ma se ci pensi è lapalissiano) Questo è un giudizio di valore. Di mio, non essendo fan né dell'uno né dell'altro, trovo il fumetto più genuino nel suo essere uno shoujo, una cosa per fanciulline, indi migliore. Un po' come Saint Seiya. Un po' come Dragonball. Sono tutte cose che da noi sono arrivate prima come animazione, e quindi tutti si sono affezionati a quella, dicendo che è 'omg migliore'. Ma io penso che l'originale sia sempre migliore, perché è sé stesso, anche con le sue eventuali manchevolezze. :-) Attendo il giorno in cui Garion cambierà idea e troverà il manga di Orange Road migliore della sua pur bella trasposizione animata. ^^ In fondo, se c'è l'ha fatta con Saint Seiya, è solo una questione di tempo.
  6. Shito

    Lolicon anime is going seriously wow...

    D'altro canto, qualsiasi tipo di logica socialista, corporativista o cooperativistica, all'interno di un mondo di libero mercato, non è che un inganno. Uno dei più tipicamente efficaci, direi, nell'epoca che viviamo. E' una cosa ciclica.
  7. Non mi hai offeso, tranquillo, ma sei molto gentile a sentire il bisogno di scusari. :-) Quando dicevo 'mi sa che non avete capito molto di me...' (nota la faccina dopo) non è neppure che dicessi 'scemi voi', perché non penso che a nessuno interessi capirmi, figurati se qualcuno dovrebbe farlo. ^^; Intendevo dire che anche se parlo spesso, che so, di Gainax e Ghibli, anche se spesso mi capita di infilarne riferimenti qui e lì, non sono quel tipo di fanboy che 'non ha occhi che' per le cose che conosce/ama. Nel senso che mi rendo conto che apparentemente questo è il modo in cui spesso vengo percepito, o 'aprioristicamente interpretato', ma no, non sono io. Credo sia piuttosto una immagine di me che altre persone molto facilmente di appiccicano in testa, com'è tipico nella comunicazione 'a banda tagliata' di un forum (molto Pirandelliano, né? Shu, questo è anche per te... ^^). Non che mi senta di pretendere nulla di più, ci mancherebbe, anzi mi scuso io per questo sciocco e inutile post che mi è ora venuto fuori.
  8. Mi sa che voi due non avete capito nulla me... ^^; Shuji: grazie per il link. La cosa molto bella è che in questi giorni sto corrispondendo in merito alle opere di Makoto Shinkai con alcune persone, e i dialoghi che ne sto avendo mi piacciono molto. Vi sottopongo quello che scrivevo oggi mentre parlavo a uno di questi interlocutori, che non apprezza Shinkai trovandolo perlopiù stucchevole: parando di 5cm, l'ho trovato forse stucchevole, come scrivevo sul forum, un po' nella seconda parte. Nella prima no: ho empatizzato molto con lui in treno, sono sensazioni che ho provato. L'ansia per la persona che devi raggiungere, ma non puoi contattare, e tu sei semplicemente 'bloccato' tra A e B, con niente per sublimare la tua frustrazione. Anche quando lui riceve la telefonata di lei che gli dice che DEVE (è una bimba) trasferirsi, e SI SCUSA - ovviamente lui prova un grande senso di frustrazione, che viene dalla maschile percezione di importenza. Anche questo l'ho provato, fa male. Molto. Ripensandoci, pensavo che nel primo episodio i due ragazzini non hanno cellulari: appunto il ritardo del treno causa una dilatazione del tempo terribile, nell'ansia di un arrivo ritardato senza possibilità di comunicazione. E quando lui arriva, trova lei semplicemente in stato di 'attesa indefinita'. Ma poi comunicano - fino a un bacio delicato, che è comununicazione, non 'eros' e neppure 'romaticheria', direi. Invece, dal capitolo 2, vedi cellulari e mail - ma la gente non comunica più. Sono tutti chiusi e muti. Io onestamente come contenuti no ci vedo proprio nulla di Miyazaki. Nulla. Vedo al contrario molti paralleli con Yoshiura. Dicono che Hoshi no Koe (che no ho visto) sia il propotipo di tutto quello che Shinaki ha poi fatto. Del resto, Mizu no Kotoba è un po' il prototipo di tutto quello che Yoshiura ha poi fatto. Erano due autoproduzioni, molto personali e molto sentite entrambe. Io direi che entrambi gli autori parlano della discomunicazione tra le persone, la 'finta comunicazione' di oggi, che non ha nulla di emotivo, e della profonda, spesso insanabile solitudine interiore che ne deriva. Voglio dire: uno ci pensa molto poco, ma in il tempo di EVE è senz'altro Naoko, la sorella del protagonista che che si ubriaca con gli amici, quella più sola di tutti. Io credo che Yoshiura e Shinkai parlino di cose simili. Forse la comunicazione di cui parla Yoshiura è più 'emotiva' mentre quella di Shinkai più 'sentimentale', quindi forse Shinkai sembra più, boh, apparentemente convenzionale? Nel senso che fai preso a dire che le storie di Shinkai sono 'storie d'amore fallite' e morta lì, ma non credo davvero che siano questo. Non credo che sia questo il 'punto' di Shinkai, anche se usando sentimenti un po' abusati nella narrativa come quelli più sentimental-romantici immagino sia facile ingannarsi. Di mio, ho sempre pensato (e leggendo la Benedict mi trovavo perfettamente) che una della 'contraddizioni apparenti' dei giapponesi, ovvero l'essere al tempo stesso molto 'socialmente coesi' ma anche molto 'individualisti' sia il semplice fatto che i giapponesi abbiamo spirito di corpo e una società coesa proprio perché in realtà sono, spiritualmente, fortemente individualisti. Ovvero, c'è una grossa emancipazione spirituale del singolo a livello 'interiore' (emotivo), che non c'entra niente con la funzionalià 'sociale'. Credo che sia questo che rende i tedeschi e i giapponesi simili: è la mentalità che in termini europeisti chiameremmo "luterana" - obbedisci agli ordini pedissequamente, perché lo spazio della tua libertà è dentro di te, nel privato del tuo animo, non nella società civile, la quale invece appartiene alle forme di diritto e convenzione comune. Anche io sono stato educato così, quindi mi ci ritrovo molto, quindi mi si legge scrivere cose come "molti amici, molta solitudine". Nel senso che la solitudine, quella vera, è dentro di noi, è nel nostro animo. Una serata chiassosa non la sfiora neppure; semmai, ci stordisce, fa da sedativo, ma non c'entra proprio nulla, se non che il senso di ancor più profonda vertigine dato dal vuoto che si ritrova dopo la sbornia, la ancora più profonda percezione della propria solitudine, richiederà un successivo stordimento ancora più profondo e continuativo, sino a diventare una dipendenza vera e propria dalla fuga dal sé. A poter lenire quel senso profondo di solitudine esistenziale, io credo sia solo l'intima comunione del sentimento: una comunicazione emotiva profonda, che il mondo di oggi sembra ostacolare, rifuggire, nel consumismo sfrenato che è tutto sedazione, animalizzazione, storidimento, ovvero acciecata fuga dal sé e dalla cognizione contemplativa della propria stessa solitudine, appunto. Credo che Shinkai e Yoshiura parlino in qualche modo di questo: una società frastornata e discomunicativa. Credo che tutto questo ben quadri con quanto Shuji diceva delle intenzioni autentiche di Shinkai per Il giardino delle parole, dove la dimensione e letteraria e anticonvenzionale e di 'sospensione dalla realtà del mondo dei fenomeni sincorni' del sentimento, del confronto, della comunicazione emotiva tra i due protagonisti sembra indurre proprio al raggiungimento di una sfera interiore altrimenti inaccessibile per profondità. In 5cm mi pare che quella orfindità la si raggiungesse naturalemente nella purezza del sentimento prepubescente, che come scrivevo è forse un po' più facilmente sorvolabile come 'convenzionale'. Ancora, in Yoshiura quella sfera di 'comunicazione emotiva genuina e profonda', quella in grado di sollevare l'uomo dalla solitudine esistenziale, viene dai robot, dalla loro totale limpidezza emotiva per cui "la gioia e la ragione dell'essere sono nel servire l'altro, ovvero nell'avere cura dell'altro". Non c'è sentimentalismo in il tempo di EVE, se non ancora quello del legame infantile spezzato di un ragazzo (Masaki) con il robot che lo accudiva da bimbo- e non è certo qualcosa di sensuale. Invero sono ora un po' felice perché tutto mi sembra parecchio limpido dinanzi a me, l'animazione di Shinkai mi ha aiutato a unire un po' di po di punti intorno ai quali ronzavo da parecchio tempo. Anni, tipo.
  9. Shito

    Sailor Moon

    Non sono un fan né un profondo conoscitore, ma il design mi sembra più vicino al fumetto originale rispetto a quello della serie classica. Il che, chiramente, lo intendo come un bene. ^^
  10. Shito

    Urania era molto meglio del camioncino

    Ma io *sono* stato forzato alla lettura. ^^ Anche forzato, pur non diventando un avito lettore, ho 'capito' che la lettura era una cosa ok, importante, seria, e spesso intellettualmente piacevole. Credo infatti che avrebbero semmai dovuto forzarmi *di più*. Per dire che secondo me la Montessori avrebbe proprio dovuto tacere, ecco. ^^;
  11. Zuzzurro e Gaspare. Dopo la fusion. In un unico cervello. °_°
  12. Shito

    Urania era molto meglio del camioncino

    Se parliamo di libri come fonte di 'mero intrattenimento', credo ci sia anche un discorso di epoca. Un po' come il momento in cui i manga in Giappone sono stati davvero 'cultura popolare', c'è stato sicuramente un momento in cui i libri, la letteratura leggera stampata, è stata 'cultura popolare'. Credo sia anche durato un bel po'. Credo sia altresì evidente che viviamo in un epoca in cui altre forme di intrattenimento hanno sempre più soppiantato quella. Io di mio, per dire, ho sempre letto molto poco per mio intrattenimento. Ho letto per studio, da piccolo, e questo mi ha fatto conoscere il piacere della lettura (adoravo le scene con Becky Teacher in Tomw Sawyer, da bimbo). Ho adorato Momo di Micheal Ende (libro di 'narrativa' in seconda media). Mi piaceva il racconto epico classico e la mitologia. Ma leggevo poco poco, eh. Anche se leggere in qualche modo mi aggradava, ma per me è sempre stata una cosa da concentrazione molto spinta, è sempre stata l'unica forma di studio che io conosca (ho sempre studiato semplicemente leggendo i libri di testo, e amen). Poi, crescendo, ho avuto dei momenti di lettura. Ma anche lì, anche se lo facevo per mia scelta, era cmq una cosa per me gravosa e impegnativa. Ho sempre un o' invidiato quelli che riesconono a trovare la lettura, anche di cose serie e importanti, comunque leggiadra. Deve essere un mio limite, una mia deficienza, una mia mancanza. Più semplicemente, da piccolo avrebbero forse dovuto forzarmi alla lettura molto molto di più di quanto non abbiano fatto... ^^;
  13. Frattanto ho recuperato 5 cm al secondo. :-) Mi è piaciuto molto, ma credo di averlo capito meno de Il giardino della parole. Forse devo rifletterci sopra ancora un po' (ho proprio appena finito la visione, or ora scoccava l'ultima nota dello staff roll). Quello che mi ha fatto perdere in 5cm è che nella prima parte -che ho adorato- mi trovavo perfettamente. La prima storia per me è bellissima. In qualche modo, mi pare molto simile a quella di Kotonoha. Voglio dire: qui la giovane età dei protagonisti, lì la 'letterarietà' del tutto, ci presentano un sentimento di vicendevole affezione molto puro, ideale. Qui (5cm al secondo - 1) l'autore ci dice, a mio parere, che la naturalità dell'amore maschile umano è il sentimento di voler proteggere la femmina umana. Tomino sornione concorderebbe. E non basta un bellissimo bacio tra due tredicenni a rendere la cosa 'sensuale', no. Voglio dire, anche qui ci sono due personaggi che si sentono soli nella società (lo raccontano nel flashback, finché non si trovano e completano le loro ferite, in una bolla tutta loro - un po' come il gazebo di Kotonoha, se vogliamo. Bello bello bello. Ci sono dei temi ricorrenti. La distanza, il distanziarsi, il coprire la distanza interiore ed esteriore tra due persone. Sono cose che mi toccano sempre molto. Sicuramente Kotonoha è -e ancor più appare- molto meno 'convenzionale' del primo capitolo di 5cm al secondo, forse perché semplicemente un sentimento di legame sentimentale così puro e alto e candido, immaginato in età prepubescente, è più facile da immaginare. Ma a me pare che già in 5cm al secondo - 1 il regista eviti grandiosamente il cliché, girandoci intorno. Ancora una volta, le atmosfere di ambientazione e ambiente, nonché i tempi delle attese, la fanno da padrone. Bello bello bello. E in fondo, anche qui vediamo una forma di comunicazione comunque letteraria, ovvero epistolare, letteralmente sospesa tra il detto e il non detto. Non mi aspettavo neppure che il secondo capito riprendesse lo stesso protagonista. Invece cì. Credo sia stato Klimt a fare "le tre età della donna". Qui al secondo capitolo ho pensato: "ah, ok, allora è 'le tre età del (sentimento amoroso) maschile'..." - non so bene come interpretare la seconda parte, però, perché la seconda parte ha come protagonista lei, si capisce. Lui in realtà finisce nella prima ("e visse infelice e scontento" come chiosa della favola), e nella seconda parte, e poi nella terza - l'epilogo, deve solo 'farsi vedere', ovvero far vedere com'è diventato, cosa ne è stato di lui - suppongo. Non credo che questa sia la storia dell'amore perfetto e agognato per tutta la vita di un uomo, quanto del sentimento di impotenza maschile, di frustrazione amorosa, che impedisce alla fiducia della comunicazione sentimentale a venire, che blocca, che rende inane. Ci sono un sacco di suggestioni e momenti memorabili. Anche se la seconda parte l'ho trovato un po' lenta, un po' stucchevole (forse perché la prima mi aveva conquistato *così* tanto?), la scena del decollo del razzo è davvero notevole. Non so perché, ho pensato a Ooritsu Uchuu Gun e a Blu Quasi Trasparente di Murakami Ryuu, che credo non c'entri davvero nulla. La terza parte, dunque, è un epilogo con reprise. Io ho la sensazione che, in un modo o nell'altro, il regista parli della società contemporanea che crea lacerazioni e ferimenti emotivi nelle persone, che le rendono fredde e sempre più distanti, inabili alla comunicazione sentimentale, vicendevolmente mute. Di quanto ci si allontanerebbe l'un l'altro in una vita, andando a una velocità di 5cm al secondo? Ancora non ho googlato 'Shinkai Makoto'. Miyazaki a mio parere non c'entra niente, neppure qui. Perché non citare Takahata, allora, col suo realismo del quotidiano? Non avrebbe parimenti senso - credo. Da un'altra sala regia mi dicono che viene spesso associato anche a Anno. A me paiono un po' tutte scemate. Mi pare che siccome siamo davanti a un autore con una marca autoriale forte, semplicemente lo si accomuni un po' a casaccio ad altri autori che nel tempo hanno mostrato una marca autoriale forte, o qualcosa di affine. Sì, l'effetto doppler dei passaggi a livello dall'interno del treno fa un po' Anno, ok, ma mi pare una cosetta. Un vezzo. E poi è una cosa che se sei un giapponese, se hai vissuto a Tokyo magari in solitudine conosci davvero e conosci bene, quindi non parlerei neppure di richiamo, di citazione. Persino io che sono stato in Giappone la prima volta per lavoro, ed ero solo, specchiavo la mia solitudine in certi elementi - i treni che prendevo da solo, i corvi, i pali della luce, i konbini tornando alle 11 di sera a dormire, scegliere un dolcetto Meiji o Glico? Che tè verde in bottiglia, per stanotte? Sono cose con cui mi sento di empatizzare, perché quando sei solo, quando non hai un polo di attenzione privilegiato come un compagno di viaggio, ti guardi solo intorno e introietti gli scenari molto, molto di più. Niente di originale in me, dico. L'ambiente è quello, e sono umano pure io. Se dovessi dire di un regista che un po' mi fa pensare un po' a quello che ho visto di Shinkai, dico come vicinanza/affinità, ora come ora direi semmai Yoshiura Yasuhiro (coincidenza che io sia di nuovo su il tempo di EVE, che adoro). Il senso di 'realismo metropolitano' mi pare piuttosto affine (in Shinkai ancora più spinto, certo). Ma soprattutto l'intento di indagare il senso profondo, la radice dei sentimenti dell'uomo, soprattutto di "quel che resta degli affetti" nella società contemporanea mi pare affine. La discomunicazione affettiva nella società urbana giapponese contemporanea - tipo. Cmq, di certo come Yoshiura, anche Shinkai mi pare un autore di animazione interessantissimo da ogni punto di vista.
  14. Non ho mai inteso questo film come di improbabili amanti, né ho scritto questo. Dove l'hai letto? ^^ Anzi, ho scritto che >>IO<< avrei amato il finale ammore ammore, ma ho subito detto: "non è il mio film" (nel senso: il regista non sono io, quindi non vi è luogo per questa mia preferenza). Ho detto che nella scena dell'omuraisu ho visto molto affetto familiare. Non ho *neppure* rimarcato il fatto che lui si dichiari, eh. Sicuramente si vede che non è una love-story (per parlare di generi). Ho scritto che *nei miei occhi* è una storia in cui l'incontro tra un maschio e una femmina 'ripara' il loro sfasamento emotivo. E pur non essendo una 'love-story', trovo palese che il discorso della frattura emotiva (l'abbandono della madre di lui, la fissa per la calzoleria dal ricordo dell'amore familiare) e la riparazione della stessa corrono su un sentiero quanto meno sensuale in senso lato, eterosessuale. Voglio dire, certo non è una storia di amicizia cameratesca. Il discorso su ai e koi è molto interessante, almeno quanto classico (direi un po' come quello della diversità tra eros e agape) 恋 <- koi 愛 <- ai 戀 <- koi ci sarebbe anche 'koui' (好意) ma tutto sommato non credo sia questo. E questo per parlare di quando i kanji erano già stati importati (entrambe i concetti permangono, e non dubito ce ne possano essere altri, non sono uno yamatologo classico). E' tutto molto interessante, davvero. Sono davvero l'ultimo a voler contraddire l'indicazione di interpretazione autentica di un autore - lo sai bene. Quella che tu citi è una citazione indiretta inglese, ma ancora OK, non mi pare proprio per nulla diversa da quello che avevo percepito. Ho parlato anche di 'solitudine affettiva' come qualcosa che espropria, in epoca moderna, del tempo della propria età. Il che mi pare molto calzante conm quello che mi riporti abbia detto l'autore: quel tipo di solitudine interiore, di ferita, che aspira alla compagnia di un altro animo per curarsi. Oh sì, è la stessa cosa di cui parla Howl, ma siccome ho citato un caso analogo (mica inteso come fonte, eh!), è una bestemmia? Io non so perché tu ti inca**i e la prendi così sul personale, ma mi pare davvero assurdo, quando ho scritto: Quindi, scusa, ma cosa mi dici? Stasera sei schizofrenico o cosa? °_° Perché, su tutto: E' *esattamente* quello che ho fatto, Shuji. "Entrare a gamba tesa"? Ma che film ti sei fatto? Ma che competizioni calcistiche vedi? Avevo proprio scritto una pagina delle mie impressioni su un film appena visto, esplicitando più volte che no mi ero documentato, esplicitando che non conoscevo nulla dell'autore, il che significa proprio "sono solo le mie impressioni" e tu hai fatto un casino da lesa maestà o qualcosa. Dai, sul serio. Piuttosto dirmi "no, non hai capito un cavolo tu perché non ne sai niente". Cosa che è sempre possibile. Non mi offendo mica. Volevo anche dirti che se qualcuno ti ha rigato la macchina, stasera, non sono stato io. Ero in casa. Cmq: Oh, ho visto il film una sola volta, ma io ho sentito proprio citare il Man'yoshuu, anche quando poi all'inizio il fratello del protagonista scambia il componimento per un haiku. Potrei essermelo sognato, ma ho pensato "ah, ok, quindi quel componimento poetico viene dal Man'yoshuu). Avevo inteso che quando lei vede l'effige della scuola sulla divisa/borsa di lui al primo incontro, usa questo espediente letterario per alludere al fatto che è una professoressa di lettere - infatti alla fine dice che "si aspettava che lui si fosse reso conto che era un'insegnate di lettere - del resto tutti a scuola sanno di me" (gli scandali). Quel dialogo mi pare molto semplice contenuto. Mi pare il dialogo dell'affezione dell'uno per l'altra che solleva dal dolore della solitudine esistenziale. E' molto bello, anche la ricontestualizzazione del tema del 'ricovero forzato dal maltempo' negli accadimenti del film è molto bello. Mi pare una cosa molto chiara e autoesplicativa (infatti credo sia bella per questo, non amando l'ermetismo in genere).
  15. Shito

    Yamato Video - News

    Non dovrei giudicare senza avere visto (è pessima maniera, davvero), ma sembra proprio un incorcio tra Ufo Diapolon (che già è urendo) e il peggior Frankestein cinematografico - ugh. Però vola con leggiadria e risucchia il novello Shotaro - uuuuugh. Eh, ma la sigla italiana, il doppiaggio *storico*... oook.
  16. Bu, mi dispiace. :( Davvero non c'era nulla di flame nel mio commento. L'ho anche dichiarato, ma credo si legga proprio. Lo spero. Del resto, quello che scrivevo io è più o meno in scena, ho premesso di non essermi affatto documentato, potevamo parlarne amichevolmente. Ho anche scritto che magari sono tutto scemo io. Perché ti picchi così? Ma che sei, dio padre (quello del Vecchio Testamento, insomma), che non si più dire "oh per me non hai capito niente" che di imbruttisci tutto arrabbiato? ^^; E sì che ho scritto più e più volte: 'ai miei occhi' e cose simili. Era persino giocoso il fatto che anche io avessi pensato 'mediometraggio' (non sono un bravo categorizzatore, lo sai) e mi compiacevo di 'averci preso'. Boh.
  17. Shito

    Urania era molto meglio del camioncino

    Sono l'unico a pensare che sia una questione di età, semplicemente? Ci sono attività intellettuali umane che si scoprono 'piacevoli' quando si viene educati ad esse. E l'educazione indotta, frontale, ha una sua età. E' un treno che non passa più, una volta che lo si è perso. Sono quelle verità scomode quanto palesi che al giorno d'oggi si vuole negare, nascondere sotto il tappeto, tacere. C'è chi grida allo stadio per un gol e chi piange per un classico della letteratura. Entrambe le cose sono lecite. NON significa che abbiano pari dignità intellettuale. Chi dice il contrario, chiaramente, ha una coda di paglia lunga così. E tutto questo è incolpevole. Dipende da dove nasci, da quando nasci. In barba alla meritocrazia tanto idolatrata dai socialisti incalliti, spiacenti: va a culo. Se ti insegnano, inculcano certe cose, le avrai. Sennò, no. Ci sono uomini felici nella danza tribale e nella animale fornicazione. Altri che si suicidano per un pensiero, un'idea che li schiaccia. Così va, è sempre andata, e sempre andrà. Non scompare niente. Di merda scritta sono piene le librerie, e di classici pure. Chi legge l'una, chi legge l'altra. Chi legge la Littizzetto, chi legge Goethe. Chi legge una fanfict di Twilight per tardone (pfff), chi le Undicimila Verghe di Apollinaire. Non sono la stessa cosa, come non lo sono calcio e letteratura. E di nuovo, chi vuole equipararli ha una coda di paglia lunga così, si capisce. A me tutta 'sta frignata pare un piagnisteo di un finto intellettuale della peggior risma, ovvero quello che non è neppure un intellettuale vero, ma nella sua mediocrità amerebbe sentircisi. Quindi, nobilitatemi la mia narrativa del cavolo, grazie. Diciamo è che roba nobile. Certo.
  18. Shito

    Yamato Video - News

    Non avevo mai visto nulla di "Astroganga". Stavo meglio prima.
  19. Oggi ho visto questo film. Non avevo mai visto nulla di Shinkai Makoto. L'avevo sentito nominare, ma sapete, quando non ti viene di indagare? Rimandi e rimandi, non si sa a quanto, avete presente? Ad libitum. Aspettando semplicemente l'occasione, aspettando che accada quello che tanto sai che prima o poi accadrà, in un modo o nell'altro, dovrà accadere. A me capita. Spesso. In questo caso, l'ha fatto capirate un vecchio amico. Mi ha chiesto genuinamente una genuina opinione su un film animato, l'ha chiesta lui a me, genuinamente, e quindi sono andato subito a procurarmelo. Non avevo neppure letto questo thread. L'ho cercato ora. Shuji, secondo me sei tutto scemo. Lo dico amichevolmente, ti prego di non prenderne offesa. O sei tutto scemo tu, o sono tutto scemo io. La terza ipotesi è 'entrambi, ma in modo opposto'. "Nessuno dei due" non è un'opzione. Perché dico questo? Perché questo film, per come l'ho visto io, completamente vergine dell'autore e della sua opera (e lo sono tutt'ora, non mi sono documentato o che), per me parla ESATTAMENTE di un maschio e una femmina che ritrovano le loro età nell'incontro vicendevole tra i due sessi. Oh, lui è uno che vive nel trauma dell'abbandono materno del focolare. Anche se nel 2013 è una cosa 'normalizzata' (pfff), è un ragazzo sin troppo cresciuto nella testa che ha cristallizato la sua ambizione di vita, fare il calzolaio, per un ricordo infantile di un dono che lui e suo fratello e suo padre avevano 'scelto tutti e tre insieme' per la mamma: un paio di scarpe. E' uno che, a causa di un trauma affettivo, vene nella negazione della sua età reale, perché la madre pantomimando una giovinezza già andata ha lasciato la famiglia. Lei è un'adulta che ha la sensibilità di una quindicenne -come dice lei stessa- ma non può esprimerla. Sono due personaggi con ciascuno al polso il proprio orologio emotivo rotto. "Di cosa parla" questo film? Non parla affatto di due persone che si incontrano. Ai miei occhi parla delle aberrazioni e delle correzioni nella apparentemente placida società urbana giapponese postmoderna. Ed è davvero un bel film. All'inizio la tecnica mi ha infastidito, non poco. Non è la mia tazza di caffé. Non ci voleva molto a immaginarlo. Dopo pochi minuti, non era ancora la mia tazza di caffé, ma mi infastiva meno, mi infastidiva poco. Perché è una cosa compatta. Non è un movimento prospettico in CG in un film di Miyasan, quello è un pugno in un occhio e ti fa schifo. Qui è tutta un'estetica, che non è la mia, ma sta bene in sé, direi. E' strano, perché il film ha questo aspetto realistico-wannabe, ma è una favoletta moderna. I personaggi sono molto idealizzati, il ragazzino molto maturo nel teschio, la donna molto giovanile nel viso (lei essendo tutto sommato più credibile di lui). Ovviamente è tutto ben orchestrato, motivato: come si diceva lui è figlio di una madre giovane che ha negletto la famiglia, lei è una donna giovanile che fatica ad affermare socialmente la sua adultità. Si parla sempre degli effetti della solitudine emotiva sullo sviluppo psicoaffettivo: il tema l'abbiamo visto tale e quale anche in Howl, che qui mi pare sia innestato in una favola contemporanea bella e dolce sul 'ritrovare l'equilibrio emotivo della propria età'. Certo il personaggio del ragazzo giovane e appassionato artigiano l'abbiamo visto molte volte, Amasawa Seiji voleva fare il liutaio, per Konchan, ma non è che qui ci siano pretese di originalità. E certo la scena della presa delle misure del piede richiama alla mia mente Lolita (di Kubrick), ma va benone. Qui è il contrario, e credo sia un contrario anche più 'forte' -specie in Giappone- della 'solita rori'. In Giappone con un minorenne una donna non ci può stare, specie e Tokyo, specie un'insegnate. I tempi della narrazione di questo mediometraggio [shu, non ti ho copiato, l'avevo pensato anch'io! ^^] sono gestiti divinamente. C'è molta regia, non è però invadente: il fuoco della macchina da presa resta sul soggetto e sui soggetti di quello, e questo è bello e giusto (sinonimi). Le musiche sono gestite bene. E' tutto giusto. Anche il climax è bello e giusto, viene costruito bene: la scena in cui si cucina l'omuraisu è proprio il non plus ultra della 'cucina familiare', è il cliché della mammina che fa la pappa ai bambini, è proprio la cucina in famiglia. Questo amore familiare ritrovato, che entrambi definiscono la loro probabile maggiore felicità sino a quel momento [i cinefili accaniti ricorderanno l'analogo identico caso nello splendido Chikatetsu [Metro] ni Notte] sblocca la situazione in lui, che si dichiara. E poi, il climax vero e proprio, con la realizzazione di lei che a piedi nudi corre infine verso la risoluzione di entrambi, la realizzazione di quella comunicazione emotiva, lo 'sblocco' che li rimette ciascuno nella sua età: nel senso che lui si mostra infine per il ragazzino che è, com'era auspicabile, e sblocca lo sfogo di lei, da ragazzina interiore. Risoluzione vicendevole. Il pianto da bambina di lei (a bocca spalancata più che a squarciagola) è molto bello. Da lì, io ovviamente li avrei voluti sposi e con figli nell'epilogo. Alla fine l'epilogo è proprio la cosa più convenzionale, più scontata. Alla fine di tanto realismo, forse un happy end (<- scritto alla giapponese) esagerato sarebbe stato, per contrasto, più fragoroso. Tipo lei che dice a lui: "sposami, tra tre anni". Cose così. Cose degne di Adachi. Cose ardite nell'essere sfrenatamente sdolcinate. Avrei preferito. Ma non è mica il mio film. In fondo, anche questa storia è un piccolo, piccolo banale dramma della postmodernità giapponese, no? Le senpai bulle con la professoressa brava. Lei che beve birra come Misato, ma non è che faccia le strategia con i robot umanodi, no: è solo una professorina. Il parco imperiale di Shinjuku. Sono cose che abbiamo visto parodizzate, caricaturizzate millemilavolte, che a vederle in modo più reale sembrano quasi sbiadite. Ma va bene così, credo. Sicuramente le immagini sono patinate, ma non so quanto si intendano ostentative. Onestamente non ho trovato il tutto autocompiaciuto come, che so, nel compianto Kon Satoshi - in specie l'ultimo. Si vede che l'autore è forse un regista più che un animatore, e credo sia un bene. Mi pare che il disegno, la visuale, sia comunque finalizzata alla narrazione, di cui una precisa atmosfera può essere parte anche funzionale. Mi sembra questo il caso. L'insistere sul clima, sul suo valore simbolico (il sole che fende la pioggia, alla fine), sulle scarpe e sui piedi nudi, è tutto molto delicato, ma molto ben schizzato, orchestrato con significanza ancora una volta non preponderante, un simbolismo delicato, di fatto. Niente da dire. Ci sarà del manierismo? Alla fine direi pure di no: forse come animazione è tutto fin troppo 'spinto' verso uno stile inusuale nella sua radicalità per parlare di manierismo. Cerco di essere onesto. Trovo Miyasan, per dire, tutto molto più manierista - come suo figlio ebbe giustamente a rimarcare. Mi dicono dalla regia che questo regista (Shinkai Makoto) viene spesso accostato a Miyazaki Hayao. Ma è troppo evidente che Miyazaki non c'entri nulla, nulla, per poter anche solo pensare di controargomentare una simile illazione. Sono lieto che il mio amico mi abbia spinto -infine- a fare un passo verso Shinkai. Non me ne sono pentito, anzi tutto il contrario. Viene da pensarlo. Sicuramente questo film è un film che mi fa pensare che meritasse di essere realizzato. Quando la finzione dimostra una ragion d'essere, è una gioia.
  20. Shito

    Gravity by Alfonso Cuarón

    Space Oddity?
  21. Shito

    Lolita

    Non so, più uno legge il libro, più si rende conto che è proprio un libro che non puoi 'trasporre fedelmente'. Non mi sorprende che la prima sceneggiatura a firma dello stesso Nabokov fu cestinata. Il film di Kubrick è davvero un film 'tratto da', per quel che mi appare. Avrebbe fatto meglio a 'ripensare lo stesso contenuto' e a cabiare proprio tutto, come ha fatto con Traumnovelle di Schnitzel, che nella sua versione filmica (Eyes Wide Shut) è poderoso quanto il classico letterario - tutto diverso, perfettamente corrispondente. Una cosa che non ho mai capito però è perché Kubrick abbia legato il personaggio di Quilty a tante suggestioni giapponesi. Dal judo a Lolita che di lui dice "era un genio, aveva una strana sensibilità giapponese..." - che fosse un'anticipazione del tema delle rori? Lol.
  22. Shito

    Lolita

    kyoshinhei: personalmente, se trovo divertenti, intelligenti, esilaranti le prima battute (quelle europee, che profumano così tanto del romanzo illuminista - ah, Zadig! ah, ingenuo!), la parte in cui H.H. racconta così bene e la palese psiche di Lolita e il suo modo di ignorarla, di strumentalizzarla, di sedarla mi distrugge. Sempre. La parte che preferisco è quando dopo il ri-rifiuto di lei e prima dell'omicidio di Quilty lui ripensa, in un paio di capitoli immortali, al suo caso, alla sua responsabilità, alla realtà che si era forzato a ignorare. Lì è monumentale. I punti in cui mi metto a piangere sono molti. Tra tutti, mi salta in testa questo: Io davvero non so spiegare neppure perché e percome, ma è davvero troppo. Almeno per il mio cuore. Wario: il film di Kubrik, come lui stesso dichiarò, è monco. Non puoi raggiungere il climax, e il plateau, e la distruzione di Humbert se prima non dai il giusto spazio ai preliminari. Non ha senso. Lubrick lo sapeva, ha avuto l'intuzione della scenggiatura con anticipazione del finale, ma non funziona davvero. Nonostante il poderoso Mason, che ha fatto un miracolo.
  23. Shito

    Mawaru Penguin Drum

    Beh, a questo punto o fai come Sanetoshi e diventi un terrorista... o fai come il vecchio di Arjuna e te ne vai a vivere da solo in campagna coltivandoti la terra per sostenerti da solo? O alla donna bruttina e stupida che fa la commessa nel konbini dobbiami dire "impiccati", piuttosto che "cerca la tua felicità senza badare al giudizio degli altri"? Non lo so, sono argomenti che mi stanno a cuore e in testa, per i quali non ho ancora una risposta definitiva. :-/
  24. Shito

    Lolita

    Sto rileggendo, dopo dieci anni, il libro di Nabokov. Questa volta in inglese. A leggerlo nella sua lingua, pur con molto sforzo e sono certo non cogliendo il 100% della raffinatissima prosa dell'autore (per dire il meno), a parte che mi viene sempre più da piangere a ogni pagina, non posso esimermi dal pensare quanto fosse sbagliato il film di Adrian Lyne. Ovvero, quello di Kubrick era sbagliato (e lui lo sapeva), ma con tocchi di classe e genio indiscutibili (Mason, su tutti), ma quello di Lyne è proprio tutto sbagliato. In effetti, credo non si possa proprio pensare di trarre un film dal libro, è un libro proprio 'troppo libro'. I suoi tempi, il modulo narrativo, gli infiniti incapsulamenti di narrazione-dentro-la-narrazione lo rendono per me intraducibile in immagini in movimento, dico volendo fare qualcosa di sensato. Una volta avevo pensato (e anche schizzato) l'incipit uno storyboard per un film di Lolita (chissà che fine ha fatto): gli opening credits su una scena che seguiva un secondino in un carcere, dettaglio, stacco, totale, stacco, dettaglio, stacco, totale, stacco, fino a che non ci si rende conto della situazione. Frattanto la voce di H.H. comincia il racconto (il capitolo uno), il secondino arriva dinanzi alla cella, apre la feritoia per passare il pasto, camera all'esterno della porta, nella feritoia vediamo H.H. di profilo seduto sulla branda in fondo alla cella che sta scrivendo, mentre narra la fine del capitolo "Signore e signori della giuria, guardate questa corona di spine." Sull'eco metallica della feritoia che s'è aperta, fade to black dell'immagine e titolo. Assolvenza luce diurna radiosa, costa azzurra, inizia l'infanzia di H.H. (la voce narrante sfuma in narrazione filmica). Ma non si può fare un intero film così, è una menata. Alla fine un film di Lolita non si sarebbe mai potuto né dovuto fare, imho.
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