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Vedi quello che ti ha spiegato Gario sopra, oppure guarda anche questa grandiosa action figure! :-) È proprio perché nel primo caso fu "con" e nel secondo sarà "di" che, parlando di due casi, avevo indicato la coppia con le due preposizione semplici barrate. ;-) (è incredibile come anche sulle cose più vecchie si trovino oggi così tante più informazioni rispetto a 24 anni fa...) (tipo, per leggere i dummy data nella pic che segue, nel 97 sui LD persi varie diottrie)
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Oh, un secondo film di Ultraman con/di Anno Hideaki, che ridere. Tipo: Mou ichido kaittekita, Ultraman. LoL. Io però speravo in un remake del minikolossal Yamata no Orochi no Gyakushuu. :-( Perché, ovviamente, sono il fanboy di KOF e studiai tutto il mito di Orochi, Susanoo e Kushinada per quello, inclusi i tre sacri lasciti, e poi, beh, ho scritto un libro sul NEO•GEO. Lo sapevi, Roger? :-)
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Lo so bene, certo. Ai tempi collaboravo con Granata Press. Mi dava tanto fastidio anche allora. E non ha mai smesso di farlo, anzi il fastidio è aumentato. Però da lì a poco iniziai a fare le cose direttamente a mio modo. E sempre più! Se con Eva (1st ed. it.) non riuscii a imporre il (corretto) doppio titolo, ma solo il (corretto) doppio logo, poi con Escaflowne già ci riuscii, e nessuno si scandalizzò – a dispetto degli inevitabili disastri paventati. Idem con Punta al Top! – per dire. Poi cognome-e-nome, poi l'uso di senpai (prima considerato inaccettabile), poi i diminutivi in -chan, anche al cinema, pian piano, un passo alla volta. E ogni volta, il passo al momento in cui veniva compiuto era criticato e giudicato eccessivo, dopo altri due passi era girella acquisita. Sempre così, è normale. :-)
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Anche l'OVA si chiama Honoo Tripper, insieme a Warau Hyouteki e Choujo. È solo che da noi il Giappone arriva spesso dall'Atlantico, così spesso che neppure ce ne accorgiamo. Infatti vogliamo nome-cognome, scriviamo OAV e tante altre cose angloamericane, spesso a partire dai titoli. One Pound Gospel, tipo. Oltre le fiamme era un titolo "adattato" perché, suppongo, "La viaggiatrice delle fiamme" paresse brutto. Eh già. Quanto debba essere deformata una mente per trovare "brutto" ciò che è "giusto" fatico a immaginarlo. La mia idea di bellezza è modellata su quella di correttezza. Non chiamo giusto ciò che trovo bello, piuttosto trovo bello ciò che verifico essere giusto. Ortodossia mia, autocorrezione, autoeducazione, esercizi spirituali e cose. Todo modo para buscar... la verità delle parole, il miglioramento del sé.
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Honoo Tripper, come scrivevo. :-)
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Era uno slato (per "infantile"). Editato. Grazie. :-) Credo che semplicemente la cicatrice per l'appendicite sia necessariamente a dx, quindi dato che col ribaltamento era passata a sx l'hanno "sfangata" così.
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Ai tempi di MANGAZINE (Honoo Tripper) la cicatrice infantile di un appendicite veniva adattatra come "ernia inguinale" per giustificarne la lateralità invertita. Essì, bisogna sempre venire incontro al pubblico di destinazione! Sempre! A qualsiasi costo! L'importante è sollazzarsi e sedarsi nello svago, mica capire qualcosa. :-) Italia ulililì, Giappone ululà.
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No, il punto è che usare il diminutivo -chan su un maschio da parte di una ragazza è infantile in sé anche per la ragazza, fa un po' bambina che gioca alla mammina, o amica di infanzia. Perché l'utilizzo del -chan maschile da l'idea che chi parla consideri l'uomo in questione come un bambino piccolo. La cosa è molto più normale sulle ragazze, che vanno sempre a essere vezzeggiate come "piccole" (come anche nella nostra cultura, spesso i nomi femminili nascevano da diminutivo di uno maschile, a volte passando per il francese.) :-) Mi pare che nelle coppie giapponesi, tipicamente solo lei venga chiamata -chan da lui, non viceversa, salvo siano coppie nate da conoscenza reciproca infantile (i bambini si chiamano spesso -chan tra amichetti, in maniera non differenziata dal genere). O salvo voler dare particolari sfumature. -
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Ci sono validi articolisti, tipo ZettaiLara: la sua "recensione" di Shinko Giribizzo è un vero e ottimo dossier, ad esempio. :- In linea di massima hai dunque una visione alquanto affine alla mia, solo però: Spiegando la dinamica precisa di quella scena, ho ritenuto che la cosa andasse bene. C'è che (ai tempi del primo dopiaggio) sapevo che avrei spiegato la cosa alla sempre brava Federica DeBortoli per ottenere l'effetto desiderato, ma... In quel caso il semplice troncamento ti fa perdere molto dell'infantile romaticheria tra i due, direi. Inoltre, cis ono casi in cui il troncamento +chan va su una sola sillaba, che lasciata da sola sembra del tutto insensata. E qui mi fai ricordare l'unico caso in cui anche io mantenni un -kun: nella derivazione del nome Tasuku che Mamimi fa per troncamento come a usare un -chan, arrivando a Takkun. In FLCL, chiaramente. Anche in questo caso, l'uso del suffisso deformava proprio il nome. Allo stesso modo, Miyasan e Pakusan, divenuti "nomi modificati", non li ho resi come "signor Miya" e "signor Gnam", essendo nomignoli "fusi" col suffisso in un unica parola. -
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È realmente un piacere confrontarsi con persone realmente interessate di ciò di cui si parla. Io per primo ho taalvolta cambiato delle mie opinioni di merito a seguito delle osservazioni di persone la cui "visione generale" non era a me affine, tra l'altro. ;-) Idem. :-) Domanda legittima. Come dicevo, è un qualcosa su cui penso e ripenso sempre, anche perché nel tempo ho non solo "cambiato", ma pure "evoluto" determinati miei modi di vedere. Ad esempio, oggi come oggi e già da un bel po' trovo del tutto irrinunciabile il corretto mantenimento dell'ordine cognome-nome per le persone giapponesi (o cinesi, o coreane). Era una cosa che ai tempi del mio primo adattamento di Eva non pensavo, ma poi ci ripensai, e credo che la "pietra tombale" sull'inversione delle parti del nome "all'occidentale" sia giunta dalla (meravigliosa) introduzione di Francesco Prandoni al suo (preziosissimo e fondamentale) libro Anime al cinema. Allo stesso modo, ai tempi del mio primo adattamento di Eva non mantenevo neppure il "-chan" (il cartello sulla sua stanza nell'ep-2 diventava da "Cameretta di Shinchan" a "Cameretta di Shinji", quando Misato lo chiama ironicamente "Shinchan" nell'ep5 diventava "Piccolino..."). Quindi anche sulla questione della resa dei suffissi onorifici sono scivolato verso una visione più vicina all'originale, benché in genere non trovo sensato mantenerli tutti. Come spiegavo credo tutto sommato di no. Perché? Perché non sono "parole", sono "parti di parole", ovvero "morfemi" – e il loro valore lessimico non è indipendente. Ovvero, o sono nomi sostantivi usati come apposizioni agglutinate in coda al nome proprio (ancora: dottor, professor, comandante, senpai... che infatti troveresti anche "da soli", non sono ad accompagnare un nome proprio), oppure sono meri morfemi caratterizzanti il nome a cui si attaccano. Tant'è che a mantenerli in genere si usa il trattino, no? ? Tranne chan, che deforma e diventa parte del nome, come appunto in "Shinchan". Una grande svolta in tutto questo mi venne con Ponyo sulla scogliera. Il protagonista si chiama Sosuke, ma viene chiamato sia Sosuke, sia Sosukechan, sia Sochan. Così in giapponese e così in italiano. Del resto, mi dissi, quando forse negli Anni Sessanta si iniziò ad abusare dei diminutivi fatti all'angloamericana, tipo Gualty, nessuno se ne fece un problema. Sulla sopprassione di -chan quando aggiutno a troncamento, come faceva notare il nostro Anonimo, tornerò rispondendo a lui. :-) Però, parlando delle mie visioni che ho "evoluto", c'è anche la resa delle pronunce. Sempre ai tempi della prima edizione di eva, facevo pronunciare – benché non toniche – le vocali mute: ìkari e àsuka, per intenderci. Era già una piccola rivoluzione, dato che di base da noi di diceva akìra e neppure àkira, al tempo o sakùra e non sàkura. In realtà questa cosa era solo parziale, fato che comunque in Eva facevo doppiare fuyutsùki, e in più fu contesta da tutte i lati: per chi era già troppo, per chi ancora troppo poco. Tra i sostenitori del troppo poco ricordo alcuni "puritsi ante litteram" sul vecchio newgroup IACA, che chiedevano a gran voce As'ka. Ai tempi difesi molto la presenza delle vocali mute, pronunciante non toniche ma pronunciate. Poi ricordo che quando vidi che alla Sefit per il doppiaggio di GTO (sul quale non avevo messo quasi penna o bocca) le pronunce fatte "a orecchio" dai bravi doppiatori italiani di quella società prevedevano una "professoressa fuyùtzki" iniziai a rifarmi molte domande. In questo caso, la "pietra tombale" fu di novo il doppiaggio di Ponyo: nei provini doppia Sòsuke, da Ghibli mi disse "no, fallo pronunciare Sòske". Fine della storia per Shito. Che anche che ne frattempo avevo studiato un po' di fonetica e fonologia (giusto un paio di esami universitari, nulla di che, ma interessanti), e allora ricostruii il mio "sistema mentale". Vero? Perché la mia "ortodossia" o "integralismo" è in realtà funzionale e sempre ragionata, mai aprioristica (!) o a prescindere, a dispetto di quello che persone che non riescono proprio a trovarsi a loro agio con la fedeltà del contenuto di un'opera straniera, indi sempre estranea a noi, possano dire: solo fandonie e scemenze. Io sono anche quello che ha voluto fortemente "tradurre e doppiare" le canzoni di Totoro, per dire, perché per me nel caso quella è la "vera massima fedeltà". A tutti gli effetti la mia "visione delle cose" è frutto di una continua rielaborazione del mio pensiero che nasce dall'esperienza e dallo studio personale edal confronto con tutte le persone il cui pensiero mi pare valido, a prescindere che mi siano simpatiche o meno. ;-) -
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Io mi sono occupato solo del "Capitolo dei trascorsi" (Seisouhen) che uscì per Fool Frame. Niente suffissi. :-) -
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In quella scena Hikari chiama Suzuhara due volte. La prima solo "Suzuhara", quando finge durezza nel suo ruolo di capoclasse (che è lo scudo della sua emotività). In effetti, e credo in questo si noti la variazione diacronica-sociale rispetto a Orange Road, nella classe di Shinji chiamarsi senza suffissi è la norma. Ayanami è sempre e solo Ayanami, con tutto che è una ragazza. Suzuhara viene chiamato solo Suzuhara, di norma. Quindi, all'esatto contrario dell'esempio di Garion su "Ayukawa" (che chiamata senza suffisso implicava una certa intimità col chiamante Kyousuke), qui HIkari aggiunge "a posteriori" il -kun quando lo chiama la seconda volta, "uscendo dalla norma", e quindi rendendo la comunicazione più "personale", direi "rispettosa". In questo caso ho scelto di far "completare" a Hikari il "Cognome-Nome" di Suzuhara Touji appunto per far avvertire il passaggio su un gradino di maggiore intimità (l'idea sarebbe anche un po' che prima lo schiama per cognome, e poi, quasi correggendosi, "passa" al nome proprio). Se ben ricordo, Hikari è anche quella che, come capoclasse, a volte usa il -san per Asuka/Souryuu. -
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Capisco. Mi sembra un limpido caso in cui l'uso (o la mancanza) del -kun è discriminante e determinante, infatti. -
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A me questo è capitato un paio di volte, episodicamente. Una volta era per un effetto grottesco (in Abesho), l'altra non la ricordo. Ma in entrambi i casi, si trattava di una marcata enfasi sulla "familiarità" (non di sangue) del rapporto tra due persone, infatti in quei casi lo resi come un "Caro Pinco", genuino o ironico (sarcastico). Sarebbe, per me, anche il caso di Gargoyle che chiama il Capitano Nemo (Nemo-senchou) come "caro Nemo" (Nemo-kun), e infatti tra i due vi è un rapporto antico come quello che lega Gendo e Fuyutsuki, cinque anni dopo. Ma ovviamente non è detto che questa scelta di resa andrebbe bene in tutti i casi, certo. -
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Ti ringrazio per l'interesse che esprimi in merito alle mie personali posizioni in merito. :-) Direi di sì, e direi pure che questa è l'idea di base del concetto di "traduzione" in sé, poiché pressoché ogni parola ha elementi polisemici che dipendono dal piano sintagmatico del suo impiego, di volta in volta. E non è detto che si possa trovare in equivalente che li mantenga tutti, o anche solo alcuni, di volta in volta. Sui suffissi giapponesi: personalmente, la mia idea è che quando il suffisso è puramente appositivo (es: -sensei, -hakase, i gradi militari, ma anche -senpai, i gradi di parentela, ecc) trovo sensato tradurlo come apposizione preposta: Pinko-sensei = professor Pinco, a scuola. Nel caso di suffissi onorifici più "evanescenti" (mi viengono in mente: -chan, -kun, -san, -dono, -gozen, -sama, e altri), la mia personale condotta è quella di fare "zero di riferimento" sul -kun, che mi pare il più vuoto dal punto di vista lessemico, e sopprimerlo (salvo eccezioni, e ce ne sono state, dove l'ho reso appositivamente in modi vari). Tutti gli altri li rendo appositivamente in modi dal banalissmo (-san in signore/signora/signorina) al molto fantasioso (che può cambiare a seconda dei contesti), e mantenere solo il -chan, che come diminutivo vezzeggiativo è spesso usato a completamente di nome troncato, e quindi "integrato" nel nome stesso a cui si accompagna. Il suo valore diminutivo-vezzeggiativo lo rende del resto forse il più autoesplicativo di tutti. Questa è la linea di principio a cui sono giunto dopo anni di riflessione e pratica, e che impiego ormai da molti anni, fino a ulteriore evolzuzione. :-) -
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No, non penso che si possa renderla sempre nello stesso identico modo. Credo che questo sia spesso impossibile persino per singole parole, figurarsi per "proposizione codificate" come formule di convenevoli, saluti, scusi, ecc. Capisco il dubbio che esprimi, certo, ma quando dico che non credo sia possibile renderla sempre nello stesso [identico] modo non intendo che la si possa o debba rendere per quello che non è come contenuto anche linguistico. Non intendo dire che riterrei ammissibili riscritture di contenuto a scopo puramente funzionale. :-) -
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topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
A parte l'allungamento mancante su "Federico" (la I vocale tonica su sillaba aperta-> è una vocale lunga, anzi lunghissima [perché la parola ha accentazione piana], dico in italiano) il problema della resa interlinguistica di formule di convenevoli ad "alto livello di strutturazione" non finisce ami. Suppongo che una resa sempre ottimale non ci sia: se per "oyasumi" si puù quantomeno optare per "buon risposo", in luogo di "buona notte", d'altro canto altre formule come quella che !)tu citi, o anche "osewaninarimasu", ancorché più che banali nella loro lingua d'appartenenza (anzi, proprio per questo!) sono destinate a porre i più esasperati conflitti tra logica "straniante" e "domesticante" della traduzione. Essendo io uno straniatore (lol9, e restando sempre convinto che ciò che è normale e naturale in una lingua straniera debba giustamente restare "estranero" alle orecchie del pubblico straniero, anche nella traduzione, ti dirò che a volte ho reso "yoroshikuonegai(ita)shimau" come "mi affido alla sue/vostra benevolenza"., idea per la quale ho (privatamente) rice uto degli entusiastici complimenti da amici traduttori "puri". :-) -
Proprio tutto OK! Che piova o ci sia il vento, va tutto bene! [KareKano]
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Ammetto di tornare periodicamente su KareKano. Il manga. Benché ci sia della drammaticità forse esagerata, cosa tipica di uno shoujo, vi trovo altresì un insieme di acuto interesse psicologico intergenerazionale unito a una visione prammatica, persino "banale", totalmente femminile che me lo fa apparire grandioso. Io non sono un super esperto di manga, né shoujo né shounen, ma un pochino ho cercato di capire cose i generi abbiano significato nella società che li ha partoriti nell'epoca in cui hanno, di converso, davvero significato nella loro società. Non vi tedierò con le esperienze e le persone che ho affrontato lungo questo cammino di, come dire, interessato "studio", né con la molta riflessione che ne è discesa. Ribadirò soltato che, ora come ora, credo ci capire perché in genere Anno Hideaki avesse un certo (anche dichiarato) interesse per gli shoujo piuttosto che per gli shounen, e perché amasse molto KareKano. Se tralasciamo Akage no Anne, che è un'opera di Takahata Isao derivata sempre e comunque da uno "shoujo", trovare questo genere di contenuto negli anime è praticamente impossibile. In questo, nell'incorporare questo negli anime, forse Anno è stato più grandioso persino di Tomino Yoshiyuki, o forse un giusto e degno contraltare generazionale. Come dire: Glass no Kamen e KareKano. C'è un evdientw stacco generazionale, pur restando in una sorta di olimpo di contenuti reali. Quindi per chiudere su KareKano, vorrò solo citare un rapido scambio. "Sembri piuttosto sicura di te...! Devi essere eccellente, come Soichirou." "Macché. Sono mediocre. È solo che mi impegno molto." Con un sorriso in volto, sereno ma determinato, e una figlia in grembo. Colei che non aveva bisogno di risolversi, può risolvere molte cose. E persone. Anche senza volerlo. Anche senza recarsi ad Ihatov. -
Proprio tutto OK! Che piova o ci sia il vento, va tutto bene! [KareKano]
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Questo il punto fondamentale sul titolo. Metto di qui l'originale francese della canzone di cui parlavo di là, anzi faccio un recap (lol): L'originale francese: Il recap: -
I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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No, che io sappia è solo quello che è: il modo per indicare un numero rimasto "mancante" (un "buco") in una lista completa. Che so, nella serializzazione di una rivista, un numero "saltato" e quindi rimasto "numero mancante". Per dire di un esempio reale, la rivista giapponese NEO•GEO FREAK era dapprima una serie di speciali pressoché aperiodici, poi divenne un mensile, quindi restospettivamente ci sono alcuni "mesi mancanti". :-) In generale, la parola in questione non è un'espressione idiomatica in sé, è solo una parola. Tra le lingue capita che ci siamo parole più o meno specifiche per certi concetti che in altre lingue sono espresse per "parole polisilessemiche" (se ben ricordo). Per esempio, in giapponese per dire "bacio" e non usare l'anglismo キッス (kissu, da kiss) diresti 口付け (kuchidzuke), che "andando dentro ai kanji", dato che il giapponese ha una lingua parzialmente agglutinante, vuol dire proprio"attaccare-le-bocche". SEmbra strano, per un gesto tanto comune, banale? Beh, noi in italiano diciamo "stretta-di-mano", e non abbiamo una parola specifica per quell'altrettanto comune gesto. L'interlinguistica è proprio interessante. :-)- 1790 risposte
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Mondo Apple (sempre più QUALITY)
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Mi piace pensare a Facetime come una videotelefonata, da cui il nome buffo (tipico di Apple, lol), una cosa personale a là Jetsons (qualcuno coglie?), e a tal proposito: E dopo Violet Parr live-action, attendente le due versione natalizie per l'avvento e la vigilia! g. -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
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Dieci anni fa, wow! -
I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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YonGouki -> UnitàQuattro. :-) L'altra domanda non l'ho capita, scusa, potresti spiegarti meglio?- 1790 risposte
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Più che altro, specialmente sentito: da Metal Boy al suo sensei...
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I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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Come hai scritto in grassetto. Il concetto utilizzato è quello di un numero di una serie che viene depennato, ma non sostituito, quindi resta "numero mancante" nella serie. :-) Ovvero, se nella serie degli Eva l'UnitàTre è stata distrutta, la numero 4 è (diventato) "numero mancante". Non si farà un altro 4, infatti gli Eva propriamente "seriali", ovvero di costruzione seriale, ovvero di produzione di massa, cominciano dal numero 5, se ben ricordo. Stai parlando dell'UnitàQuattro, che veniva sviluppata in Nevada, iirc. Il disastro nasce dal tentativo di installare sull'Unità in questione una replica dell'Organo S2, che risulta in un accadimento simile a quello che vedremo nell'ep.16. Una sorta di "annichilazione", si potrebbe dire.- 1790 risposte
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