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Giorni Vinti
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Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Oh, dopo 10 anni torna un form factor decente. -
Bhagavad Gita, giusti? Il fuoco degli dei della religione Hindu. Ho sempre pensato (solo dopo molto tempo) che Muska citando "il fuoco che nell'Antico Testamento distrusse Sodoma e Gomorra, la Freccia di Indra di cui parla il Ramayana" stesse citando lo stesso. SIgh. https://www.youtube.com/watch?v=d5XJ2GiR6Bo Ho sempre creduto che il 6 Agosto sarebbe a festeggiarsi come il vero Giorno della Memoria, non dico per i defunti (poverini come tutti, su ogni fronte), ma per il rischio e il pericolo con cui convive, da quel di, la nostra specie, si questo pianeta. Un vero monito, da rinnovarsi di anno in anno in tutte le generazioni a venire. Di per me, io quel giorno non posso dimenticarlo perché è il preciso giorno in cui iniziò il mio rapporto con la mia consorte. Sono sempre così fortunato. Citando gli OMinD: Enola Gay, is mother proud of little boy today? Uh huh, this kiss you give, it's never ever gonna fade away. Li prendo in parola, per cortesia d'un ennesima sincronia junghiana: è davvero un bel memento alla crescita individuale – almeno. :-)
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Proprio tutto OK! Che piova o ci sia il vento, va tutto bene! [KareKano]
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Io ho trovato molto interessante la "scoperta" di Arima e la dinamica con Miyazawa, nella loro reciproca e parallela crescita che va inevitabilmente a ripercorrere i passi dei genitori di ciascuno dei due. Viene da pensare che alla fine ad Anno il manga piacesse perché Yukino con Soichirou è la Kannon che recupera il (destinato) reietto (intergenerazionale), tale quale a Yui con Gendo (e con chiunque altro, Pianeta Terra incluso). :-) Oh, wait, Sakura con Asapin. -
Che poi è esso stesso, in varie forme (penso anche alla letteratura dei "poveri bimbi buoni", vedi Dickens&soci) una grande lavanda alla coscienza, o alibi, tipico della sublimazione dei propri privilegi sociali. E tutto il resto del tuo post, si capisce, lo sottoscrivo "a sentimento". Perché io sono un ignorantone, come si sa. :-)
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Questa cosa che scrivi è per me molto interessante, nel senso che si tratta di un dubbio, un interrogativo, che continuo a pormi da anni e anni e anni. Proprio ieri ne parlavo con un mio amico in merito a Huxley, lui un grande appassionato di letteratura russa (e frequentatore dal vivo-vivo del paese e della sua cultura), nonché laureando in storia politica. Ti propongo molto stringatamente i miei dubbi e le mie osservazioni auspicando di ricevere in ritorno anche le tue, che sei sicuramente un lettore molto più diligente di me (ma ci vuole poco...). Dunque, credo che tutti noi alle superiori siamo stati avvezzi all'approccio di studiare il testo di un'opera letteraria insieme al suo contesto autoriale: la vita, la poetica, la fortuna di un autore. Certo quando ero piccino non mi ero neppure soffermato a riflettere sulla ragione di ciò, come fanno in genere i più piccini. Crescendo, ho visto due strade alternative: quella della fruizione "vergine" di un'opera, quella di una sua documentata e quindi più critica. Naturalmente questo dualismo vale (forse persino di più) per le opere che non si esprimo in linguaggio articolato (pittura, scultura, musica...), ma qui restiamo focalizzati sulla questione letteratura. Da un alto c'è in me l'idea che un'opera non è il suo autore, è un'emanazione del pensiero e della mente di quello, quindi ogni opera – come tentativo comunicativo – è in qualche modo un unicum. In questo senso, la vergine ed onesta fruizione dell'opera, ovvero non "macchiata" da studi ermeneutici pregressi, non sarebbe forse la più genuina? Dall'altro, invecchiando ho imparato a vedere le persone come cipolle, fatte di tanti strati, e cipolle cresciute nella loro terra e nel loro tempo, quindi mi sono detto che per "interpretare" il tentativo comunicativo di un uomo sia impossibile prescindere dalla cultura, dal tempo interno e esterno di quell'uomo, perché l'uomo è spirito e lo spirito vive, sempre e solo, nei tempi suoi. Cercando di sfuggire a tutti i miei potenziali alibi, un esercizio di igiene mentale che cerco di praticare con pervicacia, pure non sono riuscito a sciogliere il dubbio. Alla fine mi ritrovo dinanzi a Göthe e all'atavica, irrisolvibile ambivalenza tra il "poeta ingenuo"e "l'intellettuale filosofo", o ancora con la Austen mi trovo aggrovigliato tra sense e sensibility, in a way. Sono stato molto colpito da quel che Nabokov diceva, nelle sue lezioni agli americani, di Joyce: non lo si può capire senza essere stati a Dublino. Io avevo letto Dubliners al liceo, e riconsiderai la mia esperienza di lettura. Poi di seguito ho riconsiderato anche tutti i miei contatti con la cultura e sub-cultura giapponese, letteratura e non solo (ovviamente), prima e dopo avere toccato e ritoccato con mano il paese. Mi sono detto allora che forse aveva ragione il mio sempre caro Schopenhauer: o i libri meritano due letture o nessuna, perché ogni parte di un libro presuppone tutte le altre, e il tutto presuppone ogni sua parte, quindi una prima lettura è sempre "alla cieca". Certo, lui parlava di filosofia, ed esprimere un sistema filosofico – un nugolo intellettuale diffuso – in una forma strettamente sincrona come la scrittura (ma la parola in generale, direi – e qui penso agli alieni asincroni di Arrival, che ricordo anche tu appressasti) è praticamente impossibile. La rilettura del già noto attua infatti una pseudo-asincronia percettiva, perché il futuro (nella seconda lettura) è già passato (dalla prima). Questo Schopenhauer lo scriveva nella seconda introduzione al suo capolavoro, ma ampliando il concetto a qualsiasi comunicazione tra due esseri umani diversi, mi sono detto, forse funziona allo stesso modo: una prima lettura vergine e, in caso di fascinazione, documentazione e poi rilettura critica. Mi sono accorto che faccio così anche con i luoghi: giro quasi a caso, perdendomi nei posti, poi studio a posteriori quel che mi ha colpito e voglio tornarci. Ma questo forse perché visito i posti come un cagnolino che fa sempre pipì due volte nello stesso luogo. Comunque al momento mi trovo così, mi chiedevo che ne pensi. Per dire, ho riletto Orwell e affrontato Huxley solo dopo aver respirato un paio di volte almeno l'aria di Londra. E per farlo ci sono voluti più di quarant'anni. Ora pensavo di lambire Bradbury, anche se in America ci sono stato solo in quanto continente (cosa che faceva irritare molto i quebequois, quando gli dicevo che no, sono americani, come io sono europeo). Non mi azzardo qui a dire nulla, perché ho letto poco di Hubbard, e "a ritroso", d Dianetics risalii un po' il suo torrente di formazione "antipsichiatrica" e quindi fino ai suo natali di giovane autore di SF. Lo citavo più che altro per dire di "un tipo strano",e perché poi a posteriori mi aveva molto suggestionato il suo "percorso personale" in generale, ovvero soppesare dove l'avesse condotto una strada iniziata nel modo in cui era iniziata. EDIT: grazie per il suggerimento in grassetto, inizio a documentarmi un po' – il Quebec è pur sempre Canada! :-)
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Personalmente non ho potuto fare a meno di pensare, avendo conosciuto i natali "puramente" narrativi di Hubbard, come la sua "narrativa" avesse tracimato l'ambito della finzione per assurgere a un altra e più religiosa sfera dopo che l'autore aveva approfondito – diciamo – un'ideale antipsichiatrico, ma potrei dire anche di Robert Leigh (Do yo love me?). In effetti pensando alla Dianetics mi viene in mente persino la psicanalisi transazionale di Eric Berne. Il tutto mi è tornato addosso leggendo la "fantascienza" di Huxley, e pensando alla sua idea di "filosofia universale". Invece poi Hubbard è rimasto legato ai suoi natali più da autore di finzione, e con la narrativa di Xemu pare veleggiare verso la spalla di Orione, ma neppure a livello di J. P. Hogan o Biglino, più la versione brutta e povera del ciclo della fondazione o di quello della strumentalità dell'umanità (fraternity), mi sa. :-/
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Che peccato, non si può certo dire che fosse una persona davvero anziana. :-/
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Di lui avevo letto un paio di libri in tempi più antichi. Lo trovo atipicamente interessante. Ah, avevo letto qualcosa anche di Hubbard, e poi beh, non so se conti come SF, ma il libro di Mary Godwin Wollstonecraft l'ho letto e riletto più volte. Sono un lettore molto lento, quando leggo un libro lo evidenzio tipo materiale di studio, prendo note a margine, cose così Non so leggere in altro modo. :-) Edit: inerentemente al titolo, in infanzia ma neppure in adolescenza pensavo che la fantascienza fosse un genere infantile, anzi tutto il contrario. XD
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"La fantascienza è un genere di impronta intrinsecamente idealistica e infantile?" Gli ultimi libri di SF che ho letto, non annoverando Orwell e Huxley, direi che sono l'Uomo Positronico e i racconti di Fredrick Brown (in raccolte varie). In assoluto ho letto soprattutto i classici proprio classici, dico Verne, ecc.
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Scusa di nuovo, non intendevo neppure quel "non preoccuparti" in senso oppositivo, giuro. Ormai ogni volta che scrivo su un forum, o ovunque vi sia una comunicazione interpersonale "diretta", mi rendo sempre più conto di come toni e intenzioni di ogni pensiero possano venire, e spesso siano, fraintese. La cosa per me tragica/frustrante è che, per paradosso, più si articola un pensiero scritto più questo diventa fraintendibile, offrendo infiniti anfratti di lettura tendenziosa. :-( Non ho capito quale falsità in senso assoluto io abbia detto, dato che quello che ho detto (che ho inteso dire?) era solo un "io la sento così", quindi non credo ci sia proprio nulla di velleitariamente assoluto. Ho solo espresso un mio personalissimo modo di percepire determinate cose. Non so su cosa mi stia "rigirando", semmai sto "rimuginando" sulle mie percezioni e concettualizzazioni delle cose, tutto qui. Se poi era una cosa che facevi tu alle scuole medie, beh, credo sia una cosa molto umana. Magari crescendo cambiano i modi e gli stili del pensiero, ma in ultima analisi credo che noi tutti (penso a quel tizio in Grecia antica che viveva in una botte) andiamo alla ricerca dell'Uomo per comprendere l'uomo che siamo noi stessi, non viceversa. :-)
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Ti ringrazio per la riposta. :-) Però in effetti io non ho affatto indicato una "vera fantascienza" e una "fantascienza finta". Forse, come mio solito, mi sono espresso male. Quello che io ho cercato di esprimere è che, nella mia visione delle cose, il "genere" fantascienza nasce da un animo comunque idealista e in un certo qual modo infantile. Sia a livello creativo, sia a livello di apprezzamento fruitivo. Questo non ha nulla a che vedere con esprimere un giudizio ontologico (vera/falsa) e di valore (buona/brutta) sulla fantascienza quale "genere narrativo" nel suo totale, o su un'opera di fantascienza in particolare. :-) Inerentemente a Huxley, o meglio alla sua più celebre opera, ho scritto che non riesco a considerarlo/sentirlo/percepirlo come un "narratore di fantascienza" perché ritengo che il suo disinteresse immaginifico nei confronti del "mondo futuribile" che pure dipinge nella sua opera sia totale. Soprattutto leggendo i suoi saggi, ma anche i suoi racconti giovanili (non ho ancora letto "La filosofia universale", se ben ricordo il titolo), mi pare davvero che per lui l'impianto di ambientazione futuristica/futuribile sia del tutto, del tutto strumentale alla riflessione psicosociologica umana. Allo stesso modo, non riuscire a considerar "Micromega" di Voltaire un racconto di fantascienza, laddove i racconti di Verne invece assolutamente sì. Torno quindi a chiederti di indicarmi i titoli che avevi in mente, grazie! :-)
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Il topic dei libri misteriosi (per cercare opere di cui non ricordiamo il titolo)
topic ha risposto a Shito in una ryoga nella sezione Libri&Fumetti
La prima regola del cercatore d'oro in rete è: you never use any keyword language but the original one. ;-) The secondo rule is... -
Mi pare onestamente il minore dei problemi del titolo di un thread che pur essendo stato scorporato senz'altro con giusta e sensata ratio pure si presenta come del tutto canzonatorio, perché si legge come scritto dal (fittizio) topic starter [il sottoscritto], ma parendomi altresì il parto di un pur dichiarato travaso di nervosismo non starò a lamentarne l'acrimonia (che mi pare semmai infantile essa stessa nel suo modo espressivo). Comunque concordo con te, il titolo non è neppure calzante sul contenuto della discussione. Io per uno non ritengo la "fantascienza distopica" come "la sola fantascienza", e neppure come particolarmente matura, dacché vedo il vittimismo un atteggiamento infantile quanto l'idilliaco positivismo, ma soprattutto ammetto di essermi un po' dato a studiare proprio sui natali del termine "distopico" in sé. Per dirne una, Huxley mai lo usò riferendosi al contenuto di BNW, lui parlando invece di un'utopia orribile. Non credo che il velato ossimoro contenuto in quell'espressione dell'autore sia reso dal termine poi commercialmente adottato e assai proficuamente venduto al pubblico. Infatti se ho ben capito il termine u-topia in sé non ha una connotazione positiva: è neutro, e intende semplicemente un "non luogo". Possono quindi esistere utopie splendide e orribili, che poi sono giudizi soggettivi (le persone in BNW sono felici, benché "happiness is never grand"). Che poi il termine utopia sia stato surretiziamente connotato di una intrinseca valenza idilliaca e positiva, per me è già una "malattia" della parola. un po' come è accaduto con la parola "zombie" e tante altre. Ma del resto io sono anche quello che ritiene che se non c'è metro non è poesia, perché poesia è forma di scrittura, non contenuto. E che l parola "poesia" è abusata e si è ammalata avendo sussunto il contenuto della conotazione (contenutistica) del lirismo. Ma no, direi che si può scrivere prosa lirica, e poesia d'ogni tipo - purché sia in versi con un metro. :-/
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Ti ringrazio per avere letto il mio ennesimo sproloquio. Avendo approfondito Huxley, l'ho trovato prezioso, ma non lo chiamerei uno "scrittore di fantascienza", a dire il vero. La creazione di "vera fantascienza", ormai forse lo saprai, mi sembra sempre animata di un intento proiettivo, più o meno conscio, delle proprie "visioni", più o meno escapistiche. Un po' come il genere "fantasy" propriamente detto. È un discorso già fatto e ripetuto mille volte, ma il senso di "pseudosostanzializzazione" (reificazione?) di un travaso di libido (in senso lato) in una quasi-realtà proiettiva mi pare sempre latente, quando non palese. Inerentemente al discorso della fanta-scienza e del bene della scienza, mi viene appunto sempre in mente questa frase: The benefactors of humanity deserve due honour and commemoration. Let us build a Pantheon for professors. It should be located among the ruins of one of the gutted cities of Europe or Japan, and over the entrance to the ossuary I would inscribe, in letters six or seven feet high, the simple words: SACRED TO THE MEMORY OF THE WORLD'S EDUCATORS. SI MONUMENTUM REQUIRIS CIRCUMSPICE. In ogni caso, ti prego di indicarmi gli autori o le opere che avevi in mente. Ora come ora penserei leggere Мы, ma per dare conto a Nabokov, prima di affrontare la letteratura russa dovrei visitare la Piazza Rossa almeno. In senso figurato su "almeno".
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Non preoccuparti, non intendevo convincere nessuno, meno che meno te. Mi pari adamantino, e non ci trovo nulla di male. Mi piaceva solo provare (e dico provare) a esprimere sinceramente un mio molto personale pensiero che affonda nella mia molto personale percezione delle cose. "Percezione" più ancora che "visione" delle cose. Alla fine si tratta sempre di un sentire, secondo me, quando un uomo pensa a come pensi un altro uomo. Sicuramente sono ancora molto infantile io prima di tutti, per fare di questi tentativi. Molto infantile e orribilmente viziato. E disgustosamente rancido, anche. Perché dopo ho riascoltato le manovre orchestrali al buio e ho versato qualche lacrimuccia. Ma non laveranno via il segno di quel bacio, che non sbiadirà mai.
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Shuji, mi dispiace che io ti irriti. Me ne rammarico perché – chiaramente – non è affatto mia intenzione farlo. Credo che le nostre visioni della vita, del mondo e di tutte le cose siano profondamente diverse. Probabilmente (e dico: probabilmente), tu hai una visione molto più ottimistica, direi forse positivistica, dell'umanità prima ancora che della finzione. Perché la quasi totalità delle persone, delle personalità e delle istituzioni che citi, direi squadernandomene i nomi dinanzi agli occhi quali fulgidi esempi di valida umanità, sono per me per l'appunto sordidi esempi di uomini con una mentalità infantile che correndo dietro ai loro idealismi (e talvolta trastulli) di bambini hanno richiamato e portato la più funesta sventura sulla nostra specie. L'energia dell'atomo era per me un Vaso di Pandora da non scoperchiarsi assolutamente. Vedi? Io ragiono più con i canoni della filosofia classica che della scienza applicata. E dico sul serio, quando parlo di medicina (e quando mi curo, e ho malattie croniche incurabili – da lustri e lustri) mi riferisco per lo più al pensiero di Ippocrate – sulla mia pelle – anche se so leggere, e leggo, e tendenzialmente capisco gli studi sperimentali su PubMed. Però sono uno che non è mai riuscito a portare il suo sguardo a Hiroshima. Perché mi vergogno. Perché Fermi era italiano. E sì che il suo ciclotrone originale l'ho pure visto – all'ENEA di Frascati. Ma le mani rattrappite di madame Curie sono per me più significative. Credo abbiamo una visione molto diversa dell'umanesimo. Ancora, scusa se il mio modo di pensare ti irrita. Davvero me ne scuso. È solo che le persone sono profondamente, profondamente diverse. Invecchiando l'ho infine compreso. Meglio tardi che mai, forse. Forse.
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Credo che la vita reale avesse già mostrato la reale tendenza all'umano caporalato sui consimili già dai tempi della prima tratta dei negri. La fantascienza, letteraria come poi audiovisiva, è sempre, sempre, sempre stata animata dagli idealismi infantili di autori molto sognatori. Persino quando facevano la fantascienza noir tra droghe e criminalità. La miseria umana, quella vera e quotidiana, è molto più banale. Come il male di cui la Harendt. Più orribile dell'orrore è la sua comune insignificanza. Per citare una canzone a me cara: "Facciamo a pezzi i nostri figli, e quel che resta lo incartiamo in un foglio di giornale, prima o poi ci servirà. Amiamo l'uomo e il suo sapore, i signori e le signore, il loro eterno roteare come agnello nel kebab" Perché non sei abruzzese. Per passare da spiedone ad arrosticini. Prima vengono i signori. Poi i cani dei signori. Poi niente. Poi ancora niente. E poi ci sono i cafoni. :-)
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Nice to know. Grazie dell'info! :-)
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Proprio tutto OK! Che piova o ci sia il vento, va tutto bene! [KareKano]
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Non ho mai visto l'episodio in italiano. E la versione giapponese la vidi tanti tanti anni fa (all'uscita in TV in Giappone). Se ben ricordo, era semplicemente la voce di un venditore ambulante a "rompere il silenzio dell'imbarazzo" con un tipico suono urbano. Pensavo fosse un venditore di tofu. Potrei sbagliare. Ma tu immagina che in un momento di totale "gelo delle parole", dalla distanza arrivi la voce "Donne! È arrivato l'arrotino e l'ombrellaio....!". Una cosa così, credo. Si potrebbe verificare sulla scena in JPN e sul manga, che se "conosco" Anno avrà la stessa voce scritta "fuori baloon" sul fondale. -
Resa dei conti tra Roger e Shito (Kessen, Purasuchan)
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Still waiting for the Sun, for Godot, or for some contents at least. :-) -
I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
topic ha risposto a Shito in una in esilio volontario nella sezione Anime & Manga
Non sbagli. I termini utilizzati per gli A.T.Field sono sempre un po' particolari. Nello specifico, quel termine, "erosione", se ben ricordo non sarebbe nel caso neppure l'erosione di un agente su un materiale,. come in geologia, ma l'erosione, nel senso di quando una porzione "mangia" (erode, consuma) un margine di vantaggio, per esempio. E se ben ricordo è dapprima il termine che si usa in ambito organico per quanto un patogeno "erode" un tessuto, tipo un sarcoma, che so, oppure una porzione ossea "erosa" (mangiata) da un'infezione. Sai quando il pus si "scava la via", ecco. Che poi in effetti è la stessa cosa che fanno gli agenti naturali in geologia sui terreni, in effetti. Il termine è anche quello usato per ciò che nella nostra scienza media si rende col termine "invaginazione", se ancora ben ricordo.- 1790 risposte
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I paralipomeni della apostolomachia (versione restaurata)
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Indovina. Ovvero tu dici che un generico "gente" (come dire: le persone, gli altri, il prossimo) e uno specifico "umanità" sia la stessa cosa? La gente è anche quella che hai intorno. L'umanità è una specie biologica o una popolazione mondiale. Proprio uguali. Io non ho nessun nemico. Ma il mondo è pieno di persone annoiate.- 1790 risposte
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Il topic dei libri misteriosi (per cercare opere di cui non ricordiamo il titolo)
topic ha risposto a Shito in una ryoga nella sezione Libri&Fumetti
Tutto merito tuo. Ho semplicemente googlato: "science fiction novel kid literature future cities coutryside" E google è bravo con le sciarade. :-) -
Il topic dei libri misteriosi (per cercare opere di cui non ricordiamo il titolo)
topic ha risposto a Shito in una ryoga nella sezione Libri&Fumetti
Mmmh, ovviamente avrai già provato in posti come questo: https://www.vulture.com/article/best-dystopian-books.html La cosa strana è che un volume sufficientemente corposo (200pagg) è difficile che sia ignoto. :-/ Questo? https://en.wikipedia.org/wiki/The_Guardians_(novel)