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Shito

Pchan User
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  1. E' anche il mio film di MIyazaki Hayao preferito. :-) Ce ne sono due versioni (due doppiaggi), entrambi con miei testi: il primo edito per la Bueva Vista (solo DVD), il secondo Lucky Red (cinema, DVD e BD). Choco: era "Shito" anche la prima versione, come per Laputa. :-)
  2. Ah, se è per quello ormai da tempo (una decina d'anni) le sincronizzazioni o le rivedo personalmente, o le faccio proprio io direttamente fin dall'inizio. :-) Però grazie per aver citato Laura Rubin, che mi ha insegnato così tante cose - ai tempi in cui ProTools ancora non era sbarcato nel nostro ambito di lavoro (ai tempi ancora AKAI, che sembrava avveniristico allora, oggi si direbbe davvero "rudimentale")...
  3. Difatti è così. Avevo fatto una disanima su un fenomeno analogo anche sull'evolvere del fandom dei film Ghibli, negli anni in cui ho curato tutti i titoli, arrivando poi anche a ri-scrivere i primi due testi curati da me medesimo anche in prima istanza (Kiki; Laputa). E' un caso molto affine a quello che abbiamo qui ora.
  4. @Vale: In primis: intento. Vuol dire: quello che tento (provo, certo) di fare. In secundis: "perdere" intendo "togliere" - lì rispondevo ad altro utente che mi proponeva un'alternativa di resa molto ridotta. Di mio ho reso un termine con un suo sinonimo funzionale semanticamente contiguo (da monolingua giapponese citato, che riporta un termine in definizione dell'altro), per delle ragioni che avevo chiare i mente, che poi ho ripercorso e infine sono riuscito a esporre (la resa differenziata e ordinata di vari termini affini). Infine: sulla questione dell'insistito processo alle intenzioni di "ah, hai fatto una svista e la volevi coprire ma ti sei tradito" - su una frase che di certo è quanto più marginale - non riesco a credere che tu sia serio, perché sarebbe come se fossimo quindicenni alla nostra prima connessione su un'arena di discussione. Quindi non vi darò seguito e la considererò simpaticamente. Scusa, mi ero davvero "incartato" nel ri-elaborare a posteriori la resa di "hinan" e "taihi". Ci ho messo un po' a recuperare tutto il materiale mentale e appuntato. :-)
  5. Beh, contrariamente a quanto si dice, i testi di partenza sono sempre diversi. Proprio perché la mia logica/filosfia è quella che dicevamo, ad esempio, in tutto Evangelion credo che NON ci sia un solo "sorellona" o similiari? Nei testi Ghibli invece sono termini molto presenti. Non è che "Shito vuole a tutti i costi scrivere sorellona nei dialoghi", che poi come dicevamo in una cosa come "Penguin Highway" c''è persino un personaggio che si chiama ed è chiamato così, per non dire dell'amuchina. A me sembra sempre che, legittimamente, ciascuno si stranisca per ciò che "gli fa strano", e poi a partire d quesro si *mon tino dei casi* che si autoalimentano. Che poi il mio modo/logica di operare un adattamento a te, come ad altri, non piaccia - questo è legittimo. Anche questa mi pare una posizione personale del tutto onesta e rispettabile.
  6. Posso solo aggiungere che se davvero ti ricordi che i miei refusi siono solo per lettere vicine alla tastiera hai dimenticato la fatica che facevi (mai ringraziato abbastanza) quando ti sgobbavi tutti i testi sulle prove di stampa dell'Encyclopedia alla caccia di errori di ogni genere. Ed eri notoriamente il migliore di tutti (mai lodato abbastanza). Ovviamente da allora non sono che peggiorato (<- tipo, questa parola l'ho scritta tre volte, la prima era "pegigorato", giuro).
  7. In una sostanziale equipollenza di significato (come tu indichi), preferisco la prima perché più aderente all'originale (che non usa un 'dake' ma uno 'shika', ovvero un'esclusiva tendenzialmente negativa). Inoltre mi piace che il concetto esclusivio "tu" resti ben spiccato a fondo frase. :-)
  8. Che ognuno ha i suoi gusti, ed essi sono in genere per lo più fondati sull'abitudine. Sì. Non c'è nessun vincitore, perché non c'è tenzone e non è decisa dal gradimento.
  9. Questo è il tipo di frase parlata che è davvero impervia da riportarsi in un sottotitolo così. Ovvero, Kaji sta facendo tutto un discorso, con le sue giuste pause e intonazioni, incedere su concetti chiave presi e ripresi, soprattutto: l'identità, la possibilità all'azione e la responsabilità delle proprie scelte deliberate. Questa è la "battaglia da uomo" di Shinji, quella nel suo animo. Provo a fare una trascrizione più corretta, sfruttando pause a andate a capo, per quello che resta comunque *un dialogo*, una cosa fatta per essere sentita, non letta. KAJI: Beh, Shinji… io non posso fare altro che starmene qui ad annaffiare. Però quanto a te, quanto a quel che non puoi fare che tu... per te qualcosa da poter fare dovrebbe esserci! Ma non ti costringerà nessuno. Pensa da te stesso, decidi da te stesso... ...che cosa adesso, tu stesso debba fare. Beh… che tu non abbia rammarichi! Gli insistiti richiami e rimanti lessicali interni non sono casuali. Inoltre, il poterebbe" non è sull'esserci, ma sul "fare". Perché IO (Kaji) non posso fare niente, ma TU potresti fare qualcosa, ovvero quanto a TE, qualcosa da poter fare dovrebbe esserci (pilotare l'Eva). E' una cosa che PUOI fare solo tu (Shinji), ma non DEVI. Nessuno ti obbliga. Davvero un discorso "da uomo a uomo" - scegli da te stesso, decidi da te stesso... e poi convivi con la responsabilità delle conseguenze della tua scelta d'azione (o non azione, che è comunque una scelta).
  10. Suppongo che si cercasse un effetto di "traduzione straniante" anche tramite l'(ab)uso di "forestierismi per prestito diretto". Suppongo.
  11. L'ordinalità "pura" in giapponese mi pare sia espressa con Dai-Ichi, Dai-NI, ecc, proprio tutto un altro filone. :-)
  12. Ti ringrazio per il sensato e costruttivo intervento, in primis. Personalmente starei valutando le impressioni che vengono riportare qui, dove sto leggendo tutto (anche i meri insulti) e rispondendo atutto quello che mi pare sensato (non i meri insulti), anche per capacitarmi di cosa abbia più "colpito" il fandom. Non dimentichiamoci che anche la precedente versione, al tempo discussa e ora apparentemente quasi osannata, era farina del mio sacco. Come scrivevo, le dinamiche con cui le critiche si generano e alimentano su Internet è spesso particolare, ci sono effetti eco molto casuali. Per esempio, abbiamo a lungo parlato di una battuta volendo anche marginale, dove alcune battute chiave sono molto cambiate, rivelandone il senso profondo (e gli errori delle versioni precedenti) e non ne leggo nulla. Ma sono passate solo 24 ore. Stiamo a vedere e leggere. Sicuramente ci saranno modi e maniere per fare dei compendi quanto più puntuali, e chissà che anche da tanti nuovi iscritti non vengano fuori contributi preziosi, e magari anche personalità totalmente collaborative? Del resto, una volta l'oro lo si cercava e trovava setacciando un fiume e le sue sabbie. :-) Credo quello fosse il tentativo di rendere il Nadsat, caro amico. Con tutto che forse "tacchiallaspicciolata" per "tolchok" era forse eccessivo, non posso non considerare l'intento buono e il risultato comunque notevole.
  13. Capisco, sì. Tuttavia direi che in genere i "numerali ordinali" precedono, mentre i "numerali cardinali "seguono. Tutte le Unità EVA sono enumerate con numerali cardinali, infatti, TRANNE l'UnitàPrima: è una "anomalia" che invero ho ritenuto specialmente significativo produrre, sia per rispettare quella nel testo originale, sia data "l'anomalia" della particolare Unità Eva di cui si dice. :-)
  14. Nessun problema. Non era davvero una rivalsa ad personam. Era davvero solo per mettere in luce una tipica dinamica di questo genere di critiche, che spesso si distaccano, e spesso non hanno neppure esperienza di prima mano reale, dal caso criticato. :-)
  15. Dipende dai casi. Ti faccio notare che non c'è alcun "di quel che", era "anche dicendo il che", non c'è una genitiva. Solo per fare notare come le "critiche" si autoalimentino e radicalizzino anche in cose poi inesistenti, autogenerate. ^^;
  16. Faccio notare all'interessato che questa è una costruzione con un'ardita dislocazione, dato che è dislocata solo parte genitiva con ripetizione pronominale partitiva. Ovvero, in italiano standard sarebbe: "Sono state fatte barilate di esempi. " (1) Per enfatizzare la quantità degli esempi fatti (barilate), che diviene il vero rema della frase, prima si passa quella in tesa, e diventerebbe: "Di esempi ne sono state fatte barilate" (2, prima dislocazione) E poi si ri-disloca la gentivia in cosa (seconda dislocazione), ma il pronome partitivo in testa resta: "Ne sono state fatte barilate, di esempi" (3, seconda dislocazione) Al netto del fatto che l'utente Pan aveva, molto tipicamente per la lingua "parlata trascritta", omesso una pur debita virgola (se resta il pronome partitivo in tesa la genitiva in coda è di-disclocata), questo è solo per dire che - come qualcuyn altro ha avuto a rimarcare qualche pagina fa, forse Kiba - in effetti il "parlato2 (in questo caso "parlato-scritto, che non è "prosa scritta") è in genere molto meno "pulitino" di quel che si vorrebbe credere, che la morfosintassi della nostra lingua italiana in variazione dimasesica "parlato2 e diafasica "colloquiale" ha un sacco di cose di "realismo" e che proprio queste sono spesso dimentica nelle costruzioni di quella lingua che ormai molti chiamano "doppiaggese".
  17. Il punto, come sempre, ed è quello che ribadisco ogni volta, è che l'istanza "più scorrevole" (sempre quanto più soggettiva e presunta) per me non vale a sacrificare alcun contenuto di un testo. Ovvero il testo originale essendo: すでに退避完了との報告が入っています。 il mio intento sarà sempre quello di 2non perdere pezzi" lungo la via dell'adattamento. Quello che Aoba dice con quella battuta, rispondendo a una stringa tomanda implicita di MIsato, che dice solo "I civili e il personale non combattente?" (se ben ricordo), senza alcuna parte verbale - solo soggetti e interrogativa - è appunto: すでに(sudeni = di già)退避(taihi = evacuare, prendere rifugio)完了(kanyou = completato)との(to no" = congiunzio di citazione oggettiva)報告(notifica, annuncio,, comuinicato)が(ga = particella rematica)入っています(ireteimasu = "è entrato", nel senso di "è pervenuto", "è giunto2 - come ogni tipo di posta o comunicazione)。 Quindi il contenuto totale è che: E' giunta comunicazione che (dice che) l'evacuzione/messa in salvo (dei civili di cui chiedeva Misato) è già stata completata. Questo è il contenuto che ho cercato di sacrificare il meno possibile. La mia prima istanza è perdere meno possibile del tutto, non "dire più o meno la stessa cosa in un modo che mi paia scorrevole". Quanto al termine "taihi" reso con "prendere rifugio", come dicevo con Valerio p inteso questa resa nella resa organica (ordinata) dei vari termini specifici della stessa gamma presenti nella serie, ovvero: シェルター: shelter -> rifugio 疎開: sokai -> evacuazione 避難: hinan -> mettersi al riparo 待避: taihi -> prendere rifugio, rifugiarsi 退避: taihi -> 退去: taikyo -> sgrombero In particolare ho voluto "riservare" il termine evacuazione per il monto specifico "sokai", che è proprio "abbandonare un luogo venendone trasferiti via, se ben ricordo. Nello stesso episodio compare ad esempio questa battuta di Kensuke che ripende a Touji sul fatto che in classe ci siano sempre meno alunni: 疎開だよ、疎開。みんな転校しちゃったよ。 Kensuke risponde: "Sono le evacuazioni, evacuazioni. Hanno tutti finito per cambiare scuola". Si sta riferendo al fatto che, iniziati gli scontri sul territorio di NeoTokyo-3, molti abitanti sono stati "evacuati dalla città'. In senso più genericop, termini quali "hinan" e "taihi" vengono proposti come sinonimi anche da dizionari monolingua, come abbiamo visto, per "adiacenza semantica". Indicano in effetti la stessa azione, considerata da due punti di vista diversi "evacuare -> lasciare un posto a rischio per evitare il pericolo, "prendere rifugio" -> andare in un posto sicuro per evitare il pericolo. Trovando "sokai" ,olto più specifico e univoco, ho intwso "riservare2il termine "evacuzione" alla resa di quello. Valerio: mi scuso se nel ricostruire tutto questo processo mentale che ho per lo più compiuto a dicembre dell'anno passato mi sia un po' perso, e abbia commesso delle imprecisioni "ricostruttive" del preciso processo mentale che ho seguito. In effetti sono cose abbastanza minuziose, anche perché cercando di mantenere ordinata la terminologia di una serie intera le catene di parole sono diventate molto lunghe, e in più qui da ieri i messaggi che si sono susseguiti e alternati sono stati davvero molti. In ogni caso non credo che il punto sia "quanto maldestramente io abbia in prima battuta ricostruito le cose", quanto semmai "come o operato, e perché2 - cosa che adesso credo di aver chiarito - con tutta la componente di opinabile scelta da me compiuta, che non viene nullificata, certo. Valerio: mi dispiace se nel
  18. Salve. :-) Come per il corretto recupero di "apostolo/i" in luogo di "angelo/i", che era stato erroneamente mutuato dalle scritte inglesi contenuti nei disegni della serie, sovraimponendosi alla corretta resa del preciso termine giappone 使徒 [shito - apostolo], analogamente anche le nomenclature delle varie unità Eva sono state riaccordate alla loro vera dicitura originale giapponese. Nella serie televisiva originale e nei suoi film conclusivi, le unità Eva in giapponese sono chiamate: 零号機 (ZeroGouKi), 初号機 (ShoGouKi), 弐号機 (NiGouKi), 三号機 (SanGouKi), 四号機 (YonGouKi), 5号機 (GoGouKi) [...] 13号機 (JuuSanGouKi). Dall'Unità5 all'Unità13 si parla di EVA量産機 (EVA RyousanKi), ovvero "Unità a Produzione di Massa". Nel caso delle prime quattro unità, il cui numerale viene riportato in kanji, si tratta delle unità "protagoniste" degli eventi della serie (anche se l'UnitàQuattro viene solo citata e mai mostrata). Questa numerazione in primo luogo, non vede mai un doppio numero, come "ZeroZero", "ZeroUno", "ZeroDue", etc. Tali diciture erano state erroneamente mutuate, o "inventate", ancora una volta da vari scritte in caratteri latini sparpagliate per le immagini della serie, tuttavia, esattamente come per il dualismo shito/ANGEL, allo stesso modo si capisce che anche in questo caso (e in vari altri), si hanno nell'originale due nomenclature parallele: quella in lingua giapponese, la principale, e quelle in caratteri latini, per lo più intese come angloamericane, in vari luoghi grafici interni alla narrazione. Nel caso in questione, nomi quali 零号機 (ZeroGouKi), 初号機 (ShoGouKi), 弐号機 (NiGouKi), 三号機 (SanGouKi), oltre a non presentare mai la doppia cifra, al contrario presentano sempre, come parte integrante del nome stesso, il kanji 機 (ki), generalmente utilizzato per le strutture/elementi meccanici, anche in molti composti. Quindi in primo luogo nel nuovo e più corretto adattamento ho inteso eliminare le doppie cifre, indebite, e ripristinare la parola "unità" come parte integrante dei nomi delle varie Unità EVA. In particolare, nei nomi delle prime tre unità, le vere "protagoniste" della serie, si notano alcune particolarità: 零号機 (ZeroGouKi), 初号機 (ShoGouKi), 弐号機 (NiGouKi): nel caso della unità tra la "zero" e la "ni" (due), non abbiamo il noermale numero "uno" (ichi, in giapponese), ma il kanji di "sho", che viene usato per "il primo elemento" di una serie. Per esempio è tipicamente usato per la "prima uscita" di una pubblicazione seriale. Anche nelle produzioni industriali viene talvolta usato. A livello citazionistico, la sequenza Zero-Sho-Ni rimanda anche alla produzione delle animazioni su pellicola, dove "sho" è usato per nominare la "prima copia" di un film, quella usata per la proiezione di controllo interna. Narrativamente parlando, lo "ShoGouKi" (UnitàPrima) è un'unità particolare per molte ragioni, come chi conosce la serie dovrebbe sapere. In ogni caso, per tutte le ragioni qui esposte ho inteso rendere i nomi 零号機 (ZeroGouKi), 初号機 (ShoGouKi), 弐号機 (NiGouKi), 三号機 (SanGouKi), 四号機 (YonGouKi), 5号機 (GoGouKi) [...] 13号機 (JuuSanGouKi) come i più correttamente corrispondenti: UnitàZero, UnitàPrima, UnitàDue, UnitàTre, UnitàQuattro. Unità5 [...] Unità13 - sempre nel tentativo di usare una denominazione italiana più correttamente derivata da quella originale, in contenuti lessimici e allusioni incluse. Sperando che la spiegazione della mia scelta sia risultata esaustiva. :-)
  19. Prova tu con un iPhone vecchio di 9 (nove) anni e i miei ditoni. :-)
  20. Detto il che, per stasera mi congedo. :-) Anche dicendo il che, non significa che domani non leggerò!
  21. Molto semplice. Gendo ha appena detto una frase del tipo "sì, ma chissene della Commissione, abbiamo tutti gli assi in mano". Fuyutsuki, più anziano e sensato, lo ammonisce "anche dicendo il che [che abbiamo tutti gli assi], non c'è mica da indispettirli [quella della commissione]" Come dire: "se anche hai ragione, non aizzare il tuo nemico nel torto"
  22. In originale lei dice quella frase in modo alquanto altezzoso e perentorio. In fatti si trova sopra le scale, e guarda letteralmente Shinji d'alto in basso. Siccome è altezzosa, dice quella frase anche come se non dasse troppa considerazione a Shinji, con quel distacco vago di chi si sente superiore. Asuka ripete quella frase in maniera infantile e quasi autistica, specie in Air - non si è ancora ripresa, eh!
  23. Sì, direi che cambia da scorretto a corretto - come sintassi. :-)
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