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Caro Godai, avevo idea di iniziare un topic del genere, quindi colgo la palla al balzo - qualche moderatore di buon cuore potrebbe poi spostare nel luogo dato ai libri, in caso, e ancora lo ringrazierei. --- 9-9mbre duemiladician9,cielo coperto con pioggerelle sparse* * *Sto leggendo "Un litro di lacrime", il libro, ovvero il diario originale di Kitou Aya. È stato infine pubblicato in italiano da Rizzoli il mese scorso. Non lo avrei sperato. Tradotto direttamente dal giapponese. Tutto cognome-nome, anche in copertina. Non ci avrei sperato. L'ho trovato per caso in libreria alla stazione di Firenze, in un tempo morto per cambio treno di ritorno da Lucca, comics and games. Dalla frivolezza alla significanza, quasi un contrappasso all'inverso. E siccome ora lo sto leggendo, la mia solita permeabilità linguistica, tipicamente mimetica, mi porta come a scrivere qualche pagina di diario. Scimmia vede, scimmia fa.Al netto di qualche sparuta sbavatura, la traduzione del testo mi sembra molto buona. Pressoché a ogni frase posso immaginare, o meglio non posso fare a meno di "sentire", il giapponese a monte dell'italiano a valle del processo di trasduzione linguistica. Per me è tutto un bene, tutto giusto. Del resto, da un lato un diario giovanile è per sua natura scritto in modo molto colloquiale, sembra quasi un dialogo con sé stessi. D'altro canto, il giapponese in sé stesso è proprio così. La sua variazione diamesica tra lingua parlata e lingua scritta è molto minore che nella nostra lingua. Credo che proprio per l'italiano, a causa della sua storia, questa variazione sia massimizzata. In verità, ho scoperto di recente che proprio il concetto stesso di "variazione diamesica" pare sia stato introdotto (specificato) da un linguista italiano. Il che non mi sorprende affatto. Sembra che da principio di parlasse solo di "diafasia linguistica", poi forse di "diastratia", e così anche i concetti di diatopia e diacronia sono successivi, in fondo mere specificazioni.Però davvero, "Un litro di lacrime" (in italiano) è pieno di cose come quelle che scrivo io stesso quando adatto (non traduco, no) un copione dal giapponese. Come uso della lingua, proprio. Talvolta Aya si riferisce a sé stessa in terza persona. Ovviamente ci sono "sorelline" e "fratellini" vari. Che strano, eh? Ancora, nella morfosintassi e nella costruzione del periodo, tipo: "anche a consolarmi in questo modo, però, non posso evitare di sentirmi in ansia." Sic. La subordinata concessiva che inizia la frase, tipico. E poi la principale che si recupera come avversativa, tipico. Nel testo italiano riconosco il giapponese anche in certe precise scelte terminologiche: "sento che nel mio corpo c'è qualcosa che si sta guastando". "Kowareru", rompersi, lo rendo spesso anche io con "guastarsi". Quando non è il rompersi di un vetro (infrangersi), ma il rompersi di un meccanismo. O di un organo nel corpo. Insomma nel testo italiano del libro ci sono tante frasi che a tanti lettori probabilmente "suonerebbero STRANE". A me suonano naturali. Ma l'una e l'altra cosa sono insignificanti. Significante è che Kitou Aya era una ragazzina giapponese, pensava in lingua giapponese, da persona giapponese, e così si esprimeva.Platone diceva che "lo stile è anima". Lo stile nell'esprimersi verbalmente, perché esprimere il proprio pensiero con le parole è la più umana delle caratteristiche. Alla fine il "significante" è la concettualizzazione essa stessa di una percezione, che è il "significato". Nella lingua, la forma davvero è sostanza. E il "mondo delle idee" in fondo altro non è che un canone espressivo linguistico, una lingua endemicamente parlata da un gruppo etnico umano.Quindi Kitou Aya scrive in giapponese pensieri giapponesi nati da percezioni e referenti culturali giapponesi. Il suo interrogarsi su "la felicità" mi ha fatto molto pensare a un capitolo di 'Iro Iro' di Giorgio Amitrano, ancor più a uno dei fili rossi, forse il più spesso, di 'Ginga Tetsudou no Yoru' di Miyazawa Kenji, forse una sincronia non casuale. E poi Aya cita 'Hana Ichi Monme', Sakamoto Kyuu, "sopportare l'insopportabile e tollerare l'intollerabile". Tutte cose che di per me ho studiato, approfondito, conosciuto per lavoro e per passione. Per il lettore più occasionale ci sarebbero forse volute più note - perché un testo scritto non ha il potenziale autoesplicativo di un'opera audiovisiva, ma ha spazio pressoché infinito per le spiegazioni aggiunte al testo.Ma in un modo o nell'altro, resta che il giapponese è giapponese - lingua, pensiero, cultura, persone. E ovviamente l'idiozia è idiozia, come nella crassa pretesa, inconscia e peggio conscia, di sollazzarsi nella fruizione –no, anzi– nel CONSUMO del prodotto di un'altra cultura dolosamente imbastardito nei (sempre e solo presunti) canoni della nostra.Nel caso specifico, lo ripeto, Kitou Aya è stata ed era una ragazza giapponese. Benissimo tradurne il diario in italiano, per divulgarne il vivido contenuto anche a noi italiani. È una cosa buona e anche bella. Ma non ci sarebbe nulla di buono o di bello nell'italianizzarlo. Non c'è affatto bisogno di storpiare i modi di essere, pensare, ed esprimersi altrui, soggiogandoli si nostri. La storia di Aya, purtroppo, "non è un film". Ma realtà e finzione hanno pari dignità, se si parla di cultura d'origine. Infatti leggere un probabile "sugoi-na" tradotto in italiano come "da paura" mi ha fatto per contro accapponare la pelle. Letteralmente.
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La scelta di Saint per sacro guerriero, tutta la verità (forse..)
topic ha risposto a Shito in una Kobayashi nella sezione I Cavalieri dello Zodiaco (aka Saint Seiya)
Garion: che poi ci avevo ripensato, non ricordo se ne avessimo anche parlato viva vox, ma la differenza e "seikishi" e "seitoshi" mi fa tanti pensare alla differenza tra un "paladino" come un cavaliere votato a una divinità e un "campione" come un lottatore votato a una divinità (nel nostro caso, a quel che si voglia in italiano per sé). Ovvero, pensando al mondo della boxe (Ring ni Kakero come Ashita no Joe) un pugilatore può intendersi il "campione" (nel senso di: rappresentante ufficiale, non vincitore di torneo) di una nazione, di un grupo, di una persona. Per esempio, mi pare evidente che nel penitenziario Rikishi fosse il "campione" della cara nobile signorina, un po' come Jabu dove originariamente essere il "campione" della piccola Saori, del qualche avrebbe poi preso il posto Seiya (Joe), il "campione" di tutto il domani e i giovani del domani. E' un tops credo chiaro quanto classico. 🙂 Col che, non dico certo che "campione santo" sia una buona proposta di resa traduttoria per "seitoushi. Era, ovviamente, solo per capirci sui significati. -
Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione Anime & Manga
Piacere mio di dialogare su un mio (non solo mio, certo) lavoro con un interlocutore attento e interessato. Sulla ridondanza nell'uso di "umore", personalmente la trovo molto più sfumata di quel che tu esprimi, principalmente perché non riesco a considerare l'irrequietezza un mero "umore". http://www.treccani.it/vocabolario/irrequietezza/ Ovvero, trovo che "mi sento irrequieto" esprima una condizione sfumatamente diversa, perché più generale, spiccata e anche "pratica", se vogliamo, di un ipotetico "mi sento d'umore irrequieto" - per capirci. Ma in ogni caso, credo che anche un certo livello di ripetizione talvolta un po' ridondante ben si sposi, anzi sia una marca, della variazione diamesica "parlata" della lingua italiana, come pure delle variazioni diafasiche "colloquiale" e "giovanile". Esempio: mentre andavo a Lucca, in stazione, una normalissima coppia si è espressa così dinanzi a me: Lei: "Vorrei passare alla Benetton." Lui: "E, ma poi non so se ce la facciamo a fare in tempo." Quello che voglio dire è che il dialogo reale, parlato, non è mai uno stralcio di prosa. Questo perché, ovviamente, i pensieri vengono mentalmente formulati e poi espressi in un odine spontaneo e diretto, non organizzato, cosa che conduce intanti all'uso e all'abuso spontaneo di dislocazioni morfosintattiche, nel disperato recupero della gerarchia rema-tema, quasi sempre opposta alla struttura SVO, ma altresì a molte ripetizioni concettuali e ancor più lessicali tra principali e subordinate. Sono convinto, anzi, che il cosiddetto "doppiaggese" sia caratterizzato da una "didascalicità" dei dialoghi del tutto aliena alla lingua parlata reale. --- Su vendetta e fare vendetta, ancora. Perdonami. Quello che scriverò potrà sembrare una spocchiosa lezioncina, ma non intende esserlo. Mi affido alla tua benevolenza e buona disposizione d'animo di lettore. Treccani riporta: Comune soprattutto la locuz. fare vendetta di ..., vendicare: far vendetta di un torto patito, di un affronto subìto; chi passa, prometta Dell’ingiusta mia morte far vendetta (Berni); seguito da nome di persona, o da agg. possessivo, vendicare la persona, e in partic. vendicarne la morte: E giurò far del suo fratel v. (Pulci); farò io la tua v.; anche al plur.: un guerrier ch’in tal travaglio il mette, Che spero ch’abbia a far le mie v. ( Ariosto ); Quello che Treccani segnala come "comune" non è soggetto a una indicazione di letterarietà del costrutto (lett.) o (poet.) o (ant.) Gli esempi che seguono sono letterari, certo, ma sono separati dall'indicazione di GENERICA comunanza da un giusto punto e virgola. Credo sia normale che un dizionario serio attesti sempre e comunque dei referenti letterari, per attestare l''uso "datatto" e documentato di un termine come di un costrutto. Treccani dovrebbe forse citare gli hits di Google? Spero petalosamente di no. --- Infine, curiosità: https://www.milkbook.it/il-ghiribizzo/ Non mi ricordo avessi trovato questo libro, e questa pagina, durante le lavorazioni dei dialoghi italiani di Shinko. Io e l'autore del libro non ci conosciamo, e non ci siamo dunque contaminati a vicenda. Oh, le sincronie! :-) -
Nomi dal passato (quando c'era Mangazine) -tread trollonico-
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A onore del vero il dossier sulle maghette era nato come pezzo unico, ma venne sdoppiato dalla redazione perché troppo corposo. :-) Il fatto che il mio primo impegno "professionale" nel settore sia stato una sorta di "majokko no kenkyuu" ha molto divertito, in momenti di conversazione privata, la signora Tadano e suo marito, sakkan di grande esperienza e carriera, già attivo su un certo traumatico episodio di Minky Momo... :-) -
Peraltro, è già disponibile anche su iBooks.
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Io non posso dire nulla su questo film, di cui non so nulla, ma davvero ho amato leggere il post qui sopra di Godai, a commento del film e dell'edizione. Sarò banale, ma credo che questo sia il tipo di cotributo che più arricchisce, anzi costituisce, un forum di discussione tematica. Grazie a Godai! Ora siccome sono sempre io, e come gli amici sanno sono un "rompino" ineluttabile che non conosce neanche un pochitto di recalcitranza, vorrei dire che "1 Litre no Namida" non merita di essere indicato con la sua traduzione inglese. Semmai "Un litro di lacrime", anche perché... e qui la GRANDE notizia... il mese scorso è stato pubblicato in Italia il libro originale, da Rizzoli. Tradotto direttamente dal giapponese (ho controllato). Col titolo corretto. Tutto cognome-nome ANCHE IN COPERTINA. Quindi, come ho scritto a un mio caro corrispondente, gioiamo: un passo alla volta, verso la correttezza. Ovviamente con un pensiero serio per Aya e tutti i malati di atassia spinocerebellare, come anche di alti atroci mali cronici, genetici, o comunque apparentemente endogeni.
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Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
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Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
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Salve, due piccole premesse alla risposta. La prima è che l'adattamento di questo copione di doppiaggio, partendo dalla traduzione di Francesco Nicodemo, è passato nel corso di molto tempo tramite parecchie revisioni, consulenze, pareri e suggerimenti di collaboratori diversi. Solo per dire che la mia memoria sulle singole scelte potrebbe essere in genere meno puntuale che in altri casi. La seconda è che, se mi è permesso supporre, mi pare che i punti di analisi proposti vengano dal trailer del film - il che è certo legittimo, ma comporta una certa inevitabile decontestualizzazione delle frasi dallo scorrere (indi anche dal senso) dei dialoghi completi. Quindi: 1) Shinko esprime quel suo stato d'animo con molta vaghezza, lei stessa lo esprime come una stranezza (la frase, a memoria, si completa con "sarà che è la pubertà?"). Il senso di "Mi sento irrequieta, eppure [mi sento] d'umore un pochino felice" non mi pare onestamente complesso, e anzi mi pare che esprima bene la contraddizione che la stessa bimba percepisce in sé. Anche la "casualità" di "mi sento così, ma anche di un umore cosà", mi pare adatta al tentativo di una bimba di esprimere uno stato d'animo per lei stessa strano, incomprensibile, e il suo tentativo è così stentato e buffo che la sua interlocutrice, la maestra Hidzuru, ne ride simpaticamente. Non ricordo l'originale giapponese a memoria ma ricordo che la frase era stata discussa con traduttore e un secondo consulente. 2) ricordo che Treccani specifica come "specialmente comune" il costrutto "fare vendetta", il cui uso era stato da me scelto intenzionalmente in ragione della (infantile e forzata) verve epica ed eroica intesa da Shinko nel dialogo in causa. Ovvero, Shinko esprime il concetto "sovracaricandolo" di tono epico, quasi cavalleresco. Come si può ben notare dal tono quasi parossistico della lettera d'addio che poi recapita a Kiiko. Ringrazio per l'interesse. -
Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione Anime & Manga
I contenuti delle breve introduzione sono stati più o meno quanto indicavo a Roger, con qualche dettaglio in più, sul taglio e tono del film e dei suoi autori. Nel brevissimo commento, si è spiegato rapidamente sui punti di risate indebite (il 2 e il 3 nel mio post) enucleandone i riferenti interni alla sceneggiatura. Il traduttore Francesco Nicodemo, a precisa domanda, ha risposto soprattutto sulla complessità del testo originale, e ancora sull'inteso taglio registico del film. -
Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
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Roger: tieni presente che si tratta di un film di un regista intellettuale (docente universitario) tratto da un romanzo autobiografico di letteratura colta, non infantile. Come spesso accade, il bildunsroman (volendo) che si determina dalla riconsiderazione dell'infanzia di un'autore può offrire spunti su molti luvelli, come sinduveva, a pubblico di diverse età. Chi citava Tototo e Hotaru credo avesse più di una ragione. E personalmente condivo molto il pensiero con cui hai dato inizio al tuo intervento, su tutto. -
Shinko Ghiribizzo e la magia millenaria (MaiMai Shinko to Sennen no Mahou - Mai Mai Miracle)
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione Anime & Manga
Parlare non per visto e sentito, ma per "sentito dire e letto riportato" è proprio tipico di un certo tipo di critiche. Che si tratti dei film o degli eventi relativi, l'atteggiamento non cambia. Ma del resto, c'è chi è interessato "alle cose in sé", e chi è interessato solo al sé. Credo da sempre. A ciascuno il suo. Di mio, ho sentito solo tre momenti di risate durante la proiezione. Il primo in un vero e giusto momento comico del film (la scena delle bimbe ubriache e il nonno che vorrebbe un po' di whisky residuo). Il secondo all'uso, da Shinko a Tatsuyoshi, dell'epiteto di congedo "camerata degli arditi", cosa del tutto motivata e spiegata a fine film. Ovvvero: http://www.treccani.it/vocabolario/camerata2_(Sinonimi-e-Contrari)/ (nota: si prega di far caso a quale sia il significato PRIMO, e quale il significato SECONDO, e soprattutto di pensare a quale sia contualizzabile a un gruppo di BAMBINI GIAPPONESI che nella campagna degli Anni Cinquanta giocano a "dirsi gruppo degli Arditi".) Il terzo momento di risate, che onestente è parso a tutti una boutade preparata da uno spettatore che ha atteso tutto il film per trovare un appiglio per "spararla", ha fatto seguito a una battuta intezionalmente (nell'originale come in italiano) complicata e difficile, intesa dalla sceneggiatura per far stabuzzare il pubblico di fronte a un personaggio deliberatamente "serbato" per la fine del film. Chiaramente, la scena a seguire poi spiega (narrativamente) la ragion d'essere di quella intesa "stranezza". Siccome il "colpo di treatro" dell'educato spettatore, che ha reso ben chiaro a tutto quanto poco gli importasse di apire quello che diceva di non capire, ha impedito al pubblico normale di seguire la scena, ho poi ragguagliato a beneficio degli interessati. Chi rimaca, qui come altrove, che il film ha vari livelli di lettura ed è quindi complesso, o anche ricco di contenuti, ha di certo ragione. Come ho detto, molteplici visioni ne fanno notare a me per primo nuovi dettagli ogni volta. Sono specialmente lieto che se ne sia avuta una vera anteprima cinematografica tenutasi in una vera sala cinema da vero materiali cinema. Per contro, mi spiace che non sia abbia avuto temponper poter discitere insieme aui conrenuti e lo stile della pellicola. Per un po' di quel taglio, vi rimando al dibattito ce si tenne al VIGAMUS. Credo anche Yamato ne riposterà il link diretto. Salutinai Pchanners ritrovati in sala! Prode Alex, avrei davvero voluto poter chiacchierare un poco con te. A tutti gli amici, un caro saluto. :-) -
Se posso, il cast mi sembra davvero di prim'ordine. :-)
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Personalmente dopo iPhone4/4s notai una certa tendenza del retro degli iPhone a flettersi, piegarsi, anche per il rigonfiarsi della batteria con umidità+usura. Pensai fosse normale, perché uno strato sottile di un metallo dolce come l'alluminio chiaramente non ha la resistenza alla deformazione che ha il vetro. Quindi con iPhone6 pensai che fosse "more of the same problem". -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
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Prima la "scelta di design più avversata" era stata la rimozione del jack audio. Prima, mi pare, la sporgenza del gruppo della fotocamera. Credo essenzialmente che da un lato le aziende abbiano bisogno di introdurre periodicamente un cambiamento abbastanza sensibile, per quanto indesiderato, tanto per poter dire "è un prodotto nuovo". Prima c'era stato il "bendgate". Prima l"antennagate". A quando il "gategate". O il "whatsoevergate"? Dall'altro, il pubblico si sente sempre bene a dir male di qualcosa, fingendo un po' di scandalo. E così il mondo gira, gli umani consumano cose inutili, parlano tanto e a vuoto, e sono tutti contenti, no? Il vero problema, la paura più grande, è sempre non sapere come passare il tempo. Come ingannare il tempo. Perché questo obbligherebbe a capacitarsi che il tempo passa. -
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Certo per uno come me che usa un iPhone4 vecchio di 9 anni pensare a "l'anno del superamento del notch" è quasi comico. Intendo, questo livelo di attenzione, anticipazione e speculazione su singoli elementi di design o singole features di questi computer palmari che fanno anche telefonate... 🙂 -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
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Essenzialmente l'iPhone4 e l'iPhone5c sono stati i più "Ive" di tutti i design dell'iPhone, infatti erano molto "German industrial design", in particolare l'iPhone5c totalmente Braun/Rams, mentre liphone4 del tutto Leica-like (gioco di parole so lookalike), -
Yoko Shimomura at her finest. (BTW il primo Seiken Densetsu mi sa che era quasi un rip-off di non mi ricordo quale romanzo fantasy, quello la cui protagonista si chiama Amberle, credo... ah, sì... Shannara).
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Mondo Apple (sempre più QUALITY)
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Per iPhone4 invece l'ultimo iOS è il 7. Proprio per questo resta tra i migliori, è ancora il mio main. 🙂 Fa ridere, perché è un telefono di 9 (nove) anni fa, dubito che un cellulare mi sia mai durato sempre anche ai tempi pre-sumafo. Ah, mai cambiato la pila, mai rotto nulla. -
IMPORT problemi e consigli
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Avevo inteso, ma pensavo fosse quello che il sistema riporta quando le spedizioni raggiungono l'ultimo punto monitorabile dall'estero, ovvero l'ingresso all'uficio di scambi della destinazione (Italia), dopo il quale il tracking è passato al nostro servizio nazionale. -
IMPORT problemi e consigli
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Non "d'importazione"? -
Anime Factory - News in progress
topic ha risposto a Shito in una Den-chan nella sezione Anime & Manga
No, anche perché non credo sia possibile. -
Anime Factory - News in progress
topic ha risposto a Shito in una Den-chan nella sezione Anime & Manga
E' per la mai davvero certa compatibilità dei più sofisticati supporti che non amo la tecnologia di questo tipo, infatti. 😕 -
Anime Factory - News in progress
topic ha risposto a Shito in una Den-chan nella sezione Anime & Manga
Posso dire una cosa? Sembra strano, per il modo di produzione dei BD, che *talune* copie presentino dei difetti fisici. Più probabile un problema di compatibilità tra l'authoring eseguito e determinati lettori, presente su tutte le identiche copie stampate. -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
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Sì, mi riferivo al'aspetto fisico simile "A una bella macchina fotografica Leica d'altri tempi". 🙂 -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Comunque, a me l'iPhone4 sembra molto, molto più elegante, professionale, hi-end di tutti questi modelli più moderni che al confronto sembrano davvero gizmos, for nerds/geeks. Forse lo era anche l'iPhone4, ma sembra una cosa per persone normali/serie.