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Shito

Pchan User
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  1. Ho sentito il bisogno di quotare questo messaggio perché mette in luce il successo di tutto il mio "modo", ma anche "intento" professionale. Non conosco l'autore (avatar "importante", tuttavia), e i grassetti sono aggiunti da me. Ho grasettato, noterete, anche cose "a mio discapito". Per poter più facilmente "unire i puntini". @Puro puoi chiamarmi Shito, o Gualtiero, o come ti va. Sono davvero lieto, proprio *felice*, che la comunicazione dell'originale ti sia arrivata nell'adattamento che ho tentato di fare.Il tuo interesse, la tua attenzione, sono stati un ingrediente necessario a questa efficacia di comunicazione. La mancanza di questo ingrediente non potrebbe e non può essere supplita da alcuna "semplificazione del testo", no. S', il capitano, poi maggiore, Katsuragi parla in un modo molto peculiare e spesso buffo. Usa parole, locuzioni e "uscite" molto femminili e "mondane" anche in momenti del tutto operativi. Come definire "screanzato!" un apostolo che cerca di penetrare con una trivella fin alla sede Centrale della Nerv. Andando più sul sottile hai notato che Hyuuga, che è innamorato di lei ma "parte" come un compito perfettino, cerca di "ingaglioffarsi" (cit. Machiavelli) nel suo modo di esprimersi per avvicinarsi al "mondo" dell'amata? C'è uno scambio tra i due epico, dinanzi all'UnitàPrima appena recuperata dopo il patatrac nell'episodio 19/20, in cui Hyuuga prima fa una metafora allusiva, poi ci mette dentro Misato per analogia, rendendosi un po' greve, e poi si scusa - perché ride da solo. Splendido. Per esempio. Su tutto, grazie di tutto. Poi, @sirtao: Sulla questione di "DaiSanShinToukyou-Shi" ci ho pensato tato, ci abbiamo pensato tanto - con la traduttrice e con almeno due (più probabilmente tre) consulenti che ho costantemente sentito durante tutto questo ri-adattamento. In primis, nelle scritte inglesi è solo TOKYO-3, senza neppure "neo". Non ho avuto imposizioni in tal senso, no. La prima cosa che abbiamo valutato è il valore "effettivo" di quello -shi (città) in coda. Abbiamo ritenuto che sia una "suffizazione di categoria", così come tutte le le prefetture hanno -ken, in coda, e per altri analoghe categorie toponomastiche (-ku, -mura, ecc). Quindi abbiamo scelto di considerare questa suffissazione "implicita" nel nome di quella che è chiaramente è una città, che in lingua italiana non *richiede* una suffissazione. Ovviamente dato che è che faccia niente di male, quanto il "peso della frase" in qualche modo ci pareva rendesse più "lessemicamente rilevante" quello "-shi" l'abbiamo esplicitato (la città di NeoTokyo-3). Per intenderci, è un po' il caso di "Quebec" (la città, non lo stato/provincia), che talvolta viene riportato come "Ville du Quebeq" o "Quebec City" - ma in italiano in genere si differenzia per solo uso di preposizione: andiamo A Quebec, la città; andiamo Quebec, la provincia/stato. Ma a volte di potrà anche dire "la Città di Quebec". D'altro canto io sono nato a Vasto, ma sui documenti più pomposi è "Città del Vasto". Sulla questione della numerazione ordinale o cardinale, la traduttrice ha insistito che è normale nelle *denominazione toponomastiche* giapponesi usare l'ordinale, mentre per noi la resa toponomastica è cardinale. Poiché non vi è un reale contenuto lessemico in questa differenza, ho convenuto che il cambio era fattibile. NO, non è lo stesso caso dei "nomi" delle unità Eva, perché in quel caso si parla di reali *nomi* di robot di fantasia, e inoltre c'è anche il discorso che il termine "unità" (per "ki") è incluso, laddove l'indice di categoria numerale si elimina pure (gou), e inoltre nel vecchio adattamento c'erano delle doppie-cifre inventate dal nulla. Poi, sul "Neo". Altra cosa che abbiamo molto valutato e discusso. In particolare, la traduttrice sosteneva che è regolare aggiunge uno "shin" ogni volta che c'è "una cosa che ne segue un'altra precedente". Quindi secondo lei andava proprio eliminato. In effetti nell'inglese interno (cartelli stradali bilingue, non figate SF) non viene indicato, e questo portava acqua al suo mulino. Però poi abbiamo notato che nel caso di DaiNITokyo (Tokyo-2) spesso la parte di "shin" non compariva. Quindi abbiamo deciso di recuperare quel contenuto lessemico. Abbiamo scelto "neo" invece che "nuova" semplicemente perché il prefisso "neo" esiste semplicemente anche in itliano, che so: una neomamma, un neolaureato - e ci è parso, soprattutto a me, che in quello che è comunque un nome - composto, ma comunque un toponimo - fosse più corretto all'uopo. Sul termine "bousou". L'idea è sempre quella, per me: come un toro scatenato, che ha visto il colore rosso e "non ragiona più". Persino in caso di memorie belliche, di soldati e guerrieri, si parla della "furia". Non per definire il soggetto(metonimia), ma la sua condizione. Infatti"infuriato" è "preso dalla furia", ovvero "in preda alla furia". E' a questa logica linguistica e lessicale che mi sono riferito per rendere questo particolare uso di "bousou".
  2. Sono davvero un po' occupato a recuperare le fila di un lavoro che sto tropo trascurando. Scusandomi, riporto questo post di risposta a Alex Halman come un punto e spunto da cui poi magari riprendere un dialogo molto "in topic" sul tema delle rese, dei costrutti, del mio "stile di adattamento" che si è estrinsecato (anche) in questo nuovo doppiaggio di Evangelion. Grazie a tutti gli interessati e i lettori e chi propone puntuali domande.
  3. Quanto hai ragione... sono un viziato schifoso (non è sarcasmo). :-(
  4. Per esempio: shito sono Apostoli, obiettivamente, oggettivamente, realmente. Se la maggioranza preferisce la cosa sbagliata, questo non rende giusto lo sbagliato. Se la maggioranza "preferisse" che 2+2 facesse 5, quanto farebbe 2+2? :-)
  5. Nari: no, non sto "incolpando". Non c'è colpa. Perché si parla di un "giudizio di valore". Se la maggioranza pensa che questo nuovo adattamento sia "pessimo", magari si sbaglia la maggioranza. Non è mica diritto, questo. Non è che la maggioranza abbia sempre ragione, anzi. La storia dell'arte dimostra spesso il contrario. ^^;
  6. Prode Alex (mi sono affezionato a questo modo di chiamarti), vorrei dire chiaramente che tu qui SOTTOLINEI UN PUNTO CARDINE DELLA FACCENDA. E lo elabori magnificamente. In effetti avevo toccato, lambito, questo stesso punto un paio di volte: quando dicevo che sono conscio che il mio modo di intendere e scrivere i dialoghi li rende ostici a una recitazione frettolosa, perché per capire anche solo "come" vanno detti è necessario interne tutti i sottotesti, i sottintesi e i riferimenti, e quando ho ribadito che proprio per questo ormai io scrivo in genere solo per le mie stesse direzioni. Sono certo che tu mi segui perché in tutte queste anche stancanti pagine ti ho sempre letto con una resenza davvero puntuale su tutto. Per amor di esplicazione, per gli tutti altri soprattutto, permettimi di fare un esempio. Episodio1 - quando Shinji a tutta prima RIFIUTA la richiesta paterna di salire a bordo dell'UnitàPrima per andare a combattere contro "quel coso la fuori". Ora, nel nuovo adattamento, Shinji dice (tra le altre mativazioni di diniego) "ma se non l'ho mai visto ne neo mai sentito nullla!" Un'espressione un po' "contorta", vero? Prima istanza: in giapponese dice così: "mita-koto kita-koto nai no ni..." proprio così. Ok, allora si dirà: "eh, ma era così importante?" SI Perché? Perché, e sarebbe ovvio pensarlo, quello che viene detto in originale, nella sua precisione, non è mica "a caso". ^^; Ovvero Shinji sta anticipando quello che accadrà nell'episodio20. Quando nella sua "regressione" rivedrà quella scena, e "non è vero - io sapevo". Perché Shinji ERA PRESENTE nel momento in Yui (la madre) tenta il primo contato con l'UnitàPrima e ne viene assorbita. Questo lo vedremo invece nell'episodio21 Ovvero, Shinji aveva RIMOSSO. Da cui la sua battuta nell'episodio1 (uno), e poi la sua ripresa di coscienza nell'episodio 20 (venti). E qui, è anche il motivo di un seguente scambio tra lui e il padre, quando correttamente tradotto, sempre nell'episodio 1. S: "Ma perché proprio io?" G: "Per qualsiasi altro essere umano sarebbe impossibile..." (okano ningen ni ha, muri dakarana...) Gendo SA BENE che SOLO il figlio può sincronizzarsi con l'anima di Yui - al massimo Rei (che è un jolly), ma malaccio (cfr ep14). ----- Tutto questo per dire che il tentativo di "restare fedeli, sin nei dettagli, all'originale" NON E' UN VEZZO; non è autocompiacimento, è una cosa che risponde alle logiche di base della NARRATIVA. Le parole, le frasi, le battute hanno senso, rimanti e allusioni PRECISE. E l'unico modo per far "tonare i conti" è rispettare TUTTO AL MASSIMO. Certo, ci sono battute più importanti di altre. Battute centrali, battute di contorno. Battute focali, battute d'ambiente. Tipo, la frase sulla "messa a rifugio" di cui tanto si discuteva, dove per concordanza *ho usato* un'espressione NON precisissima (sì, lo faccio anche io), era una frase "di contorno", quasi random, Sì, anche lì c'è una dinamica della scena, che ho considerato e anzi voluto seguire al massimo - ma non abbiamo rimandi al senso della serie, chiaro. Quindi essenzialmente sì, Alex: HAI RAGIONE. Io ho scritto delle battute (non "frasi", delle "battute"), con tutto un intrico di modi di lettura e recitazione e rimandi e significati annessi e NON HO AVUTO modo di vegliare su tutto questo. Sulla loro interpretazione. Ho avuto garanzie sulla loro non alterazione, che *in linea di massima* mi pare siano anche state rispettate. Ma non potevo trovarmi, e contribuire, all'interpretazione, all'intendimento interpretativo di quelle battute. Questi sono stati proprio i bruti presupposti. I tempi che sono stati imposi dai modi. E li ho accettati. E ho detto anche come mai. Quindi ora non credo abbia senso che io ascolti il doppiato e dica tipo: "buuuh, questa battuta andava recitata così e cosà". Non ho diretto io questa serie, non ho diretto io i miei stessi dialoghi (che sono ostici), e ho accettato questo da principio. Quindi non intendo criticare i miei colleghi dove non ho potuto presente. A mio modo, mi "sono affidato" a loro. Posso criticare alterazioni di testo dove abbiano prodotto errori obiettivi e anche marchiani, di cui abbiamo avuto qualche esempio, purtroppo. Ma se qualcuno vuole criticare la direzione del doppiaggio, cosa che si può fare, non è corretto che sia io. Io posso solo "spiegare" o "indurre la comprensione" del corretto intendimento dei miei dialoghi, riportandone il testo originale ove fosse stato alterato Spero tu abbia trovato esaustiva e onesta questa spiegazione.
  7. Non l'hai fatto affatto. :-) Sono qui, attendo il tuo prossimo post.
  8. Mi pare che fosse quello. Ovvero, io non ho sentito la versione doppiata. Di mio non ho che esplicato le ragioni della scrittura della frase, e i suoi modi di corretta lettura (per quanto possibile per iscritto).
  9. Quella alla MIA contrargomentazione la TUO esempio puntuale. IO ho detto che il tuo esempio di traduzione fosse misero, e ho contragomentato punto su punto. Anche Sirtao ha condiviso le critiche, mi pare, e tu non hai più contrargomentato salvo alludere alle cose "che dovrei capire da solo", "per non mancare di rispetto", questo genere di retorica elusiva. Ma quando mai? Il tono colloquiale è gradito, anzi :-) "Mi sono contraddetto e ho voluto rispondere ancora una volta, ma mi è sembrato doveroso farlo" Non ne dubitavo. Avanti così. :-)
  10. Difficile dire che qualcuno si stia "tappando le orecchie2 quando risponde a quel che gli si dice, ti pare? La frase che grassettavi, piuttosto, è stata elaborata già a lungo nel thread. Buona ricerca, se ti interessa. :-)
  11. "Tu sottostimi costantemente, mancandomi di rispetto, la mia formazione" No, non è che io la sottostimi. A parte che non ci conosciamo nella vita reale, quindi boh, ma il fatto è che "la formazione" per me non vale neppure da biglietto da visita. Il pedrigree formativo non mi riguarda. Riguarda forse te e la tua autostima, la tua sicurezza in te stesso, non so. Mi capito di avere un cordiale scambio epistolare così, che so, anche col professor Luca Serianni, che in virtù della tua formazione conoscerai meglio di me. Ci siamo trovati molto. E' andato sul punto del dubbio che gli proponevo, aveva ragione lui, mi ha spiegato perché, l'ho ringraziato, e lui s'è complimentato con me. L'avevo contattato io ex abrupto, manco mi conosceva, mai visto, mai sentito (cit. Shinji). Mi è piaciuto davvero molto. Non è che mi abbia parlato della sua formazione, che pure non avevo indagato. Se per te "la tua formazione che io sottostimo" è una certezza, un pilastro, beh per me no vale niente - in sé. Non mi dispiace neanche, è solo così. Sto parlando con te, una persona, che può dirmi cose interessanti. Infatti ti rispondo e continuo il dialogo. Altrimenti l'avrei già interrotto, no? Ma NON ESISTE al mondo qualcosa che possa "dare valore a prescindere" a quello che una persona mi dice. Non c'è dio, non c'è re, non c'è principe né signore. "Aldilà delle mie intenzioni – motivate dal sincero interesse nei confronti del tuo metodo di adattamento –, lascio che siano gli altri" Ok, sì... poi SE vorrai tornare al TUO esempio che IO ho elaborato e tu NON hai contrelaborato, sono qui. Se vuoi, se puoi, se ti va. Se no, non fa nulla. Sono qua. Fino ad allora, il tuo giudizio per me vale *meno* di nulla, mi spiace. Perché con tutta la tua (presunta e sbandierata) formazione, a richiesta di confronto, ti comporti da perfetto pusillanime fanfarone. :-(
  12. Shinji: non conosco l'attore, ho sentito il doppiaggio Misato: doppiatrice ideale, anche da me suggerita e caldeggiata per il ruolo - ma non ho sentito il doppiaggio Rei: doppiatrice ideale, da me suggerita e caldeggiata per il ruolo - ma non ho sentito il doppiaggio [molto dipende dall'impostazione recitativa del personaggio, cfr. quello che diceva GotanX] Ritsuko: doppiatrice ideale, anche da me suggerita e caldeggiata per il ruolo (dopo una mia prima idea in effetti inadatta e giustamente redarguita dal direttore) - ma non ho sentito il doppiaggio Gendo: doppiatore potenzialmente molto adatto, anche da me ritenuto ottimo come scelta non conosco l'attore - ma non ho sentito il doppiaggio e molto dipende dall'impostazione recitativa del personaggio] Asuka: doppiatrice ideale, da me suggerita e caldeggiata per il ruolo - ma non ho sentito il doppiaggio Kaji: non conosco l'attore, ho sentito il doppiaggio Maya: doppiatrice ideale, da me suggerita e caldeggiata per il ruolo Hyuuga: doppiatore ideale, da me suggerito e caldeggiato per il ruolo Aoba: non ricordo il doppiatore ^^;
  13. Giuro che questo anche stavo pensano io stesso. Prima di obbligarmi a non pensarci.
  14. Anche io stavo pensando a un'espressione idomatica simile, che rivoltasse un po' la cosa, tipo "ho la gola in fiamme" - ma NON ci ho neppure pensato davvero, perché sono lento di cervello (davvero), e quindi se mi ci pmetto a pensare ci penso almeno due notti, e poi ci ripenso. :-/ O, più semplicemente, per me bospie ha sempre ragione a prescindere in ragione del suo avatar. :-)
  15. Ma lo so che non volevi né vorresti ferirmi, ovvero ho sempre inteso così, ti leggo come una persona educata e gentile - in tutti i sensi - e mi fa piacere conoscere il tuo nome. Piacere (di nuovo)! Qui sono registrato col nick (è l'internet) ma presumo che tu il mio lo conosca come lo conoscessi, dato che lo usi. :-) Perdona la mia inettitudine col multi quoting: "Credo, a giudicare dalle ragioni che hai provato ad addurre, ti sfugga l'accezione correntemente nell'uso, in questo tipo di conversazione, del termine "arbitrario". (Treccani) arbitràrio agg. [dal lat. arbitrarius, der. di arbĭter «arbitro»]. – Che dipende dalla volontà e dall’arbitrio del singolo senza riferimento a legge o norma esteriore L'ho inteso proprio così. Anche perché nell'ambito della linguista non c'è alcun sistema normativo legale, ovvero imposto, quindi non vedo quale altra accezione si potrebbe intendere - dato che come spiegavo non sono dato a riconoscere altro che ciò che io *arbitrariamente* intenda riconoscere. Non c'è autorità imposta. C'è semmai un'autorità convenzionalmente accetta (a macchia di leopardo). Wow, ho usato una costruzione "a morfema zero". Fico. (Sì, sto giocando, è l'Internet) "Se pensi che mi stia trattenendo in qualche modo, ti sbagli." Non lo penso, non lo pensavo. "Sono solito esprimermi in modo lineare, chiaro e diretto – mi sembra di averlo dimostrato. Sarò brevissimo, per non tediare gli altri utenti su questioni che trovo poco affini al nucleo critico del mio intervento: l'indipendenza di pensiero e di comportamento che sbandieri è una menzogna romantica ampiamente decostruita dal pensiero antropologico. Tu ed io siamo costantemente informati dal mondo che ci circonda, siamo permeati dalla cultura del nostro mondo locale, siamo parte integrante di un complesso emergente in costante divenire, in quello che viene definito "circolo ermeneutico". Non esiste processo di significazione realmente individuale; non esiste singolarità alcuna che possa essere meccanicamente estratta dal contesto socio-culturale di pertinenza. E daccela una sfogliata al buon Merleau-Ponty, a Bourdieu, a Geertz, a Clifford e Marcus, a Csordas. Ma passiamo oltre, non siamo qui per questo in fin dei conti, no?" Ti sei contraddetto. ^^; Tu fai riferimento a un "pensiero antropologico", a una "ampia decostruzione", presumi che "TU e io siamo...". Blablah. Boh, no. Sono tutte cose eterodeterminate che per me hanno tipo ZERO i valore, per come le enuclei. L'ottimo italiano che usi mi è gradito, il contenuto mi è del tutto insignificante. Mi spiace. "Merleau-Ponty, a Bourdieu, a Geertz, a Clifford e Marcus, a Csordas" Dovrei perché tu hai fatto questa lista di nomi e quindi io dovrei implicitamente sentirne l'altisonante autorevolezza. Non è così. Son pensatori che hai trovato TU PERSONALMENTE validi? Perché? I loro nomi in quanto tali non mi invogliano neppure ad approfondirli, come ho invece approfondito tanti altri pensatori ed eruditi del passato. "Seriously? Hai tradotto, nel caso che ho presentato, «Geez» con "cribbio" – de factu. Sei un professionista nel tuo campo, mi affido al tuo buon senso rispetto a quella che non può esser altro che una simpatica provocazione." Sono un "professionista del mio campo". Non affidarti al mio buon senso. Non usare eufemismi Affidati a te stesso, spiegami il mio fallo. :-) Se hai ragione, e quindi io torto, imparerò qualcosa. "E lo stesso vale per «I got you», tradotto letteralmente da te con «Ti ho colto?», davvero? Sono certo che avrai, nel corso del tuo lavoro, l'occasione di comprendere meglio il costrutto e la semantica a cui rimanda, prima o poi. Intuisco tuttavia che rispetto alle variabili diafasiche, diastratiche o diamesiche, hai poche conoscenze. E soprattutto, poca consapevolezza delle complessità inerenti al linguaggio." Era lo STEP1, tanto per migliorare il tuo "ti possiedo". Era lo stadio di letteralità pre-filologica di base, e poi nel secondo stadio non era più così. Ripeto, era sul liello del TUO "ti possiedo". "Io non ho altro da aggiungere, mi spiace solo che... [...]" Ok, ok. Guarda, sì, io ero serio. Seriously. Tu?
  16. Roger, dai. Ho scritto "da tradurre" con una metafora funzionale, non "da lasciare così". Se non leggi me, leggi Sirtao - che ho pure già quotato, ma per tuo più celere riferimento:
  17. Prode Alex, questo è un argomento su cui varrebbe la pena elaborare. Ma direi che ora, in questo ambito, sia impossibile: mi riprometto di farlo con te (se vorrai) e con altri (se vorranno) in questa vita. :-) E' l'argomento sulla "scala di grigi", ma anche della "mai perfetta equivalenza di due cose diverse", e quindi delle "ragioni della scelta della tonalità di grigio. E' un casino. E' un problema. Ci penso sempre. Da un sacco di tempo.
  18. Wow, allora non sono illeggibile! :-) Grazie per aver letto quello che ho scritto, sinceramente. Non lo do mai per scontato, è un privilegio - quello dell'attenzione altrui.
  19. "bousou" è lo stato furia cieca di esseri viventi e, per analogia, anche di apparati meccanici. I kanji costitutivi sono quelli di "corsa violenta". E' un po' quello che noi, in italiano, diremmo una "furia selvaggia", sai quando uno (ad esempio) è "accecato dall'ira", cose così. Il fatto che si usi "bousou" per una cosa come un Evangelion fa anche subito pensare che si stia parlando di un essere vivente più che di una macchina. Tant'é che nella stessa serie esiste anche il concetto, sempre per gli Eva, di "inabilità al controllo", che rendo come "fuori controllo". Ed è espresso in maniera diversa.: 制御不能: seigyoufunou -> fuori controllo :-)
  20. Thedanish, dammi tranquillamente del tu, ti sei comunque presentato con un nick e non so neppure come ti chiami davvero. E' l'Internet, tranquillo. :-) Sono "lieto" che le mie osservazioni facciano sorridere, perché sorridere è sempre bene. Voglio dire, non "volevano" fare nulla, non volevano ottenere nulla. Non volevano convincerti, non volevano risultare simpatiche, nulla. Come sempre, ho scritto per il piacere di farlo. Anche un po' per spiegare una mia logica, questo mi piace farlo. Sì, una MIA logica. Mi hanno insegnato a mettere IMHO IMHO IMHO, in mille modi, e per me sarebbe pure ridicolo, perché è ovvio che se scrivo io parlo per me e di quel che penso io, no? Dicono di no. "Mi sembra che lei continui ad affogare il discorso con opinioni del tutto arbitrarie" No, non è che ce lo "affoghi". Il mio discorso è *costituito* di opinioni arbitrarie, pensieri arbitrari, idee arbitrarie. L'arbitrarietà è la MATERIA di cui è fatto il mio pensiero, e spero sempre il pensiero dei miei interlocutori. NON ESISTE che un pensiero altrui possa dare valore, vigore, o qualsiasi cosa a un pensiero individuale. Non esiste derogare il valore o la responsabilità del proprio pensiero a altri. Se do uno schiaffo a mio figlio è perché lo voglio fare, non perché lo dica la tradizione, un Dio o chi per lui. E se mio figlio mi dice "perché l'hai fatto" glielo spiego, SENZA rimandi esterni. Solo che ancora non ho figli. ^^; Per esempio, per capirci, nel corso dei mie (personali) studi, ho incontrato il sedimentato pensiero di taluni filosofi che ho trovato sensibile, sensato, e in qualche modo ho assimilato. Non è che io abbia "sposato" quel pensiero.Non ha senso, E' come dire "ah, tu dici così, interessante". Punto. Da Protatagora a Kojève, poco cambia. E' sempre un ideale rapporti a due: l'io e l'altro. E dicendo filosofia parliamo di una cosa teoretica, figurati una cosa con ambiti prettamente pratici come la linguistica, la traduzione! :-) "Non vorrei offenderla, ma credo che le sue competenze linguistiche – a giudicare dagli appunti che ha cercato di sollevare – lascino alquanto a desiderare." No so neppure cosa tu intenda per "competenze". Quello che qualcuno ha detto e pensato nel passato? Boh. Ovviamente non potresti offendermi neppure volendolo fare, tranquillo. Come potresti? La tua esistenza, sei un nick su Internet. mi è del tutto indifferente in assoluto. Figurati il tuo pensiero. Figurati il tuo giudizio. Ovviamwente, se adesso dirai una cosa interessante, penserò "wow, interessante!" è la farò mia. Senza alcun imbarazzo o invidia a o che. Tale e quale che per Platone. O per Omero, che infatti non so se sai esistito davvero (e non mi interessa), ma davvero dall'Odissea ho tratto tanto, tanto, tanto. :-) Ah, io ho cercato di elaborare quelli che mi sembrano errori puntuali nelle tue proposte traduzioni. Tu dici, di "sconcertante commento" e "clamoroso fraintendimento2 da me commessi ma... de factu non dici perché. Care to elaborate? I would love it, seriously. Magari hai ragione, e la cosa potrebbe essermi utile e proficua. E non sto intendendo ALCUN sarcasmo. Puoi nominare tutti gli apparati teorici del caso, molto probabilmente non li conoscerò, quindi o andrò a documentarmi (se il tuo discorso in merito mi interessasse, o mi colpisse) oppure no, se non ne fossi interessato. quindi per me sarebbe comunque una chance. Non trattenerti! Sono nudo, ma non puoi ferirmi in alcun modo. Hai piena libertà d'espressione. Tutto in questa comunicazione dipende dalla tua disposizione, disponibilità e volontà. :-)
  21. The Danish: scusa se parto sempre dal fondo. Trovo che il tuo esempio sia misero. Al di là dell'uso di terminologia "scientifica" quale "apparato significante" (mi ricorda i miei studi di semiotica e semiologica quando dissi "l'esistenza di un termine quale "semiologia" mi offende a livello semiotico" - per ridere e provocare), davvero leggendoti mi sono sentito un po' come quando lessi La vita agra di Bianciardi, dietro suggerimento di Bianconi. Prendo il tuo esempio: Daniel: «Geez, I need a flame-cutter...». Matthew: «I got you man, come with me!». PRIMO APPROCCIO ALLA TRADUZIONE Daniel: «Gesù, necessito di un taglia-fiamma (?)». Matthew: «Ti possiedo uomo, vieni con me!». Cosa ho fatto? Equiparazione dell'apparato significante, resa letterale. Cosa non ho fatto? Studio dei referenti di significato, studio del contesto culturale, studio dei singoli parlanti, studio dei registri linguistici di destinazione adottabili, studio dei codici linguistici di destinazione adottabili. SECONDO STEP DI TRADUZIONE Daniel: «Accidenti, ho bisogno di una birra...». Matthew: «Ti capisco, amico. Vieni con me!». Cosa ho fatto? Abbandonato la resa letterale e l'equiparazione dell'apparato significante. Inoltre ho studiato i referenti di significato e li ho resi intellegibili alla comunità di parlanti più estesa a cui può essere destinata la traduzione. TERZO STEP DI TRADUZIONE Daniel: «Madonna, c'ho bisogno di una birra ghiacciata...». Matthew: «Ci penso io, seguimi!». ---- Alla mia lettura ci sono un sacco di errori, in tutti gli step, in ciascuno di essi. Dall'inizio, "Geez" non è "Jesus". VIENE, deriva, da "Jesus". Quindi non va (non si può) renderlo con "Gesù". Perché è "minced oath", e tale deve restare. Io di solito in italiano lo rendo con "cribbio", quale "minced oath" di "cristo". Tradurre "got" come ti "possiedo" non è letterale, non è l'apparato, non è nulla che un errore. "Get" vuo dire tante cose. Semmai "Ti ho colto", per fare il letterale. Anche in italiano, "cogliere qualcuno" vuol dire anche capirlo.Inoltre "I got you" è passato, non è "I get you". Anche tradurlo come "ti capisco" (presente) per me è errato di fatto. Quindi, semmai, STEP1: Daniel: «Cribbio, mi serve un flame-cutter...». Matthew: «Ti ho colto, uomo. Vieni con me!». Questo per me sarebbe lo step 1. Nello step: si fa un minimo di indagine filologica, che è un nome altisonante per dire che si cerca di capire il significato reale delle parole e della loro uso idiomatico nel contesto. Che è normale. E' una cosa che quando si legge una lingua straniera opera il nostro subconscio, no? Quindi, ok: "man" non è "uomo" nella sua indicazione di specie biologica e genere, ma è un appellativo cameratesco molto "base" tra amici. Quindi, ok: flame-cutter non è una porta tagliafiamma ma è una metafora per una bevanda che rinfreschi una gola che va a fuoco (riarsa dalla sete). Quindi, ok: "to get someone" è un modo colloquiale per indicare l'avvenuta 2intesa2 dell'altro, non è una variazione diastratica, né diafasica, altro che "popolare, colloquiale". Quindi, per me, STEP2: Daniel: «Cribbio, mi serve un flame-cutter...». Matthew: «T'ho capito, amico. Vieni con me!». No, NON voglio introdurre una blanda blasfemia dove in originale la blasfemia è "macinata", quindi l'uso di "Madonna" è errato. Peraltro, è un italianismo sciatto: è nella nostra cultura italiana che "la Madonna" è diventa una divinità superiore al figlio suo, perché siamo noi gli eredi del matriarcato naturale da cui il primato di Cerere, le messi, la terra fertile, la Madonna che diventa avatar di ogni divinità feconda pagana e tutto il resto. Quindi no, la madonna NON c'entra con questi due tizi. "Cribbio" non è male, potrebbe esserci di meglio, continuerò a pensarci, No, NON voglio togliere quel "man". Capirlo è una cosa. Renderlo è la successiva. TOGLIERLO è un errore, per me. No, NO voglio cambiare "vieni con me" con "seguimi". In Angloamericano si può dire "follow me". Si dice e si usa. Avrebbero potuto dire così. Ma non lo fanno, Quindi "Vieni con me" non comporta alcun problema, si capisce, è chiaro, è pertinente, ed è fedelmente attinente all'originale: BEST CHOICE FOR ME. Infine, "flame-cutter". NO, non voglio esplicitarlo con "birra ghiacchiata", perché in inglese è una metafora, e quantomeno voglio una metafora anche nella sua resa. Avrebbero potuto dire "a chilled beer". Non lo fanno. Devo trovare una metafora calzante. E la devo escogitare, perché non voglio un costrutto troppo italinoista che crei un conflitto vorma-contenuto in bocca a degli stranieri. ---- Poi ci sarebbe quindi lo Step3 (e poi il 4, per me), ma qui ci vorebbe tempo e questo è solo un esmepio. Quindi per me: no. Quello che tu esprimi per me è proprio di base, non è neanche la metà del lavoro, è una cosa che viene fatta automaticamente persino a livello subconscio già solo in fase di lettura e comprensione. Poi ti fermi lì e sovrastrutturi male, pedestramente, PER ME. Legittimandoti con "apparati teorici" mutuati da tutta una traduzione STORTA (per me) di "traduzione". Ovvero, per capirci: (?): confezione così una traduzione peggiore di quelle di Carlo Fruttero, uomo di grande cultura (come pure tu mi sembri), ma altresì autore di traduzioni per me meno che mediocri. :-)
  22. Non di Air. Di Air non avevo mai scritto i dialoghi io. Dell'episodio22 invece sì. Parlando di Asuka. :-)
  23. Sì, in quella scena è ancora in stato catatonico. Non si è ancora "risvegliata". Sente le voci, letteralmente, ed è in posizione fetale. La cosa più tragica è che Asuka *si sente in colpa*, in ultimo, per non essere morta con la madre, per averla "tradita". C'è quella frase: "sì, morirò insieme a te, mamma, ma tu non smettere di essere la mia mamma!" che mi raggela ogni volta. Ci sono davvero fasi dello sviluppo infantile in cui la madre, la figura materna, è l'oggetto di catessi del fanciullo quasi al 100%. Asuka si è spezzata lì. ;_;
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