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[ANNUNCI E SCELTE EDITORIALI]


Joker

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  • 3 months later...
  • 3 weeks later...

Le vendite dei fumetti in Italia continuano a crescere

forse non è proprio il topic giusto per questo argomento, ma ha cmq a che fare con i fumetti.
 

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I fumetti continuano a essere fra i principali protagonisti all’interno del mercato del libro italiano, per quanto riguarda le vendite, come conferma il rapporto dell’AIE – l’Associazione Italiana Editori – per i primi sei mesi del 2022, per la precisione nel periodo che va dal 2 gennaio al 19 giugno.

Secondo quanto riferisce l’AIE, nel complesso il 2022 ha fatto finora fatto registrare numeri al ribasso rispetto alle cifre da record del 2021, con il 3,6% di copie vendute in meno e il 4,2% di valore del venduto (prezzo di copertina) in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con prezzi medi in leggera flessione dello 0,6%.

 

è il momento di salvare il settore, soprattutto quello dei piccoli editori. pertanto serve una diminuzione della scontistica applicabile :lolla:

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  • 1 year later...
  • 8 months later...
  • 4 months later...
  • 5 months later...

mentre la linea absolute universe di dc va molto bene e quel batman alternativo va fortissimo, esce anche questo progettino

New History of the DC Universe

di waid ed altri, con il primo numero di quattro disegnato da ordway.

è new perchè negli anni '80 dopo crisi sulle terre infinite uscì proprio history of the dc universe di wolfman e perez... non ho mai letto la vecchia mini ma penso che, visti i millemila accadimenti, ormai sia troppo datata. nel mezzo ci fu anche new frontier che se non sbaglio è un'operazione di recap simile, ma di maggiore respiro. chissà se invece questa nuova, nella sua brevità, riuscirà a durare di più nel tempo...

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4 minutes ago, Roger said:

batman alternativo va fortissimo

Non sono sorpreso. Lo sto leggendo ed è una buona serie cazzona di mazzate, senza troppe pretese per il momento. Superman non ho capito dove voglia andare a parare, seppur la premessa (sembra che non sia sopravvissuto solo Superman, ma siano fuggiti in molti) sia interessante.

L'unica cosa che mi "perplime" cit. è il crossover già in programma per questa estate. Avrei preferito procedessero per fatti loro per un bel pezzo.

5 minutes ago, Roger said:

non ho mai letto la vecchia mini ma penso che, visti i millemila accadimenti, ormai sia troppo datata.

Confermo, è troppo inutile. La si può leggere esclusivamente per cononscenza, ma ai fini dell'attuale continuity è inutile. Comunque è inclusa nel compendio della edizione absolute planeta. 

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  • 10 months later...
1 hour ago, onirepap said:

Sto leggendo notizie preoccupanti su Bonelli, di un forte taglio alla redazione, con il licenziamento di scrittori e disegnatori, per ora sono cose che leggo su facebook o su youtube, esistono altre fonti?

È partito tutto da qui

E poi su vari forum sono intervenuti vari autori:

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Dal profilo di Alessandro Resta

Gigi Simeoni:

"Rispondo in modo che possano leggere tutti: non direi che la "casta" ha paura dell'arrivo di nuovi che portino via chissà cosa. Partendo dal principio che di progetti ex-novo ormai in SBE ne lasciano passare al setaccio davvero pochi, e TUTTI potenzialmente declinabili in video (cinema o TV), l'unico valore aggiunto di una nuova generazione di autori, casomai, sarebbero i compensi molto inferiori rispetto a quelli maturati dalla vecchia guardia, ormai oltre il punto di non ritorno. Io stesso posso considerarmi un privilegiato, perché grazie alla congrua e spesso generosa gestione di Sergio Bonelli ho potuto comprarmi casa, mandare i miei quattro figli al liceo e laurearne un paio, nonché fare belle vacanze tutti gli anni e togliermi diversi sfizi. Non una vita da nababbi, certo, ma un trattamento congruo e decoroso in cambio di fedeltà assoluta, cura delle consegne, qualità crescente. Con Sergio, si poteva essere certi che all'energia infusa dagli autori la Casa Editrice rispondeva con magnanimità, lasciando libertà di proposta e compensando economicamente in modo adeguato. All'epoca, ed era una sensazione condivisa da molti di noi, mi alzavo al mattino ben prima che suonasse la sveglia, già carico e desideroso di dare ulteriore prova delle mie capacità al mio editore di riferimento. Con Sergio eravamo in un rapporto davvero amichevole, e non potrò mai dimenticare l'affetto e la soddisfazione personale che mi dimostrò una sera, di Domenica e all'ora di cena, chiamandomi (e scusandosi!) per dirmi che aveva passato il pomeriggio a leggere "Gli occhi e il buio" e che lo aveva trovato davvero appassionante. Un momento di vita personale e professionale che mi porterò nel cuore per sempre. E che supererà l'amarezza e il dolore che sto vivendo ora, nel momento in cui mi rendo conto che quegli anni sono finiti, che la signorilità di Sergio era solo sua (e non della casa editrice) e che vengo lasciato a non dormire la notte, fissando il soffitto e rigirandomi, per cercare di capire come potrei investire ancora su me stesso, a cinquantotto anni e postumi da incidente stradale tradotti in quaranta punti di invalidità, con l'assillo di un avanzare tecnologico (le AI) che minaccia di bruciare anche le minime possibilità di ricostruirsi un'attività creativa, seppure in scala ridotta. Sto ripensandomi, certo. Sto rivedendo una serie di crismi che ormai riposavano pacifici nello scantinato della coscienza, convinto che mai li avrei dovuti riaffrontare. Chiedermi chi sono, dove voglio andare a parare, cosa posso ancora offrire. So che ho ancora molte carte da giocarmi, ma le energie che avevo a vent'anni nessuno me le ridarà più indietro. Ho smesso di fumare, spendo di meno, potrò guadagnare di meno. I figli non sono più a carico, potrò guadagnare ancora di meno. Mia moglie ha un lavoro, per il momento non sarò costretto a provvedere anche per lei. Ma, cristosanto, dopo trent'anni mi tengono sveglio la notte e al mattino mi costringono a scendere all'edicola (trovandone una) a comprarmi l'albo con la storia fatta da me, perché nella loro visione piatta e spietata di spending review hanno deciso di non inviare nemmeno più l'albo di competenza all'autore. Se ci fosse ancora Sergio, penso proprio che a qualcuno farebbe fare il giro del civico 38 di via Buonarroti a calci in culo.

Una stortura tipica della Bonelli, da sempre (eredità di un editore che faceva anche lo sceneggiatore) è che i direttori, i redattori e i responsabili di testata stessi scrivono soggetti e sceneggiature, oltre a percepire uno stipendio (con tredicesima, previdenza, TFR, ferie e malattia pagate... tutte cose che per gli autori sono pure chimere) ricevendo anche delle royalties nel caso siano proprietari intellettuali dei personaggi (aspetto, questo sacrosanto).
Certo, non succede solo in Bonelli, ma questo è il nostro recinto e possiamo giudicare solo quello che accade intorno a noi. Ebbene, quando questi storici sceneggiatori-dipendenti se ne vanno in pensione, in alcuni casi continuano a scrivere gran parte delle storie che vengono messe in cantiere per la testata di cui si occupavano precedentemente. Come potrebbe esserci spazio per far accedere qualche altro sceneggiatore, se chi ne ha già a sufficienza per sopravvivere molto degnamente non si sogna nemmeno di farsi da parte? La ciccia è poca, insomma, e chi se ne serve non fa spazio sulla panca. Ho toccato con mano, molto di recente, l'esistenza di una casta di "intoccabili" che si tiene stretto l'osso, talvolta arrivando a trattare gli altri con sufficienza e disinteresse, quando non apertamente con un sarcasmo, un disprezzo e una ferocia che lasciano allibiti. Molti colleghi sanno bene che aria tira intorno a certe redazioni, da anni, e ci si chiede come sia stato permesso che si arrivasse a questo punto."

 

 

Quote

Su Comicus anche RR interviene sul tema "presunta crisi SBE".

***

Perdonatemi ma ve lo devo dire: la questione "Se ci fosse stato Sergio" è sciocca.
Sergio agiva sulla base dei mezzi che aveva e della situazione in cui si trovava.

Aveva una sua etica e una sua politica?
Assolutamente.
Che si era formato e che si poteva permettere a fronte di determinati risultati economici.

Nella situazione attuale nessuno può dire come si sarebbe comportato.
Anche perché, non è che fosse una persona morbida o non capace di decisioni anche molto spigolose.
Pure lui ha affrontato le sue crisi e le ha affrontate anche con metodi spesso draconici, prima che Dylan e gli anni ottanta eliminassero il problema di far di conto.
15 minuti fa
Ciao a tutti, Roberto Recchioni.
Visto che mi avete citato spesso, mi sento in dovere di portare qualche elemento alla discussione, anche per inquadrare meglio la situazione.

Quando io iniziai a "fare sul serio" in Bonelli (cioè, con la messa in produzione di Orfani), Sergio c'era ancora.
E già allora molte delle criticità che oggi sembrano esplose erano ben presenti.

Quali erano?

- Sovrapproduzione (se stampi 100 e produci 200, lo sai che presto o tardi i nodi verranno al pettine, indipendentemente da quello che tu ti possa inventare).

- Compensi agli autori troppo alti e pagati troppo rapidamente (rispetto alla realtà del mercato italiano, non in relazione alla situazione mondiale).

- Enorme restringimento del principale terminale di vendita, le edicole, già allora in fortissimo calo.

- Mancanza di una certa sintonia con il tempo e il pubblico presente delle opere-prodotto proposte dalla casa editrice con conseguente erosione dei lettori e enorme difficoltà a trovarne di nuovi.

- Prezzo degli albi troppo bassi rispetto al costo di produzione e al venduto.

Di tutte queste cose Sergio era ben consapevole e se alcune aveva deciso di non affrontarle perché poteva permettersi di non farlo, su altre aveva iniziato a intervenire.

Le prime risposte erano Dragonero e Orfani, serie pensate in maniera diversa, con tutte quelle problematiche ben in mente. Le altre risposte, per compensare "la novità" di queste due serie, erano altri titoli molto più tradizionali per impianto narrativo e produttivo.

Poi Sergio è scomparso e il mandato è passato a Mauro Marcheseli che lo ha comunque portato avanti secondo lo stile di Sergio, ovvero, con molta cautela e a piccoli passi.

Dragonero e Orfani, intanto, sono uscite (prodotte in maniera diversa e lanciate in maniera del tutto diversa rispetto a quanto fatto prima)e sono andate molto bene e in netta controtendenza con la Bonelli degli ultimi anni. Cosa che ha dato credibilità e forza a un certo tipo di visione "riformista e innovativa" (per gli standard Bonelli) nella casa editrice. E qui veniamo a Dylan Dog e alla proposta che mi è stata fatta di curarlo, che nasce proprio in seno a quella "spinta positiva", dicamo così.

Quando io prendo in carica Dylan a capo della Bonelli c'è Marcheselli e l'incarico è chiaro: rilanciare e ottimizzare.
Idee narrative, idee di marketing ma pure rigore produttivo per iniziare a risolvere il problema della sovrapproduzione.

E così facciamo.
Si mette un freno forte alle tavole prodotte, si cercano di recuperare le storie in magazzino, si razionalizzano e ottimizzano le uscite e si rilancia sui temi narrativi. E si spinge, forte, sulla comunicazione.

Va bene?
Va molto bene.
Per i primi quattro anni dimezziamo l'erosione annua di Dylan, spendendo di meno in termini produttivi.
Alla fine dei primi quattro anni (che erano la durata ideale del mio incarico) mi si rinnova la proposta e io accetto (sbagliando) di continuare.

Intanto la Bonelli è cambiata.
Mauro se n'è andato e in Bonelli si sono create quattro "macroaree di potere" (se vogliamo chiamarle così), molto diverse, con finalità e metodi per raggiungere quelle finalità diverse. C'è la direzione generale, la direzione artistica, il nuovo dipartimento pensato per le librerie, le manifestazioni e lo svilluppo media, e poi c'è la cara, vecchia, arcigna, amministrazione.
Questi quattro poli sono in guerra? No. Ma si parlano meno di quello che dovrebbero e questo crea vari problemi nuovi, che si accumulano a quelli precedenti, mai risolti e solo in parte contenuti.

Le lezioni positive apprese da Dragonero, Orfani e primi anni della gestione Dylan non si fanno metodo, in alcuni casi vengono ignorate, in altri fraintese, in altri ancora osteggiate, e il motivo per cui questo succede è certe volte una questione di visione professionale, certe volte di competenza, certe volte di umanità.
Fatto sta che la Bonelli, per dirla alla Sorrentino, si disunisce, seguendo strade diverse, con modalità diverse, spesso poco coerenti e armonizzate.

Quello che stava iniziando a funzionare non funziona più. Alcune cose nuove sembrano funzionare ma poi, no. I vecchi problemi sono sempre presenti.

Alla fine, complice una situazione delle edicole ormai tragica, un settore delle librerie in cui non si è saputo sfruttare quando era in espansione, un reparto media che non è mai decollato come si voleva, eccoci qui.

I problemi dove sono? A ogni reparto, ovviamente.

Prima di tutto, le edicole. Secondo alcuni (tra cui il sottoscritto) la Bonelli ne avrebbe dovuto acquistare quando venivano svendute, per farne punti vendita sul territorio, alla maniera in cui Mondadori e Feltrinelli acquistarono nel librerie quando il loro terminale di vendita andò in crisi.
Forse era una buona idea, forse no. Tant'è che comunque è tardi e oggi la Bonelli ha un problema evidente di far arrivare il suo prodotto sul mercato in maniera massificata.

E "massificata" è la parola chiave perché il meccanismo economico creato da Sergio si basava su alti volumi di produzione, che abbattevano i costi e rendevano gli albi Bonelli sostenibili. Senza quello, non funziona più niente.

E a cascata emergono tutti gli altri problemi.
Se l'economia di base non regge, è ovvio che la sovrapproduzione, i compensi troppo alti, i prezzi troppo bassi, tornano a essere un problema primario su cui intervenire.
Come è ovvio che settori marginali della SBE (come le produzioni da libreria) non possano fare la differenza.

Quindi, quello che sta succedendo non solo è praticamente inevitabile ma, mi duole dirlo, largamente prevedibile e, ancora peggio, previsto.

Esiste una soluzione?
Non lo so.

Posso parlare della mia esperienza e, nella mia esperienza, fino a quando abbiamo armonizzato la cosa nuova con la tradizione, i risultati sono stati positivi.
Quando il rapporto è diventato squilibrato in un senso (la seconda parte della mia gestione Dylan) o nell'altro (proposte troppo tradizionali come Adam Wylde, per esempio), le cose hanno smesso di funzionare.

Se lo chiedete a me, bisognerebbe ripartire dal mattone base: le storie e i personaggi, razionalizzando le pubblicazioni e la produzione e tornano a dare forte perso al valore delle storie e dei disegni. Bisognerebbe lavorare sulla comunicazione. Bisognerebbe sanare gli umori interni. Bisognerebbe assicurarsi dei terminali di vendita propri. Bisognerebbe ripartire da Dragonero e Tex Willer (la nuova testata) per trovare una sintesi tra novità e tradizione, costi e produzione.

Si farà? Non lo so. Ne dubito. Perché le persone quelle sono e quello fanno e sanno fare e, a modo loro, hanno tutti ragione... pure quando i risultati gli danno torto.

Detto questo, il problema non è di lettori o di personaggi.
Diabolik o Topolino dovrebbero avere gli stessi problemi della Bonelli se fosse come dite, invece, in qualche maniera, hanno saputo trovare di nuovo una loro stabilità negli ultimi anni.

Non esistono mercati troppo piccoli per generare un profitto, esistono solo approcci sbagliati per quei mercati.

 

 

Sembrerebbe che la cosa, comunque, sia abbastanza ingigantita. Dovrebbe riguardare solo 3-4 disegnatori. In ogni caso, Bonelli sicuramente non se la psssa benissimo.

Edited by Chocozell
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Poco tempo fa ho letto in rete un'intervista di una fanzine a Sergio Bonelli dell'89, nella quale egli si lamentava che, per esempio, Martin Mystére vendeva 60.000 copie(!) e non ci guadagnava, dato che doveva tenere i prezzi quanto più possibile bassi (nell'89 un albo Bonelli 'normale' costava 1800 lire). Zagor era (con tendenza in calo) sulle 90.000, il neonato Nick Raider sulle 45.000, ma Tex (di cui fin dall'inizio degli anni '80 era iniziata la lenta erosione dei lettori che continua tuttora) era ancora mi pare sulle 350.000 o più (parlo solo di inediti, niente ristampe) e Dylan Dog era in piena ascesa: negli anni seguenti sarebbe arrivato al milione di copie mensili tra inediti e ristampe. Insomma, i 'Big' permettevano la sopravvivenza delle serie 'minori' (come vendite). Inoltre Sergio pagava molto bene, dato che la maggior parte dei freelance che lavoravano per lui non aveva contributi per la pensione ecc. (oggi non so se e come le cose siano cambiate). Bonelli, noto pessimista, già dava per spacciato il fumetto negli anni '80 (l'avvento delle TV private, i videogiochi ecc. allontanavano i lettori giovani), ma il successo inaspettato di Dylan Dog creò un'onda lunga alla quale molti (non solo della Bonelli) dovrebbero essere grati. Poi le cose sono gradualmente cambiate, già negli ultimi anni della gestione Sergio c'era stato un forte calo delle vendite, ma probabilmente rispetto alla situazione attuale era il paradiso (dai dati che ho letto, comunque da prendere con le pinze, Tex è poco sopra le 100.000 copie, Dylan temo ormai venda come nell'86 -50.000 o meno- Zagor poco sopra le 20.000, e il resto va a scendere. Le serie meno vendute hanno cambiato foliazione (meno pagine a fumetti e se arrivano a 100 lo fanno con l'aggiunta di più economiche rubriche) e credo verranno chiuse quando avranno smaltito il materiale già pronto in eccedenza. In questo contesto non mi stupisce che non possano garantire il lavoro a tutti. Quello di cui ci si lamenta è che lo abbiano fatto con delle fredde mail, ma qui è meglio lasciare la parola, se lo vorranno, ai diretti interessati. Poi magari c'è chi reagisce diversamente. Per esempio, un veterano come Giancarlo Alessandrini si è fatto abbassare il compenso per poter continuare a realizzare le cover di Martin Mistére. Riguardo la gestione del Dopo-Sergio non ne so abbastanza. Posso dire che durante la cura Recchioni ho provato diverse volte a riprendere Dylan ma non mi ha mai convinto, e sicuramente l'idea del Bonelli Cinematic Universe mi è parsa sin da subito poco fattibile. Non parliamo dei team-up assurdi tipo Dylan Dog/Batman o Zagor/Flash(!). Anche il moltiplicare le uscite dei personaggi che funzionano meglio (Tex in primis) mi convince poco. Di mio, penso proprio che certe scelte fatte negli ultimi anni avrebbero fatto rizzare a Sergio i capelli in testa. Poi non saprei.

Personalmente, dopo essere cresciuto a Pane e Bonelli, non sono più un loro lettore regolare fin dalla fine dei '90, anche se in tempi recenti ho ripreso a collezionare i vecchi albi (solo originali, presi in vari mercatini). Sicuramente tanta loro roba letta da bambino/ragazzino/ragazzo mi è rimasta marchiata a fuoco, e ne sono grato. Sergio sicuramente era un signore, anche se negli ultimi anni dei suoi vecchi collaboratori hanno sottolineato alcuni suoi difetti (come il conflittuale rapporto con la figura del leggendario padre), ma dopotutto era un essere umano! Io poi l'ho apprezzato tanto come sceneggiatore, attività che svolgeva a tempo perso (firmandosi con lo pseudonimo di Guido Nolitta) ma con notevole prolificità unita a qualità sui suoi Zagor e Mister No; meno su Tex dove, con il senno di poi, trasformava il personaggio del padre in uno dei suoi con risultati non sempre convincenti.

Sicuramente una figura fondamentale nella storia del fumetto italiano.

5 hours ago, Shito said:

nel '95 conobbi Luigi Siniscalchi, persona inmeressante e validissimo artista, giuda ballerino!

Tra le mie poche occasioni di conoscere autori Bonelli ci fu, una ventina di anni fa, dalle mie parti un convegno organizzato dal Museo del Fumetto di Santa Croce Camerina. Ricordo Bruno Brindisi (che mi schizzò un bel Groucho; tra l'altro è un buon amico di Siniscalchi) che non faceva che pomiciare in pubblico^^ con la sua credo neo-fidanzata, poi Claudio Nizzi, sceneggiatore di Tex e Nick Raider, e il compianto Art Director della Bonelli, Luigi Corteggi (tra le altre cose leggendario copertinista dei fumetti 'neri' anni '60), cui ebbi l'ardire di mostrare dei miei disegni. Ovviamente mi feci firmare albi da tutti, anche perché era una situazione abbastanza raccolta e intima, e potei scambiare pure con loro quattro chiacchiere. Un bel ricordo, peste e corna!^^

Edited by Den-chan
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1 hour ago, Den-chan said:

Dylan Dog era in piena ascesa: negli anni seguenti sarebbe arrivato al milione di copie mensili tra inediti e ristampe.

Sicuro? Credevo che picco dell'inedito fosse "una tiratura da far paura, 1/4 di milione di copie!" (sic.)

Edited by Shito
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Stimoli il mio lato otaku da 'raccoglitore di dati'!^^ Dunque, fino a 200.000 copie (metà 1990) mettevano la fascetta che lo dichiarava in copertina (nel n.45 del giugno '90, che da poco ho recuperato in originale, ma che avevo già preso all'epoca, c'era appunto la fascetta da 200.000; nel 43, solo due mesi prima, si era a 185.000), poi smisero, anche perché nei primi anni '90 i lettori aumentavano ogni mese (nell'estate '91 Bonelli scriveva in una rubrica che negli ultimi 12 mesi la tiratura di Dylan era aumentata del 130 percento). Credo che la serie inedita sia arrivata sulle 500.000 (nel '96 su un giornale che trovai -e fregai^^- dal medico di famiglia, e che peraltro conteneva una rara intervista a Sclavi, si parlava di 470.000 copie, suppongo che a quel punto fosse già iniziata la flessione) e, per un certo periodo, grazie alle due ristampe contemporanee si sia toccato il picco del milione. Lo stesso Sclavi lo dichiara in un'intervista fatta mi pare da Giancarlo Soldi che si trova anche su YouTube. Ovviamente quando i lettori -che ormai avevano raggiunto il loro numero massimo- hanno completato la collezione le ristampe saranno scese di molto. L'inedito ha cominciato a calare gradualmente. Un po' di ricambio generazionale ci sarà stato, ma ormai il momento magico era passato. Le cose sono peggiorate intorno al 2011 (se non ricordo male si parlò di un calo da 160.000 a 120.000 copie in un anno), cosa che fece decidere per la controversa 'Cura Recchioni'.

Sicuramente l'abbandono di Sclavi (che ha praticamente smesso di scrivere intorno al 2001, con solo sporadici ritorni) ha influito, poi la stasi in cui si è immersa la serie ha peggiorato le cose. Infine i tentativi di rinnovo recchioniani e il recente 'salviamo il salvabile' con il ritorno alla tradizione. In ogni caso, resta un risultato complessivo ragguardevole.

Edited by Den-chan
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