Shuji Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 http://www.iltempo.i...chi_amico.shtml Susu Cecchi D'AmicoUltimo ciak italiano Si è spenta a Roma a 96 anni. Collaboratrice prediletta del grande regista Luchino Visconti, sceneggiatrice di "Ladri di biciclette" ha avuto una carriera costellata di successi. L'amica più cara, l'amica di una vita. Avendola avuta al fianco, solidale ma spesso addirittura protettiva, nelle tappe più salienti, per oltre cinquant'anni, della mia vita pubblica (e anche privata). Sia in quei Settanta in cui, una prima volta, andai a dirigere la Mostra di Venezia, sia dopo, quando mi occupai, a Sorrento, degli Incontri Internazionali del Cinema, a Taormina del Festival delle Nazioni, a Spoleto, con Menotti, Visconti, Fellini, Zeffirelli, di Spoleto Cinema. Per arrivare a quel fraterno sodalizio, vissuto insieme fin al suo ultimo giorno, del David di Donatello dove, come Vice Presidente, non mi fece mai mancare appoggio e consiglio, con lucidità e impegno, equilibrio e forte capacità intellettale di parlare in nome di quegli autori di cinema che, grazie alla sua lunga carriera, rappresentava in mezzo a noi a pieno titolo. Suso. Susanna, come la chiamava Visconti - anche se il suo vero nome era Giovanna - dandole sempre, pur lavorando fraternamente insieme, un "lei" fra l'affettuoso, il rispettoso e il complice. L'avevo conosciuta durante la guerra, in casa d'Amico: era la moglie del celebre musicologo Fedele, detto Lele, nuora quindi di Silvio, il mio maestro ed era la figlia di Emilio Cecchi, uno dei miei miti letterari di allora (della sua splendida lingua italiana mi sono nutrito fin dagli esordi). Il cinema che, dal '46, con "Mio figlio professore" di Castellani, aveva cominciato a scrivere, me la fece presto conoscere anche dagli schemi. In seguito avrebbe collaborato con Luigi Zampa per "Vivere in pace" (le scrissi: hai inventato il "neorealismo rosa") e per "L'onorevole Angelina", il primo con Fabrizi il secondo con Anna Magnani. Quindi con Zavattini e De Sica per "Ladri di biciclette", facendo confluire più tardi il suo "neorealismo rosa", con il Blasetti, di "Peccato che sia una canaglia", nel celebre filone della commedia all'italiana nato proprio da lì, grazie a lei. C'era tutta Susi in quelle commedie, la sua ironia toscana che doveva poi trasmettere al Monicelli dei "Soliti ignoti" e dei "Picari", fino al sapientissimo "Speriamo che sia femmina", con quel gusto controllato che in tutta la sua carriera, pur in allegria, non doveva farle mai accettare concessioni al facile. E c'era sempre, anche nei momenti in sé più semplici, il suo rispetto per la cultura che aveva assorbito in famiglia (anche la mamma, Leonetta Pieraccini, dipingeva e scriveva e difatti Suso ne stava, da tempo, collezionando un diario che, se pubblicato per intero, avrebbe potuto far luce in modo splendido sulla vita artistica italiana fra le due guerre). L'ironia, ma anche un gusto colto e sicuro che doveva consentirle di partecipare con straordinaria vitalità creativa ai film più alti e difficili di Antonioni, dai "Vinti" alla "Signora senza camelie" e alle "Amiche", e a quelli di più saldo impegno di Rosi ("La sfida", "I magliari", "Salvatore Giuliano"). Per approdare, con Visconti, a quella che doveva essere la sua collaborazione più lunga e più feconda, tanto che adesso quei film, da "Bellissima" all'"Innocente", non mi riesce di attribuirli solo all'uno o solo all'altra (anche se lei, con umiltà generosa, citava spesso Jean-Claude Carrière per dire, con lui, che la sceneggiatura è il baco là dove la regia è la farfalla). Potei infatti leggere, anni fa, quel testo della "Montagna incantata", da Thomas Mann, che Suso aveva scritto per Luchino che non riuscì mai a realizzarlo: certo, una scrittura in comune, ma l'impronta di Suso, non ancora nascosta dalla regia, riusciva a farsi avanti con autorità felicissima. Esattamente come la si poteva individuare in "Morte a Venezia" - dove c'erano con lei, alla pari, Mann e Visconti - e in tutti quei film con predilezioni comuni, entrambi avevano creato ispirandosi a celebri testi letterari, da "Rocco e i suoi fratelli" al "Gattopardo", a "Vaghe stelle dell'Orsa" allo "Straniero". Con il corollario di quella sceneggiatura mai diventata film ma oggi gloriosamente esposta al Museo del Cinema di Parigi, che Suso, con Luchino trasse splendidamente dalla "Recherche du Temps Perdu" di Proust. Riscoprendo, alle spalle di certi autori e al momento di rappresentarli al cinema, altri autori e altri temi, con sensibilità congeniale (Dostoevskij, per esempio, nel Testori di "Rocco e i suoi fratelli", Cechov nel d'Annunzio dell'"Innocente" e più tardi, nel Cechov di "Oci Ciornie", con Michalkov, certi precisi itinerari di Gogol). E così, parallela a quella con Visconti, la collaborazione con Zeffirelli che si rifaceva a Shakespeare per "La bisbetica domata" e ai Fioretti e ai Vangeli per "Fratello Sole, Sorella Luna" e "Gesù di Nazareth". Letteratura e cultura, finezza e gusto: i regali di Suso a un cinema che ha saputo far grande. Anche quando la sua grandezza aveva di recente illuminato degli esordienti come i fratelli Andrea a Antonio Frazzi per "Il cielo cade" e Maurizio Sciarra per "La stanza dello scirocco". Oggi, al momento del commiato in lacrime, mi resta solo il conforto di essere stato, per Suso, la sua ultima occasione di mostrarsi in pubblico. Quando, lo scorso aprile, per i Cinquant'anni dei Premi David di Donatello, ho ottenuto che si consegnasse un David alla sua carriera di sceneggiatrice insieme ad altri che, a diverso titolo, erano state le personalità più significative del nostro cinema nella seconda metà del Novecento. Attorno a lei, nell'Auditorium di via della Concilazione, tutti i presenti, autori, interpreti, imprenditori, tecnici, si sono alzati in piedi per renderle omaggio. L'ultimo da viva. Da adesso per celebrarla glielo tributerà per sempre la storia del cinema italiano. Gian Luigi Rondi 01/08/2010 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Erik Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 Sì, avevo appreso la cosa ieri e devo dire di essere rimasto estremamente dispiaciuto per questa notizia. Eppure, in particolar modo, mi trovo estremamente addolorato per ciò che essa rappresenta. Innanzitutto ho scoperto con orrore di essere, io in prima persona, fondamentalmente ignorante sull'apporto straordinario e memorabile che la signora Susu (mi permetto il vezzeggiativo) ha regalato al cinema italiano e mondiale, nel corso della sua lunghissima carriera. L'orrore sta nello scoprirsi a non conoscere un nome così importante ed un esponente, forse l'ultimo, di quell'era del cinema e della civiltà italiana in cui l'arte e la cultura avevano ancora un'importanza palpabile. L'altra faccia dell'orrore sta nel constatare che menti di questo tipo, sensibilità di questo calibro, talenti di questa portata non hanno fatto scuola. La signora Checchi d'Amico era viva fino a due giorni fa. Il suo talento e il suo bagaglio d'esperienza avrebbe potuto indirizzare e formare centinaia di nuovi talenti, certamente, fino a pochi anni prima ... eppure? Eppure mi ritrovo a non conoscerla io personalmente, a non saperne praticamente nulla, nonostante conosca bene gran parte dei film la cui sceneggiatura si è fregiata del suo apporto. Mi trovo a constatare ancora una volta l'interruzione di continuità artistica e spirituale tra l'Italia neorealista e quella contemporanea, mi trovo a biasimare trovate, idee, scritture, immagini e mise-en-scène del cinema italiano odierno, le cui caratteristiche sono per la maggiorparte rozze e antiestetiche ... e mi ritrovo a domandarmi dove sia finita la signora Susu. Il suo corpo alla terra, il suo spirito ovunque sia stato richiamato, ma la sua eredità? Perché in Italia si tende a disprezzare il talento quando questo è a portata di mano, per poi celebrarlo come un faraone mummificato nei secoli seguenti? (domanda retorica da cornuti che odio profondamente, ma che non posso fare a meno di pensare, in casi come questo) Non rimane che confidare nella curiosità dei giovani sceneggiatori, nella loro voglia e capacità di sapere e di conoscere, ed attendere con fiducia che il testimone venga presto raccolto da una nuova generazione di eredi della signora Susu Checchi d'Amico. Per quanto riguarda me, per quanto riguarda l'adesso, non posso fare altro che ringraziare la signora Susu e salutarla con affetto. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Boyd Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 Onore al merito all'unica che poteva fregiarsi della nomea di sceneggiatrice. Non rimane che confidare nella curiosità dei giovani sceneggiatori, nella loro voglia e capacità di sapere e di conoscere, ed attendere con fiducia che il testimone venga presto raccolto da una nuova generazione di eredi della signora Susu Checchi d'Amico. Mi spiace, ma sono -ahimè!- profondamente pessimista: il gap generazionale e l'analfabetismo di ritorno è impressionante; un altro Ladri di Biciclette, o Bellissima o Rocco e i suoi Fratelli, non lo si vedrà mai più. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
silent bob Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 Sì, avevo appreso la cosa ieri e devo dire di essere rimasto estremamente dispiaciuto per questa notizia. Eppure, in particolar modo, mi trovo estremamente addolorato per ciò che essa rappresenta. Innanzitutto ho scoperto con orrore di essere, io in prima persona, fondamentalmente ignorante sull'apporto straordinario e memorabile che la signora Susu (mi permetto il vezzeggiativo) ha regalato al cinema italiano e mondiale, nel corso della sua lunghissima carriera. L'orrore sta nello scoprirsi a non conoscere un nome così importante ed un esponente, forse l'ultimo, di quell'era del cinema e della civiltà italiana in cui l'arte e la cultura avevano ancora un'importanza palpabile. L'altra faccia dell'orrore sta nel constatare che menti di questo tipo, sensibilità di questo calibro, talenti di questa portata non hanno fatto scuola. La signora Checchi d'Amico era viva fino a due giorni fa. Il suo talento e il suo bagaglio d'esperienza avrebbe potuto indirizzare e formare centinaia di nuovi talenti, certamente, fino a pochi anni prima ... eppure? Eppure mi ritrovo a non conoscerla io personalmente, a non saperne praticamente nulla, nonostante conosca bene gran parte dei film la cui sceneggiatura si è fregiata del suo apporto. Mi trovo a constatare ancora una volta l'interruzione di continuità artistica e spirituale tra l'Italia neorealista e quella contemporanea, mi trovo a biasimare trovate, idee, scritture, immagini e mise-en-scène del cinema italiano odierno, le cui caratteristiche sono per la maggiorparte rozze e antiestetiche ... e mi ritrovo a domandarmi dove sia finita la signora Susu. Il suo corpo alla terra, il suo spirito ovunque sia stato richiamato, ma la sua eredità? Perché in Italia si tende a disprezzare il talento quando questo è a portata di mano, per poi celebrarlo come un faraone mummificato nei secoli seguenti? (domanda retorica da cornuti che odio profondamente, ma che non posso fare a meno di pensare, in casi come questo) Non rimane che confidare nella curiosità dei giovani sceneggiatori, nella loro voglia e capacità di sapere e di conoscere, ed attendere con fiducia che il testimone venga presto raccolto da una nuova generazione di eredi della signora Susu Checchi d'Amico. Per quanto riguarda me, per quanto riguarda l'adesso, non posso fare altro che ringraziare la signora Susu e salutarla con affetto. ma strana domanda da uno che, ci scommetterei, non ha visto neppure la metà dei film citati nell'articolo. Strana domanda da uno, che tra firme e avatar, è la vittoria della volgarità e della stupidità americana esportate nel mondo. La cosa più fastidiosa che vedo ai giorni nostri sono persone ignoranti e volgari, che fingono di apprezzare l'Arte per conformismo, ovvero accettazioni di valori senza critica. Son convinto che Erik qui sopra sia sicuro della "grandezza" di Visconti, neppure metà dei suoi ha visto però. Max aveva provato a censurarmi, ma io riposto. Se mi si deve censurare via col ban e vaffanculo! Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Boyd Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 (modificato) ma strana domanda da uno che, ci scommetterei, non ha visto neppure la metà dei film citati nell'articolo. E questo l'avresti dedotto da cosa? In base a quali pezze d'appoggio? Strana domanda da uno, che tra firme e avatar, è la vittoria della volgarità e della stupidità americana esportate nel mondo. Ti svelerò un segreto (e questo vale per tutte le sfere dello scibile artistico): il cinema è sempre stato commerciale sin dai tempi dei fratelli Lumière, tutta l'arte è business e non esiste cinema popolare o d'autore, arte alta o bassa (categorie finzionali buone per trinariciuti, maestrini dalla penna rossa), ma solo buon o cattivo cinema, indipendentemente dagli intenti, valori produttivi, generi, valenze simboliche sottotestuali o vaghi afflati poetici. Carl Barks vale quanto Alan Moore, Die Hard ha la stessa dignità di 2001 Odissea nello spazio, e Fernando di Leo non ha nulla da invidiare a Brian De Palma. Michelangelo mica dipingeva per chissà quale alto ideale e non avrebbe mai mosso un mignolo se il papa non sborsava quantità ingenti di denaro ergo cosa abbiamo imparato oggi? Arte=Business. Oh, cazzo! Son convinto che Erik qui sopra sia sicuro della "grandezza" di Visconti, neppure metà dei suoi ha visto però. Se anche avesse visto il solo Gattopardo, la sua opinione avrebbe pari valenza e dignità di chiunque altro: non è mica necessario aver digerito l'opera omnia di un autore per poterne esprimerne un giudizio in merito. Modificato 1 Agosto, 2010 da angelinabalducci Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 1 Agosto, 2010 Autore Share Inviato 1 Agosto, 2010 Sì, avevo appreso la cosa ieri e devo dire di essere rimasto estremamente dispiaciuto per questa notizia. Eppure, in particolar modo, mi trovo estremamente addolorato per ciò che essa rappresenta. Innanzitutto ho scoperto con orrore di essere, io in prima persona, fondamentalmente ignorante sull'apporto straordinario e memorabile che la signora Susu (mi permetto il vezzeggiativo) ha regalato al cinema italiano e mondiale, nel corso della sua lunghissima carriera. L'orrore sta nello scoprirsi a non conoscere un nome così importante ed un esponente, forse l'ultimo, di quell'era del cinema e della civiltà italiana in cui l'arte e la cultura avevano ancora un'importanza palpabile. L'altra faccia dell'orrore sta nel constatare che menti di questo tipo, sensibilità di questo calibro, talenti di questa portata non hanno fatto scuola. La signora Checchi d'Amico era viva fino a due giorni fa. Il suo talento e il suo bagaglio d'esperienza avrebbe potuto indirizzare e formare centinaia di nuovi talenti, certamente, fino a pochi anni prima ... eppure? Eppure mi ritrovo a non conoscerla io personalmente, a non saperne praticamente nulla, nonostante conosca bene gran parte dei film la cui sceneggiatura si è fregiata del suo apporto. Mi trovo a constatare ancora una volta l'interruzione di continuità artistica e spirituale tra l'Italia neorealista e quella contemporanea, mi trovo a biasimare trovate, idee, scritture, immagini e mise-en-scène del cinema italiano odierno, le cui caratteristiche sono per la maggiorparte rozze e antiestetiche ... e mi ritrovo a domandarmi dove sia finita la signora Susu. Il suo corpo alla terra, il suo spirito ovunque sia stato richiamato, ma la sua eredità? Perché in Italia si tende a disprezzare il talento quando questo è a portata di mano, per poi celebrarlo come un faraone mummificato nei secoli seguenti? (domanda retorica da cornuti che odio profondamente, ma che non posso fare a meno di pensare, in casi come questo) Non rimane che confidare nella curiosità dei giovani sceneggiatori, nella loro voglia e capacità di sapere e di conoscere, ed attendere con fiducia che il testimone venga presto raccolto da una nuova generazione di eredi della signora Susu Checchi d'Amico. Per quanto riguarda me, per quanto riguarda l'adesso, non posso fare altro che ringraziare la signora Susu e salutarla con affetto. In realta' e' spesso qualcosa di inevitabile. Per realizzare un prodotto sono necessarie molte professionalita', e molte di esse spesso e volentieri sono sia talmente di basso profilo, sia di eccellenza, che per quanto strana sia tale dicotomia alla fine risultano invisibili. Quanti ad esempio hanno in mente altri nomi di direttori di fotografia come ad esempio un Vittorio Storaro? La figura dello sceneggiatore, meglio ancora nei film, e' di per se' una figura di basso profilo, ma di estrema importanza. Fare lo sceneggiatore non crea certo la visibilita' di un regista o di un attore, ma forma la spina dorsale del film stesso. Per questo dico che al di la' di tutto, se un film, come le opere prima citate realizzate con il contributo fondamentale della d'Amico, hanno notorieta' ed eco nel tempo, ecco che per quanto gli attori ed anche i registi passino, una parte importante di lei attraversera' indenne il tempo, e spesso e volentieri ispirando e formando nuove generazioni, di spettatori, di appassionati occasionali, di esperti come di autori. Alla fine io penso che il lavoro dello sceneggiatore sia un po' come fare un patto con il diavolo; cio' che fai e quindi parte importante di cio' che sei, passera' indenne nel tempo. Ma spesso senza che a questa sia associato anche un nome. Un oblio di forma discreta, in cambio di una sempiterna luce sul 'contenuto' della persona. E poi ci saranno tanti che comunque quel nome lo associano, e lo tengono ben alto con rispetto e dignita'. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
silent bob Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 (modificato) ma strana domanda da uno che, ci scommetterei, non ha visto neppure la metà dei film citati nell'articolo. E questo l'avresti dedotto da cosa? In base a quali pezze d'appoggio? Strana domanda da uno, che tra firme e avatar, è la vittoria della volgarità e della stupidità americana esportate nel mondo. Ti svelerò un segreto (e questo vale per tutte le sfere dello scibile artistico): il cinema è sempre stato commerciale sin dai tempi dei fratelli Lumière, tutta l'arte è business e non esiste cinema popolare o d'autore, arte alta o bassa (categorie finzionali buone per trinariciuti, maestrini dalla penna rossa), ma solo buon o cattivo cinema, indipendentemente dagli intenti, valori produttivi, generi, valenze simboliche sottotestuali o vaghi afflati poetici. Carl Barks vale quanto Alan Moore, Die Hard ha la stessa dignità di 2001 Odissea nello spazio, e Fernando di Leo non ha nulla da invidiare a Brian De Palma. Michelangelo mica dipingeva per chissà quale alto ideale e non avrebbe mai mosso un mignolo se il papa non sborsava quantità ingenti di denaro ergo cosa abbiamo imparato oggi? Arte=Business. Oh, cazzo! Son convinto che Erik qui sopra sia sicuro della "grandezza" di Visconti, neppure metà dei suoi ha visto però. Se anche avesse visto il solo Gattopardo, la sua opinione avrebbe pari valenza e dignità di chiunque altro: non è mica necessario aver digerito l'opera omnia di un autore per poterne esprimerne un giudizio in merito. - sesto senso, ci scommetterei sopra cmq - sicuramente il cinema non è tutto commerciale allo stesso modo. Solo un ignorante potrebbe sostenere ciò. Che poi tu dici che discorsi del genere sono da trinariciuti o rossi: se vuoi ti cito una decina di registi aristocratici e disimpegnati e disprezzanti le sinsitre che pure inorridiscono davanti alla cultura popolare ( si vedano avatar e firma di Erik per averne un'idea ) - no, non tutte le opinioni hanno la stessa dignità. Al di là di casi rarissimi, una buona conoscenza dell'opera dell'autore è necessaria per dare valore alle proprie parole. ... Tornando un pò in topic io faccio davvero fatica a distinguere una tratta autoriale e comune tra le varie sceneggiature di sopra. La buttò lì: è il senso che il regista dà alla storia a costituire la sua essenza? Modificato 1 Agosto, 2010 da silent bob Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Erik Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 Chiedo scusa a tutti, vi prego di perdonarmi la risposta che seguirà. ma strana domanda da uno che, ci scommetterei, non ha visto neppure la metà dei film citati nell'articolo. Strana domanda da uno, che tra firme e avatar, è la vittoria della volgarità e della stupidità americana esportate nel mondo. La cosa più fastidiosa che vedo ai giorni nostri sono persone ignoranti e volgari, che fingono di apprezzare l'Arte per conformismo, ovvero accettazioni di valori senza critica. Perdonami la domanda, ma te chi cazzo sei? :lolla: Povero troglodita imbecille, tu che vivi secondo una tua legge della giungla che ti tiene lontano dal mondo civilizzato (perché non è posto per te), come mai ti arrischi a venire a rompere le palle a me, una persona che chiaramente né conosci, né comprendi? Innanzitutto se avessi letto il mio commento avresti notato che io per primo mi sono vergognato della mia ignoranza riguardante il lavoro della signora Checchi d'Amico, quindi non c'è alcun bisogno di alcun paladino della cultura (che per altro detesti, perché ti è estranea) che me lo ricordi. Secondariamente poi, trovo molto divertente il fatto che tu, non rendendoti neppure conto di trovarti in un ambiente virtuale creato all'unico scopo di parlare di ciò che si vuole e nulla più, ti lanci in ardite interpretazioni del mio essere, basate su un'immagine-francobollo e su una firma. Sai cosa si evince dai miei Avatar e firma? Che amo il colore, la vita, l'immaginazione ed il sogno. Hei, guarda! Sono quattro dei pilastri su cui si fonda il cinema. Ma, aspetta: sono anche quattro dei pilastri su cui si basa l'arte! Tu dai a me dell'ignorante e del volgare, esprimendoti senza fondamento, senza intelligenza, senza capacità, senza contenuti e senza gusto. Tu finisci il tuo intervento con un bel vaffanculo. Tu, solenne testa di cazzo, pensi di poter venire a dire qualcosa a me? Tu hai fatto male i tuoi conti da lavandaia. Ah, tanto per la cronaca, parlare di fantasia/allegoria/metafora/colore/divertimento/creatività/sublimazione è parlare delle forme espressive più complesse in assoluto. A dissentire sono solo poveri esseri aridi dentro, capaci solo di sermoni arroganti fatti di un illuminismo ridicolo e miope, fondati sull'ignoranza didascalica che fanno tanta fatica a tentare di debellare. Son convinto che Erik qui sopra sia sicuro della "grandezza" di Visconti, neppure metà dei suoi ha visto però. Ma io vengo da te a PRESUMERE che tu sappia o non sappia qualcosa? Mi sono mai permesso di dire cosa penso tu non sappia o cosa credo tu non abbia mai letto? Pensi che ti ritenga un arguto e irriverente mattacchione, che però ne sa a pacchi? Abbello! Cresci vai! Te ne servono di bistecche (intellettuali) per arrivare ad un livello di discussione minimamente interessante. Per ora voli basso basso. Max aveva provato a censurarmi, ma io riposto. Se mi si deve censurare via col ban e vaffanculo! Giusto! Perché non venire ad infettare con le tue minchiate qualunquiste da intellettualoide segaiolo anche questa stanza? Perché non portare un po' del tuo vaiolo mentale anche qui, dopo che hai dato il meglio un po' ovunque? Ne sentivamo proprio il bisogno. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 1 Agosto, 2010 Autore Share Inviato 1 Agosto, 2010 BTW: e siccome il diretto interessato se l'e' cercata e meritata tutta parola per parola, ogni suo nuovo messaggio che non sara' attinente perfettamente e solo al tema, sara' editato sottoforma di un cappello d'asino. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
silent bob Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 Povero troglodita imbecille, tu che vivi secondo una tua legge della giungla che ti tiene lontano dal mondo civilizzato (perché non è posto per te), come mai ti arrischi a venire a rompere le palle a me, una persona che chiaramente né conosci, né comprendi? Innanzitutto se avessi letto il mio commento avresti notato che io per primo mi sono vergognato della mia ignoranza riguardante il lavoro della signora Checchi d'Amico, quindi non c'è alcun bisogno di alcun paladino della cultura (che per altro detesti, perché ti è estranea) che me lo ricordi. il grassettato l'ho quotato solo perché è un complimento per me. Il fatto è che 1) se tu conosci poco sia la tizia in questione che quel tipo di cultura che bisogno c'è di profondersi in rimpianti ? Un ammirazione che si fonda su poca conoscenza, e alla quale s'oppone ammirazione di cose del tutto opposte per forma e contenuto, non suona bene alle mie orecchie. Qualcuno la chiamerebbe ammirazione conformistica, ed è la peggiore cosa al mondo. è un atteggiamento nel quale, purtroppo, mi imbatto spesso con molto fastidio nella vita vera. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Erik Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 Ok, esempio pratico: facciamo finta che tu abbia visto mille volte una statua che ogni volta ti ha dato un'emozione forte. Mettiamo il caso che tu sia sempre stato convinto che fosse opera di Michelangelo, ma che improvvisamente scoprissi che insospettabilmente è del Verrocchio. Cosa sentiresti? Il mio rimpianto è di non aver saputo che dietro a film che ho molto amato e che hanno fatto grande l'Italia ci fosse questa persona. Mi pare il minimo volerle rendere omaggio, pur se tardivamente. Quello che tu leggi come conformismo, in realtà, è stima e riconoscenza. Del resto, che tu mi creda o meno è irrilevante. E' la mancanza di rispetto del tutto gratuita che mi fa incazzare, non il fatto di non essere creduto da un perfetto sconosciuto. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 1 Agosto, 2010 Autore Share Inviato 1 Agosto, 2010 (Per inciso, Erik, mica devi giustificare il fatto che hai voluto rendere omaggio alla d'amico, eh) Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
silent bob Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 (modificato) Ok, esempio pratico: facciamo finta che tu abbia visto mille volte una statua che ogni volta ti ha dato un'emozione forte. Mettiamo il caso che tu sia sempre stato convinto che fosse opera di Michelangelo, ma che improvvisamente scoprissi che insospettabilmente è del Verrocchio. Cosa sentiresti? Il mio rimpianto è di non aver saputo che dietro a film che ho molto amato e che hanno fatto grande l'Italia ci fosse questa persona. Mi pare il minimo volerle rendere omaggio, pur se tardivamente. Quello che tu leggi come conformismo, in realtà, è stima e riconoscenza. Del resto, che tu mi creda o meno è irrilevante. E' la mancanza di rispetto del tutto gratuita che mi fa incazzare, non il fatto di non essere creduto da un perfetto sconosciuto. mmh, ok l'esempio non è male, ed il discorso che sottende neppure del tutto errato. Ora però senti qui: ho visto mille volte Il Gattopardo pensando che fosse di Fellini, poi scopro che è di Visconti. Tranne che io non sappia niente di questi due ( cioè li abbia sentiti per la prima volta in tal contesto ) mi sentirei un enorme scemo perché nell'associare Il Gattopardo alla poetica di Fellini devo inevitabilmente averne stravolto il contenuto. Per comprendere qualcuno ci vuole un approfondito studio, altrimenti non lo si conosce ( e non si può rendere omaggio a chi non si conosce ). A parte questo, prendo il tuo esempio come mezzobuono e via. Io comunque insistevo sul fatto che tu piangi sulla morte di talenti del genere ( = di un certo tipo di cinema ) quando poi ne sei tra i primi artefici, la tua cultura infatti vuole la morte di quell'altra. Il tuo avatar è tra gli autori della morte del cinema d'autore, perché versi lacrime, Marvel Man? Modificato 1 Agosto, 2010 da silent bob Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Eymerich Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 (modificato) Sicuramente una grande perdita per il cinema italiano.. P.S. Ti svelerò un segreto (e questo vale per tutte le sfere dello scibile artistico): il cinema è sempre stato commerciale sin dai tempi dei fratelli Lumière, tutta l'arte è business e non esiste cinema popolare o d'autore, arte alta o bassa (categorie finzionali buone per trinariciuti, maestrini dalla penna rossa), ma solo buon o cattivo cinema, indipendentemente dagli intenti, valori produttivi, generi, valenze simboliche sottotestuali o vaghi afflati poetici. Carl Barks vale quanto Alan Moore, Die Hard ha la stessa dignità di 2001 Odissea nello spazio, e Fernando di Leo non ha nulla da invidiare a Brian De Palma. Michelangelo mica dipingeva per chissà quale alto ideale e non avrebbe mai mosso un mignolo se il papa non sborsava quantità ingenti di denaro ergo cosa abbiamo imparato oggi? Arte=Business. Oh, cazzo! Beh, no, non si può fare di tutte le erbe un fascio.. Modificato 1 Agosto, 2010 da EYMERICH Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Mutsurini Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 Beh, no, non si può fare di tutte le erbe un fascio.. beh, resterebbe giusto fuori il cinema sperimentale per soli snob Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 1 Agosto, 2010 Autore Share Inviato 1 Agosto, 2010 Il punto e' che il cinema, piu' di qualunque altra forma d'arte, ha necessita' di risorse. Questo in quanto se un pittore, anche uno scultore, uno scrittore, e in misura molro minore ad esempio un musicista, devono disporre del loro tempo per creare, al massimo hanno difficolta' a reperire fondi per campare, oppure dedicano una parte del loro tempo al lavoro e il resto alle proprie opere. O trovano il modo di campare della propria arte. Il cinema no. Il cinema dipende per la realizzazione da molte persone, le quali tutte in qualche modo dipendono per tempo ed altro secondo quanto detto qua sopra, ma non solo, per il cinema ci sono anche spese fisse, e molte. Il cinema quindi non puo' in se' prescindere dal lato commerciale. Oppure si trova uno 'sponsor', oppure si articola il lavoro ritagliando scampoli di tempo tra piu' persone ed approfittando di varie situazioni contingenti, vedete ad esempio il 'trailer' del corto che ho postato prima, che segue questa logica, quella di adoperare delle occasioni peculiari per realizzare varie parti del corto stesso. In ogni caso, il cinema per la produzione non puo' oggettivamente fare a meno di soldi. Quindi chi crede e si illude di poter fare cinematograficamente tutto quello che vuole, o ha una barca di soldi, oppure e' un povero illuso che non ha ancora compreso che prima di arrivare al "ciak" quello che vuole fare verra' modificato e rimaneggiato tante di quelle volte sia per via delle persone, sia per esigenze di costi, che si trovera' ad iniziare volendo dire A e finira' rantolando B. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Erik Inviato 1 Agosto, 2010 Share Inviato 1 Agosto, 2010 mmh, ok l'esempio non è male, ed il discorso che sottende neppure del tutto errato. Ancora a ergersi giudice e giuria? Questo atteggiamento ha rotto le palle, se non l'avessi capito. Per comprendere qualcuno ci vuole un approfondito studio, altrimenti non lo si conosce ( e non si può rendere omaggio a chi non si conosce ). Vedo che ancora non hai capito. E sì che l'esempio ti era piaciuto. Io comunque insistevo sul fatto che tu piangi sulla morte di talenti del genere ( = di un certo tipo di cinema ) quando poi ne sei tra i primi artefici, la tua cultura infatti vuole la morte di quell'altra. Il tuo avatar è tra gli autori della morte del cinema d'autore, perché versi lacrime, Marvel Man? Prima cosa: stai sovrainterpretando. Rimpiangere un tipo di talento non equivale a rimpiangere "un certo tipo di cinema". Quello che dovrebbe apparirti chiaro, scorrendo l'inumana lista di film scritti (o co-sceneggiati) dalla signora Checchi d'Amico, è che qui si parla di un talento che trascendeva il genere. Non è "solo" neorealismo, non è "solo" commedia, non è "solo" film in costume, è CINEMA. Parlo di storie con una struttura solida, di dialoghi intensi e di personaggi interessanti. Parlo di trovate frizzanti e di ritmo. Parlo di capacità di saper ordire e raccontare una storia che ti parli a più livelli e che non ti lasci esattamente come ti ha trovato. Questo tipo di talento è quello che mi rammarico di non trovare quasi più nel cinema italiano odierno. Questo è ciò che io avrei voluto veder trasmettere alla successiva generazione di sceneggiatori. Il soggetto è secondario alla qualità della scrittura/trama/intreccio ... se leggi tanto quanto dici, dovresti averlo notato da un bel pezzo. Un esempio facile facile: Ladri di biciclette. Soggetto: "padre e figlio, poveri, si trovano a dover fare i conti con la dura vita dell'Italia del dopoguerra". Se hai visto il film sai come questo sia sviluppato. Ancora una volta, il COME ha il sopravvento sul COSA. Seconda cosa: tu sei troppo ansioso di dare la colpa a qualcuno. In particolare dai alle persone, me in questo caso, responsabilità che non hanno. La mia cultura ha voluto la morte di un'altra cultura? E che cazzo vuol dire? Che è colpa mia se sono nato dopo che il neorealismo aveva già finito di battere i piedi? Che avrei dovuto lottare per ristabilire un gusto che non ha nulla a che vedere con il mio vissuto? O che non posso interessarmene perché sono troppo giovane? Questa è bambinesca, semplice voglia di rivalsa. E' come dire che è colpa mia se l'Impero Romano è caduto. Tu confondi la mia cultura personale con quella che è la cultura in voga (o lo era quando sono cresciuto). Tu non hai ancora capito una beneamata fava di chi hai davanti (virtualmente). Tu ti fermi alle apparenze e commenti, senza nemmeno porti il problema di ciò che queste apparenze significano realmente. Come cercavo di dire (e tutti l'hanno capito tranne te) è che io sono per il talento, l'immaginazione, la fantasia, l'estro creativo, la capacità di catturare la mente, oltre all'attenzione delle persone, di saperle prendere per mano con dolcezza o con entusiasmo e mostrare loro mondi al di fuori di questo, ma che allo stesso modo si trovano all'interno di esso. Si potrebbe pensare che sono un amante del simbolo, più che del nozionismo spicciolo e pedante, del suggerito, più che dello spiattellato, ma sono certo che a te questo sembrera alieno e assurdo. Sai perché? Perché io vivo, mentre tu parli. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
kevin8 Inviato 2 Agosto, 2010 Share Inviato 2 Agosto, 2010 Erik, non cascarci... certi "individui" non meritano la tua attenzione, mettilo in ignore e sei a posto... Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
silent bob Inviato 2 Agosto, 2010 Share Inviato 2 Agosto, 2010 (modificato) neh Kevin8 ce l'ha con me anche se, a memoria, è uno degli utenti che ho bersagliato di meno. Bah. Prima cosa: stai sovrainterpretando. Rimpiangere un tipo di talento non equivale a rimpiangere "un certo tipo di cinema". Quello che dovrebbe apparirti chiaro, scorrendo l'inumana lista di film scritti (o co-sceneggiati) dalla signora Checchi d'Amico, è che qui si parla di un talento che trascendeva il genere. Non è "solo" neorealismo, non è "solo" commedia, non è "solo" film in costume, è CINEMA. Parlo di storie con una struttura solida, di dialoghi intensi e di personaggi interessanti. Parlo di trovate frizzanti e di ritmo. Parlo di capacità di saper ordire e raccontare una storia che ti parli a più livelli e che non ti lasci esattamente come ti ha trovato. Questo tipo di talento è quello che mi rammarico di non trovare quasi più nel cinema italiano odierno. Questo è ciò che io avrei voluto veder trasmettere alla successiva generazione di sceneggiatori. Il soggetto è secondario alla qualità della scrittura/trama/intreccio ... se leggi tanto quanto dici, dovresti averlo notato da un bel pezzo. Un esempio facile facile: Ladri di biciclette. Soggetto: "padre e figlio, poveri, si trovano a dover fare i conti con la dura vita dell'Italia del dopoguerra". Se hai visto il film sai come questo sia sviluppato. Ancora una volta, il COME ha il sopravvento sul COSA. Seconda cosa: tu sei troppo ansioso di dare la colpa a qualcuno. In particolare dai alle persone, me in questo caso, responsabilità che non hanno. La mia cultura ha voluto la morte di un'altra cultura? E che cazzo vuol dire? Che è colpa mia se sono nato dopo che il neorealismo aveva già finito di battere i piedi? Che avrei dovuto lottare per ristabilire un gusto che non ha nulla a che vedere con il mio vissuto? O che non posso interessarmene perché sono troppo giovane? Questa è bambinesca, semplice voglia di rivalsa. E' come dire che è colpa mia se l'Impero Romano è caduto. Tu confondi la mia cultura personale con quella che è la cultura in voga (o lo era quando sono cresciuto). Tu non hai ancora capito una beneamata fava di chi hai davanti (virtualmente). Tu ti fermi alle apparenze e commenti, senza nemmeno porti il problema di ciò che queste apparenze significano realmente. Come cercavo di dire (e tutti l'hanno capito tranne te) è che io sono per il talento, l'immaginazione, la fantasia, l'estro creativo, la capacità di catturare la mente, oltre all'attenzione delle persone, di saperle prendere per mano con dolcezza o con entusiasmo e mostrare loro mondi al di fuori di questo, ma che allo stesso modo si trovano all'interno di esso. Si potrebbe pensare che sono un amante del simbolo, più che del nozionismo spicciolo e pedante, del suggerito, più che dello spiattellato, ma sono certo che a te questo sembrera alieno e assurdo. Sai perché? Perché io vivo, mentre tu parli. Stai dicendo un sacco di cazzate. Io ho 20 anni e sono tra i più giovani del forum. Conosco De Sica, come Fellini, come Visconti, come Wenders e Almodovar. Non conosco cert'altra roba. L'età non vale niente, io seguo solo quel che mi interessa e anche oggi ci sono produzioni di un certo livello. Il comune denominatore dei film citati è che sono d'autore, con un contenuto importante nella trama e non effettacci speciali. Poi dici che do la colpa a qualcuno: a maggio è uscito nei cinema l'ultimo film di Alain Resnais ( un regista che amo, e che forse potrebbe anche spendere un'occhiata a tuo favore in questa conversazione. UN plauso a chi coglie il riferimento ... ) e sul forum non è stata spesa una parola. Mi raccomando quando il tizio - a breve immagino - tirerà le cuoia e Shuji aprirà il topic tutti a piangere eh! Peccato che nelle vostre menti sia già morto. Inoltre sei una mezzasega che vuole impostare la cosa in termini generazionali: i film di Superman c'erano già negli anni '70 solo il pubblico di quelli non era quello dei film di Visconti. Basta, pane al pane e vino al vino. Tiè, ho anche trovato un articolo di uno che la pensa alla Boyd, forse anche come te: Elegante e barbosa commedia surreale dell'ottanseienne veneratissimo maestro Alain Resnais. Niente più di un amabile gioco sulla casualità del destino, raffinato sì, ma tirato in lungo oltre ogni sopportazione. A Parigi il maturo Georges (André Dussollier), sposato alla più giovane Suzanne, trova il portafoglio della dentista scippata Marguerite (Sabine Azéma). A lui, che ha consegnato il maltolto alla polizia, non basta il grazie, pretende di incontrarla. Lei tentenna. Che tiramolla infinito. Possibile che i registi, più o meno grandi, non vadano mai in pensione? Da Il Giornale, 30 aprile 2010 Modificato 2 Agosto, 2010 da silent bob Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Boyd Inviato 2 Agosto, 2010 Share Inviato 2 Agosto, 2010 (modificato) Il comune denominatore dei film citati è che sono d'autore, con un contenuto importante nella trama e non effettacci speciali. Ancora una volta denoti profonda ignoranza e una chiusura mentale degna di un talebano: se la CGI fosse stata disponibile ai tempi di registi come Ejzenštejn, Fellini, Lean o Kubrick, ti assicuro ne avrebbero fatto uso massiccio. Non è che la CGI serva solo per le spade laser, eh? E' semplicemente un tool in più nella tavolozza di un pittore e ne libera l'immaginazione non più ristretta dalla concretezza fisica: offre la possibilità di creare fondali fotorealisticamente superiori al vecchio matte-painting, di poter moltiplicare le comparse nelle scene di massa, di spostare la luna a sinistra se l'inquadratura è sbilanciata, di corregere errori di continuity, di switchare dalla notte al giorno se la scena ne acquista in atmosfera e così via. Tiè, ho anche trovato un articolo di uno che la pensa alla Boyd, forse anche come te: Elegante e barbosa commedia surreale dell'ottanseienne veneratissimo maestro Alain Resnais. Niente più di un amabile gioco sulla casualità del destino, raffinato sì, ma tirato in lungo oltre ogni sopportazione. A Parigi il maturo Georges (André Dussollier), sposato alla più giovane Suzanne, trova il portafoglio della dentista scippata Marguerite (Sabine Azéma). A lui, che ha consegnato il maltolto alla polizia, non basta il grazie, pretende di incontrarla. Lei tentenna. Che tiramolla infinito. Possibile che i registi, più o meno grandi, non vadano mai in pensione? Da Il Giornale, 30 aprile 2010 Non leggo il Giornale, grazie; ma ho sempre apprezzato le recensioni anticonformiste di Bertarelli. E comunque se qualcuno è stato un grande regista, non significa che ogni suo film sia un capolavoro a prescindere: gli stessi Fellini e Antonioni hanno avuto un secondo tempo di carriera imbarazzante e metà dei loro film andrebbe gettati al cesso per quanto ridicoli e imbarazzanti (La voce della Luna non è certo La Dolce Vita e Al di là delle nuvole non può neanche lontanamente paragonarsi a L'eclisse). A volte basterebbe avere l'umiltà di accorgersi quando è il tempo di fermarsi e se per caso la vena creativa non si sia esaurita, prima di invalidare una carriera altrimenti brillante. Modificato 2 Agosto, 2010 da angelinabalducci Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Erik Inviato 2 Agosto, 2010 Share Inviato 2 Agosto, 2010 Stai dicendo un sacco di cazzate. Io ho 20 anni e sono tra i più giovani del forum. Conosco De Sica, come Fellini, come Visconti, come Wenders e Almodovar. Non conosco cert'altra roba. L'età non vale niente, io seguo solo quel che mi interessa e anche oggi ci sono produzioni di un certo livello. Bimbetto coglione, è quello che ho detto io. Impara a leggere, poi cerca di produrre del pensiero. Sarà dura, ti avverto. Il comune denominatore dei film citati è che sono d'autore, con un contenuto importante nella trama e non effettacci speciali. Bimbetto coglione, parli per sentito dire e per luoghi comuni. Metti etichette date da altri convinto che siano tue. Coglione. E bimbetto. Cresci vai. Poi dici che do la colpa a qualcuno: a maggio è uscito nei cinema l'ultimo film di Alain Resnais ( un regista che amo, e che forse potrebbe anche spendere un'occhiata a tuo favore in questa conversazione. UN plauso a chi coglie il riferimento ... ) e sul forum non è stata spesa una parola. E perché non ne hai parlato te, già che lo ami tanto? Stupido imbecille, è ovvio che io parlo di cosa mi piace, ma questo non significa che tu non possa parlare di ciò che piace a te. Se poi quello che piace a te non mi interessa (anche sbagliando, non ho l'arroganza di essere perfetto, né di sembrarlo), semplicemente, ti ignoro. Mi raccomando quando il tizio - a breve immagino - tirerà le cuoia e Shuji aprirà il topic tutti a piangere eh! Peccato che nelle vostre menti sia già morto. Sbagliato. Non posso piangere chi non conosco. L'hai detto tu, notevolissimo decerebrato schizofrenico, ricordi? La signora Checchi d'Amico la conoscevo molto bene, pur senza saperlo, ergo ho sentito il bisogno di parlarne. Semplice. Inoltre sei una mezzasega che vuole impostare la cosa in termini generazionali: i film di Superman c'erano già negli anni '70 solo il pubblico di quelli non era quello dei film di Visconti. Basta, pane al pane e vino al vino. Non sono stato io a teorizzare la stronzata del "la tua cultura uccide la Cultura", quindi ti ho fatto tre domande (retoriche) per farti capire che la questione, posta in quel modo, non ha senso. Il problema è che basta girare il discorso e tu ti perdi. Perché in realtà non capisci. Te sei di quelli per cui il colore è volgare e il divertimento è per idioti. Etichette rassicuranti che ti aiutano a bollare il mondo. Per te solo bianco o nero. Te sei nel giusto, il resto (che non capisci) è sbagliato. Sei un bimbetto coglione e non sei in grado di sostenere una conversazione di livello decente perché, in realtà, non capisce di cosa si parla. Tiè, ho anche trovato un articolo di uno che la pensa alla Boyd, forse anche come te. Vedi, il problema qui è palese: te non capisci. Ci provi, ma ad un certo punto le tue doti fanno da freno a mano e più che a un certo punto non arrivi. Ti ho già spiegato che non sei in grado di permetterti di presumere quello che posso pensare io, perché non hai capito una beneamata fava di me, ma tu insisti. Insisti per altro mettendomi a fianco di una recensione di un film che non conosco. Sei stupido, fattene una ragione. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
ryoga Inviato 2 Agosto, 2010 Share Inviato 2 Agosto, 2010 Urge un topic in cui aldo smerdi bobo con la sua conoscenza illimitata di trashate Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Erik Inviato 2 Agosto, 2010 Share Inviato 2 Agosto, 2010 Urge un topic in cui aldo smerdi bobo con la sua conoscenza illimitata di trashate L'evento potrebbe creare una frattura nel warp, lo sai, sì? Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
ryoga Inviato 2 Agosto, 2010 Share Inviato 2 Agosto, 2010 Aldo E' una frattura del warp. Un ottantenne nel corpo di Quentin Tarantino adolescente. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
kevin8 Inviato 2 Agosto, 2010 Share Inviato 2 Agosto, 2010 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Messaggi raccomandati
Crea un account o accedi per lasciare un commento
Devi essere un utente registrato per poter lasciare un commento
Crea un account
Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunità. È facile!
Registra un nuovo accountAccedi
Sei già un account? Accedi da qui.
Accedi Ora