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Legge sul prezzo dei libri ( per semplificare)


Joker

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Alla fine il progresso porta sempre turbativa. C'è poco da fare, al di la degli sconti (che anche a fargli la guerra non potranno mai essere eliminati -e fortunatamente direi-) il vantaggio dell'insieme dei negozi online è di offrire un vasto catalogo (pensate solo a IBS+BOL+Libreria Universitaria+Feltrinelli+il recente Amazon.it) consultabile rapidamente, con le funzioni di ricerca è possibile trovare subito ciò che interessa, a fronte di una notevole perdita di tempo (e denaro, se vogliamo metterci la benzina o i biglietti dei mezzi pubblici)qualora dovessimo girare più librerie fisiche per trovare il libro particolare che non è detto che stia nel catalogo a disposizione del primo negozio in cui entriamo.

Certamente girare per gli scaffali è piacevole, ma non sempre si ha tempo per farlo (in genere mi capita di entrare in libreria quando devo fare altre spese nei centri commerciali, mentre praticamente non ha più senso per me entrare appositamente da Feltrinelli o Mondadori al centro). In definitiva quello che conta è la cultura, ossia il prodotto libro, non il modo in cui lo acquistiamo. Gli intermediari tra editore-produttore e lettore-cliente possono essere i più vari, distributore-libreria o solo distributore o vendita diretta tramite servizio postale, alla fine la catena a maggior rendimento (maggior velocità con cui si ottiene un libro ed esborso più contenuto possibile) sarà quella premiata dai lettori, e fa abbastanza ridere che in una paese come l'Italia dove l'e-commerce arranca (quanto stiamo? All' 1%?) si facciano levate di scudi di stampo luddista piuttosto che incentivare un sistema di vendita dalle enormi potenzialità.

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Sì però, difesa dei piccoli librai indipendenti che ci sia, mi secca far notare che non vedo vantaggi per l'acquirente. Se l'alternativa era togliere in media il 20-30% dei prezzi di copertina (come dovrebbe essere!)... ma non è così.

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Normalmente la vendita sottocosto è considerata una pratica anti-competitiva che prende il nome di predatory pricing e pertanto è mal vista dall'antitrust sia in ambito Italiano che in ambito EU.

 

Forse la legge va in questa direzione. Essendo troppo dispendioso valutare i costi medi e marginali per ogni (grande) operatore del mercato, si è pensato che 15% fosse un limite ragionevole di sconto sotto il quale è lecito supporre una vendita sottocosto. Forse anche per questo inizialmente gli operatori online avevano una soglia fissata al 20%, in quanto incorrono in costi operativi inferiori rispetto ai concorrenti reali. Poi evidentemente è stata equiparata per non creare vantaggi a favore della categoria degli store online.

 

Ovviamente è un'ipotesi, non ho idea di quali margini vi siano nell'editoria libraia, né se davvero la motivazione sottostante la legge fosse questa. La mia impressione in termini di leggi emanate è che molte volte si risponda a bisogni reali con leggi un po' demagogiche che creano situazioni subottimali.

 

In ogni caso, l'impossibilità di fare promozioni estremamente aggressive ha anche ricadute positive per le librerie grandi non solo quelle piccole e anche per gli editore. La stampa sta lentamente declinando quindi almeno non le si rendono le cose ancora più difficili.

Modificato da _gallo_
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Alla fine il progresso porta sempre turbativa. C'è poco da fare, al di la degli sconti (che anche a fargli la guerra non potranno mai essere eliminati -e fortunatamente direi-) il vantaggio dell'insieme dei negozi online è di offrire un vasto catalogo (pensate solo a IBS+BOL+Libreria Universitaria+Feltrinelli+il recente Amazon.it) consultabile rapidamente, con le funzioni di ricerca è possibile trovare subito ciò che interessa, a fronte di una notevole perdita di tempo (e denaro, se vogliamo metterci la benzina o i biglietti dei mezzi pubblici)qualora dovessimo girare più librerie fisiche per trovare il libro particolare che non è detto che stia nel catalogo a disposizione del primo negozio in cui entriamo.

Certamente girare per gli scaffali è piacevole, ma non sempre si ha tempo per farlo (in genere mi capita di entrare in libreria quando devo fare altre spese nei centri commerciali, mentre praticamente non ha più senso per me entrare appositamente da Feltrinelli o Mondadori al centro). In definitiva quello che conta è la cultura, ossia il prodotto libro, non il modo in cui lo acquistiamo. Gli intermediari tra editore-produttore e lettore-cliente possono essere i più vari, distributore-libreria o solo distributore o vendita diretta tramite servizio postale, alla fine la catena a maggior rendimento (maggior velocità con cui si ottiene un libro ed esborso più contenuto possibile) sarà quella premiata dai lettori, e fa abbastanza ridere che in una paese come l'Italia dove l'e-commerce arranca (quanto stiamo? All' 1%?) si facciano levate di scudi di stampo luddista piuttosto che incentivare un sistema di vendita dalle enormi potenzialità.

 

La vendita on line va bene ( tra l'altro è scarsamente preoccupante....quell'1 % è una stima assolutamente plausibile anche in base alle informazioni che ho io ).

 

Il problema è lo sconto.

 

Su questi prodotti diventa, fatto in questo modo, un problema.

La diffusione della vendita "fisica" per quanto riguarda i libri non può essere sostituita dalla vendita on line ( non ancora ) senza che ciò porti ripercussioni su tutti i livelli della filiera.

 

Non a caso anche molti editori si stanno muovendo......che poi viene da ridere...chi glieli dà i libri ad Amazon infatti ?

Eppure molti sanno che è rischiosissimo un futuro probabile con la vendita dell'editoria che funziona solo on-line.

 

L'e-commerce deve affiancare la vendita in libreria ( molte di queste sono organizzate in tal senso....ben venga ).... non sostituire.

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Il libro è un articolo diverso dai pomodori Kevin.

 

Per tutta una serie di ragioni.

 

D'accordo.

La differenza, cultura a parte, è che la Coop può strozzare tranquillamente i coltivatori, dato che ci sarà sempre un coltivatore che ti vende un campo di meloni o pomodori a un centesimo in meno dell'altro. Cosa che con i libri non può succedere, visto che se voglio Harry Potter l'editore è uno solo, e dovrebbe essere perfettamente in grado di controllare il mercato del suo libro...

 

Dal tuo discorso mi pare di capire che ci sia il pericolo che per i libri si vada dalla stessa parte, che, cioè, gli editori da un lato e le librerie indipendenti finiscano per soccombere agli oligopolisti della distribuzione. Giusto?

E io ti chiedo: ma i libri che listino hanno alla libreria? Che tipo di scontistica hanno?

Per lavoro mi trovo a vedere fatture di acquisto nei campi più vari (non libri, per questo chiedo ^^), e le differenze tra costo di acquisto e listino di vendita, spessissimo, viaggia sul 50%, se non di più. In questo caso mi pare chiaro che il "difetto" nel mercato nasca a monte, perchè con quella scontistica è facile che si creino enormi disparità tra chi può accontentarsi di un margine risicato (magari 10%, quindi con sconti altissimi sul listino ufficiale) e chi, per struttura o servizi offerti (tipo sala esposizione, modelli in prova, negozio fisico), deve andare su ricarichi più alti (ad esempio 30%).

Per i libri è lo stesso?

 

Ipotizzando che le vendite sottocosto non possano essere la regola, ma magari una mossa commerciale per vendere un po' di "vecchio magazzino", dove sta l'inghippo? Se il mercato ha questi sbalzi enormi di prezzo è perchè da qualche parte ci sono margini molto alti, che qualcuno sfrutta come rendita di posizione e qualcun altro sacrifica per espandersi. Non saprei come spiegarlo altrimenti...

A che livello si formano? E perchè dovrebbe pagarli il cliente?

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Lo sconto medio alle librerie è del 30 %.

 

Sull'universitario e scolastico ancora meno ( si viaggia sul 20 %......in alcuni casi si rasenta il 15 % ).

Appare chiaro che se una libreria universitaria fa gli sconti agli studenti ( e li fanno....molti li fanno, facendosi la guerra dei poveri tra loro illudendosi di accaparrarsi il cliente...illudendosi...) non ci guadagna quasi nulla.

 

Sulla varia si sono innescati meccanismi che portano lo sconto un pò più su.

Libri che nessuno sano di mente acquisterebbe nelle quantità volute dagli editori possono raggiungere il 40 % ( non sempre ).

 

Poi i cazzi sono sugli invenduti....è vero che c'è la resa, però.......

 

Certo, i grandi gruppi ( Mondadori, Feltrinelli, Fnac ) tendono ad andare direttamente dagli editori ( saltando la distribuzione ).

Propongono un UNICO grosso acquisto e cercano di strappare una scontistica superiore dividendo poi a pioggia il prodotto tra tutte le filiali.

 

Molti editori ( i tempi sono quelli che sono ) cedono.

 

Altri ( fortunatamente ) no.

 

 

Ma stiamo andando già nel complicato.

Nessun problema, però, a continuare il discorso se si è interessati.

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Nessun problema, però, a continuare il discorso se si è interessati.

 

Ah, io trovo semrpe molto interessante capire questi meccanismi, però non vorrei poi entrare veramente troppo nel mercato specifico, che mi interessa solo marginalmente.

E' un discorso che è uscito proprio in questi giorni su un altro forum a proposito di impianti hi-fi, e tentavo di capire se ci fossero dietro dinamiche simili.

 

Se posso: quindi i margini ci sono, mi pare di capire. Se parliamo di sconti 30% sul "listino librerie", e aggiungiamo anche il ricarico da "prezzo di copertina", penso che un libro di varia possa essere venduto anche a metà di copertina prezzo senza andare sottocosto, no? (Che poi le vendite sottocosto sono regolamentate, se non sbaglio, per cui non dovrebbero essere "occulte" ma facilmente individuabili come tali).

 

Ora, per come la vedo io, il problema sta proprio lì. Se io, distributore o editore o non so chi altro (non conosco esattamente la filiera della distribuzione dei libri...) vendo libri all'ingrosso con sconti del genere e incasso soldi, non posso poi lamentarmi del fatto che qualcuno rinunci ad un simile ricarico per seguire altre strategie! Ci sono margini di manovra? Ognuno li sfrutta come meglio crede... E non posso certo pretendere che sia il consumatore a reggere tutta questa baracca, andando a pagare un listino fisso che incorpori un ricarico del genere. Da consumatore, se posso spendere "il giusto", mi rivolgo lì.

Capisco che tutto questo falsi il mercato. E che gli intermediari (distributori, librerie "classiche", altre forme "pesanti") siano l'anello debole del tutto, perchè le loro condizioni non possono competere con quelle fatte ad altri, scavalcandoli. Ma non è il prezzo al dettaglio il problema, è la scontistica a monte!

 

Un listino "venditore" direttamente più basso e senza sconti, ad esempio, taglierebbe le gambe a tutto questo meccanismo, se il ragionamento qui sopra ha un senso. E questo a parità di prezzo finale, e senza la necessità di leggi del genere, in quanto il ricarico, seppur minore, sarebbe al sicuro da prezzi "di base" troppo aggressivi. Sbaglio?

Modificato da pippov
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Ipotizzando che le vendite sottocosto non possano essere la regola, ma magari una mossa commerciale per vendere un po' di "vecchio magazzino", dove sta l'inghippo? Se il mercato ha questi sbalzi enormi di prezzo è perchè da qualche parte ci sono margini molto alti, che qualcuno sfrutta come rendita di posizione e qualcun altro sacrifica per espandersi. Non saprei come spiegarlo altrimenti...

A che livello si formano? E perchè dovrebbe pagarli il cliente?

 

Be’ poni che il prezzo al consumatore sia 100, se lo sconto alla libreria è il 30% lei lo ha in inventario per 70. Tuttavia ci sono altri costi. Immobili, ammortamenti, capitale umano, vari organi di amministrazione etc. Quindi magari spalmando questi costi su tutti i libri, ogni singolo libro viene a costare 80-85 per la libreria.

Metti che il costo sia 85. L’oligopolista lo vende sottocosto a 80.

 

Dov’è l’inghippo per il consumatore? Nel breve periodo ci guadagna, ma a lungo termine non è detto.

 

Ci sono due imprese: I e E. I è presente sul mercato da lungo tempo. E invece è appena entrata.

 

I decide di vendere sottocosto. E è costretta ad applicare un prezzo molto simile, pena l’avere zero vendite. Entrambe perdono soldi, ma siccome E è un entrat deve recuperare degli investimenti fatti e se la vendita sottocosto si dilunga è probabile che non riesca a ripagare tutti questi costi fissi. Quindi dopo un po’ E fallisce ed esce dal mercato. I invece rimane sul mercato, in quanto in virtù delle maggiori dimensioni e delle immobilizzazioni già riassorbite, può sostenere meglio e più a lungo una perdita. Se B esce e rimane solo I, I può fissare un prezzo da monopolio nel nostro caso.

 

In generale diversi oligopolisti potrebbero usare la vendita sottocosto per eliminare progressivamente un numero di imprese piccole presenti nel mercato. Minore è il numero di imprese nel mercato maggiore sarà anche il mark-up da queste applicato ai prodotti venduti.

 

I casi in cui il sottocosto è accettato riguardano beni altamente deperibili o soggetti a forte stagionalità. Non so se i libri rientrino in queste categorie. Di certo hanno comunque un sistema di calmierazione del prezzo in quanto è riportato sulla copertina.

 

Ovviamente questa è una teoria molto imperfetta su cui è possibile sollevare un numero ampio di obiezioni. Nel 1970 la Chicago school of economics produsse diverse ricerche per confutare questa tesi. Nell’insieme queste ricerche rendono molto ambigue i risultati delle pratiche di predatory pricing. Inoltre è pur sempre un modello teorico; la realtà è diversa. Tuttavia la pratica desta sospetto, perché non è un comportamento che è possibile tenere per lungo tempo.

 

Se l’impresa vende al costo di produzione, non è sanzionata e nel mercato si raggiunge la combinazione prezzo quantità con le ricadute più positive per il benessere sociale. La concorrenza perfetta fa tendere il mercato a questa combinazione, per questo è tanto favorita.

 

Ovviamente tutto questo è molto astratto a vale in linea di principio.

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E' quello che in Italia accade da anni tra Ipercoop e negozio di paese, neh?

 

Anni fa i genitori di un mio amico si erano messi a rifornire il loro negozio di paese all'Ipercoop per certi prodotti, perchè costava meno andare ad acquistare lì che dal distributore. Hanno fatto in tempo ad andare in pensione e hanno chiuso un'attività che durava da generazioni, perchè ormai erano schiacciati dai prezzi del centro commerciale.

 

Il meccanismo come spiega Alex è sbagliato, ma non riesco a capire perchè certi provvedimenti protettivi debbano toccare solo i libri...

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Il meccanismo come spiega Alex è sbagliato, ma non riesco a capire perchè certi provvedimenti protettivi debbano toccare solo i libri...

 

Eh, ma più di aver spiegato TRE volte che si tratta di prodotti commerciali diversi ( col prezzo imposto e iva assolta alla base dall'editore.....art. e74 ) non so che altro fare........

Modificato da alex70
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Se l'oligopolista vende sottocosto per eliminare altre imprese dal mercato il consumatore nel breve periodo ci guodagna.

Se poi chi ha fatto dumping prova ad alzare i prezzi per rifarsi è probabile che un nuovo competitor entri con gli stessi prezzi (essendoci prezzi normali ce la può fare), a questo punto o si crea un normale rapporto di concorrenza (e il consumatore ci guodagna) o uno dei duer ripratica il dumping per eliminare l'altro (e il consumatore ci guodagna ancora di più).

 

Il problema è il "cartello", ma col dumping i consumatori guadagnano e basta.

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Alex, come funziona esattamente il regime dell'editoria? Penso che sia un po' complicato seguirti perchè mi pare di capire che il funzionamento di questo porti a meccaniche di mercato diverse, ma non riesco a capirle bene... Domani studio!

 

A me pare che non si possa parlare di dumping. Le grandi catene, e ancora di più quelle on line tipo Amazon, guadagnano dalla loro attività, non vendono "a perdere" per eliminare i concorrenti. Vendono a prezzi remunerativi, ma con margini molto bassi, che tagliano fuori i piccoli, ma in maniera "naturale" (non dico che sia un bene o un male, dico che penso che non ci siano pratiche anticoncorrenziali). O perlomeno, così mi sembra da fuori, e senza conoscere esattamente i meccanismi di cui sopra...

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Coi libri è il servizio che si perde.

 

Non sono pomodori.......se alla lunga rimane solo un competitor o solo un canale ( cosa peraltro impossibile per tutta una serie di motivi ) i fatturati degli editori collasserebbero.

 

E i servizi ai clienti pure.

 

Non è pensabile infatti ( qualcuno ci ha provato ma con risultati agghiaccianti ) vendere on line i libri scolastici o universitari.

Nessuna azienda che lo fa è in grado di sopportare in maniera efficace i picchi che si hanno nei periodi "caldi " ( inizio corsi e inizio anno scolastico ).

 

Con la varia già è diverso.....ed infatti è lì che si buttano i grandi gruppi.....grande distribuzione, la stessa amazon.

Ma anche là bisogna regolamentare.

 

Gli editori infatti stanno cominciando a farsi due conti......a vedere fino a che punto conviene rinunciare a circa tremila librerie sul territorio a favore di un centinaio di punti vendita gestite dalle catene ( e dall'online ).

Meno spese, ok.....ma anche tanto fatturato in meno.

 

Tanto tanto fatturato in meno.

 

E di questi tempi......è vero che ognuno sceglie il modo di suicidarsi che vuole..........

 

 

A me pare che non si possa parlare di dumping. Le grandi catene, e ancora di più quelle on line tipo Amazon, guadagnano dalla loro attività, non vendono "a perdere" per eliminare i concorrenti. Vendono a prezzi remunerativi, ma con margini molto bassi, che tagliano fuori i piccoli, ma in maniera "naturale" (non dico che sia un bene o un male, dico che penso che non ci siano pratiche anticoncorrenziali). O perlomeno, così mi sembra da fuori, e senza conoscere esattamente i meccanismi di cui sopra...

Amazon, stando agli sconti che vedo, guadagna molto poco ( o quasi nulla ) sui libri.

 

Credo che faccia un discorso diverso...un discorso d'insieme.

 

Della serie butto anche questi dentro, un pò per sbaragliare concorrenza, un pò perchè aumento il numero dei clienti che mi acquistano, alla fine, non solo i libri, ma anche altro su cui il guadagno è maggiore.

 

Questo per quanto riguarda Amazon.

 

Per quanto riguarda le grandi catene il discorso è diverso.

 

Gli sconti sono legati a promozioni ben delineate nel tempo.

Esempio......"nel mese di marzo sconto su tutti i libri mondadori" nelle librerie Mondadori.

" nel mese di giugno sconto su Feltrinelli" ecc ecc.

 

Ma se domani vai da loro al di fuori di tali promozioni....il prezzo è quello sul retro di copertina....ripeto per l'ennesima volta....IMPOSTO.

 

Che poi tali promozioni spesso vengono allargate pure alle librerie indipendenti atraverso rirappresentanti.....perchè, come si è cercato di spiegare, in un supermercato trovi infiniti tipi di cereali o di pelati.

 

Di Harry Potter lo trovi solo della Salani !!

 

E l'editore, a sto punto, se vuole, può intervenire per risolvere problemi.

Se la libreria Pinco Pallo decide di regalarlo ( perchè così entra più gente in negozio che magari si compra la cancelleria che ha avuto col 70 % di sconto ) e i concorrenti, giustamente, si incazzano, l'editore può bloccare tutto non dando più i libri a Pinco Pallo.

 

Lo può fare.

 

Gli editori seri ( ne so ne so ) lo hanno anche già fatto.

 

La legge di cui discutiamo ha per base proprio questo.

Gli editori si sono accorti di quello che faceva Amazon, ad esempio......e hanno valutato ( giustamente ) che anche se fa fatturati da paura, alla lunga il gioco non vale la candela.

Non avete idea, infatti, di come siano diminuiti gli ordini delle librerie all'indomani dell'apertura di Amazon Italia.......e il tutto solo basato sulle semplici paure......perchè ancora oggi non si sa quanto "effettivamente" incida quel portale sul mercato.

 

Alla fine la discriminante, come già detto, deve essere il servizio in questo campo.

 

La libreria è fornita?...Esaudisce velocemente i propri clienti ?.....Fornisce supporto professionalità e competenza ?

Si ?

 

Bene.

 

Se non ci riesce è giusto che ci si rivolga allo store on line.

 

Poi però bisogna vedere se anche detto canale soddisfa il servizio, eh ?

 

E coi libri non è facile.

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Il meccanismo come spiega Alex è sbagliato, ma non riesco a capire perchè certi provvedimenti protettivi debbano toccare solo i libri...

 

Eh, ma più di aver spiegato TRE volte che si tratta di prodotti commerciali diversi ( col prezzo imposto e iva assolta alla base dall'editore.....art. e74 ) non so che altro fare........

 

Ma mica ce l'avevo con te o con i libri, la mia era una domanda in generale. Mi sa che chi non riesce a capire non sono io.

 

Se si riescono a fare queste cose per i libri, si facciano anche per tutto il resto per evitare i giochini che citi nei tuoi post.

 

Se questi modi di fare danneggiano il mercato dei libri, allora lo fanno anche per tutti gli altri beni, quindi perchè non farli finire?

 

Ah, già so che adesso mi risponderai che hai spiegato millemila volte che il libro ha prezzo imposto e iva assolta dall'editore in grassetto...

 

Coi pomodori è il servizio che si perde.

 

Non sono libri.......se alla lunga rimane solo un competitor o solo un canale ( cosa peraltro impossibile per tutta una serie di motivi ) i fatturati dei coltivatori collasserebbero.

 

 

 

Cambiando la posizione dei fattori il risultato non cambia... :lolla:

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Tutti a parlare dei coltivatori, ma i coltivatori diretti sono forse la categoria che riceve più aiuti dello stato in assoluto.

Non pagano l'ICI, ricevono finanziamenti a fondo perduto per recuperare cascine e fare agriturismo, possono non accatastare le case alla faccia degli immobili fantasma, hanno una tassazione tutta particolare avvantaggiata. Shuji non è che i coltivatori diretti non abbiano delle regolamentazioni molto a loro favore.

Modificato da War3333
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E' vero, però tante agevolazioni non le hanno più e del loro lavoro non prendono più nulla. La mia azienda è in campagna e circondata da fattorie. Ti posso assicurare che la situazione è molto grave... tra un po' molte coltivazioni faranno la fine di quella delle barbabietole da zucchero...

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Una piccola chicca Kevin su come siano contorte a volte le leggi italiane.

Il prezzo imposto implica che tu non possa venderlo a prezzo diverso da quello di copertina.

Ciò comporta che, ma non capita mai fortunatamente, in caso di controllo fiscale in cui controllano corrispettivi venduto e magazzino e risulta che tu hai fatto il 15% di scontistica alla GDF non gliene frega nulla, se regali qualcosa al cliente tu devi comunque dichiarare nella dichiarazione dei redditi che l'hai venduto a prezzo pieno.

Fortunatamente a nessun finanziere è mai venuto in mente di applicarla ma è così, prezzo imposto non è qualcosa che puoi scontare a piacimento come fanno tutti ultimamente, si chiama imposto per un motivo.

 

Per i coltivatori diretti sono stato un po' duro ma non voleva avere quel sigificato, era per farti un esempio che molte volte le leggi a protezione del mercato servono a salvaguardare le aziede e se il consumatore ne ha un minimo disagio non è perchè si voleva fare danno a lui.

Per farti un esempio più concreto molte librerie online piazzano sconti folli 50%+ su libri classici o comunque vecchi non so se siano rimasugli di magazzino ma io se vado dal mio fornitore più del 30 percento di sconto non riesco ad ottenere.

 

Tutte le leggi sull'editoria sono improntate in modo che la libreria riesca ad avere una grande varietà di libri e non faccia discriminazione tra le pubblicazioni, anche l'edicola è così, il reso che ti permette di avere scorta senza dover pensare all'invenduto, il prezzo imposto che evita la concorrenza spietata ecc. ecc.

 

Una cosa che si vede poco, ma che imparerai appena acquisterai libri per i tuoi piccoli è la scolastica, li la scontistica è micidiale si attesta tra il 15 a il 18% il 21 oramai una rarità e il reso è una farsa (varia se sei fortunato ma se no ti toccano dizionari invendibili in quantità industriali). Ho visto questi anni le poste e molti distributori online e non fare sconti del 15% sui libri scolastici. Molte librerie nella mia zona hanno smesso di fare il servizio io sono rimasto ma effettivamente il fatturato è calato del 80%. Dopotutto i libri scolastici sono molto costosi e qualsiasi sconto è benvenuto.

I supermercato ovviamente ci guadagnano che la madre compra poi il resto della merce scolastica al supermercato e quindi recuperano, le librerie online si accontenteranno del 1% o forse riescono ad avere sconti migliori visto le vendite.

Ma il risultato è che verso fine settembre arriva l'esodo di molti genitori che mi vengono a chiedere un singolo libro, quando si parla del servizio... finito il periodo di settembre ai supermercati importa molto poco di finire le ordinazioni magari per una manciata di libri che sono in ristampa o di difficile recupero... Certo avranno risparmiato 50 o più euro e quello è l'importante per arrivare a fine mese ma avranno avuto il sangue amaro in attesa che l'ultimo ma fondamentale libro di testo arrivasse... sempre che sia arrivato alla fine.

 

Poi come valutare vedi tu.

Modificato da War3333
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... se regali qualcosa al cliente tu devi comunque dichiarare nella dichiarazione dei redditi che l'hai venduto a prezzo pieno.

Fortunatamente a nessun finanziere è mai venuto in mente di applicarla ma è così...

 

In qualsiasi campo se regali qualcosa, se offri qualcosa (ad esempio il titolare del bar che offre un caffè all'amico e non scontrina), se fai un servizio gratuito (il barbiere che taglia i capelli al fratello), devi scontrinarla come se l'avessi venduta. Si chiama autoconsumo, ed è soggetto alla normale normativa iva e imposte dirette.

Non è una chicca, è la legge. Ed è giusto, perchè altrimenti avresti la scappatoia per evadere quello che vuoi, perchè in caso di controllo avresti un banale appiglio.

E non è affatto vero che la Finanza non applica questo metro di giudizio. Le sanzioni per la mancata emissione dello scontrino la fanno eccome, ma anche in caso di verifica fiscale, mica stanno a chiederti quanti caffè hai offerto gratuitamente o quanti tagli di capelli hai fatto a tuo fratello. Considerano il consumo di caffè, il consumo di shampoo, e da quello risalgono al ricavo, senza tanti scrupoli...

 

In Austria siamo capitati in un bar italiano, e tra una chiacchiera e l'altra il titolare ci ha offerto il caffè. Cioè, non ha voluto i miei 2 euro, ma lo scontrino l'ha fatto eccome, e l'ha messo da parte. Evidentemente lì controllano... sò tedeschi...

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Perchè mi sono confuso >_<:rotfl:

 

corretto ora :)

 

... se regali qualcosa al cliente tu devi comunque dichiarare nella dichiarazione dei redditi che l'hai venduto a prezzo pieno.

Fortunatamente a nessun finanziere è mai venuto in mente di applicarla ma è così...

 

In qualsiasi campo se regali qualcosa, se offri qualcosa (ad esempio il titolare del bar che offre un caffè all'amico e non scontrina), se fai un servizio gratuito (il barbiere che taglia i capelli al fratello), devi scontrinarla come se l'avessi venduta. Si chiama autoconsumo, ed è soggetto alla normale normativa iva e imposte dirette.

Non è una chicca, è la legge. Ed è giusto, perchè altrimenti avresti la scappatoia per evadere quello che vuoi, perchè in caso di controllo avresti un banale appiglio.

E non è affatto vero che la Finanza non applica questo metro di giudizio. Le sanzioni per la mancata emissione dello scontrino la fanno eccome, ma anche in caso di verifica fiscale, mica stanno a chiederti quanti caffè hai offerto gratuitamente o quanti tagli di capelli hai fatto a tuo fratello. Considerano il consumo di caffè, il consumo di shampoo, e da quello risalgono al ricavo, senza tanti scrupoli...

 

In Austria siamo capitati in un bar italiano, e tra una chiacchiera e l'altra il titolare ci ha offerto il caffè. Cioè, non ha voluto i miei 2 euro, ma lo scontrino l'ha fatto eccome, e l'ha messo da parte. Evidentemente lì controllano... sò tedeschi...

 

Si Ma Pippov qui si parla di uno sconto effettuato al cliente non una offerta. E per dirti qualsiasi altra attività commerciale può semplicemente abbassare il prezzo dopottuto è lei che decide, nei libri questo non si può fare.

Modificato da War3333
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Ma il risultato è che verso fine settembre arriva l'esodo di molti genitori che mi vengono a chiedere un singolo libro, quando si parla del servizio... finito il periodo di settembre ai supermercati importa molto poco di finire le ordinazioni magari per una manciata di libri che sono in ristampa o di difficile recupero... Certo avranno risparmiato 50 o più euro e quello è l'importante per arrivare a fine mese ma avranno avuto il sangue amaro in attesa che l'ultimo ma fondamentale libro di testo arrivasse... sempre che sia arrivato alla fine.

Poi come valutare vedi tu.

 

Questo esempio vale più di mille post.........grazie War.

Ora....anche a livello di editori si è notato che mica è solo uno il "fondamentale" libro che manca e che attraverso la grande distribuzione il cliente non ha avuto.

 

E che alla fine, nel computo complessivo, ci si ritrova con l'uovo oggi e senza la gallina domani.

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Lo sconto è ovviamente libero, perlomeno in altri campi. Ma l'omaggio è diverso, io precisavo quella parte. ^^

 

Quello che continuo a non capire è questo discorso del "prezzo imposto", e dell'IVA assolta dall'editore sul prezzo di copertina.

Mi sfugge come tutto questo si possa sposare con gli sconti del 50% o con i 3x2 che si trovano in giro.

 

Tutte le leggi sull'editoria sono improntate in modo che la libreria riesca ad avere una grande varietà di libri e non faccia discriminazione tra le pubblicazioni, anche l'edicola è così, il reso che ti permette di avere scorta senza dover pensare all'invenduto, il prezzo imposto che evita la concorrenza spietata ecc. ecc.

Probabilmente sono cose che "da fuori" si vedono poco, anche perchè se chiude un distributore o un piccolo editore non se ne accorge nessuno, ma che meritano attenzioni particolari.

Ammetterai, però, che è una strana tempistica:e tutto questo è andato avanti per molto tempo senza che nessuno muovesse un dito, e ora che arriva Amazon, in 3 mesi, ci si mette la pezza... Da compratore mi pare una bella fregatura e basta...

 

EDIT:

 

Ma allora perchè, "a livello di editori", non evitano certi comportamenti? Hanno il controllo dei loro libri? Creassero circuiti "di qualità" per venderli.

Non capisco come le stesse persone possano inondare di libri il mercato, e poi lamentarsi che i libri siano trattati come le cipolle.

 

Se non ricordo male, tu stesso (Alex70) dicevi che non capivi dove Amazon prendesse i libri (ecco: "Tra l'altro..........i libri del mio gruppo sono presenti nel loro catalogo ( con sconti osceni ). Mi piacerebbe fare un ordine prova di qualcosa di nostro e vedere che succede visto che, come ho già detto, non risultano accordi di Amazon nè con noi nè con i singoli editori. ).

Sempre ammesso che li abbiano realmente a catalogo, dove li prendono? Qualcuno glieli dà, no? E allora, il problema torna sempre a monte, mai a valle... Se gli editori hanno bisogno di una legge che li obblighi a "lavorare bene", forse il problema del mercato non sono Amazon o Mondadori...

Vista così la questione sembra più uno sgambetto ad Amazon (perchè la tempistica continua a sembrarmi troppo strana) che una reale difesa degli interessi della collettività.

Modificato da pippov
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Poi come valutare vedi tu.

 

Nulla di strano, war, si fa per parlare. La situazioni delle leggi in Italia è fin troppo contorta, non credo sia possibile fare qualcosa di concreto... e non ho nulla contro il trattamento speciale ai libri, la situazione è stata spiegata ed è molto chiara...

 

;)

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