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Mah, direi di no. Primo esempio in mente: Howl.

Beh, Evangelisti, anche insieme a Masali (vedi sopra altri titoli) ed altri, hanno un po' 'rifondato' il genere fantastico italiano.   Quello che io ed altri contestiamo del 'fenomeno' della Miracol

Poco usato.   Comunque, i libri sono belli, specie perche' variano sia temi sia anche lingua che ne parla; il film fa' un po' torto ai libri per un motivo molto semplice; non per l'adattamento ma pe

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  • 2 weeks later...

Solo gli zotici vanno nelle librerie

Ohibò, pensavo che una persona andasse nelle librerie perchè avido lettore, per curiosare tra gli scaffali, sfogliare i libri, annusare l'odore della carta, far due chiacchiere con il libraio...

mah, forse era una battuta e non l'ho capita. ^^;;

 

 

Mmmh nelle librerie, anche le meglio fornite, ci sono : 1) nuovi bestseller, che un fine lettore evita come la peste 2) i soliti classici, dei quali, dopo un pò, si son finiti da leggere quelli che interessavano e scartati gli altri.

 

Nelle librerie infatti ci passavo da bambino.

 

La situazione è affine, anche se qui parliamo di un livello ancora più basso, a quei libri che danno con i giornali, tipo i migliori autori dell'800 o del '900 con Repubblica: son quei 20-30 classici che un buon lettore ha già letto tutti: o li compra un bambino o li compra uno zotico.

 

 

 

Mmmh, superbia a parte: per i motivi di sopra giudico poco interessante passare per le librerie, ove trovo solo roba che già conosco abbondantemente: meglio un catalogo online: mi dà più soddisfazioni e vedo davvero libri di cui so poco o nulla.

 

Ma se non vai in libreria come fai a rubarli? Un onore da riservare solo ai dvd? :whistle:

Personalmente, preferisco le bibliotecha. Anche perché, non so più dove mettere tutti i libri, cassette, DVD e chi sa quante altre cose.Prò, mi piace passeggiare. Gironzolare per la città. Questo, naturalmente, le volte che lascio il mio eremo. Così può capitare che entro in una libreria e, fiutandolo, c'è qualcosa che mi attira. Però, oltre che leggere, è bello anche scrivere. Provare per credere. Io, ad esempio, mi sono messo a scrivere per poter rappresentare un mio ideale di vita. Il risultato è stato Anarchico in prova che la casa editrice La riflessione ha pubblicato. Per chi non avesse voglia di andare a ordinarlo in libreria, si sa, solo quelli già affermati, vuoi per meriti reali, vuoi perché ... lasciamo perdere, può ordinarlo si Amazon. Oltre tutto, chi sa perché, con questo sistema, costa meno. Domani, cercherò di vincere la pigrizia e andrò in biblioteca a riportare La scomparsa di Patò di Camilleri. Veramente originale. Una storia raccontata trasmite articoli di giornale e lettere scambiate tra gente e istituzioni varie. Non avevo mai letto niente che seguisse questa tecnica.

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^

Anche a me piace la biblioteca. Selezione inesauribile di titoli, zero spese, nessuna perdita di tempo a cercare i libro che vuoi: fa tutto il computer.

 

Libri letti nell’ultimo mese:

 

 

Le correzioni di J. Franzen. Mio primo libro dell’autore. Pensavo di ritrovarmi una stile di scrittura scorrevole e sobria visto il tema trattato, ma sin dalla prime pagine la mia tesi è caduta. Non conoscevo Franzen ma dopo questo libro l’ho colloco nel solco tracciato da altri autori americani come Gaddis, DeLillo e Wallace. Di quest’ultimo Franzen può essere considerato, con i dovuti distinguo, l’erede spirituale. La loro prosa è piuttosto simile ed anche se Franzen non ha quell’estro e quella capacità di affabulare la parole di alcune presente in alcune pagine di Infinite Jest ho trovato la sua scrittura molto elegante e raffinata. Mentre Wallace aveva come pietra angolare della sua narrativa l’individuo come singolo il suo equilibrio mentale e lo stare psicologicamente bene nella realtà, Franzen guarda alle persone più in prospettiva dei loro legami con gli altri, alle relazioni affettive e sentimentali. Questa famiglia di St Jude, i cui membri sono i personaggi attorno ai quali ruota il romanzo, sintetizza gli scompensi e le contraddizioni odierne. Il contorno narrativo invece amplifica in maniera isterica ma anche umoristica tante componenti della nostra realtà. Ad esempio la tendenza a speculare in borsa con tutto il bagaglio di fatti e persone che gravitano attorno a questo sistema sfocia in momenti a tratti grotteschi a tratti ilari. Lo stesso modo di approciarsi ad alcuni aspetti della realtà era di Wallace. Franzen, poi, secondo me è molto dotato nel riuscire ad schiudere completamente un soggetto , di modo che si possano coglierne le sottigliezze della personalità da diverse angolazioni. Siate cauti nel far leggere questo libro ai vostri genitori. E’ piuttosto “forte” l’immagine che lascia della vita di coppia. Nel 2010 è uscito il secondo libro di Franzen chè divenuto uno dei testi più chiaccherati dello scorso anno anche perché Obama lo ha scelto come lettura vacanziera. L'edizione italiana è prevista per i prossimi mesi sempre da parte di Einaudi. A questo punto è la novità più attesa tra le mie future letture.

 

Il Dio delle Piccole Cose di Arundhati Roy. Primo ed unico romanzo con cui l’autrice esordì prima di dedicarsi all’impegno umanitario. Si tratta di uno dei libri essenziali della narrativa indiana degli ultimi anni. La vicenda è ambientata negli anni ’70 eppure risulta ancora attuale per l’India. E’ un libro che parla del peso dei conflitti di classe sulla società. L’autrice mostra come le convezioni in cui le persone sono impelagate siano troppo spesso una fonte di dolore per i singoli. La critica non è mai diretta ma è abbastanza affilata e racconta come nemmeno in un periodo di rivoluzioni sociali che portano molti indiani ad aderire a movimenti filo comunisti le distinzioni di casta sono dimenticate. I più accorati sostenitori delle ideologie che predicano l’egualitarismo e la rivoluzione del popolo sono poi quelli che la applicano di facciata preferendo le comode consuetudini dello status quo. All'interno di questa cornice c’è la storia di una madre divorziata coi sue due figli, che si compone piano a piano con tanti tasselli temporali come un mosaico, bistrattata e malvista da tutti perché il divorzio è stata un’onta incancellabile per il buon nome della famiglia. Il libro inizia e finisce col funerale di una bambina. Non è stato facile ritagliarsi un posto nella narrazione perché l’autrice preferisce saltare indietro ed avanti nel tempo, anticipare rivelazioni e ritardare i loro effetti, ma più si va avanti più appare ben pensato e ben scritto e meditata. Mi dispiace che Arundhati Roy abbia poi posato la penna della narrativa; mi sarebbe piaciuto leggere altri libri cosi immaginifici e visionari nello stile ma anche molto concreti nel contenuto.

 

Questi due pezzi me li sono appuntati:

 

[...]il segreto delle Grandi Storie è che non hanno segreti. Le Grandi Storie sono quelle che abbiamo già sentito e vogliamo sentire di nuovo. Quelle da cui possiamo entrate da una parte qualunque e starci comodi. Non ci ingannano con trasalimenti e finali a sorpresa. Non ci sorprendono con l’imprevisto. Ci sono familiari come le case in cui abitiamo. Come l’odore della pelle del nostro amante. Sappiamo in anticipo come vanno a finire eppure le seguiamo come se non lo sapessimo. Allo stesso modo in cui sappiamo che un giorno dovremo morire ma viviamo come se non lo sapessimo. Nelle grandi storie sappiamo chi vive, chi muore, chi trova l’amore e chi no. E ciò nonostante vogliamo sentirle un’altra volta. In questo consiste il loro mistero e la loro magia.[...]

 

[...]È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato[...]

Lezioni di Respiro di Anne Tyler. Bel libro, anche se non molto avvicente e su cui non c'è molto da dire.

 

Animal di Indra Sinha. Buoni spunti ma l'autore non è riuscito nell'intento da rappresentare l'incidente chimico di Bhopal in tutta la tragedia che ha portato alla persone nel corso del tempo. Non è un brutto libro, e forse merita comunque di essere menzionato fra la narrativa indiana del decennio, ma l'impressione è che Sinha arrivi a mordere e poi non affondi i denti nella sua preda. La figura di Animal, costretto a camminare a quattro zampe a seguito di una malformazione alla schiena mi è piaciuta, ma è il retroscena a lasciare a desiderare. Anche la lotta portata avanti per avere giustizia è un po' troppo scolastica.

Edited by _gallo_
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Ah finito lo straniero l'altro giorno che tornavo da belluno.

Abbastanza insulso

 

perchè insulso ?

 

I contenuti ci sono. è scorrevole e inoltre ci sono anche i giudici "politicizzati" che condannano Mersault non tanto per l'omicidio, per il quale lo avrebbero assolto in quanto francese, ma perchè lo considerano straniero inumano ( in quanto spiccio di modi con la madre e ateo ).

 

Cmq ora sono di fretta, se ti va prova a argomentare qualche critica tu :happy:

Edited by silent bob
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Insulso perchè non lascia niente.

La reazione alla fine è un "embè?"

Scorrevole? Ho trovato la prosa di basso livello, anche se tendo a non giudicare mai la leggibilità di libri in traduzione non essendo io in grado di confrontarmi con l'originale.

Ho trovato il tutto, come dire, "miserevole".

Lo sbrocco finale di Mersault assolutamente immotivato, passare dalla paura della morte alla consapevolezza che non gli frega niente di morire in così breve tempo, senza una reale ragione.

Più che uno "straniero" sembra un idiota, uno che non fa "null'altro che esistere" (cit.) ma senza il sarcasmo e l'arguzia di chi si distanzia dal mondo quasi con crudeltà guardandolo con disprezzo nei suoi aspetti grotteschi (il Giorgio Solari di Calvino, per dire il primo esempio che mi viene in mente) oppure con lo sguardo alienato di chi si trova dissociato da una realtà paradossale (un personaggio a caso di Buzzati).

E' solo la storia di uno che non ci era portato, per vivere intendo (cit. again).

 

Ah, Mersault non è ateo, è agnostico. La differenza tra le due è un solco sottile ma molto profondo.

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Direi che il solco non è manco sottile. ;)

 

Non ho letto il libro in questione, ma la tua mi pare una critica ben argomentata.

 

Sarà interessante leggere la contro-opinione di Bob.

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sinceramente sull'ateo ( e dunque il solco di differenza ) ho buttato li il termine senza pensarci, mi pare cmq che in generale Mersault sia un senza dio, senza precisazioni specifiche.

 

a ryoga volevo controargomentare per bene, dato che il suo post lo merita. Prendo tempo, ora sono ultraimpegnato :happy:

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Più che uno "straniero" sembra un idiota, uno che non fa "null'altro che esistere" (cit.) ma senza il sarcasmo e l'arguzia di chi si distanzia dal mondo quasi con crudeltà guardandolo con disprezzo nei suoi aspetti grotteschi (il Giorgio Solari di Calvino, per dire il primo esempio che mi viene in mente) oppure con lo sguardo alienato di chi si trova dissociato da una realtà paradossale (un personaggio a caso di Buzzati).

E' solo la storia di uno che non ci era portato, per vivere intendo (cit. again).

 

 

Ok, letto il riassunto sulla wiki inglese e rientrato un pò nel libro, eventualmente per ulteriore dibattito riprenderò il testo stesso.

 

 

Credo che Mersault rispetto ai personaggi/tipo di personaggi che tu citi sia straniero per davvero, e l'indifferenza finale alla morte è estraneità a se stessa e perdita di umanità ( cfr. gli uomini a volte secerneno l'inumano ) intesa come sensibilità.

 

Mersault è uno che gli muore la madre e immediatamente dopo, per nulla toccato, va dietro ad una bella ragazza. Non che gliel'avesse con la madre, anche mandarla all'ospizio non è stato segno di odio o amore: solo poteva stare più felice con altri vecchi, perchè non mandarla ?

 

Uccide un uomo per questioni di contingenza, cosi. Nell'indifferenza. Guardare gli aspetti grotteschi del mondo è una cosa, l'indifferenza tutt'altro.

 

 

Cerca di empatizzare con quel tipo di vita, insensata e senza nulla.

 

 

EDIT/AGGIUNTA, riletto il finale del libro ora faccio un commento tecnico alla Bob: a prescindere che leggendolo ho pensato: per non apprezzarlo si deve essere davvero dei cani. Cmq...

 

Ti invito a rileggere da pg 147 a 149 e confrontare con la definizione dell'assurdo camusiano: assurda non è l'esigenza umana di ordine ( e più ampiamente, senso alla vita, consequenzialità, giusto e sbagliata ), ma quest'esigenza contrapposta al disordine e all'insensatezza del mondo.

 

Mersault considera la vita in sè, spoglia e senza valori, opaca. Rileggo ora di quando il prete gli chiede se dietro le pietre sudate riesce a scorgere il volto di Dio, e altre cazzate simili in odore di trascendenza.

Mersault allora sbrocca, in quei muri tempo fa aveva cercato il volto di Maria, aveva tentato con ciò di credere ad una certa trascendenza, ma ora tutto è passato, le sue labbra si posano su quelle di un altro.

 

C'è un pò di grida di rivolta, poi ritorna un attimo l'indifferenza.

 

Il finale, che forse ho capito ora per la prima volta. è da oscar: Mersault comprende perchè la madre, all'ospizio si era rifidanzata, perchè aveva ricominciato a vivere e che il vivere vuol dire sentire, vuol dire sensibilità.

 

Comincia ad amare il mondo e non ad essergli indifferente, è contento di come ha vissuto avendo vissuto ovvero provato cmq sentimenti.

 

Ed ecco il finale:

Perchè tutto sia consumato, perchè io sia meno solo, mi resta di augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida d'odio.

 

Perchè io viva, non sia uno straniero del mondo ma un cittadino di esso, che ci sia sentimento vivo e pulsante nella mia vita, pur ammettendo che questo sentimento e sensibilità non sia un segno divino, una sensibilità ad una speciale moralità umana, il segno di un amore iperuranico.

 

Il mondo è insensato, disordinato, immanente ma ciònonostante può essere pulsante di vita, si goda di ciò. ( cfr. anche tutto il resto di camus: su quanto fosse bello prendere il sole, godersi un amante o un amico. Senza che questo fosse una cosa trascendentale, ma una magnifica esprienza di vita vera al di fuori dell'indifferenza ).

 

 

-Aspetto una reply e casomai di intavolare un discorso di più ampio respiro :happy:

 

 

 

edit/p.s./ot: e la letteratura amata profondamente fa davvero dimenticare di vivere, prendete il sole ma leggete pochi libri. Balzac: una notte d'amore è un libro in meno. Bob: Un libro letto è una notte d'amore in meno. Almeno dopo anni di libri, un pò di vita vera. Poi si vedrà.

Edited by silent bob
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Mersault si dichiara senza Dio perchè non gli importa.

All'ateo importa eccome, l'ateo è fanatico.

 

Va con una donna dopo aver seppellito la madre e quindi? Era vecchia, era nell'ordine delle cose che morisse, non la vedeva da chissà quanto. Non c'è nulla di strano nel suo comportamento.

Passa le settimane tutte uguali ad aspettare il week end, si lascia trascinare dalla corrente, facendo, mi ripeto, null'altro che esistere.

Per caso spara e ammazza un uomo (vabbè, un arabo) lo fa senza una reale volontà, non c'è neanche una specie di dignità di mettersi fuori dal contesto sociale, lo subisce e basta.

Anche la prigione gli andrebbe bene, una volta abituato.

E' come la rana nella pentola di acqua calda, che si adatta fino ai 100 gradi e poi schiatta (Mersault si adatta fino alla condanna a morte poi si caga in mano).

E lì di fronte al prete sbrocca, e io non ci vedo nessun motivo, non c'è nelle parole del prete qualcosa di diverso rispetto a quanto ad esempio gli avesse detto il direttore col crocifisso in mano. E' diverso lui, è diverso perchè il mondo che lui rifiutava non si è fatto rifiutare, e ne sentiva il peso.

Alla fine è in pace perchè? Perchè alla fine ha raggiunto lo status di guardare dall'esterno il grottesco del reale? Che perdente.

Ed il mio non è un giudizio morale ma di valore.

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Mersault si dichiara senza Dio perchè non gli importa.

All'ateo importa eccome, l'ateo è fanatico.

 

Va con una donna dopo aver seppellito la madre e quindi? Era vecchia, era nell'ordine delle cose che morisse, non la vedeva da chissà quanto. Non c'è nulla di strano nel suo comportamento.

Passa le settimane tutte uguali ad aspettare il week end, si lascia trascinare dalla corrente, facendo, mi ripeto, null'altro che esistere.

Per caso spara e ammazza un uomo (vabbè, un arabo) lo fa senza una reale volontà, non c'è neanche una specie di dignità di mettersi fuori dal contesto sociale, lo subisce e basta.

Anche la prigione gli andrebbe bene, una volta abituato.

E' come la rana nella pentola di acqua calda, che si adatta fino ai 100 gradi e poi schiatta (Mersault si adatta fino alla condanna a morte poi si caga in mano).

E lì di fronte al prete sbrocca, e io non ci vedo nessun motivo, non c'è nelle parole del prete qualcosa di diverso rispetto a quanto ad esempio gli avesse detto il direttore col crocifisso in mano. E' diverso lui, è diverso perchè il mondo che lui rifiutava non si è fatto rifiutare, e ne sentiva il peso.

Alla fine è in pace perchè? Perchè alla fine ha raggiunto lo status di guardare dall'esterno il grottesco del reale? Che perdente.

Ed il mio non è un giudizio morale ma di valore.

 

- rileggendolo credo sia da classificare Mersault come ateo, non è che lui attui una sospensione teorica di giudizio. Non ci crede e basta, questo è un ateo. La differenza tra ateo e agnostico non è che il primo è fanatico ed il secondo no. Può essere fanatico anche un agnostico. La differenza è che l'ateo non crede mentre l'agnostico - per certi versi con un teorizzare più fanatico di una semplice professione di non credere - dice di non sapere ( stima per shito e il suo agnostico teoricamente e ateo moralmente, ma con Mersault non c'entra nulla ).

 

 

1) Mersault non è un ribelle, nè un rivoltoso a livello spirituale: perchè si sarebbe dovuto voler mettere fuori dal contesto sociale? Sarebbe stato lanciare un grido di rivolta che riteneva vano, insensato per lui.

 

2) sulla condanna a morte quel che dici è anche lineare, fila. Tuttavia Mersault è stato creato da Camus, non è che Camus ne faccia la biografia interpretando i suoi gesti. E per come l'ha visto l'autore la tua interpretazione del suo sbroccare finale è giusta solo in minima parte. Sbrocca perchè il prete va avanti a parlargli di cose sensate ed ordinate quando lui cazzo è un "assassino che viene condannato a morte per non aver pianto ai funerali di sua madre" ( Non c'è nessuno sguardo esterno al grottesco del reale, non interpretare Camus secondo sguardi mentali mutuati da altri autori ). La sua condanna a morte è assurda ( = esigenza di ordine e senso = parole del prete VS fatti della vita = assassino condannato a morte per non aver pianto al funerale della madre, ma anche amico di raymond come di celeste. Pure se ciò è insensato meritando il secondo di più ).

 

Le sue grida sono, in estremo, lo stridere dell'assurdo, che si fa sentire quando il prete gli va avanti con le sue storie.

 

 

Sul perchè in pace sia alla fine leggi me al post di sopra, o rileggi il libro. Il tuo sguardo dall'esterno al grottesco del reale non c'entra nulla con Camus. è invece spesso presente in cattiva letteratura, che costruisce personaggi fighi e disincantati, e spesso anche se stavolta in modo decisamente scorretto usato da qualcuno in cerca di figo come chiave interpretativa per personaggi che sono si alienati, ma nascendo da un autore intelligente non fighi.

Edited by silent bob
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Solo sull'ateo, che sto facendo altro e al resto rispondo quando ho tempo.

L'ateo è un credente eh.

"Crede" che Dio non esista senza averne nessuna prova. Compie un atto di fede (confidare per atto di volontà propria in qualcosa che và al di là della scienza) vero e proprio. Mersault non ha fede.

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Solo sull'ateo, che sto facendo altro e al resto rispondo quando ho tempo.

L'ateo è un credente eh.

"Crede" che Dio non esista senza averne nessuna prova. Compie un atto di fede (confidare per atto di volontà propria in qualcosa che và al di là della scienza) vero e proprio. Mersault non ha fede.

 

 

Essere ateo come dici tu richiede una certa teorizzazione a riguardo, cosi come l'essere agnostico.

 

Restiamo sul senza dio ( che però si dice anche a-teo, come a suggerire che non sempre serva quella teorizzazione ), nè agnostico né ateo.

 

Ti aspetto sul resto :happy:

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1) Mersault non è un ribelle, nè un rivoltoso a livello spirituale: perchè si sarebbe dovuto voler mettere fuori dal contesto sociale? Sarebbe stato lanciare un grido di rivolta che riteneva vano, insensato per lui.

Si esatto. Intendevo dire che non c'è, non tanto un grido di rivolta, quanto un esplicitare il fatto che il mondo è assurdo e quindi io non ne seguo le regole.

 

2) sulla condanna a morte quel che dici è anche lineare, fila. Tuttavia Mersault è stato creato da Camus, non è che Camus ne faccia la biografia interpretando i suoi gesti. E per come l'ha visto l'autore la tua interpretazione del suo sbroccare finale è giusta solo in minima parte. Sbrocca perchè il prete va avanti a parlargli di cose sensate ed ordinate quando lui cazzo è un "assassino che viene condannato a morte per non aver pianto ai funerali di sua madre" ( Non c'è nessuno sguardo esterno al grottesco del reale, non interpretare Camus secondo sguardi mentali mutuati da altri autori ). La sua condanna a morte è assurda ( = esigenza di ordine e senso = parole del prete VS fatti della vita = assassino condannato a morte per non aver pianto al funerale della madre, ma anche amico di raymond come di celeste. Pure se ciò è insensato meritando il secondo di più ).

 

Attenzione che la condanna a morte se l'è cercata, gli bastava dire che ha sparato perchè ha visto l'altro tirare fuori il coltello (che è la verita), spiegare come erano andate le cose con Raymond.

Non è un processo assurdo perchè il meccanismo burocratico gli impedisce di difendersi, ma perchè Mersault non collabora, si disinteressa, lascia che tutto scorra indipendentemente da sè, pur se trattasi di cosa che lo riguarda, e pur avendo tutte le possibilità di farsi sentire e far valere le proprie ragioni.

Non si trattava di mentire, o cercare scuse, si trattava solo di spiegare come erano andate effettivamente le cose, ma non lo fa, perchè? Boh, perchè non gli importava di stare in prigione tutta la vita, perchè ci si era abituato, perchè gli mancava Maria ma alla fine neanche tanto.

E' solo alla fine, quando l'acqua bolle, per tornare alla metafora di prima che sbrocca, e onestamente non ne capisco il senso, abbiamo per tutta la durata del libro un personaggio, coerente, che nelle ultime 6/7 pagine cambia di botto, senza un reale percorso svolto per arrivarci.

 

 

Che sia alienato non v'è dubbio, mica lo nego. Sto solo dicendo che l'ho trovato un libro insulso.

E per l'alienazione stessa trovo molto più appagante ed empatico un qualsiasi racconto di Buzzati.

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1) Mersault non è un ribelle, nè un rivoltoso a livello spirituale: perchè si sarebbe dovuto voler mettere fuori dal contesto sociale? Sarebbe stato lanciare un grido di rivolta che riteneva vano, insensato per lui.

Si esatto. Intendevo dire che non c'è, non tanto un grido di rivolta, quanto un esplicitare il fatto che il mondo è assurdo e quindi io non ne seguo le regole.

 

2) sulla condanna a morte quel che dici è anche lineare, fila. Tuttavia Mersault è stato creato da Camus, non è che Camus ne faccia la biografia interpretando i suoi gesti. E per come l'ha visto l'autore la tua interpretazione del suo sbroccare finale è giusta solo in minima parte. Sbrocca perchè il prete va avanti a parlargli di cose sensate ed ordinate quando lui cazzo è un "assassino che viene condannato a morte per non aver pianto ai funerali di sua madre" ( Non c'è nessuno sguardo esterno al grottesco del reale, non interpretare Camus secondo sguardi mentali mutuati da altri autori ). La sua condanna a morte è assurda ( = esigenza di ordine e senso = parole del prete VS fatti della vita = assassino condannato a morte per non aver pianto al funerale della madre, ma anche amico di raymond come di celeste. Pure se ciò è insensato meritando il secondo di più ).

 

Attenzione che la condanna a morte se l'è cercata, gli bastava dire che ha sparato perchè ha visto l'altro tirare fuori il coltello (che è la verita), spiegare come erano andate le cose con Raymond.

Non è un processo assurdo perchè il meccanismo burocratico gli impedisce di difendersi, ma perchè Mersault non collabora, si disinteressa, lascia che tutto scorra indipendentemente da sè, pur se trattasi di cosa che lo riguarda, e pur avendo tutte le possibilità di farsi sentire e far valere le proprie ragioni.

Non si trattava di mentire, o cercare scuse, si trattava solo di spiegare come erano andate effettivamente le cose, ma non lo fa, perchè? Boh, perchè non gli importava di stare in prigione tutta la vita, perchè ci si era abituato, perchè gli mancava Maria ma alla fine neanche tanto.

E' solo alla fine, quando l'acqua bolle, per tornare alla metafora di prima che sbrocca, e onestamente non ne capisco il senso, abbiamo per tutta la durata del libro un personaggio, coerente, che nelle ultime 6/7 pagine cambia di botto, senza un reale percorso svolto per arrivarci.

 

 

Che sia alienato non v'è dubbio, mica lo nego. Sto solo dicendo che l'ho trovato un libro insulso.

E per l'alienazione stessa trovo molto più appagante ed empatico un qualsiasi racconto di Buzzati.

 

 

Sul secondo punto, stanti i pregi del libro per i quali secondo me è assolutamente notevole, sono un pò d'accordo con te. Nel suo processo la passività è un pò eccessiva, il fatto che si ostini a dire i fatti nudi e crudi anche, è teatrale, letterario ma non reale ( si giustifica solo cosi, altrimenti l'indifferenza avrebbe portato menzogne salvifiche ).

 

Alla fine sbrocca un pò per l'acqua alla gola, un pò perchè il prete lo forza a trascendenze che lui non vede e stando sotto pressione, esterna ciò che pensa sbroccando.

 

Il cambio finale e improvviso delle ultime pagine effettivamente disorienta, tuttavia certe volte basta un singolo pensiero, un briciolo per cambiare la nostra visione delle cose (non lo dico solo per difendere camus, intendo in generale). Ora leggi qui:

 

"Per la prima volta da molto tempo, ho pensato alla mamma. Mi è parso di comprendere perchè alla fine di una vita, si era preso un "fidanzato", perchè aveva giocato a ricominciare." Questo lo dice dopo che l'amore per maria gli era sembrato incomprensibile, dato che lei lo dimenticava dopo un pò. Insomma non era un amore trascendente. Nel finale dunque si riappacifica col mondo, impara a godere della sua immanenza.

 

 

Sulle righe prima citate non so cosa pensasse Camus, tuttavia è indicativo che abbia usato il termine giocare. Sembra una cosa banale, ma più in avanti con l'età ci si innamora più questo è un gioco e perde l'intensità delle prime volte. In generale dico :(

Edited by silent bob
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A me quella frase sembra tanto un uscire dall'indifferenza e godersi quel che si può perchè ne vale la pena.

E la trovo fuori luogo con tutto il resto del libro, anzi, non fuori luogo, ma non capisco il percorso logico sotteso.

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A me quella frase sembra tanto un uscire dall'indifferenza e godersi quel che si può perchè ne vale la pena.

E la trovo fuori luogo con tutto il resto del libro, anzi, non fuori luogo, ma non capisco il percorso logico sotteso.

 

 

è un cambio di prospettiva finale, che incide profondamente su cosa pensasse l'autore al momento di scrivere. Un pò come la decisione finale di Roquentin di scrivere, nella Nausea di Sartre.

 

I critici, le antologie spesso dimenticano questi finali che spezzano la linea e il lettore che guarda con i propri occhi nel finale si trova disorientato, trovando qualcosa di inaspettato.

 

 

 

Io direi, rileggendo ancora, la visione di Mersault è sempre: tutto scorre ed è immanente.

 

All'inizio: dunque non vale la pena di un singolo sforzo, di un singolo sussulto interiore.

 

Alla fine dopo un'illuminazione: nonostante ciò non avrò vissuto invano se la mia vita sarà stata piena di sussulti ( il che è anche in linea col pensiero generale di Camus, volendo potrei portarti anche dei cfr. puntuali )

 

 

Mi pare ora di ricordare qualche idea simile al mito di sisifo ( sisifo che tra l'altro doveva ricordare a camus il suo zio operaio/bottaio ).

 

Li è detto che una posizione vincente dinanzi all'assurdo è la certezza di un destino schiacciante ( condizione umana ) meno la rassegnazione che dovrebbe accompagnarla.

 

Ora mi ricordo quando Shito mi spiegò il segreto di Ulisse: io gli dissi che avrei meditato per accettarlo, lui mi disse che era l'abito mentale sbagliato. Che la vita va amata e non accettata.

 

Mi scuso per l'ot assurdo a Ryoga, vediam anche che ne dice shito del link e casomai continuiamo tutti un discorso più ampio e/o proseguiamo ognuno con il suo :pazzia:

Edited by silent bob
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