Shuji Inviato 16 Giugno, 2016 Share Inviato 16 Giugno, 2016 Il canone principale del tipo di film maggiormente realizzato/seguito negli USA, l'architrama, e' quello del 'finale chiuso'. Non si tratta di esigenze 'consolatorie', ma semplicemente di 'chiudere' la storia in un modo comunque codificato. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Weltschmerz Inviato 16 Giugno, 2016 Share Inviato 16 Giugno, 2016 (modificato) Non credo tuttavia che le convenzioni impediscano di chiudere con un esito tragico. Modificato 16 Giugno, 2016 da Weltschmerz Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 16 Giugno, 2016 Share Inviato 16 Giugno, 2016 Tre post sopra di me ho trovato dell'oro. Di cui ringrazio. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 16 Giugno, 2016 Share Inviato 16 Giugno, 2016 Non credo tuttavia che le convenzioni impediscano di chiudere con un esito tragico. No, la questione e' che stavi accennando al fatto che vi fosse un certo tipo di finale (che nel film chiude tutte le varie trame e sottotrame) per intenti consolatori; in pratica io ti stavo dicendo che quel tipo di chiusa e' strutturale, non contenutistica. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Weltschmerz Inviato 16 Giugno, 2016 Share Inviato 16 Giugno, 2016 (modificato) Probabilmente non mi sono fatto capire allora: intendevo che, di fatto, a prescindere dalla forma utilizzata, lo scioglimento della fabula ha una risoluzione positiva. È questo che dico abbia una connotazione consolatoria. Avrebbe anche potuto essere negativa ed essere comunque conforme alle convenzioni narrative del cinema statunitense. Modificato 16 Giugno, 2016 da Weltschmerz Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 16 Giugno, 2016 Share Inviato 16 Giugno, 2016 Nun ce capiamo. Lo sarebbe a prescindere, non c'entra la fabula. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Final Vegeta Inviato 17 Giugno, 2016 Share Inviato 17 Giugno, 2016 Guarda: devo essermi spiegato male. Non intendevo che il film fosse esclusivamente rivolto a un pubblico infantile in senso anagrafico, ma che il suo contenuto fosse più appropriato ed efficace per delle persone psichicamente immature che non per degli adulti (di nuovo: non solo anagraficamente). Perché si presuppone che questi ultimi un percorso di crescita come quello descritto nel film lo abbiano già metabolizzato a sufficienza da dare per scontati i suoi assunti. Ma d'altronde, che in quest'epoca ci sia un ritardo nella maturazione (emotiva e intellettuale) delle persone penso sia assodato. Da cui l'equivoco: sì, il film può risuonare anche negli adulti, ma non tanto perché sia contenutisticamente o esteticamente predisposto a tal fine, bensì per una loro carenza emotiva o intellettuale che li avvicina al pubblico infantile. Tutto ciò secondo la mia opinabile e insignificante opinione. Io penso che tu sia ignorante e immaturo. E il motivo è che cerchi di negare e sminuire la sofferenza. Le persone soffrono. Soffrono gli altri, puoi soffrire anche tu. Non c'è niente di intrinsecamente infantile nella sofferenza, il trauma può colpire tutti. Dalle grandi cose come la tensione di un soldato sotto le bombe, alle piccole cose come il cambio di stagione. E la risposta adulta alla sofferenza è l'empatia. (Ammetto che ho pure il sospetto che tu non riesca ad empatizzare bene con Riley perché è una ragazza e i personaggi principali del film sono femminili) MA, e c'è un grosso MA, non è questa la storia di Inside Out. Riley tecnicamente non soffre perché è una bambina ed è in "quella fase della crescita", né soffre perché ha traslocato lontano dai suoi amici. Riley soffre perché Tristezza e Gioia sono state bloccate fuori dalla stanza dei bottoni. Riley non può più provare Gioia e Tristezza perché le ha perse. E qui arriviamo al punto. Riley non è la protagonista. Riley come ruolo è la damigella in pericolo, che il protagonista dovrà salvare facendo un lungo e arduo viaggio. E' un genere di storia molto popolare, con esempi che vanno dall'Odissea al Signore degli Anelli a Uchuu Senkan Yamato (sempre in Pixar, Finding Nemo aveva questo tipo di storia). I veri protagonisti qui sono le emozioni di Riley, in particolare Gioia. E c'è qui una cosa che forse non hai notato. Riley sarà anche una bambina di 12 anni, ma le sue emozioni non lo sono. Giusto all'inizio del film sono stati disegnati come bambini, ma poi nel loro aspetto definitivo non hanno certo 12 anni. Le emozioni di Riley sono giovani adulti la cui vita si incentra sul proprio lavoro, sostenere Riley, che trattano come una specie di figlia. E da un punto di vista narrativo, il film è splendido. Sia per estetica che per contenuti è una spanna sopra a molti altri film. Pensiamo solo al concetto di storia dentra alla storia, con le emozioni che vivono una grande avventura, mentre Riley ha una propria storia che riesce a reggersi anche da sè, nonostante causalmente dipenda dall'avventura delle emozioni. A parte che dello stato psichico di Riley nel corso del film si può ampiamente discutere (nella trama non viene mai diagnosticata alcuna depressione, né il decorso del suo malessere pare tanto consistente da lasciarla supporre: Perché, cosa sai di depressione? Pensi che uno depresso sia uno che piange spesso? https://www.google.it/search?q=inside+out+depression forse ti è sfuggito che nel finale tutto si risolve. Non credo tuttavia che le convenzioni impediscano di chiudere con un esito tragico. Immaginati un giallo dove il detective non scopre mai chi è il colpevole, e il lettore non lo viene mai a sapere. Che razza di storia sarebbe? A chi interessa? Il finale tragico è spesso un segno di dilettantismo. Una storia ben architettata piazza il protagonista in una situazione disperata, e poi riesce anche a salvarlo in una maniera ragionevole. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 17 Giugno, 2016 Share Inviato 17 Giugno, 2016 (modificato) I bambini come in tanti altre situazioni, capiscono al loro livello. Ovviamente, soprattutto in questo caso, il nostro livello di comprensione del film è ben più elevato. In realtà, "al nostro livello", qui c'è davvero poco - SPERO. Perché se già in Finding Nemo la lezione ai genitori di "la sovraprotezione di un figlio fa danno, non è possibile vivere sotto a una campana di vetro per stare al sicuro" era banale, qui la semplice lezione di "i bambini vivono i loro traumi, la tristezza e il pianto sono fisiologici, non demonizzabili, perché quello che conta è che non venga messa in dubbio la risoluzione del trauma nell'abbraccio familiare", beh - è come dire che l'acqua bagna, il sole e caldo e cose così. Intendo dire che se siamo DAVVERO arrivati a doverci ricordare di cose tanto basiche è davvero finita, no? (Per chi non ricorda: avete presente Ninamon risolta che riesce nel salto in alto? Ecco. Marquis of Carabas, signori. Sovvertito. Il Gatto con gli Stivali è un pessimo, pessimo educatore.) Volevo dire insomma che questo film ha la stessa struttura di Finding Nemo. Non è un insulto. Finding Nemo è l'odissea di Marlin che impara che "una vita senza rischi per suo figlio" on è né buona, né pensabile. Inside Out è l'odissea di Joy che impara che "una vita senza tristezze" per la sua bimba non è né buona, né pensabile. Fin da principio (le primissime battute) Joy parla come la vera madre di Riley, con tutto il senso di possesso materno. La forma mentale è quella lì: quella di una psiche materna scritta da un uomo. Tipo le madri che fa Hosoda, per capirci. Non è un complimento. Modificato 17 Giugno, 2016 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Chocozell Inviato 17 Giugno, 2016 Share Inviato 17 Giugno, 2016 Tipo le madri che fa Hosoda, per capirci. Non è un complimento. Potevi risparmiarla Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Weltschmerz Inviato 18 Giugno, 2016 Share Inviato 18 Giugno, 2016 (modificato) Io penso che tu sia ignorante e immaturo. E il motivo è che cerchi di negare e sminuire la sofferenza. Le persone soffrono. Soffrono gli altri, puoi soffrire anche tu. Non c'è niente di intrinsecamente infantile nella sofferenza, il trauma può colpire tutti. Dalle grandi cose come la tensione di un soldato sotto le bombe, alle piccole cose come il cambio di stagione. E la risposta adulta alla sofferenza è l'empatia. (Ammetto che ho pure il sospetto che tu non riesca ad empatizzare bene con Riley perché è una ragazza e i personaggi principali del film sono femminili) Beh, non capisco davvero di quale autorità nei miei confronti tu ti senta investito per arrivare a sentenziare queste cose sul mio conto, se delle mie circostanze non conosci assolutamente nulla. Comunque di nuovo: sembra che non mi renda comprensibile. Non credo di aver negato la sofferenza della protagonista, né di aver scritto che sia infantile empatizzare con questa. Infantile (nel senso etimologico di "proprio del bambino", perché questo tipicamente non ha ancora consapevolezza delle cose spiacevoli) penso sia semmai una forma mentis che non presuppone la sofferenza come elemento integrante dell'esperienza umana, o che proprio pretende non debba esserci. E, come ha sintetizzato Shito, questa è appunto la posizione di Joy finché non matura e capisce che la sua iperprotettività è controproducente per Riley, perché Sadness le è necessaria per affrontare funzionalmente le questioni della vita. L'assunto del film, che penso sia il fulcro con cui lo spettatore è chiamato a confrontarsi, è quindi che bisogna accogliere il dolore e non rifuggirlo, perché parte costitutiva del vivere. E a me personalmente è parso risaputo, anche se non per questo meno valido. Infatti da me questo film avrà sempre un plauso per il suo essere in controtendenza rispetto all'ideale di edonismo dilagante nella cultura di massa. Ma personalmente non posso trovare epifanico un contenuto simile: mi è già tutto noto per apprendimento esperienziale (come si suppone debba essere per chiunque, essendo, come dicevi tu, la sofferenza un fattore universalmente condiviso). Infatti quel che concludevo nel vecchio messaggio che sei andato a ripescare mi pare fosse: a me (al netto dell'apprezzamento formale e contenutistico) non ha apportato nulla, ma un preadolescente potrebbe trarne una lezione utile. Ho quindi pensato che, essendo io un uomo adulto (anagraficamente, che implica abbia vissuto a sufficienza da provare sofferenza) e in virtù del fatto che esperire la sofferenza sia prerogativa di tutta l'umanità (come tu stesso dici), questo principio dovesse tendenzialmente essere applicabile a qualsiasi altro uomo adulto. Perché, cosa sai di depressione? Pensi che uno depresso sia uno che piange spesso? https://www.google.it/search?q=inside+out+depression L'indirizzo che hai riportato mi sembra autorevole solo per dimostrare che oggi pare sia di moda citare patologie a sproposito. Il problema di Riley mi pare del tutto afferente dei fattori endogeni che risultano inadeguati alle sue aspettative (dissonanza tra realtà ideale e realtà percepita). Cioè fondamentalmente sta apprendendo che la realtà esterna non risponde sempre ai suoi desideri e che bisogna accettare dei compromessi per vivere (il che provoca quella frustrazione a cui lei non sa reagire se non schermandosi in se stessa: comportamento disadattivo di cui lei è diretta responsabile, perché si rifiuta di affrontare la situazione). A suo modo è un lutto, certo, e lei lo supera pienamente nel finale. Come è fisiologico, ripeto: non ci sono deragliamenti, procede tutto molto ordinariamente. Del resto, a prescindere da come lo percepisca, il suo è un dramma tutto sommato piuttosto relativo: resta comunque sempre sotto la tutela di due genitori amorevoli che la sostengono (che penso sia tutt'altro che scontato). Immaginati un giallo dove il detective non scopre mai chi è il colpevole, e il lettore non lo viene mai a sapere. Che razza di storia sarebbe? A chi interessa? Mi sembra una visione molto accademica della narrativa: secondo quest'ottica quella di Zodiac di Fincher (tanto per citare il primo esempio che mi sovviene: non sono un appassionato del genere) sarebbe aprioristicamente una storia non interessante perché inconcludente. Credo che si dovrebbe guardare al contenuto, più che alla forma. E, come dicevo, a prescindere dalla forma (abbastanza compiuta in Inside Out, non l'ho mai messo in dubbio), ciò che lo spettatore ricava dalla visione del film è il ritratto rassicurante di un dramma dall'esito positivo. Che di per sé non è un problema, ma è un apologo che descrive la situazione ottimale da vivere nella realtà (la quale conta casi di difficile risoluzione), e non così spesso è quella che si incontra nella vita delle persone (non so tu, ma io ne ho conosciuti diversi di ragazzi e ragazze dall'infanzia problematica mai veramente superata). Modificato 18 Giugno, 2016 da Weltschmerz Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 18 Giugno, 2016 Share Inviato 18 Giugno, 2016 i post spostati si trovano qua: http://www.pluschan.com/index.php?/topic/5482-seauton-graft%C3%A0-aka-il-tutto-il-nulla-e-la-ciambella-intorno/ Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Chocozell Inviato 1 Luglio, 2024 Share Inviato 1 Luglio, 2024 Visto il secondo film (ma non il primo*. Lunga storia). Buon film, mi ha divertito, si regge bene per un'oretta e mezza/due. Non scade nel troppo melenso ed è equilibrato il giusto. *chiariamo che comunque conosco sommariamente il primo Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Messaggi raccomandati
Crea un account o accedi per lasciare un commento
Devi essere un utente registrato per poter lasciare un commento
Crea un account
Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunità. È facile!
Registra un nuovo accountAccedi
Sei già un account? Accedi da qui.
Accedi Ora