Shito Inviato 23 Agosto, 2015 Share Inviato 23 Agosto, 2015 (modificato) Dunque, ci ho pensato davvero tanto per aprire questo topic. Per scrivere questo post. Quando ho deciso infine di farlo, non sapevo dove farlo. Fumetto internazionale? No, non lo è - è italico. E allora 'libri e cultura', visto che l'ultimo libro di Zerocalcare è stato candidato al Premio Strega. Fa' ridere, questa cosa, eh? No, non perché ora debba dire male del libro in questione. Ma perché è un fumetto. Io ho sempre pensato che "graphic novel" sia un termine ipocrita inventato da fumettari vecchi e ipocriti che cercavano di darsi un tono. O che forse proprio non riuscivano a tollerare loro stessi. E' un problema, eh. Comunque, Zerocalcare. In prima battuta me ne ha parlato Garion. L'ha citato mentre parlavamo di otakuzoku e cose - dico "parlavamo" ma era una corrispondenza epistolare. Una cosa antica, insomma. Non avevo mai sentito il nome ma a quanto mi diceva Garion questo fumettista, Michele Rech, era già sulla cresta dell'onda, molto acclamato. Quindi, siccome me ne parlava Garion (ma non in modo entusiastico, me ne parlava come 'caso di studio', tipo, si parlava di postmodernità - capitemi) sono andato a vedere sul blog. E non ho retto per più di, mh, trenta secondi. Le ragioni per cui non ho retto: - turpiloquio gratuito - lemmario romanesco - idoli di frivolezza - vague da militante anarchico o giù di lì Quindi quit. In più, avevo la sensazione di trovarmi nei panni della madre o dell'analista dell'autore, che buttava sulle tavole le sue psicosi da piccoloborghese ottantino in denial. Quindi, quit quit quit quit. Non so cosa mi ha riportato a riscontrarmi con Zerocalcare. Anzi no, forse lo so. A Civita di Bagnoregio, in un evento-incontro un po' strano, ho sentito parlare e poi parlato con un altro fumettista, tale Gipi, di cui pure non avevo mai sentito parlare. Dapprima mi era sembrata una persona sgradevolissima, questo Gipi. Poi man mano ho cominciato a sentire un intelletto, una sensibilità, una intelligenza umana e viva, e quindi ho assolutamente voluto parlare con lui - cosa che è accaduta e lo ricordo con piacere. Vorrei che mi si creditasse per la mia genuinità in questo repentino e radicale cambio di opinione, ma in fondo anche questa sarebbe solo vanità, vero? Quindi non importa. Comunque, si parlava di questo signor Gipi e di Zerocalcalre come due rivelazioni nel panorama del fumetto italiano - cosa di cui sono ignorantissimo - e quindi boh, mi sono detto: se sei stato così genuinamente onesto (clap, clap) nel cambiare opinione in pochi minuti su Gipi, come minimo devi riprovarci con Zerocalcare. Cosa che ho fatto. C'erano proprio questi grossi argini: - turpiloquio gratuito - lemmario romanesco - idoli di frivolezza - vague da militante anarchico o giù di lì Sì, sono gli stessi di prima. Non mi ero ingannato. Un po' mi sono compiaciuto che la prima impressione non fosse errata. Però ho trovato fosse anche parziaria. Sono andato un po' avanti nella lettura. E certo quei quattro grossi scogli non venivano meno. Ma ho trovato anche altro. Una sensibilità. Una delicatezza, anche. Una gentilezza di fondo. Ecco, proprio gentilezza (ho pensato tipo "yasashii hito desu na...") Forse mi stavo un po' trasformando nell'analista di Zerocalcare, mio malgrado? Quindi ho letto un po' dei fumetti online di questo ragazzo dall'animo credo genuinamente gentile, forse un po' sociopatico e con le sue psicosi di isolatria strutturata. Facile che fosse diventato un 'riferimento generazionale', con simili premesse, vero? Un'altra cosa che era vera fin dal primo scontro, quello finito con "quit quit quit", è che Michele Rech secondo me disegna molto bene. Dico che disegna molto bene perché disegna in una maniera davvero molto espressiva, il suo disegno è comunicativo per davvero - secondo me. E anche nel suo disegno traspare una forte gentilezza. A un certo punto ho pensato: mmmh, secondo me questa persona è un figlio di genitori divorziati. Ed era così. Poi ho pensato: mmmh, credo che questa persona abbia avuto una preparazione scolastica/culturale superiore a quella dell'ambiente in cui è cresciuto. Ed era probabilmente così. Perché ho anche visto qualche sua intervista (che ne sono tantissime) e mi sono un minimo documentato sull'autore - non per una perversa voglia voyeuristica, ma perché il tentativo conoscitivo dell'opera di un autore difficilmente può prescindere da un minimo di indagine ermeneutica. Dico: se vuoi capire quello che qualcuno cerca di esprimere, fallo davvero, disponiti davvero a farlo. Sennò, non fingere di farlo. Odio la superficialità nella comunicazione. O la comunicazione è reale e convinta, o semplicemente non è comunicazione. Dunque, dicevo, nei fumetti [nelle storie] di Zerocalcare si intrecciano frivolezze consumistiche e super-superificali e tocchi citazionistici diciamo piuttosto colti e alquanto intelligenti. E' una di quelle combinazioni che fa molto successo di questi tempi. Sono anni frivoli. Il pubblico vuole la frivolezza, ma poi annegando in quella si sentirebbe cretino, e allora ci deve essere un po' di cultura pure. Tipo Miyazaki, no? Che fa i mondi favolistici in cui tornare bambini ma intanto ci mette qualcosa di pseudocolto così anche il critico occhialuto può dire: oooh, che poesia! E' un tipo di narrativa perfetta per anni ipocriti come i nostri, no? Ci sono questi autori che sembrano, in realtà, in fuga dalla loro infanzia. Come se la loro infanzia fosse un buco nero che li vuole risucchiare, e loro tentando di sfuggirli, ma intanto vogliono indagarla, capire cosa c'è dentro al buco nero, e quindi gravitano sempre lì intorno. Un continuo tentativo di fuga dal proprio io bambino, tipo. una continua elaborazione di autoanalisi. Non è che la cosa non mi sia familiare, credo.E difatti, oltre a quella succitata componente colta e intelligente (che al netto dell'autocompiacimento del lettore è sempre cosa buona, comunque), nei fumetti di Zerocalcare c'è anche un onesta, genuina autoindagine. Sempre come analista della domenica (letteralmente!), la sensazione è che Michele Rech sia una persona sensibile e intelligente, e lo sia stato. Lo sia stato anche in un'adolescenza ai margini della bipolarità (non sua, eh, dico sociale! Educazionale!) fatta di piccoli lussi e grandi aridità tutte mischiate. Nei fumetti di Michele Rech c'è molta, molta riconsiderazione della propria infanzia, adolescenza, giovinezza. Credo che Zerocalcare in qualche modo stia cercando, faticosamente, di emanciparsi da quella adolescenza, o dall'eredità di quella adolescenza. Che poi si chiama crescita, no? Una cosa che devono fare tutti, ma ognuno per una strada un pochino sua. Quindi, quando racconta davvero qualcosa, credo che Zerocalcare racconti questo. E quando racconta questo, poiché lo racconta con genuinità e onestà, credo che valga la pena leggerlo, anche se: - turpiloquio gratuito - lemmario romanesco - idoli di frivolezza - vague da militante anarchico o giù di lì che è tipo un peccato. Un avvilente peccato. Uno svilente peccato. I M H O (ma si capisce che potrei educatamente quanto dettagliatamente argomentare - non è un 'imho' come dire "la penso così e amen", è un imho per sottolinare che è comunque un'opinione personale, passibile di critiche, revisioni e discussionI). Come chi mi conosce un pochino sa, a me la frivolezza dà l'orticaria. Quando poi incrosta qualcosa di bello, di valore, provo un senso di spreco terribile. Comunque, i due libri di Zerocalcare che secondo me val la pena leggere sono il primo e l'ultimo, ovvero: >>> La profezia dell'armadillo >>> Dimentica il mio nome In particolare, in ciascuno di essi ci sono due tavole che da sole valgono il prezzo (e la lettura) di ciascuno. Sono proprio due tavole che ti fanno pensare bene dell'autore, che ti fanno pensare anche che questa persona sta crescendo e sta portando la sua autoanalisi verso dei lidi di una maturazione intellettuale - che è cosa meritoria e splendida. Nell'ultimo libro ci sono scene da riconsiderazione del sé davvero molto belle. E poi, credo sempre che ci sia un buon disegno che è davvero funzionale alla comunicazione intentata dall'autore. So che il primo libro è stato pubblicato anche in francese. Mi piacerebbe tradurlo quindi in italiano. Dico, l'originale romanesco tradotto in italiano. Per me tradurre le cose nella mia lingua, divulgandole, è tipo un atto di perverso amore - davvero. E' un sentimento che mi viene solo per le cose che credo intimamente avere un valore. Alla fine Zerocalcare mi fa lo stesso effetto dei Baustelle, ovvero del Bianconiglio, che mi ricorda per vari e svariati versi - al netto di differenze pure nettissime. Per i Baustelle infatti volevo fare una coverban chiamata Putzstelle - un nome che è tutto un programma. ^^; Modificato 24 Agosto, 2015 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Joker Inviato 23 Agosto, 2015 Share Inviato 23 Agosto, 2015 (modificato) Shito con Fumetto Internazionale si vuole indicare tutto il fumetto fatta eccezione per quello giapponese ovviamente. Quindi sposto Modificato 23 Agosto, 2015 da Joker Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
sirtao Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Graphic Novel è un termine inventato dalle case editrici USA(mi pare la Marvel meglio anni 80)per vendere fumetti a chi non vuole sentirsi uno sfigato. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Maximilian Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Uhm... no. (Corben, Eisner...) Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Fa' ridere, questa cosa, eh? No, non perché ora debba dire male del libro in questione. Ma perché è un fumetto. Io ho sempre pensato che "graphic novel" sia un termine ipocrita inventato da fumettari vecchi e ipocriti che cercavano di darsi un tono. O che forse proprio non riuscivano a tollerare loro stessi. Che poi è la stessa cosa che hanno fatto gli otaku chiamando anime quelli che prima venivano chiamati " tv manga" ( ricordiamo che manga significa "disegno buffo", quindi qualcosa relegato alla sfera dello stupido e infantile). I robot chiamati mobil suit per dargli Il potere un tono meno infatile. Il lolicon ribattezzato moe. E le puttane ribattezzate escort. Ah, il potere delle parole, che tutto cambia .... Comunque, i due libri di Zerocalcare che secondo me val la pena leggere sono il primo e l'ultimo, ovvero: >>> La profezia dell'armadillo >>> Dimentica il mio nome Il problema è che se leggi uno , puoi fare a meno dell' altro, tanto sono la stessa cosa. Ormai, ZC si ripete di continuo : letto uno ZC li hai letti tutti.... Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 24 Agosto, 2015 Autore Share Inviato 24 Agosto, 2015 (modificato) Comunque, i due libri di Zerocalcare che secondo me val la pena leggere sono il primo e l'ultimo, ovvero: >>> La profezia dell'armadillo >>> Dimentica il mio nome Il problema è che se leggi uno , puoi fare a meno dell' altro, tanto sono la stessa cosa. Ormai, ZC si ripete di continuo : letto uno ZC li hai letti tutti.... Direi di no. Ovvero, se parliamo delle storielle pubblicate sul blog, potrei anche concordare. Però quelle sono cose senza pretese, direi. Il primo libro, "La profezia dell'armadillo", è una storia che l'autore ha inanellato a seguito della morte assai prematura di una sua ex-compagna di scuola/liceo. Questo ha chiaramente innescato nell'autore una certa ricerca del tempo perduto, in tutti i sensi. A parte l'intenzionale riferimento a Proust, il tema del tempo, della cognizione dello scorrere del tempo, della moratoria dallo scorrere del tempo sono tutte cose molto presenti nell'autore. A tale proposito vi propongo anche quetsa sua 'storiella', che però in mezzo al faceto come si vede incomincia a far serpeggiare una buona quantità di serio, toccando tasti che non possono essere insensibili a qualsiasi otaku: http://www.zerocalcare.it/2015/04/07/la-paura-piu-grande/ A partire dal titolo, dico, c'è molta verità - secondo me. Nulla di sconcertantemente rivoluzionario, sia chiaro. Diciamo 'banale' in senso francese (ovvero: normale, basico). Ma come dico sempre, beh, la verità è sempre banale - c'è poco da fare. E a pensarci, in effetti è possibile che, suo malgrado, l'autore stia man mano passando frivolezza a serietà di contenuto anche nelle cose più estemporanee. In ogni caso, poi l'ultimo libro, ovvero "Dimentica il mio nome", è una storia di riconsiderazione che l'autore innesca a seguito della scomparsa di sua nonna. Ma qui la narrazione è molto più matura. Dico "cresciuta" proprio a livello umano, perché il narratore protagonista, anziché semplicemente ripensare al suo passato, critica esplicitamente il suo io passato. Ci sono un paio di passaggi molto belli davvero. In più, dal PDV narrativo, qui i ricordi e i pensieri autobiografici sono intrecciati con una narrazione fittizia che fa da collante e trama sull'ordito delle memorie di famiglia recuperate. La cosa è riuscita davvero parecchio bene, secondo me. --- Se ho ben capito, l'autore stesso ha dichiarato che dal primo libro, "La profezia dell'armadillo", tutte le sue altre cose [inclusi altri libri, credo tipo tre] sono stati preparazione, allenamento per "Dimentica il mio nome". E credo sia vedo, credo si veda. In effetti credo che il primo e l'ultimo libro dell'autore siano stati i due, gli unici due, in cui l'autore abbia davvero sentito una spinta, un'impellenza espressiva a raccontare -ovvero estroiettare- qualcosa di sé. A conti fatti, io ve li consiglio- Modificato 24 Agosto, 2015 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Il primo libro, "La profezia dell'armadillo", è una storia che l'autore ha inanellato a seguito della morte assai prematura di una sua ex-compagna di scuola/liceo. Questo ha chiaramente innescato nell'autore una certa ricerca del tempo perduto, in tutti i sensi. A parte l'intenzionale riferimento a Proust, il tema del tempo, della cognizione dello scorrere del tempo, della moratoria dallo scorrere del tempo sono tutte cose molto presenti nell'autore. A tale proposito vi propongo anche quetsa sua 'storiella', che però in mezzo al faceto come si vede incomincia a far serpeggiare una buona quantità di serio, toccando tasti che non possono essere insensibili a qualsiasi otaku: http://www.zerocalca...ura-piu-grande/ A partire dal titolo, dico, c'è molta verità - secondo me. Nulla di sconcertantemente rivoluzionario, sia chiaro. Diciamo 'banale' in senso francese (ovvero: normale, basico). Ma come dico sempre, beh, la verità è sempre banale - c'è poco da fare. E a pensarci, in effetti è possibile che, suo malgrado, l'autore stia man mano passando frivolezza a serietà di contenuto anche nelle cose più estemporanee. In ogni caso, poi l'ultimo libro, ovvero "Dimentica il mio nome", è una storia di riconsiderazione che l'autore innesca a seguito della scomparsa di sua nonna. Ma qui la narrazione è molto più matura. Dico "cresciuta" proprio a livello umano, perché il narratore protagonista, anziché semplicemente ripensare al suo passato, critica esplicitamente il suo io passato. Ci sono un paio di passaggi molto belli davvero. In più, dal PDV narrativo, qui i ricordi e i pensieri autobiografici sono intrecciati con una narrazione fittizia che fa da collante e trama sull'ordito delle memorie di famiglia recuperate. La cosa è riuscita davvero parecchio bene, secondo me. Mah, io trovo i libri molto simili nella struttura e nel messaggio. Certo, l'ultimo denota una maggiore maturità artistica e il fatto che sia un racconto vero e proprio mentre l'altro era una raccolta di strisce apparse sul blog a cui aveva dato un collante ( almeno credo, perché io il blog di Zero non lo seguo), ma alla fine , gira e rigira, parlano sempre delle stesse cose : dell' infanzia perduta , dell' idealizzazione del passato, alla contrario del futuro che appare sempre più brutto e incerto ( e mai come lo avevi immaginato). Mettiamoci poi qualche pippone psicologico dove Zero fa una sorta di aouting su questo e quello tramite un qualche personaggio totemico ( una volpe, un orso, un armadillo, un polipo o qualsiasi altra bestiaccia passi di lì), mettiamoci anche qualcuno che muore ( io ho letto 3 libri di Zero, La profezia dell' Armadillo, un Polpo alla gola e dimentica il mio nome è c'è sempre qualcuno che lascia questa valle di lacrime),continue comparsate qui e là di proprietà intellettuali altrui giusto per strizzare l'occhio ai nerd e rendere il tutto più familiare e alla mano anche al lettore più pigro , e voilà, è pronto l'ultimo capolavoro di ZC che sbancherà le librerie della Penisola. E senza scomodare Proust e le petite madeleine, che forse erano girelle, chissà. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 24 Agosto, 2015 Autore Share Inviato 24 Agosto, 2015 (modificato) Ahaha, anche io ho sempre pensato alle madeleine in luogo dei plumcake. XD Non so se in qualche altro libro (Un polpo alla gola - ?) le nomini proprio. In ogni caso, io ho trovato proprio un evoluzione tra La profezia dell'armadillo e Dimentica il mio nome. Hai ragione a dire che di base c'è sempre la riconsiderazione del passato. Solo che questa riconsiderazione era del tutto 'propria' e 'inerte' nel primo libro, ovvero: ecco la mia adolescenza, è successo questo e quello, ci ripenso. Ho perso il tempo del mio tempo, fuggendo dal fare e rintanandomi nel pensare ho perduto il tempo reale - sembra il testo della canzone finale di PoroPoro, urgh. Nel caso dell'ultimo libro, l'autore recupera un passato antecedente al suo, quello della sua famiglia, dei suoi ascendenti - e mette seriamente in discussione il sé stesso adolescente, si rammarica di quello che è stato in certi momenti e talune occasioni. Ovvero, c'è l'inizio della destrutturazione del sé, che è una cosa importante. Se tanto mi da tanto, è probabile che dopo un'opera del genere ci sia un momento di riflessione del tutto non-espressiva, di 'silenzio artistico'. Sarebbe normale. Modificato 24 Agosto, 2015 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Proust puccera' le vostre capocce nello Stige, dopo avervi letto. 1 Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Ahaha, anche io ho sempre pensato alle madeleine in luogo dei plumcake. XD Ma poi la girella è più bella con quella sua forma a spirale che metaforizza il circolo senza fine del tempo e delle cose... chissà Proust che pensieri ci avrebbe dedicato, se l'avessero venduta ai suoi tempi. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 24 Agosto, 2015 Autore Share Inviato 24 Agosto, 2015 (modificato) Ma le madeleines longues? :-) Modificato 24 Agosto, 2015 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Godai Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 (modificato) Ho avuto la fortuna di seguire Zero da prima che firmasse con Bao e ho preso la profezia dell'armadillo quando ancora era un volume autoprodotto, dire che mi piaccia è poco. Ammetto che dalle prime storie del blog sono stato attirato dalle similitudini generazionali del racconto con il mio vissuto personale, del resto è nato nel mio stesso anno a neanche 70 km di distanza da me, quindi in tutto il complesso citazionistico e di ricordi mi ci sono ritrovato alla grande. Ma con l'armadillo ho colto che c'era qualcosa in più, per la prima volta ho trovato raccontata bene quella che è un po' la condizione di quelli della mia età, ovvero quella che lui chiama l'adolescenza lunga, l'essere arrivati a 30 anni più o meno come grossi bambinoni cresciuti. Fortunatamente non c'era solo la condanna o solo l'autocommiserazione, ma fortunatamente l'analisi è un po' più complessa, tra colpe effettive e colpe dell'ambiente circostante. Non sono d'accordo con Sam, forse "Un Polpo alla gola" è simile all'Armadillo, ma già da "Dodici" (che è la cosa peggiore che ha scritto) ha cambiato tipo di storia, del resto lui stesso lo ha fatto appositamente per scollarsi di dosso l'etichetta del "generazionale". "Dimentica il mio nome" invece è proprio un passo in avanti, evidentemente lì Zero mette in mostra una crescita, in fondo se non sbaglio alla fine lui si rappresenta come la parete rocciosa (mi pare, ma non ricordo bene) su cui poter costruire qualcosa, proprio come aveva rappresentato la madre. Mi piacerebbe tradurlo quindi in italiano. Dico, l'originale romanesco tradotto in italiano. Per me tradurre le cose nella mia lingua, divulgandole, è tipo un atto di perverso amore - davvero. E' un sentimento che mi viene solo per le cose che credo intimamente avere un valore. Perdonami Shito, ma in questo caso non credi di diventare "più realista del Re"? Posso anche capire l'antipatia per il dialetto, ma credo che se Zerocalcare abbia scelto di usare il tipo di registro linguistico proprio dell'ambiente in cui narra le sue storie, debba essere una scelta che vada rispettata, magari non condivisa, ma arrivare a dire di volere "ritradurlo" in italiano mi pare esagerato. Modificato 24 Agosto, 2015 da Godai Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Lord Gara Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Aggiungo che a parte un paio di inflessioni io tutto sto abuso mica lo riscontro. Ad ogni modo sono d'accordo con voi sebbene il mio preferito rimanga Un Polpo Alla Gola forse perchè, come narrazione, è il più organico dei quattro (Dodici potessi non vorrei nemmeno considerarlo è qualcosa di cui non capisco il senso d'esistere) come narrazione mentre Dimentica Il Mio Nome, sebbene sicuramente più maturo per tema trattato e costruzione, soffre di una certa natura "episodica" che attualmente è forse il più grande limite di Calcare. Essendo nato come strisce su un blog, i suoi capitoli sembrano più sketch allungati che hanno una loro naturale autoconsistenza anzichè una parte di un tutto, infatti al momento le sue opere migliori a 360° restano Kobane Calling (storia breve apparsa su l'Internazionale e forse ad oggi una delle analisi più lucide della guerra di confine tra Siria e Daesh... e c'è voluto un fumettista autodidatta anarcoide partorito dalle fanzine dei centri sociali di Roma, capiamoci, a me ste cose fanno montare un cristo che la metà basta) e Nel Paese dei Puffi, altra storia breve apparsa su La Repubblica. Spiace pensare che non credo queste due storie verranno raccolte da qualche parte prima di molto, molto tempo (immagino ci siano problemi di diritti, poi magari mi sbaglio e ce li becchiamo nella prossima raccolta di strisce che uscirà a Settembre).. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
kevin8 Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Io l'ho scoperto per caso e lo leggo molto volentieri. Pure mia moglie, i suoi volumi li ha letti e apprezzati davvero tanto. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 24 Agosto, 2015 Autore Share Inviato 24 Agosto, 2015 (modificato) "Dimentica il mio nome" invece è proprio un passo in avanti, evidentemente lì Zero mette in mostra una crescita, in fondo se non sbaglio alla fine lui si rappresenta come la parete rocciosa (mi pare, ma non ricordo bene) su cui poter costruire qualcosa, proprio come aveva rappresentato la madre. Sì, tipo Mount Rushmore (una cosa che è un po' una sua fissazione grafica). Ma poi dice che il suo 'scolpito' è franoso, ancora non ci si può costruire in appoggio nulla, come dire: ci stiamo lavorando. Diciamo che esprimere il desiderio e la possibilità di divenire un sostegno per gli altri, invece che restare nella passività di chi cerca un sostegno per sé e nulla più. Mi pare onesto e buono. Mi piacerebbe tradurlo quindi in italiano. Dico, l'originale romanesco tradotto in italiano. Per me tradurre le cose nella mia lingua, divulgandole, è tipo un atto di perverso amore - davvero. E' un sentimento che mi viene solo per le cose che credo intimamente avere un valore. Perdonami Shito, ma in questo caso non credi di diventare "più realista del Re"? Posso anche capire l'antipatia per il dialetto, ma credo che se Zerocalcare abbia scelto di usare il tipo di registro linguistico proprio dell'ambiente in cui narra le sue storie, debba essere una scelta che vada rispettata, magari non condivisa, ma arrivare a dire di volere "ritradurlo" in italiano mi pare esagerato. Non ho niente da perdonarti, il tuo appunto è onesto e sincero. Il mio punto è che questo desiderio non nasce da un mio fastidio 'estetico'. Sarei davvero troppo un frignone, così. Come scrivevo, è un desiderio che nasce da una volontà buona di divulgazione di ciò che credo abbia un contenuto valido, degno. Esempio: c'è una canzone dei Baustelle che si intitola 'La guerra è finita'. Ha degli spunti belli davvero. Racconta di una ragazzina ribelle che poi si è suicidata. Ma lo racconta bene, eh. Con un senso e una sensazione pregevoli, I M H O. Solo che... ci sono queste orrende cadute di stile generazionale. Tipo: Emotivamente instabile, viziata ed insensibile, il professore la bollò, ed un caramba la incastrò durante un furto all'Esselunga, pianse e non le piacque affatto. Analisi shitesca: mentre gioisco per la finezza delle prime due righe che sono proprio un cliché da psicologo e prendono senso con la terza righa, che ti fa capire che sono citazione da giudizio come su una cartella clinica, su un fascicolo. Gioisco all'allitterazione 'pianse -piacque', l'uso del passato remoto già storico in un'ultima riga che arriva lì, secca e dura, come un epitaffio che puzza già di pentimento. Ma che cosa combinavi, ragazzina? Lo vedi che era tutto sbagliato? Oh, questa per me è roba bella davvero. Ma poi piango per 'caramba' ed 'Esselunga'. Non è turpiloquio e non è romanesco. Ma sono due termini così viziati da una ristrettezza di confine ermeneutico. Un "caramba la incastrò" puzza di un gergo che è già vetusto per me, chissà per un quattordicenne - e lui trarrebbe maggiore beneficio dalla comprensione profonda di questa canzone, I M H O. E poi, L'Esselunga. E' un marchio che in molte regioni di Italia non esiste pure. Credo esista solo al centro-nord, soprattutto al Nord. Quindi, perché vincolare la comprensione di qualcosa di importante a canoni così ristretti, con refenti dal valore così tipizzato sul piano temporale e regionale? E' un peccato. E' uno spreco. T. S. Eliot parlava di "wasteland", le paludi dell'espressione moderna - credo. La versione cover del Putzstelle infatti è: Emotivamente instabile, viziata ed insensibile, il professore la bollò, e un poliziotto la arrestò durante un furto al supermaket, pianse e non le piacque affatto. Oh, ho mantenuto tutto. Gli enjambement. Anche un senso vagamente 'street' (dico: poliziotto, non 'agente di polizia', eh). Quindi boh, se penso che Zerocalcare viene tradotto in francese, perché non in 'italiano nazionale'? No, perché davvero, GRAZIE A DIO ci sono persone che NON sanno che 'le guardie' sono 'agenti di qualsiasi tipo di forza dell'ordine'. C'era una generazione che parlava di 'piedipiatti', e ci hanno tradotto anche 'cop' nel titolo di un trittico di stupidi film di Hollywood, ma queste cose passano. Sono paludi insignificanti. Ci ironizza Zerocalcare stesso, quando nella striscia da me medesimo postata ironizza sul lemmario del Peter Pan invecchiato, no? Si dice ancora sghicio? Togo? NO! Non si sarebbero MAI DOVUTE USARE simili parole, dico in qualcosa con un contenuto valido. Sono palude, è melma. Tutta roba da buttare nel gabinetto e tirare l'acqua, due volte. Se proprio 'sbirro' - per il romanesco 'guardia'. E' comunque sub-standard, popolare, ma ha un natale certificato (i 'birri' che 'menano in prigione' Lorenzo Tramaglino, IIRC). Io credo che se una cosa è bella, e se è bella vulìol dire che significa qualcosa, debba parlare chiaro e netto. Alla fine anche il 'parlare come uno de noantri' è solo indulgenza, è un modo per compiacersi, è un modo per consolarsi. E' come mettere gli idoli della propria generazione, solo che è sul piano linguistico. E' una cosa che per me chiama 'spreco' e 'peccato'. Quindi sì, il mio desiderio di 'traduzione in italiano nazionale' è un po' un'esagerazione, certo, ma credo esprima il senso del mio pensiero. Non è per dire: "ah romanaccio, parla in italiano!" Non è per sentirmi migliore di qualcun'altro. E' un sincero modo di apprezzamento, è un modo per dire: dacci dentro, perché quello che fai potrebbe valere di più del valore che gli dai. Modificato 24 Agosto, 2015 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Ho avuto la fortuna di seguire Zero da prima che firmasse con Bao e ho preso la profezia dell'armadillo quando ancora era un volume autoprodotto, dire che mi piaccia è poco. Ammetto che dalle prime storie del blog sono stato attirato dalle similitudini generazionali del racconto con il mio vissuto personale, del resto è nato nel mio stesso anno a neanche 70 km di distanza da me, quindi in tutto il complesso citazionistico e di ricordi mi ci sono ritrovato alla grande. E qua ci sarebbe da dire : cioè, il fumettista più di successo da venti anni a questa parte, è riuscito a convincere un piccolo editore ( la Bao) a pubblicarlo solo dopo che A) ha pubblicato con successo sul web le sue strisce B) si è auto-pubblicato dimostrando di vendere nel concreto. In pratica ha dovuto dimostra di essere un affare sicuro al 100% prima che qualcuno si prendesse la briga di investire su di lui. Questo, e il fatto che quando faceva fumetti per i concorsi di Lucca, la giuria li snobbava come fossero merda , fa capire quanto gli editori italiani siano dei vecchi rincoglioniti che non fiuterebbero un successo neppure se glielo metti sotto il naso. E mi verrebbe da dire, che tutta l'industria italiana è così, da qui il fatto che all' estero non siamo un cazzo di nessuno. Non sono d'accordo con Sam, forse "Un Polpo alla gola" è simile all'Armadillo, ma già da "Dodici" (che è la cosa peggiore che ha scritto) ha cambiato tipo di storia, del resto lui stesso lo ha fatto appositamente per scollarsi di dosso l'etichetta del "generazionale". Invece il Polpo lo trovo diverso da Armadillo, giusto perché ha una storia lunga invece che tante strip che formano un racconto lungo. Però trovo lo stesso che Calcare gira e rigira sempre sulle solite 3 o 4 idee si basano i suoi fumetti, anche se cerca di dare "l'illusione del cambiamento" rimestandole di continuo. Ha provato a cambiare l carte facendo 12, che non ho letto , ma che tutti quelli che lo hanno fatto ne dicono malissimo. Perdonami Shito, ma in questo caso non credi di diventare "più realista del Re"? Posso anche capire l'antipatia per il dialetto, ma credo che se Zerocalcare abbia scelto di usare il tipo di registro linguistico proprio dell'ambiente in cui narra le sue storie, debba essere una scelta che vada rispettata, magari non condivisa, ma arrivare a dire di volere "ritradurlo" in italiano mi pare esagerato. Ma sopratutto, perché il romanaccio di Zero non va bene, mentre il dialetto di Osaka di Toji invece si ? Ma con l'armadillo ho colto che c'era qualcosa in più, per la prima volta ho trovato raccontata bene quella che è un po' la condizione di quelli della mia età, ovvero quella che lui chiama l'adolescenza lunga, l'essere arrivati a 30 anni più o meno come grossi bambinoni cresciuti. Certo che quando parla dei cartoni della "sua generazione", che appartengono minimo a una generazione prima ( la mia, tipo) , mi viene da fare meh.. e mi piacerebbe che ogni tanto citasse un cacchio di personaggio italiano, non solo jappi e USA. Ok che siamo un popolo di colonizzati culturalmente, ma.... Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Lord Gara Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Sam, Calcare è praticamente un mio coscritto (metà anni '80) quindi è cresciuto e pane, nutella e reti private che trasmettevano Kenshiro, Cavalieri dello Zodiaco e I Cinque Samurai, direi che nell'economia del personaggio è perfettamente coerente questo macrocosmo di citazioni. Aggiungi che poi ti tira dentro delle cose che magari nemmeno ti ricordi ma hai li nel retrocranio (tipo il Sapientino, io ce l'avevo pure) e solo quando te li tira fuori dici MINCHIA ME LO RICORDO, capisci il perchè questo prodotto funzioni così com'è. "Ai miei tempi" il Giornalino dei Ragazzi era già in parabola discendente quindi per dire sarebbe inutile attingere li, io nella mia infanzia se ne ho letti due numeri è tanto. Sui deliri di onnipotenza di Shito non mi pronuncio, andiamo oltre va... Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Sam, Calcare è praticamente un mio coscritto (metà anni '80) quindi è cresciuto e pane, nutella e reti private che trasmettevano Kenshiro, Cavalieri dello Zodiaco e I Cinque Samurai, direi che nell'economia del personaggio è perfettamente coerente questo macrocosmo di citazioni. Si però nel il Polpo si mette a disquisire di quando era bambino e a scuola parlavano delle puntate dei Saint Seiya e dei vari colpi di scena. E mi verrebbe da dire che stè cose lui non può averle vissute, perché troppo piccolo quando i Cava arrivarono in Italia la prima volta, che stì ricordi autobiografici siano fasulli e messi lì per arruffianarsi la mia generazione , quella nata fine anni 70. Il dubbio che si sia fatto un giorno si sia fatto giro per il web e abbia trovato le torme di gerellari che glorificano gli anni 80 , decidendo di sfruttare questo tipo di pubblico molto vasto nei suoi fumetti è grande. Ecco cosa mi da fastidio . Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 24 Agosto, 2015 Autore Share Inviato 24 Agosto, 2015 (modificato) Gara, è davvero buffo tacciare qualcuno di 'deliri di onnipotenza' quando poi nel farlo ti atteggi così a fare il superiore, sai? Sulla domanda più onesta di Sam: Touji parla con un po' di kansai-ben, è vero. Ma lasciatelo dire da chi ha analizzato la sua parlata, è poca cosa. Non ci sono parole ad uso esclusivo dei giovani del kansai. C'è una variazione morfosintattica molto leggera e parlatro nota in Giappone a livello nazionale. Non è generazionale o che. E' come dire, in italiano, di un certo tipo di napoletano ormai noto alla nazione sinanco tramite la commedia dell'arte (per il giappone: il Manzai e altre forme di commedia popolare di Osaka note in tutto il Giappone). Non è proprio la stessa cosa. Nono sono le stesse wastelands. Se proprio, si potrebbe dire di Abenobashi, allora. Lì di generazionalità ce n'è tanta. Infatti devo regalare a Michele Rech i due box di Abenobashi. Tra Sasshi che proprio non vuole crescere fuggendo prima inconsciamente e poi consciamente nei mondi dei suoi diletti di otaku-bimbo (tra cui i dinosauri!), e il tempo che gli corre dietro insieme alla cruda realtà nei panni di sua nonna morta, della morte del nonno di Arumi, di suo padre... beh, direi che la sincronia è quasi perfetta. E c'è anche il provincialismo. Io ad Abenobashi ci sono andato, eh. Ci sono volute ORE per trovare il tempietto di Abe no Seimei che sta ad Abenosuji, e quando ci andai il vecchio 'quartiere commerciale' era giò stato tutto distrutto, restava solo una via con la vecchia insegna 'Abe no Ginza' (sì, l'ho fotografata). C'erano i cartelli di ristrutturazione urbana proprio come nell'anime, e purtroppo il Festival Gate era già chiuso (mi sa che qui mi segue solo Garion). Ora devo andare a Rebibbia, insomma. Non ci sono mai stato. Infine: Sam, smettila di essere sempre in cattiva fede su tutto. Non serve a niente. Men che meno a te. I M H O. Modificato 24 Agosto, 2015 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Sam, Calcare è praticamente un mio coscritto (metà anni '80) quindi è cresciuto e pane, nutella e reti private che trasmettevano Kenshiro, Cavalieri dello Zodiaco e I Cinque Samurai, direi che nell'economia del personaggio è perfettamente coerente questo macrocosmo di citazioni. Si però nel il Polpo si mette a disquisire di quando era bambino e a scuola parlavano delle puntate dei Saint Seiya e dei vari colpi di scena. E mi verrebbe da dire che stè cose lui non può averle vissute, perché troppo piccolo quando i Cava arrivarono in Italia la prima volta, che stì ricordi autobiografici siano fasulli e messi lì per arruffianarsi la mia generazione , quella nata fine anni 70. Il dubbio che si sia fatto un giorno si sia fatto giro per il web e abbia trovato le torme di gerellari che glorificano gli anni 80 , decidendo di sfruttare questo tipo di pubblico molto vasto nei suoi fumetti è grande. Ecco cosa mi da fastidio . Ma manco per idea. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Lord Gara Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 Sam, Calcare è praticamente un mio coscritto (metà anni '80) quindi è cresciuto e pane, nutella e reti private che trasmettevano Kenshiro, Cavalieri dello Zodiaco e I Cinque Samurai, direi che nell'economia del personaggio è perfettamente coerente questo macrocosmo di citazioni. Si però nel il Polpo si mette a disquisire di quando era bambino e a scuola parlavano delle puntate dei Saint Seiya e dei vari colpi di scena. E mi verrebbe da dire che stè cose lui non può averle vissute, perché troppo piccolo quando i Cava arrivarono in Italia la prima volta, che stì ricordi autobiografici siano fasulli e messi lì per arruffianarsi la mia generazione , quella nata fine anni 70. Il dubbio che si sia fatto un giorno si sia fatto giro per il web e abbia trovato le torme di gerellari che glorificano gli anni 80 , decidendo di sfruttare questo tipo di pubblico molto vasto nei suoi fumetti è grande. Ecco cosa mi da fastidio . Sam quando andavo alle elementari io i CdZ sulle reti private furoreggiavano e mia nonna me le registrava diligentemente su VHS in modo che io poi potessi vederle quando non ero a scuola, quindi fidati se ti dico che negli anni 80 i Cavalieri in tv ci andavano eccome, idem i Cinque Samurai (Odeon, 17.00, poi vennero ripresi su TMC2 se non ricordo male ma li ero già alle medie), idem Kenshiro (in orario serale infatti non potevo mai vederlo perchè i miei genitori me lo proibivano, difatti io credo di essere qua dentro l'unico a non aver mai visto TUTTO Kenshiro). Shito, trovo veramente BRUTTO parafrasare quanto scritto da un autore pensando di renderlo agli altri più comprensibile. Primo perchè pensi quindi che questi altri siano più stupidi di te non cogliendo certe sfumature e che dunque vadano aiutati alla comprensione attraverso un linguaggio più streamlined (mannaggia agli inglesismi). Secondo, è una vera e propria offesa all'autore in quanto l'autore si sta raccontando a te, ti sta raccontando come si parla dalle sue parti e ti sta raccontando dei luoghi che occupano il suo vissuto, allora cosa vogliamo fare, parafrasiamo anche Pavese che, ne La Luna e i Falò racconta la campagna del Belbo in un modo assolutamente ermetico e inavvicinabile a chi non conosca la zona chiamando le singole cascine e contrade per nome proprio? Ma si dai, svuotiamo, sviliamo, anzichè magari stimolare alla comprensione della visione del mondo dell'autore, rendiamo tutto piatto e accessibile. Il bello di certe cose (mi rendo conto che riferito a Zerocalcare stia esagerando) è anche che la loro comprensione vada guadagnata, meritata e non che venga servito tutto su un piatto d'argento. Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Godai Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 (modificato) Si però nel il Polpo si mette a disquisire di quando era bambino e a scuola parlavano delle puntate dei Saint Seiya e dei vari colpi di scena. E mi verrebbe da dire che stè cose lui non può averle vissute, perché troppo piccolo quando i Cava arrivarono in Italia la prima volta, che stì ricordi autobiografici siano fasulli e messi lì per arruffianarsi la mia generazione , quella nata fine anni 70. Il dubbio che si sia fatto un giorno si sia fatto giro per il web e abbia trovato le torme di gerellari che glorificano gli anni 80 , decidendo di sfruttare questo tipo di pubblico molto vasto nei suoi fumetti è grande. Ecco cosa mi da fastidio . No no, da nato nell'83 come Zero ti assicuro che i Cavalieri io me li ricordo fin troppo bene, e stavo alle scuole elementari. Anzi ora che ci penso mi ricordo pure che si interrompeva sempre alla casa del Leone e poi, con annessa nuova sigla, continuava oltre. E qua ci sarebbe da dire : cioè, il fumettista più di successo da venti anni a questa parte, è riuscito a convincere un piccolo editore ( la Bao) a pubblicarlo solo dopo che A) ha pubblicato con successo sul web le sue strisce B) si è auto-pubblicato dimostrando di vendere nel concreto. In pratica ha dovuto dimostra di essere un affare sicuro al 100% prima che qualcuno si prendesse la briga di investire su di lui. Questo, e il fatto che quando faceva fumetti per i concorsi di Lucca, la giuria li snobbava come fossero merda , fa capire quanto gli editori italiani siano dei vecchi rincoglioniti che non fiuterebbero un successo neppure se glielo metti sotto il naso. E mi verrebbe da dire, che tutta l'industria italiana è così, da qui il fatto che all' estero non siamo un cazzo di nessuno. A lui lo ha aiutato molto Makkox nella fase dell'autoproduzione Quindi boh, se penso che Zerocalcare viene tradotto in francese, perché non in 'italiano nazionale'? No, perché davvero, GRAZIE A DIO ci sono persone che NON sanno che 'le guardie' sono 'agenti di qualsiasi tipo di forza dell'ordine'. C'era una generazione che parlava di 'piedipiatti', e ci hanno tradotto anche 'cop' nel titolo di un trittico di stupidi film di Hollywood, ma queste cose passano. Sono paludi insignificanti. Ci ironizza Zerocalcare stesso, quando nella striscia da me medesimo postata ironizza sul lemmario del Peter Pan invecchiato, no? Si dice ancora sghicio? Togo? NO! Non si sarebbero MAI DOVUTE USARE simili parole, dico in qualcosa con un contenuto valido. Sono palude, è melma. Tutta roba da buttare nel gabinetto e tirare l'acqua, due volte. Se proprio 'sbirro' - per il romanesco 'guardia'. E' comunque sub-standard, popolare, ma ha un natale certificato (i 'birri' che 'menano in prigione' Lorenzo Tramaglino, IIRC). Io credo che se una cosa è bella, e se è bella vulìol dire che significa qualcosa, debba parlare chiaro e netto. Alla fine anche il 'parlare come uno de noantri' è solo indulgenza, è un modo per compiacersi, è un modo per consolarsi. E' come mettere gli idoli della propria generazione, solo che è sul piano linguistico. E' una cosa che per me chiama 'spreco' e 'peccato'. Quindi sì, il mio desiderio di 'traduzione in italiano nazionale' è un po' un'esagerazione, certo, ma credo esprima il senso del mio pensiero. Non è per dire: "ah romanaccio, parla in italiano!" Non è per sentirmi migliore di qualcun'altro. E' un sincero modo di apprezzamento, è un modo per dire: dacci dentro, perché quello che fai potrebbe valere di più del valore che gli dai. A me un fumetto di Zerocalcare senza il dialetto parrebbe qualcosa di artificioso, di innaturale. Insomma, se sei stato a Roma è assolutamente irreale aspettarsi di sentire parlare frequentemente un italiano corretto, e se Zero ha voluto mantenere questa caratteristica credo sia una modificazione dannosa del suo intento creativo andare a ripulire, anche con le tue buone intenzioni, il parlato dalle sue inflessioni dialettali. Non so, io la vedo una cosa simile al togliere Ramen e metterci tagliolini in brodo, così che la gente possa capire meglio. Che poi a "guardie" ci si arriva facilmente a capire che rappresentano le forze dell'ordine. Insomma, da piccoli giocavamo a "guardie e ladri" eh. Magari sarebbe più difficile "pischello", ma se uno vuole un minimo si informa. Modificato 24 Agosto, 2015 da Godai Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shuji Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 , difatti io credo di essere qua dentro l'unico a non aver mai visto TUTTO Kenshiro). Esiste qualcuno a cui si puo' spoilerare Hokuto no Ken!!!!!!!! Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Zio Sam Inviato 24 Agosto, 2015 Share Inviato 24 Agosto, 2015 (modificato) Sam quando andavo alle elementari io i CdZ sulle reti private furoreggiavano e mia nonna me le registrava diligentemente su VHS in modo che io poi potessi vederle quando non ero a scuola, quindi fidati se ti dico che negli anni 80 i Cavalieri in tv ci andavano eccome, idem i Cinque Samurai (Odeon, 17.00, poi vennero ripresi su TMC2 se non ricordo male ma li ero già alle medie), idem Kenshiro (in orario serale infatti non potevo mai vederlo perchè i miei genitori me lo proibivano, difatti io credo di essere qua dentro l'unico a non aver mai visto TUTTO Kenshiro). Guarda io quell' epoca l'ho vissuta tutta, andavo già alle medie e ricordo le cose bene, specie il suo successo mostruoso . Tanto che i Samurai andarono in onda la prima volta su Italia 7 e vennero trasmessi pure qualche giorno prima dei Cavalieri su Odeon. Per altro, Wikipedia riporta che i Cava andarono in onda la prima volta su Odeon nel 1990 ( ma io li ricordo ance prima) , e Zero aveva all' epoca 7 anni, e non me lo vedo a quell' età fare discorsi simili sulle trame dell' anime coi compagnucci. Al massimo stè cose le facevo io con altri compagni alle medie. Sa molto di ruffianata, IHMO. Modificato 24 Agosto, 2015 da Dio Sam Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
Shito Inviato 24 Agosto, 2015 Autore Share Inviato 24 Agosto, 2015 (modificato) Shito, trovo veramente BRUTTO parafrasare quanto scritto da un autore pensando di renderlo agli altri più comprensibile. Primo perchè pensi quindi che questi altri siano più stupidi di te non cogliendo certe sfumature e che dunque vadano aiutati alla comprensione attraverso un linguaggio più streamlined (mannaggia agli inglesismi). Secondo, è una vera e propria offesa all'autore in quanto l'autore si sta raccontando a te, ti sta raccontando come si parla dalle sue parti e ti sta raccontando dei luoghi che occupano il suo vissuto, allora cosa vogliamo fare, parafrasiamo anche Pavese che, ne La Luna e i Falò racconta la campagna del Belbo in un modo assolutamente ermetico e inavvicinabile a chi non conosca la zona chiamando le singole cascine e contrade per nome proprio? Ma si dai, svuotiamo, sviliamo, anzichè magari stimolare alla comprensione della visione del mondo dell'autore, rendiamo tutto piatto e accessibile. Il bello di certe cose (mi rendo conto che riferito a Zerocalcare stia esagerando) è anche che la loro comprensione vada guadagnata, meritata e non che venga servito tutto su un piatto d'argento. Non credo che dialetto, regionalismi e turpiloquio siano 'sfumature' che si possano non capire perché 'stupidi'. La vedo all'esatto opposto: come ho spiegato, sono quelli referenti ristretti, legati a un ristretto luogo e tempo, che credono vizinino, impoveriscano il valore reale di un'opera. Quindi no, è tutto il contrario di quello che dici, e credo invero che questa volta l'avessi reso molto chiaro per chi l'avesse voluto capire: è che secondo me è un peccato limitare l'opera a solo un tempo, solo uno spazio. Se facessi leggere quei due libri a mia madre, e lo fare, non ci capirebbe nulla. E credo sia un peccato. Sa qui a succienti anni lo stesso, una nuova generazione (auspicabilmente) ci capirebbe ben poco. E' questo quello che Eliot chiamava 'wasteland' - il problema del solipsismo narrativo nella modernità (e figurati nella postmodernità). Non sto dicendo che lui sbagli a fare come fa. Del resto è figlio del suo tempo, della sua generazione e quella fotografa - se vogliamo. Infatti non ho mai detto: NOOOOOO, dovrebbe fare come dico io. Ho detto che dato che c'è una traduzione in francese, perché non potrebbe esserci una 'traduzione' per italiani non ottantini non romani? Mettendo sullo stesso piano questo genere di palude di cose misere (i feticci ottantini) all'ermeneutica storica necessaria per capire appieno Cesare Pavese credo dimostri di non aver centrato il punto. Voglio dire, anche per leggere Dubliners devi sforzarti tanto di andare incontro a Joyce. E non sto dicendo di Finnegan's Wake. Ma non sono la stessa cosa. Non dico che non mi interroghi su questa cosa. L'appunto di Sam non era peregrino. Alla fine, uno dice il neorealismo. Il romanesco (forse meno turpe di quello del pur buon ZeroCalcare) che sta in bocca ad Anna Magnani in Bellissima non mi disturba. Ma lì, mi dico, c'è il realismo delle persone vere oltre al neorealismo della camera da presa. Però poi penso a Takahata, a PoroPoro, a tutto il suo pseudo-surrealismo animato e mi dico che allora non ha senso rimirare gli anni sessanta giapponesi in animazione. Ma almeno lì c'è una riconsiderazione a posteriori, che passa per un filtro temporale - mi dico. In effetti l'unica cosa che mi da fastidio in PoroPoro è la citazione grafica della locandina di E.T. The Extra-Terrestrial, quindi forse una linea di demarcazione ce l'ho. Ma devo ancora indagarmi bene. E comunque, se non si fosse capito, ZeroCalcare lo apprezzo, in definitiva. Come apprezzo i Baustelle. Però non senza delle 'remore', diciamo. A me un fumetto di Zerocalcare senza il dialetto parrebbe qualcosa di artificioso, di innaturale. Insomma, se sei stato a Roma è assolutamente irreale aspettarsi di sentire parlare frequentemente un italiano corretto, e se Zero ha voluto mantenere questa caratteristica credo sia una modificazione dannosa del suo intento creativo andare a ripulire, anche con le tue buone intenzioni, il parlato dalle sue inflessioni dialettali. Ti sei risposto da solo, però. ^^; E se non ci sei stato? Roma non è il mondo, Francia inclusa, e non è neppure tutta l'Italia. Modificato 24 Agosto, 2015 da Shito Link al commento Condividi su altri siti More sharing options...
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