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Pluschan

La fantascienza è solo distopica? (no, ma dico di si perchè sono mentalmente pigro e quando ho elaborato un concetto nell'infanzia non sono più in grado di cambiarlo)


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8 hours ago, Shuji said:

A me in genere non interessa cio' che sta attorno ad un autore

Questa cosa che scrivi è per me molto interessante, nel senso che si tratta di un dubbio, un interrogativo, che continuo a pormi da anni e anni e anni. Proprio ieri ne parlavo con un mio amico in merito a Huxley, lui un grande appassionato di letteratura russa (e frequentatore dal vivo-vivo del paese e della sua cultura), nonché laureando in storia politica.

Ti propongo molto stringatamente i miei dubbi e le mie osservazioni auspicando di ricevere in ritorno anche le tue, che sei sicuramente un lettore molto più diligente di me (ma ci vuole poco...).

Dunque, credo che tutti noi alle superiori siamo stati avvezzi all'approccio di studiare il testo di un'opera letteraria insieme al suo contesto autoriale: la vita, la poetica, la fortuna di un autore. Certo quando ero piccino non mi ero neppure soffermato a riflettere sulla ragione di ciò, come fanno in genere i più piccini.

Crescendo, ho visto due strade alternative: quella della fruizione "vergine" di un'opera, quella di una sua documentata e quindi più critica. Naturalmente questo dualismo vale (forse persino di più) per le opere che non si esprimo in linguaggio articolato (pittura, scultura, musica...), ma qui restiamo focalizzati sulla questione letteratura.
 

Da un alto c'è in me l'idea che un'opera non è il suo autore, è un'emanazione del pensiero e della mente di quello, quindi ogni opera – come tentativo comunicativo – è in qualche modo un unicum. In questo senso, la vergine ed onesta fruizione dell'opera, ovvero non "macchiata" da studi ermeneutici pregressi, non sarebbe forse la più genuina?

Dall'altro, invecchiando ho imparato a vedere le persone come cipolle, fatte di tanti strati, e cipolle cresciute nella loro terra e nel loro tempo, quindi mi sono detto che per "interpretare" il tentativo comunicativo di un uomo sia impossibile prescindere dalla cultura, dal tempo interno e esterno di quell'uomo, perché l'uomo è spirito e lo spirito vive, sempre e solo, nei tempi suoi.

Cercando di sfuggire a tutti i miei potenziali alibi, un esercizio di igiene mentale che cerco di praticare con pervicacia, pure non sono riuscito a sciogliere il dubbio. Alla fine mi ritrovo dinanzi a Göthe e all'atavica, irrisolvibile ambivalenza tra il "poeta ingenuo"e "l'intellettuale filosofo", o ancora con la Austen mi trovo aggrovigliato tra sense e sensibility, in a way.

Sono stato molto colpito da quel che Nabokov diceva, nelle sue lezioni agli americani, di Joyce: non lo si può capire senza essere stati a Dublino. Io avevo letto Dubliners al liceo, e riconsiderai la mia esperienza di lettura. Poi di seguito ho riconsiderato anche tutti i miei contatti con la cultura e sub-cultura giapponese, letteratura e non solo (ovviamente), prima e dopo avere toccato e ritoccato con mano il paese.

Mi sono detto allora che forse aveva ragione il mio sempre caro Schopenhauer: o i libri meritano due letture o nessuna, perché ogni parte di un libro presuppone tutte le altre, e il tutto presuppone ogni sua parte, quindi una prima lettura è sempre "alla cieca". Certo, lui parlava di filosofia, ed esprimere un sistema filosofico – un nugolo intellettuale diffuso – in una forma strettamente sincrona come la scrittura (ma la parola in generale, direi – e qui penso agli alieni asincroni di Arrival, che ricordo anche tu appressasti) è praticamente impossibile. La rilettura del già noto attua infatti una pseudo-asincronia percettiva, perché il futuro (nella seconda lettura) è già passato (dalla prima). Questo Schopenhauer lo scriveva nella seconda introduzione al suo capolavoro, ma ampliando il concetto a qualsiasi comunicazione tra due esseri umani diversi, mi sono detto, forse funziona allo stesso modo: una prima lettura vergine e, in caso di fascinazione, documentazione e poi rilettura critica. Mi sono accorto che faccio così anche con i luoghi: giro quasi a caso, perdendomi nei posti, poi studio a posteriori quel che mi ha colpito e voglio tornarci. Ma questo forse perché visito i posti come un cagnolino che fa sempre pipì due volte nello stesso luogo.

Comunque al momento mi trovo così, mi chiedevo che ne pensi. Per dire, ho riletto Orwell e affrontato Huxley solo dopo aver respirato un paio di volte almeno l'aria di Londra. E per farlo ci sono voluti più di quarant'anni. Ora pensavo di lambire Bradbury, anche se in America ci sono stato solo in quanto continente (cosa che faceva irritare molto i quebequois, quando gli dicevo che no, sono americani, come io sono europeo).

 

8 hours ago, Shuji said:

ma e' palese che Hubbard sia 'ingombrante' come figura in se' come poi si e' 'ritagliato'.

Comunque poi non basta per averlo come rappresentante precipuo di un genere; ad esempio parlando di narratori 'puri' e non di figure divulgative, A.E van Vogt, pur con vari limiti, e' comunque di gran spanne superiore ad Hubbard

Non mi azzardo qui a dire nulla, perché ho letto poco di Hubbard, e "a ritroso", d Dianetics risalii un po' il suo torrente di formazione "antipsichiatrica" e quindi fino ai suo natali di giovane autore di SF. Lo citavo più che altro per dire di "un tipo strano",e perché poi a posteriori mi aveva molto suggestionato il suo "percorso personale" in generale, ovvero soppesare dove l'avesse condotto una strada iniziata nel modo in cui era iniziata.

 

EDIT: grazie per il suggerimento in grassetto, inizio a documentarmi un po' – il Quebec è pur sempre Canada! :-)

Edited by Shito
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Visto che ci siamo, avendo letto praticamente tutto Asimov, Dick, il ciclo di Dune (solo i 6 del padre) e di moderno il libri di the Expanse, consigli?

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49 minutes ago, mtpgpp said:

Visto che ci siamo, avendo letto praticamente tutto Asimov, Dick, il ciclo di Dune (solo i 6 del padre) e di moderno il libri di the Expanse, consigli?

heinlein, bradbury, gibson...

personalmente sto cercando alcuni romanzi di jp hogan ma non sembrano di facile reperibilità se non nell'usato o urania. e no, non c'entra che qualcuno se ne esca con un film animato dal titolo thrice upon a time... è proprio qualcosa che non riesco ad iniziare in modo dignitoso perchè non trovo un'edizione adeguata.

in 25 anni non sono riuscito a dare una possibilità nemmeno ad arthur clarke, sia per la serie di odissea nello spazio che rama. non riesco perchè ogni volta che ci penso il mio senso di ragno pizzica.

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On 10/11/2020 at 12:44 AM, Shito said:

La fantascienza, letteraria come poi audiovisiva, è sempre, sempre, sempre stata animata dagli idealismi infantili di autori molto sognatori. Persino quando facevano la fantascienza noir tra droghe e criminalità. La miseria umana, quella vera e quotidiana, è molto più banale. Come il male di cui la Harendt. Più orribile dell'orrore è la sua comune insignificanza.

 

In realtà non hai tutti i torti. Io ho lavorato con scienziati, illustri o meno, e devo dire che non ne ho mai trovato uno maturo. Gli scienziati sono legati ad una loro dimensione idealistica infantile. Questa cosa è il motore che li spinge a lavorare/scrivere con condizioni di precarietà da fame, stress infinito e competizione alienante. Ora come nel passato. Difficile anche trovarne uno maturo tra i grandi. Forse Wolfgang Pauli. Si sa cosa ha scritto con Jung e come è andata la sua vita.

C'è sempre, ancora adesso, tutta questa metanarrazione ottimistica della scienza (o fanta che dir si voglia, cambia poco a livello concettuale: una bomba atomica in grado di stoppare le future guerre mondiali in un certo senso era "fanta" per il suo tempo). Inutile dire che non l'ho mai condivisa, e forse è per questo che nonostante le mie 10 pubblicazioni non mi considero proprio un vero scienziato.

Non essendo mai stato completamente borghese, ho sempre percepito il marcio delle cose pur rimanendo in parte idealista. Lo scienziato o lo scrittore di fantascienza invece, in un certo senso, è un divulgatore del titanismo borghese.

Edited by AkiraSakura
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55 minutes ago, AkiraSakura said:

titanismo borghese.

Che poi è esso stesso, in varie forme (penso anche alla letteratura dei "poveri bimbi buoni", vedi Dickens&soci) una grande lavanda alla coscienza, o alibi, tipico della sublimazione dei propri privilegi sociali.

E tutto il resto del tuo post, si capisce, lo sottoscrivo "a sentimento". Perché io sono un ignorantone, come si sa. :-)

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Bhagavad Gita, giusti? Il fuoco degli dei della religione Hindu. Ho sempre pensato (solo dopo molto tempo) che Muska citando "il fuoco che nell'Antico Testamento distrusse Sodoma e Gomorra, la Freccia di Indra di cui parla il Ramayana" stesse citando lo stesso. SIgh.

https://www.youtube.com/watch?v=d5XJ2GiR6Bo

Ho sempre creduto che il 6 Agosto sarebbe a festeggiarsi come il vero Giorno della Memoria, non dico per i defunti (poverini come tutti, su ogni fronte), ma per il rischio e il pericolo con cui convive, da quel di, la nostra specie, si questo pianeta. Un vero monito, da rinnovarsi di anno in anno in tutte le generazioni a venire. Di per me, io quel giorno non posso dimenticarlo perché è il preciso giorno in cui iniziò il mio rapporto con la mia consorte. Sono sempre così fortunato. Citando gli OMinD:

Enola Gay, is mother proud of little boy today?
Uh huh, this kiss you give, it's never ever gonna fade away.


Li prendo in parola, per cortesia d'un ennesima sincronia junghiana: è davvero un bel memento alla crescita individuale – almeno. :-)
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On 10/13/2020 at 10:00 PM, AkiraSakura said:

In realtà non hai tutti i torti. Io ho lavorato con scienziati, illustri o meno, e devo dire che non ne ho mai trovato uno maturo.

me l'ero persa.

On 10/13/2020 at 10:00 PM, AkiraSakura said:

Lo scienziato o lo scrittore di fantascienza invece, in un certo senso, è un divulgatore del titanismo borghese.

Anche questa non e' male.

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