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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 02/11/2020 in tutte le aree

  1. Non ci sono parole, resta solo l'invidia, per chi l'ha preso lassu'.
    3 punti
  2. Dipende dal contesto. "Caro" può essere una soluzione, ma ci sono tante casistiche diverse. Come manga sono molto attivo sui titoli hot. Ma per esempio ho tradotto "La figlia dell'otaku", che già dal titolo era tutto un programma. Li hanno mantenuti anche nella Perfect e credo che sia proprio l'unico esempio in casa Star.
    1 punto
  3. Adesso non ho la mia collezione sottomano. Cmq ho tutti i volumi prima stampa. Domani ci guardo.
    1 punto
  4. In quella scena Hikari chiama Suzuhara due volte. La prima solo "Suzuhara", quando finge durezza nel suo ruolo di capoclasse (che è lo scudo della sua emotività). In effetti, e credo in questo si noti la variazione diacronica-sociale rispetto a Orange Road, nella classe di Shinji chiamarsi senza suffissi è la norma. Ayanami è sempre e solo Ayanami, con tutto che è una ragazza. Suzuhara viene chiamato solo Suzuhara, di norma. Quindi, all'esatto contrario dell'esempio di Garion su "Ayukawa" (che chiamata senza suffisso implicava una certa intimità col chiamante Kyousuke), qui HIkari aggiunge "a posteriori" il -kun quando lo chiama la seconda volta, "uscendo dalla norma", e quindi rendendo la comunicazione più "personale", direi "rispettosa". In questo caso ho scelto di far "completare" a Hikari il "Cognome-Nome" di Suzuhara Touji appunto per far avvertire il passaggio su un gradino di maggiore intimità (l'idea sarebbe anche un po' che prima lo schiama per cognome, e poi, quasi correggendosi, "passa" al nome proprio). Se ben ricordo, Hikari è anche quella che, come capoclasse, a volte usa il -san per Asuka/Souryuu.
    1 punto
  5. Quindi comunque l'idea di base è quella di tradurne il significato nel contesto nella quale è espressa Già che ci sono, come la mettiamo però con i suffissi onorifici dei nomi? Odiati da tutti, eppure anche essi fanno parte della lingua giapponese tanto quanto queste frasi di cui discutiamo. Tu come ti sei posto nei loro confronti quando te li trovi sei trovato davanti? E nel caso essi siano parte fondamentale del modo di parlare dei protagonisti? Un esempio, si tutti, Eizouken ni wa te o dasu na (Keep your hands off, Eizouken). Le protagoniste si rivolgono fra di loro usando diversi suffissi. Rispettivamente, chan kun e il raro sui (cosa molto distintiva perché conferisce comunque una certa caratterizzazione al personaggio che usa lo shi come suffisso). Nei sub sono stati del tutto eliminati, ma si è perso quindi un aspetto fondamentale del loro modo di parlare. Tuttavia, neanche avrebbe senso usare nomignoli o il sempre caro "signor". Io in quest'opera li avrei lasciati. Però a memoria tu non li usi nelle tue opere (né so se ve ne siano. Ma magari ricordo male io). Qual è la tua idea in merito?
    1 punto
  6. Reputi sia il caso di adattarla sempre nello stesso modo o in base al contesto? Perché ad esempio a me è stata detta da dei clienti saliti a bordo del mio taxi, ed in questo caso affidarsi alla mia benevolenza la troverei un'espressione forzata, anche nel significato originale (io tradurre i con un "mi affido a lei" ad esempio). Ma se di volta in volta si va a trovare una forma in italiano diversa, traducendo sempre la stessa frase, non si rischia ugualmente di "tradire" il significato più intrinseco di questa frase, andando a darle di volta in volta svariati significati diversi pur di adattarla all'italiano?
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  7. Già che ci sono, una domanda per @Shito e chiunque altro voglia rispondere. Ne parlava un traduttore su un video che ho visto ieri. La classica frase introduttiva: はじめまして、フェデリコです。よろしくお願いします。 Come la tradurreste? Il problema rimane lo よろしくお願いします。 Perché non ha un corrispettivo esatto in italiano. È una frase che ha molteplici significati, ma in italiano nella presentazione è quasi "superflua"
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  8. Che sia incinta è una cosa. Che suo figlio diventi pilota di MS in Hathaway's Flash un'altra
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  9. Non sapevo dove postarla ma pensavo che nel topic jpop fosse sprecata
    1 punto
  10. protip: il primo volume è solo l'introduzione. Tutta la roba VERA succede nel secondo, che è ultra-denso di roba che quando lo leggi piangi che Ishikawa è morto.
    0 punti
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