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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Per tornare in topic. Quando l'ho sentita nel film nella processione di adulti rimbambiti mi ha fatto molto effetto.
  2. Shito

    Discussione Oscar

    Sì. Non ho mai voglia "di andare al cinema". Mi capita di rado di "voler vedere un determinato film".
  3. Avevo dimenticato di rispondere direttamente a questo thread. In effetti non sorprende che in Little Boy il buon (?) Murakami Takashi parli proprio de "Il contrattacco dell'impero degli adulti", perché quel film va proprio al cuore della faccenda. Quando ho visto dal vivo la Torre del Sole non ho potuto fare a meno di pensare a un ipotetico Apostolo di Eva, e in effetti molti Apostoli di Eva sonno proprio ispirati a taluni padiglioni di Osaka'70. Ho anche fatto delle foto stupite con io che fuggo come un matto con dietro la Torre del Sole, modello "è arrivato il mostro" in stile panic movie. XD Detto il che, qualcuno ha visto quello strano film che è Tomorrowland? Poi si vede il nome del regista e si capisce tutto. Edit: trovato un commento di Erik: E soprattutto questo: "Uno spledido futuro, è a un sogno di distanza" Ah, le monorotaie, Epcot - senza 'Center', solo 'Epcot'. All'expo di Osaka'70 ci si arrivava con la monorotaia più lunga (e inutile) del mondo, fatta apposta e di proposito. Il jingle della fermata dove l'ho presa era 'Funiculì Funiculà'. No joke. E' stato un momento altamente surreale. Ho tre testimoni.
  4. Info di servizio per Gara (e per tutti gli interessati): il proseguo della discussione sulla critica di Takahata al genere del fantastico è stata opportunamente spostata qui. :-)
  5. Ti ringrazio per la lettura e la bella risposta. :-) Il continuum solipsista tra "realtà soggettiva" e "sogno" (più o meno lucido) è un po' un classico. Tutto sommato forse non è neppure un classico di Anno, in effetti sembrerebbe più un topos caro a Oshii e al povero Kon. Nel caso di On Your Mark anche la tua lettura mi pare molto pregnante. E' un dato di fatto -perché dichiarato a più riprese- che Miyazaki si sentisse 'sgomento' all'alba del nuovo millennio, sgomentato dai cambiamenti sociali che vedeva intorno a lui. Mononoke Hime nasce proprio da questo motivo: è il tentativo di prendere un altro momento di grandi mutamenti sociali, l'epoca Muromachi, e farne uno specchio dell'epoca in cui è uscito il film. E Miyazaki Hayao non ha mai fatto mistero che il film era violento perché così era il "problema affrontato", e che si sentiva obbligato ad affrontare quel problema perché "senza parlare di questo prima di tutto, ora non avrebbe senso parlare d'altro". Considerando quanto turbamento personale di doveva essere dietro, non è strano pensare che abbia avuto un blocco creativo proprio su questo film. E se pensiamo a quello che tu hai letto in On Your Mark, ovvero una sorta di emancipazione sofferta come una rinuncia, direi che i pezzi si incastrano per benino. In Evangelion, Rei era nata come un "contraltare materno" per Shinji. Essenzialmente, Shinji cerca una madre surrogata nelle tre femmine che incontra: Misato, Rei e Asuka. Cerca di frae "amaeru" con tutte e tre. Ovviamente Misato è una persona quasi adulta piena di rogne, ma per paradosso finirà a diventare l'unico fantasma di una figura materna (dopo che Kaji sarà diventato una sorta di figura paterna). Asuka ha più rogne di Shinji ed è la sua "compagna designata". Rei è in effetti un clone, un avatar della madre - e della madre del mondo, come avatar di Lilith. Quello che per noi è "la Madonna" per i giapponesi è "la Kannon", e in Yui/Rei/Lilith c'è sicuramente anche questa connotazione. Purtroppo, nella narrazione originale di Evangelion, il personaggio di Rei è stato perso per strada (alla fine dell'episodio 6) e poi ritrovato in maniera un po' rabberciata qui e lì - non senza raggiungere picchi di emotività molto alta, come è tipico di quella serie. Il tutto appare molto più chiaro nella versione fumettata a cura esclusiva di Sadamoto Yoshiyuki. In ogni caso, il pattern relazionale di Anno è molto chiaro: così in Nadia così in Eva il padre è una figura negata di forte contrasto, la madre è una figura anelata totalmente salvifica. Viene semplicemente da pensare che questa è la psicologia dei figli baby boomers di quel giappone di padri assenti e madri a casa, dove spesso, chiacchierando fra loro, riferivano i mariti propri e delle vicine come 'taku' e 'otaku' - il padrone di casa come metafora della casa. Ti ringrazio anche per avermi raccontato di te. Ti chiedo spudoratamente: il tuo Castello del DioDrago dove si trova? Così, per curiosità. Ah, però mi sa che hai fatto una svista: se parli di un tuo "santuario di impermanenza" non ha senso. Forse intendevi il contrario, un "santuario di permanenza" (ma in genere credo si direbbe 'di fissita') Eh già, il Castello del DioDrago si trova in un mare imperturbato, un mare di Dirac senza increspature. ^^
  6. Shito

    Yamato Video - News

    Come dicevo, è un termine dialettale. Non credo sia diffusissimo, perché i riferimenti linguistici online sono davvero pochi: io ho trovato solo quello che ho linkato. Il termine giapponese è 'tsumeji' :-) Il "tuo" MaiMai è probabilmente questo: 舞舞, che vuol dire proprio 'chiocciola' (un po' sinonimo di dendenmushi o namekuji). Eisiste anche questo MaiMai: 毎毎 che ovviamente si può scrivere anche come 毎々 che significa 'ogni volta / tuttle le volte', da cui il senso di "frequentemente, spesso come sempre".
  7. Shito

    Tolkien: non più "di destra"

    Concordo appieno e ribadisco i miei ringraziamenti (per il nulla che valgono) per l'opportuno spostamento, in attesa della risposta di Gara. :-)
  8. Shito

    Tolkien: non più "di destra"

    Caro Gara, ti seguo! Un bel dialogo va cotto e mangiato! Chi volesse spostare sposterà, con tutta la mia benedizione (ed eventualmente i miei ringraziamenti - per il nulla che valgono). Considero chiusa con te la parentesi sulla classificazione delle opere. Mi preme sottolineare che anche se ho chiara la critica di Takahata, e penso che ci sia del vero, non riesco a sposarla al 100%. Takahata Isao è per me una di quelle persone il cui pensiero mi mette fortemente in discussione. Da un lato, per essere concreti, credo che Mononoke Hime sia la cosa più seria e matura che Miyazaki Hayao abbia mai fatto, e credo che sia un'opera molto valida. Dall'altro lato, sento molto vivida sulla mia pella, sulla mia vita, la critica di Takahata Isao. Sono diviso tra queste due componenti del mio pensiero, che cerco di conciliare, di risolvere. La cosa che mi viene da pensare, in questo momento, è il fattore T. Forse la discriminante sta nel fattore T. Ovvero, forse la fantasia e il fantastico sono bene e vanno bene per l'età infantile, come a essere una sorta di incubatrice del pensiero, del superego. Ma se la permanenza in questa incubatrice si protrae (nell'età adulta) si genera una deformità. Quindi favole, fiabe, fantasticherie - finché sono intelligenti e con un significato, ché l'idiozia è SEMPRE male - vanno bene per i bambini. Non perché siano bambinate, ovvero sì, ovvero perché è un linguaggio compatibile e al tempo stesso 'innocuo' alla formazione del superego nel fanciullo. Una sorta di nutrimento infantile da cui ci si dovrebbe poi svezzare. Al momento mi viene da pensare questo. A dire il vero non tracciavo una figura di 'adulto giusto', mi pare che tu l'abbia desunta dal discorso. Il che non mi offende di certo, anzi, ti ringrazio per la lettura. C'è un difetto, secondo me, nel tuo modello. E credo che Takahata concorderebbe. Ovvero, tu parli di un robota. Ma l'essere umano non è così perfetto. L'essere umano, anche nella routine che tu descrivi, sbaglia inciampa e piange e poi ride e gioisce insieme ai suoi cari, ai suoi affetti, ai suoi figli, ai suoi "nemici", eccetera. Qui siamo con la Principessa Splendente che parla con la selenita al momento dell'addio. In questo senso, ti prego davvero di guardare "Yamada-kun" ora che sarà disponibile anche in home-video e di dirmi che effetto ti fa. Con tutta la sincerità di cui sono capace, ti dico che sul finale i mio metto sempre a piangere. Ma non sono le calde lacrime che verso per certi picchi emotivi in altre storie, come un bambino. Sono lacrime amare e fredde. Ti prego davvero di farmi sapere cosa ne penserai, e aspetterò il tuo confronto. :-) Quando alla tua idea di intrattenimento, concordo. Ovvero, concordo che l'intrattenimento è male. Lo dice la parola stessa: intrattenere. Perder tempo. Da cosa? Dalla percezione della propria vita? Blais Pascal diceva "Chi l'ha detto che è necessario divertirsi?". Non so la bontà della traduzione, ma credo che il concetto sia che di-vertirsi, s-vagarsi significa sempre divergere dalla lucida percezione dell'essere vivi. In questo, dico, è una forma di sedazione. Per esempio, io ora sto rispondendo a te, e non lo sto facendo come passatempo. Lo sto facendo nella onesta coscienza e cognizione di quello che sto facendo, perché lo voglio fare. Non mi sto 'intrattenendo' a risponderti. Non mi sto 'divertendo' in quel senso. E' un'attività, questa per me, appagante e interessante e sinanco piacevole. Ma questo non ha nulla a che fare con il concetto di 'intrattenimento'. Il primo discorso mi sembra onestamente una riga molto retorica, molto bonaria, molto poco valida. Ci sono mille modi per allenare la propria mente, e quelli meno 'diversivi' sono i più efficaci. C'è differenza tra l'umorismo idiota che fa abbondare il riso sulla bocca degli stolti e la sagacia di Voltaire, certo che c'è differenza, e credo si debba anzi il coraggio e la forza di affermarlo e ribadirlo a gran voce, per far si che non si livelli e non si sdogani tutto al più basso livello dell'umorismo idiota. E' quando i migliori perdono il coraggio di dimostrarsi e affermarsi tali che tutto va verso il peggio, si capisce. Ryoga: è vero, è proprio un bel topic. Un certo tipo di ironia cieca e sterile che inframmezza gli interventi intelligenti lo rende ancora più gustoso. Davvero un'ottima scelta di collocazione per lo spostamento! :chapeau: (quasi quasi telefono a Cristiano/Kin e gli chiedo una riapparizione! ^^ )
  9. Shito

    Il cinema di Takahata Isao

    Questo mi fa venire in mente il discorso che Therru fa ad Arren depresso. Alla fine la risoluzione dell'ultrarazionalismo maschile può essere sempre e solo nel caos femminile, che è il tempo e la vita stessa. Aby Warburg ne sapeva qualcosa - anche se c'è praticamente impazzito per metterlo a fuoco. ^^;
  10. Shito

    Il cinema di Takahata Isao

    Non credo che l'otaku (vero, di prima generazione) si 'realizzi' tramite la finzione. Sicuramente c'è quel tentativo, certo, ma siccome è un tentativo surrogato e disperato credo che più che una 'realizzazione' si intenti una mera 'proiezione'. Per intenderci, non mi sembra che Anno Hideaki si sia 'risolto' proiettandosi nelle sue finzioni - per quanto talora squisite o eccellenti. E' un gatto che si moder la coda, forse. Verrebbe da dire che la necessità di risoluzione tramite produzione di finzione proiettiva è essa stessa la certezza dell'impossibilità di risoluzione positiva. Un po' come dire: "siccome cerchi l'amore, è garantito che non potrai trovarlo". Forse "la cura" delle latenze dell'otaku dovrebbe essere di tutt'altro genere, come Takahata sembra suggerire - certo senza lambire alcuna disquisizione di otakugaku, che chiaramente non gli appartiene. Comunque, se parliamo dell'uomo Takahata Isao, la sua riservatezza è proverbiale. Di certo, benché la sua idea predicata sia quella della vita per la vita, della mediocritas, per contro la sua opera, la sua condotts professionale, è connotata da un perfezionismo maniacale che ha del proverbiale e dell'impareggiabile. Questa cosa viene schiettamente nello special su Yamada-kun. Dopo aver documentato una lunga disquisizione su una minuzia di animazione in una scena, il narrato commenta "Certo che anche se uno dei temi di questo film è la "moderazione", le indicazioni registiche non erano "moderate" proprio per niente!". Lampante. La chiave per comprendere Takahata Isao come uomo e come artista forse ce la fornisce Miyazaki Hayao, in quello stesso speciale. Colto in uno stato di grazia davvero notevole, forse l'onda lunga dell'essersi sgravato da Mononoke Hime, un Miyazaki lucido come non mai dice: "Penso che alla fine Pakusan sia nichilismo. A volte ho la sensazione che certe sue memorie infantili, il vagare nei campi inceneriti, lo vengano ancora a visitare nella sua mente, per condurlo verso un luogo dove un pusillanime come me non potrebbe mai giungere, indirizzato alla distruzione." La sensazione che ho sempre avuto da Takahata Isao è quella di un uomo totalmente libero, totalmente vivo, perché essenzialmente vive come se fosse già morto. Credo che Takahata Isao abbia in odio qualsiasi tipo di pensiero escatologico salvifico perché, in qualche modo, vivendo come "già morto" non ha alcuna attesa, alcuna pretesa, alcuna speranza. E' la psicologica del vero ateo che non teme la morte, ovvero, se vogliamo, del vero pagano risolto. E' una cosa che sento molto vicina a me stesso, in verità. Ma potrebbe essere tutto un mio ingannarmi, si capisce.
  11. Shito

    Lo chiamavano Jeeg Robot

    Bump! Nel frattempo è uscito nella distribuzione cinematografica regolare. Qualcuno l'ha visto?
  12. Shito

    Tolkien: non più "di destra"

    Immaginavo che avresti risposto così. :-/ No, a me non interessa mai "avere ragione". Se così fosse non scriverei mai nulla da principio. A me interessa sempre e solo rendere quanto più chiari dei miei punti di vista, ad eventuale uso di comparazione dialogica e talora beneficio del lettore ideale. So bene che amanti della 'teoria narrativa' riescono ad ascrivere anche la mitologia greca nell'ambito del 'fantasy', o meglio del 'fantastico', ma è una cosa che ho sempre irriso. Perché l'idea di categorizzare la finzione narrativa umana basandosi su canoni diciamo 'estetici' (c'è un essere soprannaturale? C'è una divinità?) è superficiale, è stupida. Quando certa letteratura antica veniva scritta, la funzione, la finalità, la mente creativa delle letteratura non era quella della modernità, della contemporaneità. Per questa ragione, assoggettare la letteratura antica ai canoni, e alle 'categorie narrative', della letteratura contemporanea mi pare realmente ignorante. Quindi no, la Sfinge di cui Edipo non è equivalente a una qualche creatura Tolkeniana. Anche se entrambi potranno dirsi esseri sovrannaturali. Capisco che ci sia poi chi fa del classico uno strumento, rimaneggiato, della funzione contemporanea. E' storia di ogni dì, ma è altra storia. Quanto al beneficio del fanciullino pascoliano, credo sia un alibi che era stantio già nel secolo scorso, davvero. Anche lui, del resto, era un piagnone che non è mai riuscito a vivere con una donna, dico una vita da marito, una vita coniugale - o sbaglio, mi ricordo male, mi confondo? Non era lui che vivea quella specie di menage familiare con le sorelle a mo' di eterni bambini? Credo che il povero Pascoli, insieme al povero D'annunzio, lo si definisca infatti 'decadente'. Trovo: Tipo, un hikikomori con il complesso delle imouto? XD Ah, beh, sì, bell'esempio di uomo! Come capirebbe bene Soren Kierkegaard, e chiunque l'abbia studiato per capirlo, si trattava probabilmente di un "figlio" che non ha mai lasciato la fase "estetica" della vita, per passare alla fase "etica" (adulta). E' sulla profonda tristezza di queste figure che si legge la verità della loro vita, e del loro fallimento. Film consigliato: The Dreamers ("Lo accettiamo, uno di noi!" -> Dis-moi que c'est pur toujour!) (prevedo spostamento dei post - in caso suggerisco il thread dedicato a Takahata Isao, dove riprendevo il post che ha poi commentato Gara ^^ )
  13. Shito

    Tolkien: non più "di destra"

    Sei sicuro di avere visto 'La storia della Principessa Splendente', se lo definisci un fantasy? In quel film, l'idea di Takahata è infusa nel modo più brillante possibile. Perché Gemma di Bambù vorrebbe vivere mediocremente, in campagna, come "gli uccelli, gli insetti, le bestie" (i tanuki, per chi ha visto Ponpoko). Non le viene permesso e la sua bellezza, la sua presunta nobiltà, finisce a relegarla nel formalismo della vita cortese. Solo che, ancor peggio, lei lì si schifa e rifiuta, rifiuta, rifiuta. Rifiuta tutti i pretendenti che la sua nuova vita le propone, rifiuta l'Imperatore, rifiuta la vita stessa, relegandosi nel suo mondo fasullo di "mukatsuku" che cerca di gestire con freddezza. E alla fine si spezza, sino al suicidio - irrevocabile. Che poi è la stessa cosa di PoroPoro. La viziata Taeko, bimba figlia del benessere sessantino, rifuta e rifiuta nascondendosi dentro l'aura della "brava bambinina", ma quando si rende conto della realtà del suo costante rifiuto del prossimo e della vita - si spezza. In quel caso sarà 'salvata' da Toshio. E non è la stessa cosa per Seita, che rifiuta le brutture, le asprezze a cui la vita in tempo di guerra lo sottopone, rifiuta e fugge, ammazzando così prima la sorellina e poi sé stesso? Dici che è una cosa solo giapponese? Guarda che le malattie da "gamma dell'autismo" sono in vertiginoso aumento in tutto l'occidente. Anche da noi. I centri di cura per la depressione giovanile sono cresciuti di una percentuale a doppio zero nell'ultima decade. E i quarantenni che si sedano con l'intrattenimento infantile (invece che con altri, ben più dannosi, tipi di droga) cosa pensi che facciano? Non stanno scappando dalla loro vita perché ne rifiutano l'imperfezione a paragone delle dolci fantasie della loro infanzia? Credo che Takahata abbia ragione, e credo che l'escapismo dell'otaku conduca, in molti casi (non tutti, certo), a un binario morto.
  14. Shito

    I nostri acquisti

    Vabbè, ho capito. Hagiwara è come Lucas. Essenzialmente ha cancellato l'evoluzione del suo stile in un manga di così lungo corso. Quindi, anche le prime parti, ancora fortemente contaminate dal suo maestro Matsumoto Izumi e ovviamente dal chade di Mikimoto Haruiko (la geometria devi visi, i capelli, gli occhi 'bianchi') sono state aggiornate allo stile moeblob corrente. Certamente ogni artista evolve come evolve nell'arco della sua vita e produzioni artistiche. Ma ha senso cancellare questa evoluzione? Personalmente non credo. Anche una revisionista come Miuchi Suzue rivede per questioni narrative nel passaggio da rivista a volumetto, non va a ridisegnare le tavole del 1976 - l'inizio de "La maschera di vetro". Certo però che il volto di Yoko arrotondato e deformato come il suo seno gonfiato è davvero umiliante per in natali stilistici della serie. Retrospettivamente, è incredibile quanto 'male' abbia fatto l'influenza di Asamiya Kia a così tanti mangaka.
  15. Shito

    I nostri acquisti

    Ah, sì, non mi riferivo alla taglia del petto, sicuramente sempre prorompente sin dalla prima introduzione del personaggio (ok, flashback con lei bimba a parte, ma si capisce). Sicuramente Hagiwara ha sempre avuto il gusto per le ragazze pin-up, però così mi sembra proprio tutta cicciottona modello prosciutti&cotechino, e mi chiedevo se fosse proprio la linea verso la quale è andato lo stile dell'autore.
  16. Dunque, la riflessione che vado a introdurre parte da qui: Immagino che molti di voi conoscano questo cortometraggio, ovvero questo video musicale. Si tratta, come forse saprete, di un 'progetto parallelo' e sperimentale che Miyazaki Hayao sviluppò e condusse nel 1995 - per superare il "blocco dello scrittore" che lo attanagliava nelle prime fasi di lavorazione di Mononoke Hime. Il cortometraggio sembra avere un significato abbastanza criptico, ermetico, comunque piuttosto simbolico nel suo tentativo allegorico - complice anche un montaggio del tutto ana-logico e spesso visionario - ma non è proprio di questo che vorrei parlare. Vorrei infatti parlare di alcune analogie e sincronie, al quale scopo vado a piantare alcuni paletti: Febbraio 1982 - inizio della serializzazione del manga Kaze no Tani no Nausicaä sulla rivista Animage 25 settembre 1983 - uscita de primo volume monografico del manga Kaze no Tani no Nausicaä 11 marzo 1984 - uscita del film Kaze no Tani no Nausicaä 1984 - Asahara Shoko fonda la setta Aum Shinrikyo - - - - - 1989 - la setta Aum Shinrikyo ottiene il riconoscimento di organizzazione religiosa - - - - - Marzo 1994 - conclusione della della serializzazione del manga Kaze no Tani no Nausicaä sulla rivista Animage 10 dicembre 1994 - uscita dell'ultimo volume monografico del manga Kaze no Tani no Nausicaä 20 marzo 1995 - la setta Aum Shinrikyo conduce attacchi con gas Sarin nella metropolitana di Tokyo [settimane seguenti] - la polizia giapponese esegue raid in tutte le sedi della setta 15 luglio 1995 - uscita di On Your Mark (proiezione abbinata al film Mimi wo Sumaseba) 4 ottobre 1995 - debutto della serie televisiva ShinSeiki Evangelion sulla rete televisiva TokyoTV 27 marzo 1996 - conclusione della serie televisiva ShinSeiki Evangelion sulla rete televisiva TokyoTV 15 marzo 1997 - uscita del film ShinSeiki Evangelion Gekijouban - Shi to Shinsei [DEATH&REBIRTH] 12 luglio 1997 - uscita del film Mononoke Hime 19 luglio 1997 - uscita del film ShinSeiki Evangelion Gekijouban - Air / Magokoro wo, Kimi ni [THE END OF EVANGELION] Probabilmente ci sarebbero già sufficienti sincronie e puntini da unire in questo scarno elenco. Tuttavia, il punto da cui vorrei partire è la scena di apertura di On Your Mark, ovvero il raid della polizia ai danni della Chiesa di San NOVA, il cui slogan è GOD IS WATCHING YOU, il cui simbolo è un tipico "occhio divino", e i cui adepti sono incappucciati. Chi sta pensando ai Neo-Atlans di Fushigi no Umi no Nadia potrebbe altresì pensare alla banconota da un dollaro e al KKK. In realtà, come si vede l'ambiente settario è totalmente orientaleggiante e già mostra gli ambienti e i colori e i lucori di quello che sarà poi lo Yuuya (i bagni pubblici) di Sen to Chihiro. Ma il mio punto è la rappresentazione del raid della polizia. Le loro azioni sono rappresentate e animate in una maniera iper-realistica, come un rapido e violento attacco di un corpo speciale con licenza (e ordine) di effettivo sterminio. Questa efferata e cruda operatività militare non compare così spesso nell'animazione. Qualcuno ha paragonato il tenore di questa scena ad alcuni film di Oshii Mamoru, ma in effetti ci sono due esempi che sono molto più affini al nostro. Il primo è in Kaze no Tani no Nausicaä: in realtà sono due momenti, ma in entrambi i casi le truppe di Torumekia, quando assaltano il castello della Valle del Vento prima e quando abbordano il brigantino di Pejite poi, seguono appunto una condotta operativa del tutto analoga: efficiente, addestrata, quasi routinaria, quanto spietata. Uno schema professionale, da addestramento collaudato. L'altro esempio è invece in Air, o meglio ancora nella sua 'anteprima' che era Rebirth: qui l'esercito regolare giapponese, ovvero le Seryaku Jieitai (JSSDF) eseguono un violentissimo raid si sterminio ai danni del quartier generale della Nerv. Benché gli esperti di cinema giapponese abbiano ricondotto lo stile di quelle sequenze al cinema di Okamoto Kihachi, regista molto amato e citato da Anno Hideaki, resta che la somiglianza in particolare della scena di Rebirth con la scena iniziale di On Your Mark è spiccatissima - come chiunque avesse voglia di andare a controllare saprà certamente verificare. Tornano alle date, è probabile che l'idea per On Your Mark fosse antecedente all'attacco con gas sarin della setta Aum Shinrikyo, e alle successive azioni di reprimenda della polizia giapponese. Una sincronia, dunque. Per contro, il finale cinematografico di Shinseiki Evangelion è senz'altro successivo. Interessantemente, nelle sedi della setta la polizia giapponese trovò anche colture di ebola e antrace, insomma di armi batteriologiche, biologiche. Certo è difficile non pensare al MarMacio di Nausicaä e al suo laboratorio segreto di coltura. Ma torniamo a On Your Mark. Ovviamente non occorre specificare che 'Aum' si legge 'OM', ed è solo un'altra scrittura di Ohm, lo stesso suono induista che ha dato nome ai giganteschi onischi di Nausicaä. Ancora una suggestione, ancora una sincronia. la setta di Aum Shirikyo, "la religione degli otaku", degli idealisti incapaci di abbandonarsi a una vita postmoderna priva di grandi narrazioni da seguire, incapaci di vivere in una "eterna estate" fatta di giorni tutti uguali e senza scopo (come quella che si crea con il Second Impact nel mondo di Evangelion), ebbene proprio questa setta venne concepita nel 1984. Coincidenze. Certo è che On Your Mark segue di poco la conclusione del manga di Nausicaä. Il manga di Nausicaä, scritto e disegnato da Miyazaki Hayao nel ragguardevole arco di una dozzina d'anni, notoriamente "comincia in un modo e finisce in un altro". Con la sua stessa maturazione, l'autore non sarebbe riuscito a concludere la storia con quanto originariamente pensato, e il manga si chiude con una svolta distruttiva terribilmente violenta da parte della protagonista. Si potrebbe dire che il residuo di ottimismo giovanile, di positivismo con cui il manga aveva preso le mosse, eredità dell'interesse etologico e sociologico di Miyazaki (si pensi a Sabaku no Tami, a Shuna no Tabi, ma anche alla passione per opere letterarie quali il ciclo di Earthsea di Ursula K. LeGuin e il fumetto Arzach di Möebius, tutte opere notoriamente annoverate tra quelle che hanno maggiormente influenzato la creazione del manga di Miyazaki), si sia esaurita lasciando il posto a un ben più cupo pessimismo da adulto in merito al rapporto e alle possibilità del rapporto di colonizzazione umana e ambiente naturale. Il risultato cinematografico di questa evoluzione del pensiero di Miyazaki è infatti Mononoke Hime, un film duro e crudo in cui in conflitto tra civiltà umana e ambiente naturale appare insanabile, e l'amore tra un ragazzo e una ragazza è destinato a rimanere latente. L'idea di realizzare un 'jidai drama' (dramma storico, "una storia di samurai") era sempre stato un pallino dell'autore. Prima ancora di concepire Nausicaä, Miyazaki aveva infatti stilato il progetto di un altro film, intitolato Sengoku Majou (1981). Come si può notare a colpo d'occhio seguendo il link, tutte le influenze che hanno caratterizzato Nausicaä sono palesemente presenti nel progenitore Sengoku Majou, con la differenza che in questo caso si treatta non di un fantasy post-apocalittico, ma di un retrofuturistico jidai-drama, come poi sarebbe divenuto puramente Mononoke Hime, prendendo le mosse da un racconto illustrato il cui protagonista, derivato dal racconto di Miyazawa Kenji intitolato Yamaneko to Donguri, (ovvero: 'Il gatto selvatico e le ghiande' - poi sarebbe venuta persino 'La repubblica delle ghiande', e cioè la catena di negozi "Donguri Kyowakoku", dedicata allo Studio Ghibli) era però già stato 'utilizzato' nella versione finale del lungamente incubato Tonari no Totoro, e la cui protagonista femminile avrebbe mantenuto solo il nome (San), per poi riapparire sotto mentite spoglie, ma con ugual maglietta, in Sen to Chihiro no Kamikakushi. In ogni caso, Miyazaki Hayao era arrivato al punto di aver concluso con pessimismo e violenza il manga di Nausicaä, e di dedicarsi infine al serio, cupo ed efferato film che sarebbe sato Mononoke Hime. Tuttavia, nella creazione di quest'ultimo, incorse in un vero e proprio 'blocco dello scrittore'. E lo 'sblocco' gli fu fornito dalla 'lavorazione diversiva' di On Your Mark. Credo sia dunque evidente che con questo cortometraggio Miyazaki Hayao riuscì a sublimare qualcosa di per lui importante, di togliersi una spina (o una bicicletta, se avete presente Chihiro e Sen) che ancora restava ben conficcata nella sua mente di autore, di narratore. Ritorniamo all'inizio di On Your Mark. Prima ancora che la scena si sposti sul vero 'principio narrativo', la suddetta incursione della polizia ai danni della setta religiosa, il regista ci offre un preambolo, una visione quasi idilliaca di un paesaggio bucolico insediato intorno a un 'feretro' di un reattore nucleare sigilato. Un segnale di pericolo scritto in apparente cirillico segnala ancora il rischio di contaminazione radioattiva. Il riferimento immediato è quello che accadde a Chernobyl, e ancora riecheggia il futuro 'contaminato' di Nausicaä. Inizia poi la "storia". Due degli efferati esecutori del raid della polizia rinvengono in una sala della sede della setta, piena di cadaveri probabilmente vittima di un suicidio di massa, una fanciulla alata, tenuta in catene e in fin di vita. Ancora alcuni identificano subito questa fanciulla con una figura angelica, e denotano affinità con una certa narrativa di Oshii, ma i più accorti ricordano che Nausicaä della Valle del Vento era definita 'tori no hito' - "la persona uccello", già rappresentata in una sorta di profezia messianica che fa da chiosa all'introduzione del film: In ogni caso, i due poliziotti, di quelli che sino a poc'anzi sterminavano tutti a là "non si fanno prigionieri" (e con ben visibile lo stemma della polizia giapponese), si tolgono i cappucci e le maschere operative dinanzi all'angioletta e -sorpresa- sono persone normali! Questo riporta subito alla mente un'immagine che shockò un po' gli otaku nel 1997: Quella di sinistra è la copertina originale del LD di Rebirth, che ritrae... le truppe dell'esercito giapponese, quelle che poi faranno irruzione nella Nerv uccidendo tutti con granate e lanciafiamme, PRIMA dell'attacco, in attesa dell'ordine di cominciare. E i soldati a viso scoperto sono ritratti come persone normalissime, qualcuno gioca con un cane randagio, vedete? Poi daranno fuoco alle gente viva. In On Your Mark, anche i nostri due protagonisti, mitra ancora in mano ma ora smascherati, sono due pezzi di pane. Due mochi. Salvano l'angioletta, la reidratano sino a farla rinvenire (respira, il seno si gonfia), la mettono al sicuro... ma la piccola finisce in un laboratorio. I due protagonisti, a metà tra avatar animati del duo Chage&Aska e i classici stereotipi del LupinIII e Jigen Daisuke del Castello di Cagliostro, finiranno per disertare e andranno al salvataggio. Un'azione chiaramente disperata, che infatti fallisce malamente. Ma il montaggio del cortometraggio si fa analogico e surreale, e si sposta sul 'sogno', sull'ideale dei due: liberare la ragazza nella 'zona contaminata' (nel tunnel che ci va a sbucare, e che i due percorrono in Giulietta Spider, cartelli avvertono del pericolo di contaminazione e della presenza di raggi violetti mortali). L'angioletta arriva così in quell'area intorno al reattore nucleare sigillato che sembra però rinata in un'arcadia... un po' come il fondo del MarMarcio, che per tossico che sia in realtà depurava la terra e la Terra. Ora, a me sembra che il senso di questo cortometraggio si risolva in tre sguardi della "creatura uccello". Il timore di tornare libera a volare: La sorpresa: La pietà del congedo: E poi l'angioletta se ne vola via, anche solo in un sogno, lasciando i due poliziotti a terra. In effetti, mi viene da pensare che di lì a breve, il Miyazaki "sbloccatosi" avrebbe realizzato Mononke Hime, che è uno dei suoi pochissimi film (l'unico?) in cui non si vola, nessuno vola, non una creatura e non un mezzo. E mi viene da pensare che On Your Mark sia, davvero, l'affrancarsi di Miyazaki Hayao dagli idealismi di gioventù, lasciati infine volare via nel cielo idilliaco di un sogno cullato oltre al tunnel dove i buoni e i cattivi si ammazzano parimenti. Forse Miyazaki Hayao aveva bisogno di animare un simile commiato della sua giovinezza prima di riuscire ad animare un film ben più adulto come Mononoke Hime. Forse On Your Mark è un po' non il finale, ma davvero l'epilogo animato di Nausicaä. Un epitaffio delle dolci fantasie. Ho pensato questo, e ho pensato di scriverlo per condividerlo con voi. (Ma il post è idealmente dedicato a Francesco Prandoni)
  17. Shito

    Yamato Video - News

    Sì, ci sono molte varianti popolari/regionali/territoriali. Si riscontrano anche "vertigine" e "rosa", quantomeno. ^^
  18. Shito

    Yamato Video - News

    Precisando che è una parola in fase analisi. Sul significato di 'MaiMai': non si tratta di un nome proprio e non poteva essere un nomigliono inventato da Shinko, tutta da sola. La volontà registica è troppo 'neorealista' per fare una cosa così, e infatti! Dunque, nel film, è il modo in cui lei chiama un ciuffetto ribelle che ha sulla fronte. In una scena, Kiiko le sente usare questo nome, e le chiede: "MaiMai? Che sarebbe?" Shinko mostra la radice dei capelli del ciuffo, la indica, e dice: "ecco, è questo qui". La bimba risponde: "ah, tsumeji ka..." - che si potrebbe tradurre come 'ah, un ciuffo ribelle', ma più precisamente la parola 'tsumeji' つむじ(旋毛)indica in giapponese corrente quello che in italiano è un 'vortice' dei capelli, ovvero un'area, un punto, in cui i capelli divergono fra loro creando come uno spartiacque, spesso (ma non necessariamente) circolare. Per riferimento, qui un pdf con un 'vortice di capelli frontale' relativo alla dermatologia pediatrica: http://www.dermatologiapediatrica.com/volume15/vortice.pdf Tuttavia, perché la protagonista lo chiama 'MaiMai'? Io a naso pensavo fosse da 舞う 'mau' (volteggiare, danzare nell'aria, svolazzare), e che si riferisse al ciuffo può che al vortice, in effetti. Poi ho trovato finalmente un riferimento linguistico preciso: http://www.ysn21.jp/furusato/yomoyama/text14.html Non è relativo al film. Si spiega che nel dialetto della prefettura di Yamaguchi, 'MaeeMaee', e poi 'MaiMai', indica appunto uno 'tsumeji' (vortice di capelli). Pare che in quei luoghi, la vecchia parola per 'tsumeji' fosse 'maki' まき(巻)(rotolo), da cui, per raddoppiamento, è venuto 'MakiMaki', che poi per mutazione fonetica diviene 'MaiMai'. Si cita anche, per conferma del mio intuito, 舞い舞い ovvero 'MaiMai' scritto col 'mau' che pensavo io. Il passaggio tra 'MaiMai' e 'MaeeMaee' dipende dal suono tipico della vulgata della prefettura di Yamaguchi. Nella pagina si dice che il termine dialettale è piuttosto diffuso. Quindi, "MaiMai" va tradotto. E va tradotto con una parola 'giocosa', un po' inventata ma anche no, che alluda al 'vortice dei capelli', ma non sia 'vortice', e che non sia immediata - deve essere un uso figurato e astruso, altrimenti l'incomprensione di Kiiko sarebbe insansata. La parola che mi pare più calzante al momento, anche considerati i dialoghi del film in cui viene usato 'maimai', è "ghiribizzo". Avevo pensato anche a "ghirigoro", per mantenere il suono da raddoppiamento, ma in italiano è un termine più specifico e concreto: uno scarabocchio arabescato. E' un disegno, un tratto. 'Ghiribizzo' è comunque immateriale e meglio si associa a un uso figurato. Per contro, "sghiribizzo" ( "ghiribizzo") porta con se l'idea di un capriccio, di un'idea pazzerella. Il che funziona *benissimo* con la materia narrativa del caso, ma... NON è nell'originale. "MaiMai" non include esplicitamente questo concetto, questa sfumatura - anche se l'uso che se ne fa nel film vi allude eccome. In questo, "ghirigoro" ha un senso più liscio, vuol dire solo un tracciato intricato, e ha anche il bello di essere una ripetizione allitterata ghiri-goro, come mai-mai.
  19. Shito

    I nostri acquisti

    Ma ormai Hagiwara la (le?) disegna così superchubby?
  20. Shito

    Yamato Video - News

    Precisando che il titolo è ancora tutto da decidersi (come sempre) e anche un po' da ragionarsi ancora (più del solito): ...solo per dire che il lavoro sul copione è incominciato. ^^
  21. Shito

    Il cinema di Takahata Isao

    Secondo me Miyazaki ne ha ancora gli incubi, infatti. XD E' una cosa che sento molto, perché se parliamo di otakuzoku "nostrano" di mio sono nato come un ibrido tra prima e seconda generazione (in riferimento a quelle giapponesi). Da ragazzino collezionavo le VHS registrate dalla TV (togliendo la pubblicità e facendomi le cover da me), redigendo 'listini' e cose, parte mai del tutto morta in me (cfr. il mio libro sul NEO•GEO). La mia convinzione è che la libertà fattuale, data dal benessere, l'emancipazione dalle "grandi narrazioni", porta con se l'obbligo dell'autodeterminazione. Ma il QI medio non cresce con il benessere, no, quindi l'autodeterminazione è una cosa che sarà sempre alla portata di pochi. Gli altri, senza grandi narrazioni da seguire, non potranno che sedarsi o impazzire.
  22. Shito

    Le DIVICHE

    Mmmh... è un precedente interessante.
  23. Shito

    Il cinema di Takahata Isao

    E' veramente vero che la guerra raccontata diviene un estremo, brillante simulacro della proiezione escapista del lettore (fruitore) di finzione nella post-modernità. Probabilmente il legame empatico genuino tra narrato (narratore) e lettore è, in questo, viziato da una mente diciamo 'ritardata' o 'rimbambita' del lettore già adulto, ma in effetti psicologicamente infantile. Se pensiamo allo status mentale del fanciullo, se proviamo a regredire con la memoria a quello stato, sicuramente noteremo che la capacità empatica del fanciullo è minima. E' per questo, credo, che la narrativa rivolta ai giovani è spesso estrema nella sua componente 'grafica'. E', insomma, pornografica. Violenza estrema, sessualità spudorata e l'insieme di queste due cose non sono che la stessa cosa. Vi è anche una inclinazione alla tragedia esasperata del sentimento. Tutto questo perché questo genere di esagerazione risuona con la sensibilità fanciullesca e adolescenziale, insieme con l'estremo uso della componente 'fantastica', ovvero 'immaginifica', ovvero 'fantasmica'. Credo che la mentalità otaku, e qui mi ricollego davvero a quanto diceva Ejisonta, si 'blocchi' a quello stadio. In alcuni casi, vi regredisca. Indi dico: psiche ritardata o rimbambita. Dunque, la 'guerra raccontata', anziché portare a una crescita empatica della fruzione narrativa e meta-narrativa di un testo, diviene un simulacro pornografico comodo, anzi estremo. Pensiamo ad esempio a prodotti davvero pornografici come "The Games of Thrones", palesemente la sustanzializzazione proiettiva della libido un un autore senz'altro maschio, probabilmente obeso. O pensiamo a qualsiasi tipo di ero-doujin, non fa differenza. --- Hai ragionissima a citare la setta di Aum Shinrikyo. Mi rendo conto che per molti versi quella è stata "la religione degli otaku", perché condivideva la psicologia degli otaku di prima generazione. Delle menti che non volevano cedere all'animalizzazione della postmodernità. Era la religione di quelli che dichiarianono a Shinjuku l'inizion del Nuovo Secolo dell'Anime, se vogliamo. A una simile presa di coscienza arriva, in sostanza, tanto Murakami Takashi in "Little Boy" che Francesco Prandoni nel suo testo "Anime al Cinema" - che più e più arrivo a considerare non solo un capolavoro, ma qualcosa di fulgidamente brillante. E' altresì vero che le successive generazioni di otakuzoku sono diverse. La terza/quarta - dopo la seconda si sfumano persino i confini, nel mio modello - è ormai animalizzata all'interno della bolla di originale recalcitranza all'animalizzazione. Per come la vedo io, gli attuali 'otaku' - un termine ormai giocoforza ridefinitosi, si sono 'animalizzati a modo loro', per poi venire lentamente ricmpresi nella società animalizzata essa tutta, un processo tutt'ora in atto e non compiuto. E' chiaramente una prospettiva aberrante e spaventosa. Il mondo degli adulti che trovano normale l'intrattenimento infantile. Il mondo del rimbambimento diffuso, dello 'zero sociale' tarato su un adulto rimbambito. Confesso che preferivo le idee della Aum Shinrikyo. --- Su Hilda, hai ragione anche tu. Perché l'emancipazione della 'ragazza' Hilda si estrinseca nei confronti del fratello maggiore, quindi hai ragione. Sicuramente Hilda è un peronaggio femminile anti-oggetto. E chiaramente quella soggettività femminile contradittoria, contrastata, sofferta e sofferente non può che essere uno tsunami che spazza via la tipica oggettivazione da 'lolicon-gokko' che viene intentata non dico dalla narrativa di genere, non dico da una società nazionale, ma tendenzialmente da una intera "metà del cielo". Non che trovi la cosa del tutto errata, forse è etologicamente inevitabile. Ma la portata rivoluzionaria del personaggio resta.
  24. Shito

    Il cinema di Takahata Isao

    Dici del vero. Oggi parlavo con Garion e ci capacitavamo che mentre autori come Miyazaki e Anno e anche Oshii in qualche modo parlano 'a loro stessi e ai loro affini', quindi parlando di problemi che li vedono come parte in causa (con più o meno coscienza, si capisce), al contrario autori come Takahata o Tomino parlano distaccatamente alla società di problemi che loro vedono nella società, ma non in loro stessi. Tomino fa Gundam e parla ai giovani di quelli che credere essere i problemi dei giovani - lui non essendolo più- Takahata idem, si rivolge sempre a un pubblico di cui lui non si sente parte. Credo che l'analisi di Takahata non sia un'analisi di 'otakugaku', ma di sociologia nazionale. In particolare, lui ha definito 'pericolosa' la parola 'mukatsuku'. Trovo sia molto interessante. Ma se penso agli ideali davvero favolistici di Osaka'70, non posso non pensare che Takahata abbia ragione. Perché Osaka'70 era SciFi e fantasticheria favolistica ancor più dei romanzi SF che in quegli anni conoscevano un boom. Osaka'70 era più "fantasy" dei DaiconIII e DaiconIV, tutto sommato. E una generazione allevata a quel genere di idealità ne è rimasta schiava, pare. Anzi, ha proliferato quel genere di fantasticheria escapista a danno delle generazioni di giovani successive. Se penso all'apologia della vita sciocchina dei takuki in Ponpoko, alla fuga di Seita, alla fuga di Taeko, al rifiuto di Kagura (che è proprio schiafarsi->rifiuto->spezzarsi, mamma mia), il quadro mi sembra semplice quanto convincente. Dove secondo me non hai capito molto invece è su Hilda. Ma lì potrei sbagliare io. Io vedo Hilda come la perfetta verità del dramma intrinseco della femminilità. Tipo, che so, Medea. Però la tua signature incarna davvero bene il mio pensiero, differenze stilistiche a parte. XD
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