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Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Noi infatti in genere non guardiamo 'i film'. Guardiamo la versione "de noiantri" dei film. E ce ne compiaciamo. Si chiama: provincialismo. E' una delle declinazioni dell'ignoranza. Tutto qui. Nel pubblico vi è una componente ingenua e ignara e incolpevole. Questa è la maggioranza. Ma all'interno di questa, la maggioranza (della maggioranza) è anche disintesessata. Perché l'uomo di base mangia quello che si ritrova nel piatto, e su quello forgia il suo gusto. Quindi si diviene avvezzi, poi nostalgici, poi partigiani anche del più palese e imbarazzante degli errori obiettivi. Tipo, le religioni. Voltaire diceva che a nulla l'uomo si attacca di più che a un vecchio errore. E che così nasce "la tradizione". Ma di mio, come Voltaire, perseguo il culto della Ragione, perché come sempre lui diceva: "Non esiste una tradizione antica abbastanza da valere più della ragione, perché la ragione è più antica di ogni tradizione". A un simile assioma molti giovani adulti di oggi sono invero pronti a galvanizzarsi nella loro in realtà pavida e profondamente narcisistica celebrazione di (presunta) autodeterminazione, ma è falso: saranno i primi a non saper vivere un giorno secondo quel principio, a battezzare i loro figli, a esultare per un sfera finita in una rete, a amare una vecchia dissennata sigla italiana di un cartone animato giapponese. E' sempre la solita solfa, che reca il nome "umana miseria". Avanti Savoia, controvento si va. -
Credo che Wall-E non fosse neppure 'mascherato' da bambini, in effetti. Infatti. ribadisco, veniva definito "un film rischioso" e "un film imperfetto". Wall-E era a tutti gli effetti un film di fantascienza con un significato emotivo (il rapportto Wall-E con Eve) e messianico (il futuro dell'umanità e il suo riscatto) che proiettava in un futuro apparentemente distante delle pieghe sociologiche drammaticamente vicine. A pensare che Wall-E era subito prima del boom di Facebook e dei social, nonché prima delle videochiamate sui telefonini... beh, viene quasi un brivido. Freddo. (specie per chi ha atteso sino al termine dei magnifici, magnifici, MAGNIFICI titoli di coda solo per sentirsi schiacciato sulla poltroncina dal jingle finale: BUY'N'LAAAAAARGE!)
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Ho letto il titolo dell'articolo e mi sono imbarazzato, davvero.
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Mamoru Hosoda torna sugli schermi: Ōkami Kodomo no Ame to Yuki
topic ha risposto a Shito in una Nighthawk nella sezione Anime & Manga
Mmmmh, non sono un cultore di Hosoda Mamoru, ma avendo infine visto questo film, e avendoci dormito sopra, posso dire che non sono riuscito ad apprezzarlo a pieno. Mi è rimasto il gusto di una cosa ibrida, di una volontà autoriale incagliatasi su tanti cliché. Il design di Sadamoto mi è sembrato, cosa per me inaudita, fastidioso a tratti. Ma di questo non mi importa, chiaramente. E' una storia, va valutata in quello. E in quello, boh. Sembra una favolotta buonista molto moderna. Ci sono i bimbi-lupo che non diventano mai lupi veri se non in una versione disney-esque (Digimon-esque) con gli occhiotti umani di Sadamoto, però il padre da morto era un lupo al 100%. Questo senso diseneyano mi ha infastidito come poco, perché da un lato c'è la volontà "di realismo" delle scelte di Hana e della durezza della vita di questa ragazza madre, dall'altro c'è il vuoto intorno: lei campa con i risparmiucci del traslocatore, ma lei che andava all'università cos'è, un'orfana a sua volta? Strano. Poi arriva nel paese dei contadini bravi e buoni (e dicevano che Totoro era irrealistico, e lo dicevano giustamente, ma del resto qui Yuki che arriva alla casa diroccata prima e le gitarelle in bici poi fanno davvero Totoro, stavolta - non è un insulto, non è un complimento), quindi boh. Non ho pensato mai a PoroPoro perché PoroPoro è realistico nella sostanza (i pensieri di Taeko), non nella cosmesi e basta. Qui c'è la mammina della fiabe, la ragazza-madre delle fiabe, che da sola ripara i tetti, zappa orti interi, cresce due figli senza mai avere un cedimento emotivo, fedele all'amante-lupo romantico, il bel ragazzo solitario e taciturno incontrato all'università che manco in Twilight, davvero. Manco in Twilight. Semmai la scena del tifone mi ha fatto pensare un po' a Ponyo - ma è una insignificante sincronia. In compenso la pioggia era realizzata in modo meraviglioso, qui. Non so, per me è stato tutto molto 'meh'. Mi è sembrato il parto mentale un otaku che si immagina e proietta un suo ideale/visione infantile di adultità perché vuole "fare il serio", ma tanto ricade come sempre e peggio nei soliti percorsi mentali che ha nel teschio. Tre cuori e una capanna, ok. La mammina è santa e i bambini cresceranno, bravo. Forse è stato il film animato più diabetico che abbia mai visto. Il personaggio migliore sicuramente quello di Yuki, che poi in effetti è l'unico personaggio dinamico del film (la madre è una macchietta, il fratello col richiamo della foresta è una macchietta). Ma alla fine anche lei col ragazzino imbruttito "perché c'ha la mamma puttana" (ai miei tempi una classica delle elementari - era un coretto crudele con cui si vessavano i bambini meno fortunati) è da manuale degli anime post-2000, no? Ancora, meh. ---- Il doppiaggio italiano mi è sembrato buono. Non quanto quello di Momo, ma buono. Anche se Ame da piccolo era un po' 'meh' e strideva con Yuki, che beneficiava dell'opportuna bravura di Emanuela Ionica, e anche se Antonella Baldini su una ragazza dapprima diciannovenne e in ultimo trentenne beh, anche no. Minmay sta ancora piangendo. -
Dov'è il Colosso di Rodi quando serve? Oh, wait...
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Toma: Adoro che mi fai una domanda perfettamente sequenziale, che dimostra come tu mi abbia letto *e* compreso credo totalmente. In primis ti ringrazio per questo, quella di "parlare davvero" è una sensazione meravigliosa quanto rara. Grazie. Grazie davvero. Dunque, rispondo al tuo 'perché', ovvero ci provo, esprimendo un mio punto di vista. Per come sento le cose essere, più un linguaggio, un mezzo espressivo, è strutturato - più esso diventa 'mirato' a una fascia di riceventi. La forma meno strutturata è la musica. Ovvero, è molto strutturata, ma non nel senso dell'articolazione codificata espressiva. A livello comunicativo, è pressoché direttamente emotiva. Il linguaggio umano, che si dice "a doppia articolazione", è molto strutturato. Quindi, può essere usato in molti modi, ma già di per sé ti limita a chi capisca quel linguaggio - c'è la lingua, le lingue nazionali, e tutto in doppia articolazione . più tutte le variazioni diamesiche e diafasiche del caso. Quindi, in 'letteratura' (in senso lato) tu puoi fare testi per bambini, testi per adulti, testi per adolescenti, e se sei bravo ciascuno di essi può "dire qualcosa" a una frangia di pubblico più vasta di quella primaria. Ma di base, ogni comunicazione presuppone un ricevente. Per comunicare hai bisogno di qualcosa da dire e di qualcuno a cui dirla. Quindi una precognizione del ricevente c'è, c'è sempre, anche se in modo inconscio - come certi artisti che in effetti "parlano a loro stessi", o a una parte li loro (<- questa è quasi sempre una componente inconscia almeno minoritaria della comunicazione umana). Ora, se saliamo alle arti figurative, e poi a quelle audio-visive, e poi ci specifichiamo in quelle audio-visive animate, il tipo di mezzo comunicativo si struttura così tanto che è veramente raro non vedere che il mezzo stesso finisce a individuare un target. Il contenuto fantasioso-evasivo è, tipicamente, un elemento infantile. E' finzione fasulla fasulla. Per esempio, la letteratura fantasy, essendo tipicamente molto descrittiva, molto sensoriale, molto traboccante di sensorialità proiettata nel fantastico, è tipicamente adolescenziale. Ciò che 'annoia' il fanciullo, la cui mente brama un certo tipo di esperienza fantasmica, al contrario può interessare l'adulto, la cui mente ricerca concettualizzazione oltre la pseudosostanzialità della finzione. Per contro, l'adulto può essere annoiato dalla finzione per l'adolescente, perché spesso già 'passata' nei suoi contenuti e nei suoi temi, agli occhi di un adulto maturo. Non è questione di fare i fighi. E' questione di crescita come accumo di vissuto, vissuto esperienziale e di pensiero. Quindi, dico che l'animazione è un mezzo espressivo infantile perché dato a pseudo-sostanzializzare immagini fantasiose, animare i disegni, e così la si usa. Sì, ci si è sempre anche provato a fare del simbolismo o del surrealismo 'adulto', e a parte un autore sono sempre stati divertissement o fallimenti totali. E perché lo sono stati? Perché probabilmente erano ab-usi di un mezzo che calza male con altro tipo di contenuto e destinazione. Ovviamente, lo RIBADISCO, usare un mezzo espressivo per fanciulli e fare opere per fanciulli NON significa necessariamente fare cretinate, anzi. Se rileggi l'illuminante brano di Ejisonta ti rendi conto che l'essere otaku è proprio il 'restare mentalmente fermi' a quell'età in cui la morte di Gwen Stacey può essere un'epifania, una rivelazione. E' l'adolescenza, ed è giusto che ci sia. Ma a me sembra piuttosto che si voglia a tutti i costi dire "vedi quant'è intelligente questo fumetto/cartineanimato/videogioco? è per adulti, mica per ragazzini!" perché gran parte della società dei 'nuovi adulti' è ancora parecchio incagliata in quel passaggio da tarda adolescenza adultità reale, e vuole crearsi inconsciamente un alibi di 'normalità'. Il Fanciullino Pascoliano, per capirci, non è qualcosa da plaudire. E' un ritardato. E sì, se trovi [tu generico] una 'rivelazione' in Inside Out a quarant'anni, sei [tu generico] probabilmente in ritardo nel tuo [tu generico] sviluppo mentale. Quello che Inside Out ti mostra, a quarant'anni dovresti già averlo visto, imparato e digerito dalla vita. Così da FARE un prodotto di finzione come Inside Out per i più giovani. --- Potrei andare avanti sulle differenze tra finzione di intrattenimento giapponese e americana, sui quasi dieci anni di ritardo del Giappone nell'ingresso alla mentalità postmoderna, sul diverso canone di puericultura, e poi della deformazione del mezzo 'animazione' che in Giappone con l'anime boom inizia a crescere deformandosi verso un pubblico di riferimento deforme, ma allora davvero dovrei spostarmi di là. ^^;
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Ho notato tutto quello che scrivi, Erik. Rileggi l'analisi che ho fatto dove analizzo la "sovraprotettivà" di Joy per Riley nell'ideale di "non voglio che dia mai triste". L'ho scritto molte volte. Fin da principio Joy vorrebbe Riley tutta per sé, dato che Joy è il primo sentimento che emerge nell'infante ("eta così bello quando eravano solo noi due"). E poi c'è la risoluzione di Joy, sì, ho scritto anche dove comincia (la consolazione di Bing Bong) e dove finisce (la core memory da 'scorrere'). Mi sa che il film l'ho visto con attenzione, lo ricordo in ogni sua scena e nei nessi. Forse sei tu che hai saltato qualche mio post. :-( Come fai a dire che ho notato solo i colori flashati? Ho scritto il contrario OVUNQUE. Vuoi un bell'auto multi-quote? °_° --- Toma: io non mi sono mai sentito spiccatamente intelligente, ma presto iniziai a notare che intorno a me c'era chi lo era ancor meno. Mi sono sempre sentito il classico orbo nella valle dei ciechi, hai presente? Ma sempre alla ricerca dei vedenti. Se ci fai caso, è la stessa modalità con cui scrivo anche qui. Cerco di istigare il lato migliore, più critico e intellettuale, dei miei interlocutori. Perché penso sinceramente che in questa società quasi tutti facciano gli scemi molto più di quanto non sarebbero. Perché credo che questa sia una fase della società che rimbambisce, che vuole consumatori idioti. Hai RAGIONISSIMA quando dici: Perché NO, non l'avrei capito come l'ho capito ora. L'avrei capito, sì, ma l'avrei capito 'in modo diverso'. Che non significa 'meno', significa 'in un'altra modalità'. Forse avrei pianto con Riley, a 9-10 anni (io dico che questo film è per quell'età, eh! Non per i 5-6!). Però credo che l'avrei capito perché ho memoria sensibile (cossidetta "di primo tipo") di quello che capivo a quell'età. Per questo dico che si tratta di un film per quell'età. Poi, come sempre accade, se una cosa è intelligente la puoi capire a tutte le età, in modo diverso. Il caso estremo di ciò è "Il principino" di Saint-Exupery, o altra letteratura di rilevantissima letteratura. Credo, come Miyazaki, che l'animazione sia un mezzo espressivo principalmente infantile - sì. Il che non vuol dire che "in animazione puoi fare solo cazzate". Perché, anzi, credo che proprio per i bambini si debbano fare cose intelligenti. Quindi poi apprezzabili a tutte le età, certo. Ma tra "apprezzabile anche da" e "primariamente rivolto a" ci passa un mare. Ci sono state e ci sono delle eccezioni, certo. Takahata è il primo, lo adoro, e ha pure argomentato. Ma questo non fa che Laputa -per esempio- sia altro che un film per bimbi di quarta elementare, tipo. E che poi possa piacere anche a me, certo. Fintanto che riesco ad apprezzarlo onestamente senza ingannarmi che sia altro di quel che è.
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Erik: il tuo 'fiume' (ma siamo abituati a ben altri WOT, suvvia! XD ) non credo rispodesse per benino al nostro discorso diretto. Tu dici: Oh mamma, me lo chiami adulto perché la madre pensa all'istruttore ispanico? O perché il padre ha in testa i cazzoni che guardano il calcio? O perché la brava bimba risponde male anche se non vorrebbe? O perché addirittura piange? O perché abbiamo il "siamo fatti così" del cervello? Questo non è 'adulto', no, Questo è "per bambini" con un tocco di slapstick per par ridere i papà&mamma. Se tu chiami adulto questo, cosa sarebbe La morte a Venezia? Cosa sarebbe Bellissima? Cosa sarebbe, persino, La storia della Principessa Splendente? Scusa, mi spieghi dove hai visto la necessitò di conoscere la tristezza per capire quella altrui? Perché qui io ho visto solo Riley. Forse dici di quando piange la stessa Joy? No, no. Riley è sin da principio una brava bimba. Non è una hypata fomentata. Non è una cosa da parossismo a là "Charlie and the chocolate factory", una cosa alla Burton con i genitori psicotici, e neppure a là Cars, per stare in Pixar, dove la morale è "rallenta un po' e goditi la vita, che se vai troppo veloce ti sfugge via". Secondo me tutto questo te lo sei sognato. Riley a casa sua (dove stava prima) giocava nella squadra del quartiere, e viveva IN PROVINCIA. NO, non aveva una vita piena di fuochi d'artificio, manco per niente. Da dove hai dedotto questa morale? Nel film direi che non c'è proprio. Semmai, come dicevo, il sogno sarebbe quello di una vita senza tristezza, sempre gioiosa. Ma questo non lo pensano i genitori di Riley, lo pensa Joy. La 'superprotettiva' della storia (Marlin in Nemo) è Joy, non la mamma né il papà di Riley. Il dramma di Riley è "solo" il dramma del cambiamento. Io lo consiglierei a tutti i bambini intelligenti che conosco, purché abbiano una famiglia solida. Ora dirò una cosa pesante, e scusami, ma davvero mi sa che sei abituato a robaccia per rimbambiti. Un film del genere l'avrei capito sinceramente a otto anni. Tipo a otto anni capivo cose molto più complesse, tipo piangevo per Cocoon perché l'anziano prima diceva merda agli alieni e poi quando muore *sua moglie* va a implorarli. Per dire di roba Hollywoodiana, che comunque in genere considero mentalmente limitata. Supeficiale. Oh, da adulto davvero non riesco a considerare un film del genere se non per bambini. Il contenuto, il livello intellettivo, è per bambini. Mi fa spavento pensare che degli adulti pensino che sia una cosa profonda, per adulti. Perché è "Siamo fatti così" del cervello, eh! E io quei libri li avevo PRIMA di saper leggere (4, 5 anni), me li leggevano e io avevo tipo capito il Darwinismo e il funzionamento di mezzo corpo umano, tipo. Voglio dire: se siamo arrivati a un punto della società in cui "gli adulti" pensano che le opere di finzione serie siano supereroi, animazione e fantasy, siamo fottuti. Perché per me Moravia ha scritto "La noia" a 18 anni, e infatti è un libro da ragazzini. Voglio dire, non è Traumnovelle di Schnitzel. Non è Lolita di Nabokov. NOn è neppure Dostojevski. Poi si cresce, no? E si trovano sempliciotte e naif le cose che si leggevano/fruivano prima. E tu davvero mi dici che questo è altro che un film per bambini?
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Erik, dicevo qui: Il punto è come questo film possa venire ricevuto dal suo pubblico di riferimento *primario*, ovvero i bambini delle elementari. Sarei ridicolo perché mi metterei a disquisire come se il film fosse stato fatto non per loro, ma per me. Intendo, come se il target fossi io. Non sono io. No, non c'entrano niente i personaggi buffi e i colori sgargianti. Le espressioni sono meravigliose e l'espressività è meravigliosa. Non c'entra niente. No, non è che la protagonista non ha l'età mia. Il punto è che questo film, con quella protagonista, non deve piacere a me. Deve piacere alle coetanee di Riley, a cui cerca di parlare. Non perché Riley ha l'età che ha, ma per il tipo di film che è, fatto dal tipo di gente che l'ha fatto. Voglio dire, se prendi merda lolikon chiaramente il target non è di coetanee delle protagoniste, giusto? L'equazione non è sempre quella. Dipende dalle cose. E quindi ho scritto quello che ho scritto pensandolo. Non è che tu debba essere d'accordo per forza. Ma mi sta a cuore essere capito da te nel mio pensiero, con cui puoi legittimamente essere in disaccordo, perché lo scopo della comunicazione onesta e costruttiva è appunto questo. :-) Kevin, come sai prendo in grande considerazione i tuoi punti di vista. Ma Riley fa le elementari, è una pre-teen. E' a un passo dalla pubescenza (nel finale c'è arrivata). A dieci, undici anni, i 'traumi' di Riley li capisci eccome, secondo me. Sicuramente io le capivo, cose di quella levatura, a quell'età. Me lo ricordo distintamente. E infatti credo che questo sia un bel film che mostra cose molto belle in modo molto schietto (dico: l'apologia della famiglia nucleare in Dragonball è dissimulata almeno un pochino, qui proprio no). Però wow, la mamma che si accorda con la figlia per aiutare il padre in un momento difficile è un idillio, Kevin. Non puoi non capirlo. Ne sono sicuro. Se i tuoi figli vanno a scuola, non puoi non sapere con quali casini altri figli arrivino nelle stesse aule (mia madre lavora a scuola da più di una decade).
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Erik: però poi ho risposto a tutto quello che mi chiedevi, attendo tue. :-) Intendimi: secondo me i film Pixar *non* sono film per nerdacci/bambinoni, perché non c'è quel compiacimento degli otaku marci. Fin da Toy Story, c'è sempre una forma di gentilezza, di 'cuore' che secondo me ha un alto valore. Io avevo spregiato Toy Story per secoli, perché -Shuji non mi odi- la CR mi dà l'orticaria. Però, quando per caso ho visto Monsters Inc., anche con l'orticaria non potevo proprio dire meno che "wow, è fantastico". Non meno di così. Tuttavia io credo che di base i film Pixar *si intendano* dedicati ai bambini (dico, credo che gli autori li intendano in primis così, e poi in secundis vogliano che anche gli adulti che accompagnano i figli non si annoino). Un film come Fiding Nemo, per esempio, era ancora più onestamente 'per bambini' dei precedenti -e infatti fu un grandissimo boom- ma aveva un contenuto 'per genitori' davvero prelibato. Infatti, anche se a me come Shitarello è 'piaciuto meno' di Monsters Inc, Finding Nemo credo sia un film PERFETTO. Solo che, sfiga, io non ero né un bambino né un giovane genitore. Il nerd in sala, insomma, ero io. Quindi a me piacciono molto Monsters, Incredibles e Wall-E - che sono i tre film Pixal forse più sbilanciati verso il pubblico nerd, che ora va di moda chiamare 'young aldults', ma in realtà non sono più young da un pezzo e non sono ancora adults per un cazzo, quindi lol. Rispondendo a Toma, credo che Wall-E sia proprio un film rischioso che gli autori hanno fatto più per loro / i loro coetanei che per il loro vero pubblico. un po' come Porco Rosso per Miyasan, tipo - che lui stesso definisce "un film scemo, perché non è un film per bambini" - sic. Trovo questo Inside Out è sulla falsariga di Nemo e Monsters Inc. Una via di mezzo tra i due, forse. In effetti, Riley avrebbe potuto essere Boo a 11 anni (con i capelli marroni, però) e forse si avrebbe avuto qualcosa di più degno di quel film tutto sommato grazioso quanto inutile di Monsters U. Forse non ci hanno pensato. Le possibilità sarebbero state infinite, nevvero? Ecco, quando penso così sono un otakummerda. Sparatemi in testa con una pallotta d'argento e anima di frassino. XD
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Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Venne estromesso, più che altro, perché a Miyasan non piaceva il modo in cui Hosoda stava immaginando il film. Per la cronaca, la stessa cosa era accaduta con Kiki. Solo che lì il regista scartato poi rimase come aiuto-regista di Miyasan. Capisco molto bene quello che dici. Io di certo in questo discorso sono tipo un talebano ortodosso, e mi sento "servo del film", posso perdere il sonno e il respiro perché in Kiki una volta ho messo 'le quattro e mezza' e un'altra volta 'le quattro e trenta' (tipo) anche se in giapponese si usa lo stesso modo espressivo. Mi è sfuggito. :-( A volte per correggere una cosina o una cosetta in extremis faccio i pianti cinesi - è mirabile che la LR non mi abbia ancora defenestrato. ^^; Però vorrei dire che per come lo conosco Fabrizio Mazzotta non ha affatto la mentalità dell'autore represso. Sarebbe ingiusto pensarlo così. In genere, anzi, è difficile che i dialoghisti abbiano quella mentalità. Nel senso che non c'è tutto questo superego. E' che per cultura noi non abbiamo l'idea del ligio meticoloso rispetto dell'originale nella traduzione. Tutto parte, secondo me, da una semplice faciloneria del "tradurre significa fare più o meno capire cosa dicono", e poi si aggiunge "e già che ci sei, fallo producendo un testo bello come piace a noi". Ci sono tanti errori in poche frasi, lo so. Ovviamente ci sono anche altri colleghi che sono come dici tu, ma sono più 'soggettoni' che la norma. Anche io sono un 'soggettone', eh. Agli antipodi, ma... -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
In effetti questa cosa è davvero paradossale. E' come fare una cosa sbagliata sapendo di sbagliare, e proporre errore e rimedio insieme. Sembra follia, vero? Cmq io ho visto una serie in simulcast di Dynit e di errori di traduzione/adattamento ce n'erano eccome. Tipo una scena madre del tutto travisata, eh. E non dico solo quello. -
Grandi, piccini e pupazzetti colorati
topic ha risposto a Shito in una Zio Sam nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Però penso che il mio post fosse ottimamente in-topic dov'era... :-/ -
Grandi, piccini e pupazzetti colorati
topic ha risposto a Shito in una Zio Sam nella sezione La tesi dell'angelo crudele
E' una posizione onestissima. Semmai attenderemo le tue impressioni quando l'avrai visto, se vorrai vederlo. :-) --- Zio: secondo me i film Pixar non sono film per nerdacci/bambinoni, perché non c'è quel compiacimento degli otaku marci. Fin da Toy Story, c'è sempre una forma di gentilezza, di 'cuore' che secondo me ha un alto valore. Io ho spregiato Toy Story per secoli, perché -Shuji non mi odi- la CR mi dà l'orticaria. Però, quando per caso ho visto Monsters Inc., anche con l'orticaria non potevo proprio dire meno che "wow, è fantastico". Non meno di così. Un film come Fiding Nemo era ancora più onestamente 'per bambini' dei precedenti -e infatti fu un grandissimo boom- ma aveva un contenuto 'per genitori' davvero prelibato. Infatti, anche se a me come Shitarello è 'piaciuto meno' di Monsters Inc, Finding Nemo credo sia un film PERFETTO. Solo che, sfiga, io non ero né un bambino né un giovane genitore. Il nerd, insomma, ero io. Quindi a me piacciono molto Monsters, Incredibles e Wall-E - che sono i tre film Pixal forse più sbilanciati verso il pubblico nerd, che ora va di moda chiamare 'young aldults', ma in realtà non sono più young da un pezzo e non sono ancora adults per un cazzo, quindi lol. Toma: credo che Wall-E sia proprio un film rischioso che gli autori hanno fatto più per loro / i loro coetanei che per il loro vero pubblico. un po' come Porco Rosso per Miyasan, tipo - che lui stesso definisce "un film scemo, perché non è un film per bambini" - sic. Questo Inside Out è sulla falsariga di Nemo e Monsters Inc. Una via di mezzo tra i due, forse. In effetti, Riley avrebbe potuto essere Boo a 11 anni (con i capelli marroni, però) e forse si avrebbe avuto qualcosa di più degno di quel film tutto sommato grazioso quanto inutile di Monsters U. Forse non ci hanno pensato. Le possibilità sarebbero state infinite, nevvero? Ecco, quando penso così sono un otakummerda. Sparatemi in testa con una pallotta d'argento e anima di frassino. -
Beh, le altre due sono Southern Cross e Kiko Soseki Mospeada, giusto?
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Senza dubbio, ho presente. Ho letto molto di loro tramite alcune biografie di Steve Jobs, sappiamo come nacque la Pixar. Ogni tanto Lasseter scoppia in lacrime, pare. Però però, io credo che quelle persone, come tutte le persone, dai tempi di Knick Knack siano cresciute, la loro vita è senz'altro andata avanti, sia come persone che come 'artisti'. Parlai di Lasseter con Miyazaki a Venezia, a voce. Miyazaki mi diceva che Lasseter è un padre super apprensivo, e che per questa ragione lui (Miyazaki) non aveva trovato il coraggio di vedere Finding Nemo, perché l'idea della storia si sovrapponeva all'immagine di Lasseter nella sua mente e gli metteva l'ansia. Erano i tempi di Ponyo.
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Dagli albori dell'editoria degli anime ad oggi: una strada sempre in salita!
topic ha risposto a Shito in una Zio Sam nella sezione Anime & Manga
Best post in a thread period. E' altresì probabile che i protagonista di Kujira Josephina sia il ritratto di Ikuhara da piccolo (scherzo, ma forse no). "Una ha Koch e RCS, l'altra VVVVID e non so che distributore cinematografico." <- NEXO, direi. :-)- 1276 risposte
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Boh, a me la gente che sta al vertice della Pixar piace un sacco perché, per come la vedo io, sono dei "buoni otaku", nel senso di otaku positivi. Come tutti gli otaku, hanno una visione piuttosto tradizionalista della famiglia nucleare, un po' glassata di zucchero ma comunque positiva. Ci sono le scene di Incredibles con madre e figli che sono da antonomasia. Ma alla fine loro parlano sempre molto di affetti, affetti speciali. Sono anche un po' spietati, perché è dai tempi di Toy Story che i bambini disturbati hanno famiglie di merda e tormentano i giocattoli, mentre i bambini felici vogliono bene pure ai loro giocattoli. Tutto vero, solo che in molti casi il bambino la sua situazione la subisce, mica può rendersene così tanto artefice primario - anzi. Ovviamente, come tutti gli autori 'appassionati' (e in Pixar lo sono eccome, secondo me), c'è sempre una componente di 'parlare a qualcuno per dirlo a sé stessi'. Quindi penso che molti di loro siano persone, giovani (forse non più così giovani) genitori, che cercano di essere buoni genitori. E quindi fanno film idealmente per i loro figli, ma anche per ricordarsi cos'è importante nel rapportarsi con i figli. E va benone, ripeto. Come dicevo da principio: a me il film è piaciuto. Solo che questo non è poi così importante. Mi preoccupo un filo perché questa volta hanno toccato una fase molto delicata, quella preadoloscenziale femminile, che non è la stessa dell'infanzia di cui Nemo, per dire. E l'hanno messa al centro di tutto, non come i disagi di Violet, per dire. E quella 'involontaria spietatezza' di cui dicevo, a volte a qualcuno può fare anche male. Tutto qui.
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Sì, anche Jar Jar Binks è in continuity di SW.
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I ragazzini di oggi sono 'strani', non credi? A volte ho la sensazione che mantengano tratti terribilmente infantili da un pdv di vita pratica, ma che come concezione delle cose, visione della vita, abbiano tratti esistenzialistici fin da piccoli. Io di base penso sempre che quelli nati dopo sono per forza 'avanti' di quelli nati prima, come potenzialità intellettiva. Se poi riusciranno davvero a mettere in atto queste potenzialità, dipende molto dalla vita che faranno, spesso dalla vità che gli "capiterà di fare". E' una cosa dura. Ora ho molto bene in mente il film, Kevin. Ci sono delle scene molto belle: tipo il fatto che in effetti quel 'core memory' di lei circondata dagli amici dell'hockey era in realtà il 'seguito diretto' di un momento di profonda tristezza (la sconfitta epica), dove Riley era stata consolata prima dai genitori e poi dagli amici essi tutti. Questo passo è fondamentale. In questo film, a fare la parete di 'Nemo' (ovvero: di Marlin, il padre di Nemo) è Joy essa stessa: è lei che cercava di "estromettere" Sadness dalla vita emotiva di Riley. Inizia a capire quando vede che BingBong, sfogandosi con Sadness, si consola come Joy stessa non era riuscito a consolarlo. Ma il casino l'ha fatto Joy: perché quando era nata una core memory blu di Riley (il primo giorno di scuola con la self-introduction finita in lacrime), Joy NON VOLEVA che venisse immagazzinata come core memory. Ovvero, voleva 'sovraproteggere' Riley dall'esperienza della tristezza, invece che accettarla per poi risolverla. E fa quindi tutto il casino. Però mi stai obbligando a parlare dell'evidente. XD (PS: che curiosa coincidenza che Riley sia stata doppiata in italiano da Vittoria Bartolomei, bravissima e adattassima, che l'anno scorso aveva doppiato Chihiro. Molto calzante, vero? BTW Riley nel film ha undici anni, ne ha dodici nell'epilogo - ho chekato).
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Il punto è come questo film possa venire ricevuto dal suo pubblico di riferimento *primario*, ovvero i bambini delle elementari. Sarei ridicolo perché mi metterei a disquisire come se il film fosse stato fatto non per loro, ma per me. Intendo, come se il target fossi io. Non sono io. No, non c'entrano niente i personaggi buffi e i colori sgargianti. Le espressioni sono meravigliose e l'espressività è meravigliosa. Non c'entra niente. No, non è che la protagonista non ha l'età mia. Il punto è che questo film, con quella protagonista, non deve piacere a me. Deve piacere alle coetanee di Riley, a cui cerca di parlare. Non perché Riley ha l'età che ha, ma per il tipo di film che è, fatto dal tipo di gente che l'ha fatto. Voglio dire, se prendi merda lolikon chiaramente il target non è di coetanee delle protagoniste, giusto? L'equazione non è sempre quella. Dipende dalle cose. E quindi ho scritto quello che ho scritto pensandolo. Non è che tu debba essere d'accordo per forza. Ma mi sta a cuore essere capito da te nel mio pensiero, con cui puoi legittimamente essere in disaccordo, perché lo scopo della comunicazione onesta e costruttiva è appunto questo. :-) Come sai prendo in grande considerazione i tuoi punti di vista. Ma Riley fa le elementari, è una pre-teen. E' a un passo dalla pubescenza (nel finale c'è arrivata). A dieci, undici anni, i 'traumi' di Riley li capisci eccome, secondo me. Sicuramente io le capivo, cose di quella levatura, a quell'età. Me lo ricordo distintamente. E infatti credo che questo sia un bel film che mostra cose molto belle in modo molto schietto (dico: l'apologia della famiglia nucleare in Dragonball è dissimulata almeno un pochino, qui proprio no). Però wow, la mamma che si accorda con la figlia per aiutare il padre in un momento difficile è un idillio, Kevin. Non puoi non capirlo. Ne sono sicuro. Se i tuoi figli vanno a scuola, non puoi non sapere con quali casini altri figli arrivino nelle stesse aule (mia madre lavora a scuola da più di una decade).
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Ci tengo a sottolineare che robaccia come Simpson e similari sono merda per ritardati che si sentono intelligenti - e si sentono intelligenti guardando quella merda invece che fruendo cose intelligenti davvero date correttamente alla loro età, ma lasciamo stare. Detto questo: i film Pixar sono veramente per bambini, in primis. Lo dice Lasseter. A me piacciono ma, credo naturalmente, quando vado a vederli li guardo e li giudico come "un imbucato". I miai favoritissimi sono Monsters Inc, The Incredibible e Wall-E. Quando parlai con Enrico Casarosa l'ultima volta, mi diceva che in effetti Wall-E era un film rischio e un po' storto, e capisco a cosa si riferisse: il target era stoppo sfumato. Che un film per bambini possa piacere anche gli adulti che hanno portato i bambini al cinema è un BELLISSIMO plus. Ma non credo ci sia nulla di sensato nello scambiare l'accessorio con l'obiettivo, con il fuoco dell'obiettivo. La morale per i genitori di Nemo è molto bella. Ma MOLTO PIU' BELLO è che dietro alle cazzate stupide di Nemo (le tartarughe modellate sul cliché del surfista californiano chillone, etc), ci sono un sacco di cose belle che i bambini imparano, messe lì nel divertimento per essere assorbite insieme alle risate. Delectando Docet: è QUESTO il bello dei migliori film per l'infanzia. Oh, se non lo capite, no scusate, se non lo *sentite* nel vostro cuore, davvero non so come farvelo capire. Questo è tutto sottoscrivibile, infatti, e lo sottoscrivo. Salvo che hai sovverito l'ordine qui: "questo è un bellissimo film per adulti, nel quale si divertono anche i bambini." Pensaci, perché sono certo che tu non possa che concordare. E' solo una questione di priorità. E no, certo, non è un film per pre-schoolers. E' un film per low graders, come key target. Si capisce. No, non è il caso. E' la coda di paglia di Ryoga che si atteggia. Non prendere le sue visioni di me come la realtà di me. :-) Il discorso E' costruttivo, con te - dico. Infatti ti rispondo con tutta la sincerità che ho, e con la stessa ti leggo e rifletto sui tuoi PDV, senza mai, mai intendere provocazione nelle tue righe. :-)
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A me il film è piaciuto, eh. Molto più di altri, meno di altri (parlo di Pixar). E so perché, potrei scrivere un WOT facendo le pulcette e le cazzate alla sceggiatura, lodando questo o quel dettaglio e dicendo che invece quell'altro ancora non funzionava bene, secondo me. Solo che no, non voglio farlo. Sarebbe troppo patetico, ridicolo - dai. Solo che, dato il tipo di film, trovo insignificante che mi sia piaciuto, e il perché e il percome. "Sticazzi che mi è piaciuto". E' semplicemente che mi metto all'angolo di qualcosa che ritengo molto, molto, molto, molto più importante di me. Forse non riesco a spiegarmi. E' come trovare buoni i biscotti Nipiol da adulti perché ci hanno messo la ricopertura di cioccolato. Va anche bene, ma non è il dannato punto. In realtà, "al nostro livello", qui c'è davvero poco - SPERO. Perché se già in Finding Nemo la lezione ai genitori di "la sovraprotezione di un figlio fa danno, non è possibile vivere sotto a una campana di vetro per stare al sicuro" era banale, qui la semplice lezione di "i bambini vivono i loro traumi, la tristezza e il pianto sono fisiologici, non demonizzabili, perché quello che conta è che non venga messa in dubbio la risoluzione del trauma nell'abbraccio familiare", beh - è come dire che l'acqua bagna, il sole e caldo e cose così. Intendo dire che se siamo DAVVERO arrivati a doverci ricordare di cose tanto basiche è davvero finita, no? (Per chi non ricorda: avete presente Ninamon risolta che riesce nel salto in alto? Ecco. Marquis of Carabas, signori. Sovvertito. Il Gatto con gli Stivali è un pessimo, pessimo educatore.)
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A te è sembrato altro? °_° E' un film con i pupazzetti carini e una protagonista che va alle elementari. Se questo è un film per 'adulti', davvero siamo condannati all'estinzione nel giro di tre generazioni, non scherzo. Che da questo film possano 'trarre insegnamento' anche (e più?) dei giovani genitori, è pure vero. Era così anche per Finding Nemo, ed era benone -per carità-. Ma questo è un amabile 'bug' dato dal fatto che gli autori sono chiaramente bambinoni, e ok, ci sta. Ma non si può non considerarlo principalmente un film per bambini: sarebbe come sovvertire l'effetto collaterale con quello inteso!
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topic ha risposto a Shito in una Tetsuo nella sezione Anime & Manga
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