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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. No, perché è quello che ho sempre detto. Quindi direi piuttosto che il tiro non era neppure nello specchio della porta.
  2. Perché, come già detto, ogni doppiaggio straniero è un falso che non vale nulla se non la sua funzionalità d'uso. Un doppiaggio non è un'opera. Non è nessuna opera. :-) Inoltre, io non rimetto mano a quelli passati. Li rifaccio d'accapo. Faccio un nuovo falso d'uso, migliore di un precedente falso d'uso. Tutto qui. :-)
  3. Ogni rimaneggiamento di un'opera conclusa è male. Posticcio.
  4. Shito

    Saint Cloth Myth

    Ecco a cosa è servita l'istruzione obbligatoria.
  5. Shito

    Saint Cloth Myth

    Io ho sempre ritenuto Misty Lizard uno dei momenti più significativi della storia di Saint Seiya... ;_;
  6. Il mio Mac mini monta una NVIDIA GeForce 9400. Avevo smesso di aggiornare FireFox perché mandava in kernel panic il computer, dalla scheda video. Tutte le release di FireFox successiva dalla 23 in poi avevano questo problema. Ho anche segnalato la cosa, come si vede: https://bugzilla.mozilla.org/show_bug.cgi?id=924195 Poi ho scoperto che disattivando l'accelerazione hardware la cosa non capitava. Certo prima di arrivare a una soluzione ci ho smadonnato a lungo, ma noto che evidentemente era stato riconosciuto non già da "lato Mac", ma proprio da lato scheda video in quanto tale. Quindi, essenzialmente, quanl'è la release di FireFox dalla quale dovrei poter provare a *riattivare* l'accelerazione hardware? Grazie!
  7. Interludio: per gli interessati, ecco il PDF che raccoglie tutto il lungo dialogo tra la redazione di Animeclick e Shitarello intorno a Kaze Tachinu, Miyazaki e Studio Ghibli: http://www.animeclick.it/news/38496-ghibli-dal-vento-allaeroplano-allo-studio-pdf Dedicato a tutti coloro che non amano l'impermanenza dei contenuti sul web. :-)
  8. Chiedo scusa, ma quel sito ha un qualche legame con LR? °_° Perché così com'è sembra un fansite cme un'altro...
  9. Allora è più vicina ai miei interessi 'classici', persino. ^^
  10. LoL - grazie per pensare alla mia incolumità. ^^; In questo periodo mi sto un po' interessando alla letteratura Sci-Fi (e alla sua penetrazione in Giappone), quindi potrebbe essere un consiglio che cercherò di seguire. :-)
  11. Capisco quindi che sia, come è inevitabile, una persona diversa da me. Non conosco la sua opera (perché sono ignorante), ma non dubito che sia autore di opere di tutto rilievo e significanza. Tuttavia, di per me non riuscirei a vivere con quell'ordine prioritario in testa. Solo per dire che le persone sono diverse. ^^
  12. Shito

    Yamato Video - News

    Nell'episodio 5, quando Kitsurubami spara a Canti durante il survgame, in giapponese era "aoi aoi aoi, aoider, cobalter" ma in italiano ci hai messo "blu blu blu, azzurro, cobalto". Non che ci fosse modo di rendere l'assonanza di Aoi con Aoider. I tre mecha di Daioja si chiamano secondo il colore della loro livrea: Ace Redder, Aoider e Cobalter. E' una sciocchezza, lascia perdere. Ah, ok: il gioco di parole diciamo 'principale' era con "aoi, aoi, aoi da!" E poi tornava con 'pesce azzurro' (sgombro aka maccarello, ovvero 'saba') - se ben ricordo. Anche perché in quel momento Canti è ancora nella sua 'versione blu' (non rossa). ^^ Che poi probaiblmente 'saba' (sgombro) è per l'assonanza con 'saabaibaru geemu'. Di giochi di parole ce n'erano davvero troppi per sperare di riuscire a re-incastrarli tutti. °_° L'errore più brutto di FLCL è che abbiamo missato Yuusaku come 'uomo vespa' nel discorso di uno dei compagni di Naota, forse. :-/ Anche il gioco di parole tra houkago e houka non me l'avevamo spiegato abbastanza bene (vedi anche 'gokkaimo rokkaimo nai ha!' di Hikari in EVA.... -.- )
  13. Shito

    Yamato Video - News

    Qui non ti colgo... :-/
  14. Shito

    Yamato Video - News

    Sono desolato per aver "erroneamente adattato" Iriomote Yamaneko come "Gatto Montano di Iriomote". Si tratterebbe del Gatto Selvatico di Iriomote, anche se 'yamaneko' significa strettissimamente 'gatto delle montagne', ovvero 'gatto montano'. Scusatemi. :-(
  15. Capisco (spero) e concordo. Sulla prima cosa: sì, credo tu abbia ragione, è inevitabile. Anche se mi interessa sapere cosa ne pensi del contenuto più schiettamente informativo di una recensione. Ovvero, posto che il recensione *doverebbe* essere un esperto conoscitore dell'ambito di cui si occupa, un giornalismo di genere davvero di valore è quello che mi educa, perché senza spiegarmi frontalmente nulla in effetti mi spiega un sacco di cose proprio nel tessuto informativo. Esempio: mi pare di capire che tu sappia parecchio di animazione trimensionale al computer. Io ne so poco o forse nulla, ho delle mie idee stilistiche, ma generalissime, nulla di realmente ineerente al caso preciso. Indi, se tu facendo una recensione parli della bontà tecnica di un film in 3DCG, e argomenti questo giudizio, io nel seguire le tue argomentazioni mi sto educando. Soprattutto se, nel tutto,intendo nel modo in cui scrivi, nel modo di cui esponi le cose, il mio subconscio si è subconsciamente convinto che tu sia una persona sensata = meritevole di stima di competenza. Credo che questa funzione 'educativa' dell'informazione sia preziosa, e sia forse -a mio modo di vedere- al componente del miglior giornalismo: che ne dici? (è un po' alla Dewey, a rileggerlo). Mmmh, non riesco a capire se per te quindi la cosa è buona o no. Nel senso che 'senza qualsivoglia giudizio di merito a prescindere' per me è un po' poco chiaro. Nel senso: se il recensore scrive "purtroppo", io assumo che lui non abbia gradito qualcosa, ma quel "purtroppo", da solo, per me suona come un giudizio surretizio E non motivato, quindi mi viene da archivarlo come irrilevante a prescindere. Esempi: - la trama procede in un modo assai lineare e semplicistico, trovando poi una soluzione che appare quantopiù forzosa. - la trama procede in un modo orribilmente lineare e semplicistico, trovando poi una soluzione che appare sgradevolmente forzosa. Ovviamente, dal primo al secondo esempio c'è l'esplicitazione del fatto che il recensore non gradisce la linearità e la semplicisticità della trama, e non gradisce la forzosità del finale. Ma io che leggo CONOSCO i *miei* gusti. Quindi, posto che mi fidi del recensore, assumo che la trama sia 'lineare' e 'semplicistica' e che il finale sia 'forzoso' e deciderò se la cosa può essere gradevole o sgradevole *per me*, no? Qualcuno potrebbe dire che 'trama lineare e semplicistica' sia un difetto in sé, ma a me già viene da dire: chissà. C'è gente che ama Picasso e il Cubismo, le persone con gli occhi in mezzo al petto, quindi il mondo e matto davvero, quando si parla di gusti. Dato che per me distaccandosi dal figurativismo c'è più o meno l'oscenità. Ma ancora, sono io. Qui invece mi pare di concordare al 100% e sicuramente. Ovviamente, in una recensione professioanle e seria, un giudizio di valore anche forte e perentorio *necessita* di un'argomentazione chiara e di una definizione di competenza soggettiva. Esempi: - la regia appare molto studiata, sfrutta spesso montaggi anacronici che mostrano gli avvenimenti da vari punti di vista, in precisi avanti-e-indietro che riescono a trascinare lo spettatore nella diversa percezione dei vari personaggi. - la stupenda regia, che fa spesso avanti-e-indietro nella storia, ti fa proprio vivere la storia dai punti di vista dei vari personaggi. - la regia è una figata, cioè, troppo troppo avanti. io direi: - buono - dilettantistico - burino ----- Btw questo thread mi piace molto davvero.
  16. Sì, mi sembra che l'introduzione surretizia di giudizi valore 'diffusi' nell'esposizione di elementi obiettivi -nel secondo esempio- sia quantopiù indebita. Giusto?
  17. Mi sono posto interrogativi simili in maniera molto schietta quando in Dynamic facevamo Animania. Uh, avrei dovuto usare il passato remoto, in effetti. A parte la gradevole giocosità della prosa con cui hai scritto, mi pare anche tutto molto significativo e sottoscrivibile. Grazie anche per questo bel post. Ai tempi, la mia forse più semplicistica idea fu "una recensione è un articolo informativo su un'opera che separa chiaramente i fatti dalle opinioni". Un po' è (un po' tanto) è ancora e sempre la mia posizione intellettuale quando scrivo qualsiasi testo informativo: - questo è dato di fatto, obiettivo, ogettivo; - questo è opinione personale, commento, giudizio di valore - tendenzialmente mio o mutuato da chi cito perché condivido. Tipo, quando scrivevo per riviste di videogiochi, mi piaceva che il 'corpo della recensione' fosse 'elmenti informativi obiettivi al 1''%', e che il 'commento' fosse ben segregato in un apposito boxino i cui contorni fossero assolutamente invalicabili. Questa forma la trovai per la prima volta nel CVG inglese degli anni, mmmh, forse 1995-96. Mi parve sensato. Mi pare ancora sensato. Dopo un po', con la fidelizzazione del lettore (io) sui redattori (loro), sapevo da principio chi di loro aveva una sensibilità o delle preferenze più affini alle mie, e quindi tenevo in maggiore considerazione il suo 'commento' (personale giudizio) su quando di personale e insindacabile c'è: i gusti.
  18. E' una domanda che mi sono posto anch'io, leggendo il bel testo che hai quotato. E la risposta che mi sono dato è che no: l'escapismo nella narrativa, quel tipo di evasione, è tipicamente un tipo di escapismo da eccesso di benessere, da "insostenibilità dell'essere", non da vita dura di ristrettezze vere. Quando la vita è a rischio, l'istinto di sopravvivenza si fa vivo. Quindi semmai nella lettura si cerca ispirazione, coraggio, forza per tirare avanti nelle difficoltà - se si ha questa sensibilità (per citare il testo: ostentare forza e fare il bullo è la scelta più normalmente intrapresa, in quelle condizioni). Quindi direi no: l'escapismo di cui parliamo, siano esse le dolci fantasie, i mondi trasognati, il rimbambimento infantile in età avanzata sono probabilmente fighe sal vuoto del sé tipiche del benessere diffuso (questo si ricollega al discorso che facevo sopra). E' una cosa che ho letto scritta anche da molte penne autorevoli, e sono certissimo dell'onestà con cui tu ora e qui la scrivi, ma non posso essere d'accordo. Ovvero, non posso che essere violentemente contrario. Se fosse come tu dici, in questa deresponsabilizzazione assoluta dell'espressione umana, la funzione della narrativa, della letteratura, si esaurirebbe nell'atto catartico e autoreferenziale della scrittura stessa. Ma qui diciamo di storie fatte per essere pubblicate, presentate a un pubblico. Quindi, a mio dire, che non possono prescindere da un desiderio di comunicazione verso di quello. Torna il mio adagio de "Gualtiero, se non hai niente d intelligente da dire, taci". Chiaramente, "intelligente" è anche un giudizio di benefica opportunità nei confronti del lettore. Quando si scrive da soli (autore, una persona) qualcosa che leggeranno in molti (pubblico, molte persone), bisogna esserne responsabilissimi, secondo me. "Cosa sto scrivendo?", "Perché lo scrivo?", "A chi potrebbe giovare la lettura di ciò che scrivo?", "Che significato voglio esprimere?" ovvero, in ultima analisi: "Qual'è la *Ragion d'essere* del mio scrivere?" - sono per me domande imprescindibili in un autore coscienzioso. Non solo perché si può, si deve. Siamo umani, non bestie, e sarebbe bene (per me) non reanimalizzarsi. L'azione pratica deve essere scientemente ponderata nella sua opportunità dal pensiero teoretico. Le scale di valori dobbiamo crearle noi stesse, imporle a noi stessi, e poi salirle, piolo per piolo, per elevarci nella sostanza etica. La cultura, quella vera, o la si fa o la si nega, no? :-)
  19. Un post interessante dal titolo al contenuto - grazie, Shu! Come ogni post interessante, stimola riflessioni e solleva interrogativi. Forse mi si sarà letto scrivere anche qui cose giusto un po' tranchant tipo "tutta la lettratura fantasy è merda escapista", etc. In effetti, come ogni affermazione generalizzante e perentoria, una cosa simile include della grossolanità. Credo, volendomi esprimere più propriamente, che il genere della letteratura di fantasia (quindi, sia fantasy che sci-fi) fosse proprio comodo per adattarsi a un certo tipo di decadenza letteraria. Bisogna anche intendersi su cosa si intenda per 'decadenza letteraria'. Per esempio, per me il teatro romano è una versione volgare (decadente) di quello greco, e il teatro sheakspeariano è una versione decaduta di quello romano. Oppure, in letteratura, quando la narrazione incomincia a trasformare i personaggi (o l'ambientazione!) da parti integranti di una storia in un tutto funzionale all'espressione di un significato verso degli enti quasi a sé steanti, e comunque fulcro dell'interesse di narratore e lettori, allora è decadenza. Di base, penso che chi non ha nulla da esprimere dovrebbe semplicemente tacere, stare fermo e non far danno. Penso che l'intrattenimento *fine a sé stesso* sia una forma di rimbambimento e sedazione. Quindi, è ovvio che il naturalismo francese è una cosa, il verismo siciliano è un'altra, e roba come David Copperfield è un po' tanto lammerda, per me. Tornando a fantasy e sci-fi, sappiamo che porre il punto di vista e di analisi della società corrente in una trasfigurazione di quella è un buon modo per parlarne. Mi vengono in mente, chiaramente, i romanzi filosofici di Voltaire. Voglio dire, non è fantasy Zadig (storia orientale) e ancor più La Principessa di Babilonia? Non è sci-fi Micromega? Io direi di sì. E Swift? Pensavo alla sua Laputa quando ieri scrivevo in shout della scienza come cortigiana, e che meravigliosi spunti di riflessione questi "viaggi immaginari al di fuori dell'usuale" possono fornirci. Sono *anche* divertenti, interessanti, a tratti avvincenti, quindi tanto meglio, no? Beh, col finale de L'ingenuo io piango sempre, ma tant'è. Ora, penso che il problema, se così vogliamo dirlo (così vorrei dirlo), è che questi generi però sono proprio proni all'abuso, dal mio punto di vista. Non so se la rivoluzione industriale inglese, dico la prima, sia stata il primo passo verso quell'idiotismo sociale che chiamo "postmodernità", ma può darsi che si tratti semplicemente della diffusione di un certo livello (qualsiasi livello) di benessere. Credo che queste cose valgano in effetti per tutte le forme di espressione umana. Solo che alcune sono più facili a corrompersi di altre, probabilmente. Ma alla fine, il problema è la decadenza, il decadimento, il marciume. Che infatti, è putrescenza in ogni ambito.
  20. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    E' che sostengo che il tuo punto di vista, essendo semplicemente quello del consumatore, non è sufficiente a emettere un giudizio come 'scelta di mercato scriteriata' da principio. Come del resto il mio non sarebbe sufficiente. Le informazioni e conoscenze in nostro possesso sono troppo parziali, indi, semplicemente "non possiamo saperlo, non possiamo dirlo". Nulla di molto profondo o filosofico. Solo *mi era parso* (ma potrei ben essere nel torto), che il momento di grande fama del prodotto, quello che altrove ha magari fondato un fandom profondo e radicato legato a quel titolo, qui da noi -ovvero nel nostro mercato- si sia verificato in un dato momento. E *credo* che colore che hanno vissuto quel momento in una certa fase di entusiasmo nei confronti del medium e della nicchia che fu siano portati a sopravvalutarne la portata. Ovviamente, è solo un'impressione che scambiavo con dei compari, qui sul forum. Non ci scriverei sopra un saggio. ^^;
  21. Sì, anche per chi non ha visto il film in questione. :-) Questa cosa rimanda direttamente a un pensiero che ho spesso fatto studiando la storia, ovvero che l'umanità -in vari luoghi- sembra alternarsi in un moto armonico tra: dissesto -> potere autarchico -> benessere -> volontà di potenza democratica -> decadenza e consunzione -> dissesto, e via a ricominciare. Ovvero, mi sembra sempre che quando gli uomini sono arrivati a "stare bene" non possono fare a meno di sognare, ingannarsi e credere di essere "bravi tutti", ovvero di sopravvalutare l'umanità. Ho trovato poi una meravigliosa esposizione di simili pensieri nella letteratura di Natsume Souseki. (PS da prima: in effetti, errore mio, 'shishun' senza 'ki' praticamente non esiste: è sempre e solo 'shishunki', ovvero l'adolescenza come "età adolescenziale" ^^ )
  22. Shito

    Mawaru Penguin Drum

    E' un intervista interessante. Meno di quello che avrebbe potuto essere, forse, visto i soggetti coinvolti... ma interessante. "For first time with Penguindrum it became irrelevant to me if I was making parody of something. It really didn't matter one bit. I had found out there were more important things than that. That it is important you have something you want to communicate. " Good boy. ^^
  23. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    Il punto è che tu non puoi sapere se ai produttori *convenga* così. Poiché lo fanno, è sensato pensare che gli convenga farlo. Il pubblico non ha semplicemente gli strumenti per giudicare cosa sia "sensato" per un entità che si chiama "produttore" e non "pubblico", no? Ancora più semplice. :-)
  24. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    Cosa intendi per "ragionevole no"? Per plausibile intendevo semplicemente confermare che sì, sono cose che capitano/succedono/possono essere. Non so se siano ragionevoli in senso lato. Mi viene da dire che se sono casi che esistono e non così sporadicamente, *evidentemente* sono ragionevoli/convenienti per i soggetti interessati/coinvolti: i detentori dei diritti, i produttori, etc: è un mercato, le cose si fanno autodeterminandosi (in massima parte), no?
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