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Ttutti i GBA (a parte quello microscopic, che ha altri problemi) hanno una resa video medriocre quando va bene.
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Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
topic ha risposto a Shito in una Taro nella sezione Anime & Manga
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Mondo Apple (sempre più QUALITY)
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Qualcuno conosce un modo per mutare i *flash* sms su iPhone? Aggiornamento: è scandaloso che su iPhone non esista modo o app per far sì che vibrazioni e allarmi siano disattivati durante le *chiamate*. Pazzia. -
LATEROilluminazione. Per giocare i giochi GBA: DSLite > DSclassic > GBA-SP > GBA
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Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
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Beh, capisco l'assonanza, ma credo sia molto diverso. Mi spiego: Arrietty esprime l'oscillazione, l'essere traballante dell'emotività di una ragazzina in crescita: "a volte sono happy, a volte blue, vorrei incontrare qualcuno". Vi è una leggerezza molto moderna, tipica di una ragazzina che si annoia nella sua cameretta. Kiki è una favola di crescita personale tramite la crescita sociale. Kiki va fuori casa, da sola, e affronta l'indifferenza, il rifiuto, lil senso di inadeguatezza nei confronti del prossimo. Deve scolpire una sua personalità adulta trovando un ruolo fattivo nella società lavorativa (quella degli adulti). Il processo di passaggio da fare le cose per piacere afarle per lavoro, anche le stesse, porta a un disamore e a una crisi profonda. Non riesci più a fare quellio che amavi fare. E intanto sei solo, ti senti straniero in terra straniera. Ho presente la sensazione. Posso empatizzare almeno un po'. Per Kiki direi "a volte capita anche di stare uno schifo, ma è tutto ok", è una marca di adultità molto forte. Non a caso divenne la catchcopy (merito di quel genio di Itoi Shigesato) del film che per primo lanciò davvero lo Studio Ghibli verso un'altra dimensione di pubblico. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
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in effetti c'è proprio un punto di 'attacco' del deragliamento qui (la questione One Piece): un mod caritatevole potrebbe spostare? :-) -
Lucky Red - Studio Ghibli (e altro: Dragon Ball, Harlock, etc...)
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Il fatto è che 'ochikomu' è anche una depressione orografica, nonché lo 'stare giù/basso' anche del mercato (la depressione economica). Sicuramente non indica la depressione clinica, ma è ben più forte di -che so- 'gakkari'. http://dic.yahoo.co.jp/detail?p=%E8%90%BD%E3%81%A1%E8%BE%BC%E3%82%80&stype=0&dtype=0N Nota l'ordine dei significati. Il nostro è l'ultimo, figurato, e si spiega come: 4 気持ちがめいる。ふさぎこむ。「失恋して―・む」 Dove めいる è 滅入る (essere depressi). Stessa cosa qui: http://dictionary.goo.ne.jp/leaf/jn2/31553/m0u/%E8%90%BD%E3%81%A1%E8%BE%BC%E3%82%80/ Idem qui: http://www.weblio.jp/content/%E8%90%BD%E3%81%A1%E8%BE%BC%E3%82%80 Ai significati 2) e 4), e nota anche: http://ejje.weblio.jp/content/%E8%90%BD%E3%81%A1%E8%BE%BC%E3%82%80 Ripresi anche qui: http://kotobank.jp/word/%E8%90%BD%E3%81%A1%E8%BE%BC%E3%82%80%E3%83%BB%E8%90%BD%E8%BE%BC%E3%82%80 --- Direi quindi che in 'ochikomu' c'è senso di essere come caduto in una buca, di essere depresso, bloccato. E' un po' di più che un mero stato emotivo di tristezza, non trovo un solo rimando a 'sabishii/samishii' o 'kanashii'. C'è un senso di stati, un senso di stato in negativo. Inoltre si trova anche in forma pseudostantivale (oggettivizzata): 'ochikondari'. Ci ho pensato a lungo: il termine figura due volte nel testo del film: lo dice Ursula a Kiki, e poi lo scrive Kiki ai genitori (frase rpresa, moddata, nella catchcopy). La 'traduzione' ufficiale in inglese della quale rende con 'really down' (non solo 'down', si enfatizza una certa serietà/gravità).A lla fine mi è parso che l'uso 'comune' (non cxlidico) di 'depressione' e 'depresso' siano la cosa più corretta e opportuna. :-) -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
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Sì. Benché Jobs sia ricordato per aver introdotto al grande pubblico (non "inventato", si sa) almeno un paio di notevoli avanzamenti tecnologici (computer a GUI, telefoni moultitouch), e benché sia noto per l'impronta stilistica data alla sua visione del mercato tecnologico-consumer (maniacale attenzione al design, al controllo dell'oggetto prodotto e venduto nella sua totalità), nonché per le sue capacità di magnetico presentatore e venditore, in effetti la cosa più notevole che ha fatto, che è riuscito a fare, è forse proprio aver creato un modello di businness per la vendita immateriale di contenuti digitali, piratabili.E aver reso quel businness realmente lucroso.- Credo che, obiettivamente, questa sia la sua più grande magia - anche se meno "spettacolare". -
Di sottotitoli e di doppiaggi
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E questa dove l'hai sentita? Già negli anni settanta esistevano riviste per bambine (come Margaret) e per ragazze (come Seventeen). Nel mondo dei manga c'è sempre stata una classificazione di genere e target d'età, e la cosa è sempre stata riconosciuta tanto a livello editoriale, quanto a livello popolare. Non è un caso che taluni mangaka siano stati celebrati come autori. Tutto è sempre stato più sfumato nel mondo produttivo degli anime: ancora oggi definire 'shojo' o 'shounen' un anime è sinanco forzoso, lasciamo perdere termini come 'seinen' o 'josei'. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
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Il caso Miyazaki (Tsutomu) venne un po' creato da Nakamori Akio (giornalista) e si è ben sgonfiato. Da anni e anni e anni. Ebbe un impazzo molto forte ai tempi, e contribuì a stigigamtizzare, famigerare, il termine 'otaku', ma la percezione degli anime era già quella di una cosa per bambini o bambinoni. Prima dell'anime boom, che vi ricordo partì con Uchuu Senkan Yamato, l'animazione al cinema come in TV era una cosa esplictamente per bambini. Da Tezuka a Fujiko Fujio sinanco a Nagari/Toei erano ormai solo 'anime matsuri' al cinema (fallite le sperimentazioni di animazione wide-public) e serie per bambini in TV, educative o stupide che fossero. Dopo l'anime boom inizia a essere attratta dal medium una fascia giovanile, che arriva sino ai giovani universitari. Tale attrazione è determinata da un evoluzione contenutistica dei prodotti proposti, in specie una drammaticità epica più matura, e una caratterizzazione psicologica dei personaggi più complessa e interessante. Il 'bel cattivo tormentato', ad esempio, diventa un polo di interesse che supera il canovaccio robotico (parlo di Voltes, Combattler, Daimos), e la drammaticità Tominiana si distingue ben presto -seppur nata con un intento educativo per i più piccoli- anche tra 'ragazzi' piuttosto che 'bambini'. Inizia a crearsi un fandom, ma a questo punto le persone che ne fanno parte, per i loro comportamente da appassionati, sono già visti come 'strani'. Si inizia a parlare di otaku, che hanno i loro circoli, i loro canali, le loro cose. Che non vivnono nella società delle persone normali. Tutto qui. Quanto ai videogiochi, il discorso è molto diverso: il medium ha un'evoluzione molto rapida, e eanche il pubblico di riferimento è vasto, segmentato e cambia rapidamente. Sino ai 16-bit, ad esempio, Nintendo non c'entrava quasi nulla con i 'geesenzoku'. Anche dopo, in verità. Diciamo che i videogiochi non hanno proprio mai ambito a una dignità culturale, essendo visti come mero intrattenimento (passatempo), e quindic'è sempre stato meno conflito. Anche con ciò, fare le mossette col Wii insieme ai figli è una cosa, essere un "appassionato" dei chara dei fighter è tutt'altra. Dico nella percezione cmune. Basta andare a tutt'oggi in una sala giochi giapponese per rendersi conto del feroce taglio sociologico dei frequentatori. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
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Non è così. Ripeto: sei tu che percepisci un'ipocrisia dove non c'è, tanto quanto -come la Benedict mirabilmente denotata- gli occidentali percepiscono come 'contraddizioni' delle cose che, nella mentalità giapponese, non lo sono affatto. Tu percepisci una contraddizione perché non ti rendi conto che hai stabilisto un'ordine ontologico inconscio: ciò che identifica qualcosa è il contenuto, e la forma in cui si esprime è a un gradizno ontologico sottostante. Quindi, per te, manga o anime che siano sono sempre One Pice. il fatto che sia "One Piece" è ontologicamente sovraordinato al fatto che si tratti del manga, o ddell'anime. I giapponesi non hanno questo ordine ontologico. Come si vede, per loro la forma di un'espressione è più importante (nella percezione ontologica) del contenuto stesso. Indi, "Tsumi to Batsu" (Delitto e Castigo) è un caposaldo della lettaratura, ma se fai un anime di Tsumi to Batsu hai comunque fatto *un anime*, e questa è la prima cosa. Sarà percepito come un anime. Che sia un anime di 'Tsumi to Batsu' è uno step successivo. Questa cosa si nota moltissimo in tantissime cose, in infiniti momenti. Nella cultura popolare giapponese vive ancora una ontologia dalle forme espressive tipica della modernità che risponde nella loro dignità diffusamente percepita. Ora, io non sto dicendo che questa cosa sia giusta o sbagliata. Ho una mia idea, ma non sta neppure qui esprimerla. Quello che vorrei farti capire è che il tuo concetto di 'ipocrisia' insiste anchesso su una percezione che è del tutto endemicamente culturale, e che in altri luoghi non è così. Quindi non ha senso tacciare di ipocrisa un giapponese, o la mentalità giapponese, come se si parlasse di italiani. Se gli italiani si comportassero in quello stesso modo, potresti forse farlo. Ma non è questo il caso. -
Mondo Apple (sempre più QUALITY)
topic ha risposto a Shito in una Brarez nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
Sicuramente iTunes è stato il più grande 'trojan' della storia dell'home computing. Lo dovevi installare per usare un iPod, e ti faceva conoscere l'interfaccia Apple. Quando la Apple spingeva ancora sul computing, ricordo bene lo slogan: "You know iTunes? You know a Mac." Una mossa di marketing davvero azzeccata. C'era anche l'idea che con iTunes si provava un po' il sapore del Macintosh, in un momento in cui iTunes era davvero un buon software (prima dell'AIDS): http://www.youtube.com/watch?v=jz1arPaSSqoE E' molto interessante poi osservare le variazioni culturali: come si vede, le personalità reciproche sono del tutto diverse. Il PC originale (US) è un tipico corporate man, ed è conscio del suo essere 'old' e 'uncool'. Prova a venirne fuori, ma prova imbarazzo per se stesso e i suoi fail. Il Mac è amichevole e casual, è cool, non infierisce ma cmq lo mette in ridicolo. Il PC giapponese è grottescamente ignaro del suo essere una personalità imbarazzante. "Ci crede proprio", e il Mac che è causal ma superfriendly e gentile (yasashii), al contrario teme di metterlo in ridicolo, o a disagio, e arriva persino a recitare la parte dell'amico compagnone (cosa che è inedita per uno tsukkomi, che nella coppia manzia classica -quelli sono i Rah-men- dovrebbe alla fine dimostrarsi più tonto del tonto: il boke, qui il PC) -
Fap to Lumia (wp8 inside)
topic ha risposto a Shito in una Chibi Goku nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
No, il numero è salvato con +39, e da whatsapp appare un altro numero con tanto di +39. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Dai che il senso di quel che diceva Eymerich era chiaro, se io mi leggo il MANGA di One Piece nessuno mi dice una mazza se mi guardo l'ANIME dello stesso One Piece allora sono un otaku schifoso... mi pare evidente anche a me che qualcosa non torni, è decisamente ipocrita come distinzione Ti pare perché non sei giapponese. E non hai capito una cosa basilare, ovvero che nella mente del giapponese medio il manga è una forma di cultura popolare ormai tradizionale, e quantopiù popolarmente accettata, forse più delle light novel e di molte altre cose anche scritte ma più recenti. Ogni medium ha la sua storia, nein ciascun posto. Un mangaka lo si chiama 'sensei' ed è considerato un autore. La percezione degli anime, in genere, è quella di un mero prodotto. Le eccezzioni sono rarissime. I nomi dei registi di animazione sono conosciuti solo alla nicchia. Vi è una visione assai spregevole nei confronti del medium anime, perché è visto come un prodotto perlopiù privo di intento autoriale. Siamo ancora (ricito Azuma) alla diversità tra nazzione della modernità e della postmodernità. La percezione popolare giapponese del manga è tipica della mentalità s'moderna'. Quella dell'anime è 'postmoderna'. Quindi per il sentire comune il manga può essere una cosa 'degna di essere celebrata come cultura' (questo invece è TOmino, che cito), laddove l'anime è necessariamente subcultura, frivolezza, scemenza. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Secondo me con questo tuo semplice messaggio hai espresso molto bene quella che è al tempo una diversità socioculturale e il suoe effetto diffuso. Tu stesso ammetti eccezioni al discroso, quindi niente da glossare. Aggiungo due fonti che manifestano/esemplificano chiaramente lo stesso pensiero di base: una accademica e occidentalista, la Benedict. L'altra giapponese e popolare: Majo no Takkyuubin. Vorrei infine aggiungere che, benché sia verissimo che il concetto di 'otaku' si associa a qualsiasi persona assorbita maniacalmente in qualche che forma di subcultura popolare, il termine anche in giapponese è emerso (e a più riprese) con associazione al mondo dell'intrattinemnti giovanile anime/SF/videogiochi/seifuku/porno. Quindi anche lì quell'ambito ha un priorato percettivo difusso sul termine. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Non sapevo che shounen jump fosse un anime. Credevo fosse una rivista di manga. -
Di sottotitoli e di doppiaggi
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Secondo me è semplicemente che se sei un adulto che guarda i cartoni animati SEI un otaku. Lo sei se guardi animazione onestamente per bambini. Lo sei se guardi animazione 'per otaku'. Lo sei comunque. Semplicemente c'è chi lo è in modo più e meno deteriore. Ma lo si è in ogni caso. Serve solo uno specchio non appanato. -
Fap to Lumia (wp8 inside)
topic ha risposto a Shito in una Chibi Goku nella sezione PC Zone (TechnoFap included)
capisco ^^ tuttavia, è strano che quando parlo con lui i messaggi appaiano come proveniente da un numero DIVERSO dalla sim cheè installata nel terminale che sta usando, no? -
Postmoderno animalizzante - la società giapponese vista dall'otaku
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
C'è da dire che lo stesso Azuma, che cita Okada qua e là soprattutto per "Otaku ha Sudeni Shindeiru", si definisce un mezzo otaku, probabilmente in modo veritiero (non come me, insomma). E' vivida la differenza quando parla del superflat, ad esempio, e ne è conscio. Ma il suo libro non è un libro di 'sociologia otaku'. Non è un 'otakuzoku no kenkyuu' e neppure otakugaku (come il vecchio Okada): è sociologia nazionale e mondiale, nella quale l'otakuzoku è visto 'solo' come elemento primo per tempi (avanguardismo) e rappresentatività (totalizzante) della postmodernità. Manco a dirlo, il titolo italiano del libro è in realtà un po' fuorviante. Quanto al libro con la piratata di Mamimi in cover, ora ho collegato, lo sfogliai ai tempi dell'uscita, e pensai 'ma va beeeeh' un po' come quando lessi la Lonely Planet (donatami) durante il mio primo viaggio (di lavoro) a Tokyo e il testo mi spiegava che -whoa!- il Giappone è pieno di distributori automatici e a Omote-sando ci sono le omg tendenze della moda giovane. Come dire: whoa! ... Così ora ho di nuovo ripensato a Snoopy Land che ha chiuso, diventando un misero reparto di Kiddy Land, e sono anche triste. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Il kill è solo nel mio filtro mentale (come sempre), solo che piuttosto che partecipare alla discussione dando ragione all'uno e torto all'altro, laddove anch'io sono solo un singolo pensatore, mi piaceva contribuire mettendo sul piatto elementi e soprattutto prospettive d'analisi. :-) In linea generale, direi che il mio primo intervento chiarisce semplicemente la mia visione: ogni tempo ha il suo spirito e, sebbene sia ben distinguibile solo dalla distanza, ogni suo figlio ne porta il seme. In un processo di dissoluzione di 'grandi narrazioni sociali' (grandi valori, grandi temi) verso la parcellizzazione individualista/edonista/narcisista/consumistica come quella che è stata nel passaggio dalla modernità alla postmodernità, è ineluttabile che ciò si rifletta nel particolare dei prodotti di intrattenimento. E' il sentire comune che permea la società che crea (e consuma) le opere di cui si tratta. Chiaramente Nagai era un pornomane settantito attratto da violenza, stupri e tette grosse. Non è che la produzione cinematografica italiana dei tempi non ne avesse altrettanto: avete presente il genere poliziottesco? Solo, per Nagai era il Giappone ed era anche un ingresso nella postmodernità più lento: sotto le sue ragazzacce e squadernamenti pornografici resistevano eco di grandi temi: la difesa della patria contro l'invasione endogena ed esogena, etc. Oro? Macché. Questo non fa di Nagai un intellettuale come era Tomino, o come era Takahata, o lo stesso Nishizaki. Si vede un processo di dissoluzione cangiante, che riflette i colori del tempo. Potrei andare avanti esemplificando all'infinito, ricordandoci che non c'è mai un netto distacco, ma sempre un ridistribuirsi di percentuali di pertinenza. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Ovviamente stai parlando di due serie già post 'anime boom', dico in Giappone, quando ovvero la spirale era già bella che avviata. Chiaramente, non è che esista un 'prima in cui tutto' e un 'dopo in cui niente': pensare questo sarebbe insensato. I processi evolutivi, pur ammettendo punti notevoli, sono sempre graduali. Tu citi un anime demenziale/parodico (dello spokon), e un anime di commedia scolastica fortemente demenziale anch'esso. Il secondo essendo puranco storicamente significativo, per vari motivi che ometto ora di citare (il primo parendomi invece insignificante da ogni pdv), si tratta pursempre di un prodotto che Azuma (Hiroki) definirebbe non-narrativo, e che non a caso trova un 'suo senso' solo nel meta-nonsenso che un depresso postmoderno come Oshii fa, ad esempio, nel riuscitissimo Beautiful Dreamer. Ma la radice è pressoché un 'gag manga' con elementi di 'chara-manga', ossia un ritorno al pre-Tezuka (colui che introdusse la 'grande narrazione' della modernità storica nell'uso del medium 'manga') con elementi di dissoluzione narrativa postmoderna. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
topic ha risposto a Shito in una Alex Halman nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Credo che Kiba abbia qui ragione. Non credo che il punto sia la presenza di quello che oggi si chiama moe, ieri (ai tempi di Azuma Hideo) si chiamava lolicon. Il boom degli OVA venne dalle potenzialità delle produzioni erotiche, del resto, ed era tutto loli-ero. Credo, semmai, che il punto sia una preponderanza di questo elemento che se prima era spesso accessorio (Clarisse de Cagliostro non è tutto il film che la vede coprotagonista, né il contenuto di quello), oggi è diventato assoluto. Anche coloro che erano maestri di fan-service (GAiNAX), lo usavano come spezia, non come pietanza principale. E quindi anche una miniserie otaku come Top wo Nerae! si rifà a una 'grande narrazione' (il senso degli affetti umani nel tempo), e non si *esaurisce* nelle pubescenti nudità talora esposte dalle protagoniste, o nell'epica poderosa ai limiti del grottesco di certi meccanismi, e neppure dall'onanismo-SF di certi passaggi, idee, rappresentazioni. Credo quindi che Kiba abbia ragione nell'evidenziare la persistenza di una certa componente, e che il bunto sia lo sbilanciamento -tipicamente postmoderno- della 'sensatezza' verso la 'frivolezza' come componenti delle varie narrazioni. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Credo che il punto sia sempre il ricoscimento di una sfera di oggettività nell'ambito dei giudizi comunque di valore. E' una storia già vista più volte in queste pagine, caro soldatotitano. In primis perché io e Shuji siamo su posizioni avverse, quando non giustapposte. Io non credo nell'esistenza di alcun criterio obiettivo nell'emanazione di giudizi di valore. Perché non vi è quasi nulla di strtturalista nel mio pensiero, perché non credo che l'ontologico possa giustificare l'ontico, per un sacco di motivi. Credo ovviamente che ogni tentativo di ragguagliare appigli di oggettività, ovvero obiettività, nei giudizi di valore sia autoinganno e puntello e alibi. Peggio: deroga di giudizio a ente individuato come non-sé interiorizzato (orrore!). Quindi per me non esiste altro che il giudizio fattuale di definizione e riferimento (cosa è un metro, cosa ne misura due, o mezzo)e il giudizio puramente soggettivo, il cui valore è nella percezione di autorevolezza dell'emanante, individuata a sua volta dai riceventi secondo personalizzime strade e criteri di valutazione. Ma sono io. Altri non la pensano così, credo. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Fermo restando che personalmente concordo con Azuma (e non parlo solo dell'ambiente otaku, come del resto lui stesso), c'è da dire che tipicamente nella percezione soggettiva si fa paragone tra 'il passato' e 'il presente', dove nell'inconscio il primo è la sedimentazione di un lungo periodo, il secondo è un ben più breve periodo di 'adesso'. Prendendo le distanze dall'ora come dall'allora, ci si renderà conto -credo- che la gran parte delle produzioni narrative di ogni epoca hanno seguito lo spirito del tempo di quell'epoca. Il fatto che l'animazione 'classica' sia arrivata da noi negli '80 in mono del tutto indiscriminato non aiuta ora a rendersi ben conto che tra le prime animazioni della Mushi e quelle della Tatsunoko spesso ci passava, per la rapita evolzuione sociologica e di mercato di settore giapponese, una vita. Ma c'è stato il momento in Giappone degli spokon, che no, non era lo stesso momento del boom della fantascienza, quello in cui Miyasan faticava a trovare qualcuno che producesse le sue idee 'vecchie'. Credo che questa percezione correttamente diacronica dei momenti dello zeitgeist dell'animazione giapponese noi abbiamo iniziato ad acchiapparlo con i mid-'90, ovvero col momendo di apice del mercato OVA. Ma anche la nascita di quello credo sia abbastanza nebulosa per i più. Ci sono molti pezzi da mettere in ordine (Prandoni aiuta, imho), e composto il puzzle l'evidenza è che il momento delle serie nagaiane in Toei è stato un momento tanto quanto quello delle serie moe di KyoAni. Tra dieci anni credo si guarderà iniedro e anche questo momento, nella riconsiderazione dalla distanza, sarà stato modellizzato e incasellato. Anche il 'vuoto esistenziale', come quello che vedo -che so- in K-On! (produzione, contenuto e pubblico che lo segue) è un elemento caratterizzante del tempo di chi vive quel tempo. CI sono tempi di titatismo, tempi di cinismo, tempi di nichilismo diffuso. Lettura consigliata: "Kokoro" (Souseki Natsume) in combo con qualsiasi cosa di Akutagawa. Oppure: Hegel + VIco, in questo (invertito) ordine. -
"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate
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Hiroki Azuma affronta esplicitamente questo aspetto dell'evoluzione del consumo (e produzione) di anime come opere narrative. La sua teoria, in accordo a quella espressa in altri lidi di altri importanti filosofi e sociologi, e che nel passaggio dall'epoca moderna all'epoca postmoderna sia finita la necessità umana di 'grandi narrazioni' di riferimento, dove per 'grandi narrazioni' si intendono dei sistemi di valori di riferimento macroscopici in releazione frattale ai quali cercare il senso delle piccole narrazioni (anche le cose della vita umana in queste). Secondo Azuma, l'otakuzoku -che è il fulgido e avanguardistico prodotto della postmodernità- rappresenta perfettamente questa tendenza nella progressiva dissoluzione del contenuto 'grandemente narrativo' degli anime verso la pochezza contenustica ridotta a un insieme di dati-cliché caratterizzanti personaggi e pseudotrame, da lui definite 'non-narrazione'.