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Shito

Pchan User
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Tutti i contenuti di Shito

  1. Shito

    Analogico vs digitale

    Credo che il concetto sia semplicemente quello di "limite che tende a..." :)
  2. Shito

    Analogico vs digitale

    E' scontato dire che per quanto piccoli saranno i gradini, una scala non sarà mai come un piano inclinato, dato che un insieme denso ammette infiniti punti tra ogni coppia di punti. Detto questo, anche paragonare il pssaggio da DVD a BRD a quello che fu da VHS a DVD è insensato. Per molti utenti, non tecnomani, il passaggio è insensibile: il formato è fisicamente identico. Non era così per la VHS, che aveva parti mobili e molto ingombro. Inoltre, la visualizzazione di un BRD richiede la sostituzione di tutte le parti dell'impianto, non solo il riproduttore, ma anche il visualizzatore. Cosa che non fu da VHS a DVD. Direi piuttosto che se il passaggio fosse tanto scontato, tutti sarebbero passati al LaserDisc prima di passare al DVD, e sappiamo che così non fu.
  3. Shito

    Michiko & Hatchin

    Quote Vabbè tanto per confermare quanto detto dal Cava a Lucca alla domanda "perché non avete fatto dirigere il nuovo film a Shito?" la risposta è stata "o lui o i vecchi doppiatori, entrambi era impossibile" Mmmh, ci sarebbe da domandarsi da dove gli viene questa idea, visto che ho personalmente lavorato col 90% del cast di Eva anche solo nell'ultimo anno -o meno- (inclusa la sempre brava Valentina, che ha ottimamente interpretato Takako Chigusa [Kuriyama Chiaki] in Battle Royale, e con cui mi sono trovato sempre bene]. D'altro canto, non è che io sia stato contattato da Carlo (Cavazzoni) o da altri esecutivi Dynit per chiedermi "se fossi disponibile a rilavorare su Eva col vecchio cast", dunque davvero non capisco da dove gli venga quest'idea... scuse.doc?
  4. Mi scuso per la poca chiarezza: intendevo dire che non c'è possibilità d'intervento del distributore a programmazione iniziata, visto che mi si chiedeva di 'correttivi di programmazione in corso d'opere'... :)
  5. Quote visto anche io i bambini sono spettacolari, soprattutto ponyo (quando ponyo dice "ponyo va da sosuke!" m'e' sembrato di sentire una bambina vera invece che un personaggio di un cartone animato ), il papa' di ponyo parla "alla shito" e le :handi: rullano Ci tengo a sottolineare che Fujimoto parla come parlava in originale: a volte manierista a impostato, a volte da scenziato che fa la supercazzola, a volte da bambino in panico, a volte da samurai serissimo, a volte da strampalato sciroccato sociopatico. Sempre un otaku, insomma. Bisogna però ammettere che se questo si chiama 'parlare alla shito', beh, ci sta. :)
  6. Scusate, ma dato che si parlava di MTV e AnimeNight, io ho parlato di quello dicendo che QUEL canale venne 'aperto' con la collaborazione con Dynamic. Cosa c'entrano degli ALTRI canali? L'animazione giapponese in TV c'è sempre stata, anche se in varie forme e modi...
  7. Credo sia palese che la visibilità di un film al cinema con recesioni incensanti su ogni testata nazionale, telegiornali e cose sia ben diversa dalla visibilità in un luogo che è già da tempo 'già di nicchia', ovvero autoreferenziale. A mia memoria, il canale per gli anime su MTV non venne aperto proprio dalla Dynamic Italia di cui ero in primis membro storico? Darion, non so, ho l'impressione che continui -forse inconsciamente- a sviare il fuoco del discorso, ovvero la detta congiuntura. Ti prego di NON sentirti offeso (nessuna offesa si intende, infatti), se dico 'prova a rileggere con occhi non velati' la mia lettera originale. Ovvero: forse il procedere della discussione ha portato un po' 'sulla tangete' un discorso che tutto sommato era alquanto semplice e lineare al suo principio. :)
  8. Quote Mi faresti un esempio di anime fedele che non hai curato tu? Non saprei. Condurre un reale esame di fedeltà equivarrebbe a lavorarlo (= verificare ogni battuta di traduzione col traduttore), ed è una cosa un po' improba. Comunque, almeno nella mia esperienza, non ho ancora ricevuto una singola traduzione senza qualche magagna che poi abbia fatto saltar fuori. ^^;
  9. Tuttavia non confondete l'idea di 'cultura di settore' con l'idea di 'cultura pop manstream' (ossimoro?) Insisto nella ricerca del giusto mezzo. Un altro dato tutto sommato significativo è che se negli anni '70 c'era la demonizzazione dei cartoni OMG fatti col computer che ti uccide (tipo HAL), tutti i servizi che ho visto su Ponyo in tv oggi sono dall'ottimo (TG2) al sufficiente. E' evidente che anche il fatto che LR abbia un ottimo ufficio stampa, che diffonde press book e press kit con informazioni vere, mette in circolo 'cultura di settore'. :) E' la differenza che c'è tra informazione e disinformazione.
  10. Oggi ho sentito Lucky Red, che mi confermava che nel primo fine settimana (la 'partenza') Ponyo è andato MEGLIO di Howl. Non bisogna lamentarsi degli orari pomeridiani, non ha senso. Ponyo *è* un film per bambini e famiglie, quindi la collocazione è corretta. Forse si potrebbe fare fino al penultimo spettacolo, soprattutto nell'infrasettimanale (anche i genitori che portano i figli al cinema lavorano!), come solo alcune sale fanno. Ma del resto nel fine settimana è molto meglio che gli esercenti abbiano due spettacoli con discreto pubblico che quattro spettacoli di cui quelli serali semivuoti: questo consisterebbe per loro in una perdita, e il film durerebbe ben poco nelle sale. Gli appassionati come noi, dunque, che a giusto titolo possono apprezzare un autore come Miyazaki Hayao, devono semplicemente riconoscere la matrice originaria della pellicola (= per bambini) e adeguarsi agli orari della cosa. :)
  11. Shito

    Gunslinger Girl

    Si tratta di un elevatissimo picco di intensità sentimentale, che riesce a dipingere la verità intensa del sentimento anche nella finzione più estrema, come è per la migliore narrativa. Vale senz'altro la pena di leggere, e con attenzione, tutto il manga anche solo per questo volume. L'ho letto sentendo Tatta 1tsu no omoi, di Kokia, e credo sia un grande privilegio poter 'sentire il significato delle parole' mentre lei canta. Tatta 1tsu no omoi è la canzone di Triela, ed è perfetta. Oltre che magnifica. Non so se riuscire a leggerlo, ma in quello sguardo c'è già tutto. La leggerezza esistenziale di chi sa di essere prossimo alla morte, e per paradosso ha la sua vita liberata proprio in questa pacifica coscienza. Liberi di vivere per un amore. Soltando un desiderio. "Proteggere la vita dell'altro" Così Hilscher, così Triela. Anche a costo di bruciare come una candela, la cui ragion d'essere è del resto bruciare. Ma qui sto diventando retorico, e non va bene. Ma la mano di Triela su quella maniglia, e il bacio che segue... un bacio che lui non potrà ricordare (sta dormendo), sono un picco di verità emotiva che raramente si riesce a raggiungere. In un mondo che è cosparso di 'non so' Di risposte a mille dubbi non ne ho Ma lo stesso io mi spingo avanti - why? Come un sogno questa realtà... Se con queste mie mani la potrò cambiar... E' unico e solo, sai... il mio desiderio, ma nel mezzo delle difficoltà di avverarlo io voglio mostrarti che a proteggerti riuscirò per quella cosa a cui mai potrei rinunciare Ascolta il mio battito, il cuore mi scoppia già Dovessi anche bruciare, io a correre continuerò Ma quel che io so è che ciò che sopravviverà E' proprio questo eterno amor che ora io sento la promessa che... manterrò.
  12. Quote Quote Non è una questione di buon adattamento o cattivo adattamento.E' una questione di adattamento fedele o di adattamento libero o,nel peggiore dei casi,inventato di sana pianta. Un buon adattamento è solo quello fedele, a casa mia La domanda che mi pongo è: buono, Ponyo è stato adattato bene. E con ciò? Voglio dire, giusto lavoro e tutto, ma non mi pare la prima volta che questo viene fatto... Stiamo parlando del medium cinema specificatamente? Io parlavo (rileggete la lettera con occhi non velati, maledetti! ) PROPRIO della CONGIUNTURA di 'fedeltà' e 'visibilità'. Città incantata, visibile ma non fedele. Millemila anime di nicchia che ho curato, fedeli ma non visibili. Il punto dell'occasione è nella COMBO.
  13. Sì, Kobayashi, direi che ci sei (su quello che indevo). Il fatto che io ritenga sempre e comunque criminale/inaccettabile lo stravolgimento di un'opera altrui a fini commerciali domestici stranieri, è altro discorso -certo-, ma il punto è quello.
  14. Shito

    Sky Crawlers

    Quote Quote Ma in effetti c'è differenza, tra le tre? Nella rappresentazione che i tre ne fanno. Il mondo di Tomino continua cmq, i folli vengono semplicemente emarginati. Nel mondo di Anno tutto ritorna al niente. Non c'e' piu' niente. In quello di Oshii tutto resta sempre uguale a se stesso. Per l'eternita'. Come dire che nella solitudine dell'emarginazione di vite vuote, è il reiterarsi de sé, ovvero il nulla. Insisto nel dire che a livello psicologico (quindi dietro il simbolismo strutturalmente diversificato), è comunque lo stesso. Discomunicazione/sociopatia = vuoto di solitudine.
  15. Shito

    Sky Crawlers

    Quote Se per Tomino l'eccessiva specializzazione porta alla follia, e per Anno all'autodistruzione, per Oshii porta al nulla. Ma in effetti c'è differenza, tra le tre?
  16. Quote Sì, Risa e gli altri mi sono sembrati molto naturali. :crying: <- commozione Quote Ma andando OT, se si usano semplificazioni o proprio errori linguistici nell'originale, tu come tradurresti? Mi è venuto in mente leggendo ieri delle strip dei Moomin su un vecchissimo Linus, che erano piene di storpiature linguistiche e mi è venuta la curiosità di capire come sono nate (non avendo ancora letto l'originale) e con che criterio sono state rese in italiano. Userei semplificazioni o proprio errori linguistici in italiano. :)
  17. Quote Visto ieri. Un bellissimo film, molto più adatto ai bambini della maggior parte dei film d'animazione mainstream degli ultimi 20 anni e, come tutte le grandi opere per l'infanzia del resto, fruibilissimo anche per un pubblico adulto. QFE&T. I classici per l'infanzia sono classici dell'umanità, dato del resto che la formazione dell'umanità futura è forse il più nobile (quando onesto e passionale) intento umano. Quote Ottimo il doppiaggio, con i bambini veramente strepitosi e forse il più tipicamente teatrale da triste tradizione del doppiaggio italiano è Fujimoto, ma considerando il personaggio probabilmente ci sta. Grazie per l'apprezzamento. Sì, come scrivevo Fujimoto un personaggio dalla sfaccettata teatralità. Dolcezza/infantilità a volte, maniera all'antica, fomento da bushi. Un vero otaku, insomma! :) Credo che Massimo Corvo sia riuscito a rendere davvero ogni lato, anche con quel tocco di personalità che rende tutto credibile anche nella teatralità, com'è per il poliedrico George Tokoro in originale. Quote L'adattamento mi è sembrato molto buono anch'esso, sebbene alcuni bimbi in sala erano visibilmente confusi dal -chan, alcuni pensavano fosse il cognome. Fortunatamente immagino si sia evitata la trappola del -san, che avrebbe (forse eh, posso solo immaginare ciò che dica in originale) reso il modo in cui la madre di Ponyo si rivolge a Sosuke meno diretto per i bambini che un più semplice "signor Sosuke". Grazie per l'apprezzamento (e due :) ). Allora, allora: Io di tutti i suffissi giapponesi uso solo il -chan, perché spesso è DEFORMATIVO del nome (cfr Sosukechan e Sochan), e non ha una traduzione esterna accettabile. Traddure 'san' con 'signor', 'sama' con molti prefissali (a seconda dei contesti), e cose simili trovo che vada benone. Kun, essendo il più neutro, lo sopprimo quando non c'è una ragione particolare all'utilizzo. Per esempio, quando Fujimoto chiama Sosuke alla fine del film in maniera melliflua lo chiama (ed è l'UNICO a farlo in tutto il film) 'Sosuke-kun'. Chiaramente, Fujimoto lo chiama in maniera amichevole (come a mettersi sullo stesso piano) proprio per abbindolarlo, come si intende anche dal modo recitatativo delle battute in questione. Perciò, in questo caso 'Sosuke-kun' è diventa 'Caro Sosuke'. Hai ragione a dire del passaggio chiave di Gran Mammare che chiama Sosuke come 'Sosuke-san'. Vedere una dea ADULTA che chiama un BAMBINO come 'signor' è forte, qui come in Giappone. Fa parte della responsabilizzazione di Sosuke, del suo essere trattato da adulto (= chiamato a prendere scelte definitive). Su tutto, aggiungo tre cose: 1) Spero che si senta che Fujimoto parla con una maniera, mentre gente come Risa, Koichi e altri sono molto più colloquiali. Usano un italiano più popolare, pieno di 'mica', di dislocazioni a dx e sx di soggetti e complementi, di partitive e cose anche ripetute. Ma sempre senza sacrificare la correttezza della lingua, e la fedeltà della traduzione. Parlano in italiano, non italiano. Sono giapponese, non I Cesaroni. 2) sui bambini bisogna investire. Io in sala ho sentito molta curiosità. Sono andato DA PAGANTE a vedere il film tre volte diverse, in tre sale diverse. Tutti i bimbi chiedevano cosa fosse il ramen. Molti facevano domande. Su questa naturale curiosità dei bambini bisogna investire, perché la chiave della crescita individuale di ciascuno. Bisogna avere il coraggio di proporre ai bambini cose che SOLLEVERANNO IN LORO DOMANDE, che è l'esatto contrario della politica televisiva auttale (TV = baby sitter che stordisce il pupo parcheggiatogli davanti, se poi il pupo fa domande ai genitori non va bene). Pensa ora che quei bimbi che hanno visto Ponyo hanno visto Ponyo per QUELLO CHE E' davvero. Se gli è piaciuto, gli è piaciuto per quello che è davvero. Se se lo ricorderanno, se lo ricorderanno per quello che è davvero. Questo, per me, è seminare cultura di settore. 3) infine, anche la cultura popolare cambia. Sapete quanti inglesismi sono entrati nel parlato italiano idiomatico con hollywood? Ho una vecchia edizione di Alice in Wonderland che spiega CON DELLE NOTE "ammazzare il tempo" e "prendere un granchio", che sono espressioni di origine anglofona. E 'mordere la polvere', allora? D'altro canto, parole come tsunami, katana, kimono, sake e altre cose sono entrate nel nostro dizionario di forestierismi. E anche i diminutivi terminanti in -y, che NON sono italiani (neppure terminassero in -i lo sarebbero, non è un fatto di scrittura, ma di FONETICA...). Quindi, anche sulla forza di un modulo espressivo straniero bisogna credere e insistere e investire. Questa è la vera xenofilia. Proporre il diverso. Sforzarsi di capire il diverso. Imparare qualcosa di nuovo.
  18. Ok, ora ho capito la tua spiegazione dei punti di fraintendibilità del mio discorso. Te ne ringrazio. Del resto, anche il tuo precedente intervento nel thread mi era parso tra i pochi che avevano forse centrato lo spirito della mia lettera. Mi rendo conto che a usare una certa precisione e ricercatezza terminologica si mostri il fianco a certe sovrainterpretazioni in lettura. Quando dico che gli anime non saranno mai mainstream da noialtri, lo dico nella semplice valutazione della grande distanza, nello spazio e nel tempo (storia) di Italia e Giappone. Siamo stati colonizzati dagli USA, quindi hamburger e diminutivi in -y sono percepiti quasi come 'nostri', mentre ramen e diminutivi in -chan no. Va bene, non credo che questo si cambi con un film, né con molti film. Tuttavia, mi pare sensato auspicare che anche nella (a mio avviso sana) percezione della diversità si possa pacatamente apprezzare il frutto straniero nella sua onestà. :) La lettera, soprattutto, voleva essere uno spunto diverso. Tutto sommato di discorsi come quelli fatti in questo thread qui se ne fanno ogni 3x2, e va benone, nel senso che è fisiologico e non maligno, certo. Nella lettera aperta, però, ho inteso parlare più che altro di fatti (cifre, paragoni reali di cifre e operazioni analizzate nella loro obiettività fattuale), e di ragioni di oneste speranze (non messianiche, tutto sommato), per tentate di spingere la passione dichiarata dei frequentatori di questi lidi a una responsabilizzazione altrettanto concreta. Mi si apprezzi o mi si disprezzi, o meglio ancora non mi si consideri affatto, bene o male sono addentro l'ambiente professionale del settore da tre lustri circa, ne ho seguito l'evoluzione con -spero- buona capacità d'analisi, e credo di poter spendere a volte qualche parola non necessariamente autorevole (ci mancherebbe!), ma perlomeno con beneficio di credibilità. Invece che le 'solite speculazioni', diciamo che ho tentato di mettere sul banco del dialogo tra appasionati qualcosa di concreto. :)
  19. Non ti recepisco. Ovvero, se per 'onesto riconoscimento della matrice culturale' io intendo il fatto di poter presentare pacificamente un film animato giapponese come tale, senza falciarne i chiari (ed OVVIAMENTE PRESENTI) riferimenti intrinseci alla terra natia, questo è elitismo? Se così fosse, ben faceva AVM a cambiare nomi di persona, di valuta, e ogni ogni riferimento a usanze nipponiche, non ti pare? Quindi, sarebbe che il semplice -e ripeto, del tutto onesto- conservatorismo del contenuto straniero di un'opera è elitarismo, mentre invece l'arbitrario snaturamento di quella è popolare? Insisto: credo ci si sia fraintesi. Non vedo altrà possibilità.
  20. Roger, ma perché il tuo post sembra intendere l'esatto contrario del (credevo) preciso discorso che avevo fatto sul mio modo assai lato (senso lato) di intendere il termine 'cultura', direi in modo tutt'altro che elitista? Sono davvero un così cattivo comunicatore?
  21. Quote Quote "Spot pubblicitari" su Tg2 e Tg5... il servizio sul TG2 mi pare decisamente ben fatto, quello su canale 5 invece :goccia: Il servizio del TG2 è DAVVERO molto buono, focalizzato su contenuti REALI del film, con un ottimo montaggio. Davvero mi ha colpito moltissimo, mai avrei sperato tanto dalla stampa nostrana. Quello delTG5 più sindacale e meno verace, ma comunque apprezzabile.
  22. Quote Allora credo di aver esercitato violenza sul film nell'aver pensato, durante la visione, che mi sarebbe piaciuto avere una madre come Risa. (Non sono ironico) Ripeto, non credo che Risa sia un personaggio negativo. E' un personaggio isterico, nel senso proprio del termine. Passa da momenti di dolcezza a momenti di depressione a momenti di responsabilizzazione. E' sicuramente il personaggio più realistico che Miyazaki abbia mai creato (insieme a Chihiro e ai suoi genitori), ed è narrativamente ottimo per questo. Quanto alle personali preferenze, di pare giusto che ognuno abbia le proprie. Io applaudo sempre quando Sosuke rende Risa ridicola (cfr: "Io non lo dico mica", "Io vorrei mangiare in casa" e altri momenti così...), ma sono io. :)
  23. Mi ero comunque dimenticato di ringraziare tutti per la lettura della lettera. Rimedio adesso. Inoltre: se leggete bene la lettera, notere che non ho inteso dire in alcuna sua parte "il successo di Ponyo aprirà la strada alla Kyoani", o "Ponyo oggi Tomino domani". Calma. D'altro canto, vi prego di ricordarvi che sono pursempre Shitarello, indi non è che di otakuzoku non ne sappia, o che non ci sia dentro con tutte e due le scarpe, eh! Cerchiamo di mettere le cose nella dovuta prospettiva. I manga e gli anime non saranno MAI mainstream in Italia, e lo sappiamo. Chi ha creduto il contrario ha creato un mercato fasullo di sprazzi di hype, e non credo sia una cosa buona. Io credo che quello che è sempre mancato in questo mercato settoriale nostrano sia un 'giusto mezzo' tra nicchia e moda. Per questo ho sempre invocato il fondamento, l'investimento nel fondare una cultura di settore. Vi prego di intendere cosa io intendo per 'cultura' qui. Io dico che qui per culutra si intende il semplice riconoscimento pacifico della matrice culturale di un prodotto straniero. Per anni la TVha cercato di degiapponesizzare i cartoni giapponesi, questa è storia. Non sapete quanto io abbia lottato, sin dai tempi di Granata Press, per insistere che 'senpai' poteva restare 'senpai', per insistere che 'ramen' poteva restare 'ramen'. Lo sapete come la penso sulla traduzione: la matrice originale deve RESTARE proprio per proporre al pubblico locale l'incontro con la diversità. Ponyo, quindi, esce al cinema e esce al cinema per davvero (= con reale visibilità), portando al cinema in Italia non solo l'animazione giapponese, ma il GIAPPONE animato. Nei suffisi, nella situazionalità, nei modi di esprimersi. Mille piccole cose. Chi andrà a vederlo (e sentirlo) capirà cosa intendo. Io sono andato a vederlo, da spettatore pagante, già tre volte. Sabato (ieri) e domenica (oggi) sale full booked. E i bambini che alla scena dei ramen chiedevano: cosa sono? I bambini sono curiosi. Fanno domande. Se sono abbastanza piccoli, non sono ancora del tutto storditi. Io punto sempre sulla minoranza di menti vive, perché su quelle si può investire. Ponyo non può aprire la strada a Tomino, ma può aprire la strada a ANNI (tutto il catalogo) di film Ghibli al cinema in QUESTO modo. Non girelle. Non cazzate. Animazione giapponese presentata come tale. Questo può fondare qualcosa nel suboconscio delle persone. Howl è andato in prima serata sulla RAI a Natale. Quando il prossimo funzionario RAI valuterà un cartone giapponese, certe cose si saranno sedimentate nel suo subconscio. Io non dico che Ponyo da solo cambia una cultura nazionale. Dico che Ponyo è la prima, vera occasione di INIZIARE a tracciare una strada nel SENSO GIUSTO. Non si può pensare la la sub-nicchia dell'animazione 'otaku' esista SENZA il ramo madre, ovvero l'animazione generalista per bambini e ragazzi. Da Sailor Moon, a Dragonball, a One Piece e Naruto, qualcosa si è anche mosso. E di mezzo ci metto anche tutti gli sforzi fatti da gente come me, ai tempi dei primi anime su MTV, e cose simili. Non è che voglia i Totoro negli Happy Meal, ma vorrei che nel panorama italiano esistesse ANCHE l'animazione giapponese, con un SUO pubblico, ristretto magari, ma grande abbastanza per consolidare una presenza ANCHE per l'animazione giapponese. Ambisco a una normalizzazione di aurea mediocristas per un settore che rischia da sempre di essere strangolato di sbalzi d'entusiasmo e plateau di depressione.
  24. E' con grande dispiacere che non posso che farvi notare quel che avete dimostrato: di preferire più la vostre chiacchiere (o pippe, come si dice) sull'animazione, sul mercato dell'animazione in Italia, sul fandom italiano, su tutte queste cose, che l'ANIMAZIONE GIAPPONESE STESSA, di cui vorreste dirvi appassionati. Ponyo, Miyazaki, Ghibli SONO un monumento, un baluardo ormai, di quella che è la tradizione animatoria giapponese. E' un fatto, non un'opionione. Lo pensano in Giappone prima che altrove, prima che a Venezia lo dicono al TAF, è semplicemente così. E, perdiana, rendetevene conto: manga e anime sono cultura POPOLARE e mezzi espressivi GIOVANILI. Noi potremo chiamarci anche otaku, benone e mi metto nel mucchio, ma questo non significa essere stupidi al punto da NON CAPIRE che i bambini che vanno a vedere Ponyo sono sani e normali, mentre noi che mettiamo action figure in fila su una mensola siamo meno a posto di loro. Che poi, tutti i girellari hanno dimenticato che il loro girellismo nasce PROPRIO in età infantile? Anche come otaku, si potrebbe essere svegli abbastanza da rendersi conto che pur continuando a fare i bambinoni, comprando giocattoli e guardando cartoni animati, i bambini veri sono un'altra cosa e meritano la nostra responsabilizzazione. Spiace dirlo, ma leggendo i vostri post da espertoni, viene da dire che i bimbi che c'erano al cinema ieri ne sanno di più. :(
  25. Chiunque condividesse, o comunque sentisse di farlo, è invitato al crossposting e alla diffusione, con l'unica richiesta di non alterazione del testo. Quote Caro amico, come probabilmente già saprai, questo fine settimana vede l'uscita nelle sale cinematografiche italiane del film ‘Ponyo sulla Scogliera’, ovvero la versione italiana di ‘Gake no Ue no Ponyo’, l'ultimo film dello Studio Ghibli firmato da Miyazaki Hayao. Più che parlare del valore della pellicola, cosa per cui ci saranno di certo tempo e spazi futuri, vorrei ora provare a farti riflettere su una questione ben più urgente. Ovvero: questa uscita cinematografica rappresenta un'occasione unica non solo per 'Miyazaki in Italia', non solo per lo 'Studio Ghibli in Italia', ma per la salute di tutto il settore dell'animazione giapponese in Italia. Perché? E' molto semplice. Sin dalla 'seconda invasione' di anime (e manga) nel nostro paese, ovvero quella avvenuta all'inizio degli anni novanta, non si è mai riusciti a fondare in Italia un reale zoccolo di cultura di settore. Questo significa che, dai novanta a oggi, i manga e gli anime hanno avuto un loro piccolo 'boom di nicchia', che ha provato a espandersi commercialmente, fallendo nel diventare mainstream, e ora siamo agli sgoccioli. Questo proprio perché non si è mai pensato, né si è mai riusciti, a fondare in Italia un'onesta cultura di settore. Quindi la nicchia è stata prosciugata, e ora è in secca. Ho personalmente vissuto tutte queste fasi sia da appassionato che da addetto ai lavori, perché c'ero personalmente, in prima linea, nel corso di tutta questa evoluzione. E non è nulla di originale. Così capita nei mercati di nicchia quando non fondando realmente nulla di subculturale, si cerca a un dato momento di spaccare la nicchia per mera ragione economica: non funziona. E' evidente che manga e anime non saranno mai moduli espressivi realmente di massa in Italia, e non credo lo si dovrebbe neppure auspicare. Tuttavia, senza fondare una solida base culturale anche di un settore 'medio piccolo', la sua nicchia muore, muore commercialmente perché non riesce né a mantenersi, né soprattutto a rinnovarsi. Tuttavia, fondare una cultura di settore è la cosa più difficile, perché richiede due elementi che difficilmente si associano: l'intento culturalizzante/artistico E un serio e oculato investimento di risorse economiche. Ed eccoci giunti al punto: perché l'uscita di ‘Ponyo sulla Scogliera’ rappresenta un'occasione reale, e perché altre uscite non erano altrettante occasioni? E' presto detto. Da un lato, un'uscita artisticamente impeccabile, ma economicamente misera, non muove nulla. Non vi è un investimento serio, e quindi neppure la visibilità mediatica reale del prodotto è tale da raggiungere nuovi fruitori. All'opposto, anche la diffusione commercialmente sovraesposta di un prodotto di gran visibilità, ma tuttavia non culturalmente rispettoso della sua eredità culturale originale, non crea nulla, perché non comunica nulla di vero al pubblico. Uscite cinematografiche come quelle di ‘Ken’ o ‘Lupin’, quindi, non significano nulla. Sono solo delle operazioni di 'passa alla cassa', fatte per spremere i residui nostalgici di personaggi già noti e amati. Lavori realizzati col minimo investimento possibile per massimizzare il guadagno al più possibile. Prendi i soldi e scappa. Taglia e brucia. Uscite invisibili apparse sull'onda di distriduzioni straniere, come quelle dei film di Kon Satoshi (‘Tokyo Godfathers’, ‘Paprika’) non significano evidentemente nulla. Il mercato dell'home-video è ormai pressoché esploso, vive di sola grande distribuzione 'squarciata', ovvero di merchandise a basso costo da edicola o cestone di centro commerciale. Questa è l'attuale situazione dell'animazione giapponese in Italia. In questa situazione, ‘Ponyo sulla Scogliera’, un film inedito, esce al cinema in Italia in duecento copie. Per intenderci, sono più copie di quelle di ‘The Millionaire’, il campione degli Oscar di quest'anno. Non solo. Esce in duecento copie con una localizzazione italiana fedele all'originale, dove il bambino protagonista, un bambino giapponese, viene chiamato 'Sosukechan', dove si parla -con naturalezza e normalità- di Dea Kannon e di Urashima Taro, perché è un film giapponese ambientato in Giappone. Ed è un film per bambini, ovvero i soggetti ideali per il fondamento di una nuova cultura. Oltre alle duecento copie, c'è la serietà di un distributore, la Lucky Red, che ha investito grandemente e intelligentemente su questo film. E' innanzitutto il terzo film Ghibli che distribuisce, sempre con serietà. Presentato a Venezia, con l'autore giunto in Italia. Ottenendo grande riscontro di critica, cosa che si è rispecchiata in tutta la stampa nazionale, dai giornali quotidiani, alle riviste di settore, ai telegiornali più in vista. Molte iniziative pubblicitarie sono state varate a latere dell'uscita del film: un concorso sul sito Lucky Red, uno sul sito Cartoon Network, uno sul sito di Nanoda. Molto, molto lavoro è stato profuso SIA dal punto di vista commerciale, SIA dal punto di vista artistico e culturale, intorno a ‘Ponyo sulla Scogliera’. Per questo è un'occasione unica. E per questo credo che proprio in questo momento, chi si vuole chiamare "un appassionato di animazione giapponese" dovrebbe saper premiare tanto sforzo e tanta cultura profusa dalla Lucky Red in questo settore che noi diciamo di amare. Il modo per farlo è, chiaramente, andare al cinema e portare amici e parenti al cinema, spingerli al cinema a vedere quello che è un magnifico film, il film dell'autore di animazione giapponese che -anche e soprattutto e innanzitutto in giapponese- è a giusto titolo ritenuto il simbolo e l'erede della tradizione animatoria nipponica. Soprattutto quando Lucky Red ha già dichiarato la sua intenzione a distribuire l'intero catalogo dei film di Miyazaki bei CINEMA italiani, e di distribuirli nella totale fedeltà artistica e culturale agli originali, questa è un'occasione irripetibile, venutasi a creare per una serie tanto lunga di coincidenze tanto fortuite che sarebbe persino noioso stare qui a elencarle. Ma è forse la rara, unica occasione di fondare una onesta, modesta ma VERA cultura dell'animazione giapponese in Italia, e spero solo di essere riuscito a comunicare questo obiettivo dato in tutta la sua poderosa e onesta realtà. Perché ho scritto questa lettera aperta non da addetto ai lavori, ma da appassionato di animazione giapponese, proprio come il suo ideale ricevente. Sono personalmente coinvolto nella realizzazione dell'edizione italiana di 'Ponyo sulla Scogliera', ma non sono un dipendente della Lucky Red. Non trarrò alcun beneficio economico dall'eventuale successo di 'Ponyo sulla Scogliera', e siccome per deontologia professionale io lavoro sempre alla paga minima sindacale del settore (doppiaggio), nulla cambierà nella mia sfera economica personale. Scrivere questo è per me umiliante (è sempre umiliante parlare di denaro quando si ha in mente l'arte), ma mi preme davvero che l'onestà di questo scritto sia palese anche al lettore più diffidente, quindi non esiste ora per me neppure nessuno orgoglio, nessuna dignità. C'è qualcosa di più importante di me, ed è esattamente l'occasione di cui ho parlato. Sono quindici e più anni che opero in questo settore, e da più di una decade lamento la mancanza di una cultura specifica di questo settore. Nessuno ha mai realmente investito nulla per crearla. Le fiere sono sempre state sterili o quasi. Tutti gli agenti del settore o erano chiusi in una nicchia, o speravano in una gallina dalle uova d'oro che non è mai esista, e tutti gli sforzi miei e di pochi altri appassionati professionali si sono sempre persi così, in questa ineluttabile mancanza. Siccome ora potrebbe, forse per la prima volta, essere diverso, io spero davvero che chi ama ritenersi un appassionato di animazione giapponese in Italia sappia sentire la semplice responsabilità anche solo della propria passione. Spero che questa lettera sia stata letta e non fraintesa. Spero che questa occasione non sfumi nella tipica abulia del sedicente appassionato italiano. Amichevolmente, l'appassionato di animazione giapponese Gualtiero Cannarsi, noto ad alcuni anche come 'Shito'. Che poi significa apostolo.
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