Vai al contenuto

Shito

Pchan User
  • Numero di post

    14349
  • Iscritto dal

  • Giorni Vinti

    365

Tutti i contenuti di Shito

  1. Ok, ora ho capito la tua spiegazione dei punti di fraintendibilità del mio discorso. Te ne ringrazio. Del resto, anche il tuo precedente intervento nel thread mi era parso tra i pochi che avevano forse centrato lo spirito della mia lettera. Mi rendo conto che a usare una certa precisione e ricercatezza terminologica si mostri il fianco a certe sovrainterpretazioni in lettura. Quando dico che gli anime non saranno mai mainstream da noialtri, lo dico nella semplice valutazione della grande distanza, nello spazio e nel tempo (storia) di Italia e Giappone. Siamo stati colonizzati dagli USA, quindi hamburger e diminutivi in -y sono percepiti quasi come 'nostri', mentre ramen e diminutivi in -chan no. Va bene, non credo che questo si cambi con un film, né con molti film. Tuttavia, mi pare sensato auspicare che anche nella (a mio avviso sana) percezione della diversità si possa pacatamente apprezzare il frutto straniero nella sua onestà. :) La lettera, soprattutto, voleva essere uno spunto diverso. Tutto sommato di discorsi come quelli fatti in questo thread qui se ne fanno ogni 3x2, e va benone, nel senso che è fisiologico e non maligno, certo. Nella lettera aperta, però, ho inteso parlare più che altro di fatti (cifre, paragoni reali di cifre e operazioni analizzate nella loro obiettività fattuale), e di ragioni di oneste speranze (non messianiche, tutto sommato), per tentate di spingere la passione dichiarata dei frequentatori di questi lidi a una responsabilizzazione altrettanto concreta. Mi si apprezzi o mi si disprezzi, o meglio ancora non mi si consideri affatto, bene o male sono addentro l'ambiente professionale del settore da tre lustri circa, ne ho seguito l'evoluzione con -spero- buona capacità d'analisi, e credo di poter spendere a volte qualche parola non necessariamente autorevole (ci mancherebbe!), ma perlomeno con beneficio di credibilità. Invece che le 'solite speculazioni', diciamo che ho tentato di mettere sul banco del dialogo tra appasionati qualcosa di concreto. :)
  2. Non ti recepisco. Ovvero, se per 'onesto riconoscimento della matrice culturale' io intendo il fatto di poter presentare pacificamente un film animato giapponese come tale, senza falciarne i chiari (ed OVVIAMENTE PRESENTI) riferimenti intrinseci alla terra natia, questo è elitismo? Se così fosse, ben faceva AVM a cambiare nomi di persona, di valuta, e ogni ogni riferimento a usanze nipponiche, non ti pare? Quindi, sarebbe che il semplice -e ripeto, del tutto onesto- conservatorismo del contenuto straniero di un'opera è elitarismo, mentre invece l'arbitrario snaturamento di quella è popolare? Insisto: credo ci si sia fraintesi. Non vedo altrà possibilità.
  3. Roger, ma perché il tuo post sembra intendere l'esatto contrario del (credevo) preciso discorso che avevo fatto sul mio modo assai lato (senso lato) di intendere il termine 'cultura', direi in modo tutt'altro che elitista? Sono davvero un così cattivo comunicatore?
  4. Quote Quote "Spot pubblicitari" su Tg2 e Tg5... il servizio sul TG2 mi pare decisamente ben fatto, quello su canale 5 invece :goccia: Il servizio del TG2 è DAVVERO molto buono, focalizzato su contenuti REALI del film, con un ottimo montaggio. Davvero mi ha colpito moltissimo, mai avrei sperato tanto dalla stampa nostrana. Quello delTG5 più sindacale e meno verace, ma comunque apprezzabile.
  5. Quote Allora credo di aver esercitato violenza sul film nell'aver pensato, durante la visione, che mi sarebbe piaciuto avere una madre come Risa. (Non sono ironico) Ripeto, non credo che Risa sia un personaggio negativo. E' un personaggio isterico, nel senso proprio del termine. Passa da momenti di dolcezza a momenti di depressione a momenti di responsabilizzazione. E' sicuramente il personaggio più realistico che Miyazaki abbia mai creato (insieme a Chihiro e ai suoi genitori), ed è narrativamente ottimo per questo. Quanto alle personali preferenze, di pare giusto che ognuno abbia le proprie. Io applaudo sempre quando Sosuke rende Risa ridicola (cfr: "Io non lo dico mica", "Io vorrei mangiare in casa" e altri momenti così...), ma sono io. :)
  6. Mi ero comunque dimenticato di ringraziare tutti per la lettura della lettera. Rimedio adesso. Inoltre: se leggete bene la lettera, notere che non ho inteso dire in alcuna sua parte "il successo di Ponyo aprirà la strada alla Kyoani", o "Ponyo oggi Tomino domani". Calma. D'altro canto, vi prego di ricordarvi che sono pursempre Shitarello, indi non è che di otakuzoku non ne sappia, o che non ci sia dentro con tutte e due le scarpe, eh! Cerchiamo di mettere le cose nella dovuta prospettiva. I manga e gli anime non saranno MAI mainstream in Italia, e lo sappiamo. Chi ha creduto il contrario ha creato un mercato fasullo di sprazzi di hype, e non credo sia una cosa buona. Io credo che quello che è sempre mancato in questo mercato settoriale nostrano sia un 'giusto mezzo' tra nicchia e moda. Per questo ho sempre invocato il fondamento, l'investimento nel fondare una cultura di settore. Vi prego di intendere cosa io intendo per 'cultura' qui. Io dico che qui per culutra si intende il semplice riconoscimento pacifico della matrice culturale di un prodotto straniero. Per anni la TVha cercato di degiapponesizzare i cartoni giapponesi, questa è storia. Non sapete quanto io abbia lottato, sin dai tempi di Granata Press, per insistere che 'senpai' poteva restare 'senpai', per insistere che 'ramen' poteva restare 'ramen'. Lo sapete come la penso sulla traduzione: la matrice originale deve RESTARE proprio per proporre al pubblico locale l'incontro con la diversità. Ponyo, quindi, esce al cinema e esce al cinema per davvero (= con reale visibilità), portando al cinema in Italia non solo l'animazione giapponese, ma il GIAPPONE animato. Nei suffisi, nella situazionalità, nei modi di esprimersi. Mille piccole cose. Chi andrà a vederlo (e sentirlo) capirà cosa intendo. Io sono andato a vederlo, da spettatore pagante, già tre volte. Sabato (ieri) e domenica (oggi) sale full booked. E i bambini che alla scena dei ramen chiedevano: cosa sono? I bambini sono curiosi. Fanno domande. Se sono abbastanza piccoli, non sono ancora del tutto storditi. Io punto sempre sulla minoranza di menti vive, perché su quelle si può investire. Ponyo non può aprire la strada a Tomino, ma può aprire la strada a ANNI (tutto il catalogo) di film Ghibli al cinema in QUESTO modo. Non girelle. Non cazzate. Animazione giapponese presentata come tale. Questo può fondare qualcosa nel suboconscio delle persone. Howl è andato in prima serata sulla RAI a Natale. Quando il prossimo funzionario RAI valuterà un cartone giapponese, certe cose si saranno sedimentate nel suo subconscio. Io non dico che Ponyo da solo cambia una cultura nazionale. Dico che Ponyo è la prima, vera occasione di INIZIARE a tracciare una strada nel SENSO GIUSTO. Non si può pensare la la sub-nicchia dell'animazione 'otaku' esista SENZA il ramo madre, ovvero l'animazione generalista per bambini e ragazzi. Da Sailor Moon, a Dragonball, a One Piece e Naruto, qualcosa si è anche mosso. E di mezzo ci metto anche tutti gli sforzi fatti da gente come me, ai tempi dei primi anime su MTV, e cose simili. Non è che voglia i Totoro negli Happy Meal, ma vorrei che nel panorama italiano esistesse ANCHE l'animazione giapponese, con un SUO pubblico, ristretto magari, ma grande abbastanza per consolidare una presenza ANCHE per l'animazione giapponese. Ambisco a una normalizzazione di aurea mediocristas per un settore che rischia da sempre di essere strangolato di sbalzi d'entusiasmo e plateau di depressione.
  7. E' con grande dispiacere che non posso che farvi notare quel che avete dimostrato: di preferire più la vostre chiacchiere (o pippe, come si dice) sull'animazione, sul mercato dell'animazione in Italia, sul fandom italiano, su tutte queste cose, che l'ANIMAZIONE GIAPPONESE STESSA, di cui vorreste dirvi appassionati. Ponyo, Miyazaki, Ghibli SONO un monumento, un baluardo ormai, di quella che è la tradizione animatoria giapponese. E' un fatto, non un'opionione. Lo pensano in Giappone prima che altrove, prima che a Venezia lo dicono al TAF, è semplicemente così. E, perdiana, rendetevene conto: manga e anime sono cultura POPOLARE e mezzi espressivi GIOVANILI. Noi potremo chiamarci anche otaku, benone e mi metto nel mucchio, ma questo non significa essere stupidi al punto da NON CAPIRE che i bambini che vanno a vedere Ponyo sono sani e normali, mentre noi che mettiamo action figure in fila su una mensola siamo meno a posto di loro. Che poi, tutti i girellari hanno dimenticato che il loro girellismo nasce PROPRIO in età infantile? Anche come otaku, si potrebbe essere svegli abbastanza da rendersi conto che pur continuando a fare i bambinoni, comprando giocattoli e guardando cartoni animati, i bambini veri sono un'altra cosa e meritano la nostra responsabilizzazione. Spiace dirlo, ma leggendo i vostri post da espertoni, viene da dire che i bimbi che c'erano al cinema ieri ne sanno di più. :(
  8. Chiunque condividesse, o comunque sentisse di farlo, è invitato al crossposting e alla diffusione, con l'unica richiesta di non alterazione del testo. Quote Caro amico, come probabilmente già saprai, questo fine settimana vede l'uscita nelle sale cinematografiche italiane del film ‘Ponyo sulla Scogliera’, ovvero la versione italiana di ‘Gake no Ue no Ponyo’, l'ultimo film dello Studio Ghibli firmato da Miyazaki Hayao. Più che parlare del valore della pellicola, cosa per cui ci saranno di certo tempo e spazi futuri, vorrei ora provare a farti riflettere su una questione ben più urgente. Ovvero: questa uscita cinematografica rappresenta un'occasione unica non solo per 'Miyazaki in Italia', non solo per lo 'Studio Ghibli in Italia', ma per la salute di tutto il settore dell'animazione giapponese in Italia. Perché? E' molto semplice. Sin dalla 'seconda invasione' di anime (e manga) nel nostro paese, ovvero quella avvenuta all'inizio degli anni novanta, non si è mai riusciti a fondare in Italia un reale zoccolo di cultura di settore. Questo significa che, dai novanta a oggi, i manga e gli anime hanno avuto un loro piccolo 'boom di nicchia', che ha provato a espandersi commercialmente, fallendo nel diventare mainstream, e ora siamo agli sgoccioli. Questo proprio perché non si è mai pensato, né si è mai riusciti, a fondare in Italia un'onesta cultura di settore. Quindi la nicchia è stata prosciugata, e ora è in secca. Ho personalmente vissuto tutte queste fasi sia da appassionato che da addetto ai lavori, perché c'ero personalmente, in prima linea, nel corso di tutta questa evoluzione. E non è nulla di originale. Così capita nei mercati di nicchia quando non fondando realmente nulla di subculturale, si cerca a un dato momento di spaccare la nicchia per mera ragione economica: non funziona. E' evidente che manga e anime non saranno mai moduli espressivi realmente di massa in Italia, e non credo lo si dovrebbe neppure auspicare. Tuttavia, senza fondare una solida base culturale anche di un settore 'medio piccolo', la sua nicchia muore, muore commercialmente perché non riesce né a mantenersi, né soprattutto a rinnovarsi. Tuttavia, fondare una cultura di settore è la cosa più difficile, perché richiede due elementi che difficilmente si associano: l'intento culturalizzante/artistico E un serio e oculato investimento di risorse economiche. Ed eccoci giunti al punto: perché l'uscita di ‘Ponyo sulla Scogliera’ rappresenta un'occasione reale, e perché altre uscite non erano altrettante occasioni? E' presto detto. Da un lato, un'uscita artisticamente impeccabile, ma economicamente misera, non muove nulla. Non vi è un investimento serio, e quindi neppure la visibilità mediatica reale del prodotto è tale da raggiungere nuovi fruitori. All'opposto, anche la diffusione commercialmente sovraesposta di un prodotto di gran visibilità, ma tuttavia non culturalmente rispettoso della sua eredità culturale originale, non crea nulla, perché non comunica nulla di vero al pubblico. Uscite cinematografiche come quelle di ‘Ken’ o ‘Lupin’, quindi, non significano nulla. Sono solo delle operazioni di 'passa alla cassa', fatte per spremere i residui nostalgici di personaggi già noti e amati. Lavori realizzati col minimo investimento possibile per massimizzare il guadagno al più possibile. Prendi i soldi e scappa. Taglia e brucia. Uscite invisibili apparse sull'onda di distriduzioni straniere, come quelle dei film di Kon Satoshi (‘Tokyo Godfathers’, ‘Paprika’) non significano evidentemente nulla. Il mercato dell'home-video è ormai pressoché esploso, vive di sola grande distribuzione 'squarciata', ovvero di merchandise a basso costo da edicola o cestone di centro commerciale. Questa è l'attuale situazione dell'animazione giapponese in Italia. In questa situazione, ‘Ponyo sulla Scogliera’, un film inedito, esce al cinema in Italia in duecento copie. Per intenderci, sono più copie di quelle di ‘The Millionaire’, il campione degli Oscar di quest'anno. Non solo. Esce in duecento copie con una localizzazione italiana fedele all'originale, dove il bambino protagonista, un bambino giapponese, viene chiamato 'Sosukechan', dove si parla -con naturalezza e normalità- di Dea Kannon e di Urashima Taro, perché è un film giapponese ambientato in Giappone. Ed è un film per bambini, ovvero i soggetti ideali per il fondamento di una nuova cultura. Oltre alle duecento copie, c'è la serietà di un distributore, la Lucky Red, che ha investito grandemente e intelligentemente su questo film. E' innanzitutto il terzo film Ghibli che distribuisce, sempre con serietà. Presentato a Venezia, con l'autore giunto in Italia. Ottenendo grande riscontro di critica, cosa che si è rispecchiata in tutta la stampa nazionale, dai giornali quotidiani, alle riviste di settore, ai telegiornali più in vista. Molte iniziative pubblicitarie sono state varate a latere dell'uscita del film: un concorso sul sito Lucky Red, uno sul sito Cartoon Network, uno sul sito di Nanoda. Molto, molto lavoro è stato profuso SIA dal punto di vista commerciale, SIA dal punto di vista artistico e culturale, intorno a ‘Ponyo sulla Scogliera’. Per questo è un'occasione unica. E per questo credo che proprio in questo momento, chi si vuole chiamare "un appassionato di animazione giapponese" dovrebbe saper premiare tanto sforzo e tanta cultura profusa dalla Lucky Red in questo settore che noi diciamo di amare. Il modo per farlo è, chiaramente, andare al cinema e portare amici e parenti al cinema, spingerli al cinema a vedere quello che è un magnifico film, il film dell'autore di animazione giapponese che -anche e soprattutto e innanzitutto in giapponese- è a giusto titolo ritenuto il simbolo e l'erede della tradizione animatoria nipponica. Soprattutto quando Lucky Red ha già dichiarato la sua intenzione a distribuire l'intero catalogo dei film di Miyazaki bei CINEMA italiani, e di distribuirli nella totale fedeltà artistica e culturale agli originali, questa è un'occasione irripetibile, venutasi a creare per una serie tanto lunga di coincidenze tanto fortuite che sarebbe persino noioso stare qui a elencarle. Ma è forse la rara, unica occasione di fondare una onesta, modesta ma VERA cultura dell'animazione giapponese in Italia, e spero solo di essere riuscito a comunicare questo obiettivo dato in tutta la sua poderosa e onesta realtà. Perché ho scritto questa lettera aperta non da addetto ai lavori, ma da appassionato di animazione giapponese, proprio come il suo ideale ricevente. Sono personalmente coinvolto nella realizzazione dell'edizione italiana di 'Ponyo sulla Scogliera', ma non sono un dipendente della Lucky Red. Non trarrò alcun beneficio economico dall'eventuale successo di 'Ponyo sulla Scogliera', e siccome per deontologia professionale io lavoro sempre alla paga minima sindacale del settore (doppiaggio), nulla cambierà nella mia sfera economica personale. Scrivere questo è per me umiliante (è sempre umiliante parlare di denaro quando si ha in mente l'arte), ma mi preme davvero che l'onestà di questo scritto sia palese anche al lettore più diffidente, quindi non esiste ora per me neppure nessuno orgoglio, nessuna dignità. C'è qualcosa di più importante di me, ed è esattamente l'occasione di cui ho parlato. Sono quindici e più anni che opero in questo settore, e da più di una decade lamento la mancanza di una cultura specifica di questo settore. Nessuno ha mai realmente investito nulla per crearla. Le fiere sono sempre state sterili o quasi. Tutti gli agenti del settore o erano chiusi in una nicchia, o speravano in una gallina dalle uova d'oro che non è mai esista, e tutti gli sforzi miei e di pochi altri appassionati professionali si sono sempre persi così, in questa ineluttabile mancanza. Siccome ora potrebbe, forse per la prima volta, essere diverso, io spero davvero che chi ama ritenersi un appassionato di animazione giapponese in Italia sappia sentire la semplice responsabilità anche solo della propria passione. Spero che questa lettera sia stata letta e non fraintesa. Spero che questa occasione non sfumi nella tipica abulia del sedicente appassionato italiano. Amichevolmente, l'appassionato di animazione giapponese Gualtiero Cannarsi, noto ad alcuni anche come 'Shito'. Che poi significa apostolo.
  9. Quote Quote Ragione della scelta: suppongo dipingere un realistico scenario di rapporti familiari deragliati. Risa stordita sul letto come una ragazzina che viene consolata dal figlio è la violenza del realismo puro. Mh, ma a te sembrano rapporti deragliati? Voglio dire, Risa si arrabbia perché il marito non può tornare a casa come previsto, e d'accordo Sousuke la consola, ma basta questo per definire un rapporto famigliare deragliato? Sia la madre che il padre amano molto il figlio, i genitori evidentemente si amano molto tra di loro (come dimostra anche l'infantilità del modo di arrabbiarsi di Risa, che evidentemente non riesce a portar rancore), e il figlio ama molto i genitori. Se è deragliato questo cosa dovremmo dire di, non so, i parricidi o simili? Sì, credo che una madre che tratta il figlio con Risa tratta Sosuke (alla pari, cit Studio Ghibli), sia un deragliamento del ruolo di madre. Una madre non è un'amica, né una compagna (cit Anne Frank). Benché Risa non sia un personaggio negativo in sé, è il frutto del mondo "pieno di angosce" che Miyazaki ha inteso dipingere in questo film.
  10. Quote Visto oggi, sala per 3/4 vuota Beh sì, è proprio un film per bambini, con finale super lieto e praticamente assenza di un antagonista. Comunque molto gradevole e colorato, mi è piaciuto E' un film molto bello e molto forte. Tecnicamente parlando, a paragone nessun film di Miyazaki è mai stato 'animato', fa paura. E' assolutamente per bambini, ma è ricco di significati (come dev'essere). Il realismo del personaggio di Risa è durissimo. La sconfitta e la crudeltà della solitudine in cui finisce Fujimoto è la feroce autocritica dell'otaku Miyazaki. Quote Per Shito: - Ero già pronto a lamentarmi per le espressioni come "oltremodo sconveniente" ma visto il tipo di personaggio che si viene a delineare penso che tu abbia fatto benissimo Sì, Fujimoto è un personaggio otaku. Passa dalla serietà di un bushi (cit Miyazaki Hayao) nella sua missione di purezza, all'essere del tutto negato per i rapporti sociali umani 'normali'. Vive ritirarno nel suo mondo, una torre di cristallo, e poi nella sua 'torre d'avorio'. Tutto ciò si riflette nel suo modo di parlare, da un certo manierismo antiquato alla precisione scientifica che 'rende alcune sue battute incomprensibili a tutto il pubblico giapponese' (cit responsabile Studio Ghibli). E' un personaggio molto dolce e molto triste. Quote - Complimenti per la direzione del doppiaggio Grazie. Quote - Ovviamente suppongo che anche in originale Sousuke chiami madre e padre per nome... come mai? Non mi risulta sia un'usanza giapponese, c'è qualche motivo specifico? Sì, è tutto PRECISAMENTE come in originale. Sosuke a volte è Sosuke, a volte Sosukechan, a volte Sochan, ogni volta come in originale. Sosuke chiama sempre padre e madre per nome, solo per nome, ed è una cosa più forte in giapponese che in italiano, dato che il giapponese usa apposizioni di ruolo in luogo di nomi propri più ancora che l'italiano. Ragione della scelta: suppongo dipingere un realistico scenario di rapporti familiari deragliati. Risa stordita sul letto come una ragazzina che viene consolata dal figlio è la violenza del realismo puro. Quote - E' la prima volta che vedo il 99% dei titoli di testa dedicati all'elenco dei doppiatori, con due soli nomi dedicati allo staff (Toshio Suzuki e Hayao Miyazaki)... anche qui immagino fosse così pure in originale, c'è un motivo particolare? Veramente i nomi per lo staff sono di più: a parte Hisaishi ci sono anche i direttori di animazioni e fondali.Sì, è tutto come in originale. Anche la POSIZIONE dei titoli. L'ordine dei doppiatori. Tutto. Figura la doppiatrice giapponese delle sorelline di Ponyo i cui versi NON sono stati ridoppiati, come da volontà Ghibli. Quote - Ho notato che la pronuncia del nome Ponyo a volte è con la prima 'o' chiusa, a volte con la 'o' aperta, e poi ho visto che hai mantenuto Ri-za con la pronuncia originale... non sarebbe dovuto diventare Lisa? (chiedo) Su Ponyo: non bado mai troppo alla precisa coerenza delle pronunce dei nomi. A me, da quando son nato, alcuni mi chiamano Gualtiéro, alcuni Gualtièro. Figurati un nome giapponese. Salvo grossi errori di pronuncia, a me interessa che sia credibile e naturale il modo in cui il nome viene pronunciato e detto nella battuta. Non saprei che farmente di pronunce perfette che staccano dalle battute come negli annunci delle fermate dei treni. Su Risa: è un nome giapponese. La pronuncia più corretta è quindi Risa, che poi evita anche infelici fraintendimenti (OGM!!!!11! vedi è emancipata perché non è giapponese!!!111)
  11. Considerando che stiamo parlando di un film per bambini, non mi sembra poi così strano/sbagliato/irritante. Forse lo spettacolo delle 8 potrebbero farlo, altrimenti quando dovrebbero portali i bimbi al cinema, i genitori? Sicuramente quello delle 22 non necessita.
  12. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    Credo semplicemente che il reale mercato dell'home-video in supporti fisici sia finito, supporti di vecchia o nuova generazione che siano. Quello che resta è la GD più sbracata, ovvero cestoni, edicole e titoli autopromozionanti, e no, la fu nicchia dell'animazione non ha spazio in simili segmenti.
  13. Shito

    Sky Crawlers

    Credo che infatti la sclerotizzazione di quell'urlo, che poteva essere vivido nella giovinezza dell'autore, l'abbia reso ormai inutile. Beautiful Dreamer resta per Uruseyatsura quello che Cagliostro no Shiro è per Lupin Sansei. Ma era un Oshii giovane. Tutto sommato, se avesse accettato di andare a lavorare in quel 'Cremlino' (come lui lo definisce) dello Studio Ghibli, forse avrebbe scoperto che oltre all'autolegittimazione del sé, che puzza tanto di frignare da bimbotaku, si può anche fare del cinema d'animazione per dire qualcosa di sensato al pubblico con un'idea di responsabilità comunicativa. Forse.
  14. Shito

    Sky Crawlers

    L'inquietante commento di Miyazaki Goro, e l'ancor più inquietante raccolta di commenti a opera di Anno Hideaki, mi scoraggiano alquanto.
  15. Shito

    Shingeki no Bancio (Attack on Bancio)

    Quote No, un attimo. Questa frase l'ha detta il Miya? O_O Se si lo depenno di brutto dalla lista dei miei registi preferiti... :goccia: Che vergogna quando anche un narratore anziano e giapponese viene politicizzato all'italiana. Bancho, a tuo vantaggio, rimetto le cose in ordine. Miyazaki è un anziano giapponese. Miyazaki ha l'età per essere un nonno. Miyazaki NON è un 'ecologista attivista', queste sono tutte idiozie da critico occidentale. Miyazaki ha detto che questo film (Ponyo) è stato assai influenzato dal fatto che nello Studio Ghibli molte persone hanno avuto figli. Questo ha dato gioia e buon umore a Miyazaki. Ha aperto un asilo interno allo Studio Ghibli per i figli dei dipendenti (era un suo sogno da molto tempo), e ha fatto Ponyo, un film assai più luminoso, solare e ottimista dei suoi precedenti. Lo slogan di Ponyo è "Che bello essere nati". L'idea di Miyazaki è che, anche in un mondo così sottosopra, finché nasceranno bambini ci sarà speranza. A loro, ai bambini che nascono, è dedicato questo film. Essenzialmente questa è la storia. Dairon: quando a Miyazaki hanno chiesto *con me presente* "il suo ecologismo ci sembra cambiato nel corso della sua carriera, cosa ne dice?", lui ha risposto che invecchiando si è responsabilizzato e ora si porta sempre dietro un posacenere portatile per raccogliere i mozziconi delle sigarette che fuma, e a volta pulisce intorno al palazzo del suo Studio. NON stava trollando, giuro, perché ero a meno di 50cm da lui e lo guardavo negli occhi. Vi prego. QUESTO è Miyazaki Hayao. E' una persona semplice con i suoi pensieri profondi E semplici. Ed è giapponese. Invito tutti a sforzarsi di intendere ciò che è diverso da noi RINUNCIANDO a incasellarlo nelle NOSTRE forme a priori. Non funziona, e non serve a nulla.
  16. Shito

    I messaggi di Evangelion

    Sto leggendo cose sensate, e quindi necessito di un reset 'alla Shito' per ripartire from scratch e cercare di farmi intendere. Quindi per favore vi chiedo di dimenticare la parola e il concetto di 'critica', di qui a scendere. Allora, vediamo così: un autore fa un un'opera. E' la sua opera. Che sia animata, scritta o che, qui non ci interessa. Che sia un'opera che si definirà bella, brutta, completa, incompleta, matura, giovane, storta, dritta, non ci interessa. Che arà o meno successo non ci interessa. Il mio punto (si noti: MIO, e con questo non dico che altri punti siano fuffa o non valgano analisi, solo dico che si tratta di altro) è il seguente: posto che in quella opera vi sia un messaggio/significato, ovvero che vi sia stato INTENZIONALMENTE POSTO dal suo autore, COME posso io sforzarmi di intenderlo il più/meglio possibile? Questa non è teoria della critica, ma semplice tentativo di realizzazione comunicativa. Una comunicazione esiste quando qualcuno ESPRIME (= vuole farlo) qualcosa, e chi riceve quella comunicazione capisce quello che l'emittente voleva esprimere. Sennò sarebbe piuttosto DIScomunicazione. Detto questo, per me l'ermeneutica (quale parolone!) è solo il tentativo, lo sforzo, di avvicinarsi il più possibile alla verità della comunicazione (artistica, eventualmente) di un autore scivolando nel SUO mondo. Io *personalmente* ho un po' inviso chi si specchia nell'arte altrui, ma alla fine vede solo sé stesso, riempie un quadro di sé come fosse uno specchio, e si contenta così. Così per me non serve a nulla. Se mi metto davanti all'opera di un altro, io voglio capire cosa voleva dirmi quell'altro. Sennò non mi ci metto neppure, sarebbe una sorta di stupro (l'uso dell'altrui senza volontà di comprensione reale). Tenete presente che per me "comprensione = amore = comprensione", ovvero se amo una cosa è perché voglio capirla, se la capisco la amo, quindi vogli capirla, e via all'infinito. Infatti sono convinto che i rapporti d'amore fasullo di oggi siano solo modi per stare 'soli in compagnia', senza capire nulla dell'altro, ma divertendosi insieme ingannando ciascuno la propria solitudine individuale. Ovvero, una sorta di masturbazione edonistica-esistenzialista (cfr. Kierkegaard, la vista estetica, Diario di un Seduttore). Detto questo, credo di avere spiegato il mio punto di vista. PRIMA di parlare se Eva sia un'opera 'buona' o 'cattiva', cerchiamo di capire COSA il SUO autore volesse comunicare con quell'opera, a chi si rivolgesse, perché. Questo serve INNANZITUTTO a rendere la comunicazione UTILE. Sennò sono tutte sovrastrutture inutili, perché senza fondamenta. Io voglio lasciarvi questo serio messaggio: la fantasia non crea NULLA. La fantasia ricombina soltanto elementi introdotti nella nostra mente dai nostri sensi (si considera qui la percezione emotiva come un senso 'interiore'). Quindi se voi non avete mai assaggiato -che so- l'okonomiyaki modan, io potrò spiegarvene il sapore per ANALOGIE con cose che conoscete, tipo: "soimiglia a una frittata, con della pasta scotta dentro, e...", ma alla fine voi NON avrete l'idea dell'okonomiyaki modan in testa, ma un patchwork delle VOSTRE sensazioni pregresse, ricombinate dalla vostra mente sulle base delle mie indicazioni. Ma la fantasia (intendo: l'attivistà psico-fantasmica) non ha creato NULLA, solo ricombinato pezzi. Detto questo, veniamo all'arte: un artista prova a esprimersi, fa opere per trasmettere sensazioni e pensieri e cose (non dico tutti gli artisti, dico quelli che IO chiamerei 'artisti', gli altri per me sono solo buffoni). Quindi, per TENTARE di sentire qualcosa, bisogna cercare di stabilire un canale di *comprensione sensibile*, quasi empatica con l'autore. Bisogna capire cosa provava LUI in merito a quello che scriveva LUI, altrimenti non si capirà mai NULLA di quello che scriveva: lo si leggerà con le errate forme a priori. E' come leggere un'opera scritta in una lingua pretendendo di capirla leggendola come se fosse stata scritta in un'altra (la nostra). Non per citare Joyce, ma ognuno ha nel suo animo una 'sua lingua', è inevitabile. Nessuno parla del mondo, tutti conoscono solo la 'loro propria rappresentazione' del mondo. E l'arte è il tentativo di esprimere (estroiettare) la propria rappresentazione. Chi volesse intenderla, deve applicarsi seriamente per farlo. I M H O
  17. Quote Quote Il film è pronto per la sua uscita nelle sale il 20 di questo mese! ^^ Si sa quante? Non mi sento autorizzato a fornire cifre, ma direi senz'altro il più alto numero che un film animato giapponese abbia mai visto in Italia. La Lucky Red sta davvero dimostrando grande serietà e competenza nella distribuzione di Miyazaki nei nostri cinema. Mi auguro che almeno ilpubblico ipù 'esperto e appassionato' saprà premiare tanto sforzo, economico e culturale.
  18. Shito

    Shingeki no Bancio (Attack on Bancio)

    Did you enjoy WALL-E, Dave?
  19. Shito

    Shingeki no Bancio (Attack on Bancio)

    Sicuramente i più attenti di voi avranno notato che, in Cagliostro no Shiro, Miyazaki monta nelle memorie di Lupin stesso la classica scena del pilot giusto per farlo morire a frecciate. Così muore il 'vero' Lupin (quell'orrendo, ridicolo, stupido personaggio inutile che è sempre stato) nella narrativa miyazakiana, per rinascere tra le braccia di Clarisse (giustamente indicata da molti come la prima esemplare di moe) come un essere romanticamente etico nel suo canovaccio di antieroe miyazakiano. Come disse Miyazaki stesso: "So che quello che dirò non piacerà a molti, ma ritengo che a parte quanto abbiamo fatto noi tutto quello che è stato fatto su LupionIII sia semplicemente insignificante..." Quanta verità.
  20. Shito

    I messaggi di Evangelion

    Roger è quotabile. Per fare ordine, voglio solo rendergli chiaro che "Le ragioni del successo di Evangelion" sono una cosa, e "Il tentativo di interpretazione ONESTA del significato di Evangelion" è un'altra cosa, spesso opposta alla prima. :) A Shuuji: Il tuo discorso è inoppugnabile. Ma più che il tentativo di comprensione del contenuto di un'opera, è un breve e condivisibile manifesto deontologico del buon narratore, o autore di narrativa. A te vorrei solo dire che il giudizio 'di valore' sull'opera Evangelion in qualche modo prescinde sia sul tentativo di eviscerarne il suo reale contenuto (reale = quello inteso dal suo autore), sia dal valore che ciascuno può attribuire a detto messaggio. In soldoni, sfido anche il più sfegatato fan della serie a dire che Evangelion è un capolavoro perché "è un'opera consistente e coerente nei suoi livelli di lettura, formali e contenutistici, e indi è un'opera assai completa". Sarebbe una follia oltre il ridicolo, credo. Senza fare il romanzo del romanzo, le mille storture di Eva credo siano note a (quasi) tutti. Ancora, pur con tutte queste sue storture, Eva resta permeato (almeno IMHO) dall'afflato di un messaggio importante e significativo, per quanto mal gestito nella sua forma narrativa. Proprio tale difetto di cattiva gestione narrativa rende la fruzione del messagio più ostica. Il che può voler dire che Anno NON è stato un bravo narratore con Eva, il che credo sia anche pacifico. Tuttavia, qui come altrove, l'interpretazione autentica credo debba essere non un vangelo apocrifo o l'opera a posteriori di lettura di un'opera incompleta, quanto un'eventuale 'linea guida' per la correttezza/onestà interpretativa desunta a posteriori nella semplice ottica ermeneutica di "capire il linguaggio di chi ci parla". Alla fine, è una cosa che inconsciamente andrebbe fatta per OGNI forma di comunicazione, credo.
  21. Il film è pronto per la sua uscita nelle sale il 20 di questo mese! ^^
  22. Shito

    I messaggi di Evangelion

    Penso sia pacifico che le dichiarazioni intenzionalmente esplicative di un autore sulla SUA opera costituiscano quello che in esegesi delle fonti si definisce "testo di interpretazione autentica", che a giusto titolo va e deve essere considerato come la fonte PRIVILEGIATA in ambito esegetico e ermeneutico. Personalmente ho assai invisa, e ho scritto strali contro, quella branca critica che presume e ha la presunzione di credere di poter interpretare un'opera PRESCINDENDO dal tentavio di *onesta comprensione* dell'intento dell'autore profuso nell'opera. Non ha senso. Credo che un simile relativismo critico anarcoide sia piuttosto il rifugium peccatorum di chi ha studiato qualcosa (forme, stili, accademia) che vuole chiamare 'assoluto' (o nei fatti ritenerlo tale) per potercisi riferire appunto in assoluto evitando così la fatica di studiare quel che realmente si dovrebbe: il pensiero e l'opera di ogni autore, la SUA espressività e il SUO pensiero, che poi è ciò che costituisce la sola ONESTA' nell'ermeneutica. IMHO.
  23. Shito

    I messaggi di Evangelion

    Se posso dire qualcosa, direi che ognuno di voi palesa una propria idea personale e abbastanza lontana/distorta dalla realtà dell'opera (che è l'idea dell'autore). Evangelion nasce come un "opera di science fiction realistica". Ovvero, usa la science fiction per narrare la realtà dell'essere umano. Questo gli da un grande valore: anche se l'apparato è fittizio per definizione (ehi, i robottoni NON esistono), permette A) grande identificabilità/riconoscibilità/empatia tra le psichi di personaggi e pubblico e B) di veicolare un messaggio umano importante. Sono queste cose che, anche se in maniera non cosciente, fanno grande un'opera, su MOLTI livelli (NON SOLO quelli intellettualoidi). Inoltre, Eva ha molti punti di fascino. Fu tremendamente 'zeitgeist' all'uscita, con il misticismo messianico un po' a là techno-new-age, ma queste cose lasciamole dire ad altri: sono comunque palesi. Resta che Eva, come Gundam, come Ideon e DevilMan (i due referenti principali, per AMMISSIONE DEGLI AUTORI) sono serie che usando scenari estremi descrivono con estrema violenza, con grande visceralità, la verità di noi tutti: i drammi dell'essere umani. Quindi, sono grandi opere.
  24. Shito

    I messaggi di Evangelion

    Dairon: i personaggi di Evangelion possono avere grande coerenza di caratterizzazione e spessore psicologico, mostrato nelle loro interrelazioni e nell'analisi del loro passato, anche se poi Lilith cambia nome in Adam, o che. Il livello di 'incosistenza narrativa' può impattare o meno sulla solidità delle caratterizzazioni che vi si muovono, come del resto si possono avere caratterizzazioni inconsistenti in trame solide. :)
  25. Shito

    I messaggi di Evangelion

    Quote E, no: io Eva non lo prenderò mai sul serio. Il che è legittimo, ma non ha nulla a che fare con l'opera in questione. Ovvero, parli di te e delle tue ragioni per non prendere sul serio l'opera, non dell'opera, indi un simile giudizio è egocentrizzato a là Shinji. Come vedi, Eva ne sa più di te. :)
×
×
  • Crea Nuovo...

Informazione Importante

Procedendo oltre nell'uso di questo sito, accetti i nostri Termini Di Utilizzo