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MANGA&ANIME Sul Serio
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
Garion, se resisti a questa sei un uomo dal cuore duro come una Gold Cloth! :-) -
MANGA&ANIME Sul Serio
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Col tuo freddo distacco hai deluso AkiraSakura. Non vedi che occhioni ha il suo avatar? Catìfo! -
Cowboy Bebop by Netflix - daje, vediamo che succede
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Film e telefilm nel salotto di casa
Lo farò. Grazie della dritta. EDIT1: ho letto le prime cinque righe e già ho trovato conferma di tutto quello che mi disgusta in una narrativa animata (e non). :-D EDIT2: non ce l'ho fatta a completare la lettura della recensione, ben scritta come sempre, ma per i contenuti che recensiva. :-/ -
MANGA&ANIME Sul Serio
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Certo. Credo lo faremo, in vera live su Twitch, questa domenica. Sei il benvenuto. Ti va di comparire come ospite? :-) Mi prendi in giro, vero? Ho 44 anni. Sembro già un ragazzino e un pirla, più giovanile di così? -
Caso vuole che di recente io abbia rivisto quel film - in giapponese. A parte il testo dell'originale, che è semplice ma molto divertente nel tipico modo del primo Miyazaki, nell'originale di Lupin è infatti cruciale lo scarto generazionale tra Lupin e Zenigata, che il primo chiama "paparino" e apostrofa continuamente come un vecchio dell'anteguerra (in giapponese: "showa no hitoketa", una persona nata negli anni a cifra singola dell'Epoca Showa). Questo è enfatizzato anche da uno scarto vocale ed è cruciale, perché rispecchia lo scarto di personalità "generazionale" tra i due personaggi.Detto questo, se mai dovessi doppiare questo film, per me sarebbe innanzitutto un'opera da macchina del tempo: com'era lo stile originale del tempo, della fine degli Anni Settanta? Come interpretare il doppiaggio originale di quel film, e come ricrearlo? Questo "impianto artistico" mi si è sempre pià sedimentato in mente con una decade di collaborazione diretta proprio con lo Studio Ghibli. Se la logica diciamo "tradizionale" del doppiaggio italiano è abbinare "voce" dell'attore a "volto" del personaggio, per me si tratta di abbinare piuttosto "persona" dell'attore a "personalità" del personaggio. E questo parte rigidamente dalle età non "vocali" ma anagrafiche degli interpreti stessi. Ma è anche una cosa che evolve nel tempo della "storia" del doppiaggio, in Italia come in Giappone.Per esempio, se si prendono "Ponyo" e "Totoro", doppiati in italiano nello stesso autunno-inverno, si noterà che i protagonisti infantili di Ponyo sono a età quasi reale con i doppiatori, mentre i protagonisti infantili di Totoro assolutamente no. Questo non risponde a un mio vezzo, ma a un preciso studio degli originali e del loro tempo e del loro stile - qualcosa che oggi come oggi chiunque potrebbe facilmente verificare con pochi clic. ;-)Questo è per me il doppiaggio: un'opera di ri-creazione, un falso d'autore e di servizio tutto piegato su una cosa sola: l'originale. Il valore del doppiaggio è il suo saper mettersi al totale servizio della resa interlinguistica dell'opera originale che viene doppiata.
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Cowboy Bebop by Netflix - daje, vediamo che succede
topic ha risposto a Shito in una Chocozell nella sezione Film e telefilm nel salotto di casa
Se vi dico che non ho mai visto neppure un episodio di Cowboy Bebop in nessuna lingua vi sorprende? :-) In effetti so solo due cose di questa serie Hayashibara Megumi e Wakamoto Norio. Però una volta ero a cena con character designer, che mi parve una persona deliziosa. Quindi so anche che c'era un cagnolino. -
MANGA&ANIME Sul Serio
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WoW, 2000+ visioni in 36 ore scarse di metà settimana non sono malaccio, via. :-) -
Shinji con la tuta di Touji? :-)
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MANGA&ANIME Sul Serio
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Giusto. Giusto. Senza arrivare alla teoria della "morte dell'autore", trovo che la conoscenza dell'autore sia per lo più funzionale alla più completa/corretta comprensione della sua opera, non viceversa. L'invero sarebbe per me sin troppo morboso. Anche se ammetto che con certi autori, molto viscerali, o fose solo molto nevrotici, che usano il loro fare arte in modo fortemente autoterapico, il confine si faccia sfumato. Ma di do ragionissima. Nel caso di Ootsuka, sì, in un momento di cordoglio avevo trovato bello mostrare un'intervista dove si vedeva lo "spaccato umano" della persona che è venuta a mancare. La sua arte non è quell'intervista, certo che no. In questo siamo profondamente simili. Nel mio specifico mi interessa solo la comprensione di un pensiero espresso in un'opera, neppure l'opera stessa, che vedo come un mero "mezzo". Mi interessa insomma solo il "contenuto comunicativo" (sia intellettuale, sia emotivo) dell'opera. Sì, sì, sì, e sì. C'è anche da dire che un artista come Ootsuka Yasuo, che non si è dato alla "direzione" (regia) in quanto tale, ma alla "direzione delle animazioni", si è espresso un un ambito che da solo non esiste in forma compiuta, ma esiste all'interno di un'opera in qualche modo comunque "corale". In questo senso, trovo davvero meraviglioso cosa diceva Takahata di lui. Perché Takahata non era un animatore. Era, fin da giovane, un regista. Un regista che ha usato soprattutto l'animazione, e lui non era un animatore. Questa cosa ha lungo fatto "impazzire" Miyazaki, che al contrario può davvero dire che Ootsuka fu un suo "mentore". Ma alla fine, Miyazaki dice anche che Heidi è il capolavoro DI TAKAHATA, perché TAKAHATA vi aveva posto tutte le tecniche di animazione, e TAKAHATA le aveva portate al mgilior frutto- Questa cosa è monumentale. Miyazaki su Heidi si era quasi ammazzato, per quanto aveva disegnato. E lo dice, ammirato e felice, l'opera di TAKAHATA. E quel Takahata chiama Ootsuka, un animatore, un suo maestro. Tutto torna, e secondo me è molto bello, molto umano. Heh, la "Caccia a Orochi del Principe Monello". Susano-oo un "principe monello". Delizioso. Per me che amo King of Fighters, poi. Quella storia fu la prima coaa del Kojiki che studiai. :-) Grazie del bel confronto, Shu.
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Avevo visto quel filmato di collage anche quando lo avevi postato in shoutbox. :-) L'ho apprezzato soprattutto perché ci sono i titoli giusti dei film, ma per contro non capisco lo spezzettamento anacronistico dei contributi. E mancano poi molte cose. Ad esempio la scena di Conan che solleva Lana nell'ep1 è di Ootsuka (Ootsuka ebbe grande parte in Mirai Shounen Conan). Miyasan se ne lagnava tanto perché – in soldoni – era poco "otaku". Miyasan voleva le Conan alzasse Lana con la delicatezza di un uccellino, Ootsuka la fa alzare come una ruota di una Jeep. :-)9 E poi, la scena che mi FULMINÒ, che la Conan bloccato in fondo al mare e Lana e che fa da spola a portargli l'acqua bocca-a-bocca (bacio non bacio) finché SVIENE di stanchezza, prostrata, ma ancora dice a lui mentalmente "Vivi!" - di quella scena Miyasan dice che "diede eccessivo sfogo a tutte le sue visioni". Come Clarisse che si fa sparare addosso per proteggere con il corpo Lupin ferito, che prova a sfondare la finestra della sua "prigione" ma viene anzi sbalzata via dal contraccolpo, questo e Miyasan. E Ootsuka invece era quello dei meccanismi disegni per capirli, per "metterseli nella mano destra", dalle locomotive dell'infanzia alle Jeep. Per dire. Sono questi tratti dell'umanità delle persone che trovo personalmente interessanti, non i "virtuosismi" animatori. Quelli per me sono bambinate. Incidentalmente, anche per Ootsuka lo erano. Lo dice proprio. Dice che dopo avere pianto avendo visto Hols completato, lui capì che doveva limitarsi a fare "le cose stupide che piacciono a me", e che non avrebbe mai potuto essere un regista. Lo dice lui, non lo dico io, lo dice lui con la sua faccia e la sua voce. Però, anche così, nella differenza tra le persone e le loro espressioni artistiche, fiorisce la ricchezza dell'umanità. E infatti, Takahata (non dico solo Miyazaki, dico quel Takahata il cui Hols fece piangere Ootsuka) dice che considera Ootsuka uno dei suoi "grandi maestri". PErché rispondendo sempre confelicità "alle sue domande stupide" (di Takahata) gli aveva insegnato l'animazione, a lui "che non disegna" (Takahata). Credo quindi, al contrario, che il valore dell'intervista che ho riportato sia il valore delle verità umane che secondo me sono lì espresse, come il legame tra povertà e vera creatività, la sterilità dell'opulenza, cose così. E credo che il valore sia anche nella sottile tristezza che leggo in quell'intervista. L'umanità della persona umana, insomma. Quale maggiore figura un uomo potrebbe fare?
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Anche qui: OCCHIO - ATTIVARE I SOTTOTITOLI Un documento inestimabile. Intelligente. Pieno di verità. Quattro anni su YouTube, in inglese, e ha meno visioni dei video stupidini che realizzo io con Domenico. Follia. Mi sento umiliato a livello umano.
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Il finale di BR era proprio quello, quella scritta (e lettura di quella dalla voce narrante si Nanahara Shuuya). Ed è un verbo espresso all'impertivo. Come "Vivi!" per Mononoke Hime. Il finale di Abenobashi è un po' più intellettuale, perché Yamaga è sempre stato un intellettuale. Impossibile fare paragoni. Il finale di Abenobashi è come una profonda consapevolezza dimostrata nei fatti, non detta, non elaborata a parole. È una cosa tipo quella di una persona napoletana colta, intelligente, che ha capito tutto ma non te lo spiega con un trattato. Te lo fa capire, e poi dice "Hai visto?". Anno è più il bambinone che alla fine è cresciuto, giusto un po', perché alla fine "è capitato" anche a lui di crescere, cosa che era ovvia (il fatto che sarebbe cresciuto, che gli sarebbe capitato di crescere) ma del tutto impensabile nei tempi del rifiuto di ciò. Un senso del tutto che può essere semplicemente espresso in un aspetto verbale, neppure nel verbo stesso: "otona ni nareCHATTA". C'è da rallegrarsi che non abbia usato quell'altro aspetto verbale, "otona di nareteSHIMATTA". Solo questo, tanto vale. Per lui. Anno disse, scirsse, che tutto Eva era un suo "spettacolo masturbatorio" nel senso che lui "si masturbava sul palco e il pubblico lo guardava masturbarsi". Psicologicamente, si capisce. Ma per un'intera generazione masturbatoria, una cosa simile può essere utilmente proiettiva. Evangelion è la storia della mancata risoluzione della frustrazione (nevrosi) d'impotenza di una (o più, ormai) generazioni, no? Che il regista ha messo in scena per la maggiore empatia del suo pubblico. Poi, alla fine, cresci. Semplicemente càpita. Nei casi migliori, dico. :-)
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Dal suo nome, dal fatto di essere il personaggio femminile "nuovo" introdotta in questa "ricostuzione" di questa storia.
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Che la M fosse quella si capiva dall'inizio del personaggio. :-)
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Sull'adattamento, la traduzione, e fedeltà, e devozione
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
In realtà prima non era su Tapatalk, dico un 5 anni fa almeno, e il passaggio è stato un mal di testa - mi avevano linkato oggi il thread a mio nome. -
Sull'adattamento, la traduzione, e fedeltà, e devozione
topic ha risposto a Shito in una Shito nella sezione La tesi dell'angelo crudele
https://www.tapatalk.com/groups/altriforum/gualtiero-cannarsi-t7557-s40.html#p230033 -
Garion, ricordi il finale di Battle Royale? 走れ。
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In ogni caso, mi pare sia sempre il sussidiario illustrato dell'adolescenza protratta e traumata del regista, tramite la messa inscena dell'adolescenza traumata dei personaggi. :-) mutatis mutandis:
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Sì, è una bella cosa. Tutto inevitabilmente molto "meta". Sembra l'On Your Mark di Anno. :-)
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Certo, e comunque parliamo di un'esperienza piccola piccola, un aneddoto forse solo vagamente significante, difatti piuttosto resta il fatto che la presenza del franchise nel 2006-2007 per le strade di Ikebukuro come Akihabara come Shinjuku era nulla salvo la musichina di un pachislot. Come si sa, a gironzolare da soli a mo' di cane randagio si fa caso all'ambiente. :-) Quando al "natsukashiiii", ovviamente parliamo di 2 persone su 10 milioni, ma l'effetto fu molto spontaneo, anche sincero. Poi ne parlammo. A quei tempi, ricordo che tutte le volte che mi capitava io venivo inevtabilmente etichettato non come "otaku" ma come "mania". Avrei poi dovuto studiare un po' per approfondire la storia dell'uso dei termini distinti nella sottocultura giapponese. A quel tempo, il grande boom era quello delle "meido", forse c'era già stato -da poco - Densha Otoko (non l'anime, il caso di BBS -> letterario), e poi il DS Lite. Lunghe file in strada.
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Trovo questa parte di discorso interessante. Mi si permetta di introdurre qui un piccolo racconto di vita mia. La prima volta che mi recai in Giappone fu per lavoro, stetti un mese a Tokyo. Essendo da solo, come sempre capita ebbi occasione di avere assai brevi contatti sociali proposti più o meno dal caso. Un uno di questi, mi trovavo con due coetanei in un izakaya. Era il 2006, quindi avevamo tutti più o meno trentanni, loro trentenni di Tokyo - appunto. Come sempre capita con le nuove conoscenze, ci si racconta un po. Come mai sei qui? Per lavoro. Di cosa ti occupi? Adattamento linguistico di un videogioco. E tu? Io sono entrato in polizia, faccio il poliziotto. Cosa ordiniamo? Scusatemi, io non bevo. Eeeeh? Ah, allora neppure io, stasera non bevo. Ok, allora neanch'io! – Mangia tu che mangio anch'io, capitò che si parlasse normalmente dei propri pregressi. Nel mio caso, versione stringata: Creamy Mami, Uno studio sulle maghette, Evangelion, poi Ghibli. Al ché, i miei due commensali esplosero all'unisono in un "Eeeeh? Evangelion? NATSUKASHII!" Per loro, persone molto comuni, era un ricordo del periodo dell'università. Una cosa passata. E lo sarebbe stato anche per me, invero l'uno e l'altro. Università, passato. Solo che per me quel periodo non si era mai davvero chiuso, in effetti. Come stato mentale. Era cominciata una forma di moratoria sociale, forse. La maledizione dei piloti di Eva? Chissà. In ogni caso, ancora quando tornai in Giappone per piacere sul finire dello steso anno, ed andai ad Hakone, la gente qui e lì si sorprendeva che io conoscessi "così nel dettaglio" tante cose piccole e stupide, da Goura alla Funivia di Komagatake, dalla valle di Owaku al Monte Futago, manco a dirlo. Dopo il classico "ah, quindi non siete americani", seguiva di rito: "E come mai conosci questi posti?", ella immancabile elaborazione "no, vede, il fatto è che io faccio questo tipo di lavoro, e ho lavorato su una serie animata che si intitola Evangelion ed è ambientata in questi luoghi..." la maggior parte dei residenti NON conosceva la cosa, né il fatto. Nel 2006, capodanno 2007. Nel 2007 l'unica cosa di "Evangelion" che trovavi in giro era Zankoku-na Tanshi no These ribattuta da un certo pachinko. Quindi, a giudicare da come la cosa sia tornata e – mi pare – prepotentemente sulle strade del Giappone e poi sempre più su quelle almeno virtuali del mondo, boh, forse quella "moratoria" riservata ai piloti degli Eva si è poi molto diffusa anche nei meri astanti? Se così fosse dovremmo attenderci in futuro una Re-rebuild of Evangelion in cui a non crescere sono tutti i personaggi nati dopo il Second Impact, piloti o meno. Il tragico racconto della società in cui il virus otaku si è diffuso a una generazione intera, come qualcuno aveva tragicamente profetizzato. Mi rallegra che quando, svariati anni dopo, capitai a Okinawa mi pare che a Punta al Top! non ci pensai neppure di striscio. Nonostante tutto.
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A testate. Con ricorsa.
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A tale proposito, quando in Magokoro c'è Asuka che rinfaccia a shinji di sapere benissimo di essere la sua "fantasia masturbatoria", invero riferimento puntuale alla versione di Air che si chiamava ancora "La porta per l'estate", gli sta dicendo che è anche lui "animesessuale"? :-D
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Zambot 3 e Daitarn 3, la luna e il sole!
topic ha risposto a Shito in una Garion-Oh nella sezione Kyodai Robotto, hasshin!