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Shito

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  1. Shito

    Dynit - Novità e discussioni

    Il "mainstream" per gli anime in Italia non è che l'illusione di distributori sprovveduti.
  2. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    Questa è una specie di pagina di diario sui pensieri Ghiblici di Shitarello. Inizia con quel self-quote dal topic di Eva. EPassando per Lum ero arrivato a Inoue Hisashi. Ero certo però che questo nome non minfosse nuovo. Venendo a Ghibli, di recente ho letto una tesi di laurea sul mai troppo compianto Kondou Yoshifumi. http://tesi.cab.unipd.it/61864/1/Alessia_Barin_2018.pdf Il che mi ha riportato alla mente un gocciolone di ricordi (mi seguite?): nel film in questione Toshio cita una celebre canzone di Don Gabacho da "Hyokkori Hyoutanjima" (L'imprevedibile Isola-Zucca"), un programma per bambini con pupazzi molto in voga nei Sessanta. Solo che Toshio si ricorda male, e la sua citazione cambia il senso originale della canzone: da uno svogliato rimandare le incombenze (Se oggi non va, facciamo domani. Se domani non va, facciamo dopodomani...) si passa a un energico e rinfrancante positivismo (Se oggi non va, c'è domani, sai! Se domani non va, c'è dopodomani, sai!). Ebbene, durante la sua orazione funebre per "Konchan", Takahata rivelò che questo errato ricordo era realmente appartenuto a Kondou, e lui (Takahata) l'aveva incorporato nel film. Proprio il realismo del realismo di Takahata Isao... Solo che non mi ricordavo a memoria la discrepanza tra le versioni giapponesi del testo della canzone, veritiero e modificati. Grazie all'amico e consulente di sempre le ho poi recuperate: Fonte (orazione funebre di Takahata per Kondou):http://web.archive.org/web/19991003125358/http://www.ntv.co.jp/ghibli/takahata.html Ecco le due frasi:-きょうがダメならあしたにしまちょ (la versione originale)-きょうがダメならあしたがあるさ (come se la ricordava Kondou) La canzone:https://www.youtube.com/watch?v=oqgCJJIQm8Q E quindi? In tutto questo giro, mi sono anche ricordato che Inoue Hisaishi è l'autore di "Hyokkori Hyoutanjima", ecco dove avevo conosciuto il suo nome. Non c'è niente da fare: da Anne a Asuka, da Seita a Shinji: non si deve fuggire!
  3. Questa è una specie di pagina di diario sui pensieri Ghiblici di Shitarello. Inizia con quel self-quote dal topic di Eva. EPassando per Lum ero arrivato a Inoue Hisashi. Ero certo però che questo nome non minfosse nuovo. Venendo a Ghibli, di recente ho letto una tesi di laurea sul mai troppo compianto Kondou Yoshifumi. http://tesi.cab.unipd.it/61864/1/Alessia_Barin_2018.pdf Il che mi ha riportato alla mente un gocciolone di ricordi (mi seguite?): nel film in questione Toshio cita una celebre canzone di Don Gabacho da "Hyokkori Hyoutanjima" (L'imprevedibile Isola-Zucca"), un programma per bambini con pupazzi molto in voga nei Sessanta. Solo che Toshio si ricorda male, e la sua citazione cambia il senso originale della canzone: da uno svogliato rimandare le incombenze (Se oggi non va, facciamo domani. Se domani non va, facciamo dopodomani...) si passa a un energico e rinfrancante positivismo (Se oggi non va, c'è domani, sai! Se domani non va, c'è dopodomani, sai!). Ebbene, durante la sua orazione funebre per "Konchan", Takahata rivelò che questo errato ricordo era realmente appartenuto a Kondou, e lui (Takahata) l'aveva incorporato nel film. Proprio il realismo del realismo di Takahata Isao... Solo che non mi ricordavo a memoria la discrepanza tra le versioni giapponesi del testo della canzone, veritiero e modificati. Grazie all'amico e consulente di sempre le ho poi recuperate: Fonte (orazione funebre di Takahata per Kondou):http://web.archive.org/web/19991003125358/http://www.ntv.co.jp/ghibli/takahata.html Ecco le due frasi:-きょうがダメならあしたにしまちょ (la versione originale)-きょうがダメならあしたがあるさ (come se la ricordava Kondou) La canzone:https://www.youtube.com/watch?v=oqgCJJIQm8Q E quindi? In tutto questo giro, mi sono anche ricordato che Inoue Hisaishi è l'autore di "Hyokkori Hyoutanjima", ecco dove avevo conosciuto il suo nome. Non c'è niente da fare: da Anne a Asuka, da Seita a Shinji: non si deve fuggire!
  4. Ti prego di credermi quando scrivo che il mio intento non è minimamente canzonatorio, quanto piuttosto una genuina attribuzione di stima e apprezzamento. :-)
  5. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    Ryoga: hai indovinato: "Hermes e il taglialegna". :-) Qui come lì, l'onestà del primo nonnetto/taglialegna è premiata dal tengu/Hermes, con lo sbitorzolamento/ascia-d'oro, mentre la falsità del secondo nonnetto/taglialegna è punita, con doppio-bitorzolo/nessuna-ascia. In Yamada-kun ne deriva una gag molto divertente. :-)
  6. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    Gatto vivo&morto: la storia giapponese è quella tradizionale, ma in Yamada-kun c'è un riferimento a una fiaba/mito occidentale con identico sugnificato morale. :-)
  7. Seguitando quanto esplicato da Shuji, credo sia giunto il momento di spiegare perché ho preso a chiamare il buon Alex Halman come "il Prode Alex". Questa cosa è nata con la bagarre di Evangelion. Perché in quel caso Alex, che credo detesti Evangelion con passione, e non mi pare fosse mai stato un gran sostenitore del mio stile d'adattamento, si era messo a rispondere punto su punto ai peggiori detrattori storditi per semplice e traboccante esasperazione da idiozia. Una cosa tipo "anche se così difenderò nei fatti quella che non sarebbe "la mia parte" non posso non farlo, perché il troppo è troppo". Ora, io dico che nel mondo dell'internet attuale, dove si prendono parti puramente egotiche e vacue per quanto insensate siano, questa genuina condotta di Alex appare persino eroica. Valorosa. Impavida. Da cui "il Prode Alex", indefesso paladino del vero dinanzi alla pazzia sociale. Un esempio per tutti, specie i più giovani internauti (l'uso di questo termine mi esclude dal gruppo di suddetti giovani). Da allora è uno dei miei personali eroi, non scherzo. E in questo thread è lo stesso. L'ha detto anche Ryoga: nella bolla si crede solo a quel che si vuole. Ma il Prode Alex fa scoppiare la bolla.
  8. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    Direi di sì, ecco la versione restaurata in HD e sottotitolata in inglese: Divertiamoci ad approfondire: il titolo della favola, comunemente scritto tutto in hiragana, è: こぶとりじいさん (kobutorijiisan) a volte si trova anche con un kanji: こぶ取りじいさん (kobutorijiisan) il che è utile, perché rende chiaro che こぶとり non è 小太り(cicciotello) ma こぶ取り ovvero 瘤取り, vale a dire bozzo/bitorzolo-tolto/togliere. Nel titolo del filmato, il termine "jiisan" (爺さん) è stato omesso. Quindi resta solo 瘤取り(爺さん) - lo sbritorzolamento (la rimozione del bitorzolo). Nota divertente, poiché il filmato è del '29, la scrittura giapponese orizzontale va ancora da destra a sinistra, e quindi si legge: り取瘤 invece di 瘤取り. :-) Devi guardare con attenzione Yamada-kun! :-)
  9. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    Un indovinello per i più attenti, appassionati e profondi estimatori di Takahata Isao. :-) In realtà nasce da certi buffi screenshot che mi girano amici vari, vecchi e nuovi. Ebbene, in Omohide PoroPoro, uno dei ricordi di Taeko riguarda una recita che fece alle elementari, un classico giapponese per bambini intitolato こぶとりじいさん. La pagina wiki giapponese: https://ja.wikipedia.org/wiki/こぶとりじいさん e quella inglese: https://en.wikipedia.org/wiki/Kobutori_Jisan è una bella favola, il cui titolo è stato da me adattato in "Il nonnetto sbitorzolato". Chi leggesse il contenuto della storia capirà il perché. Ma a Takahata il significato di questa favola, ovvero il premio per l'onesta e la punizione per la disonestà, doveva piacere proprio molto. Perché in Yamada-kun c'è un riferimento a una "favola" di mitologia occidentale con lo stesso significato. Qualcuno riesce a coglierlo, o meglio scovarlo? Premi non ce ne sono. :-)
  10. Shito

    Saint Cloth Myth

    Wow, Jou e Rikishi! Bisognerebbe mettere vicino anche Saori.
  11. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    Salve Pandizenzero, è un piacere rileggerti in questi lidi, benché sprovvisto del tuo avatar che ti presentò ai miei occhi come il più amabile degli utenti ancor prima che leggessi la tua squisita logica stringente. Per quanto riguarda (la sottotitolazione de) "i cartelli", ovvero "scritte che compaiono a video interamente [come insegne, scritture dei personaggi, ecc] o esternamente [come sovraimpressioni, schermate, ecc.] alla narrazione", il loro modo produttivo per un supporto audiovisivo fisico (DVD, BD) o "streaming" è molto diverso. Questo a causa della diversa tecnologia di rispoduzione degli stessi. Nel caso dei dischi ottici, semplificando molto, potremmo dire che "i cartelli" (ma anche i sottotitoli, eh) sono dei file grafici di vario formato che vengono di volta in volta visualizzati in sovrimpressione al filmato secondo un file "timone" che li richiama temporizzandoli. Nel caso invece di "file digitalmente riprodotti", sia in streaming che in riproduzione locale (che so, un .mkv sul tuo PC), non ci sono file grafici da richiamare, ma le informazioni di sovrimpressione sono contenute direttamente in un file (di vario formato: .stl, .srt. .ass) che genera al volo le scritte da visualizzarsi secondo una loro preimpostata temporizzazione. Sono davvero molto lieto che tu abbia notato la ricerca che conducemmo (io e lo staff con cui curai personalmente i sub del caso), per "Houhokekyo Tonari no Yamada-kun". In quel film, i "titoli dei capitoli" vennero originariamente vergati personalmente dall'autore del manga originale, ovvero Ishii Hisaichi. Wikipedia italiana sbaglia e riporta il secondo titolo di quel manga, ovvero "Nonochan", ma detto titolo venne invero assunto dal manga solo dopo un suo primo periodo di pubblicazione in cui il titolo era "Yamada-kun". In ogni caso, benché questi "titoli di capitolo" appaiono a tutto schermo su dei cartelli extra-narrativi (fuori dalla quarta parete), poiché il loro contenuto grafico-artistico è così significativamente autoriale è stata mia intenzione non già sostituirli di netto con la loro traduzione italiana, ma piuttosto integrarli di quella. La stessa scelta, insomma, che feci ai tempi dei titoli (giapponesi) degli episodi di Evangelion at tempi delle VHS, non so sui DVD (non me ne occupai io). Nel caso di Yamada-kun, la scelta del font fu ostica (colpa della mia pignoleria), e comportò una selezione molto mirata. (il font del caso non aveva le lettere accentate, che quindi vennero tutte create individualmente "a mano") Tutto questo perché, trattandosi di cartelli "esterni", un certo livello di "mimesi" non può (a mio dirsi) consinderarsi lesiva dal punto di vista ontologico dell'immagine. Come anche nel caso (esempio): (orpo! a ripensarci avrei dovuto usare un corpo più grande per "la storia" e più piccolo per "della", nello stesso typeface...) In ogni caso, spero che resterai da queste parti! :-)
  12. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    Non hai niente di cui scusarti, è una cosa che capita sempre, anche in sala di doppiaggio, in sala mix. Sempre. Tipo il direttore sente in un modo, l'assistente e l'attore dicono "macché", si riascolta e tutti restano con la propria percezione. :-) l bello qui è che tu sei andato a controllare, e stiamo parlando di un caso reale, sul materiale reale. Così parlare è proprio bello, grazie a te! :-)
  13. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    Perché lei sta ridacchiando, forse. In ogni caso, è vero che quando "ci si mette in testa" un determinato intendimento di un suono, poi lo si sente sempre come ce lo si è messo in testa. E' una cosa che ha a che fare col percettivismo psico-acustico con cui ci si scontra spesso nel doppiaggio. Fai la prova di far sentire la stessa battuta a aun parente "vergine all'ascolto", in genere non c'è altra via. ;-) Ovviamente vale sempre il discorso del tutto della scena: la scena è molto chiara, autoesplicativa. Fanno tutto un discorso proprio su quel fatto. Certo che decontestualizzando una singola frase da un testo, per farne uno one-liner per di più a scopo di dileggio tipo "meme", può far ridere ogni cosa. Ricordo qui il discorso di "battere sui cancelli" (parlando di un'orda di zombi), e io davvero non coglievo il punto di umorismo, ma anche "il frutto del seno tuo" (ok, in latino era "del ventre tuo") nella mente di un bimbo potrebbe evocare cose da ridarella, se slegato dal suo contesto, no?
  14. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    Sbagli. "La parlata di Tosa". Si intende genericamente "della zona di Tosa", o della "provincia di Tosa" in senso anche storico (Tosa oggi esiste come la Città di Tosa), infatti rimanda all'uso che se ne fa nei drammi storici (jidai drama), dove spesso i samurai parlano con un'inflessione anticheggiante ma contadinotta, seria e drammatica, specie nell'immagine diffusa di un certo interprete/attore che popolarizzò proprio l'uso del dialetto di Kouchi come "palata di Tosa" - ora non ricordo il nome dell'attore. Ma è semplicemente come se una milanese andasse a vivere in Sicilia e dicesse a uncompagno di scuola locale "scusa se rido, è che la parlata di Palermo sembra proprio da tipico film sulla mafia..." - una cosa che il cinema ha proposto dai tempi de "Il Padrino", per intenderci. :-) Un po' come in Shinko che ci si riferisce sempre alla "Provincia di Suou", altra provincia storica del Giappone, da cui tutta la storia della "magia millenaria" (nonché la biografia di Kiyohara no Nagiko, figlioletta di Kiyohara o Motosuke, poi Sei Shounagon). :-) In realtà in tutto il film lei parla in modo "cittadino", ovvero un po' più frivolo e infantile di lui - dice sempre "chiacchierare" (shaberu) invece di parlare (hanasu), e abusa di diminutivi, tipo "mammina". Infatti a un certo punto lui sbotta dicendo che lei sembra una bambina delle scuole medie, proprio quando stava "chiacchierando" con il suo ex.ragazzo di città, che parla come lei, si capisce. Tutto questo valore linguistico è intessuto nella storia, nei personaggi, nei dialoghi. Se il tutto viene trattato fedelmente, i conti tornano. :-) PS: consiglio a tutti di vedere il film, merita davvero. Si nota che il soggetto è femminile, con una riflessione sulla crescita, e una narrazione dei fatti, molto meno idealizzata e idealizzante della tipica visione maschile delle cose. La sofferenza di Rikako, e le incomprensioni di Taku, sono affrescate magistralmente - nelle differenze di mentalità maschile e femminile, provinciale e cittadina, serena e ferita.
  15. Shito

    I film dello Studio Ghibli

    È davvero incredibile. Capisco non conoscere la città (odierna) di Tosa, o la provincia (storica) di Tosa, ma il protagonista di chiama Morisaki Taku, come riportano tutte le credit list in tutte le lingue. Mi strabilia davvero la capacità di fondare castelli sul nulla. Ah, per la cronaca: il film, tratto da un romanzo di Himuro Saeko e diretto da Mochizuki Tomomi (regista di Orange Road - Ano Hi ni Kaeritai e Maison Ikkoku Kanketsuhen - con cui si suole dire che questo formi la sua "trilogia romantica") tratta proprio del passaggio da adolescenza e giovinezza tra la città e la provincia. Il protagonista maschile e un ragazzotto di Kouchi, nello Shikoku, dove si trasferisce la protagonista femminile. Le differenze sociologiche (e di parlata!) trà Tokyo e Kouchi marcano molti momenti, con lei che sente tutti i campagnoli parlare come dei samurai in un "dramma storico", mentre lui sente lei parlare come una cretinetta infantile. Il traduttore del film, tale Cristian Giorgi, potrebbe elaborare la cosa altrettanto, già che avemmo ad approfondire la questine più di un po', più di una volta. :-) PS: Per i più golosi, Kouchi è celebre per il "tonnetto striato".
  16. ho editato. no, sono tutte fonti giapponesi (a parte "Shigoto Doraku", di cui non ricordo il titolo inglese). Tutto il2 mondo" occidentale degli "esperti di aniamazione" è autoreferenziato. Italiani che citano inglesi che citano francesi. Quando corressi il libro di Bencivenni, notai che faceva nascere MIyazaki in un toponimo INESISTENTE. <E così tutta la "letteratura scientifica" occidentale. Tracciai persino la fonte della bufala: un posto su usenet del 1995. Che di bibliografia in bibliografia è diventato "la verità". Il toponimo NON ESISTE. Ma nessuno ha mai neppure controllato la wikipedia giapponese. Io l'ho fatto, i dati sono ovviamente corretti. Ora anche sul libro di Bencivenni (ultima edizione).
  17. La wikipedia giapponese riporta in nota una pubblicazione che cita il fatto. Ovvero, Il quoting di Garion viene dalla pagina WikiJP su Takahata Isao: スタジオジブリ設立 『風の谷のナウシカ』を制作したトップクラフトは既に解散していたため、宮崎駿と鈴木敏夫は『天空の城ラピュタ』を制作してくれるアニメーションスタジオを探していた。そのとき、高畑が「ならいっそのことスタジオを作ってしまいませんか」と宮崎、鈴木らに提案した[13]。これを受け、1985年、徳間書店が宮崎らの映画製作のためスタジオジブリを設立した。高畑も宮崎に請われてスタジオジブリに参加したが、高畑は「作り手は経営の責任を背負うべきではない」と主張し役員への就任を辞退した[13] E' il "paragrafo' sullo Studio Gubli, e le citazioni rimandano a pubblicazioni a frima Suzuki Toshio, indi di prima mano. 鈴木敏夫「宮崎駿のスタジオジブリは『毎日が綱わたり』」『文藝春秋』88巻11号、文藝春秋、2010年9月1日、272頁。 La frase che ho grassetato elabora proprio il rifiuto di Takahata aunirsi allo Stydio, a dispetto dell'implorazione di MIyazaki. Ma del resto, chi ha letto "Shigoto Doraku" sa cosa ci volle anche solo per convincerlo a fare da produttore per Nausicaä.
  18. In altri libri si ricorda anche come non si presentò neppure alla momento della fondazione "notarile". In molte conferenze ha più volte ribadito di non essere mai stato "parte" (societaria, gestionale) dello Studio Ghibli.
  19. Temo che l'idea di Anno fosse quella di mostrare un'altra (ulteriore) fallacia della psicologia "alla Shinji": anche quando riesci a spingerti all'azione, agisci male e combini un disastro. Perché non sei diventato aduto, e anche il tuo eroismo è il frignare di un bambino.
  20. Denchan, no, parlavo dell'immagine reale alla base si quella cover, ovvero: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d7/72nd_Shinbu_1945_Kamikaze.jpg sono veri aviatori di una vera squadra di attacco speciale (tokkoutai). A quanto ho capito, per far fare a Shinji quello che fa in Air versione manga, Anno ha aspettato il secondo film della Rebuild, giusto? Salvo salvare Rei e non Asuka, ma la crescita - con presa di azione proattiva - sarebbe la stessa, no? Che poi era quello a cui Shinji era già arrivato in "Battaglia da uomo" (ep.19), solo che lì era più un senso di responsabità assoluto che un desiderio di proteggere una persona in particolare. Un più breve salvataggio "maritale" c'era invece alla fine dell'epsodio 10, e nell'11 Asuka dovrà saldare il debito per sentirsi a posto, essendo lei ancora lungi dalla risoluzione persobale. In ogni caso, credo che il senso di dipendenza affettiva (amaeru) e il desiderio di proteggere (mamoritai) l'amata siano alla base dell'idea di crescita in adulto nella mentalità giapponese, un po' come in quella traduzionale italiana. In Eva, nell'episodio 6 Shinji resta folgorato da Rei che gli dice "tu non morirai, perché io ho il compito di proteggerti". È un concetto del tutto materno, eppure Rei aveva del tutto glissato sul precendente tentativo di amaeru di Shinji in ospedale. Per contro, già nell'episodio 1 Shinji si era risolto a "non dover fuggire" per istinto di protezione verso Rei. E la fine dell'episodio 6 non è che la ripresa dello stesso motivo. Chiaramente, tra varie ricostruzioni del personaggio di Rei, il tutto culminerà nell'episodio 23.
  21. Sì, la contrapposizione efferata tra la risoluzione del trauma infantile di una ragazzina e le azioni assassine dall'una e dall'altra parte è eccezionale. Per questa scena, si volle infatti un surrettizio restyling dell'UnitàDue, così che le sue proporzioni, la sua silohuette, sembrassero ancora più umane e meno "robotiche". Da quando l'Eva risorge dala profondità del lago sotterraneo del Geo-Front, dove giaceva in posizione fetale tanto quanto Asuka, la sua stessa immagine è quella di un "kaijuu", un mostrone animale, contro cui si dispiega l'esercito regolare. Infatti il parallelo con l'arrivo di Sachiel nell'episodio 1 è ricercato e insistito fino alla singola inquadratura. Ma il riscatto della bimba infine risoltasi ("Io non perderò! Non contro di voi! (...) Ma se mammina mi sta guardando!") viene portato a livelli di "ira di Dio". Del resto, dopo la perdita della madre la libido di Asuka si era sempre mossa come un vettore di catessi esistenziale alla ricerca di chi "la guardasse", che guardasse e testimoniasse esistenzialmente la sua eccellenza, il suo essere, ovvero tutto il mondo, o il solo Kaji. Il dialogo tra i tre Children in salita alle gabbie nell'episodio 12, ripresa di quello tra i soli Shinji e Rei nel 6, è eloquente. Ma Asuka per tutta la serie parla di chi "la guarda", la cosa esplodendo bell'episodio 22 ("Quindi guardami!'", la madre, Kaji, il mondo), e nella tragica scena di quando viene ritrovata nell'episodio 24 ("D'altronde non mi guarda più nessuno..."). Ah, ovviamente tutti sappiamo della foto storica dei giovani aviatori della TokkouTai col gattino (o cagnolino), vero? --- Acromio: prova a risentire Anna (la protagonista di "Marnie") quando si apre e dice che "non perdonerà mai i suoi genitori per essere morti lasciandola da sola". La paura dell'abbandono (e la morte dei propri cari è l'abbandono per antonomasia) credo sia alla base del disagio psichico nella società ppstmoderna del benessere diffuso, insieme ad altre percezioni altrettanto apicali (su tutte: la percezione di avere ricevuto poco affetto e protezione per narcisismo/egocentrismo materno, che volendo credo sia molto psicotransazionale, dico alla Berne).
  22. Ho visto la clip postata da Acromio. È stato molto duro, per me, perché in particolare quelle scene e quei dialoghi di Air mi commuovono sempre. Asuka risolta, più che risorta. La risoluzione del suo primo trauma infantile: l'abbandono materno. Il trama originale. "Sì, d'accordo, muoio insieme a te, mammina, ma tu per favore non smettere di essere la mia mammina!" - parliamo di questo, per chi sa di che parliamo. In quelle scene, Asuka risolta (ha trovato l'anima della madre nell'UnitàDue, ergo il suo Eva È sua madre, e l'ATField del suo Eva è quello della madre) mostra un'espressività diversa ad ogni frase. E infatti ha una netta espressione diversa in viso in ogni cut. "Mama, mama, wakatta wa...!" ("Mammima, mammina, l'ho capito...!") Qui Asuka è fiera, orgogliosa. Ha appena compiuto un atto bellico vittorioso (ha scaraventato la fregata sugli avamposti delle Stratedauto), ma lei è più che altro orgogliosa di quel che sta "dichiarando" alla madre, ovvero: ha capito. Ma ha capito cosa? È essenziale che a quel punto la battuta non sia "tenuta sospesa", ma venga lasciata morire. La parte successiva è l'ovvio (ormai) che Asuka aggiunge - anche a beneficio del pubblico. "ATField no imi!" ("Il significato dell'ATField!") Qui Asuka è concitata. E sull'ultima sillaba avrebbe come uno scatto. Perché? Perché ha rilevato l'attacco che le sta giungendo alle spalle e usa brillantemente in "colpo" di ATField per spiccare un balzo e eluderlo acrobaticamente. Dopodoché, in "caduta libera", Asuka spiega quale sia quel significato con piena gioia infantile, è totalmente gioiosa, perché si è resa conto che: "Watashi wo mamotte kureteru!" ("E' che mi stai proteggendo!") "Watashi wo mite kureteru!" ("E' che mi stai guardando!") La chiosa, con un'alzata di sguardo che è paradigmatica, è il punto di risoluzione finale, la certezza che: "Zutto... zutto isshou datta no ne, mama!" ("Sei sempre... sempre stata insieme a me, mammina!") --- E poi ci sarebbe così tanto altro da dire, su ogni dettaglio, ma mi fermo qui. Il punto è che in un'opera complessa come Eva non è possibile trovare e rendere il senso delle frasi, anche semplici come queste, e delle scene, e dei personaggi, e del tutto, senza capire ALMENO a questo livello il senso delle cose. Non è una sit-com, le frasi non sono menate buttate lì per far ridere, o far fico, o che. C'è un retropensiero in ogni angolo, e da quelle sfumature viene fuori il tutto. Nella clip doppiata, Asuka sembra avere un costante tono di commozione sull'orlo del pianto. Non ha senso. Non è quello che la scena mostra, né significa. Non ha senso. Credo una volta di più che Sara Labidi sia perfetta sul ruolo. Spiegandoglielo. E spiegandole i modi e i sensi di ogni battuta. Conosco la sua capacità recitativa e il suo potenziale interpretativo. Ma facendole leggere un copione buttato lì, come in quella clip sembra fare, e poi quel copione di quell'anime per di più, non ha senso niente. Acromio: prova ad ascoltare la stessa attrice sulla protagonista di "Quando c'era Marnie".
  23. Ma qui il caso è diverso: lì c'era una dislocazione "di proposizione subordinata oggettiva" alla principale - quindi a livello di analisi del periodo. Qui invece hai una proposizione di subordinata temporale, che non direi dislocata, e poi nella principale hai una preposizione del participio passato al suo verbo reggente, e questo sì è forse una marca di variazione diatopica (e diastratica) regionale. Non è neppure una vera dislocazione sintattico-logica, siamo più a livello di struttura grammaticale. :-)
  24. Acromio: come premettevo, sono io che non ho sentito l'interpretazione di Asuka data da Sara Labidi, quindi non ti sto contraddicendo. Non ne ho gli strumenti. Conosco credo piuttosto approfonditamente il personaggio di Asuka. Conosco la giovane Labidi al leggio per esperienza diretta di direzione (Matsuzaki Sora in "Dalla Collina dei Papaveri", ma soprattutto Anna in "Quando c'era Marnie"), e quindi conoscendone le capacità recitative reali e la gamma vocale mi sento certo nel dire che sarebbe perfetta su Asuka. Il che, dato il modo condizionale da me usato, non significa che lo sia stata - su questo non ho un'opinione.
  25. Vergogna, Den-chan! Cos'è quella frase di chiusura con quella dislocazione della subordinata oggettiva a sinistra della principale, con corretta virgola e dovuta ripresa pronominale? Ma come scrivi, in italiano o in shitico? (lol)
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