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Giorni Vinti
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Però te lo ricordavi con la giusta scrittura/dizione (con una sola C), grazie a te! E me ricorda sempre John Belushi, come termine. Però per me è "un miscuglio fluido", più che un generale pastrocchio, quindi con i DVD e BD non mi torna... :-)
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Però una Fio che dice "Non vidi mai più Porco", anche se non fedelissimo, non è errato. Se ben ricordo, più precisamente sarebbe "Porco non si fece più vedere", ma ancora più precisamente sarebbe "Porco non mostrò più la sua figura..." Si tratta di un sottile riferimento al fatto che il bacio di Fio ha in effetti ritramutato Porco in Marco, tuttavia finché si mantiene il concetto sul "vedere, farsi vedere, mostrarsi" l'allusione è salva. Scrivevo a fine 2010 sul ghibliforum: +
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Ah sì? Grazie, me l'ero perso. Allora è tutto completo. :-) Considerando che nella trama di "The Creators" ogni mondo ha un solo referente divino, si vede che è un consesso di (El-)Elyon interdimensionali, non di semplici Elohim, ché quelli erano molteplici già per le piccola Terra. ;-)
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Data la lunga gestazione, se invece di "Creators" avessero intitolato il film (la saga) "Elohim", inserendo una consulenza e una particina per Mauro Biglino, avrebbero avuto un piccolo successo quasi assicurato. :-)
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Questo mi sembra tutto sottoscrivibile. Lo scenario qui descritto, ai miei occhi, è quello di una nicchia cresciuta fino alla quasi popolarità, ma poi esauritasi invece che consolidatasi. Uno spreco, insomma.
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Concordo che l'emittente in sé, nel suo toto, fosse piuttosto popolare - specie nella fascia di pubblico giovanile. :-)
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Tant'è che tu per primo non ricordavi bene fin quando durò. ;-) E stiamo comunque parlando di una finesta settimanale su una emittente poi scomparsa, mai stata capillarmente presente su tutto il territorio nazionale (dalle mia parti, ad esempio, non si captava). Ho decisamente un'altra idea di "mainstream"...
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Grazie per il link! Che nostalgia, quell'interesse reale, puntuale, nel pubblico. :-) L'interesse che non è autocompiacimento egotico, ma inclinazione verso l'altro (l'altrui opera). Cose che oggi appaiono persino anacronistiche... (nell'adattamento alternative ci sono sempre - btw - il punto è a quale costo, a sacrificio di cosa)
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Forse i segni col gessetto sulla pellicola, in quel caso, servivano solo da ideale riferimento "master", non so come venne poi prodotta la prima copia e le copie successive. :-) Il contesto della frase con la forma enclitica "fattoti" era il testo della canzone, appunto - "La promessa del mondo".
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Così pare! :-) btw ho editato i post qui sopra, aggiungendo informazioni e correggendo slati, come nella mia misera tradizione...
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Quanto a sottotitolare le canzoni, è sempre stata una mia fissazione. Le canzoni di chiusura di un film, ma anche (e più?) le sigle di una serie, hanno un preciso senso spesso inteso dagli autori, con una precisa temporizzazione di parole su immagini - anche questa è comunicazione. Ho tenuto dei simposi sul tema "sigle", divertendomi con la brava e simpatica Sara Fadda a ricreare versioni italiane "fedeli" delle sigle di anime famosi per far capire al pubblico nostrano come vibrassero di significato. Soprattutto le OP di BeruBara e Creamy Mami hanno avuto grande impatto, ma mai come la ED di Nadia. Tuttavia l'apoteosi è stata forse cantare "Te lo ricordi, l'amore?" in italiano, sulla sua scena. Una canzone che intendeva racchiudere il senso esistenziale della nostra specie essa tutta! In effetti negli anni dell'anime boom c'era molto questa prospettiva "globale-esistenziale" delle narrazioni, cosa che viene sottolineata anche in una doppia intervista (confronto) tra Suzuki Toshio e Oshii Mamoru. Forse, aggiungo io, è anche il motivo dell'SF-boom di quegli anni. Era del resto un tirare il fiato e guardar lontano dopo la dura ricostruzione delle Guerre Mondiali... Tornando a canzoni, sottotitoli e film Ghibli, ricordo distintamente come nel caso di Howl fu Suzuki Toshio in persona a spiegare che la canzone di chiusura era intesa dal regista Miyazaki per "smorzare" la portata del lieto fine del film, il cui senso ultimo emergeva forse proprio nell'effetto distonico di quelle liriche. La sottotitolammo anche al cinema, ricordo che segnai i timing su pellicola personalmente. E – a quei tempi – ricevetti uno specifico ringraziamento da un membro del pubblico per avere usato nel testo la forma enclitica "fattoti". Come cambia lo spirito del tempo, e del pubblico, eh? ;-9 Tuttavia, per chiudere ad anello questo gruppo di post, non solo Ghibli. (in effetti non ci sono globi oculari, nelle orbite del robottino distrutto) (con gli occhiali è un piccolo sforzo anche quello... ma occhio alla mano sinistra della piccola Nagi - la stessa che nell'immagine precedente era accanto al robottino, ma ancora "naturale") Già, le parole di una canzone hanno un senso, spesso posto sulle immagini con precisi rimandi. Altro che insalate di matematica... :-( (forse qualcuno vedrà anche la mia fissazione per l'identazione custom delle righe poetiche Non mi piace fare così... ma preferisco fare cosà. per dare come un senso di unitarietà al singolo verso scritto su due righe.)
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Lo stesso potrebbe dirsi per quest'altro caso: CINEMA: BD: Tuttavia ritengo ci siano casi in cui una certa mimesi funzionale del sottotitolaggio diviene persino cruciale per la comprensione di un punto anche importante. Il caso più eclatante secondo me è questo: CINEMA: BD: Qui c'è un punto davvero cruciale sia per Miyazaki che per Anno. Nel finale di "Kaze Tachinu" (Si alza il vento), si ha un epilogo nel mondo dei sogni dove il protagonista Horikoshi Jirou incontra il suo mentore ideale Gianni Caproni. Dopo una riflessione sulla disfatta bellica del Giappone, da cui il "costo" dell'aver creato gli Zero, appare lo spirito di Nahoko (già morta da tanto tempo), che originariamente "chiamava a sé" Jirou, come a sancire il momento della morte del protagonista. Miyazaki cambiò il senso del finale all'ultimo momento (era già stampato fin il copione per il doppiaggio!), con Nahoko che invece esorta Jirou a vivere (quindi escludendo che sia il momento della morte del protagonista, e ridimensionando l'epilogo "solo" a uno dei suoi sogni). Semplicemente, nel copione si passa da "kite" (vieni...!), a "ikite" (vivi...!) Insomma, un cambio a 180° del finale, che da mortifero e rinunciatario diviene vitalistico. Anno, come si vede nel docufilm, apprezzò tantissimo il cambiamento. In "Shigoto Doraku" (il libro di Suzuki), si dice persino che Anno definì questo finale "il migliore di tutti i film di Miyasan". Molto in linea con quello che diceva il Capitano Nemo per DUE volte in Nadia, ovvero quella che fu poi la *precisa* catchcopy di Mononoke Hime: VIVI! Essì, non si deve fuggire! :-)
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Nel caso qui sovrastante, si potrebbe dire che la resa per il BD è più gradevole da un pdv grafico, ma io ritengo sia anche più immediata nella sua lettura di "aggancio" su "cosa traduce cose".
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(anche usare jpg invece che png è sensato...) VERSIONE CINEMA: VERSIONE BD:
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Prode Alex, ma come parli? "Nonnina" non si può dire! Non è più italiano! Non lo sai che è orrido shitese?
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Un altro titolo in cui ci impegnammo un po' è "Il regno dei sogni e della follia", avrei anche degli screenshot interessanti da postare, ma il forum ha un limite di upload. Follie vennero fatte per "Quando c'era Marnie", traducemmo tutte le pagine di diario che vengono inquadrate nelle scene e le titolammo con parecchia mimise, perché contenevano più informazioni di quanto non venisse "letto a voce" dal personaggio. Si tratta di una titolazione molto invasiva, ma comunque disabilitabile.
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Diciamo che il mio approccio ai sottotitoli fu semplicemente l'evoluzione del connubio di ragionamento ontologico e mezzi disponibili. Quando mi occupai del BD subbato internazionale di "EVE no jikan" (time of EVE) il resto dello staff italico era crowdsourced. In realtà, io stesso feci molto della mia parte come "crowd", e si formò un bel gruppo di lavoro che coordinai. Alcuni dei membri venivano proprio da qui. Tra questi, in particolare l'utente MirkoSP era l'esperto di subbing, typesetting e altro, mi insegnò tantissime cose. Anche perché a me piace molto apprendere qualsiasi cosa non sappia. Del resto... Dal canto mio, avevo come ho un po' ci esperienza di grafica editoriale, e cercai di impostare le scelte su logiche meno fansub. Per esempio, la mia idea è che poiché i sottotitoli in lingua esistono su un piano ontologico diverso, esterno a quello della narrazione, il loro "layer" non deve confondersi con quello narrativo, da cui un limite all'uso "mimetico" del typesetting. Dal mio punto di vista, il ypsetting "mimetico" è utile quando permette di "agganciare" i sottotitoli al loro referente nella scena, ma non di più. Naturalmente questo non da troppi problemi per cartelli che riproducano scritte che sono anche in originale su un layer concettuale esterno alla narrazione. Esempio:
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No, non ti sto dicendo che nessun fattore "venisse considerato", ma altresì asserisco che molte delle considerazioni erano comunque legate a logiche più o meno ingenue, contingenti, e molto di naif, o anche all'opportunità occasionale. Alla base non c'era solo un gusto personale, no, in questo hai ragione. Ma per contro non c'era neppure una precisa analisi da business plan. E' un fatto che il prezzo di Evangelion, il nostro best seller, venne deciso dietro mia indicazione in una sera domestica. Anche i contenuti, dall'encyclopedia agli ammennicoli (gadget), furono improvvisati. Siccome avevo personalmente una riproduzione fotografica della foto di Misato nell'ep1 (e ce l'ho ancora), acquistata per la precisione dal vecchio negozio di Tonkam-Monges a Rarigi, pensammo di riprodurla (ma non su carta fotografica, su cartoncino patinato). Cose così, che spesso seguivano l'opportunità del momento. L'accesso e la gestione delle licenze del cosiddetto "catalogo Doro TV" seguì altresì logiche un po' bislacche. Ai tempi di Granata non si ridoppiava, e Conan non fu ridoppiato. Con Dynamic, dopo Orange Road sembrava sensato ridoppiare qualsiasi classico si proponesse in HV. Si andava comunque un po' a braccio, un po' secondo lo spirito del tempo. Beh, il "Dynamic Group of Companies" esisteva. Alcune licenze venivano acquistate in Giappone, altre in US (vedi Eva da ADVision). Altri erano "pacchetti" o "cataloghi", come nel caso KSS e Pioneer. Ma aumentare il numero dei territori per cui si acquistavano ovviamente era sempre buona pratica. Essenzialmente si cercava di buttare fuori quanto più materiale possibile, in una maniera abbastanza indiscriminata, perché l nicchia sembrava assorbire grandi quantità di prodotti, tutto qui. Per fare ciò, si sfruttavano tutti i canali in entrata e in uscita che si potevano sfruttare. Sì, mi sa che hai ragione, e forse anche prima dell'ultima - su vari prodotti ufficiali (come il modellino Chogokin Damashii). In effetti anche noi lo chiamammo così, mi pare. Facendo tutte le ricerche che riuscimmo a fare. :-)
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Certo, infatti non lo è a tutt'oggi. Per intenderci, con Booking.com un piccolo B&B può avere visibilità quanto un Grand Hotel, internet può fare queste cose. Ma il piccolo resta piccolo, il grande grande.
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Roger: "ken il guerriero, maison ikkoku, ranma, dragon ball e tanti altri (tra i quali alcuni robotici) sono diventati mainstream così" In altra epoca, a parte forse Ranma1/2 (collaborai sin dai testi del primo episodio, ero ancora al liceo), ma in effetti non sarei così sicuro di definire Ranma "mainstream", specie ai tempi. --- "non è che i film di dragon ball (rai), lupin (mediaset), i bersaglieri dell'oroscopo (mediaset), ranma, city hunter, conan (quello di lana), street fighter e cose da videogiochi popolari visti sui circuiti tv per ragazzi, il gundam del primo annuncione (sempre mediaset) e molto altro ben conosciuto e ben riconoscibile dal grande pubblico (si potrebbero citare anche delle cose di tatsunoko, oppure daitarn, trider, i soliti noti toei/nagai) sono casualmente cascati in mano a qualche editore senza l'idea di proporli su scala nazionale" Quanto a "qualche editore" non so, ma se parli di Dynamic Italia hai torto marcio. Lo so perché ero lì, e decidevamo lì cosa pubblicare e perché, spesso a gusto, spesso a braccio, spesso "a pacchetto". Trovo a tratti esilarante che tu mi stia raccontando dall'esterno quello che ho vissuto dall'interno in primissima persona. Tipo la scelta di ridoppiare cose perché io e Franceso (DiSanzo) una sera mettiamo su una VHS registrata dalla TV, sentiamoil doppiaggio storico di una serie che non ricordavamo, scoppiamo a ridere e si decide lì per lì di ridoppiarla - questo fu il caso di Zanbot. Non so perché tu abbia (o sembri avere) il gusto di immaginare una sorta di industry in luogo di quello che era poco più che artigianato di appassionati, ma ti sbagli. Dynamic Italia nasce dalle ceneri di una casa editrice di nicchia, la Granata Press. E nasce con l'idea di fare VHS per la nicchia, pesando "2.000 copie vanno già bene". Collaboravo con Granata Press, e collaborai al progetto Dynamic Italia da prima che l'azienda venne fondata. Me lo ricordo bene. :-)
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Sì, e i circuiti di reti locali sono (erano) roba da nicchia di poveracci, MTV fu una finestra ridotta e di breve durata (tant'è che l'intera rete non esiste più da anni), su Rai la finestra fu ancora minore, su Mediaset in effetti neppure la ricordo. Cosa ci andò, di Dynamic? Forse solo i film di DBZ? Il mainstream è altro: è una presenza nazionale, generalista, costante e solida. Bim Bum Bam fu mainstream. Ciao Ciao. Le prime messe in onda RAI di Goldrake, Heidi, Harlock. Non certo la "anime night" su MTV, no. E per la cronaca: sì, me lo ricordo bene, ero nello staff. Decidevamo noi i titoli da proporre all'emittente, internamente. E ne raccoglievamo impressioni e proventi. Era parte del lavoro che facevamo. Sicuramente la situazione era molto diversa da ora, ma si trattava di una "nicchia remunerativa", nessun mainstream, no. Ora si tratta di una "nicchia spaccata dal contenuto evaporato".
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Beh, la "promozione" è una cosa, gli "ammennicoli" sono gadgettame annesso al prodotto.
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Qualsiasi prodotto mainstream. Vedi gadget dei film di Checco Zalone? Devo essermela persa. Io mi ricordo una ristretta nicchia ad alta spesa pro-capite dei suoi abitatori. Strano, lavoravo nel settore proprio nel periodo che dici.
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Un mercato in cui un prodotto ha bisogno di ammennicoli vari per diventare attraente verso il suo presunto pubblico è chiaramente un mercato malato, oppure del tutto fasullo. Un film è un film. Si intende film un'opera audiovisiva cinematografica. Già la sua versione home-video non è che un placebo, un surrogato, un succedaneo. Quindi se un film non trova spettatori cinematografici, semplicemente quel mercato non c'è, perché i suoi prodotti non hanno pubblico. Che è l'esatto motivo per cui film animati giapponesi in Italia al cinema non ci sono praticamente mai stati, salvo eccezioni più o meno episodiche. Fino alla distribuzione da parte di Lucky Red di Ghibli e soprattutto il catalogo Ghibli. Nel mezzo della distribuzione del quale si è aperto il mondo del cinema digitale, con l'abbattimento dei costi di distribuzione e la nascita degli "eventi da pochi giorni". Ma è ragionevole pensare che fosse comunque un fuocherello di paglia, e che si ritorni alle rare eccezioni. Perché alla fine l'Italia è l'Italia, il pubblico italiano è il pubblico italiano, e l'animazione giapponese è intrattenimento giapponese. E trovarsi dentro una nicchia non la rende mainstream.
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Sempre. La fruizione dei prodotti è un po' come il sesso: più se ne parla meno lo si fa. Dicono. Appunto.