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AkiraSakura

Pchan User
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  1. Takahata paradossalmente nella sua opera parla dell'autorealizzazione attraverso la vita, quella vera, e usa la finzione per lanciare il suo messaggio. E invece l'otaku di prima generazione si realizza attraverso la finzione. E' stato un salto bello grosso.
  2. Wow, complimenti. Si sente molto l'atmosfera "prandoniana" in questo post. :) Detto questo, nel video si vede palesemente il conflitto interiore di Miyazaki, che d'altronde e' molto simile a quello di Anno, altro idealista che scopre la durezza della realta' e cerca di rappresentare questo stato d'animo parlando con se' stesso mediante le immagini. Secondo me, senza scendere nei particolari della poetica miyazakiana, la donna angelo in un certo senso rappresenta la purezza dell'infanzia, il candore della figura materna che tanto sta a cuore all'otaku, come fa notare Murakami quando parla delle origini del fenomeno. Miyazaki e' diventato adulto, la madre/simbolo l'ha lasciato: e' volata via e la consapevolezza della crudezza del suo tempo ha preso il sopravvento. Egli sembra scosso delle cronache riguardanti l'Aum, che rappresenta come un qualcosa da rimuovere brutalmente, da distruggere, che in qualche modo ha minacciato la purezza del suo mondo. La sua sembra quasi la reazione di un bambino impaurito. Anno imho dice piu' o meno la stessa cosa con la Rei Ayanami dell'End of Eva, che nel film viene altresi' rappresentata come un angelo (ma anche come una strega). Il mondo congelato pieno di sogni che hai sempre desiderato, alla luce della realta', si rivela un'illusione. Rei: You were using fantasy to escape reality Shinji: Why can't I dream that I'm alone? Rei: That is not a dream. That is a substitute for reality. Shinji: So where is my dream? Rei: It is a continuation of reality. Shinji:But where is my reality. Rei: It is at the end of your dream. Queste parole calzano a pennello con il simbolismo del corto. La madre angelica scompare e rimane il mondo reale, il sogno otaku e' finito. (Tra l'altro questo dialogo guardacaso l'ho utilizzato nella recensione di Yamato, chissa' perche'). BTW, riprendendo il discorso fatto dall'altra parte, anch'io penso di essere una sorta di otaku di prima generazione. Di certo da bambino avevo grandi ideali e grandi propositi nei confronti dell'uomo, ma crescendo le delusioni e i fatti concreti mi hanno spinto a crearmi una sorta di "tempio" impermanente - le mie varie passioni, tra le quali quella per l'animazione ricopre un posto predominante - in cui rifugiarmi al riparo dal "vuoto" e dal "grigiore" esterno, pregno di dolore e mutamento. Ah, ovviamente stravedo per la Yamato del '74, per Gundam e Ideon, e sono un consumatore accanito di letteratura SF. E adoro gli anni '90, sopratutto gli anime creati dai first gen. :) L'angelo/mamma se ne va. Bye bye.
  3. Questo particolare mi era sfuggito. E' veramente difficile inquadrare Hilda, btw, è proprio come una donna vera. :) Infatti in Babaru Karl Taro Greenfield definisce la società giapponese del benessere come una società otaku nella sua interezza, puntando il dito contro tanti aspetti della postmodernità, tra i quali il sistema educativo rigido e nozionistico che favorisce la nascita di "animali accumula dati" (stessa cosa la dice anche Prandoni nello splendido libro che hai citato). La generazione di Takahata invece non aveva assaggiato ai suoi tempi gli effetti della riforma del sistema educativo. Detto questo, sostanzialmente, se privi le persone di ideali e scopi per vivere la lasci con un vuoto dentro che va colmato con piccoli piaceri, con delle "passioni tristi", come dice Galimberti. "Gli ideali della piazza sono diventati gli ideali del salotto", nel nestro caso, si potrebbe dire "gli ideali della stanza in cui segregarsi", che paradossalmente, sono dei non-ideali, delle vogliuzze da soddisfare, da consumare per non sentirsi marci.
  4. Gran bel post. :) In effetti Oshii è un caso molto particolare, perché dimostra sia il distacco pragmatico di Tomino e Takahata nell'osservare dall'esterno la società - nonché la politica, mi viene in mente Patlabor - giapponese, sia l'empatia e la comprensione del fenomeno otaku, ma dall'interno, proprio come se fosse un Urashima lui stesso (si pensi a Beautiful Dreamer o The Sky Crawlers, in cui tutto è "congelato" in una dimensione egotica asettica e postmoderna sotto tutti gli aspetti). Per questo motivo Oshii per me in quanto "sociologo" ha una marcia in più rispetto ai due grandi artisti citati. Verissimo, per quanto concerne Gundam si vede proprio applicato ad Amuro, baby boomer otaku del suo tempo, il metodo vecchio stile degli schiaffoni in faccia e dell'esperienza della guerra, cose evidentemente provate realmente dalla generazione di Tomino. Eppure, contrariamente agli intenti del suo autore, la guerra "finta" raccontata in Gundam per la generazione successiva diventerà del puro crogiolamento in una dimensione epica fine a sé stessa, una sorta di simulacro da rappresentare come fanservice (a questo punto si capisce lo scazzo di Tomino nei confronti di Z Gundam), ben volentieri pieno zeppo di lolite ed esplosioni super dettagliate. Alla faccia dell'otaku che diventa un'uomo vivendo la guerra! :) Verissimo. E infatti la setta terroristica otaku Aum Shinrikyo era talmente schiava di quell'idealismo da diffondere Yamato (simbolo dell'escapismo della generazione di Anno) tra i suoi adepti. Tuttavia secondo me la generazione successiva ad Anno, Aum e 20th Century Boys vari se n'è fregata dell'idealismo, in quanto completamente animalizzata ed interessata più che altro a immagazzinare dati "fondendosi con la macchina" in modo shinto (cosa impensabile per lo shinto di Takahata, che è proiettato verso l'esterno, verso la modernità antica del '68 e non verso l'interno "attuale"), come fa notare Karl Taro Greenfield in Babaru. Oshii invece l'aveva capito. In effetti hai ragione. Ciò a parer mio non toglie che Hilda nel suo contesto sia una celebrazione della donna molto coraggiosa e completa (quasi un atto d'amore del suo autore), in fondo in quegli anni uscivano film come Kanashimi no Belladonna per ovvi motivi (sebbene si rivelassero flop in quanto la società non era ancora in grado di accettarli - ma forse non lo è neanche adesso).
  5. Secondo me Takahata accusando in quel modo il fantasy otaku non penetra molto nel nocciolo della questione sociologica come un Azuma, che di fatto è un otaku lui stesso, e conosce il suo mondo dall'interno, siccome l'ha vissuto - nel bene e nel male. Takahata appartiene a una generazione differente, animata ancora da quell'idealismo di sinistra tipico delle rivolte studentesche sessantottine che poco c'entra con il deperimento dei valori e degli ideali delle successive generazioni. Lui non si è mai "sporcato" veramente, ma guarda la cosa dall'esterno con un punto di vista differente - seppur lucido e brillante per una persona della sua generazione. E guardacaso Hols l'aveva pensato per gli studenti universitari coinvolti nelle manifestazioni, mettendoci HIlda come una sorta di simbolo totalizzante del vero femminino, strizzando l'occhio all'emancipazione (che ovviamente è un fatto stridente con il concetto di bambola gonfiabile/simulacro tipico degli otaku).
  6. Wow, pure nel Little Boy di Murakami si parla di questo film. http://www.gwern.net/images/littleboy/earthwindow-22.jpg http://www.gwern.net/docs/eva/2005-murakami
  7. AkiraSakura

    Key the Metal Idol

    Secondo me essendo un'opera pioneristica e' normale trovare tante tematiche sviluppate un po' malaccio. Diciamo che lain ha corretto il tiro in modo magistrale, riuscendo in tutte quelle cose in cui Key aveva fallito. I cattivi non li ho trovati cosi' stupidi. Standardizzati si', in quanto le organizzazioni segrete con gli uomini in giacca e cravatta che smanettavano con la tecnologia andavano molto di moda negli anni '90. I personaggi femminili (sopratutto la protagonista) erano un po' MOE imho (non attuale, moe anni '90).
  8. AkiraSakura

    Sanver production

    Le cover col bollino EXA di cui parlo sono queste, il disegnino tarocco ricalca lo stesso stile di quello della copertina postata da Alex. Dovrebbe essere un'edizione uscita dopo l'epoca - o meglio, non-epoca - della Shin Vision, se non erro. La opening. Vende sta roba solo per diffondere l'orrore musicale che partorisce. Ecco, la solita roba della serie "fare i froci con il culo degli altri"... XD Vedo che cmq il sondaggione è servito a molto...
  9. AkiraSakura

    Sanver production

    Ok. Essendo scritto sulla copertina dei dvd "EXA" bello grosso, ho inconsciamente identificato l'edizione con il distributore. BTW, proprio perché esiste già questa edizione in dvd non capisco proprio il senso della manovra della Sanver.
  10. AkiraSakura

    Sanver production

    Sui dvd della prima serie c'è scritto questo.
  11. AkiraSakura

    Sanver production

    La seconda serie era dvd storm, la prima è EXA viduo.
  12. AkiraSakura

    Sanver production

    Bastava già la pessima edizione EXA... a cosa serve pure questa? Viva il fansub inglese.
  13. MInestra riscaldata in salsa kawaii per fare soldi facili? Cmq a suo modo è abbastanza inquietante... XD
  14. AkiraSakura

    Dynit - Novità e discussioni

    Sì, sicurissimo, ho preso questa. http://www.ebay.it/itm/181736032799?_trksid=p2060353.m2748.l2649&ssPageName=STRK%3AMEBIDX%3AIT BTW, qualcuno sa se è prevista una versione ITA in BD del film?
  15. Spero che questo annuncio si riveli una trollata. Sempre meglio una roba della serie "ooops, il remake non esiste", che dare un capolavoro di questo calibro in mano a Nomura. Poi per carita', la grafica sara' un orgasmo visuale... ma a mio avviso FF7 piu' che essere un qualcosa di grafico e' un qualcosa di sostanziale, una gran bella storia con dei personaggi indimenticabili.
  16. AkiraSakura

    Dynit - Novità e discussioni

    Ringrazio mp3 per il promemoria. Ho appena acquistato l'ultimo box rimasto su ebay a 57,25 euro.
  17. AkiraSakura

    Key the Metal Idol

    Sì, hai ragione. Gli ultimi due ep sono degli spiegoni allucinanti dalla durata di più di un'ora ciascuno. Peccato per il finale, me l'aspettavo più truce.
  18. Dato l'interesse che ho notato in questo forum per il cyberpunk in tutte le sue forme e manifestazioni, vorrei rispolverare un titolo di cui in genere si parla poco, ma che a mio avviso gode di una certa importanza nell'animazione giapponese degli anni novanta. Si tratta di Key the Metal Idol, un OAV per otaku risalente al 1994, un anno prima di Eva. In quest'opera, assieme al Giant Robo di Imagawa (anch'esso antecedente al '95), è presente una trama molto complessa, che viene risolta in modo brillante con il proseguire della storia. Penso che questo fattore, congiunto all'apparizione, per la prima volta, del tipico alone di "misticismo" caratteristico di molte opere del primo dopo-Eva (una su tutte: Gasaraki), renda in qualche modo "Key the Metal Idol" un precursore di un determinato modo di fare animazione. Un modo sì otaku oriented, ma anche riflessivo, malinconico, denso di suggestioni folkloristiche, filosofiche e cyberpunk coadiuvate da una regia curata, talvolta minimalista e "claustrofobica". L'opera in sé non mi è dispiaciuta; molti dicono che sia una sorta di precursore di lain: dal mio punto di vista penso che lo sia in determinati elementi di facciata e non sostanziali, essendo la complessità di lain molto maggiore del suo "antesignano". Detto questo, in Key è comunque presente una protagonista al limite dell'autismo con un potere mistico/tecnologico, con tanto di amica del cuore/Arisu ecc. Fin da subito, l'opera si presenta abbastanza depressa, complessa e riflessiva. Un cyberpunk leggermente falsato dalla straniante visione otaku - con tanto di idols e affini -, ma comuque grezzo, violento, duro da digerire. Una bella dualità, insomma. Che ne pensate?
  19. Il risveglio mediante il tanfo delle scarpacce che il papà utilizzava per andare a lavoro è una metafora della presa di coscienza del personaggio decisamente calzante. XD Una scena che mi è rimasta impressa è quando Ken e la sua lady stanno per compiere un gesto estremo, spinti dalla loro tristezza. Ho pensato che una deriva drammatica in un film del genere sarebbe stata decisamente particolare, ma poi un colpo di scena successivo ha riportato il tutto al solito mood frizzante. Penso che le speranze tradite della generazione dell'Expo sia un tema ricorrente in tutti i paesi sviluppati e benestanti transiti nella postmodernità. La bruttura del non avere più finalità alcuna non era una cosa che quella gente si aspettava. Inoltre è vero, in qualche modo Ken ricorda molto Gendo Ikari, sopratutto per il suo idealismo tradito mascherato da disprezzo e nichilismo. Capisco un po' di più Hideaki Anno, otaku di prima generazione che avrà adorato da bambino la Torre del Sole con tutta la sua carica piena di speranze e di sogni (in fondo in una certa opera del '95 la cita).
  20. Seguendo il consiglio di Garion ho visionato questo particolarissimo film di Shin-chan, The Adult Empire Strikes Back. Indubbiamente Oshii ha fatto scuola, nella riflessione di Hara ho visto un po' di Gosenzosama Banbanzai! (la tematica della famiglia giapponese postmoderna in crisi d'identità) e un po' di Uruseiyatsura (i toni leggeri e scanzonati con un retrogusto tragicomico, serioso e con un briciolo di sense of wonder). Il tutto parte con la parodia dell'expo di Osaka del 1970 (e questo fa già intuire fin da subito dove il film voglia andare a parare); dopodiché arrivano le citazioni affini alla cultura otaku di prima generazione, ovvero Ultraman, Godzilla, Tremila miglia alla ricerca della mamma, Mahōtsukai Sarī ecc. Nella sostanza, il film parla di alienazione da postmodernità, sempre il solito tema che riflette la fenomenologia della società giapponese. Il personaggio più significativo è l'antagonista, quella specie di John Lennon che se ne va in giro con una donna sexy dall'aria depressa. E' un uomo che si sente vuoto, senza scopo (lo dice apertamente alla sua tetra lady), che vuole tornare indietro nel passato perché il presente è troppo incasinato. Ma il suo, come quello di tutte le altre parodie di girellari jap presenti nel film, non è un ritorno nel passato, ma nell'idealità dell'infanzia, un luogo imperturbato che ha poca attinenza con la realtà. Ma una volta che questa illusione viene meno, si è ancora in grado di uscire dal proprio guscio? Strano usare le parole di Anno per riassumere un film di Hara: In Giappone ci sono solo bambini. Questo è un paese di bambini. La mia stima per questo regista è cresciuta. PS: è ben chiaro che il girellismo sia un prodotto della postmodernità: e qui ritorna la simbologia dell'expo di Osaka, dell'attacco solare della Torre del Sole (lol) che sconfigge il mostro cattivo che mina a distruggere quel benessere catartico in cui non c'è molto da preoccuparsi per le cose reali, in cui è possibile permettersi di fuggire all'interno di sé stessi.
  21. AkiraSakura

    Yamato Video - News

    Ma dopo tutti questi revival nostalgici qualche produttore, una volta intascati i guadagni girellici,potrebbe portarmi Ideon in BD con un doppiaggio decente, con voci fedeli a quelle jap e con le copertine come quelle dei box originali con i bellissimi disegni di Tomonori Kogawa? (Abbiate pazienza, sono un sognatore).
  22. AkiraSakura

    "Colorful" di Hara Keiichi

    In effetti hai ragione, e' un film per famiglie giapponesi, non italiane. Purtroppo da noi l'ipocrisia e' un qualcosa di genetico, di folkloristico... Ho espresso il mio desiderio di vederlo in Italia perche' quando sono andato a vedere Kaguya-hime e il film di Cowboy Bebop sul grande schermo ero al settimo cielo. Oh my God... pensavo che il girellismo fosse una turba psicologica tipica degli italiani... ma in effetti, nella sostanza, e' l'estremo attaccamento all'infanzia, una caratteristica tipica di molti adulti giapponesi in cerca di una qualche forma di escapismo facile, pertanto... XD Grazie per il consiglio, appena ho tempo lo vedo e magari lascio un commento. A quanto pare c'e' sul bakabt.
  23. AkiraSakura

    Sanver production

    Dipre' chiava con le donne che paga.
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