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Otaku no Thread


Shito

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permetti l'ot ma questa proprio non me l'aspettavo, visto che il vol 6 è dell'anno scorso e pensavo che il manga fosse fermo da prima.

a che punto della storia è arrivato? l'animaletto puccioso che hanno appioppato a minmay ha tirato le cuoia?

Ti rispondo solo ora, scusami. Il volume 4 arriva fino a quando Hikaru viene premiato con la medaglia che poi regala a Minmay. La bestia non l'ho più vista.

Ma in generale The First non è la prima serie a fumetti, ma una sua reinterpretazione moderna. Ci sono anche personaggi nuovi con ruoli importanti e il livello tecnologico mi pare anche superiore a Ai oboete imasuka (ricorda più quello di Frontier).

Poi entrano per la prima volta in scena le Meltran e Laplamiz, ma a quanto pare qui gli Zentradi sono molto più ben informati sulla cultura terrestre rispetto alla serie tv. A Laplamiz viene mostrato un video porno (ma proprio porno) che la sconvolge.

E poi... niente, Mikimoto impazzisce e come Yas decide di fare un bel flashback: "Macross the tales of South Ataria". Cioè cosa accadde nel 2008, un anno prima dell'inizio della serie. E non c'entra quasi nulla con Macross Zero. E' proprio tutta roba inedita.

Il volume 6 parla solo di quello e ok, ma essendo ambientato a South Ataria fra i personaggi ci sono sempre Global, Misa e Claudia. C'è il cambio di passaggio di mecha fra VF-0S e VF-1S, mentre le forze nemiche sono sempre le anti alleanza, ora con SV-51Σ.

I disegni sia dei personaggi che dei mecha sono eccezionali (con pochi sfondi però, d'altronde sono tutte battaglie aeree), però già il manga va a rilento e questa divagazione mi lascia perplesso. Non è che sia brutta, ma non so se fosse proprio necessario raccontarla.

Vedremo se nel 2017 ci fa la grazia di un nuovo volume...

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  • 2 months later...

Quello che non capisco e' l'esigenza di avere/usare un termine specifico per comunicarlo.

 

Cioe', se appunto significa che e' una persona soddisfatta, perche' dovrebbe finire in qualche categoria?

 

Ha un'accezione/sottolineatura particolare?

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Credo che sia una parola nata nel contesto videoludico. Per fare un esempio, credo abbia la stessa valenza con cui in Harry Potter si parla dei babbani (a spregio).

Ci sono molte parole giapponese createsi negli ultimi anni per indicare persone che non fanno parte del gruppo, ma non necessariamente collegate all'ambito otaku.

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  • 1 month later...

intervista a kenichi sonoda.

honneamise, gunsmith cats, riding bean, bubblegum crisis, gall force, la lamborghini, la yakuza e il negozietto di papà...

 

http://www.animenewsnetwork.com/interview/2017-05-03/q-a-legendary-mangaka-kenichi-sonoda/.115304

 

quindi ormai non torna più.

interessante quella storia sulla artmic... è meglio non progettare eventuali remake di mospeada :lolla:

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  • 3 years later...
On 10/1/2009 at 2:13 AM, silent bob said:

La Malattia Mortale

Posto qui anche se non è molto pertinente, eventualmente spostate in uno dei topic su Eva. Cosa c’entra con Eva? spesso si fa confusione ( es. nella buona wiki eng ) interpretando la malattia mortale di Eva come semplice disperazione ( a seguito probabilmente della imho confusione che fanno gli esegeti di K ). Volevo chiarire l’equivoco. Inoltre quanto scritto sotto è tutta farina del mio sacco mai letta altrove e volevo sapere che ne pensava uno che dell’argomento ne sa come Shito, che spero mi conceda l’attenzione di una attenta lettura. :D

 

Cos’è la malattia mortale e Perché essa, a differenza di quanto spesso si dice, non rientra in nessuno dei tre tipi di disperazione estetica descritti in Aut-Aut ( in L’equilibrio … ).

I tre tipi di disperazione estetica sono, lo dico per rispolverare la memoria di chi già sa non per altri: la melanconia incosciente del proprio stato ( Nerone ), la disperazione o lutto ( chi soffre perché alla sua felicità estetica si oppongono, apparentemente, solo le condizioni esterne ), l’acre riso ironico che è cosciente della propria situazione ma non vede la via d’uscita degli altri due stadi ( per questo fanno testo i Diapsalmata ).

K. Definisce la disperazione come lo stadio finale dello stadio estetico, l’unica via per cui si può uscire da questo stadio. La disperazione in breve è la rottura con un’esteticità felice. L’esteta perso nei divertimenti che desidera ritrovare sé stesso accede alla disperazione, dalla quale lo stadio etico o quello religioso.

Lo stadio etico non è il passaggio per quello religioso, si può benissimo passare da estetico a religioso cosi come da etico a religioso.

Shito nel suo post su Evangelion scrisse ( ma forse manco lo ricorda dato che era un traparentesi ) che K aveva eternizzato lo stadio estetico perché aveva saltato quello etico. Che K aveva eternizzato l’estetico è verissimo ma non perché avesse saltato l’etico bensì perché falliva nell’entrare nel religioso, per il quale lui aveva rinunciato all’etico.

Ho colto il ( imho ) fallo di Shito per prendere l’appiglio per la seguente spiegazione:

K scrive nelle sue carte che egli, fin da Aut Aut, è stato sempre un poeta del cristianesimo non cristiano e che si è sempre voluto presentare così. Per questo, confondere le idee ed evitare che lo si prendesse come cristiano, scrisse Aut Aut ( estetico etico con solo un accenno al religioso ) nello stesso anno in cui pubblicò due discorsi edificanti e per questo scrisse il saggetto estetico “La Crisi e Una Crisi nella vita di un attrice“, nel 1848 quando, a seguito dei molti discorsi edificanti, si diffondevano voci che fosse diventato serio, cristiano [ queste sono ancora sue parole ].

Ecco ora la mia interpretazione della sua vita, della disperazione come descritta in Aut Aut e della malattia mortale.

K vive la giovinezza da esteta, come tutti, quando si innamora di Regine gli balena davanti l’idea di entrare nell’etico, idea per cui è maturo dato che probabilmente sentiva la disperazione estetica del terzo tipo (quello dell’acre riso ironico, cfr. sopra e i suoi scritti prima di Aut Aut ). La relazione con Regine, descritta anche in Stadi Sul Cammino Della Vita capitolo di Colpevole, Non Colpevole, è però si una antidoto contro la disperazione ma è anche oppressa dal concetto dell’Angoscia. Per fuggire il concetto dell’Angoscia K tenta il rifugio della religione.

Si badi alle date Aut Aut è del ‘43, Timore e Tremore e il Concetto Dell’Angoscia successivi ( tardo '43 e '44 ).

K non ha ancora idea di cosa sia la malattia mortale, sta solo uscendo dalla disperazione estetica e tentando di imboccare la via religiosa che pensa gli eviterà l’angoscia.

Passano 1-2 anni e nel ‘45 scrive Stadi sul Cammino Della Vita nella cui parte finale definisce così l’autolesionismo: fermarsi a metà, rendersi conto dell’abisso della possibilità e della necessità del religioso ma non riuscire a trovare la felicità nell’assurdo, la sicurezza nella fede.

Ultimo passo: nel ‘49 pubblica La Malattia Mortale, che penso sia essenzialmente questo: l’affezione dell’uomo insoddisfatto di sé, l’affezione del rapportarsi col proprio sé sotto il segno dell’insoddisfazione. ( dalla mia rece di Eva 2.0 su animeye dove ne parlo di più ). Perché K era insoddisfatto di ciò che era, perché odiava se stesso?

Perché, pur avendo decretato il fallimento dell‘estetismo convinto e fino alla fine, ovvero il migliore estetismo possibile ( e si che K era un esteta coi controcazzi: non lavorò mai pur non essendo molto ricco [ ma anche per non fare il pastore, dato che non si riteneva cristiano ], era moderato nell’uso del denaro ma non fu mai tirchio e rischio perciò di morir di fame a soli 43 anni ), non riusciva ad entrare nello stadio della vita in cui desiderava entrare, quello religioso, a dispetto di tutti i suoi sforzi ( e il non matrimonio con Regine= rifiuto dell’etico è lo sforzo più grande ).

 

Penso che da ciò sia chiaro come La Malattia Mortale non sia nessuno dei tre tipi di disperazione descritti in Aut Aut, in questi manca infatti la decisione di entrare in un altro stadio. In quello c’è si la decisione ( e che è più di una decisione estetica [ qui inteso, come anche in alcuni passi di Aut Aut, come incoerente ] ma non ancora etica ) ma anche l’impossibilità di realizzare ciò che si è deciso ( impossibilità che è quasi sempre per debolezza, talvolta anche per ostinazione ). Insomma la malattia mortale è lo sforzo cosciente che fallisce, il che non è nulla delle disperazioni di Aut Aut ( la melanconia, a cui potrebbe assomigliare, è infatti un dimenarsi inconscio ).

La malattia mortale in Eva è il fallimentare sforzo cosciente di Shinji di uscire dalla sua chiusura ( ovvio che so bene che la serie non si conclude in malattia mortale eh ).

p.s.: se si volessero riferimenti testuali per le citazioni posso fornire anche la riga esatta XD

Una dozzina d'anni non sono male per far invecchiare un ottimo post.

È sempre difficile leggere Eva nell'ottica univoca di uno dei citazionismi che l'autore ha disseminato qua e là soprattutto nei titoli di episodi, e di brani persino.

L'episodio 16, ovvero Malattia mortale, e poi... reca come titolo inglese SPLITTING OF THE BREAST.

L'episodio 16 è anche l'episodio in cui comincia l'autoanalisi regressiva del protagonista. Al climax di quella regressione analitica, se ben ricordo si sente il brano MOTHER IS THE FIRST OTHER. Cose del tutto analoghe risuccederanno poi nell'episodio 20, ovviamente. Sempre Shinji che ritrova la madre dentro all'UnitàPrima, analisi regressiva, viene ri-partorito.

Se ben ricordo, il concetto di "divisione del seno" (in "seno buono" e "seno cattivo") viene dalla filosofia psicanalitica di Klein. La dottrina di Klein pare sia molto letta in Giappone, ovvero pare che la scuola psicanalitica giapponese sia molto freudiana tramite la visione psicodinamica di Klein. Il che non mi sorprende. Taluni hanno visto in Anno un certo modo di analisi transazionale alla Berne, e chiaramente quando si pensa alla dinamica dell'amaeru, della (inter)dipendenza affettiva, è facile leggerla con le forme del pensiero di Berne (viene quasi naturale), ma forse in Anno era solo Klein, chissà. E forse un po' di Laing (sì, sì, Do You Love Me?)

Di fatto, Anno dichiara di "essere un freudiano che cerca di diventare junghiano". Certo la ragazzetta russa coi capelli rossi ce lo diceva già da tempo, però però forse Anno avrebbe potuto (dovuto) rivolgersi a Lacan. Lacan per la sopravvivenza, come il titolo di un libro scritto dal mio conoscente Morioka Masahiro, filosofo e docente di filosofia (sono due cose diverse), già commentatore negli approfondimenti televisivi che facevano seguito agli episodi di Eva nella seconda messa in onda in Giappone, la prima notturna.

In ogni caso, mi sono sempre più convinto che Yui non sia altro che Klein, sia per Shinji, sia per Gendou. he poi è la stessa cosa.

A tale proposito:

https://forum.evageeks.org/thread/19822/Mother-is-the-First-other-The-Human-Instrumentality-Project-and-Lacanian-Psychoanalysis/

Lorenzo Peyrani, che è intervenuto in quel thread, era stato anche uno degli appassionati che mi aveva contattato – rigorosamente in PM – ai tempi della bagarre per evaflix. Sto cercando di ricontattarlo da un po' di tempo, ma ancora nessun successo. Magari ce la farò. Intanto sono riuscito a ri-contattare un altro utente italiano, nickname: Berserkelion, che è forse il più (l'unico?) interessato alle "vere fonti" di Evangelion.

Tra un po' fondo un vero EVA tomo-no-kai. I tempi sono maturi. E forse no. :-)

Modificato da Shito
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  • 1 month later...

Yui è la kannon/madonna, che per ragioni psicologiche e sociologiche determina la capacità del figlio di relazionarsi con gli altri. E questo è palese, tutte le persone che ho conosciuto con conflittualità legate alla figura materna, avevano difficoltà relazionali. O non si ritenevano degne di essere amate (di nuovo: do you love me?)

 

Per quanto riguarda i giapponesi però, popolo che come cultura storica ha la guerra e l'adorazione della natura, il calore materno penso sia davvero qualcosa di profondamente archetipale. Non mi viene in mente qui Eva ma dei film di Miike Takeshi in cui c'è la yakuza che fa cose (anche molto strane) e poi alla fine c'è sempre una figura femminile sacra da adorare o che in qualche modo "castra" gli uomini.

 

Ma in fondo il radersi la testa degli asceti buddhisti è una forma di rifiuto del femminino, come faceva notare anche Jung. E chi disprezza compra.

 

L'otaku molto probabilmente sentendosi "castrato" dal suo essere wabi-sabi (o socialmente inetto se parliamo della prima generazione) rivede questo archetipo di "madonna shinto" in modo più intenso degli altri giapponesi. Ma qui non c'è la statua della madonna o il rosario ma la action figure di Saber bride (fighissima tra l'altro lol)

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  • 7 months later...
On 9/13/2009 at 10:32 PM, Shito said:

Non so voi, ma a me piace pensare ai thread un po' come a delle Blue Water (tanto per restare in tema...)

Ditto.

Detesto le persone deboli, il cielo azzurro non lo tradirò, prima di fare un sogno voglio mettermi in volo!

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  • 3 months later...

Den-chan: era anche il mio pensiero, che ritrovavo tra le righe della "delusione incredula" di Garion.

Ci pensavo ieri notte.  Vi lascio un pensiero.

Quando ero un ragazzo, un ragazzotto, e mi piacevano anime e manga e videogiochi giapponesi, sdegnavo davvero molto chi fruiva di intrattenimento americano o, peggio, italiano.

Dall'America mi parevano giungere solo bambinate (Disney) e idiozie (serie tv giovanilistiche).

La TV italiana, beh... lasciamo perdere. Quanto incappavo nelle pubblicità italiane di roba Nintendo o SEGA mi sentivo offeso più che imbarazzato.

Questo era lo Shitarellino minorenne. Nel suo gruppo di amichetti liceali. Un branco di piccoli otaku in erba, si direbbe, con quella tipica spocchia da autosegregati nella propria nicchia e sdegnosi di quanto sta alll'esterno. una cosa quasi da Nakamori Akio, se avete letto le traduzioni di quegli storici articoli. Erano i tempi in cui un libro-catalogo come Anime veniva letto per il piacere di impararlo pressoché a memoria. Almeno da me. We were livin'... linving in Nineties, Nineties...

Irridevamo le "sigle italiane", dalle quali ci sentivamo umanamente (lo ripeto) offesi. Cose come "I raqazzi della 3a C", o il Festival di San Remo, o i cinepanettoni, ci sembravano cose tra il grottesco e il ridicolo, ma soprattutto schifose.

Capiamoci, nessuna crociata. Al massimo zimbellaggio inter nos - Internet era di là a venire – ma soprattutto non c'era la voglia di evangelizzare nessuno, di convertire nessuno: stavamo bene nella nostra nicchietta e l'importante è che quella nicchietta non avesse NULLA A CHE FARE con la robaccia che aborrivamo. Non cercavamo di fare proseliti, anzi.

Flashforward...

Una volta, a una tavolata "professionale" con ospiti e ospiti (hosts e guests), c'erano delle idol-cantantine e i loro giovani producers/mangers e tutti parlavano di anime come per "darsi un tono" figo e professionale ... io a un certo punto sono sbottato. Sbottai in giapponese, ma qui vi traduco. Dissi "ASPETTATE UN MOMENTO! Ma parlare di anime da adulti non è una cosa da fighi, è la cosa PIÙ DA SFIGATI che esista!"

Calò il silenzio a tavola. Tutti ammutoliti tranne una chade veterana e suo marito sakkan, più veterano di lei, che ridacchiavano. A un certo punto, la giovane donna nippo-americo-italiana dinanzi a me, mi guarda negli occhi e mi dice (in italiano): "Sai Gualtiero, tu sei il primo vero otaku che vedo. Perché quando parli di queste cose si vede che lo fai perché ti piacciono, non per apparire, anzi, anche se ti senti di apparire ridicolo".

Le risposi che non sapevo se vi avesse inteso un complimento o un insulto, ma lo prendevo di buon grado in ogni caso.

Il fatto è che sotto sotto sono ancora così. Quindi mi stranisce vedere, da un lato, i "nuovi appassionati" per cui le principesse Disney e Nadia e Asuka non sono cose ossimoriche, ma ancor più dall'altro vedere dei "vecchi appassionati" come me che tanto ora sono stati riassorbiti nell'alveolo dei normie, e stanno lì a far battute su calcio, Sanremo e cazzate varie, magari facendo montaggi con personaggi di anime. Che ridere.

Al comiket di capodanno 2007, e io mi trovavo lì al Tokyo Big Sight, uscì la prima edizione (autoprodotta) del libro di Okada Toshio "Otaku ha sudeni shindeiru". Se ben ricordo, uno dei tormentoni di quella fiera era "Mai fidarsi di un otaku che ha meno di quarant'anni". Come dicevo, era il 2007. E 2007-40=1967. Sarei tagliato fuori anche io (1976). Ma chissà, forse questa cosa in Italia ha avuto una buona decade di ritardo. Il mio amico Francesco Messina ne ha scritto un bell'articolo sul suo blog, e io ho imbrattato varie "pagine", in questo stesso forum nel corso degli anni. O forse ero atipico io fin da principio, che ero un appassionato di anime, manga, videogiochi e filosofia - prima di Eva, intendo – e già quando muovevo i primi passi nel settore certi miei colleghi mi chiedevano cosa ci facessi io lì. La mia consorte me lo chiede ancora, il che è più significativo e più grave.

E probabilmente anche questo articolo non verrà affatto capito. E va bene così. Oltre all'essere stato atipico sin da piccolo, il non essere compresi è un gran bel privilegio dei vecchi. Cosa che, per fortuna, mi sento di essere da tempo.
 

14 hours ago, Armandino-san said:

Ma secondo voi c'è la possibilità che venga fatta l'edizione home video di 'Miss Hokusai - Mirto Crespo'? 

Spero di sì. Non del tutto a vuoto.

 

Modificato da Shito
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