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Otaku no Thread


Shito

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Una singola ombra che si contorce nell'oscurità.

Otaku, tale è il simbolo di tenebra

generatosi al termine della modernità.

Occultandosi interiormente

si impadronisce della sensibilità della persona.

A tale fato

nessuno può sfuggire!

 

Questo è l'incipit, chiaramente.

 

Sarebbe interessante creare un thread di Graffiti e considerazioni sull'otakuzoku.

 

Vediamo se basta questo ad aprire le danze, oppure bisogna mettere più carne al fuoco sin da principio.

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Più che altro, spesso da certi thread vengono fuori dei buoni spunti. E mi dispiace che certi restino 'sepolti' di là. :(

 

Non so voi, ma a me piace pensare ai thread un po' come a delle Blue Water (tanto per restare in tema...)

 

Ora che c'è pure la sezione apposta, mi sento più motivato che mai!

 

Il sottotitolo del topic recita: risorgiiii!

 

Vediamo come la pensiamo, un anno dopo.

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http://www.youtube.com/watch?v=h2p79MM17Sc

 

è vero ma tu sei innocente e chi è innocente non sa e chi non sa non vuole. ma io ti ordino di volere. ... è contraddittorio: se tu sei un innocente non puoi non esserlo e se sei innocente non puoi avere coscienza e volontà. .... l'innocenza è una colpa e gli innocenti saranno condannati perché non hanno il diritto di esserlo ... come te ci sono milioni di innocenti in tutto il mondo che vogliono sparire dalla storia piuttosto che perdere la loro innocenza.

mi venne in mente quando guardai in Sky Crawlers la scena in cui tentavano di giocare sulle giostre. otaku come colui che non vuole aprire gli occhi o che, una volta aperti, è combattuto tra onestà e desiderio di richiuderli, di ripristinare l'innocenza seppur in malafede. che si estranea dal mondo per rimanere in un limbo illudendosi di non partecipare con la sua estraniazione.

 

p.s.

quel che ho scritto con l'otaku come da vocabolario definito ( ma vedi anche http://juste.splinder.com/post/8408179 ) c'entra poco. tuttavia un rigido otaku=grande appassionato escluderebbe dalla categoria, tanto per citare il nome maximo, anche Shinji ergo ... io vedo le grandi passioni per anime vg etc. come un modo per fuggire dalla realtà ( = mero fenomeno, non essenza; e non per nulla i jrpg son molto buoni per attuare l'escapismo ), un modo per rinchiudersi nel limbo tra bambino e adulto, bloccarsi coscientemente nella presa di coscienza dopo aver perso l'infanzia ma giusto un passo prima di esser diventati adulti. nella totale disillusione continuar a sognare coll'aiuto di prodotti artificiali.

certo meno l'escapismo dell'otaku è completo più la sua figura diventa misera: se un eremita convinto ( un pò diverso dall'hikikomori eh! )ha pur una sua dignità, un lavoratore che sfoga le sue passioni ritagliandosi uno spazio nel tempo libero è davvero penoso ( peggio anche di madame bovary che almeno ci prova a far come nei romanzi; "and if i lose at least i've tried").

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Suppongo che il fatto di non sapere cosa rispondere mi obblighi al silenzio, giusto?

 

no no esprimi pure il tuo pensiero :thumbsup:

Guardandola dal punto di vista di un fruitore relativamente giovane della produzione animangosa giapponese( circa 4 anni, lasciando da parte la spazzatura vista in tv da bambino) non sono in grado di esprimere alcun giudizio sull'otaku in se.

Tecnicamente non sono nemmeno in grado di dire se io sia o meno un otaku, in quanto, pur amando molto il media anime e molti dei temi trattati dagli autori giapponesi, non sono interessato ai classici feticci da otaku( vedi modellini, arbook, dvd e spazzatura varia), o alle caratteristiche psicologiche che "attizzano" molti fruitori dell'animazione( tsundere, moe, ecc... ). Quindi chi è l'otaku? Colui che, talmente ossessionato da alcune caratteristiche ci si rinchiude e non da attenzione a tutto il resto oppure colui che fruisce il più possibile di ciò che il media gli mette a disposizione?

Ribaltando la domanda, l'otaku è colui che ama l'animazione o i manga, oppure colui che ama i gundam/macross/moe/tsundere, ecc...?

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Quindi chi è l'otaku? Colui che, talmente ossessionato da alcune caratteristiche ci si rinchiude e non da attenzione a tutto il resto oppure colui che fruisce il più possibile di ciò che il media gli mette a disposizione?

Ribaltando la domanda, l'otaku è colui che ama l'animazione o i manga, oppure colui che ama i gundam/macross/moe/tsundere, ecc...?

 

aspettando i post di garion con la storia dell'otakuzuku, posso darti qualche hint io ^^

 

otaku = maniaco, fan di un qualcosa (bishoujo, armi, gundam..) a livello quasi patologico

akibakei = fan di animazione in maniera prettamente consumistica, quando andava in onda macross frontier erano fan di macross, poi lo sono stati di gundam 00, ora magari lo sono di bakemonogatari, e il fanatismo poche volte supera la fine dell'anime. ora come ora lo sono la maggior parte degli otaku nipponici ^^;

 

..e giusto per capirsi, te sei un otaku di tutto cio' che puo' ampliare le potenzialita' del cervello umano :flowers2: e shito e' un otaku dell'otakuzuku :pazzia::pazzia::lolla:

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Uhm, sugli hikikomori credo si debba fare una riflessione separata.

 

L'otaku è l'appassionato quasi patologico, l'hikikomori è la degenerazione di una passione a livelli socipoatici che però credo (così leggevo su qualche articolo di psicologia fortuitamente capitato sottomano) si sarebbe manifestato quasi sicuramente in un soggetto con quei pre-requisiti. Se ho detto una fesseria (shame on the psycologist!) insultatemi pure :thumbsup:

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l'hikikomori è la degenerazione di una passione a livelli socipoatici che però credo (così leggevo su qualche articolo di psicologia fortuitamente capitato sottomano) si sarebbe manifestato quasi sicuramente in un soggetto con quei pre-requisiti. Se ho detto una fesseria (shame on the psycologist!) insultatemi pure :thumbsup:

 

e' il sistema scolastico/lavorativo giapponese a creare gli hikikomori, non sono gli anime/manga/videogiochi/sarcazzo..

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l'hikikomori è la degenerazione di una passione a livelli socipoatici che però credo (così leggevo su qualche articolo di psicologia fortuitamente capitato sottomano) si sarebbe manifestato quasi sicuramente in un soggetto con quei pre-requisiti. Se ho detto una fesseria (shame on the psycologist!) insultatemi pure :thumbsup:

 

e' il sistema scolastico/lavorativo giapponese a creare gli hikikomori, non sono gli anime/manga/videogiochi/sarcazzo..

 

Se per quello tra questi argomenti (anime/manga/sarcazzo/diebuster :P ) non c'e' *nulla* che di per se' crei comportamenti di natura ossessivo e/o compulsiva.

Sempre di 'modus vivendi' tendenti all'alienazione si parla pero' in entrambi i casi; non e' che perche' un comportamento e' visto con maggiore o minore 'simpatia' sia comunque migliore.

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Wow, troppa grazia!

 

Prima di postare seriamente, una prima direttrice per tutti.

 

'Otaku' e 'Hikikomori' sono due cose diverse, e neppure parallele. Eventualmente INCIDENTI, ma NON coincidenti.

 

Ovvero, la sociopatia dell'otaku è pressoché 'subita'. L'otaku vive la sua 'diversitù sociale', e amen.

 

L'hikikomori, che abbia una mente 'da otaku' (=appassionato maniacale di qualcosa), ha una sociopatia psicologica al border-line dello spettro dell'autismo: TEME in maniera quasi schizofrenica il contatto col prossimo, e si rinchiude in CASA, ovvero in un 'closed space', a prescindere che esso sia o meno terreno di otakuzoku.

 

Spero possa essere chiara come separazione. Due linee con un punto (o un eventuale tratto) di incontro.

 

Ah, io non sono un otaku dell'otakuzoku.

 

Sono un otaku di:

 

1)Filosofia (che nel mio modo di vedere è olistica, non accademica, e non ha soluzione di continuità con arte, letteratura, psicologia e sociologia)

2)Cultura e sub-pop-cultura Giapponese, specie se 'retro-future'.

3)Specificamente: NeoGeo - forse la mia massima 'passione da otaku', e geesen(zoku) in generale

4)GAiNAX e Ghibli e tutta l'animazione 'con un senso' che trovo

5)Un poco anche Apple, ma non sono un computer-geek

 

La mia passione da 'meta-otaku' si inserice, scome credo ben si possa intendere, tra 1) e 2)

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Un maniaco del calcio (fissato magari con la squadra per cui tifa) non è da considerarsi otaku semplicemente perchè non avverte una sua diversità sociale (anche se poi in certe tifoserie sembrano divertirsi ad erigere muri contro gli "altri")? O perchè fissarsi su una squadra, andare allo stadio tutte le domeniche, abbonarsi ai canali a pagamento solo per le partite, comprare sciarpe, magliette e ammennicoli vari e così via non è sentito dall'ambiente sociale in cui viviamo come qualcosa di strano, alternativo, eventualmente negativo?

E' l'otaku a rendersi tale (rimuginando troppo sulla propria passione) operando dal di dentro oppure è l'esterno a "renderlo" otaku?

 

L'hikikomori banalmente mi sembra un misantropo arrivato alle estreme conseguenze del suo disagio, che si appassioni magari a libri, fumetti, anime, videogiochi dipende credo unicamente dal fatto che tra 4 mura gli svaghi non possano che limitarsi a questo genere di cose.

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Vedi, alla fine tutto il discorso conduce e si riduce al come e al perche' dell'essere cosi' tanto mutuata la socialita' diffusa e i rapporti interpersonali.

 

Otaku et similia sono 'figli' di un determinato retaggio socio-culturale; 'traslare' tutto cio' in una declinazione quale 'fissato' e' a mio avviso non cosi' funzionale al discorso.

 

Per dire, un tifoso di calcio non ha alcun problema concreto di 'non comunicare' o non ha cosi' bisogno di una "realta' altra/immaginaria" in cui contenere la propria necessita' di relazione e dalla quale poi far derivare una concezione di se' in qualche modo 'derivante' da un contesto 'rassicurante' e che possa essere condiviso quale quello dei 'mondi immaginari' di manga e anime.

 

Nel caso di manga-anime e anche di videogame, e di tutto quant'altro possa avere come base un mondo che abbia un contatto piu' o meno fittizio con la realta', cio' che viene a crearsi e' il sostrato comune e rassicurante da cui poi far 'derivare' un rapporto inter personale.

 

Secondo me, otaku in occidente, piu' che i tifosi, la hanno un'accezione particolare; le ragazze/donne che leggono riviste di pettegolezzi :giggle: ; e' del resto un po' quello che diceva 'lo squalo' Murdock, che quelle riviste esistono perche' 'la gente ne ha bisogno'.

 

 

Per quanto riguarda l'hikikomori, c'e' anche da ricordare che per questi esiste ed e' concreto il timore del contatto *fisico-diretto*, ma non e' certo 'alieno' (in questo caso) ai social network su internet.

 

Non e' che l'hikimori e' totalmente 'alieno' alle relazioni, ma a un tipo specifico di 'contatto' e alla fine l'origine 'casa' tra questi e l'otaku e' a dir poco similare.

 

Minimo comun denonimatore la mancanza di comunicazione inter-personale, che viene surrogata con altre istanze fino all'alienazione.

 

Io ho sempre avuto l'impressione che una volta ottenuto il 'pass' modaiolo per il termine 'otaku' si sia voluto 'creare' una estremizzazione comportamentale di tale natura da traslare in essa ogni accezione negativa del 'genere' otaku, nell'hikikomori.

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Non e' che l'hikimori e' totalmente 'alieno' alle relazioni, ma a un tipo specifico di 'contatto' e alla fine l'origine 'casa' tra questi e l'otaku e' a dir poco similare.

 

Alieno alla "life 1.0" che si sente realizzato dove il suo essere è poco più di un avatar. Credo che ci possa stare, come definizione.

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  • 3 weeks later...

La Malattia Mortale

 

Posto qui anche se non è molto pertinente, eventualmente spostate in uno dei topic su Eva. Cosa c’entra con Eva? spesso si fa confusione ( es. nella buona wiki eng ) interpretando la malattia mortale di Eva come semplice disperazione ( a seguito probabilmente della imho confusione che fanno gli esegeti di K ). Volevo chiarire l’equivoco. Inoltre quanto scritto sotto è tutta farina del mio sacco mai letta altrove e volevo sapere che ne pensava uno che dell’argomento ne sa come Shito, che spero mi conceda l’attenzione di una attenta lettura. :D

 

Cos’è la malattia mortale e Perché essa, a differenza di quanto spesso si dice, non rientra in nessuno dei tre tipi di disperazione estetica descritti in Aut-Aut ( in L’equilibrio … ).

 

I tre tipi di disperazione estetica sono, lo dico per rispolverare la memoria di chi già sa non per altri: la melanconia incosciente del proprio stato ( Nerone ), la disperazione o lutto ( chi soffre perché alla sua felicità estetica si oppongono, apparentemente, solo le condizioni esterne ), l’acre riso ironico che è cosciente della propria situazione ma non vede la via d’uscita degli altri due stadi ( per questo fanno testo i Diapsalmata ).

 

K. Definisce la disperazione come lo stadio finale dello stadio estetico, l’unica via per cui si può uscire da questo stadio. La disperazione in breve è la rottura con un’esteticità felice. L’esteta perso nei divertimenti che desidera ritrovare sé stesso accede alla disperazione, dalla quale lo stadio etico o quello religioso.

Lo stadio etico non è il passaggio per quello religioso, si può benissimo passare da estetico a religioso cosi come da etico a religioso.

 

Shito nel suo post su Evangelion scrisse ( ma forse manco lo ricorda dato che era un traparentesi ) che K aveva eternizzato lo stadio estetico perché aveva saltato quello etico. Che K aveva eternizzato l’estetico è verissimo ma non perché avesse saltato l’etico bensì perché falliva nell’entrare nel religioso, per il quale lui aveva rinunciato all’etico.

Ho colto il ( imho ) fallo di Shito per prendere l’appiglio per la seguente spiegazione:

 

K scrive nelle sue carte che egli, fin da Aut Aut, è stato sempre un poeta del cristianesimo non cristiano e che si è sempre voluto presentare così. Per questo, confondere le idee ed evitare che lo si prendesse come cristiano, scrisse Aut Aut ( estetico etico con solo un accenno al religioso ) nello stesso anno in cui pubblicò due discorsi edificanti e per questo scrisse il saggetto estetico “La Crisi e Una Crisi nella vita di un attrice“, nel 1848 quando, a seguito dei molti discorsi edificanti, si diffondevano voci che fosse diventato serio, cristiano [ queste sono ancora sue parole ].

 

Ecco ora la mia interpretazione della sua vita, della disperazione come descritta in Aut Aut e della malattia mortale.

 

K vive la giovinezza da esteta, come tutti, quando si innamora di Regine gli balena davanti l’idea di entrare nell’etico, idea per cui è maturo dato che probabilmente sentiva la disperazione estetica del terzo tipo (quello dell’acre riso ironico, cfr. sopra e i suoi scritti prima di Aut Aut ). La relazione con Regine, descritta anche in Stadi Sul Cammino Della Vita capitolo di Colpevole, Non Colpevole, è però si una antidoto contro la disperazione ma è anche oppressa dal concetto dell’Angoscia. Per fuggire il concetto dell’Angoscia K tenta il rifugio della religione.

Si badi alle date Aut Aut è del ‘43, Timore e Tremore e il Concetto Dell’Angoscia successivi ( tardo '43 e '44 ).

K non ha ancora idea di cosa sia la malattia mortale, sta solo uscendo dalla disperazione estetica e tentando di imboccare la via religiosa che pensa gli eviterà l’angoscia.

 

Passano 1-2 anni e nel ‘45 scrive Stadi sul Cammino Della Vita nella cui parte finale definisce così l’autolesionismo: fermarsi a metà, rendersi conto dell’abisso della possibilità e della necessità del religioso ma non riuscire a trovare la felicità nell’assurdo, la sicurezza nella fede.

 

Ultimo passo: nel ‘49 pubblica La Malattia Mortale, che penso sia essenzialmente questo: l’affezione dell’uomo insoddisfatto di sé, l’affezione del rapportarsi col proprio sé sotto il segno dell’insoddisfazione. ( dalla mia rece di Eva 2.0 su animeye dove ne parlo di più ). Perché K era insoddisfatto di ciò che era, perché odiava se stesso?

Perché, pur avendo decretato il fallimento dell‘estetismo convinto e fino alla fine, ovvero il migliore estetismo possibile ( e si che K era un esteta coi controcazzi: non lavorò mai pur non essendo molto ricco [ ma anche per non fare il pastore, dato che non si riteneva cristiano ], era moderato nell’uso del denaro ma non fu mai tirchio e rischio perciò di morir di fame a soli 43 anni ), non riusciva ad entrare nello stadio della vita in cui desiderava entrare, quello religioso, a dispetto di tutti i suoi sforzi ( e il non matrimonio con Regine= rifiuto dell’etico è lo sforzo più grande ).

 

 

Penso che da ciò sia chiaro come La Malattia Mortale non sia nessuno dei tre tipi di disperazione descritti in Aut Aut, in questi manca infatti la decisione di entrare in un altro stadio. In quello c’è si la decisione ( e che è più di una decisione estetica [ qui inteso, come anche in alcuni passi di Aut Aut, come incoerente ] ma non ancora etica ) ma anche l’impossibilità di realizzare ciò che si è deciso ( impossibilità che è quasi sempre per debolezza, talvolta anche per ostinazione ). Insomma la malattia mortale è lo sforzo cosciente che fallisce, il che non è nulla delle disperazioni di Aut Aut ( la melanconia, a cui potrebbe assomigliare, è infatti un dimenarsi inconscio ).

La malattia mortale in Eva è il fallimentare sforzo cosciente di Shinji di uscire dalla sua chiusura ( ovvio che so bene che la serie non si conclude in malattia mortale eh ).

 

 

p.s.: se si volessero riferimenti testuali per le citazioni posso fornire anche la riga esatta XD

Modificato da silent bob
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  • 2 months later...

Escapismo, jrpg e libri d'avventura - frustrazione, mediocrità

 

 

è una questione su cui riflettei tempo fa: quanto può essere valida una scelta di vita del genere? In che modo renderla coerente, è possibile ?

 

Ora espongo in punti:

 

- L'Escapismo è la fuga dalla realtà, perché troppo crudele, dura, impura, cattiva etc. etc. ERGO chi fugge tramite escapismo, per coerenza, dovrebbe essere/ritenere di essere puro, buono etc. etc. Oppure ritenersi troppo debole per vivere, troppo debole per uccidersi ( ma per quanto è possibile, realmente, andare avanti pensandosi tale ? ).

 

- In che modo attuarlo ? per fuggire penso che il meglio sia immergersi in jrpg e romanzi d'avventura/fantasy insomma tutto quello che trasporti in un mondo bello, lontano etc. etc. [ è chiaro che Kierkegaardianamente siamo in pieno estetismo artistico ( esempi nel 2° tomo di Enten-Eller edizione Adelphi; teoria in Scuola Di Cristianesimo sull'arte cristiana e in Postilla Conclusiva dove: ogni volta che si celebra un'individualità si fa il suo funerale, l'estetica infatti vuole degli osservatori/ammiratori non imitatori. Ammirando si rischia spesso di sigillare la bara d'un glorioso cadavere. Similmente anche Breton nel 2° Manifesto quando parla delle celebrazioni del 100° anniversario del romanticismo ]

 

- Frustrazione e mediocrità, Clash with the reality:

 

1) già in superficie è chiaro che per fare roba del genere decentemente serve un pò di denaro ( ma, diciamolo, una buona dose di palle se il denaro è poco; il che decreta intanto la superiorità dell'escapista sul piccolo borghese ). Che cavolo di fuga della realtà è se son costretto dentro un'appartamento o ho vicini e non posso accendere musica e fare i miei comodi giorno e notte? ergo serve una bella villa ( ah ma in una villa campando senza lavorare che cazzo c'è da fuggire ? ma si dovrebbe fuggire perché si vogliono i draghi, le principesse da salvare e lo spirito vince sempre e da solo e "con lo spirito giusto non mi pongo limiti", come dice forse la migliore, ma un pò ingenua, persona che conosco ) . Che cavolo di escapsimo è se ogni giorno mi sbatte il mondo in faccia e devo andare a lavorare, sbattendo contro un mondo da cui tento da fuggire? ergo servono anche un pò di soldi con cui sostentarsi e non temere di morire di fame ( perché l'escapista è un codardo e quando vedrà parlare la statua del Commendatore non la inviterà mai a cena, godendo fino all'ultimo, ma scapperà il più lontano possibile ).

Bon, non è granché con un piccolo capitale ce la si può anche fare, fatto sta che questo capitale 1) non lo hanno tutti ------- = frustrazione si va a lavoro dividendosi tra entusiasmanti avventure e le melme della fredda palude del calcolo egoista.

2) la maggiorparte di gente che si sfonda di jrpg e romanzi (del genere) avrebbe, almeno se senza famiglia, la possibilità economica di fare escapismo ma tiene i piedi in due parti così viene il buffo: li vediamo alle prese con grandi eroi, gente che non china mai il capo, draghi e principesse da salvare, avventure per lande oscure mentre percorrono ogni giorno i soliti km verso il posto del lavoro e devono frenare gli isterismi dell'animo, ché gli animi inquieti non son permessi o tutt'al più li si tollera solo di rado.------ = mediocrità

 

2) ammesse le condizioni verrà pure il fottuto momento in cui uno si confronta con i propri eroi: e di nuovo frustrazione e mediocrità. Per di più la consapevolezza che se io trattengo un minimo di spirito ribelle, rifiutando le leggi del branco, in realtà mi faccio foraggiare da i più raffinati produttori di oppio dei popoli, peggio dei preti, la razza che meno tollero che nulla hanno a che fare con i miei eroi, il cui pubblico è quanto di più lontanto da un eroe. = frustrazione per quel che sono , mediocrità per continuare ad esserlo.

 

 

Un uso moderato di questi oppiacei: io sono per odi et amo, non mi piacciono le mezze vie tanto più se sono inutili. Questi jrpg e romanzi e anime, di cui si nutrono gli otaku ( mettici i film americani al posto di anime ed hai la mediocrità piccolo borghese odierna ), mi sembrano alquanto meschini se usati a piccole dosi. Un escapista completo può avere cmq un pò della mia simpatia, fare metà e metà non mi attira proprio. Non hanno contenuto - o se lo hanno è secondario - e servono principalmente a dimenticare se stessi e la realtà. I compromessi non mi sembrano belli, dovrebbero sembrarlo ancor meno a chi bazzica per le lande dell'avventura e dell'impeto. Tuttavia, ogni tanto, mi concedo riposo e uno stupido anime alla mia mente.

 

Avete presente quando Asuka in NGE si sfonda di vg a casa dell'amica? ecco quello anche è escapismo, ma l'unico rispettabile, perché pieno di disperazione e il suo movimento principale non è il gusto estetico di goduria estetica d'intrattenimento ma la fuga disperata verso l'intrattenimento come grande oblio di sé. Però in questa fuga cosciente l'animo urla a ogni passo, è la lacerazione completa, non ci si scorda per nulla di sé. Quell'escapismo lo posso rispettare, altri no.

Modificato da silent bob
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Bob, volevo dire due cose.

Anzi tre.

 

La prima, che volevo esprimere serenamente e già da un po', è di farti pubblicamente sapere che trovo i tuoi interventi, o più generalmente la tua presenza in questo luogo, preziosa. Non trovo una parola migliore.

 

La seconda, è che secondo me devi solo stare attento a non scambiare la 'costanza' ovvero la 'coerenza con sé stessi' come un valore, un punto di nobiltà d'animo. Perché se ci pensi, coglierai al volo che si tratta di compiacimento superegotico autoreferenziale. Una cosa che giustifica il peggio, a lungo andare.

 

La terza, è che le risposte sono già tutte in K. K non aveva affatto capito, secondo me, la natura femminile. Ma intelligentemente ne aveva intuito il ruolo funzionale fondamentale nella vita di un maschio. La vita religiosa è chiaramente l'inganno di K. per restare nello stadio estetico, e tu lo sai. Non credo che possa esistere vero stadio religioso senza un passaggio (e una sosta indefinita) nello stadio etico. Detto ciò, resta il segreto di Ulisse.

 

Tu hai colto il segreto di Ulisse?

 

E', in fondo in fondo, lo stesso del Principino suicida.

Che poi era un fennec, sai.

E assomiglia tanto a uno Scoiattolo-Volpe.

E se mi hai seguito, ora i conti tornano proprio.

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Beh, grazie sinceramente per l'apprezzamento.

 

La seconda, è che secondo me devi solo stare attento a non scambiare la 'costanza' ovvero la 'coerenza con sé stessi' come un valore, un punto di nobiltà d'animo. Perché se ci pensi, coglierai al volo che si tratta di compiacimento superegotico autoreferenziale. Una cosa che giustifica il peggio, a lungo andare.

 

Sulla coerenza:

- Io ho dei valori e certo non giudicherò ME in base a quelli dato che se io dico è giusto buono uccidere/violentare-bambine/ingannare-sulla-fiducia tali cose sono giuste e buone ( per me, nota il tra parentesi ). Io posso solo giudicare GLI ALTRI in base a quei valori. È triste ma è cosi. [ questo però già lo sai, probabilmente anche meglio di me :happy: ] e se cambio valori tutt’al più potrò giudicare il mio io passato ( = pentimento ).

 

La coerenza serve per giudicare ME , tale giudizio è un po’ la consolazione del perdente ma, distinta la vita, in base ai miei valori, in: vita felice, vita infelice ma degna ( di felicità, di “onore“ o perlomeno di un minimo di rispettabilità), vita indegna, potrò almeno dirmi di condurre una vita infelice ma degna. È ben poco e va bene per gli sconfitti che il vincente ci farà poco caso [ uso tali termini perché s’adattano molto ] ( per inciso, tra i miei valori è fondamentale che un uomo che non si impegni ad essere felice conduce vita indegna ) ma giustifica l’attaccamento alla coerenza.

 

 

EDIT: allora perché ho giudicato l'escapista secondo coerenza? 1) perché il ragionamento è vecchio, come ho anche scritto, ed è dei tempi in cui meditai sull'escapismo e lo praticai ( non a livelli massimi ma cmq per le modalità si poteva ben chiamare escapismo ), quindi lo concepii per me stesso 2) per giudicare dal suo punto di vista, il che mi sembra l'unico modo per criticarlo.

 

La terza, è che le risposte sono già tutte in K. K non aveva affatto capito, secondo me, la natura femminile. Ma intelligentemente ne aveva intuito il ruolo funzionale fondamentale nella vita di un maschio. La vita religiosa è chiaramente l'inganno di K. per restare nello stadio estetico, e tu lo sai. Non credo che possa esistere vero stadio religioso senza un passaggio (e una sosta indefinita) nello stadio etico. Detto ciò, resta il segreto di Ulisse.

 

Su K. anche se non penso d'averti capito completamente: Non so fino a che punto l'inganno di K PER restare nello stadio estetico, perché K stava male nello stadio estetico. Forse si può vederla così: nello stadio estetico non si ha niente da perdere di importante; non dico che si può ridere, casomai con rabbia e disperazione, in faccia alla sorte ma insomma ... L'angoscia nello stadio etico ti uccide ergo meglio stare nell'estetico.

 

K per parlare dell'angoscia usa ripetutamente la frase "trovarsi a 70.000 piedi di profondità nell'oceano", in Colpevole-Non Colpevole per una sola volta dice che se avesse sposato Regine si sarebbe trovato a 140.000 piedi. Io emenderei con 210.000 tendente ad infinito ( Lui, Regine e una vita felice ).

 

CERTO ritengo che se avesse sposato Regine quasi sicuramente sarebbe riuscito a dimenticare l'angoscia e tutta la sua filosofia ( ma in L'Istante ironizza sopra su ciò deridendo, forse un pò a denti stretti, il marito che trova la quiete nelle "soffici braccia di Julie" [ un nome a caso ] ), forse sarebbe diventato felice.

 

 

Detto ciò, resta il segreto di Ulisse.

 

Tu hai colto il segreto di Ulisse?

 

E', in fondo in fondo, lo stesso del Principino suicida.

Che poi era un fennec, sai.

E assomiglia tanto a uno Scoiattolo-Volpe.

E se mi hai seguito, ora i conti tornano proprio.

 

d'ora in poi non t'ho capito proprio per niente. Non t'ho capito su Ulisse anche perché ho letto l'Odissea una sola volta e parecchio tempo fa, non t'ho capito sul principe completamente per mia carenza. se ti spieghi forse capisco

Modificato da silent bob
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Scrissi una volta che "tremo di fronte alla debolezza di chi non ha il coraggio di riscoprirsi incoerente".

Coloro che fanno della coerenza un valore, sono più spesso che no condannati a non potersi giudicare con onestà, e così cambiare al 'nuovo meglio', poiché il loro superego li frena.

La coerenza, ovvero la volontà di coerenza, è una palla al piede della crescita interiore.

 

Detto questo, io credo che solo da un forte, forte nichilismo sessista possa nascere la voglia intellettuale dell'uomo di spingersi verso lo stadio etico. Alla fine, anche K non ce l'ha fatta. E mi dispiace. Perché non credo che da etico marito che sarebbe stato avrebbe dimenticato la sua filosofia, no. Forse l'avrebbe rimessa in prospettiva. Perfezionata. Voglio credere che anche l'antica Eloisa avesse torto a sconsigliare le nozze al suo Abelardo, per quanto il suo pensiero era così dolce, così rori, così intellettualmente amorevole da confortare l'otaku incallito e dare torto a Rousseau quando diceva che "per un uomo avere un'amante intellettuale è un privilegio da omosessuali".

 

Credo che K alla fine non abbia avuto la forza per gettarsi nel vuoto, dato che questo è l'abbraccio della vita etica da quella estetica.

In fondo lo sapeva.

 

Quanto al Segreto di Ulisse, servirà argomentare in dettaglio.

E un mettere a posto tanti pezzi, e il risultato è ovviamente ovvio.

Anche se -lo so- sembra uno di quei propositi che poi tipicamente non mantengo, vero? :(

Modificato da Shito
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Scrissi una volta che "tremo di fronte alla debolezza di chi non ha il coraggio di riscoprirsi incoerente".

Coloro che fanno della coerenza un valore, sono più spesso che no condannati a non potersi giudicare con onestà, e così cambiare al 'nuovo meglio', poiché il loro superego li frena.

La coerenza, ovvero la volontà di coerenza, è una palla al piede della crescita interiore.

 

 

La crescita è adottare nuovi principi che si ritengono migliori dei vecchi, la coerenza è sempre in relazione al nuovo pensiero. Altrimenti diventa palla al piede della crescita come hai detto tu. La coerenza corretta invece diventa palla al piede ma solo per impedire di fare la cosa più comoda, non quella che, al momento della scelta, ritengo buona. [ Un esempio di incoerenza è la vicenda del figlio nel racconto centrale di Una Donna Spezzata, di non incoerenza l'impegno di Matteo o anche Boris e il disimpegno del comunista in La Morte Dell'Anima ]

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Mi sembra di intravvedere qui, tra troppe citazioni incomprese, il concetto che l'arte (o in generalmente il godimento estetico) non sarebbe scappare dalla realtà quotidiana del "dovere". Che la "vera arte" avrebbe non già un significato, ma un'importanza "concreta".

 

E se è vero che s'espresso questo, beh, è il thread più trollonico del trollonico forum. O almeno, lo spero.

Modificato da Dairon
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