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El Barto

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Tutto vero.

 

Per il chuunibyou dipende da come l'intendi. In senso stretto, è come dici tu. In senso lato, è l'idea di un "normale giovinetto" che ha poteri cosmici. Poco conta che all'interno della narrazione sia vero, reale - perché è finzione. Quindi, per esempio, da Narutaru a Saikano a Haruhi ha Madoka Magica hai sempre l ragazzina che resetta il creato. Un simle cosa, che puoi vedere in luce nell'angst ottantino maschile dei bosozoku a là Akira, poi diviene "mollemente cosmica". Di mezzo c'è il finale di Eva, che è sul crinale dei due. Come vedi c'è una generazionalità: non avresti trovato simile risoluzione narrativa nei Seikai Meisaku Gekijou, negli spokon, ma neppure nei super robots settantini. Chiaramente Ideon non fa testo - quello è tomino, ed è sempre lui. :-)

 

Inerentemente alla presenza costante di temi nel pensiero dell'umanità, questo non sorprende. Sempre umani siamo e pensiamo sempre e solo cose umane. Il punto è l'incidenza statistica o, se mi segui, la "popolarità" di certe tematiche, in certi momenti storici.. Che altro non è che un piccolo indizio sulla tendenza dello spirito del tempo, tutto qui. Si morirà comunque, in un modo o nell'altro. Stiamo solo parlando degli autoinganni del "nel frattempo".

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Shu, per FALLOUT intendevi l'ultimo M:I?

 

L'ho trovato gradevole.

 

Ovviamente Scientology è Scientology, quindi da sicurezza. Un po' mi fa sempre sorridere come, gira e mena, tra infiniti voltagabbana concentrici la storia di questo genere è sempre quella del branco di disperati contro il masterplan criminale. Dico, in fondo è così dal western alla fantascienza apocalittica.

 

Oggi come oggi mi pare vada di moda il cattivo scienzilluminato che mira allo sterminio igenico della specie. Anche Dan Brown aveva scritto cose così, poi filmate da non so chi. Ma è una cosa che torna spesso.

 

Un po' come in Giappone tira il/la chuunibyou che poi è dio e riorganizza l'universo, in varie salse. In genere sacrificandosi nel processo.

 

Forse incominciamo a sentirci davvero troppi? Sette miliardi sono tanti.

 

Chissà cosa ne pensano in Angola. E se c'è vita su Marte.

 

Io vedo il discorso in modo piu' semplice.

 

Nelle storie il 'villain' o per maggiore comodita' chiamiamolo 'antagonista', alla fine altro non fa che avere e portare avanti una propria visione del mondo e delle cose.

 

Questo poi puo' essere declinato in mille mila altri modi.

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Interessante. Forse dapprima lo "scienziato pazzo" era pazzo davvero, poi con la maggiore empatizzazione verso i cattivi diviene solo un outcast, uno che la pensa diversamente e che va contro lo status quo, difeso dagli alter ego di John Wayne. :-)

Modificato da Shito
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Malato o meno, pazzo o meno, sempre un 'suo' punto di vista aveva, e' tutta una questione di 'equilibri'; quando ho fatto anni fa volontariato, mi e' capitato di vedere un tale in una clinica, perfettamente normale; qualche tempo dopo qualcuno gli aveva 'tolto' un quadro che fissava quasi sempre e aveva dato solo in escandescenze.

 

Alla fine, nelle storie (che e' bene sempre ricordarlo sono assolutamente e sempre artificiali) non e' che la famigerata 'regola' che vuole l'eroe o il protagonista 'esaltato' come tale dall'antagonista in quanto piu' o meno 'cattivo'; ma in quanto l'antagonista piu' o meno riesce ad essere l'estrema contraddizione del protagonista, fino a portare l'equazione relativa alla catarsi di un quasi annullamento reciproco.

 

L'intrattenimento, alla fine, ad altro non porta se non alla catarsi, sia teatro, che altro in un colosseo, tra leoni e palloni calciati.

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Tutto vero.

 

Per il chuunibyou dipende da come l'intendi. In senso stretto, è come dici tu. In senso lato, è l'idea di un "normale giovinetto" che ha poteri cosmici. Poco conta che all'interno della narrazione sia vero, reale - perché è finzione.

 

No, no. Il chuunibyou per definizione è una persona che si comporta in maniera stramba. Prendiamo ad esempio Chuunibyou demo koi ga shitai! Hanno i poteri? No, si comportano in maniera stramba e basta. E nota che questa è un'opera con chuunibyou nel nome, quindi lo sapranno quale è la loro principale attrattiva. Non è una definizione sindacabile, è così e basta.

 

Poi in realtà persino chi ha i poteri può comportarsi da chuunibyou. Pensiamo a Megumin di KonoSuba. Ma comunque solo quelli che si comportano in maniera stramba sono realmente chuunibyou. Se non è imbarazzante, non è chuunibyou.

 

Quindi, per esempio, da Narutaru a Saikano a Haruhi ha Madoka Magica hai sempre l ragazzina che resetta il creato. Un simle cosa, che puoi vedere in luce nell'angst ottantino maschile dei bosozoku a là Akira, poi diviene "mollemente cosmica". Di mezzo c'è il finale di Eva, che è sul crinale dei due. Come vedi c'è una generazionalità: non avresti trovato simile risoluzione narrativa nei Seikai Meisaku Gekijou, negli spokon, ma neppure nei super robots settantini. Chiaramente Ideon non fa testo - quello è tomino, ed è sempre lui. :-)

 

Quello che dici tu è il sekaikei, la cui definizione non ha la stessa rigorosità di quella di chuunibyou.

 

https://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/SekaikeiGenre

 

Inerentemente alla presenza costante di temi nel pensiero dell'umanità, questo non sorprende. Sempre umani siamo e pensiamo sempre e solo cose umane. Il punto è l'incidenza statistica o, se mi segui, la "popolarità" di certe tematiche, in certi momenti storici.. Che altro non è che un piccolo indizio sulla tendenza dello spirito del tempo, tutto qui. Si morirà comunque, in un modo o nell'altro. Stiamo solo parlando degli autoinganni del "nel frattempo".

 

Io direi che si scade nel pensiero magico.

 

La chiave del successo per un cattivo è offrire una buona tensione narrativa senza rompere troppo la sospensione dell'incredulità. E quando qualcosa ha successo, gli altri copiano quello che è facile copiare. Ad esempio Matrix ha inventato le battaglie in slow-motion, e molto altri hanno copiato l'effetto, ma culturalmente lo slow-motion non ha rilevanza. Il successo di 300 ha fatto nascere un filone di blockbuster con ambientazioni greco-romane, ma anche qui non c'è una rilevanza culturale. Una volta gli zombie camminavano, ora corrono. I cliché si diffondono senza un profondo motivo dietro.

 

La contemporaneità ha in realtà più rilevanza per gli autori che per il pubblico. Lucas disse che Star Wars era una sorta di allegoria della guerra del Vietnam, e se cerchi bene riesci anche a vedercela questa allegoria, ma non è per quello che Star Wars ha avuto il successo che ha avuto (addirittura gli americani nell'analogia rappresentano l'impero, cioè i cattivi).

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 Il successo di 300 ha fatto nascere un filone di blockbuster con ambientazioni greco-romane

 

 

Il Peplum e' di qualche annetto precedente a 300, probabilmente di 100 (anni)

 

Il peplum è morto alla fine degli anni '60.

 

 

Diss'egli che parlava di Peplum.

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Final Vegeta: ogni definizione è sindacabile, in quanto puramente convenzionale. ^^;

 

E sono con Shuji sul Peplum. Alla fine si è solo mutato nella sua versione"marziana", letteralmente, poi barbariana, amazzonica, poi torna in Grecia con Troy prima di 300.

Modificato da Shito
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Final Vegeta: ogni definizione è sindacabile, in quanto puramente convenzionale. ^^;

 

Le convenzioni le decide il grande pubblico, e una volta che il grande pubblico ha deciso cosa vuol dire un termine così è. Puoi accettare una imouto che sia sorella solo in maniera legale senza vincoli di sangue, ma non una imouto che in realtà sia una sorella maggiore, perché quello va contro la definizione di imouto.

 

Tu stai a fare il chuunibyou sul chuunibyou.

 

E sono con Shuji sul Peplum. Alla fine si è solo mutato nella sua versione"marziana", letteralmente, poi barbariana, amazzonica, poi torna in Grecia con Troy prima di 300.

 

300 non è un peplum. Non è mai stato un peplum. Eccoti una lista di film considerati peplum:

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Peplum_(film_genre)

 

Il peplum, come lo spaghetti western, è tendenzialmente un genere con basso budget, che ha avuto un suo preciso momento storico.

Modificato da Final Vegeta
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Vegeta: syai facendo un casino incredibile. Un cosa è una lingua. Una lingua è una codificazione secolare, in cui significanti e significati si associano in un modo che, pur non del tutto univico, verte su certe categorie semantiche. Quindi "imouto" è "sorella minore" (più piccola di età) non perché lo decida la maggioranza di un pubblico, ma perché lo statuisce una lunga tradizione linguistica codificata.

 

Non mischiamo cose e cose, perché oltre a essere stupido oltremisura riesce a essere ridicolo senza far ridere.

 

I "generi" di prodotti di spettacolo e consumo, specie schiettamente settoriali e contemporanei, si codificano e ricodificano continuamente. Pensa che capita persino nella sociologia. E non è la maggioranza (poi sempre difficilmente rilevabile in modo scientifico, peraltro9 a decidere se "otaku" significhi ancora quello che il primo codificatore del termine intendesse, o se la variazione evolutiva diacronica del termine abbia portato lo stesso ad assumere altri significati - con variazioni diatopiche, poi, perché in Giappone "otaku" indica una cosa, in Occidente un'altra.

 

Indi, tu non sei una maggioranza, né la sua incarnazione. Tu hai citato un mero sito su internet, che non è un istituto di censimento e rilevamento statistico, mondiale poi. Cosa che neppure Google è, chiaramente, e nessuno può dirti essere. E anche così, il criterio maggioritario non  è l'unico a concorrere alla canonizzazione terminologica: esiste anche il pregio della fonte, il casus storico e altro ancora.

 

Soprattutto, in un ambito misero e transeunte come quello dei "generi dell'animazione giapponese contemporanea" è tutto così vacuo (ci sono più definizioni che generi, più critici che autori, più signicanti che significati) che per usare senno non si può che "giocare a capirsi" - cosa che tu tristemente non mi sembri intenzionato a fare, tutt'intento a statuire una tua superiore cognizione del nulla.

 

Torno ora a studiare [per un lavoro] se, in ITALIA e ad OGGI, sia più corretto indicare la religione/fede degli ebrei come "giudaismo" o "ebraismo". Sono allotropi, ab inizio, poi ci fu una segmentazione storica, ma soprattutto una variazione d'uso diatopico. Pensa.

Modificato da Shito
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Vegeta: syai facendo un casino incredibile. Un cosa è una lingua. Una lingua è una codificazione secolare, in cui significanti e significati si associano in un modo che, pur non del tutto univico, verte su certe categorie semantiche. Quindi "imouto" è "sorella minore" (più piccola di età) non perché lo decida la maggioranza di un pubblico, ma perché lo statuisce una lunga tradizione linguistica codificata.

Anche una lingua è una convenzione. La riprova è che la parole cambiano o assumono nuovi significati col tempo. Ad esempio 美 è il kanji di bello, ma se vai a guardare è scritto come "grande pecora". Questo era il suo significato originario per i cinesi, poi con il tempo è cambiato.

 

Facciamo pure l'esempio di imouto:

 

https://en.wiktionary.org/wiki/妹#Noun

 

(hiragana いも, rōmaji imo)

 

1. (archaic, usually from a male's viewpoint) a close female companion

   * one's sister

   * one's lover

   * one's wife

2. (archaic, usually from a female's viewpoint) a woman

 

Il kanji di imouto oggi vuol dire sorella minore, ma storicamente ha avuto anche altri significati leggermente diversi, che gli anime siscon non mancano di far notare. La pronuncia imouto viene dal composto imo (妹) + hito (人).

 

In Giappone la distinzione storica tra figli maggiori e figli minori è troppo importante per venir meno ora, ma in un giorno remoto ciò potrebbe cambiare. Nessuna lingua rimane immutata col tempo. Tutte le lunghe tradizioni codificate sono state novità al tempo. Tuttavia, e su questo possiamo concordare, è assurdo parlare di imouto come se volesse dire sorella maggiore, perché in questo momento storico contemporaneo ha un preciso significato. E lo stesso succede con chuunibyou.

 

I "generi" di prodotti di spettacolo e consumo, specie schiettamente settoriali e contemporanei, si codificano e ricodificano continuamente.

 

Ti darei anche ragione. Grimdark o sekaikei ad esempio sono generi vagamente definiti, dove l'appartenenza di specifiche opere al genere può essere opinabile (ad esempio io considero un'opera propriamente grimdark solo se l'autore stesso la considera grimdark).

 

Ma, e qui sta il punto, chuunibyou non è un genere, bensì un tipo di personaggio, come il boke o lo tsukkomi. Comprendi la differenza? Don Chisciotte è un chuunibyou (o ha il chuunibyou, a seconda di come si vuole usare il termine).

 

perché in Giappone "otaku" indica una cosa, in Occidente un'altra.

 

E con te Shito ne indica un'altra ancora, mi sa.

 

Indi, tu non sei una maggioranza, né la sua incarnazione. Tu hai citato un mero sito su internet, che non è un istituto di censimento e rilevamento statistico, mondiale poi. Cosa che neppure Google è, chiaramente, e nessuno può dirti essere. E anche così, il criterio maggioritario non  è l'unico a concorrere alla canonizzazione terminologica: esiste anche il pregio della fonte, il casus storico e altro ancora.

 

E quale fonte o casus storico stai usando tu? Intendiamoci, ammetto di pensare che tu stia dicendo cose ridicole, ma non sono contrario alle tue idee a priori. Mi puoi convincere se giochi bene le tue carte. Ora come ora però il peso di tutta la mia esperienza mi porta a dire che la gente usa chuunibyou come dico io (e io uso chuunibyou come lo usa la gente).

 

Soprattutto, in un ambito misero e transeunte come quello dei "generi dell'animazione giapponese contemporanea" è tutto così vacuo (ci sono più definizioni che generi, più critici che autori, più signicanti che significati) che per usare senno non si può che "giocare a capirsi" - cosa che tu tristemente non mi sembri intenzionato a fare, tutt'intento a statuire una tua superiore cognizione del nulla.

 

Comprendo quello che vuoi dire. Sei stato colto in flagrante a bluffare conoscenze che non possiedi realmente. A volte succede anche a me. Però io ho imparato a leggere prima di andare alle elementari, e ci vuole un po' di più per impressionarmi.

 

Torno ora a studiare [per un lavoro] se, in ITALIA e ad OGGI, sia più corretto indicare la religione/fede degli ebrei come "giudaismo" o "ebraismo". Sono allotropi, ab inizio, poi ci fu una segmentazione storica, ma soprattutto una variazione d'uso diatopico. Pensa.

 

Non sono allotropi perché non sono derivati dalla stessa radice (a meno che tu non intenda qualcos'altro con "allotropi"). "Giudeo" viene dal regno di Giudea, fondato dalla tribù di Giuda. "Ebreo" viene da "Eber", antenato di Abramo. Ebrei sono i discendenti di Abramo e la lingua. La cultura e la religione sono giudaici. Se dici ebraismo ti capiscono tutti lo stesso perché sono praticamente sinonimi, ma tecnicamente giudaismo è più corretto.

Modificato da Final Vegeta
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Vegeta, sicuramente anche la lingua è convenzionale - certo. E' per questo che ho parlato di secolarità (in senso metaforico) di quella codificazione, e di fonti miste, e di variazioni. Forse avevo io stesso detto di variazioni diacroniche, oltre che diatopiche, di ogni lingua. Chiaramente "bravo" in italiano ha del tutto invertito il suo significato, il "bravo bimbo", con senso originale (?) di "bravo", sarebbe lo spavaldo e sfrontato teppista che non rispetta lo status-quo - il contrario di quel che si intende oggi per "bravo bimbo".

 

Non credo di essere stato "colto in flagrante", dato che fin da principio usavo (ho usato) il termine "chuunibyou" un po' come presa in giro al tutto, perché - come forse il buon Garion ricorda - ho sempre trovato persino esagerato che un simile particolare assurgesse a categorica, psicologica, sociologica, e narrativa. Soprattutto, la mia idea è che quello che nella "vita reale" sarebbe un chuunibyou, ovvero un deficiente che crede di avere i potei, in un anime può anche diventare un deficiente che i poteri ce li ha veramente. Quindi che si faccia un anime "meta" chuunibyou (il deficiente nella narrazione non ha i poteri, ma crede di averli) o che si faccia un anime che è "quello che i chuunibyou credono di essere" - avere i poteri, cosa che nella realtà narrativa può essere "reale" - se ci pensi è praticamente lo stesso: è il fantastico (i poteri) che entrano nella realtà quotidiana con cui il pubblico può empatizzare - il deficiente qualunque. Ed è sempre l'utilizzo estremo della narrativa famtastica come mezzo di escapismo.

 

Ovvero, non ti faccio il fantasy che traccia un mondo fantastico tutto diverso dal tuo mondo reale, in cui TU eventualmente fai escapismo, ti faccio direttamente la storia di "un comune deficiente del tuo stesso mondo" che fa escapismo, "narrativamente reale" (ha davvero i poteri cosmici) o fittizio (crede di averli essendo pazzo).

 

Queste cose, e qui sono con Takahata, davvero penso che CREINO o quanto meno sostengano disturbi della personalità quali "il chuunibyou". Quello che oggi si chiama "chuunibyou" è di fatto lo status psicologico a un passo dall'hikikomori, e una forma di escapismo inconscio dalla realtà che danzando con negazione i fattoti tende la mano alla dissociazione psichica e sociale. E' quello che Takahata temeva a partire dalla semplice parola "mukatsuku".

 

Ma soprattutto, il "giocare a capirsi" [che è la comunicazione dialettica] non è una gara, perché o si vince in due o si perde in due. Ed è esattamente per questo che la comunicazione su Internet in genere non funziona proprio: ciascuno finge di comunicare ma sta solo narcisisticamente puntellando il suo fragile ego di persona sola dietro a uno schermo. Quindi non si gioca a capirsi, si gioca alla finta guerra delle parole. Dove sì, lì, qualcuno può anche essere "colto in fallo". Ma tanto, è una guerra finta che non vale mai nulla. Avrai forse notato che di per me cerco sempre di tentare un modo di comunicazione sferzante, ma che prova ad essere vera. Detta così suona un po' a là Hemingway, forse, ma è l'unico modo che ho trovato. In genere viene frainteso all'inverso, ma bene così, perché diviene un'igienica forma di selezione d'interlocutorio. In questo senso ogni tentativo comunicativo, nel singolo e nel tempo, è una scommessa. Mi piacerebbe scrivere che anche i miei orrendi refusi sono per quello, ma no, quelli sono solo perché sono mezzo spastico con la tastiera. :-(

 

PS:

Non citare fonti metalinguistiche/etimologiche di una lingua in un'altra lingua. Non ha senso, lo sai.

 

PPS:

"Non sono allotropi perché non sono derivati dalla stessa radice (a meno che tu non intenda qualcos'altro con "allotropi"). "Giudeo" viene dal regno di Giudea, fondato dalla tribù di Giuda. "Ebreo" viene da "Eber", antenato di Abramo. Ebrei sono i discendenti di Abramo e la lingua. La cultura e la religione sono giudaici. Se dici ebraismo ti capiscono tutti lo stesso perché sono praticamente sinonimi, ma tecnicamente giudaismo è più corretto."

 

Sono allotropi, ab inizio, della stessa radice in lingua ebraica. Come Gesù e Giosuè, per capirci (?). Almeno all'ultima ricerca che ho fatto.

 

(però lo vedi che io di mio parlavo della convenzionalità diacronica variabile della lingua, ovvero della sua codificazione pur secolare?)

Modificato da Shito
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Ovvero, non ti faccio il fantasy che traccia un mondo fantastico tutto diverso dal tuo mondo reale, in cui TU eventualmente fai escapismo, ti faccio direttamente la storia di "un comune deficiente del tuo stesso mondo" che fa escapismo, "narrativamente reale" (ha davvero i poteri cosmici) o fittizio (crede di averli essendo pazzo).

Si può riuscire ad essere chuunibyou anche in un mondo fantastico diverso dal mondo reale. Facevo l'esempio di Megumin in KonoSuba. Il chuunibyou si vede dalle pose e frasi ad effetto.

 

Quello che intendi tu si chiama "urban fantasy". In base all'ambientazione il fantasy si può dividere in tre filoni principali: il mondo secondario, che non ha niente in comune con il nostro mondo, il portal fantasy, dove una persona del nostro mondo finisce in un altro mondo, e l'urban fantasy che è ambientato nel nostro mondo (spesso con la parte fantastica tenuta nascosta alla maggior parte della popolazione). Nessuno dei tre filoni è inerentamente superiore all'altro, anche se quello più epico è tendenzialmente quello del mondo secondario.

 

Mi sta peraltro diventando evidente un tuo pregiudizio contro il fantasy. Penso di poterlo spiegare con un'analisi sul target, dove è stato notato che le emozioni suscitate da un'opera variano il target di riferimento. La meraviglia domina i più giovani, così come l'horror e la commedia (la commedia piace a tutte le età). Con l'adolescenza ai maschi inizia ad attirare sempre più anche l'avventura, il thriller e il porno, mentre alle ragazze attira il romance. Verso i quarant'anni attira molto il mystery, e più tardi ancora il drama (cioè il genere drammatico).

 

La meraviglia, che pervade il fantasy e la fantascienza, attira i più giovani perché rispecchia la loro fase della vita in cui tutto è nuovo. In altre parole il senso di meraviglia è la curiosità intellettuale stessa, la voglia di conoscere e comprendere le cose, che si traduce in approcci creativi ai problemi. A volte l'esperienza del nuovo porta ad un esito comico, a volte ad un esito pauroso, da cui il legame con commedia e horror.

 

Qualche anno più tardi per la gente diventano sempre più importanti le relazioni con gli altri, e su questo si basano avventura, thriller e romance, generi che forniscono emozioni più calde e un senso di tensione. Vengono tipicamente incluse storie d'amore e grandi amicizie, che solo all'apparenza non c'entrano niente. C'è una buona continuità con il senso di meraviglia perché l'età di riferimento si sovrappone.

 

Con il mystery la gente inizia a chiudersi in se stessa. I protagonisti di un giallo tendono a non cercare più le relazioni con gli altri, ma predomina il sospetto, la criticità, la paranoia. Inizia una forma sottile di alienazione nei confronti del mondo.

 

Infine si arriva al drama. Non è un caso se alla critica il drama piace molto, perché i critici stessi sono vecchi. Quello che era solo sospetto verso gli altri è diventato un'ostilità fredda. Nei drama i veri nemici tendono ad essere le conoscenze strette, come i parenti, i compagni di lavoro, le ex-mogli. E mancando un giusto rapporto con l'altro manca anche l'interesse per una realtà condivisa. Nel fantastico, nel thriller, nel mystery, c'è interesse per trovare una verità ultima, non così nel drama. Nel drama il protagonista in genere non sa trovare una verità, non sa trovare una soluzione creativa, sa solo soffrire masochisticamente. E' la malattia della letterarietà. Il che è praticamente quello che è successo con Evangelion, tra le altre cose.

 

Tutti questi target possono produrre opere valide, l'importante è mantenere la prospettiva sullo scopo dell'opera. E un'altra cosa su cui mantenere la prospettiva è lo scopo dell'audience. Escapismo è un termine che in certi casi può anche essere anche corretto, ma è d'ostacolo ad una vera comprensione. Le intenzioni dell'audience nell'approccio ad un'opera di finzione variano molto. C'è chi vuole rispecchiarsi in un'opera (da cui i target di cui sopra), chi vuole un viaggio emotivo, chi vuole un puzzle che lo faccia pensare, chi vuole delle sorprese, chi vuole un modello da seguire, chi vuole avere qualcosa di cui parlare con gli altri anche se fa schifo. Ci sono tanti motivi.

 

Queste cose, e qui sono con Takahata, davvero penso che CREINO o quanto meno sostengano disturbi della personalità quali "il chuunibyou". Quello che oggi si chiama "chuunibyou" è di fatto lo status psicologico a un passo dall'hikikomori, e una forma di escapismo inconscio dalla realtà che danzando con negazione i fattoti tende la mano alla dissociazione psichica e sociale. E' quello che Takahata temeva a partire dalla semplice parola "mukatsuku".

Quello che dici è un po' come la lobby delle armi in America che insiste che sono i videogame a rendere violenti le persone, distogliendo l'attenzione dal problema della diffusione delle armi da fuoco. Quando c'è un problema psicologico dovrebbe essere buon senso cercare la causa non in storie fantastiche che al più fanno perdere qualche ora della vita, ma in persone reali con cui si convive per anni e anni. I genitori sono ovvi sospetti, anche se non è sempre ovvio quello che fanno di male. Ma in effetti può anche essere un problema genetico.

 

Chuunibyou è uno slang di internet, non un termine medico. Non esiste un disturbo di personalità chiamato chuunibyou. C'è il disturbo di personalità paranoide, schizoide, schizotipico, antisociale, borderline, istrionico, narcisista, evitante, dipendente, e ossessivo-compulsivo. La fuga della realtà non è una condizione psichiatrica. La perdita di contatto con la realtà è vista come un disturbo neurologico, generalmente transitorio, chiamato psicosi. La psicosi include sintomi come allucinazioni, delirio e paranoia. La psicosi è stata storicamente documentata già dai tempi di Ippocrate e anche prima, quindi non è stata creata o sostenuta dagli anime. Tutte le persone possono soffrire psicosi, anche quelle senza disturbi. Esistono peraltro forme di psicosi condivisa in cui un delirio si trasmette da persona a persona, quindi nemmeno evitare di stare da soli salva dalla psicosi.

 

Anche hikikomori non è un termine medico. Alcuni hikikomori hanno un disturbo pervasivo dello sviluppo (sono autistici). Altri hanno un disturbo di personalità schizoide o evitante, o una fobia sociale. Altri hanno un disturbo da stress post-traumatico. E alcuni hikikomori non hanno nessun disturbo, ma sono così e basta. Non c'è sempre una spiegazione dietro quello che fa la gente. Chi non conosce la psichiatria tende a perpetuare un comportamento stigmatizzante, persino in gente che soffre dei propri problemi.

 

C'è una distorsione tra causa ed effetto. Se una persona è tendenzialmente solitaria è ovvio che la si troverà a fare attività solitarie come guardare anime o giocare ai videogiochi, ma l'opposto non è necessariamente vero, e anzi queste attività di intrattenimento moderne possono essere un'occasione per socializzare. Peraltro il fantastico ha effetti positivi sulla gente. Io non ho mai sentito un autore di fantasy ricevere delle lettere in cui i lettori lo accusassero di aver leso la loro capacità di distinguere realtà e fantasia. In compenso ho sentito autori di fantasy raccontare di avere ricevuto lettere in cui i lettori li ringraziavano perché stavano passando un periodo brutto e stavano pensando di togliersi la vita, ma poi hanno letto un libro abbastanza bello da dar loro la forza di andare avanti. E scusate se è poco.

 

Ma soprattutto, il "giocare a capirsi" [che è la comunicazione dialettica] non è una gara, perché o si vince in due o si perde in due.

 

Deve vincere la verità, non le persone.

 

Ti elenco qualche anime da consultare sul chuunibyou, con il relativo personaggio chuunibyou:

 

Chuunibyou demo Koi ga Shitai! - Rikka Takanashi (non l'ho visto ma il nome dice tutto)

Inou-Battle wa Nichijou-kei no Naka de - Jurai Andou

Steins;Gate - Rintaro Okabe

Kono Subarashii Sekai ni Shukufuku o! - Megumin

Yahari ore no seishun love kome wa machigatteiru - Yoshiteru Zaimokuza (questo è un personaggio relativamente secondario)

 

Credo di conoscerne qualcun altro, ma mi sono stancato della discussione.

 

Sono allotropi, ab inizio, della stessa radice in lingua ebraica. Come Gesù e Giosuè, per capirci (?). Almeno all'ultima ricerca che ho fatto.

 

L'esempio di Gesù e Giosuè lo conoscevo già, ma quello dipende anche dal fatto che le lingue semitiche considerano lo scrivere le vocali un optional. Comunque il termine originale ebraico per giudeo era yehudi, quello per ebreo ibri. Sono troppo diversi per essere allotropi.

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In effetti la discussione ha un po' stufato anche me, più che altro perché la stiamo conducendo in una zona impropria. Chiedo scusa a Shuji.

 

Due cose solo: il termine hikikomori è diventato schiettamente medico, in Giappone, dove è stato popolarizzato (non coniato) da un medico che dirige una clinica di recupero, e non è un filosofo o sociologo teorico, ovvero Saito Tamaki. Sapevo di alcuni dibattiti scientifici anche sul "chuunibyou", di certo meno scientificamente sdoganato. Ma sei tu che stai limitando la tua speculazione ai "generi degli anime", cosa che io non faccio, perché non sono quelli che mi interessano, quanto la sociologia e la psicologia a cui rispondono. IN questo senso, non posso dire di avere un'avversione forte e totale per il fantastico come l'aveva Takahata Isao, però la ho per l'uso adulto e soprattutto smodato di quel tipo di trampolino d'evasione narrativa e immaginifica, specie consumata come intrattenimento. Non sto dicendo che nella tua argomentazione non ci sinao punti meritevoli, a mio dire, di dialogo - anzi. Però bisognerebbe creare un thread adatto nel luogo adatto.

Modificato da Shito
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Gli Incredibili 2

 

Un gran film.

 

visto oggi e straquoto, un fantastico film.

 

non un fantastico film di animazione

non un fantastico film di supereroi

un fantastico film, punto.

 

Con delle chicche eccezionali

 

tipo i cartoni che si vedono alla TV che sono spezzoni di cartoni d'epoca! (nello specifico Jonny Quest)

 

 

Gli Incredibili 2

 

Un gran film.

 

Ho sempre pensato che il primo fosse tra i migliori in assoluto di Pixar. E del suo regista.

 

Per me era il migliore senza se e senza ma. Per la sua interezza, Wall-E aveva un primo tempo meraviglioso ma la seconda parte un po' standard (standard ELEVATO eh...) discorso simile per Up! con 20' di pura poesia poi il resto è divertente ma c'è un certo stridio con quanto visto prima. Gli incredibili invece è uniforme dall'inizio alla fine e questo sequel pure, porta avanti la storia esattamente da dove l'avevamo lasciata. Metto il primo ancora davanti solo perché è stato il primo e senza il primo non avremmo avuto il secondo ma se no IMHO sono pari. (e quanto cazzo adoro quelle atmosfere retrò da vecchio film di James Bond pure nella OST!  :D )

 

Film Pixar al 400%

 

P.S. Ora devo andarmi a cercare l'mp3 della sigla di Elastigirl

Modificato da Alex Halman
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THE NUN

 

non ci avrei messo su manco un centesimo, e invece e' davvero un bel film di genere (ovviamente, horror)

 

Certo, se vi aspettate qualcosa di particolare, un guizzo, una novita', un qualsiasi cosa che non sia gia' stato usato e visto, scappate via dalla Sala e barricatevi in camera finche' non ne termina la programmazione.

 

Quando il Film invece e' davvero molto ben 'confezionato'

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Riguardo a Gli Incredibili 2, sono mio malgrado costretto a farmi in disparte rispetto a chi lo apprezza entusiasticamente.

Prima di essere additato come sovversivo, permettetemi una spiegazione.

Il film è molto bello.

Ho trovato la regia ottima, non perde un'oncia di capacità di stupire e affascinare gli occhi. Anche la storia scivola via con il giusto ritmo (magari giusto un po' lenta la parte iniziale, ma ci sta).

Jack-Jack star indiscussa, ma questo si sapeva.

Dove invece secondo me non ha funzionato è... be', direi lo spirito.

Il primo film era eccezionale per tutti gli elementi di cui sopra, ma sapeva anche essere malinconico. C'era un parallelismo magnifico tra "l'epoca d'oro degli eroi passati" e il fatto che i super-eroi erano, appunto, una cosa del passato.

Démodé.

C'era tutto il contrasto agrodolce tra la vita "normale" e le rutilanti -e passate- imprese dei tizi in calzamaglia.

Funzionava tutto.

Purtroppo questo secondo film sembra non aver messo in conto che, nel frattempo, è successo qualcosa.

Il MCU, nello specifico.

Se ci fate caso, a un certo punto risulta incomprensibile il perché gli eroi siano fuorilegge.

Li adorano tutti. Le persone per strada li amano, i diplomatici li amano, tutti li amano.

Gli unici a odiarli sono i poliziotti ottusi convinti che sia meglio far derubare le banche dai super-cattivi perché poi "ci pensa l'assicurazione".

Insomma: in un mondo che ha accolto tra le sue braccia, di nuovo, l'era degli eroi, non si capisce perché gli Incredibili (e gli altri eroi) siano ancora fuorilegge, se non per una questione di (come la chiamerebbe Deadpool) "lazy writing".

Gli autori fanno una scelta precisa: ignorare che sia passato del tempo tra il primo e il secondo film, e che in questo periodo di tempo sia successo qualcosa.

Il che, per me, è un grosso errore.

 

Altra cosa che mi ha infastidito non poco: la tematica "Women is waaay better".

Non giocano sul campo della parità: Elastigirl è molto, ma molto più brava di Mr. Incredible. In tutto: come genitrice, come eroina... persino la villain è parecchio più in gamba del fratello, la cui unica qualità è di essere un affabulatore.

C'è uno squilibrio evidente e insistito in fase di scrittura. Tanto da avermi francamente infastidito.

 

Last but not least, alcune scelte di soppiaggio, in particolare la Angiolini a doppiare Evelyn e, incredibilmente, la normalmente meravigliosa Isabella Rossellini a dare la voce all'ambasciatrice.

(Se la cava tutto sommato più che bene invece Bebe Vio)

Ma lì ormai abbiamo capito che alla dirigenza della Disney Italia hanno messo un seguace di Satana.

 

 

 

Ok, fanno danni

Modificato da Maximilian
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Francamente non mi ricordo il finale del primo film, ma appunto anche solo nel tempo che ci possa essere 'resistenza' da parte delle autorita' nei confronti di 'supertizi' ci sta comunque.

 

Per quanto mi riguarda quindi, non sto a impiccarmi sulla premessa, non lo faccio mai nei film di genere specialmente 'super eroistico' perche' mi rendo conto che ad esempio criticare il setup di un film di spiderman, non avendo nulla da ridire sul personaggio in se'. e' assurdo.

 

Che qualcuno che ha a che fare con i media attuali, visto il periodo, inforchi il simil meetoo, invece, lo trovo molto piu' che plausibile; tra l'altro pone anche la curiosa accezione di tutto questo, ossia che il movimento per stigmatizzare l'abuso femminile, faccia a riguardo di peggio.

 

Il punto poi e' che queste io non le vedo come critiche che possano inficiare la e le qualita' del film in se'; possono come non possono essere presenti e dando anche per scontato la presenza di per se', non incidono comuque nell'impianto complessivo.

 

Quoto il doppiaggio.

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Il finale del primo film (la comparsa del Minatore e la Incredible Family che si prepara al combattimento) è l'incipt del secondo. Come a dire "Ok, sappiamo che lì fuori sono passati 14 anni, ma qui sono stati 2 secondi. Stacce."

Tra l'altro un'altra cosa divertente (si fa per dire) è che la scena finale del primo era la famiglia, finalmente unita, che si prepara a combattere tutti insieme.

Che era il senso del film, alla fine.

Qui invece è come se si fosse inceppato il meccanismo: si preparano a combattere tutti insieme (fine del primo film) poi però cambiano idea e vanno avanti solo i due genitori.

 

Non è tanto la questione della premessa. E' che a me del primo film era piaciuto, e tanto, l'aver saputo cogliere, e addirittura anticipare, un sentimento condiviso: l'ammirazione e la nostalgia per i "vecchi" super-eroi.

Non credo di essere l'unico a pensare che, se il MCU ha avuto modo di diventare il fenomeno che è oggi, parte del merito è anche de Gli Incredibili.

E' stato un film non solo bellissimo, ma che ha saputo leggere la situazione.

Questo è un film molto bello che, però, mi ha dato l'impressione di essersi semplicemente limitato a... cavalcare l'onda, diciamo.

Fosse uscito l'anno dopo il primo, starei probabilmente urlando al capolavoro.

Quattordici anni (e 20 film MCU) dopo, è come se avesse perso quella scintilla che invece fa ancora brillare il primo come un diamante.

Modificato da Maximilian
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In realtà non ci vedo molto stacco tra il finale del primo e l'inizio di questo, semplicemente si sono ricordati che c'è pure il superbaby, mica potevano portaserlo in braccio combattendo il minatore, ovvio mollarlo ai fratellini e che comunque i genitori si prendano la parte più pericolosa, si collabora come una famiglia anche così. Io il fatto che il secondo film sia praticamente incollato al primo l'ho invece apprezzato

 

Vero, manca un po' della parte "vita da persone normali" con lui che tenta di adattarsi a fare l'assicuratore e lei che si destreggia a far la mamma ma... in effetti tutto ciò era già nel primo, serviva replicare tutto anche nel secondo? considerato che anche così il film è già di 2 ore e parte abbastanza lentino, aggiungere altra lentezza non mi sarebbe parso tanto sensato. Sul bando ai supereroi pure si sono spiegati nel primo film, non è c'è una gran contraddizione, per 15 anni sono rimasti nell'ombra e nel frattempo qualcuno ne ha sentito la nostalgia poi ti spiegano come abbiano pure organizzato una massiccia campagna mediatica per poterli promuovere di nuovo, le folle entusiaste le vedi perché c'è stata quella, senza contare che i loro fan li hanno sempre avuti ma come spiega l'agente del governo ai capoccioni davano fastidio. Del resto anche quanto succede a inizio film porta a pensare che nel combattere i criminali rischino di fare più disastri dei criminali stessi, il minatore non l'hanno preso (chissà che ne facciano un terzo che magari finalmente l'acchiappano :lolla: ) i soldi non li hanno recuperati in compenso hanno devastato mezza città, good job!

 

Sull'eccesso di "girl power" potrei anche darti ragione ma bisogna considerare che anche se Mr Incredibile nel primo film aveva più spazio non è che i suoi bei disastri non li facesse e si è fatto fregare dal cattivo fin da subito anche peggio della moglie in questo sequel (che quindi anche lei tanto infallibile non è) però anche lui in fondo si è difeso bene, soprattutto nel suo darsi da fare per essere un bravo papà con cui alla fine se la stava pure cavando, solo che Jack Jack è stato decisamente troppo :lolla: 

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