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Uno sguardo verso il futuro


Dk86

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Sembra interessante. Potrebbe essere la versione intelligente di quel giocattolo che era Kimi no Na ha.

 

Sempre se Ikuhara non farà, come suo solito, saltare fuori l'idiozia incarnata in qualche personaggio ridicolo che si prende sul serio.

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Sempre se Ikuhara non farà, come suo solito, saltare fuori l'idiozia incarnata in qualche personaggio ridicolo che si prende sul serio.

 

Credo che nel caso si sarebbe già intuito dal trailer. Le immagini e il monologo fanno però pensare a qualcosa di diverso.

Tra l'altro nella narrazione di Ikuhara sono sempre state centrali le donne, mentre qui appare solo un maschio.

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Anche i monologhi narrativi di PinguDrum, o le backvoices con i riferimenti a MIyazawa Kenji, non avrebbero fatto pensare a un buffone dai capelli rosa.

 

Però poi dopo ottime premesse a Ikuhara scappa sempre la manina sulla commedia più burlesca e pacchiana. Chissà perché.

Modificato da Shito
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Però poi dopo ottime premesse a Ikuhara scappa sempre la manina sulla commedia più burlesca e pacchiana. Chissà perché.

 

E' il suo stile teatrale. Ostentare il pacchiano. Usarlo come simbolo. Nella sua lotta fra l'ideale e il reale, l'ideale è sempre estremo e fuori dagli schemi. Nel bene e nel male.

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Sicuramente sì, il senso di "esclusione" dal cerchio magico della felicità (sociale).

 

Alla fine è ciò di cui -assai maldestramente- cercava di parlare anche Marnie di Yonebayashi: se non elabori i tuoi traumi non ti sentirai a posto con te stesso, quindi non ti sentirai a posto con chi ti è vicino, quindi non ti sentirai ma a posto con nessuno.

 

E' impossibile frsi accettare dal prossimo se non ci si accetta in primis.

 

Il vero problema è che la gente di oggidì, nella solitudine vestita con l'abito bello che si chiama "indipendenza", tende piuttosto a cercare l'accettazione altrui per trovare la propria autoaccettazione poi.

 

Ma è impossibile.

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Il vero problema è che la gente di oggidì, nella solitudine vestita con l'abito bello che si chiama "indipendenza", tende piuttosto a cercare l'accettazione altrui per trovare la propria autoaccettazione poi.

E' quello che succede con i Social Media. Tanti like significa esistere.

 

Cmq nel proseguire del trailer di Sarazanmai abbiamo:

- tutti sono in relazione, perché io non ci riesco?

- io non credo delle relazioni.

- io ci credo. possiamo relazionarci ancora.

 

Ma è impossibile.

Bisogna spiegarlo a chi non lo sa.

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E' impossibile spiegarlo a chi non potrebbe accettarlo.

 

La loro "scelta" è tra l'autoinganno e l'autodistruzione.

 

L'autoinganno è un meccanismo di difesa subconscio dinanzi alla precognizione di disperazione autodistruttiva.

 

Nessuno fa il proprio male volontariamente (cit.)

 

Ogni amore puro e sincero è pietà (cit.)

Modificato da Shito
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