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Sceneggiatura, testi e curiosità


Tetsuya

Messaggi raccomandati

9 minutes ago, Tetsuya said:

Volendo farsi una cultura di base su sceneggiatura, dinamiche, tecniche e tutto il resto, che testi di riferimento suggeriresti?

https://www.amazon.it/sceneggiatura-film-sulla-carta/dp/8885838634/

https://www.amazon.it/Consigli-giovane-scrittore-Narrativa-fumetto-ebook/dp/B00JEPFKMA/

 

Sydfield e Cerami sono gia' un buon inizio, poi c'e' roba piu' strutturale ma bisogna prima entrare nell'ottica che i testi di sceneggiatura a differenza di altri testi NON sono dei manuali, o si rischia il danno e la formattazione.

Devo avere di la' i testi del corso SCRIPT della Rai, se vuoi dopo ti passo i testi indicati, quello di sydfield c'era.

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2 hours ago, Tetsuya said:

Volendo farsi una cultura di base su sceneggiatura, dinamiche, tecniche e tutto il resto, che testi di riferimento suggeriresti?

Io l'Introduzione alla psicanalisi di Freud, Il mondo come voglia e rappresentazione di Schopenhauer e La nascita della tragedia di Nietzsche.

Credo che dall'incrocio funzionale di questi tre testi, si abbia essenzialmente tutto quello che serve.

Ovvero, quello che Shuji ha scritto come meccanica di sceneggiatura di finzione altro non è che ciò che già i greci antichi avevano intuito, e "messo in scena", come finzione di utilizzo catartico e sublimativo del funzionamento della psiche umana: l'esperienza del trauma e lo sforzo riparativo in elaborazione di quello. Il cosidetto "ordine" non è che la "rappresentazione" (della realtà) che il superego non può evitare di proiettare sulla realtà immanente delle cose, che in invero l'es subisce. Tutta la narrativa, la finzione, l'uso di quelle, la produzione di quelle, altro non sono che meccanismi di difesa autoterapeutici della psiche umana. Da cui anche il loro più recente utilizzo in ambito psicoterspeutico, almeno da Berne in poi. Si sapeva già tutto ai tempi di Edipo e Medea, due presi (quasi) a caso.

La mente umana è fatta per sopravvivere. A se stessa, che sopravvive in un corpo che vive nella realtà.

Ovvero l'uomo subisce l'esperienza della realtà, passivamente, e ha bisogno di raccontarla ovvero ricreala, attivamente.

Ne ha bisogno come un modo di debolezza. Insuperabile. Gli esseri medi e mediocri che siamo.

E così facciamo figli e arte, parti carnali e parti mentali. Non possiamo evitarlo (credo ci fosse arrivato anche Sartre).

Modificato da Shito
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O tutti e due. Una cosa tipo Huxley ai tempi della mescalina e delle spalancate porte della percezione? L'esperienza intellettuale, oltre a un certo segno, sfocia inevitabilmente in quella che si percepisce come "mistica". Qualcuno poi non ha bisogno di assumere sostanze psicotrope, per giungere a quello stadio. Una sorta di misticismo lucido. Non è per tutti, però, infatti in genere chi vi assurge poi ne tace. Il mistero, i misteri. Una cosa che è esistita quasi dall'inizio dell'uomo, senz'altro dall'inizio della civiltà. Proserpina ad Eleusi stringe in mano il suo melograno. Euridice resta in Ade. Psyche si pente e si redime. Kaguya torna sulla Luna. Tutto ancora scorre con la corrente, ciclicamente. :-)

Modificato da Shito
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11 minutes ago, Tufio said:

Cioè, qua bisogna mettere uno stick in alto con su "per postare in questa sezione bisogna essere strafatti o super professionali".

giustamente stai facendo notare una situazione particolare.

sono emersi due filoni che guardano alla stessa cosa ma seguendo percorsi differenti.

uno prettamente filosofico, spirituale, sentimentale, egocentirco e che attraverso una sintesi di altrui scritti vari riorganizzati a piacimento si è autoconvinto di avere trovato la definitiva quadratura del cerchio o poco ci mancherebbe. tipico di chi parla e il più delle volte non ascolta, tanto alla bisogna ha sempre nel taschino l'elenco delle sue risposte preparate da tempo da esibire con orgoglio. assenza di interesse, di creatività e di ingegno.

uno sistematico, pratico, funzionale, non individuale, che però è anche un onesto work in progress che utilizza delle regole costruite razionalmente nel tempo, certo da altri ma diventate dei riferimenti solidi condivisi, ed alle quali si può ricorrere per interpretare un determinato argomento con un buon margine di efficacia. tipico di chi risponde perchè interessato e ha effettivamente ascoltato. capacità creativa.

essendo buffo che si voglia far passare la prima come fosse oggettiva, la seconda sta iniziando a farsi sentire per reazione mettendo in campo questioni tecniche che dicono ben altro.

detta in soldoni: ok tutto, non si tarpino le ali delle farfalle e che gli arcobaleni decorino i nostri sorrisi quando gli unicorni ci danno il buongiorno, ma forse c'è un limite a questa soggettività :whistle:

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41 minutes ago, Shito said:

O tutti e due. Una cosa tipo Huxley ai tempi della mescalina e delle spalancate porte della percezione? L'esperienza intellettuale, oltre a un certo segno, sfocia inevitabilmente in quella che si percepisce come "mistica". Qualcuno poi non ha bisogno di assumere sostanze psicotrope, per giungere a quello stadio. Una sorta di misticismo lucido. Non è per tutti, però, infatti in genere chi vi assurge poi ne tace. Il mistero, i misteri. Una cosa che è esistita quasi dall'inizio dell'uomo, senz'altro dall'inizio della civiltà. Proserpina ad Eleusi stringe in mano il suo melograno. Euridice resta in Ade. Psyche si pente e si redime. Kaguya torna sulla Luna. Tutto ancora scorre con la corrente, ciclicamente. :-)

Ma tu esisti nell'occhio del ciclone della roba dove sei fatto e elevato mentalmente lucido nello stesso istante, le praterie celestiali dove graza il bianconiglio.

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1 hour ago, Shito said:

Io l'Introduzione alla psicanalisi di Freud, Il mondo come voglia e rappresentazione di Schopenhauer e La nascita della tragedia di Nietzsche.

Credo che dall'incrocio funzionale ti questi tre testi, si abbia essenzialmente tutto quello che serve.

Ovvero, quello che Shuji ha scritto come meccanica di sceneggiatura di finzione altro non è che ciò che già i greci antichi avevano intuito, e "messo in scena"

Veramente, no.

L'afflato e il riferimento ellenistico della rappresentazione americana dei 3 atti, e' un'altro discorso ancora.


Se si vuole migliorare la propria conoscenza sulla narrazione, nella fattispecie legata al cinema, si deve giocoforza passare per gli esistenzialisti russi, leggere Propp per capire Vogler, poi il cinema russo e quello dell' ex blocco sovietico, tornando verso occidente comprendendo quale e (perche') film di Murnau e' fondamentale specie per la grammatica filmica, e dall'espressionismo rifare una capatina al Neorealismo italiano con almeno De Sica (anche per sapere da dove viene una certa bicicletta di ET), e POI arrivare alle lezioni (perche' ribadisco non si tratta di manuali) in terra americana con ad esempio il famigerato McKee.

Parallelamente, tenere un occhio sul cinema di Hong Kong fa capire molte altre cose.

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1 minute ago, Anonimo (*lui*) said:

Curioso, perché il cinema socialista per capire quello occidentale? Non direi per cronologia di sviluppo (il cinema esistenzialista tedesco non è della stessa epoca circa?). Più comprensibile utilizzo degli "stratagemmi del mestiere"?

 

(l'arte di buttarsi malamente a gamba tesa.)

Non socialista.
Russo.

Perche' prima di Eizenstein il montaggio in pratica non esisteva come lo conosciamo, cfr. Tarkovskj (che paradossalmente oltremodo si rifaceva anche se indirettamente alle unita' di spazio tempo azione aristoteliche...), e perche' Propp ha iniziato a tirare delle righe concrete sulla narrazione che poi sono state estese (anche( da Vogler. Nel mezzo, tanti altri saggi e discorsi sugli esistenzialisti.

Forse i russi sono anche stati i primi a comprendere le potenzialita' del medium cinematografico.

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23 minutes ago, Shuji said:

Veramente, no.

L'afflato e il riferimento ellenistico della rappresentazione americana dei 3 atti, e' un'altro discorso ancora.

Certo. Non avevo citato Aristotele apposta. Parlavo della mia propria idea e lettura delle cose, ovvero del "secondo me" anche nella lettura di te (quel che hai scritto), e di tutto (il mondo).

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1 hour ago, Shuji said:

(In mezzo tra Propp e Vogler c'è Campbell, ma facevo affidamento ci si imbattesse in modo naturale)

Le sincronie. Altrove, proprio oggi, dialogavo con un giovane studioso di nome Michele che mi citava gli stessi due dotti, proprio loro due, dicendo:
 

Quote

Mi permetto di sbandierare volgarmente le mie "competenze" in materia (anche se non si sa mai abbastanza, e per questo spero di non apparire sfacciato) solo a titolo informativo, avendo conseguito una laurea triennale in lettere (percorso nel quale ho avuto la fortuna di sostenere esami di filologia medievale germanica e romanza, interessi che ho poi modestamente coltivato in proprio chiusa la parentesi triennale) con una tesi sulla trasmedialità del "Viaggio in Occidente" (soffermandomi principalmente su Dragon Ball) e proseguendo, attualmente, gli studi in una facoltà di antropologia. Già al tempo della tesi triennale, dovetti confrontarmi con testi di antropologia del mito, quali Propp e il più "banale" - mi si conceda - Campbell; si aggiunga, poi, che sono da sempre un avido lettore di fiabe (e che sto cercando di trasformare in mia vera e propria materia di studio), quindi comprendo benissimo il suo discorso (pur avendo letto e apprezzato pochissima letteratura psicanalitica, e nulla di Jung)!

Sono sempre discorsi interessanti. Io avevo parlato di sistemi mitologici e teogonie pieni di sincronie tanto distanti non potersi pensare come frutto di contaminatio. Si era partiti da Mononoke Hime e Tolkien, in giro per il bosco.

Modificato da Shito
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Beh, anch'Io sono solo 35 anni che studio narrazione e con vari titoli dietro, lo stesso tipo di discorsi li faccio con il mio glorioso ex compagno di banco al liceo, ricercatore alla sapienza di Roma, con (amico e conoscente di) Asor Rosa, che negli anni recenti ha scritto sull'argomento dei libri di testo per la scuola.

Anche lui si arrocca, cmq, su Propp.

Poi, i punti di riferimento quelli sono.

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x Tetsuya e per gli interessati (nonostante ho visto che alla fine i testi sono anche venuti fuori da soli, anche se non tutti)

Ai due che avevo citato aggiungi questi (anche se pure il solo di SydField in realta' basterebbe per approfondire senza andare a finire chissa' dove):

https://www.amazon.it/Come-scrivere-una-grande-sceneggiatura/dp/8875271518/

https://www.amazon.it/Contenuti-struttura-principi-sceneggiatura-scrivere/dp/8896450039/

https://www.amazon.it/Morfologia-della-fiaba-Vladimir-Propp/dp/8806154516/

https://www.amazon.it/Leroe-mille-volti-Joseph-Campbell/dp/8867084526/

https://www.amazon.it/viaggio-delleroe-struttura-scrittori-narrativa/dp/8875271917/

Quelli con asterisco li ho aggiunti perche' sono venuti fuori nella discussione, non sono strettamente di sceneggiatura, ma di approfondimento sulla narrazione.

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ci sarebbero altri testi ma di alcuni non trovo disponibilita' come

Il cinema oltre le regole. Nuovi modelli di sceneggiatura, di Ken Dancyger, Jeff Rush
https://www.libreriauniversitaria.it/cinema-oltre-regole-nuovi-modelli/libro/9788817864114
 

La  sceneggiatura.  Forme  dispositivi  modelli, di VANOYE.  F
(ah questo c'e')
https://www.amazon.it/sceneggiatura-Forme-dispositivi-modelli/dp/8871809459

 

poi piu' generalista, anche nel senso che tratta di temi e schemi dei saggi piu' quotati ci sarebbe:
https://www.amazon.it/Manuale-sceneggiatura-cinematografica-Teoria-pratica/dp/887750403X
 

Infine.
Il corso rai-script era realizzato con questo editore:
https://www.audinoeditore.it/

che e' specializzato in queste tematiche, magari c'e' altro che puo' interessare

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prendendo spunto da altra discussione, a riguardo dell'incidente in sceneggiatura, e di un beat sheet

--

L'inciting incident e' il punto nella sceneggiatura in cui accade un evento che spezza l'equilibrio come mostrato pre-esistente, innescando di per se' la storia che vede il protagonista adoperarsi per sostituirlo con un altro; come e tutto il resto e' parte di varie metodologie, come ad esempio la teoria del conflitto.

E' un elemento strutturale della sceneggiatura che oltre a servire nella stesura e nella ripartizione di tempi ed equilibri, puo' servire per identificare un film realizzato con il pubblico dei festival in mente, in cui invariabilmente la china del nuovo equilibrio e' perlomeno storta.

Essendo un elemento strutturale, le relazioni di questa con un setting delineato da un insieme anti-strutturale come ad esempio quella chiamata "antitrama" e' tutto da esplorare nel contesto dell'opera inserita.

Cio' detto, questo come altri sono elementi che possono servire per comprendere meglio la messinscena stessa di un'opera, come l'evoluzione stessa della narrazione nel tempo.

Nel dettaglio.

Da circa 10 anni, diciamo da poco prima del 2010 in poi in maniera piu' sistematica, prendendo in oggetto ora la sola narrativa televisiva occidentale, ad esempio negli USA in molti telefilm americani, gli showrunner hanno 'anticipato' l'inciting incident anche a prima della sigla (non sto parlando di anticipazioni di puntate successive), ritagliando una breve clip iniziale che vede identificare almeno in un contesto preciso dei personaggi, che ex abrupto 'incappano' nell'evento che, come sopra detto, spezzando quel pur accenato equilibrio presente nel contesto, danno il via all'azione della vicenda. 

Sigla (ridotta ai minimi termini)

Poi la vicenda si 'riavvolge' temporalmente, mostrando il corretto contesto e l'equilibrio corrente, fatto da interazioni tra personaggi o ambiente, o solo in singole di queste parti, e poi piu' in la' nel corso della narrazione, il protagonista trovera' o 'continuera' anche l'azione dal punto del presigla di prima in poi.

Al di la' di qualunque considerazione in merito, questo permette anche a livello terminologico di non fare confusione; quello iniziale non puo' essere un cliff hanger, ad esempio.

L'interessante poi di questo aspetto in analisi, e' che anche gia' agli inizi del 2000 e pure prima, sempre negli USA si e'iniziato a studiare di usare non piu' brani realizzati ad hoc per le serie, ma brani pre-esistenti. Si puo' dire quindi che l'evoluzione dell'utilizzo dei brani nelle sigle, alla lunga e nel complesso, abbia avuto l'incidenza sia di esigenze narrative in se', che di ordine commerciale legato alla realizzazione o meno, o all'uso o meno di brani pre-esistenti.

Il che, partendo tutto dal termine 'incidente', denota anche l'utilita' pratica dell'uso e della conoscenza di queste situazioni.

Il 'beat' invece, en passant, e' la parte piu' basica di un dialogo/azione-reazione posto in sceneggiatura; tanto per dire; esterno-mattina; dinanzi ad una porta chiusa; dall'interno si sente una voce che dice qualcosa. una mano guantata prende una chiave da una tasca(beat); la voce dall'interno sembra cambiare tonalita'; l'uomo apre la porta (beat) 

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10 hours ago, Shito said:

Certo. Non avevo citato Aristotele apposta. Parlavo della mia propria idea e lettura delle cose, ovvero del "secondo me" anche nella lettura di te (quel che hai scritto), e di tutto (il mondo).

 

Allora, visto che ho spostato questa parte della discussione, parliamo un attimo di questa cosa.

 

Anch'io ho dei punti di vista personali sulle cose, che mi sono costruito in anni e anni di lavoro, realizzazione di sceneggiature, correzioni di qualunque cosa etc.

MA se qualcuno mi chiede un qualcosa per approfondire anche solo per curiosita', io cito Sydfield e Cerami, per poi magari approfondire nel caso; potrei citare il solito McKee, ma per quel testo, che e' la trascrizione di un ciclo di lezioni 'live' che il tipo tiene in conferenze in tutto il mondo, c'e' il concreto problema questo si' che si prenda per istruzioni per l'uso, e questo e' un Male.

Quel ciclo di lezioni di McKee ad esempio e' stato seguito dai vari Spielberg, Lucas, ma non e' che quello che loro fanno dipende da quel testo, lo dicono pure, e' un testo che puo' essere molto utile per venire a capo di problemi che si possono avere nella stesura di una sceneggiatura, e che di converso si basa, come il testo di Vogler che a sua volta ha delle aderenze con Campbell, su studi compiuti su un buon campione di sceneggiature.

La famosa questione dell'incidente, ad esempio, non e' come molto probabilmente tu pensi (in abbinamento alla critica e all'accademia tutta per la critica) sovrastruttura, ma semplice e fattuale realta' del come si fanno le cose.

In questo caso e' utile per capire le cose che sono fatte tutt'intorno.

Per dire, tu probabilmente saprai che le mille revisioni ad una sceneggiatura, quelle che gli americani evidenziano con tab di colori diversi sulla carta o direttamente con colori diversi di carta, esistono non tanto per questioni artistiche, che pur ci sono, ma anche e soprattutto in quanto oltre ad una certa percentuale di proprio testo presente sulla sceneggiatura, si entra a far parte del novero degli sceneggiatori del film, con tutti i benefici di immagine ed economici del caso (mi pare sia il 30% ma ho idea che sia molto piu' basso)

Questo nel caso qualcuno si fosse chiesto come molte volte ci sono liste anche di quasi una decina di nomi in riferimento allo screenplay.

Si tratta di 'revisioni' aggiunte.

 

Cio' detto, e' perche' bisogna sempre muoversi all'interno del contesto specifico di un argomento, specie se ci si muove con i primi passi all'interno dello stesso, perche' poi si rischia di fare passi errati.

E questo lo dico anche perche' tu a chi chiede informazioni nello specifico contesto della sceneggiatura, citi 'Introduzione alla psicanalisi di Freud.

La metto cosi', anche e non solo detto dalla stampa a riguardo di altri temi inerenti l'intrattenimento, si sente parlare di chi realizza contenuti di 'questioni di familiarita' nei riguardi della realizzazione, di un qualcosa di importante per favorire la circolazione e la promozione delle opere stesse.

Ho idea che ti sfugga che anche questo e' un elemento da me ponderato e presente nell'excursus Propp-Vogler per un semplice motivo.

Perche' Vogler, in riferimento anche all'approccio junghiano della figura archetipa, realizza ed evidenzia circa 12 archetipi narrativi, uno nello specifico in relazione a quello del se' di Jung; quindi porre l'accento sulla necessita' GENERALE di aver presenti gli studi di psicologia e' anche qualcosa afferente alla propria cultura, ma in questo caso quanto citi e' fortemente fuorviante.


Io non faccio copia incolla da cose prese qua e la' su internet, io ho esperienza sul campo dalla realizzazione dei contenuti video, dall'animazione a passo uno, alla computer graphic, ai video in se', al montaggio, da qualche tempo al color grading e similari.

Per questo, quanto ad esempio accenno a Tetsuya alla NECESSITA' di prendere cum grano salis i testi di sceneggiatura e NON prenderli come manuali, non cito me stesso.

Ma l'amico Ade Capone.

Forse l'unica figura decente che c'e' mai stata nello specifico ambito fumettistico.

Parlo di Esperienza.

Non di Accademia, come spesso e volentieri tu pensi, nella peggiore connotazione negativa possibile; mentre per me, come del resto non solo, e' solo tutta roba da cui imparare.

 

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Beh, io non ti conosco come accademico – sei misterioso sulla tua identità, quindi di te non so nulla che quello che posso derivare (e col doveroso beneficio del dubbio) – dalla tua frequentazione di questo forum, un forum incentrato su manga&anime – che anche io frequento spassionatamente. Ovviamente non presumerei mai che quel che si vvede qui di qualsiasi persona sia altro che un personaggio, ovvero non è che quel che si vede qui esaurisce o è rappresentativo del toto di una persona. Non posso dire di conoscerti, per dire. Ma se si parla, si parla in base al poco che si ha e si sa l'uno dell'altro.

Comunque, non disprezzo aprioristicamente i titoli accademici, le persone che li conquistano, e i corsi che li attribuiscono. Quando si parla di "mentalità accademica", o "ambiente accademico" si fa un discorso ben generale ed astratto. Il particolare e concreto e tutt'altro ambito, e io ho conosciuto molti accademici, docenti e discenti, davvero davvero eccellenti. Le persone si dimostrano quello che sono e quello che valgono.

Se parliamo di produzione reale di finzione audiovisiva, io ho davvero scarsa conoscenza. Sono amico di un valente sceneggiatore cinematografico che iniziò da giovane col fumetto, e mi ha raccontato ed educato un po' in merito, ma mai facendomi vere lezioni. Insegna a una scuola che porta il nome del mio attore preferito. Poi ho conosciuto un po' il mondo della produzione giapponese degli anime, diciamo di striscio o di lato, ma mi pare sia alquanto diberso da quello del cinema occidentale.

A Tetsuya non davo un consiglio testuale, ma lanciavo un estemporaneo spunto di lettura di tutta la finzione come tale nella storia (della psiche) dell'uomo. Ho tanti difetti, e se l'essere antistrutturalista sia l'ennesimo di questi non so a chi chiederlo. In fondo siamo sempre su un forum di manga&anime, e si parlava nel più deragliato dei thread. Per cui intanto ti dico: ottimo split! :-)

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(Tanto per, perche' mi sono reso conto che un passaggio di quanto scritto prima possa essere poco comprensibile)

Il  concetto di familiarita' cui molti autori fanno riferimento nello sviluppo di un'opera, in relazione alle figure archetipe e' molto semplice.

Se scrivo di zombie, tutti perlomeno hanno un'idea di cosa siano, quindi pongo quanto scrivo con una certa familiarita' nei confronti degli altri.

La figura dello zombie e' oramai una figura archetipa, quindi anche di questo aspetto mi accenna Vogler, e prima Jung e una certa tradizione culturale precedente. Da qua la 'familiarita'.

Alla fine e' anche qualcosa di necessario, a meno di non avere il nuovo James Bond tra le mani, per semplificare le parti esplicative dell'opera di modo da non appesantirla.

Anni fa le cose si potevano anche fare in modo diverso, ma c'e' troppa offerta, il tempo della gente al massimo e' diminuito e non aumentato, e spesso si deve fare selezione dando il meno possibile a livello introduttivo.

Ci vuole comunque parecchia abilita', genio e anche una notevole dose di culo, come in tutte le cose, MA almeno, se ti poni nei riguardi del lettore o dello spettatore con qualcosa che in qualche modo gia' conosce, e' gia' diverso.

 

(poi le figure archetipe e gli archetipi prototipi di per se' sono un discorso da approfondire in altro modo)

P.s.
Parlo di 'archetipo prototipo' non perche' voglia virare verso la supercazzola, ma in quanto il solo 'Prototipo' e' oramai associato e percepito unicamente in un altro senso, almeno cerco di collegarmi a quanto intendo nel discorso.

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Bel topic. Da appassionato di cinema però 'digiuno' di questioni 'tecniche' (tra l'altro sto attualmente leggendo 'Il cinema secondo Hitchcock'), lo trovo molto stimolante. Shu: conoscevi il compianto Ade Capone? Wow! Alcune sue storie Bonelli mi hanno segnato l'infanzia, e con LL aveva creato davvero un bel character.

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Shuji, ho trovato la lettura molto molto interessante. Infatti la ripeterò. Per ora dico solo che tra figure archetipo-prototipali e tecnica narrativa reale, da Jung mi viene da passare a T.S. Eliot. Ma del resto sono più preparato in iconografia e iconologia dell'arte figurativa (Warburg) che di narratologia (si dice?).

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10 hours ago, Den-chan said:

conoscevi il compianto Ade Capone? Wow! Alcune sue storie Bonelli mi hanno segnato l'infanzia, e con LL aveva creato davvero un bel character.

beh, si, non e' che fosse poi una stella di hollywood dopotutto ^^, quello che mi piace ogni tanto e' cogliere l'occasione per ricordare piu' che l'autore, una bella persona. (Ribadisco, una delle poche)

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Visitatore Mihael Keehl 2020
Il 28/2/2021 Alle 16:23, Shuji ha scritto:

(In mezzo tra Propp e Vogler c'e' Campbell, ma facevo affidamento ci si imbattesse in modo naturale)

P.s.

Magari una parte di post la si puo' spostare da qui

Esiste un"testo originale"sugli archetipi di Campbell? finora ho sempre reperito due o tre testi estremamente semplici che ricordano una riduzione per bambini e vengono usati ai corsi di scrittura.

Sono quelli delle tipologie, l'eroe, l'aiutante,il rivale,il gemello uguale e contrario,ecc.

Li ho letti,ma danno sempre l'impressione che ci sia dell'altro (prima o durante). Considerata l'importanza che Campbell ha assunto nella letteratura,mi aspettavo dei libri della stessa complessità di quelli di Propp e di Tolkien.Tu te ne intendi sicuramente più di me circa la descrizione e l'interpretazione dei ruoli nella sceneggiatura.Potresti darmi qualche suggerimento?

(Se vuoi ti dico quelli che ho già trovato,ma è una casa editrice divulgativa piuttosto conosciuta e di certo sai di cosa parlo).

Inoltre,mi permetto di consigliare anche lo stupendo "Istinto di narrare"di Jonathan Gottschall per Bollati Boringhieri (sottotitolo,Come Le Storie Ci Hanno Reso Umani).

C'entra e non c'entra,ci metterei pure il testo di Freud sull'importanza di distinguere tra ironia (autocritica rivolta a se stessi)e sarcasmo (critica rivolta contro gli altri). Sarebbe interessante per l'analisi dei personaggi nei film.

Sempre se non ce li hai già messi ed io non ho visto il post....

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