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Zenone

Pchan User
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  1. Zenone

    Retrogaming

    Beh, se non mi sbaglio abbiamo una grande differenza di età, e il retrogaming non è un concetto assoluto, ma relativo XD Ho vissuto anche i 16 bit e cose precedenti, in parte da infante e in parte in seguito, ma per me la "golden age" è la PSX. Poi certo, è stato strano anche per me constatare in Giappone che nei loro negozi vada insieme a Super Famicom, PC Engine e allegri compari. Ma dopotutto, ci va anche il Dreamcast oramai. Tutto diventa retro, prima o poi. Poi se non mi sbaglio tu il videogioco dopo un certo periodo hai smesso di seguirlo, e quantomeno non ti ho mai visto scrivere di videogiochi occidentali, quindi immagino, e scusa se presumo troppo, che forse per te il blocco del "contemporaneo" tenda a rimanere abbastanza immobile. Diciamo che oggi far partire un gioco di circa 15 anni fa - Alundra, nel caso di ieri - su una console vecchia di 10 usando il pad originale della PSX è comunque un'esperienza che fa abbastanza macchina del tempo.
  2. Zenone

    Retrogaming

    Ahah, vero, già nel primo! Si va veramente indietro nel tempo. In tutto questo, mi ricordo che un giorno dovrei verificare se il mio Dreamcast funziona ancora, ma la realtà è che non ci provo perché soffrirei troppo in caso di morte. Almeno ho apprezzato constatare che la PS2 VIVE e non mi spernacchia selvaggiamente quando le chiedo di far partire giochi PSX.
  3. Zenone

    Retrogaming

    Sommo rispetto per Justice Gakuen, su Dreamcast ha veramente avuto la sua migliore incarnazione la serie! Peccato che sia finita là e che a parte qualche miracolo tipo Kyosuke in Capcom vs. SNK 2 si siano lasciati indietro i personaggi. Riguardo ai crossover e ai robotici capcom, Saotome Jin in Marvel vs. Capcom 2 fu amore.
  4. Zenone

    Retrogaming

    è un po' più complicato, o meglio, tu parli di "Shiritsu Justice Gakuen - Nekketsu Seishun Nikki 2", che potremmo considerare un secondo capitolo, e prende il nome dalla modalità "Nekketsu Seishun Nikki" contenuta nella "Nekketsu Seishun Variety" del primo capitolo XD Praticamente il primo capitolo è esistito prima in una versione da sala giochi, e poi su PSX arrivò come "Nekketsu Seishun Variety", divisa in un Arcade Disk, contenente il gioco da sala con le tipiche modalità aggiuntive da picchiaduro, e poi lo Evolution Disk, che conteneva più dialoghi, belle cose e soprattutto la modalità di cui sopra, praticamente un Dating Sim col cast del picchiaduro. Il secondo capitolo prendeva il nome da quella perché il suo principale merito, più che l'aggiunta dei personaggi, era il drastico ampliamento della modalità simulativa! Tempi pazzi in cui facevano cose pazze. Io ho appunto comprato il primo, che è quello che per me ha valore girellaro, rammentandomi i giorni da studente delle medie a non capire il giapponese. Un giorno comunque vedrò di procurarmi anche la seconda versione! Bello parlare di certa roba dopo taaaanto tempo.
  5. Zenone

    Retrogaming

    Che hai ripescato, di Evangelion ho letteralmente sentito parlare la prima volta commentando quella tecnica combinata! Oltretutto lungo il recente soggiorno nipponico mi son procurato più o meno tutti i "titoli della gioventù" del periodo PSX, e tra i pochi non RPG c'è la nekketsu seishun variety del caro, caro, picchiaduro.
  6. Vorrei ripartire un momento da qui, che secondo me si tocca un punto abbastanza interessante, ovvero cosa facciano col tempo i giovani - del Giappone ovviamente, anche se per questo tipo di cosa una prospettiva un po' globale può essere utile, dato che gli smartphone ce li stiamo "gustando" tutti assieme. Nel senso, alla fine in 20 anni quello che è veramente cambiato è cosa POSSIAMO fare del nostro tempo libero, ancora prima di cosa vogliamo fare. Credo di essere tra i più giovani su questo forum, e comunque internet e il "mondo infinito di possibilità" aperto da una ADSL io li ho visti a metà del liceo. Prima - e comunque una vita abbastanza web 2.0 io l'ho vista principalmente dopo i 20 anni, direi - quando tornavi a casa dalla scuola il tempo lo passavi con quello che già possedevi. Penso principalmente a libri, ma anche ai videogiochi - e a quei tempi per procurarsi i videogiochi giapponesi tanto ambiti la strada era ben contorta, - ai manga che potevo comprare in edicola - poi ho scoperto le fumetterie, rivelazione! - e agli anime che beccavo su implausibili canali regionali. O si usciva a fare una passeggiata, o si telefonava (!) a un amico per passarci il pomeriggio a giocare. In quel contesto la vita era assolutamente diversa da quella degli studenti delle medie/liceali di oggi, perché adesso è normale essere costantemente connessi, è normale poter controllare quello che vuoi quando vuoi, è normale poter vedere quello che si vuole scaricandolo, non cercandolo su una rete televisiva. Non sono cose da poco: adesso che siamo viziati l'idea di dover guardare qualcosa a un determinato orario su un determinato canale mi sembra pesare non poco. Si dice "tanto lo guardo poi", pensando ad altre vie, legittime o meno, e la cosa peggiore è che poi spesso non lo si guarda proprio. Senza il bisogno di un minimo impegno, fosse anche solo quello di andare a mettersi davanti alla tv, il disamore mi sembra inevitabile. Oggigiorno in Giappone gli smartphone te li tirano dietro, e la popolazione giovane mi sembra più che recettiva all'idea, vedi il successo di twitter, vedi cose locali come ameblo e mixi. Io credo che in primis il disamore per queste forme di intrattenimento o passive o comunque principalmente solitarie sia passato per la diffusione di internet. E senza ambizioni di "si stava meglio quando si stava peggio" eh, qui lo sto esponendo più come dato pratico che mi trovo a constatare. Ma insomma, dicevo, principalmente io credo che anche i videogiochi, passata l'età giovanissima, un certo tipo di spazio lo abbiano perso. Poi parliamo di un giro d'affari su tutto un altro piano di quello dei videogiochi, e in cui ci sono ben altri investimenti e ben altri talenti, ovvio. Però credo sia da notare come il mercato internazionale sia sempre più nel mirino degli sviluppatori giapponesi, Square-Enix e Atlus come esempi diversi nei metodi ma simili negli intenti. Comunque, detto che per me c'è stato un cambio generale nella vita di una portata tale da danneggiare tutte queste tipologia di media - e non solo, dopotutto i quotidiani, storicamente venduti in quantità folli in Giappone, stanno inesorabilmente perdendo spazio rispetto a internet - secondo me se ci focalizziamo un problema specifico dell'animazione lo troviamo. Ovvero, prendo un attimo a esempio la demografia con cui ho avuto più contatti qui, ovvero maschi giapponesi intorno ai 25, generalmente già diventati impiegati. Ora, un "adulto" giapponese può liberamente: 1) leggere Uchuu Kyodai 2) giocare a Dragon Quest Questi sono esempi specifici, ma in generale puoi leggere seinen manga - ma pure shonen jump alla fine, eh - e giocare videogiochi, e puoi farlo in treno sotto gli occhi di tutti. Sono cose naturali, oltretutto praticate senza alcun istinto collezionistico, in modo proprio opposto agli otaku: i manga li puoi leggere in piedi al combini o nei manga kissa, i giochi li compri usati e li rivendi appena finiti, come la console stessa nel momento in cui non c'è nulla che vuoi giocare, solo per ricomprarla appena vuoi qualcosa di nuovo. è un "pubblico generalista" che manga e videogiochi attirano a iosa, e che gli anime non possono avere. Credo si sia capito che il mio punto in generale è che questa cosa sia un sacco innaturale, e come ho detto nel mio primo post qui credo se ne stiano accorgendo loro stessi. Perché non puoi dire che esiste il manga per adulti, il videogioco per adulti ma poi l'anime è imbarazzante. E ovviamente non parlo del guardare Sailor Moon, il problema è la negazione a priori di un anime con gli adulti come target. Cioè, per fare un esempio pratico, io di gente che ha letto yojouhan shinwa taikei o altro di Morimi tomihiko ne ho trovata diversa: quasi nessuno sapeva che ne esistesse un adattamento animato, e l'idea a qualcuno l'ha praticamente sconvolta. Un pregiudizio c'è, ed è settoriale, ed è dannoso perché limita le potenzialità del settore. Poi non lo se sia nato prima l'uovo o la gallina, se l'animazione sia degenerata prima o dopo il venire segregata; probabilmente la verità sta nel solito, maledetto mezzo e una categoria sociale tendente da sola alla segregazione e all'autoreferenzialità si è trovata a "collaborare" inconsapevolmente con un paio di pregiudizi e qualche commentatore televisivo pronto a cavalcare uno scandalo. Però il paradosso secondo me è palese, e non può essere privo di importanza. è vero che i talenti vanno a dedicarsi ad altri media, ma questo mondo di paghe minime e prodotti venduti a prezzi folle si è anche formato ed estremizzato per la via. Poi si possono avere posizioni diverse: ricordo che Shito abbia negato la possibile sensatezza di un videogioco per adulti, e a questo punto immagino - ma non ho alcun desiderio di metterti parole in bocca, quindi correggimi al bisogno - che abbia dubbi pure sulla possibilità di manga con quel target. In caso non concordo, ma la troverei una posizione coerente. Però in Giappone una grossa deformazione c'è. Ripeto che secondo me le generazioni più giovani la stanno almeno notando, poi l'animazione alla fine è la meno importante delle anomalie di questo paese: oramai il sistema tradizionale della kaisha giapponese sta venendo meno, i criteri alla base dello sviluppo del dopoguerra lasceranno il posto ad altro. Credo che cambier tanto, sia nel modo di vedere la società che nel modo di vedere le relazioni interpersonali e lavorative, perché certe strutture - che tradizionali poi non sono, dato che per la maggior parte le hanno inventate durante meiji - stanno con buona probabilità crollando. Ora non lo so se l'animazione da tutto questo trarrà qualcosa, però di mio voglio sperare che un tabù sociale poco sensato venga riconosciuto come tale e gli anime diventino un business come tutti gli altri: brutto che sia da dire, con i soldi in genere arrivano i talenti e con quelli, qualche volta, la qualità.
  7. Mea culpa su Abenobashi, e per la confusione del nick, Roger! Chiedo scusa, in realtà io distinguo i nick solo in base alle iniziali /me fugge Comunque Garion, in effetti la questione ha buone probabilità di essere più complessa di come la pongo io. Credo sia scontato, ma tutto quello che dico è a titolo personale, e non sono un filologo di animazione. L'ho amata, spesso, il che è qualcosa. Per il resto cerco di contribuire con le conoscenze e le esperienze che ho. Per che direzione precisa sia passata la ghettizzazione dell'animazione in Giappone, nel momento in cui poni un dubbio di quel tipo, non è che io lo sappia dire. Propendo più per una via che parta dal disprezzo sociale perché beh, in quel senso è avvenuto molto, e non riesco a vedere oggigiorno un disprezzo che non sia un po' artefatto, più richiesto che sentito. Ovviamente se poniamo il dubbio, servirebbero sia sondaggi d'opinioni molto più affrondite che un controllo sistematico di dante che richiederebbe tempo, e non intendo qualche ora da buttare, ma credo tranquillamente mesi. Magari un giorno sarà la tesi di dottorato di qualcuno, mi sembra abbastanza florido come ambito. Se Dragon Ball in altri tempi facevi il 30% sicuramente c'è una via che porta a dire che oggi semplicemente piaccia di meno. Ma tutta la fase in cui il disprezzo sociale verso il settore si è acuito in modo estremamente innaturale - come spesso detto qui, non si riscontra lo stesso atteggiamento verso nessun altro medium di cultura popolare - non credo possa non aver influito, e di mio sono molto convinto che abbia avuto un gran ruolo nell'impedire lo sviluppo di un pubblico generalista, che adesso se vai a vedere esiste ma si nasconde dietro il "che nostalgia!" Poi magari la cosa sarebbe andata comunque scemando, ma non credo che in un lasso di tempo così breve sia possibile un cambio tanto marcato dei gusti, senza una causa artificiale.
  8. @Shito: A volte intervengo un po' di getto, credo si sia notato, non volevo in questo caso pormi contro il dibattito in corso. Ho iniziato con un'avversativa, ma non tanto per negare quanto detto quanto per dare una mano a localizzare bene storicamente il discorso. Nel senso, tutto quello che si dice è vero, ma vediamo un attimo come si sta sviluppando. Qui si parla molto spesso di come ora, mi son sentito di parlare un attimo di presente, in realtà più spinto dallo scambio riguardo Anno e Sailor Moon che altro. In questo caso, volevo solo parlare di alcune cose che ho trovato di interesse. Trovo anche molto azzeccato il riferimento allo Otaku killer, che per me si lega molto bene al tipo di discorso che volevo fare: lo stigma sociale per gli otaku si è formato col tempo e per cause diverse, e in linea di massima lo reputo innaturale quanto - non di più, dai - l'isolamento pratico dagli otaku più marci. Si son sommati tanti 1 per arrivare a una situazione che credo Lala avrebbe trovato quantomai innaturale: c'è un ristretto pubblico che si definisce otaku, il grosso della popolazione che li odia e teme quando poi manga e anime se vai a vedere li conoscono pure loro ma non se ne parla, e nel mezzo la morte del pubblico generalista, che è secondo me il vero crimine, il nocciolo del problema. Fino a un certo punto il pubblico generalista c'era e poteva esistere, grazie ad anime come Evangelion e Utena trasmessi in orari cristiani. Poi l'odio si è concretizzato, la faccenda si è esasperata, tutti gli anime o quasi son finiti di notte e adesso non si può parlare di un semplice intrattenimento. Possiamo vedere le tappe per cui è successo, ma credo si possa concordare che è almeno un pochino matto. Anche perché il desolante quadro di cui spesso si parla qui, di un'involuzione del media con solo otaku che parlano a otaku di roba da otaku, si è venuto a formare secondo me proprio per questo, per la soppressione di un pubblico normale che sarebbe potuto benissimo esistere. E secondo me, rispondendo a Werner, sì, se ne stanno accorgendo e stanno diventando un po' meno nevrotici. La questione del soft power in realtà è quella che aiuta: come detto da Shito, è un business, e privarsi di guadagni per una sciocca categoria sociale tutto sommato non piace a nessuno. Vedranno come farci soldi e come non renderlo imbarazzante: alla fine il moe non ha invaso tutto, io previsioni non ne faccio ma tendo a sperare che da una parte incanaleranno il moe in modo vendibile, dall'altra continueranno a tenere segregati i soliti 20.000 tizi che comprano i dakimakura ad Akihabara e Nakano come al solito. E magari, intanto, avremo qualche prodotto interessante. Tatami Galaxy è recente alla fine, ed è un interessante caso di adattamento da romanzo. Ci sono stati anche bei soggetti originali. Alla fine la roba esce: vediamo che succede. Riguardo Diebuster @Roger: comunque se non piace non piace eh, nulla da ridire in quel senso. Diciamo che a volte mi è sembrato odiato giusto perché no Mikimoto o cose così, quando c'era molto altro dentro, riguardo Gunbuster e non solo. Il suo status di tributo al tributo è innegabile, ma nel farlo credo abbia mostrato anche tante belle cose. Intervenivo in questo senso, se poi avrai effettivamente voglia di dargli una seconda chance sarò curioso di leggere i tuoi commenti. @Shito: concordo pienamente sulle tematiche di Diebuster, ci sono, per dichiarazione e per evidenza. Trovo però interessante osservare l'atteggiamento di Tsurumaki al riguardo: se si guarda la sua produzione, direi che come otaku è piuttosto rilassato. Non mi sembra parlare in modo pedagogico, ossessionato: mi da l'impressione di uno che non faccia una gran questione del suo status - che sì, è l'atteggiamento che personalmente supporto per tutti, si è capito XD - e mentre parla di cose da otaku, compone anche belle storie. Perché insomma, FLCL, Abenobashi, Diebuster, sono prodotti molto coerenti, molto compiuti, che possono essere apprezzati anche presi singolarmente, e che non mi sembrano celare chissà che ossessioni. Diebuster mi piace perché sì, ti parla di otaku, ma ti parla anche di crescita in modi che possono essere recepiti più universalmente, e alla fine decide di chiudere su note che riguardano più la narrativa e il mito che la sociologia. Riguardo l'unione sovietica XD [media=] [/media] <-- gunbuster [media=] [/media] <-- Inno nazionale russo, che non è cambiato XD Puoi trovare più di un punto in comune, credo. Ma in generale mi sa che Anno dalle cose di cui era otaku avesse pure il gigante sovietico, sulla fiducia. E insomma, in generale ne sapevano XD Credo che chiunque abbia una minima esperienza in fatto di videogiochi possa riconoscere questo: [media=] [/media] Voglio più videogiochi e anime con musica sovietica NAU.
  9. Ikuhara è chiaramente la forma perfetta di Otaku: totalmente a suo agio e indifferente a qualunque pseudostigma sociale appiccicato a un hobby! Inoltre, lesbiche.
  10. Ok, però notiamo un momento che i tempi cambiano un poco: il giapponese medio di oggi non è il giapponese di dieci anni fa, e se parli con un ventenne/venticinquenne, un giapponese di "nuova generazione" tra l'università e la vita lavorativa - e sto escludendo freak che non escono di casa o restano parcheggiato al secondo anno fuori corso di università a vita, eh - troverai vari approcci se tiri fuori gli anime, e raramente di disprezzo. Non perché ne siano necessariamente fan, ma perché il Giappone sta progressivamente venendo a patti con la sua cultura popolare. A parte il rapporto con i manga, che è da sempre molto meno traumatico e oggigiorno qualunque uomo maturo apparentemente legge seinen, in generale tutti hanno visto anime crescendo, e per il giovane giapponese tornare a parlare di quelle cose è essenzialmente nostalgico. Tirare fuori Ashita no Joe, o Hokuto no Ken, o Digimon, o lo stesso Shin Seiki Evangelion più che "ma sei un freak" tireranno fuori un "waaaah, quanti anni" e qualche discorso rilassato al riguardo, se tu non ti poni come eccessivamente ossessionato. E ci sono cose che si guardano oggi senza eccessivi traumi. Per dire, ho visto gente socialmente inserita non farsi problemi a dire di aver seguito Code Geass o stare seguendo Gundam Age. Poi però Bakemonogatari è da freaks. Poi però la persona accanto i romanzi di Nishio Ishin li legge e adora la sua serie di Zaregoto. Tutto questo tra persone che tra un paio d'anni con tutta probabilità saranno assunti da una generica kaisha di IT, marketing e via dicendo. Negli anni '90, per l'impressione che ho - non ho certo esperienza di prima mano - il quadro era molto simile a quello dipinto qui, e posso facilmente immaginare il povero Anno che si trova nelle grane perché guardava Sailor Moon. Però credo che spesso allo straniero sfugga come il problema dell'animazione in Giappone non sia tanto legato a idee sulla sua maggiore o minore qualità, ma su uno stigma di natura prettamente sociale e dato per scontato. Non c'è un'idea diffusa sul perché non si debba guardare animazione, non c'è neanche un troppo marcato ritenerla per bambini: semplicemente, non si fa. O meglio, non si faceva, perché come detto all'inizio secondo stanno lentamente - ma ci vorrà ancora tempo - venendo a patti con la loro schizofrenia. Perché la cultura popolare è una parte integrante di ogni società, esiste da sempre in diverse formi, e bisognerebbe imparare, in ogni parte del mondo, che guardare animazione non è sta gran questione, e può essere un hobby condotto civilmente se tu non ci ossessioni gli altri e gli altri non ti fanno le prediche. In ogni caso, con tutte le deformazioni che lo hanno accompagnato, secondo me un Gundam in scala 1:1 a Odaiba è un onesto passo. Poi tipo, io la vita di Anno non la conosco, Shito presumibilmente sì quindi se vuole aggiungere o altro ben venga, ma immagino che Sailor Moon lo guardasse da una parte con uno spirito fanciullesco che non è certo un problema conservar da adulti nella maggior parte delle società contemporanee - in Giappone lo è di più, ma come detto secondo me stanno progressivamente cambiando - e dall'altra parte beh, amico di Ikuhara lo era davvero, e sarei pronto a scommettere che Anno si divertitva soprattutto con le parti dove la mano dell'amico era più presente. E se Sailor Moon è una serie per bambini, e va discussa come tale - quindi inutile parlarne male, mi verrebbe da dire - non cambia il fatto che un buon regista possa averci messo "arte", in sensi diversi e di minore o maggiore importanza. E poi insomma, è dall'esperienza su Sailor Moon che poi Ikuhara è andato a tirare fuori uno Shojo Kakumei Utena, che è un sacco figo e, anche se da bambini è stato visto per via del suo orario, per quello che il mio ristretto campione può dire dai giapponesi che lo hanno visto è stato in età dell'infanzia visto come una stramberia difficile da seguire ma estremamente intrigante - non che sia diverso il commento riguardo Evangelion di chi lo ha visto tra elementari e medie - e se poi in età più matura è ricapitato davanti agli occhi è stato riconosciuto come un prodotto quantomento interessante e maturo, a cui poi ci si può interessare o meno. Alla Fine Sailor Moon è stato un passo, se uno vede lo scenario nel suo complesso diventa tutto storia della cultura popolare, che è ok. Seriamente, per me il fondamento del discorso otakuzoku - che esiste, e ha marchiato più di un decennio di animazione giapponese, sia chiaro - è un colossale fraintendimento, o meglio, l'esasperazione, la deformazione di uno stigma sociale basato sul dare troppa importanza, troppe implicazioni al gustarsi una forma di intrattenimento popolare. PErché alla fine l'intrattentimento in tutte le sue forme, secondo me, non cambia mai troppo, e cercare di parlar male di una di queste forme soltanto ha poco senso. Dopotutto il Giappone ne condona tante: i manga sono ok. I giochi sono ok. E alla fine anche la narrativa in generale è intrattenimento, oh. Ma sono ottimista. Stanno capendo. Dopotutto, qui secondo me si sono quasi arresi che Il Conte di Montecristo sia un classico. Stringendo un momento, gunbuster è un prodotto molto ok, che è importante in un sacco di sensi. Non voglio proprio entrare nel discorso "capolavoro", ma è l'apice di una corrente, l'apristrada di un'altra, e già solo per questo è un sacco figo. Parla di alcune cose, nel mentre compone una buona - ma disordinata - storia e ti intrattiene. C'ha pure il bel design e i robot fighi, oh! Inoltre, supporta bene la giusta idea che nessuno facesse musica più figa dell'unione sovietica. Possiamo discutere per anni su un giudizio qualitativo, ma credo che la sua importanza sia indubbia, e credo che serva veramente impegnarsi per annoiarsi guardandolo. Paradossalmente, credo sarebbe un prodotto che funzionerebbe molto bene con uno del tutto a digiuno di animazione: basta l'apertura mentale per sopportare qualche canone del genere, e alla fine ricevi una bella storia di sci-fi con parti d'azione molto belle e scene piuttosto emozionanti. Dopotutto, dovremmo considerare anche il livello di lettura dello spettatore "inconsapevole": secondo me non è meno importante. E credo vada pure bene non voler parlare di otakuzoku, ma della passione per la buona sci-fi americana, o del semplice livello emotivo dei personaggi: i prodotti esistono su più livelli, e per quanto mi riguarda son tutti onesti. Comunque parteciperò volentieri alla proposta di visione delle serie, se riesco a procurarmi il materiale. A questo riguardo, vorrei spendere due parole veloci su Diebuster, vero che a questo punto sarebbe meglio aspettare dodici settimane, ma metà delle persone non sembra intenzionato a riguardarlo davvero, e tra dodici settimane può esser capitato di tutto, quindi che male fa. Alla fine Diebuster, secondo me, è l'omaggio al mito di Gunbuster da parte di un regista che lo ha amato, e la parola "mito" non l'ho scelta a caso. Dopotutto sia in Giappone che con i fumetti americani è una cosa che si vede spesso, certi prodotti e personaggi hanno un'importanza che prescinde dalla sua reale narrativa, tale da farli entrare nell'immaginario. PEr un otaku, Gunbuster è storia, è leggenda: Tsurumaki non sta facendo un sequel, sta sfruttando una ottimamente strutturata continuità temporale sul lunghissimo periodo per omaggiare e analizzare quella storia con il suo stile. Ovviamente Diebuster sembra più FLCL che Gunbuster 2, perché è il mito rivisto con quel tipo di stile e sensibilità. Insomma, Gunbuster 2 non lo è neanche nel nome: è punta al top 2. Avrebbero dovuto imitare il feeling, lo stile novantino? Perché mai? è altra gente, e secondo se si vede Diebuster con occhi neutri si può trovare uno sfrenato, sfegatato amore per Gunbuster. Seriamente, io l'ira dei fan di vecchia data non l'ho capita, proprio perché Diebuster mi sembra una grande dichiarazione d'amore all'originale. Poi ovviamente non la segue pedissequamente, e in questo senso contesterei chi qualche pagina fa ha detto che il finale di Diebuster non va oltre quello di Gunbuster: qui secondo me c'è un errore, perché nel suo seguire il mito, l'episodio 6 di Gunbuster non è il 6 di Diebuster, ma è il 5. Là è L'alc, non Nono, che sta seguendo la scelta di sacrificio di Noriko. E Nono, la nuova eroina, l'erede, rifiuta. Insomma, non è mica poco come stacco: in quel momento, è una distinzione grande, che non rinnega, ma mostra una scelta di vita, un'opzione diversa. Ed è là che le due vie forse si separano: l'ultimo episodio di Diebuster è quello che veramente esplora nuove vie, e chiude la storia non con le grandi tematiche, ma con la pura narrativa: perché alla fine Diebuster è la storia di amicizia tra L'alc e Nono, secondo me. Nessuno nega che si parli di Otaku: lo hanno detto gli autori, ed è evidente per la maggior parte del tempo. Ma per tutta la serie c'è il discorso dell'affetto tra L'alc e Nono, e la conclusione è affidata prima a loro due, in un tripudio di narrativa coerente - ma dopotutto, Tsurumaki come narratore è da sempre molto più organizzato di Anno - e sana sci-fi, e poi al riallacciamento al mito. Io là, da persona che Gunbuster lo aveva visto e amato, mi son commosso, e fatico a capire le reazioni di fastidio di chi aveva il mio stesso background. Secondo me Diebuster è un sacco frainteso, come prodotto, ma almeno per ora non voglio fare ipotesi su chi lo ha visto. Se qualcuno raccoglie questi spunti di discussione qui a me fa piacere, altrimenti vediamo se tra dodici settimane c'è qualcuno.
  11. Zenone

    Totoro

    Ok, let's spar a bit. Mah, ma rifiutare un intero ambito di discussione, quello accademico, non è chiusura? Non è snobbismo? Per carità, in questo sei coerente con posizioni assunte in altri post: ti sei definito un isolatra, la cosa è abbastanza palese mentre scrivi. Tu proponi, attraverso quello che ho scritto, questa immagine di dotti uomini che deridono una dotta di un'altra epoca. Se dovessimo fare questo gioco, tu adesso non saresti forse l'intellettuale solitario che urla verità dalla cima della sua torre? Ma non vorrei fare questo gioco, restiamo più terra terra, credo lo preferisca anche tu così. Il mio post era prevalentemente un momento di RAGE internettiana con una promessa di approfondimenti quanto e se ci andava. Espanderò sul perché la svolta Benedictiana mi ha irritato, ma voglio prima precisare due punti che hai sollevato dal mio post - e per pietà, ricordate che io lo ho scritto mezzora dopo essermi svegliato XD Maraini-gate: non volevo fare confronti quanto una battuta da yamatologo - sì, non ho riserve sul termine, torneremo anche questo, non è certo mia intenzione comparare l'ipotetico valore assoluto - che poi, esiste il valore assoluto di un saggio? - di due prodotti così diversi negli intenti. Al massimo volevo dire che mentre quello della Benedict è un prodotto spiccatamente di parte, frutto di una prospettiva coloniale e privo di rigore scientifico il nostro connazionale, pur commettendo molti errore - e tanti in comune con la Benedict - si è limitato a raccontare una sua esperienza di vita. Potrei aggiungere che per me la più superficiale esperienza personale in casi come questo ha buone chance di valere più di qualunque studio a distanza, ma questa è solo la mia opinione su una questione di metodo antropologico ridicolmente più ampia, quindi lascerei morire qui la cosa. I dotti dottori che parlano dottorosamente male della Benedict al bar: ora, permettendomi di usare un briciolo di mia esperienza di vita, il mondo accademico italiano dedicato all'Asia orientale è composto da gente estremamente normale e poco pretenziosa, ma che certi argomenti li respira, vive attraverso di essi, e per questo anche quando li prendi fuori dall'orario di lavoro si finisce a fare battute su Kafu. Volevo proporre un'immagine abbastanza goliardico, se ho fatto pensare a intellettuali baffuti che parlano male di anziane donne mentre fumano la pipa ho reso un disservizio a quel mondo, quindi mi si scusi. Restiamo un momento sull'accademia. Direi che è implicito che reputi il tuo astio un po' infantile e anche un po' più snob, dato che non ti piace il teatro esplicitiamolo. Non voglio convincerti di nulla, ma ci tengo quantomeno a dire che le cose vengono chiamate affinché la gente ne parli, e tu più di tutti, tanto ossessionato dalla tua visione del purismo, non dovresti svilire l'importanza di un nome. Esiste l'italianistica, esiste l'ispanistica, esistono questi nomi affinché la gente possa chiamare questi argomenti, e possa così parlarne. Lo studio del Giappone ha avuto e ha tanti nomi. Dicevamo "orientalistica", e oggi è un termine per cui chi ha meno di 40 anni volge gli occhi al cielo - perché questi blocchi non comunicanti chiamati oriente e occidente sono il nemico di tante cose, non solo di uno studio proficuo. "Yamatologia" è un termine specifico, di cui posso tracciare la storia, e che è socialmente adeguato: è neutro e non esprime una visione di parte, e queste cose contano. Se diciamo che non contano, allora non conta il linguaggio, e possiamo spogliarci e andare a copular per la via. Ora, di nuovo, se vuoi avere un certo tipo di prospettiva verso l'intero mondo accademico, be my guest, ma allo stesso modo permettemi di dire che vedo in questo uno snobbismo molto superiore alle immagini di dotti dottori che proponevi tu. Si può essere paladini della vita frugale quanto pare, ma resta sciocco rifiutare la comunicazione con chi per un argomento, letteralmente, ci vive. Vale la pena farlo, e poi là troverai esattamente la spessa percentuale di gente gradevole e sgradevole che troveresti in qualunque altro ambito. Il punto di partenza di tutto questo era Una Tomba per le Lucciole, no? Torniamo un momento là. Il dato su come Takahata veda la vicenda del film è stato molto, molto interessante. Non condivido la tua visione della visione originale dell'autore, per cui sovrascrive immediatamente qualunque altra analisi successiva, ma non la reputo neanche una parte di poco conto. è soprattutto interessante come dato storico, perché vede generazioni diverse a confronto. Ci piace. Ma perché poi passare a fare la predica? Perché i giovani d'oggi sono viziati? Cioé, sì, lo sono, ma perché questo è il problema da sollevare? Sono viziati perché dall'occupazione americana in poi si sono lanciati sulla via della moderna democrazia capitalista, tutto questo è stato voluto, è normale che succeda questo. Gli standard di vita salgono, abbiamo tutti quello che vogliamo, i registi sono liberi di fare film d'animazione e noi siamo liberi di stare per forum a commentarlo. Nessuna implicita critica alla decadenza dei costumi eh, fuck yeah capitalism se mi permette di dedicarmi alla mia sterile vita intellettuale quanto voglio. Io nelle pagine passate a un certo punto ho visto questo sfrenato insistere su una monade culturale giapponese, sui valori d'altri tempi e sulla yamatodamashii. Questo a me sembra quello che genera immobilismo e alienazione, segregare il mondo asiatico in un generico "oriente" in cui possiamo individuare specifiche regole, diverse dalle nostre, e fare a chi le conosce meglio. Questo è l'errore/orrore di tutta una generazione precedente di studiosi, a cui tuttavia non bisogna mancare di gratitudine: sono loro che hanno aperto strade oggi percorse da altre persone. Ma lo stereotipo resta lo stereotipo, e se in ogni stereotipo c'è del vero, ci sono anche un mucchio di sciocchezze, di sovrastrutture che plasmano le immagini. Non serve una specifica preparazione culturale per trovare le azioni del protagonista del film negative, come ha fatto notare qualche post fa un altro utente. Ogni persona, con la sua personale formazione, può avere la sua prospettiva su qualcosa, che può essere corretta o meno al di là delle basi che uno abbia riguardo la specifica cultura di riferimento. Non so quante volte ho parlato di prospettiva culturale su cose come Bakemonogatari o Zetsubou sensei: però quello che ho sempre avuto paura di fare è il diventare didattico, diventare un maestro. Questo è sbagliato, perché con tutte le esperienza di vita che uno ha, non si può imporre una singola visione immobile di qualcosa, soprattutto se si parla di qualcosa di abnorme come un'intera cultura. La cultura cambia, si plasma, così come le prospettive delle persone. In una sola generazione in Giappone, come anche in Italia, è cambiato tantissimo. Continuerà di generazione in generazione: non ha senso fermarsi su immagini specifiche, al massimo quello che si può fare è analizzare la storia, e cercare di intuire il corso. Intanto, i giapponesi continueranno ad avere varie visioni differenti di questo film finché continueranno a guardarlo: sapere le tendenze è interessante, ma non determinante. Se devo dire cosa ho letto in queste ultime pagine, da parte di Dairon io non ho visto tanto chiusura mentale quanto un modo molto polemico di continuare a porre dubbi non illegittimi. Perché i giapponesi non sono veramente un branco di formiche che pensano tutti uguali, e diverse tendenze sono sempre esistite: diamine, è per questo che la gente moriva in carcere, durante l'impero. Se tu - Shito - sei sinceramente colmo d'ammirazione per lo spirito degli uomini giapponesi di un tempo, ok, va bene. Ma non presentiamo una singola visione di un complesso periodo storico come eccessivamente determinante: sicuramente nell'analisi del film a un certo punto si arriva alla visione dell'autore, che è chiaramente di critica verso un certo tipo di atteggiamento. Ma la Storia non finisce là, e il dopoguerra non si esaurisce a un ottimo film di Takahata. PEr carità, forse si voleva solo parlar del film, ma mi sembra ci sia fatti un po' prendere la mano. Se noi, bianchi italiani di fronte al monitor, ci arroghiamo troppa autorità sulle "cose giapponesi", allora stiamo facendo orientalismo, li stiamo analizzando come oggetto esterno e stiamo facendo antropologia vecchia maniera, quella che nell'animo è colonialismo, imperialismo. Questo non vuol dire che non dobbiamo esprimere opinioni, ma serve flessibilità. Potrei dire che per me l'uomo giapponese moderno non è figlio di una cultura antica, ma è figlio di Meiji. Potrei dire che le strutture del Giappone contemporaneo non sono figlie di Tokugawa o prima, ma del sistema che si è venuto a formare in reazione a noi. Che la natura del popolo giapponese non passa per il Genji Monogatari e la poesia haikai e i bushi, ma per il desiderio di riconoscimento, per l'ambizione, per la droga, per la prostituzione, per le colonie. Questi sono punti in cui credo personalmente, figli di un percorso, di cui può valere la pena parlare. Ma non devono essere leggi per nessuno, perché è difficile comprendere la natura di una singola persona che conosci da anni, figuriamoci la natura di un popolo. La Benedict, contestualizzata storicamente, non ha commesso alcun crimine: ha fatto quello che al tempo era legittima antropologia, e non ha preteso nulla che fosse strano per l'epoca. Oggi al bar non facciamo battute su di lei, ma le facciamo su quel titolo che è riuscita a tirare fuori. Perché lei dice che l'errore dell'americano era non capire che nei giapponesi vi erano insieme il crisantemo e la spada. Quello che oggi tanta gente dice e io, senza alcuna paura di concordare con qualcun altro, sostengo a mia volta, è che né il crisantemo né la spada esistano. Erano la via semplicistica del paese vincitore per razionalizzare il loro nemico sconfitto, un facile bignami per andare poi avanti nella loro strada di democraticizzazione. I risultati, secondo me, li vediamo oggi in una società completamente schizoide, ma le cui radici giapponesi che tanto creano drammi non sono quelle di Heian, ma quelle dell'impero. Se non diciamo che il crisantemo e la spada non esistono, allora per me siamo ancora alle azalee, all'eleganza del gesto e all'estetica. Se qualcuno vuole quella visione, prego, ma non è un punto da cui secondo me si possa arrivare a qualcosa di concreto. Se ho scritto prima, in modo un po' ironico, è perché vedere persone con un lungo rapporto col Giappone fermarsi a una didattica secondo me così elementare e arretrata mi fa strano, e un po' mi turba. E questo ho voglia di dire per ora. Non mi scuso per la lunghezza, ma mi scuso per il disordine. Se ne tragga quel che si può e quel che si vuole. P.S. Shito, qualche pagina fa hai raccontato dell'educazione di tuo padre riguardo certi gesti, il sedersi composti e altre cose. I miei genitori, abbastanza anziani per precedermi di due generazioni più che di una, non si sono soffermati molto su quegli aspetti ma, probabilmente per il loro aver fatto politica seria fin quando in Italia è esistita, mi hanno trasmesso un forte rispetto per l'altrui persona. Questo non vuol dire che non mi sentirai esprimere pareri in qualche modo antagonistici, dopotutto quanto ho appena scritto è sicuramente un po' "d'attacco" - direi scacchisticamente, nessun intento animoso. Ma non mi piace la volgarità verso l'altrui persona, mi irrita, mi da fastidio e mi fa sentire molto poco ok. Sarà teatro, ma è teatro quanto qualunque altro codice si scelga di avere, a livello personale come a livello sociale. La salacia e gli schiaffi vengono con rapporti più lunghi, personali, in genere con cibo e vino in mezzo. Il forum per me non è luogo in cui assumere certi toni intimi. Tutto questo non per demonizzare Garion, che non ha nulla di criminale, ma per chiarire che mi concedo il diritto di togliermi di torno se mi ritrovo toni di discussione che non mi stanno a genio. Di nuovo, teatro, ma come qualunque altro. Me lo potrai concedere, dopotutto il tono di questo ultimo scambio mi sembra equilibrato il giusto. P.P.S. Garion, vedo che hai appena postato, non ce la faccio a tornare su quanto ho scritto ora, ma credo che, se avrai voglia di tornare sull'argomento con me, in questo troppo lungo post ci siano cose che toccano quanto tu dici.
  12. Zenone

    Totoro

    Scusate, ho lezioni tra trentatre minuti quindi non posso contribuire in modo particolarmente attivo a tutto questo, ripasserò sicuramente, anche se dico per onestà intellettuale che al primo che mi da dell'idiota probabilmente appendo la discussione. Non a intendere che ci perdereste chissà che, ma non vado per forum per flammare. Però vorrei dire una cosa al volo. State seriamente cercando di usare RUTH BENEDICT in una discussione seria sulla natura contemporanea del Giappone? State parlando di uno dei testi maggiormente presi in giro in qualunque ambito di yamatologia contemporanea! Ovviamente è un testo che si finisce a leggere un po' tutti, ma poi viene più o meno citato al bar mentre si prende il caffé come fonte di gag. Per carità, figlio di un certo tempo e di un certo pessimo momento storico, ma è uno dei perni di quell'orientalismo (quello definito da Saïd) che infesta la visione occidentale del Giappone. Non sto attaccando tutto quello che dicono Garion e Shito, ho seguito la discussione e su diversi punti posso concordare, anche se trovo la visione di molto estremizzata e l'atteggiamento molto poco adatto a un luogo pubblico. Però seriamente, Ruth Benedict è LO stereotipo, e un simbolo di quello contro cui si batte - o che, meno drammaticamente, piglia un po' per il culo - chiunque si occupi un po' seriamente di Giappone. Letteralmente un libro scritto per sentito dire. A quel punto stravince un Fosco Maraini, pure lui colmo di stereotipi e visioni fuori tempo massimo, ma almeno in Giappone ci andava (certo, tutt'altro periodo storico)! E diamine, faceva belle foto. Poi per carità, prospettive diverse son possibili, io reputo l'antropologia a distanza abbastanza una cacchiata ma Ruth Benedict non era l'ultima arrivata, era pure allieva di un certo Franz Boas. Però è completamente sorpassata. Comunque poi ci risente, se mi va e vi va.
  13. Se ho ben inteso è una rivista nuova? Dalla pagina linkata da Garion sembra molto interessante, potrei provare a recuperarne i volumi per book off, soprattutto se qualcuno può confermarne la qualità XD
  14. Figurati, nessun intento bellicoso, alla fine sono intervenuto perché un paio di mesi fa, stufo dopo anni di 8372 termini usati per parlare di fulmini e derivati, ho fatto un controllo generico di tutti quelli che riuscivo a pescare, e la coincidenza mi ha divertito!
  15. Non voglio né svalutare ricerche altrui né dare troppe importanza a un punto che credo sia stato sollevato prevalentemente per trollare, ma il termine "rakurai" non è propriamente il termine standard per parlare di un fulmine. Si tratta di un termine abbastanza tecnico per parlare della reazione per cui, nelle giuste condizioni, si viene a formare il fulmine tra nube e terra. Non è, insomma, un termine che qualcuno userebbe per commentare un temporale. "Senkou" invece sì, è un termine che non è inesorabilmente legato al concetto di fulmine, mentre inazuma tende a venire usato, se non per parlare del lampo in sé, di qualcosa di estremamente veloce, quindi restando in quel campo. Se il discorso fosse intorno a una tempesta non ci sarebbe dubbio, ma in termini assolutamente generici identifica un lampo di luce di qualunque fonte. La sua associazione al fulmine è costante, ma avviene in un secondo momento. Quindi insomma, per rispondere in modo oserei dire abbastanza certo alla domanda di Shuji, la traduzione più corretta alla fine sarebbe senza dubbio "Lampo di Pegasus", ma credo di poter dire che sia io che Garion - in caso correggimi XD - fossimo essenzialmente divertiti dalla prospettiva del caos girellaro. E se in tutto questo qualcuno se lo stesse chiedendo, per quello che posso dire io nove su dieci un giapponese che vuole parlare di un fulmine dice "kaminari", con gli altri termini relegati a usi tecnici e colpi tamarri dei fumetti. Tanto per confondere ulteriormente il discorso, vi propongo 迅雷、"jinrai", un termine sicuramente caro ai giocatori di SRW. E state tranquilli, ce ne sono tanti altri!
  16. Di parole che ruotino intorno ai concetti di fulmine, lampo, tuono e via dicendo ce ne sono un'infinità, di derivazione cinese come di native giapponesi. "Senko" nello specifico è un termine che si userebbe proprio per parlare di flash di luce, e restando nel contesto dei fulmine se "kaminari" indica specificatamente il suono, il tuono, allora "senko" si usa come termine per indicare il lampo. Ma come ha detto Garion queste sono finezze che hanno poco a che vedere con una normale conversazione, come alla fine in italiano. Quindi voto anche io Fulmine di Pegasus per potenziale trollonico
  17. Zenone

    Trollate Random

    "By Studio Ghibli, a 36 episode murder mystery anime about Andrea's school life." Il mio secondo semestre di università giapponese promette di essere molto interessante..!
  18. C'è scritto "Quando/se faranno l'anime di OG Gaiden lo guarderò di sicuro", a voi decidere se sta velatamente anticipando l'annuncio o se ha finito di giocarlo adesso e si è gasato XD
  19. Quindi non sono il solo che ha pensato a loro, guardando il trailer? XD
  20. Zenone

    Anime Primavera 2012

    Ai giapponesi piace veramente tanto Chtuga, devono aver letto troppo Derleth.
  21. Sul fronte del "diamo un senso all'ambientazione di Saint Seiya", un'osservazione che mi viene al volo. Non so quanto l'autore abbia mai inteso lavorare su una coesistenza sensata di buddhismo e mito greco, di certo però a me sembra che l'elemento greco sia sì predominante ma rivisto, in modo a volte abbastanza goffo, attraverso una chiave di lettura buddhista. Nel senso, Atena mi sembra considerevolmente strana se vista come la Atena greca, ma vista come una Kannon tipicamente giapponese molto delle sue scelte e atteggiamenti sembrano particolarmente più sensati. Oltretutto, il percorso che descrivete di uomini che raggiungono il Big Will è associabile, più che all'idea di Buddha, all'idea di Bodhisattva, coloro che raggiungono l'illuminazione del Buddha ma decidono di rimanere all'interno del ciclo delle reincarnazioni per permettere ad altre persone di raggiungere la loro stessa condizione. La natura di Atena in SS, la progressiva "evoluzione" attraverso i sensi, personaggi come Shaka, un po' tutto mi sembra avere più senso quando si introduce la chiave di lettura buddhista anche su elementi di diversa origine. Non è ovviamente qualcosa che sistema tutto, ma alla fine non credo che ci sia dietro una coerente e organizzata costruzione dell'ambientazione. Alla fine è qualcosa che capita spesso con autori giapponesi in modo anche inconsapevole: l'elemento di cultura altra, ovverosia occidentale, viene usato ma visto attraverso i loro riferimenti culturali. Se dovessi ipotizzare, direi che Kurumada ha scelto il mito greco per una questione di estetica, di stile, ma poi non ha avuto alcun dubbio sul parlarne attraverso una chiave di lettura pensata per un giapponese. Dopotutto, è un autore giapponese che scrive un fumetto dal cast principale interamente giapponese per un pubblico di giapponesi giovanissimi.
  22. Zenone

    NisioMonogatari

    Posto che sulla frammentazione settimanale concordo, alla fine è un problema che si affronta in tutti gli adattamenti e secondo me non va esasperato.Nisemonogatari non mi sembra La Leggendaria Opera Inadattabile. Se accusa particolarmente è perché Ishin è un dialoghista, non chissà che narratore, e tutto il tempo passato a cazzeggiare tra personaggi in questo format pesa. In un libro, dopo il dialogo le pagine sono là, qui se in 20 minuti non hai avuto una narrazione un minimo completa in sé resti insoddisfatto. Il vero problema secondo me è aver sballato l'ordine. Già mi ero irritato al riferimento a Guillotinecutter, ma la scena di Shinobu è completamente priva di senso senza aver letto il Kizumonogatari. O meglio, una scena che dovrebbe essere un grande ritorno e, come scritto, una riconciliazione, diventa una scena trip ipermisteriosa in cui non si capisce il 90% di quello che dicono. Anche il comportamento di Hanekawa, ha perfettamente senso nel momento in cui vedi la Hanekawa prima del gatto in Kizumonogatari. Così invece uno dice giustamente "e chi sarebbe questa?" Insomma, maldestro, francamente tra tutti gli errori che potevano fare sballare l'ordine mi pare proprio il più fesso da parte loro XD
  23. Beh, diciamo che riguardo la luna c'era un conflitto di interessi tra Gundam X e Gurren Lagann, metterne due deve essere stata una soluzione OVVIA XD Stesso discorso per il Giappone immagino, di fronte al come far coincidere la Area 11 col resto delle serie la soluzione "due giapponi" deve essere sembrata ovvia dopo aver assunto allucinogeni per una notte intera.
  24. Stai dimenticando LUI! SANDMAN! Il trio di piloti super fighi e maturi, che hanno soul alla faccia dei ragazzini imberbi! XD Comunque The Big O è chiaramente tra le serie feticcio di Terada insieme a Megazone 23, è forte in modo inconcepibile. Non che dispiaccia, mia serie preferita nella lista senza riserve.
  25. Zenone

    MEDAKA BOX

    è un fumetto fondamentalmente stupido, in particolare nei primi volumi, ma da un certo punto si fa notare per personaggi surreali e una forte autoconsapevolezza della propria natura di shonen, accompagnata da abbondanti rotture del quarto muro integrate nella trama con acrobazie e piroette. Non diventa mai un prodotto particolarmente bello, ma inizia a diventare divertente - o qualcosa di simile - leggerlo. E poi tutti amiamo Kumagawa, appunto. Poi le doti di dialoghista di Ishin ci sono tutte, se i dialoghi surreali divertono in Bake c'è di sicuro qualcosa anche qui XD
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